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03 giugno 2025

Medioformato (ma in APS-C)


Sono stata parecchio assente, a volte mi chiedo quanto senso abbia mantenere ancora vivo (se di vita si tratta) questo blog. Però c'è uno storico abbastanza lungo che mi spiacerebbe cancellare. Le case in cui sono stata, le storie passate, le città in cui ho vissuto, le passioni che ho fatto mie e che, anche se apparentemente abbandonate, restano sotto pelle rendendomi chi sono.

Però ogni tanto torno, e scrivo, e come sempre ci sono mille novità.

Innanzitutto ho scoperto che riesco a mantenere in piedi due, massimo tre cose per volta. Una di queste è fissa ed è il lavoro.

Poi proprio questo, che mi impegna tanto a livello mentale. Ogni giorno è una nuova sfida, una nuova cosa da capire e da imparare. A tratti è frustrante, poi penso a dove sono arrivata partendo da dove ero, e posso solo darmi confortanti pacche sulle spalle. Insomma, ce l'ho fatta e ne sono soddisfatta.

Se penso a quanto ho patito all'inizio in termini di ansia, notti insonni, fatica mentale... E a quanto devo ancora fare, tantissimo, forse sono all'1% della mia formazione.

Avrò da imparare cose nuove per tutta la carriera se decido di restare in questo ambito.

E le solite novità che preannunciavo. Belle o brutte, chissà, dipende dall'interpretazione che se ne dà.

Intanto il violino: ho dovuto nuovamente abbandonarlo. Erano più le volte in cui non andavo a lezione o non riuscivo a esercitarmi perché con l'università di mezzo e i periodi di esame finiva che attaccavo a studiare subito dopo il lavoro per fare una breve pausa per cena e poi riprendere dopo.

Risultati non altissimi, ma comunque ottimi per chi non fa solo quello, studiare, dico, nella vita.

Quindi a malincuore mi sono ritirata, il violino sta lì, nella custodia. Ogni tanto penso che potrei intanto studiare da sola ma come sempre ci si mettono in mezzo altre cose: sempre belle. Ma ho esaurito gli slot e alla fine, ebbene sì, mi sono lanciata anche nel mondo della fotografia. 

Non so a quando far risalire questa scelta, se a quando mi sono incontrata con un ex collega per decidere di mettere insieme qualcosa in ambito fotografico, o a quando ho aperto la partita IVA, o a quando, finalmente, questo weekend, sono riuscita a tirare su il sito e i social.

Forse quest'ultima cosa è quella che più mi ha fatto pensare di essere sul mercato e mi ha fatta sentire più professionista dell'altroieri.

Poi una cosa meno importante, o forse no: mi sono decisa ad affidarmi a un nutrizionista e personal trainer (concederò loro 3 mesi della mia vita prima di decidere se sta funzionando o meno) per ora mangio 5 volte al giorno, cosa impensabile rispetto a quando facevo la Keto e il digiuno intermittente e mi esercito 3 volte a settimana.

A forza di mangiare poco il mio metabolismo era morto, ora mangio praticamente sempre, ma in piccole quantità e solo le cose che mi dicono di mangiare. E' una rottura, ma va bene così. Se questi tre mesi renderanno, anche poco, ne scriverò di più.

In tutto questo, l'università è stata messa un pelo in disparte. Penso sia normale.

A giugno andrò a fare foto a un matrimonio, ne avrò un altro a settembre, poi stiamo girando un documentario che non ho ben capito quando vedrà la luce. A maggio siamo andati a fotografare una festa di laurea.

Cerco di intrufolarmi in tutti gli ambiti in cui posso: vado a vedere una conferenza? Contatto l'organizzatore/trice e chiedo se posso fare foto per i loro social (e da pubblicare sul mio sito e i social). Vado a una esposizione locale di fotografia (all'interno di uno studio fotografico)? Faccio foto e le mando, sperando che possano piacere, essere pubblicate e magari vedere i crediti. Non so bene ancora come muovermi quindi prendo esempio dalle formiche guerriere che partono dal formicaio e si dipanano allargandosi via via, arraffando tutto quello che trovano.

Non ricordo se l'avessi detto ma mi sono presa un dronino, uno di quelli minuscoli che può volare quasi ovunque.

Tranne che in tutta Torino che ovviamente è una unica intera area NOTAM (anzi, no-fly). Ma sto imparando e mi piace. Quando posso e scendo giù da Cliff me lo porto e cerchiamo di andare da qualche parte, lui a potare rami con il suo drone acrobatico, io in giro cercando di resistere al vento (uno degli ultimi atterraggi è stato di fortuna come potete vedere dalla foto).



Ho scoperto che fotografare mi diverte, che voglio farlo più spesso, e che non è così impossibile come credevo.

Ma anche qui avrò tanto e sempre da imparare. Per quanto scatti, per quanto mi alleni, per quanto cerchi di riprendere conoscenze che sembrano coperte dalla polvere di questi anni passati a fare tutt'altro, ogni tanto qualcosa emerge. 

E allora lì sì, mi diverto, e rendo sempre meglio.

Negli ultimi giorni mi sono separata dal mio ex collega con cui avevamo messo in piedi questa cosa della fotografia e ora volo libera perché la fotografia è la mia stanza tutta per me e in questo momento della mia vita voglio essere come il corvetto che questa autrice mi ha disegnato sul libro che le ho comprato al salone del libro:


Intanto se volete seguirmi: https://linktr.ee/medioformatofoto

13 aprile 2025

The infinity news

 Ieri pensavo che se un mio vicino di casa venisse assassinato col veleno, il mio bellissimo libro sulle piante velenose non deporrebbe a mio favore.

Sono quella persona silenziosa, che non esce mai, quella che salutava sempre, quella che lavora da casa e ha pochissimi contatti col mondo esterno. Faccio così fatica che a volte guardo il calendario e penso "Mio Dio, questa settimana mi tocca uscire per ben 4 volte di fila".

Oggi fanno due giorni senza il farmaco per l'ADHD. Ho cominciato la terapia, non ricordo esattamente quando. Forse 2 mesi fa? Tre mesi fa? Sta di fatto che alla prima assunzione ho sentito una calma, un silenzio mentale che mi ha rasserenata. E dico un'altra cosa. Dopo quel primo effetto WOW non ne ho avuti altri, anzi.

Ma alla fine tutto parla chiaro. Molta ansia lavorativa (che non mi faceva dormire la notte) è svanita, faccio meno fatica a leggere (perché mi distraggo meno) e di conseguenza a studiare. Solo che non me ne sono accorta finché non sono finite. Le pastiglie.

Mea culpa. Facendo parte di quei farmaci stupefacenti la cui ricetta deve essere ancora scritta a mano, mi tocca attraversare la città per andare dal mio medico di famiglia, e l'unico giorno in cui lo studio è aperto fino alle 19 è il mercoledì. L'aumento del dosaggio le ha esaurite in fretta e mi sono accorta che avrei dovuto chiederne altre solo quando ormai non mi sarebbero bastate. Così ho ridotto autonomamente il dosaggio a 2 pastigliette al giorno ma quando giovedì sono riuscita ad andare in farmacia mi hanno comunicato che forse non sarebbero arrivate in tempo nemmeno per sabato. Ed eccomi qui, modalità zombie, con mille pensieri che si accavallano e una paralisi costante nel fare le cose.

