02 maggio 2012

L'inferno, il purgatorio, il paradiso

L'inferno.
Sabato sera Fry ha avuto un fortissimo attacco di panico, a sentire lui non ne ha mai avuto uno così forte. E' durato più di tre ore. Oltre al forte tremore (l'adrenalina che entra in circolo e attiva i muscoli) questa volta erano presenti anche formicolio delle estremità e difficoltà a parlare (sembrava la classica biascicatura di chi ha bevuto troppo). Gli ho massaggiato gli arti perché il formicolio andasse un po' via, sono stata lì, gli ho dato le gocce alla valeriana finché alla fine, esausto è crollato. In verità ho letto che molte delle cose che abbiamo (ho) fatto sono errate. Quando una persona ha un attacco di panico, prova una forte paura e angoscia, senza una minaccia reale. Il cervello reagisce come a uno stimolo di panico reale, mandando adrenalina in giro per il corpo. Sdraiarsi a letto è sbagliato. Bisogna camminare.
Immaginate di essere aracnofobici. Vi viene gettato in testa un secchio pieno di tarantole (quelle grosse e pelose). Nonostante il primo secondo di paralisi, il cervello comincia a dire ai muscoli di muoversi e vi preparate alla fuga, quindi scappate.
Nell'attacco di panico non c'è nessuna minaccia visibile ma il corpo reagisce così forte che molto spesso le persone, al primo attacco, vanno al pronto soccorso temendo di avere un infarto (dolore al petto e al braccio sinistro sono in effetti tra i sintomi). Rimanendo a letto Fry non ha smaltito tutta quell'adrenalina.
Poi era anche molto caldo, la temperatura in effetti stava arrivando ai 38°. Difficile dire se la febbre sia stata la causa scatenante dell'attacco di panico o se l'attacco di panico abbia scatenato la febbre. Alla fine siamo riusciti ad addormentarci, ma è stato un bell'inferno.

Il purgatorio.
Purtroppo questi attacchi lasciano dietro degli strascichi che durano diversi giorni. Da una parte c'è la paura di un altro attacco, e poi forse emergono i motivi dell'attacco, ma anche il senso di colpa per aver tenuto le altre persone impegnate, la paura di essere abbandonati a causa del proprio male. E' un momento molto delicato in cui purtroppo io non sono in grado di dire le parole giuste, mai.
Sta di fatto che per il primo maggio era in programma un summit di persone che arrivavano a Bologna da Torino e da Firenze (una carovana di ben 6 macchine) e lui era un po' preoccupato.
Volevo che capisse che per me lui ha la priorità, ma anche che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere i miei amici però allo stesso tempo lui doveva fare ciò che si sentiva. Essere presente o no, raggiungerci dopo, oppure non esserci affatto. Ma non forzarsi a fare una cosa che intimamente non voleva fare, questo mai, perché avrebbe peggiorato le cose.
Abbiamo appurato che quando la mente è così confusa, una bella passeggiata, prendere una boccata d'aria aiuta. Così siamo andati, ieri mattina, a fare un paio di foto con la nuova pellicola per la polaroid ee100, al parco dietro casa.


Questo in effetti l'ha un po' rilassato. Ma ancora c'era qualche preoccupazione.
Io purtroppo posso solo immaginare come ci si senta, e in effetti mi rendo conto di non riuscire a fare quanto vorrei in queste situazioni.
Decide di non venire per il pranzo con gli altri ragazzi ma di raggiungerci dopo. Sono contenta che abbia preso una decisione del genere perché molto spesso ci si forza a fare delle cose solo per compiacere gli altri e finisce davvero che si aggiungono ansie e frustrazioni inutili. Inoltre ho scelto un posto raggiungibile a piedi da casa, così che possa raggiungerci quando gli pare.

