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03 gennaio 2026

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? Johan Harstad

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? by Johan Harstad
My rating: 5 of 5 stars

Avessi potuto dare 10 stelline, gliele avrei date. Mio caro Mattias, come si fa a non volerti bene. Come si fa a non capire il tuo smarrimento, il tuo desiderio di essere il numero due, sempre nascosto, poco visibile ai più. Mi ricordi tanto me, che quando entravo in nuovo posto di lavoro avrei voluto essere del colore delle pareti per mimetizzarsi e non esistere più. Quanti lucciconi alla fine del primo, lunghissimo capitolo. E sai, che meraviglia quando hai cominciato a descrivere le Faroe, un posto che ho avuto la fortuna di visitare (e in alcuni luoghi specifici ci sono proprio stata) e così mi sono sentita doppiamente fortunata per essere stata nel luogo più bello del mondo. Lo dico proprio in un video che ho fatto lassù "sono nel posto più bello del mondo". Ho cercato per giorni, compulsivamente, un video o post su chissà che social in cui qualcuno lo aveva suggerito, fuori dai consigli ordinari dei vari booktok su Donna Tartt (senza offese) e delle ultime uscite e dei libri visti e rivisti e romance e via discorrendo. Ma non l'ho più trovato. Chiunque tu sia, grazie.
Perché questa è la storia più bella del mio 2025 (anche se poi il libro l'ho finito ufficialmente il secondo giorno del 2026) e, Mattias, un po' ci ho sperato
Spoiler che tu non andassi più via dal vento e la pioggia, e il luogo dove non crescono gli alberi.
Ma forse un piccolo insegnamento me lo hai lasciato, ovvero di andare avanti, di lasciarsi alcune cose alle spalle e continuare a camminare,
Spoiler e che tutto sommato crescere e prendere decisioni ed essere il primo a volte serve, più che altro a noi stessi.


Nel libro seguiamo le avventure di Mattias, un giovane norvegese appassionato di musica, canto, giardinaggio, ma soprattutto Buzz Aldrin.
Buzz è stato il secondo astronauta ad aver messo piede sul suolo lunare e serve come espediente a Mattias per ricordare a se stesso e agli altri che non c'è niente di male a essere secondi, a restar nelle retrovie per scelta. Qualcuno lo deve pur fare e non tutti desiderano le luci della ribalta, il successo, i soldi.
Conosce Helle da giovanissimo, i due si innamorano
Spoiler e stanno insieme tanti anni, finché un giorno, forse nemmeno inaspettatamente, Helle lo lascia durante una escursione con amici. Si è innamorata e Mattias si fa da parte
e poco tempo dopo parte con Jøan, il suo amico da sempre, per fare da fonico al suo gruppo alle isole Faroe. Nonostante non ami la nave, si imbarca lo stesso.

Qui c'è un buco e si ritrova di colpo in mezzo alla strada bagnata, alle Faroe, con le nocche insanguinate, un sacchetto con una tuta e una busta con 15mila corone.

4 Settembre 2021: Sørvágur

Cosa è successo non lo sa, non lo ricorda. Ma un passaggio dato da uno sconosciuto gli restituisce una possibilità.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

E qui comincia la sua avventura Faroese, fatta di nuovi veri amici, e Mattias scopre che non è male scoprirsi a poco a poco in quella struttura, una ex fabbrica, in cui ora sono ospitati loro, i matti.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Seguiamo Mattias nella sua crescita personale attraverso paesaggi da fiaba, strade scure, gallerie che collegano isole, autobus che passano (quasi) sempre e lutti, perdite, ma anche risate, affetti e cose non dette ma solo accennate.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Il canto è la sua balena bianca: Mattias canta bene, canta meravigliosamente, ma il suo canto è silenzioso, interiore, non vuole portarlo alla luce perché così non sarebbe più il secondo e non c'è niente di peggio che esporsi. Gli succede di esporsi solo quando è ubriaco e i freni inibitori sono andati.

Ho amato così tanto questo libro che ne ho già regalata una copia e penso che finirà in altre mani di chi so che potrebbe apprezzarlo.

