Quando sono venuta a vivere qui qualche volta è venuto fuori il fatto che fosse una zona tranquilla per i terremoti. La verità è una sola, la terra ti colpisce quando meno te lo aspetti.
Così questo sabato notte, ma meglio dire domenica mattina alle 4, una scossa di magnitudo 5.9 ha letteralmente svegliato non solo l'Emilia Romagna, ma anche il Veneto, la Lombardia, il Piemonte. Persino il Friuli.
Io l'ho sentita? Certo che no, dormivo serena come una pasqua. Sentivo un rumore in lontananza, qualcosa che avrebbe potuto fare anche Maya saltando sulla libreria. In realtà era la libreria che dondolava a fare casino. Il dondolìo del letto? Non l'ho sentito. Avevo aperto a malapena gli occhi per il casino fatto dalla libreria e stavo per riaddomentarmi quando la mamma di Fry (in visita da noi quel weekend) si sveglia urlando "terremoto terremoto!". Io dormo nuda, ma questo si sa già, ovvio che non mi sono alzata ma ho sollevato la testa sperando di non dover parlare, sperando di comunicare telepaticamente "sìsì lo so". Invece Fry si agita e si sveglia, si alza e va a vedere fuori dal balcone. Gli allarmi delle macchine suonano. In lontananza una fioca luce ricorda che tra poco albeggerà. Fry viene da me e mi sussurra "vestiti" mentre io mi chiedo se riuscirò a rimettermi giù e dormire. Mi vesto con estrema lentezza, nel frattempo arriva un'altra scossa e la mamma di Fry dice "andiamo in strada" terrorizzata dal fatto che siamo al sesto piano e in caso di emergenza non possiamo scendere troppo celermente.
Io a quel punto capisco che non riprenderò più sonno e ho la faccia di una cernia arrabbiata. Ci vestiamo, prendiamo il gatto, e andiamo vicino casa dove altre persone sono scese in strada. Lancio uno sguardo implorante a Fry del tipo "ma dobbiamo proprio?" e alla fine mi arrendo. Io e Fry facciamo due passi così posso bestemmiare in libertà mentre la mamma di Fry parla con sua cugina che abita di fronte casa nostra.
Passiamo così una mezzoretta, ormai si sono fatte le 5, chiedo se ora possiamo andare a casa e anche gli altri sono d'accordo. Prendere sonno è dura perché la tv rimane accesa, e anche se a bassissimo volume sento le notizie catastrofiche della provincia di Modena e Ferrara e del Bolognese. Dove gente è morta o ha perso la casa e insomma mi sento un po' in colpa per avere minimizzato la scossa.
Il giorno dopo ovviamente in tv non si parla d'altro, penso che in queste situazioni dovrebbero entrare in campo non semplici giornalisti ma comunicatori. Tranquillizzare la gente senza minimizzare il problema, invece di accrescere l'ansia anche in zone dove tutto sommato si può stare relativamente tranquilli, vedi Bologna città.
Altra novità, abbiamo comprato l'Xbox 360. Le finanze scarseggiano ma è stato un acquisto terapeutico. Infatti quando siamo agitati, giocando ci rendiamo conto di rilassarci parecchio. Giocando giocando in questi giorni ho terminato Dead Space (oggi forse compro il 2 perché mi è piaciuto tantissimo).
La macchina si è rotta di nuovo. Dopo un mese e dieci giorni dal meccanico e 1000 euro di fattura, finalmente ci pareva di poter rigirare in macchina e invece si ferma in mezzo alla strada accusando lo stesso problema per cui l'avevamo portata dal meccanico. Lo chiamiamo e lui arriva, raccontandoci anche di come è costretto a dormire in macchina coi figlioli perché il terremoto gli ha devastato la casa.
Ultimo, ma non meno importante, mi arriva il cd dei Sofisticator che mi ha spedito Roccio (di cui è il chitarrista!). Inutile dire che ieri l'ho ascoltato tutto il giorno e mi fa tanto ridere questo pezzo, che è la canzone del giorno (spero di poter caricare presto l'audio su youtube, se il gruppo mi da' il consenso).
Comunque, ragazzi, accattatevillo. Sono in gamba, fiorentini, e bravi ragazzotti. E gli auguro di fare strada perché se lo meritano. Il loro cd potete comprarlo qui (bhe la mia copia è autografata, ovviamente, ma che c'entra).
Canzone del giorno: Mantas (The Trashmaker) Sofisticator
In attesa di caricare questo pezzo, vi lascio però con quest'altro pezzo:
24 maggio 2012
16 maggio 2012
Tanto era il casino cervellotico di ieri che mi sono scordata di scrivere che ho avuto un colloquio. Che è andato bene ma il 28 firmo per quell'altro lavoro (essì, mi han chiamato oggi).
Oggi mi ha anche chiamato Med, un mio amico (faceva il corso Java con me) e sono stata contenta di sentirlo. Mi spiace tanto dirlo ma è uno dei pochissimi amici che mi è rimasto del corso Java. Gli altri ragazzotti proseguono nella loro vita, non li ho più sentiti. Dovevamo sentirci per cenare insieme ma alla fine non hanno più risposto ai miei messaggi. Pazienza.
Oggi mi ha anche chiamato Med, un mio amico (faceva il corso Java con me) e sono stata contenta di sentirlo. Mi spiace tanto dirlo ma è uno dei pochissimi amici che mi è rimasto del corso Java. Gli altri ragazzotti proseguono nella loro vita, non li ho più sentiti. Dovevamo sentirci per cenare insieme ma alla fine non hanno più risposto ai miei messaggi. Pazienza.
15 maggio 2012
Ieri ho scritto a un mio professore (IL mio professore, quello che mi diceva che la matematica è dappertutto, che i disegni in natura si possono spiegare con formule matematiche, che mi aveva preso sotto la sua ala e mi difendeva alle riunioni con gli altri prof che dicevano che ero una buona a nulla fancazzista). Sicuramente ne ho già parlato, ogni tanto ci mandiamo qualche email. Ho saputo che era stato al funerale e volevo sapere come stava.
Non ci ha messo molto a rispondere ed era molto triste, gli mancano i colleghi della mia vecchia scuola (ora insegna in un liceo), mi ha chiesto come sto e se sono a Torino possiamo prenderci una birra.
Spero di riuscire a vederlo quando salgo, mi ero molto affezionata a lui perché era riuscito a vedere un potenziale che gli altri non avevano nemmeno intuito. Ma anche perché mi voleva bene.
Così anche stamattina mi sono svegliata con un paio di lacrimucce e mi sono seduta sul letto per capire come mai ci sono rimasta così male. Razionalmente parlando è una persona che non vedo da quando ho finito le superiori, anche se mi piaceva come persona. E' vero che gli volevo bene, gli volevamo tutti bene perché era impossibile non intuire la sua bontà d'animo e la sua passione nel lavoro che faceva.
E ho capito che ho quella mezza questione con me stessa non risolta, ovvero la morte di mio padre. Ho trovato molte analogie con questa e quell'altra morte.
Entrambi fumatori accaniti (probabilmente è stato il fumo la causa della morte di entrambi), con entrambi non ho saputo/intuito quanto vicina fosse la fine, non ero presente quando dovevo esserlo (quando mio padre stava male/al funerale del mio prof). Era come se andando a questo funerale espiassi una colpa, *il peccato originale*, il fatto che quando mio padre era stato ricoverato, quando ho ricevuto il messaggio "Siamo al Giovanni Bosco, papà è grave, aspettiamo che ci dicano qualcosa" (il fatto che io lo ricordi ancora a memoria è abbastanza illuminante) ero con i miei amici. Ero con RagnoB e prima di quel messaggio erano successe delle cose. Il mio fidanzato di quei tempi mi aveva chiamato per dirmi che stava arrivando (era a Milano) e non capivo perché questa fretta. Era successo che mio padre era stato male, mia mamma aveva chiamato il 118 e bussato ai vicini di casa (la sua vicina è infermiera), avevano avvertito mia sorella ma nessuno aveva chiamato me. Il mio vicino aveva chiamato il mio fidanzato - perché voleva chiamarmi ma aveva sbagliato numero - , che poi mi aveva chiamata per dirmi che stava arrivando, e solo quando erano all'ospedale ho ricevuto il messaggio.
Lo so cosa state pensando, che non è colpa mia.
E' troppo facile pensarlo, è facile dirlo, ma è come se questa nuova morte mi avesse fatto capire di non avere risolto delle cose importanti. L'ultima cosa che mi ha detto mio padre è stata "Che ne sai? Tu non c'eri", riferito a quando è stato male qualche settimana prima di morire. E in effetti non c'ero, mia mamma mi aveva detto che era stato male ma io ho evitato di andare e l'ho fatto apposta. Non per vendetta per qualcosa, non sapevo cosa avrei visto, forse non stavo accettando la realtà delle cose. E forse sapevo benissimo cosa stava accadendo.
E Guido, ora, è come se avesse riacceso questi interruttori.
Credo che dal mio primo vero stipendio in poi cercherò di ritagliarmi del tempo per una psicologa. Non so se è una cosa che posso affrontare e risolvere da sola, perché sono ormai 12 anni che la porto dietro.
Chiedo scusa per gli eventuali errori, ma non ho riletto.
Non ci ha messo molto a rispondere ed era molto triste, gli mancano i colleghi della mia vecchia scuola (ora insegna in un liceo), mi ha chiesto come sto e se sono a Torino possiamo prenderci una birra.
Spero di riuscire a vederlo quando salgo, mi ero molto affezionata a lui perché era riuscito a vedere un potenziale che gli altri non avevano nemmeno intuito. Ma anche perché mi voleva bene.
Così anche stamattina mi sono svegliata con un paio di lacrimucce e mi sono seduta sul letto per capire come mai ci sono rimasta così male. Razionalmente parlando è una persona che non vedo da quando ho finito le superiori, anche se mi piaceva come persona. E' vero che gli volevo bene, gli volevamo tutti bene perché era impossibile non intuire la sua bontà d'animo e la sua passione nel lavoro che faceva.
E ho capito che ho quella mezza questione con me stessa non risolta, ovvero la morte di mio padre. Ho trovato molte analogie con questa e quell'altra morte.
Entrambi fumatori accaniti (probabilmente è stato il fumo la causa della morte di entrambi), con entrambi non ho saputo/intuito quanto vicina fosse la fine, non ero presente quando dovevo esserlo (quando mio padre stava male/al funerale del mio prof). Era come se andando a questo funerale espiassi una colpa, *il peccato originale*, il fatto che quando mio padre era stato ricoverato, quando ho ricevuto il messaggio "Siamo al Giovanni Bosco, papà è grave, aspettiamo che ci dicano qualcosa" (il fatto che io lo ricordi ancora a memoria è abbastanza illuminante) ero con i miei amici. Ero con RagnoB e prima di quel messaggio erano successe delle cose. Il mio fidanzato di quei tempi mi aveva chiamato per dirmi che stava arrivando (era a Milano) e non capivo perché questa fretta. Era successo che mio padre era stato male, mia mamma aveva chiamato il 118 e bussato ai vicini di casa (la sua vicina è infermiera), avevano avvertito mia sorella ma nessuno aveva chiamato me. Il mio vicino aveva chiamato il mio fidanzato - perché voleva chiamarmi ma aveva sbagliato numero - , che poi mi aveva chiamata per dirmi che stava arrivando, e solo quando erano all'ospedale ho ricevuto il messaggio.
Lo so cosa state pensando, che non è colpa mia.
E' troppo facile pensarlo, è facile dirlo, ma è come se questa nuova morte mi avesse fatto capire di non avere risolto delle cose importanti. L'ultima cosa che mi ha detto mio padre è stata "Che ne sai? Tu non c'eri", riferito a quando è stato male qualche settimana prima di morire. E in effetti non c'ero, mia mamma mi aveva detto che era stato male ma io ho evitato di andare e l'ho fatto apposta. Non per vendetta per qualcosa, non sapevo cosa avrei visto, forse non stavo accettando la realtà delle cose. E forse sapevo benissimo cosa stava accadendo.
E Guido, ora, è come se avesse riacceso questi interruttori.
Credo che dal mio primo vero stipendio in poi cercherò di ritagliarmi del tempo per una psicologa. Non so se è una cosa che posso affrontare e risolvere da sola, perché sono ormai 12 anni che la porto dietro.
Chiedo scusa per gli eventuali errori, ma non ho riletto.
14 maggio 2012
Messaggio per l'aldilà
Oggi ci sono i funerali del mio prof. Sono evidentissimi i miei sensi di colpa nel non poter andare.
Stanotte infatti ho sognato due funerali. Il primo era di domenica, e a Firenze (nel sogno vivevo a Firenze a quanto pare). Così chiamo Chiara, una mia amica, per metterci d'accordo per andare. E poi c'era un funerale di lunedì, a cui io non potevo proprio andare. Era mancato un tale Andrea Saffi. Non esiste nessun Andrea Saffi ma solo perché nel sogno ho sostituito il cognome con il nome di una via qui nei dintorni.
L'Andrea nel sogno nulla c'entra col mio prof. E nemmeno il "Renato" (se così si chiamava) del primo funerale. Nella realtà non ci sono due funerali. Si tratta di due mie ex animatori parrocchiali. Di Andrea non ricordo il cognome ma sono sicura che se ci penso un attimo mi torna in mente. Il fratello di Andrea, Mario, è diventato prete. Ricordo che aveva 30 anni ma usciva sempre con noi quindicenni e famosa fu la sua frase "Se mai mi dovessi sposare, sposerei Carla".
E fu così che divenne prete.
La sensazione di tristezza che mi ha svegliato stamattina è quella tipica del senso di colpa. Ma obiettivamente non potevo farlo, non potevo andare. Ho un bel ricordo, di lui come di altri professori. In questo mondo a volte terribile è bello aver incontrato persone che ti hanno aiutato quando fisicamente non ce la potevi fare, che hanno creduto in te anche se in quel momento non riuscivi a studiare, che sono andati quindi oltre ai voti e allo studio ma hanno intuito la persona che sei e hanno voluto incoraggiarla.
Quindi grazie, prof., e buon viaggio. E saluta il mio babbo, ovunque lui sia.
Stanotte infatti ho sognato due funerali. Il primo era di domenica, e a Firenze (nel sogno vivevo a Firenze a quanto pare). Così chiamo Chiara, una mia amica, per metterci d'accordo per andare. E poi c'era un funerale di lunedì, a cui io non potevo proprio andare. Era mancato un tale Andrea Saffi. Non esiste nessun Andrea Saffi ma solo perché nel sogno ho sostituito il cognome con il nome di una via qui nei dintorni.
L'Andrea nel sogno nulla c'entra col mio prof. E nemmeno il "Renato" (se così si chiamava) del primo funerale. Nella realtà non ci sono due funerali. Si tratta di due mie ex animatori parrocchiali. Di Andrea non ricordo il cognome ma sono sicura che se ci penso un attimo mi torna in mente. Il fratello di Andrea, Mario, è diventato prete. Ricordo che aveva 30 anni ma usciva sempre con noi quindicenni e famosa fu la sua frase "Se mai mi dovessi sposare, sposerei Carla".
E fu così che divenne prete.
La sensazione di tristezza che mi ha svegliato stamattina è quella tipica del senso di colpa. Ma obiettivamente non potevo farlo, non potevo andare. Ho un bel ricordo, di lui come di altri professori. In questo mondo a volte terribile è bello aver incontrato persone che ti hanno aiutato quando fisicamente non ce la potevi fare, che hanno creduto in te anche se in quel momento non riuscivi a studiare, che sono andati quindi oltre ai voti e allo studio ma hanno intuito la persona che sei e hanno voluto incoraggiarla.
Quindi grazie, prof., e buon viaggio. E saluta il mio babbo, ovunque lui sia.
13 maggio 2012
Ciao Guido
Ieri ho ricevuto una brutta notizia. Mentre bazzicavo su facebook leggo che una mia ex compagna delle superiori scrive "Rimarrai il più figo dei prof. Ciao Guido ♥".
Forse avevo già parlato sul blog del mio professore di fotografia. Di quanto poi per noi fosse fascinoso e di come le ragazze della scuola avessero scritto apprezzamenti sui muri della camera oscura. "Redoano sei figo".
Quando lei ha scritto così ho subito pensato a Redoano. A quel Guido. Così gliel'ho chiesto e lei mi ha scritto in privato, confermando i miei dubbi.
Era proprio quel Guido.
Ho fatto fotografia a scuola, e anche se non ho intrapreso quella strada ne sono sempre stata affascinata. A casa, come ho già scritto, c'erano foto appese ovunque e un po' di questa mia piccola passione la devo a lui e all'altra nostra prof.
Questa è una foto che gli avevo scattato nel cortile della scuola.
E questo il voto che la prof. Tempesta mi aveva dato.
Così ci sono rimasta male, mi è dispiaciuto tanto e sono ancora più dispiaciuta perché lunedì non potrò andare ai funerali. E poi mi dico che le persone vanno rispettate da vive e non da morte, e io in effetti non avevo più saputo niente di lui e so che il mio dispiacere va guardato sotto altre ottiche. Il fatto che diversi anni fa aveva avuto un infarto, che avesse qualcosa ai polmoni, che fumasse tanto come mio padre e questo sicuramente non gli ha fatto bene. Quindi la rabbia perché le persone non si riguardano e così quando stanno male fanno del male anche a chi gli sta intorno.
E stanotte ho sognato che stavo facendo una foto con la mia polaroid a soffietto. Era una foto di gruppo ma qualcuno (forse una guida) mi aveva detto che era vietato fare foto in quel posto (come è in Madagascar ad esempio, tante cose non possono essere fotografate). Forse nella foto di gruppo c'è anche Guido, e Fry, ma le facce si confondono. Però devo essere veloce a fare la foto e così scatto. La guida mi sgrida ma dico che è una istantanea, anche se la controllano non possono trovare una pellicola. Ed estraggo la foto.
