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10 novembre 2018

Don't Call Me White

Non è assolutamente vero che sbagliando si impara. Sbagliando si cementificano le strade che portano agli stessi errori. Quelle strade diventano conosciute e praticabili così, a fronte di strade non battute, preferiamo la stessa identica strada che ci porterà al fallimento più totale. Tanto la conosciamo, non possiamo restare delusi dalla meta, non abbiamo un granché di aspettative.
Quindi, ripeto, ci mettiamo gambe in spalla su quella strada, quasi ignari di ciò che invece puntualmente accadrà.

Io sono una frana.
Praticamente in tutto.
Quando cucino mi riesce bene qualcosa, ma qualcos'altro sarà un tremendo errore anche se quello sbaglio non verrà notato nell'amalgama dei gusti.
Quando mi trucco, nonostante mi dicano che sappia truccarmi bene, un occhio non sarà mai uguale all'altro (e mi trucco da quando ho 14 anni, quindi torda proprio), metà della bocca avrà un rossetto messo in modo diverso e il blush sarà diverso sulle guance.

C'è un errore in cui casco ogni tot anni.
Quella strada lastricata (di buone intenzioni e risultati di merda) prende il nome di OggiMiTingoICapelliDiBianco.

La penultima volta che ci avevo provato il risultato era stato questo:


Sì, sono bianchi, ma talmente rovinati che ogni volta che li pettinavo svolazzavano in giro tipo peli di gatto durante la muta stagionale.
Dopo quattro decolorazioni a 40 volumi si sono frantumati loro e un po' anche le mie balotas e alla fine li ho praticamente rasati a zero.
Dopo anni di decolorazioni però almeno ho imparato a capire come reagisce il mio capello ai trattamenti, e so anche quando non dare ascolto ai consigli dei parrucchieri.

Quando vivevo a Cömo sono andata dal parrucchiere a farli, ma sono tornati gialli (biondo chiaro) nel giro di poco.

Però ho in mente una foto da fare e mi servono i capelli bianchi. Cioè, ho comprato anche un gel colorato di bianco, ma mi sono detta "Bhe dai, ormai sono bionda, che ci vorrà mai a farli bianchi?"
Seguito dal solito OggiMiFaccioICapelliBianchi! Ho messo il punto esclamativo per enfatizzare.

Vado in centro, in un negozio fornito di roba per parrucchieri. Ho bisogno di decolorante, toner antigiallo, possibilmente che viri all'argento (uh sì mi garberebbero tanto Silver) e non so cos'altro.

Così mi faccio consigliare ed esco con:
Toner Silver
Toner Lilla (funziona anche come antigiallo)
Decolorante
Fiale di cheratina
Mi regala anche shampoo e maschera ristrutturante
Mi scrive su un foglietto le istruzioni passo passo per i due toner (da non fare assolutamente insieme).

Innanzitutto mi dice di decolorare i capelli a 20 volumi. Ricordatevelo perché più tardi scriverò cosa invece ho fatto.
Per chi non lo sapesse, i volumi indicano la potenza dell'ossigeno da miscelare con la polvere decolorante (passatemi la parola potenza, non ho voglia di googlare per cercare altro).
Un 10 volumi è blando, un 40 volumi è la devastazione (lo sconsigliano tutti, per i capelli di cui sopra, che svolazzavano in giro, avevo fatto due deco di seguito a 40 volumi. La pelle del cuoio capelluto si staccava sotto forma di grosse squame ed è andata avanti così per qualche giorno).

Dopodiché per il toner Silver, che è quello che volevo provare stasera, un ossigeno 10 volumi da miscelare insieme.

Prima del toner, shampoo, poi maschera mescolata alla cheratina da tenere in posa 10 minuti.

Se non me l'avesse scritto io ora avrei mescolato lo shampoo col toner, decolorato il cane a 40 volumi, sniffato la polvere decolorante e corso per casa tutta nuda gridando "Satana prendimi".

al centro il tonalizzante Silver

in basso a destra quello violetto
Finito lo shopping mi vedo con Dado, sono contenta, è un po' che non ci si becca. Ma come sempre il tempo è poco, sempre troppo poco. Perdiamo tempo (colpa mia) a parlare di altre persone e a prenderci a mezze testate perché non ci si trova perdendo di vista la cosa importante, ovvero parlare di noi, della nostra settimana, di come stiamo.

Quando mi riaccompagna a casa arriva l'ora X.

OggiMiTingoICapelliDiBianco (anzi di Argento, non Asia, però).