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02 gennaio 2026

Nella carne David Szalay

 

Nella carneNella carne by David Szalay
My rating: 4 of 5 stars

Quando ho cominciato a leggerlo, un po' mi è venuto in mente (quel piccolo capolavoro che è) Stoner. Ma più proseguivo nella lettura e più era chiaro che l'unica cosa che avessero in comune i due testi, era la storia di una vita. Una vita ordinaria, quella di Stoner, in cui ti immedesimi e che ti finisce a suon di lacrimoni, una vita meno ordinaria ma anche sicuramente meno consapevole quella di István che sembra far fatica ad accettare di prendere una decisione. Sembra che per buona parte del libro lui non faccia scelte consapevoli. Sembra che si lasci trascinare nel flusso delle altre persone. Ma nonostante tutto non possiamo non immedesimarci, non volergli bene anche quando la strada intrapresa sia moralmente discutibile. Tifiamo per lui, per i suoi progetti, piangiamo con lui per le sue perdite. È sicuramente un libro da leggere, probabilmente da regalare. Ma non sono certa lo rileggerei.


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Sono stata molto assente ma sono successe cose carine.

Intanto ho lasciato la mia amata casina. Farò un post ad hoc sulle mie avventure con gli agenti immobiliari perché secondo me merita. Ma ho preso una casa molto più grande a Chivasso, e la ragione è semplice. Il mio Cliff verrà su nella ridente Piemonte e volevamo un posticino un po' fuori dal traffico cittadino, ma comodo coi mezzi (sono molto vicina alla stazione). Il trasloco è stata un'altra avventura degna di nota ma anche questa forse merita un capitolo a parte. Al momento quindi sono in una grande (per me, per lo meno, che non vivevo in un posto così grande da quando stavo a Cömo) casa, fredda, da imbiancare, e mezza ammobiliata (con una cucina usata comprata dai traslocatori e quei pochi mobili che avevo nella vecchia casina).

La ricerca della casa e il trasloco hanno occupato ogni mia risorsa, di tempo e mentale, tanto che ho dovuto lasciare gli esercizi e la dieta, ora non so che dire se non che i pantaloni più larghi che avevo mi entrano a malapena e voglio solo trasformarmi in capitan tuta.

Con la promessa di recuperare (tra tapis roulant e pesi) ho però ricominciato a leggere. Per non perdermi ho fatto una lista dei libri che vorrei leggere, in ordine di lettura, e mi sono ripromessa di non guardare altro finché non finisco questi. Ma sarà dura.

Dopo aver letto "Nella carne" e l'ultimo di Zerocalcare, "Nel nido dei serpenti" in poche ore, mi sono data alla lettura di "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" e lo sto amando così tanto che già l'ho quasi finito. In più è ambientato nelle Faroe e io lo leggo con le lacrimucce pensando a che luogo meraviglioso ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi.

Non riesco più a trovare il video (e non ricordo più di quale social) in cui lo hanno consigliato ma non vedo l'ora di finirlo e recensirlo, lo sto amando così tanto che forse quest'anno non ho avuto tale rivelazione (e sempre di questo periodo anche l'anno scorso lessi "Genìe la matta" ed ero a San Pietroburgo e lo amai tantissimo) e già sto cominciando a regalarlo, sempre con la premessa "Sembra lento, ma tieni duro, piangerai le lacrime di una vita ma nessun libro descrive meglio le emozioni umane, manco un trattato di psicologia".

Quindi se mi state leggendo, fatevi un regalo. È iperborea, quindi un marchio di qualità, fatevi questo regalo.

Oltre all'elenco dei libri che voglio leggere, ho un microelenco dei libri mattone, quelli che tanto mi spaventano che però meritano, e sono:

"Il conte di Montecristo"

"Infinite Jest"

"L'idiota"

I libri lunghissimi mi spaventano, e dopo un po' mi annoiano. Ma adotto una semplice tattica: se non mi prendono o se cominciano ad annoiarmi mi forzo di leggere 20 pagine al giorno, cascasse il mondo.

Quindi il mio nuovo anno sarà improntato sul più studio, più camminate (se non riesco a fare esercizi ma ho la fortuna di avere una bella collina a pochi passi dalla nuova casa), più libri e meno serie (a parte Pluribus che però ho finito e se non sapete cosa fare, fatevi questo regalo e godetevela).

08 giugno 2023

Aria Sottile

Aria sottileAria sottile by Jon Krakauer
My rating: 5 of 5 stars

Mi piacciono le storie di montagna, come quelle di mare. Tant'è: io e la montagna non andiamo d'accordo. Ho provato ad affrontare camminate più o meno lunghe, ma quando si tratta di avere a che fare con la roccia, ecco che viene fuori il lato meno romantico di me.
Qualche anno fa mi capitò di vedere il film del 2015 "Everest" e poi mi trovai a riguardarlo ancora, e ancora una volta. Appena ho appreso che era tratto da un libro scritto da Jon Krakauer (che scrisse anche il libro da cui è stato tratto "Into the Wild" che ho amato molto), mi sono detta che non poteva mancare questa lettura all'appello.

