20 dicembre 2012

I Maya lo dissero

... e noi ce lo ripetiamo.

Ma soprattutto, su che cazzo di canale ci sarà la fine del mondo in megadiretta?

19 dicembre 2012

Pizze, foto e quant'altro

Finalmente ieri sera siamo andati (pochi colleghi) a mangiare una pizza.
Io ho saputo tutto solo ieri alle 13, è stata una cosa improvvisata. Ma ho capito presto che non era troppo improvvisata. La mia collega è incinta e si usciva a festeggiare.
Ha 23 anni!
Beata gioventù, io non mi ci vedrei con un figlio nemmeno a morire, proprio sono antimaterna, non mi va, non ce la posso fare. Mentre lei è contenta.
Scelte.

La serata è stata alquanto piacevole, ovviamente l'argomento principale è stato il lavoro, soprattutto chiacchierare dei farmacisti (ma come fanno a ricordarsi tutti i nomi a memoria? io appena butto giù il telefono resetto).

Oggi c'è stata la foto aziendale di Natale. Non volevo che venisse uno schifo così oggi ho portato la Reflex (ma le ho mai dato un nome? Penso di no, non me lo ricordo. Do' i nomi a ogni cosa, questo portatile si chiama Pellegrino. Penso che la chiamerò Fennec) e la responsabile è stata bene contenta. Ancora più contenta quando mi sono offerta di fare io il biglietto di Natale per le farmacie, proposta di cui mi sono pentita circa due microsecondi dopo.

Ho cominciato a studiare tedesco. Le prime lezioni sono una minchiata, so già che presto mi stancherò ma spero di non mollare. Tra le cose che voglio fare c'è anche la possibilità di andare a Berlino. Farà freddo? Non mi interessa.
E non mi dovrebbe interessare nemmeno la difficoltà della lingua. Il mio problema è solo non avere mai studiato una lingua e non avere metodo. Ma se riesco in pausa pranzo a dedicare agli esercizi almeno mezzora sono già contenta. Senza facebook non dico di avere tutto il tempo del mondo ma per lo meno un po' ne ho.

Il tedesco è una lingua affascinante, Berlino mi da' l'illusione di essere un posto in cui alcuni sogni si possono avverare, sono stanca di questa città, di tutte le città italiane. Sono stanca di sentire questo provincialismo dilagante.

Ma la domanda che mi pongo ora è una sola: si può fuggire, sappare lontano da ciò che si è?

17 dicembre 2012

Piccole recensioni e acquisti sconsiderati

E' finito il periodo devastante in cui dovevo usare il bepanthenol per "curare" i tatuaggi; tempo che, secondo istruzioni, durava dai 10 ai 15 giorni e che io in ogni caso ho lasciato che durasse 15 giorni per sentirmi di averli curati al meglio.
Per idratare la pelle ancora per un po' finché l'inchiostro non penetri per bene nella pelle volevo usare invece una crema naturale ma senza spendere troppo.
Così ho optato per una crema corpo della coop, linea viviverde, quella, per intenderci nutriente idratante.

Non l'avrei mai presa se non avessi guardato per bene l'INCI e scoperto che effettivamente mantiene le sue promesse ecobio. E devo dire che mantiene le sue promesse anche per quanto riguarda l'idratazione e la nutrizione della pelle. Ha due piccoli nei: un odore fruttato un po' forte (tipo albicocca) che se ti dan noia gli odori sei fregato, e difficoltà di assorbimento, cioè inizialmente la spalmi addosso e pare troppo liquida; poi man mano lascia quelle scie bianche effetto crema solare e ci vuole un po' prima che si assorba tutto. In compenso la pelle sul tatuaggio si mantiene bella idratata a lungo, anche se per essere tranquilla mi porto un piccolo barattolino con un po' di questa crema dentro, in modo che al lavoro posso spalmarmene un po' sul braccio e sul collo.
Se pensate quindi di comprare dei prodotti ecobio a basso costo, questa è un'ottima scelta. Crema formato grande costata solo 2,80 euro in offerta. Se volete provarle (tanto costano davvero poco) ci sono anche le creme viso.

Altri acquisti di questo periodo; c'è una cosa che da quando è nata mi ha sempre incuriosito: la GlossyBox.
La GlossyBox è una sorta di abbonamento mensile a campioncini cosmetici più qualche fullsize. Paghi 14 euro al mese e ogni mese loro ti mandano una bella scatolina con creme, trucchi e altro in base al tuo questionario iniziale e alle preferenze che via via lasci sul loro sito.
Bella idea eh?
Peccato che nessuno abbia mai pensato di inserisci prodotti non testati su animali o con ingredienti naturali.
Questo mi ha sempre bloccata.
Poi ieri cazzeggiando in rete trovo le recensioni della "prima glossybox green" inviata. E ci sono rimasta sotto. La ragazza che li ha recensiti è una fissatissima con le robe ecobio, tanto che si fa le creme in casa comprando i singoli ingredienti e mescolandoli.
Era sempre lei che aveva recensito le creme viviverde coop.
Posso quindi non abbonarmi? I prezzi e le modalità sono diversi (spedizione e pagamento trimestrali per 25 euro e una glossybox ogni 3 mesi) ma da che ho visto la maggior parte dei prodotti sono fullsize e il valore di essi (già controllato cercando i vari prezzi sui siti) supera di gran lunga il costo della glossybox.
Ci sono cascata in pieno.


P.s. mi rendo conto che il precedente post ha preoccupato qualcuno. Ringrazio tutti per i bei messaggi, ma sto bene. Cioè almeno la salute fisica c'è. E' un periodo nero dove mi pare di non approdare a nulla. Tutto sommato posso superarla.

Ieri ho caricato un rullino 400 ISO in questa macchina che non vedo l'ora di usare:


Presa ad aprile e ancora lì in attesa.
L'obiettivo non è malissimo perché è un 1.8 ma speravo di prendere un bell'1.4 a farle compagnia. Che poi diciamocelo, con un anello adattatore posso usarle anche sulla EOS 7D quindi sputaci sopra.
Mi manca ancora un esposimetro e ne ho visti su ebay di quelli old style che usavo anche a scuola. Tra obiettivo, esposimetro (che mi servirebbe più per la macchina fotografica della DDR) e anello adattatore non dovrei spendere più di 90 euro. Un obiettivo per la EOS 7D stabilizzato, di quel tipo, mi verrebbe a costare sulle 370 euro. Proverò prima con questo.

16 dicembre 2012

Depressione.
Quando se non vivi per uno scopo ti sembra così assurdo continuare a vivere.
Ma poi passa, eh...

14 dicembre 2012

Morta dentro

La mia pigrizia è oltremodo scorretta. Ho cominciato da un paio di giorni la mia annuale disintossicazione da facebook. Con un sito che si chiama futureme ho registrato un messaggio che mi verrà inviato solo il 13/1/2013 e che contiene la mia attuale password di facebook. Una concentrazione di caratteri e numeri casuali, qualcosa come fgysgdsfdjkjfklshjkl415454.
Ho così più tempo per dedicarmi ad altre cose. Il basso per esempio, la lettura per esempio, guardare un film per esempio, o anche andare a letto presto e svegliarmi prima per dedicarmi a makeup più complessi che non siano il solito ombrettomatitaerimmel ma niente. Finisce che muoio sul divano così. Se non altro senza facebook ora scrivo di più sul blog.

Non era così per me che dopo il lavoro mi dedicavo sempre a qualcosa. Che non guardavo mai la tv e ora sono in fissa per le serie tv manco fossi mia madre. Prima per me c'era lettura, basso, fimo, magari qualche telefilm ogni tanto. E prima ancora di queste cose sì passavo molto tempo al pc ma a fare qualcosa di costruttivo: configurare un server web ad esempio, scrivere post sul blog. Fare foto.

Quando devo scegliere una combinazione di parole per la mia vita attuale quella che più mi ispira è "morta dentro". Mi sento appassita e avvizzita, non sono più quella persona che mi piaceva tanto e che aveva tanta energia per fare le cose. Ora anche le mie scimmie svaniscono nel tempo di un lieve soffio. Una brezza che spazza via ciò che sono stata, ciò che amavo, e ciò che non sarò più.

13 dicembre 2012

12 dicembre 2012

In superficie

I prefestivi e i postfestivi sono, per un call center come il nostro, un delirio totale.
"Domani siamo aperti e di turno"
*scrib scrib* "ok"
"Domani siamo chiusi, vogliamo la consegna lunedì"
*scrib scrib* ok
"Domani non siamo di turno ma siamo aperti"
"va bene" *scrib scrib*
Ma la migliore è capitata alla mia collega: "Mi scusi non ricordo se domani sono di turno, lei lo sa?"

