È una delle 5 Pseudoglomeris magnifica (blatte, ma molto molto belle) che ospito da Aprile. In effetti ci sono stati tanti arrivi oltre alle bestione che ho già.
Comincio oggi la saga di Blackwater, perché non avevo proprio nient'altro da leggere in questo periodo.
Nelle ultime ho preso l'abitudine di disegnare qualcosa sulla busta, in genere bestiacce, visto che mi diverto solo quando rappresento loro.
In verità ho acquistato (e anche seguito) un po' di corsi di disegno che mi hanno convinta di una cosa: un po' ci devi essere portato. Esattamente come per la musica.
Puoi studiare, ma se manchi di senso del ritmo, orecchio, musicalità ci riesci, ma devi impegnarti il triplo di chi è dotato in partenza. Mi sarebbe sempre piaciuto essere in grado di disegnare bene (come di cantare bene, altra dote che manca) ma qualcosa manca.
Però scrivo questo post non a caso: l'ultimo disegno è stato intaccato malamente solo all'ultimo, dal disegno delle ali.
Ma, come già detto nel post precedente, si tratta solo di avere pazienza. E di fallire meglio.
(Oggi è il 5 maggio ma questo post sarà pubblicato solo alla ricezione della missiva che per esperienza può metterci dai 4 ai 15 giorni per arrivare. Grazie Poste Italiane per farci tornare indietro nel tempo a quando la posta si consegnava con carrozze e cavalli).
il primo disegno
loro sono Huginn e Muninn, i due corvi di Odino
bacarozzo
e qui si parte con Ecce Bombo
Sono contenta di aver preso questo nuovo set di 72 matite acquerellabili. Lo osservavo da un po', che faccio, lo prendo, non lo prendo, un'altra roba inutile, oh mio dio, sono scontate, ma no aspetto e via dicendo.
Alla fine ho ceduto quando lo sconto era abbastanza consistente e le mie mani bucate non potevano far finta di niente.
(Sì lo so è da diabete scriversi le lettere nel 2022, ma che ci potete fare, siamo adorabili).
Ieri ho fatto il mio primo saggio musicale (vorrei dire il mio primo saggio in assoluto ma come dimenticare il saggio di danza del ventre a Cömo nel lontano 2015? Non si può, anche volendo).
Avrei evitato volentieri ma David Gigante Gnomo (che da ora in poi chiamerò DGG) che ho assoldato per darmi una mano a essere meno disagiata - eh oh, ci sta riuscendo - mi ha consigliato di sì. Di pormi piccoli obiettivi sfidanti, per non annoiarmi e proseguire.
Con il Sensei e le altre 3 ragazze ci siamo accordati per un Outfit in total black: del resto non c'è da essere allegri per due motivi:
Suoneremo My Heart Will Go On (e sappiamo già come finirà)
Siamo in lutto per le ottime esibizioni, visto come andrà la nostra
Io indecisa tra look corto o lungo. Avevo già ovviamente deciso il corto, mi capita raramente di farmi carina, ma ho richiesto un po' a tutti consigli, finché Cliff decreta vincitore il corto. Ok, avevo già deciso ma evidentemente avevo scelto bene.
Ho portato con me il violino vecchio (eh sì, ho ritirato quello nuovo ma si scorda ogni tre secondi, e quindi lo userò nelle prossime lezioni fino a fine corso e questa estate in attesa di ricominciare).
Il violino nuovo è stupendo e ha un suono diverso, più caldo e rotondo, meno acuto. Dentro la custodia è presente anche un igrometro, ha un colore naturale (confesso di aver desiderato un violino elettrico possibilmente nero che il Sensei mi ha caldamente sconsigliato e sono felice di aver seguito il suo consiglio).
Durante le altre esibizioni ho indagato su quanti anni di studio fossero alle spalle di chi suonasse e mi sono posta come obiettivo ragionevole circa 4 anni per arrivare a suonare decentemente.
Su gentile concessione di RagnoB
Nonostante inizialmente non volessi invitare nessuno, alla fine mi sono arresa. Del resto sono stata anche felice di vedere facce conosciute, ero lì per divertirmi. Come mi dice DGG non devo diventare primo violino, una volta realizzato di non avere alcuna pressione alla fine Panta Rei. Tutto scorre, tutto va. E anche gli esercizi quotidiani diventano leggeri e inspiegabilmente divento più brava. So bene che ascoltando la performance tutti avrebbero da ridire. Ma è uno strumento infame, frustrante. È l'uomo che ti piace ma non ti vuole, la ricetta che vuoi preparare ma non riesce, il lavoro che vorresti fare ma non riesci a ottenere.
Questi risultati, in pochi mesi (poco più di 6) sono decisamente miracolosi, per me e per le ragazze che hanno condiviso con me questo saggio.
Magari la ricetta non verrà al primo colpo, sarà necessario dividere in step e provarli tutti finché non si affinano.
Il vibrato non si impara in un giorno, nemmeno in un mese. Probabilmente ci va almeno un annetto se non due. L'arco forse un giorno smetterà di rimbalzare sulle corde e l'anulare smetterà di far suonare la corda su cui un attimo prima era posato.
Ci va pazienza, costanza (due cose che questo strumento del demonio mi stanno insegnando), indulgenza con se stessi, e il poco tempo che riusciamo a ritagliare da tutto il resto.
Avrei voluto cominciare molti anni fa, alle medie, quando avevo avanzato la proposta alla mia famiglia ma non c'era la possibilità di farlo e quindi lo dico con un piccolo moto di orgoglio di averlo fatto completamente da sola, senza l'aiuto di nessuno (se non il supporto del povero udito di Cliff, messo a dura prova dalle mie note stonate e dai miei stridii).
Se, nonostante i miei avvisi, volete ascoltarci, qui potete trovare altre foto e qualche video.
Ho proposto alle ragazze di continuare a suonare insieme, trovarci per suonare piccoli brani semplici ma non troppo (il Sensei ha già proposto la sigla di Games Of Thrones) sempre per darci un obiettivo sfidante ma che non sia impossibile.
Per il resto invece oggi è una giornata un po' triste. È morto il millepiedi femmina.
Hanno fatto dei piccoli millepiedini e non capisco cosa possa essere andato storto. Domani disinfetto e pulisco per bene tutto il terrarietto. Cambio terriccio, setaccio il vecchio per trovare i piccoli e metterli da parte. Sistemo anche gli onischi (anche loro si stanno riprendendo da una brutta morìa).
Invece la regina di Messor Capitatus ha sfornato un sacco di uova e sono nate 4 operaie. Oggi sono riuscita a sistemare anche loro, dandogli dei semi di soffione.
Hanno ricominciato a volare le rondini, come l'anno scorso quando sono arrivata qui. È forse l'unico angolo di natura che il centro cittadino consente e starei a guardarle e ascoltarle per ore.
Sta arrivando il caldo, e già lo reggo a fatica. Ma forse, questa (e un'altra piccola cosa che spero di sistemare a breve), è l'unica nota negativa di questo mio momento particolarmente felice.
Ho un periodo pieno di novità. Dopo un 2018 tremendo sto cercando di godermi quello che sembra un anno tranquillo, tra un amore vecchio risbocciato (con strascichi ancora pieni di paure) e un lavoro nella stessa azienda con una piccola promozione in atto.
Vorrei sembrare più entusiasta, ma mi sento un po' come quando torni dalle vacanze (ah eh ecco, devo anche scrivere del recentissimo viaggio a San Francisco e dintorni) e tutti ti chiedono "ALLORA, com'è andata? Voglio sapere TUTTO!" e sono più entusiasti loro che tu, non perché non lo sia, semplicemente hai tenuto un diario dettagliato di viaggio perché non ricordi mai un cazzo, così sbofonchi qualcosa come "Uh sì bella, divertiti, visto un sacco di cose, che ora, bhe sì, cià, ti racconto in pausa", mentre cerchi un racconto che possa soddisfare la loro curiosità. Che tu sei stata bene, che è stato tutto bellissimo, ma sono cose così banali da dire.
Così mi sento per questo nuovo lavoro. "Ma quindi sei stata promossa?"
"Bhe sì, no, boh, faccio un'altra cosa, però dovrei lavorare full time quindi in teoria prenderò di più. Quindi sì, sono logicamente contenta".