La scrittura di Krakauer è visiva, scorrevole e appassionante, quasi ci si scorda di avere a che fare con una storia vera: narra della tragica scalata sull'Everest avvenuta nel 1996, in cui persero la vita ben 8 persone. Considerando che in questa stagione del 2023 (l'algoritmo di Google ormai mi ha intercettata e mi propone queste notizie) sono morte 17 persone cercando di arrivare alla vetta, capite bene che in un'unica spedizione la perdita di 8 persone è importante.

I problemi nell'affrontare un'impresa del genere sono tanti: freddo, fatica, compagni di scalata che non conosci (la fiducia è una questione importante in montagna), valanghe, crepacci da superare con diverse scale attaccate le une alle altre (e guardare di sotto è d'obbligo se volete essere certi di mettere bene i piedi), ma soprattutto la mancanza di ossigeno. Cercare anche solo di camminare in piano in ipossia è quasi impossibile, nonostante le bombole di ossigeno. Krakauer stesso scrive che in alcuni momenti riusciva a fare due passi per volta, per poi fermarsi, riposare e ricominciare. Quel 10 maggio volevano salire in vetta troppe persone, almeno 34, su diverse spedizioni, creando ingorghi che hanno ritardato l'arrivo in cima. Come se non bastasse, una tempesta ha bloccato la discesa di alcune persone, portandole lentamente al congelamento.

Questo libro mi è piaciuto così tanto che ne sto leggendo un altro suo, sempre agghiacciante: "Senza consenso".

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26 gennaio 2023

Amarti mi riposa

Tutta la stanchezza del mondo

Tutta la stanchezza del mondo by Enrica Tesio
My rating: 2 of 5 stars

Libro che avevo abbandonato ad aprile e ripreso pochi giorni fa. Ho fatto fatica a terminarlo; è scritto come un blog, quindi in un modo frizzante che si abbina davvero bene al blog ma poco alla carta stampata. Confesso poi di aver trovato noiosi gli innumerevoli passaggi sui suoi figli (mi spiace, è un mio limite anche quotidiano con le persone che mi circondano).

Probabilmente con un altro stile e senza bambini di mezzo avrei dato delle stelle in più perché ci sono degli spunti davvero interessanti (mi sono appuntata i vari libri citati). Uno tra tutti, "Amarti mi riposa". Penso sia una delle definizioni più belle sull'amore mai lette.

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Questo libro stazionava lì da un po'. Con il covid di mezzo ho deciso di finirlo.

Non posso negarlo, un po' mi ha annoiata. Ma quando ho letto Amarti mi riposa, ho pensato subito al mio Cliff. E' così che mi sento con lui. Penso che sia per quello che alcune mie relazioni sono finite. Amare mi affaticava. Mi prendeva così tante energie che ho mollato il colpo.

Cliff è il mio riposo, non devo stare in allerta con lui, non devo avere timore che si arrabbi, in ogni suo gesto c'è amore e comprensione. Persino nei suoi regali, mai banali e scontati, c'è amore. Non solo l'amore di avere cercato il pensiero giusto ma l'amore di aver realizzato una cosa con sue mani. Serate per saldare tutte le piste della tastiera che mi ha montato, giornate a realizzare il mate con il legno di ulivo. La fatica dei viaggi di notte in treno (spesso seduto perché non c'è la cuccetta) per venire da me, e lo stesso viaggio per andare via e lavorare immediatamente. 

Giovanni Lindo Ferretti diceva Amarti m'affatica.

Per me Cliff è un sollievo al cuore. E' quel sospiro che precede il Meno male

C'è sempre stata in me una sorta di ansia da separazione, una paura un po' nascosta e male accettata di perdere la persone con cui sto se non faccio determinate cose. E' come quando da piccolo ti convinci che calpestare le righe tra le mattonelle porterà a morte certa (ma in quel caso sai che non è vero). 

Ecco.

Con lui questa cosa non accade. Se non posso rispondere subito a un messaggio risponderò appena posso e so che non ci saranno conseguenze. Non ci sarebbero state nemmeno in altri momenti della vita, lo so. Ma ora lo sento, so che è così. E' difficile da spiegare.

Ma amarti mi riposa davvero.

13 novembre 2022

"Nelle terre estreme" di Jon Krakauer

 

Nelle terre estremeNelle terre estreme by Jon Krakauer
My rating: 5 of 5 stars

Avevo conosciuto la storia di Chris per caso, guardando il film durante il primo lockdown e ne sono rimasta affascinata. Mi ero ripromessa di leggere il libro a tempo debito, dedicandomi nel frattempo ad altre letture. Cercando un libro dello stesso autore (da cui è stata recentemente tratta una serie) mi sono imbattuta nuovamente in questo titolo e ho deciso che era arrivato il momento.