E mi rendo conto ora che sono così, che questa è sempre stata la mia modalità. Che in verità il farmaco funziona. 

Anche se al lavoro compio spesso errori di distrazione almeno LO PORTO A TERMINE, cosa prima quasi impossibile perché di fronte a una richiesta, a un problema, mi era impossibile spacchettarlo in pezzi più piccoli. E dopo i primi mesi di panico assoluto ora un po' mi piace.

Rispetto a Java il PL/SQL è più gestibile anche se spesso mi incarto ancora sulle cose più banali.

A fine dicembre io e il mio adorato Cliff siamo stati a San Pietroburgo. Me ne sono innamorata.

Il freddo, la neve, i russi che non parlano inglese, le zuppe, la vodka, l'Ermitage, il silenzio nelle metro e le stazioni così belle, il cuore caldo dei sanpietrobughesi, le strade ghiacciate, l'interno delle case bollenti (dormivamo con la finestra aperta perché il riscaldamento non si poteva spegnere), i rubli, le cose ordinate a caso per incomprensioni di lingua. L'amore.

Da poco ho cominciato a leggere "Delitto e Castigo", abbiamo camminato nelle stesse strade di Raskol'nikov e Sonja, abbiamo visitato la tomba di Fëdor Michajlovič Dostoevskij e ogni volta che si nomina un posto in cui siamo stati, non posso fare a meno di pensare a quanto sia stato bello essere lì.

Piccola ulteriore grande novità. Ho aperto la partita IVA come fotografa. Per ora sta lì, ci sarebbe anche un sito e tutt'cos. Ma il sito non è ancora online, sicuramente aggiornerò anche il blog quando lo sarà.

Stay tuned.


Felicità sul fiume Neva ghiacciato


28 maggio 2024

Perdersi al forte

 C'è una mostra, al forte di Bard, che termina il 2 giugno: Wildlife Photographer Of The Year. Dato che nella mia azienda le ferie sono ben viste (un giorno qua e là, perché anche qui le ferie grosse sono da prendere obbligatoriamente ad agosto) ieri ho deciso di prendere questa giornata di ferie per andare al forte da sola e godermi la giornata.

Avevo due opzioni: prendere una enjoy e pagarla per tutto il giorno oppure affidarmi ai treni. Mi sono fatta due calcoli e ho optato per il treno: peccato che da Ivrea ad Aosta fino a giugno non c'è più il treno ma il bus sostitutivo, e se voglio arrivare a un orario decente mi tocca partire prestissimo, da Torino Porta Susa, col bus. 

Nessun problema ce la posso fare: cerco online dove possa trovarsi la fermata ma niente, viene indicato un genericissimo Piazzale FS esterno sottopasso metro. Non esiste piazzale FS, abbiamo da un lato corso Bolzano e dall'altro corso Inghilterra. 

Va bene, no problem, sono relativamente vicina alla stazione, ieri sera faccio un salto.

Giro ovunque senza trovare indicazioni della fermata di questo maledetto bus. Poi vado in biglietteria a chiedere e la solerte ragazzotta Non si preoccupi, è tra l'uscita B e l'uscita C della stazione. Poi lo vede, è un bus trenitalia, c'è proprio scritto.

Ok.

Mattino successivo, ore 7.35 circa sono in stazione. Mi apposto tra le due uscite notando che davanti a me c'è il parcheggio taxi e non potrebbe fermarsi, e poco più avanti ci sono le rastrelliere per le bici. Decisamente insolita come fermata.

Passa qualche minuto e vedo passare un bus con sopra una scritta gigante ARES SPORT e il disegno di un elmo spartano. Il bus mi supera e va a fermarsi parecchio più avanti. Manca ancora del tempo, sono certa non sia il mio bus, ma controllare non costa niente.

SPOILER: era lui. Non c'era nessuna scritta trenitalia, solo un foglietto di carta piazzato sul vetro anteriore del bus con il nome della linea.

Va bene: salgo e vado verso Verres dove poi dovrò attendere un'ora per il cambio ma nessun problema, devo comunque passare in farmacia a prendere l'imodium (sì perché c'è anche quello). A ogni fermata il bus entra nei vari paeselli e si ferma davanti alle stazioni. Tutto abbastanza semplice.

Arriva il secondo bus direzione Ivrea, dovrei fare solo 10 minuti di tratta, ma son tranquilla perché so bene che quando il bus entrerà nel paesello posso prepararmi per scendere.

SPOILER: il bus non entra nel paesello, a una certa si ferma e mette la freccia ma io penso sia per girare. Poi va dritto e mi rendo conto di AVER PERSO LA FERMATA. Guardo su Google Maps e ormai siamo quasi a Donnas. Quando scendo chiedo all'autista se avesse fatto la fermata di Hône-Bard e lui Sì io mi sono fermato poi non ho visto nessuno alzarsi e son ripartito.

Bestemmie. Questa gita parte male. Son quasi tentata di tornarmene a Torino, quando mi dico No ok sono qui, andiamo avanti.

Secondo Google maps il prossimo bus per tornare a Hône-Bard passa dopo un'ora. Ci metto meno a farla a piedi e mi metto in cammino. C'è una stradina pedonale che passa accanto alla statale e con questo sole e venticello leggero tutto sommato è piacevole.

Peccato che a una certa la strada pedonale si interrompe. Ci sono dei lavori ed è tutto chiuso. L'universo vuole che torni a casa? Perché quasi quasi...

Incontro una signora con un cane pastore enorme, che appena mi vede la strattona e ringhiando vorrebbe fare di me il suo nuovo pasto. Mi scusi per tornare a Bard?

Eh deve tornare indietro, scavalcare il muretto, camminare sulla statale e poi trova una deviazione per andare a Bard (il tutto mentre volteggiava trainata dalla bestia di Satana).

Ok.

Scavalco il muretto e ogni volta che passa un camion mi dico che se sopravvivo a questa, forse sono immortale.

(sono immortale).

Trovo poi un'altra strada pedonale e mi avvio. Presto però penso di entrare in varie zone in cui non dovrei, fare salite che le madonne partono e finalmente, Bard.

Parliamo della mostra: bella. Mi è piaciuto anche il fatto che fossero indicate le attrezzature usate anche se sono rimasta delusa dalla presenza massiccia di premiazioni di foto fatte con vari droni. C'era anche una bella foto di un'osmia che faceva il nido (bella ottica vintage dal modico costo di circa 700 euro che quasi quasi...) e mi è venuto in mente che non molte settimane fa un amico mi ha mandato dei vocali per chiedermi come cacciarne una che le stava facendo il nido sul balcone (e mannaggia avrei potuto fotografarla).

Poi ho pranzato al ristorante "La polveriera", dentro il forte. Ho preso una bistecca alla valdostana con contorno e non contenta anche un tagliere. Per dire che ho smangiucchiato per cena giusto per, ma ero ancora sazia.

Detto questo sto riprendendo piano piano con la fotografia. Ora che mi arriverà la 14esima prenderò una Fujifilm X-T5, un secondo corpo da affiancare alla mia vecchiettina X-T1. Ho già speso molti dei miei risparmi per un'ottica Fuji 16-55 2.8. È una lente versatile, ottima, le foto sono ricche di dettagli. 

Ora sto decidendo quali ottiche prendere, e anche pensando a come potrei farne un lavoro. E cambiare, di nuovo.

