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06 novembre 2016

Colpa del tassista

[post ripescato dalle bozze del 2008 credo]

Sabato sera siamo andati in un pub triste triste. Ma era sabato o venerdì? Non ricordo. Il pub a dirla tutta è molto bello, è grande, tutto di legno. Il classico pub dove si va tra amici a chiacchierare. E’ totalmente vuoto, quindi c’è vasta scelta di tavoli. E’ una cosa non da poco.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva: assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia? Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.

22 novembre 2010

Né carne, né pesce

Dopo questo weekend ho molte cose su cui riflettere. Viaggiando con Melania per Torino pensavo a quanto io non mi sentissi più torinese, e quanto non mi sentissi ancora fiorentina, a quanto quel popolo nordico ormai mi fosse distante e quanto non mi sentissi più tanto vicina al popolo toscano.
La verità è un patatrac. E, per farla breve, sto per tornare a Torino.
Da sola.
L'intuito farà intendere che qualcosa possa essere successo, e a volte l'intuito ci azzecca: sono arrivata al punto in cui era necessaria una svolta ma la svolta non arrivava o meglio, non era quello che speravo. Io, purtroppo, non sono libera dai miei conosciutissimi schemi mentali eppure, questa volta, ho cercato il compromesso, la soluzione ideale, il punto di mezzo, ma non c'è stato modo. Ogni cosa andava bene, ma subito dopo non andava bene, era perfetta e faceva cagare, veniva accolta con un sorriso e un cenno del capo e poi rifiutata categoricamente.
Io ho sempre pensato di dover andare avanti, perché credevo in noi, credevo nel nostro progetto, avevo investito ogni cosa su questo e sapevo quanto fosse doloroso e difficile tornare indietro. E venerdì, salutati i colleghi, e più avanti salutati Stefano e gli amici, lo sarà ancora di più.
In tutto questo la mia parte è stata essenziale. Sicuramente non sono riuscita a capire a fondo, a tollerare certe situazioni (anche se lo considero un progresso da superpermissiva quale sono sempre stata), non sono stata in grado di far valere i miei pensieri, i miei sogni e i miei desideri e li ho sempre nascosti dicendomi che non fosse poi così importante. In verità ogni cosa è importante e su ogni cosa si può trovare il giusto compromesso.
Ho fatto quello che ritenevo meglio per entrambi, perché sento di dover riflettere su tutto quello che è successo e, ne sono convinta, anche lui.

Canzone del giorno: Passive-Aggressive Placebo

15 ottobre 2010

Berlinen

Eccoci qua, di ritorno da una bellissima vacanza a Berlino, 7 giorni e 7 notti per girare completamente la città e vederla da tutti gli angoli.
Il volo aereo è stato Alitalia con partenza da Torino, non c'erano voli diretti né da Firenze, né da Pisa, né da Bologna. Dopo un'oretta e mezza atterriamo all'aereoporto di Tegel. Presa la borsa cerchiamo il bus TXL che farà capolinea ad Alexanderplatz, dove abbiamo l'albergo. La macchinetta automatica dei biglietti è ovviamente davanti alla fermata del bus (perché solo qui è impossibile trovare i biglietti?).
In ogni caso arriviamo all'albergo (volo e albergo prenotati con lastminute.com, mi sono trovata molto bene tant'è che penso riprenoterò con loro), il Park Inn Alexanderplatz (che consiglio a tutti perché è spettacolare). Impossibile sbagliarsi, è la struttura più alta della piazza dopo la torre della tv. In albergo senza nessun problema ci tengono le valigie così possiamo andarcene in giro tranquilli fino alle 15, ora del check in. Ci daranno poi i passpartout con cui aprire la nostra stanza e usare l'ascensore (la stanza è al 12° piano di 37).

In 7 giorni Berlino mi è piaciuta molto, forse nei primi giorni un po' meno. Sono abituata a guardarmi intorno in tutte le città in cui vado e a Berlino è stato tutto ricostruito. Come a dire che bellezze architettoniche "antiche" non ce ne sono. Almeno nel centro ci sono solo grattacieli e l'unica cosa che mi ha colpito è stato il duomo, costruito in stile rinascimentale italiano (?).
Tuttavia Berlino ha un sacco di musei, e sono tutti enormi.
Quindi se proprio non sapete cosa fare, ecco qualche chicca.

Museo della medicina: per stomaci forti. Il penultimo piano contiene feti in barattolo e per chi ha mai visto rotten sa cosa intendo. Molte spiegazioni sono solo in tedesco ma questa è una cosa che noteremo in diverse altre strutture.

Museo della tecnologia: se avete una giornata piovosa qui dentro potrete passarci una giornata intera. E' talmente enorme che contiene diverse locomotrici di treno, diversi aeri (alcuni distrutti), qualche barca, e un sacco di piani dove poter soddisfare tutte le curiosità sulla tecnologia. Noi ci siamo soffermati al reparto informatico soprattutto, dove abbiamo scritto i nostri nomi in binario (eeeeeeh!!)



Il Reichstag: è gratuito (cosa rara visto che a Berlino si pagano anche le toilette all'interno dei centri commerciali) e salire su è abbastanza vertiginoso. Inoltre anche l'audioguida è gratuita e permette di sapere molte cose sui palazzi che poi si vedono dall'alto. Cosa buffa: Berlino è piena di gente con piercing e capelli colorati, anche di una certa età (sopra i 50 anni per esempio), roba che qui diresti "ahhh ma non si guarda prima di uscire di casa?". E invece è bello abbestia sentirsi liberi di conciarsi come si vuole. Dico questo perché al Reichstag ci ha aperto la porta una ragazzotta con i capelli rosa. Da noi quasi nessun lavoro al pubblico sarebbe permesso con quel colore di capelli. Potrei andare a vivere a Berlino ed avere finalmente i miei bellissimi capelli viola.

Il memoriale sull'Olocausto: una serie di parallelepipedi (sono ben 2711) in calcestruzzo che formano una sorta di labirinto.



Lì accanto c'è anche il Centro di documentazione degli ebrei morti nella shoah (ingresso gratuito), assolutamente da vedere.

Il Duomo: molto carino. Ha un organo con nonsoquantecentinaia di canne e spesso ci fanno concerti. Sulla guida era presentata come stile rinascimentale ma wikipedia lo presenta con stile neobarocco. Dire che non ci capisco nulla è dire poco.

Il museo di scienze naturali: fate largo al più grosso scheletro di Brachiosauro meglio conservato del mondo. Insieme ad altri scheletri di dinosauro e un sacco di altre cose (e i soliti animali impagliati)



Il campo di concentramento di Sachsenhausen: è stata la visita più toccante, anche se la struttura è stata trasformata in un vero e proprio museo che raccoglie i racconti di alcuni detenuti, camici, mobilio, foto dei prigionieri.



Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Sachsenhausen_(Oranienburg). Ci si arriva comodamente con un treno e una camminata di 20 minuti. Non ho fatto molte altre foto al campo, l'unica cosa che ricordo è che, nonostante i turisti e le gite scolastiche (i ragazzi sembravano divertiti dalla visita, dovrebbero invece ricordarsi che sono cose fatte dai loro nonni...), c'era un silenzio incredibile. Si sentiva solo il vento che muoveva le foglie sugli alberi.

La torre della tv: non l'abbiamo visitata (quando eravamo lì si era diffusa la notizia di un possibile attentato proprio alla torre medesima), ma è stato un punto di riferimento fisso per tutta la permanenza. La torre della tv si vede da tutta la città, e dato che noi dovevamo andare in quel senso, per lo meno conoscevamo la direzione in cui incamminarci.


questa foto è stata scattata dalla terrazza del nostro albergo, la quale era a pagamento. Come tutto, del resto.

Quest'altra foto, in un rarissimo momento di sole:

Si vedono Duomo e torre della tv. Ho circa 50 foto della torre della tv, era davvero ovunque.

Porta di Brandeburgo:


Madame Toussaud: costa tantissimo, ma ne vale la pena. Almeno per farsi fare una dichiarazione dal Giorgio Clooney.