Nel postfestivo il dramma si ripresenta ma, come il demonio, sotto altre spoglie.
"Io ero di turno, come mai non avete consegnato?"
"Io non ero di turno ma ero aperta ma non volevo la consegna, invece mi è arrivata la merce"
"Io ero aperta ma non vi ho avvisato, come mai non ho ricevuto la mia roba?"

Quando fai un lavoro come questo, le lamentele fioccano come la neve a Bologna l'anno scorso. E ricadono su tutti come un boomerang.
"Io avevo esplicitamente detto al suo collega che volevo xyz in pastiglie orodispersibili e voi mi avete mandato le compresse rivestite, dica al suo collega di svegliarsi, non si può lavorare così!"

"Non mi importa se la merce è rimasta in magazzino, io esigo che mi venga consegnata questo pomeriggio"

In tutto questo macello la proposta, secondo me carina, della mia responsabile di farci una foto tutti insieme e spedirla ai clienti come augurio di Natale è passata in sordina.
Il problema di un posto così triste è che poi la tristezza ti entra dentro e anche se fai di tutto per scacciarla, cominci a ingrigirti anche tu.
Ormai ti abitui all'orario devastante, a stare al telefono tutto il giorno, ti mimetizzi con le pareti, diventi come la massa che ti circonda (e che tu rispetti). Le piccole chiacchierate a rate che riesci a fare col tuo compagno di sventure sono l'unico toccasana che hai. Ti senti totalmente inutile, stai facendo un lavoro che non cambia la vita a nessuno (anche se c'è chi sostiene che non sia vero), ma soprattutto non la cambia a te. Non stai imparando nulla di nuovo, rimarrai lì dentro per quanto? E tutto questo non farà di te una persona migliore. Uscirai di lì col pensiero che hai ancora poche ore d'aria e poi ricominci.

Ho anche smesso di rispondere al cellulare. Qualcuno ogni tanto mi chiama ma mi prende troppo male rispondere. Mi sento come se fossi al lavoro. Io detesto il mio lavoro, ma non i miei amici. Non voglio associare le due cose.

Come stanno i tatuaggi? Bene, credo siano totalmente guariti anche se metterò la crema almeno fino a sabato (per poi passare a una crema idratante normale). Pensavo di guardarmeli in continuazione ma quando li hai sulla pelle, è come se li avessi sempre avuti. Ho realizzato che un tatuaggio quando è così fortemente voluto, è come se ci fosse sempre stato, anche se nascosto. E che poi la mano di una splendida ragazza lo abbia portato in superficie.
Poi torno a casa, metto la crema, li guardo e penso già al prossimo, a quanto però mi sono costati e chissà quando riuscirò a farne un altro.

Li guardo e penso che sono sempre stati miei. E che dovrò portare altre cose in superficie.

Canzone del giorno: 'O sole mio Caruso

09 dicembre 2012

Per colpa di qualcuno non facciamo più credito a nessuno

Lo scorso weekend è stato molto intenso anche se come al solito non sono riuscita a fare tutto quello che avevo in mente di fare.
Venerdì ho avuto una visita medica, progettata all'uopo per quel nodulino alla tiroide che si era ingrossato. Per riassumerla, niente di trascendentale, sono in ottima salute (per essere una persona che in età evolutiva ha subìto due radioterapie di cui una a mantellina a 36 Gy e 2 chemioterapie - per intenderci, per fare 1 Gy ci vogliono le radiazioni di 100 radiografie al torace). Fry era agitato, ma volevo che venisse per conoscere il mio medico, una persona dolcissima che sa tranquillizzare chiunque.
In ogni caso dato che sto bene e non deve fare nessun agospirato al nodulino, ci vede tra un anno, verso settembre/ottobre.

L'altra novità è che finalmente è arrivato il momento del tatuaggio. Ci penso da tanti anni, e a dirla tutta il primo pensiero per un tatuaggio è stato questo:


E' tratto dal video di un musical "Hedwig and the angry inch". La canzone in questione parla e riassume una parte del Simposio di Platone. Nella fattispecie, l'immagine rappresenta le due metà appena separate e che non si incontreranno mai più.
Il problema è che questo è un concetto che qualcuno potrebbe definire offensivo, magari ci si potrebbe rimanere male nell'ottica di un concetto di rapporto di coppia basato su un romanticismo hollywoodiano stile "siamo fatti l'una per l'altra". Quindi per questo tatuaggio ci sarà ancora da aspettare un po'. In effetti, se ci pensiamo, ci cerchiamo in continuazione, da soli non sappiamo stare. Ma non esistono e non esisteranno mai due metà della mela che si incastrano perfettamente. Ci sono compromessi, punti di incontro, a volte discussioni, ed è normale e giusto che sia così.

