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20 dicembre 2018

Sapevo che non sarei dovuta tornare su Facebook.
Sono serena come quando ieri ero sotto la neve. Così.

05 gennaio 2018

Capodanno in Family e di altre cose

Non avete idea che gioia essere stata invitata dalla Family di Cömo per festeggiare capodanno tutti insieme. Mi mancano, mi mancano tanto. È vero, qui a Torino ho tante persone e amici che frequento, mi sto costruendo piano piano una mia realtà. È più difficile vivere una quotidianità con un gruppo di amici perché sono piccoli gruppi scollegati tra loro che però avrei piacere di unire.
Ecco perché l'altroieri sono uscita insieme a persone in apparenza scollegate tra loro ma con molto in comune (e mi pare ci siamo trovati tutti bene, confido in altre divertenti uscite).

Ma torniamo a capodanno.
L'idea era quella di una serata tranquilla da Flavio e Tahio, dove Alvaro e AlessanFro (detto kebab per i motivi che spiegherò) ci avrebbero raggiunto.
Fare un falò tranquilli e una bella grigliata. Il freddo non ci ha fermati, la pioggia non ci ha fermati, anche se AlessanFro si girava in continuazione per scaldarsi il davanti e il retro (ecco perché "kebab") e si lamentava in continuazione del freddo. Sì, faceva freddo, sì pioveva. Tutti lo sentivamo, ma in quel fuoco in cui io vedevo un anno passato da abbandonare, scaldava più di quanto potessi immaginare.
La serata è stata tranquilla ed è proseguita in casa giocando a Cards Against Humanity (Cards Against Humanity is a party game for horrible people), un gioco di cattiveria e perfidia in cui io perdo sempre, non perché io non sia perfida e cattiva, ma l'inglese mi frega. Maledetta linguaccia.

Tutti abbiamo espresso desideri che non abbiamo rivelato, ho ricevuto tanti auguri copiaincolla da Whatsapp e ho risposto con altrettanti auguri stizziti in cui rivelavo in modo ironico che questo tipo di augurio non era gradito.
Se mi stai pensando, pensi a me, e scrivi a me. Se sei troppo pigro per farlo, non farlo.

Eravamo già un po' distruttini dopo mezzanotte e così verso le 2 siamo andati a nanna e io il giorno seguente sono ripartita. Un po' il raffreddore, un po' anche il desiderio di rientrare, un po' il fatto che viaggiando con i treni lenti ci metto minimo 3 ore.
Ma sono tornata in quella che ora identifico come casa, seppur condivisa, seppur vivendo in un minuscolo stanzino.

In tutto questo sono rientrata su Facebook, che avevo cancellato il mio account. Chiedo poche amicizie ma me ne arrivano tante e Med non mi conferma l'amicizia. Sarà che il nome non è il mio?

Forse Med è una delle poche ragioni per cui sono tornata, dato che non ho altri mezzi per rintracciarlo.

Comunque.

Torno e ci mettiamo d'accordo per andare al MEF: io, Vale, Lys e il sardosabaudo. Vale però non può, così siamo in tre e andiamo a vedere la mostra sui Tarocchi: molto bella.

Proseguiamo poi andando al bar sardo, dove beviamo un paio di bicchieri e mezzo di Nepente (un cannonau) e infine al Pastis dove non posso non prendere il pastis. La compagnia che si è creata è davvero mitica e mi piacerebbe poter passare altro tempo insieme. Così progettiamo di andare a una serata frocia al bar dei froci (mi permetto di dirlo ma non posso spiegarlo), e di andare a una serata kinky. Perché no, magari anche al centro sociale. Questa unione di menti così diverse mi stimola.

Il giorno dopo mal di testa e nausea. Ma cavoletti, possibile che io non regga così tanto da stare male dopo aver bevuto così poco?
Un goccio di caffè che pare faccia passare il mal di testa e niente, vomito.

Peccato che alla sera il water sia diventato mio amico, così penso di aver preso quella terribile forma influenzale che sta girando ma nonostante tutto, i rumori della mia pancia (che continua a mormorare GluGlu), la sensazione di pienezza di stomaco e via dicendo, FINORA non è successo nulla.

Mi drogo di fermenti lattici e vediamo, magari scopro di avere il fisico (se se come no) più resistente di quanto possa credere.

Nel frattempo manca una settimana per ritirare il referto, incrociamo le dita e speriamo che non sia niente.
Ora, perdonatemi, ma corro alla toilette.

01 febbraio 2017

L'ordine naturale delle (mie) cose

Capitolo 1: Firenze.