E nella mia vita da entusiasta è riduttivo il commento qui sopra: non so cosa sia cambiato in me ma qualcosa è cambiato. È come se molte delle mie emozioni si fossero ridotte a calma piatta apparente, nascoste sotto uno strato di cemento ormai già indurito. Ma che escano fuori prepotentemente e in modo incontrollato in alcuni momenti in cui le emozioni non devono entrare.
Ambiti in cui non mi si scalfisce.
Ambiti in cui mi scalfisco da sola.
Cerco di suonare, cerco di leggere, cerco di scrivere e non riesco a fare nessuna di queste cose.
Non riesco a fotografare, non come prima.
Eppure quando ho scelto questo tatuaggio ho pensato alla ragazzina che ero e che ha affrontato tante cose brutte da sola, almeno a livello emotivo. Che non ha quasi mai pianto. Che se ne batteva la ciolla di stare a casa in isolamento con i globuli bianchi bassi e andava ai concerti. Che pattinava. Che nonostante fosse senza capelli non usciva mai di casa senza trucco, le sopracciglia disegnate con la matita nera, non una parrucca, non un berretto se faceva caldo.
Quella è Carla invicta, e io cosa sono diventata?
A volte i disegni che ti lasci imprimere sulla pelle da un abile tatuatore non sono altro che promemoria. Come in Memento cerchi dei segni grafici che possano rappresentarti per poter ridare il giusto peso alle cose. Per determinare delle priorità e lasciare che le emozioni possano incanalarsi nel verso giusto.
Così ho piagnucolato quando ho spanato una filettatura di una ottica aggiuntiva per la X100F e per una miriade di altre cose.
Ripenso a un'immagine che mi aveva mandato Dado e che avevo pubblicato.
Non devo dimenticarmi chi sono.
Io sono Carla invicta.
Canzone del giorno: LeatherfaceCan't Help Falling in Love
Ieri sera abbiamo deciso di incontrarci tra colleghi.
È stato sfinente organizzare, non per me eh? Io ho solo creato il gruppo whatsapp e immediatamente dopo ho terminato il mio lavoro silenziandolo per un anno.
In verità ho provato a organizzare qualcosa ma ci ho rinunciato nel giro di 10 minuti.
Per fortuna una ragazza ha preso in mano la situazione nel gestire questi 20 e passa ragazzini nel corpo di adulti (non guardate me, io ho sempre il corpo di una ragazzina).
Una mia collega che ormai è amica, posso dire, mi ha invitata a casa sua per farci un aperitivo prima della cena e forse abbiamo esagerato con il Martini e alla cena eravamo già belle cariche.
Non troppo, diciamo che eravamo allegre.
Prima che possiate dire qualcosa, ero sobria. Solo un po' più allegra di quanto dovrei essere, visto e considerato tutto. Ovviamente io seduta accanto al damerino più bello del back office.
Quando ci siamo scattati una foto insieme si è girato e ci siamo baciati, a fior di labbra.
La pubblicazione della foto online (che siamo bellissimi, non c'è che dire) ha dato luogo a una serie di messaggi privati occhieggianti del tipo "Eh ma allooooraaaaa, non mi racconti niente?" o "EVVAI FINALMENTE".
No.
Io e L. abbiamo un interesse comune che ci impedisce di essere compatibili.
Baciarlo è come baciare la mia migliore amica, ecco.
Potremmo stare a letto nudi che non accadrebbe nulla.
Altri chiarimenti?
Mi ha fatto sorridere però.
"Ma sicura? Me pareva un bacio appassionato"
Ahah. No.
Per intenderci:
Nulla di nuovo all'orizzonte, quindi. Mi spiace, deliziosi amici che avete battuto un cinque immaginario con la sottoscritta.
Tinder rimarrà l'ultima spiaggia, ma ultimissima. Tipo che o lo installo o divento proprietaria insana di 20 gattini.
Parlando con L dicevo che servirebbe un'app per incontrare gente nuova non come Tinder, che è finalizzata allo scopaggio, ma qualcosa per fare due chiacchiere e conoscere persone nuove (donne o uomini).
"Eh ma Tinder funziona uguale eh?"
No.
Da bionda tinta posso dire che un po' mi sento Bridget Jones, senza la ciccia e molto meno figa?
Mi piacerebbe scrivere una rubrica delle persone che incontro. E per ora senza l'aiuto di Tinder. Anche perché nessuno scopaggio all'orizzonte, mi verrebbe l'orticaria al pensiero.
Però sappiate che se vi interesso un po', ma basta un po', appartenete a una delle due seguenti categorie: gli impegnati o i disagiati.
Poi c'è anche la combo con entrambe le cose. In quel caso vincete un buono per una mia sparizione da qui all'eternità.
Ho in mente un paio di foto da fare per distrarmi da questa meravigliosa vita di merda (che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior - da Leroy Merlin mi han venduto letame fallato) anche perché da due settimane ho un dolore al collo che mi impedisce di piegare la testa verso il basso.
E io detesto il dolore fisico, è una compagnia indesiderata, come quel parente sconosciuto che ti viene a trovare quando stai male. Già, ripeto, la vita fa un po' pena, poi ti si presenta un dolore fisico e tu pensi: Ma cazzo no, anche questa no.
Per fortuna, visto lo stato perenne di povertà in cui mi ritrovo perché prenoto viaggi a caso (da qui a Febbraio sono a posto), la mia collega dell'aperitivo (operatrice Shiatsu) mi regalerà per Natale qualche trattamento.
So che la base del collo è dove lo stress si accumula e le tensioni muscolari diventano poi dolori. E io sono ancora un bel po' a pezzi.
Nonostante tutto sono riuscita ad andare un paio di pomeriggi da Leonard per pulire gli insetti all'interno delle teche.
Sappiatelo, è una cosa difficilissima. Ho tenuto le chiappe strette tutto il tempo.
Sfili l'ago dalla base della teca con l'insetto attaccato. Lo posizioni sotto al microscopio tenengo l'ago dalla base e lo spazzoli con un pennellino asciutto facendo attenzione. Antenne e zampe si staccano con una facilità micidiale. In queste due giornate ho fatto un po' di stragi di tarsi e antenne, ma molti insetti sono distrutti dagli antreni ed è come pulire un guscio vuoto e fragilissimo. Una volta tolte fibre, exuvie di antreni, e varie ed eventuali con un altro pennello intinto nella benzina avio si bagna tutto l'insetto. Qui se c'era qualche parte incollata probabilmente si scollerà e bisogna reincollarla.
Ho la fortuna di avere la mano ferma ma sappiate che incollare l'antenna di un insetto non è una cosa semplicissima.
Poi quando ti cascano gli occhi fai una pausa. Ma in verità non vorrei mai staccare, mi piace troppo. Ed è per quello che faccio pausa quando mi cascano gli occhi o sto per svenire per l'inalazione di benzina avio. A volte Leonard mi costringe e io "No, no lasciami dai miei insettini, voglio finire la scatola".
Finirà che non installerò Tinder ma al posto dei gatti mi ritroverò piena di teche con insetti morti, e non so cosa è meglio.
[non ho riletto, sono stanca, ho male, ciao]
Canzone del giorno: The CardigansMy Favourite Game
Oggi sono un po' giù. Ieri sono stata a Entomodena, ho visto anche la mia amica L, era quasi un anno che non riuscivamo a vederci. Lei da Bologna è arrivata a Modena e abbiamo pranzato insieme facendo due chiacchiere. Mi manca un sacco.
Per di più ho visto persone con cui ho avuto piacere di passare del tempo. Persone sempre lette sui social in cui si riconoscono insetti (più che altro loro, io leggo e apprendo. Con lentezza ma apprendo), amici nuovi, VIP entomologici, amici seminuovi che tengono banchetti, con la stanchezza addosso e il sorriso sempre pronto. E ragni e insetti ovunque. E io che torno con il mio bellissimo libro sui Bombici e le Sfingi delle Alpi, i miei Tenebrio molitor in un sacchetto e tre insetti stecco di una specie nuova che ancora non so e per i quali oggi ho raccolto rovi rischiando i graffiarmi ovunque. E il mio nuovo tatuaggio che curo meno degli altri, come se in realtà fosse un disegno non voluto ma forse perché è uno dei pochi a cui attribuisco un significato, e anche se è parzialmente sbagliato io gli voglio particolarmente bene.