Nell'attesa di questo, da tre anni circa a questa parte, il mio pensiero andava su un altro tipo di tatuaggio. Sulla scia di "Carpe diem" (quam minima credula postero) il tatuaggio che desideravo farmi era una scritta. Qui e ora.
Il qui e ora è una filosofia di vita. Mentre carpe diem invita a non lasciarsi sfuggire le occasioni quando queste si presentano, il qui e ora vuole lasciare da parte il passato, non preoccuparsi del futuro e vivere la propria vita in questo preciso istante. Cosa si farà domani, dopodomani, cosa è stato non esiste.
Qui e ora è come voglio vivere adesso, ma anche un ricordo a quando lo spazio (e di conseguenza il tempo) non esisteva ancora. C'è stato quell'istante in cui tutto è iniziato. E solo da allora si è potuto dire "qui e ora" in quando prima non esisteva né il qui, né l'ora.

Passando per miriadi di caratteri visionati


Alla fine, dopo mille ripensamenti ha vinto lei:

Quando il mese scorso ho annunciato a mia sorella la decisione presa di farmi il tatuaggio, ha preso coraggio e ha detto "quasi quasi vengo anch'io e me ne faccio uno piccolo sull'orecchio".
"Ok" le ho detto "allora me ne faccio anch'io uno sull'orecchio, magari ne scegliamo due complementari".

Sta di fatto che in quel mese nonostante varie proposte non siamo riuscite a deciderci. Io inoltre ho un lobo minuscolo.

La tatuatrice non è una persona qualunque. é Lara Kroft, che ora lavora per uno studio in via dell'arsenale 36, in pieno centro. Lara è la ragazza di un mio caro amico delle superiori e oltre a essere una ragazza stupenda è un'artista completa. Diplomata all'accademia, scultrice, pittrice, tatuatrice.
Qui la sua pagina facebook in cui potete vedere i suoi lavori. E ovviamente prendere contatti con lei qualora vi ispiri!

Sabato mattina, con il mio terrore di arrivare tardi siamo andati, io, mia sorella e Fry, allo studio. Ma c'era sciopero dei bus e Lara era in ritardo. E io me la stavo facendo addosso dalla paura.
Del dolore ovviamente.

Quando è arrivata poi abbiamo discusso del tatuaggio da fare. Lei ha proposto a entrambe un triskell: porte aperte per me, dunque, che ho indossato ciondoli con triskell da quando sono piccina.

Il lobo dell'orecchio e l'orecchio è vivamente sconsigliato. L'inchiostro si spande subito, non prende bene, l'area è piccola e rognosa e inoltre io, ricordiamolo, non ho lobo dell'orecchio.

Così decidiamo di farcelo entrambe sul collo dietro l'orecchio.

Chi parte? Io, ovviamente. Anche se ho fifa marcia.
Lara decide di partire dal tatuaggio sul collo. Speravo di fare prima quello sul braccio perché volevo vedere, ma non si discute con la persona che ti marchierà la pelle a vita, per cui forza e coraggio.

Copia il disegno sul collo e mi chiede se va bene. Ok.

Mi sdraio sul lettino a pancia in alto con la testa rivolta dalla parte opposta a Lara che mi dice "ora comincio". Chiudo gli occhi.
Sento il ronzio della macchinetta che comincia il lavoro, ma per il resto non sento niente. Forse in qualche punto la stessa sensazione che hai quando c'è un forte prurito. Ma niente. Sono sollevata e cominciamo a chiacchierare, del più e del meno, e in meno di 20 minuti il lavoro sul collo è terminato.

Qui un paio di foto di quando è stato appena fatto, di come è adesso (dopo una settimana precisa) e di come è stato abbinato a un vestitino e alla mia cresta.




Nella seconda foto pare un po' sbiadito perché c'è il riflesso della crema che dovrò mettere per un'altra settimana, il bepanthenol (una schifezza in fatto di petrolati ma se me lo consigliano vivamente io ci metto quello, anche se avrei preferito dell'olio di rosa mosqueta)

Comincia quindi la scritta sul braccio. Qui invece sento un po' di dolorino in alcuni punti, ma niente di terribile. Ci sono dei giorni in cui ho mal di pancia e sono piegata in due, questo in confronto non è davvero niente. Il silk epil è molto molto peggio.
Qui idem, foto appena fatto, foto fatta ora.



