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01 novembre 2022

Il freddo deve ancora arrivare

 Settembre è stato un mese mogio. Cliff era lontano per lavoro e non siamo riusciti a festeggiare il nostro anniversario. Ed è volato un po' così, con questo senso di malinconia e distanza. A volte succede che per impegni di lavoro non ci si riesca a vedere, ed è capitato di saltare un mese.

Un mese.

Un mese è lunghissimo.

Ma passa, come tutto il resto. Le sue braccia come una casa che mi accoglie restano sempre lì. Quando ti fidi di una persona, quando non temi che scappi o che ti possa far del male intenzionalmente alla fine alleni la pazienza, perché non la devi sfruttare in altre occasioni.

Pazienza e tempo.

Ed eccoci qui, anche Ottobre è passato. Le mie amiche dicono che il 2022 è un anno di cambiamenti. Correggo un po' il tiro, per me anche il 2021. Ma decisamente il 2022 ha svoltato in modo inaspettato.

Da tempo immemore stanca del mio lavoro (che sì, mi ha permesso e mi permette tutt'ora di essere indipendente ma è diventato noioso, ripetitivo, squalificante per tanti aspetti) ho cominciato a guardarmi attorno. Il mercato del lavoro è un po' come il mercato immobiliare a Milano: si trova poco (alla mia portata) e quel poco tendenzialmente fa cagare. Non mi sono arresa, riuscendo a mantenere una media di 4 curriculum al giorno inviati (sì ma il weekend si riposa). Ho anche ottenuto un paio di colloqui per un lavoro che forse mi sarebbe anche potuto piacere, ma mi hanno liquidata in maniera cortese, come si fa quando si dice a qualcuno "lei è troppo qualificata per questo lavoro". No, dimmi che mi hai scartata, è più semplice.

Così mentre una sera giocavo a Darl Souls 3 con Cliff controllo gli annunci e lo vedo. Non avevo minimamente le competenze richieste, ma in testa mi suonava il monito di S, ex collega rinato a nuova vita grazie a un nuovo lavoro che gli piace molto: "Manda, manda sempre, anche se pensi di non avere le competenze indicate, tu manda".

E così ho mandato. Ma dentro di me gli rispondevo: "Ok, ma non mi chiameranno mai".

Invece mi han chiamata, per programmare un primo colloquio conoscitivo su teams che si è concluso più o meno così: "A noi non interessano molto le competenze tecniche, perché quelle possiamo insegnartele noi, ci interessa il potenziale e la motivazione".

Sul potenziale possiamo anche soprassedere, ma la motivazione c'è. C'è eccome.

A fine colloquio mi dice che sarà previsto un secondo colloquio in sede da loro (in una regione lontanissima e da me mai visitata) di due giorni.

E resto un po' stordita. Ma deciso di andare. Anche David me lo avrebbe consigliato e quando ne ho parlato con Cliff ho risentito un po' il terapeuta David Gigante Gnomo: Vai, devi andare, anche solo per capire come si svolge un colloquio tecnico.

In effetti David aveva usato le stesse parole tempo prima: Deve cercare di arrivare a un colloquio tecnico, in modo da sapere più o meno come si svolge e capire cosa deve studiare.

Così prendo ferie, per i due fatidici giorni, e coraggio, e comincio a ripassare tutto quello che so sull'argomento. A tratti questa cosa mi butta giù: ripassare una cosa del genere in due settimane è come cercare di preparare un esame in una settimana. Ma procedo.

Ho sempre tentato, ho sempre fallito. Mi richiama all'ordine la dedica sul libro del mio amico Dado. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Mi lascio liberi solo un weekend con Cliff e un giorno in cui il mio amico entomologo ma soprattutto bottonologo mi chiede di non prendere impegni (ma non so perché).

Studio, ripasso e parto.

Il viaggio in notturna lo faccio con Cliff. Dormiamo nella stessa cuccetta, scendiamo nella stessa stazione. Restiamo stretti finché entrambi non dobbiamo riprendere il treno per le rispettive mete.

Per me la novità assoluta è il fatto che mi paghino il posto in cui dormire. E' la prima cosa che ho detto a chi mi ha chiesto informazioni: Oh, due giorni di colloquio e mi pagano anche l'albergo!

E' una cosa che ho visto fare, ma per persone molto skillate, per lavori molto particolari. Sapevo che saremmo stati in gruppo, e anche se penso di non poter entrare nei dettagli del colloquio, del posto, del gruppo (tutti giovanissimi), abbiamo tutti una sensazione strana. Qualcosa non torna ma non sappiamo cosa. Il colloquio sembra andato bene per tutti, anche il secondo giorno, e dopo un veloce pasto ci salutiamo. Ognuno torna alla sua città e alla sua vita, tutti convinti che saremo presi.

Del nostro gruppo di sei persone, sei personaggi in cerca di lavoro, in realtà abbiamo passato la selezione solo in due e l'altro ha deciso di non accettare.

Per farvela breve, ho dato preavviso e finirò di lavorare qui il 30 novembre.

E il 5 dicembre mi devo trasferire in questa (per me esotica) località per 10 settimane.

Ah e il mio amico entomologo bottonologo, niente, si sposa e mi ha chiesto di fargli da testimone (io felicissima ma panico, COSA DEVE FARE UN TESTIMONE DI NOZZE?).

Inutile dire che Cliff mi appoggia per tutto (altri sarebbero stati molto più critici) anche se la cosa è un po' fumosa sotto certi aspetti, e anche David Gigante Gnomo che mi ha detto: Complimenti! Si è fatta i complimenti per questa cosa?

Sì me li sono fatti. E se è come penso, per me sarà un cambiare totalmente lavoro e vita.

Ho anche installato la spirale (sì, spoiler, fa male inserirla e non pensavo, ma dopo due giorni un po' così non si sente più nulla) e per metterla ho dovuto fare altre 5000 visite che han decretato la quasi morte della mia fertilità. E' proprio per quel quasi che ho deciso di metterla lo stesso.

Ma questa è davvero un'altra storia che meriterebbe un post tutto per sé dato che è da luglio che ho chiesto l'inserimento e ho dovuto fare così tante analisi che anche un medico le ha guardate e ha detto "ma davvero deve fare tutta questa roba? Questo (indicando un esame) non so nemmeno cosa sia".

Ovviamente ho ricominciato la scuola di violino, mi mancava un po', mi mancava il mio sensei che appena mi ha vista mi ha abbracciata e abbiamo passato la prima lezione a chiacchierare sull'estate e le novità (e sì, faremo lezione da remoto e ci sarà da ridere. E sì sentirò David Gigante Gnomo in videochiamata e ci sarà da ridere ancora di più).

Questa svolta mi è terapeutica anche per altre cose. Sono costretta a chiedere aiuto, che per me è difficoltoso, ad appoggiarmi un po' agli altri e fare cose per me totalmente nuove, per esempio vivere in un appartamento in condivisione con delle persone che potrebbero avere la metà dei miei anni. Stay tuned.

23 settembre 2018

La mia vita perfetta tra i fiori

Oggi sono un po' giù. Ieri sono stata a Entomodena, ho visto anche la mia amica L, era quasi un anno che non riuscivamo a vederci. Lei da Bologna è arrivata a Modena e abbiamo pranzato insieme facendo due chiacchiere. Mi manca un sacco.

Per di più ho visto persone con cui ho avuto piacere di passare del tempo. Persone sempre lette sui social in cui si riconoscono insetti (più che altro loro, io leggo e apprendo. Con lentezza ma apprendo), amici nuovi, VIP entomologici, amici seminuovi che tengono banchetti, con la stanchezza addosso e il sorriso sempre pronto. E ragni e insetti ovunque. E io che torno con il mio bellissimo libro sui Bombici e le Sfingi delle Alpi, i miei Tenebrio molitor in un sacchetto e tre insetti stecco di una specie nuova che ancora non so e per i quali oggi ho raccolto rovi rischiando i graffiarmi ovunque. E il mio nuovo tatuaggio che curo meno degli altri, come se in realtà fosse un disegno non voluto ma forse perché è uno dei pochi a cui attribuisco un significato, e anche se è parzialmente sbagliato io gli voglio particolarmente bene.
Ma lo curo poco.
Chissà come mai poi, eppure.

Ieri sul treno pensavo, sembrano fatti apposta i treni. Il paesaggio che scorre dal finestrino, il suono ritmico, qualcuno che interrompe il flusso dei pensieri parlando. E sono sempre nello stesso punto, mi pare di girare intorno.
Conoscere il mio doppio e tentare di accoglierlo non ha fatto che portare guai. Persino persone che mai avrei creduto, mi voltano le spalle, mi insultano apertamente e io sono stanca. Non ho possibilità di replica e dato che questa cosa, l'essere attaccata così, mi fa male, ho pensato che forse nemmeno lui merita di essere attaccato, anche se si è comportato da stronzo, anche se mi fa ancora soffrire. E l'ho sbloccato da quasi tutti i canali. Non è mio intento fare male a nessuno, non lo è mai stato, vorrei solo essere tranquilla.

Ora sono io a essere completamente bloccata. Non voglio nessuno accanto e lo cerco. E quindi lo cerco appositamente sbagliato in modo da non cascare in una trappola che invece, quasi inconsapevolmente, mi sono costruita ad hoc. Perché quei difettucci che sembravano insuperabili cominciano a farmi tenerezza, quella mimica che mi sembrava incompatibile acquista un senso, persino quelle passioni sgangherate e fuori dai miei standard cominciano a risultare una cornice immancabile, che senza di quelle niente torna.
E quindi do' le capocciate contro il muro perché non riesco a capirmi.

Mi tocca fare la cosa giusta, questa volta, e abbandonare il campo perché anche questo è, per dirla come dice un'amica, un aereo guasto che immancabilmente e anche se riuscissi a salirci, precipiterà.
E quando un aereo precipita di solito è un disastro, non ci sono feriti lievi, ma sangue e morti.

Hai ragione, mio amico guerriero (e libraio), non esiste una storia lineare per noi, e non è una giustificazione. Sappiamo solo fare quello, lottare, e a volte partiamo già con storie impossibili per mettere in mostra quella che crediamo essere la nostra unica capacità e tecnica di sopravvivenza. Lottare. Continuamente.

Perché abbiamo sperimentato presto che è una strategia vincente, e in effetti lo è, con le malattie. Ma non con le persone. Ci vuole serenità, tranquillità, linearità. Ogni tanto, insomma, ci sta che tutto vada come deve andare, ci sta che vada bene, senza intoppi iniziali, senza lotte continue, senza conquiste impossibili, senza scalate inevitabili.
Non è un male camminare in discesa, ogni tanto.

Oggi sfoglio il mio libro sui Bombici e le Sfingi e sogno una vita semiperfetta tra fiori, polline, dolcezze e colori.