Chris è un ragazzo che sulla carta ha tutto. Davvero tutto. E che potrebbe continuare ad avere tutto: a scuola ha voti eccellenti e un futuro già scritto. Roseo. Lineare. Perfetto.

Ma Chris non è un ragazzo come gli altri. Le sue aspirazioni non riguardano famiglia, soldi e carriera.

Chris decide quindi di avventurarsi in un viaggio lungo due anni, forse propedeutico a quella che poi diventerà la sua ultima tappa in Alaska.

Non compie però solo un viaggio passando per luoghi. Chris, ormai divenuto Alex, compie IL viaggio, quello dentro di sé, lasciando impronte importanti nei cuori delle persone che incontra.

Non scrivo recensioni da secoli ma questo libro l'ho adorato.

Letto in tre giorni, la scrittura dell'autore (con un punto di vista non totalmente obiettivo, ma onesto verso il lettore, in quanto lo ammette immediatamente) ti immerge totalmente nella storia. Impossibile staccarne gli occhi.

Quello che comprendi realmente, alla fine della storia, è che abbiamo tutti un Alex dentro che preme per uscire. Molti di noi (io stessa) lo soffocano. Per pressioni sociali, familiari, di "decoro", ma anche solo per una apparente stabilità. Lo stiamo vedendo oggi, lo stiamo subendo. Quella stabilità intesa come la intendiamo noi non esiste più, è fragile. Chris/Alex lo aveva capito. Aveva capito che l'unica ricchezza, l'unica solidità è quella interiore. E che la bellezza non sta negli oggetti, ma nella natura che ci circonda, ormai sempre meno presente.

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20 febbraio 2017

Fujifilm X-T1 - Una recensione (semi)seria.

Da più di un mese ho acquistato, usata, una Fujifilm X-T1, a detta di molti un'ottima macchina.

Perché: avevo due reflex, la Canon EOS 6D di Fry e la mia Canon EOS 7D. La 7D è un'ottima macchina e l'ho amata, è stata la mia prima reflex digitale e si è dimostrata impareggiabile in situazioni scomode, ad esempio in Madagascar. La sua velocità nel multiscatto, i numerosi punti di messa a fuoco (più che nella 6D) mi hanno permesso di fare molte foto valide a bestie scattanti come i lemuri.

Come: ho acquistato su subito, dopo aver venduto la 7D e il corredo di lenti per APS-C. Avendoli venduti separatamente sono riuscita a racimolare un gruzzoletto più consistente della vendita di tutto l'insieme.

Dubbi: alla 7D ero affezionata. Comprata in un momento di separazione da uno dei miei mondi, una macchina solida, pesante e compatta, tropicalizzata (era stata acquistata già allora con l'intento di viaggiare in Madagascar), con un corredo completo di obiettivi. Lasciare una cosa, un oggetto, che conoscevo e che sapevo essere perfetto per me, per una cosa che non avevo mai provato e da cui ero incuriosita, una mirrorless, non era impresa semplice.

Modalità: sono arrivata alla conclusione di dovermi separare dalla 7D perché volevo qualcosa di leggero, da portare sempre con me, qualcosa che avesse la solidità strutturale delle vecchie analogiche e la comodità pratica delle digitali. Ho quindi compiuto il salto nel buio.
Un amico fotografo mi ha fatto provare la sua Fujifilm X-E2 e me ne sono innamorata.
Del resto ho un debole per le analogiche e quella linea mi stuzzicava. Inoltre la trovavo semplice e il mirino elettronico era decisamente stupefacente.

L'ho trovata, solo corpo,  a 560 euro: ho scoperto solo dopo, di terza mano. Ma poco conta, la macchina funziona alla perfezione. Ho acquistato una custodia di finta pelle molto vintage che la rende davvero simile alle vecchie analogiche. Ho scelto la X-T1 perché ha una ghiera di regolazione in più rispetto alla X-E2, anche se il mirino di quest'ultima, posizionata a sinistra rispetto al corpo macchina e non al centro, era perfetta per il mio nasone.

La X-T1 ha una cosa che non avevo molto cagato all'inizio, ovvero lo schermo reclinabile. Dato che con le ottiche fisse (di cui vi parlerò tra qualche riga) mi sto specializzando nella street photography (mi diverte, mi piace andare in giro e non mi fa fatica allenarmici) mi è utile a volte per scattare senza farmi notare. E pensare che era uno dei motivi per cui non avrei preso la X-T1! Del resto, poi mi sono detta, "Se ti da' tanto noia basta non usarlo!".

