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02 ottobre 2018

Si parte. Zaino pronto e Varsavia, 14 Agosto 2018

Senza pudore alcuno ho deciso di postare i miei videodiari fatti in questo viaggio. Scrivere impiega un sacco di tempo e per scrivere tutto quello che ho detto nel video ci avrei impiegato almeno un'ora.

Qualche giorno prima della partenza ho deciso di provare a fare lo zaino. Doveva pesare al massimo 8 kg, così sono riuscita a far stare tutto nello zainetto da 20 litri, con un peso di circa 5 kg.
Mi sono portata, oltre ai jeans che avevo addosso, dei pantaloni tecnici di The North Face, 5-6 magliette, una felpina, il necessaire per il bagno (ridotto ai minimi termini), la macchina fotografica con obiettivo standard 18-55 + il Kiron 105 macro, uno zaino decathlon pieghevole (anch'esso da 20 litri, per andare in giro) e vari caricabatterie. In una borsetta a parte, prevista dalla compagnia aerea con cui viaggiavo, cosette pesantine che quindi non sarebbero andate a intaccare il peso dello zaino: guida della Polonia (praticamente mai usata), finta midori di cui parlavo nel post precedente riguardante il viaggio, ebook reader, lettore mp3, cellulare, soldi, documenti, ecc.

Io non sono una youtuber (del cazzo), non so parlare in video, ho degli occhi bellissimi ma nessuno mi ha mai detto che ho una mimica di merda, quindi ve la beccate così.

Sono partita con il bus della SADEM davanti a Torino Porta Susa per Milano Malpensa. I biglietti potete farli online sul sito SADEM oppure direttamente in biglietteria alla stazione degli autobus.

Le specifiche dei viaggi non sono importanti ma sappiate che dall'aeroporto di Varsavia c'è un comodissimo treno che vi porta in centro. Appena usciti dall'aeroporto, seguendo le indicazioni per prendere il treno, trovate il solerte omino che vi fa il biglietto alla macchinetta automatica (potete usare il contactless per pagare qualsiasi cosa, qualsiasi) e ovunque cartelli vi intimeranno di obliterare il biglietto (altrimenti potreste incappare nell'ira funesta del pelide Achille, ah no). Non fate come me, rischiando di perdere il treno perché girate come dei matti sulla banchina del binario cercando l'obliteratrice. Semplicemente si trova dentro il treno.

Varsavia è grande, e bella. Palazzoni in vetro, strade grosse, amerete l'architettura in vetro, la luce, ma anche lo stesso odore di Berlino. Di metropoli e ferro e cemento.








Ed ecco il video. Sìsì perdonate la faccia, la voce e tutto il resto. Ci saranno video molto, molto, molto peggio. Per ora probabilmente non si vedrà perché youtube ci sta mettendo anni a caricarlo, comunque... Buona visione.


08 settembre 2018

Come organizzare (male) un viaggio in breve tempo. A medio raggio. In maniera non troppo impulsiva. Ma un po' sì.

È da qualche anno che desideravo fare un viaggio da sola.
In verità desideravo una meta lontana e avventurosa, piena di natura e animali selvaggi. Piena di foto da fare.
Speravo di tornare in Madagascar, ma è troppo costoso. Allora pensavo al Laos ma non sapevo come organizzarmi in breve tempo.

La realtà delle cose è che mancavano pochi mesi, un paio, alla chiusura aziendale e io non avevo ancora deciso. E agosto è un periodo infido, non ho mai preso le ferie ad agosto per quello. Sono tutti, tutti, tutti in ferie. Costa tutto il triplo. Ovunque tu vada trovi una marea di gente, soprattutto italiani.

Per un po' sono rimasta fissa sull'Islanda ma costa quanto entrambi i miei reni (e mi servono, dicono i medici). Peccato ero già lì lì per convincermi. Pensavo di prendere il biglietto, noleggiare la macchina e dormire lì dentro digiunando per una settimana.
Poi sono rinsavita.