Firenze è e sarà sempre una città a cui sono molto legata. Nonostante sia difficile legare con i fiorentini, quei pochi che mi hanno lasciata entrare mi hanno totalmente aperto e fatto aprire il cuore.
Firenze è la città della mia scuola, sgangherata, costosa, inaffidabile. Quella però che comunque mi ha aiutata a modificare il mio sguardo, a migliorarlo anche se mi aspettavo probabilmente di più.

A luglio la mia scuola terminerà e a breve comincerò lo stage, ma di questo vi racconterò dopo.
Quello che mi mancherà di questo nuovo capitolo di Firenze è l'essermi affezionata a persone che non rivedrò probabilmente più. Che poi sono stronza, non lo ammetto volentieri ora, ma il pensiero già fa un po' male.
Ci tengo così tanto che nonostante lo sciopero dei treni regionali in Lombardia questo venerdì, ho accettato di provare blablacar per andare giù: tutto bene, sono viva. Ma uno dei passeggeri con l'alito di birra non è stato facile da reggere. Soprattutto l'odore, ahah.

Firenze, Piazza Santa Croce



Capitolo 2: Torino.

Torino è la mia città. Quando dico la mia città, non intendo la mia città preferita: sarebbe banale. È quella in cui ho riposto i miei punti strategici, quelli di riferimento. È quella che riscopro ogni volta che ci torno, è quella che amo passeggiare più di tutte. Ci sono stata un paio di settimane fa, il cielo era limpido e la vista delle Alpi innevate mi mancava come l'ossigeno. E così ho respirato quel panorama, così ho girato angoli diversi: capannoni abbandonati, collina, paesaggi lunari di vecchie fabbriche. E ho rivisto amici che erano solo conoscenti ma mi hanno regalato un paio di serate in cui ricordo di avere riso come era tantissimo tempo che non accadeva. E nulla di elaborato attorno: un pub economico, un vecchio tavolino, un personaggio assurdo. Un mesetto fa circa un mio compagno di corso mi raccontava di non avere amici, ma solo conoscenze. Un unico amico che abitava lontano.
Mi sentivo anche io così selettiva ma ora quando qualcuno mi dedica del tempo e mi regala qualche risata, mi sta facendo il dono più grande che posso immaginare.
Ho riso con accento gianduiotto, tra un "Diofà", un "neh" e un "bom" e l'avere riscoperto queste due persone mi ha tranquillizzato come non potevo nemmeno immaginare.
Per cui grazie.
Ah ho partecipato a uno stage di Naginata, una sorta di spada giapponese. Chi mi ci ha trascinato? L'unica comparabile a me, come follia: mia sorella.
P.s. La visita tuttapposto: al solito nodulini attorno alla tiroide. Al solito "non preoccuparti".

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Capitolo 3: Cömo.

Mi piace Cömo ma è come se qui non ci fosse più nulla da vedere. Scalpito per andare via, come se sentissi che questo posto, che comunque adoro, che comunque mi piace, non fosse più la mia città. In media dopo un po' sento il bisogno di vivere in un altro luogo e il posto in cui vorrei è decisamente Berlino. Ma Fry detesta il freddo, che io invece comincio ad apprezzare. Spostarsi poi così lontano è complicato. A fine marzo farò 4 giorni lassù, sarà per me la quarta volta. Le persone mi chiedono cosa io ci trovi ma non lo so spiegare. Probabilmente perché Berlino non è Germania, probabilmente per la storia contradditoria, per la separazione interna, per l'ambiente multiculturale che si respira, per l'arte, la musica, la capacità di rinnovarsi che noi non abbiamo. Ma è così: si respirano opportunità a Berlino, che non significano soldi, significano possibilità. La Svizzera ci ha regalato del denaro ma Berlino mi regala sogni.




Capitolo 4: Facebook.

Ho disattivato l'account da qualche settimana. L'iniziale decisione era di non riattivarlo prima di un mese, ma sto pensando di non riattivarlo più.
Sapete cosa mi manca, anzi chi? L'unica persona che non posso raggiungere su altri sistemi: Med.
Quando l'ho avvisato che sarei stata un po' fuori dal giro e gli ho dato il mio numero per potermi aggiungere su whatsapp mi ha detto un malinconico "Mi mancherai".
Non so perché non mi scriva con altri mezzi, però il 9 febbraio è la scadenza del mese e dovrei decidere. Giusto perché siamo in tema, Medioformato è la pagina in cui ci sono le mie foto, se volete dare loro un occhio.


Capitolo 5: Me.

Me stessa è il luogo che più amo e più odio. È difficile da spiegare. Mi sento come il nastro di Möbius, che pare a una sola facciata ma a metà percorso ti accorgi di essere dall'altro lato. E ogni giorno, sto bene e sto male, voglio una cosa ma anche un'altra, desidero stare qui e desidero partire. Faccio così fatica a starmi dietro che alla fine lascio che ogni cosa vada come deve andare.



Ultima cosa ma non meno importante, sono felicemente in possesso di una fuji X-T1, ho venduto la canon eos 7D e presto scriverò una recensione. Adoro questa macchina ma ha dei piccoli limiti superabili.

Canzone del giorno: What's up 4 non blondes

16 dicembre 2016

Medioformato

Un po' di mesi fa ho aperto una pagina facebook per pubblicare alcune mie foto: si chiama Medioformato.

È stata una scelta dettata più che altro dalla necessità, stavo facendo delle foto ai migranti bloccati alla stazione di Cömo e necessitavo di un luogo pubblico in cui inserirle.

Il nome Medioformato ha un collegamento che in realtà non esiste, ma mettiamocelo pure, dai!
Io volevo sfruttare il numero 42, che come sapranno i nerd è la risposta alla "domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto". Ma per quanto ci lavorassi non riuscivo a combinare il tutto in un logo decente. Così Fry mi ha suggerito di usare il nome Medioformato, appunto.
Che poi a ben pensarci, il formato che preferisco è proprio quello, il 6x7 della mia analogica preferita (tra quelle che ho) Pentax.
Però 6x7=42. Quindi questo Medioformato può essere davvero la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto.

Mi piace pensarla così: e in effetti la uso così poco che potrebbe davvero contenere LA risposta, ma potrei anche non saperlo mai.

Canzone del giorno: No Soul Bud Spencer Blues Explosion (BSBE)

06 dicembre 2016

Incendi rovinosi

Sottotitolo: ogni scusa è buona per non andare in palestra.

Oggi sarei andata a fare una prima lezione di pilates. Sono dimagrita, molto, secondo me 5 kg li ho persi tornando al mio peso forma. Essendo tornata un'acciuga la cosa migliore da fare sarebbe mettere su un po' di massa muscolare dato che sono molliccia come una medusa (e ho anche la pelle trasparente come una medusa, ma quella roba lì mi piace). Così visto che la mia carissima amica T va in un posto dove puoi anche pagare singolarmente le lezioni ed essendo io una che "sìsìsìsìsì pago tutto subito che così me lo levo e faccio 2 anni di iscrizione IMMEDIATA" frequentando poi a malapena 2 settimane, ho pensato nella mia testa da criceto russo drogato "Dai, faccio una lezione, la pago e vedo come la va".

Così di buzzo buono stamane vado a fare due foto di merda al confine (un progetto così brutto non vorrei nemmeno portarlo, mi vergogno) e, gambe in spalla, torno a casa.
Torno a casa e il tempo di mangiucchiare qualcosa si fanno le 15.
Mhm.
Per andare in palestra dovrei uscire almeno alle 16.30 ma ho da seguire dei videotutorial messi a disposizione dalla nostra insegnante di grafica, quindi dai, per oggi salto la palestra, magari domani che è meglio.
Ne approfitto anche per ordinare la spesa che, a questo punto, faccio arrivare alle 18.

Controllo su Youtube e non vedo i videotutorial in alcuna playlist. 
Bestemmie.
Erano in una pagina di Facebook da cui mi sono staccata per il mio annuale mese sabbatico.
Bestemmie.
Chiedo ai miei compagni di corso in una chat Whatsapp. Le chat di gruppo di Whatsapp sono la versione 2.0 dell'inferno. Non se sei una spammatrice folle come la sottoscritta.
Nessuna risposta.

Penso, ok dai, vado allora in palestra.
Ah no cazzo deve arrivarmi la spesa, non ci posso andare.
Fanculo, attuo il piano B, recupero la password e accedo. E scopro che proprio 5 minuti prima era stata avviata una chat di gruppo su Messenger per problemi con la scuola.
Bestemmie. Devo tornare su facebook e sorbirmi i "ma comeeeeeehh? sei già tornataaaaah? buongiornissimoooooh!"
Seguo i videotutorial, elaboro le mie foto di merda, e penso che tanto anche domani potrebbe capitare qualcosa. Quindi, perché sbattersi?

Del resto fare attività fisica fa male. Chiedetelo alla mia schiena che dopo 20 minuti di "cammello" (dal minuto 2:58 in poi se non volete beccarvi un ripasso) di ieri, a danza del ventre, sta ancora urlando.

E poi: odio gli incendi.