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10 novembre 2018

Don't Call Me White

Non è assolutamente vero che sbagliando si impara. Sbagliando si cementificano le strade che portano agli stessi errori. Quelle strade diventano conosciute e praticabili così, a fronte di strade non battute, preferiamo la stessa identica strada che ci porterà al fallimento più totale. Tanto la conosciamo, non possiamo restare delusi dalla meta, non abbiamo un granché di aspettative.
Quindi, ripeto, ci mettiamo gambe in spalla su quella strada, quasi ignari di ciò che invece puntualmente accadrà.

Io sono una frana.
Praticamente in tutto.
Quando cucino mi riesce bene qualcosa, ma qualcos'altro sarà un tremendo errore anche se quello sbaglio non verrà notato nell'amalgama dei gusti.
Quando mi trucco, nonostante mi dicano che sappia truccarmi bene, un occhio non sarà mai uguale all'altro (e mi trucco da quando ho 14 anni, quindi torda proprio), metà della bocca avrà un rossetto messo in modo diverso e il blush sarà diverso sulle guance.

C'è un errore in cui casco ogni tot anni.
Quella strada lastricata (di buone intenzioni e risultati di merda) prende il nome di OggiMiTingoICapelliDiBianco.

La penultima volta che ci avevo provato il risultato era stato questo:


Sì, sono bianchi, ma talmente rovinati che ogni volta che li pettinavo svolazzavano in giro tipo peli di gatto durante la muta stagionale.
Dopo quattro decolorazioni a 40 volumi si sono frantumati loro e un po' anche le mie balotas e alla fine li ho praticamente rasati a zero.
Dopo anni di decolorazioni però almeno ho imparato a capire come reagisce il mio capello ai trattamenti, e so anche quando non dare ascolto ai consigli dei parrucchieri.

Quando vivevo a Cömo sono andata dal parrucchiere a farli, ma sono tornati gialli (biondo chiaro) nel giro di poco.

Però ho in mente una foto da fare e mi servono i capelli bianchi. Cioè, ho comprato anche un gel colorato di bianco, ma mi sono detta "Bhe dai, ormai sono bionda, che ci vorrà mai a farli bianchi?"
Seguito dal solito OggiMiFaccioICapelliBianchi! Ho messo il punto esclamativo per enfatizzare.

Vado in centro, in un negozio fornito di roba per parrucchieri. Ho bisogno di decolorante, toner antigiallo, possibilmente che viri all'argento (uh sì mi garberebbero tanto Silver) e non so cos'altro.

Così mi faccio consigliare ed esco con:
Toner Silver
Toner Lilla (funziona anche come antigiallo)
Decolorante
Fiale di cheratina
Mi regala anche shampoo e maschera ristrutturante
Mi scrive su un foglietto le istruzioni passo passo per i due toner (da non fare assolutamente insieme).

Innanzitutto mi dice di decolorare i capelli a 20 volumi. Ricordatevelo perché più tardi scriverò cosa invece ho fatto.
Per chi non lo sapesse, i volumi indicano la potenza dell'ossigeno da miscelare con la polvere decolorante (passatemi la parola potenza, non ho voglia di googlare per cercare altro).
Un 10 volumi è blando, un 40 volumi è la devastazione (lo sconsigliano tutti, per i capelli di cui sopra, che svolazzavano in giro, avevo fatto due deco di seguito a 40 volumi. La pelle del cuoio capelluto si staccava sotto forma di grosse squame ed è andata avanti così per qualche giorno).

Dopodiché per il toner Silver, che è quello che volevo provare stasera, un ossigeno 10 volumi da miscelare insieme.

Prima del toner, shampoo, poi maschera mescolata alla cheratina da tenere in posa 10 minuti.

Se non me l'avesse scritto io ora avrei mescolato lo shampoo col toner, decolorato il cane a 40 volumi, sniffato la polvere decolorante e corso per casa tutta nuda gridando "Satana prendimi".

al centro il tonalizzante Silver

in basso a destra quello violetto
Finito lo shopping mi vedo con Dado, sono contenta, è un po' che non ci si becca. Ma come sempre il tempo è poco, sempre troppo poco. Perdiamo tempo (colpa mia) a parlare di altre persone e a prenderci a mezze testate perché non ci si trova perdendo di vista la cosa importante, ovvero parlare di noi, della nostra settimana, di come stiamo.

Quando mi riaccompagna a casa arriva l'ora X.

OggiMiTingoICapelliDiBianco (anzi di Argento, non Asia, però).

Fase preparatoria, cerco di infilare i guanti bestemmiando meno del solito. Ho visto in un video in cui si impomatano i capelli di olio di cocco per proteggerli prima della deco. Provvedo.
Sono unta e odoro di schifo ma continuo. Forza e coraggio.
Lei mi aveva detto di usare ossigeno a 20 volumi. NEIN.
Uso quello a 30, a me il 20 volumi fa pernacchie rumorose. Prrrr.
(Vi dovrete sorbire le foto della mia faccia, mi spiace, non odiatemi).

Prima, devastazione

decolorazione a 30 volumi per mezz'ora

Attendiamo gli alieni (i fogli di alluminio tengono bene il calore, con il calore la decolorazione funziona meglio)

yellow

Faccia di merda a parte, maschera ristrutturante

super gialla
Pausa cena.
NOMNOMNOMNOM

Comincia la parte con il tonalizzante silver.
La tizia del negozio mi aveva detto ossigeno a 10 volumi più il toner.
Io ossigeno a 20 volumi più toner.
Mi aveva detto di lasciarlo in posa 20 minuti, lo lascio mezz'ora.



macché, argento nella fantasia
Nemmeno OggiMiTingoICapelliDiBianco e manco di Silver. Il risultato è biondo svampita. Ma non demordo, finché non cadono come i peli di un gatto durante la muta stagionale ho ancora lo shampoo antigiallo e secondo me col prossimo tonalizzante ci saremo, li devo solo lasciare riposare.
Anche se mi odio bionda.

Come diceva il buon Roccio "Sai chi è una bionda intelligente? Un Labrador"
Per la foto che voglio fare però mi servono, e poi sono un'ottima base per tutti i colori che vorrò farmi. Indiposcia, ben venga.

Per il resto che vi devo dire? Vivo alla giornata. Non lurko, non stalkero, vivo nel mio guscio.
Ogni istante è una scelta.
Se sto bene? No.

Ma potrebbe sempre essere peggio.

Canzone del giorno: Die Antwoord Alien

31 maggio 2017

La mia rubrica: lenti a contatto (di merda)
Le Mensili di Salmoiraghi

Dato che finora non ci ha pensato nessuno e ogni volta che cambio lenti (mi succede sempre perché non ricordo quali lenti ho acquistato in precedenza) mi capita di indossare lenti a contatto di merda che mi devastano gli occhi, eccomi qui, sperando che possa essere utile a qualcuno.

contents: 60% XC (omafilcon A 40%, H2O 60%)
Trattasi di lenti mensili: le preferisco come tipologia di lenti perché le giornaliere sono troppo morbide e a fine giornata mi danno fastidio e le bisettimanali costano tanto per la resa finale.

Allora: lenti prese a caso, come sempre.
A una prima occhiata si presentano morbide, troppo morbide, quasi al pari di lenti giornaliere, lievemente bluastre.
Metterle senza accartocciarle è impossibile.
Spesso appena indossate sono già poco confortevoli ma il peggio lo danno dopo appena qualche ora. Si seccano da matti (e non soffro di secchezza oculare) e l'unica cosa che vorresti fare è strapparti gli occhi dalle orbite.
Per me è assolutamente no. Stamani le ho messe, sono uscita, dopo 3 ore le ho dovute togliere che mi davano già fastidio (lenti messe per la prima volta, quindi nuove, 7 giorni fa appena). Le ho rimesse intorno alle 14, alle 16 mi sembrava di avere già sabbia negli occhi.

Non mi pare nemmeno fossero le più costose: sul sito le danno a 17,90 euro la confezione che comprende 3 lenti.

Quindi sono ben felice di disfarmene completamente tra un paio di settimane, dato che è già il terzo mese che ci soffro.
Alle prossime lenti!

20 febbraio 2014

Guida galattica per non lavoratori

Per me il problema, quando non lavoro, a parte le pressioni sociali, è quello di trasformarmi in una sciatta casalinga, spettinata, pigiama e ciabatte. Di prendere qualche chilo, di non curarmi più.
Ecco quindi delle semplici regole per evitare questa entropizzazione dell'essere umano.

Innanzitutto, alzatevi presto. Se il vostro compagno/la vostra compagna si alza per andare al lavoro alzatevi con lui, se no puntatevi la sveglia e imponetevi dei ritmi, altrimenti rischiate di fare le larve fino alle 11 del mattino e aver perso metà della vostra preziosissima giornata.

Preparatevi, sempre, come se steste per uscire, anche se non ne avete l'intenzione. Capelli, trucco e parrucco. Lavata di ascelle o doccia, deodorante.
In primo luogo perché potenzialmente potreste uscire e, nel caso, sareste praticamente già pronte e in secondo luogo perché non fa bene vedersi o sentirsi sciatte.

Vestitevi! Lo so, molti amano rimanere in pigiama a casa, è una questione di comodità, ma vestirvi ed essere preparate e pronte vi mette già in condizioni psicologiche migliori. Rimanere abbozzolate nel pigiama tutto il giorno è il primo passo per l'abbruttimento personale.

Non mi ricordo chi me lo diceva, ma consigliavano alle persone in cerca di lavoro di vestirsi come se dovessero andare a un colloquio anche solo per spedire i curricula. Predispone sicuramente meglio.

C'è il grosso rischio di spuntini fuori orario.
In genere io quando lavoro non faccio nemmeno colazione al mattino, per cui cerco di contenerli anche quando sono a casa e aspetto pazientemente l'orario del pranzo anche se, per lo meno la colazione me la concedo, adesso.

GO-DE-TE-VE-LA.
I sensi di colpa non solo non vi permettono di fare quello che volete fare (anche se quel che volete fare è stare sul divano a contemplare un bel libro o le cazzate che potete leggere online) ma vi fanno sentire doppiamente frustrati se decidete di fare qualcosa che non volete solo perché siete a casa tutto il giorno.

