Questo weekend appena passato è stato l'ultimo ufficiale di scuola. Dopo più di un anno passato a vivere a Firenze un weekend ogni due tra corse, treni, risate, bevute, separazioni, arrancamenti, fotografie belle e orrende, chiacchierate tra amici, compagni e (spero) futuri colleghi mi trovo ora a tirare le somme di questo anno scolastico e fare i dovuti ringraziamenti.
Le persone non sono assolutamente in ordine di importanza, per me è necessario semplicemente ricordare cosa ognuno ha fatto per me, direttamente o indirettamente, per portare a termine la scuola.
Amici latinos: dentro ci metto tutti, anche i non latinos perché il mio cuore è del Sud. Perché mi avete ricordato come gioire delle piccole cose, perché se è risolvibile non è grave.
La mia piccola cattiveria in formato concentrato, Tahio, perché l'ho adorata dal primo istante per la sua ironia, la sua spontaneità e perché mai si è negata quando avevo bisogno.
Flap per quella volta che ci siamo messi tutti a piedi nudi seduti sul lungolago (prendendoti come esempio, ovviamente). La libertà è fatta di queste piccole cose. E perché mi hai proposto come fotografa quando c'è stato bisogno, hai alimentato lo sblocco delle mie paure.
AlessanFro: il mio rude tatuato con il cuore di panna, che non ama essere abbracciato ma c'è quando ho avuto bisogno. Alcuni tuoi consigli sono stati utili anche se io sono sempre la tua amica inutile (dai capelli colorati).
Àlvaro: la tua creatività è sorprendente e anche se capisco la metà di quello che dici (lo sai che scherzo - "risposta incomprensibile") la tua aggiunta al gruppo è stata fondamentale. Sai più cose tu di fotografia di quante ne so io alla fine della scuola e sarai sempre una fonte inesauribile di spunti per me. Grazie.
Amici torinesi, mi avete aiutata in questo difficile ritorno.
Gigi, sai quanto sei importante per me. Mi hai aiutata a ridere, ad andare in bici (ehm), a tornare in pattini. Mi hai rimesso in mano il basso e mi hai sorretta in tutto questo periodo. Posso tranquillamente dire che se non sono troppo stanca da tutto è perché mi hai praticamente portata in braccio per tutto questo tempo. Sono cose che non scorderò mai: la tua dolcezza potrebbe salvare il mondo (ora puoi tornare a fare il cattivo e arrabbiato metallaro, vai). Grazie per aver guardato le mie foto con le emozioni e senza la tecnica, perché quest'ultima si può applicare con il tempo e l'impegno ma se in una foto non c'è emozione non c'è nulla. Lorenzo, hai il potere di farmi ridere di gusto e in maniera sguaiata. Hai pubblicato mie foto che non erano stupende ma credi in me e questa è una cosa bellissima. E grazie a entrambi per il trasloco. Non so come avrei fatto senza di voi.
Ragno B, che mi sei venuta a prendere a Cömo replicando il viaggio fatto 6 anni prima dalla Toscana a Firenze. Per fortuna non è stata l'esatta replica e il ritorno ha avuto un sapore alla Thelma e Louise ma con lieto fine. Sei con me dalle elementari e ti voglio più bene di quanto riesca a dimostrarti.
Cristiano, un capitolo a parte, il mio mentore. Dietro quel guscio da orso si nasconde un occhio sensibile e attento, non solo per le foto. Ti ringrazio, mille e anche più volte, per aver criticato le mie foto nel bene e nel male, per avermi aiutato mettendoci del tuo senza mai chiedere nulla in cambio e per avermi dedicato tempo, la cosa più preziosa che abbiamo.
Amici fiorentini, Marco, Giada, Gianni, Laura, Germana, Steno. Non vi siete tirati indietro quando ho avuto bisogno di ospitalità a Firenze, una volta tornata a Torino senza lavoro e con pochi soldi. Avete ascoltato con interesse i miei racconti sulla scuola, abbiamo condiviso bellissime serate e mi avete persino portata a mangiare un'ottima fiorentina come avevo promesso di fare a termine dell'anno scolastico. Mi avete convinta a portare a termine la scuola nonostante io stessi quasi per mollare ("Tanto non mi serve il diploma, dai") e devo dire che è stato un ottimo consiglio.
Compagni di classe. Il confronto con voi è stato un terrore quasi paralizzante all'inizio, eppure il mio pragmatismo mi ha portato in là e le nostre discussioni sulle foto, sui progetti e sul futuro mi hanno fatto migliorare tantissimo. Con quasi tutti ho stretto un rapporto incredibile e soprattutto con i ragazzi del B&B (che abbiamo occupato praticamente tutti insieme) le storie si sono intrecciate, le confidenze ingarbugliate e alla fine, sì, siamo diventati amici. Daniela, come avrei fatto senza di te? Sapevi cosa dirmi e quando dirlo e ogni volta che mi hai chiesto un consiglio fotografico o un consulto è per me stata una pietrolina di autostima in più.
Grazie.
Professori! Per voi un capitolo a parte ma SOLO una volta completato l'esame, suvvia, non mi voglio conquistare voti a caso.
Familiari, Madre e sorellanza, cosa posso dire che non possiate già sapere?
Ultimo nell'elenco ma assolutamente primo in ordine di importanza, Fry, ovvero Iolao.
Iolao senza di te non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Quasi in lacrime ti avevo parlato di questo sogno tenuto nel cassetto da quando vivevamo a Bologna perché temevo lo reputassi un sognomatto, un altro dei miei, una cosa da fare a metà come tutto il resto. Invece no, mi hai appoggiata, eri entusiasta almeno come me all'inizio anche se ti ho chiesto di rimanere in disparte, di non darmi consigli perché non volevo che mi influenzassi e non volevo fare cose solo per compiacerti.
Hai creduto tanto in me, mi hai permesso di lasciare il lavoro e di dedicarmi solo alla scuola.
Sono cose che non potrò mai dimenticare.
Vi amo, vi amo, vi amo fortemente tutti.
Se ho scordato qualcuno non fatemene una colpa: la mia memoria non è grande come il mio cuore.
Canzone del giorno: Amen Dunes Song to the Siren
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19 giugno 2017
15 aprile 2015
Succede che Succede
Succede che succede.
Domenica sono stata alla comunione/cresima di Carlotta, lei sempre bellissima, tutti bellissimi, Leonardo con il cravattino, Fry con il suo abbigliamento finto sportivo ma studiato, persino il pretino di colore aveva un viso angelico (ma sicuri davvero che vuole fare il prete?). Io che sono stata sgridata in chiesa da una pedante signora in tailleur celeste, terrorizzata all'idea di passare quasi un'intera giornata in famiglia tra zii zie, cugini e cugine che tutto sommato non è stato così male, anzi, direi quasi piacevole.
Succede che mio zio, il fratello di mia mamma mi ha portato due litri d'olio molisano e ovviamente gli immancabili salumi comprati dal macellaio di fiducia,
Succede che succede, che dopo aver guidato da casa di mia mamma e casa nostra (ed erano 4 anni che non guidavo se non un paio di volte su piccolissimi tratti) e aver trovato due incidenti e quindi averci messo almeno un'ora e mezza in più del dovuto ci siamo finalmente seduti a tavola. E bhe, lo sapete no? Sono due anni che non mangio carne.
Ma ho fatto un patto con me stessa, da quando ho iniziato non mi sono mai imposta degli obblighi. E' per questo che ho ricominciato a bere latte, lo volevo. Dopo la nostra prima reunion, piuttosto drammatica ora va meglio. Così quando ho visto quelle salamelle che per Fry sono solo delle gustosissime salamelle non ho potuto resistere. Per me sono un legame con l'infanzia, le estati al mare, quel periodo senza preoccupazioni, quel certo grado di indipendenza che mi davano i miei, dovuta alla sicurezza del paesino.
Così ho mangiato carne.
Quel salame.
E non mi sono pentita affatto. In fondo posso essere quasi certa che quella carne non provenga da allevamenti intensivi.
Il mio stomaco però si è pentito eccome!
Non ho digerito, ho avuto allucinazioni ipnagoghe di tipo uditivo (sentivo la voce di mia mamma in folle ansia pre-comunione di Carlotta), fortissimo senso di nausea. Tant'è che il giorno dopo non sono andata al lavoro. Ho chiesto anche alla dottoressa se il tutto fosse dovuto al fatto che non mangio carne da due anni ma mi ha detto che probabilmente le salamelle forse erano solo troppo grasse. In effetti anche Fry non aveva digerito.
Così alle 19 sono andata in centro a procacciare un po' di cibo per la cena e in via Lecco, all'incrocio con la strada che costeggia le mura del centro di Como, mi si avvicina un ragazzo di colore. Mi dice qualcosa quindi mi tolgo le mie mega cuffie Sennheiser per sentirlo. Non capisco cosa dice e si solleva la maglietta. Abbasso lo sguardo e vedo che dalla patta aperta dei pantaloni esce tutto. Pene e testicoli, insomma tutto l'apparato riproduttore maschile. Spaventata dico qualcosa come "Ohmioddio" (e no, non per la grandezza del tutto, anzi, mi ha sfatato un mito), giro i tacchi e me ne vado. Poco dopo mi volto per vedere se mi stava seguendo ma no. Non è una cosa normale.
Però ammetto di essermi spaventata, in centro, a Como, col sole. Bha.
Poco più tardi (dev'essere l'ora in cui non è sicuro uscire dalla propria magione) incontro una giovane coppia di ragazzi. Lui boh? Lei molto carina, età intorno ai 20 anni forse meno. Pantaloni coloratissimi alla turca, bionda coi dred (i dred non ne sono sicura). Mi ferma e mi dice "Tu che hai dei capelli fighissimi (pausa) sai mica dove possiamo trovare della roba?"
Sgrano gli occhi e per non fare la figura della poco giovane rispondo così "Io, ehm, no guarda, ehm, vivo qui da un anno e non ho ancora trovato.. ecco, non so"
Lei mi guarda con aria tristissima e mi dice "Ohhh" e poggiandomi una mano sulla spalla in un gesto universalmente consolatorio, continua "Mi dispiace tanto che tu sia rimasta senza, se vuoi ti do' qualche numero di telefono"
Risgrano gli occhi "No, no, gentilissima grazie, non c'è bisogno"
Lei si volta per andare via, mi saluta e ridendo si gira ancora una volta verso di me facendomi il gesto con le dita della vittoria esclamando "una di noi!"
Basita, assolutamente basita.
Altre news. Continuo basso. Continuo danza del ventre anche se ho saltato le ultime due lezioni perché stavo poco bene, una per l'indigestione da salsiccia (penso che potrei interrompere la mia dieta vegetariana solo per questi salamini e per la bistecca alla fiorentina) e un'altra perché avevo mal di testa fortissimo al lavoro che mi è passata solo dopo 5 ore dall'ora in cui avevo preso la mia miracolosa pastiglia. E uscita non ero proprio in forma.
Non so poi se l'avevo scritto, a dicembre avevo preso appuntamento per un nuovo tatuaggio a Bologna. Il ragazzotto che mi ha fatto quel meraviglioso papavero!
Appuntamento a maggio: sì avete capito. 5 mesi di attesa.
Ormai la data si avvicina, se non altro lui pubblica su fb la sua entusiasta partecipazione al convegno tatto di Roma. Indovinate in che date? Bravi esatto! Proprio in quel weekend!
Sangue dagli occhi.
Mi scrive in privato dicendomi che purtroppo in quel weekend non può ma mi sposta alla settimana successiva.
"Bene" penso "Quando puoi?" mi chiede. Sabato e domenica. Ovvio.
"Potete tutti di sabato!"
Sììììì, caspita lavoro, in un'altra città, arrivo apposta! AAAAAH.
"Sabato ho un altro appuntamento, vediamo se riesco a inserirti"
Risbotto. "Senti dimmi se puoi o no, se no disdico e basta"
"Va bhe ti faccio sabato a costo di fare notte"
"Va bhe ti faccio sabato a costo di fare notte"
Benone, penso.
Poi però ci rimugino su e mi sono ricordata che il 14 è festa in Svizzera, quindi non lavoro, quindi glielo dico. Specificando che non posso finire oltre le 18-19 perché poi devo tornare a Como che il giorno successivo lavoro.
"Bene", mi dice. Ma ancora non so l'orario.
Argh.
Stasera ho basso, porterò la primissima parte di "Little Green Bag". Purtroppo non ho avuto molto tempo di studiare.
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06 giugno 2014
La mia etica da vegetariana
Mi chiedo spesso la ragione principale per la quale sono vegetariana. E' complicato da spiegare...
Da una parte l'idea che mangiare troppa carne (come noi facciamo) faccia male. Dall'altra l'idea che per soddisfare questo bisogno esagerato di carne si debba allevare le bestie in maniera intensiva.
Questo però mi costringe a fare una riflessione.
In questi giorni sono stati da noi la cugina di Fry e il suo fidanzato direttamente dalla Sardegna. Parlando di cosa mangiare e cosa no, dell'essere vegetariani o meno, ci hanno raccontato che da loro il cinghiale si mangia tantissimo in quanto si riproduce a dismisura non avendo predatori naturali, ed è un danno per il territorio.
Ne cacciano tantissimi.
E mi sono chiesta allora: mangerei la carne di cinghiale in Sardegna se fossi certa della sua provenienza?
Per quanto si possa pensare a una mancanza di coerenza la mia risposta (riflettuta e ponderata) è sì.
Contraria alla caccia come sport e/o divertimento, la caccia è stato il mezzo con cui l'uomo procacciava quella poca carne che riusciva a mangiare, in passato. Finché non è diventato stanziale e ha cominciato ad allevare gli animali per mangiarli.
Noi per nutrirci di animali realizziamo queste fabbriche di morte. E siamo d'accordo.
Ma gli animali cacciati (e non cacciati in aree di ripopolamento apposta per la caccia, ma cacciati e basta, animali in sovrannumero)?
Sono entrata in un brutto loop e allora ho deciso di non essere vegetariana. O meglio lo sono, uh che roba complicata.
Dunque posso pensare che se so da dove proviene la carne, se lo so e ne sono certa, se è come per i cinghiali in Sardegna, forse posso mangiarla. Ma non sono comunque obbligata.
Se non ne sono certa non la mangio.
E quella che vendono al supermercato sono certa di non volerla affatto mangiare!
Quindi non sono vegetariana, non mangio carne. Ma non penso di volere etichette.
Da una parte l'idea che mangiare troppa carne (come noi facciamo) faccia male. Dall'altra l'idea che per soddisfare questo bisogno esagerato di carne si debba allevare le bestie in maniera intensiva.
Questo però mi costringe a fare una riflessione.
In questi giorni sono stati da noi la cugina di Fry e il suo fidanzato direttamente dalla Sardegna. Parlando di cosa mangiare e cosa no, dell'essere vegetariani o meno, ci hanno raccontato che da loro il cinghiale si mangia tantissimo in quanto si riproduce a dismisura non avendo predatori naturali, ed è un danno per il territorio.
Ne cacciano tantissimi.
E mi sono chiesta allora: mangerei la carne di cinghiale in Sardegna se fossi certa della sua provenienza?
Per quanto si possa pensare a una mancanza di coerenza la mia risposta (riflettuta e ponderata) è sì.
Contraria alla caccia come sport e/o divertimento, la caccia è stato il mezzo con cui l'uomo procacciava quella poca carne che riusciva a mangiare, in passato. Finché non è diventato stanziale e ha cominciato ad allevare gli animali per mangiarli.
Noi per nutrirci di animali realizziamo queste fabbriche di morte. E siamo d'accordo.
Ma gli animali cacciati (e non cacciati in aree di ripopolamento apposta per la caccia, ma cacciati e basta, animali in sovrannumero)?
Sono entrata in un brutto loop e allora ho deciso di non essere vegetariana. O meglio lo sono, uh che roba complicata.
Dunque posso pensare che se so da dove proviene la carne, se lo so e ne sono certa, se è come per i cinghiali in Sardegna, forse posso mangiarla. Ma non sono comunque obbligata.
Se non ne sono certa non la mangio.
E quella che vendono al supermercato sono certa di non volerla affatto mangiare!
Quindi non sono vegetariana, non mangio carne. Ma non penso di volere etichette.
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