L'appuntamento è alle 13.30 al chiosco ai pini, in via emilia ponente. Se lo ricorderanno in molti questo indirizzo dato che ho fornito a tutti l'indirizzo che c'era sul sito, ovvero via emilia levante, dall'altra parte della città. Il risultato è stato che tutti, fiorentini e torinesi, alle 13.30 erano dall'altra parte di Bologna. Ho avvisato il ristoratore della gaffe sul loro sito e che ci saremmo radunati con un po' di ritardo. In totale a mangiare eravamo in 16. 9 da Firenze e 6 da Torino.

Il paradiso.
Il pranzo è andato bene, abbiamo mangiato tigelle e crescentine a volontà e tutti hanno gradito. Roccio era tipo ubriaco dalla settimana precedente e ieri sera ha avuto un concerto a Perugia ed era tornato a Firenze solo stamani quindi barcollava un po', ha stretto amicizia col proprietario del locale e ha preso di mira Elisabetta, torinese e vegetariana (ricordo a tutti che il motto di Roccio è: "se non si uccide non si mangia"). Francesca mi ha regalato una sua borsa che avevo comprato anch'io a Berlino e che, disgraziatamente, avevo perso. Sono stata così contenta di riaverla. Mentre Giada e Marco mi han preso una magliettina con uno scheletrino, davvero bellina. Ma il vero regalo è stato averli tutti lì. Non so come è successo ma inizialmente saremmo dovuti scendere noi, poi Giada ha detto "Ma perché non saliamo noi a Bologna?" e l'iniziativa ha preso piede. I Torinesi dovevano andare al mare ma dava brutto tempo e "perché non scendiamo a Bologna?". Così siamo finiti tutti lì, un incrocio di accenti diversi e tutti che parlavano con tutti. Quando sbrano la mia tigella cioccolata bianca e nutella dico a Fry che abbiamo quasi finito di mangiare e di raggiungerci pure. Però comincia a piovere e l'unico ombrello della casa ce l'ho io.
La fortuna di mangiare in un posto dietro casa.
Vado a prenderlo e andiamo insieme al chiosco. Mi ha portato la polaroid e scatto una foto a Gianni (ieri era il suo compleanno) e gli regalo la foto, ma spero che lui la pubblichi in qualche dove perché è davvero carina. Fry sta molto meglio e io lo so che coi ragazzi si trova bene (oddio lui si trova bene con tutti), chiacchiera con Roccio, con Gianni, con Stephen... Peccato continui a piovere.
Allora Mario prende la chitarra, Calogero i bonghi e imrpovvisiamo un festival della musica stonata dentro al chiosco. Non capisco se il ristoratore ci odi o se ci abbia preso in simpatia.

Però rimaniamo lì ancora un bel po', piove forte, ma alla fine riusciamo a schiodare tutti. Che sarà mai una giornata di pioggia con una compagnia così spettacolare e i portici di Bologna? Ci mettiamo nelle macchine, le muoviamo tutte e sei perché ora siamo 17 e ci avviamo verso il centro. Marco apprezza l'andare sempre dritti lungo i viali di Bologna e ci mettiamo poco ad arrivare. Ombrelli e via, verso i portici e verso un caffè. Penso che il barista volesse ucciderci ma poi sentendo l'accento fiorentino si è preso simpatia e nonostante i 4 caffè normali, no facciamo 5, l'orzo, il caffè corretto con stravecchio (per Roccio, of course), il caffè con panna e il caffè macchiato alla fine ci siamo anche fatti una bella chiacchierata. "Dovete venire qui più spesso" ci dice. Lo penso anch'io. Sarebbe bello almeno una volta l'anno incontrarsi in qualche dove e passare una giornata così, con gente semplice, persone vere. Purtroppo dopo il caffè la macchinata di Francesca, Stephen e Carlotta (ragazza conosciuta ieri e molto simpatica) torna a Firenze. Francesca ha una relazione da consegnare l'indomani e poi ora che sta a Roma si vede poco con Stephen e giustamente vogliono stare un po' assieme.

