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15 maggio 2023

Il mio bouquet e la chiamata a Dio

Ieri io e Cliff siamo stati a un matrimonio di due suoi amici: stanno insieme da una vita e sembra che lo siano solo da qualche mese. C'è una cosa che mi succede con gli amici di Cliff che raramente accade: mi sento accolta, in famiglia e al sicuro. Non ho bisogno di rientrare a casa perché mi sento stanca: stranamente sto bene.

E così ho passato questa giornata con loro, a bere e fumare sigari. A ridere.

A prendere il bouquet (che in verità mi è cascato tra i piedi). 



Ma soprattutto quando rivedo le foto ce ne sono un paio che mi piacciono tanto (fatte dalla bravissima Francesca che vi invito a seguire). Di foto belle me ne hanno fatte, ma in posa, spesso con espressioni che non vedo mie. Questa foto è spontanea e piena di amore.

Posso azzardare che in queste foto c'è davvero tutto l'amore che ho.



Ma, cosa più strana, in quella giornata ho chiamato Dio. Probabilmente ho preso un numero di telefono, o qualcuno mi ha preso li telefono per registrare il suo numero. Non lo sapremo mai.


C'è che è stata una giornata un po' magica. E io, bhe io mi sento estremamente fortunata. Lo sono sempre stata, ma ora più che mai. 

Sempre foto di Frà.







27 gennaio 2020

Il posto dietro

Dovresti stare tra le mie braccia.

Quando ero piccina, il risultato di uno stupido test sentenziò:
Che cazzo ci stai a fare dietro le quinte a vedere scorrere la tua vita? Sii il protagonista della tua vita. Cazzo.
Non sono certa dell'esattezza delle parole ma più o meno il significato era quello.
E mi rivedo oggi a 38 anni (ehi, oggi me ne hanno dati 30, 5 in più rispetto a qualche anno fa ma sono quasi 10 anni in meno, f*ck) pensando al risultato di quello stupido test.
Mi immagino dietro le quinte in attesa di entrare in scena e di recitare un copione che, finora, ho soltanto seguito, osservando stupide comparse dai capelli colorati susseguirsi al mio posto.
Nella mia docile indole mi sono adagiata, lasciando che caterpillar di vario spessore gravassero su di me, senza muovermi, immobile. Remissiva.

Sono in Umbria, una terra che non conosco, un clima che non conosco, con persone che ho appena conosciuto, adagiata sul sedile posteriore di un'auto mentre il conducente e il passeggero accanto a lui chiacchierano del più e del meno.
Mi piace il posto dietro, mi permette di non dover sottostare alla regola della conversazione forzata (non ho molto da dire, e quando parlo non dico in realtà nulla) e di guardare fuori dal finestrino. Adoro guardare fuori dal finestrino mentre viaggio.
Le persone sembrano imbarazzate dal silenzio e cercano di riempirlo in ogni modo.

Vuoi ascoltare della musica o preferisci il silenzio?
Il silenzio, grazie.

E io mi sento in imbarazzo a percepire l'imbarazzo, in un circolo vizioso che si interrompe con la chiacchiera di circostanza.
Dicono che domani farà bello.

Del resto, con gli anni ho imparato a stare bene anche in mezzo alle persone e a chiacchierare non solo del tempo. Si è trattato di sopravvivenza. Certo, piuttosto che fare l'ascensore con qualcun altro mi faccio 10 piani a piedi Ma non hai detto che odi l'attività fisica? - Sì ma sono a corto di endorfine, ciao.
Dal non proferire parola coi colleghi che nulla sapevano di me se non il mio nome al, persino, intrattenerli con giocose battute e bevute di tutto rispetto.
Lo sai chi ti saluta? Stocazzo.

Il sedile dietro offre spunti di riflessione degni di nota, ma anche visioni magnifiche.
Il buio, la notte, il gelo. Anche l'asfalto sbuffa dal freddo, e la terra crea quella nebbiolina bassa da film horror, lieve.

Penso al titolo per un horror ambientato in queste terre, come Un lupo mannaro scheggino e pascelupano a Buotano, o Le streghe di Norcia. O un fantasy intitolato Cronache di Narni.

I fari illuminano chilometri di niente fino a quando, in una curva, una macchia bianca attira la mia attenzione.
Ci siamo, penso, finalmente un fantasma. Potrò vivere di rendita, come ospite a inutili trasmissioni pomeridiane della mediasettitudine, dove grasse signore si fanno dare consigli ovvi Dovrebbe mangiare un po' meno, e ragazzine brufolose di 12 anni piangono l'amore perduto Non amerò mai più così.

E io: Ho visto un fantasma
Signora (ormai sono signora anche nella mia immaginazione), com'era fatto?
Mha, una macchia bianca, in una stradina tra le campagne umbre.
E le ha detto qualcosa?
Sì, lo sai chi ti saluta? Stocazzo.

Quando l'auto curva e la macchia bianca è posizionata proprio davanti ai miei occhi (dovrò dare quanti più dettagli possibili quando me lo chiederanno) mi accorgo che in realtà si tratta di una bestia immensa, bianca, con le corna. È una vacca, probabilmente chianina.

Le storie che si possono raccontare su una vacca, in strada, nel nulla, di notte, al gelo sono infinite.

Ma la prima, primissima cosa a cui ho pensato è stata Dioniso. Uno degli animali a lui sacro e in cui si era trasformato, era il toro.

E a guardare, in quell'attimo, quella macchia bianca tramutatasi in un toro, o vacca, ho pensato a una trasmutazione voluta.

Così, mio caro Dioniso, da quale baccanale sei fuggito per trovarti in quella strada buia e fredda?

Sai, ho visto una vacca bianca.
Ma dove?
Per strada
Ah sì? Non l'ho vista.
Eh, sì, eri sul sedile davanti.