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01 settembre 2022

Non è un modo di dire

 Sono a Berlino, ospite della coppia di miei amici di Bologna che lì vivono, per qualche strana ragione dormo in soggiorno con il "lui" della coppia. 

Mia sorella intanto mi consiglia il nome di una tatuatrice per farmi un piccolo Totoro. Sembra, tra le altre cose, che sia divisa in due. Una parte di me è nello studio della tatuatrice che sembra l'antro di una strega (lei, capelli neri corvini, tutta tatuata, bellissima) e l'altro gira per Berlino.

Fatto sta che mi sveglio nello studio della tatuatrice, sembra che mi abbia stregata o addormentata, perché apro gli occhi e mi rendo conto di avere tutto il corpo tatuato (il dolore non mi ha svegliata o non ne ho provato). Non vedo Totoro in nessuna parte del corpo, ma tatuaggi scuri e neri che, seppur belli (vari mostri, il disegno delle ossa e dei piedi su gamba e piede destro). Il panico è totale, non solo non ho il tatuaggio che volevo, ma la tatuatrice ha coperto tutti i tatuaggi che già avevo. Non c'è più teschio o formica o papavero. Sono sconvolta.

E' un danno permanente a cui non posso rimediare. Non so nemmeno so ho i soldi per poterla pagare. Glielo dico "Ho solo 700 euro, non riuscirò a pagarti".

Mi guarda: "Non preoccuparti, il cliente prima di te ha pagato 80 euro".

Mi guardo, la mia pelle è diversa, non era quello che volevo, non era quello che avevo scelto. Il primo pensiero è di denunciarla, ma come farò a spiegare di non essermi accorta del tatuaggio, di non averla bloccata?

Sono arrabbiata e frustrata. Decido di chiamare Cliff, magari riesce a calmarmi.

Non ricordo se lo chiamo o no, alla fine. So che c'è un modo per capire se è reale o meno. Se è un ricordo o un sogno. Se è fantasia o sta accadendo. A volte mi capita, nei sogni: non sono sogni lucidi ma in qualche modo mi accorgo che c'è qualcosa che non va. "Ora apro gli occhi", mi dico "e controllo".


Apro gli occhi. Mi guardo la spalla destra. C'è il teschio.

Era tutto un sogno.

Paradossalmente proprio quel giorno vado a recuperare un libro, "Il cimitero del Batavia" presso un punto di ritiro. Mentre il tizio me lo consegna esclama "MA HAI UN CAPOLAVORO SUL BRACCIO!"

"E pensare che stanotte ho rischiato di non averlo più"

27 ottobre 2019

Dove vanno a morire i cigni?

Cristiano mi sta insegnando a prendermi cura delle cose.
Pensavo di essere abbastanza brava in questo, ma vedendo la cura che ci mette quotidianamente a non lasciare segni fisici del suo passaggio sugli oggetti, mi rendo conto di non essere mai stata così accorta.
Ogni sera, quando lo zaino fotografico si svuota, c'è il rito della pulizia delle macchine fotografiche e delle loro ottiche che poi vengono riposte in maniera ordinata nella libreria.
Penso alla mia macchina fotografica, poggiata sul divano, con scheda e batteria sempre all'interno che sì, ha la custodia, ma non ha mai visto un panno umido. E le ottiche vengono pulite solo se sono sporche.
In compenso io sto aiutando Cristiano a prendersi cura di me. E "me" è una persona piuttosto esigente.
Ho sempre fame, esigo continuamente attenzioni, soprattutto fisiche, non sopporto l'abbraccio brevettato da lui "a un braccio solo" e molte volte glielo deve ricordare: "a due braccia".
E, in ogni caso, anche l'abbraccio "a due braccia" non dura mai più di due Mississipi, a meno che non ci si trovi a letto o sul divano. A quel punto i Mississipi non si contano perché sono tantissimi.
Contare i Mississippi, allora, può essere propedeutico al sonno, meglio che contare le pecore.
Cristiano mi sta insegnando ad avere pazienza, a capire che non tutte le persone sono come me e reagiscono come me. Questo mi aiuta relativamente quando le relazioni interpersonali non vanno come spero.
Io gli sto insegnando un altro tipo di pazienza, quello più pratico, qualcosa come "conta fino a 10" o "non vale la pena arrabbiarsi per questo".
Lui mi sta insegnando a presentarmi al mondo, io a essere rilassato nei peggiori panni.
Dall'esterno sembriamo una coppia disfunzionale, l'Alpha e l'Omega ma in qualche modo funzioniamo.
Quando penso a noi penso a un impegno maggiore di quello che ho avuto di solito.
Quando penso a noi penso alle lentiggini sulle sue spalle che vedo ogni sera quando lo abbraccio e mi dà la schiena.
C'è una lentiggine più scura e più grande, quasi a metà di quel percorso un po' sinuoso che dalla spalla arriva al collo a cui mi sono particolarmente affezionata.
Se la sera non riesco a dormire la guardo, mentre le mie lunghe ciglia sfiorano la sua pelle.
È un piccolo percorso di cura e attenzione, pieno di buche e scivoloni annessi, ciò che quella lentiggine mi dice.
È una lingua antica come il mondo, la cura che si ha verso un altro essere umano.
E lui? A quale angolo di pelle parlerà quando vede le mie spalle? Al piccione tatuato? Alla mia cicatrice a metà schiena? Al mio esile collo?
A quale lembo di me si rivolge nel ricordo delle notti passate insieme?
Sono domande che non esigono una risposta ma che lasciano porte aperte a infinite possibilità.
Come le cellule epiteliali che rivestono la cute nascono, muoiono e si rinnovano, ogni giorno ha in sé una promessa non dichiarata ma comunque importante.
È forse questo l'amore. L'attesa di una risposta a una domanda mai fatta, una promessa non formulata ma sottintesa, la costruzione di un desiderio più profondo.
E ora, una lentiggine con un nome.


03 giugno 2019

Storia di un tatuaggio

La formica di fuoco.


Ho un periodo pieno di novità. Dopo un 2018 tremendo sto cercando di godermi quello che sembra un anno tranquillo, tra un amore vecchio risbocciato (con strascichi ancora pieni di paure) e un lavoro nella stessa azienda con una piccola promozione in atto.