Ma la foto non esce dritta quindi l'emulsione non si spalma per bene e dopo 15 secondi, quando la controllo, mi accorgo che non solo è venuta sfuocata ma c'è un'area non sviluppata, non toccata dall'emulsione. E mi sento un po' così, come se avessi sprecato la mia unica occasione di aver fatto quella foto.
Quindi oggi mi sento un po' così, vorrei andare domani al funerale ma non posso permettermelo. E' inutile che lo ringrazi per quello che mi ha insegnato: come nel sogno, ormai, è troppo tardi.
Forse avevo già parlato sul blog del mio professore di fotografia. Di quanto poi per noi fosse fascinoso e di come le ragazze della scuola avessero scritto apprezzamenti sui muri della camera oscura. "Redoano sei figo".
Quando lei ha scritto così ho subito pensato a Redoano. A quel Guido. Così gliel'ho chiesto e lei mi ha scritto in privato, confermando i miei dubbi.
Era proprio quel Guido.
Ho fatto fotografia a scuola, e anche se non ho intrapreso quella strada ne sono sempre stata affascinata. A casa, come ho già scritto, c'erano foto appese ovunque e un po' di questa mia piccola passione la devo a lui e all'altra nostra prof.
Questa è una foto che gli avevo scattato nel cortile della scuola.
E questo il voto che la prof. Tempesta mi aveva dato.
Così ci sono rimasta male, mi è dispiaciuto tanto e sono ancora più dispiaciuta perché lunedì non potrò andare ai funerali. E poi mi dico che le persone vanno rispettate da vive e non da morte, e io in effetti non avevo più saputo niente di lui e so che il mio dispiacere va guardato sotto altre ottiche. Il fatto che diversi anni fa aveva avuto un infarto, che avesse qualcosa ai polmoni, che fumasse tanto come mio padre e questo sicuramente non gli ha fatto bene. Quindi la rabbia perché le persone non si riguardano e così quando stanno male fanno del male anche a chi gli sta intorno.
E stanotte ho sognato che stavo facendo una foto con la mia polaroid a soffietto. Era una foto di gruppo ma qualcuno (forse una guida) mi aveva detto che era vietato fare foto in quel posto (come è in Madagascar ad esempio, tante cose non possono essere fotografate). Forse nella foto di gruppo c'è anche Guido, e Fry, ma le facce si confondono. Però devo essere veloce a fare la foto e così scatto. La guida mi sgrida ma dico che è una istantanea, anche se la controllano non possono trovare una pellicola. Ed estraggo la foto.
Ma la foto non esce dritta quindi l'emulsione non si spalma per bene e dopo 15 secondi, quando la controllo, mi accorgo che non solo è venuta sfuocata ma c'è un'area non sviluppata, non toccata dall'emulsione. E mi sento un po' così, come se avessi sprecato la mia unica occasione di aver fatto quella foto.
Quindi oggi mi sento un po' così, vorrei andare domani al funerale ma non posso permettermelo. E' inutile che lo ringrazi per quello che mi ha insegnato: come nel sogno, ormai, è troppo tardi.
11 maggio 2012
:-(
In vista del lavoro prossimo avrei desiderato tantissimo partire a fine mese. Ma l'offerta sul volo che avevo trovato non c'è più e quindi niente. Quest'anno niente Berlino, niente di niente, sono incazzata e sono triste. Perché aspetto tutto l'anno per potermi godere una settimana, una settimana dico, nemmeno un mese, no solo una settimana l'anno per un viaggio, e ora niente. Mi chiedo a cosa mi sono trovata a fare un lavoro se non posso godermi il guadagno per una settimana l'anno. Ero così contenta di tornare a Berlino, una città che ho amato, che sento così vicina a me, ora niente. Bloccata qui fino all'inizio di un lavoro che (e sono ben contenta di aver trovato un lavoro, non fraintendetemi) non mi lascerà tempo nemmeno per potermi sedere sul water a fare la cacca pensando a quando potrò chiedere le ferie perché, parliamoci chiaro, con le agenzie interinali chiedere ferie è una bestemmia. E so che non posso vivere con la speranza di avere qualche giorno. E sì, sono incazzata, e triste.
Trovo tutto così inutile. Mi dico sempre che lavoro per avere più soldi per poter fare quello che mi piace. Nel mio caso tra le cose che mi piacciono c'è anche viaggiare. Visitare posti che non ho mai visto o posti che ho visto e mi sono piaciuti tanto. Niente. Ma perché cazzo allora mi sono trovata un lavoro?
Trovo tutto così inutile. Mi dico sempre che lavoro per avere più soldi per poter fare quello che mi piace. Nel mio caso tra le cose che mi piacciono c'è anche viaggiare. Visitare posti che non ho mai visto o posti che ho visto e mi sono piaciuti tanto. Niente. Ma perché cazzo allora mi sono trovata un lavoro?
10 maggio 2012
Sarà ora? Potrò dirlo?
Ieri avevo il mio colloquio all'azienda finale, uno di due, dato che per la stessa azienda avevo il colloquio piazzato anche per venerdì.
La cosa positiva è che il bus ci mette 10 minuti a portarmici. La cosa negativa è che passa ogni mezzora. E arriva lì un minuto dopo l'appuntamento. Per dire, avevo il colloquio alle 11, il bus passava alle 11.01. Per evitare il ritardo e permettermi il mio graziosissimo anticipo di 5 minuti, quel tanto che basta a non apparire ansiosa e quel minimo che serve loro per capire che sono una persona puntuale e seria, sono arrivata alle 10.31. "Tanto c'è un bar lì davanti", lo avevo visto con street view. Peccato che sia chiuso e lì intorno non ci sia niente. Così faccio due passi nel niente perché davvero, a parte il palazzone colorato di fronte e un discount in cui non ho intenzione di entrare, non c'è davvero nulla. Faccio un giro attorno al cancellone e noto questi cartelli rassicuranti:
Meno male che ci sono tanti papaveri lì attorno. I papaveri mi mettono serenità perché sono fiori stupendi, che crescono ovunque, e accendono di colore la primavera.
Penso potrei stare lì a guardarli per ore.
Non è che abbia tutto questo tempo, ormai è ora di entrare ma non capisco esattamente dove sia il cancello principale finché non vedo entrare un furgone in un cancello comandato elettronicamente. Sul cancello si trova una scritta che fa pressappoco così: "Scendere dal veicolo, citofonare e presentarsi. Zona protetta da guardia armata".
Cavoli.
Citofono e mi risponde la guardia che mi chiede chi sono, nome e cognome, e perché sono lì.
Apre il primo cancello e arrivo a un secondo cancello con una seconda recinzione in metallo e il filo spinato tutto attorno. Manca la scritta "Arbeit macht frei" e ci siamo.
Arrivo al gabbiotto della guardia che mi dice di salire al primo piano. Trovo una sala d'attesa con un divanetto, tre macchinette per caffè e snack vari. Vedo arrivare verso di me una ragazza dal corridoio, probabilmente un'altra candidata, scendere le scale e andare via. Arriva una signora che mi chiama e mi dice di seguirla. Ci presentiamo, mi siedo e la primissima cosa che mi dice è: "Curriculum lunghissimo e molto interessante". Sorrido compiaciuta, è la prima volta che mi dicono una cosa del genere. Anzi no, ma la persona che me l'aveva detto in precedenza era l'insegnante di comunicazione del corso Java.
"Sei un'artista!", continua. Sorrido imbarazzata "bhe sì" cercando dentro di me la definizione corretta di artista e cercando nei suoi occhi un segno di approvazione perché questa definizione sia una cosa buona per lei. Sorride. Mi tranquillizzo.
"Coltivi piante carnivore, come mio figlio!". Bene, penso, questa cosa mi farà ottenere il lavoro. E comincio a parlare delle piante carnivore. "Hai allevato insetti stecco, hai proprio tante passioni. Sìsì andresti proprio d'accordo con mio figlio". Attacco con la pippola della passione per la natura e gli animali. "Ti piace anche la fotografia" e attacco con la pippola della mia recente collezione di macchine fotografiche analogiche. "Parlami delle tue esperienze lavorative". So che questo lavoro è di customer care e il problem solving è una caratteristica ricercata. Quindi racconto di quando lavoravo all'892424 e sono riuscita a trovare una renna finta in dimensioni naturali a un cliente. "Com'è che non l'avevo vista questa esperienza dell'892424 nel tuo curriculum? In che pagina è?" ride, facendo riferimento al mio lungo curriculum. Racconto di come a Firenze gestivamo il cliente e come funzionava il back office.
Credo mi abbia presa in simpatia.
"Ah sei di Torino, sai che abbiamo anche una sede lassù?" Sì, a Rivoli, rispondo. L'ho visto sul vostro sito, sono andata a curiosare "Hai fatto bene!".
E mi spiega il lavoro, è un customer care, inserimento ordini di farmaci per le farmacie. L'orario è l'unica pecca 9-13, 16-20 e lavorerei due sabati mattina al mese. Però ho il bus che in 10 minuti mi porta a casa e c'è anche la mensa interna, quindi non dovrebbe essere malaccio. Devo riorganizzare il mio tempo, tutto qui.
"Cosa vuoi fare da grande?"
Penso che mi ha preso in simpatia, che mi ritiene un'artista, allora esclamo "l'astronauta!". Ride e commenta con un "Sì, saresti il tipo".
Ma incalza subito dopo perché, e questo me lo dicono a tutti i colloqui, non vogliono impiegare del tempo con una persona che poi magari li molla per andare a fare qualcos'altro, "chessò, la fotografa ad esempio".
Mi porta a vedere il call center ma appena ci alziamo chiedo info sul contratto "Ah giusto, risediamoci".
Finita la spiegazione mi porta a vedere il call center, vedo le postazioni vuote dove andranno i nuovi computer e mi specifica che anche se sarò interinale per un po' la loro intenzione è un ampliamento del personale perché avranno più negozi da gestire. Quindi se me la gioco bene posso anche lavorarci tranquillamente. Mi porta a vedere il magazzino che è interamente automatizzato.
Mi ricordo del doppio colloquio di venerdì e dice di essersi accorta di aver ricevuto i miei due curricula, ovviamente mi dice anche di non ripresentarmi venerdì.
Quindi ci avviamo verso il corridoio che porta alle scale e mi dice una cosa che mi lascia molto bene "di solito alla fine del colloquio dico che devo sentire altre persone ma tu mi hai fatto un'ottima impressione e mi sento tranquilla nel dirti di tenerti libera, ok?"
Bhe sono molto contenta inutile dirlo.
Quindi esco e chiamo l'agenzia interinale perché mi aveva chiesto un feedback e racconto del colloquio andato bene e di quest'ultima frase. La ragazza mi dice che chiamerà l'azienda per avere anche un loro feedback e poi mi ricontatta. Mi richiama nel pomeriggio per dirmi che comincio il 4. "Davvero? Se mi dici così non cerco altro lavoro, posso stare tranquilla?" - "Sì stai tranquilla, ci sentiamo poi per la firma del contratto".
Ora sono in fibrillazione perché non sapendo se avremo ferie quest'estate, vorrei partire a fine maggio per Berlino. Ma è ancora da vedere, solo non so se ci resisto con l'idea di non poter andare a fare una vacanza.
Per cui sono in fase di stallo, contenta da una parte, angosciata dall'altra. Depressa ed euforica. Stanca e galvanizzata.
Che palle di periodo.
La cosa positiva è che il bus ci mette 10 minuti a portarmici. La cosa negativa è che passa ogni mezzora. E arriva lì un minuto dopo l'appuntamento. Per dire, avevo il colloquio alle 11, il bus passava alle 11.01. Per evitare il ritardo e permettermi il mio graziosissimo anticipo di 5 minuti, quel tanto che basta a non apparire ansiosa e quel minimo che serve loro per capire che sono una persona puntuale e seria, sono arrivata alle 10.31. "Tanto c'è un bar lì davanti", lo avevo visto con street view. Peccato che sia chiuso e lì intorno non ci sia niente. Così faccio due passi nel niente perché davvero, a parte il palazzone colorato di fronte e un discount in cui non ho intenzione di entrare, non c'è davvero nulla. Faccio un giro attorno al cancellone e noto questi cartelli rassicuranti:
Meno male che ci sono tanti papaveri lì attorno. I papaveri mi mettono serenità perché sono fiori stupendi, che crescono ovunque, e accendono di colore la primavera.
Penso potrei stare lì a guardarli per ore.
Non è che abbia tutto questo tempo, ormai è ora di entrare ma non capisco esattamente dove sia il cancello principale finché non vedo entrare un furgone in un cancello comandato elettronicamente. Sul cancello si trova una scritta che fa pressappoco così: "Scendere dal veicolo, citofonare e presentarsi. Zona protetta da guardia armata".
Cavoli.
Citofono e mi risponde la guardia che mi chiede chi sono, nome e cognome, e perché sono lì.
Apre il primo cancello e arrivo a un secondo cancello con una seconda recinzione in metallo e il filo spinato tutto attorno. Manca la scritta "Arbeit macht frei" e ci siamo.
Arrivo al gabbiotto della guardia che mi dice di salire al primo piano. Trovo una sala d'attesa con un divanetto, tre macchinette per caffè e snack vari. Vedo arrivare verso di me una ragazza dal corridoio, probabilmente un'altra candidata, scendere le scale e andare via. Arriva una signora che mi chiama e mi dice di seguirla. Ci presentiamo, mi siedo e la primissima cosa che mi dice è: "Curriculum lunghissimo e molto interessante". Sorrido compiaciuta, è la prima volta che mi dicono una cosa del genere. Anzi no, ma la persona che me l'aveva detto in precedenza era l'insegnante di comunicazione del corso Java.
"Sei un'artista!", continua. Sorrido imbarazzata "bhe sì" cercando dentro di me la definizione corretta di artista e cercando nei suoi occhi un segno di approvazione perché questa definizione sia una cosa buona per lei. Sorride. Mi tranquillizzo.
"Coltivi piante carnivore, come mio figlio!". Bene, penso, questa cosa mi farà ottenere il lavoro. E comincio a parlare delle piante carnivore. "Hai allevato insetti stecco, hai proprio tante passioni. Sìsì andresti proprio d'accordo con mio figlio". Attacco con la pippola della passione per la natura e gli animali. "Ti piace anche la fotografia" e attacco con la pippola della mia recente collezione di macchine fotografiche analogiche. "Parlami delle tue esperienze lavorative". So che questo lavoro è di customer care e il problem solving è una caratteristica ricercata. Quindi racconto di quando lavoravo all'892424 e sono riuscita a trovare una renna finta in dimensioni naturali a un cliente. "Com'è che non l'avevo vista questa esperienza dell'892424 nel tuo curriculum? In che pagina è?" ride, facendo riferimento al mio lungo curriculum. Racconto di come a Firenze gestivamo il cliente e come funzionava il back office.
Credo mi abbia presa in simpatia.
"Ah sei di Torino, sai che abbiamo anche una sede lassù?" Sì, a Rivoli, rispondo. L'ho visto sul vostro sito, sono andata a curiosare "Hai fatto bene!".
E mi spiega il lavoro, è un customer care, inserimento ordini di farmaci per le farmacie. L'orario è l'unica pecca 9-13, 16-20 e lavorerei due sabati mattina al mese. Però ho il bus che in 10 minuti mi porta a casa e c'è anche la mensa interna, quindi non dovrebbe essere malaccio. Devo riorganizzare il mio tempo, tutto qui.
"Cosa vuoi fare da grande?"
Penso che mi ha preso in simpatia, che mi ritiene un'artista, allora esclamo "l'astronauta!". Ride e commenta con un "Sì, saresti il tipo".
Ma incalza subito dopo perché, e questo me lo dicono a tutti i colloqui, non vogliono impiegare del tempo con una persona che poi magari li molla per andare a fare qualcos'altro, "chessò, la fotografa ad esempio".
Mi porta a vedere il call center ma appena ci alziamo chiedo info sul contratto "Ah giusto, risediamoci".
Finita la spiegazione mi porta a vedere il call center, vedo le postazioni vuote dove andranno i nuovi computer e mi specifica che anche se sarò interinale per un po' la loro intenzione è un ampliamento del personale perché avranno più negozi da gestire. Quindi se me la gioco bene posso anche lavorarci tranquillamente. Mi porta a vedere il magazzino che è interamente automatizzato.
Mi ricordo del doppio colloquio di venerdì e dice di essersi accorta di aver ricevuto i miei due curricula, ovviamente mi dice anche di non ripresentarmi venerdì.
Quindi ci avviamo verso il corridoio che porta alle scale e mi dice una cosa che mi lascia molto bene "di solito alla fine del colloquio dico che devo sentire altre persone ma tu mi hai fatto un'ottima impressione e mi sento tranquilla nel dirti di tenerti libera, ok?"
Bhe sono molto contenta inutile dirlo.
Quindi esco e chiamo l'agenzia interinale perché mi aveva chiesto un feedback e racconto del colloquio andato bene e di quest'ultima frase. La ragazza mi dice che chiamerà l'azienda per avere anche un loro feedback e poi mi ricontatta. Mi richiama nel pomeriggio per dirmi che comincio il 4. "Davvero? Se mi dici così non cerco altro lavoro, posso stare tranquilla?" - "Sì stai tranquilla, ci sentiamo poi per la firma del contratto".
Ora sono in fibrillazione perché non sapendo se avremo ferie quest'estate, vorrei partire a fine maggio per Berlino. Ma è ancora da vedere, solo non so se ci resisto con l'idea di non poter andare a fare una vacanza.
Per cui sono in fase di stallo, contenta da una parte, angosciata dall'altra. Depressa ed euforica. Stanca e galvanizzata.
Che palle di periodo.
