28 giugno 2006

Roccio e Roccia

Questa volta sì, vederlo andare via è stato faticoso. Il treno lentamente si allontanava fino a scomparire dalla mia vista. Così mi sono guardata attorno ed ero rimasta sola sulla banchina. Altri spettatori di addii erano già scappati e si avviavano velocemente verso l'uscita. Io, a passo lento e con occhi lucidi, intanto pensavo.

Il viaggio verso Firenze è cominciato bene. Sono scesa con degli shorts addosso, e qualche maniaco alle calcagna. Non importa. Quella sensazione di avere già tutto e di non poter essere tristi perché nulla manca è difficile da spiegare.
La stazione di Firenze Rifredi ora comincia a essermi familiare.
Gli abbracci in stazione sempre più lunghi. Gli sguardi sempre più profondi. Una discesa libera di emozioni, ecco.
La prima stuzzichevole avventura è quella con l'albergo. A Firenze Firenze, l'albergo meno caro costa comunque tanto. Ne ho trovato uno che costa meno di tanto. Sempre molto, ma non tanto. Immaginavo fosse una bettola, ma la visione della stanza è decisiva per scappare via a gambe levate. Abbiamo dovuto comunque pagare per la notte, ovviamente. Non è importante, per le successive due notti una sistemazione c'è e decidiamo di sfruttarla. La sera ci incontriamo, dopo una pizza, con due amici. Passeggiata nella piazza con la scultura che è un inno alla cagata. Lo spettacolo più bello è stato la sera dopo. Ogni San Giovanni a Firenze ci sono i "fochi", i fuochi d'artificio. Ogni San Giovanni in molte città italiane ci sono i fuochi, anche se tutti credono di avere la prerogativa (quando a casa ho detto che lì si festeggia mia mamma ha sbottato "ma san Giovanni non si festeggia solo qui?").
Noi però siamo andati su Piazzale Michelangelo a guardarli, esattamente dove li sparano. Tra un tizzone ardente e un altro, un timpano caduto giù e un buffo di ceneri sulla testa. È forse questa la felicità: un sorriso sporco di cenere e il ricordo del rumore degli spari ancora nelle orecchie. Un abbraccio illuminati a giorno sotto un cielo splendente e colorato. O forse sentirsi chiamare da Stephen per la prima volta "la ragazza di". Fu così che realizzai di essere "la ragazza di".
Ma la felicità può anche essere solo un sincero sorriso tra persone che desideravano conoscersi e finalmente ce la fanno. Un sorriso tra Carla e Francesca, ragazza semplice e spontanea, allegra e viva. Francesca è la ragazza di.
La felicità può anche essere nascosta in una semplice serata sdraiati in Piazza Pitti a godere della luce di un paio di stelle, molto vicine e luminose. O il sapore di una granita al medicinale scaduto. O in una ventina di foto stupide fatte a caso.
Fatto sta che fa molto caldo. Molto, troppo umido.
La sera dopo decidiamo di proseguire oltre piazza Pitti e andiamo in piazza Salcazzo. Scusate, non ricordo il nome. La si potrebbe chiamare la piazza alternativa di Firenze. Musica dal vivo e ragazzoni con i dred spaparanzati sui gradini di una chiesa, di cui ovviamente non ricordo il nome. Cani che fanno pipì un po' ovunque, e noi con la nostra bottigliona d'acqua a gavettonarci per il caldo. Grey il mimo che vedo per la prima volta in veste da non-mimo. E noi che continuiamo a darci acqua addosso. Ottima, davvero ottima scelta quella di non indossare il reggiseno stasera. La verità è che un neo famoso ha deciso di abbandonarmi sgretolandosi sul pavimento di piazza Pitti e ha sanguinato per una notte intera. Per evitare di stuzzicarlo col reggiseno ho pensato bene di non metterlo. Nella serata giusta, ovviamente. Vi salutano i miei capezzoli che han trovato lavoro come attaccapanni in una discoteca.
Il giorno dopo il ritrovo è alle 10 con un collega di Roccio e la relativa "ragazza di" per salire su a Torino. Stephen non viene, non se la sente. Non si fanno troppe domande, è bello sapere che qualcuno fa ancora ciò che si sente di fare. Penso sarebbe stato peggio fosse venuto solo per fare un piacere mentre la sua mente era altrove. Placebo, sarete nostri.
Il viaggio dura circa 5 ore, e ci regala all'arrivo il tiramisù di mia mamma e Birba che abbaia. Nonché un assaggio di camaleonti e piante. I nostri compagni di viaggio decidono di andare in albergo, ci si ritrova dopo per un veloce giro in centro e poi il concerto.
La reazione che ha chi viene da fuori e non l'ha mai vista è sempre la stessa "Quanto è verde Torino!". Sì, anche con la nomea di città grigia invece lei è sempre molto verde.
Il passeggio che riusciamo a fare è Piazza Castello, via Po, Mole Antonelliana (dove, salendo, abbiamo tutti l'opportunità di vedere Torino dall'alto), locale del mio amico, dove prepariamo al volo due panini da portarci via, e di corsa alla macchina. Io con l'ansia e la paura di non trovare parcheggio. Daniela col terrore di non arrivare abbastanza presto da permetterci un appostamento favorevole alla visione dei Placebo. In verità quando arriviamo il parcheggio è semivuoto. Nell'area del concerto sono ancora tutti seduti che smangiucchiano qualcosa e ne approfittiamo anche noi. Pipì nelle ex caldaie del manicomio (ricordiamo che il concerto si è tenuto nel giardino davanti all'ex manicomio di Collegno, alle porta di Torino. Posto suggestivo e inquietante, direi) e Silvia che arriva anche lei a fare casino.
Devo dirlo, mi sono divertita davvero tanto, pur non conoscendo i Placebo. Roccio urlava "BVAIAN", una specie di Brian ma con la erre moscia. Io e Silvia ballavamo come disperate. Daniela che era entrata in crisi mistica e cantava ogni canzone. Marco la accompagnava a tratti. Frase della serata by Roccio "Il bassista è l'unico uomo che si vede dalla muraglia cinese".
Torniamo a casa alle 3 passate, stanchi e felici. Dopo aver bevuto una media e mangiucchiato pizza e aver sentito la fresca brezza estiva che ci ha fatto ricordare quanto è bella l'estate.
Ed eccomi qui, ora, a camminare fuori da Torino Porta Nuova. Pensando ad oggi, alla passeggiata, al panino, agli sguardi, alle risate, con gli occhi lucidi e una mano stretta in ricordo di una persona che, in ogni caso, c'è sempre.
La felicità, ditemi ora, se non è tutto questo? Come posso lamentarmi di ciò che non ho? Ora io ho davvero tutto.

