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31 maggio 2018

No makeup: day #4
La mia aura

"La sua vita era esemplare, e tuttavia la consumava senza tregua una disperazione interiore. Tentava continue metamorfosi, come per sfuggire a se stessa; il colore dei suoi capelli e la loro acconciatura erano famosi per la loro instabilità. Così pure cambiavano il sorriso, l'incarnato, il taglio degli occhi" (L'Aleph - Borges)

Da qualche anno mi sono accorta di soffrire di emicrania con aura. Non sento di aver bisogno di andare dal medico perché mia sorella ne soffre e ha fatto delle visite neurologiche, probabilmente anche Madre (che è della vecchia scuola di chi non va dal medico nemmeno in punto di morte).


L'emicrania con aura può non presentare il tipico mal di testa da voglia di decapitarsi. In me il mal di testa arriva sempre.

Nel mio caso comincia con la vista che presenta degli spot bianchi. Divento incapace di leggere.
È difficile da spiegare. Vedi tutto l'insieme ma ti mancano dei pezzi, delle lettere. Devi muovere spesso gli occhi per poter catturare più dettagli possibili.

Il secondo step consiste in piccoli puntini luminosi. Quelli che vedete se avete la pressione bassa, per intenderci. O per lo meno molto simili.


Il terzo step sono le coroncine luminose. Si presentano a bordo del campo visivo. Luminose, colorate e frastagliate.


È meglio non aspettare molto tempo per prendere la pastiglia per il mal di testa. In breve arrivano il senso di pesantezza, il forte mal di testa, la nausea (che impedirà di cibarvi e quindi di prendere la pastiglia della felicità).


La cosa buffa è che queste visioni sono comuni a tutte le persone che hanno questo tipo di emicrania. Sembra che siano dei pattern dovuti a una sorta di scossa elettrica che attraversa le zone visive del cervello.


In tutto questo ti senti però anche confuso, stanco. I colori diventano più brillanti anche se la vista fa fatica e poi *bam* parte il dolore.


Può accadermi in qualsiasi momento ma penso sia legata a fattori stressanti o di luce. Ho notato che quando ho la luce che mi arriva da lato destro (luce del sole) è più facile che si presenti.

Una volta ero sul tram e stavo leggendo sul mio ebook reader quando d'improvviso comincio a non leggere più bene. Non mancavano le lettere ma intere parole.

Quando sono scusa, anche la realtà mancava di pezzi. Mi sono fiondata in un bar a mangiare qualcosa e a prendere una pastiglia, appena in tempo prima che il dolore cominciasse.


In realtà, e per fortuna, sono episodi rari. Mi capita ogni 3-4 mesi a esagerare, quindi è piuttosto gestibile. Anche la mia emicrania senza aura ha diminuito di frequenza e mentre prima si presentava quasi ogni weekend, ora possono passare mesi senza ch'io l'abbia.


A discapito di tutto, continuo con il mio progetto senza makeup. Incredibile come la gente lo noti proprio.


Tra i "Ma che faccia sbattuta che hai, Carla"
"No, sono solo senza trucco"

"No no hai anche una faccia stanca"

E i "Ma come mai non ti trucchi più?"


Quasi fosse un atto dovuto. Immaginate se mi chiedessero "Ma come mai non ti tingi più i capelli?"

O "Come mai non indossi più le Superga?"

E la mia domanda invece diventa un "C'è un modo per non essere sciatte senza combinarsi la faccia con troppo trucco? Come poter essere belle naturalmente?"





Ieri poteva facilmente essere il bestemmia day. Ma sono stata brava.
Al primo lavoro ho dovuto discutere con una collega che non ha capito assolutamente che siamo tutti nella stessa barca, che le postazioni NON sono fisse anche se lei in maniera molto infantile ha incalzato con un tipregotipregotiprego. Per fortuna mi passa subito anche se non ho mancato di consigliarle caldamente di essere più elastica, come il luogo richiede. Sì, hai RAGIONISSIMO.

La collega che mi guardava in cagnesco in realtà ha mille problemi e ieri non ha mancato di elencarmeli tutti mostrandomi le gocce di xanax che porta in borsa. Credo che più che cagnesco fosse uno sguardo stanco di un po' di cose.

Avevo dimenticato il cavo per collegare il mio Huawei P9 al powerbank. Questo cazzo di telefono ha un'autonomia bassissima. Parto da casa alle 7.30 che sono al 100%. Arrivo al lavoro alle 9.00 che sono già al 70%. Alle 13 sono al 35% e spesso arrivo al secondo lavoro che sono al 20%.
Così in pausa pranzo sono corsa all'ipercoop a prendere un cavo (così almeno uno lo tengo a casa e uno sempre in borsa che non si sa mai). E sono in risparmio energetico, eh?

Il secondo lavoro ha cambiato sede, e soltanto ieri mattina scopro che il turno del pomeriggio comincia alle 13.30.

Certo, io ho il teletrasporto.

Ed è cominciata più o meno così nella chat di lavoro, che è una delle chat che andrebbe abolita in ogni modo (come, mi raccontano, le chat di gruppo delle mamme dei ragazzotti a scuola).

"Ragazzi ASCOLTATE TUTTI è importante"
[segue messaggio vocale]
"Ehm scusa, io non posso ascoltare, puoi scrivere?"
[segue ALTRO messaggio vocale].

Per fortuna per me faranno un'eccezione, dato che non posso in nessun modo cominciare alle 13.30 inizierò come sempre alle 14.30. Ma forse, correndo un po' riuscirei anche a lavorare dalle 14 alle 18 in modo da essere a casa prima.

Ieri, in mezzo al diluvio universale, ci siamo visti io e l'amico barbuto dei giochi e del blog. Ormai cerchiamo di vederci almeno una volta a settimana nonostante gli impegni. L'amico barbuto sa tutto quello che mi accade da questo blog, ma non conosce sfaccettature e dettagli che possono solo essere comunicati solo davanti a una merenda ipercalorica e a volte a una quantità indefinita di fazzolettini virtuali. Anche se ci conosciamo da poco conosco il suo sguardo da "Carla, che cazzo stai facendo" ma io sono, come dice lui e come diceva mio padre, capatosta. E mentre verbalizzavo una questione importante per me mi sono accorta, in quel preciso istante, del perché fosse così importante. È stato come attraversare la nebbia e vedere finalmente il cielo limpido e dirsi "Ok, ora mi è chiaro. Piove sempre ma c'è il sole, posso vedere tutto con maggiore chiarezza".

Quindi io, col piedino che sguazzava nell'acqua (metafora a parte, incidente dovuto a un calcolo errato di salto di pozzanghera, nuova disciplina olimpionica che verrà inaugurata alle prossime olimpiadi e dove i torinesi saranno già campioni del mondo), lo saluto abbracciando prima lui e poi un suo regalo, un gioco da tavolo che porterò a Cömo con le mie amiche questo weekend (loro sono il test ufficiale per i giochi da tavolo che mi passa o mi consiglia l'amico barbuto. Si scompisciano talmente tanto che penso sia impossibile annoiarsi giocando con loro).

Non c'è tempo di riposarsi, mi vedo con E per andare al cinema. Il film lo ha scelto lei ma non mi interessava molto, avevo piacere di vederla perché so che è a pezzi. Quando arriva, infatti, mi intima di non avvicinarmi o abbracciarla ed entra in un loop pericoloso in cui non riesco a entrare per calmarla. Non posso fare altro che ascoltarla, ma non ho soluzioni per lei, come non le ho per me.

Però lo psicologo da cui va (che è il mio insegnante di psicologia criminale e sessuologia) le dà un consiglio formidabile. Perché non ci ho mai pensato?

Le ha consigliato di cacciare. Si scelga lei un uomo con le caratteristiche che vuole. Finora lei si è sempre fatta scegliere e non ha mai scelto. Scelga lei. È una bella donna, è intelligente. Se va a una festa e ci sono tre uomini appoggiati al muro, uno di questi sicuramente si staccherà dal muro per venire da lei. Faccia il contrario, vada lei.

Le ho chiesto di appuntarsi questi consigli e di portarmeli e poi facciamo a metà per pagare lo psicoterapeuta.

Scherzo, ma è una cosa su cui riflettere. Certo, senza farsi mancare il sonno. Niente che impedisca di poter continuare a vivere la propria vita facendosi scegliere, ma è come se un amico a cui racconti i tuoi problemi e il tuo vissuto un giorno ti dicesse "Perché non provi a fare così? Vedo che è una strategia che non hai mai attuato".

Poi allora puoi continuare sulla stessa strada di sempre, conscia che probabilmente avrai gli stessi risultati di sempre, o attuare nuove strategie che magari non portano a nulla, o forse ti portano a nuove opzioni.

Ah, non sono catastrofista. Probabilmente in questo momento della mia vita la scelta è così complessa è articolata che non si può riassumere come sopra. Se c'è stata una scelta primaria, ad oggi sono io che sento di avere scelto. E con la chiarezza di cui sopra ho capito anche perché.

P.S. Chiedo scusa per la formattazione di merda ma non ho tempo di sistemarla ora. Neh?

06 ottobre 2011

R.I.P. #SteveJobs

Capitolo fideiussione quasi chiuso, oso sperare.
Del resto cosa vogliono? Non solo hanno il mio conto bancario, ma c'è anche mia mamma che fa da garante.


Oggi è morto Steve Jobs. Premetto che non sono un'amante del marchio Apple anzi, ho una resistenza psicologica alla mela morsicata, tant'è che proprio oggi ho acquistato il mio primo telefono Android (e ho progettato di acquistarlo oggi da circa due giorni pertanto non sapevo assolutamente della notizia). Detto questo bisogna un po' separare l'uomo dal logo che tanto lo ha reso famoso. Steve Jobs era, in primo luogo, una persona con grandi idee. In un certo senso una persona che ha anticipato i tempi, almeno nella tecnologia. Un uomo che sapeva guardare al futuro.
Mi spiace, mi spiace a livello umano e mi spiace perché era molto giovane. Sono certa però che quando vivi così la tua vita, davvero la morte non esiste.
Vi lascio con il discorso ai laureandi di Stanford del 2005, di Steve Jobs.
"Stay hungry, stay foolish"

23 giugno 2011

Indifferenza

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci