Ho finito il mio workout di 28 giorni con la mia coreana assassina del cuore, Chloe Ting. Nessun risultato miracoloso, solo tanta fatica e sudore. Un chiletto perso, ma girovita sicuramente più fine. Ho un fisico del menga, comincio a ingrassare da gambe e chiappe e quando arrivo alla pancia, diversi kg più avanti, ormai è troppo tardi e per perderli devo faticare (in passato smettendo di mangiare ma stavolta non ha funzionato). A volte in passato mi hanno recriminato il fatto di essere pigra, nein, ho costanza ma per mostrare questa mia dote servono degli ingredienti fondamentali, come ad esempio la disperazione. La stessa che mi ha portato a diventare sviluppatrice Java perché di stare al telefono non ne potevo più. Dato che non sopporto chi si lamenta senza almeno provare a cambiare la propria condizione (mentre chi prova e non riesce ha tutte le giustificazioni del mondo per imprecare, IMHO) prima di lagnarmi le provo tutte. Anche andando a Benevento per una Academy su Java. Detto questo domani comincio un workout assassino di 14 giorni un pochino più pesantuccio.
Io e Cliff stiamo leggendo la saga di Blackwater. Siamo al terzo libro e finalmente accade qualcosa. Devo dire che i volumetti sono piccoli e scorrevoli, per ora li stiamo leggendo su ebook reader ma viste le edizioni davvero carucce vorremmo acquistarli cartacei. A volte finisce prima lui, a volte prima io. Questa volta sono rimasta indietro io perché attendevo che lui finisse il volume secondo e quando lo ha finito non mi ha avvertita di aver cominciato il terzo. PUSILLANIME! Ma in pochi giorni sto rimediando, peccato che...
mi sono fatta un regalone che mi è arrivato ieri. La tanto amata e desiderata Steam Deck. Così oggi ho finito Gris, dopo anni, e riprendo a giocare avendo una console che mi permette di usarla su letto o divano. Occhio però pesa. Se la usate a letto state seduti, se vi scivola in faccia potrebbe cambiarvi i connotati. La Steam Deck ha su una distro Linux quindi, miei cari e piccoli smanettoni, è una console ideale per tante varissime cose. Oltre a quello mi sono presa su Aliexpress, Miyoo, esteticamente sembra un vecchio gameboy, in verità puoi installarci degli emulatori per una miriade di giochi da quelli del gameboy classico e fino alla ps1. Inutile dire che per entrambe le cose, tutta colpa del mio adorato Cliff. Il Miyoo (mini plus) l'ho preso inizialmente per mia sorella (la quale ha smesso qualsiasi interazione col resto del mondo per giocare a SuperMario) ma quando l'ho provata mi sono accorta che è davvero una goduria e mentre la Steam Deck si può usare nelle lunghe pause o la sera se non si ha voglia di mettersi sulla scrivania e accendere il PC, Miyoo puoi accenderlo anche in bagno durante le sedute di gabinetto, in pausa pranzo, in attesa che arrivi il tram, sul tram, smadonnando mentre si cammina per km avendo perso la fermata del lavoro per l'ultimo combattimento di Tekken...
Mi è venuto in mente di riprendere l'università, e l'unica facoltà di Scienze Biologiche possibile da fare online è eCampus, ci andrò a parlare lunedì ma le recensioni li spacciano già per truffatori (bene ma non benissimo). Pensavo a Scienze Biologiche per capire se è possibile recuperare parte degli 11 esami dati 20 anni fa (secondo eCampus probabilmente sì) ma dato che costa davvero tantissimo, mi sono già mezzo informata, l'alternativa è la facoltà di psicologia o a Perugia o a Urbino. Propendo per la seconda dato che quando all'università di Perugia ho inviato una richiesta di informazioni via email, ben articolata, loro mi han risposto con un link che sì, va bhe, grazie al ca$$o, lo avevo già letto.
Purtroppo, nel fare tutte queste cose, non sto suonando il violino. Se mi leggesse il mio Sensei brontolerebbe assaje, ma noi saremo bravi e non glielo diremo. Ora devo dimagrire e leggere e giocare. Tra qualche giorno farò rientrare nella mia routine quotidiana anche quel meraviglioso strumento, che mi sopporta e sopporta ancora la mia incapacità di suonarlo decentemente. Scusami.
La Feltrinelli ha deciso di scontare alcuni saggi Cortina del 20%: chi aveva detto "No questo mese è l'ultima spesa che faccio" parlando della Steam Deck e ha affrontato con nonchalance il checkout del sito de La Feltrinelli? Non faccio nomi, perché sono tutte solo supposizioni.
Canzone del giorno: I Got YouThe White Buffalo (per il metallaro del mio cuore)
Ecco perché stanotte ero abbracciata al cuscino dove di solito sei tu. Ecco perché non tolgo mai il secondo cuscino, mi dà l'impressione di poter allungare la mano e trovarti. Posso anche sentire il tuo respiro se mi concentro, nonostante il caos che, ora che le finestre sono aperte, arriva da fuori, dalla strada.
