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06 novembre 2016

Colpa del tassista

[post ripescato dalle bozze del 2008 credo]

Sabato sera siamo andati in un pub triste triste. Ma era sabato o venerdì? Non ricordo. Il pub a dirla tutta è molto bello, è grande, tutto di legno. Il classico pub dove si va tra amici a chiacchierare. E’ totalmente vuoto, quindi c’è vasta scelta di tavoli. E’ una cosa non da poco.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva: assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia? Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.

30 giugno 2014

R.I.P.

Stanotte ho sognato che Roccio era morto, e che andavo al funerale alla sua tomba con Fry e c'era anche la sorella di Roccio che ovviamente non mi rivolgeva parola.
La foto per la lapide era la stessa che un suo amico aveva usato in un fotomontaggio sul sito bottomap.

proprietà di www.bottomap.com
La cosa mi fece sorridere, pensavo che anche in quel caso Roccio aveva voluto farsi una bella risata alle spalle degli altri, in questo caso di noi vivi. Però confesso, mi sentivo molto triste.
Sapevo che c'era stato un incidente e che lui aveva respirato vapori tossici, ed ecco come era successo.

Canzone del giorno: Lori Meyers NOFX



Per quel che riguarda il mio NUOVO lavoro, è ufficiale, vi invito a leggere il mio NUOVISSIMO blog, per ora vuoto. Più che altro domani se ho voglia vi racconto un paio di cose del minicorso fatto, e domani vado a firmare le cartacce per fare la frontaliera.

15 ottobre 2013

Mi sono un attimo persa, e mentre mi perdevo tante cose sono accadute.

E' un mese che non scrivo, sono successe tante cose. Roccio si è fidanzato, e da allora l'ho sentito solo un paio di volte. Lo immaginavo, anche se confesso mi dispiace.

Io ho proseguito col secondo livello del corso di falconeria. Sono decisamente in dubbio per quanto riguarda prendere un falco o meno, soprattutto dopo che ho visto eviscerare i pulcini di un giorno. E penso "Mioddio ma se non riesco a pensare a come uccidono le bestie per farne cibo per noi, come posso eviscerare un pulcino anche se già morto?"

Inoltre un gheppio e un barbagianni mi hanno cagato addosso ma si sa, porta bene e poi sono i rischi del mestiere!

Ho cominciato ieri un corso di tedesco, sono abbastanza presa per questa cosa e spero che l'entusiasmo non passi facilmente come per il resto delle cose della mia vita.
A volte ho l'impressione di cominciare così tante cose perché non so cosa mi piaccia realmente e allora le provo tutte, e se non ho portato ancora a termine niente vuol dire che quelle cose non mi interessavano realmente.

Quindi questo weekend sono stata a Treviso. Vi ricordate della mia collega che era arrivata da Treviso sperando in un posto fisso e in tante altre cose? Quella che poi se n'era andata perché hanno fatto di tutto per farla andare via? Bene, le avevo promesso che al prossimo corso di falconeria sarei stata da lei a trovarla. E difatti così è stato: sono salita sabato pomeriggio dopo il lavoro, siamo andati a fare un aperitivo con un botto di gente ed è accaduta una cosa strana, ovvero non mi sono sentita a disagio.

Al lavoro è un continuo andare peggio, hanno preso una ragazza nuova che dopo una settimana e mezza, capito l'andazzo, se n'è andata. Io sono il nuovo oggetto di mira dei pettegolezzi dall'alto, cosa che mi ha fatto rimanere un po' male ma poi, fottesega, ho lasciato che parlassero.

Io spero in una nuova vita, con Fry, con Maya, qualcosa di diverso, magari lontano da qui. Ecco perché ho cominciato questo corso di tedesco. Nessuno mi porterà a Berlino, dovrò andarci io. E se non fosse a Berlino va bene da qualche parte, mi sento già inchiodata in questo posto.

Vi posterò a breve (per i miei nuovi tempi) le foto del corso di falconeria, di Treviso e vi terrò aggiornati.

Dopo una trafila impossibile ho una risonanza magnetica lunedì, in provincia di Padova. Spero di non spaccarmi troppo la minchia.

Canzone del giorno: Somebody to Love Jefferson Airplane


Mi rendo conto di non essere stata molto entusiasta nello scrivere e vorrei riprendere a raccontarvi tutti i miei cazzi e scazzi. con un pochetto più di brio. E' una promessa, soprattutto verso me stessa. Mi piace scrivere in questo blog, è una specie di diario ed è tutto mio.

E ora qualche anteprima del weekend!



club sandwitch vegetariano. mmm buono


e la falconeria!

vi presento Cicero, il maialino (ino ino) vietnamita che ci ha tenuto compagnia tutto il tempo




sì mi sono proprio innamorata!


ecco il gheppio che mi ha regalato gli schizzi bianchi sui pantaloni!

Cico (o Lola) non li distinguo. Lui invece ha fatto cascare il pulcino eviscerato sui miei pantaloni regalandomi succo di pulcino di un giorno spalmato ovunque. E anche la popò, ovviamente :)
Pronta a farmi male per costruire i geti

Ci siamo! E non vedo l'ora che arrivi il terzo livello!

scusate il faccino ma ero stanca. Eccomi con Deva (o Barone? dalla foto non si capisce!)

qui dormo!

ecco Adele, la dolcissima asinella che mi ha masticato la tracolla della borsa della macchina fotografica!

24 maggio 2012

Di zone non sismiche, videogame e musica fichissima

Quando sono venuta a vivere qui qualche volta è venuto fuori il fatto che fosse una zona tranquilla per i terremoti. La verità è una sola, la terra ti colpisce quando meno te lo aspetti.
Così questo sabato notte, ma meglio dire domenica mattina alle 4, una scossa di magnitudo 5.9 ha letteralmente svegliato non solo l'Emilia Romagna, ma anche il Veneto, la Lombardia, il Piemonte. Persino il Friuli.
Io l'ho sentita? Certo che no, dormivo serena come una pasqua. Sentivo un rumore in lontananza, qualcosa che avrebbe potuto fare anche Maya saltando sulla libreria. In realtà era la libreria che dondolava a fare casino. Il dondolìo del letto? Non l'ho sentito. Avevo aperto a malapena gli occhi per il casino fatto dalla libreria e stavo per riaddomentarmi quando la mamma di Fry (in visita da noi quel weekend) si sveglia urlando "terremoto terremoto!". Io dormo nuda, ma questo si sa già, ovvio che non mi sono alzata ma ho sollevato la testa sperando di non dover parlare, sperando di comunicare telepaticamente "sìsì lo so". Invece Fry si agita e si sveglia, si alza e va a vedere fuori dal balcone. Gli allarmi delle macchine suonano. In lontananza una fioca luce ricorda che tra poco albeggerà. Fry viene da me e mi sussurra "vestiti" mentre io mi chiedo se riuscirò a rimettermi giù e dormire. Mi vesto con estrema lentezza, nel frattempo arriva un'altra scossa e la mamma di Fry dice "andiamo in strada" terrorizzata dal fatto che siamo al sesto piano e in caso di emergenza non possiamo scendere troppo celermente.

Io a quel punto capisco che non riprenderò più sonno e ho la faccia di una cernia arrabbiata. Ci vestiamo, prendiamo il gatto, e andiamo vicino casa dove altre persone sono scese in strada. Lancio uno sguardo implorante a Fry del tipo "ma dobbiamo proprio?" e alla fine mi arrendo. Io e Fry facciamo due passi così posso bestemmiare in libertà mentre la mamma di Fry parla con sua cugina che abita di fronte casa nostra.

Passiamo così una mezzoretta, ormai si sono fatte le 5, chiedo se ora possiamo andare a casa e anche gli altri sono d'accordo. Prendere sonno è dura perché la tv rimane accesa, e anche se a bassissimo volume sento le notizie catastrofiche della provincia di Modena e Ferrara e del Bolognese. Dove gente è morta o ha perso la casa e insomma mi sento un po' in colpa per avere minimizzato la scossa.

Il giorno dopo ovviamente in tv non si parla d'altro, penso che in queste situazioni dovrebbero entrare in campo non semplici giornalisti ma comunicatori. Tranquillizzare la gente senza minimizzare il problema, invece di accrescere l'ansia anche in zone dove tutto sommato si può stare relativamente tranquilli, vedi Bologna città.

Altra novità, abbiamo comprato l'Xbox 360. Le finanze scarseggiano ma è stato un acquisto terapeutico. Infatti quando siamo agitati, giocando ci rendiamo conto di rilassarci parecchio. Giocando giocando in questi giorni ho terminato Dead Space (oggi forse compro il 2 perché mi è piaciuto tantissimo).

La macchina si è rotta di nuovo. Dopo un mese e dieci giorni dal meccanico e 1000 euro di fattura, finalmente ci pareva di poter rigirare in macchina e invece si ferma in mezzo alla strada accusando lo stesso problema per cui l'avevamo portata dal meccanico. Lo chiamiamo e lui arriva, raccontandoci anche di come è costretto a dormire in macchina coi figlioli perché il terremoto gli ha devastato la casa.

Ultimo, ma non meno importante, mi arriva il cd dei Sofisticator che mi ha spedito Roccio (di cui è il chitarrista!). Inutile dire che ieri l'ho ascoltato tutto il giorno e mi fa tanto ridere questo pezzo, che è la canzone del giorno (spero di poter caricare presto l'audio su youtube, se il gruppo mi da' il consenso).

Comunque, ragazzi, accattatevillo. Sono in gamba, fiorentini, e bravi ragazzotti. E gli auguro di fare strada perché se lo meritano. Il loro cd potete comprarlo qui (bhe la mia copia è autografata, ovviamente, ma che c'entra).



Canzone del giorno: Mantas (The Trashmaker) Sofisticator


In attesa di caricare questo pezzo, vi lascio però con quest'altro pezzo:

19 aprile 2010

Prelievo, Misfits e quant'altro

E' stata una settimana intensa. Praticamente siamo stati a casa solo lunedì e venerdì, oltre al weekend. Venerdì sera siamo stati alla fiera di primavera a Sesto Fiorentino. Oltre ad avere incontrato Sergio Cecchi e avere fatto due piacevolissime chiacchiere come sempre con lui) sono riuscita a farmi vendere due guanti in microfibra per pulizia di specchi e vetri. Spero funzionino. Non li ho ancora provati ovviamente. Io sono terribile perché comprerei qualsiasi cosa per la casa senza poi doverla mai usare.
Siamo andati a nanna, ma io ero parecchio preoccupata perché l'indomani avrei fatto il mio primo prelievo qui a Firenze. Dietro consiglio di molti sono andata alla piastra dei servizi, dove fanno qualcosa come 400 prelievi al giorno. In effetti sono stati molto efficienti e anche se ero terrorizzata e mi hanno preso il sangue dal polso, almeno mi hanno fatto un buco solo. Quindi promossi, a differenza di quella macellaia che mi ha fatto il prelievo per l'intervento al seno che mi ha bucata due volte e non ha prelevato sangue sufficiente per tutte le analisi cosicchè alla visita successiva mi hanno dovuta ribucare.
Per cui nonostante il sonno ce l'abbiamo fatta e sono molto soddisfatta di non essermi troppo agitata.

Dopo il prelievo supercolazione al Supreme, ve lo consiglio per i pasticcini che al mio palato risultano i più buoni in assoluto. Anche i dolcini sono fantastici.
E infine passeggiata in centro.
Sono diverse volte che passo da mac per cercare questo ombretto della mac. Ci credete che finisce ogni volta? E' questo.
Me lo sono fatta mettere da parte nella speranza che torni e possa comprarlo (anche nel sito inglese è sold out).
Mangiamo al Mac e torniamo a casa perché comincia a piovere e faccio un bel pisolo che sono stanca morta. ZZzzzzz per due ore, che meraviglia!

Una volta sveglia comincio a preparare la cena. Antipasto con sedano e philadelphia, cous cous alla siciliana (mmm buono), pollo impanato con patatine (tipo amica chips) sbriciolate, e una sorta di pasticcio di patate uova e cipolla.
Dopo cena Melania scappa al suo spettacolo a teatro mentre noi andiamo (rullo di tamburi) a vedere il concerto dei Misfits. Leggende del punk (o meglio, horror punk) direttamente dagli anni 70, arrivati alla flog troviamo una coda così composta che se non fosse per i vari punk e metallari avrei giurato di aver sbagliato giorno. In verità i pregiudizi contro il mondo rock sono davvero solo pregiudizi. Il pogo al concerto era da non farsi male, quando qualcuno cascava si faceva capannello per tirarlo su e ributtarlo nel pogo (gentilmente). Ho pogato un po' persino io (che oggi indosso la maglia dei Misfits con orgoglio). Alla fine del concerto il cantante, Jerry Only (il nome ha una storia fichissima) ha firmato autografi a gogò, e nella folla ha tirato su un ragazzino, si è spalmato un dito sulla faccia truccata e l'ha strisciato sul viso del ragazzino (che penso non si laverà mai più).
Giorgio è riuscito a prendermi gli autografi del chitarrista e del cantante e all'uscita dalla flog chi ti becchiamo? Jerry Only che firma ancora autografi. L'ho agguantato per farmi una foto e lui da vera rock star ha sparato un rutto!
Comunque è stato ganzo, mi ha abbracciata e Roccio ha cercato di farmi una foto col cellulare, purtroppo è venuta totalmente buia a parte il mio viso blu. In queste occasioni mi penso abbestia di non avere una macchina fotografica: quando mai ribeccherò Jerry Only?



Ieri dopo pranzo andiamo ad aiutare il Grifo al vivaio. Dopo un rinvaso di altre cento piantine e il regalo di tre dioneine Big Mouth e da parte della Sonia di tre rizomini di Sarracenia rubra black tube (o almeno credo non so dovrei ricontrollare) eravamo belli pimpanti ma oggi ho male ovunque. Come se avessi trasportato abbestia dei pesi, cosa assolutamente non vera!
That's life. E comunque i Misfits potrebbero diventare il mio nuovo gruppo preferito.

Ma abbestia.


Canzone del giorno: American Psycho Misfits

22 marzo 2010

Aria di primavera, aria di vacanza

Io e Roccio non siamo mai davvero andati via insieme da soli per una vacanza. Abbiamo girato dei weekend qua e là: un weekend a Roma, uno a Venezia. Ogni tanto abbiamo fatto una gita fuori porta di una giornata in qualche posto qui vicino. L'anno scorso siamo andati in vacanza con amici a Lisbona. Quindi sono contenta che andiamo via a giugno. Andremo a Londra!
Quindi quest'arrivo di primavera e di caldino mi fa già assaporare le vacanzine.

Prima di quello però le visite. Ne ho un sacco da fare, solo i prelievi occupano quattro impegnative. Poi c'è la visita dermatologica, l'ecografia del cuore, l'ecografia della tiroide, la prova delle funzionalità respiratorie (sembra che gli scorsi esami fossero un po' alterati) e infine la visita endocrinologica.

Domenica invece io Roccio ed Emiliano siamo andati a seguire una specie di minicorso introduttivo sulla PNL. Tutto è andato bene per la prima oretta, finché Roccio non ha perso l'anello. E ci siamo trovati entrambi a scostare giacche e a guardare sotto le sedie degli altri, fino a quando dopo due orette abbiamo fatto pausa. Allora ci siamo messi a controllare in tutta la sala conferenze ma nulla. Finché io scappo in bagno e risalendo le scale cosa vedo per terra tra la ringhiera e le scale? L'anello. Era scappato da sè, non ci sono dubbi.

In questi giorni sono talmente nervosa che anch'io mi starei lontana, se solo potessi.

05 maggio 2009

Di unioni e divorzi
di cavalieri e dame

Il 2 maggio siamo stati testimoni di un’unione ufficiale: il matrimonio dei nostri amici principessa nera e primo cavaliere. Non ero mai stata protagonista dell’organizzazione del retroscena di un matrimonio, ovvero dell’addio al nubilato, della scrittura di cartelli messi durante il tragitto che avrebbe dovuto fare la sposa per arrivare in chiesa, alla “sistemazione” di cartelli sull’auto che avrebbe riportato la sposa al ristorante e poi a casa.
La sposa è giunta in chiesa su un furgoncino wolksvagen bianco e rosso, uno spettacolo di vettura.
Io, lo confesso, ho delle idee contrastanti sul matrimonio. Mi piace la festa, mi piace la gioia dell’evento, ma cinicamente spesso riduco tutto alla firma di un contratto dove ci si giura amore eterno. E un contratto d’amore non può esistere.
Diverso è il caso della tutela legale, però a quel punto sceglierei il comune. Sposarmi in chiesa mi sembrerebbe una mancanza di rispetto verso chi crede, dato che io sostanzialmente non credo.
Ma sono le mie idee. Sono sempre felice quando vedo che le persone sono convinte del loro passo e vogliono proprio fare quel passo. Sono felice quando vedo che credono e che sentono dentro questa grande promessa che stanno facendo al loro Dio comunque esso si chiami. Li ho visti piuttosto convinti di questa cosa, hanno fatto un percorso insieme, anche di tipo religioso, e quindi non posso dir loro nulla, ma solo essere sinceramente felice per loro.
Tralaltro erano un bijoux così conciati, e anche noi non eravamo affatto male. Vestiti così carini quasi non ci si riconosceva. Io per la prima volta col tacco a spillo 10 che mi si piantava nella terra ammorbidita dalle piogge dei giorni scorsi e ad ogni passo rimanevano lì piantate.
Nel pomeriggio ci siamo quasi tutti levati le scarpe e abbiamo camminato a piedi nudi sul prato, un po’ di tregua dai trampoli per le donnine e dalle scarpe strette per gli ometti. Roccio era piegato dal mal di schiena (e tutt’oggi mica sta molto meglio) e ad ogni passo sentiva le fitte corrergli giù per la gamba. Stephen è riuscito per errore a staccare la spina della corrente al tizio che suonava, interrompendo per un attimo la musica e dichiarando ad alta voce, con la spina in mano “Non sono stato io!”. Francesca si era data una specie di fondotinta spray sulle gambe perché erano troppo pallide. Io avevo rimediato indossando delle calze color carne ma nemmeno queste potevano fare qualcosa contro il mio pallore. Roccio durante il buffet è sparito tra i tavoli pieni di cibo riempiendosi il piatto di golosità mentre io incespicavo incastrandomi nella terra. Francesca ballando ha preso una storta e la sposa soffriva per le scarpe strette.
E’ stata una bella avventura.
Dopo l'unione di cavaliere e principessa fa strano sentire del divorzio tra il cavaliere e la Veronica. Buffo.
Ecco, lo dovevo dire. Il mio racconto è stato breve perché ho perso un po’ l’ispirazione alla scrittura. Non che non abbia niente da dire: ogni giorno penso “cacchio questa cosa la devo scrivere sul blog”. Poi bum, arrivo a casa, sistemo due cose, mi faccio una doccia, si cucina, si stende, si lavano i piatti si cazzeggia e la giornata è più che terminata.
Ora mi ci devo proprio impegnare, ci sono un sacco di cose da dire, magari cazzate. Però meglio, questo è per me una specie di diario, a volte vado a cercare alcune date importanti sul blog perché altrimenti non le ricorderei.
Ieri, per esempio, ci ha chiamato la proprietaria di casa per dirci, tra le altre cose, che i vicini si lamentano del disordine del giardino. E c'è anche la siepe. Mannaggia a loro quasi non ci ho dormito e stasera dovrò sistemare tutto.
Quindi.

Canzone del giorno: Dynamite Scorpions

28 aprile 2009

Profumo di fiori

Innanzitutto grazie mille a tutti, ho passato un fantastico compleanno. Ho un quarto di secolo e tre anni ormai, e un iphone che Roccio mi ha regalato.
Io, che sono sempre stata così critica sulla Apple e sui suoi prodotti, ora mi sto sorbendo la miriade di gente che su feisbuk mi prende in giro perché sto sposando la causa thinkdifferent. In verità no. E' che l'iphone è proprio una figata.
E' che io con questi aggeggini tecnologici ci vado a nozze.
E non ho mai detto che sono brutti: i prodotti Apple sono bellissimi, ben curati, hanno schermi micidiali. Ma sono costosissimi.
L'iphone è davvero una figata, ma l'ho già scritto.
Ora profumo di fiori, Roccio mi ha regalato una crema corpo all'iris bianco. Sono un bellissimo fiorellino.
Vorrei scrivere un sacco di cose, per esempio ripromettere al mondo che mi iscriverò in palestra (usando la fantastica megaborsa da palestra, il cardiofrequenzimetro e la tuta che mi hanno regalato), cercare di vestirmi ogni tanto un po' meglio prima di ingrassare irrimediabilmente per aver infranto la promessa di cui sopra, lavorare un po' meno e distrarmi di più. Anche scrivere di più, sul blog o su qualsiasi altro accesso virtuale verso il mondo.
Oggi sono un fiorellino, profumo e sono felice. Grazie davvero a tutti.

Canzone del giorno: sigla di "Ransie la strega"

03 marzo 2009

Anonimo Veneziano

Venerdì, all'uscita da lavoro, un anonimo veneziano ha lasciato sulla 600 un rametto di mimose.
Grazie anonimo.

A proposito, venerdì partiamo per Venezia. Io, inutile dirlo, sono entusiasta. Non per Venezia, o meglio, anche per Venezia. Ma soprattutto perché ho proprio bisogno di andare via con Roccio anche se solo per un paio di giorni.

Mi sono segnata le mille cose che voglio vedere.

Spero di vederne almeno la metà.