Canzone del giorno, ovviamente: Protege moi Placebo. Quella che non hanno cantato al concerto e che a me piace tanto.

Ci sono tante altre cose che vorrei scrivere. Ma sono afona e ho difficoltà non solo a parlare. Come se alcune cose fossero talmente preziose che vorrei tenerle per me. Domani ho un colloquio: incrociate le dita e speranzosi tifate per me. Che di amici, mi disse un giorno qualcuno, ce n'è sempre un gran bisogno.

7 commenti:

Fly ha detto...

Incrocio le dita per te, per tutto! Sono proprio contenta di quel che ti sta accadendo.. *_*

Carla ha detto...

Grazie CaVa..

Anonimo ha detto...

per la prima volta mi hai chiamata con il mio nome! nn hai scritto della tipa che dormiva!!! quella si che era buffa! in bocca al lupo!

Carla ha detto...

Non ho scritto nemmeno della ragazza di Giampi saltata su da sotto il bancone. Eheh. Ma la tipa del concerto che dormiva era davvero spettacolare. Musica a palla del gruppo spalla e lei che centellinava pagine di una rivista spargendole a terra attorno a lei. A un certo punto forma una grossa macchia di carta di giornale e ci si sdraia sopra e si addormenta, mentre roccio gli batte le mani ad altezza orecchie o la stuzzica con un filo d'erba. Nulla. Ad un certo punto si sveglia, si siede sul suo letto di carta e mangia un panino integrale. A fine concerto l'unica cosa che abbiamo trovato di residuo è stata carta straccia. E la nostra eroina?
piesse: è vero. ti ho chiamata col tuo nome! ora il mondo sa chi sei!!! ehehehe

Samuele ha detto...

Quindi ti sono piaciuti i Placebo? Siamo stati fortunati: hanno annullato le restanti tappe italiane perchè il batterista è infortunato. WOW. Ho inserito le foto, fammi sapere se ti gustano.

Zion ha detto...

:) sei sempre la migliore, Marcie!

;)

Zion

Carla ha detto...

Per Samuele: vado subito a vedere.

Per Zion: mi sei mancata, capo. ;)