Vorrei sembrare più entusiasta, ma mi sento un po' come quando torni dalle vacanze (ah eh ecco, devo anche scrivere del recentissimo viaggio a San Francisco e dintorni) e tutti ti chiedono "ALLORA, com'è andata? Voglio sapere TUTTO!" e sono più entusiasti loro che tu, non perché non lo sia, semplicemente hai tenuto un diario dettagliato di viaggio perché non ricordi mai un cazzo, così sbofonchi qualcosa come "Uh sì bella, divertiti, visto un sacco di cose, che ora, bhe sì, cià, ti racconto in pausa", mentre cerchi un racconto che possa soddisfare la loro curiosità. Che tu sei stata bene, che è stato tutto bellissimo, ma sono cose così banali da dire.
Così mi sento per questo nuovo lavoro. "Ma quindi sei stata promossa?"
"Bhe sì, no, boh, faccio un'altra cosa, però dovrei lavorare full time quindi in teoria prenderò di più. Quindi sì, sono logicamente contenta".
E nella mia vita da entusiasta è riduttivo il commento qui sopra: non so cosa sia cambiato in me ma qualcosa è cambiato. È come se molte delle mie emozioni si fossero ridotte a calma piatta apparente, nascoste sotto uno strato di cemento ormai già indurito. Ma che escano fuori prepotentemente e in modo incontrollato in alcuni momenti in cui le emozioni non devono entrare.
Ambiti in cui non mi si scalfisce.
Ambiti in cui mi scalfisco da sola.
Cerco di suonare, cerco di leggere, cerco di scrivere e non riesco a fare nessuna di queste cose.
Non riesco a fotografare, non come prima.

Eppure quando ho scelto questo tatuaggio ho pensato alla ragazzina che ero e che ha affrontato tante cose brutte da sola, almeno a livello emotivo. Che non ha quasi mai pianto. Che se ne batteva la ciolla di stare a casa in isolamento con i globuli bianchi bassi e andava ai concerti. Che pattinava. Che nonostante fosse senza capelli non usciva mai di casa senza trucco, le sopracciglia disegnate con la matita nera, non una parrucca, non un berretto se faceva caldo.

Quella è Carla invicta, e io cosa sono diventata?

A volte i disegni che ti lasci imprimere sulla pelle da un abile tatuatore non sono altro che promemoria. Come in Memento cerchi dei segni grafici che possano rappresentarti per poter ridare il giusto peso alle cose. Per determinare delle priorità e lasciare che le emozioni possano incanalarsi nel verso giusto.

Così ho piagnucolato quando ho spanato una filettatura di una ottica aggiuntiva per la X100F e per una miriade di altre cose.
Ripenso a un'immagine che mi aveva mandato Dado e che avevo pubblicato.
Non devo dimenticarmi chi sono.



Io sono Carla invicta.

Canzone del giorno: Leatherface Can't Help Falling in Love

23 settembre 2018

La mia vita perfetta tra i fiori

Oggi sono un po' giù. Ieri sono stata a Entomodena, ho visto anche la mia amica L, era quasi un anno che non riuscivamo a vederci. Lei da Bologna è arrivata a Modena e abbiamo pranzato insieme facendo due chiacchiere. Mi manca un sacco.

Per di più ho visto persone con cui ho avuto piacere di passare del tempo. Persone sempre lette sui social in cui si riconoscono insetti (più che altro loro, io leggo e apprendo. Con lentezza ma apprendo), amici nuovi, VIP entomologici, amici seminuovi che tengono banchetti, con la stanchezza addosso e il sorriso sempre pronto. E ragni e insetti ovunque. E io che torno con il mio bellissimo libro sui Bombici e le Sfingi delle Alpi, i miei Tenebrio molitor in un sacchetto e tre insetti stecco di una specie nuova che ancora non so e per i quali oggi ho raccolto rovi rischiando i graffiarmi ovunque. E il mio nuovo tatuaggio che curo meno degli altri, come se in realtà fosse un disegno non voluto ma forse perché è uno dei pochi a cui attribuisco un significato, e anche se è parzialmente sbagliato io gli voglio particolarmente bene.
Ma lo curo poco.
Chissà come mai poi, eppure.

Ieri sul treno pensavo, sembrano fatti apposta i treni. Il paesaggio che scorre dal finestrino, il suono ritmico, qualcuno che interrompe il flusso dei pensieri parlando. E sono sempre nello stesso punto, mi pare di girare intorno.
Conoscere il mio doppio e tentare di accoglierlo non ha fatto che portare guai. Persino persone che mai avrei creduto, mi voltano le spalle, mi insultano apertamente e io sono stanca. Non ho possibilità di replica e dato che questa cosa, l'essere attaccata così, mi fa male, ho pensato che forse nemmeno lui merita di essere attaccato, anche se si è comportato da stronzo, anche se mi fa ancora soffrire. E l'ho sbloccato da quasi tutti i canali. Non è mio intento fare male a nessuno, non lo è mai stato, vorrei solo essere tranquilla.

Ora sono io a essere completamente bloccata. Non voglio nessuno accanto e lo cerco. E quindi lo cerco appositamente sbagliato in modo da non cascare in una trappola che invece, quasi inconsapevolmente, mi sono costruita ad hoc. Perché quei difettucci che sembravano insuperabili cominciano a farmi tenerezza, quella mimica che mi sembrava incompatibile acquista un senso, persino quelle passioni sgangherate e fuori dai miei standard cominciano a risultare una cornice immancabile, che senza di quelle niente torna.
E quindi do' le capocciate contro il muro perché non riesco a capirmi.

Mi tocca fare la cosa giusta, questa volta, e abbandonare il campo perché anche questo è, per dirla come dice un'amica, un aereo guasto che immancabilmente e anche se riuscissi a salirci, precipiterà.
E quando un aereo precipita di solito è un disastro, non ci sono feriti lievi, ma sangue e morti.

Hai ragione, mio amico guerriero (e libraio), non esiste una storia lineare per noi, e non è una giustificazione. Sappiamo solo fare quello, lottare, e a volte partiamo già con storie impossibili per mettere in mostra quella che crediamo essere la nostra unica capacità e tecnica di sopravvivenza. Lottare. Continuamente.

Perché abbiamo sperimentato presto che è una strategia vincente, e in effetti lo è, con le malattie. Ma non con le persone. Ci vuole serenità, tranquillità, linearità. Ogni tanto, insomma, ci sta che tutto vada come deve andare, ci sta che vada bene, senza intoppi iniziali, senza lotte continue, senza conquiste impossibili, senza scalate inevitabili.
Non è un male camminare in discesa, ogni tanto.

Oggi sfoglio il mio libro sui Bombici e le Sfingi e sogno una vita semiperfetta tra fiori, polline, dolcezze e colori.

24 maggio 2018

Divieto di impuparsi

Uh come si vede che stai male.

Quando noi magrini perdiamo un chilo si vede subito. Il viso si scava, leggermente. Se poi non si sta molto bene e il pallore si mette in bella mostra con occhiaie e tutto, bhe, arrivano anche le carezze sulle spalle. Come tu fossi sopravvissuta a un male tremendo.
Ma sicura che stai bene? Non potevi stare un altro paio di giorni a casa?