Avrete tempo per sistemare la casa, avrete tempo per qualsiasi cosa, ma se trovate un lavoro non avrete più (tanto) tempo per voi.

07 agosto 2012

Objects in mirror are closer than they appear

Ovvero: come preparare un buon mate.

Da qualche giorno mi è presa la fissa del mate. Comprato il matero (ovvero la tazza in cui si beve il mate), la bombilla (caratteristica cannuccia con dei fori sul fondo per bere il mate senza ingerire i pezzetti di foglie) e ovviamente la yerba mate, ho cominciato a cercare in giro notizie su come berlo e prepararlo. In Argentina è come il nostro caffè, ma forse ancora più radicato.
Le persone si portano il thermos pieno di acqua calda e le foglie di mate per poterlo bere in giro, in compagnia, al parco o dove vogliono.

Non è come il the per gli inglesi, non penso che si portino in giro il thermos per berselo in qualsiasi dove.

E' una cosa che fa parte di loro.

E' cominciato da quando un'amica ha postato un link in cui spiegavano quali erano i vari tonici naturali, e sugli effetti che davano. Nella lista c'era anche la yerba mate, una cosa che io ho sempre snobbato perché già non amo il caffè e mi era sempre stata proposta come bevanda amarissima, peggio del caffè, troppo eccitante. In realtà no, contiene mateina, simile alla caffeina, ma gli effetti, almeno per me sono diversi.

Il fratello di Fry vive a Buenos Aires e ha adottato la yerba mate nella sua vita. Così ho deciso di farmi spiegare da lui il corretto metodo di preparazione di un buon mate.
Lo scambio di battute, in chat, è stato questo.
Lui: "Se conoscete qualcuno che vive in Argentina e può spiegarvi per bene come si fa un buon mate siete a cavallo"
Io: "bhe io avrei una specie di cognato che vive lì.."
Lui: "Ottimo, potete chiedere a lui"
Io: ".... ehm saresti tu!"

Su Skype mi ha spiegato per bene come si fa.
Innanzitutto bisogna curare il mate, ovvero il contenitore in cui si berrà il mate. Questo vale solo per i contenitori porosi, come quello dell'immagine sopra (che poi è il contenitore tradizionale).

Si deve riempirlo di erba mate e acqua e lasciarlo riposare 24h. Poi si svuota e si ripete, usando pure la stessa yerba mate e si fa per qualche giorno. Io l'ho fatto per due giorni ma molti consigliano una settimana.

Passato questo periodo si può cominciare a gustare il mate.
Si riempie per 3/4 circa del suo volume il matero, si tappa con la zampa, si gira e si scuote. Tipo shaker, tipo Shakira, come volete dirlo ma si scuote. Nel rigirarlo però si esegue un movimento lento, in modo che il mate si disponga in una geometrica discesa e lasci una zona "vuota" in cui andare a inserire la bombilla. Si versa in quel buco, proprio accanto alla bombilla, un po' di acqua tiepida, non calda in modo che la yerba mate cominci a rilasciare il suo aroma nell'acqua.
Poi si versa l'acqua calda.
Calda ma non bollente, diciamo sugli 80°. Come fare a capire quando l'acqua raggiunge la temperatura giusta? Non si può. Io aspetto di sentire un mezzo rumorino di acqua che non bolle ma staquasiper.
Si versa l'acqua e una lieve schiumetta vi farà capire che il mate è pronto e potete berlo tramite la bombilla.
E' amaro? Un po' ma mai come il caffè. Quando cerco di bere il caffè senza zucchero mi vengono i conati di vomito, la yerba mate sa di the senza zucchero, the un po' più amaro. Bevete fino a sentire il classico rumore di "mate finito" e riversate sopra acqua calda. Io la riempio per tre volte circa, alla fine la yerba mate assorbe così tanta acqua che non c'è molta bevanda.

L'effetto che fa è davvero rinvigorente. Sveglia senza dare batticuore, da' energia per riprendere la giornata. E' un toccasana in questo caldo periodo in cui non hai voglia nemmeno di alzarti dal letto. Lo bevo al mattino mentre cazzeggio al pc prima del lavoro e in pausa pranzo quando sono a casa.
Giudizio? Promosso. Mi piace di più del caffè. Il problema è reperire la yerba mate.
Il primo pacco l'ho acquistato online insieme a matero e bombilla. Ho trovato una bottega equa e solidale che ne vende ma è brasiliana e il fratello di Fry mi ha spiegato che il sapore è un po' diverso perché ci sono solo le foglie e non anche i piccioli come per quella argentina. Vi saprò dire.
Intanto spero di essermi spiegata per benino e buon mate a tutti.

Canzone del giorno: L'estaca Lluis Llach

06 marzo 2012

Il mio francese

Un paio di anni fa mi sono cimentata nello studio di questa astrusa lingua e la motivazione di ciò - dato che essenzialmente non sono assolutamente portata per le lingue, e non parlo nemmeno un po' di inglese - era una e una sola. In Madagascar, oltre al malgascio, parlano il francese.
Ora, non so se mai voi vi siete appropinquati a questa lingua, ma temo che l'unico modo che esista per pronunciare bene il francese sia tenere le labbrucce strette come il buchin del sederin o meglio, come dico io, nella stessa posizione in cui le terreste dopo aver addentato una bella fetta di asprissimo limone.
La cosa stranissima è che mi imbarazza pronunciarla, anche a casa, da sola. Questo dovrebbe fare intendere che tipo di paranoia ho nel parlare un'altra lingua, e quindi che più che non saperla, sono bloccata nell'esprimerla.

Stay tuned, se riesco ad arrivare a fondo a questa cosa dovrò anche cercare un essere umano con cui ciaciare di questa roba.

Stanotte invece altro sogno strano di cui ricordo solo poche scene. Devo fare il prelievo del sangue. Mi infilano al dito quella pinza per prendere la pressione. Dopo aver visto che la mia pressione è ok, decidono di non farmi il prelievo perché sono "in perfetta salute". Comincio a litigare con loro: non devo fare i prelievi per un mio capriccio personale, anzi eviterei volentieri, ma sono i miei controlli e devono prelevarmi il sangue. Ma non riesco a convincerli, per loro il prelievo non è assolutamente necessario.

Altra scena: sono alla cassa e sto pagando qualcosa, devo pagare sui 5 euro ma la commessa invece di dirmi 4.43 euro, mi dice quattrocentotrèdieci. Io non capisco così le chiedo di ripetere diverse volte finché non mi spiegano che quattrocentotrèdieci significa 443, ovvero 4,43. Mi dicono che in Emilia Romagna si usa dire così.

La prima parte bhe, allora. Quando avevo tipo 14 anni sono andata a una mostra di roba multimediale interattiva. Una installazione in particolare mi aveva colpito. Si trattava di una sorta di trono dove bisognava attaccarsi all'indice sinistro una di quelle pinzette per la pressione e in base al tuo battito e alla pressione, sul monitor di fronte avevi scene diverse. Era una sorta di viaggio all'interno del cuore alla fine del quale io avevo sentito un boato di ovazioni, come un pubblico che mi acclama, mentre la mia migliore amica per esempio, aveva trovato la formula della relatività.
Questo è il mio ricordo di questa sorta di pinza che altre volte non ho mai usato - no aspetta - ora che ci penso tutti i miei interventi con anestesia totale presentavano questo aggeggio, giustamente.
Inoltre quando devo andare a fare una visita mi capita spesso di dover discutere sul perché faccia determinate analisi. Del tipo: "Ma perché fa la mammografia? E' giovane!". Oppure "A cosa le serve un'ecodoppler cardiaca? Non mi pare abbia problemi di cuore". Ecco.

La seconda parte penso che sia in parte dovuta alle mie precedenti difficoltà di capire il dialetto (modenese per lo più) che i vecchietti mi parlavano allo sportello, e in parte dovuta al fatto che il mio amico Malconcio, tornato ora da Monaco - dove vive adesso - per un weekend a Bologna mi spiegava che in tedesco i numeri si dicono al contrario. Ovvero per dire 4 euro e 10 (se non ricordo male) si dice 10 e 4. Qualcosa del genere.

Ora mi preparo un bel colapranzo e vi lascio con la canzone del giorno (gentilmente offerta da Fry, quest'oggi).


Canzone del giorno: Up Patriots To Arms Subsonica/Battiato

22 novembre 2011

Corsi a Distanza (di sicurezza)

Oggi io e Fry siamo andati a vedere un amico che si laureava. E' sempre bello vedere che qualcuno nella vita raggiunge degli obiettivi.
Io ho scelto di non laurearmi.
Questo per varie ragioni: ma sopra tutte in particolare il non avere una forte motivazione e il non avere, quindi, nessunissima voglia di studiare.