Questa notte qualcuno ha accelerato di colpo facendo un rumore fortissimo e mi sono svegliata di colpo, spaventandomi. Ti ho pensato: tu non avresti fatto mezza mossa. E vedendoti così sereno, in quel sonno profondo senza sogni, mi sarei subito tranquillizzata.
Sopporti la mia insana passione per gli horror, anche se ogni tanto esclami "Ma qui non esplode niente!", non hai mai da ridire sulle mie scelte ma mi appoggi, anche se sembrano scelte un po' bizzarre. Non litighiamo mai, e anche se qualche volta capita di chiuderci nei nostri mutismi, sei sempre pronto ad ascoltare. Non ho mai sentito una tua parola fuori posto, una minima mancanza di rispetto nei miei confronti, nessuna sfumatura negativa. Cammini pianissimo e mi devo ancora abituare, ma so che ogni tanto vai più veloce e che lo fai per me. Adoro starti vicino anche solo quando giochi ai videogames, mentre leggo uno dei 16 libri attualmente in lettura. Sopporti anche le mie lamentele su quanto sono ingrassata e mi fai comunque sentire sempre bella.
Sogno mille momenti così, pieni di gioia e momenti che solo tu puoi creare.
Divergevano due strade in un bosco ingiallito, e spiacente di non poterle fare entrambe uno restando, a lungo mi fermai una di esse finché potevo scrutando là dove in mezzo agli arbusti svoltava. Poi presi l’altra, così com’era, che aveva forse i titoli migliori, perché era erbosa e non portava segni; benché, in fondo, il passar della gente le avesse invero segnate più o meno lo stesso, perché nessuna in quella mattina mostrava sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo. Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno! Pure, sapendo bene che strada porta a strada, dubitavo se mai sarei tornato. lo dovrò dire questo con un sospiro in qualche posto fra molto molto tempo: Divergevano due strade in un bosco, ed io… io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.
Ho deciso di fare attività fisica in casa, almeno finché la visita fisiatrica (leggi "geriatrica") non mi dica che il ginocchio è a posto e posso tornare a correre, che ormai devo riprendere tutto l'allenamento da zero... Così mi sono scaricata un'app "Asana rebel" e inizialmente bhe, faceva il suo dovere. Dolore ai muscoletti e sudorini. Però mi pareva un po' poco, anche se meglio di niente. Così ho cercato delle recensioni online e confermavano i miei sospetti. 24 minuti di attività, compreso riscaldamento e defaticamento, son davvero pochini.
Sempre nello stesso commento consigliavano i video di questa ragazza, gratis e su youtube, Chloe Ting. Esistono una marea di video e foto di prima/dopo che fan spavento. Ci penso un attimo, avevo cominciato una challenge con Asana Rebel di 21 giorni, mi spiace sempre smettere e ricominciare. Poi tutta 'sta fatica di prima mattina ma chi me lo fa fare.
Indovinate?
Ho cominciato, ovviamente, oggi. Il programma è questo.
Ho fatto la classica foto d'inizio, con i miei (almeno) 5 kg in più e questo è lo stato dopo la prima sessione.
Se non mi rimetto in forma nemmeno con questo, mi do' al sumo.
È una delle 5 Pseudoglomeris magnifica (blatte, ma molto molto belle) che ospito da Aprile. In effetti ci sono stati tanti arrivi oltre alle bestione che ho già.
Comincio oggi la saga di Blackwater, perché non avevo proprio nient'altro da leggere in questo periodo.
Lo avrò ripetuto un miliardo di volte al sensei. Da quando stavo a Benevento e le lezioni a distanza erano difficoltose, a quando, rientrata in gianduiottolandia non mi sentivo in grado: avevo perso diversi mesi di lezioni in presenza e molte le avevo saltate.
Il sensei avrebbe voluto farmi partecipare ai saggi di entrambe le sedi (rispetto all'anno scorso quest'anno ho scelto una sede più vicina e comoda, che l'anno scorso non era disponibile). Nel saggio della mia scuola avrei suonato il tema di Game of Thrones, mentre nella sede principale avrebbe voluto farmi fare la versione semplificata di Experience (Einaudi) ma non c'è semplificazione che tenga per quel brano: e alla fine ha tirato fuori dal nulla la Robin Hood Suite. 4 pezzi piccini da suonare tutti insieme (6 violini, di cui 3 al secondo anno, una al terzo, altri due che vengon dal conservatorio e si vede che ne sanno) accompagnati dal pianoforte.
Quando finalmente mi ero decisa scopro che il saggio sarebbe stato in orario lavorativo. Non sarebbe stato possibile per me partecipare, tranne per il fatto che il saggio sarebbe stato venerdì (ieri, 19 maggio) e io il venerdì lavoro sempre da casa. Mi avrebbe fatta intrufolare in una delle aule per permettermi di lavorare lì e una volta terminato il mio orario, via al saggio.