Il triskell di mia sorella è identico tranne per il fatto che lei lo ha fatto sul lato destro del collo e io sul sinistro.
Le indicazioni sono di lasciarlo sempre aperto ma ben idratato con la crema consigliata. La crema è unta e fa schifo ma chissenefrega.

Ogni tanto partono via pezzettini neri dai tatuaggi ma Lara dice che è normale, è la vecchia pelle che si stacca e lascia il posto a quella nuova.

Sono molto contenta per diverse ragioni, in primis quella di aver affrontato una mia paura.

Quando ho cominciato il primo tatuaggio Lara mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: alla fin del salmo nella vita ci capitano tante cose dolorose che non ci scegliamo (e io traduco con "tante cicatrici visibili o non che ci segnano") e il tatuaggio è una cosa scelta. Forse per quello la affrontiamo meglio.

Questa è la mia cicatrice che mi sono scelta, che accompagna le altre che sono venute da sè e che forse le completa.

Per quel che riguarda il triskell, anche se scelto un po' all'ultimo, per me ha un significato molto particolare. Quando ero più piccina il cognato della mia migliore amica era andato in Provenza e ci aveva portato due triskell a ciondolo. Io il mio lo indossavo sempre, giorno e notte e ho smesso di indossarlo quando uno dei tre bracci si è rotto.
Poco dopo aver smesso di indossarlo mi sono ammalata. Io ero piccola e ci ho visto una causalità che non poteva esserci, ma dovevo dare un senso a quello che mi stava accadendo, e l'ho trovato in questa spiegazione irrazionale.

Quando questa mia cara amica, qualche anno fa, si è sposata, ho comprato a entrambe un altro ciondolo a triskell (che purtroppo non trovo più). Entrambi i ciondoli erano identici a questo tatuaggio.
Direi che anche lui ha quindi il suo significato oltre al legame con mia sorella che, sebbene costellato da modi diversi di vedere la vita, ci unisce nel sangue e nelle difficoltà affrontate in vita.

Oltre al tatuaggio del musical ne ho un altro, molto significativo, da farmi. Attendo un'occasione speciale e un altro po' di soldi...

Domenica ci siamo visti con Mohammed, appena tornato dal Marocco (e da altri luoghi!) che mi ha regalato questa bellissima borsa.


Dalla foto si vede poco ma è molto bella.
Vi lascio al video che sicuramente ho postato altre mille volte, in cui si vede il primo tatuaggio che mi volevo fare (anche se io riguardandolo oggi non l'ho trovato).

04 dicembre 2012

Da questa lista delle scimmie non portate a termine posso depennare alcune cose:
  • L'acquisto di un paio di scarpe alla schiava con tacco molto molto alto; 
  • L'apertura di uno studio fotografico (mancanza di soldi); 
  • L'avvio di un allevamento di bachi da seta (scimmia durata molto tempo); 
  • L'acquisto di un serpente insettivoro (scimmia durata una settimana a cui ho rinunciato per la difficoltà a reperire gli animali che spesso sono di cattura e deboli, e comunque difficili da far sopravvivere); 
  • Il tatuaggio (sono terrorizzata dal dolore); 
  • Rasarmi a zero (scimmia che va e che viene, più o meno ogni mese); 
  • Tingermi i capelli di viola (idem come sopra); 
  • Scrivere un libro (eccola! la banalità viene fuori prima o poi. chi non ha mai desiderato scrivere? scimmia non portata a termine per mancanza di idee); 
  • Mettere in ordine la stanza (comincio, poi trovo degli scritti, li leggo, trovo biglietti del treno, li guardo, mi faccio scivolare tra i ricordi e si fa buio);
Che io mi sia rasata lo sapete, che sia stata viola pure. Sabato però ho fatto i miei primi due tatuaggi, a breve un racconto del bellissimo weekend passato a Torino, del tatuaggio fatto sabato mattina (di tatuaggi ne parlo sempre e un po' ovunque ma era arrivata proprio l'ora). E sono davvero contenta. E' come le mie cicatrici, però cercata, voluta, pensata.

E ovviamente la canzone di oggi non può essere altro che:
La follia della donna Elio e Le Storie Tese