Avventurarsi a caso

La salita maledetta

E finalmente eccolo




Ovviamente la cameriera non riusciva a credere che avrei mangiato tutto: e invece...

Fame


L'università va avanti, a rilento ma va avanti. Non ho fretta. Per esempio per i prossimi esami avrei dovuto cominciare a studiare ieri, ma anche oggi mi sa che salto. Va bene così. Mi piace e non ho la fregola di finire in tre anni. Sono soddisfatta e a ottobre riprenderò anche violino (venerdì sono andata a vedere il saggio delle mie amiche di violino, e mi sono emozionata come penso accada ai genitori per i saggi dei figli).

28 maggio 2023

Perdere due chili in due giorni?
Ora puoi!

 Si chiama gastroenterite virale.

Il brutto è che anche se stai a casa non puoi fare altro che cercare di riprenderti, perché sei debolissimo (e nonostante sia stata male praticamente solo mercoledì sera e giovedì, ancora oggi mi gira la testa), e non puoi fare niente delle cose che avevi programmato di sistemare per il weekend. Insomma, un po' uno schifo.

Ieri pomeriggio però non ce la facevo più a stare a casa e anche se fare due passi mi faceva venire il fiatone sono andata da Camera a vedere la mostra di Eve Arnold. Le ho dato priorità perché termina il 4 giugno e mi sarebbe spiaciuto perdermela. Dopo un'assenza dalle mostre abbastanza lunga, ora che ho la tessera musei, non mi spiace ogni tanto guardare qualcosa. Ad esempio se non sapete che fare, alle sale Chiablese di Palazzo Reale c'è una bella mostra su Ruth Orkin.

Ma soprattutto spero il primo sabato possibile, dato che sarei dovuta andare questo ma stomaco e intestino han deciso per me, c'è la mostra su Robert Capa ad Aosta, al Centro Saint-Bénin.

Tutto compreso (anche Robert Capa) nella mia fantastica tessera musei.

Oggi invece, gratis alla Mole Antonelliana la mostra su Stefano Bessoni, La Mole delle meraviglie.

Ci sono andata perché V. ci era andata tempo fa e mi aveva detto "Vai, ti piace sicuro.". In effetti soprattutto un suo disegno


parla proprio di me.

Inoltre è un appassionato di coleotteri, e molti suoi disegni sono dedicati a insetti e a Darwin.

Carina e gratuita, quindi straconsigliata. Ma sono stata brava e non ho comprato né il catalogo della mostra né gli ennemila suoi libri illustrati nonostante fossi tentata.

Per quanto riguarda invece Eve, carico qualche foto fatta alla mostra. Ma come sempre per le foto (che vuoi i riflessi, le luci, le mie foto storte) van viste dal vivo.















Dato che non ho abbastanza libri in lettura, e che con Blackwater (vedi post precedenti), ho ormai oltrepassato la metà, comincio "Il volto del male" di Stefano Nazzi. Sono fan del suo podcast "Indagini" e ho, ovviamente, il libro autografato.


Oggi ho visto un vecchio amico: abbiamo condiviso insieme una chemio e parecchia sofferenza. È strano vederci grandi, adulti, ad affrontare il mondo. Abbiamo la corazza spessa, ma le persone riescono comunque a trovare l'unico punto in cui la corazza è scalfita e ad affondare la lancia, e a ferirci. 

08 novembre 2021

L'elemento acqua. Parte 8: le scogliere immense. Vestmanna sea cliff - 6 Settembre 2021

Stamane mi sveglio comunque presto. Non ho capito se la mia nuova amica mi vuole o meno in questa gita ed essendo io una solitaria non posso fare a meno di non insistere sulla cosa. Però so che prenderà il bus presto, alle 7.50, quindi salgo le scale e la saluto. Mi chiede, con accento un po' perugino e in modo un po' minaccioso alla bielorussa "Allora che hai deciso di fa'? Vieni o non vieni?", che domande, vengo.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Prenoto il biglietto, ben 44 euro li mortacci (ma scopro presto che qui costa tutto e tanto, persino fare hiking ha un costo) e si parte alla volta di Vestmanna. Passa il 300 puntualissimo, cambiamo bus a Kollafj.dalur (che è ciò che potrebbe scrivere un gatto che pigia a caso tasti sulla tastiera) e prendiamo il 100 verso Vestmanna. Lungo il tragitto del bus 300 mi fa vedere dove scendere per fare un hiking leggero e vedere un posto molto bello, fermandomi a Miðvágur e facendo un breve tratto a piedi. Arriviamo intanto a Vestmanna (siamo sempre le uniche con la mascherina indosso).

La compagnia aerea ha mandato a entrambe la raccomandazione (ma non l'obbligo) di prenotare il tampone gratuito due giorni prima della ripartenza. Lei lo ha prenotato ma non sa se lo farà. Io lo farò invece in Italia. Lo farei volentieri all'aeroporto di Copenaghen ma ho solo un'ora di tempo e quindi mi toccherà aspettare il rientro in Italia se non voglio perdere la coincidenza.

Inutile dire che venire qui è stato un rischio: sia per la casa che è condivisa (il proprietario non è vaccinato ma questo sul sito airbnb non è specificato), per l'eventuale pulizia che io e Milla ci guardavamo pensando "Sieeeee figurati", per il fatto che sì, noi due portiamo sempre la mascherina nei luoghi chiusi in giro ma dentro casa come fai? E il bagno? Le sue superfici?

Con queste riflessioni arriviamo nella ridente (e minuscola) cittadina di Vestmanna.

Manca più di un'ora alla partenza della barca, ne approfittiamo per fare il check-in e posare un attimo gli zaini.

Pensare che quella barchettina ci porterà vicino alle scogliere sull'oceano fa un po' emozionare. In effetti inutile dirlo, dopo essere stata nella parte coperta per poco più di 10 minuti mi fiondo fuori sfidando vento, freddo e la piaga peggiore: i turisti.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

La vista è spettacolare. A qualcuno può dire nulla, ma io immaginavo i vichinghi che sfidavano queste onde e questo tempo e temevano gli dei perché solo loro potevano regolare questa immensa potenza degli elementi.

Infatti presto comincia a piovere. La barca ondeggia talmente forte che non posso più staccare una mano dalla balaustra per regolare le impostazioni della macchina fotografica, né usare il telefono per fare video. Dovrei avere il fuoco all'infinito e con una mano regolo l'apertura del diaframma a seconda della luce, e scatto quasi a caso. Ma ormai le foto mi interessano poco, mi godo tutto: il vento, la pioggia, i gabbiani, le scogliere, le pecore (persino lì - la guida diceva che spesso ne cascano in mare e ciao pecore, ecco) e addirittura i turisti impazziti che vengono sbattuti qua e là come palline da flipper mentre cercano di filmare e fotografare tutto. Ringrazio la mia nuova amica Milla per avermi proposto questa gita e ci tocca correre per prendere il bus 100 che porterà me alla stazione di servizio dove ho il cambio con il bus 300 e lei a Tórshavn per un'altra avventura.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Dato che piove e ho circa 20 minuti di attesa entro alla stazione di servizio per un panino prima di rientrare alla base. Stanca, una volta arrivata, crollo a letto e mi sveglio giusto per cena, per dei noodles pronti e per scoprire che avevo anche io la colazione inclusa. Bestemmie.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

(edit: in realtà scopro dopo che il piano di sopra ha le prenotazioni con Booking e la colazione inclusa, il piano di sotto, dove sono io, con Airbnb e non ha la colazione inclusa. Il proprietario però, mandandomi nuovamente in confusione, alla mia domanda sull'avere o meno la colazione inclusa mi dice che non c'è problema e posso prendere cosa voglio. Vichinghi che mi confondono)

Per domani il meteo da' pioggia, vorrei andare a fare hiking ma temo per la nebbia, nel caso, che mi impedirebbe di vedere il panorama ma soprattutto che mi impedirebbe di vedere dove metto i piedi. Provo lo stesso a svegliarmi e si vedrà.