Fase preparatoria, cerco di infilare i guanti bestemmiando meno del solito. Ho visto in un video in cui si impomatano i capelli di olio di cocco per proteggerli prima della deco. Provvedo.
Sono unta e odoro di schifo ma continuo. Forza e coraggio.
Lei mi aveva detto di usare ossigeno a 20 volumi. NEIN.
Uso quello a 30, a me il 20 volumi fa pernacchie rumorose. Prrrr.
(Vi dovrete sorbire le foto della mia faccia, mi spiace, non odiatemi).

Prima, devastazione

decolorazione a 30 volumi per mezz'ora

Attendiamo gli alieni (i fogli di alluminio tengono bene il calore, con il calore la decolorazione funziona meglio)

yellow

Faccia di merda a parte, maschera ristrutturante

super gialla
Pausa cena.
NOMNOMNOMNOM

Comincia la parte con il tonalizzante silver.
La tizia del negozio mi aveva detto ossigeno a 10 volumi più il toner.
Io ossigeno a 20 volumi più toner.
Mi aveva detto di lasciarlo in posa 20 minuti, lo lascio mezz'ora.



macché, argento nella fantasia
Nemmeno OggiMiTingoICapelliDiBianco e manco di Silver. Il risultato è biondo svampita. Ma non demordo, finché non cadono come i peli di un gatto durante la muta stagionale ho ancora lo shampoo antigiallo e secondo me col prossimo tonalizzante ci saremo, li devo solo lasciare riposare.
Anche se mi odio bionda.

Come diceva il buon Roccio "Sai chi è una bionda intelligente? Un Labrador"
Per la foto che voglio fare però mi servono, e poi sono un'ottima base per tutti i colori che vorrò farmi. Indiposcia, ben venga.

Per il resto che vi devo dire? Vivo alla giornata. Non lurko, non stalkero, vivo nel mio guscio.
Ogni istante è una scelta.
Se sto bene? No.

Ma potrebbe sempre essere peggio.

Canzone del giorno: Die Antwoord Alien

06 novembre 2016

[bozza del 30/08/2007 ripescata oggi]

Ieri mentre ero in chiamata mi si avvicina una donnina mai vista: era l'ora della pausa quindi fremevo per alzarmi un po', quand'ecco che l'anonima veneziana mi chiama per nome e si presenta. Mi dice che è dell'ufficio del personale e voleva parlare con me delle mie dimissioni, quindi oggi mi tocca andare mezz'ora prima per fare un colloquio su questo.
Sapevo che per entrare bisognava fare il colloquio, non per uscire da un'azienda.

In ogni caso accetto tutto, anche se ammetto che andare in una nuova azienda un po' mi spaventa. Penso sia normale.

Persino entrata qui ero paralizzata: eppure l'esperienza del call center è abbastanza comune e non servono competenze specifiche. Ma ricordo la prima chiamata che abbiamo fatto al corso con la nostra tutor accanto che ci indicava col dito cosa fare.

Ieri poche chiamate ma sono stata richiamata all'ordine perché, nei momenti liberi da chiamata, leggevo (le ultime pagine de La compagnia dei celestini di Benni).

Posso capire che una persona al lavoro non possa farsi i cazzucci suoi però questo è un lavoro dove la produttività non cala se leggo quando non ho nulla da fare (perché non posso fare null'altro). In un lavoro qualsiasi ti viene chiesta qualsiasi cosa se è un momento in cui non stai davvero lavorando.
Sorvoliamo il fatto che sono un mago a trovare i numeri di telefono.
Ieri mi ha chiamato un tizio che cercava un negozio di usato o a Cinisello Balsamo o a Sesto San Giovanni, non ricordava bene. Ma non solo non ricordava bene la località, non sapeva nemmeno il nome, e nemmeno la via. Si ricordava solo che era all'uscita (o ingresso) della tangenziale e si trovava su una grossa strada. Ovviamente in categoria Usato - compravendita non esisteva nessun negozio in nessuna delle due località. Allora ho chiamato un negozio a caso a Sesto San Giovanni chiedendo se conoscevano un grosso negozio di usato che stava su una grossa strada. Mi hanno detto l'indirizzo ma non il nome e anche loro non erano sicuri sulla località (si vede che era un negozio di confine).
Trovo la via e chiamo un altro negozio a caso su quella via, a Sesto San Giovanni, e finalmente mi dicono il nome del negozio che in realtà si trova a Cinisello Balsamo. Insomma, so' maca.
Incantesimi telefonici a parte penso proprio che il tabù non sia leggere, ma non fare un cazzo.

In ogni posto di lavoro non fare un cazzo è (per il capo) eticamente sbagliato.
Al primo call center dove ho lavorato non stare al telefono era cazzeggiare.
Al canile cazzeggiare voleva dire stare seduti.
Alla casa editrice cazzeggiare voleva dire stare in piedi oppure al telefono.
All'azienda informatica cazzeggiare era non stare al computer.
E qui, di nuovo, è non stare al telefono.