Amici che fanno i calcoli:

Da 43,5 a 42kg.
Nel giro di un mese circa, ho perso il 2,29% di Carla.
-2,29% di Carla a cui voler bene.
Non va. Non possiamo tenere questi numeri a budget.
Urge piano di rientro.
Anche perché eravamo già risicati quanto a numeri [Carla è minuta].
Obiettivi del mese di giugno:
GOLD : +2 Kg [recuperiamo il passivo e mettiamo via 1kg a magazzino per i momenti di crisi]
SILVER: +1 Kg [recuperiamo il passivo]
BRONZE: +0,5 Kg [parziale rientro – call conference per discutere più efficace strategia di rientro] 
 

Va bene, ho riso.
Direi che posso aspirare al Bronze, perché conoscendomi il Gold mi farebbe entrare subito in una crisi che mi porterebbe al punto di partenza.

Oggi al lavoro, uno dei due, la responsabile si è avvicinata. Premetto che sono stata ascoltata nei giorni precedenti in doppia cuffia e affiancamento due volte (altra collega assunta con me una volta sola). Subito le domande, Avrò fatto qualcosa che non devo? È arrivata una contestazione? Qualcuno si è lamentato? Sarò troppo lenta o poco precisa?
La responsabile ha gli occhi buoni ma lo sguardo severo. I capelli magenta con delle ciocche bianche. La pelle candida come la mia e la voce bassa, cupa e severa come il suo sguardo.
Averla accanto mentre ascolta le mie chiamate mi mette in soggezione. Ma non mi incute timore.
Anche quando sorride con le labbra, gli occhi non sorridono. Sembra sempre preoccupata per qualcosa di grave.

La sento in piedi dietro di me. Mi volto. - Ciao, dimmi.
- No guarda ti volevo chiedere. Questo tatuaggio. Qui e Ora, è molto bello. Cosa significa?

Tra tutti i tatuaggi è quello che per me ha più significato, che ho impiegato più anni per fare ma è anche quello obiettivamente più bruttino, tanto che uno dei tatuatori più volte ha tentato di convincermi a coprirlo. Ed è quello su cui nessuno chiede nulla.

Giro il braccio in modo da poterlo rivedere. È già sbiadito e i contorni non sono più così definiti. Non riesco più ad attribuirgli un significato specifico, perché sto cercando (male) di vivere in altra maniera. Di programmare, pensare al futuro, pianificare.

- Bhe, ecco. Ho una storia particolare, come tutti credo. Cerco di vivere alla giornata.

Mi sembra una spiegazione così limitata. Ricordo il viaggio da Firenze a Torino in cui, con Roccio, l'avevamo pensata. C'è stato un tempo in cui il tempo non c'era. La fascinazione per la nascita del tempo. E l'intreccio con il mio modo di vivere, secondo istanti e momenti. Non per capriccio ma per consapevolezza di non essere immortali.

Irrompe, violento, un collega - HAI VISTO CHE SULLA SPALLA HA UNA PIANTA CARNIVORA?

Alzo la manica della camicia a maniche corte per mostrarlo - eh sì, bello.

(Voce nella testa: devo fare mangiare carla, devo far mangiare carla...)
(Voce nella testa: usa la psicologia)
Mizzeca quanto sono sexy le donne quando mangiano un panino con la porchetta
Hai mai letto il libro "Coleotteri e Colonnata"? Memorabile il capitolo che tratta della farfalla parnassius latreille e del lardo di colonnata.

Vivo da bruco per il terrore di trasformarmi in farfalla, evito la metamorfosi più di ogni altra cosa, non voglio impuparmi.
Cosa me ne faccio delle ali se so che per averle la mia vita sarà già quasi terminata?

06 febbraio 2017

Se 1=2

https://it.wikipedia.org/wiki/Sofisma_algebrico#Divisione_o_moltiplicazione_per_zero

Lo so, cominciamo presto questa mattina. Ma comincia (presto) anche il mio stage a Milano e dovendo fare circa 2 ore di viaggio all'andata e 2 al ritorno sono costretta a svegliarmi presto. Potrei anche essere più veloce ma non è una cosa da me. Il mate richiede tempo, la vita richiede tempo.
Guardo le ultime cose da portare. Pipa? Ma sì dai. Roba per danza del ventre? Ovvio. Quadernino se dovessi mai appuntare qualcosa? Check.

Del resto, facendo piccoli errori, può essere reso possibile l'impossibile. Come dal titolo di questo post. Perché non è possibile dividere per zero.

Di altre cose interessanti: Venerdì sono andata alla Milano Tattoo Convention perché Flap aveva appuntamento con Knot (Audrey, tatuatrice presso PopInk, Marsiglia). Come ormai tradizione vuole l'ho accompagnato anche perché io e T volevamo farci un piercing (ma nada piercer, purtroppo, in fiera). Avendo già visto parte dei disegni che la tatuatrice aveva fatto per Flap e notando una bellissima pipa che lui aveva scartato, ne ho approfittato per scrivermela addosso.
Ceci n'est pas une pipe.
Ceci n'est pas une vie.
https://www.instagram.com/p/BQFkaJQASX2/



Di altre cose buffe: sono stata intervistata (apparendo come al solito una demente non sapendo rispondere alla domanda più banale "Quanti tatuaggi hai?" - Li ho contati durante questo ultimo tattoo, ora sono 7. Sette. SETTE, se dovesse ricapitarmi). Sono stata fotografata allo stand Canon (dovevano stampare delle foto per mostrare quanto è figa la loro stampante). Già la mia postura durante l'intervista lo rivela, mi accuccio, voglio scappare. Eh va bhe.

Eh qui non possiamo spiegare nulla

Ci prepariamo 
Sotto i ferri


Alcune foto fatte da me:



Tatuaggio giapponese con antica tecnica tebori

Body modification: sclera tatuata di nero

Belly Button tattoo (Perpignan), forse la mia coscia sarà tua

Marco Galdo, "Trafficanti d'arte" Milano.

Canzone del giorno: Rimini Fabrizio De Andrè

09 febbraio 2016

La storia di un tatuaggio

Sabato 30 Gennaio ho fatto l'ennesimo tatuaggio e questo sabato sono stata alla Tatto Convention a Milano dove me ne stavo per fare un altro. Ma pazienza, attenderò anche se l'artista è tedesca ho pazienza. Ora altri progetti sono nella mia testa.

Il tatuaggio che mi sono fatta fa sorridere, perché più di tutti mi rappresenta. E' un piccione viaggiatore. Anche gli altri miei tatuaggi sono scomodi: lo dico perché il piccione è un animale che tutti detestano. E la pianta carnivora a tanti fa ribrezzo, e il papavero è un fiore per me stupendo ma nessuno lo coltiva in casa, perché è selvatico. Nessuno se lo incula, direi io col mio gretto linguaggio.

E che cos'ha il mio piccione di particolare? Tutto. Sono io.
Ha una macchina fotografica, una delle mie tante passioni.
Quando dico che ho la passione delle fotografie molti mi chiedono se sono fotografa. La risposta è lampante: "NO". Spesso sono un cane a fare fotografie, ma mi piace. Da quando ho avuto possesso di una macchinetta automatica faccio foto.
Una nota di classe me lo ricorda: "Colombo scatta foto durante l'ora di lezione" (note trovate a casa di mia mamma e prontamente portate a casa mia per la riscrittura).
L'appuntamento con il fotografo era quasi settimanale, i miei rullini da 36 finivano in fretta e spesso raccontavano storie.
Di quelle foto non v'è traccia, perché io, stupidamente ragazzina, in fase di crescita personale e totalmente soffocata da una personalità gelosa che non bramava il mio sviluppo ma la mia totale accondiscendenza verso di lei, gettai tutto.
Eppure le foto sono sempre state una parte di me. Con l'avvento della digitale nella mia borsa non poteva mai mancare la mia compattina e ora il cellulare.

Il piccione viaggiatore ha una valigia. Perché è un piccione viaggiatore, ovvio.
Perché è un colombo, come me, un piccione e ama viaggiare. Devo dire che questo viaggio in Madagascar è come se avesse concentrato in sé diversi viaggi tanto che ora non sento la necessità di andare in giro, certo se capitasse ben venga. Ma non ne sono affamata come prima. Avevo bisogno di esplorare quell'isola rossa di andare lontano, di sentire una lingua nuova, di vedere bestie e piante nuove.

Il piccione ha una macchina fotografica e una valigia.
E delle scarpe enormi per le sue zampette.
Questo è un omaggio alla mia goffaggine. Non c'è parete con cui non abbia avuto uno scontro, ossa di formica su cui non sia inciampata, ma fa ridere. E' autoironico e mi fa piacere che lo sia. Il cappello chissà, dà un certo contegno a tutto.

Trovai il disegno diverso tempo fa in rete e finalmente ho deciso di farmelo. Ho scelto la mia tatuatrice Lara, di Torino, il cui stile secondo me poteva far risaltare il disegno. E non ho avuto torto, è lei l'autrice del teschio, il quale sembrava essere stato fatto di fretta e furia ma ha un significato mistico che piano piano sta emergendo: il culto della Vita/Morte/Vita e della rinascita. Ma è un argomento lungo e non voglio tediarvi.

Il mio nuovo tatuaggio è una sintesi (molto breve) di me e ne vado fiera. Mi spiace solo che sia in un punto non proprio visibile per me perché si trova sulla scapola. Ma so che è lì che attende il primo volo disponibile, con le sue scarpe enormi e la valigia semiaperta.

Amo questo tipo di arte e a volte mi spiace avere così poca pelle a disposizione.
Ho trovato due altri artisti alla Milano Tattoo Convention: uno è italiano ma lavora a Londra e un'altra è tedesca e da quest'ultima so già che cosa voglio.

Ma senza divagare, ecco i due tatuatori (le loro pagine facebook):
Otto D'Ambra
Melanie

Ed ecco il disegno originale e la meravigliosa realizzazione di Lara.








21 maggio 2015

My new tattoo. No Vegan plant!


Grazie a Mirco Campioni, lo potete trovare su facebook sotto il nome di Mirco IsDead. Lo studio è il sundance tattoo a Bologna, in via S. Felice.

06 ottobre 2014

Belly Dance

Cose sparse: ho ripassato questo sabato il tatuaggio del teschio. Oltre ad averlo ripassato la tatuatrice lo ha rifinito con altre ombre e chiaroscuri. Ora è realistico e molto più bello, per quanto fosse possibile.
Lo scorso weekend sono andata alla mia visita annuale, tutto bene, sono in salute. Sono dimagrita e il medico è un po' preoccupato, ma è un periodo in cui fatico a mangiare, sono molto agitata, dormo sempre e mangio poco. Non preoccupatevi comunque, non tenderò a sparire, ci tengo alla mia salute.
Mercoledì ho la mia terza lezione di danza del ventre. Mi vergognavo ad andare da sola ma alla fine ho preso coraggio e ho fatto bene: mi diverte un sacco anche se non sono capace a muovermi.
E poi altre cose di cui non mi va di parlare.
Tante altre cose.

23 novembre 2013

... sei nata paperina, che cosa ci vuoi far!

Perché non vorrei fare la spocchiosa, nella maniera più assoluta no. Ma senza falsa modestia, considerando tutte le foto di tattoo di papaveri che ho visto, questo è in assoluto il più bello:


e lo porto addosso con estrema fierezza.

18 novembre 2013

... e tu sei piccolina

E così è passata questa settimana, gli straordinari, il corso di tedesco che va a merda, l'apatia, la noia. Il desiderio di non fare null'altro che niente.
Avevo cominciato un libro, questo.

le mie bellissime formichine
Ma non riesco più a leggere. Ho come un mattone in testa che mi rende tutto più pesante. Lascio che la vita mi scorra addosso e non è da me, sempre presa in mille cose.
Sono molto stanca.

La vita in casa è però rallegrata da Diana, il nostro nuovo micetto. Lei e Maya sono due furie in casa, giocano lottando come dannate per poi dormire per ore.

Diana




Maya

Al lavoro la situazione è, come dire, penosa.

The Wall

Tant'è che mi sono fatta il mio muro del non pensiero. Ovvero ogni tanto ci appiccico su una canzone e me la canto mentalmente tutto il giorno tanto devo ripetere sempre sempre sempre le stesse cose.

Hanno assunto un ragazzotto nuovo, 22 anni, studente di psicologia, sveglio. Troppo sveglio; difatti dopo un mese ha dato forfait, e riprendono i colloqui.

Il corso di tedesco va male, non riesco a studiare, a impegnarmi. E già dalle prime lezioni mi rendo conto di quanto sia difficile, di quanto mi faccia sentire una cretina, ed è quella sensazione che detesto.

Domani vado a tingermi i capelli. Una mia amica mi ha chiesto se avevo voglia di farmi strapazzare il "bulbo" senza pagare, in quanto avrebbero dovuto fare un book fotografico o comunque un paio di foto di capelli fighi. Ho accettato a patto di avere capelli dal colore mattacchioso, e difatti me li faranno blu e verdi. Vedremo come sarà l'effetto finale.

Giovedì invece andrò a farmi un nuovo tatuaggio (sempre che la data mi venga confermata). La scelta è stata quella di un fiore di papavero.
Potrebbero esserci mille e uno motivi per cui ho scelto questo fiore invece della più indicata, almeno per me, pianta carnivora.
Ho viaggiato spesso in questi anni, spesso in treno, tantissimo in treno. Il papavero era il fiore che più spesso vedevo dal finestrino: dolci macchiette rosse che coloravano prati anonimi ai lati della ferrovia. Mi metteva una certa allegria vederli, era come un appuntamento atteso. I papaveri annunciavano l'estate, calzoncini corti (non per me che non scopro mai le gambe), le ferie, il caldo, il bel tempo.
Ma i papaveri sono soprattutto fiori che troppo spesso si danno per scontati, non se ne percepisce la bellezza perché sono un po' sgualciti, quasi sciupati. Eppure a vederli bene non si può non rimanerne affascinati. Crescono nel niente, fioriscono nel niente, e nessuno li guarda. Ma loro sono lì, e ci saranno anche l'anno prossimo.
Mi sento un po' papavero. Assolutamente mediocre, la mia bellezza è nascosta e passa inosservata. Magari sono un po' sgualcita ma mi sento di colorare la vita delle persone che mi circondano. Se anche fosse di poco però è importante.

Una volta scelto l'artista, questa volta non la mia tatuatrice di Torino, ma un ragazzotto di Bologna, sono andata a parlargli.

Quando ero piccola per farti un tatuaggio, almeno da quanto mi hanno raccontato, entravi nello studio di un tatuatore, sfogliavi il loro book di tattoo per lo più tribali e prendevi un appuntamento.
Da che ne so ora, invece, si parte da un'idea che si sviluppa insieme. Quindi ci va del tempo.
Il tatuatore prepara un disegno, te lo mostra, lo riaggiusta in seguito alle indicazioni. Ma in genere quando vai da un artista ci vai perché ti piace il suo stile.
Anche se con un po' di remore vi faccio vedere il disegno che mi ha inviato (me ne ha inviati due e ho scelto questo proprio perché ha i petali più sgualciti e mi rappresenta meglio):

Ho tante altre idee per i prossimi tatuaggi, così tante che forse dovrei fermarmi un attimo. Per esempio mi piacerebbe continuare la storia del teschio sul braccio destro, che non è una storia ma lo diventerà. E allora sì che ci saranno camaleonti, insetti, piante carnivore e altre bestioline. Per ora però basta, è tanto che non scrivo e alla fine le cose da scrivere diventano così tante che non me le ricordo più.


Canzone del giorno: Non portarmi via il nome Samuele Bersani

21 agosto 2013

Il dilemma dell'(ex)onnivoro

E' un bel po' che non scrivo. Vorrei raccontarvi delle cose viste in Provenza ma confesso di non avere ancora sistemato le foto e non ho nemmeno fatto ordine nella testa, per ricordarmi e descrivervi i posti in cui ho mangiato.

Per la prima volta ho trovato serie difficoltà a trovare cibo senza carne. In alcuni posti avrei potuto mangiare solo insalatine e all'estero la pasta è quasi tutta con carne. Sono riuscita a trovare però qualche posto che mi ha accontentata parecchio. Che poi si fa difficoltà, ma penso sia una cosa dell'inizio. Quando pensi "ma io questo non lo posso mangiare" - e piano piano sostituisci il "posso" con "voglio" così la frase assume tutt'altro significato.

Per dirvene una, i miei colleghi stanno organizzando una cena e stavano decidendo per un posto dove fanno solo grigliate. Solo grigliate di carne.

Forse potevo stare zitta, non lo so, ma m'è venuto spontaneo dire "il posto giusto per me!", in tono ironico.
Così ho dovuto confessare di non mangiare più carne, e alla fine mi chiedono anche di suggerire un posto in cui mangiare.
Detto tra noi a questo punto vorrei anche evitare di andare, ma è un cane che si morde la coda. Più io dico che non fa niente se manco una volta, più insistono. E non che non mi faccia piacere. Solo che se non l'avessi detto forse come l'altra volta mi sarei arrangiata. Di sicuro un po' di insalata d'accompagnamento ce l'avranno per la carne, no?

Io e Fry siamo andati a mangiare alla festa dell'unità. Gli unici due piatti che ho trovato senza carne sono state le patatine fritte e il friggione.
Forse dobbiamo interrogarci se davvero serve mangiare tutta questa carne.

Ovvio che finché ti dici "io mangio poca carne" non ti rendi conto di quanta ne mangi, e di quanta te ne propongono. Facciamo un esempio:

Mi invitano a cena e io sto cercando di mangiare meno carne. Come primo piatto mi presentano tagliatelle al ragù (tipiche del resto) e poi tigelle e crescentine con affettati. Io mangio meno carne ma non ho smesso, quindi come posso centellinarla? La mangio, ma domani andrà meglio.
Ordino il pasto alla mensa dell'azienda. Come primo prendo una carbonara con panna, come secondo una fettina di maiale e un contorno di verdure. Ok c'è anche qui la carne ma non me la sono mica vietata.

Facciamo un esempio diverso: mi invitano a cena e mi chiedono se c'è qualcosa che non posso mangiare. Dico che sono vegetariana. Sono sicura che ci sarà almeno un piatto per me (dopo la domanda che, a quanto pare è un must "ma il pesce lo mangi?").
Decido quindi di non mangiare più carne e quando ordino alla mensa faccio molta attenzione che almeno il primo non abbia carne. Il secondo in genere lo mangia Fry.

Nel primo caso io ho mangiato tanta carne (ed è quello che facevo notare a Fry in quanto lui era convinto che mangiassimo pochissima carne, però si è accorto che la mangiamo in realtà tutti i giorni), nel secondo nisba.

E difficile, almeno per me, abituata a tutti i sapori, passare accanto a una trattoria da cui fuoriesce odore di frittura di pesce, ma proprio per questo è una scelta consapevole anche se non sempre facile.

Canzone del giorno (e del periodo): Madness Muse




Sì, a settembre andrò a Torino. Sì, ci sarà una tatto convention. Sì, penso proprio che mi farò disegnare qualcosa di indelebile sulla pelle. Sì, non so ancora cosa :)

12 giugno 2013

La storia dei miei tattoo

Ho sempre desiderato avere dei tatuaggi.
Per farmi la scritta sul braccio "Qui e Ora" ci ho messo del tempo. Tempo di ricerca, di ripensamenti, tempo per prendere coraggio.
L'esecuzione di un tatuaggio è un congiungimento astrale della ricerca del tatuatore che deve essere un artista fidato, ricerca del tatuaggio (che deve essere tuo e solo tuo) e sistemazione sul corpo.
L'ultima parte è più difficile perché qualsiasi tatuaggio è un corpo estraneo che modifica in maniera irreparabile il tuo corpo e per quanto tempo uno ci abbia messo a scegliere il soggetto, i colori, il luogo e nel mio caso il font, il tatuaggio ha bisogno di un periodo di accettazione.
Un periodo più o meno lungo in cui lo guardi e ti chiedi se hai fatto bene, se un giorno non cambierai idea e poi tutto cambia. Non ci badi più, è diventato come un nuovo neo spuntato all'improvviso, che ha preso forme strane, forme con significato.
Nei a forma di scritte, di figure, piene di colori o solo sfumate in bianco e nero.

Il corpo delle donne tatuate mi affascina non poco. Ma ho sempre temuto il dolore, mio acerrimo nemico, più della scelta irreversibile. Del resto sono amabilmente impulsiva, le scelte definitive non mi spaventano.

Quando ho fatto il triskel e la scritta non ho sentito male, mi sono rassicurata. Così, passando per l'idea di un'altra scritta messa per il momento in cantiere, mi sono dedicata a un nuovo progetto. Un bel teschio sulla spalla. Ma la mia tatuatrice (lo ripeterò sempre, una vera artista, scultrice, pittrice, tatuatrice nonché bellissima donna) è a Torino.
Ho approfittato di questi due giorni per prendere appuntamento con lei. Sapendo più o meno cosa volessi ho lasciato che fosse lei a completare il disegno, a darmi suggerimenti (abbiamo aggiunto una Acherontia atropos con bruco e pupe), ho fatto aggiungere la scritta Silencio per dare drammaticità al disegno, e per un ricordo personale che non sto a spiegarvi. L'attesa mi snervava. I giorni passavano e non vedevo niente, finché finalmente martedì sera ho ricevuto una prima parte del disegno.


Wow!
Le ho fatto un unico appunto sulla elle di Silencio che sembra una b.

Il giorno dopo...


Meraviglioso. Le pupe, che inizialmente volevamo mettere nelle orbite, alla fine le ha inserite nel retro del teschio, in modo da farle sembrare dei petali. E meno male perché le pupe paiono dei peni e l'idea di un pene che usciva dall'orbita del mio teschio non è una bella idea!

Non immaginate l'agitazione di giovedì mattina. Dalle 9.30 alle 11 c'è stata solo la fase preparatoria. Riarrangiare il disegno sulla spalla, il ricalco, e la preparazione della "sala operatoria".


ricalco del disegno

Il contorno è durato circa fino alle 12.45, dolore poco, sopportabile. Ero già contenta della mia capacità di sopportazione.
Ecco il contorno.
spalla, non sarai più come ti ho conosciuta




Dopo una breve pausa in cui abbiamo mangiucchiato un paio di pezzi di pizza, si riprende subito e giù duro fino alle 15 circa. Il dolore non è stato poco, soprattutto nelle sfumature sulla spalla, ma ho resistito.
Il lavoro, terminato, meraviglioso, è questo:


Il tatuaggio è body art, deve piacervi in primis. Non pensate al significato, pensate a quanto può essere bello, a come deve essere indossato. Non giustificatevi di fronte agli altri, non vi deve interessare. E' il vostro corpo, e se volete disegnarci sopra è responsabilità vostra, e solo vostra.

E se volete come me affidarvi a un'artista, andate da lei. LadyKroft Art and Tattoo. Qui alcuni suoi lavori.

E chissà quale sarà il prossimo...

17 dicembre 2012

Piccole recensioni e acquisti sconsiderati

E' finito il periodo devastante in cui dovevo usare il bepanthenol per "curare" i tatuaggi; tempo che, secondo istruzioni, durava dai 10 ai 15 giorni e che io in ogni caso ho lasciato che durasse 15 giorni per sentirmi di averli curati al meglio.
Per idratare la pelle ancora per un po' finché l'inchiostro non penetri per bene nella pelle volevo usare invece una crema naturale ma senza spendere troppo.
Così ho optato per una crema corpo della coop, linea viviverde, quella, per intenderci nutriente idratante.

Non l'avrei mai presa se non avessi guardato per bene l'INCI e scoperto che effettivamente mantiene le sue promesse ecobio. E devo dire che mantiene le sue promesse anche per quanto riguarda l'idratazione e la nutrizione della pelle. Ha due piccoli nei: un odore fruttato un po' forte (tipo albicocca) che se ti dan noia gli odori sei fregato, e difficoltà di assorbimento, cioè inizialmente la spalmi addosso e pare troppo liquida; poi man mano lascia quelle scie bianche effetto crema solare e ci vuole un po' prima che si assorba tutto. In compenso la pelle sul tatuaggio si mantiene bella idratata a lungo, anche se per essere tranquilla mi porto un piccolo barattolino con un po' di questa crema dentro, in modo che al lavoro posso spalmarmene un po' sul braccio e sul collo.
Se pensate quindi di comprare dei prodotti ecobio a basso costo, questa è un'ottima scelta. Crema formato grande costata solo 2,80 euro in offerta. Se volete provarle (tanto costano davvero poco) ci sono anche le creme viso.

Altri acquisti di questo periodo; c'è una cosa che da quando è nata mi ha sempre incuriosito: la GlossyBox.
La GlossyBox è una sorta di abbonamento mensile a campioncini cosmetici più qualche fullsize. Paghi 14 euro al mese e ogni mese loro ti mandano una bella scatolina con creme, trucchi e altro in base al tuo questionario iniziale e alle preferenze che via via lasci sul loro sito.
Bella idea eh?
Peccato che nessuno abbia mai pensato di inserisci prodotti non testati su animali o con ingredienti naturali.
Questo mi ha sempre bloccata.
Poi ieri cazzeggiando in rete trovo le recensioni della "prima glossybox green" inviata. E ci sono rimasta sotto. La ragazza che li ha recensiti è una fissatissima con le robe ecobio, tanto che si fa le creme in casa comprando i singoli ingredienti e mescolandoli.
Era sempre lei che aveva recensito le creme viviverde coop.
Posso quindi non abbonarmi? I prezzi e le modalità sono diversi (spedizione e pagamento trimestrali per 25 euro e una glossybox ogni 3 mesi) ma da che ho visto la maggior parte dei prodotti sono fullsize e il valore di essi (già controllato cercando i vari prezzi sui siti) supera di gran lunga il costo della glossybox.
Ci sono cascata in pieno.


P.s. mi rendo conto che il precedente post ha preoccupato qualcuno. Ringrazio tutti per i bei messaggi, ma sto bene. Cioè almeno la salute fisica c'è. E' un periodo nero dove mi pare di non approdare a nulla. Tutto sommato posso superarla.

Ieri ho caricato un rullino 400 ISO in questa macchina che non vedo l'ora di usare:


Presa ad aprile e ancora lì in attesa.
L'obiettivo non è malissimo perché è un 1.8 ma speravo di prendere un bell'1.4 a farle compagnia. Che poi diciamocelo, con un anello adattatore posso usarle anche sulla EOS 7D quindi sputaci sopra.
Mi manca ancora un esposimetro e ne ho visti su ebay di quelli old style che usavo anche a scuola. Tra obiettivo, esposimetro (che mi servirebbe più per la macchina fotografica della DDR) e anello adattatore non dovrei spendere più di 90 euro. Un obiettivo per la EOS 7D stabilizzato, di quel tipo, mi verrebbe a costare sulle 370 euro. Proverò prima con questo.

12 dicembre 2012

In superficie

I prefestivi e i postfestivi sono, per un call center come il nostro, un delirio totale.
"Domani siamo aperti e di turno"
*scrib scrib* "ok"
"Domani siamo chiusi, vogliamo la consegna lunedì"
*scrib scrib* ok
"Domani non siamo di turno ma siamo aperti"
"va bene" *scrib scrib*
Ma la migliore è capitata alla mia collega: "Mi scusi non ricordo se domani sono di turno, lei lo sa?"

Nel postfestivo il dramma si ripresenta ma, come il demonio, sotto altre spoglie.
"Io ero di turno, come mai non avete consegnato?"
"Io non ero di turno ma ero aperta ma non volevo la consegna, invece mi è arrivata la merce"
"Io ero aperta ma non vi ho avvisato, come mai non ho ricevuto la mia roba?"

Quando fai un lavoro come questo, le lamentele fioccano come la neve a Bologna l'anno scorso. E ricadono su tutti come un boomerang.
"Io avevo esplicitamente detto al suo collega che volevo xyz in pastiglie orodispersibili e voi mi avete mandato le compresse rivestite, dica al suo collega di svegliarsi, non si può lavorare così!"

"Non mi importa se la merce è rimasta in magazzino, io esigo che mi venga consegnata questo pomeriggio"

In tutto questo macello la proposta, secondo me carina, della mia responsabile di farci una foto tutti insieme e spedirla ai clienti come augurio di Natale è passata in sordina.
Il problema di un posto così triste è che poi la tristezza ti entra dentro e anche se fai di tutto per scacciarla, cominci a ingrigirti anche tu.
Ormai ti abitui all'orario devastante, a stare al telefono tutto il giorno, ti mimetizzi con le pareti, diventi come la massa che ti circonda (e che tu rispetti). Le piccole chiacchierate a rate che riesci a fare col tuo compagno di sventure sono l'unico toccasana che hai. Ti senti totalmente inutile, stai facendo un lavoro che non cambia la vita a nessuno (anche se c'è chi sostiene che non sia vero), ma soprattutto non la cambia a te. Non stai imparando nulla di nuovo, rimarrai lì dentro per quanto? E tutto questo non farà di te una persona migliore. Uscirai di lì col pensiero che hai ancora poche ore d'aria e poi ricominci.

Ho anche smesso di rispondere al cellulare. Qualcuno ogni tanto mi chiama ma mi prende troppo male rispondere. Mi sento come se fossi al lavoro. Io detesto il mio lavoro, ma non i miei amici. Non voglio associare le due cose.

Come stanno i tatuaggi? Bene, credo siano totalmente guariti anche se metterò la crema almeno fino a sabato (per poi passare a una crema idratante normale). Pensavo di guardarmeli in continuazione ma quando li hai sulla pelle, è come se li avessi sempre avuti. Ho realizzato che un tatuaggio quando è così fortemente voluto, è come se ci fosse sempre stato, anche se nascosto. E che poi la mano di una splendida ragazza lo abbia portato in superficie.
Poi torno a casa, metto la crema, li guardo e penso già al prossimo, a quanto però mi sono costati e chissà quando riuscirò a farne un altro.

Li guardo e penso che sono sempre stati miei. E che dovrò portare altre cose in superficie.

Canzone del giorno: 'O sole mio Caruso

09 dicembre 2012

Per colpa di qualcuno non facciamo più credito a nessuno

Lo scorso weekend è stato molto intenso anche se come al solito non sono riuscita a fare tutto quello che avevo in mente di fare.
Venerdì ho avuto una visita medica, progettata all'uopo per quel nodulino alla tiroide che si era ingrossato. Per riassumerla, niente di trascendentale, sono in ottima salute (per essere una persona che in età evolutiva ha subìto due radioterapie di cui una a mantellina a 36 Gy e 2 chemioterapie - per intenderci, per fare 1 Gy ci vogliono le radiazioni di 100 radiografie al torace). Fry era agitato, ma volevo che venisse per conoscere il mio medico, una persona dolcissima che sa tranquillizzare chiunque.
In ogni caso dato che sto bene e non deve fare nessun agospirato al nodulino, ci vede tra un anno, verso settembre/ottobre.

L'altra novità è che finalmente è arrivato il momento del tatuaggio. Ci penso da tanti anni, e a dirla tutta il primo pensiero per un tatuaggio è stato questo:


E' tratto dal video di un musical "Hedwig and the angry inch". La canzone in questione parla e riassume una parte del Simposio di Platone. Nella fattispecie, l'immagine rappresenta le due metà appena separate e che non si incontreranno mai più.
Il problema è che questo è un concetto che qualcuno potrebbe definire offensivo, magari ci si potrebbe rimanere male nell'ottica di un concetto di rapporto di coppia basato su un romanticismo hollywoodiano stile "siamo fatti l'una per l'altra". Quindi per questo tatuaggio ci sarà ancora da aspettare un po'. In effetti, se ci pensiamo, ci cerchiamo in continuazione, da soli non sappiamo stare. Ma non esistono e non esisteranno mai due metà della mela che si incastrano perfettamente. Ci sono compromessi, punti di incontro, a volte discussioni, ed è normale e giusto che sia così.

Nell'attesa di questo, da tre anni circa a questa parte, il mio pensiero andava su un altro tipo di tatuaggio. Sulla scia di "Carpe diem" (quam minima credula postero) il tatuaggio che desideravo farmi era una scritta. Qui e ora.
Il qui e ora è una filosofia di vita. Mentre carpe diem invita a non lasciarsi sfuggire le occasioni quando queste si presentano, il qui e ora vuole lasciare da parte il passato, non preoccuparsi del futuro e vivere la propria vita in questo preciso istante. Cosa si farà domani, dopodomani, cosa è stato non esiste.
Qui e ora è come voglio vivere adesso, ma anche un ricordo a quando lo spazio (e di conseguenza il tempo) non esisteva ancora. C'è stato quell'istante in cui tutto è iniziato. E solo da allora si è potuto dire "qui e ora" in quando prima non esisteva né il qui, né l'ora.

Passando per miriadi di caratteri visionati


Alla fine, dopo mille ripensamenti ha vinto lei:

Quando il mese scorso ho annunciato a mia sorella la decisione presa di farmi il tatuaggio, ha preso coraggio e ha detto "quasi quasi vengo anch'io e me ne faccio uno piccolo sull'orecchio".
"Ok" le ho detto "allora me ne faccio anch'io uno sull'orecchio, magari ne scegliamo due complementari".

Sta di fatto che in quel mese nonostante varie proposte non siamo riuscite a deciderci. Io inoltre ho un lobo minuscolo.

La tatuatrice non è una persona qualunque. é Lara Kroft, che ora lavora per uno studio in via dell'arsenale 36, in pieno centro. Lara è la ragazza di un mio caro amico delle superiori e oltre a essere una ragazza stupenda è un'artista completa. Diplomata all'accademia, scultrice, pittrice, tatuatrice.
Qui la sua pagina facebook in cui potete vedere i suoi lavori. E ovviamente prendere contatti con lei qualora vi ispiri!

Sabato mattina, con il mio terrore di arrivare tardi siamo andati, io, mia sorella e Fry, allo studio. Ma c'era sciopero dei bus e Lara era in ritardo. E io me la stavo facendo addosso dalla paura.
Del dolore ovviamente.

Quando è arrivata poi abbiamo discusso del tatuaggio da fare. Lei ha proposto a entrambe un triskell: porte aperte per me, dunque, che ho indossato ciondoli con triskell da quando sono piccina.

Il lobo dell'orecchio e l'orecchio è vivamente sconsigliato. L'inchiostro si spande subito, non prende bene, l'area è piccola e rognosa e inoltre io, ricordiamolo, non ho lobo dell'orecchio.

Così decidiamo di farcelo entrambe sul collo dietro l'orecchio.

Chi parte? Io, ovviamente. Anche se ho fifa marcia.
Lara decide di partire dal tatuaggio sul collo. Speravo di fare prima quello sul braccio perché volevo vedere, ma non si discute con la persona che ti marchierà la pelle a vita, per cui forza e coraggio.

Copia il disegno sul collo e mi chiede se va bene. Ok.

Mi sdraio sul lettino a pancia in alto con la testa rivolta dalla parte opposta a Lara che mi dice "ora comincio". Chiudo gli occhi.
Sento il ronzio della macchinetta che comincia il lavoro, ma per il resto non sento niente. Forse in qualche punto la stessa sensazione che hai quando c'è un forte prurito. Ma niente. Sono sollevata e cominciamo a chiacchierare, del più e del meno, e in meno di 20 minuti il lavoro sul collo è terminato.

Qui un paio di foto di quando è stato appena fatto, di come è adesso (dopo una settimana precisa) e di come è stato abbinato a un vestitino e alla mia cresta.




Nella seconda foto pare un po' sbiadito perché c'è il riflesso della crema che dovrò mettere per un'altra settimana, il bepanthenol (una schifezza in fatto di petrolati ma se me lo consigliano vivamente io ci metto quello, anche se avrei preferito dell'olio di rosa mosqueta)

Comincia quindi la scritta sul braccio. Qui invece sento un po' di dolorino in alcuni punti, ma niente di terribile. Ci sono dei giorni in cui ho mal di pancia e sono piegata in due, questo in confronto non è davvero niente. Il silk epil è molto molto peggio.
Qui idem, foto appena fatto, foto fatta ora.



Il triskell di mia sorella è identico tranne per il fatto che lei lo ha fatto sul lato destro del collo e io sul sinistro.
Le indicazioni sono di lasciarlo sempre aperto ma ben idratato con la crema consigliata. La crema è unta e fa schifo ma chissenefrega.

Ogni tanto partono via pezzettini neri dai tatuaggi ma Lara dice che è normale, è la vecchia pelle che si stacca e lascia il posto a quella nuova.

Sono molto contenta per diverse ragioni, in primis quella di aver affrontato una mia paura.

Quando ho cominciato il primo tatuaggio Lara mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: alla fin del salmo nella vita ci capitano tante cose dolorose che non ci scegliamo (e io traduco con "tante cicatrici visibili o non che ci segnano") e il tatuaggio è una cosa scelta. Forse per quello la affrontiamo meglio.

Questa è la mia cicatrice che mi sono scelta, che accompagna le altre che sono venute da sè e che forse le completa.

Per quel che riguarda il triskell, anche se scelto un po' all'ultimo, per me ha un significato molto particolare. Quando ero più piccina il cognato della mia migliore amica era andato in Provenza e ci aveva portato due triskell a ciondolo. Io il mio lo indossavo sempre, giorno e notte e ho smesso di indossarlo quando uno dei tre bracci si è rotto.
Poco dopo aver smesso di indossarlo mi sono ammalata. Io ero piccola e ci ho visto una causalità che non poteva esserci, ma dovevo dare un senso a quello che mi stava accadendo, e l'ho trovato in questa spiegazione irrazionale.

Quando questa mia cara amica, qualche anno fa, si è sposata, ho comprato a entrambe un altro ciondolo a triskell (che purtroppo non trovo più). Entrambi i ciondoli erano identici a questo tatuaggio.
Direi che anche lui ha quindi il suo significato oltre al legame con mia sorella che, sebbene costellato da modi diversi di vedere la vita, ci unisce nel sangue e nelle difficoltà affrontate in vita.

Oltre al tatuaggio del musical ne ho un altro, molto significativo, da farmi. Attendo un'occasione speciale e un altro po' di soldi...

Domenica ci siamo visti con Mohammed, appena tornato dal Marocco (e da altri luoghi!) che mi ha regalato questa bellissima borsa.


Dalla foto si vede poco ma è molto bella.
Vi lascio al video che sicuramente ho postato altre mille volte, in cui si vede il primo tatuaggio che mi volevo fare (anche se io riguardandolo oggi non l'ho trovato).

04 dicembre 2012

Da questa lista delle scimmie non portate a termine posso depennare alcune cose:
  • L'acquisto di un paio di scarpe alla schiava con tacco molto molto alto; 
  • L'apertura di uno studio fotografico (mancanza di soldi); 
  • L'avvio di un allevamento di bachi da seta (scimmia durata molto tempo); 
  • L'acquisto di un serpente insettivoro (scimmia durata una settimana a cui ho rinunciato per la difficoltà a reperire gli animali che spesso sono di cattura e deboli, e comunque difficili da far sopravvivere); 
  • Il tatuaggio (sono terrorizzata dal dolore); 
  • Rasarmi a zero (scimmia che va e che viene, più o meno ogni mese); 
  • Tingermi i capelli di viola (idem come sopra); 
  • Scrivere un libro (eccola! la banalità viene fuori prima o poi. chi non ha mai desiderato scrivere? scimmia non portata a termine per mancanza di idee); 
  • Mettere in ordine la stanza (comincio, poi trovo degli scritti, li leggo, trovo biglietti del treno, li guardo, mi faccio scivolare tra i ricordi e si fa buio);
Che io mi sia rasata lo sapete, che sia stata viola pure. Sabato però ho fatto i miei primi due tatuaggi, a breve un racconto del bellissimo weekend passato a Torino, del tatuaggio fatto sabato mattina (di tatuaggi ne parlo sempre e un po' ovunque ma era arrivata proprio l'ora). E sono davvero contenta. E' come le mie cicatrici, però cercata, voluta, pensata.

E ovviamente la canzone di oggi non può essere altro che:
La follia della donna Elio e Le Storie Tese