Noi continuiamo il nostro percorso e arriviamo in piazza Maggiore. Il percorso è tortuoso perché si fermano tutti ogni due metri e Roccio tiene un comizio filosofico e finché non finisce non ci si sposta. In piazza Maggiore inoltre c'è un palco striminzito con della musica. Ovviamente Roccio parte per la tangente mentre noi lo aspettiamo sotto ai portici. Aspetta aspetta aspetta, e decido di andare a recuperarlo. Dov'era? Stava andando non so dove con un perfetto conosciuto, sotto l'ombrello insieme, a bere qualcosa. Lo porto via nonostante le sue obiezioni ("mi voleva offrire da bere!") E proseguiamo il giro. Intanto tra una sosta e l'altra si è fatto tardino così li portiamo a vedere "la piccola Venezia". Mentre tutti ammirano e Roccio barcolla cerchiamo di fare delle foto, peccato che proprio lì davanti arriva un signore che, botta davanti e botta dietro, cerca di parcheggiare (sotto le nostre grida "noooo, un pochino più avanti, nooo torna indietroo, noooo hai toccato"). Alla fine non solo ci fa la foto, ma ne facciamo una insieme a lui, che spero di pubblicare non appena mi arriva tra le zampe. Poi faccio anch'io una foto, questa:

Ho sbagliato la messa a fuoco ma non importa, è stupenda lo stesso. Mi piace tantissimo, come la giornata passata insieme. Andiamo tutti alle macchine e vorrei ringraziarli di più di quanto si possa fare a parole, perché si sono tutti sbattuti a muoversi fino a qui, perché sono stati tutti di compagnia, perché hanno scacciato, anche in Fry, i giorni passati tra inferno e purgatorio regalandoci un paradiso che solo nei sorrisi di questa foto può essere immortalato.
Grazie, di cuore.

Canzone al giorno (chissà quante volte l'ho postata): If you want to sing out Cat Stevens





8 commenti:

Nega Fink-Nottle ha detto...

Oddio, non ho mai avuto attacchi di panico, nè mi sono mai trovata a dover aiutare una persona che ne ha uno, per cui non so davvero come reagirei.
Credo che finirei nel panico anche io :-S Secondo me tu sei già stata molto brava a mantenere il sangue freddo!!! E sicuramente, anche se magari alcune cose non erano proprio giustissime da fare, averti vicino lo ha già aiutato molto.
Io soffro in alcuni casi di claustrofobia. Mi è capitato quest'estate a UTrecht, mentre salivamo nella torre campanaria e gli spazi erano strettissimi. Alcuni sintomi sono simili: come il tremore, a cui si aggiungono i sudori freddi. Ma in quel caso, una volta usciti dallo spazio che ti crea claustrofobia, almeno ti passa.
Mi spiace moltissimo per quanto vi è successo!! :(((
Sono invece contenta che l'incontro sia andato bene!! E, come già ti dicevo, quelle foto sono stupende!!! :D

Carla ha detto...

sì il problema è proprio quello: nell'attacco di panico non puoi rimuovere la causa del panico perché non c'è o comunque è nascosta, quindi devi stare lì e lasciarla andare. E più opponi resistenza, peggio è. <3

Carla ha detto...

Anche se eravamo un po' preoccupati, sapevamo che l'incontro sarebbe andato bene. Cosa c'è di meglio della risata per uscire da giorni così neri? E di un gruppo di amici in giro per una città piovosa a ridere e scherzare? :)

Nega Fink-Nottle ha detto...

Meglio di qualsiasi medicina! :)

Zion ha detto...

è vero, non c'è medicina migliore. Sono contenta che comunque sia passata. Ed è bello vedere che ti pre-occupi di-per lui. Non dev'essere facile affrontare tutto questo in due, ma da soli poi...è tutto più difficile e brutto. :-(

Carla ha detto...

Purtroppo in quei momenti ti senti inevitabilmente solo. Anche con mille persone attorno. Anche con la persona amata.

roccio ha detto...

si, ma quei momenti (per quanto lunghi) passano e le persone amate ci sono sempre.
Grazie ancora a tutti voi per la splendida giornata!!!!

Carla ha detto...

Grazie a tutti voi! :)