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10 maggio 2020

More than a feeling

Non riesco a concentrarmi.
Il mio Poldo non sta bene, era inevitabile. 17 anni e non sentirli, e tutt'a un tratto, sentirli tutti.
I reni che peggiorano, il ricovero giovedì sera con la chiamata della veterinaria che, da quando il nostro veterinario di fiducia ha aperto il suo studio più vicino a casa, segue i nostri cani, ormai il nostro cane. Perché tutti sono passati a miglior vita.
Forse capisco un po' Madre quando dice che non vuole più animali. Sono una delle gioie più grandi ma anche una delle tragedie peggiori quando decidono di abbandonarci. Riceviamo aggiornamenti quotidiani dalla clinica, sta bene, è coccolato, vuole la sua copertina, non mangia se non imboccato.
Poldo, che ho visto nascere. Poldo che ho portato in braccio dal veterinario quando trascinava una delle zampette posteriori e sospettavo (cosa poi confermata) un'ernia del disco. Poldo che ora con la cataratta mi abbaia sempre ma non appena mi avvicino e sente l'odore mi lecca le mani.
Per poterlo salutare, credetemi, ho attraversato un confine e due regioni italiane: in mezzo all'inferno rischiando di non poter né andare da lui, né tornare indietro. E rischiando di non poter più rientrare.
Ma comunque si mettano le cose non potevo permettermi di non salutarlo, so che a lui fottesega, gli animali vivono il presente e probabilmente da bravo cagnolino vorrà andarsene, un giorno, spero ancora più in là di quanto pensi, vorrebbe una situazione tranquilla, in solitudine, senza l'ospedale di mezzo, senza flebo e dottori e senza la nostra presenza.
In un altro post, forse più avanti quando tutto sarà più calmo, racconterò questo incredibile viaggio durato 6 ore, tra esercito, controlli, autocertificazione, mascherina ffp2, guanti, bus, treni (che per pulirli dovrebbero usare il napalm) e una pandemia che non si arresta, non si ferma, e il terrore di non riuscire a tornare, e il terrore di non arrivare.

Ora che sono qui, anche per una visita medica aziendale (nel bel mezzo di una pandemia, oserei dire), penso a come sarebbe bello essere su, in quella casa che sento anche un po' mia, anche con Poldo. Però il Poldo di 10 anni fa aveva quando ancora tutto il pelo fulvo, senza incanutimenti, con quella codina sempre rotta da quando è nato, magari a scarpinare in montagna mentre lui abbaiava a ogni cosa e cercava di catturare le lucertole che puntualmente tentavo di strappargli di bocca. Quelle nanne insieme con lui sempre attaccato. Sul balcone mentre prende il sole fino quasi a cuocersi il cervello.

Quello sguardo sempre felice di vedermi, nessun giudizio, solo affinità.



27 gennaio 2020

Il posto dietro

Dovresti stare tra le mie braccia.

Quando ero piccina, il risultato di uno stupido test sentenziò:
Che cazzo ci stai a fare dietro le quinte a vedere scorrere la tua vita? Sii il protagonista della tua vita. Cazzo.
Non sono certa dell'esattezza delle parole ma più o meno il significato era quello.
E mi rivedo oggi a 38 anni (ehi, oggi me ne hanno dati 30, 5 in più rispetto a qualche anno fa ma sono quasi 10 anni in meno, f*ck) pensando al risultato di quello stupido test.
Mi immagino dietro le quinte in attesa di entrare in scena e di recitare un copione che, finora, ho soltanto seguito, osservando stupide comparse dai capelli colorati susseguirsi al mio posto.
Nella mia docile indole mi sono adagiata, lasciando che caterpillar di vario spessore gravassero su di me, senza muovermi, immobile. Remissiva.

Sono in Umbria, una terra che non conosco, un clima che non conosco, con persone che ho appena conosciuto, adagiata sul sedile posteriore di un'auto mentre il conducente e il passeggero accanto a lui chiacchierano del più e del meno.
Mi piace il posto dietro, mi permette di non dover sottostare alla regola della conversazione forzata (non ho molto da dire, e quando parlo non dico in realtà nulla) e di guardare fuori dal finestrino. Adoro guardare fuori dal finestrino mentre viaggio.
Le persone sembrano imbarazzate dal silenzio e cercano di riempirlo in ogni modo.

Vuoi ascoltare della musica o preferisci il silenzio?
Il silenzio, grazie.