07 novembre 2018

Il principio di incoerenza

Pioggia pioggia via di qui
Torna pure un altro dì
La piccola Carla vuol giocar.

Stamani c'era il sole. Nubi lontane minacciavano il nostro domani odierno (semicit.) ma il parco Dora era illuminato dai raggi del sole.

Al lavoro ero a maniche corte.

Non l'ho scritto, ma mi hanno rinnovata fino a ottobre del 2019, sarei scaduta e stata gettata nell'umido a fine dicembre 2018 in caso contrario.
La precarietà è il mio forte, mi piacerebbe dire.
In verità ho avuto contratti lunghi.
Quando lavoravo come grafica avevo un contratto di apprendistato, idem quando lavoravo a Firenze, di ben 4 anni.
Ho avuto un indeterminato qui a Torino, prima di andare a vivere a Firenze.
E ho avuto l'indeterminato in Schfizzera, dove però rischiavo di entrare ed essere nuovamente accompagnata alla porta pochi minuti dopo.
La verità infima e tosta è che non riesco a vedermi fare lo stesso lavoro per tutta la vita, come è successo al mio babbo, per dirne una eh?

Così guardo con ammirazione i miei colleghi che lavorano lì da 10 o 15 anni, e li studio come potrei fare con le mie piccole bestiole a 6 zampe.

Annoto nel mio taccuino immaginario le strategie di sopravvivenza adottate sperando che possano essermi utili in caso decidessi di impegnarmi a fare una cosa che mi costerebbe molto, per esempio chiedere nuovamente l'invalidità.

Dopo che a Firenze mi era stata tolta, sono rimasta così delusa e sfiduciata che non ho più voluto tentare. O meglio, avevo fatto un mezzo tentativo ma ero rimasta a terra, perché rifiutato in malo modo (ne parlo qui, ma anche qui e in altri svariati post).
Questo potrebbe legarmi in maniera quasi indissolubile a Torino ma mi darebbe l'opportunità di trovare lavoro più facilmente, magari anche un lavoro più vicino a ciò che vorrei, e perché no arricchire il mio curriculum vitae di cose utili, che ora sembra un pout pourrì di robe messe a caso.

Tra il dire e il fare c'è di mezzo e il, e io, che so benissimo quanto sia falso l'assunto per cui valga sempre la pena provarci e che non si abbia nulla da perdere (male, male, falso, si ha sempre molto da perdere: tempo, speranze, energie), sto mettendo sui piatti della bilancia i pro e i contro.
E anche se ci sono svariati pro, non so quanto io possa essere pronta a un altro rifiuto.
"Questo è il mio anno dei rifiuti. Ormai sono bravissima"
"Dai, ormai puoi lavorare all'AMIAT"
Ho cominciato a studiare per prendere la certificazione Google. Non mi servirà, o sì? Nel dubbio la prendo. Dovrò impostare il mio sito, anche se praticamente non scatto più foto.

Ora capisco il mio amicollega quando dice che ha la nausea di fare foto. Anche quando mi porto dietro la Fuji resta così, come l'ho messa. Non mi sento ispirata, non mi sento fotografa, non mi sento. Punto.

Ogni tanto ho qualche idea, che per lo più è su me stessa non volendo/potendo permettermi modelle ma l'idea lì rimane, esattamente come la mia Fuji nello zaino.
Entità che non può prendere forma, schiacciata da altri pensieri che in questo momento non riesco a mettere via.


Canzone del giorno: Anouk Who Cares

17 aprile 2018

La motivazione

Non mi bastava essere incasinata con la salute: ho dovuto cercarmi ben due lavori.
Sono tornata in un'azienda presso cui lavoravo (pensavo erroneamente nel 2006 e invece) nel 2007-2008. Mi trovavo bene ma la mole di lavoro era tanta e appena ho trovato altro mi ci sono fiondata.
Ma a volte ritornano.

Per questo lavoro ho fatto un corso di formazione full-time di 5 giorni, quindi per una settimana ho abbandonato l'altro lavoro.

Da ieri al mattino faccio il lavoro nuovo nella vecchia azienda, e al pomeriggio il lavoro che non ho ancora capito quanto mi pagheranno.

Nelle mie allegre scorribande in ospedale ho parlato con M l'infermiere con cui ci siamo scambiati i numeri e che mi ha invitata a uscire, senza impegno (e gli credevo, stranamente, fino a quando non mi ha detto che se avessimo fatto troppo tardi e abitando io dall'altra parte della città potevo restare a dormire da lui e lui avrebbe dormito sul tappeto, o sarebbe rimasto a dormire lui sul mio tappeto e quindi mi sono chiusa a riccio) al quale ho chiesto "Ma che fine ha fatto il mio istologico?".
Alla fine mi sono operata il 26 febbraio. Lunedì era il 9 aprile, mi sembrava che fosse passato abbondantemente il tempo massimo per saperne qualcosa. Così mi dà un altro numero da chiamare. Era lunedì mattina prestissimo. Per non perdere nemmeno un minuto di corso, due volte alla settimana sono andata in ospedale alle 8 del mattino. Quindi uscita da casa alle 6.30 del mattino.

Una volta al corso ho chiamato il numero e mi hanno comunicato che non c'era ancora nulla ma che avrebbero cercato e mi avrebbero chiamata. E il giorno dopo eccoli (che, si stavano perdendo il mio referto?).

Mi hanno chiesto di passare da loro giovedì per il ritiro dell'istologico e la visita ma non potevo perdere nemmeno un'ora al corso e così ho chiesto se avevano spazio in un altro momento. E domani è il giorno X. Pare che mi veda uno dei capocci del reparto.

Non saprei dire se sono spaventata. In ogni caso sarò arrabbiata. Se non è niente dovrò accettare il fatto di aver subito un intervento al seno (con una ferita ancora aperta e tutte le conseguenze del caso) per nulla. Se è qualcosa dovrò accettare di avere (ancora qualcosa). In ogni caso al momento io la vedo come una sconfitta. Minore nel primo caso, certo. Ma.

Ho tante piccole novità belle o brutte che siano. Le mie piccole ferite al cuore non si stanno riemarginando.
Una persona ieri mi ha ridato motivazione a scrivere, ma sarò sincera. In verità sono un paio.
Ed è strano che siano capitate la stessa sera: evidentemente avevo bisogno di più motivazione possibile, anche se il solo commento al mio precedente post è stato sufficiente a farmi capire che ci sono cose che non ha senso mollare.

Mi sono un po' commossa perché pensavo non passasse più nessuno da queste parti. Una volta pullulava di persone che presto o tardi sono spariti. L'avvento dei social, la mia non continuità, gli argomenti sempre più cupi, o magari nulla di tutto questo.

Ho dei nuovi esserini a tenermi compagnia. Due ragnetti salterini (Phidippus regius) e una lumaca gigante africana che però è di mia mamma (l'ha chiamata Debra). Ah e una quantità di Drosophila da dare da mangiare a tutti i ragnetti salterini del pianeta. Tutti presi a EntoModena questo weekend.

Non contenta e dato che ho due lavori (oggi ho controllato il conto in banca, è stato un Ohhhh che bello è arrivata parte dello stipendio di un lavoro. Ohhh ma è arrivata anche la carta di credito e sono sotto di 33 euro) mi sono presa un obiettivo macro vintage (in realtà l'obiettivo macro: un kiron 105 mm 2.8) al comodo prezzo di 239 euro etipassalapaura ma ne avevo bisogno. Voglio fare delle foto ai miei ragnetti ed è ripartita la frustrazione del "ora che lavoro e non ho più tempo almeno spendo i soldi".

Ah e visto che oltre ai soldi mi avanzava del tempo (sono ironica ovviamente) mi sono iscritta a un corso online sul Web Design. Non si sa mai nella vita, tanto ho capito che con la fotografia ci posso fare poco, ho un carattere di merda. Intanto cerco di rientrare nella grafica dalla porta di servizio.

In più, l'azienda vecchia che mi ha dato il nuovo lavoro chiude ben tre settimane ad agosto. È ripartito il trip del viaggio in solitaria ed ero partita con l'idea del Laos, ma è un viaggio che non sento mio. Non so spiegare, ma è una cosa molto chiara in me. Il Madagascar l'ho cercato, l'ho voluto, l'ho atteso per 10 anni. L'ho studiato piano. Era partito con l'idea dei camaleonti che volevo vedere in natura. Poi è diventata curiosità verso il luogo, le persone. Verso la natura, verso i problemi.
Non so niente del Laos, se non qualche spezzone del libro di Terzani Un indovino mi disse. Bello tralaltro, eh?

Quindi ci penso ancora un attimo anche se agosto è dopodomani, praticamente. Vorrei tornare in Madagascar anche se so che ci sono tanti altri posti da vedere. Però il Madagascar è stato l'unico posto da cui non volevo ripartire per tornare a casa. È l'unico posto che mi fa venire i lucciconi se ci penso, più dell'Australia, con i suoi canguri e i wallaby e gli aborigeni che fanno la spesa scalzi al supermercato e l'odore di eucalipto ovunque.
Madagascar non è Africa ma è Africa. È una costola piena di tribù diverse, animali diversi, piante diverse. Madagascar è camaleonti e insetti stecco, Baobab e lemuri.

Io non sono certa di voler andare in altro posto se non quello, e girare nuove zone, magari cercando l'Aye-aye nell'unica zona dove può ancora essere avvistato. E sentirmi un po' esploratrice come nei miei sogni di bambina, quando guardavo i documentari quelli di una volta fatti bene e sognavo di fare quello: viaggiare e stare con i miei animali. Che i miei amici immaginari sono sempre stati animali, mai umani. E spiegare alle persone come è fatto quel fantastico mondo così lontano e così vicino. E l'africa dalla vegetazione gialla e secca, e il deserto di sabbia, e i serpenti squamati, e i koala dolci.


Canzone dei giorni: Amen Dunes Satudarah

   

Questa canzone (e tutto l'album) mi accompagna nelle mie copiose letture di questo periodo. Leggo sul bus, leggo mentre corro da una parte all'altra della città, leggo a casa a letto, a volte leggo camminando per la strada, rischiando la vita. Leggo in pausa, fosse anche per 10 minuti. Non ho più tempo per la vita sociale, che già stava diventando (per mia scelta, eh?) pressoché inesistente, e nemmeno per film e serie. Come farò quando riprenderò a suonare? Mi porterò l'ukulele per strada? Magari sì, e ci guadagno anche qualche soldo.

12 dicembre 2017

Il mio grosso Deja-Vu
Dicembre porta proprio sfiga

Martedì 5 dicembre vado finalmente a fare la risonanza magnetica al seno. Quella per cui fare l'impegnativa mi aveva provocato uno stress enorme, perché prima avevo fatto l'impegnativa per una mammografia che non mi hanno voluto fare perché nel referto precedente era consigliata una risonanza. Poi sono andata a fare l'impegnativa per la risonanza magnetica MA non c'erano (e pare che per legge debbano essere necessari) codice fiscale e umero di iscrizione all'albo.
Incazzata nera vado alla visita dalla senologa che era già prenotata e mi faccio fare l'impegnativa ma dietro non ha l'iscrizione all'albo e i comunica che non è necessaria. Torno dal medico e non va bene, non c'è l'iscrizione all'albo. Sfavata come poche, vado sul sito dell'OMCeO e trovo il numero in questione. Cazzo, avrebbero potuto farlo loro.
Mi fanno l'impegnatica ma senza contrasto, la faccio modificare e FINALMENTE ci siamo.

Detesto la risonanza con contrasto, devono bucarti ed è sempre il solito problema. Solo che mentre a Padova la risonanza magnetica è aperta, quindi meno claustrofobica e c'è uno specchio che permette (anche se sei a faccia in giù) di vedere le tue mani quindi di avere comunque una visione, anche se piccola, della realtà che ti circonda, e in più il buco te lo fanno prima di fare la risonanza (due anestesisti, uno per lato, tastano le vene finché non ne trovano una abbastanza decente per bucarti) quindi una volta superato quello è tutto ok, qui in questo posto fai la risonanza senza contrasto poi, immobile come sei, senza vedere nulla, sdraiata a pancia sotto con le mani sopra la testa tese, ti cercano una vena. Inutile dirlo, la prima vena è stata scazzata e ha dovuto ravanare parecchio per riprenderla finché sento "Ah cavolo, si è rotta". In tutto questo io non potevo muovermi e avevo un male cane. Con la seconda vena va meglio ma sempre doloroso. Mi ripiazzano dentro e via.

Ero così spaventata che tremavo quando sono scesa. Il radiologo, un ragazzo squisito, mi ha aiutata. Così l'ho ringraziato per la gentilezza. Ho a che fare con medici e tecnici da quando ho 13 anni e so che spesso non hanno riscontro, e che sembra tutto scontato. I pazienti si lamentano se vengono trattati con superficialità e freddezza ma non ringraziano mai abbastanza il lavoro fatto da medici, infermieri e tecnici.

Mi sono rivestita e sono partita, ho fatto due giorni fuori per rilassarmi.

Giovedì sono tornata e venerdì sarei ripartita con Lys, la mia amica, per Ventimiglia fino a domenica. Da scema ho pensato bene di passare quel giorno stesso a ritirare le analisi, invece di andare lunedì. Così ho letto. E ho letto che nell'area dove di solito c'è scritto Niente di rilevante, c'era un papier di roba. Una robina di 6 mm nel seno destro, in profondità vicino al muscolo pettorale, un'area compatibile con una cellularità patologica. Altre scritte. Altre cose. Nebbia, pensieri che vanno, inarrestabili e ripercorrono con frenetica fantasia un passato di 8 anni fa. Stesse cose, era dicembre. Era dicembre quando è mancato mio padre. Era dicembre quando mi hanno trovato il tumore al seno. Dicembre porta una cazzo di sfiga eh?