09 febbraio 2009

Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Ieri sera abbiamo visitato Pontassieve, da una parte volevamo vedere la mostra di Ligabue, ma era tardi. Così ci siamo chiusi in un bar a prendere qualcosa di caldo e poi siamo andati a fare due passi per la cittadina medievale.
Era tardi anche per tornare a casa a mangiare, così siamo andati allo Stony Pub, di strada per tornare a casa. Così oltre a noi, al primo cavaliere e alla principesse nera, si sono aggiunti Esse ed Effe. Dopo esserci strafogati di patatine, polletto fritto, hamburger e hot dog e aver chiacchierato come bravi guaglioni decidiamo di tornare a casa.

Ho messo il forward veloce sulla serata perché tornando Roccio mi dice "Ti faccio vedere un posto" e parcheggia in una piazzola.

Siamo a Girone, nei dintorni di Fiesole. Camminiamo sul ciglio della strada finché arriviamo a un grosso cancello.

E' il cimitero americano di guerra. Roccio sa quanto mi piacciono i cimiteri, luoghi di pace, dove la gente dorme davvero.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.


Il cancello è chiuso ma di lato c'è una recinzione bassa.
Scavalchiamo, dico.
No, dice, e se c'è qualcuno, e se ci sono allarmi?
Scavalchiamo, dico.
E scavalchiamo.

La pace surreale che si respira in un cimitero che dorme accanto al fiume e quanto di più surreale ci possa essere. Respiriamo ancora qualche secondo quel fresco odore di sonno eterno, ci voltiamo.
E torniamo via.

Torneremo un'altra volta al tramonto, con passi felpati sull'erba bagnata. Per non svegliare nessuno.
Ti Amo Roccio.

26 gennaio 2009

Intervento!

La mattina del 22 gennaio io e Roccio ci svegliamo alle 5.30. Prestino. Ma dobbiamo essere in ospedale alle 7.15 e la struttura si trova in centro. Quindi c'è da trovare parcheggio ed evitare la ZTL. A digiuno, entrambi, ancora sonnecchianti, ci mettiamo in macchina. Io ho una fifa boia, vorrei non sentire, vorrei un'anestesia totale, vorrei che fosse tutto già finito. Temo:
- di sentire male;
- di ottenere solo una grande cicatrice;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla.

Arriviamo e parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo Valdo Fusi. Le raccomandazioni del medico erano scritte su un foglietto.
presentarsi a digiuno alle 7,15 in ospedale al primo piano
fare una cena leggera la sera prima (ho mangiato di tutto di più all'autogrill sull'autostrada, autogrill Turchino tra Genova e Alessandria)
portare il necessario per il ricovero: pigiama, asciugamano, ciabatte.
depilarsi accuratamente le ascelle.

Tutto fatto tranne la cena che alle 7 del mattino mi sento ancora sullo stomaco. L'ospedale è un edificio molto vecchio ma completamente ristrutturato all'interno. L'entrata sfoggia mille colori e sembra la hall di un buon albergo. Noi saliamo le scale ma è tutto buio, non c'è nessuno. Al primo piano sembra tutto morto, quasi dismesso. Saliamo ancora ma è ancora peggio, sembra tutto disabitato da tempo, e allo stesso tempo tutto nuovissimo. Come in fase di costruzione. Al secondo piano ci sono altre due donnine: proviamo a scendere di nuovo e scendono con noi. Entriamo nel reparto buio ne desolato e una signora ci viene incontro e ci dice di accomodarci: il reparto è ancora chiuso ma tra poco aprirà.
Sono le 6.40 circa.
Ci sono divani molto comodi colorati: alcuni arancioni e altri rossi. Io e Roccio ci sediamo e mi appoggio a lui e quasi dormo, finché accendono la luce. Le due signore arrivate con noi vanno all'accettazione e si registrano, dopo tocca a me. E infine ci danno la camera. Sono insieme alla signora passata prima di me, nella stessa stanza. Anche lei deve essere operata ed è con sua mamma. La signora che ci accompagna mi chiede se sono C.C. di zona Parella. Dico che sì abitavo lì.
Mi dice "Sei la compagna delle elementari di mio figlio!".
Scopro che suo figlio era un mio grande amico alle elementari, ed è stato anche mio compagno alle medie. Casinista come pochi altri, io, lui e E.M. eravamo sempre insieme.

Ricordo un aneddoto: facevamo forse le scuole medie e stavamo tornando a casa facendo un piccolo pezzo di tragitto insieme. Io allora come adesso ero una persona abbastanza sottomessa. Non rispondevo nè a offese nè a insulti. Così un ragazzotto ci raggiunse e cominciò a dirmi (prendere in giro i genitori dell'uno e dell'altro era un passatempo abituale a quei tempi) "Io so chi è tua madre, la vedo sempre affacciata al balcone. E' quella signora cicciona.." Non fece in tempo a finire che M.V., il mio amico, lo prese per il bavero della giacca, lo attaccò al muro e disse "Non devi mai più permetterti di dirlo".

Ne parlai qualche tempo fa anche a Roccio, si ricorda bene e infatti quando glielo racconto rimane stupito. Il mondo è davvero piccolo.

Mi lascia nella stanza con la mia compagna di intervento. Ci spogliamo e ci infiliamo le stupide camiciole aperte sulla schiena e allacciate alla meno peggio. Un'infermiera controlla se abbiamo le ascelle ben depilate e mi fanno togliere anche l'anello. Non vorrei proprio toglierlo.
Giro per i corridoi cercando il bagno e reggendomi un lembo della stoffa di dietro, pinzandomi i due lembi per chiudere lo spacco ed impedire al mio sedere di uscire prepotentemente finché un'infermiera mi chiude il buco con il cerotto.

Intanto Roccio entra in stanza, scherziamo e un po' la tensione passa. E infine eccola, la mamma di M.V che chiama suo figlio in diretta e me lo passa. Quanto tempo! Ma la voce non è cambiata, chissà che casinista è ancora. La mamma è impressionante, si ricorda nomi e cognomi dei nostri compagni che io faccio fatica a ricordare. Uno è stato beccato per spaccio di stupefacenti, uno si è sposato e ha avuto un bambino. Lo stesso M.V. ha un bimbo di 14 mesi che pare sia identico a lui. Promettiamo di ribeccarci su facebook.

Arrivano delle infermiere che portano delle gocce alla donnina accanto a me, forse calmanti? La portano via e lei è spaventatissima, si vede. Anche io lo sono. E ogni volta che qualche infermiera entra in stanza io sobbalzo. Toccherà anche a me! Ma speriamo si siano dimenticati!
Fuori c'è il sole che illumina il parco al di fuori dell'ospedale. Gli spruzzi della fontana che si trova al suo centro arrivano all'altezza delle finestre della nostra stanza. E' una così bella giornata: che peccato essere qui.
Meno male che c'è Roccio, come farei mai senza di lui?
E poi arrivano, mi danno le gocce di calmante, mi sdraio nel letto sotto le lenzuola. Portano via il letto con le rotelle (un po' letto un po' barella: il lettella. O il baretto.). Io sono pietrificata ma rido e scherzo con Roccio e rivivo in un attimo la stessa sensazione che ho già provato altre volte della sala operatoria. La vista dalla barella che viene portata via, in mezzo alle persone che ti guardano.
Roccio sale con me e prima di entrare in sala operatoria le infermiere fermano la barella e dicono "Ferma, ferma, un bacio!". E lasciano che ci baciamo per un secondo, il che rende tutto molto più drammatico. Non nel senso di triste. Nel senso di una donna che sta correndo per prendere un treno e poi prima che questo parta si gira verso il suo uomo e *pciuk* gli smolla un bacio veloce che vuol dire "ci si vede presto!". Le porte sbattono dietro il mio baretto. O lettella.