Solo che a poca distanza dalla eventuale partenza ero ancora indecisa. Io e le lingue viviamo su due pianeti diverse. L'inglese mi sta sul cazzo, è evidente dal fatto che 8 anni di scuola mi abbiano insegnato a dire, timidamente e a bassa voce, Ai dont andersten, chen iu ripiit? Spic slouli pliis.
Dove poter sfruttare questa mia innata incapacità?
Non per dire ma sono brava in tante altre cose. A rompere le palle, per esempio. Regina incontrastata della rottura di bocce.
Sono anche brava a non portare a termine i progetti, soprattutto quelli a lungo termine.
Un'altra cosa in cui sono brava è spaccare la minc... ah no l'ho già detto.
Poi mi sono ricordata: la Polacchia. Costa poco, nessuno parla inglese e quei pochi che lo parlano fanno rabbrividire il mio unico neurone preposto alle altre lingue (uno è più che sufficiente). Insomma, nelle difficoltà le persone si vengono incontro, o si scontrano.

Ok, cosa vedere in Polacchia? Sono stata già a Cracovia...
Nel frattempo i giorni passavano. Volevo partire a metà agosto circa, in modo da tornare prima del rientro al lavoro per riprendermi un po'.

Qual era la cosa che più mi interessava vedere? Bhe ovvio, manco a dirlo. La foresta di Białowieza. Come si va a vedere la foresta? Cerca sito. Cerca di capire perché nella traduzione inglese del sito pare manchi parecchia roba (ah già vero che non lo parlano).
Cerca di capire cosa scrivergli per vedere quello che vuoi vedere.

Il risultato è stato uno scambio di email abbastanza serrato (ben 21 email) la cui prima è stata inviata il 3 agosto. Io sono abituata a programmare i viaggi con largo anticipo, un po' per spendere meno, un po' perché voglio partire serena senza lo stress di dover pensare alle cose a ridosso della partenza o addirittura durante il viaggio. Dal 3 agosto alla data prevista di partenza (circa il 15) mancava davvero poco.

Alla fine ci siamo accordati per il 16 agosto, la guida (in italiano!) costa circa 60 euro (258 zł) ed è una conditio sine qua non per entrare nella foresta protetta. Si paga una prima parte con bonifico e il resto direttamente all'ingresso del parco.
Qua il sito a cui poter chiedere info: http://pttk.bialowieza.pl/
Esistono diversi tour da poter fare. Diciamo che le ore più suggestive per vedere la foresta sono quelle dell'alba e del tramonto, ma dato che ho organizzato un po' alla Carlona (in effetti a volte penso che il mio nome non sia un caso) la guida era disponibile il 16 agosto alle 12.30.

Mentre pagavo l'anticipo e ancora la guida non mi era stata confermata dovevo acquistare il biglietto aereo. Ed è stato il salto nel vuoto. Dove atterrare? Cracovia? E giù di mappa. Cracovia piuttosto lontana dalla foresta, così ho optato per Varsavia. Partire da dove? Torino o Milano? E quando?

Kayak e Skyscanner sono stati i miei migliori amici. Si possono confrontare diverse tariffe aeree e su Skyscanner addirittura guardare sul calendario quali sono le date di partenza più economiche.

Il 6 agosto ho acquistato i biglietti aerei, dal 14 al 21 agosto, da Milano Malpensa a Varsavia.
Questa è stata la parte più difficile. Sapevo che una volta acquistati sarei partita e a parte varie gite di qualche giorno fatte in Italia non ero mai partita da sola.

Ora dovevo fare quello che di solito faccio per principio. Controllare cosa vedere.
In genere io mi appunto le cose che voglio vedere (che sono sempre tantissime). Poi man mano mi organizzo le tappe, a quel punto cancello vari punti, cerco di capire dove dormire e solo allora prenoto l'aereo.

Le cose che avrei voluto vedere erano molte, al solito. Ma presto compresi che tanti dei posti che avrei voluto vedere erano difficoltosi da raggiungere (per esempio i campi di Treblinka e Sobibor, non ci sono mezzi che portano ma solo bus turistici costosi) o assolutamente fuori mano per un viaggio di una settimana. Alla fine ho visto poco o nulla di quello che mi ero appuntata perché ho capito che lo scopo non era quello di vedere freneticamente ogni cosa, lo scopo era in realtà quello di andare. Oltre la foresta di Białowieza e il campo di concentramento di Majdanek ho voluto sentirmi piuttosto libera. E così ho fatto.