E io mi sento in imbarazzo a percepire l'imbarazzo, in un circolo vizioso che si interrompe con la chiacchiera di circostanza.
Dicono che domani farà bello.

Del resto, con gli anni ho imparato a stare bene anche in mezzo alle persone e a chiacchierare non solo del tempo. Si è trattato di sopravvivenza. Certo, piuttosto che fare l'ascensore con qualcun altro mi faccio 10 piani a piedi Ma non hai detto che odi l'attività fisica? - Sì ma sono a corto di endorfine, ciao.
Dal non proferire parola coi colleghi che nulla sapevano di me se non il mio nome al, persino, intrattenerli con giocose battute e bevute di tutto rispetto.
Lo sai chi ti saluta? Stocazzo.

Il sedile dietro offre spunti di riflessione degni di nota, ma anche visioni magnifiche.
Il buio, la notte, il gelo. Anche l'asfalto sbuffa dal freddo, e la terra crea quella nebbiolina bassa da film horror, lieve.

Penso al titolo per un horror ambientato in queste terre, come Un lupo mannaro scheggino e pascelupano a Buotano, o Le streghe di Norcia. O un fantasy intitolato Cronache di Narni.

I fari illuminano chilometri di niente fino a quando, in una curva, una macchia bianca attira la mia attenzione.
Ci siamo, penso, finalmente un fantasma. Potrò vivere di rendita, come ospite a inutili trasmissioni pomeridiane della mediasettitudine, dove grasse signore si fanno dare consigli ovvi Dovrebbe mangiare un po' meno, e ragazzine brufolose di 12 anni piangono l'amore perduto Non amerò mai più così.

E io: Ho visto un fantasma
Signora (ormai sono signora anche nella mia immaginazione), com'era fatto?
Mha, una macchia bianca, in una stradina tra le campagne umbre.
E le ha detto qualcosa?
Sì, lo sai chi ti saluta? Stocazzo.

Quando l'auto curva e la macchia bianca è posizionata proprio davanti ai miei occhi (dovrò dare quanti più dettagli possibili quando me lo chiederanno) mi accorgo che in realtà si tratta di una bestia immensa, bianca, con le corna. È una vacca, probabilmente chianina.

Le storie che si possono raccontare su una vacca, in strada, nel nulla, di notte, al gelo sono infinite.

Ma la prima, primissima cosa a cui ho pensato è stata Dioniso. Uno degli animali a lui sacro e in cui si era trasformato, era il toro.

E a guardare, in quell'attimo, quella macchia bianca tramutatasi in un toro, o vacca, ho pensato a una trasmutazione voluta.

Così, mio caro Dioniso, da quale baccanale sei fuggito per trovarti in quella strada buia e fredda?

Sai, ho visto una vacca bianca.
Ma dove?
Per strada
Ah sì? Non l'ho vista.
Eh, sì, eri sul sedile davanti.

26 dicembre 2018

Hic et Nunc

Chi non ha posto in casa, non ha posto nel cuore.
Così mi diceva uno dei miei più cari amici, M.
Casa sua era una specie di porto di mare, la porta sempre aperta. Per cultura è molto ospitale, si mangia quello che c'è, senza preparare i lauti pasti che facciamo noi. A casa sei il benvenuto e mangi ciò che abbiamo.

Io non ho posto nel cuore. Non amo ospitare le persone, sono territoriale e faccio fatica anche se, certo, dipende dalla persona e dalla situazione.

Avere accesso alla grotta di qualcun altro è sempre una concessione non scontata.

Ricapitolando, entrare in casa di qualcuno è un po' come sapere che gli state entrando nel cuore. Io non so chi altri ha avuto questo onore, ma entro, mi tolgo le scarpe per non sporcare e cammino in punta di piedi.

Osservo bene come si muove l'altra persona, per capire in quali spazi posso esistere, che io sono sempre un po' goffa; osservo la grotta che lo ospita e comprendo, osservando dalla finestra, i vari motivi per cui l'ha scelta.

Mi siedo sul divano e lo guardo cucinare per noi, una coccola particolare che io apprezzo tantissimo.

È una normalità a cui non sono più abituata. Il fare la spesa, guardare un film abbracciati sul divano e addormentarsi l'uno sull'altra facendo l'amore prima, durante e dopo.

Prima, durante e dopo qualsiasi cosa.

Il picchio rosso però è lì in agguato. Si sente a chilometri di distanza e anche se ti tappi le orecchie il suono impercettibile c'è.