Qualche mese fa, spulciando su internet, trovo le informazioni per un corso da Assistente Veterinario. Figurarsi, da quando sono piccola sogno un lavoro come veterinaria, ma dopo aver portato il mio cane a fare una semplice iniezione e aver pianto come una fontana ho deciso di desistere da questo sogno.
Del resto, voglio dire, ci sarà un altro posticino per me, accanto ai miei animalucci, no?
Così appena trovato questo corso ho mandato subito il form di richiesta informazioni per poi scoprire che si tratta di un corso di formazione a distanza. he, non ho pregiudizi, così oggi pomeriggio mi contatta una ragazza per fornirmi tutte le informazioni del caso. Presto detto. Iscrizione di circa 196 euro (e mi mandano le prime schede per studiare), poi 12 rate di circa 162 euro per un totale di circa 2100 euro. La ragazzotta mi specifica che posso pagare anche in 24 rate. Sono galvanizzata, e sono così presa da non accorgermi che mi sta proponendo anche "gratis" a sua detta il corso come educatore cinofilo.
Attacco tutta contenta dopo averle detto che ci devo pensare ma sono molto interessata, e quando riattacco tra me e me penso "domani la chiamo e le dico di spedirmi il primo modulo". Allora mi metto a cercare su internet pareri su questa tipologia di corsi e li trovo molto discordanti. Insomma pare ti rilascino un attestato ma che non sia riconosciuto, sembra che lo stage (perché ti offrono anche lo stage ed era quello che mi attirava più di ogni altra cosa) lo fai ma ti devi sbattere te per trovare una struttura che te lo faccia fare, poi alcuni lamentano ritardi nella consegna delle dispense o dell'attestato e zero aiuto per lo stage. Tutte le persone che ne parlano bene scrivevano post a cazzo, con accenti dove non dovevano esserci e le k al posto delle c.
Perdonatemi ma io a queste cose ci bado.
Vado sul loro sito e dicono che qui in Italia i corsi a distanza sono snobbati mentre in altri paesi europei sono tenuti in grande considerazione. Megadubbi.
Scrivo a un gruppo su facebook che si occupa di levrieri e mi sconsigliano subito di fare uno di questi corsi. Costa troppo per essere a distanza e poi, mi fanno giustamente notare, a che serve un corso di educatore cinofilo a distanza?
Improvvisamente mi passa tutto l'entusiasmo e il mio 90% si sposta sul no.
Poi trovo questo sito. Fanno corsi, alla metà del prezzo, tenuti da professionisti del settore, e puoi anche portare il tuo cane. Sarebbe meglio anzi portare il proprio cane ma se non lo si ha è possibile usare il cane di altri corsisti. Rilasciano attestati per cui l'educatore cinofilo, come specifica il loro sito, viene riconosciuto come Educatore Cinofilo e tecnico di Mobility dallo CSEN e dal CONI senza dover sostenere un ulteriore esame.
Direi che il mio 100% di è per ora per questo corso. Ma vorrei aspettare di avere un cane prima di farlo. E' solo su questo che ora devo pensare.

Inoltre domani parteciperò a un esperimento di psicologia cognitiva all'università di psicologia. Ho trovato un annuncio sulla bacheca universitaria di informatica, oggi alla laurea del nostro amico, e ho subito inviato la mail. Dicono che sia un test da fare con i LEGO e il pc, ma so già quasi per certo che queste indicazioni servono a sviare dal fine ultimo dell'esperimento. Fry dice che così però inquino il loro esperimento.
Se così fosse si vede che non è fatto bene.

Canzone del giorno: Lost Reflection Crimson Glory

05 novembre 2011

Recensina. Piccola recensione.

La settimana scorsa o forse due settimane fa (non so perché il tempo per me ha assunto una dimensione tutta sua) ho finalmente acquistato Lavera Natural Liquid Foundation (nella colorazione più chiara, la 01, porcelain) e il Lavera Natural Concealer, il correttore anch'esso nella sua colorazione più chiara.
Purtroppo ho notato che il mio fondotinta in polvere, minerale, per l'inverno non va bene perché appena posato sulla pelle fa un effetto seccante anche se poi scaldandosi diventa perfetto ma, soprattutto attorno agli occhi, si infila nelle mie microrughette che diventano quindi più evidenti. Tenendo fede al mio credo verso prodotti naturali mi sono messa a cercare su internet alcune opinioni in merito. Ero indecisa tra il fondotinta di The Body Shop (non così naturale in effetti) e quello della Lavera. Dopo aver letto diverse opinioni negative su quello di The Body Shop (pare che si trasferisca su qualsiasi cosa e basta appoggiarsi un pochino da qualche parte per lasciare le impronte) mi sono decida per la Lavera. Sul web ho letto che è un buon fondotinta anche se non è molto coprente. Premetto che i fondotinta coprenti non mi piacciono, preferisco un effetto più naturale e una volta provato devo dire che questo, per me, è perfetto. Il mio unico problema è che avendo la pelle grassa, dopo qualche ora divento lucida come una bambola di cera ma su questo posso fare ben poco e credo che il problema sia della crema che uso come base, non molto consona alla mia pelle ma ad oggi questa è quella che ho, e che devo finire.
La texture è molto fine e come ho detto prima la copertura è medio-bassa. Il correttore anche, copre poco ma così facendo evita quello strano effetto pandaalcontrario che spesso vedo in giro (contorno occhi chiarissimo). Con una sventolata di cipria (nel mio caso minerale ovviamente) sopra la situazione migliora moltissimo e sono molto soddisfatta del mio acquisto. Appena riesco magari posto delle foto del prima e del dopo per farvi vedere l'effetto. Non ho una pelle orrendissima quindi nel mio caso il fondotinta serve solo a uniformare l'incarnato, ma credo che possa essere utilizzato anche da chi non ha una pelle propriamente stupenda. Penso che sia meglio vedere qualche difettuccio che presentarsi con un viso a mascherone.
Io le ho trovate in un negozietto di roba biologica ma se volete potete acquistare i prodotti del marchio Lavera anche qui. Ho conosciuto Lavera per caso, i suoi burrocacao sono gli unici che fanno qualcosa alle mie stupide labbra e speravo di prendere in futuro anche uno dei suoi deodoranti. Se qualcuno li ha provati me lo faccia sapere.

13 luglio 2011

Due cose

Ieri sera alle 19.40 ho avuto un altro colloquio. La fortuna è che ho dovuto fare esattamente (vediamo che dice google maps) 160 metri.
Ero un po' in dubbio perché quando mi hanno detto l'indirizzo e ho scoperto che era dietro casa, sono andata a controllare un attimino e ci ho trovato un'agenzia immobiliare. Non ricordavo assolutamente di aver spedito un curriculum a un'agenzia immobiliare però chissà, ne ho mandati così tanti che vatti a ricordare.
Così ieri sera vado a sentire e mi presento con questa maglietta.

Prima di tutto perché un lavoro ce l'ho già, volevo comunque "andare a sentire" che non si sa mai. E poi perché questa, questa maglietta, i miei leggins e i miei capelli viola, sono io. E anche perché in nessun colloquio sono stata mai giudicata per il mio vestiario (con grande disappunto di chi, invece, dice che dovrei adeguarmi alla massa e andare a un colloquio vestita in maniera formale).
In ogni caso appena entro il tizio sta intervistando un altro ragazzo ("E' qui per il colloquio?")e mi invita ad aspettare fuori. Fuori? Va bhe, esco e aspetto.
Il ragazzo che era appena stato intervistato esce dall'agenzia immobiliare e mi chiama, salutandomi con un "In bocca al lupo".
Il tizio mi fa accomodare, mi squadra per un istante dalla testa ai piedi e commenta con un "Sportiva eh? E il viola..."
Stranamente non mi sento a disagio, è come se mi dicesse "ah, ma hai gli occhi verdi". E mi chiede "Come mai il viola?"
Che domanda. Come mai sei pelato? Avrei dovuto chiedergli.
Parto con la solita pippa del colore che mi piace ecc ecc. Rimarca ancora questa cosa della maglietta "certo, questi vampiri con i dentini". Ora, non a voler pensare male ma i dentini sono dritti dritti sul mio (quasi inesistente) seno.
Io però continuo a non capire di che tipo di lavoro si tratti, poi quando mi dice "Vedo che è residente a Torino, per quello via e-mail le avevo detto che il lavoro è a Bologna". Ora mi ricordo.
Qualche giorno fa Fry dice che dal sito dell'unibo stavano reclutando gente per un'azienda di cui mi passa il sito e ai quali invio subito il curriculum. La risposta è stata, come sopra, che loro sono a Bologna. Quindi cercano web designer, programmatori, un po' di tutto ma a Bologna. Ho rimarcato quindi di avere il domicilio qui.
Così mi spiega che si stanno appoggiando solo all'agenzia immobiliare, per fare colloqui, ma sono in espansione e in particolare mi fanno il colloquio per una posizione amministrativa. Però a metà tra segretaria e public relation, con una punta di conoscenze informatiche "per sapere di che parla il cliente". Mi comunica che mi trova una persona estremamente intelligente, che gli interessa anche il fatto che abbia studiato grafica, mi racconta la storia di Adriano Olivetti e mi dice che, nel caso venissi selezionata, dovrei essere la sua ombra, quindi se c'è da rimanere in ufficio fino a tardi per fare delle cose, si rimane. Se lui deve andare a un aperitico chic con i clienti, bhe io dovrei mettermi carina tutta sorrisi e tacchetti.
Una cosa assolutamente contraria alla mia filosofia di vita.
Però posso giocarmela, insomma, un lavoro già ce l'ho (sempre che nessuno ci ripensi) così quando scorrendo tutti i lavori che ho fatto, uno diverso dall'altro, mi chiede "Ma lei cosa vuole fare nella vita?" finalmente posso rispondere con un sincero "Non lo so". E, #sapevatelo, questa risposta piace, specialmente se corredata da un sincero "Non importa che lavoro andrò a fare, per me l'importante è trovare un bell'ambiente e tornare a casa soddisfatta. Qualsiasi cosa debba fare."
Si dondola sulla sedia soddisfatto, a quanto pare la mia risposta gli è piaciuta. E la domanda era riferita anche al fatto che lui vuole una risorsa da formare e che non cerchi altro lavoro, cioè mi sta praticamente dicendo che mi vuole pagare una miseria e che se trovo qualcos'altro non dovrei accettarlo per una promessa fatta a lui, per una promessa di crescita.
C. mi diede un consiglio essenziale. Mi disse di cercare sempre di capire ai colloqui se sei tu che devi venderti all'azienda, o se chi ti fa il colloquio vuole venderti l'azienda. Qui era vero il secondo caso. Cioè questo omino mi stava quasi dicendo che era un lavoro di merda, stare tante ore in giro con lui, vestendomi bene e sorridendo alle battute leghiste dei clienti snob, concentrata a non inciampare con i miei tacchetti, pagata quasi niente e con una parte di lavoro amministrativo di enorme responsabilità.
Mi dice che sarebbe un rischio puntare su di me perché non conosco la parte amministrativa del lavoro, che è quella più complicata. Mi chiede quanto imparo in fretta. Gli dico che il mio curriculum presenta tutti lavori diversi l'uno dall'altro e ogni volta ho dovuto imparare velocemente. Mi dice a quel punto che vorrebbe propormi uno stage ma subito rifiuto la proposta. Non posso permettermelo.
Alché mi chiede quanto vorrei (che sa un po' di richiesta a una prostituta): mi dico che il minimo sarebbe 1000 euro netti per un posto del genere in cui ci sarebbero un sacco di straordinari non pagati. Sono stata bassa anche perché se voleva prendermi in stage significa che mi avrebbe dato il meno possibile.
Mi dice che i miei 30 anni sono un problema perché non possono farmi il contratto di apprendistato e quindi mi propone un cocopro della durata di un mese, un mese in cui, ripete, non devo cercare altro lavoro. Gli dico allora che senza l'assicurazione di un futuro lavoro non posso non cercare, quindi scende a due settimane di non ricerca di altro impiego.
Guarda il libro che mi sono portata e mi chiede se mi piace leggere e parte una lunga discussione sulla crudeltà dei tedeschi verso gli ebrei e di come sia potuto accadere. Mi parla de "L'Onda" il film tratto dall'esperimento di un professore che ha ricreato nella scuola dove insegnava, la stessa obbedienza cieca verificatasi ai tempi del nazismo (esperimento che conosco però mi fingo interessata). Dice che mi farà sapere, oggi avrebbe sentito un'altra persona.
Tirando le somme, sono stata sincera più del dovuto e ho capito che questa cosa funziona, se hai contenuti. Tutto sommato il mio abbigliamento e il mio modo di essere hanno destato curiosità. Inoltre come giustamente mi ha detto Fry, se io mi mettessi in ghingheri per un colloquio non sarei io, e se ne accorgerebbero perché mi sentirei in imbarazzo. Appena uscita faccio per tornare a casa e trovo Fry per strada, si era preoccupato perché era passata un'ora (mioddio abbiamo parlato così tanto?) e stava venendo a cercarmi. Andiamo a prendere le birre scialle al piccol e intanto gli racconto. Conferma le mie prime impressioni, cioè che è un po' fumoso quando mi racconta del lavoro che andrei a fare, che gli puzza di fregatura.