Ma lo curo poco.
Chissà come mai poi, eppure.
Ieri sul treno pensavo, sembrano fatti apposta i treni. Il paesaggio che scorre dal finestrino, il suono ritmico, qualcuno che interrompe il flusso dei pensieri parlando. E sono sempre nello stesso punto, mi pare di girare intorno.
Conoscere il mio doppio e tentare di accoglierlo non ha fatto che portare guai. Persino persone che mai avrei creduto, mi voltano le spalle, mi insultano apertamente e io sono stanca. Non ho possibilità di replica e dato che questa cosa, l'essere attaccata così, mi fa male, ho pensato che forse nemmeno lui merita di essere attaccato, anche se si è comportato da stronzo, anche se mi fa ancora soffrire. E l'ho sbloccato da quasi tutti i canali. Non è mio intento fare male a nessuno, non lo è mai stato, vorrei solo essere tranquilla.
Ora sono io a essere completamente bloccata. Non voglio nessuno accanto e lo cerco. E quindi lo cerco appositamente sbagliato in modo da non cascare in una trappola che invece, quasi inconsapevolmente, mi sono costruita ad hoc. Perché quei difettucci che sembravano insuperabili cominciano a farmi tenerezza, quella mimica che mi sembrava incompatibile acquista un senso, persino quelle passioni sgangherate e fuori dai miei standard cominciano a risultare una cornice immancabile, che senza di quelle niente torna.
E quindi do' le capocciate contro il muro perché non riesco a capirmi.
Mi tocca fare la cosa giusta, questa volta, e abbandonare il campo perché anche questo è, per dirla come dice un'amica, un aereo guasto che immancabilmente e anche se riuscissi a salirci, precipiterà.
E quando un aereo precipita di solito è un disastro, non ci sono feriti lievi, ma sangue e morti.
Hai ragione, mio amico guerriero (e libraio), non esiste una storia lineare per noi, e non è una giustificazione. Sappiamo solo fare quello, lottare, e a volte partiamo già con storie impossibili per mettere in mostra quella che crediamo essere la nostra unica capacità e tecnica di sopravvivenza. Lottare. Continuamente.
Perché abbiamo sperimentato presto che è una strategia vincente, e in effetti lo è, con le malattie. Ma non con le persone. Ci vuole serenità, tranquillità, linearità. Ogni tanto, insomma, ci sta che tutto vada come deve andare, ci sta che vada bene, senza intoppi iniziali, senza lotte continue, senza conquiste impossibili, senza scalate inevitabili.
Non è un male camminare in discesa, ogni tanto.
Oggi sfoglio il mio libro sui Bombici e le Sfingi e sogno una vita semiperfetta tra fiori, polline, dolcezze e colori.
"Quella è la costellazione del cane lercio. L'hanno chiamata così perché sembra un cane e quelle stelle ai margini sembrano gli aloni di puzza che lascia. Ah e quella è la costellazione dei punti neri. Perché se la vedi in negativo sembrano dei punti neri su un grosso naso. E quella lì, quella è la mia preferita, è la costellazione della Mimas tiliae. È una falena bellissima. La falena del tiglio."
"Mamma, sono stanca, andiamo a casa."
"Lo so che ti spaventano le falene e non ne vuoi sentire parlare."
Sbuffa e si dirige verso la macchina. Mi alzo e mi sistemo il tailleur spiegazzato e i capelli, raccolti in uno chignon.
Lei si chiama Lupa.
Lo so, è un nome particolare, ma meglio di quanto si sente in giro, dai tifosi del calcio che rendono i propri figli meteore sportive alle persone che si ostinano a dare nomi stranieri, di altre culture.
Il suo nome ha una storia, come tutto il resto. Voglio che con quel nome si ricordi di essere una donna coraggiosa e che non si faccia calpestare. E che trovi il suo branco, quello giusto, da sorreggere e che la sorregga, voglio che non sia come me, che non si faccia piegare dal sistema.
Ho deciso di diventare mamma molto giovane perché volevo creare un legame unico con mia figlia. E così a 18 anni, con una provetta e un donatore, lo diventai.
Fu straziante e dolcissimo. Il parto è un fatto di amore e sangue che nessun uomo potrà mai comprendere. È questo che abbiamo noi: il dono di portare avanti la vita. Ed è l'unica cosa importante.
La camicetta bianca si è sporcata di erba. È un vero peccato che mia figlia detesti gli insetti, e l'arte, e la fotografia. Lo so che lo fa per darmi addosso, è adolescente, un vero vulcano. Si è già fatta il primo tatuaggio: io ero contraria, ma non mi ha chiesto il permesso. Si è tinta i capelli di turchese. Se lo avessi saputo glielo avrei vietato.
L'ho iscritta a tanti sport. L'equitazione, la pallanuoto, il golf: qualsiasi cosa che le impegni il tempo e mi permetta di andare avanti con la mia carriera.
Non ho tempo libero perché di passioni ne avrei molte, avrei voluto diventare una zoologa, una volta. Ero piccola e giocavo con le formiche. Poi ho provato con la fotografia, ma ho capito presto che niente poteva rendermi quanto il mio posto attuale.
Il mio lavoro è marginale ma molto importante, mi occupo di catalogare le masse che possono essere identificate come pianeti. Ci sono parametri specifici. Se sembra complesso vi assicuro che non lo è affatto: un telescopio raccoglie dei dati, li passa a un computer che registra qualsiasi variazione in termini di onde radio. Io controllo che nulla si inceppi.
A mia figlia dico che passo le giornate guardando il cielo, e che non smetto mai di sognare. Lei sbuffa. Vorrebbe fare qualcosa di concreto, lavorare il legno, scolpire (nulla che sia artistico, potrebbe venirle un eritema), le andrebbe bene anche guidare un camion. Tutto ciò che possa essere l'opposto di ciò che sono io.
Mi avevano avvertita: l'adolescenza è un periodo buio. Tutto l'amore che puoi dare viene respinto, il tuo cuore calpestato nel peggiore dei modi e il tutto con un'indifferenza spietata, calcolata.
Ricordo l'odore del parto. Vi racconteranno di momenti dolcissimi, io ricordo il ventre spezzato, il dolore atroce, la quantità di persone lì davanti. Nessuno a tenermi la mano. E tutto questo per arrivare, 19 anni dopo, con il cuore spezzato.
Dal ventre al cuore. Non c'è male come passaggio.
Non sono riuscita a terminare il periodo di maternità perché rischiavo di perdere il lavoro.
A dire la verità non lo so. Ma non potevo rischiare.
Solo dopo un mese ero già col mio tailleur, i miei tacchi, la camicetta e la giacca. Ho tantissimi completi così, anzi direi solo quelli. Tessuti diversi e colori diversi.
Questo volevo diventare, questo sono diventata.
Non ho avuto bisogno di nessuno al mio fianco per realizzarmi, per essere quello che sono.
E a parte Lupa, non sento il bisogno di avere nessuno accanto.
Le mie giornate scorrono identiche le une alle altre.
Fino a che il computer non ha registrato una variazione molto intensa, così intensa da risultare vicinissima.
Vicina non in termini di anni luce, ma in termini di metri.
Una piccola deviazione del selettore ha portato a una scoperta sensazionale, ad appena pochi metri da noi, nel seminterrato.
In verità sarebbe stata un'anomalia che avrei dovuto evitare, ma l'entusiasmo era così grande che non sono stata licenziata. Lupa avrebbe sicuramente sbuffato.
Nel seminterrato c'è un buco, quello che i profani definirebbero un passaggio per un' "altra dimensione". Per noi è una piccola anomalia dello spazio tempo. Abbiamo avuto altri falsi allarmi ma poi si era trattato di forti campi elettromagnetici che andavano a interferire col selettore. Stupide macchine.
Questa volta però avevamo altri dati, le macchine erano impazzite, e i grandi cervelloni non si davano pace. C'eravamo: una scoperta più grande di un piccolo ammasso di materia senza vita che gira in tondo (ehm, in orbita ellittica) nel cielo (uh sì nello spazio, ok ok).