E dopo un po' di prove quasi tutti insieme (la maggior parte il solito gruppo di noi 4 ragazze) e una sola prova generale con piano e gli altri violini ganzi (quelli che avrebbero coperto le nostre ma soprattutto le mie stonature) arriva il venerdì.
Alle 13, appena iniziata la pausa pranzo, parto da casa per andare alla scuola. Diluvia e il bus è pieno di ragazzini brufolosi appena usciti da scuola. Io ho il mio bambino (il violino ovviamente) e lo zaino con il pc del lavoro e la gonna lunga che mi metterò lì. Ho evitato di metterla da casa per non sporcarla con pioggia, fango ecc.
Il ginocchio mi fa ancora un sacco male, ed è faticoso fare il pezzo a piedi dalla fermata alla scuola, ma arrancando un po' ce la faccio. Avrei preso l'antinfiammatorio che mi sono autoprescritta, nel pomeriggio, in modo da avere un po' di autonomia tra lo stare in piedi e il resto.
L'aula in cui mi ha detto di entrare il sensei è piena di percussioni ed è fighissima. A una certa decido che è ora di mettermi la gonna, sono ormai le 16.30 quasi. Me la infilo sopra i pantaloni che dalla finestra che da' sull'esterno sono abbastanza visibile e non voglio fare uno spogliarello involontario, mi tolgo gli scarponcini, mi sfilo da sotto la gonna i pantaloni (che sono larghi e comodi) e solo in quel preciso istante, con la collega in linea su teams e piegata in avanti per sistemarmi meglio, giro lo sguardo e il sensei è in aula in silenzio che attendeva mi accorgessi di lui.
Va bhe, mi rimetto gli scarponcini, muto al microfono, lo saluto e si continua. Nemmeno alle 17 entra una ragazzotta che ha ricevuto istruzioni di arrivare in aula e succede che in men che non si dica sono sfrattata da lì: devono fare le prove. Mi metto in corridoio ma si sentono i rumori di tutti gli strumenti di tutte le sale e stare in call diventa un po' complicato. Quest'anno non ci sarà nessuno a filmare, poi però mia sorella, facendomi una sorpresa, decide di venire.
Emozione, maledetta emozione.
Che poi ogni tanto si sente un mezzo fischio, sappiate che sono io, era andato tutto bene alle prove (tutto o quasi) ma ovviamente...
Il sensei è una persona di rara empatia, e adoro il mio cazzo di violino
Dopo il saggio il consueto e attesissimo rito del pub. Si potrebbe anche dire che faccio il saggio solo per andare a mangiare tutti insieme, ma mentirei non poco perché alla fine quel piccolo brivido adrenalinico tanto male non fa. Inoltre, visto che pago profumatamente un terapeuta per aiutarmi a gestire meglio la mia vita, ogni tanto mi capita anche di seguire i suoi suggerimenti, come quello di fare sempre i saggi, o eventuali concorsi che mi si presenteranno, perché anche avere uno scopo (studiare per arrivare a fare qualcosa) ha un suo perché. Inoltre ho scoperto che suonare con gli altri mi piace. Vorrei essere più brava? Certo! Vorrei saper già fare il vibrato? Ma OVVIAMENTE.
Ma mi accontento per questo presente di essere riuscita ad andare avanti, a continuare nonostante il periodo di Benevento, il nuovo lavoro, a volte la poca voglia, la frustrazione (spesso) di non riuscire. Il prossimo anno sarà l'anno dell'impegno (e del vibrato, of course), per ora sono felice così. E magari il prossimo anno riuscirò anche a suonare qualcosa con Cliff.
Invece, oggi ho deciso di passare la mia giornata al pronto soccorso. Il ginocchio non mi da' tregua, così ho passato allegrissime 5 ore (ma ho letto tanto, sapendo di dover aspettare tantissimo mi sono portata sia il libro cartaceo che l'ebook) insieme a persone che, come me, chi più ma anche chi meno, zoppicavano.
L'allegra dottoressa, quando le ho detto che mi ero fatta male correndo e probabilmente vedendo il mio fisico (che è quello di una che corre perché il paninaro "Mimmo" sta per chiudere e ha voglia di un panino con salsiccia e crauti) ha esclamato "Ma ha corso per prendere il bus?".
Il responso è che ho la rotula molto mobile, va dove cazzo je pare e femore e rotula han litigato. Antinfiammatorio e fisioterapia e passa la paura. Ovviamente tutore.
Purtroppo avendo aspettato 5 ore seduta non avevo nemmeno male, mi avessero visitata quando ero arrivata, dopo la camminata per la metro, il tragitto in piedi sul mezzo e la camminata dalla fermata della metro al pronto soccorso, allora sì che avrebbero capito.
Sul quando potrò riprendere a correre (e ricominciare tutto da capo dato che sono ferma da quasi due settimane) si stende un velo ignoto. Secondo la dottoressa dovrei prima rinforzare il quadricipite "magari con la bicicletta" - non ci so andare - "allora il nuoto" - e sticazzi pure.
Nel dubbio brindo con un calice di bianco. Farò esercizi di qualche tipo a casa e vediamo come va.