Quando saliamo a casa col carico di birre a braccio, la ragazza del coinquilino mi dice che "loro" (indicando Fry e Conqui) non sono d'accordo però secondo lei dovrei vestirmi come una donna che ho trent'anni ormai. Parte una discussione già sentita in cui affermo che nessuno può dirmi come essere né come vestirmi e la società non può impormi di mettermi il tailleur perché ho 30 anni. Di solito queste cose me le dicono gli uomini che all'inizio sono incuriositi dal mio fare sbarazzino, poi cominciano a pretendere un abbigliamento meno mascolino e meno colorato, qualcosa di elegante o sexy mentre loro, d'altro canto, non hanno nessuna intenzione di mettersi eleganti - e io non lo richiederei nemmeno mai.
Dalle donne a volte ho qualche appunto, magari corredato da un "anch'io ero come te, poi sono cambiata".
Perché, perché mai devo cambiare? Posso, volendo, scendere a piccoli compromessi, ma questa sono io. Io mi piaccio così, sono a mio agio così, non potrei essere altrimenti. E se un giorno cambierò sarò perché sono realmente cambiata e non perché ho 30-40-50 anni.

Comunque, piccola parentesi, non m'importa.
Più che altro ieri prima di andare al colloquio è passata una signora di uno dei piani di sotto che tutta sfavata e con i pugni piantati sui fianchi mi aggrediva dicendo "Mi deve spiegare come mai l'ascensore è sempre bloccato a questo piano" - senza nemmeno salutare. In effetti al quarto piano succede a volte che la porta non si chiuda bene e quindi diventa impossibile chiamare l'ascensore dagli altri piani. Io di solito ci faccio attenzione e la chiudo a mano. Evidentemente non è così per tutti.
Però dalla mia ho i miei modi cortesi e gentili. E dopo una breve discussione dai toni pacati (miei) contro i toni aggressivi (suoi) è scesa chiedendomi scusa.
La cosa mi ha fatto sorridere e ha confermato la mia teoria secondo cui la cortesia vince su ogni cosa. Del resto si dice piemontese, falso e cortese, e sfruttiamoli questi stupidi detti.
Dopo questa scena ho deciso che per premiarmi del lavoro trovato mi dovevo fare un regalino. E mi sono comprata questi magnifici trucchini, dopo aver visto questo esempio di make up. Ho preso sia la palette che lucidalabbra e blush. Pare che con la pelle abbronzata questo blush renda meglio così ho deciso di diventare supernera quest'estate.
Vi lascio con due cose (oggi è la giornata due cose):
perché è giovane la scrittrice, perché è carino il tema, perché la Littizzetto ha detto "che fa morir dal ridere", vi consiglio questo libro che magari un giorno (comprati e letti tutti gli altri) prenderò anch'io:




L’allieva




Alessia Gazzola





Uno straordinario esordio tutto italiano



Vi consiglio questo libro




e poi, ovviamente, la canzone del giorno che mi ha svegliato stamane e non riesco a smettere di canticchiare da un paio di giorni: Mamma Lillo's Band

09 giugno 2011

Acido Glicolico - assottiglia pelle e portafogli

Piove.
Stamani sono senza trucco e per di più ho ancora tosse e raffreddore. Quindi un rottame. Tra gli occhi che mi si chiudono per il sonno, che dormo davvero poco con questa arsura in gola che mi accompagna sempre, e l'aspetto da Maga Magò, potrei tranquillamente sembrare una derelitta.
Ieri ho fatto delle ricerche in rete e ho trovato il miracoloso rimedio alla lieve follicolite che dall'avvento del silk-epil mi accompagna. Crema all'acido glicolico.
E indovinate chi, tra le tante, la vende? Proprio fitocose, affezionatissima casa cosmetica da cui compro tutte le creme. Il problema è che non volevo ordinarla online. Non ho tempo di andare a ritirare il pacco e comunque con le spese di spedizione per un solo prodotto non mi conviene. Così ho trovato la bioprofumeria, qui a Bologna, che vende anche prodotti fitocose. Ieri quindi vado, compro sia quella crema sia una crema per bimbi all'ossido di zinco (consigliata da mettere dopo l'epilazione) però non mi torna. La crema all'acido glicolico me la fan pagare 22 euro. Ora vado a controllare e, mentre sul sito fitocose la crema costa 16 euro e qualcosa, da bioprofumeria (sul loro sito) la danno a 21 euro. E a me l'han fatta pagare un euro in più. Ci sta un rincaro dal costo del sito fitocose (anche se è un grande rincaro) però addirittura un rincaro dal loro sito mi pare eccessivo. Quindi fitocose sempre promossa, anche se non ho ancora provato la crema in questione (ma ho grande fiducia in loro), peccato invece per la bioprofumeria che vende un sacco di bei prodottini, anche bjobi (altra marca che mi piace parecchio), ma con questo rincaro davvero non ha senso.
Quindi stasera dopo la doccia proverò questa fantastica crema che, dato il costo, userò davvero pochissimo. E' un esfoliante molto potente e proprio perché rende la pelle più sottile e sensibile non va usata se si scoprono le gambe al sole. Della serie: sono millenni che non scopro le gambe. Le mie braccia sono bianchissime ma in confronto alle gambe sono abbronzate: potrei fare ringo boys da sola.
Comincerò stasera e poi vi dirò: purtroppo anche con la ceretta la situazione è simile. Poi la ceretta è devastante perché è un'operazione lunga. Fai scaldare lo scaldacera, fatti la ceretta e imbrattati tutta, pulisciti con l'olio, fatti anche una doccia che se no rimani unta, e mi ci vogliono due ore. Indi silk-epil a vita (è uscito il nuovo modello, è strabiliantissimo, ma costa davvero tanto).
Oggi è il secondo giorno senza facebook, mi chiedo se qualcuno mi sta contattando sul social, così per sicurezza ho mandato una e-mail a chi potrebbe avermi contattato ribadendo loro che per un mese non ci sarò.
Capì?

26 maggio 2011

Sentiranno la mia mancanza?

E se vi dicessi che la sveglia non ha suonato?
Ieri, buffo, ho provato ad annullare il mio account su Facebook. In un momento così, in cui volevo annullarlo.
Mi è apparsa questa pagina:



Una tristezza.

Ma davvero mancherei, su facebook, a queste persone? Ma davvero davvero?
Con la Barbara non ci si sente da secoli, con Giorgio non ci si è mai sentiti su facebook, Alessandro è un monte che non lo sento e comunque abbiamo WhatsApp, Stefano lo sento via email e chat e con Iolmao convivo. Voglio dire.
L'unico motivo per cui non lo avevo fatto finora è che finalmente mia sorella ci si è iscritta e quindi sentirsi è più facile (abbiamo stretto rapporti che finora erano stati abbastanza lentini). Quindi l'ho convinta a usare twitter che (checché se ne dica) mi sembra un mezzo più intelligente per comunicare al resto del mondo.
Ora posso annullare in pace il mio account di facebook. Chissà. Ci penso.

Il mio compagno di corso mi propone di collaborare a un progetto in Java. Ci penserò.

Mioddio a quante cose devo pensare. #argh

Canzone del giorno: Numb Linking Park

15 marzo 2011

13/03/2011 - ore 17,00 circa

Abbiamo avuto un incidente. E' stato un incidente strano perché nessuno ci è venuto addosso, stavamo facendo una piccola curva a sinistra in autostrada, sotto la pioggia, nella zona tra sestri levante e lavagna e d'improvviso ci siamo trovate scaraventate sul muretto di destra, airbag esploso, suono stridente, guardrail di sinistra e sballottati all'interno della gallerie sul muretto di destra. Strisciata di lato finché la macchina, finalmente, non si è fermata. Fumo all'interno della macchina, polvere bianca e via, fuori dalla macchina, presto.
Chiedo a Maria se sta bene, mi conferma di sì, non so cosa fare. Mi dice di chiamare la polizia stradale, li chiamo ma mi chiedono dove sono. Non so dove sono, non lo so davvero. Dopo Sestri Levante? Dopo Chiavari? Chiedo di richiamarmi entro 5 minuti che guardo la posizione GPS intanto Maria sistema il triangolo che mezzo secondo dopo viene distrutto da una macchina che passa a tutta velocità. Intanto arriva la stradale, e mi squilla il telefono. Rispondo ed era la stradale. Gli dico che un loro collega è già lì, "Ma come è possibile?" non so, ma c'è. Si parlano tra loro e il collega appena arrivato mi dice che per fortuna non ho danneggiato l'autostrada, altrimenti avrei dovuto pagare una multa. Intanto mi fa l'elenco delle contravvenzioni e verbali che mi farà. Io in quel momento spengo il cervello.
Poco dopo l'arrivo della polizia stradale ecco anche il carro attrezzi che tira su la macchina e ci "porta in sicurezza" all'esterno della galleria. Prima mi avevano chiesto se volevamo un'ambulanza, io non so. Ho il braccio gonfio e livido e lì per lì penso di essermelo rotto ma di non sentire dolore per l'adrenalina che ho in corpo. Quindi dico che sì, voglio un'ambulanza. E chiedo cosa sarebbe successo. Il poliziotto mi dice che io sarei andata in ambulanza e la mia amica sarebbe rimasta lì: ma come? E come ci incontreremo? Fa spallucce e dice che lei in qualche modo mi raggiungerà. Ma come in qualche modo mi raggiungerà? Insomma ci portano in sicurezza e arriva l'ambulanza. Mi sdraiano sulla barella, sopra un coso di plastica arancione che chiamano la "spinale", Maria la fanno sedere lì di lato accanto a me. Ho preso dalla macchina la reflex e il portatile non me la sentivo di lasciarli in macchina. Decidono di portarci al pronto soccorso di Lavagna. Battiti: io 90, Maria 110. Dicono che la ragazza è "palesemente" agitata. Delicatezza pari a zero.
Ci scaricano in ospedale, al triage fanno entrare Maria per la registrazione, io vengo trasportata in barella in uno stanzone, sensazione già conosciuta e sorrisi di compassione della gente che incontro. Mi sono calmata, ok sono calma. Mia mamma non deve ancora sapere se no le piglia un infarto. Do' notizia a mia sorella ma ho una voce talmente tranquilla che non si preoccupa. Ci portano separatamente dall'ortopedico e poi a fare i raggi, niente di rotto ma Maria ha vinto una sublussazione alla spalla.
Poi chiamo Stark che volevo chiamare appena uscita dalla macchina dopo l'incidente ma giustamente Maria mi blocca "non fare prendere un infarto a quel povero ragazzo". D'accordo. Ma quando lo chiamo sono calma, anche lui sembra calmo. E infine mi vengono in mente le pastiglie, rimaste nello zaino. E chissà come mai poi, visto che avrei dovuto prenderle solo il mattino seguente. Così chiedo se gentilmente possono procurarmene una per tipo, del resto siamo in ospedale. La loro risposta è "non so proprio come aiutarla". Poi chiamano il carro attrezzi chiedendo di aspettarci che torniamo a prendere gli zaini. Ci dicono di andare in portineria per farci chiamare un taxi per portarci a Sestri Levante dov'è la macchina. Troviamo la portineria (intanto anche un bancomat per prelevare) e chiediamo se gentilmente può chiamarci un taxi. Ci da un fogliettino col numero. Io e Maria siamo indecise se desiderare che Lavagna venga rasa al suolo (oh senza offesa per chi ci abita) o riderci su. Comunque chiamiamo il taxi e io riferisco che siamo all'ingresso del pronto soccorso ma sbaglio, infatti il primo taxi che arriva gira in un angolo e sparisce dalla nostra visuale e la donnina della portineria ci dice che quello è l'ingresso dell'ospedale e non del pronto soccorso. Argh. Ci fa la cortesia di chiamare il pronto soccorso e farlo tornare indietro. Destinazione, Sestri Levante. ormai siamo oltre le 19.30, orario di chiusura ma ci hanno aspettate, quindi prendiamo lo zaino e intanto cerco un albergo sull'iPhone con connessione internet (e fanculo a chi mi prende in giro, ci è stato utilissimo) e trovo un albergo, la pensione Suisse, a uno sputo da lì. Il taxi ci porta e, finalmente, letto. L'albergo è scrausissimo ma ha un letto, un bagno con doccia (che comunque non useremo perché almeno per quanto mi riguarda non ho niente per docciarmi), il signore che ci ha accolto è gentilissimo e finalmente riposo dopo la disavventura. Cerchiamo di procacciarci il cibo e chiediamo consiglio, così ci consigliano una pizzeria ristorante "La Previna" che poi risulta essere squisita. A Sesti Levante le persone sembrano molto più gentili. Può darsi che siamo state sfortunate a Lavagna e fortunate a Sestri Levante ma qui è tutto un sorriso e una gentilezza. Ci coccoliamo con buon cibo (focaccia similRecco per me e pasta al verso pesto e pinoli per Maria) e io con una razione di dolce. Ironizziamo sul fatto che dovremmo sfruttare questa cosa dell'incidente per farci avere razioni doppie di ognicosa ma soprattutto di dolce. Finito di fare pappa e comprate anche due bottiglie di acqua per la notte torniamo in stanza. Io risento Stark (inutile chiedersi se nella pensione c'è una connessione wifi o similare) che era preoccupatino, così insomma ci calmiamo e tranquillizziamo e ci mettiamo a nanna. Anche perché il giorno successivo dobbiamo trovare una macchina a noleggio dato che nessuno può venirci a recuperare. Ma è un pensiero del giorno dopo, non voglio pensarci assolutamente fino al giorno seguente e, appena salutato Stark, crollo morta sul letto. La notte è parecchio freddina e mi sveglio un bel po' di volte per accoffolarmi meglio su me stessa e tenermi caldo.
Al mattino successivo, pronte e quasi reattive ci attiviamo per trovare qualcosa e l'unica cosa che trovo è l'avis di Chiavari. Dai, ormai ce le siamo girate tutte ste cittadine, facciamoci anche Chiavari. Maria chiama ma scopriamo che vogliono la carta di credito. Così dico alla signorina che abbiamo avuto un incidente e non sappiamo come fare per tornare a Torino: forse si intenerisce, non so, ma alla fine dice che ci farà depositare una cauzione di 250 euro. Va bene, caspita. Tra quello e non avere niente, direi meglio quello. Colazione e poi altro taxi, altro giro, altra corsa. Arriviamo all'Avis dove non ci fanno pagare la cauzione (dovrò mandare dei fiori alla signorina in questione) e ci danno una Punto Evo. Ok, ci rimettiamo alla guida alla volta di Sestri Levante ma il navigatore ci fa prendere l'autostrada e sbagliare strada così siamo costrette a farci un bel po' di km in più. Ma alla fine ce la facciamo e ora arriva il lavoro pesante. Pratiche per la rottamazione (solo per l'airbag esploso ci vorrebbero 2000 euro), svuotare la 600 (non l'ho detto che era quasi un trasloco? basso, aspirapolvere, varia roba, poi da levare autoradio cd e tutto il resto), pagare deposito + carro attrezzi + demolizione. 390 euro. Alla faccia. Andiamo a cercare un bancomat ma posso prelevare solo 250 euro, mi aiuta Maria. Caricata macchina, andiamo. Direzione Torino. Pian pianino anche perché la Evo è lentissima. Lenta dammorire.
In ogni caso ora che sto scrivendo questo post mi sono levata le bende. Il mio braccio pare andare in cancrena da quanto è nero. Solo la vista di sta schifezza mi ha convinta a tornare al pronto soccorso, ci andrò domani. Maria oggi ci è tornata e le han trovato colpo di frusta e bloccata per bene la spalla. All'ospedale di Lavagna purtroppo non sono stati altrettanto bravi.

Arrivate a Torino ultima avventura, riportare la macchina all'Avis che ci avevan detto essere in corso Turati 37. Andiamo, ma c'è la Hertz che ci spiega che sì una volta c'era l'avis, ma da due anni a questa parte non più. Tremo al pensiero di dover andare a Torino Caselle, sono quasi le 18.30 termine ultimo per la riconsegna della macchina. Ci dicono che c'è una filiale poco distante, infatti ci arriviamo in 5 minuti e molliamo la macchina. Una avventura. Che non si vorrebbe mai avere. Ma a volte c'è.
Ecco alcune foto della macchina un po' rotta. E del mio braccio livido.






Canzone del giorno: Manic Street Preachers featuring Nina Persson - Your Love Alone Is Not Enough

Non potevo avere migliore compagna di incidente in ogni caso. maria, siamo tostissime.

27 dicembre 2010

Ma non vi avevo detto che...

E' da molto tempo che ho acquistato tutto il necessario per procedere alla pulizia del viso con le biofasi, strano che non ne abbia mai parlato. Forse perché non l'avevo ancora testata.
Un giorno qualcuno in America si sveglia e decide di commercializzare questo "metodo" per la pulizia del viso, vendendo a prezzi smisurati un cofanetto con tre flaconcini per la pulizia del viso in tre fasi.
1a fase: olio struccante
2a fase: sapone (detergente)
3a fase: tonico viso.
Così il fantastico sito saicosatispalmi.org ha proposto il *suo* metodo, meno costoso, accessibile a tutti, ma soprattutto *bio*. Difatto lo ha nominato il metodo delle tre *biofasi*.
L'ho provato ieri sera e devo dire mi ha sorpresa. Anche perché la prima fase, con olio, per la mia pelle grassa, mi metteva tanti dubbi. E invece...
Dunque per la prima biofase potete utilizzare un olio qualsiasi, anche olio di oliva, solo che per essere una biofase deve essere extravergine e spremuto a freddo, idem per l'olio di girasole, o altri oli. Se volete andare sul sicuro comprate in qualsiasi negozio ecobio un boccione di olio di mandorle dolci, che è quello, mi pare, che costa meno. Io strafaccio e uso l'olio di Jojoba (a cui dovrei alternare l'olio di Avocado che comprerò appena riesco a fare un salto da Naturasì) e lo applico in questa maniera: verso due gocce sulle dita e me lo passo su tutto il viso, poi prendo un dischetto di cotone, lo bagno appena con l'acqua, ci verso un'altra goccina di olio e lo passo sugli occhi. Questa fase mi serve ad eliminare il trucco e, credetemi, nessuno struccante può reggere il confronto, perché olio di Jojoba e acqua è il miglior struccante bifasico in assoluto!
Quindi, struccati occhi e spalmato olio sul viso che comunque stranamente non rimane unto ma bello morbido (viene voglia di fermarsi a questa fase), passiamo alla seconda fase del nostro trattamento: la detersione. Ovviamente perché sia bio dovete utilizzare una saponetta di origine vegetale senza ingredienti sospetti (quindi salvo rare eccezioni, non troverete nulla al supermercato che fa al caso vostro). Io uso il mitico sapone di Aleppo, regalatomi da Marco&Giada (preso direttamente ad Aleppo!). Se lo comprate sappiate che costa molto, la vecchia saponetta comprata all'Ipercoop a Sesto Fiorentino (ha un sapone d'Aleppo di marca nour, buono e con il 50% di olio di alloro - maggiore è la percentuale, migliore il sapone e il costo aumenta) mi era costata 7 euro. Ma il panetto è grande e se usato solo per il viso, come faccio io, vi dura un sacco. La prima fase vi ha aperto i pori e pulito il viso dalle impurità, la seconda fase lava via tutto ma grazie all'olio, il sapone eviterà di seccarvi troppo la pelle. Ora manca la terza fase: il tonico. Io ne ho comprato uno molto buono, alla viola tricolor, sul sito di fitocose.
La saponetta ha un pH basico ma la pelle un pH acido. Per riequilibrare il pH della pelle ci serviamo di questo tonico (che può essere anche fatto in casa con succo di limone e acqua, per esempio, ma su internet trovate ricette migliori) passandolo sul viso con un dischetto di cotone.
Finite queste fasi avrete una pelle luminosa e bellissima, ma per concludere dovrete utilizzare la vostra abituale crema.
C'è chi riesce a svegliarsi decenni prima per effettuare questa pulizia anche al mattino, ma visto l'impegno necessario sarebbe bene farla solo di sera e magari non sempre. A me più che altro ha stupito, dopo il passaggio del tonico, la sparizione quasi totale dei punti neri sul naso. Bha, a saperlo prima! Credo che l'olio penetri per bene nei pori della pelle "legandosi" alle schifezze presenti nei punti neri e poi venga lavato tutto via dal sapone.
Insomma basta trovare un olio che fa al caso vostro, una saponetta bella biologicissima (sul sito lasaponaria trovate saponi, oli e tutto quanto vi serve) e potete sperimentare questo metodo.

Ah le scimmiette di mare s'agitano! Oggi farò un breve filmato così le documento.
Baci e rutti.

23 dicembre 2010

Sondaggio: gli Slayer aiutano a trovare parcheggio?

A Torino è scoppiata una nuova moda. Almeno credo visto che sono due giorni di file che mi capita. Saranno le feste, tutti si sentono più buoni o forse semplicemente capiscono le difficoltà di chi deve parcheggiare nel centro commerciale più grande di Torino.
Per farla breve: MinchiettaUno abita un po' lontano, lassù sui monti (e non dire che non è vero) così quando dobbiamo incontrarci un buon punto di mezzo è l'Auchan di Rivoli. Il parcheggio è aperto tuttanotte quindi anche la sera ci si becca lì e poi si va a fare due passi da qualche parte.
Ieri pomeriggio ci vediamo per un caffè ignorando il fatto che il centro commerciale sarebbe stato pieno di persone del regalo allultimomomento, così giro e giro finché un omino che portava i carrelli mi indica un posto libero. Penso ma guarda com'è gentile l'omino, meglio di un parcheggiatore e non ti chiede nemmeno i dindini per lasciarti la macchina senza graffi.
Oggi Le Gru. Le Gru è un centro commerciale poco fuori Torino, per i fiorentini sappiate che è un po' più grande de I Gigli ma ha meno parcheggio, quindi mi sono svegliata apposta stamane per andarci, perché nel pomeriggio si sarebbe trasformato nel peggiore dei luoghi (non anticamera dell'Inferno ma Inferno vero e proprio, per chi ci crede) per cui metto gli Slayer a palla (fa molto aggressive, nella speranza che a qualcuno pigli paura e mi lasci un posto), vado nel parcheggione multipiano e quando arrivo al secondo piano, quello più figo perché ha la passerella che collega direttamente al primo piano del centro commerciale, un omino mi indica un parcheggio libero. Non può essere una coincidenza. Voglio dire, due giorni su due, due centri commerciali su due, è una percentuale del 100%. Sarà che a natale siamo tutti più buoni (seeee).
In ogni caso è devastante girare nei centri commerciali in questo periodo. Fa un caldo che si muore, in più a Le Gru mi hanno levato quel bel negozio di roba per capelli (volevo comprare uno shampoo buono e la tinta viola) aggiungendo un ulteriore negozio di abbigliamento (ma basta!).
La notizia positiva è che anche al Sephora de Le Gru è arrivato il marchio Urban Decay che già da tempo era venduto a I Gigli, così posso evitare di comprarlo online in Inghilterra. Hanno proprio tutto, anche le tre versioni di primer per occhi, più quella XXL, che penso prenderò non appena finisce questa che ho ora. Hanno anche il Book of Shadow III che ero tentatissima di comprare, più che altro perché la confezione è fighissima. Ma aprendola mi sono accorta che erano ombretti che già avevo, in parte nel Book of Shadow di Alice e in parte in un'altra palette di Urban Decay. Quando fanno un nuovo Book of Shadow sembra che praticamente piglino ombretti già esistenti, li rinominino e li ficchino nella palette. Meglio, risparmiati 45 euro. Ora per curiosità vado a vedere quanto mi sarebbe costato nel mio sitino inglese.
Nel mio sitino inglese non c'è ma in un altro costa 30 £ quindi circa 35 €. Più spese di spedizione... Insomma il prezzo proposto da Sephora va piuttosto bene.
Ieri sera sono andata a vedere il saggio della nipotina, spettacolo. Ha 6 anni ed è iscritta a predanza ma spero che l'anno prossimo mia sorella la iscriva a hip hop perché i ragazzi dell'hip hop sono stati fenomenali (diciamocela tutta, la danza classica è bella ma ha rotto un po' le balle, con tutto il rispetto).

Canzone del giorno: Ancora ad Odiare Subsonica ma anche Piece by Piece Slayer
Ecco il video dei ragazzotti ballerini, quasi quasi faccio hip hop!


piesse: la sorella di mio cognato ha detto che mi avrebbe strappato i miei bellissimi capelli viola. E' la seconda volta che me lo sento dire in una settimana: mi devo inquietare?

20 settembre 2010

Tecniche e Tarocchi

La nuova tecnica per le pastiglie fa schifo: ogni mattina sono sempre stanca perché un conto è posticipare la sveglia in fase REM, un conto è sedersi sul letto, aprire le scatoline, prendere la bottiglietta d'acqua, cercare di ingollare pasticchino (eutirox) e pasticcone (tamoxifene) facendo bene attenzione che nulla rimanga incastrato in gola. Poi in genere una volta seduta sul letto mi scappa fortissimo la pipì: allora che faccio? Mi rimetto a letto che tanto rimango a contorcermi? No, mi alzo e vado in bagno. Risultato: già prima delle 7 sono sveglia e in coma.

Lunedì bestiale stamane: una signora al telefono continuava a dire "La 'un mi convince" qualsiasi cosa le spiegassi. Però, risolvendo un piccolo problema, ho ricevuto una mail dalla responsabile la quale ha affermato che "sono un mito". Questo compensa largamente l'essere pignola di qualche giorno fa.

Comprerò (anzi mi farò regalare da Roccio, perché non si comprano) un mazzo di Tarocchi. Il gioco dei Tarocchi è molto antico e non si riesce a risalire alla sua origine. Col tempo, poi, tutti hanno rivendicato la paternità del Tarocchi: ebrei, egiziani, cinesi (sono uscite carte molto belle: egiziane, delle fate, delle streghe ma tutte assolutamente finte). I Tarocchi sono un pout pourri di tutto questo. Jodorowsky, fumettista appassionato di Tarocchi, ha sempre utilizzato i Tarocchi di Paul Marteau, considerati quelli classici (di Marsiglia, come il sapone). In realtà, trovando un antico mazzo di carte dipinte a mano, Jodorowsky ha scoperto che anche i Tarocchi di Paul Marteau sono dei... tarocchi. O meglio, sono quelli che più si avvicinano ai "veri" Tarocchi, per lo meno le figure sono pressoché identiche, ma alcuni colori e alcuni dettagli cambiano. Ed essendo carte interpretative in cui la simbologia, anche dei colori, è importantissima, si può immaginare come il rosso, nelle scarpe dell'Imperatore che fino ad oggi venivano dipinte di bianco, cambi totalmente il senso. Non è infatti il rosso, colore più passionale che spinge l'immaginazione verso una probabile conquista, mentre il bianco fa pensare a qualcosa di più puro e retto? Così, visto che il mio mazzo di Tarocchi è andato perduto (preso da mia sorella? sistemato da mia mamma? portato qui e nascosto da qualche parte?) ho deciso che il mio prossimo mazzo di Tarocchi sarà quello ridisegnato in toto da Jodorowsky.
Premetto, non considero più i Tarocchi o l'I Ching come un'arte divinatoria. Quando ero piccola leggevo spesso carte, fondi del caffè, mani, I Ching nella speranza di trovare la risposta a una domanda spesso inesistente (oddio facevo anche sedute spiritiche e disegnavo amuleti su pergamena).
Ora ho capito che i Tarocchi e l'I Ching sono un "gioco", così vengono definiti almeno i Tarocchi, ma soprattutto sono interpretativi. Non dicono mai cose chiare ma ti aiutano a scoprire dove sei e dove stai andando. Se il Carro è accanto alla Morte, io posso dire che si verificherà un evento che porterà sicuramente dei grandi cambiamenti o che la persona in questione farà una scelta che porterà a un grande cambiamento. Io non posso sapere (come non lo sanno le carte) che tipo di cambiamento sarà: ma la persona che mi interroga sicuramente sì. Chi non si trova mai di fronte a una scelta? Se la persona in questione sta da tempo aspettando che qualcuno glielo ricordi eccole lì. Nessuna magia dunque, mera psicologia. L'I Ching è ancora più spettacolare. Non è visivo, perché quelle linee e quei tratteggi non ti possono dire nulla, quindi o vai di manuale (come me) oppure impari a memoria gli 8 trigrammi possibili da combinare in esagrammi e poi interpreti. Il risultato sarà qualche verso assolutamente senza senso tipo "La calma si trova nell'acqua, può essere utile attraversare un grande fiume".
Oppure "Distruzione: cercate di non muovervi". Nulla di quello che ricaverete dall'I Ching avrà un senso compiuto ma, una volta avvenuto il fatto, io ho sempre esclamato "Ecco, lo sapevo, l'I Ching me lo aveva detto". La verità è che nulla di ciò che aveva predetto era stato minimamente comprensibile per me prima che l'evento accadesse. Dopo in effetti è facile dire "me lo aveva detto". Se mi dice di non muovermi e io non capisco a che si riferisce, non appena compio un passo falso e faccio la cazzata ecco che lo strumento divinatorio dell'I Ching arriva: totalmente inutile. Tuttavia mi diverte farlo, perché a volte qualche frase può illuminare e magari farti riflettere. E' come quando una persona ti racconta una storia, una fiaba, con una morale. E non tutta la morale è applicabile a te, ma c'è una frase, una piccolissima frase che ti fa riflettere e che magari ti aiuta a capire delle cose.
Esempio: se la mia collega mi racconta che deve svasare delle piante perché le radici sono troppo grandi ed escono dal vaso, io posso pensare che è ora di portare i problemi fuori dalla mia testa prima di esplodere.
Tutto questo per dire che se qualcuno è convinto che i Tarocchi possano predire il futuro, molto probabilmente si sbaglia. E forse spenderebbe meno ad andare da uno psicanalista.
Ah, un'altra cosa buffa. Una volta ci sono stata da una psicoterapeuta, era molto brava ma sono stata da lei solo un paio di volte. Mi piaceva il suo modo non freudiano di trattare con la gente. E sapete che mi disse? Che ero molto giovane, ed era normale che volessi tenermi molte porte aperte, ma una volta presa una decisione la strada sarebbe stata tutta in discesa. Perché quando hai deciso cosa fare è tutto più semplice. Fu la stessa cosa che mi disse, pochi anni prima, un ragazzo leggendomi i Tarocchi. Disse che avevo molte scelte a disposizione e qualunque strada avessi scelto, mi sarebbe andata bene.
E avevano ragione entrambi.