Paradossalmente il passaggio coincide con una vecchia porta inutilizzata. Come nei peggiori film di fantascienza: puoi aprire la porta e ti trovi direttamente dall'altra parte, con buona pace di scenografi che non devono inventarsi niente che non sia già stato visto. Una porta che permette un passaggio da un ambiente all'altro. Che fantasia.
Gli scienziati decidono di mandare dall'altra parte la persona più sacrificabile, ovvero io.
La cosa mi onora e mi offende. In fondo sono sempre stata fedele a questa azienda. Ci lavoro da prima del diploma (preso a pieni voti nel migliore liceo della città), ma il fatto di poter varcare la soglia per prima mi fa sentire importante. Non c'è null'altro, al momento, che voglio fare.
Vorrei dirlo a Lupa, ma sbufferebbe. Probabilmente si rimetterebbe le cuffie con la sua musica Heavy Metal. "Che noiosa che sei, Mà".
Mi danno una tuta ignifuga, una videocamera, una ricetrasmittente, un casco con l'ossigeno e un sacco di strumentazione. Anche qui, banali. Immaginate se dietro quella porta ci fosse un apparecchio strano che improvvisamente si è acceso da solo? Ti saluto promozione.
La porta è una porta, la maniglia gira come una maniglia, sembra tutto a posto anche se il rumore del mio respiro all'interno del casco è fastidioso. Forse perché sta accelerando.
Apro la porta.
Buio.
Chiudo la porta.
Il rumore del mio respiro.
Il rumore del mio cuore.
"Mi sentite?"
Niente.
Torno indietro, apro la porta, il cuore in gola. Buio.
Non c'è il laboratorio, né i grandi cervelloni. Solo una stanza, credo, buia. O forse proprio il buio.
Forse quel buio che ti porti dentro, che visualizzi all'esterno. Di cosa si può avere più paura se non di quel buio?
I rilevatori indicano che l'aria è respirabile, la pressione identica alla nostra.
Secondo me è uno scherzo. Sono in un'altra stanza e di là hanno spento le luci. Tolto tutto.
Quando tornerò spaventata accenderanno le luci gridando SORPRESA.
E io riderò nervosa.
Ah già, ho una piccola torcia. Voglio dire: una strumentazione da milioni e non una torcia?
Sarebbe stato da film dell'orrore di serie B.
Penso a Lupa, voglio che sia orgogliosa di me, che capisca l'importanza di essere una donna determinata, lei tanto non saprà mai che hanno mandato me perché sono sacrificabile. A lei dirò che doveva andarci qualcuno di importante, qualcuno che non rinuncia ai sogni, qualcuno che sa gestire una mole enorme di dati, che può raccoglierli, "che quei cervelloni in più di me hanno solo la laurea".
Mi tolgo il casco, accendo la torcia. Sembra una cantina. C'è un corridoio lungo, odore di muffa. Mi tolgo la tuta. Appoggio tutto per terra. Devo essere uscita (entrata?) da una di queste porte.
Non so cosa fare.
Resto in attesa ma gli eventi scelgono per me. Rumore di passi (spengo la torcia) una luce si accende e la vedo.
Mi vedo.
Sono io.
Mi guarda.
La guardo.
A doverle dare una definizione a posteriori, direi che è la gemella ribelle di me. Sembra Lupa. Ha dei tatuaggi, un teschio su una spalla, un garofano (forse un papavero) sull'avambraccio. Altri disegni incomprensibili. I capelli colorati.
Le cadono le chiavi dalle mani.
Restiamo un momento così immobili. Forse è più di un momento, sono quegli istanti in cui non comprendi bene cosa fare, in cui ogni secondo sembra incredibilmente infinito.
Indossa dei miserabili jeans.
Se potessi li abolirei.
Mi guarda.
La guardo.
"Lupa? Dove è Lupa?" le dico.
Forse qui c'è una Lupa disciplinata e dolce, non sarà mai mia figlia ma voglio conoscerla?
"Cosa? Chi? Chi sei?"
Sembra confusa, ma anche triste per me. Ha uno sguardo profondo, dolce e malinconico. Raccoglie le chiavi.
Si avvicina.
Mi allontano.
"Tu sei..."
"No, ci somigliamo soltanto"
"Da dove arrivi? Che ci fai qui? Come sei vestita?"
Guardo il mio abito elegante a pantaloni usato per l'occasione. Il tailleur a gonna non stava sotto la tuta.
Non so cosa rispondere.
Cosa fareste se trovaste di fronte a voi la vostra esatta copia ma completamente diversa?
Riuscite a capire il paradosso?
Si avvicina, non mi muovo.
Si avvicina ancora. Resto immobile.
Mi abbraccia.
Piango.
"Vieni con me"
Mentre il timer decide che è passato abbastanza tempo per restare alla luce del neon, mi tiene per mano. La stessa mano fredda. È visibilmente agitata, lo sento dai nostri respiri.
"Chi è Lupa?"
"È mia figlia"
"Hai una figlia?" lo esclama con stupore mentre mi trascina verso la luce.
Il sole è forte, siamo circondati da piante di lavanda, c'è una pozza d'acqua a valle, che posso vedere distintamente.
"È il lago, io vivo qui"
"Sembra tranquillo"
Le racconto brevemente del mio scopo, della porta, di mia figlia. Non riesco a non entrare nei dettagli, è come parlarsi dentro, è come se l'altra mia metà oscura mi stesse ascoltando davvero.
Mi racconta di lei, dei suoi problemi di salute, del suo rapporto che sta andando in pezzi, delle sue passioni (incredibilmente vicine alle mie). Stacca una infiorescenza di lavanda.
"Tieni"
La annuso. Lupa non mi crederà mai.
Sembra più giovane di me, ora che la guardo bene. Ma i suoi occhi sono più stanchi dei miei.
"Scusami, devo prelevare dei dati e fare delle foto prima di andare via"
Ma andare dove? Quella porta sembrava non andare più da nessuna parte.
"Certo, fa' pure. La tua storia ha dell'incredibile. Probabilmente tra poco mi sveglierò con Maya tra le braccia. Sai, la sua lingua ruvida è fastidiosa, ma non potrei stare senza lei addosso ogni notte. Oh, Maya è una delle mie due gatte"
Annuisco.
La guardo.
Ma davvero ho quegli occhi?
Dopo le prime somiglianze, ora noto solo le differenze. Sembra spaesata, sembra non sapere quale sia il suo posto nel mondo.
"Davvero non hai figli?
Sgrana quegli occhi così grandi che non sembrano davvero i miei "Ma che, scherzi?"
Lupa ne sarebbe colpita. Un modello.
Probabilmente niente carriera, colorata e vivace, dall'animo un po' triste e apparentemente, ma solo apparentemente, selvatico.
"Possiamo farci una foto insieme?"
"Certo"
Sistema i suoi capelli colorati.
Estraggo la mia mirrorless dallo zainetto lasciato come equipaggiamento. Sorride ma non saprò mai perché.
Veniamo distratte in fretta da qualcosa vista con la coda dell'occhio. Un movimento irregolare nell'aria e l'immobilità su un tronco. La bellezza e la perfezione di un essere incredibile.
Una falena. Quella falena. "Mimas tiliae" esclamiamo in coro.
Ti mando una canzone, ascoltala quando puoi. Un po' triste ma molto bella. Un po' come te oggi.
Non ho avuto cure parentali. Nel mio DNA è scritto cosa devo fare. Mangiare, defecare, riprodurmi e poi morire.
Non conoscevo la parola Morte finché un'altra Drosophila con me in questa colonia non me ne ha parlato. Dice che i Grandi Bipedi ne hanno un sacco paura. Prima di essere catturata e introdotta in questa colonia si era intrufolata in uno strano alveare, pieno di Bipedi Giganteschi che lui ha soprannominato Grandi Bipedi. Uno di loro muoveva le ali in modo confuso e aveva una frequenza tonale alta. La Drosophila vibra le ali cercando di farmi capire ma dice che non è la stessa cosa.
Parlava della Morte, e versava del liquido dall'apparato oculare. Che spreco di risorse! I liquidi sono importanti, io lo so, che cerco sempre di averne un po' dalla frutta in decomposizione.