Ansia. Respiro. A breve incontrerò Gigi, non voglio preoccuparlo. Ma non ricordo la strada che ho fatto per arrivare alla metro, né quella dalla fermata metro a Porta Susa. Né ho memoria del tempo che ho passato ad aspettarlo. È come se il mio cervello si fosse congelato su alcuni pensieri e non riuscisse più a uscirne nemmeno per sentire lo scorrere del tempo, il variare dello spazio.

Ma la giornata è passata, Gigi non ha intuito niente e purtroppo ho vomitato il mio stress su un'unica persona, forse l'unica che non avrebbe dovuto sentire tutto questo fluire di pensieri veloci.

Ma va bene, è un passaggio necessario per metabolizzare, la paranoia. Devo passare nella nebbia della mia testa per trovare chiarezza e quindi un briciolo di tranquillità.

Parto. Lys è una persona dolcissima e splendida, che mi ha accolto nella sua vita come un'amica di vecchia data. Sabato le racconto tutto, ma con estrema pacatezza. Ho metabolizzato, non ho paura, non più. Ho i due estremi di possibilità all'interno dei quali esiste un range infinito di situazioni che potrebbero accadere. Sono pronta al peggio, so che posso scegliere, sono (relativamente) tranquilla.

Anzi mi spiace aver creato tutti questi allarmismi, ma al fondo di questo post metterò i link relativi a dicembre 2008 - gennaio 2009 per far capire cosa mi è tornato in mente in quei 10 minuti di lettura iniziale di referto.

Fotografo, fotografo il mare, fotografo cose, fotografo persone, e mi era venuta anche una mezza idea di documentare visite, analisi, referti, come un progetto tutto mio che tale dovrà restare. I miei nulla sanno, per ora. Ma non è detto che debbano sapere.

Perché potrebbe non essere nulla o essere tutto ma mi sento abbastanza scafata per poter reggere da sola, ma soprattutto non voglio che altre persone gettino addosso a me ansia inutile.
Si chiama sano egoismo.

Come promesso a chi mi sta vicino, ieri sono andata dal medico a fare le impegnative per ecografia e visita senologica, come consigliato dal referto. In attesa decido però di mandare una email al mio carissimo endocrinologo del COES, il quale, non appena letta la mail mi chiama immediatamente per comunicarmi che le impegnative le ha già fatte lui, che secondo lui non è niente, però venerdì vado alle Molinette a fare tutto.
Non è niente MA facciamo in fretta. Il solito medico, che non sa come comunicarmi le cose, che ha paura di spaventarmi ma non vuole che io sottovaluti nulla. Lo adoro.

Vado via dalla sala di attesa, per attendere nuovamente un giorno, venerdì. Quello in cui confermeranno se c'è qualcosa o è un falso positivo.

Scrivo ad A, il mio amico libraio e compagno di stanza durante la chemio.
"Certo che siamo proprio sfigati"
"A volte lo penso anche io, però in realtà, se guardo la cosa con obiettività, sono sicuro che siamo veramente fighi. Di vita noi ne sappiamo qualcosa, no?"
"vorrei smettere di saperne. non pensi la stessa cosa anche tu?
voglio tornare ignorantissima"

Non posso scegliere cosa sia, posso solo decidere come reagire.
Ed ecco i link del passato.

http://bambinaborderline.blogspot.it/2008/12/colpa-del-tassista.html
http://bambinaborderline.blogspot.it/2008/12/seconda-puntata-per-chi-lattendeva-e.html
http://bambinaborderline.blogspot.it/2008/12/terza-puntata.html
http://bambinaborderline.blogspot.it/2008/12/novit.html
http://bambinaborderline.blogspot.it/2009/01/esercizi-di-rilassamento.html
http://bambinaborderline.blogspot.it/2009/01/intervento.html

Ce ne sono altri relativi al Tamoxifene che "lassamo perdere va"

Canzone del giorno: Syd Matters Obstacles


24 novembre 2017

L'oroscopo del presente

Amore: presente ma assente, voluto e scacciato. Il grosso dubbio. Di certo pare che anche se faccia fatica a trovare il mio equilibrio, da sola, al momento non cerco altro. Diciamo che l'amore per me stessa non manca.

Salute: da quando sono qui, così così. In elenco ho avuto: mal di gola inguaribili, febbri, candida (cioè io dal 2005 non l'avevo. mha), dolori sconosciuti (ora alla gamba ma pare sia un riflesso dei dolori che ho sempre alla schiena), cistite (assente dal 1999 dalla mia vita).

Scatole: vi salutano, stanno bene.

Pigrizia: vi saluta anche lei, sta molto bene.

Lettura: sono rimasta per tanto tempo bloccata su un libro consigliato da un amico, I sette pazzi ma, una volta terminato a forza, mi sono sbloccata. Leggo molto ed esco addirittura senza cuffie per evitare di distrarmi sul bus con la musica. Salgo sul bus e leggo. Chiudo il libro e scendo dal bus. Arrivo prima all'università popolare, mi siedo in un angolo e leggo. Mi vieto di portarmi il computer sul letto, la sera, in modo da poter leggere.

Lavoro: dopo il faticoso adattamento e il lavoro trovato in un call center (che ha scalato presto la top five dei lavori peggiori mai fatti e posti di lavoro tremendi) sono rimasta in attesa dell'indennità di disoccupazione, domanda presentata a settembre, ancora in attesa di soldi.
Prima o poi dovrò cominciare a muovermi per trovare lavoro, ma mi cullo in questa fase di adattamento: mi sento un orso in letargo, aspetto la stagione migliore per cominciare a fare cose.

Sport: smessi i pattini, quasi mai cominciata la bicicletta, della corsa non ne parliamo. Come ho scritto poco sopra, sono un orso in letargo. Ma sto attenta a mangiare, peso 44 chili controllati (non soffro la fame, sto solo attenta) e seguo i consigli forniti al corso di Principi di oncologia.

Amicizia: sto molto da sola e non mi spiace. In genere passo questo tempo cazzeggiando, con un pigiamone che farebbe passare qualsiasi fantasiosa idea anche a un sopravvissuto in un'isola deserta. Esco davvero pochissimo, un po' per impossibilità di incastrare gli impegni (la gente "normale" lavora). Così vado a vedere mostre (di arte o fotografiche, a Torino c'è sempre qualcosa da vedere). L'altroieri non sapendo cosa fare mi sono infilata al museo egizio, anche se mancava un'ora alla chiusura ma con la tessera musei non pago, e quindi non mi sono fatta problemi.

Fotografia: altra nota dolente. Un po' bloccata ma quando sono stata al museo egizio ho fatto delle foto. Ho deciso di prendere in mano la situazione e scrivermi cosa voglio fare, i vari progetti che ho in mente, e i vari passi per realizzarli: con le relative date di scadenza. Una cosa mi sono portata via da tutto il discorso della PNL: bisogna darsi delle date, altrimenti le cose progettate rimangono nella testa. Gli obiettivi restano pensieri. Scrivere le cose, un altro concetto fondamentale. Sono stata alla mostra di Peter Lindbergh e sono rimasta meravigliata da diverse cose. Innanzitutto è un fotografo che ha tolto la patina alle donne di esseri fragili da proteggere a ogni costo. Le modelle di Peter sono toste, cazzute e spesso le sue foto non sono state immediatamente accettate (Vogue, figurarsi). Poi gli appunti, quanti appunti prendeva, con disegnini su come mettere la luce o come sistemare il set.
Io poi ho proprio un bisogno fisiologico di scrivere, mi aiuta a concentrarmi, a farmi venire idee. La carta e la penna o la matita sono ESSENZIALI. E Peter me ne ha dato conferma.

Sogni: se parliamo di cosa voglio fare nella vita, è una riflessione che andrà avanti, penso, per tutta la durata della vita. Ma se parliamo di sogni durante la notte ecco, ora me li ricordo quasi sempre. Per esempio stanotte ho sognato che Fry andava in guerra e non era raggiungibile sul telefono.
Ho un quadernino dei piccoli pensieri che mi ha regalato l'amico sardosabaudo e cerco di scrivere almeno un pensiero al giorno. Ho preso un finto traveller's notebook e attendo delle finte penne da disegno (ora che ho questa poracceria dilagante, Aliexpress è diventato il mio migliore amico). Devo strutturare i vari quaderni/agende che possiedo. Ho un quadernone che uso per la parola del giorno, in cui scrivo una parola importante per me per quel giorno e spiego perché, il quaderno dei piccoli pensieri, un quaderno fotografico dove scrivevo (e devo riprendere) gli appunti fotografici, e la traveller's notebook che ancora non ha funzione ma vorrei usarla per quello per cui è stata progettata ovvero, programmare un viaggio.
Quindi prossimo passo scegliere una meta, prendere guida e prendere appunti. Il viaggio e i soldi per farlo verranno.


Il limbo non mi spiace. Perché spostarsi? Perché compiere questa immensa fatica? La risposta è scritta tra le righe del post che avete appena letto. Però per questo obiettivo non posso darmi una data, ci sono altri passi da compiere prima, ma prometto di tenere questo blog un po' più aggiornato.

19 giugno 2017

La scuola è finita
Andate in pace.

Questo weekend appena passato è stato l'ultimo ufficiale di scuola. Dopo più di un anno passato a vivere a Firenze un weekend ogni due tra corse, treni, risate, bevute, separazioni, arrancamenti, fotografie belle e orrende, chiacchierate tra amici, compagni e (spero) futuri colleghi mi trovo ora a tirare le somme di questo anno scolastico e fare i dovuti ringraziamenti.
Le persone non sono assolutamente in ordine di importanza, per me è necessario semplicemente ricordare cosa ognuno ha fatto per me, direttamente o indirettamente, per portare a termine la scuola.

Amici latinos: dentro ci metto tutti, anche i non latinos perché il mio cuore è del Sud. Perché mi avete ricordato come gioire delle piccole cose, perché se è risolvibile non è grave.
La mia piccola cattiveria in formato concentrato, Tahio, perché l'ho adorata dal primo istante per la sua ironia, la sua spontaneità e perché mai si è negata quando avevo bisogno.
Flap per quella volta che ci siamo messi tutti a piedi nudi seduti sul lungolago (prendendoti come esempio, ovviamente). La libertà è fatta di queste piccole cose. E perché mi hai proposto come fotografa quando c'è stato bisogno, hai alimentato lo sblocco delle mie paure.
AlessanFro: il mio rude tatuato con il cuore di panna, che non ama essere abbracciato ma c'è quando ho avuto bisogno. Alcuni tuoi consigli sono stati utili anche se io sono sempre la tua amica inutile (dai capelli colorati).
Àlvaro: la tua creatività è sorprendente e anche se capisco la metà di quello che dici (lo sai che scherzo - "risposta incomprensibile") la tua aggiunta al gruppo è stata fondamentale. Sai più cose tu di fotografia di quante ne so io alla fine della scuola e sarai sempre una fonte inesauribile di spunti per me. Grazie.

Amici torinesi, mi avete aiutata in questo difficile ritorno.
Gigi, sai quanto sei importante per me. Mi hai aiutata a ridere, ad andare in bici (ehm), a tornare in pattini. Mi hai rimesso in mano il basso e mi hai sorretta in tutto questo periodo. Posso tranquillamente dire che se non sono troppo stanca da tutto è perché mi hai praticamente portata in braccio per tutto questo tempo. Sono cose che non scorderò mai: la tua dolcezza potrebbe salvare il mondo (ora puoi tornare a fare il cattivo e arrabbiato metallaro, vai). Grazie per aver guardato le mie foto con le emozioni e senza la tecnica, perché quest'ultima si può applicare con il tempo e l'impegno ma se in una foto non c'è emozione non c'è nulla. Lorenzo, hai il potere di farmi ridere di gusto e in maniera sguaiata. Hai pubblicato mie foto che non erano stupende ma credi in me e questa è una cosa bellissima. E grazie a entrambi per il trasloco. Non so come avrei fatto senza di voi.
Ragno B, che mi sei venuta a prendere a Cömo replicando il viaggio fatto 6 anni prima dalla Toscana a Firenze. Per fortuna non è stata l'esatta replica e il ritorno ha avuto un sapore alla Thelma e Louise ma con lieto fine. Sei con me dalle elementari e ti voglio più bene di quanto riesca a dimostrarti.

Cristiano, un capitolo a parte, il mio mentore. Dietro quel guscio da orso si nasconde un occhio sensibile e attento, non solo per le foto. Ti ringrazio, mille e anche più volte, per aver criticato le mie foto nel bene e nel male, per avermi aiutato mettendoci del tuo senza mai chiedere nulla in cambio e per avermi dedicato tempo, la cosa più preziosa che abbiamo.

Amici fiorentini, Marco, Giada, Gianni, Laura, Germana, Steno. Non vi siete tirati indietro quando ho avuto bisogno di ospitalità a Firenze, una volta tornata a Torino senza lavoro e con pochi soldi. Avete ascoltato con interesse i miei racconti sulla scuola, abbiamo condiviso bellissime serate e mi avete persino portata a mangiare un'ottima fiorentina come avevo promesso di fare a termine dell'anno scolastico. Mi avete convinta a portare a termine la scuola nonostante io stessi quasi per mollare ("Tanto non mi serve il diploma, dai") e devo dire che è stato un ottimo consiglio.

Compagni di classe. Il confronto con voi è stato un terrore quasi paralizzante all'inizio, eppure il mio pragmatismo mi ha portato in là e le nostre discussioni sulle foto, sui progetti e sul futuro mi hanno fatto migliorare tantissimo. Con quasi tutti ho stretto un rapporto incredibile e soprattutto con i ragazzi del B&B (che abbiamo occupato praticamente tutti insieme) le storie si sono intrecciate, le confidenze ingarbugliate e alla fine, sì, siamo diventati amici. Daniela, come avrei fatto senza di te? Sapevi cosa dirmi e quando dirlo e ogni volta che mi hai chiesto un consiglio fotografico o un consulto è per me stata una pietrolina di autostima in più.
Grazie.

Professori! Per voi un capitolo a parte ma SOLO una volta completato l'esame, suvvia, non mi voglio conquistare voti a caso.

Familiari, Madre e sorellanza, cosa posso dire che non possiate già sapere?

Ultimo nell'elenco ma assolutamente primo in ordine di importanza, Fry, ovvero Iolao.
Iolao senza di te non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Quasi in lacrime ti avevo parlato di questo sogno tenuto nel cassetto da quando vivevamo a Bologna perché temevo lo reputassi un sognomatto, un altro dei miei, una cosa da fare a metà come tutto il resto. Invece no, mi hai appoggiata, eri entusiasta almeno come me all'inizio anche se ti ho chiesto di rimanere in disparte, di non darmi consigli perché non volevo che mi influenzassi e non volevo fare cose solo per compiacerti.
Hai creduto tanto in me, mi hai permesso di lasciare il lavoro e di dedicarmi solo alla scuola.
Sono cose che non potrò mai dimenticare.

Vi amo, vi amo, vi amo fortemente tutti.

Se ho scordato qualcuno non fatemene una colpa: la mia memoria non è grande come il mio cuore.

Canzone del giorno: Amen Dunes Song to the Siren

20 febbraio 2017

Fujifilm X-T1 - Una recensione (semi)seria.

Da più di un mese ho acquistato, usata, una Fujifilm X-T1, a detta di molti un'ottima macchina.

Perché: avevo due reflex, la Canon EOS 6D di Fry e la mia Canon EOS 7D. La 7D è un'ottima macchina e l'ho amata, è stata la mia prima reflex digitale e si è dimostrata impareggiabile in situazioni scomode, ad esempio in Madagascar. La sua velocità nel multiscatto, i numerosi punti di messa a fuoco (più che nella 6D) mi hanno permesso di fare molte foto valide a bestie scattanti come i lemuri.

Come: ho acquistato su subito, dopo aver venduto la 7D e il corredo di lenti per APS-C. Avendoli venduti separatamente sono riuscita a racimolare un gruzzoletto più consistente della vendita di tutto l'insieme.

Dubbi: alla 7D ero affezionata. Comprata in un momento di separazione da uno dei miei mondi, una macchina solida, pesante e compatta, tropicalizzata (era stata acquistata già allora con l'intento di viaggiare in Madagascar), con un corredo completo di obiettivi. Lasciare una cosa, un oggetto, che conoscevo e che sapevo essere perfetto per me, per una cosa che non avevo mai provato e da cui ero incuriosita, una mirrorless, non era impresa semplice.

Modalità: sono arrivata alla conclusione di dovermi separare dalla 7D perché volevo qualcosa di leggero, da portare sempre con me, qualcosa che avesse la solidità strutturale delle vecchie analogiche e la comodità pratica delle digitali. Ho quindi compiuto il salto nel buio.
Un amico fotografo mi ha fatto provare la sua Fujifilm X-E2 e me ne sono innamorata.
Del resto ho un debole per le analogiche e quella linea mi stuzzicava. Inoltre la trovavo semplice e il mirino elettronico era decisamente stupefacente.

L'ho trovata, solo corpo,  a 560 euro: ho scoperto solo dopo, di terza mano. Ma poco conta, la macchina funziona alla perfezione. Ho acquistato una custodia di finta pelle molto vintage che la rende davvero simile alle vecchie analogiche. Ho scelto la X-T1 perché ha una ghiera di regolazione in più rispetto alla X-E2, anche se il mirino di quest'ultima, posizionata a sinistra rispetto al corpo macchina e non al centro, era perfetta per il mio nasone.

La X-T1 ha una cosa che non avevo molto cagato all'inizio, ovvero lo schermo reclinabile. Dato che con le ottiche fisse (di cui vi parlerò tra qualche riga) mi sto specializzando nella street photography (mi diverte, mi piace andare in giro e non mi fa fatica allenarmici) mi è utile a volte per scattare senza farmi notare. E pensare che era uno dei motivi per cui non avrei preso la X-T1! Del resto, poi mi sono detta, "Se ti da' tanto noia basta non usarlo!".

Primo problema risolto: habemus macchina! E che obiettivi usiamo? Torna in ballo l'amico della X-E2, che in cambio del mio 24 mm pancake mi regala una sfilza di obiettivi vintage (ed ecco gli obiettivi fissi).
Oltre al mio fantastico Helios 44 M7 entrano nel mio armamentario il Kiron Macro 24 mm, il Carenar 35mm, il Tessar 50 mm e lo Jupiter 85 mm.

Sono tutte ottiche meravigliose e molto luminose per cui credo di aver ricevuto molto di più di quanto ho dato!

Ma torniamo alla nostra Fuji: mi piacerebbe dirvi che l'inizio è stato ostico, qualcosa del tipo "Miodio ma perché ho dato via la mia 7D che mi ci trovavo così bene!"
Nein.
Amore a prima vista.
La macchina è leggera, si porta bene dietro, in un attimo la tiro fuori e scatto. Le ghiere sono posizionate bene e finora ho trovato solo due nei: per muovere la ghiera delle ISO bisogna premere un pulsantino posizionato sopra la ghiera. È scomodo e spesso si rischia di girare la ghiera di modalità scatto modificandolo da "scatto singolo" a "scatto continuo", e a scuola col trigger spesso non partiva il flash. C'è da capire se si tratta di un problema di compatibilità o altro.

Altra cosa incredibile: la X-T1 è tropicalizzata e anche se a detto di un ragazzotto conosciuto per vie traverse (è stato stagista dove sto facendo io lo stage) la X-T2 è di molto superiore, posso dire di consigliare la macchina, per ora come seconda camera (anche se il ragazzotto ha solo Fuji, la X-T1, appunto, la X-T2 e la 100s).

Il mirino elettronico è una "figata pazzesca" - è un termine tecnico per indicare una cosa davvero figa.
Si possono impostare diverse modalità di aiuto per la messa a fuoco (nel mio caso ovviamente manuale) e ben presto ho abbandonato il focus peaking per NON impostare nessun aiuto per la messa a fuoco.
Tanto dal mirino elettronico e pigiando il tasto "focus assist" posso vedere ingrandita la zona di messa a fuoco e regolarmi da lì. Vero, non è velocissima la cosa, ma per la street photography mi sono abituata a tenere il diaframma abbastanza chiuso e semmaialzoleiso (altro termine tecnico) pertanto non mi capita di dover mettere a fuoco la pupilla del signore che sta passando in quell'istante in bicicletta.

Inoltre impostando lo scatto in bianco e nero, dal mirino elettronico si vedrà in bianco e nero. I fotografi un pochino vintage torceranno il naso, lo posso capire. Ma la tecnologia va avanti: siamo stati restii a passare al colore, poi al digitale e questo è un altro passo che non vogliamo fare.
Ma alla fine sarà ben più importante in questi casi il risultato?
Ci sono alcuni fotografi autocelebrativi che scattano ancora solo in pellicola per compiacersene davanti agli altri, ci sono fotografi che hanno un'idea in testa e vogliono riprodurla e usano la tecnologia in loro favore. Credo non si debba demonizzare la cosa anche se io cerco sempre di scattare a colori e poi, eventualmente, post produrre in bianco e nero.

Tirando le somme: piccola, leggera, maneggevole e nulla da invidiare alle cugine reflex più cicciotte.
Del resto la macchina fotografica è come una bella donna: chi le ama tonde, chi le ama grosse e chi le ama secche. A ognuno la sua.

Io amo il seccume e questa macchina fotografica da quando è stata acquistata non mi ha mai abbandonata. Mi segue nei miei quotidiani viaggi a Milano, a danza del ventre, a Firenze a scuola, a Firenze in giro, a Torino quando posso, per strada e ovunque.

Allego foto della macchina (da juzaphoto) e della custodia (da amazon.it) e poi alcune mie foto scattate con la Fuji.
Buona visione e buona luce!







Ed ecco alcune mie foto: