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28 maggio 2024

Perdersi al forte

 C'è una mostra, al forte di Bard, che termina il 2 giugno: Wildlife Photographer Of The Year. Dato che nella mia azienda le ferie sono ben viste (un giorno qua e là, perché anche qui le ferie grosse sono da prendere obbligatoriamente ad agosto) ieri ho deciso di prendere questa giornata di ferie per andare al forte da sola e godermi la giornata.

Avevo due opzioni: prendere una enjoy e pagarla per tutto il giorno oppure affidarmi ai treni. Mi sono fatta due calcoli e ho optato per il treno: peccato che da Ivrea ad Aosta fino a giugno non c'è più il treno ma il bus sostitutivo, e se voglio arrivare a un orario decente mi tocca partire prestissimo, da Torino Porta Susa, col bus. 

Nessun problema ce la posso fare: cerco online dove possa trovarsi la fermata ma niente, viene indicato un genericissimo Piazzale FS esterno sottopasso metro. Non esiste piazzale FS, abbiamo da un lato corso Bolzano e dall'altro corso Inghilterra. 

Va bene, no problem, sono relativamente vicina alla stazione, ieri sera faccio un salto.

Giro ovunque senza trovare indicazioni della fermata di questo maledetto bus. Poi vado in biglietteria a chiedere e la solerte ragazzotta Non si preoccupi, è tra l'uscita B e l'uscita C della stazione. Poi lo vede, è un bus trenitalia, c'è proprio scritto.

Ok.

Mattino successivo, ore 7.35 circa sono in stazione. Mi apposto tra le due uscite notando che davanti a me c'è il parcheggio taxi e non potrebbe fermarsi, e poco più avanti ci sono le rastrelliere per le bici. Decisamente insolita come fermata.

Passa qualche minuto e vedo passare un bus con sopra una scritta gigante ARES SPORT e il disegno di un elmo spartano. Il bus mi supera e va a fermarsi parecchio più avanti. Manca ancora del tempo, sono certa non sia il mio bus, ma controllare non costa niente.

SPOILER: era lui. Non c'era nessuna scritta trenitalia, solo un foglietto di carta piazzato sul vetro anteriore del bus con il nome della linea.

Va bene: salgo e vado verso Verres dove poi dovrò attendere un'ora per il cambio ma nessun problema, devo comunque passare in farmacia a prendere l'imodium (sì perché c'è anche quello). A ogni fermata il bus entra nei vari paeselli e si ferma davanti alle stazioni. Tutto abbastanza semplice.

Arriva il secondo bus direzione Ivrea, dovrei fare solo 10 minuti di tratta, ma son tranquilla perché so bene che quando il bus entrerà nel paesello posso prepararmi per scendere.

SPOILER: il bus non entra nel paesello, a una certa si ferma e mette la freccia ma io penso sia per girare. Poi va dritto e mi rendo conto di AVER PERSO LA FERMATA. Guardo su Google Maps e ormai siamo quasi a Donnas. Quando scendo chiedo all'autista se avesse fatto la fermata di Hône-Bard e lui Sì io mi sono fermato poi non ho visto nessuno alzarsi e son ripartito.

Bestemmie. Questa gita parte male. Son quasi tentata di tornarmene a Torino, quando mi dico No ok sono qui, andiamo avanti.

Secondo Google maps il prossimo bus per tornare a Hône-Bard passa dopo un'ora. Ci metto meno a farla a piedi e mi metto in cammino. C'è una stradina pedonale che passa accanto alla statale e con questo sole e venticello leggero tutto sommato è piacevole.

Peccato che a una certa la strada pedonale si interrompe. Ci sono dei lavori ed è tutto chiuso. L'universo vuole che torni a casa? Perché quasi quasi...

Incontro una signora con un cane pastore enorme, che appena mi vede la strattona e ringhiando vorrebbe fare di me il suo nuovo pasto. Mi scusi per tornare a Bard?

Eh deve tornare indietro, scavalcare il muretto, camminare sulla statale e poi trova una deviazione per andare a Bard (il tutto mentre volteggiava trainata dalla bestia di Satana).

Ok.

Scavalco il muretto e ogni volta che passa un camion mi dico che se sopravvivo a questa, forse sono immortale.

(sono immortale).

Trovo poi un'altra strada pedonale e mi avvio. Presto però penso di entrare in varie zone in cui non dovrei, fare salite che le madonne partono e finalmente, Bard.

Parliamo della mostra: bella. Mi è piaciuto anche il fatto che fossero indicate le attrezzature usate anche se sono rimasta delusa dalla presenza massiccia di premiazioni di foto fatte con vari droni. C'era anche una bella foto di un'osmia che faceva il nido (bella ottica vintage dal modico costo di circa 700 euro che quasi quasi...) e mi è venuto in mente che non molte settimane fa un amico mi ha mandato dei vocali per chiedermi come cacciarne una che le stava facendo il nido sul balcone (e mannaggia avrei potuto fotografarla).

Poi ho pranzato al ristorante "La polveriera", dentro il forte. Ho preso una bistecca alla valdostana con contorno e non contenta anche un tagliere. Per dire che ho smangiucchiato per cena giusto per, ma ero ancora sazia.

Detto questo sto riprendendo piano piano con la fotografia. Ora che mi arriverà la 14esima prenderò una Fujifilm X-T5, un secondo corpo da affiancare alla mia vecchiettina X-T1. Ho già speso molti dei miei risparmi per un'ottica Fuji 16-55 2.8. È una lente versatile, ottima, le foto sono ricche di dettagli. 

Ora sto decidendo quali ottiche prendere, e anche pensando a come potrei farne un lavoro. E cambiare, di nuovo.

Avventurarsi a caso

La salita maledetta

E finalmente eccolo




Ovviamente la cameriera non riusciva a credere che avrei mangiato tutto: e invece...

Fame


L'università va avanti, a rilento ma va avanti. Non ho fretta. Per esempio per i prossimi esami avrei dovuto cominciare a studiare ieri, ma anche oggi mi sa che salto. Va bene così. Mi piace e non ho la fregola di finire in tre anni. Sono soddisfatta e a ottobre riprenderò anche violino (venerdì sono andata a vedere il saggio delle mie amiche di violino, e mi sono emozionata come penso accada ai genitori per i saggi dei figli).

27 ottobre 2021

Le utopie, parte 1: la felicità - Varsavia 28-29 Agosto 2021

Quest'anno non volevo farmi sfuggire di nuovo due settimane di ferie di seguito, ma allo stesso tempo molte cose mi hanno, come dire, buttata a terra.

Bisogna morire per rinascere.

Così, nonostante le difficoltà e la paura, ho prenotato. Forse un po' di corsa, altrimenti avrei strutturato la mia vacanza in modo diverso, ma volevo che fosse più "itinerante" di altri viaggi fatti. Inoltre avevo ancora la mostra di Beksinski da vedere, che sarebbe rimasta a Varsavia fino al 5 settembre. Così, fatti un po' di conti in tasca e viste le varie alternative (dalla Lapponia norvegese a quella svedese), mi sono decisa. Un giorno nella mia amata Polonia, a Varsavia, per vedere la mostra del mio nuovo pittore preferito e via a Copenaghen (da cui volendo posso fare un salto a Malmo) e poi di nuovo via alle Faroe.

A ripensarci avrei strutturato il tutto solo alle Faroe invece che restarci 4 giorni, ma il tempo per decidere era poco (ho prenotato circa 10 giorni prima della partenza) e ad aspettare ancora, il costo dei voli sarebbe raddoppiato. E poi mi sono detta "Finché non prenoti, non vai". Ed eccomi qui, in un bar a Varsavia a scrivere.

I giorni precedenti al viaggio non ho dormito, ho dovuto sistemare i miei insetti in modo che non patissero fame e sete, ero preoccupata da tutti i voli da prendere, temevo la mia poca (quasi nulla) conoscenza dell'inglese, ma avevo bisogno di andare via da sola.