Per adattarsi a un nuovo lavoro l'importante è capire cosa si intende per cazzeggio. Il resto è una strada in discesa.

25 luglio 2015

Instabilità cerebrale: lotta dura e senza paura (al pelo)

E' notte alta e sono sveglio, sei sempre tu il mio chiodo fisso; insieme a te ci stavo meglio, e più ti penso e più ti voglio cantava Eduardo De Crescenzo nel 1981, anno della mia nascita mentre io, invece, che tanto romantica ormai non sono più, ho tirato giù grandi moccoli perché a tenermi sveglia è stata la pioggia battente di questa notte.

Questo però mi ha dato tempo di riflettere, tra una bestemmia e l'altra, di quanto sia diventato noioso e triste questo blog. Serio!
Così volevo raccontarvi un po' di cose buffe, sempre che buffe siano.
Innanzitutto felicissima di sapere che molte altre persone non andranno alla festa aziendale perché, come me, trovano che non ci sia nulla da festeggiare con questi licenziamenti (fine parentesi seria).
Per quanto invece riguarda il bere di meno mi trovo in seria difficoltà perché il mio dolce Fry ha quasi sbottato quando ieri sera, dopo una birra media di accompagnamento alla pizza (avevo scritto birra di accompagnamento alla birra, va bhe ho sonno. Cercate di capire), ho scelto di non farmi il mirtino per digerire.
"Ma COME, niente mirtino?".

Penso diventerò un'alcolizzata.

Inoltre ieri ho preso una di quelle decisioni importanti della vita, quelle che si prendono quando sei davvero sicuro, quando finalmente hai chiaro cosa vuoi nella vita, quando le hai provate tutte ma capisci che quella è l'unica strada praticabile.
Se mi sposo? No, no, certo.
Se farò un figlio? Ma cazzo dite? Mi conoscete almeno un po'?

No, no, andrò per la primissima volta in vita mia dall'estetista a farmi la ceretta.
Finora i miei tentativi di vana lotta al pelo superfluo sono stati miseri e mi hanno dato come perdente almeno una volta su tre. E le ho provate tutte. Ceretta, lametta, silkepil... Una volta ho comprato persino quella roba che sembra carta vetrata molto fine, che sfreghi sulla pelle e ti porta via sì i peli, ma anche il primo strato di pelle.

Confrontandomi tra colleghe ho scoperto che fanno la ceretta davvero ovunque (bhe alla patonza lo sapevo!) e questo è un bene dato che quando la mia tatuatrice non voleva credere alla mia pelosità e le ho mostrato la pancia, si è fatta seria e ha detto a labbra serrate: "Ma una ceretta?"
L'ho scritto anche varie volte in questo blog ma ora ho deciso di cercare di non vergognarmi e ad andare dall'estetista. Daje di estetista.

La ricerca è stata dura, quando lavori da frontaliere e non hai la macchina e i tuoi collehi vengono da paesini di cui fai anche fatica a pronunciare il nome (Maslianico.. che cazzo di nome è?) e l'unica collega che abita vicino a te ti dice "Io non faccio la cera" ti piglia un po' male.
Ma google risolve ogni problema.
Ah non riesco a ricordare la vita senza Google, non ricordo nemmeno che cazzo di motore di ricerca usavo.
Questa cosa un po' mi solleva (e mi inquieta perché Fry sa più cose sulla ceretta di me), anche perché anni fa la facevo in casa ed era una cosa lunghisssssiiiimaaaaa.

Per prima cosa scaldi la cera, dai 20 ai 30 minuti di attesa (io usavo quella a rullo).
Poi ti spalmavi una striscia e la strappavi, e così via.
Presto la cera si raffreddava e dovevi rimetterla sotto corrente. Ti accorgevi di questo perché il roll non scorreva più bene e ti trovavi dei pezzi di cera semisolida sulle gambe che non si staccava in nessun modo. A fine ceretta le mie gambe erano così appiccicose che qualsiasi cosa incontrassero, vi si attaccava. L'unico modo per eliminare la cera è usare l'olio.
Così dopo essere stato appiccicoso per un po' diventavi anche unto, pronto per la frittura. Ma non tutta la cera andava via, quindi unto e in parte appiccicoso.
A tutta l'operazione seguiva una rinvigorente doccia.

Tempo totale dell'operazione? Difficile stabilirlo, praticamente impossibile.

Ieri sera, uscita da lavoro, Fry si offre di darmi un passaggio a casa a patto di raggiungerlo al Pura Vida, locale aperto solo d'estate (praticamente un chioschetto) dove fanno aperitivi.
Questo per evitarmi la salita micidiale che dovrei fare a piedi per tornare a casa dalla fermata dell'autobus.

Lo raggiungo e lo trovo bellamente seduto al tavolino col suo fidanzato (di cui io sono la copertura). "Ma come? Non andiamo subito a casa?" - non avevo voglia di stare fuori e pensavo andassimo subito a casa anche perché nubi nere minacciavano il nostro domani odierno (semicit).

"Ma no, le nubi sono lontane, il vento tira dall'altra parte, mi prendo una birra piccola e andiamo"
Il fidanzato completa l'opera dicendo "Sì tanto massimo mezz'ora e vado via anche io"

Sbuffo un attimo, mi siedo.
SBRAUMMM
Tuono
SBADASBRAUMMMM
Tuono
"Amò, io non ti voglio dire niente ma qui tra poco viene a piovere e speravo mi dessi un passaggio proprio per evitare la pioggia. Ho il libro nello zaino (non impermeabile) e sai quanto ci tengo ai libri"

"Massì stai tranquilla"

Respiro
SBRAUMMMM
Pioggia.

A volte adoro avere ragione. Non in questo caso. Difatti non mi sono nemmeno esibita nel mio conosciutissimo ballo "Avevo ragione".

P.s. Mio nipote di quasi 8 anni ha una spiegazione scientifica per la mia quasi totale mancanza di memoria.
Sono vegetariana e non mangio pesce.
Teek.
I fanciulli la sanno lunga.

Ieri nuova dimostrazione: osservando una mia collega arrivata al lavoro con un vestitino e pensandoci un attimo, comunico alle mie colleghe che mi piacerebbe un sacco battermene la ciolla e andare anche io al lavoro con un vestitino e chissenefrega.
Silenzio generale.
Due settimane fa ero andata al lavoro con un vestitino.
Non ho speranze.

Canzone del giorno: Pensieri e Parole Lucio Battisti

26 giugno 2012

All'emporio delle stronzate

Oggi ho chiesto un permesso di un'ora e mezza per andare dal dottore. Da quando mi sono decolorata i capelli e un po' della mia decolorazione è finita sulla palpebra dell'occhio sinistro, una micromillesima variante di dermatite mi impedisce di truccarmi.
Grave delitto.
Considerate che è una settimana che non mi trucco. L'ho fatto sabato e lunedì e in effetti non ho fatto che peggiorare bruciore e prurito. E' per questo che decido di andare dal doctor Hitler.
Quindi mi appresto ad andare dalla responsabile, mesta mesta, per chiedere il permesso. "Ciao, posso chiedere un'oretta e mezzo di permesso per andare dal dottore?"
Mi guarda con aria indispettita, più o meno lo stesso sguardo che fece ieri quando mi chiese di fermarmi  per leggere meglio la scritta sulla mia maglietta degli Skiantos: Campagna contro la droga, città favorevolissima, per cui un po' mi cago addosso. "Sì, va bene." risponde. Ma poi aggiunge "Prenditi pure tutto il pomeriggio". Sudore freddo, non è che mi sta licenziando? Modalità paranoia mode on. "Tanto è inutile che fai avanti e indietro". Fiuu', non mi lascia a casa ma mi agevola le cose.

Quindi alle 13 esco da lavoro, torno a casa, mangio i miei fantastici cibi precotti (ah, il mondo del precotto e del surgelato), e penso: massì, quasi quasi faccio anche un altro paio di commissioni. E fu così che mi ritrovai in banca a chiedere un preventivo per l'assicurazione di una macchina che ancora non abbiamo, ma non si sa mai.

La ragazzotta lavora probabilmente lì da ieri, ma io sono paziente. Del resto proprio oggi una cliente, riattaccando, ha detto chiaramente al suo collega "questa qui non capisce niente", riferendosi a me. Ecco perché sono così paziente. E poi la ragazzotta è gentile, si vede che sta cercando di fare buona impressione. Intavola un discorso sul lavoro, sui finanziamenti e su quanto sia difficile ottenerli, scherziamo sulla mia precedente assicurazione e mi svirgola due preventivi che dire cari è dire poco.

Mentre ci accingiamo in questa difficoltosa operazione compare una vecchia (le vecchie bolognesi sono un po' come le sciure torinesi. Se le avete viste potete immaginare il genere) con in mano un mazzo di banconote da 50 €, avrà avuto almeno 1000 € in mano, che dice "Siete ancora aperti?"
La ragazzotta fa cenno di sì e la vecchia va a sedersi. Contando i soldi e parlando da sola. Sì sì, parlando da sola. Era una cosa inquietantissima.