Mi mollano lì per un po', in una sala antistante alle vere sale operatorie, da sola. Sono ben coperta eppure tremo, e mi rendo conto di essere molto agitata. Ho già chiesto alle infermiere di colpirmi forte per farmi perdere conoscienza ma hanno pensato scherzassi.
La mamma di M.V prima che io scendessi ha cercato di tranquillizzarmi dicendomi che sarò sveglia, non sentirò nulla, non vedrò nulla e potrò parlare con i dottori. Che queste cose le fanno tutti i giorni. Ma io no, io non voglio essere sveglia e almeno vorrei vedere. Non voglio parlare con i dottori, voglio un'anestesia totale!
Sono lì sul lettino e tremo senza avere freddo. Allora mi concentro e razionalizzo. Di cosa ho paura? Mmm questo lo so. Però forse se respiro profondamente e faccio finta di essere in un altro posto. Forse forse. Se capisco di essere al sicuro finché sono parcheggiata qui... E mi calmo.
Arriva un camice verde (capiròò in seguito che si tratta dell'anestesista). Mi dice "ehilà, come va? ci vediamo dopo". E sparisce dietro un angolo con una vecchiettina che vuole un consulto.
Rimango ancora lì sola mentre ascolto le loro conversazioni. Arriva un'altra persona che mi controlla i calzini e chiede se sono di cotone "penso di sì". Alza le spallucce.
Arriva il chirurgo (che scoprirò essere molto apprezzato tra le donnine del reparto) e mi chiede come va, dico che voglio una botta in testa. "Posso darti altro tranquillante, si tratta solo di un buchino"
"Posso avere un'anestesia anche per il buchino?"
Ride. Non mi prendono sul serio!
Mi spostano sulla barella chirurgica, è più stretta e presenta due braccioli laterali regolabili che ti permettono di stare comodamente crocefissa pur rimanendo sdraiata. Mi mettono la cuffietta verde e le babbucce di plastica blu. Mi aiutano a togliermi il camiciottolo, mi coprono e mi spingono in sala operatoria. Mi sento come rapita dagli alieni, c'è un odore strano e i dottori litigano simpaticamente per qualcosa. Mi guardo in giro e mi mettono addosso una coperta riscaldante di colore rosa. In un attimo sto benissimo. Vorrei avere una coperta simile a casa. Mi stringono una specie di fascia sulla caviglia sinistra. L'infermiera dice che serve per misurarmi la pressione. E difatti si gonfia ogni tot secondi. Mi pinzano il dito indice della mano destra, per misurare il battito cardiaco poggiandomi il braccio destro sul rispettivo bracciolo.
L'infermiera dice "e ora cerchiamo una vena".
Ecco, lo sapevo. Non immaginavo avessero bisogno di una vena, non ne ho disponibili al momento. Porgo il mio braccio sinistro sul rispettivo bracciolo. Guarda guarda e ovviamente nulla. "Non hai vene!".
Guarda la mano.
"C'è solo questa, mi serve un ago rosa". Nonostante il colore carino, l'ago non è piccolo, anzi.
Ma fa nulla. Mi attacca alla flebo e penso che tra poco sarà tutto finito.
Arrivano i chirurghi.
Le infermiere versano betadine rosso sul mio seno destro. Cola ovunque ed è freddo, mi lascerà orribili macchie gialle un po' ovunque.

Un'altra infermiera prepara una siringa con del liquido rosa pesca. "Cos'è?"
"Un sedativo, per farti stare più tranquilla"

Mi coprono con un telo verde e sento punzecchiare il seno. Chiudo gli occhi.

"Finito"
Mi tolgono il telo e apro gli occhi.
"Ho dormito tutto il tempo?"
"Sì"
"Avete trovato? Avete tolto tutto?"
"Certo"
"Ma quanto è durato?"
"Un'ora"

Fantastico, non ho sentito nulla, mi hanno sedata, ho dormito!
Il mio ideale di intervento.

Mi rimettono sulla barella e Roccio è fuori che mi aspetta, gli dico di quanto è stato incredibile, non mi fa nemmeno tanto male, ho dormito tutto il tempo.

Fino alle 15 rimaniamo in reparto, ci portano del thè, anche la signora operata prima di me è rimasta sbalordita. I punti non tirano molto, sono stati parecchio bravi. Ci hanno messo punti riassorbibili che non sarà necessario togliere.
Alla nostra dimissione purtroppo la signora che stava con me è svenuta un paio di volte ed è rimasta in osservazione in ospedale per la notte.

Ci hanno dato gli antibiotici da prendere e l'appuntamento per il giorno dopo per la medicazione.
Ho potuto constatare che la ferita si è quasi riemarginata, non c'è nemmeno un goccio di sangue. E' un taglio orizzontale che parte dalla zona dello sterno e arriva fino quasi al capezzolo, lungo 5-6 cm. Sto cercando informazioni su come medicare questa cicatrice, una volta asciutta, affinché si veda il meno possibile.
Si accettano consigli.

Cose che temevo:
- di sentire male, non ho sentito NULLA;
- di ottenere solo una grande cicatrice, su questo ci lavoreremo;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla, hanno trovato tutto.

Roccio ha davvero molta pazienza, faccio sempre troppo rumore per nulla. Però è bello sapere che è lì con me, che mi aspetta, fuori dalla sala operatoria. Che c'è sempre, con me, per me, per noi.
Ti Amo, Roccio. Davvero tanto.

Canzone del giorno: I wanna be sedated Ramones

24 dicembre 2008

Terza puntata

Non immaginavo esistesse un reparto di Senologia e una visita Senologica. Il nome mi fa pensare più alla geriatria che al seno vero e proprio.
Eppure esiste davvero. Ed è pieno di donnine che aspettano, alcune giovani, molte altre meno, raccontandosi le loro drammatiche esperienze. Rimanere in attesa lì fuori non è decisamente positivo e non fa sperare al meglio. Chi racconta di dover tornare ogni settimana per fare la medicazione, chi con perizia di particolari, come è stata operata e chi racconta dei propri problemi nella vita di tutti i giorni. La mia visita era alle 11 ma sono passata dopo le 13.
Il medico mi ha palpato il seno alla ricerca di questi noduli ma non li ha trovati, ha dichiarato che effettivamente sono microcalcificazioni troppo piccole, per quello facciamo la biopsia. Aggiunge che la biopsia serve per capire cosa sono perché non hanno ancora dati su “ragazze così giovani che in età dello sviluppo abbiano seguito cicli di radioterapia a mantellina”.
Sono diventata un caso statistico.
Prima di procedere alla biopsia, che sarà monitorata da una macchina radiografica per capire dove stanno andando, faranno un tracciamento col carbone vegetale che servirà da guida.
Il rischio che può verificarsi è di non trovare le microcalcificazioni, essendo troppo piccole, quindi di aprire, chiudere e dover riaprire nuovamente.
Domando di che dimensioni sarà il taglio, sto diventando una sorta di Frankenstein a forza di cicatrici. Il taglio sarà piccolo, dice lui, come quello che le hanno fatto per il neo (N.B. per un neo di 5 mm hanno fatto un taglio di 5 cm, la legge chirurgica del “x10”).
Strabuzzo gli occhi: dove sta la tecnologia, la nanochirurgia, la laparoscopia? Con le dita indica una lunghezza di circa 5 cm.
Eccolo: la legge del “x10”: per un nodulo di 4 mm un taglio di 5 cm.
Di questo natale è la cosa che più mi scazza, davvero. L’idea di fare questo e rimanere in attesa del responso.
Ieri era il compleanno di Roccio, mi spiace non essere molto allegra in questo periodo ma ho tante cose che mi impediscono di sorridere col cuore ed essendo troppo espressiva non riesco a nascondere tutto.
Poi non so, magari è il tempo, magari tra qualche giorno passa tutto, magari mi riprendo un attimo, magari la smetto di preoccuparmi.
Comincio ad odiare seriamente il natale.

04 dicembre 2008

Colpa del tassista

Sabato sera siamo andati in un pub triste triste. Ma era sabato o venerdì? Non ricordo. Il pub a dirla tutta è molto bello, è grande, tutto di legno. Il classico pub dove si va tra amici a chiacchierare. E’ totalmente vuoto, quindi c’è vasta scelta di tavoli. E’ una cosa non da poco.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva:assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia. Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.

17 novembre 2008

BruciaGrassi e MangiaBanane

Ci sono innumerevoli novità in questo mondo. Venerdì sera la prima serata mondana tra colleghi e non (ho scoperto che i nostri due validissimi informatici erano compagni di università di Roccio, tant'è che mi hanno detto "Dovevi dircelo che stavi con Roccio, così capivamo chi era!") e siamo andati a sentire un mio collega suonare in un pub ad Empoli. Devo dire che sono stati proprio bravi.

Venerdì, incuriosita dal corso sulla comunicazione fatto in azienda, ho comprato un libro sulla PNL. Se cercate su web non vi sarà difficile trovare qualcosa.
Nella mia vita ho sempre accusato gli altri di non capirmi ma forse sono io a non capire o a non spiegarmi bene, così voglio darmi un'opportunità per cambiare e cercare di capire gli altri mondi che mi circondano. Sto diventando davvero una piattola, intollerante di qualsiasi cosa e/o persona e spesso mi chiedo cosa mi renda così acida.

Altre news, lo sapevo, ma ho trovato conferme, sulle difficoltà intrinseche della vita semimatrimoniale. Odio quelle coppie (ecco l'intolleranza) che quando gli chiedi "Come va?" Rispondono "Benisssssimoooo". Non è vero!
Ci sono sempre delle piccole/grandi difficoltà e il fatto di riuscire ad affrontarle rende sicuramente la coppia più stabile di quanto non si creda.
Esempio: ieri sono entrata in vivissima paranoia perché in 24 ore Roccio avrà spiccicato sì e no 10 parole. Io cado in depressione quando non capisco cosa succede e Roccio non è la persona più comunicativa del mondo.
Alché mi chiudo e l'insicurezza e il senso di colpa prendono il sopravvento su qualsiasi cosa. Entrare in un vortice negativo è facile perché dal suo silenzio scaturisce il mio silenzio che genera altro silenzio e musi lunghi ecc ecc.

In genere però a questo punto scatta qualcosa nella mia testa che razionalizza il contesto e rende tutto un po' più chiaro. Spesso una frase un po' più forte, un po' provocatoria suscita una risposta. Magari non quella che ci aspettavamo ma comunque una risposta.
E allora da un silenzio può nascere una discussione, un chiarimento e si può andare avanti più solidi di prima.

E questi non sono problemi.

Entrare nel bagno e sentire che dall'altra parte, il bagno maschile, provengono suoni sospetti (sfregamenti e sospiri.. spero proprio che si tratti di una persona a cui piaccia molto lucidarsi le scarpe)... questi sono problemi.

Una novità per chi è a dieta: la dieta delle banane. Esperti orientali confermano che mangiare due banane al mattino sorseggiando acqua tiepida (vomito al solo pensiero) possa far perdere un sacco di chili.
Certo.
E' passata la moda della dieta dell'ananas, del cocco, ora è arrivata quella delle banane e mi aspetto che qualcuno si decida a far uscire la dieta dei cachi che tanto mi piacciono.
Io, in preda a una crisi maniacale di attività fisica, ho comprato due dvd: uno con esercizi bruciagrassi e uno di pilates. Entrambi mi spezzano gambe e schiena ma "se bella vuoi apparire un poco devi soffrire" maledetto chi ha inventanto questa frase. Mi chirurgizzo tutta così soffro tanto ma una volta e basta.
Oltre ai dvd abbiamo comprato una corda per saltare e domenica sono andata a pattinare col risultato che oggi ho le gambe a pezzi.

Stasera ho sentito Aga, carnivorofilo di aspirazione e postino di professione, il quale mi ha detto che un personaggio in italia sta micropropagando le piante carnivore. Che dire: bravi! Or ora che mi serve un bel cephalotus so dove poterlo comprare.

Quando l'ho messo in vivavoce perché parlasse con Roccio ha urlato "Quanto sei figo!" e ovviamente il complimento non era rivolto a me.

Sabato ci sarà una pizza carnivora a Torino, così ci si può rivedere e fare 4 chiacchiere. Mi farà piacere e chissà se si riuscisse a riprendere i contatti e il giro. Volevo scrivere mille cose, ma ci provo domani. Prometto di impegnarmi un po' di più col blog. E' che il lavoro e gli interessi impegnano il 99,9% del tempo. Ma mi impegnerò a scrivere sul water closed mentre rifletto sul mondo. Così unisco l'utile al dilettevole.

18 giugno 2008

Un infarto al cervello

Oggi è stata una giornata devastante. Eppure era partita bene: al nuovo lavoro ero riuscita anche a farmi coraggio e prendere due telefonate. Due o tre.
Poi sto facendo pratiche di voltura contratti.
Sarebbe una cosa molto semplice se il programma non fosse tanto complicato. Se le procedure non fossero tante complesse. Se i moduli da compilare non fossero equivoci. Se.. insomma avete capito.
Al mattino quindi sono rimasta in affiancamento con una ragazza e ho ascoltato le chiamate. Nel pomeriggio mi sono toccate un po' di pratiche. Ma ho paura di sbagliare: si tratta di fatture e io con i soldi non ho familiarità. Quindi la concentrazione era al massimo. Tipo che rimanevo interi quarti d'ora a pensare prima di chiedere.
Ho saltato pranzo perché non mi andava di mangiare e verso le 16 ho cominciato a vedere a pallini bianchi. Mi sono alzata, sono andata a prendere un kitkat e ho fatto 4 chiacchiere. Insieme ai pallini bianchi è arrivato il mal di testa. Sempre più forte, sempre un po' più forte. Alle 17.30 quando sono uscita (e Roccio mi aspettava sotto l'ufficio per andare ai gigli) ero quasi devastata. L'aria condizionata tenuta accesa non mi aveva aiutata e la temperatura infernale nell'abitacolo della macchina ha fatto il resto. Insomma, ci credete che non riuscivo a reggermi in piedi, non riuscivo nemmeno a pensare e avevo una nausea fortissima? Il programma era di mangiucchiare qualcosa velocemente ai gigli e poi tornare a casa che verso le 20.30 sarebbero arrivati gli altri per le prove del gruppo. Ma io non ce la facevo, nemmeno a stare in coda in cassa. Ho dovuto aspettare Roccio su una panchina al di là delle casse, con la testa poggiata sullo schienale e la salivazione a palla.
Appena arriva Roccio andiamo a casa, non riesco proprio nemmeno a immaginare il cibo che mi sale il vomito. Prima di partire Roccio avvisa che le prove sono rimandate. Mi spiace molto ma questa volta proprio non ce la facevo (dico "questa volta" perché anche sabato ho avuto mal di testa, ma dopo il pastiglino era tutto passato, però il pastiglino va preso a stomaco pieno, ecco perché stavolta non ho potuto prenderlo). Tornati a casa mi sono tuffata sul letto e ho riposato e quando Roccio mi ha chiamata per la pappa alle 20.45 ero un'altra persona.
Nel letto pensavo: non so che dolore si provi durante un infarto al cuore. Ma io sicuramente ho avuto un infarto al cervello.

12 marzo 2008

L'odissea delle nuove dimissioni

Ragazzi, forse non lo sapevate, ma adesso dimettersi è diventato più difficile che trovare lavoro.
Prima c'era la letterina. Ognuno la scriveva come gli pareva, magari ci faceva due cuori sopra. I più romantici la cospargevano di profumo, i più malinconici ci piangevano sopra, i feliciperchémenevado scrivevano insulti al datore di lavoro con inchiostro simpatico.

Ora non più, niente lettere corredate di fiorellini o insulti.
Ora ci pensano direttamente delle strutture che fanno da intermediario.

Comuni, centri per l'impiego e simili sono i fortunati vincitori dell'asta.
Ora esiste una procedura per le dimissioni volontarie. Incredibile come l'Italia riesca a mettere burocrazia dove non c'era, a rendere difficili cose prima semplicisissime, a complicare il Belpaese.

Per dare le dimissioni bisogna andare al centro per l'impiego (e prendere un permesso per farlo! Dato che hanno orari fortunatissimi, almeno per loro che ci lavorano), compilare il modulo informatico e farselo validare. Tornare al lavoro e dare il modulo, compilato e verificato al datore entro 15 giorni. Se no le dimissioni non sono valide.
Mi informo e scrivo al centro per l'impiego più vicino casa. La tizia, tra uno sbuffo e l'altro, mi dice che devo prendere appuntamento via mail.
Scrivo una mail e chiedo di poter prendere appuntamento. Mi rispondono di chiedere a un altro centro per l'impiego, che loro sono pieni fino al 20 marzo. Scrivo all'altro centro per l'impiego dove mi dicono che sono liberi e posso andare quando voglio (ovvero negli orari di apertura).
Dopo due giorni finalmente riesco a dimettermi infatti domani andrò al centro per l'impiego. Oggi parlo con i miei due capi (sono dipendente di un'azienda di Milano ma lavoro qui a Torino e oggi sono presenti entrambi i boss).

Il mio collega qui accanto mi riferisce che proprio quel centro per l'impiego è vicino casa sua però già quando ci passa lui è pieno di gente (lui passa di lì per le 8,15 credo) anche se aprono alle 9.
Sarà una mattinata devastante.

Roccio in queste sere va a pulire la casa e a togliere di mezzo un po' di cose della proprietaria. Sabato facciamo un salto da Ikea e controlliamo tende, mobili per il bagno, ecc ecc.
Io, presa dalla makeup mania, stasera mi sa che faccio un salto in centro a scovare prodotti ARTDECO e Make Up For Ever.

27 febbraio 2008

Ma i capelli color prugna fanno cacare?

La frase della giornata di oggi è: ho i capelli color prugna, infatti fanno cacare.
Presa dalla disperazione dei capelli rossi che ormai non sopportavo più, mi sono fatta i capelli di un colore chiamato "viola prestige". In verità è un prugna un po' più scuro, quasi nero-viola. Per non sbagliare ho preso due confezioni, comincio ad avere i capelli lunghini. Solo che ieri sera ero stanca e farmi la tinta diventa sempre più lungo. Quando il colore è scuro poi riesco a macchiare tutto, vasca da bagno, lavandino, a volte anche il pavimento e c'è da pulire. Insomma, usando due confezioni sono riuscita a lasciare qualche macchia arancione sui capelli, residuo del vecchio colore, e ora sono un po' leopardata.
La prossima volta andrò dal parrucchiere per quanto mi scocci.
Domani sera parto! Dopodomani andiamo a Roma e stasera avrò da fare mille cose. Quindi salto la mia visita dal dottore, dovevo andarci perché è una settimana che mi sveglio con un mal di testa atroce che va via a metà mattina e torna la sera (a tormentarmi). Poi ricomincia il ciclo, al mattimo mal di testa, a metà mattina va via, ecc ecc.

Ieri sera il mio Roccio (insieme al cinghialo Cosimino) è arrivato al terzo posto del torneo di calcio balilla tenuto alla casa del popolo dove pranza quando è al lavoro. Ha vinto una bottiglia di vino e un salamone che inaugureremo nella nostra casina se, toccando ferro, diventa nostra. Venerdì sapremo qualcosa: intanto Roccio è sommerso dalle questioni burocratiche dovute all'affitto.

Ho detto a mia mamma che abbiamo trovato casa: è stata zitta per 5 minuti. Pensavo peggio. Di solito non mi parla per giorni quando si offende.

Canzone del giorno: Du Hast Rammstein

26 febbraio 2008

Colloquio (sei su scherzi a parte 2)

Con questa storia della casa parecchie cose sono cambiate. Non mi interessa cercare un altro lavoro qui a Torino. Peccato che.

Ieri mi chiama la tizia dell'agenzia interinale. Mi programma un secondo colloquio presso questa azienda di Chieri. Io sono in ufficio e non posso parlare: accetto ma subito dopo le mando una mail specificando che sto per trasferirmi. Mi chiama quasi immediatamente dicendomi che aveva già programmato un colloquio per la sera e che non poteva dire all'azienda del mio trasferimento. Mi chiede se per favore posso andare comunque e poi decidere lì cosa dirgli. Ok, meglio mantenere ottimi i rapporti con le agenzie interinali, hanno contatti anche a Firenze e potrebbero essermi d'aiuto.
Vado e mi perdo mille volte. Chieri cambia viabilità ogni giorno?
Vado, parcheggio e salgo.
Mi riceve subito.
Penso a tutte le cose che posso dire per non farmi prendere.
Ah, giusto! Racconto tutte le mie esperienze dimostrando che non sono una persona affidabile e lui penserà che non so cosa fare nella vita. Benissimo.
Attacco con la pippola e uso termini come Cioè, vediamo che posso dirle, mmmm, insomma, ecco, allora. Tutti intercalare che nessuno può sopportare.
Mi dice Le faccio ora una domanda cattiva e provocatoria: lei ha cambiato mille lavori e si lamenta dei posti in cui è stata. Ma non è che la colpa è sua? E poi, non ha paura di apparire come una persona che non sa cosa fare nella vita o che non sa fare nulla?.
Bene, penso, è fatta.
Gli rispondo che in verità è giusto cercare sempre per il meglio e anche decidesse per l'assunzione, se poi trovassi di meglio me ne andrei sicuramente.
Rimane in silenzio per due secondi e poi esclama: Bella la sua risposta! Mi piace. E' una persona corretta e sincera.
Decido allora di giocarmela diversamente. Quando mi parla dello stipendio (che è uguale a quello che prendo qui, però lì sono più vicina a casa e mi danno anche i ticket restaurant più premi aziendali ecc ecc) mi fingo disinteressata. Dico che sto valutando anche altre proposte.
Mi dice che lui è molto interessato, ma vuole una risposta quasi immediata. Anzi vorrebbe anche io andassi lì due giorni a vedere come si sta e cosa si fa.
Dico che ho problemi a prendere ferie (cerco di chiudere tutte le porte)
Mi dice allora di pensarci e di fargli sapere qualcosa entro mercoledì.
Io intanto faccio le cose più assurde che mai avrei fatto a un colloquio. Faccio per alzarmi numerose volte perché voglio tornare a casa e lui continua a parlare. Oggi l'agenzia interinale dice che devo aver fatto una bella impressione perché l'azienda si era rivolta a loro per conoscere il mio feedback.