Oppure per fare le corna al papa:


Altre cose da vedere sono il museo ebraico, il museo della DDR (la repubblica democratica tedesca, per vivere il bello della DDR - e se proprio vi piace sarebbe bene controllare anche la prigione della Stasi, la polizia segreta della Berlino Est durante gli anni della guerra fredda), il KaDeWe, la loro "rinascente" grossa il doppio di un nostro qualunque centro commerciale, il checkpoint Charlie, dove quasi si scontrarono carri armati sovietici e americani, vari pezzi del muro, i migliori al Mauerpark (dove di domenica c'è un mercatino favoloso) e all'East side gallery, nel quale il muro è diventata la più grande opera d'arte a cielo aperto, parte del bunker ancora visibile che faceva parte della rete dei bunker sotterranei al quale era annesso anche quello di Hitler. In questo museo c'è anche una specie di casa della paura dove robot-manichini vengono squartati e signori in costume vi fanno "buh" da angoli bui.

Cosa mangiare a Berlino. Come in tutte le grandi capitali europee a Berlino si mangia di tutto. Dall'etnico, al locale, all'italiano. Da loro va un sacco il Currywurst, un wurstel cotto alla piastra, tagliato a pezzetti e inondati di ketchup e curry. Molto buono ma uno al giorno basta e avanza.
Fuori dalla stazione della metro di Alexanderplatz troverete omini che vi cuoceranno al volo un wurstel nel panino con la salsa che preferite. E a solo un euro e 20!


Se volete un ottimo burrito c'è Dolores, sempre vicino ad Alexanderplatz, io mi ci sono innamorata. Fa delle squisitezze quasi impossibili da terminare però strabuone!

Come ristoranti tedeschi ne abbiamo provati due e abbiamo mangiato in entrambi i casi molto bene. I piatti sono pesanti, ma come potrebbero esserlo da noi se mangiati al ristorante, le porzioni anche, molto abbondanti. Ma come da noi: nessuno a casa si prepara le vagonate di pasta che ti fanno mangiare al ristorante.

L'ultima sera abbiamo provato un ristorante americano. Si chiama Bird e fa solo ciccia. Bistecche e hamburger fatti di vera carne (come li pubblicizzano loro). Sono molto carini e chiedono sempre che taglio di carne vuoi e che tipo di cottura. Costa molto ma è davvero buono. Purtroppo non c'è mai posto se non si prenota e abbiamo mangiato al bancone come molti altri avventori dell'ultimo momento. Uno dei camerieri quando stavamo andando via ci ha chiesto di dove eravamo e ci ha offerto uno shottino, gentile direi!

Per quanto riguarda la birra abbiamo trovato ottima birra bavarese ma mi sembra che questa storia della birra tedesca sia un po' una leggenda. Più che altro bevono coca cola. L'acqua è carissima e fa schifo.

Ultimamente i berlinesi sono diventati attenti al biologico. Quindi mangiamo sì wurstel e patatine, ma certificate biologicamente. In alcuni chioschi anche le salsine sono biologiche, così ingrassi (ho preso almeno 2 kg) ma almeno hai l'impressione di mangiare sano!

I berlinesi: in generale sembrano sopportare loro malgrado le diversità. Ma amano i loro spazi. Abbiamo assistito a due scene incredibili.
Sale su un treno un ragazzotto un po' alternativo, si siede di fronte a un signore ben vestito e poggia lo zaino per terra. Lo zaino però, cadendo su un lato, tocca la gamba sinistra dell'omino benvestito il quale lancia all'altro una malevola occhiata. Il ragazzo, accortosi di ciò, chiede scusa e tira su lo zaino (da noi probabilmente si sarebbe risolta con il signore che cambia posto o il ragazzo che dice "che cazzo vuoi!").
La mattina del volo di ritorno riprendiamo il bus TXL per tornare all'aeroporto. Quando saliamo noi è vuoto, ma piano piano che va in là, com'è ovvio, si riempie di persone con valigie che non sanno più né dove sistemare i bagagli, né dove sistemarsi essi stessi. Una ragazza, credo americana, in particolare ha una valigia enorme che piazza, mancando posto, in mezzo al corridoio. Poi lei si siede accanto al finestrino in un posto doppio. Un signore si siede nel posto vuoto accanto a lei e accanto anche alla valigia enorme. Le persone fanno una grossa fatica a scavalcare l'enorme bagaglio e lui si sente in estremo imbarazzo, forse perché teme che gli altri possano pensare che sia sua la valigia. Così chiede alla ragazza se può spostarla, ma lei gli fa notare che non c'è posto. Lui non si da' pace, continua a guardare la valigia, poi guarda la ragazza e glielo chiede di nuovo ma nulla. Dopo un terzo tentativo ed evidentemente scocciato (chissà come si sarebbe comportata la ragazza se fosse stata berlinese?) tira su la valigia, la mette al suo posto e lui rimane in piedi.

In ogni caso Berlino è segnata dalla storia. Anche se credevo fosse più profondamente segnata. Nonostante tutto alla fine i ragazzi non capiscono qual è stato il risultato della loro storia nazionale. Tant'è che al museo ebraico alcuni ragazzini hanno scritto sul guestbook "SS". Anche Roccio ha notato che in realtà sembra che Berlino non sia stata colpita profondamente dall'Olocausto o meglio, che stia cercando di dimenticare quel brutto momento, quasi a dirsi "Ok c'è stato, ora basta, bisogna andare avanti".

Trovi più che altro segni del muro e delle sue vittime. Sì, decisamente Berlino ha una storia del tutto particolare.

I trasporti: una volta capito il metodo è facilissimo spostarsi e devo dire sono davvero efficienti i mezzi. C'è la metro che fermate molto più rade ed è più veloce. C'è il treno che fa più soste e ci sono pullman e tram. Noi ci siamo spostati solo con treno e metro e ci siamo trovati benissimo (a parte quando sbagliavo direzione o fermata).

A Mauerpark abbiamo inoltre trovato una band funky fantastica, con i quali ci siamo fermati a parlare e abbiamo anche comprato il loro cd. Se volete ascoltarli ecco il link.

Un'altra cosa: i berlinesi usano tantissimo la bici. In ogni angolo se ne trovano a noleggio e su treno e metro ci sono i posti prenotati per persone che hanno le bici. Favoloso.

La sera eravamo morti, pertanto non abbiamo provato la vita notturna di Berlino. C'è da dire che in albergo prendevamo, come canali italiani, solo raiuno e raitre. Abbiamo guardato "Chi l'ha visto" proprio mentre parlavano di Sarah Scazzi e abbiamo appreso la notizia in diretta. E' davvero una cosa devastante. Ma non mi faccio capace di ciò che può essere in grado di fare l'Uomo.



Canzone del giorno: The Say Rupert's Kitchen Orchestra

06 settembre 2010

Un weekend...
da pauraaaaaaa

Un sabato tranquillo, fu quello della scorsa settimana. O almeno sembrava.
Partenza di mattina per Santa Maria Novella a recuperare il batterista e poi via, in quel di (non mi ricordo.. vedi a lasciare passare più di una settimana prima di scrivere sul blog?), a recuperare chitarrista Popi, cantante Eddie, un altro tizio di cui non ricordo il nome, e Ozzy lo special guest della giornata.
Beccàti loro, via a Pisa, a recuperare Thunderthrash, una giovincella in nero.
Si parte.
Dobbiamo andare a San Casciano di Moriano: in realtà noi seguiamo la macchina del Popi, che non sembra facile arrivare al birrificio Bruton.
Appena siamo arrivati ci facciamo timbrare la manina: chi presentandosi come componente del gruppo, chi come special guest, e io ho chiesto solo "Non mi timbri?".
Una volta dentro troviamo i Deadcock (è proprio questo il nome del gruppo) intento a sistemarsi e qualche altro metallaro vagante. Noi arriviamo col nostro immancabile Whisky e il Cynar, e le birre. Eccetera eccetera.
I deadcock fanno ill loro soundcheck, quando tocca ai nostri Sofisticator, il tecnico (ma era un tecnico? o uno che passava di lì per caso?) decide che è tardi ed è meglio che comincino a suonare subito. Intanto sono arrivati tutti: Melania e Giorgio, Stephen e Francesca e Marco e Giada. Si può cominciare dunque.
Diciamo che il fatto che il Popi fosse tornato a casa alle 6 del mattino e Roccio fosse un po' brillo, e il batterista fosse stanco, e il cantante non ricordasse le canzoni e il bassista avesse il volume un po' alto si è fatto sentire. Ma alla fine hanno spaccato. Tutto dimostrato dalle foto che ora metterò.
Alla fine ho dimenticato un bel po' di roba: ricordo che roccio è stato rotolato su un plaid, che forse ho vomitato, che poi mi sono messa in macchina in coma e che sentivo le voci della gente fuori dalla macchina come se fossero dentro di me e lontanissimi.
That's it.


Il giorno dopo, non contenti, partiamo per una bella grigliata al lago bellavalle.
14 amici, tre chitarre, due bisteccone fiorentine, una rosticciana, molte salsicce, pollo da fare alla griglia e tanta birra. Si parte.

Gli uomini ai fornelli, le donne a chiacchierare, qualcuno suona, si gioca a frisbee, a pallone, ci si sdraia sul plaid, mi sembra di essere tornata ai 15 anni, quando si facevano due cazzate e ci si divertiva così, si era felici, in fondo basta poco per esserlo, pensavo mentre, purtroppo, una processionaria cascata da chissà dove, pizzicava il ginocchio di Giorgio. Io e Roccio ancora un po' storditi ma la carne tampona l'acidità e ci riprendiamo subito e così si cantano le canzoni da pullmino in gita, quelle che odiavi e che continui a odiare ma sono le uniche che tutti conoscono e quindi chissenefrega. Un coniglio corre nel prato inseguito da decine di bimbi, povero coniglietto è terrorizzato. Emiliano dopo aver finito di mangiare si sdraia sul plaid e muore lì in coma mentre Cosimo cerca di svegliarlo a pallonate. Roccio gioca a carte mentre io cerco di non fare la mia solita pessima figura a pallavolo anche perché se no Mr. Badguy viene a ripigliarmi di forza.
Ma perché a nessuno piace giocare a frisbee? E' un gioco paritario, nessuno sa lanciare il frisbee, è risaputo, quindi siamo tutti cani, qundi ci si può prendere per il culo per benino senza che nessuno si offenda.
Bella, bella giornata, pance piene e visi sorridenti. E' come il mondo del mulino bianco, quello buono buono che vorresti.
Ed ecco, anche qui, le foto.

Se ho fatto qualche errore scusatemi, ho scritto di fretta e anche stasera ho un monte di cose da fare.
Ma c'è sempre tempo per la canzone del giorno: Kielbasa Tenacious D
e.... Empty Tankard Tankard e... Sofisticator Sofisticator

p.s. il titolo del post è una citazione (coltissima) del pezzo che i mitici Sofisticator hanno suonato con alla voce il caro Ozzy, il cui ritornello faceva pressappoco così: Thrash and Clean, da pauraaa!

25 agosto 2010

Vi aspettiamo...

...tutti il 28 agosto a San Cassiano di Moriano, vicino Lucca, per il concerto dei mitici Sofisticator! Ovvero Roccio & co.
Dalle 15 in poi, costo 10 euro, birra a fiumi e metal a volontà.

Ora
sabato alle 15.00 - 29 agosto alle ore 5.00
Luogo SAN CASSIANO DI MORIANO LUCCA
PRESSO BIRRIFICIO BRUTON (http://www.bruton.it/ ) FREE CAMPING, DISTROS, ECC..
COSTO:10 EURO


BILL DEL M.U.Y.A. FEST 2010:


PARTY STAGE all' aperto!!!!

ore 15:00 - 15:50 Sofisticator vs. Deadcock + surprise act

ore 16:00 - 16:30 Darking (heavy Livorno) http://www.myspace.com/darkingmetal

ore 16:40 - 17:10 Dysthymia (death Siena) http://www.myspace.com/dysthymicdeath

ore 17:20 - 17:50 Alltheniko (heavy Vercelli) http://www.myspace.com/allthenikometal

ore 18:00 - 18:50 Subhuman (thrashdeath Pisa) http://www.myspace.com/subhumanweb

ore 19:00 - 20:00 Fingernails (heavyspeed Roma) http://www.myspace.com/fingernailsmetalcore

dalle 20:00 alle 23:00 pausa cena con DJ set, per dare la possibilità al Bruton di lavorare con il ristorante/pizzeria.

HAMMER STAGE all' interno del locale:

ore 23:00 - 23:40 Violentor (speedthrash Firenze) http://www.myspace.com/violentor666

ore 23:50 - 00:30 Handful of Hate (black Lucca) http://www.myspace.com/handfulofhate

ore 00:40 - 02:00 Bud Tribe (heavy Empoli) http://www.myspace.com/budtribe

A seguire Dj set fino al mattino!

N.B.: Gli Tsubo diversamente da quanto in precedenza annunciato non possono essere presenti causa impegni sopravvenuti all'interno della band, al loro posto i senesi Dysthymia!

13 agosto 2010

Sta diluviando

Non parlerò del tempo, anche se si può immaginare il tempo che fa (il titolo mi sembra abbastanza esplicativo!). In ogni caso, volevo parlarvi dell'efficienza del comune di Sesto Fiorentino il quale, nonostante la burocrazia a cui è obbligata, comunque lavora molto molto bene.
Il comune di Sesto Fiorentino ha attivato un servizio di bike sharing. Depositando una cauzione di 20 euro ti consegnano una chiavetta elettronica con la quale puoi prendere e depositare le bici piazzate qua e là nella città.
Detta così è semplice. Ma, togliendo il fatto che dovrò imparare ad andare in bici, la realtà è totalmente più complessa.

Ieri mi presento al comune con un sorriso a 32 denti e 40 euro in tasca e comunico ufficialmente di voler usufruire del servizio di bike sharing.
"Bene" mi dice l'impiegata, che mostra sul braccio destro un tatuaggio all'hennè un po' sbiadito "mi compili e firmi questi moduli".
Primo problema, Roccio non era lì con me, quindi l'impiegata (che da ora in poi chiameremo Brunetta in onore ai suoi capelli e all'uomo che tanto adora gli impiegati statali) mi dice di far firmare i documenti anche a lui e poi di tornare con tutto (compresi i documenti di Roccio).
Bene.
Però, mi dice, il pagamento va fatto all'economato, per cui lei mi da' le ricevute, che devo portare all'economato per pagare, il quale mi da' altre due ricevute e poi torno da lei per le chiavi.
Eh?
Non sapendo la posizione esatta dell'economato penso che in una mattinata non si possa fare, così sconsolata le dico che se ne riparlerò la settimana prossima.
Mentre esco però controllo su Google Maps.
L'economato è dietro il comune.
Poteva dirmelo però.
Ieri sera mi faccio firmare qualche autografo da Roccio "firma qui, qui e qui" e stamani parto felice col mio solito sorriso a 32 denti verso il comune.
Consegno i fogli alla signorina Brunetta e i documenti, alché mi dice tutto bene, ma l'economato oggi è chiuso (ma come? non poteva dirmelo ieri?) però li chiama e per pagare questa cauzioncina posso andare comunque.
Bhe, che dire, grazie.
L'economato è proprio sul retro del comune, pago, mi danno altre due ricevute da riportare in comune. Rigiro l'isolato e torno da lei. Solo che la signorina Brunetta non c'è più, c'è un'altra donnina che mi consegna le chiavi, mi da' altre ricevute e dice che devo portare i fogli all'ufficio Protocolli.
L'ufficio Protocolli?
Rigiro l'isolato, porto i fogli che la signora mi ha dato, all'ufficio Protocolli, mi timbrano tutto quanto e finalmente ho le chiavi!
Ora rimane solo una domanda: imparerò ad andare in bici?

Ora vado a leggiucchiare un po' la guida sulla Corsica perché lunedì si parte!

10 agosto 2010

Marina di Massa e grigliata tra amici

Dimenticavo! La scorsa settimana siamo andati una sera a trovare la nostra beneamata minchiettauno che si è fatta un po' di mare in quel di Toscana!
Grigliata a gogò e danze in mezzo ad un pontile!

09 agosto 2010

Varie

Il 26 luglio siamo andati io e Roccio, con Melania, a vedere lo spettacolo di Arturo Brachetti. Un mito!
Questo sabato mattina, capatina da Merula a comprare la chitarra nuova. La custodia della chitarra è a forma di bara, col vellutino dentro, fa impressione, sembra di avere un morto in casa! Eheh, nelle foto si vede Roccio tutto concentrato mentre la prova. Sabato sera incontro ravvicinato con un riccio, piccino era spaventatissimo. Due foto veloci e poi lo abbiamo lasciato tranquillo.