Varsavia, mi sono persa come al solito per cercare l'appartamento perché non ci sono dei veri e propri numeri civici, ma numeri di building al cui interno, nel cortile, va cercato il numero della scala. Quindi i numeri civici si presentano così, esempio 24/30 dove 24 è il numero del palazzo, ed entrando dentro il cancello ci sono le varie scale e si deve cercare la scala numero 30. Comunque ho scelto una struttura accanto alla mostra, quindi un po' in periferia ma non mi interessava. 

Tra palazzoni socialisti e disagio vero mi sento quasi a casa.

La mostra era meravigliosa. Mi ha colpito non solo la grande quantità (e qualità) delle opere ma anche la mancanza di didascalie e presentazioni dell'artista. Del resto non è sbagliato, perché fermarsi a leggere informazioni che in due secondi trovi online quando puoi concentrarti sui dettagli? Quelli importanti, pennellate, particolari, materiali, colori.

Mi sono trovata ancora più in difficoltà con l'inglese della precedente volta. E temo sarà peggio a Copenaghen ma andiamo.

Cose buffe, in partenza pensavo mi chiedessero il Green pass ma non è successo. Avevo fatto il mio bel check-in online e al gate, mentre mi imbarcavo sull'aereo, l'hostess o chi per lei mi ha chiesto come mai non fossi passata dal check-in. Bha, l'ho fatto online come sempre. "Ma ce l'ha una vaccinazione, un tampone negativo?" - "Certo" - si consulta con la collega la quale dice ad alta voce "Bhe mal che vada si farà la QUARANTENA". Panico.

Per fortuna una volta atterrata mi hanno controllato finalmente 'sto benedetto Green Pass e mi han fatto passare una notte serena.

Secondo attimo di panico quando il bancomat non veniva riconosciuto per comprare il biglietto alla stazione e ho dovuto usare la carta di credito, già piuttosto provata per tutte le prenotazioni fatte. Per fortuna ho provato a prelevare ieri, alla fine, e non ho avuto problemi.

Quindi arrivata ieri, vista mostra, oggi si riparte. Sono chiusa in questo bar a scrivere mentre ormai il caffè decaffeinato si è freddato e spero non mi caccino perché ho il volo alle 20:35 e devo pur ammazzare in qualche modo il tempo.

Altra chicca, pare che Copenaghen sia piuttosto cara. Stringerò davvero tanto le chiappe anche perché se a Copenaghen posso mangiare panini per risparmiare, alle Faroe sarà totalmente diverso.

Ah e alla fine non ho programmato niente in Danimarca, valuterò giorno per giorno cosa fare.























(Varsavia, 28-29 Agosto 2021)

23 luglio 2014

Il mio appuntamento mancato

Sabato la sveglia ha suonato alle 4 del mattino. Alle 6 ero fuori di casa pronta per andare in stazione.
Destinazione? Roma, a vedere la mia Frida.
Dopo un lungo (ma non troppo) viaggio con un treno carico di famiglie che tornavano al sud (e che non hanno fatto silenzio un attimo) i miei amici L e S sono già arrivati a destinazione.
Vanno alle scuderie del quirinale per fare la coda e scoprono così che non c'è coda. Me lo annunciano con grande entusiasmo quando io mi sorbisco ancora le chiacchiere dei miei compagni di viaggio e la grande dormita del mio compagno di seggiola il quale non muove dito nemmeno quando vengono a portargli da mangiare o da bere e rispondo io per lui "ehm, sta dormendo".
La mia gioia è grande, entreremo a vedere Frida e non ci sarà coda!
Peccato che un nanosecondo dopo mi arriva una foto, quella degli orari di apertura. Apre dalle 16.
Bum.
Cala il buio nel mio cervello.
Il mio treno per tornare in quel di Como è alle 17.20, non ce la farò mai e poi mai.
Cerco di capire se posso cambiare treno ma nulla, la tariffa supereconomymortadifame non me lo permette. Un nuovo biglietto mi costerebbe ben 86 euro.
Insomma, comincio a sclerare di brutto.
"Dottore, chè, me la date un poco di acqua? Dai l'acqua non si nega a nessuno." starnazza un ragazzo nel vagone al tipo che porta il carrellino di bevande e cibarie.
E io sclero.
L mi dice "Non cambiare biglietto, vieni qui e si vede cosa fare"
Vado.
Da Roma Termini volo fino alle scuderie del quirinale e li trovo lì, accaldati in quella incredibile giornata estiva (se contate che ancora oggi ha ripreso a piovere), un po' basiti anche loro. Un po' basite anche le altre persone che di là passavano a guardare il cartello di apertura.
Intanto decidiamo di mangiare. Chiediamo a dei locali i quali in accento simpaticamente romano, ci dicono di andare verso Trastevere per mangiare a poco. Lì troviamo in effetti una locandina dove in tre abbiamo speso 27 euro (bibite comprese).
Ovviamente si sono intanto fatte le 14, e voliamo a prendere un caffè e poi verso Frida. Penso e rimugino, ma forse se riesco a entrare alle 16, mi faccio 45 minuti di mostra e poi volo alla stazione. Sì ce la posso fare, dai.
Peccato che alle 15 c'è già coda, riusciamo ad entrare solo alle 16.20 e per me è tardi. Non mi conviene rischiare. Tornerò, penso. Ma esco con le lacrime agli occhi perché ci tenevo così tanto.