Primo problema risolto: habemus macchina! E che obiettivi usiamo? Torna in ballo l'amico della X-E2, che in cambio del mio 24 mm pancake mi regala una sfilza di obiettivi vintage (ed ecco gli obiettivi fissi).
Oltre al mio fantastico Helios 44 M7 entrano nel mio armamentario il Kiron Macro 24 mm, il Carenar 35mm, il Tessar 50 mm e lo Jupiter 85 mm.

Sono tutte ottiche meravigliose e molto luminose per cui credo di aver ricevuto molto di più di quanto ho dato!

Ma torniamo alla nostra Fuji: mi piacerebbe dirvi che l'inizio è stato ostico, qualcosa del tipo "Miodio ma perché ho dato via la mia 7D che mi ci trovavo così bene!"
Nein.
Amore a prima vista.
La macchina è leggera, si porta bene dietro, in un attimo la tiro fuori e scatto. Le ghiere sono posizionate bene e finora ho trovato solo due nei: per muovere la ghiera delle ISO bisogna premere un pulsantino posizionato sopra la ghiera. È scomodo e spesso si rischia di girare la ghiera di modalità scatto modificandolo da "scatto singolo" a "scatto continuo", e a scuola col trigger spesso non partiva il flash. C'è da capire se si tratta di un problema di compatibilità o altro.

Altra cosa incredibile: la X-T1 è tropicalizzata e anche se a detto di un ragazzotto conosciuto per vie traverse (è stato stagista dove sto facendo io lo stage) la X-T2 è di molto superiore, posso dire di consigliare la macchina, per ora come seconda camera (anche se il ragazzotto ha solo Fuji, la X-T1, appunto, la X-T2 e la 100s).

Il mirino elettronico è una "figata pazzesca" - è un termine tecnico per indicare una cosa davvero figa.
Si possono impostare diverse modalità di aiuto per la messa a fuoco (nel mio caso ovviamente manuale) e ben presto ho abbandonato il focus peaking per NON impostare nessun aiuto per la messa a fuoco.
Tanto dal mirino elettronico e pigiando il tasto "focus assist" posso vedere ingrandita la zona di messa a fuoco e regolarmi da lì. Vero, non è velocissima la cosa, ma per la street photography mi sono abituata a tenere il diaframma abbastanza chiuso e semmaialzoleiso (altro termine tecnico) pertanto non mi capita di dover mettere a fuoco la pupilla del signore che sta passando in quell'istante in bicicletta.

Inoltre impostando lo scatto in bianco e nero, dal mirino elettronico si vedrà in bianco e nero. I fotografi un pochino vintage torceranno il naso, lo posso capire. Ma la tecnologia va avanti: siamo stati restii a passare al colore, poi al digitale e questo è un altro passo che non vogliamo fare.
Ma alla fine sarà ben più importante in questi casi il risultato?
Ci sono alcuni fotografi autocelebrativi che scattano ancora solo in pellicola per compiacersene davanti agli altri, ci sono fotografi che hanno un'idea in testa e vogliono riprodurla e usano la tecnologia in loro favore. Credo non si debba demonizzare la cosa anche se io cerco sempre di scattare a colori e poi, eventualmente, post produrre in bianco e nero.

Tirando le somme: piccola, leggera, maneggevole e nulla da invidiare alle cugine reflex più cicciotte.
Del resto la macchina fotografica è come una bella donna: chi le ama tonde, chi le ama grosse e chi le ama secche. A ognuno la sua.

Io amo il seccume e questa macchina fotografica da quando è stata acquistata non mi ha mai abbandonata. Mi segue nei miei quotidiani viaggi a Milano, a danza del ventre, a Firenze a scuola, a Firenze in giro, a Torino quando posso, per strada e ovunque.

Allego foto della macchina (da juzaphoto) e della custodia (da amazon.it) e poi alcune mie foto scattate con la Fuji.
Buona visione e buona luce!







Ed ecco alcune mie foto:


















12 marzo 2014

Brussel e altre recensioni

Sono in fibrillazione per vari motivi. A fine mese Fry andrà in Belgio per lavoro.
L'albergo lo prenderà ad Anversa (figo!) ma il posto di lavoro è un luogo sperduto a metà strada tra Anversa e Bruxelles. Cosa farà la sua Leela? Andrà con lui, ovvio, e si passeggerà Anversa, Bruxelles e poi sabato, insieme, gireranno per Bruxelles e domenica mattina partiranno per tornare alla casa base. Sì son pochi giorni ma sono contentissima. Il Belgio non è mai stato tra le mie destinazioni di vacanza ma visto che c'è, perché no?



