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02 settembre 2012

Sculi lessi e culi molli

Giovedì pomeriggio arrivo abbastanza presto al lavoro così vado a lavarmi le zampette in bagno e, per andarci, mi incammino nel lungo corridoio dal quale vedo l'interno del call center. Vedo anche che la mia responsabile sta parlando con una ragazza e mi sorride (ah, andremo in vacanza, i primi 5 giorni di ottobre a Londra). Ho pensato che fosse in buona, le sorrido e vado per la mia strada. Alle 16, appena entro, mi collego al terminale e la vedo nella sua postazione sempre con questa donna. Pochi secondi dopo sento spostarsi delle sedie alle mie spalle. "Noi ci mettiamo un po' qua dietro a sentire come lavori". Non so come ha fatto l'intestino a reggermi, le mani hanno cominciato a sudare copiosamente. In un certo senso (anche se l'ho trovato molto maleducato) è stato meglio che non mi abbia presentato la tizia, perché stringere una mano sudaticcia non è piacevole e indica diverse cose.
Non so perché sono rimaste mezzora là dietro, con me agitatissima che ogni tanto mi giravo per comunicare loro quanto fossi agitata, sentivo che parlavano del fatto che si perdevano tante chiamate, che noi ci alzavamo spesso, e il telefono squillava in continuazione. Ma boh, frasi a metà, io molto spesso ero al telefono e con quelle cuffie sento poco e male.
Dall'altra parte dell'ufficio le colleghe mi guardavano con un mix di compassione e solidarietà, mentre io continuavo a farmela sotto, finché sono sono andate via. E appena dopo, molti mi hanno chiamata per chiedermi come mai, ma chi è la tizia, e la mia risposta a tutte le domande è stata "non lo so".

Comunque a parte questa cosa ieri siamo andati a fare una passeggiata in centro a goderci finalmente fresco e pioggia e quando siamo tornati a prendere una macchina, un allegro ramo si era staccato dall'allegro albero sotto cui avevamo parcheggiato, bucando allegramente il parabrezza, Abbiamo chiamato i vigili urbani e sono arrivati i vigili del fuoco dicendo che non dovevamo chiamare loro (bhe infatti, io avevo chiamato i vigili urbani). Dopo un po', noi stavamo sotto la pioggia ad aspettare, arrivano i vigili urbani a fare il verbale e a spiegarci come ottenere il rimborso.
Sempre che decidano di darcelo. Ho in mente il verbale che avevano fatto a Roccio perché era senza cintura (lui mai stato senza cintura, mai mai mai) e com'è andata a finire...

10 luglio 2012

In un modo o nell'altro

Ieri ho chiesto una mattina, questa di oggi, di permesso. Mi sono recata nella tana del lupo, mesta mesta. "Ciao, scusa..." è la mia formula per chiedere qualsiasi cosa, ma anche per affermare qualcosa. Anche per mandare affanculo.
"Ciao, dimmi."
"No ecco, volevo chiederti la mattina di domani come permesso, devo andare a **** a ritirare la macchina"
Mi guarda come se le avessi chiesto un rene. Si mette le mani tra i capelli e guarda in basso, come fa chi sta pensando a come risolvere un problema. "Sì, siamo abbastanza incasinati qui".

In effetti il flusso di chiamate è mostruoso, è probabile che lo avessero sottovalutato.

Continua: "No, però certo, se devi andare a prendere la macchina non puoi fare altrimenti"
L'impressione è quella di una persona che sta per scoppiare in lacrime "Chiamerò qualcuno per sostituirti perché qui non ce la facciamo"
"Ok, grazie"

Torno in postazione e mi sento in colpa. Mi sembra di aver fatto danno a qualcuno e mi spiace per la collega che dovrà sostituirmi.

Ma qual è stato il percorso di una persona che nel suo primo lavoro per chiedere permesso mandava email di questo tipo:
Ciao, volevo informarti che domani non sarò presente in azienda
Alla formula implorante di cui sopra?

La risposta è complessa ma abbastanza chiara. L'incertezza di un futuro lavorativo e il ricatto con cui ti mantengono sul filo del rasoio, il giudizio degli altri (onnipresente, in tutti) perché c'è questa idea che il lavoro è al tuo servizio e non il contrario, che tu sei al servizio del lavoro. Lasciandoci la tua vita, il tuo tempo. Il tempo, la cosa più preziosa che hai.

E i permessi sono un tuo diritto.
Le ferie sono un tuo diritto.
La mutua è un tuo diritto.

Ti fanno credere che devi fare qualsiasi cosa per tenerti stretta quella conca sulla seggiola che con tanta fatica hai plasmato. E non che sono loro che devono tenere una persona valida e non rischiare che vada via.

E oggi siamo andati a prendere la macchina e pensando a tutte queste cose questo assurdo senso di colpa me lo sono fatto passare.

La nostra macchina, una 147 1.9 JTD è meravigliosa. Ed è tutta nostra. Abbiamo fatto un piccolo finanziamento (la macchina è costata 2500 euro) e il proprietario (in realtà l'ex utilizzatore perché il vero proprietario è suo padre) ci ha lasciato questo biglietto sul sedile...


Ovviamente noi non abbiamo nessuna intenzione di correre, ma ammetto che il fischio del turbo mi riporta un po' indietro e non mi spiace del tutto.

Oggi di nuovo dermatite alla palpebra dell'occhio sinistro quindi niente trucco, ma vi posto le foto per farvi vedere quanto sono ancora più bianca dopo un altro antigiallo fatto ieri.

Questo è il colore che voglio.

Per il lavoro, come sempre, è una gran bella merda. Ma se non altro mi sto risollevando e sto cercando altro. Non voglio ammuffire lì.




Canzone del giorno: One Way Or Another Blondie

08 luglio 2012

Pure i miei sogni

Lo devo dire: il mio lavoro non mi piace. Ci vado con quel senso di angoscia, sto male a pensare di passare un'altra giornata così. 8 ore al telefono, con quella pausa lunghissima che però col bus si accorcia, uscire tardi, tornare a casa tardi, non avere tempo per me, per noi. Sentire che una giornata è finita e un'altra sta per cominciare, senza sosta. Il lavoro che mi mangia il tempo, quello che ho sempre evitato e detestato, il lavoro che mi mangia la vita e gli affetti, il lavoro che regola il battito del mio cuore e la mia ansia.
Martedì pomeriggio sono stata male. Mi sentivo debolissima, avevo un po' i lucciconi, quella sensazione brutta di debolezza alle gambe, testa confusa e annebbiata. Nausea.
Mi sono detta che forse era un po' di stanchezza, dovuta a questi ritmi in cui io non esisto più, che forse con una bella dormita tutto sarebbe passato.
Così torno a casa, anche Fry sta male e difatti nella notte ha un attacco di panico. Al mattino successivo la mia situazione è peggiorata: mi sento debolissima, non riesco a reggermi in piedi. Prendo un integratore ma la cosa non migliora. Così dico alla mia responsabile che non sarei andata al lavoro perché non stavo bene e che le avrei fatto sapere quanti giorni mi avrebbe dato il medico.

Con due facce che nemmeno i condannati a morte hanno, io e Fry ci siamo presentati dal dottore per chiedere un paio di giorni. Lui per attacchi di panico e io (cito testualmente) per stato astenico.
Ma il dottore non era molto convinto che io stessi male, e notavo il sorrisino sotto i baffi che non ha, quelle rughe del giudizio.
Vorrei che facessi tu, mio caro dottore, il mio lavoro. Tu guardi un po' di vecchietti al giorno che chiedono ricette per le stesse cose. Sono gli stessi vecchietti che tratti male perché pensi che non capiscano le tue indicazioni.
Provaci tu a stare nel mio alveare, con l'ape regina che osserva con quell'espressione cupa e in posizione strategica, nell'angolo dove tiene il suo alveare sotto stretto controllo.
Provaci a tu a sognare di chiedere una mattina di permesso (cosa che devo fare perché martedì mattina andiamo a ritirare la macchina) e sentirti dire "Assolutamente no, non ti devi schiodare da qui". Questo lavoro mi sta rubando anche i miei sogni.
Venerdì mattina sono tornata al lavoro. Giovedì ero già rinata ma venerdì mattina al pensiero di dover tornare lì ho di nuovo sentito la stessa stanchezza. Una mia collega, la collega tatuata, nuova di zecca, sta cercando altro. Non le piace per niente.

Un ragazzo che è stato preso lunedì in sostituzione di un altro (che non ha accettato il rinnovo) anche lui non si trova bene. Ma, come me, lo fa perché non ha altro.
Guardo gli annunci e non trovo niente per me. Non perché sono difficile, ma perché cercano competenze diverse. La verità è che non so fare nulla. E spero di non essere destinata a fare questo per tutta la vita.

Se sono lamentona? Sì, per una volta sì. Non mi sono mai lamentata di niente, ho fatto sempre tanti lavori e tutti diversi e facevo ogni cosa mi venisse chiesta. Persino lavorare allo sportello al pubblico è stato meno pesante. Non trovo nessun umorismo, nessuno sbocco in quello che faccio qui. Persone che lavorano lì da 6 anni e fanno sempre la stessa cosa. Mi chiedo come abbiano fatto.

Che poi nonostante le premesse, con i miei colleghi mi trovo molto bene. Sono gentili e disponibili e con me hanno tanta tanta pazienza. Un mio collega ieri mi ha riaccompagnata a casa, c'era sciopero dei bus, mi è bastato un cenno e mi ha detto di sì. La ragazza che lavora dietro di me è dolcissima ed è molto simpatica.
E ora ho il patema di chiedere questa mezza giornata. Sono sotto ricatto del contratto a termine e sono l'unica che è stata in mutua due giorni e ha preso un'altra mezza giornata di permesso per andare dal medico. Sì lo so, sono stata male. Ma il male non fisico non viene preso in considerazione in questa società dove l'unico motivo per assentarti dalla tua comodissima sedia con rotelle e la tua lindissima scrivania è una febbre a 40°. E sei un po' più sfortunato, qualcosa di più grave.

I miei capelli sono diventati finalmente bianchi. Il trucco? Tanta pazienza.






Canzone del giorno: L'eccezione Carmen Consoli

01 luglio 2012

'Na Macchina

A raccontarla non ci si crede.
Come ben sapete già siamo stati fregati da un concessionario che ci stava vendendo una macchina con 100000 km che in realtà ne aveva quasi il doppio e lo abbiamo scoperto grazie alla prontezza di Fry che ci aveva visto lungo mentre io, boccalona, ero convinta che questa indagine fosse assolutamente superflua.
Ieri pomeriggio ci spostiamo da casa per andare a vedere un'altra macchina. Decidiamo di prendere il taxi.
In Italia c'è una sorta di tabù a prendere il taxi, pare sia spocchioso e da snob ricconi. A dir la verità è comodo. Costa ma è comodo. In termini di tempo il risparmio è notevole (circa 45 min vs 15 min). Io ne ho presi in passato e sono avvezza ai taxi. Quando dovevo andare in ospedale e stavo malissimo e il bus non era il mezzo migliore, oppure quando arrivavo col treno molto tardi in stazione e bus ce n'erano pochi, o ero carica come un mulo, lo prendevo ogni volta.
Comunque arriviamo dall'altra parte della città e Fry chiama il tizio per avvertirlo che ci siamo.
Sento Fry al telefono che dice "Venduta? Ma come venduta? Eravamo d'accordo di vederci oggi, potevi almeno avvisarmi".
Ieri eravamo tra lo scazzato e l'incazzato, un po' demoralizzati dalle persone. Ora siamo di nuovo in cerca. Forse oggi ne andiamo a vedere una in un'altra città.
Del resto noi vogliamo solo 'na macchina.

30 giugno 2012

Lo stallo

Fino a qui, tutto bene.
Mi sbizzarrisco a trovare dei lati positivi nel mio lavoro, del tipo che quando un giorno prenderemo un cane avrò tempo per portarlo a spasso. Del fatto che non ho contatti col pubblico. Di come i miei colleghi siano di buone chiacchiere.
Ma a volte un po' mi scoraggio.
E' come immaginare di essere su questo palcoscenico per una parte grandiosa e invece rimanere sempre dietro le quinte e comparire sul palco solo per fare il servo di scena. Ogni tanto mi riprende il trip di rimettermi a studiare, ma non biologia no.
Mi piace ma non fa per me.
Penso a psicologia.
Mi chiedo se avrò il tempo e la costanza per lavorare e studiare, e allora rinuncio per un attimo per poi tornarci dopo. Vivo in mezzo a laureati e spesso mi chiedo se il loro giudizio su di me si basa anche su quello, sul fatto che non parliamo allo stesso livello. E' un problema che non mi sono mai posta. Sono sempre stata in mezzo a persone molto intelligenti ma allo stesso tempo molto semplici, che anche se laureate non mi hanno mai fatto sentire da meno.
So dentro di me che una laurea o un percorso di studi più approfondito non mi rende migliore di quello che sono, né più intelligente. Ma tant'è.

Lasciando stare un attimo le mie piccole paranoie, al lavoro sono esplose importanti novità. Era un tranquillo mercoledì, si stava sereni. Non attendevamo chiamate dai nuovi clienti del nordest, non ci sarebbero state fino a venerdì, quand'ecco che arrivano. Ho diversi amici del nordest che non sono così, ma le statistiche parlano chiaro. Per quando riguarda almeno la nostra tipologia di clienti il 70% di loro è indispondente e spocchioso. Non ringraziano mai, ma pretendono.
Fino a situazioni devastanti come dimostra la telefonata che ha ricevuto il mio collega "Mi scusi, mi potrebbe passare la sua collega meridionale? Prima ho dovuto riattaccare perché è entrato un negro".
Sì ha detto proprio negro.
Io quando sento questa parola provo un ribrezzo devastante, mi viene la pelle d'oca e la nausea. E' come se mi avesse detto "Mi scusi ma è entrato un frocio".
Finora con clienti di tutto il resto d'Italia non mi era mai capitato e uno ci mette poco a tirare le somme. Ma è sbagliato anche quello, generalizzare.

Comunque arrivano le prime chiamate del nordest e non siamo preparati. Come si gestiscono? Le tempistiche per le spedizioni? Si assistono a scene di panico collettivo. Telefoni che squillano all'impazzata, responsabili che corrono qua e là, gente che corre dall'altra parte della sala a chiedere aiuto.

Io ho fatto un paio di cazzate gravi ma non me preoccupo più di tanto.
Ieri ho fatto la visita medica. Il medico mi ha fatto alcune domande sulle malattie in famiglia. Io l'ho avvertito che sarebbe stata lunga.
Poi ha chiesto delle mie. Io l'ho avvertito che sarebbe stata ancora più lunga.
Ha fatto gareggiare i miei occhi ma ha vinto il destro. Il sinistro è sempre stato più tontino.

Ci sono novità sulla macchina. Alla fine la scelta della macchina era stata fatta. Fry era andato a vederla, gli era piaciuta, l'aveva provata, era tutto a posto. Poi ha voluto chiedere la visura al PRA. Per me era una cosa eccessiva, ma gli ho detto che se lo faceva stare più tranquillo non era un problema.
Si è scoperto, chiamando il vecchio proprietario (un'azienda) che la macchina in questione ha quasi il doppio dei km dichiarati. Immaginate lo sconforto.
Ora siam punto e da capo.
A volte ti sembra di girare in tondo e non arrivare mai a niente. Le giornate passano tutte uguali, l'aria è ferma, ti senti come se le tue gambe non si muovessero mentre il mondo ruota attorno così velocemente.
Troppo velocemente.

Canzone del giorno: Veloce Il Grande Omi


p.s. ho seri problemi con la lettera P della tastiera. erdonatemi se manca da qualche arte.

26 giugno 2012

All'emporio delle stronzate

Oggi ho chiesto un permesso di un'ora e mezza per andare dal dottore. Da quando mi sono decolorata i capelli e un po' della mia decolorazione è finita sulla palpebra dell'occhio sinistro, una micromillesima variante di dermatite mi impedisce di truccarmi.
Grave delitto.
Considerate che è una settimana che non mi trucco. L'ho fatto sabato e lunedì e in effetti non ho fatto che peggiorare bruciore e prurito. E' per questo che decido di andare dal doctor Hitler.
Quindi mi appresto ad andare dalla responsabile, mesta mesta, per chiedere il permesso. "Ciao, posso chiedere un'oretta e mezzo di permesso per andare dal dottore?"
Mi guarda con aria indispettita, più o meno lo stesso sguardo che fece ieri quando mi chiese di fermarmi  per leggere meglio la scritta sulla mia maglietta degli Skiantos: Campagna contro la droga, città favorevolissima, per cui un po' mi cago addosso. "Sì, va bene." risponde. Ma poi aggiunge "Prenditi pure tutto il pomeriggio". Sudore freddo, non è che mi sta licenziando? Modalità paranoia mode on. "Tanto è inutile che fai avanti e indietro". Fiuu', non mi lascia a casa ma mi agevola le cose.

Quindi alle 13 esco da lavoro, torno a casa, mangio i miei fantastici cibi precotti (ah, il mondo del precotto e del surgelato), e penso: massì, quasi quasi faccio anche un altro paio di commissioni. E fu così che mi ritrovai in banca a chiedere un preventivo per l'assicurazione di una macchina che ancora non abbiamo, ma non si sa mai.

La ragazzotta lavora probabilmente lì da ieri, ma io sono paziente. Del resto proprio oggi una cliente, riattaccando, ha detto chiaramente al suo collega "questa qui non capisce niente", riferendosi a me. Ecco perché sono così paziente. E poi la ragazzotta è gentile, si vede che sta cercando di fare buona impressione. Intavola un discorso sul lavoro, sui finanziamenti e su quanto sia difficile ottenerli, scherziamo sulla mia precedente assicurazione e mi svirgola due preventivi che dire cari è dire poco.

Mentre ci accingiamo in questa difficoltosa operazione compare una vecchia (le vecchie bolognesi sono un po' come le sciure torinesi. Se le avete viste potete immaginare il genere) con in mano un mazzo di banconote da 50 €, avrà avuto almeno 1000 € in mano, che dice "Siete ancora aperti?"
La ragazzotta fa cenno di sì e la vecchia va a sedersi. Contando i soldi e parlando da sola. Sì sì, parlando da sola. Era una cosa inquietantissima.

Uscita da lì vado dal medico. Non so se vi ricordate il casino che mi aveva fatto con delle impegnative. Praticamente non capiva una sigla che aveva scritto il mio medico per delle analisi del sangue, scritta che ho poi compreso io soltanto digitandola su google.
Bene.
Vado in questo studio medico che non è il solito in cui mi presento. Si trova in un posticino inculatissimo e la sala d'attesa è un corridoio strettissimo. Mi siedo e attendo. Ci sono solo due persone sedute.

Ma ne arrivano altre.

Io sono assorta nella lettura del mio libro finché mi viene difficile non seguire la diarrea verbale espressa da questo individuo informe il quale dopo aver informato una vecchietta, che da ora chiamerò la nonnina, dei progressi sulla sua dieta (progressi tanto vantati quanto invisibili a occhio nudo) cerca di approcciare una bella signora abbronzata venezuelana, che chiameremo la venezuelana. A questo corteo di mere cazzate partecipo io, e altre signore. La silenziosa, che si limita ad annuire, la straniera (perché si dichiara tale) e il vecchio che litiga col medico (il quale gli urla contro, tanto che si sente fuori dallo studio).
L'omino in questione di merita l'appellativo di palletta. Non dovrei, dato che il nomignolo è simpatico e non troppo offensivo, e non rende giustizia a quell'agglomerato di ciccia e cazzate e presunzione che è questo signore. Che poi avrà la mia età.
Dopo il vanto della dieta espresso con la nonnina, arriva la venezuelana. E lui vuole dare sfoggio della sua mascolinità macha tutta italiana. "Straniera? Spagnola?" Dice. La venezuelana, che in cuor suo è molto dolce e carina, vorrebbe mandarlo a cagare, prevedendo l'instradamento che prenderà la conversazione, ma sorride e dice "No, venezuelana".
"Ah" dice lui "ha il fisico da surfista" (sarebbe un complimento? chissà). Peccato che non si ferma e continua: "Ma come fa a stare qui? D'inverno fa tanto freddo". Lei non sa che rispondere, evidentemente imbarazzata dalla sua idiozia. Ma la nonnina lo interrompe "Guarda che anche lì fa freddo, solo che le stagioni sono invertite".
Lui, invece di sprofondare in un vergognoso silenzio, continua.
"Bella l'Italia eh?"
Non sapevo se ridere o piangere. Ma la venezuelana che è così gentile, risponde: "Sì io mi sono trovata bene da subito"
"Eh", incalza lui, "qui ci sono le Alpi, gli Appennini, montagne alte 5000 mt (ve lo giuro ha detto proprio così), il mare, l'Italia è proprio bella. E anche gli italiani!"
Lo osservo. Non è rotondo. Ha il grasso della pancia che scende come un paio di tette scese, coprendogli in parte l'inguine. Ah e ovviamente ha le tette.
Penso che no, gli italiani non sono tutti belli.
La venezuelana sorride imbarazzata.

E poi non so come parte con la pippola delle donne. Sta di fatto che qui ho partecipato alla discussione.
"Perché qui in italia sono le donne a scegliersi gli uomini, vedi io? Vengo sempre rifiutato. Eppure non sono così brutto"
No hai ragione, non sei brutto. Sei un roito.
Cala un silenzio imbarazzato e la nonnina dice "Ma no, quello non c'entra".
"No perché io ci provo ma le ragazze italiane sono così. Invece a Londra, eh a Londra, dopo 10 minuti già ero a letto con una ragazza"
Ho quasi i conati.
"Qui invece, bhe io ce l'avrei anche la fidanzata. Ma ha 48 anni, potrebbe essere mia madre, la voglio anche cambiare".
Mi prudono le mani, e dico "Bhe certo se le tratti così le donne difficilmente ne troverai una"
"Eh ma no che c'entra, io mica le tratto così. Io non mi drogo, non fumo, non bevo, sono un bravo ragazzo ma non trovo nessuna"
Sì ma sei un roito. E pure stupido. E pure arrogante. Cerca, cerca.
"Non ti viene da pensare che forse hai un brutto atteggiamento e la prima impressione che fai non è proprio bella? Mica puoi generalizzare. Non è che le donne italiane sono difficili. Si vede che il tuo approccio non funziona"
La vecchietta incalza: "E' sbagliato"
La silenziosa annuisce.
La straniera commenta "Io sono straniera e mica è vero che le ragazze italiane sono così"
E io "E' ovvio che se esci e chiedi a tutte se ci stanno ti dicono di no"
"Eh ma io cosa devo pensare di una ragazza di 30 anni che si concia come una di 20 ed esce a ballare? Che vuole divertirsi"
Pure maschilista.
"Guarda che magari vuole divertirsi con le amiche, bere e ballare e stare tranquilla. Mica vuole cercarsi l'uomo, scusa!"

Come avrei voluto dirgli che è un cazzone. Ma non ho potuto. Il suo punto di vista è che le donne sono tutte stronze perché lui ci prova ma loro non ci stanno. Senza contare che è impegnato e, cosa più agghiacciante... "La mia ragazza ha una figlia bellissima, ogni tanto ci butto l'occhio eh, non che posso farci qualcosa, però è proprio bella"

Meno male che tocca a me entrare dal dottore perché davvero mi viene da vomitare.