Le lacrime però erano anche di contentezza, anche se non si sarebbe detto a prima vista. Ero contenta di avere passato qualche ora con L e S, era tanto che non li vedevo. E ci siamo divertiti nonostante la mostra mancata e il caldo soffocante.

Vi voglio bene.

In partenza!

Foto di L. Dolce Frida
Il mio collo da giraffa 
la scema del gruppo


io e S

il trio

io e L


16 luglio 2014

Qualche aggiornamento (legale?) mpf

Sono state due settimane abbastanza impegnative, la formazione più lunga che io abbia mai fatto in un lavoro.

Oltre alla formazione fatta nei tre giorni prima dell'assunzione, ce n'è stata un'altra di una settimana appena entrata. Due ore al mattino e due ore al pomeriggio e nelle altre ore ho fatto ascolto passivo.
Questo significa du' palle in sostanza, sonno abbestia e troppe cose non percepite.
A seguito di questa formazione a singhiozzo (fatta con skype perché il nostro responsabile sta in un'altra città e mille "ti sento a singhiozzo - riavvio la chiamata - mi sentite adesso?") abbiamo proseguito col prendere le chiamate, in doppia cuffia coi colleghi esperti accanto. Disastro e ansia totale.
Da lunedì è arrivato appunto il responsabile ad ascoltarci personalmente e domani ci sarà anche la sua responsabile. Una selezione così lunga e così ansiogena non l'avevo mai conosciuta in vita mia. Ho passato notti insonni, stomaco chiuso, intestino nonvidico, mal di testa a fine giornata, sudori caldi e sudori freddi, tremori.
Finché domenica sera mi sono detta "vaffanculo chi se ne frega" e lunedì per quanto fossi ansiosa almeno godevo di una notte di riposo niente male.
Credo sinceramente che le cose stiano andando bene e vorrei fare alcuni paragoni con il lavoro che mi sono lasciata dietro a Bologna.
Ricordate la faccenda di andare uno per volta in bagno, i pupazzetti attaccati alle porte, piantonare la scrivania perché se perdete le chiamate megalavatadicapo, ecc?
Dimenticatevi tutto.
Per quante chiamate arrivino, sono davvero poche, ma davvero pochissime rispetto a Bologna. Hai tempo di completare un discorso, spiegare delle cose, confessarti col vicino.
C'è la musica. Abbiamo una radiolina nella nostra isola: teniamo la musica di sottofondo e dato che non abbiamo telefoni ma solo auricolari attaccati al pc vi assicuro che non c'è nemmeno lo stress dello squillo dei telefoni di sottofondo (che metteva una tale ansia...).
La paga: prendo, per questo periodo di prova, comunque più di quanto prendevo a Bologna (un quarto in più). Finita la prova prenderò quasi il doppio.
Abbiamo pause obbligate di 10 minuti ogni due ore, basta che ci accordiamo tra di noi per non andare tutti insieme (ed è facile dato che siamo in 6).
Abbiamo due turni: dalle 8 alle 17 e dalle 11 alle 20. Alla fine di ogni mese organizziamo quello successivo in base alle esigenze di ognuno di noi. Su questo siamo indipendenti e non è il responsabile a pensarci (finché non ci sarà quel cagacazzo che ribalterà la situazione ma spero non capiti mai).
Sì, c'è un sabato lavorativo al mese. è vero. Ma solo di 4 ore. In realtà l'azienda è aperta due sabati al mese e per ogni sabato lavorativo tre di noi piantonano l'ufficio. Ma lo gestiamo solo ed esclusivamente noi.
Il lavoro, per come è fatto, sostanzialmente mi piace. Non ho un terminale ma un vero PC (mi fate felice con poco), offro una vera assistenza e ho imparato qualcosa di nuovo (che si sa mai, potrebbe essere utile in futuro).
In aggiunta a tutto questo ero così curiosa di fare la frontaliera che anche se impiego un'ora e mezza ad andare e un'ora e mezza a tornare son contenta. Questo finché non prenderò una macchina - mi chiedo, ma possibile che in un luogo dove il 50% della popolazione lavora oltre il confine abbia un sistema di mezzi pubblici così merdoso?

