13 marzo 2012

La mia balena bianca

Ogni anno parte la pippa mentale (e fisica) delle visite mediche.
Perché purtroppo, sì, le visite devo farle. Non si tratta di una cosa che faccio per stare bene e cercare di tenermi sotto controllo. Io devo mantenermi sotto controllo.
A giugno 2011 avrei dovuto fare diverse visite che, purtroppo, ho saltato; sbagliando ovviamente. La priorità per me deve essere sempre quella delle visite mediche di controllo.
Sarà anche per quello che detesto gli obblighi, ne ho già tanti e non voglio accollarmene altri.
In particolare, il mio meraviglioso endocrinologo del C.O.E.S. (centro onco-ematologico subalpino) mi aveva fatto notare che, avendo saltato di un anno il mio controllo annuale, sarebbe stato bene fare tutte le visite che di solito vengono alternate di anno in anno.
Ovvero: mammografia, ecocardiogramma, visita dermatologica dei nei, ecografia alla tiroide e prelievo.
Da quando ho finito le mie adorate chemio, trovarmi una vena e cercare l'oro nel klondike sono allo stesso livello di difficoltà.
In genere funziona così: laccio emostatico sul braccio, tasteggiamenti vari per diversi minuti, disinfezione, ritasteggiamenti. E poi : "vediamo l'altro braccio".
Laccio emostatico dall'altra parte, tasteggiamenti vari per diversi minuti, disinfezione, ritasteggiamenti. Poi possono accadere due cose: o l'infermiera si lancia in un ardito punzecchiamento a livello dell'incavo del gomito, trovandosi poi a constatare che di vene non ce n'è, oppure fa la fatidica domanda: "Ma di solito dove ti fanno i prelievi?".

La mia risposta è "sul polso". Dove fa male, insomma. Così per me tutte le visite di routine sono solo visite di routine. Non ho problemi a farle. Ma il prelievo diventa la mia balena bianca. Parto già agitata, mi sento le gambe cedere, penso a quanti buchi mi faranno, a se la vena reggerà ancora. E se non regge dove mi bucheranno? E quando smetterà di refluire la vena quando maneggeranno l'ago? Mi faranno tanto male?

Tanto più se il posto dove vado è un nuovo posto. Ecco perché avevo chiesto a Fry di accompagnarmi. Per tutte le visite me la cavo ma il prelievo è una cosa troppo stressante per me.

Così stamane alle 8, andiamo alla USL qui vicino. Appena arrivata al centro prelievi mi rendo conto di quanto sia tutto una specie di catena di montaggio. C'è una specie di punto accoglienza dove ti chiamano per numero che hai sull'impegnativa, lasci la tua provetta di urine e ti danno le provette per il prelievo. La sala prelievi non ha seggiole normali come in tutti i posti dove sono stata, ma poltroncine. E' già per me una nota positiva in più.
Inoltre fanno davvero tantissimi prelievi, quindi sono abituati e bravissimi. E tutti, dico, tutti, escono con un cerotto sul braccio e non sul polso o sulla mano. Appena ricevi le provette devi metterti in piedi in fila perché, essendo loro davvero velocissimi, è un continuo gridare "avanti il prossimo". Io ho le mie 4 provette (gli altri ne hanno al massimo 2) e già i miei pensieri corrono veloci quando, per fortuna, mi tocca l'infermiera che, di primo acchitto osservandola mentre stavo in coda, mi sembra più umana, gentile, e con tanta esperienza. Appena mi fa sedere specifico di avere le vene difficili, così mi guarda e passa dal braccio sinistro a quello destro. Dopo aver tastato per tanto tanto tempo, mi chiede dove mi fanno di solito i prelievi. E io penso, ok è finita ora mi farà malissimo, poi uscirà sangue goccia a goccia, poi smetterà di uscire, poi ravanerà con l'ago e per me sarà un'agonia senza fine.
Quando le dico che di solito mi prendono il sangue sul polso fa cenno di no con la testa e mi chiede, con parecchia insistenza, se di solito svengo ai prelievi. "No, ho solo paura, ma non sono mai svenuta".
E mi chiede come sto, forse sono impallidita, perché non mi è mai capitato che ci si preoccupasse tanto per me. Dopo avermi fatto i complimenti sugli occhi dice di sentire una vena sul braccio e prova, io non guardo e non sento nulla. Ma davvero nulla. Purtroppo però non esce sangue.
L'infermiera toglie l'ago, mi chiede di nuovo come sto e dice che è meglio spostarsi sul lettino. Mi fa sdraiare così, dice, le vene si gonfiano anche meglio.

La vedo proprio mortificata, dice che non le capita mai di fare due buchi, e che è della scuola degli aghi piccoli, per far sentire meno dolore possibile. Per quello il polso proprio no. Mi tiene sdraiata lì, con il laccio emostatico stretto, mi disinfetta per bene, mi chiede di mettere il braccio in una particolare posizione perché "stavolta non voglio proprio sbagliare". Il secondo tentativo pizzica un po' ma quando mi giro e vedo il sangue uscire, e non a goccia a goccia come mi capita da anni, mi sento davvero più tranquilla. Le dico che è la prima volta da anni (ma tanti anni, potrei dire 10) che non mi bucano sul polso e le faccio i complimenti perché è stata bravissima.
Mi ringrazia, anche se è ancora dispiaciuta per il secondo buco. Impossibile spiegarle cosa significa per me trovare una persona che sappia trovarmi le vene.
Mi dice di stare sdraiata, mentre mi toglie l'ago e va a prendermi un cerotto.
"Ora stai qui, non ti alzare di colpo, mettiti piano piano seduta e conta fino a 60, poi scendi piano piano e conta fino a 60 di nuovo prima di andare via".
Per me è davvero bizzarro, tutte le infermiere, tutti i medici dovrebbero essere così gentili. Eppure non lo sono, anche se mi ero trovata bene giù a Firenze dove, quando avevano visto che trovarmi la vena era impossibile, mi avevano fatto sedere su una poltroncina.

Ora sono più tranquilla e, anche se mi toccasse un altro prelievo, per lo meno so che lì me lo sanno fare. Il mio cervello può quindi stopparsi un attimo.
Sapere inoltre che Fry era lì fuori mi ha tranquillizzata non poco.
Grazie Fry.

4 commenti:

Nega Fink-Nottle ha detto...

Ma povera!!! :(((( :*****
E' bello trovare infermieri che non ti trattano solo come un numero, vero? Ti scalda il cuore!
Anche a me non trovano mai le vene e ogni volta fare il prelievo è una rottura immane. Una volta un'infermiera mi ha bucato in maniera scandalosa, quasi scavando con l'ago. Ho avuto un livido enorme per settimane e in quell'ospedale non ci sono più andata...
Non posso capire cosa provi tu, ma solo darti tutto il mio supporto e un grande abbraccio! <3

Carla ha detto...

Grazie cara, ora è tutto passato, solo sono stanca perché ho dormito poco :)

Zion ha detto...

non ho mai avuto il problema che hai avuto tu. Ma forse le tue vene sono piccole a causa dei medicinali che hai preso? Ti fanno sofrire di pressione alta?
Comunque che infermiera gentile, è difficile trovare qualcuno di così umano. Per fortuna anche quest'anno è passata.

Carla ha detto...

Sì, purtroppo le chemio me le hanno un po' fracassate. Ma ora che mi hanno trovato la vena sul braccio sono più tranquilla. Alleluja.

@zion: io devo essere estremamente fortunata. A parte rarissimi casi ho sempre trovato persone incredibili disposte ad aiutarmi (una volta uno sconosciuto mi cambiò la ruota della macchina!)