I gatti? Come faremo?
No problema, ho trovato una ragazzotta (coi capelli blu) che fa questo lavoro da 4 anni. Verrà una volta al giorno a dar loro la pappa, pulire la lettiera, cambiare l'acqua e fare un po' di coccole. L'ho conosciuta e mi è piaciuta molto. Sta prendendo il diploma come educatrice cinofila, le manca l'ultimo esame.

Poi, vi volevo parlare anche di due acquisti che ho voluto provare prima di poterne scrivere mezza recensione. Il primo è la BB cream della Sleek MakeUp.



Il packaging è molto carino, il tubetto è rettangolare e schiacciato e la scatolina nera che lo contiene è molto sottile, appunto. Tant'è che mi è stata spedita in una busta imbottita. Io pensavo che la BB cream potesse essere indossata senza crema, ma la consistenza mi pare piuttosto densa quindi io l'ho sempre usata con la crema come base ed è perfetta, forse meno coprente di un fondotinta ma ottima da portare in giro. Probabilmente si può usare senza cipria sopra (infatti volevo portare solo lei a Bruxelles e vedere come va). La cosa ottima è che essendo molto leggera e non troppo coprente da' un effetto molto naturale, insomma la classica base acqua e sapone.
Per ora promossa, dura tutto il giorno (quando mi strucco la sera ne vedo le tracce sul dischetto di cotone - cosa che non avviene con alcuni fondotinta minerali, tranne la Buff'd, quella oltre a essere molto coprente dura anche lei tutto il giorno addosso). Nota negativa, ha un INCI non proprio bellissimo...

Il colore che ho preso è il fair, mi schiarisce lievemente il colore della pelle, ma a me piace molto e non si nota nessuna differenza col collo, quindi è ottima.

Consigliato? Sì, è una marca economica, anche il loro fondotinta è il mio preferito, e uso praticamente solo più i loro ombretti. W W Sleek MakeUp allora.


La seconda cosa di cui volevo parlarvi è la crema alla salvia della Martina Gebhardt, acquistata su eccoverde.

Di questa crema esistono due formati: quello standard da 50 ml e quello mignon da 15 ml.
Guardando un po' di recensioni su internet tutti consigliavano la 15 ml in quanto il formato standard tendeva a deteriorarsi in breve tempo, inoltre data la sua consistenza (di cui ora vi parlo) dura tanto, e il 15 ml è più che sufficiente.
Dal sito ecco-verde dicono che si tratti di una crema da giorno, che regola la produzione di grasso e sebo (è infatti per pelli grasse e impure). NO, NO e ancora NO.
La crema è grassissima, e dura da spalmare. Avete presente la pasta Fissan? Anzi, meglio dato che l'ho usata per i tatuaggi, il BePanthenol? Ecco, immaginate di dovervi spalmare quella roba in faccia. Quindi non è una crema da giorno (ma non l'ho nemmeno provata perché ero già informata sul fatto). Come crema da notte è perfetta. Al mattino avrete un viso splendidamente morbido.
Ha il classico odore da crema da vecchia, un ulteriore motivo per usarla di notte invece che di giorno.

L'INCI in questo caso è perfetto, per cui potete andare tranquille.

Sto seguendo una strana dieta misto-macrobiotica, semivegana, vegetarianissima. Ho acquistato questo libro, dietro consiglio di un'amica:


Ehm sì scusate, non avevo una foto solo del libro. Comunque è quello in basso a sinistra: "Prevenire i tumori mangiando con gusto". Non sto a spiegarvi tutta la tiritera trallalà, ma il progetto Diana, che viene menzionato, è una sorta di sperimentazione in cui le donne sottoposte a questa dieta vengono tenute sotto controllo (peso e analisi del sangue), seguono un corso di cucina e mangiano direttamente in questa struttura.
Le analisi del sangue servono perché si è scoperta una certa correlazione tra alcuni ormoni con livelli molto alti, o sostanze in genere, e alcuni tipi di tumore.