Per non parlare del fatto che con i nostri due stipendi ora siamo davvero scialli, ma sciallissimi. Tant'è che ho preso appuntamento con la mia tatuatrice di Torino per completare l'opera sul braccio destro (continuando il teschio e aggiungendo altri disegni) per il 4/10.
Dopo aver detto della nostra sciallitudine (e farmi in futuro incantare il malocchio da mia mamma, perché dicendo così attiro le "malelingue" come le chiama lei) aggiungo un acquisto di un oggetto davvero stupendo. E' un po' smartwatch, un po' bracciale, un po' figata allucinante e un po' un oggetto di design.
E' questo
Ne abbiamo ordinati due, arriveranno a gennaio. Per ora costano 188$ ma quando entreranno in commercio ne costeranno 300.

Ora vedo il Madagascar più vicino, e tante altre piccole minchiate che, perché no, mi garberebbe fare.

Altra curiosità.

Nel palazzo in cui lavoro ogni tanto vedo ragazzini entrare con strumenti musicali. Quando ho beccato un signore con due custodie rigide, una marcata Fender e l'altra Gibson, l'ho fermato chiedendo se ci fosse uno studio di musica.
"Vieni vieni, nello scantinato".
Senza pensare che quell'uomo potesse essere un rapitore di finte bionde, ho preso una delle due custodie e l'ho seguito finché mi ha portato in questo corridoio nello scantinato, pieno di porte (stile camerini dei divi). Bussa a una e apre un ragazzotto, e sì, c'è uno studio di registrazione, e questo ragazzo dà anche lezioni di chitarra elettrica (dietro mia specifica richiesta anche di basso, volendo).
Immaginate che figo? Quando esco da lavoro alle 17 scendo al piano di sotto e mi faccio la mia ora di basso. A quel punto Fry sarà uscito (lavora a 15 minuti di distanza di macchina da lì) mi passa a prendere e torniamo a casa. Mi ha lasciato un biglietto da visita ma lo vedo spesso e credo che chiederò i costi delle sue lezioni anche se, essendo un artista internazionale - come l'ha chiamato il signore delle chitarre, senza contare che bastano pochi chilometri per passare da una nazione all'altra - potrebbe avere costi altissimi.

Quindi ho quell'entusiasmo di chi comincia (ed è già a metà dell'opera), quell'entusiasmo che a Bologna mi era mancato sin dall'inizio perché mi spossava stare lì, avere quelle restrizioni, essere ripresa senza motivo, o per motivi futili e non poter nemmeno andare in bagno. Ah dimenticavo, qui usano tutti i cellulari, nessuno se ne lamenta, possiamo persino tenerli sulla scrivania. Se vi sembra una cosa normale non avete mai lavorato dove stavo prima.
Mi piacerebbe mandare una email alla mia ex responsabile per parlarle di come si sta qui, e che si lavora comunque, e si ha voglia di dare il massimo (nelle proprie 8 ore) e che quel fucile che tanto tiene puntato alle sue sottoposte, piccole api operaie al cospetto della regina, prima o poi cambierà bersaglio e si rivelerà un'arma esplosiva in mani improprie. Un'arma che esploderà addosso a lei.

Detto questo, vi comunico che anche se lavoro e ho poco tempo per fare tutto, faccio di più che nella noia di stare a casa (anche se stare a casa non mi dispiaceva affatto). Sabato sarò a Roma in giornata a vedere Frida Kahlo insieme ai miei amici di Bologna e sono contentissima, non vedo l'ora).

Fry a fine mese andrà in Belgio per lavoro, mi spiace tantissimo non poter andare...

Canzone del giorno: Valse di Frida Chichimeca

17 aprile 2014

Sarò breve

Non ho ancora sistemato le foto di Bruxelles.

Birba è stata purtroppo ricoverata altre 3 volte. Il cuore fa fatica e la dottoressa mi ha detto che probabilmente sputa le medicine, ecco perché non fanno effetto. Così ora fa le iniezioni, speriamo vada meglio. L'ultimo ricovero non mi è stato comunicato per non farmi preoccupare. Questa cosa mi ha fatto preoccupare di più quando l'ho saputo e mi ha fatto smodatamente incazzare, perché è il tipo di segreto che detesto. Ditemele le cose, poi la reazione è un problema tutto mio.

Sto studiando inglese con babbel. Ma non vedo grossi miglioramenti. Probabilmente devo avere pazienza, cosa che mi manca.

Leggo leggo e poi ancora leggo. Ci sono belle giornate ma non esco a passeggiare. Ho ripreso ritmi serrati di lettura e ne sono felice.

Questo weekend verranno i miei a trovarmi, cosa che mi agita non poco.

A inizio maggio abbiamo prenotato una vacanza con amici in Val d'Aosta, abbastanza itinerante, saranno 4 giorni di fuoco. Ma sono contenta perché sono amici in comune con Roccio e sono molto affezionata a loro.

Cerco disperatamente qualcuno che voglia venire con me a Cracovia verso fine maggio. Ho trovato offerte a 47-50 euro A/R da Malpensa o Bergamo Orio al Serio. Si tratta di pochi giorni, da mercoledì a domenica, visita ad Auschwitz e sopportarmi. Poca roba insomma.

A luglio, il 19, andrò a Roma a vedere la mostra di Frida Kahlo. Mi sono pisciata quasi addosso quando ho comprato i biglietti del treno. Per me è come andare a vedere una mostra di Dalì, anche se le loro storie sono diametralmente opposte.

Lo scorso weekend sono stata a Entomodena e sono venuta via con una regina e due operaie di Messor minor e caimani da dare in pasto alle Lasius emarginatus. Avrei voluto dei miriapodi ma non ne avevano. Sono venuti amici da Bolzano, da Milano, da Modena e da Bologna. E' stata una giornata molto bella e spero si possa replicare al Reptiles day a Longarone.

I primi di settembre c'è anche il meeting europeo di piane carnivore a Padova che non vorrei perdermi. Anche solo per la compagnia.

03 novembre 2012

Ho scritto ogni cosa tranne che sabato mattina io, Fry, MinchiettaUno e RagnoB siamo andati a vedere la mostra di Degas. Bella, non bella come le mostre che ho visto in altre città, ma meglio, molto meglio di altre mostre viste a Torino.

Una cosa buffa. Siamo andati a fare colazione all'associazione di Scherma, nel Parco del Valentino. Lì accanto c'erano delle attrezzature per fare ginnastica, totalmente gratuite e per tutti. Magari non c'era questo popò di strumentazione ma meglio che niente.

E' inutile, è una città avanti.







Si rideva tanto semplicemente perché riesco a essere incapace e scoordinata anche su questi attrezzi.
Della serie, non ci si smentisce mai.