Stare in giro da sola e non avere programmi comporta il "M'importa una $ega di girare come una matta". Quindi la sveglia è tranquilla, la colazione è tranquilla, il giro mattiniero è tranquillo e generalmente sono attiva solo, dopo le prime incombenze, dalle 11.30 in poi, se tutto va bene.
Quindi mi alzo, breve doccia, vado a fare colazione al Coffee Fellows, scrivo il post, ascolto la litania del ragazzo sul tavolo accanto a me che sta studiando russo, faccio due acquisti da turista per amici e parenti.
Il barista del Coffee Fellows mi saluta in mezzo spagnolo e mezzo itaiano, chiedendomi se ci saremmo visti l'indomani. Faccio finta di pensarci e gli dico di sì. La sicurezza con cui me lo ha domandato mi restituisce un'altra certezza. Domani tornerò al Café Melon.
Ieri sera il pittore mi ha detto che oggi ci sarebbe stato un open qualcosa e se mi ricordavo che me ne avesse parlato e che ci saremmo visti l'indomani. Ovviamente annuisco ma capisco poco, la birrona (doppia), il gin tonic, la birretta (pisciona, la Radler), lo shottino annuiscono per me. Quindi mi arriva un suo messaggio in cui mi annuncia che ci vediamo alle 15.30 alla fermata U-Schlesisches Tor.
Non so che fare perché effettivamente Berlino regala dei buchi temporali degni di nota. Prendi due metro, leggi una pagina a malapena, e sono passate 4 ore. Decidi (come mi è accaduto il primo giorno) di fare due passi per Karl-Marx Allee e d'improvviso hai camminato per 11 km e sta tramontano il sole. Inoltre magari hai mezz'ora di tragitto con i mezzi e tiri fuori l'ebook reader ma scopri poi che devi fare 2 fermate con un mezzo, una fermata con un altro, poi uscire alla luce del sole per fare altre due fermate di tram. In tutto questo hai solo tempo di capire a che riga sei arrivata e provare a leggere una mezza frase ma non puoi distrarti e perdere la fermata.
Va bene, vado a mangiare e poi ci penserò. Voglio un (altro) currywurst mit pommes, quello più vicino e relativamente decente che non sia a Mitte è Curry32 quindi prendo il tram e mi avvicino. Adoro prendere i mezzi qui, ci passerei tutto il giorno.
Anche qui ci passerei tutto il giorno
Prima di ordinare però vado a prelevare perché nemmeno qui si può pagare con carta.
Dopo un po' di lettura e stazionamento penso sia meglio spostarsi ma non so bene dove, comincia a essere tardi per andare a vedere qualcosa, presto per andare sul luogo di ritrovo. Così cammino verso un parco poco distante e mi siedo su una panchina (resa lievemente umida da una pioggerellina che da ieri cade sulla città) a leggere. Che poi c'è un parco (e un cimitero) in ogni zona attraversata.
La mappa del parco
Più che parchi, foreste con strade e lampioni.
Ricordo bene la fermata del ritrovo in questione. Quando ci ero venuta la prima volta penso di avere mangiato qui gli Spätzle più buoni di sempre.
Ma che ve lo dico a fare, pioggerellina e 19 gradi, non so se torno.
Uscita dalla fermata della metro (davvero movimentata) incontro il Pittore e un suo amico, ricercatore di Filosofia all'università, che chiamerò appunto il Filosofo.
L'evento è in un ostello, il cui quarto piano ha messo a disposizione (dietro lauto compenso mensile, si parla di qualcosa come 700 e rotti euro al mese) le varie stanze ad artisti che ne volessero fare uso. Oggi gli artisti aprono le porte degli studi per mostrare le loro opere.
Alcune cose sono molto interessanti, altre mi lasciano un po' perplessa, alla fine mi chiedo sempre quanto le persone non si sentano incastrate dal personaggio che interpretano e la sempiterna domanda su cosa sia davvero arte e cosa non lo sia.
In quest'ultimo video si sente una chiacchierata italiana e scopriamo che l'artista della scultura robotizzata è molisana. La registrazione che va in loop in sottofondo è di tre comari del suo paese (San Martino, dietro Termoli, vicino al paese di Madre, quando si dice che il mondo è piccolo). Il Pittore e l'artista molisana parlano del materiale usato, di come è stato robotizzato (grazie a un ingegnere lì presente, forse spagnolo), io faccio il video e mi eclisso. A un certo punto, in corridoio, sento l'urlo di una donna, fortissimo.
Mi giro, tutti ci giriamo e assistiamo a questa scena.
Una donna, completamente nuda, con la pelle colorata di rosso, le scarpe dipinte di rosso, la parrucca rossa corre urlando in corridoio, inseguita da un uomo nudo (ma in mutande), totalmente dorato, con una maschera da toro anch'essa dorata, entrambi inseguiti da un fotografo (il cui studio avevamo visitato poco prima) alto, magro, capelli lunghi e ricci, totalmente estasiato dalla riuscita della sua performance che scatta foto a raffica con il flash montato sulla slitta della macchina fotografica.
AWESOME AWESOME
Lui è incredibilmente divertito, sembra in preda a un trip, totalmente eccitato per l'effetto della sua performance artistica. Non riesco purtroppo a riprenderli anche se ripassano, non ho fatto in tempo.
La performance nasce e muore nel momento della sua attuazione, e noi ne siamo inconsapevoli vittime.
Intanto Cliff è in partenza per rientrare a casa dopo una settimana di lavoro sfiancante. Io, il tempo di tornare in Italia e risistemare le bestie e le piante, lunedì sera partirò per terre umbre. Lavorerò da casa sua, avremo tempo di passare un po' di tempo insieme, almeno di sera, e il weekend successivo ovviamente.
Se ci fosse stato anche lui avremmo riso un sacco di questa situazione in cui non ci si può sentire né a disagio ma nemmeno totalmente a proprio agio. Come essere al cinema a vedere un film di cui non si è compresa bene la trama.
Usciamo e andiamo a prenderci un caffè al 19 grams. Il ragazzo che ci serve, italiano (romano?) ci racconta della disavventura con un tedesco che si era lamentato, urlando, del fatto che il caffè non fosse stato macinato bene e che lo ha scombussolato.
Sentire i tedeschi che litigano porta un po' indietro nel tempo e fa parecchia paura.
A quel punto ci salutiamo, però. Il Filosofo torna a casa a piedi, dice, io e il Pittore prendiamo la U12 e facciamo qualche fermata insieme prima di separarci e salutarci alla prossima.
Rientro in albergo, non so se mangiare. Non è tardi né presto. Mi metto un po' a leggere e io e Cliff ci sentiamo per telefono, gli tengo compagnia per quelle due ore di viaggio mancanti. Lo sento stanco, molto. Non so quando riusciremo a fare un viaggetto insieme, per ora siamo stati solo a Venezia per il mio compleanno e abbiamo fatto qualche gita durante quei giorni in cui avevamo ferie entrambi, restando in Umbria.
Ho un'altra settimana di ferie a Settembre: l'avevo presa per il nostro anniversario e immaginando che fosse un po' più libero dal lavoro ma purtroppo no. Quindi se avrò un po' di soldi potrò fare eventualmente un salto in qualche paese dell'est o tornare in Polacchia. Ma non è una regola, posso anche stare a casa, suonare il violino che da un po' latita, rimettermi a studiare, giocare ai videogiochi, rilassarmi semplicemente, perché no?
In quella settimana poi ci sarà entomodena, può anche essere che decida di andare a presenziare come al solito, prendere una birretta con gli amici che posso vedere solo lì, fare due chiacchiere e ripromettermi di non acquistare niente (e tornare puntualmente con qualche esapode).
A proposito di esapodi, le vespe berlinesi sono parecchio sfrontate e invadenti. Non gliene frega un ca$$o. Ho rischiato di mangiarne una in quanto si era mezza posata su un pezzo di torta già infilzato da una forchetta. Non fai in tempo a finire che scroccano i resti sul piatto, golosissime di residui di salsa del currywurst (ma sarebbe più corretto dire della currywurst) e di torta. A volte anche di birra o caffè (no ma fate pure).
Comunque domani partenza, al solito sarà una giornata un po' buttata ma va bene, farò la flâneur in giro finché non mi romperò le palle e deciderò che per stare in giro così tanto vale sedermi in aeroporto a leggere. E si torna alle sveglie, al lavoro, al caldo, per fortuna almeno stretta in un abbraccio con Cliff, Rohan, gli ulivi, l'Amore.
Stamane la sveglia suona molto presto. Voglio fare colazione il prima possibile per avere tempo di preparare lo zaino, cazzeggiare un po', fare il reso delle bottigliette di plastica e rimediare qualche spicciolo (chissà se lo scontrino potrò usarlo in qualche REWE a Berlino?) e solo dopo recarmi alla stazione.
Il treno parte alle 10.18. La mia carrozza è la 34 (34? Serio? Sì serio).
Non avendo molta fame opto per due croissant vuoti con un po' di marmellata, un caffè e due succhi ACE (niente, non ho nemmeno fatto la foto dalla vergogna).
Torno in stanza e comincio a mettere via roba, il mal fidato zaino che mai più userò a meno di non lavarlo altre 500 volte in lavatriste per farlo stingere del tutto, ciabattine, vestiario, cavi, macchina fotografica, ciabattine, ecc. constatando che ci entra tutto alla perfezione e forse pigiando un po' di più posso anche comprare altro.
Mentre attendo davanti alla stazione mi arriva un vocale di una coppia di amici fiorentini, sono in camper e stanno facendo il giro della Germania, venerdì sera potrebbero essere a Berlino e questo vuol dire grande reunion. E potrebbe non essere l'unica visto che ho altri amici che vivono quassù anche se non li ho ancora avvisati (che fastidio vero quando la gente fa un salto nella città in cui vivi e ti avvisa all'ultimo, eh?).
Ammiro per l'ultima volta la cattedrale che si staglia immensa sul cielo azzurro e vado al mio binario.
... e i sempre immancabili lavori in corso
Il treno arriva puntuale, riparte puntuale, a lato dei posti, oltre al numero del sedile, è indicata città di partenza e di arrivo del posto prenotato. Così, per dire, se non ho il posto ma devo fare un tragitto prima o dopo di quelle città, posso sedermici.
Mi pare sia così anche sui treni svizzeri
E posso cambiare posto a sedere in corso d'opera se ne trovo uno libero.
Un bambino a un certo punto si è messo a gattonare per terra con mamma dietro. Gattonare. Sul treno.
È davvero un fatto culturale che in Italia i bambini vengano fatti crescere in una sorta di bambagia antibatterica (il famoso "colpo d'aria" ce lo abbiamo solo noi).
Ho 5 ore di viaggio davanti ed è appena uscita la nuova puntata di Better Call Saul, il WiFi funziona e ho un tablet. Come finirà secondo voi?
Ecco perché dico che i viaggi lunghi non mi disturbano, ho tante cose da fare e in effetti cinque ore sono volate. E rieccomi, Berlino.
Ricordo il caos, ma in effetti è davvero tanto. Ricordo le strade grandi, ma non così grandi. Difatti per attraversare ogni strada mi ci vogliono due tempi di semaforo.
Faccio il biglietto tramite app BVG e arrivo in albergo prendendo la U5: ed ecco l'odore di Berlino, inconfondibile.
Il mio albergo, rigorosamente vicino ad Alexanderplatz ma non così tanto è accanto alla Haus der Statistik.
Qui, per un certo periodo dopo la caduta del muro, i cittadini della Germania Est potevano leggere i fascicoli che li riguardavano, attentamente redatti dalla Stasi.
Sebbene la stanza di albergo sia scarna scarna, almeno è funzionale, pulita e ha l'aria condizionata (non che a Berlino, nonostante l'allarme caldo proclamato anche su Google Maps faccia caldo come in Italia e a Colonia).
Però la vista.
Disfo di tutta fretta lo zaino. Non potendo più usare lo zaino rosso colpevole di macchiare ogni cosa, devo usare lo zaino da 20 litri: sostanzialmente il mio bagaglio a mano.
Guardo l'ora, ormai le 16 passate, sono pronta per la mia ormai consueta merenda-cena. E ho voglia di birra e currywurst.
La città è più cantiere di prima. Ogni volta che ci torno ci sono dei nuovi lavori che si sommano a quelli visti nell'ultimo viaggio. La fontana ad Alexanderplatz è chiusa, nuove gru ostruiscono la vista sulla torre della TV, deviazioni anche pedonali per arrivare in qualsiasi posto.
Visto che mi trovo su Karl-Marx Allee, precedentemente Stalinallee, poi rinominata di corsa e in tutta fretta la statua di Stalin smantellata (in qualche dove si trova qualche pezzo, forse proprio al café Sibylle in cui passerò a breve) decido di percorrerla. La strada è immensa, oltre che per lunghezza, per larghezza.
In Germania sono fan sfegatati di Bud, tanto da dedicargli un museo in pieno centro a Berlino (no, non penso di andare)
Prima di affrontare la Karl-Marx Allee decido di passare davanti ai palazzoni (dietro Alexanderplatz, su Memhardstraße. La particolarità di questi casermoni è che sono costruiti con i famosi plattenbauten.
Finestra solitaria
Affronto finalmente Karl-Marx Allee.
Ripasso davanti alla Haus der Statistik e incontro per prima cosa il café Moskau con il Salon Babette.
Sempre andando avanti mi ritrovo su Strausberger platz, indubbiamente est ma sicuramente esteticamente più ricercata dei palazzoni fatti con i plattenabauten.
Inutile dire che anche questa piazza è immensa.
Infine mi ritrovo al Café Sibylle che però è chiuso. Qui apre quasi tutto alle 10 e chiude quasi tutto alle 18, quindi non posso entrare per dare un occhio alla piccola mostra sulla Stalin/Karl Marx Allee al suo interno.
In verità volevo fare solo due passi e mi sono ritrovata, come al solito, a macinare km. Torno indietro per fare un giretto da Primark. Cercando di provare due capi (e un reggiseno) scopro che la prima misura non mi sta, probabilmente per queste terre teutoniche sono una tettona, un altro motivo che mi spingerebbe a vivere qui.
Quindi passo da REWE ma giusto perché ho un buono dato dal reso di alcune bottiglie di plastica/lattine che vorrei sfruttare. Il REWE di Mitte non è come il REWE in centro a Colonia. È difatti piccolo, disordinato, caotico. Prendo una bottiglia grande di acqua (scoprirò poi essere frizzante mannaggiammè) una bottiglia piccola da portare in giro e dato che sto diventando un bidoncino (di birra) prendo qualche crackers integrale salcazzo da mangiare per cena (in caso mi venisse fame ma per ora, ovviamente, non pervenuta).
Scanso con incredibile maestria il fornito (ma non troppo) reparto salatini/patatine e procedo alla cassa. Purtroppo come immaginavo il buono non vale, ma pazienza.
Torno quindi sfatta in albergo scoprendo di aver camminato per ben 11 km, acquisto la welcome card per 5 giorni (col cazzo che mi rimetto a camminare con questo caldo) e leggendo "Addio a Berlino" muoio un po' a letto: la stanza resta fresca (anche col condizionatore spento) e dormire con la copertina ha quel non so che di nostalgia.
Accadono tante cose, è sufficiente sapere questo. Stai serena ****. Fregatene. Sei una persona magnifica.
L'altroieri ho lasciato il mio nuovo violino al liutaio. Non ha ancora un nome (il violino, non il liutaio) ma comunque mi piangeva il cuore lasciarlo.
In verità il negoziante (da cui l'ho comprato ma online) mi aveva consigliato di fargli dare un occhio subito. Ma con la fregola di accordarlo e portarlo a casa ho declinato cortesemente l'offerta.
Dopo qualche giorno ho pensato che però avrebbe avuto senso farlo controllare, così lo porto.
Do' sempre per scontato che le persone si ricordino di me per i miei capelli:
- Ciao, ti ricordi di me? Ho ritirato qui il violino la settimana scorsa, mi avevate detto che potevo portarlo per farlo guardare.
Sguardo spaesato.
- Bhe comunque vorrei montare gli altri 3 tiracantini e ti chiedo se puoi controllare perché sembra frizzare quando suono.
Sì, ho detto proprio frizzare.
Ammiro tanto i liutai perché il loro lavoro è arte. Prende il violino, lo gira, lo controlla, sentenzia.
AH.
- Cosa?
Le corde sono troppo alte. E qui vicino al ricciolo invece sono praticamente attaccate. Per la vibrazione che senti quando suoni, vediamo.
Prende una pinza, smonta il tiracantino del mi, l'unico presente all'appello, lo rimonta, stringe. Mi si stringe anche un po' il cuoricino.
Prova a suonare ora.
Sapevo che sarebbe accaduto, prendo l'archetto, lo tiro e nella mia testa un solo mantra
LaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaMiiiiiiiiiiiiiiiReeeeeeeee (non appoggio le dita per non stonare e mi dedico alle corde vuote)
- Ok sembra non frizzare più.
Allora, direi che diamo una sistemata alle corde, le abbassiamo un po', poggiamo meglio il ponticello, mettiamo un piccolo tubicino di plastica attorno a ciascuna corda all'altezza del ponticello per proteggere corde e ponticello - molti violinisti non lo vogliono mettere perché dicono che attutisca il suono ma non è vero, conosco molti violinisti che lo hanno e non se ne lamentano...
- Mhm ok per questo sentirò il mio Maestro
... ok, allora per quello ci risentiamo, e poi diamo una sistemata all'anima. Venerdì sera dovrebbe essere pronto.
Insomma, il violino ha un'anima, possiamo toccarla, spostarla, in modo da rendere il suono migliore. È strano usare la parola anima per qualcosa di fisico e tangibile, in questo gli archi sono "persone migliori". Un buon liutaio può magicamente sistemarli, noi invece abbiamo bisogno di un lavoro continuo e silenzioso, anche gli specialisti migliori ci mettono del tempo e comunque senza il lavoro personale non si approda a nulla.
Invece il buon liutaio questa sera mi renderà uno strumento migliore che purtroppo avrà bisogno di tempo per essere suonato decentemente. Se non mi sta insegnando ad avere pazienza questo strumento, non so chi altri può farlo.
La lezione di ieri è stata un continuo stonare ma soprattutto sbagliare i tempi. Chi ha inventato i 3/4 probabilmente è stato messo al rogo, ma soprattutto questo passaggio:
non mi farà dormire la notte.
Tornando a casa ho dovuto riascoltare il pezzo cinquecento volte per assimilarlo, riprovarlo a casa e nonostante questo qualcosa non mi torna.
Dopo il saggio ho proposto alle ragazze di continuare a suonare insieme e preparare pezzi che ci piacciono, al Sensei è piaciuta la cosa, tanto che ha ventilato anche l'ipotesi di un'eventuale partecipazione di un violoncellista (Sì ma deve essere incapace come noi, se no è finita).
Come sempre è accaduto nella mia vita, due cose mi portano in salvo. La musica e i libri.
Isolarmi dal contesto, trovare una dimensione personale o parallela, concentrarmi su altro. E cercare di suonare uno strumento così complicato porta dietro tutta una serie di altre cose: perseveranza, pazienza, costanza, cose che mi sono sempre mancate ma che sto imparando.
Anni fa (direi ormai 19 circa) qualcuno mi disse di trovare una cosa che fosse mia, e solo mia. Chissà che non l'abbia trovata.
Il gabbiano urla come un matto per svegliarmi. Sembra beffardo nel volermi dire che non dovrò dormire, anche se fuori piove e c'è una nebbia fittissima. Le piccole montagne sono coperte da cappelli di nubi bianche. Il che mi fa pensare che se non migliora, niente gita a Sørvágsvatn.
Guardo sulla mappa dove sono, e mi sento davvero at the end of the f***ing world. Non importa se non posso uscire perché non sarebbe visibile nulla, è bello stare a casa e rilassarsi sentendo il rumore della pioggia fuori, leggendo un libro e scrivendo.
Controllo la mia prenotazione Airbnb e noto che sarebbe stata inclusa la colazione, così lo scrivo al proprietario che mi conferma invece di no. Pare che il piano di sotto sia destinato alle prenotazioni Airbnb e il piano di sopra sia per Booking (un pelino più lussuoso) e il piano di sopra abbia la colazione inclusa.
Aggiunge però, molto gentilmente, che posso usufruirne se ho fame. Guardo i miei biscotti che disgraziatamente ho preso per il nome (digestive di Göteborg, giusto per ricordarmi di un altro posto che ho visto) ma scopro presto essere super dietetici e il loro sapore è farinoso, come mangiare manciate di farina insapore senza zucchero.
Mi dice di portare dentro la mia camera una lampada che ha messo fuori dalla stanza e poi Please get breakfast if you're hungry :)
Va bene, ma salgo nella cucina di sopra solo per un caffè. Lui non si palesa (ha una stanza immensa tutta per sé in cui ho sbirciato la sera delle chiacchiere in cui ci raccontava di essere stato a Roma e ho cercato a modo mio di dirgli che Torino non se la caga nessuno ma è molto bella), io prendo una tazza, mi preparo del caffè liofilizzato e me lo porto giù. Penso che passerò la giornata in totale relax elaborando foto, leggendo, scrivendo.
Per pranzo i miei noodles pronti (intanto sono arrivati nuovi ospiti, sembrano mamma e figlio, non sorridono mai).
Per ovvie ragioni questa casa è un punto strategico per l'arrivo e per la partenza, Situata a una ventina di minuti a piedi dall'aeroporto e più economica dell'albergo accanto all'aeroporto, il proprietario si è assicurato una buona fetta di clienti, soprattutto chi, una volta arrivato e non avendo ancora dimestichezza con i mezzi locali, non vuole spendere un patrimonio per un taxi verso la capitale, Tórshavn, un ottimo punto di partenza per raggiungere quasi tutte le altre isole.
Ogni tanto controllo il meteo fuori dalla finestra ma la nebbia sembra peggiorare. Incrocio il proprietario Poul che mi chiede se ho già visto Sørvágsvatn: gli dico che sarebbe stato il mio progetto odierno non fosse stato per il tempo ma, concludo, immagino sia normale il tempaccio. Mi guarda e scuote la testa, di solito non piove in quel periodo, sono stata sfortunata.
Per cena decido di andare nell'unico posto presente in loco, il café Zorva. Fa un po' di tutto: fish and chips, indiano, hamburger e pizza ma sembra abbia prezzi contenuti e non sia male. Ieri era chiuso ma oggi dovrebbe essere aperto. Chiedo a Poul se me lo conferma, mi dice che se voglio mi può accompagnare "Ok thank u".
Poi mi sorgono dubbi catastrofici. E se fosse un mezzo invito a cena? E se si facesse pagare? Del resto lui si fa pagare per prenderti e accompagnarti all'aeroporto. Nel caso della prima opzione che gli dico? Sono stata troppo accomodante?
Arriva, mi metto le scarpe e andiamo. La conversazione banalmente è sul lavoro che facciamo, su quello che vorremmo fare, sul tempo e poi mi chiede quanti anni ho e resta sbalordito perché immaginava avessi al massimo 25 anni (lui ne ha 32). Arrivati, mi molla lì (doppia fortuna, niente cena imbarazzante e niente compenso in corone faroesi) e prendo un wrap con roba indiana dentro. Sono l'unica persona nel locale fatta eccezione per un ragazzino che sta finendo un hamburger.
Prendo una birra black sheep e sorrido pensando che davvero qui le pecore sono ovunque.
Nel frattempo arriva un signore che prende uno shottino e una birra. Nel tempo che io impiego a bere metà della mia birra lui ha già finito e ha ordinato una seconda birra con shottino. Conclude con una terza birra (e un mio applauso interiore) prima di andare via. Io invece ordino una seconda Black Sheep e Poul mi scrive per chiedermi se ho bisogno di un passaggio per tornare.
Naaah, faccio due passi e mi piace la pioggia.
Rientro, mi faccio una bella doccia e crollo leggendo a letto. Domani lascerò questo posto meraviglioso e sarà una giornata campale. Non sono riuscita ad avere il mio boarding pass (probabilmente per via delle restrizioni causate dal covid) quindi dovrò chiedere in aeroporto, inoltre ho meno di un'ora per lo scalo a Copenaghen.
Almeno tutto mi impedirà di pensare che sto tornando a casa e una parte di me non vuole farlo.