Uscita da lì vado dal medico. Non so se vi ricordate il casino che mi aveva fatto con delle impegnative. Praticamente non capiva una sigla che aveva scritto il mio medico per delle analisi del sangue, scritta che ho poi compreso io soltanto digitandola su google.
Bene.
Vado in questo studio medico che non è il solito in cui mi presento. Si trova in un posticino inculatissimo e la sala d'attesa è un corridoio strettissimo. Mi siedo e attendo. Ci sono solo due persone sedute.

Ma ne arrivano altre.

Io sono assorta nella lettura del mio libro finché mi viene difficile non seguire la diarrea verbale espressa da questo individuo informe il quale dopo aver informato una vecchietta, che da ora chiamerò la nonnina, dei progressi sulla sua dieta (progressi tanto vantati quanto invisibili a occhio nudo) cerca di approcciare una bella signora abbronzata venezuelana, che chiameremo la venezuelana. A questo corteo di mere cazzate partecipo io, e altre signore. La silenziosa, che si limita ad annuire, la straniera (perché si dichiara tale) e il vecchio che litiga col medico (il quale gli urla contro, tanto che si sente fuori dallo studio).
L'omino in questione di merita l'appellativo di palletta. Non dovrei, dato che il nomignolo è simpatico e non troppo offensivo, e non rende giustizia a quell'agglomerato di ciccia e cazzate e presunzione che è questo signore. Che poi avrà la mia età.
Dopo il vanto della dieta espresso con la nonnina, arriva la venezuelana. E lui vuole dare sfoggio della sua mascolinità macha tutta italiana. "Straniera? Spagnola?" Dice. La venezuelana, che in cuor suo è molto dolce e carina, vorrebbe mandarlo a cagare, prevedendo l'instradamento che prenderà la conversazione, ma sorride e dice "No, venezuelana".
"Ah" dice lui "ha il fisico da surfista" (sarebbe un complimento? chissà). Peccato che non si ferma e continua: "Ma come fa a stare qui? D'inverno fa tanto freddo". Lei non sa che rispondere, evidentemente imbarazzata dalla sua idiozia. Ma la nonnina lo interrompe "Guarda che anche lì fa freddo, solo che le stagioni sono invertite".
Lui, invece di sprofondare in un vergognoso silenzio, continua.
"Bella l'Italia eh?"
Non sapevo se ridere o piangere. Ma la venezuelana che è così gentile, risponde: "Sì io mi sono trovata bene da subito"
"Eh", incalza lui, "qui ci sono le Alpi, gli Appennini, montagne alte 5000 mt (ve lo giuro ha detto proprio così), il mare, l'Italia è proprio bella. E anche gli italiani!"
Lo osservo. Non è rotondo. Ha il grasso della pancia che scende come un paio di tette scese, coprendogli in parte l'inguine. Ah e ovviamente ha le tette.
Penso che no, gli italiani non sono tutti belli.
La venezuelana sorride imbarazzata.

E poi non so come parte con la pippola delle donne. Sta di fatto che qui ho partecipato alla discussione.
"Perché qui in italia sono le donne a scegliersi gli uomini, vedi io? Vengo sempre rifiutato. Eppure non sono così brutto"
No hai ragione, non sei brutto. Sei un roito.
Cala un silenzio imbarazzato e la nonnina dice "Ma no, quello non c'entra".
"No perché io ci provo ma le ragazze italiane sono così. Invece a Londra, eh a Londra, dopo 10 minuti già ero a letto con una ragazza"
Ho quasi i conati.
"Qui invece, bhe io ce l'avrei anche la fidanzata. Ma ha 48 anni, potrebbe essere mia madre, la voglio anche cambiare".
Mi prudono le mani, e dico "Bhe certo se le tratti così le donne difficilmente ne troverai una"
"Eh ma no che c'entra, io mica le tratto così. Io non mi drogo, non fumo, non bevo, sono un bravo ragazzo ma non trovo nessuna"
Sì ma sei un roito. E pure stupido. E pure arrogante. Cerca, cerca.
"Non ti viene da pensare che forse hai un brutto atteggiamento e la prima impressione che fai non è proprio bella? Mica puoi generalizzare. Non è che le donne italiane sono difficili. Si vede che il tuo approccio non funziona"
La vecchietta incalza: "E' sbagliato"
La silenziosa annuisce.
La straniera commenta "Io sono straniera e mica è vero che le ragazze italiane sono così"
E io "E' ovvio che se esci e chiedi a tutte se ci stanno ti dicono di no"
"Eh ma io cosa devo pensare di una ragazza di 30 anni che si concia come una di 20 ed esce a ballare? Che vuole divertirsi"
Pure maschilista.
"Guarda che magari vuole divertirsi con le amiche, bere e ballare e stare tranquilla. Mica vuole cercarsi l'uomo, scusa!"