12 giugno 2012

Volti da scritturare, pittori e cinema mancati

Domenica, dopo il sabato lavorativo delirante e dopo una rilassante serata tra amici (ci voleva proprio) in cui ho imparato cosa è e come si pronuncia correttamente in pugliese la parola "tratturo" decidiamo di andare al cinema a vedere la trasposizione cinematografica di "Molto forte, incredibilmente vicino". Lo spettacolo delle 16, perché così possiamo poi anche fare due passi o tornare a casa e rilassarci se siamo scazzati.
Prendiamo i bus che ci portano al cinemino in centro ma al momento di scendere l'autista salta letteralmente la nostra fermata facendoci scarpinare un pochetto. Quindi già arriviamo al cinema al pelo.

La ragazzotta alla cassa ci dice che non ha modo di farci pagare col bancomat, per cui ci pensiamo un attimo. Se andiamo a ritirare i soldi facciamo ritardo spaventoso, mi scazza perdermi il primo quarto d'ora...

Quindi optiamo per fare due passi e tornare allo spettacolo successivo tanto c'è tempo. Mentre ci avviamo a piedi verso il centro mi fermo a guardare una vetrina con esposti degli acquerelli. L'artista, al suo interno, tra un fischiettìo e un canticchiamento, ci fa cenno di entrare. Così cominciamo a chiacchierare e mi fa un sacco di complimenti. Dice che è strano che non mi abbiano mai scritturata per un film perché ho un viso molto particolare, un po' etrusco. Va bhe.
Dice che sembro un'artista (e due), perché si vede che ho un occhio estetico e mi fa vedere alcune sue opere. Dopodiché vorrebbe venderci qualcosa ma ho solo 5 euro nel portafogli. Gli dico quindi che di più non posso dargli.

Così ci da' un acquerello, e poi ce ne regala anche un altro. Ci racconta della Puglia, di come è stato difficile emigrare al nord e anche se ha note lievemente razziste, capiamo che il suo è un riflesso. Perché, ci spiega "vedo in loro com'ero io".

Se potete andare a trovarlo sono sicura che potrete fare qualche chiacchiera interessante. Si chiama Matteo Cannarozzi.

Da lì procediamo per il nostro giro. Il centro di Bologna è chiuso al traffico nei weekend, in questo periodo e si può circolare liberamente per le strade. Però c'è poca gente, sono tutti a vedere la partita di calcio, e constatiamo come sia bello girare per il centro semivuoto. Compriamo un sapone da Lush, andiamo in farmacia a prendere le gocce omeopatiche e andiamo al Gamestop. Alla fine saicché? Non importa del cinema, il film me lo posso guardare anche in DVD. E' tanto che non facciamo un giro per Bologna, e questa tranquillità è rara.

Lunedì e oggi sono stati giorni particolarmente complessi al lavoro. Sono un po' stanca, totalmente disabituata al lavoro, dormo poco e male anche se prendo le goccine ValBiaPas per dormire.

Per quel che riguarda la macchina ci siamo messi l'anima in pace. Ho chiesto una mano a Chicco, un mio ex che fa il meccanico a Pescara e forse riesce a trovarci una macchina usata e sa valutarci la nostra. Stiamo guardandoci intanto in giro. Ho anche uno zio meccanico a Cologno Monzese che penso possa darci una mano.

Per quanto riguarda la mia Canon, ordinata il 30/4 e ancora non arrivata perché pare sia stata ritirata da qualcuno, l'austriaco che me l'ha venduta ha ricevuto una lettera dalle poste austriache e italiane che dovrebbe contenere la firma di chi ora possiede il mio gioiellino. Speriamo in bene...

Il terremoto? Ah sì, stanotte un'altra scossa. Ero sveglia, non che mi abbia svegliato, devo ricominciare a dormire meglio e a essere meno preoccupata perché sono stanchissima.

Proprio a causa del fatto che torno alle 20.20 a casa e se mi metto a cucinare si fanno le 21 e rischio di crollare dal sonno con la cena ancora sullo stomaco, io e Fry ci siamo invertiti i ruoli. Provvederà lui alla cucina mentre io laverò i piatti. Stasera mi ha preparato il cous cous ed era buonissimo!

Questa cosa in effetti mi solleva tanto, mi toglie un pensiero e chissà che stanotte non mi aiuti a dormire...

Canzone del giorno: Tomorrow's Dream Black Sabbath