07 luglio 2010

viaggio per torino! visita medica anda e rianda in treno (ma quanto costa?)



4° anniversario! gita a populonia, baratti e castiglione della pescaia!



fochi san giovanni, come ogni anno eravamo lì al piazzale michelangelo



varie ed eventuali! di tutto un po'



compleanno di Stephen (della serie si diventa vecchi!)


foto incredibile! (sofferenza e fastidio)



Notizia di oggi: incrociamo le dita e forse il prossimo rinnovo del mio contratto sarà a tempo indeterminato!

18 maggio 2010

Vaffanzum trenitalia

Venerdì 28 ho la visita endocrinologica a Torino. Per andare ho preso due giorni di ferie, volevo essere su per il 27. Però purtroppo Roccio non può venire con me, il che significa che per la prima volta dopo 4 anni viaggeremo separati. Proprio perché non me la sento di farlo viaggiare 4-5 ore da solo andremo in treno. Un delirio.
I treni sono aumentati tantissimo da 4 anni a questa parte. Hanno eliminato tutti gli intercity, quei trenoni che sapevano di ferro e di vecchio ma costavano meno dei famigerati eurostar per sostituirli con i frecciarossa frecciargento, frecciamerda che costano un botto. Solo per un biglietto di andata ci partono 57 euro (e siamo riusciti a spillare il treno scontato del 15%, altrimenti il costo era di 67 euro!). Le prime volte che scendevo mi ricordo che in tutto, tra andata e ritorno, spendevo poco più di 60 euro.
Ladri.
Considerando che arriverà tardi e comunque il treno saprà di ferro e di vecchio e qualche cesso straborderà di piscio malefico perché qualche gentilissimo utente si preoccuperà di gettare la carta igienica nel water è un costo abnorme.
Il casino è che hanno levato tutti i treni comodi e ora quasi tutti i treni per Torino partono dalla stazione di Campo di Marte, il che significa che ci tocca anche fare un paio di cambi prima di riuscire a respirare. Fine dello sfogo.

Trenitalia vaffanc*lo.
Ok ora ho finito davvero.

Canzone del giorno: Fuck You Archive




17 maggio 2010

Tette, culi e mandolino

La mia mattinata è cominciata parecchio male: that's life, odio i lunedì.
Sono rimasta quasi senza pastiglie, non quelle per la tiroide, quell'altre. Che casino, quelle per la tiroide le chiamo, per l'appunto, quelle per la tiroide. Le altre non so come chiamarle e quindi le chiamo quell'altre! Per intenderci, in ogni caso, "le altre" sono le pastiglie che mi fanno sentire da schifo. Presa dal panico venerdì dico a Roccio che ci tocca andare dalla dottora a farci fare la ricetta.
Chiamo venerdì pomeriggio l'ambulatorio, perché c'è questa cosa, te chiami e prenoti l'appuntamento. E loro ti dicono: vieni alle 18, alle 18.30, ecc. Così chiamo e non mi risponde nessuno. Chiamo di nuovo e ancora nulla. Chiamo la terza volta e risponde un omino che mi dice che la mia dottora non fa più il venerdì pomeriggio. "E da quando?" chiedo io "Da inizio anno!" risponde garrulo il signore.
Entro nel panico perché ho pastiglie fino a mercoledì e "le altre pastiglie" vanno ordinate un giorno prima, perché non le ha nessuno lì per lì.
Così penso di andare lunedì mattina, quindi questa mattina, prima di andare al lavoro, sperando che l'orario sia quello giusto. Secondo il mio fogliolino, ormai obsoleto, la dottora c'è dalle 9 in poi. Quindi vado qualche minuto prima delle 9 e scopro che la dottora c'è dalle 9.30 in poi. Un omino che sta aspettando da prima di me, me lo dice. E io, furbescamente "Bhe, speriamo arrivi subito che devo solo fare delle ricette e poi devo correre al lavoro" e sottolineo correre. Lui alza lo sguardo dal libro e invece di dirmi, come speravo "bhe se deve fare solo ricette la faccio passare" mi dice "bhe se deve fare solo delle ricette poteva chiamare".
Azzo.
E sottolineo azzo.
Aspetto, mentre l'omino di cui sopra mi dice che tanto la dottora arriva sempre un po' prima. Si fanno le 9.15, le 9.20, le 9.30 (e i vecchini cominciano a bofonchiare, loro che hanno tutto il tempo del mondo e si sono prenotati da venerdì per passare in tempo! Ma in tempo per cosa?). Arrivano le 9.45, mi prende malissimo perché sto perdendo tempo e decido di tornare al lavoro, farò come dice l'omino, la chiamerò non appena sul bus.
5 minuti dopo sono sul bus e la chiamo, era appena arrivata in ambulatorio.
Come dire: che culo.
Comunque la situazione ricette è a posto, quindi ora sono un po' più tranquilla.
Ieri invece sono andata a trovare Roccio in sala prove e mi sono divertita parecchio in primis perché checchè se ne dica a me il Metal piace. Non tutto tutto, ma molto. E poi perché i metallari sono divertenti (e generosi, mi hanno offerto una birrozza senza nemmeno conoscermi).

Ho deciso di coniare un nuovo termine per le gnocche stratosferiche che fanno politica e non ne sanno nulla: le politichine. Culi, tette e mandolino. That's Italy.

Flashback: alle superiori il mio prof di grafica ci chiese di realizzare un logo per l'Italia come compito in classe (qualcosa come il logo creato per il sito italia.it, ma meno orribile). Un mio compagno non si decideva a fare nulla allora il prof gli suggerì di mettere in versione grafica che cosa l'Italia gli faceva venire in mente; lui si illuminò di improvviso gridando "Tette, culi e mandolino!". Il prof tirò su le spalle, e non perché faceva spallucce, ma perché era un suo tic e disse "Bhe prova a disegnarlo". Lui disegnò un mandolino con il corpo a forma di culo e la paletta del manico a forma di tette. Geniale.
Ho una nuova scimmia...

Canzone del giorno: 2 Minutes To Midnight Iron Maiden

22 aprile 2010

Le mie piantine!

Stasera ho finalmente sistemato le piantine carnivore, come sono contenta! Anche loro stanno bene, e se stanno bene anche loro tutto bene, no?
Sono un po' stanchina. Ho cominciato questa settimana essendo convinta che fosse martedì, rimanendo quindi avanti di un giorno. E oggi sapete che giorno è? Solo giovedì. Il che mi scazza alquanto.
Arrivare a venerdì e sapere che è solo giovedì è una cosa terribile. Un po' come guardare l'orologio al lavoro e scoprire che non sono le 17.30 ma solo le 16.
Hai come l'idea che qualcuno ti metta indietro l'orologio. Spesso al lavoro fantastichiamo di essere in luoghi lontani mentre dalla finestra vediamo allontanarsi gli arei dal vicinissimo aereoporto (aria buona eh? cough cough). Ora vado a farmi una bella doccia che speravo di riuscire a farmi i capelli stasera, dal parrucchiere sotto casa. Entro e c'è una donnina che sistema i capelli a un'altra donnina. Chiedo se è necessario prendere un appuntamento. Mi dice "Sì, sono sola qui". Orcaloca. Io non vado spesso dal parrucchiere, ormai sono 2 anni e passa che non ne vedo uno nemmeno da lontano, però andavo in megasaloni con almeno 5 parrucchieri e un nsalone vuoto con una sola parrucchiera mi fa tristezza. Comunque faremo così: sabato pomeriggio io cerco un parrucchiere su a Torino mentre Roccio va in giro.

Curiosità!

19 aprile 2010

Prelievo, Misfits e quant'altro

E' stata una settimana intensa. Praticamente siamo stati a casa solo lunedì e venerdì, oltre al weekend. Venerdì sera siamo stati alla fiera di primavera a Sesto Fiorentino. Oltre ad avere incontrato Sergio Cecchi e avere fatto due piacevolissime chiacchiere come sempre con lui) sono riuscita a farmi vendere due guanti in microfibra per pulizia di specchi e vetri. Spero funzionino. Non li ho ancora provati ovviamente. Io sono terribile perché comprerei qualsiasi cosa per la casa senza poi doverla mai usare.
Siamo andati a nanna, ma io ero parecchio preoccupata perché l'indomani avrei fatto il mio primo prelievo qui a Firenze. Dietro consiglio di molti sono andata alla piastra dei servizi, dove fanno qualcosa come 400 prelievi al giorno. In effetti sono stati molto efficienti e anche se ero terrorizzata e mi hanno preso il sangue dal polso, almeno mi hanno fatto un buco solo. Quindi promossi, a differenza di quella macellaia che mi ha fatto il prelievo per l'intervento al seno che mi ha bucata due volte e non ha prelevato sangue sufficiente per tutte le analisi cosicchè alla visita successiva mi hanno dovuta ribucare.
Per cui nonostante il sonno ce l'abbiamo fatta e sono molto soddisfatta di non essermi troppo agitata.