Come avrei voluto dirgli che è un cazzone. Ma non ho potuto. Il suo punto di vista è che le donne sono tutte stronze perché lui ci prova ma loro non ci stanno. Senza contare che è impegnato e, cosa più agghiacciante... "La mia ragazza ha una figlia bellissima, ogni tanto ci butto l'occhio eh, non che posso farci qualcosa, però è proprio bella"

Meno male che tocca a me entrare dal dottore perché davvero mi viene da vomitare.

Entro e dico che ho questo fastidio alla palpebra, forse dermatite, che prude, brucia ecc.
Mi guarda.
"Sarà il sudore"
mhm.
"Sì, solo che è lì da una settimana e non è passato"
"Non so cosa dirle"
Ma i medici non dovrebbero darti le medicine per farti stare meglio? Una ricettina no eh?
"Bhe le volte scorse mi era capitato e il dottore mi aveva prescritto un po' di pomata al cortisone"
"Ah, ma un dermatologo?"
"Bhe no, un medico di famiglia"

La sua faccia hitleriana si fa perplessa.
"Bhe sì del resto direi che una pomata al cortisone può andare bene. Poi se l'ha già usata con successo..."
"Ma senta, dice che devo fare attenzione a non farla entrare nell'occhio?"
"Ah bhe no magari ci fa solo attenzione..."
"Mhm, magari uso un cotton fioc"
"Ecco, sì brava, un cotton fioc è l'ideale"
Non ci posso credere.
La prossima volta chiamo il mio ex medico di famiglia, mi faccio dire al telefono cosa è meglio e torno da lui a farmi prescrivere i farmaci. Questo dottore è devastante.

E dopo questo post lunghissimo vi lascerei con una canzone ma in questo periodo le canzoni sono mille. Vi devo aggiornare sul lavoro, e su altre faccende incresciose.
E grazie ancora di leggermi.

28 marzo 2012

Il mio album dal passato




E' marzo del 2006. Sono al parco naturale di Galceti dove si parla di carnivore e c'è una conferenza in merito. Nelle prime due foto un mio amico mi porta sulla Calvana (a Calenzano, FI), un monte da me ridefinito "Monte Brullo" e, conquistata la vetta, si fan due foto e si riscende. Nella terza foto siamo nella sede dell'evento "carnivoro" io e quasi tutto il gruppo degli appassionati di piante carnivore toscani.



Va bhe il periodo in cui ero bionda. Non si vede ma su un lato avevo una striscia obliqua nero blu, che i parrucchieri sono impazziti per farmela.




Al matrimonio di Gianluca e Chiara che, se tutto va bene, rivedrò ad aprile dopo il matrimonio (e son passati quasi 4 anni).



Qui avevo all'incirca 11 anni. La spiaggia è quella di Termoli (CB) dove andavamo sempre ogni mattina durante le vacanze estive. Persino il posto auto era sempre lo stesso.





Non mi ricordo quanti anni avevo, forse 5 o 6. Io e mia sorella siamo a Milano, in piazza Duomo, con il vero babbo natale. Io da piccina avevo sempre in mano topolino. Anche quando non sapevo leggere ne guardavo le figure. In questa foto ho cappello e sciarpa di Snoopy. Mia mamma non butta mai via niente, ed è probabile che sia tutto recuperabile.




Forse estate 1994 o 1995. Quell'anno per la prima volta avevamo preso in affitto una casa a Guglionesi (CB), posto delle nostre vacanze estive, invece di andare da mio nonno (di cui vedete una foto più sotto). Quell'anno appunto mia sorella si era addormentata al sole ed era diventata abbronzatissima (dopo aver passato ustioni di non so che grado). In ogni caso anche qui, a casa, dorme. Ricordo che in quella casa non c'era la doccia e comunque dovevamo andare dai miei nonni a lavarci. In più c'era questa sorta di sgabuzzino dove si era organizzata mia sorella come fosse una camera. Io e Sara, la mia amica, dormivamo in un divano letto in cucina e i miei al piano di sopra dove c'era un letto matrimoniale. Se volete rilassarvi Guglionesi è l'ideale: dalle 14 del pomeriggio fino alle 17-18 circa non si sente volare una mosca. Dormono tutti. I negozi sono chiusi e riaprono alle 17 per chiudere di nuovo alle 21-22.




Questa è una foto scattata durante uno dei miei campeggi parrocchiali. Di solito andavamo all'eremo di Busca una sorta di ex convento dove dormivamo in lettini ospedalieri e avevamo una sorta di regime militare. Sveglia presto, rifare i letti, preghiera tutti insieme, pappa, lavaggio di piatti, sistemazione delle camere, giochi, ora d'aria, preghiera, cena, e così via.
Prima di partire, dato che avevo i capelli lunghi fino al sedere e pettinarli era una tortura, mia mamma mi faceva un treccione, e così rimanevo.
Un anno io e altre due amiche siamo state sistemate in una camerata con una sorta di porta finestra che dava su una ringhiera che si affacciava su una chiesina sconsacrata. Gli animatori ci fecero due scherzi quell'anno. In uno andarono dentro la chiesina facendo un fracasso della madonna e noi non chiudemmo più occhio tutta la notte finché non rivelarono che si trattava di uno scherzo. Nell'altro avevano finto un furto entrando nella nostra camera e mettendo sottosopra ogni cosa. In questo particolare avvenimento io attaccai a piangere in preda a una crisi isterica e non mi calmai nemmeno quando mi dissero che era stato uno scherzo.
Inoltre su tutta la struttura aleggiava la leggenda di tale Valerio che pare avessero murato vivo da qualche parte. Molto del nostro tempo veniva dedicato alla ricerca del luogo in cui fu murato. Una di queste volte una ragazza si fece molto male cercando di aprire un tombino molto pesante. Il tombino le pinzò il mignolo e si stacco un pezzo di carne. Era la "maledizione di Valerio".




Siamo a un carnevale. Io ho sui 5 anni, per cui mia sorella ne avrà 11. Le pareti sono rosa ma è scoppiato un dibattito. Dato che avevamo la carta da parati gialla, io sostengo che quest'ultima sia stata messa dopo questa foto, mia sorella dice che c'era già ma è la foto che ha virato al rosa. Chissà.





A scuola, tra le stupende materie che avevo, c'era anche fotografia. Ripresa, sviluppo e stampa. Queste sono foto fatte in aula di ripresa, con sfondo, banco ottico, ecc ecc. Dato che io non ero in grado di vestirmi, i vestiti appartengono a una mia compagna di classe, Giovanna (chissà che fine ha fatto?). Notare infatti i bei calzini che portavo (nelle foto che non ho messo, in cui sono in minigonna, di vede il segno del calzino. Terribile).




Un mio compleanno. Tutte persone, o quasi tutte, ritrovate su facebook. Alla mia sinistra (a destra nella foto) c'è RagnoB di cui parlo spesso nel blog, che è rimasta una delle mie migliori amiche. Il ragazzotto in posa spocchiosa è stato mio compagno poi anche alle medie. Mi difendeva quando gli altri ragazzotti mi prendevano in giro (o prendevano in giro mia mamma chiamandola "cicciona" - sarà per questo che non amo questa parola?). Quando scrissi dell'intervento al seno l'infermiera che mi disse "Ma tu eri compagna alle elementari di mio figlio" era sua mamma.




Una delle tante recite parrocchiali. Per interpretare i diavoletti, questi bambini si sono vestiti con divise del milan. Il ragazzo di mezzo è stato infamato (per scherzo) per aver indossato quella maglia. Il ragazzo a destra è quello in posa spocchiosa di cui sopra.



Qui ho sempre 11 anni, sono sempre le ferie estive. Siamo a casa della mia nonna paterna a Serracapriola (FG). E quella a sinistra è mia sorella. Sìsì.




Direttamente dagli anni '80 ecco mia sorella con Briciola. Briciola venne a casa che io avevo 4 anni. Era davvero una cucciola, un batuffolino nero. Ci ha tenuto compagnia fino ai miei 18 anni, purtroppo un tumore ha avuto la meglio su di lei.



Questo è un esercizio di fotografia. Il tema era: "Cronaca di una giornata" o qualcosa del genere. Io e questa mia amica siamo andate in centro e abbiamo fatto un po' di foto. Tutte le foto, anche le prossime che vedrete, si aggirano come voti dal 6 e mezzo al 6/7, forse una (quella dei profumi) è arrivata al 7. In questa ho fatto un errore di stampa, segnato a penna in basso a destra.





Mi sa che era il mio primo compleanno. Io sono quella in tutina rossa con la faccia da aliena. Da sinistra, mia zia Teresa (sorella di mia mamma), mia sorella, mia mamma, io.




Fiocco ai tempi in cui lavoravo al canile. Aveva già 8 anni, era stato abbandonato due volte, ed era dolcissimo. Potevo non adottarlo? Fiocco è rimasto con noi pochi anni. Anche lui è stato portato via da un tumore (non siamo molto fortunati con questo genere di malattia)




E' circa il 2000 e siamo io, MinchiettaUno e altre due ragazze dell'università in gita a Treviso. Eravamo andate a vedere la mostra intitolata "Dagli impressionisti a Van Gogh" davvero bella. E davvero una bella gita.




L'alieno di cui sopra.




Mia sorella ha studiato pittura all'Accademia di Belle Arti. In questa foto la riproduzione de "Il bacchino malato" di Caravaggio. Brava, neh?



Sempre la stessa recita dei diavoletti, ripresa sul pubblico/attori.



Questa foto fa parte della serie degli esercizi di fotografia di cui sopra. E' venuta fuori fuoco e ho rovinato il negativo graffiandolo. Nonostante tutto mi piace molto.




Periodo biondo ma senza striscia nera.





Le foto fatte in aula ripresa nel loro formato originale quadrato. Avevo 16 anni e, sinceramente, non paio nemmeno io.




La famigliola. Io, mio babbo, mia mamma, briciola e mia sorella che fa la foto.





Foto (avanti e retro) di classe della seconda media, credo. Avanti, indovinate chi sono? Tra le dediche, in basso a sinistra la frase di un mio compagno "Per la meno cissata della classe". Nel senso che non me la tiravo. E chi poteva dato che mi prendevano tutti per il culo?
Il ragazzotto in basso a destra è stato un mio fidanzatino (tempo record di 7 giorni credo)




La vedete quella bambina con i capelli lunghi, che tiene il foglio in basso, che sta cantando. C'est moi. In molte foto ho lascia per i capelli sulle orecchie. Dato che mia mamma mi aveva raccontato che quando ero piccola mi metteva i cerotti sulle orecchie per attaccarli alla testa perché erano sporgenti, mi ero fissata di avere le orecchie a sventola. Pensavo, con la fascia, di rimediare a questo antiestetico problema. In più avevo la paranoia che gli insetti mi entrassero di notte nelle orecchie per cui tenevo la fascia anche di notte. Immaginate un po'. Se non tenevo la fascia dormivo di lato col braccio sollevato a coprirmi l'orecchio. La canzone che stavo cantando la ricordo ancora oggi, era la parabola del buon Samaritano.




Mio nonno Casimiro, detto Mimì dai paesani. Siamo sempre a Guglionesi (CB). Ebbe un ictus che gli paralizzò metà del corpo. Fece fisioterapia e riprese a camminare, pianin pianino col bastone. Tenete conto che quelle case di paese sono sviluppate su più piani (in genere una stanza per piano) e hanno gradoni giganti. Eppure lui faceva tutto da solo. Molto riservato, se ne stava sempre sulle sue e ha sempre voluto fare tutto da solo. Credo di essere orgogliosa e tenace come lui in alcune situazioni. Ma soprattutto riservata. Non mi piace l'invasione di campo (lui si sfavava molto quando d'estate gli invadevamo la casa, anche per quello avevamo preso poi in affitto una casa).




Il mio primo avatar su questo blog.




Esercizio a scuola. Voto 7.




A volte ci si annoiava a scuola. Ecco cosa succede. Pellicola istantanea e pose incredibili.



Gita a Milano con i compagni di classe. Periodo della chemio. Era il mio compleanno e un mio amico (anche compagno di classe) mi regalò quel peluche che ho ancora. Lo prese se non erro a La Rinascente.



Poldo e Birba. Birba ora ha il musetto tutto bianco...




Poldo e Fiocco sul divano.





Le foto di classe delle elementari. Ce le faceva il babbo di un nostro compagno (in basso a destra dell'ultima foto), fotografo di professione. Ora fa il regista mentre il figlio è musicista (ho postato diverse volte suoi pezzi) e scrittore. Si chiama Matteo De Simone e ha scritto "Denti Guasti". Bravo Matte.

Sempre a una recita della parrocchia (è il teatro della parrocchia). A destra RagnoB.

Il mio professore di fotografia, Redoano. Molto affascinante, tutte le ragazzotte gli andavano dietro.


Io, 11 anni, Serracapriola (FG). Le foto me le ha scattate il mio babbo.

Guglionesi (CB). Sfilata in abiti medievali, noi siamo le contadinelle. Io sono la seconda da sinistra di quest'ultima foto. Avevo le Superga e, proprio come nella pubblicità che alla fine posterò, mi avevano cazziata per non avere scarpe adatte.

Tarattatà tarattatà. Sfilata in abiti da sposa. Chieuti (FG)


Come dicevo prima, a scuola ci si annoiava. Questa sono io.




Sempre 11 anni, sempre io con Topolino, sempre Serrapriola, sempre il mio babbo che scatta le foto.



On the road.


Altro esercizio di fotografia.

Ed ecco lo Spot delle Superga (miodio tutti le avevamo, ai tempi costavano 10000 lire al paio).