Entro e dico che ho questo fastidio alla palpebra, forse dermatite, che prude, brucia ecc.
Mi guarda.
"Sarà il sudore"
mhm.
"Sì, solo che è lì da una settimana e non è passato"
"Non so cosa dirle"
Ma i medici non dovrebbero darti le medicine per farti stare meglio? Una ricettina no eh?
"Bhe le volte scorse mi era capitato e il dottore mi aveva prescritto un po' di pomata al cortisone"
"Ah, ma un dermatologo?"
"Bhe no, un medico di famiglia"

La sua faccia hitleriana si fa perplessa.
"Bhe sì del resto direi che una pomata al cortisone può andare bene. Poi se l'ha già usata con successo..."
"Ma senta, dice che devo fare attenzione a non farla entrare nell'occhio?"
"Ah bhe no magari ci fa solo attenzione..."
"Mhm, magari uso un cotton fioc"
"Ecco, sì brava, un cotton fioc è l'ideale"
Non ci posso credere.
La prossima volta chiamo il mio ex medico di famiglia, mi faccio dire al telefono cosa è meglio e torno da lui a farmi prescrivere i farmaci. Questo dottore è devastante.

E dopo questo post lunghissimo vi lascerei con una canzone ma in questo periodo le canzoni sono mille. Vi devo aggiornare sul lavoro, e su altre faccende incresciose.
E grazie ancora di leggermi.

12 giugno 2012

Volti da scritturare, pittori e cinema mancati

Domenica, dopo il sabato lavorativo delirante e dopo una rilassante serata tra amici (ci voleva proprio) in cui ho imparato cosa è e come si pronuncia correttamente in pugliese la parola "tratturo" decidiamo di andare al cinema a vedere la trasposizione cinematografica di "Molto forte, incredibilmente vicino". Lo spettacolo delle 16, perché così possiamo poi anche fare due passi o tornare a casa e rilassarci se siamo scazzati.
Prendiamo i bus che ci portano al cinemino in centro ma al momento di scendere l'autista salta letteralmente la nostra fermata facendoci scarpinare un pochetto. Quindi già arriviamo al cinema al pelo.

La ragazzotta alla cassa ci dice che non ha modo di farci pagare col bancomat, per cui ci pensiamo un attimo. Se andiamo a ritirare i soldi facciamo ritardo spaventoso, mi scazza perdermi il primo quarto d'ora...

Quindi optiamo per fare due passi e tornare allo spettacolo successivo tanto c'è tempo. Mentre ci avviamo a piedi verso il centro mi fermo a guardare una vetrina con esposti degli acquerelli. L'artista, al suo interno, tra un fischiettìo e un canticchiamento, ci fa cenno di entrare. Così cominciamo a chiacchierare e mi fa un sacco di complimenti. Dice che è strano che non mi abbiano mai scritturata per un film perché ho un viso molto particolare, un po' etrusco. Va bhe.
Dice che sembro un'artista (e due), perché si vede che ho un occhio estetico e mi fa vedere alcune sue opere. Dopodiché vorrebbe venderci qualcosa ma ho solo 5 euro nel portafogli. Gli dico quindi che di più non posso dargli.

Così ci da' un acquerello, e poi ce ne regala anche un altro. Ci racconta della Puglia, di come è stato difficile emigrare al nord e anche se ha note lievemente razziste, capiamo che il suo è un riflesso. Perché, ci spiega "vedo in loro com'ero io".

Se potete andare a trovarlo sono sicura che potrete fare qualche chiacchiera interessante. Si chiama Matteo Cannarozzi.

Da lì procediamo per il nostro giro. Il centro di Bologna è chiuso al traffico nei weekend, in questo periodo e si può circolare liberamente per le strade. Però c'è poca gente, sono tutti a vedere la partita di calcio, e constatiamo come sia bello girare per il centro semivuoto. Compriamo un sapone da Lush, andiamo in farmacia a prendere le gocce omeopatiche e andiamo al Gamestop. Alla fine saicché? Non importa del cinema, il film me lo posso guardare anche in DVD. E' tanto che non facciamo un giro per Bologna, e questa tranquillità è rara.

Lunedì e oggi sono stati giorni particolarmente complessi al lavoro. Sono un po' stanca, totalmente disabituata al lavoro, dormo poco e male anche se prendo le goccine ValBiaPas per dormire.

Per quel che riguarda la macchina ci siamo messi l'anima in pace. Ho chiesto una mano a Chicco, un mio ex che fa il meccanico a Pescara e forse riesce a trovarci una macchina usata e sa valutarci la nostra. Stiamo guardandoci intanto in giro. Ho anche uno zio meccanico a Cologno Monzese che penso possa darci una mano.

Per quanto riguarda la mia Canon, ordinata il 30/4 e ancora non arrivata perché pare sia stata ritirata da qualcuno, l'austriaco che me l'ha venduta ha ricevuto una lettera dalle poste austriache e italiane che dovrebbe contenere la firma di chi ora possiede il mio gioiellino. Speriamo in bene...

Il terremoto? Ah sì, stanotte un'altra scossa. Ero sveglia, non che mi abbia svegliato, devo ricominciare a dormire meglio e a essere meno preoccupata perché sono stanchissima.

Proprio a causa del fatto che torno alle 20.20 a casa e se mi metto a cucinare si fanno le 21 e rischio di crollare dal sonno con la cena ancora sullo stomaco, io e Fry ci siamo invertiti i ruoli. Provvederà lui alla cucina mentre io laverò i piatti. Stasera mi ha preparato il cous cous ed era buonissimo!

Questa cosa in effetti mi solleva tanto, mi toglie un pensiero e chissà che stanotte non mi aiuti a dormire...

Canzone del giorno: Tomorrow's Dream Black Sabbath

08 giugno 2012

Se potessi avere un verdone al mese

Mi piacerebbe parlarvi di una giornata tranquilla ma oggi è stato molto faticoso. Concentrazione a palla, mal di testa al pomeriggio, la voglia di mollare tutto e andare in un posto dove non devo uscire di casa alle 8.30 per tornare alle 20.20. Sì è vero, ho 3 ore di pausa, mi direte, dalle 13 alle 16. Ma in attesa del bus riesco ad arrivare a casa alle 13.40 e devo uscire di casa alle 15, calcolando che ci devo mangiare è poco più di un'ora. E poi stare appresso a chi fa gli ordini:

"Cerco un prodotto smacchiante per unghie dei piedi che non sia X ma che sia Y, se la può aiutare ha la confezione azzurra" e io che dal mio AS400 vedo solo una sfilza di caratteri bianchi o verdi su sfondo nero.
"Vorrei un prodotto che non sia una tinta ma che serva a fare ritocchi sui capelli, color castano, ah ma mi raccomando: che sia naturale" e io che continuo a vedere gli stessi caratteri.

Poi torni a casa e ti capita che la macchina che è in riparazione da più di un mese e mezzo e su cui hai investito ormai 3000 euro di altre riparazioni, forse costerà altre 800 euro di riparazioni, ma può essere che comunque anche montando un altro pezzo non si ripigli e allora che si fa? Si ripara o se ne compra un'altra? Ci si indebita per 4 anni?

Io non voglio indebitarmi, Fry non vuole stare senza macchina. Capita allora che la sera del mal di testa, in cui hai voglia di buttare all'aria ognicosa, in cui sai che domattina dovrai andare al lavorare nonostante sia sabato (lo so, tanta gente lavora di sabato) ecco, capita che quella sera scleri di brutto.
E porcodio.

E se mi fate notare che sono politicamente scorretta a bestemmiare occhio, stasera potrei mangiarvi vivi.