Dopo il prelievo supercolazione al Supreme, ve lo consiglio per i pasticcini che al mio palato risultano i più buoni in assoluto. Anche i dolcini sono fantastici.
E infine passeggiata in centro.
Sono diverse volte che passo da mac per cercare questo ombretto della mac. Ci credete che finisce ogni volta? E' questo.
Me lo sono fatta mettere da parte nella speranza che torni e possa comprarlo (anche nel sito inglese è sold out).
Mangiamo al Mac e torniamo a casa perché comincia a piovere e faccio un bel pisolo che sono stanca morta. ZZzzzzz per due ore, che meraviglia!

Una volta sveglia comincio a preparare la cena. Antipasto con sedano e philadelphia, cous cous alla siciliana (mmm buono), pollo impanato con patatine (tipo amica chips) sbriciolate, e una sorta di pasticcio di patate uova e cipolla.
Dopo cena Melania scappa al suo spettacolo a teatro mentre noi andiamo (rullo di tamburi) a vedere il concerto dei Misfits. Leggende del punk (o meglio, horror punk) direttamente dagli anni 70, arrivati alla flog troviamo una coda così composta che se non fosse per i vari punk e metallari avrei giurato di aver sbagliato giorno. In verità i pregiudizi contro il mondo rock sono davvero solo pregiudizi. Il pogo al concerto era da non farsi male, quando qualcuno cascava si faceva capannello per tirarlo su e ributtarlo nel pogo (gentilmente). Ho pogato un po' persino io (che oggi indosso la maglia dei Misfits con orgoglio). Alla fine del concerto il cantante, Jerry Only (il nome ha una storia fichissima) ha firmato autografi a gogò, e nella folla ha tirato su un ragazzino, si è spalmato un dito sulla faccia truccata e l'ha strisciato sul viso del ragazzino (che penso non si laverà mai più).
Giorgio è riuscito a prendermi gli autografi del chitarrista e del cantante e all'uscita dalla flog chi ti becchiamo? Jerry Only che firma ancora autografi. L'ho agguantato per farmi una foto e lui da vera rock star ha sparato un rutto!
Comunque è stato ganzo, mi ha abbracciata e Roccio ha cercato di farmi una foto col cellulare, purtroppo è venuta totalmente buia a parte il mio viso blu. In queste occasioni mi penso abbestia di non avere una macchina fotografica: quando mai ribeccherò Jerry Only?



Ieri dopo pranzo andiamo ad aiutare il Grifo al vivaio. Dopo un rinvaso di altre cento piantine e il regalo di tre dioneine Big Mouth e da parte della Sonia di tre rizomini di Sarracenia rubra black tube (o almeno credo non so dovrei ricontrollare) eravamo belli pimpanti ma oggi ho male ovunque. Come se avessi trasportato abbestia dei pesi, cosa assolutamente non vera!
That's life. E comunque i Misfits potrebbero diventare il mio nuovo gruppo preferito.

Ma abbestia.


Canzone del giorno: American Psycho Misfits

31 marzo 2010

Ecco perché

Mi ero dimenticata perché tenevo vivo questo blog. Ci sono tante e tante ragioni. Una delle tante (e una delle principali) è che grazie a questa paginetta io e Roccio ci siamo conosciuti.
Ma sarei falsa se non dicessi anche questo: mi piace tanto scrivere di me e leggermi. Anche dopo tanto tempo.
L'ho riscoperto questo weekend. Da mia mamma ho trovato i miei vecchi diari. Per vecchi intendo diari dei miei 14-15-16 anni. Roba preistorica e bellissima: quanto ero piccola, quanto era piccolo il mio cervellino. Rileggermi è una splendida scoperta. Non avevo nient'altro da fare che piangermi addosso. Ogni due pagine trovo una splendida descrizione di quanto ero depressa e quanto la vita faceva schifo.
E' stupendo potersi ricredere, rileggere queste cose e sorriderne. Sorridere anche di cose più gravi: "2/4/1995 - domenica. Da lunedì a sabato sono stata in ospedale xché mi hanno trovato dei linfonodi che a lungo andare sarebbero potuti diventare linfomi che sono tumori maligni."
Bha, peccato che poi: "6/4/1995 - giovedì. Il dottore mi ha detto che ho dei linfomi e che devo fare la chemioterapia e la radioterapia e ogni due settimane mi dovrò fare la flebo! La chemioterapia mi farà cadere i capelli. [...] Domani andrò a scuola e martedì farò la TAC."
"Giovedì 4/1/1996. Stamattina ho fatto l'ultima chemioterapia [...] Ho vomitato: 2 o 3 volte ... boh?".
Ci sono un sacco di altri appunti simpatici, ad esempio: "26/01/1997 - Domenica. Ieri sera sono andata all'Albero Occupato [un centro sociale occupato, non credo esista più] con Luisa, poi ho dormito da lei."
"10/07/1997 - giovedì. Stase concerto dei NOFX. Sballo!"
Questo per dire che mi rileggerei di continuo. Mi piace scrivere ma, soprattutto, mi piace leggermi. Dannato narcisismo.

Ecco perché.

Ieri sera io, Roccio, Melania, Giorgio e Cosimo siamo andati a una serata di assaggio di Whisky (puri single malt) al Drunk Ladder Pub a Sesto Fiorentino. Noi pensavamo a una cosa molto molto più scialla e invece era una cosa serissima! Immaginate di entrare in un pub con l'intenzione di ubriacarvi quasi abbestia e trovare tovagliette di carta con i tondini numerati disegnati sopra e su ogni tondino piazzato un bicchiere con un whisky diverso, e tutti i bicchieri hanno la scritta rivolta da una parte. Ordinatissimi. Poi un proiettore e la bandiera della scozia su cui erano poggiate le bottiglie relative ai bicchieri **in ordine**!
Per dire: il bicchiere sul tondino numero 1 conteneva il whisky della prima bottiglia a sinistra. Incredibile.
Ammetto che la presentazione è stata parecchio bellina, soprattutto istruttiva. Se non altro ora so perché vengono distrutte le torbiere in cui crescono le mie amate piantine carnivore. Per bruciare la torba essiccata e tostare l'orzo che poi diventa malto, cosa che gli conferisce un sapore di affumicato (io dico che sa di speck, ma non troppo ad alta voce che gli intenditori mi prendono a bastonate!). Ubriacarsi di raffinato whisky o lasciare alla natura le piantine carnivore? Non mi pongo il problema, penso che farò entrambe le cose. E a dirla tutta non so nemmeno se in Scozia ci sono piante carnivore. Forse non ce ne sono più perché tutta la torba viene presa per affumicare il whisky.
Al secondo bicchiere già non mi ponevo più il problema. Sentire qualche odore e qualche retrogusto con tutto quell'alcol era davvero difficile. Cosimo si lasciava andare a interpretazioni ad alta voce "Sa di fragoline di bosco" oppure "Sa di nebbia!". E' stata una serata davvero bellina, corredata di whisky, risate e stuzzichini preparati dal pub. Davvero eccellenti. Come potremo mai mancare all'assagio dei rum?
Siamo già prenotati!

09 marzo 2010

Un weekend tra piante (carnivore, ovvio)

Questo weekend è stato impegnativo, ma molto bellino. Sabato mattina arriva il pacchetto con la palette (o come la chiama la mia collega "la paletta") di Alice in Wonderland made by Urban Decay. Ovviamente la provo subito, i colori sono molto pigmentati, le matitine sono spettacolati e la confezione, bhe è il pezzo meglio. Dopo aver rotto tanto finalmente è arrivata.
Sabato pomeriggio facciamo due passi, anche perché al liceo dove ci sarebbe stato l'incontro di piante non c'è nessuno, quindi scopriamo in un bar lì vicino, una tavoletta di cioccolato spettacolare, marca Amedei.
Appena arriva l'ora x andiamo a casa, ci devono raggiungere amici per andare alla cena al buio.
Cos'è una cena al buio? E' una cena dove usi tutti gli altri sensi perché si mangia al buio totale. E' organizzata da un'associazione di non vedenti, e gli stessi non vedenti ci fanno da camerieri. Si entra in questo stanzone buio accompagnati dai camerieri, stile trenino, che ci portano al tavolo e ci fanno accomodare sulle sedie.
Mangiare al buio ti fa gustare tutti i più piccoli sapori, i rumori diventano preziosissimi, e ogni cosa si presenta in maniera differente. Non ci sono distrazioni visive e si è più concentrati su ciò che dice l'altra persona. Quando Massimiliano, uno dei camerieri, ci fa fare un giro per la stanza, scopriamo che per terra sono sistemati dei cavi che permettono loro di orientarsi, e che all'altezza di ogni tavolo, incollato al pavimento, è presente un cartone. Questo gli serve per capire dove fermarsi quando passano con i carrelli. Il caffè si prende alla luce, questo per evitare che qualcuno si scotti. I commenti successivi sono stati relativi a queste cose, soprattutto versarsi l'acqua è stato molto difficile. Per quanto ci sembrava di inclinare la bottiglia alla fine il bicchiere non si riempiva.
La cosa che più di tutte mi ha commosso è stato il tocco di Massimiliano che non è un tocco di una persona che ti sta prendendo per mano ma che, in qualche modo, ti vede.
Due ore certo non sono una vita. Ma sicuramente hanno un significato.

Domenica mattina mi sveglio presto per farmi la doccia, ci aspetta una giornata carnivora. E' tanto che non vado agli incontri, un po' perché non c'è più nessuno che conosco, un po' perché è cambiato lo spirito e questo mi spiace. Infatti la prima parte dell'incontro riguarda un progetto di conservazione delle piante carnivore in Italia (nello specifico di un particolare tipo di piante che sembra crescere solo in un particolare posto della Toscana). E' una cosa molto bella, ma... non lo so. In ogni caso ho imparato delle cose nuove e ne sono contenta. In più ho comprato una Sarracenia flava var. Cuprea ed ero felice come una bambina che ha un giochino nuovo. Il grandissimo Sergio Cecchi mi ha donato un po' del suo sfagno e una fogliolina di Cephalotus che spero riesca a fare la sua taleina.
E' stata una giornata carina ma confesso di essermi sentita un po' fuori posto. Non lo sento più come un mondo che mi appartiene, per cui continuerò a coltivare ma non so quanto potrò andare agli incontri, se non altro per "incontrare". Se ci andrò sarà per acquistare qualche pianta o per fare una passeggiata e quest'anno spero di non saltare Longarone, più per i rettili che per le piante.

Domenica sera una pizza tra amici è la scusa affinché i nostri ometti possano mettersi d'accordo per preparaci la cenetta per il giorno dopo, festa della donna. L'idea è stata di Melania che ha proposto "ma perché invece di andare a mangiare fuori non ci facciamo preparare una bella cenetta?". L'idea è fantastica e i nostri ometti, il giorno seguente, sono stati davvero eccezionali.
Hanno fatto la spesina e hanno preparato una cena eccezionale.
La tavola era carinissima e al centro tavola era pronto un menù scritto a mano: ogni piatto aveva il nome di una donna famosa. Antipasto in bicchierino di formaggio e aceto balsamico, e rotolini di strisce di zucchine cotte alla piastra ripiene di prosciutto cotto e formaggio frullati, mezze penne con 'nduja e gorgonzola, coscette di pollo impanate nei cornflakes, cotti al forno e contorno di zucchine, torta mimosa.
Decisamente la festa della donna più bella della storia. Qui le foto.
Bravissimi i nostri ometti, ora scusate c'è uno spogliarello che mi aspetta, devo mettere su la
Canzone del giorno: Hot Stuff Donna Summer

P.s. stanotte ho sognato il matrimonio di una mia cara amica. Lei aveva lo stesso vestito del suo vero matrimonio, però era bianco invece che verde. Camminavamo tutti dietro di lei e dello sposo come a una processione per un funerale, in una piazza di una città sconosciuta. C'era tantissimo vento e molto silenzio. Io la vedevo da dietro e i suoi capelli si muovevano in modo convulso. Si gira verso di me e mi dice "Vedi perché? Hanno tagliato tutti i pini. Questo è male".

01 marzo 2010

Una domenica a rinvasar

Cosa fare domenica quando non si sa cosa fare?
Bhe per esempio aiutare qualcuno a rinvasare un centinaio di dioneine. Quando quel qualcuno poi è Il Grifo le risate sono assicurate.
Innanzitutto un po' di pubblicità: se volete acquistare delle piantine carnivore ci metto una parola io, comprate dal grifo, questo è il suo sito. Sembra uno slogan.

Comunque l'idea era di andare al mattino a Pontito (vedere il mio post precedente) e mangiare un panino per strada e poi andare a Pescia dal Grifo per essere lì alle 14.30. Peccato che siamo usciti da casa poco prima delle 12 e Pontito è parecchio inculata, e scusate il francesismo. Poi però in mezzo alle stradine di montagna mi scappava la pipì e ci siamo fermati in un bar, poi ci siamo un po' persi e abbiamo rinunciato. Siamo tornati verso Pescia per mangiare un panino ma era tutto chiuso. Fame a gogò ed erano quasi le 14 (alle 14.30 dovevamo essere al vivaio). Roccio in un attacco di fame devastante imbocca l'autostrada per cercare un autogrill. Torniamo quindi un po' indietro di qualche km e mangiamo un bel paninozzo, intanto si fanno le 15. Per farla breve abbiamo ritardato di circa un'ora! Argh!
Però alla fine ce l'abbiamo fatta e 120 dionee sono pronte nei singoli vasettini!
E dopo il duro lavoro Il Grifo, oltre ad avermi regalato una Sarracenia leucophylla e una Dionea, ci invita a casa a mangiare una pizza fatta da lui. Uno spettacolo.
L'ospitalità di queste due persone, Il Grifo e moglie, che ci hanno invitati senza praticamente conoscerci ci lascia senza parole. Sono stati decisamente deliziosi e ci siamo scompisciati con i loro racconti.
Grandi, continuate così!

E comprate le piantine dal Grifo!!!

21 dicembre 2009

Bianco natal...

La mia carriera di jogginista è finita presto. Ha nevicato, la temperatura è andata sotto lo zero, ha ghiacciato e se vado a correre rischio di rompermi un’anca cascando rovinosamente a terra.
Firenze è stupenda sotto la neve ma è poco attrezzata al freddo. Spargisale non se ne vedono in giro e i marciapiedi sono tutti diacciati (diaccio=ghiaccio). Al lavoro il riscaldamento non funziona e siamo tutti incappottati, nemmeno il server voleva partire stamane. E’ la giornata ideale per stare a casa al caldo sotto il piumone. Stasera voglio larveggiare al caldo, possibilmente con una bella tisanina preparata con le nuove tisanine che mi ha regalato Melania.
Ieri abbiamo fatto il pranzo di natale tra amici che era una sorta di pranzo/cena durata fino a tardo pomeriggio e dove ognuno ha preparato qualcosa. L’idea era di sorteggiare un nome di una persona a cui fare il regalo così ognuno sapeva a chi fare il regalo ma nemmeno sapeva da chi lo riceveva. Io ho pescato Roccio. E’ stato complicato non tanto scegliere il regalo ma proprio tenergli nascosto il mio “destinatario” di regalo. Per scambiarceli abbiamo adottato questo sistema. A tavola imbandita con i segnaposto ci siamo rintanati tutti in camera da letto. Uno per volta sistemavamo i regali sulla sedia del nostro “destinatario”, mettendo poi a posto la sedia sotto al tavolo col regalo ben coperto dalla tovaglia. Una volta finito il giro ognuno ha spacchettato il proprio regalo e sono venute fuori idee molto carine. Io a Roccio ho preso un gioco di ruolo, “Lupus in tabula”, me ne aveva parlato e quando l’ho visto ho pensato “è lui!”. Melania mi ha regalato un set di erbette per fare le tisane con il filtro in metallo (che non vedo l’ora di provare). Roccio ha regalato a Francesca dei bei portaminoni con mina gigante e colorata, mentre Francesca ha preso a Giorgio un set di bicchierini con scritte simpatiche. Giorgio a Stephen ha regalato il suo vino preferito e quest’ultimo ha preso a Melania un bel barattolone di cioccolata spalmabile di un posto dove fanno la cioccolata fatta in casa gnam gnam.
Il pranzo è stata una vera chicchina e tutti ci siamo impegnati con i nostri piatti. Francesca ha preparato un rotolo di zucca da leccarsi i baffi, Melania il suo meraviglioso ragù con i tortelli di patate. Per secondo noi abbiamo preparato una piccantissima pampanella (carne di maiale cotta in forno strapiccante) e Stephen un piatto francese a base di patate, formaggio e pancetta. Buonissimo ma non mi ricordo il nome. Per dolce: Strudel alla mela e biscottini con cornflakes. Yuhm.
A fine cena i giochi. Abbiamo giocato a uno, taboo, mercante in fiera e abbiamo provato anche lupus in tabula, che deve essere molto più simpatico quando si è in tanti. Insomma alla fine la giornata è volata e si sono fatte presto le 21. Per strada era tutto ghiacciato e prima di “scongelare” (letteralmente) la macchina ci è voluto un po’. Avevamo tutti lo stomachino sottosopra per via di un liquorino non troppo buono che abbiamo usato come penitenza per chi perdeva ai giochi. Il sapore era, bhe, metterei le foto delle facce che abbiamo fatto, ma prima è meglio che parli con i proprietari delle stesse!