Se ve la devo fare breve, non dicono molto di più di qualsiasi libro di diete:
 - pochissimi grassi animali, se volete mangiare carne consigliano solo carne bianca ma poca, e pesce
 - tanti tanti cereali, decorticati e non raffinati. Orzo, miglio, riso integrale, farro.
 - poco poco sale e se usato quello marino integrale, oppure il gomasio (che ha in effetti un ottimo sapore) oppure ancora, nelle zuppe ad esempio, il miso di orzo.
 - alghe giapponesi, di cui ancora non sono venuta in possesso, specie nelle zuppe
 - olio d'oliva in giusta quantità soprattutto a crudo
 - per friggere, poco olio di sesamo
 - taaaanta verdura di stagione (da evitare nel mio caso verdura a frutto come pomodori, peperoni e melanzane). Taaaanta verdura a foglia verde
 - riscoprite i legumi, taaaanti legumi soprattutto freschi o secchi, ma allontanatevi percaritàddiddio da quelli in scatola che vengono confezionati con conservanti del demonio, inoltre la latta rilascia delle sostanze che apriticielo!
 - la curcuma, leggenda vivente anticancro, che si assimila meglio se associata al pepe nero. A sto punto, dice, meglio il curry (che io adoro) che contiene anche pepe nero e zenzero.
 - il latte vaccino è cattivo, meglio il latte di soja.
 - c'è anche una ricetta di maionese fatta con tofu che dovrò assolutamente provare!
 - addio alcolici, sono la porta per l'inferno (io qualche birretta però me la faccio)
 - i formaggi sono vietatissimi, io ogni tanto ne mangio un po', giusto per non considerarmi troppo sfigata.

Sono importanti anche le pentole in cui le cose vengono cucinate. W la pentola a pressione che permette una cottura più veloce e minore perdita di nutrienti.

Ah vi spiega anche come cucinare i legumi per assorbimento.

Con questo tipo di dieta dovrete lasciare i preconcetti occidentali e avvicinarsi a una cucina che usa molto più robe tipo tahin, sesamo, miso appunto, varie alghe, strani fagioli azuki, predilige roba fresca e legumi. La pasta è ammessa ma meglio integrale o massimo massimo di grano duro.

Io stasera mangerò una ottima zuppa di porri e miso, a Fry ho ovviamente preparato altra roba se non voglio che mi scodelli in faccia la zuppa...

Bon apetit!

28 febbraio 2014

Recensioni cosmetiche, fotografiche e letterarie.

In questo mese, in cui mi è arrivato San Paganino e Santa Liquidazione, mi sono data alle pazze spese. Dico pazze perché ho preso davvero di tutto.

Vi parlerò prima delle robe cosmetiche che ho acquistato, a parte la crema alla salvia di Martina Gebhartd che è proprio arrivata ora in questo momento quindi non ho ancora dati a disposizione. Di quest'ultima crema ho preso il formato piccino da 15 ml, perché pare ne basti pochissima dato che è molto untuosa. Vedremo.

Acquisti cosmetici: in questo preciso istante mi sono ricordata che devo ancora ricevere i prodotti della Sleek MakeUp. Vado a controllare sul loro sito a che punto sono!

Ecco, sarebbe dovuto arrivare al massimo venerdì scorso. Uff...

Comunque, acquisti cosmetici:
è tanto che volevo provare un vero correttore. Ho sempre usato o fondotinta minerali che coprono ma non troppo, oppure ultimamente usavo un correttore della Lavera, abbastanza buono ma volevo qualcosa di più coprente.

Così a forza di imbattermi in recensioni discordanti mi sono decisa ad acquistare Absolutely Flawless Concealer della Too Faced. Le accuse delle recensioni negative sono la non troppa coprenza, la pastosità e la tendenza a finire nelle pieghette delle rughe.
I meriti riconosciuti invece, di tenere fino a sera, di essere coprente e di stendersi bene.

Il mio personale parere è:
il correttore non è pastoso, anzi sembra piuttosto liquido finché non lo stendi. Poi però lo senti un pochino pesante. Io lo stendo con le dita e ne metto una quantità pari a una capocchia di spillo. Appena comincio a picchiettare si spande e quella minuscola quantità basta a ricoprire tutta l'occhiaia. Poi c'è quello che io definisco "momento critico", ovvero l'istante prima di asciugarsi un po', in cui effettivamente finisce un po' nelle pieghette. Se avviene io ci ripasso pianin pianin il dito e torna a posto. Ma questo potrebbe essere dato forse dalla mia crema contorno occhi che è in effetti un po' densa (ne parlerò qui sotto)

Importantissimo, anzi vitale, fissare per bene il correttore con la cipria picchiettando col pennello. Così posso dire anche io che sta lì tutto il giorno. Ne sono relativamente soddisfatta anche perché credo che non esista il correttore perfetto. Questo però ha una buona coprenza, ne uso poco quindi potrà durare parecchio e resiste fino a sera. Unico neo, non penso lo userò d'estate, lo vedo già colare giù come una maschera di cera accanto al fuoco. Inoltre la Too Faced fa delle confezioni che mi piacciono un sacco!


Creme: avevo detto che avrei provato delle creme naturalissime, prodotte da Alchimia Natura, non appena avessi finito le mie. Ecco sono rimasta in realtà a secco per un po' perché non avevo liquidità, ma finalmente sono riuscita a prenderle. Alchimia Natura ha sede in quel di Modena, producono da sé tutti i loro prodotti, e l'azienda mi è stata consigliata da un amico che lavora per loro.

Mi sono fatta mandare in effetti tempo fa dei campioncini e ne ero rimasta molto soddisfatta. Purtroppo, e devo dirlo, sono costosi. Certo la qualità spesso si paga, ma capisco se alcune persone preferiscono altre ditte. E confesso che anche io ho acquistato per provare, perché ero curiosa, ma se fossi stata in tempi più magri sarei passata ad altri lidi.

Partiamo da: "Occhi di fata contorno occhi" di Alchimia Natura. Primo neo piccino: c'è il dosatore a pompetta. Essendo un prodotto antirughe quindi abbastanza corposo, si rischia lo spreco pigiando a fondo la pompetta. Quindi bisogna pigiare poco poco, per intenderci già un puntino di 5 mm per entrambi gli occhi è sufficiente, se non troppo. Non ricordo un odore particolare (ottima nota positiva). Tende ad essere un po' grasso e a lucidare ma, come scritto sopra, difficile trovare un prodotto antirughe "leggero". Inoltre se ci fosse stato il vasetto anziché il dosatore forse, usandone una quantità inferiore, si sentirebbe meno pesante.
Tutto sommato la mia valutazione è molto positiva: si tratta di un prodotto assolutamente naturale e se avete il contorno occhi leggermente secco è davvero un toccasana!

Ho preso anche A fior di pelle crema viso riequilibrante. La crema ha lo stesso dosatore a pompetta del contorno occhi, ma in questo caso è perfetta. Ecco eventualmente tenete la confezione in verticale se no tende a spruzzare. Ha un ottimo odore di fresco (credevo fosse salvia ma leggo negli ingredienti rosmarino). Sono odori che devono piacervi ma preferisco questo al classico odore delle creme da supermercato, stile nivea, per dire. Non è per niente unta, si stende benissimo, i primi giorni ne mettevo poca e mi sentivo la pelle un po' secca, ora ne metto un po' di più e in effetti va molto meglio. E' un'ottima base trucco.

Se volete puntare su qualità e ingredienti naturali ve la consiglio. Sono molto veloci nelle spedizioni e molto spesso organizzano da loro degli eventi così, se potete andare, avrete l'occasione di conoscerli e vedere come producono i loro prodotti.

P.s. nel fare una pausa durante la scrittura di questo post, sono andata in posta a ritirare il kindle di Fry e ho scoperto che c'erano altre due cartoline nella buchetta. Una di queste cartoline era proprio la BB cream della Sleek MakeUp che recensirò appena l'avrò provata.

Parliamo di altro. Ho acquistato un po' di prodotti per fare le macro con la macchina fotografica. Degli adattatori, ecc.

Ho comprato un adattatore per attacco M42. Avevo in realtà sbagliato perché dovevo prendere un adattatore che mi facesse utilizzare le vecchie ottiche delle analogiche canon con le nuove EOS. Ma chissà come mai mi ero fissata con l'attacco M42 che in realtà è un attacco a vite delle macchine fotografiche della DDR. Ero un po' sfavata perché l'ottica Canon vintage ha un'apertura massima di 1.8 mentre l'ottica della Dederrina (Exa 1b) è un 2.8.

Così mi sono ricordata che a Berlino avevo preso un'altra Dederrina, sono andata a controllare e per fortuna quest'altra ottica è un 1.8. Perfetto e a culo, direi.

Ho preso anche un adattatore per montare l'obiettivo al contrario, in questo caso l'ottica canon vintage, dei tubi di prolunga, un flash made in china ma wireless, un diffusore per il flash e un braccetto per flash, da attaccare alla macchina fotografica. Ho fatto qualche prova e i risultati non sono perfetti ma per essere alle prime armi...








Con i tubi di prolunga invece...








e oggi le prove macro con tutto attaccato, tranne il braccetto del flash perché devo regolarlo e non ho trovato le viti











Mi allenerò: promesso.

Volevo anche parlarvi di un libro che ho appena terminato: Deumanizzazione, di Chiara Volpato. Me lo ha regalato una mia amica per natale.
Inutile dirvi che è un libro nelle mie corde. Sarebbe bello se fosse nelle corde di tutti. La deumanizzazione, la infra-umanizzazione e l'oggettivazione sono talmente comuni che ormai non ci facciamo più caso, ma quando apriamo gli occhi (e questo testo in parte aiuta) verrebbe voglia di chiedersi in quale mondo desideriamo vivere...