15 marzo 2011

13/03/2011 - ore 17,00 circa

Abbiamo avuto un incidente. E' stato un incidente strano perché nessuno ci è venuto addosso, stavamo facendo una piccola curva a sinistra in autostrada, sotto la pioggia, nella zona tra sestri levante e lavagna e d'improvviso ci siamo trovate scaraventate sul muretto di destra, airbag esploso, suono stridente, guardrail di sinistra e sballottati all'interno della gallerie sul muretto di destra. Strisciata di lato finché la macchina, finalmente, non si è fermata. Fumo all'interno della macchina, polvere bianca e via, fuori dalla macchina, presto.
Chiedo a Maria se sta bene, mi conferma di sì, non so cosa fare. Mi dice di chiamare la polizia stradale, li chiamo ma mi chiedono dove sono. Non so dove sono, non lo so davvero. Dopo Sestri Levante? Dopo Chiavari? Chiedo di richiamarmi entro 5 minuti che guardo la posizione GPS intanto Maria sistema il triangolo che mezzo secondo dopo viene distrutto da una macchina che passa a tutta velocità. Intanto arriva la stradale, e mi squilla il telefono. Rispondo ed era la stradale. Gli dico che un loro collega è già lì, "Ma come è possibile?" non so, ma c'è. Si parlano tra loro e il collega appena arrivato mi dice che per fortuna non ho danneggiato l'autostrada, altrimenti avrei dovuto pagare una multa. Intanto mi fa l'elenco delle contravvenzioni e verbali che mi farà. Io in quel momento spengo il cervello.
Poco dopo l'arrivo della polizia stradale ecco anche il carro attrezzi che tira su la macchina e ci "porta in sicurezza" all'esterno della galleria. Prima mi avevano chiesto se volevamo un'ambulanza, io non so. Ho il braccio gonfio e livido e lì per lì penso di essermelo rotto ma di non sentire dolore per l'adrenalina che ho in corpo. Quindi dico che sì, voglio un'ambulanza. E chiedo cosa sarebbe successo. Il poliziotto mi dice che io sarei andata in ambulanza e la mia amica sarebbe rimasta lì: ma come? E come ci incontreremo? Fa spallucce e dice che lei in qualche modo mi raggiungerà. Ma come in qualche modo mi raggiungerà? Insomma ci portano in sicurezza e arriva l'ambulanza. Mi sdraiano sulla barella, sopra un coso di plastica arancione che chiamano la "spinale", Maria la fanno sedere lì di lato accanto a me. Ho preso dalla macchina la reflex e il portatile non me la sentivo di lasciarli in macchina. Decidono di portarci al pronto soccorso di Lavagna. Battiti: io 90, Maria 110. Dicono che la ragazza è "palesemente" agitata. Delicatezza pari a zero.
Ci scaricano in ospedale, al triage fanno entrare Maria per la registrazione, io vengo trasportata in barella in uno stanzone, sensazione già conosciuta e sorrisi di compassione della gente che incontro. Mi sono calmata, ok sono calma. Mia mamma non deve ancora sapere se no le piglia un infarto. Do' notizia a mia sorella ma ho una voce talmente tranquilla che non si preoccupa. Ci portano separatamente dall'ortopedico e poi a fare i raggi, niente di rotto ma Maria ha vinto una sublussazione alla spalla.
Poi chiamo Stark che volevo chiamare appena uscita dalla macchina dopo l'incidente ma giustamente Maria mi blocca "non fare prendere un infarto a quel povero ragazzo". D'accordo. Ma quando lo chiamo sono calma, anche lui sembra calmo. E infine mi vengono in mente le pastiglie, rimaste nello zaino. E chissà come mai poi, visto che avrei dovuto prenderle solo il mattino seguente. Così chiedo se gentilmente possono procurarmene una per tipo, del resto siamo in ospedale. La loro risposta è "non so proprio come aiutarla". Poi chiamano il carro attrezzi chiedendo di aspettarci che torniamo a prendere gli zaini. Ci dicono di andare in portineria per farci chiamare un taxi per portarci a Sestri Levante dov'è la macchina. Troviamo la portineria (intanto anche un bancomat per prelevare) e chiediamo se gentilmente può chiamarci un taxi. Ci da un fogliettino col numero. Io e Maria siamo indecise se desiderare che Lavagna venga rasa al suolo (oh senza offesa per chi ci abita) o riderci su. Comunque chiamiamo il taxi e io riferisco che siamo all'ingresso del pronto soccorso ma sbaglio, infatti il primo taxi che arriva gira in un angolo e sparisce dalla nostra visuale e la donnina della portineria ci dice che quello è l'ingresso dell'ospedale e non del pronto soccorso. Argh. Ci fa la cortesia di chiamare il pronto soccorso e farlo tornare indietro. Destinazione, Sestri Levante. ormai siamo oltre le 19.30, orario di chiusura ma ci hanno aspettate, quindi prendiamo lo zaino e intanto cerco un albergo sull'iPhone con connessione internet (e fanculo a chi mi prende in giro, ci è stato utilissimo) e trovo un albergo, la pensione Suisse, a uno sputo da lì. Il taxi ci porta e, finalmente, letto. L'albergo è scrausissimo ma ha un letto, un bagno con doccia (che comunque non useremo perché almeno per quanto mi riguarda non ho niente per docciarmi), il signore che ci ha accolto è gentilissimo e finalmente riposo dopo la disavventura. Cerchiamo di procacciarci il cibo e chiediamo consiglio, così ci consigliano una pizzeria ristorante "La Previna" che poi risulta essere squisita. A Sesti Levante le persone sembrano molto più gentili. Può darsi che siamo state sfortunate a Lavagna e fortunate a Sestri Levante ma qui è tutto un sorriso e una gentilezza. Ci coccoliamo con buon cibo (focaccia similRecco per me e pasta al verso pesto e pinoli per Maria) e io con una razione di dolce. Ironizziamo sul fatto che dovremmo sfruttare questa cosa dell'incidente per farci avere razioni doppie di ognicosa ma soprattutto di dolce. Finito di fare pappa e comprate anche due bottiglie di acqua per la notte torniamo in stanza. Io risento Stark (inutile chiedersi se nella pensione c'è una connessione wifi o similare) che era preoccupatino, così insomma ci calmiamo e tranquillizziamo e ci mettiamo a nanna. Anche perché il giorno successivo dobbiamo trovare una macchina a noleggio dato che nessuno può venirci a recuperare. Ma è un pensiero del giorno dopo, non voglio pensarci assolutamente fino al giorno seguente e, appena salutato Stark, crollo morta sul letto. La notte è parecchio freddina e mi sveglio un bel po' di volte per accoffolarmi meglio su me stessa e tenermi caldo.
Al mattino successivo, pronte e quasi reattive ci attiviamo per trovare qualcosa e l'unica cosa che trovo è l'avis di Chiavari. Dai, ormai ce le siamo girate tutte ste cittadine, facciamoci anche Chiavari. Maria chiama ma scopriamo che vogliono la carta di credito. Così dico alla signorina che abbiamo avuto un incidente e non sappiamo come fare per tornare a Torino: forse si intenerisce, non so, ma alla fine dice che ci farà depositare una cauzione di 250 euro. Va bene, caspita. Tra quello e non avere niente, direi meglio quello. Colazione e poi altro taxi, altro giro, altra corsa. Arriviamo all'Avis dove non ci fanno pagare la cauzione (dovrò mandare dei fiori alla signorina in questione) e ci danno una Punto Evo. Ok, ci rimettiamo alla guida alla volta di Sestri Levante ma il navigatore ci fa prendere l'autostrada e sbagliare strada così siamo costrette a farci un bel po' di km in più. Ma alla fine ce la facciamo e ora arriva il lavoro pesante. Pratiche per la rottamazione (solo per l'airbag esploso ci vorrebbero 2000 euro), svuotare la 600 (non l'ho detto che era quasi un trasloco? basso, aspirapolvere, varia roba, poi da levare autoradio cd e tutto il resto), pagare deposito + carro attrezzi + demolizione. 390 euro. Alla faccia. Andiamo a cercare un bancomat ma posso prelevare solo 250 euro, mi aiuta Maria. Caricata macchina, andiamo. Direzione Torino. Pian pianino anche perché la Evo è lentissima. Lenta dammorire.
In ogni caso ora che sto scrivendo questo post mi sono levata le bende. Il mio braccio pare andare in cancrena da quanto è nero. Solo la vista di sta schifezza mi ha convinta a tornare al pronto soccorso, ci andrò domani. Maria oggi ci è tornata e le han trovato colpo di frusta e bloccata per bene la spalla. All'ospedale di Lavagna purtroppo non sono stati altrettanto bravi.

Arrivate a Torino ultima avventura, riportare la macchina all'Avis che ci avevan detto essere in corso Turati 37. Andiamo, ma c'è la Hertz che ci spiega che sì una volta c'era l'avis, ma da due anni a questa parte non più. Tremo al pensiero di dover andare a Torino Caselle, sono quasi le 18.30 termine ultimo per la riconsegna della macchina. Ci dicono che c'è una filiale poco distante, infatti ci arriviamo in 5 minuti e molliamo la macchina. Una avventura. Che non si vorrebbe mai avere. Ma a volte c'è.
Ecco alcune foto della macchina un po' rotta. E del mio braccio livido.






Canzone del giorno: Manic Street Preachers featuring Nina Persson - Your Love Alone Is Not Enough

Non potevo avere migliore compagna di incidente in ogni caso. maria, siamo tostissime.

25 marzo 2009

La storia insegna

Ieri siamo stati a vedere il match di improvvisazione teatrale. Rispetto alla settimana scorsa erano davvero in forma. Se solo riuscissi a superare questa mia sciocca resistenza mi iscriverei a un corso, anche scrauso, di teatro.
Alle superiori avevo fatto un microcorso di improvvisazione teatrale al liceo. E’ stato molto divertente e alla fine il risultato è che la vergogna sparisce, ma non perché si supera la timidezza. Una persona timida difficilmente diventa sicura di sé con un micro corso di improvvisazione teatrale che-aiuta-ma-non-fa-miracoli.
La vergogna sparisce perché si diventa amici alla fin fine. Quindi non ti vergogni a ballare senza musica davanti agli altri del tuo gruppo, né a cantare canzoni stonando, né a camminare davanti a tutti guardandoli negli occhi. Il palco però, per quanto piccolo, ti terrorizza. Oggi come oggi non so se avrei il coraggio di rifare le stesse cose. Se possibile, sono diventata ancora più timida di allora.
Ieri all’uscita da lavoro siamo andati dal “gommaio”, il ragazzotto, rasato e tutto tatuato, mi guarda come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi dice “Ma ci hai anche camminato sopra?” stringendo a sé la ruota sfatta come un bambino terrebbe un pupazzo di peluche rovinato dalla sorella maggiore.
Ovviamente rispondo di sì, la mia 600 è testata per queste cose. Una volta l’ho riportata a casa con la spia dell’olio accesa e ho avuto il coraggio di spostarla anche dopo per andare dal benzinaio.
Quando la portai dal meccanico lui mi guardò come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi disse “Ma l’hai usata anche con la spia dell’olio accesa?” osservando il filtro dell’olio smontato come un bambino deluso dal regalo di Natale.
La storia insegna, le cose avvengono ciclicamente sempre uguali e la seicento resiste a tutto, persino ai miei maltrattamenti. Se arriva in Italia come prossima auto mi piacerebbe quel rottamino carino che costa 1500 euro. Non ci vai a 100 km/h ma per una città come Firenze dove la velocità massima arriva ai 30 km/h direi che è quasi un bolide.
La cosa buffa è che ne parlavano proprio ad un tg qualche sera fa. Hanno dedicato al servizio esattamente 10 secondi (hanno mostrato un video con le macchinine, stile smart, hanno dichiarato il prezzo di vendita e stop) seguiti da un servizio di qualche minuto sulla nuova Lamborghini (o Maserati?) che fa la bellezza di 300 km/h, brum brum.
In tutta risposta stamattina ho preso il bus, avrei potuto prendere il Peugeot 207 ma ho voluto provare col bus e non è stato malaccio. Solo che non sapevo esattamente la fermata così ho chiesto aiuto all’autista che mi ha fatto scendere all’inizio della via in cui lavoro. Peccato che è uno stradone lunghissimo e ho sbagliato fermata quindi mi sono fatta un bel pezzo a piedi e sono arrivata appena in tempo.
No problem, ho avuto modo di leggere il mio nuovo fantastico libro e di rilassarmi il cervello, prendere un po’ d’aria, fare 4 passi ecc ecc.
Oltretutto c’è un bel sole ed è proprio piacevole andare in giro con questo tempo.
Secondo giorno di pastiglia e ancora nessun effetto collaterale. Sono molto più ottimista.
Canzone del giorno: Kikapoo Tenacious D

10 aprile 2008

Inizio della prima parte

Sono a pezzi. L'altroieri serata fimo, ma sono scappata alle 22.30 perché il giorno dopo sarei andata al colloquio a Empoli. Quindi ieri mi sono svegliata alle 5 del mattino perché avevo il treno alle 7.15. Per ottimizzare i tempi sono andata in macchina fino alla Seat Paginegialle dove ho parcheggiato e poi ho preso la metro fino alla stazione. Il viaggio è stato devastante e l'Eurostar ha fatto ritardo (inoltre ero circordata da scolaresche che non sono state zitte un solo nanosecondo), quindi ho perso la coincidenza per Empoli. Ho preso il treno successivo all'incirca 10 minuti dopo quello che avrei dovuto prendere, ho chiamato l'agenzia per avvisarli che avrei fatto tardi (e che invece delle 12.29 sarei arrivata in stazione alle 12.39). La ragazza, tutta scazzata, mi dice "Sì ma noi alle 13 chiudiamo, semmai ci vediamo poi alle 14".
No, dico io, alle 13.59 ho il treno per tornare a Torino. Ma dico, cazzo, hai una ragazza volenterosissima che da Torino si spara 500 km tra adolescenti acneici in preda a crisi acneiche e te alle 13 precise devi chiudere se no il tuo SUV si trasforma in un licaone gigante e tu diventi quell'arpia che eri fino a due secondi prima che il tuo datore di lavoro ti concedesse questo posto?
Insomma alla fine ce l'ho fatta ad arrivare prima delle 13 e il colloquio è stato davvero di 10 minuti. Mi bastano.
Ho solo bisogno di qualche soldino, davvero difficile da capire?

Colloquio finito, riparto per Torino già un po' devastata. Il treno è un Intercity plus che di plus non ha proprio nulla. Anzi forse ha qualcosa minus. Intercity minus sarebbe un buon nome per questo aggeggio. I bagni non funzionavano, le porte erano scrostate, i vetri luridi. Dentro c'era un puzzo che non si stava, persino il controllore passando accanto a noi aveva aperto i finestrini. Però così faceva freddo e noi li abbiamo richiusi. Ovviamente nemmeno il tempo di dormire un attimo ed era salita un'altra scolaresca, con i prof che urlavano più degli alunni per farsi sentire richiamandoli al silenzio.

Mentre tentavo invano di dormire pensavo che già lunedì comincio il corso mentre mi sarebbe piaciuto oziare una settimana. Non importa, saremo noi, è solo questo conta. Progetto un weekend da non uscire nemmeno per affacciarsi alla finestra e nel quale il massimo dei movimenti sarà dal divano al letto e dal letto al divano.

Arrivo a torino, piglio la metro, ripiglio la macchina, torno a casa. Mi lavo la faccia e le mani, non ho tempo per una doccia nonostante il puzzo del treno che mi sento addosso. Mangio, mi trucco ed esco. Vado a prendere RagnoB che mi porta in un locale bellino bellino. Si chiama il cab41. Si fa cabaret e al costo della consumazione (un cocktail costa 8 euro) si può assistere ad uno spettacolo di cabaret spassosissimo. Mentre ciarlo con RagnoB mi sento toccare un ginocchio* (metto un asterisco qui perché me lo devo ricordare). Già pronta con un gomito per colpire l'eventuale aggressore mi volto e vedo un ex collega. Oh toh, il mondo è piccolo. Ci si saluta, lui era una donnina che si presenta, ci si risaluta e io e RagnoB riprendiamo i nostri discorsi. La serata è stata bellina, appena scarico dal cellulare qualche filmato lo metto qui sul blog. I comici sono stati spassosi e ci siamo concessi qualche foto con loro, che in serata hanno ripreso le classiche problematiche uomo-donna che tanto fanno ridere. Eppure sono verità assolute. Lo shopping per la donna che ha una sola cosa in testa, e come i Queen ripete ossessivamente "The shopping must go on". L'uomo che ha difficoltà nel trovare differenze tra vari tagli di capelli e che capisce a un certo punto della sua vita, che il fatidico punto G si trova, appunto, proprio alla fine della parola shopping. Il terrore negli occhi di lui quando, seduti su un divano a guardare un film, lei si volta di scatto e pronuncia le famose parole "Sai a cosa stavo pensando?", partendo con una pippola mentale che nulla aveva a che fare con ciò che stavate facendo. E il tour Le Gru-Ikea (Le Gru attualmente è il centro commerciale più grosso del Piemonte e fino a poco tempo fa anche d'Italia. E' tatticamente posizionato accanto all'Ikea in maniera tale da riempire i cogliono dei poveri uomini che ci seguono in questi estenuanti tour di circa 5 ore) che la donna riesce a far fare all'uomo dicendogli una frase ben precisa: "Cambiamo le lenzuola?". E ogni qualvolta la donna comprerà qualcosa e lui chiederà "quanto l'hai pagata?" lei avrà sempre questo jolly di riserva: "ERA IN SALDO!".

*Riprendo il discorso del ginocchio qui, pensando a quando, a volte, piccole frasi o gesti diventano sconvenienti. Il ginocchio è zona delicata, sotto la coscia e sopra il polpaccio. Zona di confine in due terreni che possiamo definire intimi. Toccare un ginocchio può essere frainteso, proprio per la diversa comunicabilità che esiste tra uomini e donne. Gli uomini che vendono tutto come una concessione e le donne che in effetti di concessioni (almeno ai loro occhi) ne fanno pochissime. Se un lungo sguardo può far pensare a un uomo che una donna è interessata, a quest'ultima un lungo sguardo di lui può far pensare semplicemente che ha qualcosa fuori posto. Let's go. Differenze di comunicazione. In poco la donna diventa troia.

Ieri sera nanna alle 2, la serata è finita tardi, ho accompagnato RagnoB a casa, si son fatte altre 4 chiacchiere e stamattina sveglia alle 7.30. Mia mamma ha deciso che vuole farmi un regalo ma vuole che lo scelga io. Ma alla fine non l'ho scelto io perché lei era partita già con un'idea ben precisa. Voleva regalarmi un ciondolo o un anello e qui metto altri asterischi per ricordarmi.**

Dato che dovevo portare anche la 600 dal meccanico per farle fare un controllo prima della partenza per Firenze e dovevo anche andare a Panorama per cercare un modem router wi-fi mi sono organizzata così. Prima Panorama, poi passo a prendere mammà, poi si va dal meccanico, gli si lascia la macchina e si va in centro con i mezzi pubblici.
Vado a Panorama a cercare il router modem ecc ecc, ne trovo uno ma poi scopro essere solo access point, senza modem. Intanto un vecchino che cercava la mia stessa identica cosa si lascia scappare un pensiero a voce alta Ma no, l'ai-fai ora non mi serve. Scappo per non ridergli in faccia. Prendo due cosine a Panorama e passo da mia mamma, si va dal meccanico, si va poi in centro a fare due passi e cercare il mio regalo.

**Repeat: non indosso gioielli. Non amo l'oro giallo, anzi mi fa abbastanza cacare. Gli anelli mi piacciono semplici e d'argento ma ne indosso già uno comprato anni fa alle botteghe medioevali del borgo medioevale del parco del Valentino. Così alla fine le ho detto che se proprio voleva prendermi un ciondolo, mi sarebbe piaciuto qualcosina della breil. Ora però stacco e continuo dopo che devo andare a prendere la macchina e sistemarmi un attimino.

Anzi, vista l'ora continuerei domani.

Canzone del giorno Parco Sempione Elio e le Storie Tese

10 agosto 2007

Imbranautaggine

Non ce la posso fare. Potrei scrivere una guida, anzi un'antiguida: "Cosa non fare e quali strade non prendere quando guidate un'auto". Sono la classica imbranauta. Quella donnina dei preconcetti che non sa guidare, che taglia la strada, che guida a cazzo. Ieri sera ci incontriamo io e Minchietta Uno. Mi ha fatto un piacere immenso perché ci vediamo molto poco. Colpevoli la mia pigrizia e poca voglia di guidare e la sua lontananza (abita fra i monti come Heidi, o era Annet?). Comunque troviamo un punto comune a Rivoli, per me sono una ventina di minuti di tangenziale/autostrada e lei idem. La serata procede benissimo, una Weiss piccola per tutt'e due, quattro chiacchiere sulle sue incredibili vacanze (non ho mai sentito descrizione di vacanza più devastante e alla fine il suo commento è stato “bhe alla fine è andata bene!”) e sulle mie, sparlare dei più e dei meno.
All'una meno dieci ci salutiamo, lei torna a casa e io vado nel senso opposto. Non appena entro in autostrada c'è un bivio, maledetti bivi. Io programmo le strade per andare sempre dritta e non svoltare quasi mai. Limita la mia imbranautaggine, anche se riesco a perdermi lo stesso. Ovviamente avevo il 50% di possibilità e indovinate? Sì ho sbagliato (intanto Roccio poverino era al telefono con me preoccupato anche in fase R.E.M.). Non appena mi rendo conto della grossa cazzata che ho appena fatto decido di uscire alla prima. Ma c'è un bivio anche qui. Ci sono due strade da prendere all'uscita? Destra o sinistra? Destra!
Sbagliato di nuovo: mi reimmetto in un'altra autostrada, pago 1.10 euro ed esco alla prima. Che fare? Rientrare e provare di nuovo oppure procedere dentro la città?
Basta tangenziale, si procede per la città. Passo Orbassano, passo Beinasco, entro a Torino alla periferia all'estremo opposto rispetto a dove abito. Vado sempre dritto (qui è una buona strategia, le strade sono tutte parallele e perpendicolari). Penso che sarebbe una buona cosa svoltare poi per corso Vittorio Emanuele e passare davanti alla stazione. E fare la strada sotto la collina che è più veloce.
Ma manco anche quella via. Se già di giorno ho l'orientamento di una talpa cieca, di notte posso dire addio a casa e addormentarmi felicemente in macchina. Alla fine dopo mille giri arrivo: tempo di percorrenza 1h, contro i 20 minuti dell'andata. Non c'è male, devo dire. Poteva andare peggio, poteva piovere!
Oggi è un giorno meraviglioso per tre ragioni:
arriva Roccio
questa è la notte di S. Lorenzo
arriva la busta paga.
Povero Roccio mi ha tenuto compagnia fino a casa e stamattina si è svegliato presto. Quindi questa sarà la notte di S. Roccio paziente. In ogni caso, via ai desideri.
Il mio è già realizzato, manca ancora una piccola briciolina...

11 luglio 2007

Segretaria o no?

Segretaria? Io?

Mi chiama un tizio: vuole che io gli faccia da segretaria. E' un po' il mio lavoro. E allora sapete che mi chiede? Di chiamare un'azienda e di fingermi davvero la sua segretaria, di presentarmi non come Carla di 892424 ma come Carla la segretaria del ragionere Tizio Caio. Aggiungendo poi che lui è un cliente importante. Uhhh com'è importante.

Lasciamo stare.

Oggi mi è venuto uno strizzone di tutto rispetto al lavoro. Mi metto in modalità busy out e corro dal Gruppo Operativo. Sapete, se ci scappa di andare in bagno dobbiamo avvisarli (come a scuola, più o meno). Corro corro e dico "Mi scappa quella grossa!".
Lui mi guarda terrorizzato e mi dice "Vai!"

Perdo 10 minuti nel cercare di ricostruire una me stessa con un colorito più scuro.

Ma io non ho scritto che domenica abbiamo anche lavato la macchina. Era tipo più di un anno che non la lavavo. Facciamo due anni. Era talmente incrostata che Roccio ha dovuto passare in maniera energica il panno in finta pelle di daino (quello in vera pelle di daino costava come un figlio all'università). Ora luccica tutta ed è finalmente pulita. Quasi. C'è da fare gli interni, se ci penso la butto giù da un burrone.

Sabato ci sarà il concerto di Battiato con annesso concertino dei Subsonica. Li sto ascoltando per prepararmi e devo dire che sono davvero bravini. Così scopro che mia sorella conosce il chitarrista, che un'amica di un'amica conosce il bassista, e insomma girando ai Murazzi qualcuno di loro si conosce. Questo per dirvi che non sono affatto trendy. Non solo non li conosco, ma non so nemmeno come siano fatti. Non penso vadano in giro con la scritta "Subsonica" tatuata sulla fronte. Si prevede un afflusso non indifferente di gente, ecco perché mangeremo lì io e Roccio, stile picnic al parco dove poi suoneranno. Abitavo in quella zona ed era il parco dove spesso andavo a pattinare. Dove mi sono fatta una rovinosa caduta (con cicatrice sul gomito sinistro) con i pattini.

(Dio mi sembra di scrivere senza un filo logico, stile scrittura automatica)

Stamattina mi sono ricordata che da piccina mi chiamavano Piero Pelù. Tutto è cominciato quando un giorno, uno pazzo che poi è diventato animatore, mi ha vista da dietro. Avevo 14 anni, se non ricordo male, ed ero al campeggio della parrocchia. Aveva notato i capelli lunghissimi, fino al sedere e da allora mi ha sempre chiamata Piero Pelù, seguito a ruota da tutti gli altri. E per un periodo brevissimo di tempo sono stata anch'io una specie di star.

Ho capito perché in Seat spesso non si va oltre il terzo contratto. Io sono al secondo e comincio a diventare pretenziosa, chi li sopporta quelli al terzo?
Al primo contratto, arrivavo, mi sedevo al mio posto, non mi alzavo mai fino alla pausa o fino alla fine del mio turno.
Nulla poteva smuovermi da quel posto, persino la pipì.

Incomincio il secondo contratto e decido che una pausa pipì ogni tanto va fatta. Questo solo perché finalmente mi porto una bottiglietta d'acqua e a forza di bere prima o poi scappa. Idem per l'aria condizionata, se ho freddo perché devo sopportarla?
Allora dato che so che i posti centrali della sala sono i più freddi spero sempre non mi ci mettano. Oggi dovevo sedermi in un posto al centro, così vado dal solito Gruppo Operativo e gli dico "Non per rompere i coglioni, anzi un po' sì, però al centro fa freddo, non posso mettermi a lato?" Mi hanno fatto scegliere il posto. Forse il terrore di una donna che si trova probabilmente in fase premestruale, non so. In ogni caso mi sono seduta vicino alle finestre dove entra aria calda, da fuori. Peccato che oggi c'era vento fresco. Ed ecco tornati alla ragione dello strizzone di cui sopra. E ora dato che non rileggo, chiedo anticipatamente scusa per gli errori. Sgnafuz, gente.

P.S. Incontro un mio vicino di casa a Panorama (ho comprato il fantastico Silk Epil che tutti dicono sia fantastico): si lamenta del fatto che non riesca a scendere giù in Sicilia perché non trova posto in aereo. Gli chiedo con che compagnia. L'airone, mi risponde lui. Badate bene. Non eir uan, ma airone proprio. Meno male che anche grazie al mio lavoro, riesco a mantenere un certo autocontrollo, che con tutte le cacate che sento potrei morire soffocata dalle mie stesse risate. (Sarà una risata che mi seppellirà).

Canzone del giorno: Il cielo su Torino Subsonica

20 giugno 2007

Ieri ho ritirato la macchinina dal meccanico. Pare che i danni non siano stati tantissimi, più che altro la manodopera per prenderla a martellate e darle una forma quasi automobilistica. La colla per rimettere su i fari. Ecc.
Oggi, invece, ci tocca andare dal veterinario dei rettili che è dall'altra parte del mondo rispetto a dove abito. Il camaleonte ha ancora questa specie di congiuntivite ed è meglio curargliela. La prima volta che il veterinario ha controllato BigJoe non è andata così bene. Quando incontri un veterinario esperto in rettili ti aspetti che riconosca almeno le due specie più famose per tipo di rettile: le specie più riconoscibili tra camaleonti sono il Chamaleo calyptratus e il Furcifer pardalis. Big Joe è un pardalis.
Appena il veterinario lo ha visto ha esclamato "Ma che bel calyptratus" e dopo gli ha infilato un filo di ferro nel sedere (povero). Le prime operazioni del mattino sono: dare da mangiare al bestio, così se nel tragitto fa anche la popo' siamo più contenti, infilarlo in un fauna box e mettergli qualcosa attorno, così magari dorme pure, anche se ne dubito, e via. Verso l'infinito, e oltre.

12 dicembre 2006

Non è che in questi giorni io non abbia scritto. Ho scritto eccome: infatti ci sono 4 bozze di post che non ho terminato. E' che il Natale ti piglia la mano. Gira di qua, gira di là, et voillà, la giornata è passata e non hai comprato uno straccio di regalo che sia uno.

Addirittura con Roccio ci siamo spinti oltre i limiti umani della mia capacità automobilistica, essendo assolutamente una frana a guidare e avendo letteralmente paura della macchina. Siamo andati al centro commerciale "Le Fornaci" a Beinasco.
Un mare di gente e macchine. Ho persino incontrato Cristiana, una mia ex collega della casa editrice (una delle due o tre donnine con cui andavo d'accordo lì dentro).
Altre novità di questi giorni. Io e Roccio abbiamo fatto uno scambio culTurale. Io ho partizionato il mio povero HD per metterci su anche winzozz, e lui ha fatto spazio nel suo per mettere ubuntu. Ieri sera grulla grulla ho giocato a Mafia e sto cercando di non farmi uccidere nella prima missione di Return To Castle Wolfestein. Poi ho anche ciapato un emulatore del Sega e giocherello a Sonic. Insomma, uso winzozz per quello che va usato.
Adesso mia mamma mi ha fatto presente che ci sarà sciopero dei pullman, quindi io dovrò prepararmi in fretta per cercare di non farmi travolgere dalla solita bolgia di macchine che si trova in strada in questi casi.

Stanotte ho sognato che mi perdevo il CITES dei camaleonti. Ma si può?

12 ottobre 2006

E la macchinina

Ieri ho ritirato la macchina dal meccanico. Ora, è vero: gli ha dato solo due martellate tenendola due giorni, ma mi ha fatto pagare solo 35 euro. Non ho mai sentito una cifra simile in nessun caso. Nel mio immaginario meccanici e carrozzieri vivono in una casa fatta d'oro e tappezzata della cartamoneta che scippano ai loro poveri clienti.
Meno male che esiste ancora gente abbastanza onesta. Comunque io lo pubblicizzo perché mi sembra logico. Lui si trova in via bollengo 15 a Torino. Vicino alla fine di corso giulio cesare.

Oggi un signore mi chiama perché voleva chiamate l'omnitel. Gli dico di chiamare il 190 perché è il numero della vodafone. Lui dice che vuole parlare con un operatore e non riesce. O madonnina. Mi chiede se posso passarglielo io, ma io non posso. Allora mi chiede se conosco a memoria il numero del menù del 190 da fare per parlare con un operatore. Madonnina.

A volte questo lavoro è davvero divertente.