23 ottobre 2009

Venerdì

Vivere a basso impatto non modifica di molto la nostra vita. Oggi è la giornata dell’acqua. Come evitare di consumare tanta tanta acqua?
Qui ci possono essere diverse regole, quasi tutti le conosciamo: lavarsi i denti chiudendo il rubinetto, insaponarsi sotto la doccia chiudendo il rubinetto, lavare i piatti a rubinetto chiuso, ecc ecc.
Altre possono essere non esagerare con lo sciacquone: già installare uno sciacquone che preveda due getti, uno più piccino e uno più grande è una gran cosa. Ancora meglio è la regola: “Se è marrone tira lo sciacquone”, evitare di tirare l’acqua a ogni pipì, basta chiudere il coperchio del water per non sentire odori e tirare l’acqua 2 volte al giorno invece che 5-6 è una gran cosa (visto che vengono “buttati” più di 10 litri d’acqua a ogni getto).
Installare dei miscelatori aria acqua è una soluzione. In cucina non siamo riusciti a svitare il cosillo (io e i termini siamo due cose differenti) e quindi ciccia.
Ogni 2-3 giorni usiamo la lavastoviglie, anche per le pentole con il programma supereconomico (basso consumo di acqua e corrente) e abbiamo visto che basta che non si mettano incrostate e vengono fuori bene.
La lavatrice solo a pieno carico, senza separare colorati dal bianco. Usiamo il foglio che cattura i colori e funziona piuttosto bene. Laviamo tutto a freddo con un detersivo ecologico certificato ecolabel e facciamo circa una lavatrice a settimana.
Per bere usiamo la caraffa Brita ormai da qualche mese e ci troviamo piuttosto bene. Purtroppo qualche bottiglia di plastica la compriamo, più che altro per quando saliamo a Torino, ma ci durano davvero un’infinità. La doccia ha bassa pressione e comprando un apparecchio speciale riusciamo a risparmiare e ad avere un getto decente (l’ho ordinato ieri ci deve ancora arrivare). Questo aggeggio, oltre a miscelare aria e acqua, ha una pallina al suo interno che ruota veloce aumentando la pressione del getto.
Me l’ha consigliato una collega che prima aveva davvero solo un pisciolino e ora ha una pressione altissima. Spero che funzioni perché finora mi sono fatta la doccia nella vasca da bagno, da seduta, in modalità “scomoda”, ma almeno con un getto decente. Roccio ha preferito la doccia ma con grande fatica.
Ah, cosa buffa. Non so come mai da qualche giorno ci siamo convinti di avere l’impianto di riscaldamento centralizzato. Visto che nei giorni passati c’era freddino abbiamo quindi acceso i termosifoni e avviato la caldaia. “Tanto” pensavamo “se è centralizzato lo spengono loro, lo abbassano loro, ecc ecc”:
Faceva piuttosto caldo in questi giorni così stamattina mi si è accesa la lampadina. Se fosse stato davvero centralizzato l’impianto, non si sarebbe acceso il riscaldamento dalla caldaia, che a quel punto sarebbe stato solo uno scaldabagno. Stamattina cerco il contratto di affitto, effettivamente il nostro impianto è autonomo! La prima cosa che ho fatto è stata rispegnere tutto, dopo due giorni di riscaldamento acceso giorno e notte è il minimo.
Quello che ci ha tratti in inganno è stato il termostato che non è temporizzato, quindi non possiamo programmare l’orario di accensione. Questo vuol dire che quando la sera torneremo a casa farà piuttosto freddino e dovremo aspettare che si scaldi tutto.
Del resto un termostato programmabile non costa molto, quindi potremmo anche installarlo. Semplificherebbe molto la vita.

09 ottobre 2009

Tettografia

Stamane mi è toccata: la tettografia.
Prima, però, dato che la mia esenzione ticket è scaduta, sono andata all'asl per rifarla. Apriti cielo!
Il funzionario mi ha detto che fino a lunedì non si sa nemmeno cosa e come fare, e che nel mio caso è ancora più complessa la cosa, dato che la mia esenzione era stata concessa da un'altra regione. Dovrò portare (non appena sapranno anche loro esattamente "cosa" dovrò portare) la documentazione medica del '93 nella quale è stata diagnosticata la patologia, il linfoma di Hodgkins.
Devo proprio scavare nei ricordi ospedalieri per trovare quella roba là.
In ogni caso un po' mogi, io e Roccio andiamo via dall'asl per recarci a Villa delle Rose (Careggi) per fare la mammografia.
La signorina tanto gentile del CUP mi aveva comunicato il seguente indirizzo per Villa delle Rose: via del Pergolino 4/6. Ieri sera controllo su google maps, mi dico che è semplice evviva evviva ci si arriva in poco tempo.
Peccato che in via del Pergolino 4/6 non c'è nessuna Villa delle Rose. Entriamo nella struttura che sembra stare al suo posto e chiediamo informazioni. La signora ci comunica che non è la prima volta che le capita una cosa del genere ma quella non è Villa delle Rose. Io non conoscevo l'azienda ospedaliera di Careggi. Sono abituata al fatto che un ospedale è unico e all'interno ha i suoi bei reparti. Careggi è un quartiere, diciamo, dove ogni villettina col suo spettacolare giardino è un "pezzo" dell'ospedale. Capita che questi pezzettini siano però molto distanti tra loro.
Così, quando la signora ci fornisce le indicazioni e Roccio sgrana gli occhi, io capisco che c'è parecchio da camminare.
Cammina cammina cammina e Villa delle Rose mica si vede.
Arriviamo al Meyer, l'ospedale pediatrico e chiediamo informazioni. Niente, Villa delle Rose era più dietro, ci dice la signora che c'erano anche le indicazioni. Torniamo indietro e ci inerpichiamo per una salitina. Raggiungo una dottoressa e chiedo se Villa delle Rose è da quelle parti. Lei ci indica il cancello di fronte a noi e dice "E' qui".
Insomma per farla breve, meno male che siamo andati con due ore di anticipo.
Entriamo e andiamo all'accettazione. La signorina al bancone guarda la mia prenotazione e scuote la testa. "Lei non deve fare questo esame" mi dice "è troppo giovane. Le mammografie di controllo si fanno più in là con gli anni". Sorrido e le dico gentilmente che sono stata operata, mi guarda, annuisce e controlla sul suo elenco. "Troppo presto" continua "non posso farla passare".
Porca miseria mi verrebbe da arrabbiarmi ma non mi arrabbio. Le dico che se c'è da aspettare aspetteremo. "No, ora sento se posso farla passare". Chiama non so chi e mi dice di andare in sala d'attesa che verrò chiamata col numerino.
Effettivamente in sala d'attesa sono la più giovane (questa è una parola che oggi ho sentito spessissimo riferita a me). Il radiologo, che ogni tanto si affaccia dallo stanzino, è giovane ma ha un'aria austera. In netto contrasto con i suoi capelli biondi che sembrano decolorati. Non sorride, non ha espressioni, un po' mi fa paura.
Quando è il mio turno gli porto ciò che ho in mio possesso. Precedente mammografia, esame cito-istologico della fettaditetta asportata ecc ecc.
Ma appena entro mi dice "Come mai qui? E' così giovane!". Gli riassumo la mia storia clinica, mi fa spogliare e mi fa avvicinare alla macchina.
Mi dice "Lo sa che sarà doloroso, vero?". Annuisco, ma il ragazzo è stato in gamba. Non mi ha fatto male ed è stato veloce, a differenza di Torino dove sono stata maneggiata e dove mi hanno effettivamente fatto male (lamentandosi, in maniera discreta, del mio seno piccolo che per la mammografia è un casino). Il medico biondo austero quasi tedesco che chiameremo Hans mi sposta mi gira e rigira e fa tutto ciò che deve fare. All'ultima proiezione mi sorride, strano ma vero, ed esclama "Lei è molto coraggiosa". Il che mi fa arrossire, perché per me è una specie di complimento dato che mi giudico assolutamente fifona. Mi dice di aspettare perché per chi è stato operato c'è anche la visita.
Sappiate che negli ospedali, nelle sale d'attesa, è normale sentir parlare di morte. E' come quando si mangia e si parla di cibo. Non riusciamo ad estraniarci dal contesto ed è buffo sentire queste signore che parlano di chi e di come è morto questo o quell'altro. "Se nè andato così, in fretta, che peccato".
Mi annunciano che ci sarà da fare anche un'ecografia e la visita. Bene, così la visita senologica non dovrò più farla il 22 ottobre. Anche in sala ecografia c'è un'atmosfera allegra e il solito "E' così giovane" che mi si è incollato addosso a tal punto che non ricordo più di avere 28 anni.
Anche l'ecografia e la visita non hanno rilevato niente. Sono sana, nessun segno di cose strane e ho persino un intero giorno di ferie per me. Ora però vado a preparare la borsa che stasera si sale a Torino.
Weekend con compleanno di mia mamma. E raffreddore a gogò.

05 ottobre 2009

Matrimonio celtico sotto le stelle

Forse non ne ho mai parlato in questo blog, ma S è stata la mia migliore amica per un sacco di anni durante quel periodo intricato che è l'adolescenza. Ci siamo poi perse di vista, capita, una volta entrambe seriamente fidanzate.
Io e lei eravamo inseparabili, una cosa mai vista per me che sono una specie di essere antisociale. Andavamo in vacanza insieme, i weekend insieme, in Molise insieme e non avevamo grosse gelosie. Se ci piaceva lo stesso ragazzo finiva che una delle due cedeva e dice "ok, questo è tuo". Ovviamente non con queste parole.
Io dopo cena passavo a trovarla, facevamo due passi e si parlava di tutto, abbiamo condiviso molte molte cose ma dopo tanti anni alla fine ci siamo perse. Ripeto, capita.
Per questo mi ha fatto ancora più piacere essere stata invitata al suo matrimonio.
Le sue parole al telefono sono state queste: mi sposo il 3 di ottobre in comune, lì se vuoi vieni ma ci tengo di più che tu venga il giorno successivo, mi sposerò con rito celtico.
Io e S avevamo sempre al collo un triskel da cui non ci separavamo mai (il mio purtroppo si ruppe e poi andò perduto. Ma forse perso no, so dove si trova ma non voglio recuperarlo per vari motivi che non sto a spiegare). Ce li portarono sua sorella e suo cognato di ritorno dalla Bretagna. Io e lei, piccole streghe, che ci mettevamo a compiere piccoli riti propiziatori alla luce della luna. Sempre con indosso il nostro inseparabile triskel.
Sapevo in un certo senso che se mai si fosse sposata l'avrebbe fatto così. E' una ragazza coraggiosa, S, non teme ciò che gli altri pensano di lei, va dritta per la sua strada ed è una delle persone più coerenti che conosca. Mi ricordo che da piccina litigò con suo padre perché non voleva cresimarsi.
Ci compravamo libri di magia bianca e stregoneria, quei pochi che le nostre poverissime finanze di allora potevano permetterci. Poi consacrammo dei talismani che ho ancora in un vecchio portafogli. Lei mi regalò un libro dulle divinità celtiche e da allora il mio nick (prima ancora di avere un computer avevo un nickname) passò da Cay a Cleena, la dea celtica che culla le persone che soffrono fino a farle addormentare.

Il rito civile è stato breve e indolore. Note curiose, lo sposo (che appunto conobbi quel giorno) invece di dire "Sì" alla fatidica domanda, rispose "Altroché", suscitando notevole ilarità.
Il giorno dopo, la cerimonia si è svolta in montagna, a mille metri, in una specie di ex convento di monaci. Non posto foto perché mi sembra di rovinare l'incanto di quella sera, di un matrimonio assolutamente non convenzionale ma spiritualmente il più incantevole che io abbia mai visto.
Scoprii solo lì che ero destinata ad essere una delle cinque ancelle (nel matrimonio tradizionale, damigelle) che avrebbe accompagnato la sposa all'interno del cerchio.
Così mentre lo sposo si avviava scalzo seguito dai suoi cinque testimoni e da tutti gli invitati in mezzo al prato, noi, insieme al padre, aspettavamo la sposa.
Intanto si faceva buio, era essenziale, c'era luna piena.
Lo sposo si piazzò al centro del prato e tutti gli invitati si disposero in cerchio, insieme ai cinque testimoni che in mano tenevano una torcia ciascuno.
Una volta arrivata la sposa noi abbiamo seguito lei e suo padre, ognuna di noi aveva in mano una piccola bottiglietta di vetro piena d'acqua e una spilla con fiori di lavanda.
Quando la sposa è arrivata al cerchio noi ancelle ci siamo posizionate tra un testimone e l'altro, ascoltando la loro cerimonia. Sotto la luna si sono scambiati le promesse e gli anelli e, a simbolo del loro amore, hanno piantato un piccolo faggio al centro del cerchio. Faggio che poi noi ancelle abbiamo bagnato con l'acqua delle nostre bottigliette.
S si è commossa leggendo le sue promesse allo sposo e un po' mi sono commossa anch'io.
Sotto la luce della luna tutto aveva un'aria così misteriosa e, nonostante le basse temperature, non sentivo più il freddo. Guardavo il faggio e pensavo che sarà bellissimo per loro tornare di anno in anno a guardare come sarebbe cresciuto. E che magari un giorno avranno un bambino e lo porteranno lì per raccontargli la loro storia. E gli diranno "Vedi quel faggio? Era piccolo una volta come sei piccolo tu, ma ora è grande e anche tu lo diventerai. Questo è stato il simbolo del nostro amore e ora lo sei tu". E mentre fantasticavo su queste romanticherie gli sposi si sono baciati e la sposa ha donato il suo bouquet, ricco di simbologie, allo sposo. Ci siamo riavvicinati al casolare e abbiamo preso posto ai tavoli per mangiare.
Io e Roccio siamo rimasti a dormire lì (erano due ore di tragitto per tornare a casa, di cui almeno 45 minuti su stradine di montagna, strette e a doppio senso di marcia), credendo che rimanesse molta più gente. In realtà alla fine siamo rimasti io e Roccio, sposa e sposo, Claudio, la sorella di S e suo marito. Questo ci ha permesso di fare quattro chiacchiere, ché era molto che non ci si vedeva. E fare quattro chiacchiere davanti ad una immensa scodella di zuppa inglese dentro cui pescavamo col nostro cucchiaio rende tutto più allegro e sincero. Dopo aver chiacchierato un po' siamo andati alle nostre stanze. Faceva abbastanza freddino e io ho dovuto usare anche il sacco a pelo oltre alla coperta per sentirmi a posto.
Quello che mi piace di questa ragazza è che mentre tutti guardano al passato, temendo il giudizio della propria famiglia e cercando in tutti i modi di fare ciò che essa desidera, S pensa al futuro e pensa al fatto che la vita va vissuta come nei propri sogni. Perché se si vivono i sogni degli altri si finisce per rimpiangere tutto.