Canzone del giorno: Paparazzi Lady GaGa

Qui qualcosa in più sui Tarocchi che pare siano italiani (?).

27 maggio 2010

Se un giorno un criceto...

Oggi sono a Torino. Domattina ho la mia consueta visita annuale e ho preso un giorno in più, giusto per vacanzare. In verità poi si è aggiunta anche una cosa da fare, ma partiamo dall'inizio.
La settimana scorsa mi chiama una signorina dalla banca (dove ho ancora il conto, qui a Torino) dicendomi che mi sarei dovuta presentare alla loro filiale per un questionario sugli investimenti.
Premessa: quando ho aperto il conto da loro mi hanno infinocchiato con questo investimento, che io ho aperto, ci ho versato sopra un centinaio d'ero, salvo poi pentirmene quando ne parlai con un mio amico che lavora in banca che mi disse di levare tutto subito e annullare la cosa. Li chiamai ma non so perché, l'investimento rimase lì. Io poi sono una faina. mi dimentico delle cose abbastanza rapidamente.
Ma la chiamata della settimana scorsa mi ha riportato tutto alla memoria.
Caso vuole che io oggi sia qui, quindi stamattina mi reco alla banca, mi fanno sedere, arriva una signorina tutta bellina, precisina, dolcina che mi dice che per rimettere i soldi sul conto devo firmare qui, qui e poi qui.
Poi chiedo anche il bancomat, voglio dire, sono l'unica al mondo a non avere ancora il bancomat e sono almeno 6 anni che ho il conto in banca. Sì, mi dice, faccio la richiesta e tra 4 giorni può passare qui in filiale a prenderla.
"No, signorina, io mi sono trasferita quindi non mi è possibile passare di qua".
Bhe mi dice che è la nuova procedura per la privacy, non si spediscono più i bancomat ecc ecc.
Allora mi chiede dove mi sono trasferita. A Sesto Fiorentino, rispondo.
E qui arriva il genio, attenzione.
Mi chiede "E dov'è?". Avrei voluto rispondergli "in Cambogia" ma mi sono trattenuta. Se dico Settimo Torinese di che posto si parla? Torino. Bene.
Se dico Sesto Milanese di che posto si parla? Milano. Bene.
Ora dimmi te ragazzina sbarazzina che hai in mano quasi tutti i nostri soldi, dove cazzo mai sarà Sesto Fiorentino?
In ogni caso l'ho guardata come se mi stesse prendendo per il culo. Poi ho capito che faceva sul serio "bhe, è poco fuori Firenze"
E qui arriva l'altra genialata, mi dice "Ahh sì, perché mi sapeva di qualcosa di Toscano ma sai, sono sempre stata una frana in geografia"
Come ho fatto a non ridere proprio non lo so. Ma attenti perché il genio non si smentisce mai, e continua così: "Ahhh quindi ti sei proprio trasferita in un altro posto - sbarella gli occhioni facendo sbattere i ciglioni da cerbiatta - io credevo ti fossi solo trasferita in un'altra zona".
Va bene che Torino è grande, ma non è che se cambio zona non posso mai più venire in filiale perché troppo lontana!!
"Essì in effetti ti sarebbe scomodo venire fin qui a ritirare il bancomat".
Ma mi stava prendendo in giro?
Torniamo alla questione investimento: mi dice che si tratta di 90 euro e qualcosa. "Non male - ribatto io - aver investito 100 euro e averne ora, dopo 6 anni, 90!"
"Eh ma sai, la crisi, le borse che crollano, la supercazzola con scappellamento a destra, e magari se tu avessi aspettato fine anno li recuperavi i 10 euro".
Va bhe lasciamo stare.
Da questa surreale mattinata ho capito che almeno posso aprire un conto a Sesto Fiorentino (dietro Firenze, in Toscana) e chiedere a loro di chiudermi il conto a Torino e trasferirmi i soldi *senza spese*, che per lavorare in banca non serve un Q.I. così elevato e che se solo questa ragazzotta si trasferisse in una filiale vicino casa anche Roccio metterebbe il conto nella stessa banca.

Note positivissime: ho comprato il libro Finché non cala il buio di Charlaine Harris, il libro da cui è stata tratta la prima serie di True Blood, telefilm che mi garba abbestia. E abbiamo beccato in centro, a una manifestazione sportiva, Juri Chechi, Andrea Lucchetta e altri sportivi famosi che assolutamente non conosco. Boia che fisico il Chechi!

p.s. Ieri sera ho preso il treno superfrecciolaminchiola che costa un sacco ed è uguale al vecchio Eurostar e puzza come i vecchi Intercity. Ma i cari (non nel senso di denaro) vecchi Intercity dove sono finiti? Avremmo speso un quarto di quanto abbiamo speso ora, maledetta Tranitalia.

Canzone del giorno: Bad Things Jace Everett

15 febbraio 2010

I miei lunedì

Finalmente domenica abbiamo lavato per terra. Se dovessi contare quante volte abbiamo lavato per terra da quando siamo qui, e cioè da luglio 2009, una mano basterebbe e avanzerebbe pure.
Stamattina riprendere a lavorare è stata parecchio dura. Il weekend passa fin troppo velocemente e il lunedì, bhe è lunedì. Perdere il bus e arrivare tardi, non riuscire a prendere il caffè causa clienti agguerriti che chiamano in continuazione, ricevere insulti rientra tutto nella norma, il lunedì.
Ma il cliente inglese che mi chiama, questa non mi era mai capitata.
Non è che non parlo inglese, non è che non lo capisco: è che sono terribilmente timida e mi sento ancora più imbranata di quanto non sia in realtà quando mi trovo di fronte a un'altra lingua. Inoltre sono sicura che se esistesse un'area del cervello dedicata alle lingue straniere, la mia sarebbe "colonizzata" da cellule che sanno fare altre cose (per lo più dire cazzate e fare cacate, ecco). La chiamata, tradotta, si è svolta più o meno così:
"xxxxx, buongiorno sono Carla, come posso aiutarla?"
"Buongiorno mi scusi, parla inglese?"
"Mmmmm (sudata fredda) no, mi dispiace"
"Mi può passare qualcuno con cui posso parlare in inglese?"
"Mmmmmmm (ascella pezzatissima) attenda in linea"
Pausa.
Mi guardo intorno disperata, colleghe tutte al telefono e nessuno che voglia prendersi questa patata bollente. Breve lezione di inglese per imparare a pronunciare meglio che posso, in inglese ovviamente "Può lasciarmi il suo numero di telefono? La richiameremo appena possibile".
Lo dico mentre una mia collega me lo scandisce per bene.
"Mi scusi non ho capito, può ripetere?"
Panico totale.
"Mmmmm..."
"Ma non c'è proprio *nessuno* che parli inglese lì?"
"In questo momento no... Aspetti ancora un attimo in linea"
Corro subito dal commerciale implorando aiuto.
Fatti dare il numero, mi dice, ma io ci ho provato, gli dico, non vuole darmelo, vuole parlare con qualcuno, bhe fatti dare la mail, mi dice, senti se provo a dire altre due parole in inglese mi attacca in faccia (giustamente), gli dico, va bene dai passamelo, così si ride.
Gli passo la chiamata e smetto di sudare (ma non di puzzare, il sudore mi ha marchiata indelebilmente). Incontro il commerciale uscendo dalla mensa per la pausa pranzo e gli chiedo com'è andata "Non ho capito nulla" mi dice "tralaltro mi sono fatto lasciare il numero di telefono, solo che non avevo capito il nome dell'azienda così l'ho chiamato per sentire se avevano una segreteria, ma... il numero è inesistente".
Ecco ogni tanto vorrei sudare per qualcosa di utile, come ad esempio dimagrire.
Che palle anche i vestiti che ho preso di due taglie più grandi tra poco non mi vanno più. Urge shopping compulsivo. Infatti ho comprato un bel po' di libri e ora vado a leggermi il mio Oliver Sacks. E a fare cyclette.

P.s. ho ricevuto il pacco dei trucchini dall'Inghilterra, sulla cartolina che mi hanno lasciato c'è scritto "Provenienza: Gran Bretagnia". Questo consola i miei neuroni.

Canzone del giorno: Time Warp The Rocky Horror Picture Show

04 febbraio 2010

La marcia dell'algoritmo (nel parcheggio)


Mi fa sempre ridere!
I genitori di Roccio ci hanno regalato la cyclette, e ora non esistono più scuse di freddo o altro, posso muovermi anche in casa senza rompere.

Anche se la marcia dell'algoritmo è già movimento, no?
Le scorse mattine ha fatto molto freddo: noi sotto casa abbiamo un parcheggione abbastanza grande perché il nostro palazzo è uno di quei palazzoni grigi e grossi di città, accanto ad altri palazzoni con giardino condominiale comune e parcheggio annesso. Infatti quando abbiamo visto la prima volta la casa, da fuori, quasi quasi non ci volevamo nemmeno entrare. Però abbiamo fatto bene perché la nostra casina dentro è così carina.
Comunque, sto divagando: dicevo c'è questo parcheggione. I miei princìpi semiecologisti sono andati a farsi fottere in questa settimana ma c'è una ragione specifica. La macchina quasi non mi si accendeva più: lunedì mattina ho dovuto provare più volte e la batteria sembrava proprio a terra. Insomma per non buttare via la macchina mi sono decisa a prenderla almeno questa settimana e lasciar perdere il bus comodissimo. In queste mattine appunto ha fatto molto freddo, e nel nostro parcheggione si poteva assistere a un bizzarro balletto, sincronizzato quasi quanto la marcia dell'algoritmo. Prima di tutto, le persone che cercavano di recarsi al lavoro aprivano le portiere, si sedevano dentro e accendevano (a fatica) la macchina (uon uon uon brrrummm), poi, chiusa la portiera, tiravano fuori quel misterioso aggeggio che io chiamo "grattino", quella roba che serve per grattare via il ghiaccio o in caso di difficoltà a grattarsi la schiena, e cominciano (sgrat sgrat sgrat sgrat) tutti insieme, da veri disperati.
Per me la misurazione del freddo la fanno i guanti. Se sopravvivo senza guanti, vuol dire che non fa ancora tanto freddo, se invece cominciano a spaccarsi le mani allora fa molto freddo e devo mettere i guanti.
Dato che questo inverno ancora non ho indossato i guanti posso dire che non fa molto freddo. Allora mi viene da sorridere quando i miei colleghi dicono che si bubbola, su a Torino c'è una minima di -10° C. Allora sorrido e penso a quando prendevo il bus al mattino a -6° e penso che no, non si sta tanto male, anzi.
E' un po' che volevo scrivere più che altro per inserire la canzone del giorno, anzi dei giorni: Anything anything Dramarama

07 agosto 2009

Alice nel paese delle mer(d)aviglie

Porca miseriaccia: è passato quasi un mese senza nessun mio post! E siamo tutti sopravvissuti? Bene.
La verità è che tiscali, al quale ero molto affezionata, ha fatto un bel pasticcio. Poco dopo aver inviato la mia richiesta di una loro linea telefonica più ADSL mi contattano ma, sfortuna vuole, in quel momento non posso rispondere. Così aspetto un paio di giorni e nulla, quindi richiamo. Dicono che c'è un problema per attivare la linea, ma la ragazza al telefono tituba e mi dice che "è meglio se aspetto la chiamata del tecnico". Intanto è quasi passato un mese, decidiamo di provare con qualche altro gestore, ovvero infostrada. Sono piuttosto veloci e a parte qualche intoppo iniziale, internet arriva. Arriva?
Sì ma leeeentissimo. Non riesco a caricare i video su youtube dalla lentezza.
Detto questo.
Ora abbiamo internet anche se lentissimo e mi permetto di riprendere in mano il mio blog. Siamo a casina nuova e ci rilassiamo sul terrazzo mentre un pipistrellino mangia le zanzare per noi. Le vespe sull'altro terrazzo stanno bene, grazie. Non ho il coraggio di ucciderle e quindi ho delegato Roccio che però è più bradipo di me e ho come l'impressione che una volta tornati da Lisbona non potremo più rientrare in casa perché le vespe avranno fatto cambiare le serrature e ci lasceranno fuori.
Questa è un'estate di innovazioni. A parte la lettura compulsiva, che più che innovazione è una piacevole scoperta, ho tenuto i piedi totalmente scoperti fregandomene di ogni tabù che avevo. Ora mi rimane non avere più i conati di vomito quando qualcuno sputa e sono abbastanza a posto (cercare di non piangere per ogni minima cosa è impossibile: sono le pastiglie!).
A proposito di pastiglie, so che fa schifo parlarne per tanti, comunque tra i suoi effetti collaterali c'è anche la possibile sparizione delle mestruazioni. Ne sto provando l'ebbrezza solo in questo mese in quanto emetto una goccia al giorno.
Questo mi porta a parlare di un nuovo punto, la mooncup. Fa un po' strano sapere di avere una coppetta dentro che raccoglie sangue però, dato la mia nuova anima quasi ecologista, ho fatto qualche ricerca in rete e ho scoperto che se usato correttamente dura 10 anni, non è più fastidioso di un assorbente interno, le opinioni lette su ciao.it lo promuovono con il massimo delle stelline, tutte le donne che l'hanno usato ne sono entusiaste, lo consiglia anche qualhe ginecologo/ostetrico e (questa è parte un po' più ribrezzosa) il sangue raccolto può essere usato per concimare le piante. Sembra strano ma non lo è: infatti uno dei migliori concimi per le piante è il sangue di bue che si chiama così non a caso.
Solo che se mi ritrovo con una sola goccia al giorno non so quanto possa servirmi.
Capitolo lavoro: si lavora si lavora. Con i colleghi mi trovo bene e spero che mi rinnovino il contratto, magari in modalità definitiva. Ma non penso.
Oggi è stato l'ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze, mi sentivo come se fossi stata all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive, con la sola differenza che a scuola le vacanze erano di 3 mesi e qui di due settimane. Ma non ci si lamenta.
Il mio nuovo animo ecologico ha anche scoperto che esistono delle tinte naturali. Hennè a parte è una scoperta grandiosa: c'era infatti uno studio sulla correlazione tra tinte per capelli e tumore alla vescica. L'idea di una tinta naturale mi incuriosisce parecchio. Ovviamente non avrà la stessa resa della roba chimica ma volete mettere? Niente puzzo di ammoniaca, non danno al capello o cute. E il costo? Di solito il costo quando si parla di queste cose si alza sensibilmente per il bio o etico, naturale, ecc ecc. In verità le tinte non costano molto. Si parla di 6,50 euro a flacone, nella media, se non più basso, del costo delle tinte chimiche in vendita al centro commerciale. Il sito di tutta questa robina bella è questo. Passata l'estate mi rifarei volentieri una tinta scura, sul nero. Opterò per queste. E l'ordine non mancherà di tante altre belle cosine.

Canzone del giorno: Child In Time Deep Purple

18 luglio 2008

Problemi di ricezione

La differenza principale tra uomini e donne è insita nel cervello. Non è una cazzata, l'ho letta su un libro di neurologia. Le donne, per poter connettere i due emisferi cerebrali ha bisogno di usare il linguaggio, che aumenta le connessioni neuronali e le permette di trovare soluzione ai problemi. A me capita spess di dire Mannaggia come si chiama quella cosa che fa così, colà, colò licia? Ah ecco, mi è venuto in mente, grazie!.
L'uomo non lo fa e non capisce perché noi lo facciamo.
Quando noi sentiamo che c'è qualcosa che non va, generalmente attacchiamo con la pippola Dobbiamo parlare. Entro 10 secondi ci sentiamo delle idiote perché potevamo evitare, e mentre parliamo già ci accorgiamo di quanto il quesito sia stupido.

Se le donne non parlano tengono il muso. Non trovano soluzione al problema, eppure ci rimuginano sopra. Ma finché non si blatera qualcosa non ci si da' pace.

Le istruzioni sono queste. La donna attaccherà con la pippola dobbiamoparlare. In questo momento è importante che l'uomo non dica assolutamente perché?, è una domanda che la donna non concepisce Ci deve essere una ragione precisa per cui parlare?. In questo momento in realtà l'uomo non esiste: è una battaglia tra la donna e il suo cervello, l'uomo può parlare solo se interpellato. Altrimenti la donna costruirà un monologo da cui trarrà le sue conclusioni e l'uomo sarà salvo.
C'è il problema feedback. La donna vuole un feedback, deve sapere che la stiamo ascoltanto. Ogni tanto l'uomo potrà annuire, fare cenni col capo, dire Ah-ha, oppure .
Però il feedback è importantissimo, come l'abbraccio a fine discussione. A dire che ci si capisce.

Un altro piccolo appunto: noi donnine ci vantiamo spesso della nostra pazienza. Che mannaggia gli uomini sono così disordinati ecc ecc.
Non è proprio così, anzi.
Quando una donna trova un calzino dell'uomo per terra, lo prende, va dall'uomo e dice Amore hai lasciato un calzino per terra. Questo è come per dire, un avvertimento. Il secondo messaggio sarà Amore, hai ancora lasciato i calzini per terra. E il terzo sarà Puoi evitare di lasciare i tuoi calzini sparsi per tutta la casa?.

Se la donna lascia qualcosa in giro, l'uomo semplicemente la lascia lì dov'è. Oppure la raccoglie e la mette a posto.

Io ad esempio ho il vizio di lasciare le bottiglie d'acqua fuori dal frigo. Roccio me lo dice ogni tot, ma io me le dimentico sempre. Alché quando mi dimentico, lui apre il frigo e mette dentro.

Questa sì che è tolleranza.

Canzone del giorno: Smoke on the Water Deep Purple

Sto imparando a fare per bene il girettino di basso del pezzo di cui sopra. Non è facile, ma ce la posso fare.