Per gli spostamenti ho cercato sempre di tenermi larga. Ho pensato ai vari inconvenienti, e se non potevo calcolare il tempo impiegato a fare una determinata cosa (ad esempio la visita alla foresta, avrebbero dovuto essere 3 ore ma chissà) ho preferito passare la notte nel posto in cui mi trovavo piuttosto che correre come un'ossessa. Ma nonostante tutto, la fretta ha giocato a mio svantaggio (piccoli problemi che leggerete nei prossimi post e che ho risolto lì per lì).

Mia amica è stata la finta Midori.
Midori Traveller's Notebook è un'agendina, ed è sostanzialmente una copertina in pelle con dentro degli inserti intercambiabili fissati per mezzo di un elastico. Quella originale costa (senza inserti se non erro), una cinquantina d'ero. La mia, palesemente finta, sarà costata 10 euro (aliexpress forever) con inserti inclusi. È comoda perché alcuni inserti comprendono bustine di plastica richiudibili che sono stati il mio portafogli e il mio contenitore per la qualunque: biglietti bus, scheda memoria della macchina fotografica, scontrini, biglietti da visita, biglietti del treno, e via dicendo. Io ho esagerato portando tutti gli inserti (me ne sarebbe bastato solo uno più i vari scomparti plasticosi: non stavo scrivendo la Divina Commedia, ma solo tenendo qualche appunto).
Ho sempre tenuto diari di viaggio ma questa volta sono partita cercando di fare un diario video, ed è stato difficoltoso per varie ragioni. La sera avevo una faccia stravolta che non so se ho voglia di mostrare al mondo e mi dilungo come al solito su cose inutili. I pro sono che il video è più rapido della scrittura e se ti viene un pensiero al volo puoi, appunto, divagare.

La finta midori con i suoi vari inserti

prima idea islandese


idee di tappe per la Polonia
sì mi appunto tutto, lo so. 
Altro problema legato all'aereo. La compagnia aerea con la quale avrei viaggiato era la LOT, polacca. Pagare o non pagare per il bagaglio in stiva? Dopo mille pensieri mi sono detta "ehiii, io sono una donna da zainetto in spalla" e così ho optato per lo zaino Decathlon da 20 litri, dimensioni precise da bagaglio a mano. Tutto ciò che non sarebbe entrato, non sarebbe stato indispensabile. La LOT a differenza delle altre compagnie low cost permette di portare un altro piccolo bagaglio a mano con sé, quindi ho portato una microborsetta dentro cui ho messo alcune cose pesanti: guida della Polonia (che non ho usato praticamente per niente, stavolta), ebook reader, finta midori (l'agendina di cui sopra) e cellulare. Nonché documenti e varie ed eventuali.

Per lo zaino ci sarebbe stato tempo di fare le prove. Massimo 8 kg e io avrei portato la mia macchina fotografica e almeno un altro obiettivo oltre al 18-55. Più vestiario, più varie ed eventuali.

Una volta decise le microtappe (14/8 primo giorno a Varsavia, con notte passata lì, giorno seguente 15/8 treno per Białystok da cui poi prendere bus per Białowieza, 16/8 visita alla foresta, e notte passata lì, 17/8 viaggio a Lublino. Da lì in poi scialla a Lublino con ritorno il 20 a Varsavia. 21/8 ritorno), hoo prenotato i vari treni e alberghi.

Per gli spostamenti con il bus da Białystok a Białowieza ho usato questo sito: https://en.e-podroznik.pl/

Per i treni, il sito dei trasporti polacchi: http://rozklad-pkp.pl/en

Per gli alberghi, come d'obbligo, Booking.

Il biglietto del bus per andare da Torino Porta Susa a Milano Malpensa fatto sul sito della SADEM.

Una volta acquistati i biglietti del treno per i tragitti interni, il biglietto aereo, aver prenotato gli alberghi, eccetera, mi sono potuta rilassare. Pronti per la partenza?

Io non lo ero ancora, ma tutto sommato al 70% era tutto completo. Restava una lista delle cose da portare, la prova peso dello zaino e bhe. Andare. Stay tuned.

Canzone del giorno: Aretha Franklin Respect

19 giugno 2017

La scuola è finita
Andate in pace.

Questo weekend appena passato è stato l'ultimo ufficiale di scuola. Dopo più di un anno passato a vivere a Firenze un weekend ogni due tra corse, treni, risate, bevute, separazioni, arrancamenti, fotografie belle e orrende, chiacchierate tra amici, compagni e (spero) futuri colleghi mi trovo ora a tirare le somme di questo anno scolastico e fare i dovuti ringraziamenti.
Le persone non sono assolutamente in ordine di importanza, per me è necessario semplicemente ricordare cosa ognuno ha fatto per me, direttamente o indirettamente, per portare a termine la scuola.

Amici latinos: dentro ci metto tutti, anche i non latinos perché il mio cuore è del Sud. Perché mi avete ricordato come gioire delle piccole cose, perché se è risolvibile non è grave.
La mia piccola cattiveria in formato concentrato, Tahio, perché l'ho adorata dal primo istante per la sua ironia, la sua spontaneità e perché mai si è negata quando avevo bisogno.
Flap per quella volta che ci siamo messi tutti a piedi nudi seduti sul lungolago (prendendoti come esempio, ovviamente). La libertà è fatta di queste piccole cose. E perché mi hai proposto come fotografa quando c'è stato bisogno, hai alimentato lo sblocco delle mie paure.
AlessanFro: il mio rude tatuato con il cuore di panna, che non ama essere abbracciato ma c'è quando ho avuto bisogno. Alcuni tuoi consigli sono stati utili anche se io sono sempre la tua amica inutile (dai capelli colorati).
Àlvaro: la tua creatività è sorprendente e anche se capisco la metà di quello che dici (lo sai che scherzo - "risposta incomprensibile") la tua aggiunta al gruppo è stata fondamentale. Sai più cose tu di fotografia di quante ne so io alla fine della scuola e sarai sempre una fonte inesauribile di spunti per me. Grazie.

Amici torinesi, mi avete aiutata in questo difficile ritorno.
Gigi, sai quanto sei importante per me. Mi hai aiutata a ridere, ad andare in bici (ehm), a tornare in pattini. Mi hai rimesso in mano il basso e mi hai sorretta in tutto questo periodo. Posso tranquillamente dire che se non sono troppo stanca da tutto è perché mi hai praticamente portata in braccio per tutto questo tempo. Sono cose che non scorderò mai: la tua dolcezza potrebbe salvare il mondo (ora puoi tornare a fare il cattivo e arrabbiato metallaro, vai). Grazie per aver guardato le mie foto con le emozioni e senza la tecnica, perché quest'ultima si può applicare con il tempo e l'impegno ma se in una foto non c'è emozione non c'è nulla. Lorenzo, hai il potere di farmi ridere di gusto e in maniera sguaiata. Hai pubblicato mie foto che non erano stupende ma credi in me e questa è una cosa bellissima. E grazie a entrambi per il trasloco. Non so come avrei fatto senza di voi.
Ragno B, che mi sei venuta a prendere a Cömo replicando il viaggio fatto 6 anni prima dalla Toscana a Firenze. Per fortuna non è stata l'esatta replica e il ritorno ha avuto un sapore alla Thelma e Louise ma con lieto fine. Sei con me dalle elementari e ti voglio più bene di quanto riesca a dimostrarti.

Cristiano, un capitolo a parte, il mio mentore. Dietro quel guscio da orso si nasconde un occhio sensibile e attento, non solo per le foto. Ti ringrazio, mille e anche più volte, per aver criticato le mie foto nel bene e nel male, per avermi aiutato mettendoci del tuo senza mai chiedere nulla in cambio e per avermi dedicato tempo, la cosa più preziosa che abbiamo.

Amici fiorentini, Marco, Giada, Gianni, Laura, Germana, Steno. Non vi siete tirati indietro quando ho avuto bisogno di ospitalità a Firenze, una volta tornata a Torino senza lavoro e con pochi soldi. Avete ascoltato con interesse i miei racconti sulla scuola, abbiamo condiviso bellissime serate e mi avete persino portata a mangiare un'ottima fiorentina come avevo promesso di fare a termine dell'anno scolastico. Mi avete convinta a portare a termine la scuola nonostante io stessi quasi per mollare ("Tanto non mi serve il diploma, dai") e devo dire che è stato un ottimo consiglio.

Compagni di classe. Il confronto con voi è stato un terrore quasi paralizzante all'inizio, eppure il mio pragmatismo mi ha portato in là e le nostre discussioni sulle foto, sui progetti e sul futuro mi hanno fatto migliorare tantissimo. Con quasi tutti ho stretto un rapporto incredibile e soprattutto con i ragazzi del B&B (che abbiamo occupato praticamente tutti insieme) le storie si sono intrecciate, le confidenze ingarbugliate e alla fine, sì, siamo diventati amici. Daniela, come avrei fatto senza di te? Sapevi cosa dirmi e quando dirlo e ogni volta che mi hai chiesto un consiglio fotografico o un consulto è per me stata una pietrolina di autostima in più.
Grazie.

Professori! Per voi un capitolo a parte ma SOLO una volta completato l'esame, suvvia, non mi voglio conquistare voti a caso.

Familiari, Madre e sorellanza, cosa posso dire che non possiate già sapere?

Ultimo nell'elenco ma assolutamente primo in ordine di importanza, Fry, ovvero Iolao.
Iolao senza di te non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Quasi in lacrime ti avevo parlato di questo sogno tenuto nel cassetto da quando vivevamo a Bologna perché temevo lo reputassi un sognomatto, un altro dei miei, una cosa da fare a metà come tutto il resto. Invece no, mi hai appoggiata, eri entusiasta almeno come me all'inizio anche se ti ho chiesto di rimanere in disparte, di non darmi consigli perché non volevo che mi influenzassi e non volevo fare cose solo per compiacerti.
Hai creduto tanto in me, mi hai permesso di lasciare il lavoro e di dedicarmi solo alla scuola.
Sono cose che non potrò mai dimenticare.

Vi amo, vi amo, vi amo fortemente tutti.

Se ho scordato qualcuno non fatemene una colpa: la mia memoria non è grande come il mio cuore.

Canzone del giorno: Amen Dunes Song to the Siren

20 febbraio 2017

Fujifilm X-T1 - Una recensione (semi)seria.

Da più di un mese ho acquistato, usata, una Fujifilm X-T1, a detta di molti un'ottima macchina.

Perché: avevo due reflex, la Canon EOS 6D di Fry e la mia Canon EOS 7D. La 7D è un'ottima macchina e l'ho amata, è stata la mia prima reflex digitale e si è dimostrata impareggiabile in situazioni scomode, ad esempio in Madagascar. La sua velocità nel multiscatto, i numerosi punti di messa a fuoco (più che nella 6D) mi hanno permesso di fare molte foto valide a bestie scattanti come i lemuri.

Come: ho acquistato su subito, dopo aver venduto la 7D e il corredo di lenti per APS-C. Avendoli venduti separatamente sono riuscita a racimolare un gruzzoletto più consistente della vendita di tutto l'insieme.

Dubbi: alla 7D ero affezionata. Comprata in un momento di separazione da uno dei miei mondi, una macchina solida, pesante e compatta, tropicalizzata (era stata acquistata già allora con l'intento di viaggiare in Madagascar), con un corredo completo di obiettivi. Lasciare una cosa, un oggetto, che conoscevo e che sapevo essere perfetto per me, per una cosa che non avevo mai provato e da cui ero incuriosita, una mirrorless, non era impresa semplice.

Modalità: sono arrivata alla conclusione di dovermi separare dalla 7D perché volevo qualcosa di leggero, da portare sempre con me, qualcosa che avesse la solidità strutturale delle vecchie analogiche e la comodità pratica delle digitali. Ho quindi compiuto il salto nel buio.
Un amico fotografo mi ha fatto provare la sua Fujifilm X-E2 e me ne sono innamorata.
Del resto ho un debole per le analogiche e quella linea mi stuzzicava. Inoltre la trovavo semplice e il mirino elettronico era decisamente stupefacente.

L'ho trovata, solo corpo,  a 560 euro: ho scoperto solo dopo, di terza mano. Ma poco conta, la macchina funziona alla perfezione. Ho acquistato una custodia di finta pelle molto vintage che la rende davvero simile alle vecchie analogiche. Ho scelto la X-T1 perché ha una ghiera di regolazione in più rispetto alla X-E2, anche se il mirino di quest'ultima, posizionata a sinistra rispetto al corpo macchina e non al centro, era perfetta per il mio nasone.