La Drosophila dice anche che un altro Grande Bipede aveva detto a un altro che noi siamo importanti. Perché pare che il nostro DNA lo abbiano studiato per filo e per segno. Ecco perché conosco la parola DNA.
Non so cosa sia esattamente il DNA e perché interessi così tanto ai Grandi Bipedi che con un movimento di ali possono provocare la fine del nostro ciclo vitale.
Io spero almeno di arrivare alla riproduzione.
Non ricordo esattamente quando sono uscita dall'uovo. Ero una piccola larva e di sicuro mi sono sgranchita le estremità. Poi ho cercato cibo.
Forse è scritto anche questo del DNA. Praticamente ho scoperto che tutto quello che facciamo è scritto nel nostro DNA.
Molte delle altre larve sono annegate nel cibo. Sciocche, bisogna stare bene aderenti alle pareti del barattolo e cercare di non scivolare, ma non è facile.
Piano piano è poi arrivato il momento di impuparsi.
Ho trovato un posto adatto e solitario, anche se probabilmente poi è stato colonizzato da altre larve, e mi sono fermata.
Ed eccomi qui.
Il mio ciclo vitale sarà breve, ancora poco e dovrò cercare di fare delle uova. Anche se qui lo spazio è piccolo e non riesco a sgranchirmi le ali. Ogni tanto la superficie superiore di questo spazio si apre ed entra la luce. I miei fratelli si lanciano all'esterno e io posso vederli attraverso la trasparenza delle pareti della colonia in cui vivo che saltellano su una superficie piatta e grigia, sono liberi. Ma non riescono bene a volare, forse perché qui dentro c'è poco spazio e nemmeno loro riescono a sgranchirsi le ali.
In fondo non si sta male, c'è cibo, ci sono tanti compagni e la riproduzione sarà facile.
Ma raccontano che alcuni di quelli che escono sono in realtà liberati da un Grande Bipede come pasto per un un ottapode, che i Grandi Bipedi definiscono Ragni.
Perché un Grande Bipede dovrebbe impedirci di riprodurci, e concludere serenamente il nostro ciclo vitale?
Non so cosa significhi serenamente, ma la Drosophila che conosce tanto bene i Grandi Bipedi la usa spesso. Quindi ho deciso che la userò anche io.
L'ottapode è in un'altra struttura trasparente, più piccola della nostra colonia. C'è solo lui e una serie di fratelli morti. Non appena qualcuno dei nostri fratelli scivola lì dentro, l'ottapode gli salta addosso, mentre gli altri guardano la scena terrorizzati. Non possono scappare.
Non so cosa significhi la parola terrorizzati, ma ho sentito il Grande Bipede che lo diceva. Quindi ho deciso che lo dirò anche io.
Dunque è questa la Morte?
Forse la Morte è solo quando un Grande Bipede non conclude il ciclo vitale e viene mangiato da un enorme ottapode. Non so.
Ho scoperto delle cose sui Grandi Bipedi. Per esempio fanno sempre le stesse cose alle stesse lunghezze d'onda dello spettro fotometrico.
Una volta il Grande Bipede ha detto "È tardi" mentre si agitava freneticamente cercando di aprire la parete superiore e l'ottapode si lustrava le otto strutture oculari con i pedipalpi.
Io non attenderò la Morte tra i pedipalpi dell'ottapode.
Voglio studiare i Grandi Bipedi. Così forse potrò completare il ciclo vitale, aiutare i miei fratelli a scappare.
Attendo la radiazione solare giusta e l'apertura superiore del contenitore che avviene, come previsto, sempre nello stesso momento.
Salto in una struttura cespugliosa che copre il capo del Grande Bipede. Ha una lunghezza d'onda di 490 nm circa ed è strano perché l'altro Grande Bipede che vive nel Grande Alveare (hanno questo Alveare gigantesco con delle celle più o meno regolari e nessuno spazio per le uova, né per le larve o per le pupe! Incredibile! Dove le metteranno le uova?) ha una struttura cespugliosa di tutt'altra lunghezza d'onda. Magari esistono più specie di Grandi Bipedi e io sto sottovalutando la cosa.
Resto lì nascosta e aspetto.
Esce dal Grande Alveare e lo chiude con una struttura piena e pesante, sembra. Come farà poi a disintegrarla? La costruisce e la disintegra ogni volta per entrare o uscire? Forse è come il coperchio del posto in cui stavo con la mia colonia, si può spostare e rimettere. Ingegnosi questo Grandi Bipedi. Così i grossi predatori non ammazzano le loro larve.
Poi una cosa buffa. Scivolano sulle zampe inferiori senza usare le ali. Perché non volano? Sono forse troppo grandi e pesanti? O forse ingombrerebbero tutto il cielo dato che sono tanti?
Comunque dopo un po' di questo scivolamento il mio Bipede è entrato in una cella mobile. Non era un alveare ma solo una cella e anche questa cella scivolava via. C'erano tanti altri Grandi Bipedi e quasi tutti maneggiavano queste cose che parevano delle tavolette di cioccolata ma senza mangiarle e queste non si scioglievano. Alcune di queste tavolette avevano un filo collegato, che poi si divideva in due e le estremità erano infilate in due buchi posti ai lati del capo dei Bipedi. Decisamente buffi.
Non ronzavano, né vibravano le ali. Nessuna frequenza sonora, solo quella della cella in movimento. Nessuno pensa ad accoppiarsi o a riprodursi. O a procurarsi cibo. Cosa mangeranno i Grandi Bipedi?
Il mio Grande Bipede si era posizionato ripiegando le zampe inferiori su una struttura apposita e guardava attraverso una superficie trasparente.
È rimasto così immobile per un po', finché non ha esteso di nuovo le zampe posteriori, è scivolato all'interno della cella, è uscito da una fessura abbastanza grande (e di nuovo richiudibile! Avrei tanto da imparare da loro) e ha continuato a scivolare.
Che vita poco interessante. È passato tantissimo tempo e finora non ha fatto altro che scivolare. Non si è preso cura di nulla, non ha cercato cibo, non ha vibrato le ali, non si è pulito le zampe.
Forse hanno un ciclo vitale molto più lungo del nostro e possono permettersi di impiegarne gran parte a fare queste cose prive di senso. Forse è scritto nel loro DNA (nota: se fosse un DNA diverso dal mio? Avrebbe tutto senso).
A un certo punto ha preso la tavoletta di cioccolato e l'ha portata davanti al capo. E dentro la tavoletta si vedeva quello che c'era lì di fronte al suo apparato oculare. Incredibile. Perché vedere dentro una tavoletta quello che l'apparato oculare (nota: non hanno occhi composti) può osservare benissimo da solo? Forse non vedono bene e sono apparecchi che permettono loro di osservare l'ambiente circostante.
Potrebbero essere dei rilevatori di predatori.
Così, scivolando con la tavoletta in mano, ha cominciato a procedere in senso obliquo verso l'alto. Questa struttura obliqua e con pedane di altezze regolari, con una frequenza di circa 650 nm, era piuttosto lunga e sconnessa. A un certo punto ha esclamato "Uff, una ragnatela" e io ho pensato alla parola Ragno. E speravo non ci fossero ottapodi in vista.
Sono rimasta all'erta per un po', poi forse è stato un falso allarme (nota: gli ottapodi giganti potrebbero essere predatori dei Grandi Bipedi? Se così fosse potrebbe avere un senso che lo abbia dentro il suo Alveare. Forse lo sta studiando per difendersi).
Dopo tutto questo ondeggiare siamo arrivati su una struttura alta. Drosophile come me non arrivano a questa altezza, non ha senso. Non c'è cibo. Né altre Drosophile (perché non c'è cibo), quindi non ci si può accoppiare. Ho avuto per un attimo paura di completare il ciclo vitale senza accoppiarmi.
Non so cosa significhi la parola paura, ma ha un bel suono, quindi penso che la userò.
Dopo aver spaziato con la tavoletta in tutte le direzioni per assicurarsi che non ci fossero predatori ha ripreso la struttura obliqua scendendo verso il basso. Non ha più la tavoletta in mano, come a fa a vedere così?
Morirò senza riprodurmi?
Comincio ad annoiarmi. Non c'è niente di interessante nel ciclo vitale di questi bipedi. Ci credo che hanno studiato il nostro DNA, io non studierei mai il loro DNA. Vorrei tornare alla colonia ma devo attendere che il Grande Bipede torni all'alveare.
Peccato che si reca in un altro alveare. Enorme e grigio.
Prima entra in una cella strettissima con delle porte richiudibili (frequenza circa 700 nm) con altri Grandi Bipedi che producono onde sonore altissime. Mi vibrano le ali!
Poi esce da questa cella e ci troviamo in un posto diverso da dove siamo entrati. Questo sistema di scivolamento è eccezionale! Sarà scritto nel loro DNA?
Entra poi in una cella ENORME. La temperatura è più bassa dell'esterno, spero di non rallentare il mio ciclo vitale. O forse è meglio, così ho più tempo poi e sono certa di potermi riprodurre. Scivola scivola e sento una gran quantità di onde sonore.
Per lo più "Buongiorno", o "Ciao".
Qualcuno parla al mio Grande Bipede dicendo "Oh Carla".
Sarà il nome della sua specie?
Oh Carla si posiziona come sulla cella che si muoveva, piegando le zampe inferiori, maneggia con una scatola scura e si accende una luce su una piattaforma rettangolare. Lunghezza d'onda circa come la massa cespugliosa di Oh Carla. Che immensa noia.
Ancora nessuna preparazione alla riproduzione.
Non so cosa significhi la parola noia, ma ogni tanto la Drosophila che conosce bene i Grandi Bipedi la usava. Mi piace molto, da quando l'ho sentita la uso spesso anche io.
La temperatura bassa mi impedisce di muovermi. Come fanno a vivere con questi delta termici? Forse hanno un ciclo vitale così lungo perché si ibernano di proposito in modo da avere più tempo per la riproduzione.
Noto che molti Grandi Bipedi hanno le zampe inferiori ricoperte da qualcosa mentre altri hanno un tessuto rosa che dovrebbe chiamarsi pelle.
Penso che le femmine di queste specie (sono così diversi per forma e dimensioni che credo non siano tutti della stessa specie) abbiano le zampe inferiori scoperte e i maschi invece no.
Oh Carla è sicuramente un maschio.
"Buon lavoro".
Cosa sarà mai il lavoro? Sta di fatto che ho passato il periodo più noiosamente lungo del mio ciclo vitale su quell'ammasso cespuglioso.
"Ma cosa hai fatto ai capelli?" dice un Grande Bipede maschio, e con l'ala strofina il masso cespuglioso e per poco non cado.
Forse il masso cespuglioso si chiama Capelli. Prendere nota.
Ogni Grande Bipede ha dei Capelli diversi. Qualcuno pare non averne, mettendo in mostra la pelle del capo.
Queste differenze serviranno sicuramente alla riproduzione. La femmina sceglierà il maschio con i capelli più belli anche se sembrano le femmine ad avere capelli più belli. Tranne Oh Carla, lei ha dei capelli bellissimi. Avrà tanto successo con le femmine della sua specie.
Forse usano la parola lavoro per indicare la riproduzione. Non vedo deposizioni di uova né celle atte al mantenimento delle stesse. Non capisco la finalità del loro ciclo vitale.
Dopo tanto, tantissimo tempo, Oh Carla decide di scivolare via. Ma in realtà tutti i Grandi Bipedi scivolano via. Forse vanno finalmente a caccia di cibo.
Saranno frugiferi? Se apprezzano la frutta marcia posso mangiargliene un pochettino, ho un po' fame.
Scivolando a una temperatura più calda, facendo lo stesso percorso a ritroso di qualche tempo fa, piega nuovamente le zampe posteriori in un posto più carino.
Ci sono altri esapodi, alati e non, e finalmente mi sento al sicuro. Se fossi un impollinatore avrei tanto cibo ma non vedo frutta marcia, mi toccherà attendere.
Oh Carla prende la tavoletta di cioccolato ma non sembra volerla mangiare. Certo, che stupida. Se gli serve per i predatori non la mangerà mica! Però produce onde sonore verso di essa.
Sento la parola triste, non so cosa significhi ma è una parola da far vibrare le ali. Penso che la userò anche io. Potrei forse bere un po' dai suoi occhi non composti, che sembrano raccogliere del liquido. Ma non mi fido, potrebbe essere una soluzione all'insetticida e io sarei Morta senza essermi riprodotta. E nutrita.
E poi sono già svuotati. Forse hanno bisogno di far uscire l'acqua per mantenere la temperatura corporea. Ingegnosi, questi Grandi Bipedi.
Però ora che ricordo, la Drosophila mi ha detto che svuotano gli occhi non composti di liquido quando parlano della parola Morte, e che è un evento non bello. Quindi forse triste significa evento non bello.
Ecco, lo immaginavo, è colpa mia. Deve essersi accorto che sono scappata. E d'improvviso pensa a un evento non bello. E rigetta liquido dagli occhi non composti.
Forse è vitale per Oh Carla darci in pasto all'ottapode. Se l'ottapode è anche un loro predatore e non riesce a nutrirlo magari poi arriva l'ottapode gigante e la divora. In fondo sembra che per riprodursi ci mettano tanto tempo. Da quando sono uscita dalla scatola non ho visto larve, né uova.
***
È passato tantissimo tempo. Se avessi saputo che avrei passato gran parte del mio ciclo vitale a studiare gli umani avrei rinunciato. A parte la tavoletta di cioccolato contro i predatori e i vari sistemi di scivolamento trovo il loro ciclo vitale piuttosto noioso. Da quando siamo usciti dal Grande Alveare a quando siamo tornati non saprei quantificare il tempo trascorso.
Forse ventimila miliardi di bzzz.
Ora devo fare la mia scelta. Posso tornare nella colonia restando tra i Capelli finché non c'è la lunghezza d'onda giusta di luce perché si apra la colonia, o entrare di mia spontanea volontà dall'ottapode. E salvare Oh Carla da morte certa.
In fondo sono sfortunati questi Grandi Bipedi, vivono spostandosi da una cella all'altra, conducono una vita noiosa e pare sia molto difficile riprodursi. Si nutrono a stento e anche con abbondanza di cibo sembrano non terminarlo, o non metterne via.
Sono costretti a ronzare in continuazione in celle fredde, senza uova né larve e senza cibo a disposizione.
In fondo sono fortunata, la mia colonia continuerà a vivere e a riprodursi anche se non lo farò proprio io. Qui non vedo colonie, e quando ci sono non hanno finalità.
I Grandi Bipedi sembrano per lo più solitari, ronzano solo se si incontrano, ma non ronzano tutto il tempo.
Magari posso aiutare la sua colonia dall'invasione dei Grandi Ottapodi e offrirmi io al piccolo ottapode. Magari l'ottapode mangia le loro larve.
Sapete cosa faccio? Attendo la lunghezza d'onda giusta e dai capelli scivolerò in un lampo tra i pedipalpi dell'ottapode. Per me non è un grosso sacrificio.
Non so cosa significhi la parola sacrificio, ma vibra tanto e mi sembra una parola impegnativa, quindi penso che la userò.
Pazienza per la riproduzione. Oh Carla e la sua colonia potranno riprodursi e generare Grandi Uova, e poi Grandi Larve e così via.
Per me sarà un momento. Forse per lui biliardi di biliardi di bzzz.
Alla fine dicono che il tempo sia relativo. Non so come faccio a saperlo, forse il mio DNA è stato mescolato con quello dei grandi bipedi mentre lo studiavano e io so molte più cose degli altri membri della mia colonia. O forse qualcuno lo ha detto vibrando le ali a Oh Carla.
Fatto sta che non mi pesa scivolare lentamente tra le zampe del Ragno attendendo la Morte.
È un breve istante.
Fatto circa di un milione di bzzz.
La storia di questo insetto è favolosa. E' cominciato tutto quando Fry ha trovato un'exuvia sul suo zaino e ha urlato "CHE COS'E' QUELLA EXUVIA SUL MIO ZAINO". Dopo che mi sono complimentata con lui per essersi ricordato del nome abbiamo trovato questa bestia, lunghezza circa 5 cm, sotto il suo zaino con l'esoscheletro ancora bianco. Rassicurandolo sul fatto che fosse debole per muoversi, l'ho spostato all'esterno del bungalow e lì è stato per i due giorni in cui abbiamo soggiornato a Ranohira. Come una inquietante presenza.