08 maggio 2012
Contesa tra due agenzie interinali
Ieri ho avuto tre colloqui, sì, tre. Sono stata in giro tutto il giorno e sono tornata a casa mezza morta. Per me tutta l'energia impiegata nei colloqui sta non tanto nel pensare a cosa dire (o a non dire cazzate) ma è concentrata nel non sbadigliare. Quando parte la pippola del racconto aziendale (chi siamo, cosa facciamo, perché esistiamo, cosa cerchiamo) il mio cervello cade in uno stato di sonno profondo e parte il meccanismo automatico dello sbadiglio. Credetemi, frenarlo è quasi impossibile, e dopo una mezzoretta di colloquio generalmente sono stanca morta.
Andiamo con ordine. Il primo colloquio era alle 10.15 del mattino ma fuori Bologna. Cerco come arrivarci e il bus più vicino si ferma a 2 km circa dal luogo del colloquio. Le zone industriali sono così, ci passano pochi bus e quelli che passano ci arrivano solo due volte al giorno. Alle 8 del mattino e alle 17, senza contare che le persone che ci lavorano potrebbero fare orari differenti. Va bhe, gambe in spalla e vado. Arrivo alla fermata, nel nulla, troppo presto. Così decido di prendere un caffettino. E mi ritrovo nel bar peso dei bar pesi. Il barista/gestore fuma dentro al locale e sopra la sua testa capeggia una minacciosissima insegna "vietato fumare". Vorrei cazzeggiare un po' ma il gestore/barista sta fermo in piedi davanti a me attendendo la fine del mio caffè (nel bar non c'è nessuno) e mi mette in soggezione. Così finisco il mio caffè e mi avvio per la strada. Dopo un paio di metri percorsi mi accorgo che la strada è chiusa e nel bel mezzo ci passa la ferrovia. Così prendo una strada secondaria percorrendo un micromarciapiede con le macchine che mi sfrecciano accanto. Da quella strada, che è ancora abbastanza decente per un pedone, passo a una specie di statale, dove cammino cercando di non uscire dalla linea bianca che costeggia lo stradone. Cosa positiva, ho visto una bella ghiandaia. Cosa negativa, stavo scivolando sul fango.
Cammina cammina arrivo al posto designato per il colloquio, dove i camion sfrecciano e appunto il marciapiede non esiste, nè attraversamenti pedonali, nè sicurezze per persone a piedi, nè bus che passino a orari decenti. Ho le scarpe sporche di fango e le pulisco alla meno peggio sul praticello lì davanti, sono sudatissima ma non voglio levarmi la maglia a maniche lunghe perché temo si vedano le ascelle pezzate. Mi acconcio un po' per sembrare normale ed entro. Mi fanno accomodare e comincia il colloquio.
Il posto di lavoro è fantastico, mi piace il loro modo di pensare, di essere scialli, mi piace anche il tipo di lavoro. Peccato per il posto, irraggiungibile a piedi (anche se tra qualche mese si trasferiscono qui in città) e per la paga. Essendo un part time di 4 ore mi pagano poco. Il giusto per un part time ma poco per tirare avanti. Ripeto, sarebbe la mia prima scelta ma devo badare anche a questo, non posso cercare un secondo lavoro, è già difficile trovare il primo. Anche vendendo oggettini fatti da me non riuscirei comunque a racimolare quanto mi serve per uno stipendio completo e il contratto che mi offrono è a progetto.
Il colloquio è andato bene, mi sembra di avere competenze e esperienza necessaria. Al tizio è garbato che fossi anche una grafica (nel caso serva qualche volantino) e che mi piacessero tanto gli animali ("se ci fosse qui mia moglie direbbe di assumerla subito").
Esco un po' pensierosa. Mi piace ma con questo stipendio non si tira avanti. Decido di non pensarci finché non arriva il momento di scegliere. Ovviamente se non trovo altro, accetto. E sono ben felice di farlo, ma dovrò ingegnarmi per arrotondare, diciamo raddoppiare, le entrate.
Vado in centro a Bologna, voglio andare in biblioteca e cercare che tipo di volatile ho visto (non sapevo ancora fosse una ghiandaia) ma la sala borsa è chiusa. Per cui giro per librerie sfogliando atlanti ornitologici finché non la trovo. Ah ora sono soddisfatta ma manca un sacco al colloquio. Faccio due passi e poi vado a piedi all'agenzia interinale.
La tipa è vivace e parla in fretta ma mi sembra molto chiara. Il lavoro è di customer care, inserimento ordini ecc. Full time contratto commercio. Interinale rinnovato di tot mesi in tot mesi ma l'azienda ha intenzione di tenere la persona, se valida, almeno 1 anno-1 anno e mezzo. Orario un po' del kaiser (si lavora due sabati al mese, ci sono due ore e mezza di pausa, quindi si esce tardi). Ma la paga è intera e decente, avrei 13esima e 14esima e sarei quasi sicura di lavorare per un po'.
Ovviamente non c'è paragone. Per quanto il primo posto mi piaccia tanto, qui ho una vera paga e un vero contratto. Anche se interinale per un bel po'.
Il colloquio è andato bene, questo è il lavoro che facevo a Firenze e in parte qui a Castelfranco.
Ora il terzo colloquio presso un'altra agenzia interinale. In realtà era alle 17 ma chiedo di anticiparlo perché riesco a essere lì prima.
Dopo circa 5 secondi di colloquio capisco che si tratta dello stesso posto di lavoro del secondo colloquio. Grande imbarazzo.
Chiedo il nome dell'azienda finale: coincide.
Ragiono un attimo e penso che sarebbe parecchio imbarazzante ottenere due colloqui per lo stesso lavoro ma con due agenzie diverse quindi glielo dico. Che ho già un colloquio nell'azienda finale con un'altra agenzia.
Panico.
Mi dice che si informa, fa una chiamata e sento che dice ".. bhe se l'altra agenzia non ha ancora mandato il curriculum la candidata è nostra".
Mi chiamerà l'indomani per farmi sapere se faccio un colloquio con loro o no. Ora mi hanno chiamata e ho due colloqui fissati con l'azienda finale per lo stesso tipo di lavoro. Cosa fare?
Se posso scegliere l'agenzia interinale presso cui stare scelgo la prima. Per cui andrò sicuramente mercoledì al colloquio presso l'azienda e se loro non si sono accorti di avere due nomi (se avessero annullato l'appuntamento di mercoledì la prima agenzia interinale penso mi avrebbe chiamata per chiedermi info) glielo dirò. Del resto non è che andando due volte ho il doppio delle probabilità di essere presa. Anzi farei perdere tempo alla tizia che deve vedermi, col rischio di fare una pessima impressione. E' fantastico perché sì, i due annunci erano simili, ma non avrei immaginato mai si trattasse dello stesso lavoro per la stessa azienda.
Quindi quando esco dal colloquio sono agitata a palla. Ho fatto bene? Ho fatto male? Dovevo stare zitta? E ora cosa devo fare? Chiamare la prima agenzia? Lasciare perdere e presentarmi mercoledì e spiegare la situazione? Mi sono giocata il posto?
Che stress.
Canzone del giorno: Sirius Alan Parsons Project
Andiamo con ordine. Il primo colloquio era alle 10.15 del mattino ma fuori Bologna. Cerco come arrivarci e il bus più vicino si ferma a 2 km circa dal luogo del colloquio. Le zone industriali sono così, ci passano pochi bus e quelli che passano ci arrivano solo due volte al giorno. Alle 8 del mattino e alle 17, senza contare che le persone che ci lavorano potrebbero fare orari differenti. Va bhe, gambe in spalla e vado. Arrivo alla fermata, nel nulla, troppo presto. Così decido di prendere un caffettino. E mi ritrovo nel bar peso dei bar pesi. Il barista/gestore fuma dentro al locale e sopra la sua testa capeggia una minacciosissima insegna "vietato fumare". Vorrei cazzeggiare un po' ma il gestore/barista sta fermo in piedi davanti a me attendendo la fine del mio caffè (nel bar non c'è nessuno) e mi mette in soggezione. Così finisco il mio caffè e mi avvio per la strada. Dopo un paio di metri percorsi mi accorgo che la strada è chiusa e nel bel mezzo ci passa la ferrovia. Così prendo una strada secondaria percorrendo un micromarciapiede con le macchine che mi sfrecciano accanto. Da quella strada, che è ancora abbastanza decente per un pedone, passo a una specie di statale, dove cammino cercando di non uscire dalla linea bianca che costeggia lo stradone. Cosa positiva, ho visto una bella ghiandaia. Cosa negativa, stavo scivolando sul fango.
Cammina cammina arrivo al posto designato per il colloquio, dove i camion sfrecciano e appunto il marciapiede non esiste, nè attraversamenti pedonali, nè sicurezze per persone a piedi, nè bus che passino a orari decenti. Ho le scarpe sporche di fango e le pulisco alla meno peggio sul praticello lì davanti, sono sudatissima ma non voglio levarmi la maglia a maniche lunghe perché temo si vedano le ascelle pezzate. Mi acconcio un po' per sembrare normale ed entro. Mi fanno accomodare e comincia il colloquio.
Il posto di lavoro è fantastico, mi piace il loro modo di pensare, di essere scialli, mi piace anche il tipo di lavoro. Peccato per il posto, irraggiungibile a piedi (anche se tra qualche mese si trasferiscono qui in città) e per la paga. Essendo un part time di 4 ore mi pagano poco. Il giusto per un part time ma poco per tirare avanti. Ripeto, sarebbe la mia prima scelta ma devo badare anche a questo, non posso cercare un secondo lavoro, è già difficile trovare il primo. Anche vendendo oggettini fatti da me non riuscirei comunque a racimolare quanto mi serve per uno stipendio completo e il contratto che mi offrono è a progetto.
Il colloquio è andato bene, mi sembra di avere competenze e esperienza necessaria. Al tizio è garbato che fossi anche una grafica (nel caso serva qualche volantino) e che mi piacessero tanto gli animali ("se ci fosse qui mia moglie direbbe di assumerla subito").
Esco un po' pensierosa. Mi piace ma con questo stipendio non si tira avanti. Decido di non pensarci finché non arriva il momento di scegliere. Ovviamente se non trovo altro, accetto. E sono ben felice di farlo, ma dovrò ingegnarmi per arrotondare, diciamo raddoppiare, le entrate.
Vado in centro a Bologna, voglio andare in biblioteca e cercare che tipo di volatile ho visto (non sapevo ancora fosse una ghiandaia) ma la sala borsa è chiusa. Per cui giro per librerie sfogliando atlanti ornitologici finché non la trovo. Ah ora sono soddisfatta ma manca un sacco al colloquio. Faccio due passi e poi vado a piedi all'agenzia interinale.
La tipa è vivace e parla in fretta ma mi sembra molto chiara. Il lavoro è di customer care, inserimento ordini ecc. Full time contratto commercio. Interinale rinnovato di tot mesi in tot mesi ma l'azienda ha intenzione di tenere la persona, se valida, almeno 1 anno-1 anno e mezzo. Orario un po' del kaiser (si lavora due sabati al mese, ci sono due ore e mezza di pausa, quindi si esce tardi). Ma la paga è intera e decente, avrei 13esima e 14esima e sarei quasi sicura di lavorare per un po'.
Ovviamente non c'è paragone. Per quanto il primo posto mi piaccia tanto, qui ho una vera paga e un vero contratto. Anche se interinale per un bel po'.
Il colloquio è andato bene, questo è il lavoro che facevo a Firenze e in parte qui a Castelfranco.
Ora il terzo colloquio presso un'altra agenzia interinale. In realtà era alle 17 ma chiedo di anticiparlo perché riesco a essere lì prima.
Dopo circa 5 secondi di colloquio capisco che si tratta dello stesso posto di lavoro del secondo colloquio. Grande imbarazzo.
Chiedo il nome dell'azienda finale: coincide.
Ragiono un attimo e penso che sarebbe parecchio imbarazzante ottenere due colloqui per lo stesso lavoro ma con due agenzie diverse quindi glielo dico. Che ho già un colloquio nell'azienda finale con un'altra agenzia.
Panico.
Mi dice che si informa, fa una chiamata e sento che dice ".. bhe se l'altra agenzia non ha ancora mandato il curriculum la candidata è nostra".
Mi chiamerà l'indomani per farmi sapere se faccio un colloquio con loro o no. Ora mi hanno chiamata e ho due colloqui fissati con l'azienda finale per lo stesso tipo di lavoro. Cosa fare?
Se posso scegliere l'agenzia interinale presso cui stare scelgo la prima. Per cui andrò sicuramente mercoledì al colloquio presso l'azienda e se loro non si sono accorti di avere due nomi (se avessero annullato l'appuntamento di mercoledì la prima agenzia interinale penso mi avrebbe chiamata per chiedermi info) glielo dirò. Del resto non è che andando due volte ho il doppio delle probabilità di essere presa. Anzi farei perdere tempo alla tizia che deve vedermi, col rischio di fare una pessima impressione. E' fantastico perché sì, i due annunci erano simili, ma non avrei immaginato mai si trattasse dello stesso lavoro per la stessa azienda.
Quindi quando esco dal colloquio sono agitata a palla. Ho fatto bene? Ho fatto male? Dovevo stare zitta? E ora cosa devo fare? Chiamare la prima agenzia? Lasciare perdere e presentarmi mercoledì e spiegare la situazione? Mi sono giocata il posto?
Che stress.
Canzone del giorno: Sirius Alan Parsons Project
04 maggio 2012
02 maggio 2012
L'inferno, il purgatorio, il paradiso
L'inferno.
Sabato sera Fry ha avuto un fortissimo attacco di panico, a sentire lui non ne ha mai avuto uno così forte. E' durato più di tre ore. Oltre al forte tremore (l'adrenalina che entra in circolo e attiva i muscoli) questa volta erano presenti anche formicolio delle estremità e difficoltà a parlare (sembrava la classica biascicatura di chi ha bevuto troppo). Gli ho massaggiato gli arti perché il formicolio andasse un po' via, sono stata lì, gli ho dato le gocce alla valeriana finché alla fine, esausto è crollato. In verità ho letto che molte delle cose che abbiamo (ho) fatto sono errate. Quando una persona ha un attacco di panico, prova una forte paura e angoscia, senza una minaccia reale. Il cervello reagisce come a uno stimolo di panico reale, mandando adrenalina in giro per il corpo. Sdraiarsi a letto è sbagliato. Bisogna camminare.
Immaginate di essere aracnofobici. Vi viene gettato in testa un secchio pieno di tarantole (quelle grosse e pelose). Nonostante il primo secondo di paralisi, il cervello comincia a dire ai muscoli di muoversi e vi preparate alla fuga, quindi scappate.
Nell'attacco di panico non c'è nessuna minaccia visibile ma il corpo reagisce così forte che molto spesso le persone, al primo attacco, vanno al pronto soccorso temendo di avere un infarto (dolore al petto e al braccio sinistro sono in effetti tra i sintomi). Rimanendo a letto Fry non ha smaltito tutta quell'adrenalina.
Poi era anche molto caldo, la temperatura in effetti stava arrivando ai 38°. Difficile dire se la febbre sia stata la causa scatenante dell'attacco di panico o se l'attacco di panico abbia scatenato la febbre. Alla fine siamo riusciti ad addormentarci, ma è stato un bell'inferno.
Il purgatorio.
Purtroppo questi attacchi lasciano dietro degli strascichi che durano diversi giorni. Da una parte c'è la paura di un altro attacco, e poi forse emergono i motivi dell'attacco, ma anche il senso di colpa per aver tenuto le altre persone impegnate, la paura di essere abbandonati a causa del proprio male. E' un momento molto delicato in cui purtroppo io non sono in grado di dire le parole giuste, mai.
Sta di fatto che per il primo maggio era in programma un summit di persone che arrivavano a Bologna da Torino e da Firenze (una carovana di ben 6 macchine) e lui era un po' preoccupato.
Volevo che capisse che per me lui ha la priorità, ma anche che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere i miei amici però allo stesso tempo lui doveva fare ciò che si sentiva. Essere presente o no, raggiungerci dopo, oppure non esserci affatto. Ma non forzarsi a fare una cosa che intimamente non voleva fare, questo mai, perché avrebbe peggiorato le cose.
Abbiamo appurato che quando la mente è così confusa, una bella passeggiata, prendere una boccata d'aria aiuta. Così siamo andati, ieri mattina, a fare un paio di foto con la nuova pellicola per la polaroid ee100, al parco dietro casa.
Questo in effetti l'ha un po' rilassato. Ma ancora c'era qualche preoccupazione.
Io purtroppo posso solo immaginare come ci si senta, e in effetti mi rendo conto di non riuscire a fare quanto vorrei in queste situazioni.
Decide di non venire per il pranzo con gli altri ragazzi ma di raggiungerci dopo. Sono contenta che abbia preso una decisione del genere perché molto spesso ci si forza a fare delle cose solo per compiacere gli altri e finisce davvero che si aggiungono ansie e frustrazioni inutili. Inoltre ho scelto un posto raggiungibile a piedi da casa, così che possa raggiungerci quando gli pare.
L'appuntamento è alle 13.30 al chiosco ai pini, in via emilia ponente. Se lo ricorderanno in molti questo indirizzo dato che ho fornito a tutti l'indirizzo che c'era sul sito, ovvero via emilia levante, dall'altra parte della città. Il risultato è stato che tutti, fiorentini e torinesi, alle 13.30 erano dall'altra parte di Bologna. Ho avvisato il ristoratore della gaffe sul loro sito e che ci saremmo radunati con un po' di ritardo. In totale a mangiare eravamo in 16. 9 da Firenze e 6 da Torino.
Il paradiso.
Il pranzo è andato bene, abbiamo mangiato tigelle e crescentine a volontà e tutti hanno gradito. Roccio era tipo ubriaco dalla settimana precedente e ieri sera ha avuto un concerto a Perugia ed era tornato a Firenze solo stamani quindi barcollava un po', ha stretto amicizia col proprietario del locale e ha preso di mira Elisabetta, torinese e vegetariana (ricordo a tutti che il motto di Roccio è: "se non si uccide non si mangia"). Francesca mi ha regalato una sua borsa che avevo comprato anch'io a Berlino e che, disgraziatamente, avevo perso. Sono stata così contenta di riaverla. Mentre Giada e Marco mi han preso una magliettina con uno scheletrino, davvero bellina. Ma il vero regalo è stato averli tutti lì. Non so come è successo ma inizialmente saremmo dovuti scendere noi, poi Giada ha detto "Ma perché non saliamo noi a Bologna?" e l'iniziativa ha preso piede. I Torinesi dovevano andare al mare ma dava brutto tempo e "perché non scendiamo a Bologna?". Così siamo finiti tutti lì, un incrocio di accenti diversi e tutti che parlavano con tutti. Quando sbrano la mia tigella cioccolata bianca e nutella dico a Fry che abbiamo quasi finito di mangiare e di raggiungerci pure. Però comincia a piovere e l'unico ombrello della casa ce l'ho io.
La fortuna di mangiare in un posto dietro casa.
Vado a prenderlo e andiamo insieme al chiosco. Mi ha portato la polaroid e scatto una foto a Gianni (ieri era il suo compleanno) e gli regalo la foto, ma spero che lui la pubblichi in qualche dove perché è davvero carina. Fry sta molto meglio e io lo so che coi ragazzi si trova bene (oddio lui si trova bene con tutti), chiacchiera con Roccio, con Gianni, con Stephen... Peccato continui a piovere.
Allora Mario prende la chitarra, Calogero i bonghi e imrpovvisiamo un festival della musica stonata dentro al chiosco. Non capisco se il ristoratore ci odi o se ci abbia preso in simpatia.
Però rimaniamo lì ancora un bel po', piove forte, ma alla fine riusciamo a schiodare tutti. Che sarà mai una giornata di pioggia con una compagnia così spettacolare e i portici di Bologna? Ci mettiamo nelle macchine, le muoviamo tutte e sei perché ora siamo 17 e ci avviamo verso il centro. Marco apprezza l'andare sempre dritti lungo i viali di Bologna e ci mettiamo poco ad arrivare. Ombrelli e via, verso i portici e verso un caffè. Penso che il barista volesse ucciderci ma poi sentendo l'accento fiorentino si è preso simpatia e nonostante i 4 caffè normali, no facciamo 5, l'orzo, il caffè corretto con stravecchio (per Roccio, of course), il caffè con panna e il caffè macchiato alla fine ci siamo anche fatti una bella chiacchierata. "Dovete venire qui più spesso" ci dice. Lo penso anch'io. Sarebbe bello almeno una volta l'anno incontrarsi in qualche dove e passare una giornata così, con gente semplice, persone vere. Purtroppo dopo il caffè la macchinata di Francesca, Stephen e Carlotta (ragazza conosciuta ieri e molto simpatica) torna a Firenze. Francesca ha una relazione da consegnare l'indomani e poi ora che sta a Roma si vede poco con Stephen e giustamente vogliono stare un po' assieme.
Noi continuiamo il nostro percorso e arriviamo in piazza Maggiore. Il percorso è tortuoso perché si fermano tutti ogni due metri e Roccio tiene un comizio filosofico e finché non finisce non ci si sposta. In piazza Maggiore inoltre c'è un palco striminzito con della musica. Ovviamente Roccio parte per la tangente mentre noi lo aspettiamo sotto ai portici. Aspetta aspetta aspetta, e decido di andare a recuperarlo. Dov'era? Stava andando non so dove con un perfetto conosciuto, sotto l'ombrello insieme, a bere qualcosa. Lo porto via nonostante le sue obiezioni ("mi voleva offrire da bere!") E proseguiamo il giro. Intanto tra una sosta e l'altra si è fatto tardino così li portiamo a vedere "la piccola Venezia". Mentre tutti ammirano e Roccio barcolla cerchiamo di fare delle foto, peccato che proprio lì davanti arriva un signore che, botta davanti e botta dietro, cerca di parcheggiare (sotto le nostre grida "noooo, un pochino più avanti, nooo torna indietroo, noooo hai toccato"). Alla fine non solo ci fa la foto, ma ne facciamo una insieme a lui, che spero di pubblicare non appena mi arriva tra le zampe. Poi faccio anch'io una foto, questa:
Ho sbagliato la messa a fuoco ma non importa, è stupenda lo stesso. Mi piace tantissimo, come la giornata passata insieme. Andiamo tutti alle macchine e vorrei ringraziarli di più di quanto si possa fare a parole, perché si sono tutti sbattuti a muoversi fino a qui, perché sono stati tutti di compagnia, perché hanno scacciato, anche in Fry, i giorni passati tra inferno e purgatorio regalandoci un paradiso che solo nei sorrisi di questa foto può essere immortalato.
Grazie, di cuore.
Canzone al giorno (chissà quante volte l'ho postata): If you want to sing out Cat Stevens
Sabato sera Fry ha avuto un fortissimo attacco di panico, a sentire lui non ne ha mai avuto uno così forte. E' durato più di tre ore. Oltre al forte tremore (l'adrenalina che entra in circolo e attiva i muscoli) questa volta erano presenti anche formicolio delle estremità e difficoltà a parlare (sembrava la classica biascicatura di chi ha bevuto troppo). Gli ho massaggiato gli arti perché il formicolio andasse un po' via, sono stata lì, gli ho dato le gocce alla valeriana finché alla fine, esausto è crollato. In verità ho letto che molte delle cose che abbiamo (ho) fatto sono errate. Quando una persona ha un attacco di panico, prova una forte paura e angoscia, senza una minaccia reale. Il cervello reagisce come a uno stimolo di panico reale, mandando adrenalina in giro per il corpo. Sdraiarsi a letto è sbagliato. Bisogna camminare.
Immaginate di essere aracnofobici. Vi viene gettato in testa un secchio pieno di tarantole (quelle grosse e pelose). Nonostante il primo secondo di paralisi, il cervello comincia a dire ai muscoli di muoversi e vi preparate alla fuga, quindi scappate.
Nell'attacco di panico non c'è nessuna minaccia visibile ma il corpo reagisce così forte che molto spesso le persone, al primo attacco, vanno al pronto soccorso temendo di avere un infarto (dolore al petto e al braccio sinistro sono in effetti tra i sintomi). Rimanendo a letto Fry non ha smaltito tutta quell'adrenalina.
Poi era anche molto caldo, la temperatura in effetti stava arrivando ai 38°. Difficile dire se la febbre sia stata la causa scatenante dell'attacco di panico o se l'attacco di panico abbia scatenato la febbre. Alla fine siamo riusciti ad addormentarci, ma è stato un bell'inferno.
Il purgatorio.
Purtroppo questi attacchi lasciano dietro degli strascichi che durano diversi giorni. Da una parte c'è la paura di un altro attacco, e poi forse emergono i motivi dell'attacco, ma anche il senso di colpa per aver tenuto le altre persone impegnate, la paura di essere abbandonati a causa del proprio male. E' un momento molto delicato in cui purtroppo io non sono in grado di dire le parole giuste, mai.
Sta di fatto che per il primo maggio era in programma un summit di persone che arrivavano a Bologna da Torino e da Firenze (una carovana di ben 6 macchine) e lui era un po' preoccupato.
Volevo che capisse che per me lui ha la priorità, ma anche che mi avrebbe fatto tanto piacere rivedere i miei amici però allo stesso tempo lui doveva fare ciò che si sentiva. Essere presente o no, raggiungerci dopo, oppure non esserci affatto. Ma non forzarsi a fare una cosa che intimamente non voleva fare, questo mai, perché avrebbe peggiorato le cose.
Abbiamo appurato che quando la mente è così confusa, una bella passeggiata, prendere una boccata d'aria aiuta. Così siamo andati, ieri mattina, a fare un paio di foto con la nuova pellicola per la polaroid ee100, al parco dietro casa.
Questo in effetti l'ha un po' rilassato. Ma ancora c'era qualche preoccupazione.
Io purtroppo posso solo immaginare come ci si senta, e in effetti mi rendo conto di non riuscire a fare quanto vorrei in queste situazioni.
Decide di non venire per il pranzo con gli altri ragazzi ma di raggiungerci dopo. Sono contenta che abbia preso una decisione del genere perché molto spesso ci si forza a fare delle cose solo per compiacere gli altri e finisce davvero che si aggiungono ansie e frustrazioni inutili. Inoltre ho scelto un posto raggiungibile a piedi da casa, così che possa raggiungerci quando gli pare.
L'appuntamento è alle 13.30 al chiosco ai pini, in via emilia ponente. Se lo ricorderanno in molti questo indirizzo dato che ho fornito a tutti l'indirizzo che c'era sul sito, ovvero via emilia levante, dall'altra parte della città. Il risultato è stato che tutti, fiorentini e torinesi, alle 13.30 erano dall'altra parte di Bologna. Ho avvisato il ristoratore della gaffe sul loro sito e che ci saremmo radunati con un po' di ritardo. In totale a mangiare eravamo in 16. 9 da Firenze e 6 da Torino.
Il paradiso.
Il pranzo è andato bene, abbiamo mangiato tigelle e crescentine a volontà e tutti hanno gradito. Roccio era tipo ubriaco dalla settimana precedente e ieri sera ha avuto un concerto a Perugia ed era tornato a Firenze solo stamani quindi barcollava un po', ha stretto amicizia col proprietario del locale e ha preso di mira Elisabetta, torinese e vegetariana (ricordo a tutti che il motto di Roccio è: "se non si uccide non si mangia"). Francesca mi ha regalato una sua borsa che avevo comprato anch'io a Berlino e che, disgraziatamente, avevo perso. Sono stata così contenta di riaverla. Mentre Giada e Marco mi han preso una magliettina con uno scheletrino, davvero bellina. Ma il vero regalo è stato averli tutti lì. Non so come è successo ma inizialmente saremmo dovuti scendere noi, poi Giada ha detto "Ma perché non saliamo noi a Bologna?" e l'iniziativa ha preso piede. I Torinesi dovevano andare al mare ma dava brutto tempo e "perché non scendiamo a Bologna?". Così siamo finiti tutti lì, un incrocio di accenti diversi e tutti che parlavano con tutti. Quando sbrano la mia tigella cioccolata bianca e nutella dico a Fry che abbiamo quasi finito di mangiare e di raggiungerci pure. Però comincia a piovere e l'unico ombrello della casa ce l'ho io.
La fortuna di mangiare in un posto dietro casa.
Vado a prenderlo e andiamo insieme al chiosco. Mi ha portato la polaroid e scatto una foto a Gianni (ieri era il suo compleanno) e gli regalo la foto, ma spero che lui la pubblichi in qualche dove perché è davvero carina. Fry sta molto meglio e io lo so che coi ragazzi si trova bene (oddio lui si trova bene con tutti), chiacchiera con Roccio, con Gianni, con Stephen... Peccato continui a piovere.
Allora Mario prende la chitarra, Calogero i bonghi e imrpovvisiamo un festival della musica stonata dentro al chiosco. Non capisco se il ristoratore ci odi o se ci abbia preso in simpatia.
Però rimaniamo lì ancora un bel po', piove forte, ma alla fine riusciamo a schiodare tutti. Che sarà mai una giornata di pioggia con una compagnia così spettacolare e i portici di Bologna? Ci mettiamo nelle macchine, le muoviamo tutte e sei perché ora siamo 17 e ci avviamo verso il centro. Marco apprezza l'andare sempre dritti lungo i viali di Bologna e ci mettiamo poco ad arrivare. Ombrelli e via, verso i portici e verso un caffè. Penso che il barista volesse ucciderci ma poi sentendo l'accento fiorentino si è preso simpatia e nonostante i 4 caffè normali, no facciamo 5, l'orzo, il caffè corretto con stravecchio (per Roccio, of course), il caffè con panna e il caffè macchiato alla fine ci siamo anche fatti una bella chiacchierata. "Dovete venire qui più spesso" ci dice. Lo penso anch'io. Sarebbe bello almeno una volta l'anno incontrarsi in qualche dove e passare una giornata così, con gente semplice, persone vere. Purtroppo dopo il caffè la macchinata di Francesca, Stephen e Carlotta (ragazza conosciuta ieri e molto simpatica) torna a Firenze. Francesca ha una relazione da consegnare l'indomani e poi ora che sta a Roma si vede poco con Stephen e giustamente vogliono stare un po' assieme.
Noi continuiamo il nostro percorso e arriviamo in piazza Maggiore. Il percorso è tortuoso perché si fermano tutti ogni due metri e Roccio tiene un comizio filosofico e finché non finisce non ci si sposta. In piazza Maggiore inoltre c'è un palco striminzito con della musica. Ovviamente Roccio parte per la tangente mentre noi lo aspettiamo sotto ai portici. Aspetta aspetta aspetta, e decido di andare a recuperarlo. Dov'era? Stava andando non so dove con un perfetto conosciuto, sotto l'ombrello insieme, a bere qualcosa. Lo porto via nonostante le sue obiezioni ("mi voleva offrire da bere!") E proseguiamo il giro. Intanto tra una sosta e l'altra si è fatto tardino così li portiamo a vedere "la piccola Venezia". Mentre tutti ammirano e Roccio barcolla cerchiamo di fare delle foto, peccato che proprio lì davanti arriva un signore che, botta davanti e botta dietro, cerca di parcheggiare (sotto le nostre grida "noooo, un pochino più avanti, nooo torna indietroo, noooo hai toccato"). Alla fine non solo ci fa la foto, ma ne facciamo una insieme a lui, che spero di pubblicare non appena mi arriva tra le zampe. Poi faccio anch'io una foto, questa:
Ho sbagliato la messa a fuoco ma non importa, è stupenda lo stesso. Mi piace tantissimo, come la giornata passata insieme. Andiamo tutti alle macchine e vorrei ringraziarli di più di quanto si possa fare a parole, perché si sono tutti sbattuti a muoversi fino a qui, perché sono stati tutti di compagnia, perché hanno scacciato, anche in Fry, i giorni passati tra inferno e purgatorio regalandoci un paradiso che solo nei sorrisi di questa foto può essere immortalato.
Grazie, di cuore.
Canzone al giorno (chissà quante volte l'ho postata): If you want to sing out Cat Stevens
Sezione:
Amici,
Bologna,
Filmati,
Foto,
Fotografia,
Fry_e_Leela,
Musica,
video
28 aprile 2012
Storia della fotografia
Non male questo testo. Peccato che non ci sia cartaceo e devo pagare (anche se solo 5 euro per downloadarlo. Lo condivido intanto perché secondo me merita.
Storia della Fotografia
Storia della Fotografia
Fino a qui, tutto bene
Mi sono svegliata con un po' di lacrime e nostalgia. Capita.
Come ogni mattina llama mi riattiva il piano dati w il wi-fi, quindi alle 9.30 circa cominciano ad arrivarmi le notifiche di facebook, twitter, google+, le mail, insomma ogni cosa.
Allora apro gli occhi, ancora incollati dal sonno, e controllo. Mhm, sì un po' di commenti sui miei post di google+. Mhm sì qualche email, il solito SPAM. Mhm, su facebook i miei amici di Torino hanno postato le foto, ieri sera sono stati al BeFed e così... insomma m'è presa un po' di nostalgia. Tra i miei ormoni e il fatto che domani dovrebbero arrivarmi sono preda di lacrima facile.
Oggi è una bella giornata, Fry sta dormendo, la mimosa pudica si è un po' ingiallita e sono anche un po' raffreddata.
Poi, fino a qui, tutto bene.
Come ogni mattina llama mi riattiva il piano dati w il wi-fi, quindi alle 9.30 circa cominciano ad arrivarmi le notifiche di facebook, twitter, google+, le mail, insomma ogni cosa.
Allora apro gli occhi, ancora incollati dal sonno, e controllo. Mhm, sì un po' di commenti sui miei post di google+. Mhm sì qualche email, il solito SPAM. Mhm, su facebook i miei amici di Torino hanno postato le foto, ieri sera sono stati al BeFed e così... insomma m'è presa un po' di nostalgia. Tra i miei ormoni e il fatto che domani dovrebbero arrivarmi sono preda di lacrima facile.
Oggi è una bella giornata, Fry sta dormendo, la mimosa pudica si è un po' ingiallita e sono anche un po' raffreddata.
Poi, fino a qui, tutto bene.
27 aprile 2012
E sono arrivata a 31: ieri è stato il mio compleanno. Meno chiamate di quelle che mi aspettavo ma è un bene, non amo i telefoni. Tanto che ieri pensavo di spegnerlo!
Invece mi hanno chiamata solo mia mamma e mia sorella e, ripeto, è stato un bene. Gli altri miei parenti hanno imparato a mandare gli sms, altri auguri sono arrivati dai social e da twitter (nonostante non abbia scritto da nessuna parte la data del mio compleanno). Sto mandando curricula a raffica e mi giungono voci da Firenze che mi fanno solo venire il nervoso.
Invece mi hanno chiamata solo mia mamma e mia sorella e, ripeto, è stato un bene. Gli altri miei parenti hanno imparato a mandare gli sms, altri auguri sono arrivati dai social e da twitter (nonostante non abbia scritto da nessuna parte la data del mio compleanno). Sto mandando curricula a raffica e mi giungono voci da Firenze che mi fanno solo venire il nervoso.
24 aprile 2012
Prima che il ricordo svanisca
La fine della settimana è stata parecchio emozionante. Tanto per cominciare venerdì sera ho passato una meravigliosa serata tra amici. Dopo aver dato di stomaco giovedì ed essere stata male - ed esserci rimasta male perché ero d'accordo coi ragazzi del corso java ma nessuno si è fatto sentire e non solo; non hanno nemmeno risposto ai miei messaggi... il venerdì sera è stata una serata davvero incredibile.
Passa a prendermi la Frappesca appena uscita dal lavoro, poverina è distrutta perché è uscita alle 21 ma mi dice che ci vediamo così poco quindi va bene lo stesso.
Andiamo a casa di Calogero, fratello di RagnoB - ci si conosce da quando siamo piccini ovviamente. Gli è presa la passione della cucina: il che non è un male anche perché è piuttosto bravino. Decide di fare la pizza in casa. Quando arriviamo un AF si sta dedicando al karaoke con "Ricominciamo" di Pappalardo mentre la Frappesca spera arrivino i vicini a terminare quel supplizio che però ci diverte da morire.
Ci sono un sacco di persone che non conosco e dimentico i nomi. Ma ben presto cominciano i giochi. Riproponiamo il gioco delle coppie, trasmissione televisiva degli anni '80, e io ripasso: Nunzio, Mauro, Sara, Paola...
Dopodiché propongo di creare un fotoromanzo. Voglio dire: c'è abbondanza di personaggi, c'è la reflex, ci sono io che sono notoriamente pazza, c'è RagnoB che capisce all'istante le affinità elettive delle coppie che ancora non sanno di esserlo...
Così partiamo con Mario, il fotomodello, conteso dalle fanciulle:
Ma Mario ha una fidanzata che in realtà lo tradisce. Lui le dice che sospetta qualcosa.
Così lei va dall'amante a dirgli che non possono andare avanti così, altrimenti saranno scoperti...
Un amico consola Mario...
... ma un altro amico li osserva. E' geloso perché segretamente innamorato di Mario. E così via...
Devo dire che questa idea ha riscosso così tanto successo che, non essendo riusciti a trovare un finale, penso ci rivedremo per portarlo avanti. Non sto a mettervi tutte le foto, ma devo dire è stata una serata meravigliosa. Tant'è che abbiamo fatto le quattro.
Piccolo assenzio per il salutino e brindisi finale: questa è stata un'occasione speciale. Calogero torna in Sicilia e voleva salutare tutti con una cena. E sono stata davvero bene, ringrazio tutti perché ho trovato persone splendide e sì, mi mancheranno.
E la nostra foto di gruppo:
Torniamo a casa che sono le quattro e mezza, io non ho sonno e mi metto a leggere il mio meraviglioso libro sulla DDR. Penso però che il mattino dopo mi sarebbe piaciuto andare al balon.
Difatti quando la sveglia suona alle 8 tutto vorrei fare tranne alzarmi. Riesco ad alzarmi solo alle diecimenounquarto. Acchiappo mia mamma e andiamo al balon: il mercato delle pulci di Torino, uno dei più grandi d'europa. Il balon non si può descrivere: bisogna andarci. Giuseppe Culicchia, amato scrittore Torinese, ha scritto un libro-guida su Torino intitolato "Torino è casa mia", in cui identifica ogni zona con una parte della casa. L'ingresso è Porta Nuova (la stazione), il salotto è Piazza San Carlo, il ripostiglio è il balon. Quale migliore descrizione! Solo al balon puoi trovare un paio di occhiali con una sola lente, un guanto o un pattino singolo, miriadi di scarpe spaiate, foto vecchie di estranei, filmini vecchissimi, anni '50, di vacanze al mare di chissà chi. Ogni bancarella è un gioiellino.
Io sono lì per una ragione, cercare macchine fotografiche. Ne troviamo quasi subito una, a soffietto, molto vecchia. Ma non sa dirmi se funziona e vuole 70 euro.
E' molto bellina, ha anche la confezione originale, ma spulciando su ebay dal cellulare la trovo a 25 euro, quindi passo oltre. Troviamo, dopo poco, una Yashica FRII a 50 euro, comprensiva di flash. Questo invece era un affare ma al balon la regola d'oro è trattare. Per cui continuiamo a passeggiare in attesa di ritornarci e abbassare ancora di più il prezzo.
Finché, che ridere, non troviamo una bancarella che vende sia la macchinetta che ho ereditato dal mio babbo (vi ho postato delle foto? forse no) a 10 euro, sia una polaroid a 5 euro. Funzionerà? Non importa, penso, costa solo 5 euro.
Le polaroid hanno un valore basso ma chissà come mai su ebay le trovi dai 40 euro in su.
In particolare la macchinetta che abbiamo trovato era questa. Non era messa bene, nel senso che l'ho trovata chiusa e molto molto sporca. Stavo cercando di aprirla senza riuscirci. Anche il ragazzotto che teneva la bancarella (che era in realtà un telo messo a terra) è venuto a darmi una mano ma non riusciva ad aprirla. Così gli dico che per un pezzo di plastica non funzionante non posso spendere 5 euro.
Mi dice allora che me la vende a 2 euro: immaginate, ero contentissima. Poi magari a casa sarei riuscita a combinarci qualcosa. Pochi istanti dopo l'offerta a due euro non solo riesco ad aprirla, ma scatta anche il flash. "Ah allora 5 euro!"
"Ma no dai ormai mi hai detto 2 euro!" - insomma per farvela breve l'ho portata via a 4 euro.
Torniamo indietro verso la bancarella della Yashica FRII:
La macchina è in ottime condizioni. Ma dico comunque che me la porto via se me la fa a 30 euro. La donnina mi guarda poi si rivolge a un omino seduto lì accanto, che scopro essere il marito. Lui guarda per terra, scuote la testa e dice "no 30 euro no". La moglie mi guarda e mi dice che hanno comprato questa macchinetta in giappone. Chiedo loro perché la vendono e la donnina mi risponde che ora hanno una compatta.
Che brutta risposta: è evidente che per l'omino questa macchina è un ricordo. Altrimenti la darebbe via anche a 30 euro. Dico che non sono interessata e proseguo. Non volevo né fargliela svendere né spendere 50 euro.
Decidiamo di andare via e passiamo per Porta Palazzo per andare a prendere il bus. Su una bancarella vedo questo Casio. E' da quando siamo andati a Lisbona e Cosimo l'aveva comprato che mi piacerebbe averne uno. E' l'orologio che usava mio papà e ha la sua confezione originale:
ci penso un attimo ma vogliono 10 euro. E se fosse un capriccio? Sono anni che non indosso un orologio. E' proprio necessario?
In un istante dico di no, che non sono interessata. Viene però visto come un desiderio di contrattazione. Per cui mi dice "8 euro!"
A quel punto non resisto e lo piglio.
Andiamo ancora più avanti e c'è una bancarella cinese che vende trolley. La mia spietata guerra ai trolley sta per terminare. Vado spesso su da sola, in treno, e il borsone è una cosa da suicidio. Ne compro uno, a 20 euro, viola shock. In realtà tutti questi sono stati regali di mia mamma per il compleanno. Devo dire che sono stata molto contenta. L'orologio è sempre al mio polso e, come di consueto per me con gli oggetti nuovi, non gli ho ancora levato la plastichina a protezione del quadrante.
Di corsa a casa per il pranzo e poi ho appuntamento con MinchiettaUno e Ondina. E' tanto che non vedo entrambe e sono contentissima. Si chiacchiera di più e del meno: MinchiettaUno fa shopping e io e Ondina aspettiamo pazientemente fuori dai camerini.
Mi accompagnano alla libreria x, dove lavora il mio amico "detenuto" insieme a me in ospedale. Lo riconosco, è cambiato poco. Mi riconosce e ci si abbraccia a lungo. "Sono contenta di vederti ancora viva!" - è ironico e apprezzo la cosa.
Parlottiamo del passato, del presente, di cose più o meno personali e dell'incapacità di procedere in linea retta. Ha una forza incredibile e mi sorprende. E mi chiedo: "è questo che le altre persone vedono in me?". Un po' questa cosa mi galvanizza. Voglio dire, ho perso in salute ma ho acquistato forse una personalità da urlo. Purtroppo appunto, lui era al lavoro quindi non abbiamo molto tempo. Spero di avere più tempo la prossima volta, in effetti ci sono 15 anni di buio.
E d'improvviso il flashback. Avevamo le stanze comunicanti tramite una porta. Ricordo che un giorno ho sentito strani rumori nella sua stanza. Mi affaccio per chiedere se va tutto bene. Lui però è nella classica posa da vomito "Tutto bene" mi dice "solita routine". In effetti il vomito era parte integrante della nostra vita.
Questo incontro mi ha rigenerata. E' come se non mi sentissi più un'aliena e fossi più pronta ad affrontare il mondo. Quindi grazie AI :) spero potremo prenderci un caffè in tranquillità prossimamente.
Lo saluto e procediamo con il nostro giro, quando accompagno in stazione Ondina (MinchiettaUno è scappata di corsa perché aveva il treno) lei mi da' un pensierino. Questa ragazza mi fa sempre commuovere perché i suoi pensierini sono fatti a mano. Inutile dirlo che hanno un valore affettivo enorme perché siamo tutti capaci di entrare in un negozio e comprare qualcosa. Ma "creare" qualcosa è una roba che va oltre. Mi porta un ovetto di cioccolata e due caramelle tipo mou che arrivano dalla polonia. E poi due bicchierini con disegnini fatti da lei e con su inciso il nome mio e di Fry. E' un regalo splendido e non vedo l'ora di usarlo (ehm ci sono un po' di piatti da lavare.. ehm). Insieme al regalo un biglietto che mi ha chiesto di aprire dopo. E che qui non riporterò ma voglio solo dire: grazie.
La sera c'è la cena in famiglia. Il ristorante dove ogni tanto andiamo è un delirio totale. Di solito offre sempre mia mamma e mi spiace perché cercano di farle spendere tanto. Arriva il cameriere e dice "facciamo tutto pesce?".
Ho già l'embolo. "Ma scusa non ci puoi portare il menù?"
E lui "intanto facciamo degli antipasti?"
Nella mia mente ho una piccozza e lo sto rendendo simile a un impasto al sugo.
Però è una serata in allegria, quindi alla fine si mangia senza troppi pensieri. Arriva a un certo punto la cantante e da lì in poi diventa difficile parlare. Inoltre ho dovuto più volte rifiutare l'offerta di farmi cantare "tanti auguri a te" dalla stessa o comunque di annunciare il compleanno. Almeno ho visto i miei nipotini, ho chiacchierato un po' con mia sorella. Insomma è stata una serata divertente. Mia sorella ora si sta trasferendo in una casa nuova. Io e Fry siamo andati a vederla ed è molto bella.
Domenica riparto, Fry è in ritardo per venirmi a prendere alla stazione per di più c'è sciopero dei treni. Quindi quando arriva sono un po' sfavonchiata ma contenta di vederlo.
Apro il pacco che è arrivato e le foto sviluppate della diana. Le foto sono qualcosa di meravigliose. Potete visionarle qui. Purtroppo la scansione non rende bene, ma vi assicuro che sono fenomenali.
E poi apro il paccone!
Attendevo questa macchina, senza obiettivo (arriverà a breve spero):
E' una macchina della DDR, non vedo l'ora di usarla. M'è partito l'embolo guardando questa foto. Credo sia partita una scimmia inarrestabile.
Oltre al corpo macchina c'è la sua custodia originale (tenuto tutto alla perfezione) e il manuale di istruzioni in tedesco.
Questa macchina fotografica non ha esposimetro e mi sa che ci sarà da lavorarci un po' prima di ottenere foto decenti. Quanto l'ho pagata? 9,80 euro escluse spese di spedizione. Un affare.
Volete sapere del lavoro? Semplicemente hanno preso un'altra ragazza.
Beviamoci su.
P.s. il primo maggio verranno a farci visita gli amici fiorentini. Non potete immaginare quanto ne sono felice. Dovevamo andare noi a Firenze ma poi hanno proposto di venire qui.
E ora cerchiamo lavoro.
Canzone del giorno: United Judas Priest
Dopodiché propongo di creare un fotoromanzo. Voglio dire: c'è abbondanza di personaggi, c'è la reflex, ci sono io che sono notoriamente pazza, c'è RagnoB che capisce all'istante le affinità elettive delle coppie che ancora non sanno di esserlo...
Così partiamo con Mario, il fotomodello, conteso dalle fanciulle:
Ma Mario ha una fidanzata che in realtà lo tradisce. Lui le dice che sospetta qualcosa.
Così lei va dall'amante a dirgli che non possono andare avanti così, altrimenti saranno scoperti...
Un amico consola Mario...
... ma un altro amico li osserva. E' geloso perché segretamente innamorato di Mario. E così via...
Devo dire che questa idea ha riscosso così tanto successo che, non essendo riusciti a trovare un finale, penso ci rivedremo per portarlo avanti. Non sto a mettervi tutte le foto, ma devo dire è stata una serata meravigliosa. Tant'è che abbiamo fatto le quattro.
Piccolo assenzio per il salutino e brindisi finale: questa è stata un'occasione speciale. Calogero torna in Sicilia e voleva salutare tutti con una cena. E sono stata davvero bene, ringrazio tutti perché ho trovato persone splendide e sì, mi mancheranno.
E la nostra foto di gruppo:
Torniamo a casa che sono le quattro e mezza, io non ho sonno e mi metto a leggere il mio meraviglioso libro sulla DDR. Penso però che il mattino dopo mi sarebbe piaciuto andare al balon.
Difatti quando la sveglia suona alle 8 tutto vorrei fare tranne alzarmi. Riesco ad alzarmi solo alle diecimenounquarto. Acchiappo mia mamma e andiamo al balon: il mercato delle pulci di Torino, uno dei più grandi d'europa. Il balon non si può descrivere: bisogna andarci. Giuseppe Culicchia, amato scrittore Torinese, ha scritto un libro-guida su Torino intitolato "Torino è casa mia", in cui identifica ogni zona con una parte della casa. L'ingresso è Porta Nuova (la stazione), il salotto è Piazza San Carlo, il ripostiglio è il balon. Quale migliore descrizione! Solo al balon puoi trovare un paio di occhiali con una sola lente, un guanto o un pattino singolo, miriadi di scarpe spaiate, foto vecchie di estranei, filmini vecchissimi, anni '50, di vacanze al mare di chissà chi. Ogni bancarella è un gioiellino.
Io sono lì per una ragione, cercare macchine fotografiche. Ne troviamo quasi subito una, a soffietto, molto vecchia. Ma non sa dirmi se funziona e vuole 70 euro.
E' molto bellina, ha anche la confezione originale, ma spulciando su ebay dal cellulare la trovo a 25 euro, quindi passo oltre. Troviamo, dopo poco, una Yashica FRII a 50 euro, comprensiva di flash. Questo invece era un affare ma al balon la regola d'oro è trattare. Per cui continuiamo a passeggiare in attesa di ritornarci e abbassare ancora di più il prezzo.
Finché, che ridere, non troviamo una bancarella che vende sia la macchinetta che ho ereditato dal mio babbo (vi ho postato delle foto? forse no) a 10 euro, sia una polaroid a 5 euro. Funzionerà? Non importa, penso, costa solo 5 euro.
Le polaroid hanno un valore basso ma chissà come mai su ebay le trovi dai 40 euro in su.
In particolare la macchinetta che abbiamo trovato era questa. Non era messa bene, nel senso che l'ho trovata chiusa e molto molto sporca. Stavo cercando di aprirla senza riuscirci. Anche il ragazzotto che teneva la bancarella (che era in realtà un telo messo a terra) è venuto a darmi una mano ma non riusciva ad aprirla. Così gli dico che per un pezzo di plastica non funzionante non posso spendere 5 euro.
Mi dice allora che me la vende a 2 euro: immaginate, ero contentissima. Poi magari a casa sarei riuscita a combinarci qualcosa. Pochi istanti dopo l'offerta a due euro non solo riesco ad aprirla, ma scatta anche il flash. "Ah allora 5 euro!"
"Ma no dai ormai mi hai detto 2 euro!" - insomma per farvela breve l'ho portata via a 4 euro.
Torniamo indietro verso la bancarella della Yashica FRII:
La macchina è in ottime condizioni. Ma dico comunque che me la porto via se me la fa a 30 euro. La donnina mi guarda poi si rivolge a un omino seduto lì accanto, che scopro essere il marito. Lui guarda per terra, scuote la testa e dice "no 30 euro no". La moglie mi guarda e mi dice che hanno comprato questa macchinetta in giappone. Chiedo loro perché la vendono e la donnina mi risponde che ora hanno una compatta.
Che brutta risposta: è evidente che per l'omino questa macchina è un ricordo. Altrimenti la darebbe via anche a 30 euro. Dico che non sono interessata e proseguo. Non volevo né fargliela svendere né spendere 50 euro.
Decidiamo di andare via e passiamo per Porta Palazzo per andare a prendere il bus. Su una bancarella vedo questo Casio. E' da quando siamo andati a Lisbona e Cosimo l'aveva comprato che mi piacerebbe averne uno. E' l'orologio che usava mio papà e ha la sua confezione originale:
ci penso un attimo ma vogliono 10 euro. E se fosse un capriccio? Sono anni che non indosso un orologio. E' proprio necessario?
In un istante dico di no, che non sono interessata. Viene però visto come un desiderio di contrattazione. Per cui mi dice "8 euro!"
A quel punto non resisto e lo piglio.
Andiamo ancora più avanti e c'è una bancarella cinese che vende trolley. La mia spietata guerra ai trolley sta per terminare. Vado spesso su da sola, in treno, e il borsone è una cosa da suicidio. Ne compro uno, a 20 euro, viola shock. In realtà tutti questi sono stati regali di mia mamma per il compleanno. Devo dire che sono stata molto contenta. L'orologio è sempre al mio polso e, come di consueto per me con gli oggetti nuovi, non gli ho ancora levato la plastichina a protezione del quadrante.
Di corsa a casa per il pranzo e poi ho appuntamento con MinchiettaUno e Ondina. E' tanto che non vedo entrambe e sono contentissima. Si chiacchiera di più e del meno: MinchiettaUno fa shopping e io e Ondina aspettiamo pazientemente fuori dai camerini.
Mi accompagnano alla libreria x, dove lavora il mio amico "detenuto" insieme a me in ospedale. Lo riconosco, è cambiato poco. Mi riconosce e ci si abbraccia a lungo. "Sono contenta di vederti ancora viva!" - è ironico e apprezzo la cosa.
Parlottiamo del passato, del presente, di cose più o meno personali e dell'incapacità di procedere in linea retta. Ha una forza incredibile e mi sorprende. E mi chiedo: "è questo che le altre persone vedono in me?". Un po' questa cosa mi galvanizza. Voglio dire, ho perso in salute ma ho acquistato forse una personalità da urlo. Purtroppo appunto, lui era al lavoro quindi non abbiamo molto tempo. Spero di avere più tempo la prossima volta, in effetti ci sono 15 anni di buio.
E d'improvviso il flashback. Avevamo le stanze comunicanti tramite una porta. Ricordo che un giorno ho sentito strani rumori nella sua stanza. Mi affaccio per chiedere se va tutto bene. Lui però è nella classica posa da vomito "Tutto bene" mi dice "solita routine". In effetti il vomito era parte integrante della nostra vita.
Questo incontro mi ha rigenerata. E' come se non mi sentissi più un'aliena e fossi più pronta ad affrontare il mondo. Quindi grazie AI :) spero potremo prenderci un caffè in tranquillità prossimamente.
Lo saluto e procediamo con il nostro giro, quando accompagno in stazione Ondina (MinchiettaUno è scappata di corsa perché aveva il treno) lei mi da' un pensierino. Questa ragazza mi fa sempre commuovere perché i suoi pensierini sono fatti a mano. Inutile dirlo che hanno un valore affettivo enorme perché siamo tutti capaci di entrare in un negozio e comprare qualcosa. Ma "creare" qualcosa è una roba che va oltre. Mi porta un ovetto di cioccolata e due caramelle tipo mou che arrivano dalla polonia. E poi due bicchierini con disegnini fatti da lei e con su inciso il nome mio e di Fry. E' un regalo splendido e non vedo l'ora di usarlo (ehm ci sono un po' di piatti da lavare.. ehm). Insieme al regalo un biglietto che mi ha chiesto di aprire dopo. E che qui non riporterò ma voglio solo dire: grazie.
La sera c'è la cena in famiglia. Il ristorante dove ogni tanto andiamo è un delirio totale. Di solito offre sempre mia mamma e mi spiace perché cercano di farle spendere tanto. Arriva il cameriere e dice "facciamo tutto pesce?".
Ho già l'embolo. "Ma scusa non ci puoi portare il menù?"
E lui "intanto facciamo degli antipasti?"
Nella mia mente ho una piccozza e lo sto rendendo simile a un impasto al sugo.
Però è una serata in allegria, quindi alla fine si mangia senza troppi pensieri. Arriva a un certo punto la cantante e da lì in poi diventa difficile parlare. Inoltre ho dovuto più volte rifiutare l'offerta di farmi cantare "tanti auguri a te" dalla stessa o comunque di annunciare il compleanno. Almeno ho visto i miei nipotini, ho chiacchierato un po' con mia sorella. Insomma è stata una serata divertente. Mia sorella ora si sta trasferendo in una casa nuova. Io e Fry siamo andati a vederla ed è molto bella.
Domenica riparto, Fry è in ritardo per venirmi a prendere alla stazione per di più c'è sciopero dei treni. Quindi quando arriva sono un po' sfavonchiata ma contenta di vederlo.
Apro il pacco che è arrivato e le foto sviluppate della diana. Le foto sono qualcosa di meravigliose. Potete visionarle qui. Purtroppo la scansione non rende bene, ma vi assicuro che sono fenomenali.
E poi apro il paccone!
Attendevo questa macchina, senza obiettivo (arriverà a breve spero):
E' una macchina della DDR, non vedo l'ora di usarla. M'è partito l'embolo guardando questa foto. Credo sia partita una scimmia inarrestabile.
Oltre al corpo macchina c'è la sua custodia originale (tenuto tutto alla perfezione) e il manuale di istruzioni in tedesco.
Questa macchina fotografica non ha esposimetro e mi sa che ci sarà da lavorarci un po' prima di ottenere foto decenti. Quanto l'ho pagata? 9,80 euro escluse spese di spedizione. Un affare.
Volete sapere del lavoro? Semplicemente hanno preso un'altra ragazza.
Beviamoci su.
P.s. il primo maggio verranno a farci visita gli amici fiorentini. Non potete immaginare quanto ne sono felice. Dovevamo andare noi a Firenze ma poi hanno proposto di venire qui.
E ora cerchiamo lavoro.
Canzone del giorno: United Judas Priest
Sezione:
Amici,
Filmati,
Foto,
Fotografia,
Fry_e_Leela,
Lavoro,
Musica,
Parentado,
scimmie,
T di Umore,
Torino,
video
20 aprile 2012
Troppe cose
L'altroieri sera abbiamo organizzato una cena che doveva essere una reunion dei compagni delle elementari. Alla fine eravamo i soliti con l'aggiunta di Angela - che è rimasta immutata negli anni. Lo stesso viso, lo stesso sorriso, la pelle liscissima. Incredibile. Il fatto che fossimo i soliti, con l'aggiunta del fratello di ragnoB e di una sua amica, è stato fondamentale. Mi fa piacere perché stiamo reinstaurando un rapporto di amicizia ed è stato davvero strano non provare imbarazzo. Avevamo di che parlare e un massimo comune denominatore su cui cascavano le discussioni quando ci si trovava a corto di argomenti: la nostra maestra delle elementari che, mi dicono, è ancora viva.
Ella è donna molto religiosa (bigotta? massì) tanto che ci interrogava sulle preghiere che io ancora oggi ricordo. Basti pensare al famoso "Atto di dolore" per comprendere che quella non poteva essere una religione "umana": mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi...
Dopo la cena ci siamo spostati in un pub, il pub praticamente, quello enorme, in centro. Dovete sapere che io non reggo molto l'alcol ma per l'occasione avevo bevuto una birra, due amari, un vodka lemon. E nel ritorno a casa, accompagnata dalla Frappesca, le parlavo del mio lavoro cercando, inutilmente, di non biascicare.
Mi sdraio a letto, svenendoci sopra e sperando di sentirmi meglio il mattino dopo. Ma al mattino mi sveglio con un forte mal di testa e una nausea che non lascia presagire niente di buono. Va beh, mi preparo ed esco perché ho il pranzo con O. Il mio spacciatore di ebook, il cantante lirico, detto anche da Fry - "il direttore". Chissà come mai lo ricorda come un direttore d'orchestra.
O è una persona dagli occhi profondi, secondo me un acuto osservatore. Siamo andati a mangiare in centro, e abbiamo assaporato un buonissimo olio pugliese ("secondo me questo olio è pugliese!", dice lui. Leggo l'etichetta ed era di Peschici, incredibile). A me la nausea un po' è passata quindi non mi preoccupo troppo. Andiamo a bere un caffè che lui reputa buonissimo, in effetti mi ricorda il caffè che preparo con la macchinetta napoletana, dietro suo consiglio ne bevo un pochino senza zucchero e sì, questo forse potrei berlo anche senza zucchero, ma evito. Ora so dove portare a bere un caffè le persone che vengono da fuori.
Essendo due appassionati di libri andiamo alla libreria mercurio, in via Po, dove ci appuntiamo un paio di titoli che vorremmo ma ora non possiamo/vogliamo prendere. E infine torniamo a prendere un caffè, un thè nel mio caso, con una sua amica. Ella è cantante lirica, donnina di piccolo stampo, più piccina di me, magrolina, con un viso da bambola. E' pugliese e ha una simpatia pungente. Dimostra di avere tutte le carte in regola: è carina, è in gamba, molto sveglia e intelligente. Si chiacchiera del più e del meno e mi sento stranamente a mio agio. Tanto a mio agio che si fanno le 18 e dobbiamo tutti scappare. Io a prendere il bus, O a recuperare la macchina che sta in culonia per andare inculolandia, la cantante pugliesina a fare spesa.
E' stata una giornata piena, torno a casa e chiamo Fry, mi sento però la testa che scoppia e ho la nausea forte. A volte la nausea mi è data dal mal di testa molto forte quindi decido di cenare e prendere qualcosa. Peccato che quando mi trovo faccia a faccia col passato di verdure la nausea aumenta, mangio due cucchiai ma proprio non mi scende. Così vado in bagno, compostamente mi levo le lenti a contatto, e do' di stomaco.
Il brutto è che ho un freddo micidiale e mi metto a letto ma non riesco a scaldarmi finché non mi addormento, verso le 21 e mi sveglio alle 2. Guardo una puntata dei Simpson ma non ho sonno così mi metto a leggere il mio libro sulla Ddr. Poi cerco di dormire ma niente, alla fine ce la faccio e mi sveglio stamane alle 10, tipo.
Ora sto bene, ho fame e chissà che cavolo era capitato. E' comunque da prima della cena coi compagni che il mio stomaco non sta benissimo. Mia mamma per pranzo aveva preparato un buonissimo e leggerissimo risotto alla zucca ma mi tornava su continuamente. Quindi non credo che sia stato l'alcol, più che altro forse l'alcol ha peggiorato uno stomaco che questi giorni non è proprio in forma!
Comunque ecco le foto della serata delirante. Sono stata proprio bene, sia quella sera che al pranzo del giorno dopo. Grazie amici.
Una nota dolente riguarda il lavoro.
Sono andata sul sito trenitalia per comprare l'abbonamento mensile, peccato che parta dal primo del mese e non esistono abbonamenti settimanali per i frecciarossa. Così chiamo la responsabile per comunicarle che non ci sono problemi a cominciare, ma dal 2 maggio in poi, perché l'abbonamento mi parte da quella data (e, sottinteso, non posso spendere 200 euro per i primi 4 giorni di lavoro. Non per cattiveria, non li ho proprio). Mi dice che mi richiamerà per farmi sapere.
Mi richiama nel tardo pomeriggio per dirmi che ci sono problemi a farmi partire il 2 maggio (notare bene sono 4 giorni lavorativi) e che stanno sentendo un'altra ragazza (nuova, quindi da formare). Bene, il lavoro che forse avevo, ora forse non l'ho più. Capisco che non è un problema loro come mi sposto, ma stiamo parlando di 4 giorni.
Ci sono cose che davvero non riesco a comprendere.
Cosa meravigliosa, mia mamma mi regala la sua macchinetta fotografica e quella del mio babbo. ono due gioiellini. La macchina fotografica di mia mamma dovrò ripararla, mentre quella di mio padre credo sia perfettamente funzionante (e ha un rullino all'interno! chissà che foto sono state fatte)
Eccole, questa è quella di mia mamma, una macchinetta degli anni '50:
E questa quella del mio babbo direttamente dagli anni '70.
Canzone del giorno: Mammagamma Alan Parson Project
Ella è donna molto religiosa (bigotta? massì) tanto che ci interrogava sulle preghiere che io ancora oggi ricordo. Basti pensare al famoso "Atto di dolore" per comprendere che quella non poteva essere una religione "umana": mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi...
Dopo la cena ci siamo spostati in un pub, il pub praticamente, quello enorme, in centro. Dovete sapere che io non reggo molto l'alcol ma per l'occasione avevo bevuto una birra, due amari, un vodka lemon. E nel ritorno a casa, accompagnata dalla Frappesca, le parlavo del mio lavoro cercando, inutilmente, di non biascicare.
Mi sdraio a letto, svenendoci sopra e sperando di sentirmi meglio il mattino dopo. Ma al mattino mi sveglio con un forte mal di testa e una nausea che non lascia presagire niente di buono. Va beh, mi preparo ed esco perché ho il pranzo con O. Il mio spacciatore di ebook, il cantante lirico, detto anche da Fry - "il direttore". Chissà come mai lo ricorda come un direttore d'orchestra.
O è una persona dagli occhi profondi, secondo me un acuto osservatore. Siamo andati a mangiare in centro, e abbiamo assaporato un buonissimo olio pugliese ("secondo me questo olio è pugliese!", dice lui. Leggo l'etichetta ed era di Peschici, incredibile). A me la nausea un po' è passata quindi non mi preoccupo troppo. Andiamo a bere un caffè che lui reputa buonissimo, in effetti mi ricorda il caffè che preparo con la macchinetta napoletana, dietro suo consiglio ne bevo un pochino senza zucchero e sì, questo forse potrei berlo anche senza zucchero, ma evito. Ora so dove portare a bere un caffè le persone che vengono da fuori.
Essendo due appassionati di libri andiamo alla libreria mercurio, in via Po, dove ci appuntiamo un paio di titoli che vorremmo ma ora non possiamo/vogliamo prendere. E infine torniamo a prendere un caffè, un thè nel mio caso, con una sua amica. Ella è cantante lirica, donnina di piccolo stampo, più piccina di me, magrolina, con un viso da bambola. E' pugliese e ha una simpatia pungente. Dimostra di avere tutte le carte in regola: è carina, è in gamba, molto sveglia e intelligente. Si chiacchiera del più e del meno e mi sento stranamente a mio agio. Tanto a mio agio che si fanno le 18 e dobbiamo tutti scappare. Io a prendere il bus, O a recuperare la macchina che sta in culonia per andare inculolandia, la cantante pugliesina a fare spesa.
E' stata una giornata piena, torno a casa e chiamo Fry, mi sento però la testa che scoppia e ho la nausea forte. A volte la nausea mi è data dal mal di testa molto forte quindi decido di cenare e prendere qualcosa. Peccato che quando mi trovo faccia a faccia col passato di verdure la nausea aumenta, mangio due cucchiai ma proprio non mi scende. Così vado in bagno, compostamente mi levo le lenti a contatto, e do' di stomaco.
Il brutto è che ho un freddo micidiale e mi metto a letto ma non riesco a scaldarmi finché non mi addormento, verso le 21 e mi sveglio alle 2. Guardo una puntata dei Simpson ma non ho sonno così mi metto a leggere il mio libro sulla Ddr. Poi cerco di dormire ma niente, alla fine ce la faccio e mi sveglio stamane alle 10, tipo.
Ora sto bene, ho fame e chissà che cavolo era capitato. E' comunque da prima della cena coi compagni che il mio stomaco non sta benissimo. Mia mamma per pranzo aveva preparato un buonissimo e leggerissimo risotto alla zucca ma mi tornava su continuamente. Quindi non credo che sia stato l'alcol, più che altro forse l'alcol ha peggiorato uno stomaco che questi giorni non è proprio in forma!
Comunque ecco le foto della serata delirante. Sono stata proprio bene, sia quella sera che al pranzo del giorno dopo. Grazie amici.
Una nota dolente riguarda il lavoro.
Sono andata sul sito trenitalia per comprare l'abbonamento mensile, peccato che parta dal primo del mese e non esistono abbonamenti settimanali per i frecciarossa. Così chiamo la responsabile per comunicarle che non ci sono problemi a cominciare, ma dal 2 maggio in poi, perché l'abbonamento mi parte da quella data (e, sottinteso, non posso spendere 200 euro per i primi 4 giorni di lavoro. Non per cattiveria, non li ho proprio). Mi dice che mi richiamerà per farmi sapere.
Mi richiama nel tardo pomeriggio per dirmi che ci sono problemi a farmi partire il 2 maggio (notare bene sono 4 giorni lavorativi) e che stanno sentendo un'altra ragazza (nuova, quindi da formare). Bene, il lavoro che forse avevo, ora forse non l'ho più. Capisco che non è un problema loro come mi sposto, ma stiamo parlando di 4 giorni.
Ci sono cose che davvero non riesco a comprendere.
Cosa meravigliosa, mia mamma mi regala la sua macchinetta fotografica e quella del mio babbo. ono due gioiellini. La macchina fotografica di mia mamma dovrò ripararla, mentre quella di mio padre credo sia perfettamente funzionante (e ha un rullino all'interno! chissà che foto sono state fatte)
Eccole, questa è quella di mia mamma, una macchinetta degli anni '50:
E questa quella del mio babbo direttamente dagli anni '70.
Canzone del giorno: Mammagamma Alan Parson Project
18 aprile 2012
Le mie domande
Ora che sono a Torino prima del lavoro, che da oggi è diventato un forse perché ho scoperto che il Frecciarossa ha solo abbonamenti mensili che partono dal 1° del mese e non ha abbonamenti settimanali, mi dedico a incastrare gli impegni e a fare un po' di public relation. Cosa che mi riesce piuttosto bene infatti, a parte oggi, ho i giorni ben benino impegnati.
Domani sono a pranzo con O, stasera cena con compagni delle elementari, domani sera in teoria cena con i compagni del corso Java che però non ho più sentito, venerdì sera cena con Ivano e mia sorella e sabato sera festa di compleanno anticipata con famiglia. Porta sfiga? Chissenefrega.
Sabato mi vedo con Ondina così facciamo due passetti ed entrerò anche in libreria x dove, udite udite, grazie a facebook ho scoperto ci lavora un ragazzo che era ricoverato con me in ospedale ai tempi della chemioterapia.
Eravamo un gruppetto di ragazzi un po' grandicelli per un ospedale infantile quindi ci conoscevamo abbastanza. C'era Luca, leucemico simpaticone che una volta mise 50000 lire in tasca al medico dicendo "Per il prelievo del midollo, tutto a posto, no?".
C'era una ragazza, di cui purtroppo non ricordo il nome, anzi sì, ma forse non è proprio corretto e quindi non lo scriverò. Tumore alle ossa e forza interiore incredibile. Se fosse stata forza fisica ci avrebbe spaccato i sassi.
C'ero io e c'era questo ragazzotto qua. Una volta non ci si faceva troppi scrupoli per la privacy. Il medico aveva sì il segreto professionale, ma qualche segretaria qua e là poteva raccontarti le ultime news. Così un giorno ero all'ospedale infantile, ormai in fase di remissione completa dalla malattia, per prenotare una visita di controllo. Essendo ancora lì potevo avere al massimo 18 anni. La segretaria da cui prenotai la visita disse di ricordarsi di me. "Tu eri ricoverata insieme ad AI, vero?"
