07 luglio 2006

Ad Anselmo

D'accordo, lo sapete già. Oggi riparto.
Sarò sul treno in compagnia di Cavie di Chuck Palahniuk, che oramai è il mio libro dei viaggi. È abbastanza lungo da permettermi di portarlo dietro ogni volta, e ogni volta leggere almeno una sessantina di pagine.
Ieri riflettevo sul fatto che Franci Omi, il cantante de Il Grande Omi, è arrivato qui digitando il nome del suo gruppo su google. Magari posso fare così anche con altri artisti per vederli arrivare qui a fiotte. Tipo.
Giuseppe Culicchia. Giuseppe Culicchia. Giuseppe Culicchia. Magari spunta da qualche parte.
Ma ne dubito. Una volta avevo un cavallo di nome Anselmo, che ricorda vagamente il suo formichiere di nome Anselm. In verità la scelta del nome non è copiata, anche perché il nome ad Anselmo non l'ho scelto io. Lui è arrivato da me e lui si è presentato, mostrandomi il suo enorme zoccolo (sapete, è un cavallo da traino) e dicendomi "Piacere, Anselmo". Un anno fa è scappato dall'altra parte del mondo. Ogni tanto mi arrivano sue foto. Anselmo sulla tour Eiffel, Anselmo sulla Statua della Libertà, Anselmo con gli occhiali da sole in Egitto mentre cerca di conquistare una cammella. Ammetto che un po' mi è mancato dalla sua partenza, ma sono convinta che un cavallo, anche se da traino, debba sentirsi libero di fare ogni cosa. E poi avere un cavallo in casa è impegnativo. Quando non riusciva a dormire e passeggiava per la casa faceva un rumore allucinante con quei suoi zoccoloni. Quando partivo per qualche luogo insisteva per venire, e sul treno Anselmo non passava inosservato, anche se per l'occasione portava occhiali da sole, impermeabile e cercava di leggere un giornale che puntualmente cadeva per terra costringendolo a manovre assolutamente ridicole per recuperarlo. Come si fa senza pollici opponibili? Aveva paura degli insetti e ogni notte ne vedeva uno nuovo, cercava di venirmi a svegliare salendo sulle scalette del mio letto a soppalco ma non riusciva. Però faceva rumore, molto rumore. Io mi svegliavo e gli dicevo "Anselmo, che c'è?", e lui mi spiegava di queste o quelle antenne o zampette o occhietti che lo fissavano. E poi attaccava a passeggiare per la casa terrorizzato. Però con Anselmo potevo parlarci. Sempre.
Aveva delle sue teorie del cazzo, ma cosa si può pretendere da un cavallo (da traino)? Ma sapeva ascoltare e non è da tutti. Un giorno forse tornerà, ma non sarà per forza Anselmo, magari sarà un tasso di nome Alfredo o un bradipo di nome Gerundo. Qualcuno tornerà prima o poi a intasarmi la mente e a ricordarmi che non sono cresciuta affatto, nonostante la partenza di Anselmo mi abbia illuso del contrario.
Se volete scrivergli la sua mail è .anselmo@email.it . Non dimenticate il punto all'inizio che poi le mail non gli arrivano e lui se la prende con me. È molto, molto permaloso.
A lunedì.

4 commenti:

drest ha detto...

ho le lacrime agli occhi.

Anonimo ha detto...

anselmo in giro x il mondo mi ricorda tanto il nano di amelie nel FANTASTICO MONDO DI AMELIE!
che sclero,10mine corro alla staz x andar a chiudermi in profumeria...mi sento prigioniera li dentro x 8ore...x fortuna è"solo"3gg alla sett...
ci sentiamo al tuo ritorno!!!

Zion ha detto...

Carla, tu sei speciale!!!
muahahahah

Zion

Carla ha detto...

Sì, un po' matta.
Minchietta Uno, sìsì è uno dei miei film preferiti. Piaceva tanto anche ad Anselmo.