Tictictictictic
[bzz bzzzzz]


Sembra quasi un cigolìo.
Tictictictictic
[bzz bzzzzz]

Il suono del picchio è come il rubinetto che gocciola e che ti impedisce di godere di un buon sonno. Le premesse ci sono tutte, sei stanco, ti si chiudono gli occhi, hai anche la possibilità di farti quelle belle 8 ore di sonno ma.
Tictictictictic

Io ora sono il piccolo suricate di guardia, il collo allungato e lo sguardo attento alla ricerca di pericoli. Non riesco a essere tranquilla, non ci riesco.
Nonostante la bellezza di questi giorni, non riesco.

È che ho sofferto tanto e non voglio più stare male.
A livello razionale mi sento tranquilla, lo sento. A livello emotivo è scoppiato un allarme antincendio con evacuazione in atto e non so se si tratta di un'esercitazione o se è un incendio reale.

RagnoB mi consiglia di godermi il qui e ora, e poi si vedrà. Controllo il tatuaggio con la stessa scritta, è ancora lì? Sono ancora io quella persona che vive di istanti?

Il picchio non da' tregua ma quando cala la notte e la foresta si anima di presenze silenziose, posso chiudere gli occhi e sognare cose belle. Le mani che stringono le mie, una parola dolce appena sussurrata, una carezza inaspettata.

Allora posso dire al suricate che non c'è pericolo, il picchio dorme nella sua tana, il rubinetto smette miracolosamente di gocciolare.
Fino al giorno successivo.

Bzz bzzzzz.

Ich liebe dich.

Canzone del giorno: Heirate Mich Rammstein

13 agosto 2018

Lunedì 13

Questo è un giorno da segnare sul calendario. Dopo 6 mesi la mia ferita si è finalmente chiusa. Mi viene da piangere.

Avevo previsto che si sarebbe chiusa ad agosto, e ho indovinato. La pelle che la ricopre fa schifo, è coriacea, dura, ha un colore strano, sembra una crosta dal colore rosa scuro. Ma non c'è più la carne viva.

Piango e sono felice, perché prevedevo che fosse collegata a quell'altra situazione da chiudere, a quella ferita interiore che mi impediva qualsiasi guarigione, qualsiasi progresso.

Quando l'ho vista, quando ho tolto la vecchia medicazione per sostituirla, non ci potevo credere. Ho guardato più e più volte, sicuramente ora sanguina di nuovo, sicuramente c'è 1 mm di carne viva da qualche parte e io non riesco a vederla, sono andata alla finestra per guardare meglio con quel poco di luce rimasta e invece nessuna ombra di carne viva, di sangue, di niente.

Non credo (troppo) nella psicosomatica. Si rischia di trovare delle cause che non esistono a problemi che hanno in verità altre origini, ma proprio nel post prima lo scrivevo. Lo sentivo.

In un mese la mia ferita è migliorata a vista d'occhio e non posso che essere più felice di così. Domani parto, viaggio in solitaria, destinazione: Polacchia.

Ovviamente scriverò ogni cosa, magari al ritorno. Voglio godermi questo istante magico, questo viaggio strano, deciso all'ultimo, risistemato in pochi giorni.

Spero di vedere qualche bisonte nella foresta di Bialowieza, conto di perdermi con i vari trasporti perché girerò un po' ma in questo istante non mi preoccupa più nulla.

26 giugno 2018

Pica pica

Sono alla fermata del bus e nessuno, nessuno si accorge di quello che accade. Una coppia di gazze sta scacciando una cornacchia.
Penso che in vicinanza ci sia il loro nido.
La lotta è furiosa ma le gazze si aiutano; quando una delle due è esausta si allontana, per poi tornare a dare man forte al compagno.
La cornacchia le attacca ma loro resistono, si battono anche in volo. Dopo alcuni estenuanti minuti la cornacchia se la batte in ritirata, seguita per un piccolo tratto dalle due gazze.
È estremamente dolce vederle combattere per una cosa così importante.

24 maggio 2018

Mamma gasteropoda

Sarà l'età che avanza, ma il buio che accompagna la sera sta diventando sempre più un'anticamera per i mostri.
Negli anziani la chiamano sindrome del tramonto.
Il sogno di stamattina riguardava i miei onischi. Li ho gettati nel terrario delle lumache nostrane solo l'altroieri. Nel sogno si riproducevano a dismisura a scappavano da ogni pertugio.