Terribile: come si fa a non avere un posto di lavoro quando non lo si vuole?

Oggi scrivo una mail al referente aziendale. Dico che mi spiace ma ho accettato un'altra offerta più vicino a casa. Che ora non è così, ma un giorno lo sarà.

Intanto tornata a casa ho inviato 4 curricula a Firenze e oggi mi sono iscritta a manpower.

Ieri sera Roccio ha partecipato a un torneo di calcetto ma ha rovinosamente perso. Non importa, mi presenterò in stazione ricoperta da fiocchini rossi in maniera tale che non gli manchi nessun trofeo.

20 febbraio 2008

Sensus colparum bradipiensis

Ieri ero di nuovo in mutua. Sono talmente cagionevole di salute che mi basta prendere mezzo colpo d'aria e in 5 minuti sono pronti mal di gola e febbre.
Quindi ho fatto tutte quelle cose che si fanno in mutua: mi sono svegliata alle 11. Ho cazzeggiato. Sono andata dal dottore che mi ha detto in 5 minuti che ho le placche in gola e devo prendere un superantibiotico. Mi sono comprata un burrocacao per labbra in un'erboristeria, così evito di spalmarmici sempre quella schifezza del labello che non mi fa nulla, anzi, rende le mie labbra peggio del deserto del Gobi.
Ho suonato un po' il basso. Non ho parlato per nulla perché ieri non avevo proprio voce. Roccio diceva che ero il sogno di ogni uomo: una donna che non può parlare.
In quel senso mi hanno ricordato che qui, nel reparto produzione, hanno stampato questa immagine.



Oggi rientrata al lavoro e sparate due cazzate si comincia a fare discorsi seri. Io ho annunciato al mio capo che stasera ho un colloquio. Lui ha fatto la faccia mesta, ma è ovvio che io cominci a pensare a me dato che qui forse ci pagheranno ad aprile.

La voce è tornata ma posson dire ben poche minchiaggini per sollevare gli animi. La gente è a pezzi. Se non si arriva a fine mese come si può sperare di arrivare ad aprile? Gente che ha famiglia, mutuo, spese. Io sono l'unica fortunata perché non ho tutte queste spese ma dato che anch'io voglio pensare al futuro, intanto mando qualche curriculum. Poi chissà, magari l'azienda si rimette in piedi presto...

L'altra notte ho sognato che il mio babbo era in coma da più di 7 anni (in verità è morto più di 7 anni fa). Andavo in ospedale a trovarlo, gli toccavo una gamba, all'altezza delle caviglie, e lui si svegliava.

Ho i sensi di colpa rallentati, un po' come tutto il resto.

10 febbraio 2008

Cane nero

Murphy, con la sua celebre frase Se qualcosa può andar storto lo farà aveva aperto la strada per la stesura di una Bibbia, non un libro. E siccome le disgrazie mai arrivano da sole, mia nonna è stata ricoverata. I linfonodi le si sono ingrossati, in gola, non riesce a mangiare e sono alcuni giorni che proprio non riesce a deglutire nulla. Come se non bastasse venerdì notte, alla vigilia della partenza di mia mamma per Milano, per andare da mia nonna, Fiocco, l'ultimo cane arrivato in famiglia, è svenuto. E' svenuto, si è fatto la pipì addosso e si muoveva in maniera convulsiva per rialzarsi. E piangeva, piangeva forte. Così appena arrivato Roccio in stazione siamo andati a prendere Fiocco e mia mamma e siamo andati all'ospedale per animali. Fiocco è risultato molto anemico: la radiografia non mostrava nulla di strano nella zona cuore/polmoni, ma la visibilità a livello dell'intestino era scarsa. Alla fine hanno optato per un ricovero. Nei prelievi sanguigni il valore dell'emoglobina era molto basso, quindi c'era un'emorragia ma non si capiva bene dove. Per di più mi hanno detto che un testicolo è molto più grosso dell'altro, il che potrebbe rivelare una massa tumorale a livello del testicolo. Domani faranno un'ecografia per vedere se nell'addome c'è una massa tumorale che può avere creato una piccola emorragia e controlleranno bene i testicoli.
Alle 2 di notte circa torniamo a casa.
Sabato mattina di corsa in stazione per accompagnare mia mamma. E poi spesa. E poi casa. E poi concerto a Cuneo.

Possiamo dire di non esserci mai fermati.
Il concerto era quello dei Subsonica.
Sì, direte, ma se fanno un tour sicuramente passano da Torino e Firenze. Infatti, dico io, però a Torino e Firenze ci passano in giorni infrasettimanali e quindi ci tocca prendere ferie o permessi. E Bom, come si dice qui a Torino (se non me l'avesse fatto notare Roccio io proprio non ci avrei fatto caso. Bom, per me è naturale dire bom). Insomma ci spariamo più di un'ora e mezza di macchina per arrivare. I subsonica sono stati davvero bravi. Hanno ideato un palcoscenico niente male, una specie di corridoio (in grata) dove i membri suonavano l'uno accanto all'altro. Questo solitamente non avviene, perché in un palco qualunque il cantante rimane davanti, dietro di lui il chitarrista e il bassista e, in fondo, tastierista e batteria. Il tutto corredato da effetti di luce.. uhm. Se riesco metto online qualche foto (cerco che riesco, se non lo faccio è solo per pigrizia).
E' impossibile non ballare con i Subsonica. C'è chi però ha cominciato ben prima a ballare (un omino spettacolare, quasi quasi da mettere su youtube).

Tornati a casa e stamattina anche non abbiamo dormito granché. Insomma un weekend un po' di corsa. Ma sempre insieme.

Stasera sono andata a trovare Fiocco e ho trovato un ex collega di 892424 (con la sua ragazza) mentre portavano il loro cane. Anche lui con l'ernia al disco. La ragazza era un po' disperata, così le ho parlato di Poldo e si è un po' tranquillizzata. C'è un'epidemia canina di malattie in questo periodo.
Come se non bastasse ieri mi sono anche arrivate. Mancava solo bucassimo con la 600, e avevamo risolto il sabato.

Ora Roccio è in viaggio, e io lo aspetto. Ogni domenica aspetto il venerdì. Ogni giorno aspetto il venerdì. Anche di venerdì!

Canzone del giorno: Canenero Subsonica