Era proprio così. Mi disse che aveva avuto una brutta ricaduta e che non stava tanto bene. Immaginate che bello sentirlo su facebook e sapere che si ricordava di me. E che lavora alla libreria x.
Tra gli ex dell'ospedale c'è anche I che però non era stato ricoverato con me. Siamo diventati amici dopo che ho letto un suo articolo sul giornale dei volontari dell'ospedale e gli ho scritto per raccontargli la mia esperienza. Da lì ci siamo visti una sola volta ma ci sentiamo su internet. A volte al telefono.
E poi c'è chi non ce l'ha fatta. Un ragazzo di cui non ricordo il nome perché siamo stati per poco tempo, purtroppo, in ospedale insieme, che ogni volta che mi incontrava faceva il baciamano e mi chiedeva sempre come mi chiamavo perché, davvero, non se lo ricordava. Ma dalla notte al mattino seguente non c'era più. Il letto era pulito e rifatto. Non ho chiesto nulla perché non ce n'era bisogno. Sapevo che i familiari avevano cominciato la cura Di Bella da poco, l'ultima spiaggia in quegli anni.
E poi c'era L. Era a letto, non poteva più muoversi nè parlare, poteva solo sbattere gli occhi e con quelli comunicava. Io e lei passavamo molto tempo insieme, con il babbo lì vicino che la muoveva in continuazione quando lei si lamentava e si capiva che cominciava ad avere crampi. Io passavo da lei e giocavo a carte col suo babbo. Perdevo sempre e si faceva grosse risate perché non ero proprio in grado di giocare. Una volta le confessai che io e il mio fidanzatino di allora ci eravamo appena lasciati, ovviamente senza dirle che era un segreto. Sapete? Lo spifferò alla mia mamma. Come fece? Sbattendo gli occhi alle domande che le stavano facendo. Ancora adesso ci rido.
Purtroppo un giorno andai in ospedale a trovarla, non ricordo se ero ancora in terapia ma era il mio periodo di pausa o semplicemente avevo terminato le cure. Sta di fatto che non la trovai. Mi dissero che non c'era più "E' andata a casa?", chiesi. L'infermiera mi fece sedere e mi disse che purtroppo no, non ce l'aveva fatta.
Ma i sopravvissuti...
Quello che più mi incuriosisce è capire come le altre persone hanno affrontato la cosa. Quando ti ammali non è mai bello. Ma quando ti ammali di una malattia del genere in età della crescita i tuoi schemi mentali vengono indiscutibilmente alterati e modificati permanentemente. Come si affronta un peso del genere? L'ospedale, la malattia, la cura che paradossalmente è peggio della malattia, gli esami, il pensiero che non ne uscirai mai fuori completamente, la paura di rientrarci, la paura degli impegni, il terrore di sprecare il tuo preziosissimo tempo, il senso di colpa del sopravvissuto, il compito di essere coraggiosi, il lutto per le persone che non ce l'hanno fatta. E' un peso enorme per un ragazzino. Ma quando sei grande (e io lo sono?) come rivedi tutto questo? Come pensi che sia stato elaborato? Chissà se potrò parlarne o se è un argomento tabù. Conosco persone che hanno rimosso quasi quel periodo.
Vi ho annoiato con questi discorsi?
E' che me lo chiedo spesso, sono tutti come me? Riescono a impegnarsi in qualcosa? O saltellano tra gli impegni cercando di non rimanere mai invischiati?
Domani sono a pranzo con O, stasera cena con compagni delle elementari, domani sera in teoria cena con i compagni del corso Java che però non ho più sentito, venerdì sera cena con Ivano e mia sorella e sabato sera festa di compleanno anticipata con famiglia. Porta sfiga? Chissenefrega.
Sabato mi vedo con Ondina così facciamo due passetti ed entrerò anche in libreria x dove, udite udite, grazie a facebook ho scoperto ci lavora un ragazzo che era ricoverato con me in ospedale ai tempi della chemioterapia.
Eravamo un gruppetto di ragazzi un po' grandicelli per un ospedale infantile quindi ci conoscevamo abbastanza. C'era Luca, leucemico simpaticone che una volta mise 50000 lire in tasca al medico dicendo "Per il prelievo del midollo, tutto a posto, no?".
C'era una ragazza, di cui purtroppo non ricordo il nome, anzi sì, ma forse non è proprio corretto e quindi non lo scriverò. Tumore alle ossa e forza interiore incredibile. Se fosse stata forza fisica ci avrebbe spaccato i sassi.
C'ero io e c'era questo ragazzotto qua. Una volta non ci si faceva troppi scrupoli per la privacy. Il medico aveva sì il segreto professionale, ma qualche segretaria qua e là poteva raccontarti le ultime news. Così un giorno ero all'ospedale infantile, ormai in fase di remissione completa dalla malattia, per prenotare una visita di controllo. Essendo ancora lì potevo avere al massimo 18 anni. La segretaria da cui prenotai la visita disse di ricordarsi di me. "Tu eri ricoverata insieme ad AI, vero?"
Era proprio così. Mi disse che aveva avuto una brutta ricaduta e che non stava tanto bene. Immaginate che bello sentirlo su facebook e sapere che si ricordava di me. E che lavora alla libreria x.
Tra gli ex dell'ospedale c'è anche I che però non era stato ricoverato con me. Siamo diventati amici dopo che ho letto un suo articolo sul giornale dei volontari dell'ospedale e gli ho scritto per raccontargli la mia esperienza. Da lì ci siamo visti una sola volta ma ci sentiamo su internet. A volte al telefono.
E poi c'è chi non ce l'ha fatta. Un ragazzo di cui non ricordo il nome perché siamo stati per poco tempo, purtroppo, in ospedale insieme, che ogni volta che mi incontrava faceva il baciamano e mi chiedeva sempre come mi chiamavo perché, davvero, non se lo ricordava. Ma dalla notte al mattino seguente non c'era più. Il letto era pulito e rifatto. Non ho chiesto nulla perché non ce n'era bisogno. Sapevo che i familiari avevano cominciato la cura Di Bella da poco, l'ultima spiaggia in quegli anni.
E poi c'era L. Era a letto, non poteva più muoversi nè parlare, poteva solo sbattere gli occhi e con quelli comunicava. Io e lei passavamo molto tempo insieme, con il babbo lì vicino che la muoveva in continuazione quando lei si lamentava e si capiva che cominciava ad avere crampi. Io passavo da lei e giocavo a carte col suo babbo. Perdevo sempre e si faceva grosse risate perché non ero proprio in grado di giocare. Una volta le confessai che io e il mio fidanzatino di allora ci eravamo appena lasciati, ovviamente senza dirle che era un segreto. Sapete? Lo spifferò alla mia mamma. Come fece? Sbattendo gli occhi alle domande che le stavano facendo. Ancora adesso ci rido.
Purtroppo un giorno andai in ospedale a trovarla, non ricordo se ero ancora in terapia ma era il mio periodo di pausa o semplicemente avevo terminato le cure. Sta di fatto che non la trovai. Mi dissero che non c'era più "E' andata a casa?", chiesi. L'infermiera mi fece sedere e mi disse che purtroppo no, non ce l'aveva fatta.
Ma i sopravvissuti...
Quello che più mi incuriosisce è capire come le altre persone hanno affrontato la cosa. Quando ti ammali non è mai bello. Ma quando ti ammali di una malattia del genere in età della crescita i tuoi schemi mentali vengono indiscutibilmente alterati e modificati permanentemente. Come si affronta un peso del genere? L'ospedale, la malattia, la cura che paradossalmente è peggio della malattia, gli esami, il pensiero che non ne uscirai mai fuori completamente, la paura di rientrarci, la paura degli impegni, il terrore di sprecare il tuo preziosissimo tempo, il senso di colpa del sopravvissuto, il compito di essere coraggiosi, il lutto per le persone che non ce l'hanno fatta. E' un peso enorme per un ragazzino. Ma quando sei grande (e io lo sono?) come rivedi tutto questo? Come pensi che sia stato elaborato? Chissà se potrò parlarne o se è un argomento tabù. Conosco persone che hanno rimosso quasi quel periodo.
Vi ho annoiato con questi discorsi?
E' che me lo chiedo spesso, sono tutti come me? Riescono a impegnarsi in qualcosa? O saltellano tra gli impegni cercando di non rimanere mai invischiati?
The Last Revision and the big delusion
Oggi ho fatto la mia visita ultima, quella riassuntiva, quella che decide, insomma, quella.
Sono arrivata a Torino alle 14.30, carica come un mulo (prossimo acquisto il trolley. Li ho sempre odiati ma cominciano a essere necessari) e sono andata di corsa a casa di mia mamma. Da mia mamma, che ho incrociato sotto casa con Poldino che mi è corso incontro scodinzolando, abbiamo chiamato un taxi per correre in ospedale e arrivare per tempo (erano già le 15.30 e la mia visita era alle 16.30).
Ho preso tanti taxi in vita mia e sono d'accordo nel dire che sono cari, ma finora hanno sempre "corso" e non hanno mai cercato di fregarmi in modo plateale. Ho anche una certa propensione alla fiducia negli esseri umani quindi difficilmente mi metto a giudicare in male l'operato degli altri. Ma questo tassista ha fatto un giro talmente lungo che non posso nemmeno descriverlo. Per chi conosce Torino, da casa mia agli ospedali basta prendere via Bologna e andare sempre dritto. Ci si mette un po' ma nemmen troppo in un pomeriggio lavorativo come oggi. Lui invece è passato dietro al cimitero monumentale, poi per qualche strana ragione è riuscito ad arrivare in piazza Vittorio, da lì ha preso una viuzza minuscola ed è arrivato, alla fine, in corso Massimo, poi sempre dritto fino al Regina Margherita e poi in via Cherasco...
Questa è la strada che avrebbe dovuto fare (che ha anche la preferenziale, quindi...):
Visualizzazione ingrandita della mappa
Mi dispiace non riuscire a farvi vedere il percorso che ha fatto lui perché è talmente assurdo che non posso ricordarlo.
Comunque non dico niente, ho altro a cui pensare. Arrivati al C.O.E.S ovvero Centro Onco Ematologico Subalpino mi registro per la mia visita. Il mio medico è un endocrinologo. Ormai vado da lui almeno una volta l'anno da 13 anni. Posso dire che è più amico lui di molte persone che conosco da meno tempo e con cui parlo poco. Lui sa come sto, che lavoro faccio, in che città vivo, il mio passato nei minimi dettagli. Lavora in un settore particolare di quell'ospedale, che si occupa delle persone che hanno subito un trattamento radio o chemioterapico in età evolutiva. Le controlla sotto ogni aspetto.
Il medico di ruolo, in casi come il mio, prescriverebbe una radiografia al torace ogni tanto, delle analisi del sangue, forse delle urine. E poi si limiterebbe a guardare. Quello che fa la struttura in cui lavora il mio medico è prendere in esame l'insieme. Carla ha subito due trattamenti chemioterapici e due trattamenti radioterapici? Bene. la chemioterapia che ha fatto è cardiotossica, teniamo d'occhio il cuore con delle ecodoppler ogni tanto. Radioterapia a mantellina in età evolutiva? Facciamo una mammografia che non si sa mai (grazia a questa precoce radioterapia hanno trovato il mio tumorino al seno, e hanno potuto asportarlo senza fare terapie aggiuntive). Teniamo sotto controllo i nei della cute irradiata e controlliamo la tiroide che è ipofunzionale.
Esistono, mi ha detto, pochissime strutture in Italia che fanno una cosa come la loro. E non me ne stupisco.
Comunque quando mi chiama entro con la mia bella cartellina di roba. Dentro ci sono i miei esami del sangue e delle urine, l'esame dei nei, l'ecodoppler, la mammografia e l'ecografia alla tiroide.
Il dottore, insieme a uno studentello della scuola di specializzazione, controlla i miei referti. Guarda il mio esame delle urine e mi chiede "Beve poco, vero? Molto poco. Dovrebbe bere di più". Annuisco perché bevo troppo poco in effetti. Poi controlla gli esami del sangue e mi chiede se sono ingrassata ultimamente. E badate bene, non mi ha squadrata da capo a piedi, ha solo guardato i miei esami del sangue. Rispondo che non dovrei essere ingrassata ma faccio effettivamente fatica a non ingrassare.
Controlla l'ecografia e la scruta, dopodiché l'assistente va a fotografare tutti i referti. Nel frattempo il mio endocrinologo mi visita. Pressione bassa, niente di nuovo. Fegato palpabile "beve?"
"un bicchiere di vino a cena e un po' di birra prima di dormire".
"Allora non è per quello sicuramente, sarà che è così magrina che in lei si sentirebbe anche la colonna vertebrale dalla pancia."
Controlla il collo, controlla i linfonodi.
Torna l'assistente e quel punto mi chiede quanto peso e quanto sono alta. Se glielo so dire per certo. Ma non lo so, sono mesi che non mi peso. Così mi invita sulla bilancia, promettendomi di non farmi guardare il peso. Ovvio che alla fine non è così. Insomma era meglio se non mi pesavo. Ho preso 5 kg (e il primo che dice che è un bene incontrerà presto il mio pugno).
Quindi alla domanda iniziale, ovvero se ero ingrassata, la risposta è sì.
Mi dice anche che sarebbe bene fare un'altra ecografia, magari a fine anno, e mi dice che i valori della tiroide sono un po' altini (forse per quello era interessato a sapere la mia tendenza a ingrassare). COsì mi propone questo gioco. Un giorno eutirox 50 μg e un giorno 75 μg. Come fare a ricordarmelo? Me lo suggerisce lui: nei giorni dispari 75 μg e nei giorni pari 50 μg. Più facile di così!
Mentre appunto mi parla dell'ecografia da fare entra l'ecografo? Ve lo ricordate? Ne parlavo qui, e poi anche qui. Ora non è più così bello, ma ha sempre il suo fascino da dottore. In sintesi ve lo dico senza i giri di parola del dottore. Non è che non si fidano dell'ecografo, ma loro conoscono bene il mio passato e grazie a questa conoscenza hanno scovato per tempo il tumorino alla mammella. Molto probabilmente l'ecografo non ha preso bene le misure o nelle immagini c'è qualcosa che non li convince così a fine anno dovrò fare l'ecografia. Per decidere se propormi un agoaspirato.
A quel punto dico loro "bhe se me lo proponete, no grazie!" - risata.
Però hanno ragione: meglio adesso che tra 10 anni. Se è un minimo sospetto è bene che levino tutto invece che aspettare e poi trovarsi costretti e riprendere una terapia, in caso di "recidiva" (parola che purtroppo oggi ho sentito mentre parlavano tra loro) o di "una cosa nuova".
Il 30/11 sarò di nuovo qui, porterò le analisi del sangue ma solo per gli ormoni tiroidei e farò un'ecografia direttamente al C.O.E.S. per poi parlare di questo eventuale agoaspirato. E' incredibile e l'ho già scritto. Entri una volta in ospedale a 13 anni per un collo un po' gonfio e non ne esci più.
Altro spezzone. Qualcuno sarà curioso di sapere com'è finita la storia del lavoro.
Ho accettato il lavoro a Firenze e la mia responsabile ha già sparso la voce (prima però di rispondere a qualche mia richiesta, cosa che mi ha lasciata un po' basita).
La mia iniziale richiesta di un part-time non è stata accettata, ma va bhe, c'è crisi (è una frase che in questi giorni va un sacco e sta sempre bene). Chiedo almeno un rimborso spese, c'è crisi (vedi sopra) ma ciccia. Nessun rimborso spese per me e il mio costosissimo abbonamento del treno.
Allora tiro fuori la carta fondamentale. Il contratto fino a fine settembre non mi sta bene. Se me lo fanno fino a fine dicembre io poi posso richiedere almeno l'indennità di disoccupazione in caso di mancato rinnovo. Del resto si sa, c'è crisi.
Così oggi la responsabile mi chiama dicendomi che non è possibile nemmeno quello perché c'è crisi per tutti, ora il mio contratto sarebbe di sostituzione maternità e quindi ha degli sgravi fiscali (quindi puoi darmi il rimborso spese? no? nemmeno?) e possono farmelo fino al 21 settembre. Lo ammetto, ci sono rimasta un po' male. Ma mi sono fatta un paio di calcoli e in ogni caso mi conviene andare a lavorare.
E poi oggi pomeriggio passeggiata in centro con mia mamma. Non era mai stata dentro palazzo madama, non aveva mai visto lo scalone di marmo, non aveva mai visto l'entrata del teatro regio "guarda mamma, questo è il teatro regio, qui ci lavora un mio amico, O". Poi abbiamo fatto due passi e siamo tornate a casa mentre stasera siamo andate a mangiare in un allyoucaneat e ci siamo sfondate. Ma per questo racconto vi rimando a domani che ora sono cotta e avendo mangiato come una disgraziata ho una sete della madonna (nel senso che solo la madonna può avere una sete così).
Sono arrivata a Torino alle 14.30, carica come un mulo (prossimo acquisto il trolley. Li ho sempre odiati ma cominciano a essere necessari) e sono andata di corsa a casa di mia mamma. Da mia mamma, che ho incrociato sotto casa con Poldino che mi è corso incontro scodinzolando, abbiamo chiamato un taxi per correre in ospedale e arrivare per tempo (erano già le 15.30 e la mia visita era alle 16.30).
Ho preso tanti taxi in vita mia e sono d'accordo nel dire che sono cari, ma finora hanno sempre "corso" e non hanno mai cercato di fregarmi in modo plateale. Ho anche una certa propensione alla fiducia negli esseri umani quindi difficilmente mi metto a giudicare in male l'operato degli altri. Ma questo tassista ha fatto un giro talmente lungo che non posso nemmeno descriverlo. Per chi conosce Torino, da casa mia agli ospedali basta prendere via Bologna e andare sempre dritto. Ci si mette un po' ma nemmen troppo in un pomeriggio lavorativo come oggi. Lui invece è passato dietro al cimitero monumentale, poi per qualche strana ragione è riuscito ad arrivare in piazza Vittorio, da lì ha preso una viuzza minuscola ed è arrivato, alla fine, in corso Massimo, poi sempre dritto fino al Regina Margherita e poi in via Cherasco...
Questa è la strada che avrebbe dovuto fare (che ha anche la preferenziale, quindi...):
Visualizzazione ingrandita della mappa
Mi dispiace non riuscire a farvi vedere il percorso che ha fatto lui perché è talmente assurdo che non posso ricordarlo.
Comunque non dico niente, ho altro a cui pensare. Arrivati al C.O.E.S ovvero Centro Onco Ematologico Subalpino mi registro per la mia visita. Il mio medico è un endocrinologo. Ormai vado da lui almeno una volta l'anno da 13 anni. Posso dire che è più amico lui di molte persone che conosco da meno tempo e con cui parlo poco. Lui sa come sto, che lavoro faccio, in che città vivo, il mio passato nei minimi dettagli. Lavora in un settore particolare di quell'ospedale, che si occupa delle persone che hanno subito un trattamento radio o chemioterapico in età evolutiva. Le controlla sotto ogni aspetto.
Il medico di ruolo, in casi come il mio, prescriverebbe una radiografia al torace ogni tanto, delle analisi del sangue, forse delle urine. E poi si limiterebbe a guardare. Quello che fa la struttura in cui lavora il mio medico è prendere in esame l'insieme. Carla ha subito due trattamenti chemioterapici e due trattamenti radioterapici? Bene. la chemioterapia che ha fatto è cardiotossica, teniamo d'occhio il cuore con delle ecodoppler ogni tanto. Radioterapia a mantellina in età evolutiva? Facciamo una mammografia che non si sa mai (grazia a questa precoce radioterapia hanno trovato il mio tumorino al seno, e hanno potuto asportarlo senza fare terapie aggiuntive). Teniamo sotto controllo i nei della cute irradiata e controlliamo la tiroide che è ipofunzionale.
Esistono, mi ha detto, pochissime strutture in Italia che fanno una cosa come la loro. E non me ne stupisco.
Comunque quando mi chiama entro con la mia bella cartellina di roba. Dentro ci sono i miei esami del sangue e delle urine, l'esame dei nei, l'ecodoppler, la mammografia e l'ecografia alla tiroide.
Il dottore, insieme a uno studentello della scuola di specializzazione, controlla i miei referti. Guarda il mio esame delle urine e mi chiede "Beve poco, vero? Molto poco. Dovrebbe bere di più". Annuisco perché bevo troppo poco in effetti. Poi controlla gli esami del sangue e mi chiede se sono ingrassata ultimamente. E badate bene, non mi ha squadrata da capo a piedi, ha solo guardato i miei esami del sangue. Rispondo che non dovrei essere ingrassata ma faccio effettivamente fatica a non ingrassare.
Controlla l'ecografia e la scruta, dopodiché l'assistente va a fotografare tutti i referti. Nel frattempo il mio endocrinologo mi visita. Pressione bassa, niente di nuovo. Fegato palpabile "beve?"
"un bicchiere di vino a cena e un po' di birra prima di dormire".
"Allora non è per quello sicuramente, sarà che è così magrina che in lei si sentirebbe anche la colonna vertebrale dalla pancia."
Controlla il collo, controlla i linfonodi.
Torna l'assistente e quel punto mi chiede quanto peso e quanto sono alta. Se glielo so dire per certo. Ma non lo so, sono mesi che non mi peso. Così mi invita sulla bilancia, promettendomi di non farmi guardare il peso. Ovvio che alla fine non è così. Insomma era meglio se non mi pesavo. Ho preso 5 kg (e il primo che dice che è un bene incontrerà presto il mio pugno).
Quindi alla domanda iniziale, ovvero se ero ingrassata, la risposta è sì.
Mi dice anche che sarebbe bene fare un'altra ecografia, magari a fine anno, e mi dice che i valori della tiroide sono un po' altini (forse per quello era interessato a sapere la mia tendenza a ingrassare). COsì mi propone questo gioco. Un giorno eutirox 50 μg e un giorno 75 μg. Come fare a ricordarmelo? Me lo suggerisce lui: nei giorni dispari 75 μg e nei giorni pari 50 μg. Più facile di così!
Mentre appunto mi parla dell'ecografia da fare entra l'ecografo? Ve lo ricordate? Ne parlavo qui, e poi anche qui. Ora non è più così bello, ma ha sempre il suo fascino da dottore. In sintesi ve lo dico senza i giri di parola del dottore. Non è che non si fidano dell'ecografo, ma loro conoscono bene il mio passato e grazie a questa conoscenza hanno scovato per tempo il tumorino alla mammella. Molto probabilmente l'ecografo non ha preso bene le misure o nelle immagini c'è qualcosa che non li convince così a fine anno dovrò fare l'ecografia. Per decidere se propormi un agoaspirato.
A quel punto dico loro "bhe se me lo proponete, no grazie!" - risata.
Però hanno ragione: meglio adesso che tra 10 anni. Se è un minimo sospetto è bene che levino tutto invece che aspettare e poi trovarsi costretti e riprendere una terapia, in caso di "recidiva" (parola che purtroppo oggi ho sentito mentre parlavano tra loro) o di "una cosa nuova".
Il 30/11 sarò di nuovo qui, porterò le analisi del sangue ma solo per gli ormoni tiroidei e farò un'ecografia direttamente al C.O.E.S. per poi parlare di questo eventuale agoaspirato. E' incredibile e l'ho già scritto. Entri una volta in ospedale a 13 anni per un collo un po' gonfio e non ne esci più.
Altro spezzone. Qualcuno sarà curioso di sapere com'è finita la storia del lavoro.
Ho accettato il lavoro a Firenze e la mia responsabile ha già sparso la voce (prima però di rispondere a qualche mia richiesta, cosa che mi ha lasciata un po' basita).
La mia iniziale richiesta di un part-time non è stata accettata, ma va bhe, c'è crisi (è una frase che in questi giorni va un sacco e sta sempre bene). Chiedo almeno un rimborso spese, c'è crisi (vedi sopra) ma ciccia. Nessun rimborso spese per me e il mio costosissimo abbonamento del treno.
Allora tiro fuori la carta fondamentale. Il contratto fino a fine settembre non mi sta bene. Se me lo fanno fino a fine dicembre io poi posso richiedere almeno l'indennità di disoccupazione in caso di mancato rinnovo. Del resto si sa, c'è crisi.
Così oggi la responsabile mi chiama dicendomi che non è possibile nemmeno quello perché c'è crisi per tutti, ora il mio contratto sarebbe di sostituzione maternità e quindi ha degli sgravi fiscali (quindi puoi darmi il rimborso spese? no? nemmeno?) e possono farmelo fino al 21 settembre. Lo ammetto, ci sono rimasta un po' male. Ma mi sono fatta un paio di calcoli e in ogni caso mi conviene andare a lavorare.
E poi oggi pomeriggio passeggiata in centro con mia mamma. Non era mai stata dentro palazzo madama, non aveva mai visto lo scalone di marmo, non aveva mai visto l'entrata del teatro regio "guarda mamma, questo è il teatro regio, qui ci lavora un mio amico, O". Poi abbiamo fatto due passi e siamo tornate a casa mentre stasera siamo andate a mangiare in un allyoucaneat e ci siamo sfondate. Ma per questo racconto vi rimando a domani che ora sono cotta e avendo mangiato come una disgraziata ho una sete della madonna (nel senso che solo la madonna può avere una sete così).
13 aprile 2012
Il dilemma delle pinzette scomparse
L'altroieri ho fatto l'ultimo esame della serie di tagliandi annuali: l'ecografia alla tiroide.
Sono andata all'ospedale Maggiore, un palazzone gigante con interni bianche e attrezzature nuove. In realtà la mia visita sarebbe stata il 16 aprile ma mi hanno chiamata per anticipare la visita dato che avevano dei buchi.
L'ecografo era Mr. Risata. "Guardi qui? Questo è l'esofago. Deglutisca!"
Glump.
"Ecco ha visto? Quella bianca era saliva!"
Risate ecografiche a parte il mio nodulino si è ingrossato di 2 mm passando dai 6 mm del 2010 agli 8 mm di ora. Secondo l'ecografo non dovrebbero togliermelo prima che arrivi al diametro considerevolissimo di 1 cm. La verità è che dovrebbero levarmi tutta la tiroide prima o poi ma spero si possa rimandare.
Mi sono trovata bene a fare gli esami qui, mi manca solo il mio endocrinologo ma per una volta l'anno posso salire su.
Ogni mattina, dalle 5 in poi circa, Maya corre all'impazzata avanti e indietro facendo cascare qualsiasi cosa lasciata sui tavoli e trascinando il cadavere in giro per casa. Stamane ho sentito un grosso botto e poi trascinare qualcosa. Come quasi sempre mi sono alzata per vedere cosa stava succedendo. E Maya aveva buttato giù dallo scaffale una bottiglietta di amuchina. In più stava giocando col mio pennello per labbra spingendolo con le zampe e, mistero mistero, sono sparite le pinzette.
Rimango in attesa di un miracolo che le faccia rispuntare in qualche angolo della casa prima di rinunciare e ricomprarle.
Canzone del giorno: Dude (I Totally Miss You) Tenacious D
04 aprile 2012
Un weekend impegnato (ma lavoro trovato!)
Ci siamo un po' stancati. Fry è una persona ordinata, molto più di me, anzi diciamo che sono io a trascinarlo nel baratro del disordine. Sabato però ci siamo messi sotto e abbiamo pulito. In parte.
Faccio presente che il nostro è un loft, o monolocale, una mansarda piccina insomma. Per quanto era in disordine siamo riusciti a sistemare solo la sala/cucina mentre la camera da letto è ancora sottosopra.
Abbiamo buttato tutta la spazzatura, abbiamo passato l'aspirapolvere ovunque, abbiamo tolto quel tappeto bianco che era diventato grigio dal lerciume che vi abitava. Abbiamo liberato uno dei due tavolini, messo a posto i libri rimasti in giro, sistemato il tavolino di vetro davanti al divano. Abbiamo persino comprato un mocio per pulire per terra, dopodiché siamo stramazzati morti sul divano.
E mi sono data a un po' di sano shopping. Quando ero piccina mi sarebbe tanto piaciuto avere una Polaroid. Però era un continuo "le pellicole costano troppo e non conviene", così mi convinsi di no. Ora sono grandicella, se spendo una ventina di euro ogni tanto per una pellicola non succede niente, così mi sono decisa. Galeotta fu anche una puntata di Scrubs in cui, uno dei protagonisti, per intenderci Ben, il fratello di Jordan, usa una Polaroid 450, a soffietto. In effetti io puntavo a qualcosa di simile però poi l'occhio mi è cascato su una Polaroid Land 1000 a soli 19.90 €, corredata di borsina originale. Fry è impazzito "prendila! a quel prezzo, anche se non funziona la teniamo così!". Così mi sono aggiudicata l'asta e ieri è arrivato questo magnifico gioiellino:
ed ecco la pellicola che è fuori produzione ma dei pazzi l'hanno ricreata e rimessa in circolo:
La pellicola è cara, 8 scatti sono 19 euro. Ma voglio dire, una volta ogni tanto si fa.
Le nostre prime due foto sono terribili, ma è ovvio, è un giocattolo e per ora lo prendiamo come tale:
Non contenta ho scovato anche questo gioiellino:
così Fry ha deciso di regalarmela per il compleanno. Questa usa pellicole diverse, ancora prodotte dalla Fujifilm. Qua c'è un video che fa vedere le pellicole utilizzate e anche il tipo di fotocamera (abbastanza grossino). Si tratta di pellicole diverse, a separazione, denominate peel-apart, ecco un video di come funzionano (le usavamo anche a scuola).
Domenica, invece, ci rimettiamo a correre. Avevamo saltato venerdì per via della spesa, sabato per via delle pulizie, ma domenica...
Il problema è che domenica c'era anche la fiera dell'elettronica, un posto dove puoi trovare mille cose a poco prezzo, 999 delle quali assolutamente inutili o funzionanti. Io sono riuscita a trovare una schedina microsd per il mio smartphone e un sigillasacchetti (che pare non funzionare). Fry ha preso una fascia portacellulare da braccio, per quando corre (purtroppo troppo grande per il suo braccio), e un portacellulare da auto che invece pare fungere per benino. Finiti i nostri giri e comprate le nostre cavolatine siamo tornati a casa, per uscire di nuovo a correre e poi doccia e via di corsa che domenica sera c'è stato il LAN party.
Dicesi LAN party un momento nel quale molte persone si incontrano, ognuna col proprio portatile e si gioca tutti insieme a un gioco su rete locale. Vietato non arrabbiarsi, bestemmie ammesse.
Ecco alcune foto:
Il gioco in questione era Call of Duty 4 che mai avevo visto. Indovinate infatti chi è morta 20 miliardi di volte riuscidendo a uccidere solo 4 volte. Esatto. C'est moi.
Ma la notizia più importante l'ho avuta oggi.
Mi ha chiamata la mia ex responsabile (di Firenze) dicendo che per loro è ok se torno a lavorare. Ma mi offrono solo un full time che io inizialmente avevo rifiutato, per via del troppo sbatti.
Però ad agosto termina la bella vita, ovvero l'indennità di disoccupazione. E almeno lì avrei un lavoro sicuramente fino a ottobre.
Per cui ho accettato. Ho chiesto solo se possono venirmi incontro con un minimo rimborso spese, e ora sto aspettando una risposta. Quindi habemus lavoro.
Dall'entusiasmo iniziale ora però sono un po' agitata. Tornerò a casa abbastanza tardi, partirò abbastanza presto. Quanto reggerò lo stress? Si vedrà.
Canzone del giorno: Happy Go Lucky Me Paul Evans
Faccio presente che il nostro è un loft, o monolocale, una mansarda piccina insomma. Per quanto era in disordine siamo riusciti a sistemare solo la sala/cucina mentre la camera da letto è ancora sottosopra.
Abbiamo buttato tutta la spazzatura, abbiamo passato l'aspirapolvere ovunque, abbiamo tolto quel tappeto bianco che era diventato grigio dal lerciume che vi abitava. Abbiamo liberato uno dei due tavolini, messo a posto i libri rimasti in giro, sistemato il tavolino di vetro davanti al divano. Abbiamo persino comprato un mocio per pulire per terra, dopodiché siamo stramazzati morti sul divano.
E mi sono data a un po' di sano shopping. Quando ero piccina mi sarebbe tanto piaciuto avere una Polaroid. Però era un continuo "le pellicole costano troppo e non conviene", così mi convinsi di no. Ora sono grandicella, se spendo una ventina di euro ogni tanto per una pellicola non succede niente, così mi sono decisa. Galeotta fu anche una puntata di Scrubs in cui, uno dei protagonisti, per intenderci Ben, il fratello di Jordan, usa una Polaroid 450, a soffietto. In effetti io puntavo a qualcosa di simile però poi l'occhio mi è cascato su una Polaroid Land 1000 a soli 19.90 €, corredata di borsina originale. Fry è impazzito "prendila! a quel prezzo, anche se non funziona la teniamo così!". Così mi sono aggiudicata l'asta e ieri è arrivato questo magnifico gioiellino:
Ecco la borsina:
La pellicola è cara, 8 scatti sono 19 euro. Ma voglio dire, una volta ogni tanto si fa.
Le nostre prime due foto sono terribili, ma è ovvio, è un giocattolo e per ora lo prendiamo come tale:
Non contenta ho scovato anche questo gioiellino:
Domenica, invece, ci rimettiamo a correre. Avevamo saltato venerdì per via della spesa, sabato per via delle pulizie, ma domenica...
Il problema è che domenica c'era anche la fiera dell'elettronica, un posto dove puoi trovare mille cose a poco prezzo, 999 delle quali assolutamente inutili o funzionanti. Io sono riuscita a trovare una schedina microsd per il mio smartphone e un sigillasacchetti (che pare non funzionare). Fry ha preso una fascia portacellulare da braccio, per quando corre (purtroppo troppo grande per il suo braccio), e un portacellulare da auto che invece pare fungere per benino. Finiti i nostri giri e comprate le nostre cavolatine siamo tornati a casa, per uscire di nuovo a correre e poi doccia e via di corsa che domenica sera c'è stato il LAN party.
Dicesi LAN party un momento nel quale molte persone si incontrano, ognuna col proprio portatile e si gioca tutti insieme a un gioco su rete locale. Vietato non arrabbiarsi, bestemmie ammesse.
Ecco alcune foto:
Il gioco in questione era Call of Duty 4 che mai avevo visto. Indovinate infatti chi è morta 20 miliardi di volte riuscidendo a uccidere solo 4 volte. Esatto. C'est moi.
Ma la notizia più importante l'ho avuta oggi.
Mi ha chiamata la mia ex responsabile (di Firenze) dicendo che per loro è ok se torno a lavorare. Ma mi offrono solo un full time che io inizialmente avevo rifiutato, per via del troppo sbatti.
Però ad agosto termina la bella vita, ovvero l'indennità di disoccupazione. E almeno lì avrei un lavoro sicuramente fino a ottobre.
Per cui ho accettato. Ho chiesto solo se possono venirmi incontro con un minimo rimborso spese, e ora sto aspettando una risposta. Quindi habemus lavoro.
Dall'entusiasmo iniziale ora però sono un po' agitata. Tornerò a casa abbastanza tardi, partirò abbastanza presto. Quanto reggerò lo stress? Si vedrà.
Canzone del giorno: Happy Go Lucky Me Paul Evans
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