In verità in parte è vero. Ieri, ricontrollando, mi sono accorta che gli onischi possono arrampicarsi lungo le lisce pareti di plastica del faunabox e arrivare al coperchio, passando anche le prese d'aria e quindi uscire fuori.
Ma non è l'unica cosa per cui sono dovuta correre ai ripari. Sul coperchio erano attaccate tante piccole lumachine. Non so quantificarle ma almeno una ventina. Più quelle sottoterra (amano interrarsi).
Le lumache si sono riprodotte. Nel cercare di capire il danno fatto dalla perdita di onischi ho smosso il terreno, trovando una lumava in procinto di fare le uova. Piccole, dal diametro di 4-5 mm, tonde, bianche e lisce.

Sono diventata mamma di una quantità imbarazzante di piccoli gasteropodi.

Ormai le piccole lumachine rimarranno, o saranno smistate tra amici che vogliono provare l'ebrezza del loro allevamento, mentre le uova dovranno essere liberate in natura, altrimenti rischio di trovarmi inconsapevolmente con un allevamento di lumache a pieno regime.

Madre lo ha definito un avvenimento importante. Mi aspetto di tornare oggi a casa e trovare fiocchi per bebè fuori dalla porta di casa. Di colore neutro, ovvio, che le lumache si sa, sono ermafrodite.

26 settembre 2016

15/10/2015 - Relax ad Anakao

Io il puro relax non lo conosco o meglio, per me la vacanza ha il sapore dell'avventura anche in città. Girovagare e vedere, guardare e conoscere.
Per questo anche se al mare, anche se nella meravigliosa Anakao avremmo potuto stare in spiaggia a fare nulla, siamo andati a fare un giro verso il paese. Nonostante la mia nuova amica "diarreadelviaggiatore".

La spiaggia davanti al bungalow

Per un turista camminare in Madagascar, ora anche senza la guida, non è cosa facile. Ma non è cosa facile nemmeno per i malgasci che nei turisti vedono una sempre più forte fonte di guadagno.
Difatti veniamo fermati a ogni metro per comprare qualsiasi cosa.
Ritroviamo Sergio che il giorno prima voleva farci fare una gita a Nosy Ve. Cediamo, dice che deve mandare a scuola il figlio. Sarà vero? Non mi interessa, accettiamo.

La gita verrà fatta su una piccola piroga, classica imbarcazione della tribù dei Vezo.
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Le caratteristiche imbarcazioni dei pescatori Vezo
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La nostra piroga




Paghiamo 30000 Ar più la tassa per arrivare all'isola.
La gita è carina, purtroppo il poco vento li costringe a pagaiare tutto il tempo, e questo mi spiace.
Il sole riscalda parecchio e dopo poco sento che potrei uscirne ustionata. In più i crampi alla pancia si fanno sentire ma nonostante tutto sono riuscita a non farmela addosso.
Una volta arrivati (quanto ci abbiamo messo? Mezz'ora o poco più, difficile quantificare) a Nosy Ve (che signica, molto semplicemente, "c'è un'isola!") facciamo una piccola passeggiata. Nosy Ve è minuscola e deserta. Una steppaglia bassa e abbastanza spinosa ci impedisce di camminare bene tra la vegetazione. Il nostro intento è rimanere poco, quindi facciamo una passeggiata (iolao trova un teschio di uccello) e andiamo via. Il viaggio di ritorno è calmo, mi sento come se ci fossimo solo noi nell'universo.
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La nostra piroga appena arrivata a Nosy Ve
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La deserta Nosy Ve
L'acqua è blu, il cielo è blu.
È un mondo blu.

Tornati al bungalow ci riposiamo, la mia pancia inoltre deve sfogarsi. Faccio un bagno in mare, l'acqua è caldissima.
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Fry a caccia di foto
Ceniamo e andiamo a dormire.
Domani ci attende l'imbarcazione alle 7 per andare via da questo paradiso.



Ogni mattina ci svegliavamo con strane tracce lasciate sulla sabbia. Pensavamo fossero scarafaggi ma Fry una sera, tornando da solo al bungalow, ha scoperto i responsabili. Dei deliziosi e tenerissimi paguri


E' stato bello stare qui ma mi manca l'avventura, il viaggio sulla 4x4, Eric, Mami, l'odore della terra del Madagascar. Inoltre ci aspetta il ritorno da fare in macchina, la strada, gli Zebù.
Se ci ripenso oggi non posso fare a meno di farmi venire i lucciconi, è come se fosse accaduto ieri ma diventa sempre più distante. Non vedo l'ora di tornare da te, Africa.
Qui le altre foto della giornata.

A domani.

07 giugno 2016

12/10/2015 Le meraviglie di Isalo (Datemi del Voltaren per le cosce)

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La storia di questo insetto è favolosa. E' cominciato tutto quando Fry ha trovato un'exuvia sul suo zaino e ha urlato "CHE COS'E' QUELLA EXUVIA SUL MIO ZAINO". Dopo che mi sono complimentata con lui per essersi ricordato del nome abbiamo trovato questa bestia, lunghezza  circa 5 cm, sotto il suo zaino con l'esoscheletro ancora bianco. Rassicurandolo sul fatto che fosse debole per muoversi, l'ho spostato all'esterno del bungalow e lì è stato per i due giorni in cui abbiamo soggiornato a Ranohira. Come una inquietante presenza.

Alle 7, belli svegli, partiamo per Isalo con la nostra guida Gabry. Isalo è un parco la cui area è considerata territorio sacro. Quindi è facile incrociare tombe all'interno delle grotte.
Gabry ha più dell'età che dimostra, ma un fisico eccezionale. Non riesco a ricordare la tribù di cui fa parte perché non l'ho segnato sul mio stupido diario (quella sera ero troppo stanca per poter fare qualsiasi cosa) ma sicuro non è un Merina. Ha il fisico possente di un africano, gli occhi sporgenti e le labbra carnose.
Ci prepariamo perché ci attende una passeggiata di 13 km circa sviluppata in circa 5 ore (sosta per mangiare compresa).
Il paesaggio è semidesertico, molto secco, con dei canyon abbastanza alti che fanno da sfondo, insomma un paesaggio da favola.

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Fa molto caldo, la nostra pelle bianchiccia arde sotto al sole ma per quel che mi riguarda non importa. Incontriamo degli insetti stecco bellissimi e anche una pianta carnivora che mi dice essere Drosera madagascariensis, ma in realtà la madagascariensis è molto diversa. Quindi lascio che gli esperti la riconoscano per me mentre continuo a raccontare.

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Posso dire che mi sembra una Drosera aliciae?

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Lo "intuite" l'insetto stecco?

La cosa buffa è che l'isolamento geografico ha reso possibile l'identificazione di specie che, non solo si trovano solo in Madagascar, ma anche in aree più ristrette del Madagascar. Come la Aloe isaloensis.

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Aloe isaloensis
Però la creatura più buffa incrociata è stato il Baobab nano, è una cosa bellissima (lo chiamano zampa d'elefante). Sembra una palla con dei fiori (gialli e stupendi). La camminata è quasi tutta in piano, almeno all'inizio, fino ad arrivare alla piscina naturelle, una sorta di oasi nel deserto.


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Baoban nano
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Piscina naturelle. Nessuna foto le rende giustizia.
Scendendo dei gradini si arriva a questa piscina naturale compresa di palme e vegetazione da clima umido, sormontata da una piccola cascatella. Noi non abbiamo il costume ma Gabry si fa il bagno, facendoci un po' vergognare per i nostri fisici piccini e senza muscoli. C'è un fresco così piacevole che non vorremmo mai venire via, ma ci tocca, dobbiamo raggiungere l'area pic-nic per il pranzo.
Cominciano i gradini.
Non so per quanto tempo li abbiamo fatti, non ho preso nota e non ricordo. So solo che a un certo punto mi bruciavano così tanto le cosce da desiderare del Voltaren pomata.
L'area pic-nic si trovava vicino a un campeggio, all'interno del parco
Non vediamo l'ora di riposarci un po' e di mangiare. Attorno all'area pic-nic delle famiglie di Lemur catta dormivano distrattamente sui rami. Più giù degli Eulemur fulvus ci guardavano incuriositi (e poi avremmo scoperto perché).

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Lemur catta con prole
Erano stati preparati spiedini di zebù insieme a riso e verdure che qui in Madagascar sono buonissime. Alla fine del pasto ci sono stati portati degli ananas così dolci che penso non li mangerò mai più in vita mia in Italia.

Non potete capire quanto fosse buono

Non esiste vegetarianesimo (per me) in questi luoghi







E lì è scoppiata la rivoluzione dei lemuri.
il primo sembra avere una faccia schifata ma vi assicuro che ha gradito


Zoolemur


e alla fine l'ha avuta vinta

Degli Eulemur fulvus sono saltati sul nostro tavolo rubandoci l'ananas e litigandoselo tra di loro (vi ricordo che fanno un verso molto buffo simile al grugnito)



Questo filmato è di un interno di zoo, non sono riuscita a trovare dei video di Eulemur fulvus in natura in cui si sentisse bene il loro verso.
Presto la situazione degenera (ho anche svegliato Fry affinché facesse delle foto) e uno dei ragazzi del campeggio ci sgrida perché non dobbiamo dare da mangiare ai lemuri perché gli fa male. In realtà Gabry mi ha detto che si nutrono di frutta, l'unica cosa è che effettivamente non devono abituarsi all'uomo. Quindi, rimasta solo la buccia dell'ananas che una giovane lemure con cucciolo aggrappato si stava portando via, Fry cerca di togliergliela, ma alla fine la vince lei.
Prima di incamminarci notiamo dei Sifaka di verraux. Li riconosco al volo (mica per genialità, sapevo che erano presenti nel parco) e Gabry si complimenta con me dicendo che posso fare la guida.
Magari.
Morirei prima di stenti visto che questa camminata mi ha compromesso definitivamente le cosce.

Dopo un piccolo riposino in terra, sorvegliati dai lemuri, ci rimettiamo in cammino per visitare le altre due piscine, quella azzurra e quella nera. I nomi sono dovuti al colore riflesso dall'acqua.

Queste ultime due piscine sono affollate e non mi sono rimaste impresse come la naturelle, nella quale eravamo soli e ho trovato davvero un'oasi di pace.

Tornati alla macchina parliamo di un cambio di programma di cui Fry non è contento. Prima facciamo Ifaty e poi Anakao, mentre prima era in programma il contrario.
Per me non fa differenza, Ifaty non era nemmeno in programma, ma quando vai in posti simili devi mettere in conto che non sempre tutto va come vuoi.

Aggiornamento scritto alle 22.50. Io e Fry a ranohira abbiamo dormito separati, c'era un lettino singolo nel bungalow e dato che la zanzariera del letto matrimoniale gli dava noia, ha deciso di dormire sul lettino.
Mi sveglio perché una cosa mi sfiora il braccio. Sapendo che non è lui, accendo la mia lucina da minatore e mi trovo uno scarafaggio enorme (volante) che passeggia sulla zanzariera ma all'interno!
Con grande fatica la scaccio (perché a ogni mia mossa volava sempre più su) ma non riesco a prendere sonno. Mi sorprendo di me stessa perché di solito gli insetti non mi danno fastidio ma me la immaginavo a camminarmi in faccia, così la controllo e la trovo a zampe all'aria mentre fa un casino tremendo sbatacchiando le ali e cercando di rimettersi in piedi.
non si percepisce ma saranno stati un buon 3,5-4 cm di insettone volante

Avviso Fry che probabilmente mi parla nel sonno in quanto alla mia richiesta "Che faccio? La uccido, la metto fuori o la lascio lì?" mi risponde "ma lasciala lì" - se fosse stato sveglio probabilmente avrebbe creato un lanciafiamme dal nulla per poterla eliminare.
Così torno a letto e trovo un grillo sul letto. Ah, le zanzariere malgasce.

p.s. quasi dimenticavo: abbiamo incrociato una tomba completamente saccheggiata. So che è fady fotografare le tombe così non l'abbiamo fotografata. Sul web ne trovate diverse, di foto.


Qui tutto l'album delle foto.

09 febbraio 2016

La storia di un tatuaggio

Sabato 30 Gennaio ho fatto l'ennesimo tatuaggio e questo sabato sono stata alla Tatto Convention a Milano dove me ne stavo per fare un altro. Ma pazienza, attenderò anche se l'artista è tedesca ho pazienza. Ora altri progetti sono nella mia testa.

Il tatuaggio che mi sono fatta fa sorridere, perché più di tutti mi rappresenta. E' un piccione viaggiatore. Anche gli altri miei tatuaggi sono scomodi: lo dico perché il piccione è un animale che tutti detestano. E la pianta carnivora a tanti fa ribrezzo, e il papavero è un fiore per me stupendo ma nessuno lo coltiva in casa, perché è selvatico. Nessuno se lo incula, direi io col mio gretto linguaggio.

E che cos'ha il mio piccione di particolare? Tutto. Sono io.
Ha una macchina fotografica, una delle mie tante passioni.
Quando dico che ho la passione delle fotografie molti mi chiedono se sono fotografa. La risposta è lampante: "NO". Spesso sono un cane a fare fotografie, ma mi piace. Da quando ho avuto possesso di una macchinetta automatica faccio foto.
Una nota di classe me lo ricorda: "Colombo scatta foto durante l'ora di lezione" (note trovate a casa di mia mamma e prontamente portate a casa mia per la riscrittura).
L'appuntamento con il fotografo era quasi settimanale, i miei rullini da 36 finivano in fretta e spesso raccontavano storie.
Di quelle foto non v'è traccia, perché io, stupidamente ragazzina, in fase di crescita personale e totalmente soffocata da una personalità gelosa che non bramava il mio sviluppo ma la mia totale accondiscendenza verso di lei, gettai tutto.
Eppure le foto sono sempre state una parte di me. Con l'avvento della digitale nella mia borsa non poteva mai mancare la mia compattina e ora il cellulare.

Il piccione viaggiatore ha una valigia. Perché è un piccione viaggiatore, ovvio.
Perché è un colombo, come me, un piccione e ama viaggiare. Devo dire che questo viaggio in Madagascar è come se avesse concentrato in sé diversi viaggi tanto che ora non sento la necessità di andare in giro, certo se capitasse ben venga. Ma non ne sono affamata come prima. Avevo bisogno di esplorare quell'isola rossa di andare lontano, di sentire una lingua nuova, di vedere bestie e piante nuove.

Il piccione ha una macchina fotografica e una valigia.
E delle scarpe enormi per le sue zampette.
Questo è un omaggio alla mia goffaggine. Non c'è parete con cui non abbia avuto uno scontro, ossa di formica su cui non sia inciampata, ma fa ridere. E' autoironico e mi fa piacere che lo sia. Il cappello chissà, dà un certo contegno a tutto.

Trovai il disegno diverso tempo fa in rete e finalmente ho deciso di farmelo. Ho scelto la mia tatuatrice Lara, di Torino, il cui stile secondo me poteva far risaltare il disegno. E non ho avuto torto, è lei l'autrice del teschio, il quale sembrava essere stato fatto di fretta e furia ma ha un significato mistico che piano piano sta emergendo: il culto della Vita/Morte/Vita e della rinascita. Ma è un argomento lungo e non voglio tediarvi.

Il mio nuovo tatuaggio è una sintesi (molto breve) di me e ne vado fiera. Mi spiace solo che sia in un punto non proprio visibile per me perché si trova sulla scapola. Ma so che è lì che attende il primo volo disponibile, con le sue scarpe enormi e la valigia semiaperta.

Amo questo tipo di arte e a volte mi spiace avere così poca pelle a disposizione.
Ho trovato due altri artisti alla Milano Tattoo Convention: uno è italiano ma lavora a Londra e un'altra è tedesca e da quest'ultima so già che cosa voglio.

Ma senza divagare, ecco i due tatuatori (le loro pagine facebook):
Otto D'Ambra
Melanie

Ed ecco il disegno originale e la meravigliosa realizzazione di Lara.








04 febbraio 2016

10/10/2015: la carta Antaimoro e i sassi, miei acerrimi nemici.

Questa mattina colazione alle 7 perché alle 8 andremo a visitare la fabbrica di carta Antaimoro che è proprio dietro l'albergo.

in stanza
La lavorazione è tutta naturale con le fibre della pianta Avoha di cui usano la corteccia che viene fatta bollire 3-4 ore e ridotta a poltiglia con un martello di legno. La pasta viene diluita con acqua, filtrata e messa in un panno dove viene tagliata e dove gli vengono aggiunti i caratteristici e decorativi fiori. La carta finale è bellissima e ha un naturale colore giallino.

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la separazione dei fogli
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mettiamo due fiori decorativi
066
la resa finale. Per me ha un significato stupendo che vi racconterò in un altro post che non parla di Madagascar
068
la carta (bellissima) mentre asciuga

Visto che abbiamo terminato presto la visita andiamo a vedere come fanno la seta e compriamo due sciarpe di seta selvatica, cioè da baco non allevato. Certo, sembra cotone e ha tutt'altro aspetto rispetto alla seta industriale cui siamo abituati, ma è totalmente filata a mano.


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la filatura a mano

080
non trovate bellissime queste mani?

077
anche queste
Terminata la visita andiamo al parco Anja dove fa caldissimo.
Visto il sole Fry acquista un adorabile e caratteristico cappellino di rafia per coprirsi dal caldo ed Eric due birre perché faremo merenda nel parco (e con quel caldo la birra è d'obbligo) e con sé aveva pane, formaggio e banane nonché deliziosissime polpette di zebù, zenzero e aglio. Ops. Ho spoilerato.


004
Fry che se la tira dopo aver comprato il cappellino di rafia
Le nostre due guide sono Cedric che parla italiano e lo scovatore di animali (non ricordo il nome) che ci accompagnano all'ingresso del parco dove quasi subito abbiamo visto un Furcifer oustaleti femmina di un bel verde brillante.

005
non sono meravigliosi i camaleonti?
Poco dopo, ecco finalmente dei simpaticissimi Lemur catta che ci tengono compagnia e ma soprattutto occupano diversi giga di memoria nella card della reflex. Intanto lo scovatore ci trova anche un oustaleti ma maschio.


030
un cucciolo di Lemur catta
023
mamma con cucciolo
027
non sono tenerissimi?
038
Furcifer oustaleti maschio
114
altra foto di furcifer
039
e tu serpentello, chi mai sei?
Gli insetti più carini sono delle farfalle rosa che, posate sui rami sembrano fiori. Eric mi ha detto che si chiamano Flower Bug ma su internet non li trovo con quel nome (vedo ora che si chiamano Phromnia rosea, i Flower Bug sono una cocciniglia, quindi tutt'altra cosa). Da qui in avanti è cominciato l'inferno!


047
sembrano davvero piccoli fiori, sono bellissimi
046
zebù
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una discesa nelle grotte
Scalata semplicissima, ma per me complicatissima, su rocce. Ok se dico scalata potreste pensare a corde e picconi ecc, in realtà era una camminata abbastanza tranquilla ma io saltellare da una roccia all'altra sono proprio negata. Per lo stesso motivo odio gli scogli. Inoltre con una mano dovevo reggere la macchina fotografica.
Avete presente la scena di Labyrinth in cui Bubu dice "Sassi... amiciii". Ecco nel mio caso sono i miei nemici giurati.
Mi odiano, mi fanno scivolare, si muovono quando dovrebbero essere fermi. Se non fosse stato per l'aiuto di Cedric che quasi mi teneva per manina non ce l'avrei fatta.
Dopo una pausa splendida a goderci il panorama su una roccia altissima che in realtà non era così alta ma le rocce nel mio caso fanno anche quello, distorcendo lo spazio, siamo scesi con la corda MACHIMEL'HAFATTOFARE e una pausa nella grotta dei lemuri, dove loro vanno a mangiare.

foto panoramica della vista fatta con lo smartphone (apritela per vederla meglio)
no, per farvi capire. Le rocce!


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ciao lucertolina!
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panorama
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lo scovatore a sinistra, Cedric al centro ed Eric a destra. Lo scovatore era velocissimo ad arrampicarsi sulle rocce.
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il meritato riposo

Prima di arrivare in questo punto Cedric mi mostra una tomba e io, dimenticandomi di tutto ciò che ho letto prima di partire, la indico con il dito. E' un fady, ovvero un tabù e non si fa. Per indicare le persone e le tombe bisogna posizionare la mano come se si indicasse ma con l'indice piegato.
Due foto fatte ora per mostrarvi cosa intendo.

NON si indica così, non fate figuracce come me

si indica così.
La tomba si trovava in un incavo della roccia e il mio tempismo magico mi ha fatto indicare la tomba proprio nel momento in cui lui mi stava spiegando che NON si doveva assolutamente fare.
Le cosce hanno cominciato a sentire bisogno del voltaren.

Tornati ad Ambalavao mi sono fatta una bella doccia (allagando il bagno perché mancavano le tendine) e ci siamo riposati. Dopodiché salto al mercato e così Fry ha comprato il costume (si è accorto di averlo scordato a casa all'aeroporto, dove ne aveva trovato uno alla modica cifra di 80 euro! vista la frequenza nulla con cui andiamo al mare l'ho bastonato sulle nocche per evitare lo acquistasse).
Ovviamente ovunque urla VAZAHA e commenti sui miei tatuaggi.
Altro riposo prima della cena. Per domani è prevista la partenza alle 7.30 per Isalo.

Qui le foto della giornata.