Alle 7, belli svegli, partiamo per Isalo con la nostra guida Gabry. Isalo è un parco la cui area è considerata territorio sacro. Quindi è facile incrociare tombe all'interno delle grotte.
Gabry ha più dell'età che dimostra, ma un fisico eccezionale. Non riesco a ricordare la tribù di cui fa parte perché non l'ho segnato sul mio stupido diario (quella sera ero troppo stanca per poter fare qualsiasi cosa) ma sicuro non è un Merina. Ha il fisico possente di un africano, gli occhi sporgenti e le labbra carnose.
Ci prepariamo perché ci attende una passeggiata di 13 km circa sviluppata in circa 5 ore (sosta per mangiare compresa).
Il paesaggio è semidesertico, molto secco, con dei canyon abbastanza alti che fanno da sfondo, insomma un paesaggio da favola.
Fa molto caldo, la nostra pelle bianchiccia arde sotto al sole ma per quel che mi riguarda non importa. Incontriamo degli insetti stecco bellissimi e anche una pianta carnivora che mi dice essere Drosera madagascariensis, ma in realtà la madagascariensis è molto diversa. Quindi lascio che gli esperti la riconoscano per me mentre continuo a raccontare.
Posso dire che mi sembra una Drosera aliciae?
Lo "intuite" l'insetto stecco?
La cosa buffa è che l'isolamento geografico ha reso possibile l'identificazione di specie che, non solo si trovano solo in Madagascar, ma anche in aree più ristrette del Madagascar. Come la Aloe isaloensis.
Aloe isaloensis
Però la creatura più buffa incrociata è stato il Baobab nano, è una cosa bellissima (lo chiamano zampa d'elefante). Sembra una palla con dei fiori (gialli e stupendi). La camminata è quasi tutta in piano, almeno all'inizio, fino ad arrivare alla piscina naturelle, una sorta di oasi nel deserto.
Baoban nano
Piscina naturelle. Nessuna foto le rende giustizia.
Scendendo dei gradini si arriva a questa piscina naturale compresa di palme e vegetazione da clima umido, sormontata da una piccola cascatella. Noi non abbiamo il costume ma Gabry si fa il bagno, facendoci un po' vergognare per i nostri fisici piccini e senza muscoli. C'è un fresco così piacevole che non vorremmo mai venire via, ma ci tocca, dobbiamo raggiungere l'area pic-nic per il pranzo.
Cominciano i gradini.
Non so per quanto tempo li abbiamo fatti, non ho preso nota e non ricordo. So solo che a un certo punto mi bruciavano così tanto le cosce da desiderare del Voltaren pomata.
L'area pic-nic si trovava vicino a un campeggio, all'interno del parco
Non vediamo l'ora di riposarci un po' e di mangiare. Attorno all'area pic-nic delle famiglie di Lemur catta dormivano distrattamente sui rami. Più giù degli Eulemur fulvus ci guardavano incuriositi (e poi avremmo scoperto perché).
Lemur catta con prole
Erano stati preparati spiedini di zebù insieme a riso e verdure che qui in Madagascar sono buonissime. Alla fine del pasto ci sono stati portati degli ananas così dolci che penso non li mangerò mai più in vita mia in Italia.
Non potete capire quanto fosse buono
Non esiste vegetarianesimo (per me) in questi luoghi
E lì è scoppiata la rivoluzione dei lemuri.
il primo sembra avere una faccia schifata ma vi assicuro che ha gradito
Zoolemur
e alla fine l'ha avuta vinta
Degli Eulemur fulvus sono saltati sul nostro tavolo rubandoci l'ananas e litigandoselo tra di loro (vi ricordo che fanno un verso molto buffo simile al grugnito)
Questo filmato è di un interno di zoo, non sono riuscita a trovare dei video di Eulemur fulvus in natura in cui si sentisse bene il loro verso.
Presto la situazione degenera (ho anche svegliato Fry affinché facesse delle foto) e uno dei ragazzi del campeggio ci sgrida perché non dobbiamo dare da mangiare ai lemuri perché gli fa male. In realtà Gabry mi ha detto che si nutrono di frutta, l'unica cosa è che effettivamente non devono abituarsi all'uomo. Quindi, rimasta solo la buccia dell'ananas che una giovane lemure con cucciolo aggrappato si stava portando via, Fry cerca di togliergliela, ma alla fine la vince lei.
Prima di incamminarci notiamo dei Sifaka di verraux. Li riconosco al volo (mica per genialità, sapevo che erano presenti nel parco) e Gabry si complimenta con me dicendo che posso fare la guida.
Magari.
Morirei prima di stenti visto che questa camminata mi ha compromesso definitivamente le cosce.
Dopo un piccolo riposino in terra, sorvegliati dai lemuri, ci rimettiamo in cammino per visitare le altre due piscine, quella azzurra e quella nera. I nomi sono dovuti al colore riflesso dall'acqua.
Queste ultime due piscine sono affollate e non mi sono rimaste impresse come la naturelle, nella quale eravamo soli e ho trovato davvero un'oasi di pace.
Tornati alla macchina parliamo di un cambio di programma di cui Fry non è contento. Prima facciamo Ifaty e poi Anakao, mentre prima era in programma il contrario.
Per me non fa differenza, Ifaty non era nemmeno in programma, ma quando vai in posti simili devi mettere in conto che non sempre tutto va come vuoi.
Aggiornamento scritto alle 22.50. Io e Fry a ranohira abbiamo dormito separati, c'era un lettino singolo nel bungalow e dato che la zanzariera del letto matrimoniale gli dava noia, ha deciso di dormire sul lettino.
Mi sveglio perché una cosa mi sfiora il braccio. Sapendo che non è lui, accendo la mia lucina da minatore e mi trovo uno scarafaggio enorme (volante) che passeggia sulla zanzariera ma all'interno!
Con grande fatica la scaccio (perché a ogni mia mossa volava sempre più su) ma non riesco a prendere sonno. Mi sorprendo di me stessa perché di solito gli insetti non mi danno fastidio ma me la immaginavo a camminarmi in faccia, così la controllo e la trovo a zampe all'aria mentre fa un casino tremendo sbatacchiando le ali e cercando di rimettersi in piedi.
non si percepisce ma saranno stati un buon 3,5-4 cm di insettone volante
Avviso Fry che probabilmente mi parla nel sonno in quanto alla mia richiesta "Che faccio? La uccido, la metto fuori o la lascio lì?" mi risponde "ma lasciala lì" - se fosse stato sveglio probabilmente avrebbe creato un lanciafiamme dal nulla per poterla eliminare.
Così torno a letto e trovo un grillo sul letto. Ah, le zanzariere malgasce.
p.s. quasi dimenticavo: abbiamo incrociato una tomba completamente saccheggiata. So che è fady fotografare le tombe così non l'abbiamo fotografata. Sul web ne trovate diverse, di foto.
Birba è stata purtroppo ricoverata altre 3 volte. Il cuore fa fatica e la dottoressa mi ha detto che probabilmente sputa le medicine, ecco perché non fanno effetto. Così ora fa le iniezioni, speriamo vada meglio. L'ultimo ricovero non mi è stato comunicato per non farmi preoccupare. Questa cosa mi ha fatto preoccupare di più quando l'ho saputo e mi ha fatto smodatamente incazzare, perché è il tipo di segreto che detesto. Ditemele le cose, poi la reazione è un problema tutto mio.
Sto studiando inglese con babbel. Ma non vedo grossi miglioramenti. Probabilmente devo avere pazienza, cosa che mi manca.
Leggo leggo e poi ancora leggo. Ci sono belle giornate ma non esco a passeggiare. Ho ripreso ritmi serrati di lettura e ne sono felice.
Questo weekend verranno i miei a trovarmi, cosa che mi agita non poco.
A inizio maggio abbiamo prenotato una vacanza con amici in Val d'Aosta, abbastanza itinerante, saranno 4 giorni di fuoco. Ma sono contenta perché sono amici in comune con Roccio e sono molto affezionata a loro.
Cerco disperatamente qualcuno che voglia venire con me a Cracovia verso fine maggio. Ho trovato offerte a 47-50 euro A/R da Malpensa o Bergamo Orio al Serio. Si tratta di pochi giorni, da mercoledì a domenica, visita ad Auschwitz e sopportarmi. Poca roba insomma.
A luglio, il 19, andrò a Roma a vedere la mostra di Frida Kahlo. Mi sono pisciata quasi addosso quando ho comprato i biglietti del treno. Per me è come andare a vedere una mostra di Dalì, anche se le loro storie sono diametralmente opposte.
Lo scorso weekend sono stata a Entomodena e sono venuta via con una regina e due operaie di Messor minor e caimani da dare in pasto alle Lasius emarginatus. Avrei voluto dei miriapodi ma non ne avevano. Sono venuti amici da Bolzano, da Milano, da Modena e da Bologna. E' stata una giornata molto bella e spero si possa replicare al Reptiles day a Longarone.
I primi di settembre c'è anche il meeting europeo di piane carnivore a Padova che non vorrei perdermi. Anche solo per la compagnia.
In questo mese, in cui mi è arrivato San Paganino e Santa Liquidazione, mi sono data alle pazze spese. Dico pazze perché ho preso davvero di tutto.
Vi parlerò prima delle robe cosmetiche che ho acquistato, a parte la crema alla salvia di Martina Gebhartd che è proprio arrivata ora in questo momento quindi non ho ancora dati a disposizione. Di quest'ultima crema ho preso il formato piccino da 15 ml, perché pare ne basti pochissima dato che è molto untuosa. Vedremo.
Acquisti cosmetici: in questo preciso istante mi sono ricordata che devo ancora ricevere i prodotti della Sleek MakeUp. Vado a controllare sul loro sito a che punto sono!
Ecco, sarebbe dovuto arrivare al massimo venerdì scorso. Uff...
Comunque, acquisti cosmetici:
è tanto che volevo provare un vero correttore. Ho sempre usato o fondotinta minerali che coprono ma non troppo, oppure ultimamente usavo un correttore della Lavera, abbastanza buono ma volevo qualcosa di più coprente.
Così a forza di imbattermi in recensioni discordanti mi sono decisa ad acquistare Absolutely Flawless Concealer della Too Faced. Le accuse delle recensioni negative sono la non troppa coprenza, la pastosità e la tendenza a finire nelle pieghette delle rughe.
I meriti riconosciuti invece, di tenere fino a sera, di essere coprente e di stendersi bene.
Il mio personale parere è:
il correttore non è pastoso, anzi sembra piuttosto liquido finché non lo stendi. Poi però lo senti un pochino pesante. Io lo stendo con le dita e ne metto una quantità pari a una capocchia di spillo. Appena comincio a picchiettare si spande e quella minuscola quantità basta a ricoprire tutta l'occhiaia. Poi c'è quello che io definisco "momento critico", ovvero l'istante prima di asciugarsi un po', in cui effettivamente finisce un po' nelle pieghette. Se avviene io ci ripasso pianin pianin il dito e torna a posto. Ma questo potrebbe essere dato forse dalla mia crema contorno occhi che è in effetti un po' densa (ne parlerò qui sotto)
Importantissimo, anzi vitale, fissare per bene il correttore con la cipria picchiettando col pennello. Così posso dire anche io che sta lì tutto il giorno. Ne sono relativamente soddisfatta anche perché credo che non esista il correttore perfetto. Questo però ha una buona coprenza, ne uso poco quindi potrà durare parecchio e resiste fino a sera. Unico neo, non penso lo userò d'estate, lo vedo già colare giù come una maschera di cera accanto al fuoco. Inoltre la Too Faced fa delle confezioni che mi piacciono un sacco!
Creme: avevo detto che avrei provato delle creme naturalissime, prodotte da Alchimia Natura, non appena avessi finito le mie. Ecco sono rimasta in realtà a secco per un po' perché non avevo liquidità, ma finalmente sono riuscita a prenderle. Alchimia Natura ha sede in quel di Modena, producono da sé tutti i loro prodotti, e l'azienda mi è stata consigliata da un amico che lavora per loro.
Mi sono fatta mandare in effetti tempo fa dei campioncini e ne ero rimasta molto soddisfatta. Purtroppo, e devo dirlo, sono costosi. Certo la qualità spesso si paga, ma capisco se alcune persone preferiscono altre ditte. E confesso che anche io ho acquistato per provare, perché ero curiosa, ma se fossi stata in tempi più magri sarei passata ad altri lidi.
Partiamo da: "Occhi di fata contorno occhi" di Alchimia Natura. Primo neo piccino: c'è il dosatore a pompetta. Essendo un prodotto antirughe quindi abbastanza corposo, si rischia lo spreco pigiando a fondo la pompetta. Quindi bisogna pigiare poco poco, per intenderci già un puntino di 5 mm per entrambi gli occhi è sufficiente, se non troppo. Non ricordo un odore particolare (ottima nota positiva). Tende ad essere un po' grasso e a lucidare ma, come scritto sopra, difficile trovare un prodotto antirughe "leggero". Inoltre se ci fosse stato il vasetto anziché il dosatore forse, usandone una quantità inferiore, si sentirebbe meno pesante.
Tutto sommato la mia valutazione è molto positiva: si tratta di un prodotto assolutamente naturale e se avete il contorno occhi leggermente secco è davvero un toccasana!
Ho preso anche A fior di pelle crema viso riequilibrante. La crema ha lo stesso dosatore a pompetta del contorno occhi, ma in questo caso è perfetta. Ecco eventualmente tenete la confezione in verticale se no tende a spruzzare. Ha un ottimo odore di fresco (credevo fosse salvia ma leggo negli ingredienti rosmarino). Sono odori che devono piacervi ma preferisco questo al classico odore delle creme da supermercato, stile nivea, per dire. Non è per niente unta, si stende benissimo, i primi giorni ne mettevo poca e mi sentivo la pelle un po' secca, ora ne metto un po' di più e in effetti va molto meglio. E' un'ottima base trucco.
Se volete puntare su qualità e ingredienti naturali ve la consiglio. Sono molto veloci nelle spedizioni e molto spesso organizzano da loro degli eventi così, se potete andare, avrete l'occasione di conoscerli e vedere come producono i loro prodotti.
P.s. nel fare una pausa durante la scrittura di questo post, sono andata in posta a ritirare il kindle di Fry e ho scoperto che c'erano altre due cartoline nella buchetta. Una di queste cartoline era proprio la BB cream della Sleek MakeUp che recensirò appena l'avrò provata.
Parliamo di altro. Ho acquistato un po' di prodotti per fare le macro con la macchina fotografica. Degli adattatori, ecc.
Ho comprato un adattatore per attacco M42. Avevo in realtà sbagliato perché dovevo prendere un adattatore che mi facesse utilizzare le vecchie ottiche delle analogiche canon con le nuove EOS. Ma chissà come mai mi ero fissata con l'attacco M42 che in realtà è un attacco a vite delle macchine fotografiche della DDR. Ero un po' sfavata perché l'ottica Canon vintage ha un'apertura massima di 1.8 mentre l'ottica della Dederrina (Exa 1b) è un 2.8.
Così mi sono ricordata che a Berlino avevo preso un'altra Dederrina, sono andata a controllare e per fortuna quest'altra ottica è un 1.8. Perfetto e a culo, direi.
Ho preso anche un adattatore per montare l'obiettivo al contrario, in questo caso l'ottica canon vintage, dei tubi di prolunga, un flash made in china ma wireless, un diffusore per il flash e un braccetto per flash, da attaccare alla macchina fotografica. Ho fatto qualche prova e i risultati non sono perfetti ma per essere alle prime armi...
Con i tubi di prolunga invece...
e oggi le prove macro con tutto attaccato, tranne il braccetto del flash perché devo regolarlo e non ho trovato le viti
Mi allenerò: promesso.
Volevo anche parlarvi di un libro che ho appena terminato: Deumanizzazione, di Chiara Volpato. Me lo ha regalato una mia amica per natale.
Inutile dirvi che è un libro nelle mie corde. Sarebbe bello se fosse nelle corde di tutti. La deumanizzazione, la infra-umanizzazione e l'oggettivazione sono talmente comuni che ormai non ci facciamo più caso, ma quando apriamo gli occhi (e questo testo in parte aiuta) verrebbe voglia di chiedersi in quale mondo desideriamo vivere...