La X-T1 ha una cosa che non avevo molto cagato all'inizio, ovvero lo schermo reclinabile. Dato che con le ottiche fisse (di cui vi parlerò tra qualche riga) mi sto specializzando nella street photography (mi diverte, mi piace andare in giro e non mi fa fatica allenarmici) mi è utile a volte per scattare senza farmi notare. E pensare che era uno dei motivi per cui non avrei preso la X-T1! Del resto, poi mi sono detta, "Se ti da' tanto noia basta non usarlo!".

Primo problema risolto: habemus macchina! E che obiettivi usiamo? Torna in ballo l'amico della X-E2, che in cambio del mio 24 mm pancake mi regala una sfilza di obiettivi vintage (ed ecco gli obiettivi fissi).
Oltre al mio fantastico Helios 44 M7 entrano nel mio armamentario il Kiron Macro 24 mm, il Carenar 35mm, il Tessar 50 mm e lo Jupiter 85 mm.

Sono tutte ottiche meravigliose e molto luminose per cui credo di aver ricevuto molto di più di quanto ho dato!

Ma torniamo alla nostra Fuji: mi piacerebbe dirvi che l'inizio è stato ostico, qualcosa del tipo "Miodio ma perché ho dato via la mia 7D che mi ci trovavo così bene!"
Nein.
Amore a prima vista.
La macchina è leggera, si porta bene dietro, in un attimo la tiro fuori e scatto. Le ghiere sono posizionate bene e finora ho trovato solo due nei: per muovere la ghiera delle ISO bisogna premere un pulsantino posizionato sopra la ghiera. È scomodo e spesso si rischia di girare la ghiera di modalità scatto modificandolo da "scatto singolo" a "scatto continuo", e a scuola col trigger spesso non partiva il flash. C'è da capire se si tratta di un problema di compatibilità o altro.

Altra cosa incredibile: la X-T1 è tropicalizzata e anche se a detto di un ragazzotto conosciuto per vie traverse (è stato stagista dove sto facendo io lo stage) la X-T2 è di molto superiore, posso dire di consigliare la macchina, per ora come seconda camera (anche se il ragazzotto ha solo Fuji, la X-T1, appunto, la X-T2 e la 100s).

Il mirino elettronico è una "figata pazzesca" - è un termine tecnico per indicare una cosa davvero figa.
Si possono impostare diverse modalità di aiuto per la messa a fuoco (nel mio caso ovviamente manuale) e ben presto ho abbandonato il focus peaking per NON impostare nessun aiuto per la messa a fuoco.
Tanto dal mirino elettronico e pigiando il tasto "focus assist" posso vedere ingrandita la zona di messa a fuoco e regolarmi da lì. Vero, non è velocissima la cosa, ma per la street photography mi sono abituata a tenere il diaframma abbastanza chiuso e semmaialzoleiso (altro termine tecnico) pertanto non mi capita di dover mettere a fuoco la pupilla del signore che sta passando in quell'istante in bicicletta.

Inoltre impostando lo scatto in bianco e nero, dal mirino elettronico si vedrà in bianco e nero. I fotografi un pochino vintage torceranno il naso, lo posso capire. Ma la tecnologia va avanti: siamo stati restii a passare al colore, poi al digitale e questo è un altro passo che non vogliamo fare.
Ma alla fine sarà ben più importante in questi casi il risultato?
Ci sono alcuni fotografi autocelebrativi che scattano ancora solo in pellicola per compiacersene davanti agli altri, ci sono fotografi che hanno un'idea in testa e vogliono riprodurla e usano la tecnologia in loro favore. Credo non si debba demonizzare la cosa anche se io cerco sempre di scattare a colori e poi, eventualmente, post produrre in bianco e nero.

Tirando le somme: piccola, leggera, maneggevole e nulla da invidiare alle cugine reflex più cicciotte.
Del resto la macchina fotografica è come una bella donna: chi le ama tonde, chi le ama grosse e chi le ama secche. A ognuno la sua.

Io amo il seccume e questa macchina fotografica da quando è stata acquistata non mi ha mai abbandonata. Mi segue nei miei quotidiani viaggi a Milano, a danza del ventre, a Firenze a scuola, a Firenze in giro, a Torino quando posso, per strada e ovunque.

Allego foto della macchina (da juzaphoto) e della custodia (da amazon.it) e poi alcune mie foto scattate con la Fuji.
Buona visione e buona luce!







Ed ecco alcune mie foto: