21 agosto 2012

La giornata dell'impiegato.

Ore 7: suona la sveglia.
La spengo e la faccio suonare dopo 5 minuti.
Ore 7.05: suona la sveglia.
La spengo e la faccio suonare dopo 5 minuti.
Ore 7.10: suona la sveglia.
Penso seriamente di non andare al lavoro. Sto male? Non mi pare. Ho una visita? Nemmeno. Ho già preso dei giorni di malattia e ciò è sempre malvisto dall'azienda? Ovviamente sì.
Rotolo malamente giù dal letto con la mia solita manovra da acrobata che mi permette di atterrare su tutte e due le zampe.

Ottimizzo i tempi.

Prendo la Brita e riempio il bicchiere di acqua fresca.
Riempio una bottiglietta da mezzo litro di acqua fresca e la metto nel frigo. Questa bottiglietta me la porterò al lavoro e ogni pipì sarà una scusa per controllare un po' il telefono e riposare il cervello.

Riempio di nuovo la Brita con acqua del rubinetto.
Sono le 7.15.
Riempio il bollitore con acqua della Brita.
Apro il cassetto e prendo le pastiglie. Controllo che giorno è.
Dispari? Devo prendere 75 mg di Eutirox quindi rompere la pastiglia da 50 a metà e riporre una metà dentro il blister. Poi prendere un'altra pastiglia da 50 mg intera. Pari? Bastano solo 50 mg.

Prendo il Nolvadex.

Prendo il matero e ci metto dentro la erba mate. Copro con la mano e scuoto. Posiziono la bombilla. Accendo il gas per scaldare l'acqua.

Sono le 7.20.
Vado in bagno a fare pipì o cacca o entrambe. Bidet.
Mi lavo le mani.

L'acqua è pronta, riempio il matero. Mi siedo sul divano e cazzeggio su internet mentre sorseggio la yerba mate. Le riempio tre volte e poi decido che è abbastanza.

Sono le 7.40.
Butto la erba dal matero e lo sciacquo. Sciacquo la bombilla. Vado in bagno. Mi lavo denti, ascelle, faccia.
Mi metto le lenti a contatto.
Mi metto la crema contorno occhi alla rose mosqueta. Poi la crema all'aloe sul viso.
Mi spazzolo, metto crema per capelli mischiata ad acqua.
Mi deodoro e profumo.

Sono le 7.50.
Ormai è tardi per truccarsi. Metto velocemente la matita nella rima interna dell'occhio e il mascara. Se riesco anche il top coat.

Mi vesto velocemente. Mi metto le scarpe. Prendo la bottiglietta d'acqua dal frigo e la metto in borsa.

Sono le 8.05. Vado alla fermata del bus. Il mio collega Salvo passa a prendermi in scooter alle 8.25.

Ho paura del motorino quindi quando ci sto sopra penso a qualsiasi cosa. Leggo tutti i cartelli, le targhe, osservo la gente che passa. Arriviamo al lavoro e sono le 8.35.

Cominciamo alle 8.45.
Alle 8.41 le mie colleghe e i miei colleghi coscienziosi gridano "Andiamo" alla ciurma che attende in saletta d'aspetto.
Io cazzeggio per un altro minuto.

Alle 8.44 mi siedo alla mia scrivania, tolgo la bottiglietta dell'acqua dalla borsa, mi infilo le cuffie e mi collego con mio nome utente e password al terminale.

Arriva la prima chiamata.
Prego perché un tornado scoperchi il capannone.

Arriva la seconda chiamata.
Prego perché un'alluvione ci faccia scappare a gambe levate.

Arriva la terza chiamata.
Prego perché saltino tutte le linee telefoniche e così possiamo andare a casa.

Arriva la quarta chiamata.
Smetto di pregare e mi ricordo che non esiste nessun dio a cui rivolgersi.

E così via, tutti i giorni.

E alle 13, o alle 19.30, sprint finale.

Mi ricorda qualcosa.

4.30 di notte

Domenica e mercoledì due gite in montagna. Non ve le descrivo, anche se i posti sono stati belli. Il secondo in particolare, molto toccante.


Più che altro che sogno stanotte.

E' un'avventura simil "il signore degli anelli". Quindi sono in compagnia in mezzo ai boschi ma non ricordo con chi. Ci troviamo a un certo punto in una sorta di grotta dove ci sorprende un cavaliere a cavallo di un essere gigante e nero, con le zampe di cavallo ma la stazza dell'elefante e il muso somigliante a quello di un ippopotamo. Pare però imbizzarrito e il cavaliere è in difficoltà. Così lo aiutiamo a mettere ko l'essere gigante (il mostro) e il cavaliere ci risparmia la vita. Chiedo se per ottenere una simile bestia hanno per caso incrociato un cavallo con un ippopotamo ma mi dicono che è stato incrociato "qualcosa" (non ricordo) con un fungo.

Strano, penso.

Continuiamo il nostro cammino. Forse ci sono dei mostri, non ricordo. So che ci mettiamo a dormire in una specie di scuola, ma non ne sono sicura. Era comunque una stanza vuota con una porta. Mi sveglio durante la notte (nella realtà ultimamente mi sto svegliando spessissimo. Sempre intorno alle 4.30. La cosa buffa è che mi sveglio e penso "no, non devo guardare l'ora" ma poi la curiosità prende il sopravvento ed è sempre quell'ora, minuto più minuto meno). Mi sveglio perché qualcosa mi ha svegliato. Qualcuno è entrato nella stanza. E' una ragazza con gli occhi neri, anche la sclera è nera. Apre la porta ma non entra, se ne va. E' come se pensassi "ci hanno scoperti".
Mi sveglio di nuovo perché sento qualcosa. Mi stanno iniettando del liquido nero nelle vene del braccio destro. E' sempre quella ragazza. E penso: "Ora sono contaminata".

Mi riaddormento.
Mi sveglio di nuovo ed è rimasto un piccolo buchino nero sul braccio. Ma non avverto gli altri dell'accaduto.

Presto divento anch'io come quella ragazza. Occhi nero, sclera nera. Presto le mie braccia si trasformano in lame scure e taglienti. Credo però di aver fatto qualcosa per i miei compagni, invece di fare loro del male.

Ho trovato, in questo sogno, alcune cose bizzarre. Alcune cose spiegabili. Alcune cose che mi portano indietro. Alcune cose del presente immediato.
E poi ci sono io. Un eroe o un mostro?
Ai posteri l'ardua sentenza.

20 agosto 2012

Stanotte ho sognato di avere una figliola.

Premetto di non desiderare figli. Per mille e uno ragioni che ora non sto a spiegarvi.
Una in particolare sì.

Si diventa genitori per scelta: siamo esseri umani, non capre della thailandia. Quando la gente mi dice che è "naturale" fare figli, vorrei rispondere che in natura e per alcuni animali è anche normale mangiarli.

Comunque nel sogno io ho questa figliola, che partorisco senza sudore, senza dolore (mha), è una femminuccia. E le do' un nome.
Che non ricordo.

Però questa bambina appartiene al passato. E' la bambina di una storia del passato.
Così torno dal mio passato per chiedere un parere sul nome della bambina, perché mi sembra giusto che il padre biologico abbia questa opportunità.

Poi nel sogno questa bambina muore.

E io dico che forse è stato meglio così.

E stamattina mi sveglio angosciata, c'è "la" domanda che mi ronza in testa, e la risposta non è 42.

Non so se è questa la vita che voglio fare. A dir la verità non so nemmeno che vita voglio fare. Forse non voglio vita, semplicemente.

09 agosto 2012

Speranza minima o assenza totale

La differenza tra un call center di passaggio e un call center in cui ti assumono è la differenza in termini di speranza.

In un call center di passaggio, paradossalmente, hai molta più possibilità di fare carriera. Nessuno ci vuole rimanere, c'è tanto ricambio e più gente va via e te rimani, più hai possibilità di finire a fare il team leader, per esempio, e staccarti un po' dal telefono. In un call center di passaggio c'è più speranza. Speranza di trovare altro, di non bloccarti lì, e per chi rimane di cercare di salire i gradini sociali che ci vengono imposti sin da piccini.

In un call center dove assumono invece c'è poco ricambio. Il/la responsabile è sempre lo stesso. Ti senti morire dentro in un lavoro che non da' sbocchi, sei lì e sempre sarai lì. L'unica alternativa è trovare altro. Ma che fai? Lasci un lavoro fisso? Sin da piccino ti hanno imposto di trovarti una posizione, un lavoro fisso, farti una famiglia, casa con giardino e cane che fa la guardia, macchina grande, vacanze in famiglia, pensione accettabile.

E un gran peso nel cuore.

E' davvero questo quello che vogliamo? Lavoro fisso, casa di proprietà, vacanze in famiglia, figli. Oppure non abbiamo il coraggio nemmeno di dire a noi stessi che questa vita ci fa schifo, che non vogliamo nessuna di queste cose, che vogliamo sporcarci i piedi di fango, mollare tutto, le convenzioni, le ideologie inculcate, che il cane non lo vogliamo in giardino ma stretto nel nostro letto. Quanto siamo vigliacchi con noi stessi?

07 agosto 2012

Objects in mirror are closer than they appear

Ovvero: come preparare un buon mate.

Da qualche giorno mi è presa la fissa del mate. Comprato il matero (ovvero la tazza in cui si beve il mate), la bombilla (caratteristica cannuccia con dei fori sul fondo per bere il mate senza ingerire i pezzetti di foglie) e ovviamente la yerba mate, ho cominciato a cercare in giro notizie su come berlo e prepararlo. In Argentina è come il nostro caffè, ma forse ancora più radicato.
Le persone si portano il thermos pieno di acqua calda e le foglie di mate per poterlo bere in giro, in compagnia, al parco o dove vogliono.

Non è come il the per gli inglesi, non penso che si portino in giro il thermos per berselo in qualsiasi dove.

E' una cosa che fa parte di loro.

E' cominciato da quando un'amica ha postato un link in cui spiegavano quali erano i vari tonici naturali, e sugli effetti che davano. Nella lista c'era anche la yerba mate, una cosa che io ho sempre snobbato perché già non amo il caffè e mi era sempre stata proposta come bevanda amarissima, peggio del caffè, troppo eccitante. In realtà no, contiene mateina, simile alla caffeina, ma gli effetti, almeno per me sono diversi.

Il fratello di Fry vive a Buenos Aires e ha adottato la yerba mate nella sua vita. Così ho deciso di farmi spiegare da lui il corretto metodo di preparazione di un buon mate.
Lo scambio di battute, in chat, è stato questo.
Lui: "Se conoscete qualcuno che vive in Argentina e può spiegarvi per bene come si fa un buon mate siete a cavallo"
Io: "bhe io avrei una specie di cognato che vive lì.."
Lui: "Ottimo, potete chiedere a lui"
Io: ".... ehm saresti tu!"

Su Skype mi ha spiegato per bene come si fa.
Innanzitutto bisogna curare il mate, ovvero il contenitore in cui si berrà il mate. Questo vale solo per i contenitori porosi, come quello dell'immagine sopra (che poi è il contenitore tradizionale).

Si deve riempirlo di erba mate e acqua e lasciarlo riposare 24h. Poi si svuota e si ripete, usando pure la stessa yerba mate e si fa per qualche giorno. Io l'ho fatto per due giorni ma molti consigliano una settimana.

Passato questo periodo si può cominciare a gustare il mate.
Si riempie per 3/4 circa del suo volume il matero, si tappa con la zampa, si gira e si scuote. Tipo shaker, tipo Shakira, come volete dirlo ma si scuote. Nel rigirarlo però si esegue un movimento lento, in modo che il mate si disponga in una geometrica discesa e lasci una zona "vuota" in cui andare a inserire la bombilla. Si versa in quel buco, proprio accanto alla bombilla, un po' di acqua tiepida, non calda in modo che la yerba mate cominci a rilasciare il suo aroma nell'acqua.
Poi si versa l'acqua calda.
Calda ma non bollente, diciamo sugli 80°. Come fare a capire quando l'acqua raggiunge la temperatura giusta? Non si può. Io aspetto di sentire un mezzo rumorino di acqua che non bolle ma staquasiper.
Si versa l'acqua e una lieve schiumetta vi farà capire che il mate è pronto e potete berlo tramite la bombilla.
E' amaro? Un po' ma mai come il caffè. Quando cerco di bere il caffè senza zucchero mi vengono i conati di vomito, la yerba mate sa di the senza zucchero, the un po' più amaro. Bevete fino a sentire il classico rumore di "mate finito" e riversate sopra acqua calda. Io la riempio per tre volte circa, alla fine la yerba mate assorbe così tanta acqua che non c'è molta bevanda.

L'effetto che fa è davvero rinvigorente. Sveglia senza dare batticuore, da' energia per riprendere la giornata. E' un toccasana in questo caldo periodo in cui non hai voglia nemmeno di alzarti dal letto. Lo bevo al mattino mentre cazzeggio al pc prima del lavoro e in pausa pranzo quando sono a casa.
Giudizio? Promosso. Mi piace di più del caffè. Il problema è reperire la yerba mate.
Il primo pacco l'ho acquistato online insieme a matero e bombilla. Ho trovato una bottega equa e solidale che ne vende ma è brasiliana e il fratello di Fry mi ha spiegato che il sapore è un po' diverso perché ci sono solo le foglie e non anche i piccioli come per quella argentina. Vi saprò dire.
Intanto spero di essermi spiegata per benino e buon mate a tutti.

Canzone del giorno: L'estaca Lluis Llach

02 agosto 2012


Vorrei poter dire che non ho tempo per fare altre cose. Leggere, suonare, scrivere o rimettermi a studiare java. Un'oretta di tempo l'avrei anche, di sera. Ma sono così stanca che l'unica cosa che riesco a fare è cazzeggiare un po' sul web. Mi chiedo anche: come farei a cercarmi altro, con questi orari?
Sono un po' demoralizzata.

Ora, vado.

30 luglio 2012

la mia vita rubata

E' un periodo in cui parlo solo di lavoro quindi vorrei parlarvi d'altro.


Ok, non ho molti argomenti, del resto il lavoro mi impegna fino alle 19.30, spesso mi fa incazzare fino al mattino dopo, e non a torto.

Stamani mi chiamano, era un problema piuttosto grave. Da un cliente c'erano i vigili perché pare gli avessimo venduto un lotto invendibile. Ovviamente lui era sfavatissimo.
Ovviamente io ero impanicata.

La responsabile era a fare colloqui, il capoturno non rispondeva. L'attesa aumentava e io non sapevo che fare. Quando parlavo col cliente lui era sempre più sfavato.
Finché non torna la responsabile. Le racconto i fatti ma sono agitata, la mia speranza è che lei, essendo responsabile, prenda in mano la situazione. Almeno la chiamata. Ma no. Dopo due controlli mi sbotta "Certo, se tu avessi chiamati i **** ci saremmo risparmiati tanto tempo".

Sapete quella tonnellata di mattoni che ti cascano addosso all'improvviso? Ecco.

E oggi pomeriggio altro problemone, irrisolvibile sia da me che dalle mie colleghe. Lei era appoggiata alla porta di uscita e io metto in attesa il cliente e mi avvicino alzando il ditino per avvisarla che avevo una cosa da chiederle. Lei mi sorride e, pensando che mi fossi alzata per chissà quale altra ragione, mi sorride (ma con un sorriso da presa di culo) e mi dice da lontano "Prima rispondi al telefono", perché un telefono squillava e noi siamo obbligati a prendere anche le chiamate degli altri digitando una serie di tasti. Io rimango come una merda col mio post it con gli appunti che avevo preso e mi tocca fare il giro delle scrivanie per andare da lei a dirle che c'era questo problema.

Stamani tralaltro è stato un incubo. Stavo per scoppiare in lacrime e mollare tutto.
Una mia collega è corsa in bagno in preda a un attacco di panico.

Non ci si può far fregare la vita così.

28 luglio 2012

Non so se avete visto il film recente "Fuga dal call center". Ecco, io sì. Per curiosità. Una cagata, recitazione pessima, trama inconsistente, flashback incomprensibili e umorismo... bhe guardatelo va.
Parla di un ragazzo laureato in vulcanologia che non trovando lavoro nel suo ambito, finisce in un call center. In questo call center sono praticamente tutti laureati, e sul pc hanno un cartello con la propria specialità. Vulcanologo, o filosofo, o biologo.

Ecco.
Ieri, al lavoro, una ragazza che si è trasferita qui da un'altra città mi si avvicina per presentarsi. Ma poi conclude con un "la responsabile mi ha detto che tu arrivi dall'892424.

Mi sono sentita come nel film. Un cartellino addosso.

Sono stanca di questo posto. Ma tengo duro, non sarà per sempre.

23 luglio 2012

Oggi=Domani

Se avevate dei dubbi sull'esistenza di uno spazzolino in pelo di tasso, bhe posso anche levarveli.
Quando ho ricevuto questa richiesta ho messo il muto al microfono per farmi qualche sghignazzata ma è durata ben poco. Esiste davvero.
Mi fa un po' schifo, è come se usassi il pelo di Maya per lavarmi i denti. E non credo che si mettano a rasare i tassi. E chissà che usino i tassi e non le pantegane.

Ma come si realizzano i gelati? Posso darvi qualche delucidazione.
"Vorrei una vaselina alimentare da mettere nella macchina dei gelati"
io: "Ma per caso si tratta di un olio di vaselina?"
"No no, è proprio la vaselina unguento ma per uso alimentare!"
Non credo farò una scorpacciata di gelati.

Ma ancora: "Mi servirebbe un apparecchio portatile per il trasporto dell'adrenalina. Un mio cliente deve andare all'estero in bici e ha bisogno di un frigo per portarsi dietro l'adrenalina in modo che si conservi"
Ma andare da Mediaworld no eh?

Ore 11.55: "Ahhh non è arrivato il pacco che doveva arrivarmi alle 12, non è possibile, bisogna che facciate qualcosa, è già la seconda volta questo mese, io qui ho gente che aspetta!"
Ore 12, io: "Signora è arrivato il pacco?"
"Ah sì sì grazie!"

E poi: "Mi può passare una sua collega? Se no facciamo notte"
Viva la pazienza. Ma anche: "Ah queste telefoniste di passaggio prese per il periodo estivo..."

Per non parlare degli ordini che arrivano a ondate. Ci sono dei giorni in cui lubrificanti e vibratori vanno a manetta, giorni in cui i gambaletti hanno la meglio e giorni in cui, come oggi, van di moda i pettini antipidocchi.

E detestiamo tutti insieme le pubblicità, che incrementano le vendite di Bio-oil (un poutpourrì di oli che potete comprare a meno dall'erborista o usare l'olio d'oliva), colluttori con nomi simili a province del Sud.
No ma parliamo del bio-oil che finora non sapevo cosa fosse. Pare sia miracoloso per le cicatrici, per le smagliature, per le discromie dermatologiche e via dicendo. Ah gli spot.
Ma non sapete che l'olio di rosa mosqueta, comprata dall'erborista sotto casa, fa meglio e costa meno? E non ha quei fastidiosissimi profumi.
Ho appena controllato l'INCI e fa talmente schifo che conviene cospargersi di olio di oliva. Idratare, idrata. E non contiene profumi né paraffina.

Sono stanca, non riesco ad alzare gli occhi dal monitor, o scambiare due chiacchiere con la mia compagna di sventure seduta accanto a me. Mi fanno sorridere i miei amici di fermata, ogni giorno uno nuovo, come l'omino del Bangladesh che mi ha dato 19 anni e poi si è lamentato a raffica degli altri extracomunitari che rubano o spacciano droga "In germania non ci è questa schifezza, mandare tutti fuori loro. Sbagli e sei fuori. Qui invece niente".
O la donna marocchina che ha subìto un intervento e doveva farsi rimborsare il biglietto aereo per il marocco. O la carinissima ragazza albanese che lavora in hotel e che ha un bambino cui ha dato il nome di questa zona, Emiliano.

Tutto questo per non pensare. Che domani sarà una giornata uguale ad oggi.

21 luglio 2012

Non ci sei più

Ciao Guido,
stanotte ti ho sognato. Sono arrivata a scuola con C.B. te la ricordi? Dai, a me faceva morir dal ridere.
Comunque.
Sono a scuola perché cerco degli attrezzi per disegnare. Ai tempi della scuola c'erano due posti dove potevo acquistare questo tipo di articoli. Geotecnica (che ora non esiste più) e Artegrafica. Ma io nel sogno sono a scuola, come se esistesse un banchetto da qualche parte per poter comprare quello che mi serve. Sono lì ma C.B. non c'è più; c'è mia mamma. Cosa strana dato che mia mamma non è mai venuta a scuola, forse una o due volte a parlare con i professori.
Ma non era una di quelle cose che amava fare.
In ogni caso.

Sono lì che acquisto non so cosa. C'è un banco di legno scuro un po' tarlato. Anzi ora che ci penso tutta l'aula è di legno scuro. E ti vedo seduto lì, che ridi e scherzi con altri ragazzi.
Allora mi avvicino, rido e scherzo con te, ti parlo. Ti racconto della mia vita, le novità, è una vita che non ci si vede.
Poi mi rendo conto.
Che non sei più vivo.
Che non ci sei più.
Comincio a piangere. Gli altri ragazzi si girano a guardarmi. Mi inginocchio, chiudo gli occhi e poggio le mie mani sulle tue ginocchia, e a occhi chiusi ripeto che è tutto un sogno. Che non ci sei, non ci sei più. Che sei morto.
Apro gli occhi e sono da sola nell'aula di legno scuro, non ci sei davvero più. Non c'è più niente.

E questo sogno mi ha messo una tristezza così forte che stamani sono scoppiata in lacrime.

18 luglio 2012

Il mio problema coi legami

In questo post voglio parlare di tante cose.

Yerba Mate.
Innanzitutto la mia nuova scimmia (stavolta non troppo costosa) che riguarda il rito della yerba mate. In Argentina ne bevono un sacco.
Chi può aiutarci a preparare un buon mate? Mio cognato che vive in Argentina.
E che mi ha detto:
"Immagino che abbiate qualche amico argentino che può darvi qualche dritta"
io: "Eh sì ci sarebbe una specie di cognato"
lui: "perfetto! potete chiedere a lui!"

io: "... V****, come si prepara un buon mate?"

Ho trovato un sito che vende tutto a poco. Serve la tazza (ricavata da una zucca), la bombilla (una cannuccia di metallo con filtro apposito per non fare passare le foglie di mate) e, ovviamente la yerba mate. Pare che aumenti la concentrazione come fa il caffè, ma non è così concentrato e non ha gli stessi effetti collaterali. Posso prepararmi una bella tazza di yerba mate prima di entrare al lavoro, per svegliarmi un pochino. E nel weekend con Fry per svegliarci insieme.

Il mio lavoro
E' successo che ieri ho visto un annuncio di lavoro in cui cercavano una figura per un magazzino nel comune in cui lavoro. Non penso che ce ne siano tanti, anzi sono quasi certa che si trattasse dello stesso magazzino. Così ho mandato il curriculum. Ho pensato che se mi avessero chiamata sarei potuta rimanere lì ma facendo un altro tipo di lavoro, pagato anche meglio.

Oggi la responsabile mi si affianca proprio mentre mi arriva una chiamata. Io non sono così impedita, ma quando ho qualcuno accanto mi rincretinisco. Così chiede a tutte le persone che sono accanto a me se sono libere. "Cosa ti serve?" le chiedono.
"Mi serve Carla".
Ecco, penso, ho fatto qualche megacagata e ora mi sbattono fuori. Mi chiudono in una celletta e gettano la chiave.
Il mio collega mi dice di passare a lui la mia chiamata, mi alzo e vado via con lei.
Le dico, in modo scherzoso, cosa ho fatto di tanto grave.
"Niente, il direttore aveva piacere di parlarti"
"Allora l'ho fatta davvero grossa, non farmi stare in pensiero. E' una cosa brutta?" sempre in tono scherzoso.
"Vogliamo rapirti"

La cosa buffa è che la mia responsabile, forse per il tipo di lavoro che fa, sorride raramente. Ma con me lo fa, lo ha fatto anche durante il colloquio. Penso proprio di piacerle molto anche se non so perché. Forse perché le sembro un'artista, come mi disse al colloquio, forse perché a pelle le vado a genio. Tant'è.

So che il direttore del personale non viene molto spesso perché sta in un'altra città. Mi vuole parlare.
Oddio, vuoi vedere che hanno saputo della mia candidatura per quell'altro posto? Ma che strano, era per un'agenzia interinale. Magari ne sono venuti a conoscenza. Ecco lo sapevo, ora mi buttan fuori.

Così arrivo, stringo la mano al direttore. La mia è ghiacciata, un po' per l'agitazione, un po' per l'aria condizionata dell'ufficio.
Mi siedo e attacca a parlare. A parte i segreti aziendali e i "questa conversazione non è mai avvenuta" mi dice che sono molto contenti di me, che hanno intenzione di tenermi e che non accetteranno le mie dimissioni. Non ho dato le dimissioni, ovviamente, ma il tutto è stato per dirmi che vogliono tenermi. Pare che la mia responsabile abbia detto al direttore "Carla non si tocca" e io sono abbastanza lusingata. Hanno chiamato solo me dei nuovi assunti e questa cosa me ne fa intuire altre due. Ci saranno dei cambiamenti, ma io rimarrò lì.

Quando alfine esco e chiedo alla mia responsabile se si parlerà di un'assunzione in azienda, mi risponde con un "bhe, vediamo dai". Non ha detto no. Per cui potrebbe anche essere.

Quando torno un mio collega mi chiede se ho parlato col boss. Faccio cenno di sì con la testa. Mi dice che solo i migliori parlano col boss, che era capitato anche a lui e che si vede che sono brava e spigliata e imparo in fretta.
E succede sempre così, alla fine mi sento legata. E ora con tutta questa dimostrazione di fiducia, per quanto possa sembrare stupido, mi sentirei una traditrice ad andarmene. Così sono tornata, con l'ego gonfiato e un peso nel cuore.
Perché lo so che ora smetterò di cercare, almeno per un po'.

Poco dopo essere tornata, la mia collega tatuata ha annunciato alla responsabile di non lavorare più con noi. Venerdì sarà il suo ultimo giorno. Sono contenta per lei, spero che abbia trovato qualcosa più "terra terra" come si definiva. E spero che la gratifichi tanto.

INPS
Tanto per cambiare in pausa pranzo ho chiamato l'INPS.
E' una lotta contro i mulini a vento. Praticamente il 30 maggio sono andata di persona all'INPS a dichiarare che dal 4 giugno avrei cominciato a lavorare. Ho chiesto mille volte se tutto andava bene e il modello salcazzo56bis era compilato correttamente. Mi hanno dato anche una ricevuta su  cui era scritto il numero di protocollo.
Indovinate? Qualche giorno fa ho ricevuto l'assegno di disoccupazione per il mese di giugno.
Oggi li chiamo per comunicare il disguido e mi dicono che devo tornare alla sede di zona.
"Ma come? Sono venuta prima di cominciare a lavorare proprio perché poi non avrei avuto più tempo. Non riesco a venire in sede proprio perché, come ho dichiarato il 30 maggio, sto lavorando".
Mi ha tenuta in attesa un bel po' e poi ha detto che avrebbe aperto una pratica e sarei stata richiamata. Ma sento bruciore di culo anche se ancora l'inculata non c'è stata. Vedrete che mi toccherà andare comunque in sede. E poi parliamone. Di quell'assegno di disoccupazione il 5% veniva trattenuto dal patronato che mi aveva fatto la pratica. Parliamone. Quel 5% da me non lo avranno mai.

Canzone del giorno Immi Ruah Renato Zero

15 luglio 2012

Il mio pezzo di universo

E' stato tanto tempo fa, forse ai tempi dell'apertura di questo blog e forse lo scrissi anche nelle pagine di questo blog, ma non trovo più il post.
Mi trovavo in centro, in via garibaldi?, quando un piccolo sconosciuto dall'aria buffa mi ha avvicinata donandomi un "pezzo di universo". Trattasi poi di un pezzo di puzzle. Ero con Pinguino, ed ero tutta contenta. Stringevo in mano il mio pezzo di universo, passeggiavo con colui che era il mio fidanzato su una nuvoletta rosa verso il mio futuro.
Ma il dramma era in agguato.
Misi dentro al libro che stavo leggendo, il "Malleus maleficarum" il mio pezzo di universo. Ma dimenticai il libro dentro la PinguinoCar.
Quando Pinguino mi riportò il libro il mio pezzo di universo al suo interno non c'era più. Forse nel prendere il libro il pezzo di universo era caduto, forse lo avevo smarrito io.
Sta di fatto che non avevo più il mio pezzo di universo, il mondo andava a rotoli, la mia nuvoletta rosa era svanita e io ero, anche se può sembrarvi stupido, triste.
Mi era spiaciuto averlo perso.

E arriviamo ad oggi. Io e Med, mio compagno del corso Java, siamo andati in giro al Balon. Per chiacchierare, per fare un giro, per vedere chissà quale nuova macchina fotografica (che infatti abbiamo trovato e Med me l'ha regalata, un affare: 5 euro)


Si avvicina un tizio piccoletto con una sorta di cappello da pescatore. "Ti regalo un pezzettino di universo".

Gli dico che ci eravamo già incontrati. 6-7 anni prima. Che mi aveva già donato un pezzo di universo, ma purtroppo lo avevo smarrito. E mi era spiaciuto tanto e sono contenta di averlo reincontrato.
Mi dice come trovare il sito internet scrivendomi dietro al pezzettino del puzzle un piccolo indizio:



Mi dice che nonsoquantimila pezzi sono in giro, che lui ha distribuito. Mi parla del suo regno di fantasia. Si chiama Graziano. Mi chiede chi sono nel mio mondo di fantasia e dico che sono un elfo. Poi mi chiede il nome nella mia vita reale. Mi chiede il segno zodiacale e fa uno sguardo di disapprovazione quando scopre che sono Toro. Allarga le braccia e mi abbraccia. Sono al Balon, nel cuore del mondo, con uno sconosciuto che mi abbraccia. E questo calore umano, di uno sconosciuto, mi fa sentire bene.

Tante cose mi fanno sentire bene.

Anche l'amicizia di Med mi fa sentire bene, e quella di Andrea, incontrato dopo tanti anni e che oggi sono andata a trovare in centro.

13 luglio 2012

Sola coi miei pensieri (in prima classe)

Sono in viaggio per Torino. Fry sarebbe dovuto scendere dai suoi ma non se l'è sentita. Si è sentito male e ha rinunciato.
Mi sento fortemente in colpa perché so che la causa è mia, perché lui sarebbe voluto partire con me. Ma quando gli ho detto che volevo salire e avrei comprato i biglietti non aveva opposto repliche. Non ci aveva pensato.
Sto pensando che se avessi rinunciato a questo viaggio (perché ho proprio bisogno di rivedere Torino, foss'anche per un giorno) lui si sarebbe sentito in colpa, e si sarebbe generata una spirale di sensi di colpa che avrebbero portato lui a stare peggio, e me a sentirmi frustrata perché la mia rinuncia non sarebbe servita a niente.

Quindi sono qua, in mezzo ai miei pensieri, che mi chiedo se ho fatto la cosa giusta e non mi do' pace.

Se non altro ho vinto un posto in prima classe, la carrozza era rotta e mi hanno spostato qui. E sono l'unica della carrozza.

Sola coi miei pensieri.


10 luglio 2012

In un modo o nell'altro

Ieri ho chiesto una mattina, questa di oggi, di permesso. Mi sono recata nella tana del lupo, mesta mesta. "Ciao, scusa..." è la mia formula per chiedere qualsiasi cosa, ma anche per affermare qualcosa. Anche per mandare affanculo.
"Ciao, dimmi."
"No ecco, volevo chiederti la mattina di domani come permesso, devo andare a **** a ritirare la macchina"
Mi guarda come se le avessi chiesto un rene. Si mette le mani tra i capelli e guarda in basso, come fa chi sta pensando a come risolvere un problema. "Sì, siamo abbastanza incasinati qui".

In effetti il flusso di chiamate è mostruoso, è probabile che lo avessero sottovalutato.

Continua: "No, però certo, se devi andare a prendere la macchina non puoi fare altrimenti"
L'impressione è quella di una persona che sta per scoppiare in lacrime "Chiamerò qualcuno per sostituirti perché qui non ce la facciamo"
"Ok, grazie"

Torno in postazione e mi sento in colpa. Mi sembra di aver fatto danno a qualcuno e mi spiace per la collega che dovrà sostituirmi.

Ma qual è stato il percorso di una persona che nel suo primo lavoro per chiedere permesso mandava email di questo tipo:
Ciao, volevo informarti che domani non sarò presente in azienda
Alla formula implorante di cui sopra?

La risposta è complessa ma abbastanza chiara. L'incertezza di un futuro lavorativo e il ricatto con cui ti mantengono sul filo del rasoio, il giudizio degli altri (onnipresente, in tutti) perché c'è questa idea che il lavoro è al tuo servizio e non il contrario, che tu sei al servizio del lavoro. Lasciandoci la tua vita, il tuo tempo. Il tempo, la cosa più preziosa che hai.

E i permessi sono un tuo diritto.
Le ferie sono un tuo diritto.
La mutua è un tuo diritto.

Ti fanno credere che devi fare qualsiasi cosa per tenerti stretta quella conca sulla seggiola che con tanta fatica hai plasmato. E non che sono loro che devono tenere una persona valida e non rischiare che vada via.

E oggi siamo andati a prendere la macchina e pensando a tutte queste cose questo assurdo senso di colpa me lo sono fatto passare.

La nostra macchina, una 147 1.9 JTD è meravigliosa. Ed è tutta nostra. Abbiamo fatto un piccolo finanziamento (la macchina è costata 2500 euro) e il proprietario (in realtà l'ex utilizzatore perché il vero proprietario è suo padre) ci ha lasciato questo biglietto sul sedile...


Ovviamente noi non abbiamo nessuna intenzione di correre, ma ammetto che il fischio del turbo mi riporta un po' indietro e non mi spiace del tutto.

Oggi di nuovo dermatite alla palpebra dell'occhio sinistro quindi niente trucco, ma vi posto le foto per farvi vedere quanto sono ancora più bianca dopo un altro antigiallo fatto ieri.

Questo è il colore che voglio.

Per il lavoro, come sempre, è una gran bella merda. Ma se non altro mi sto risollevando e sto cercando altro. Non voglio ammuffire lì.




Canzone del giorno: One Way Or Another Blondie

08 luglio 2012

Dolce Maya








Pure i miei sogni

Lo devo dire: il mio lavoro non mi piace. Ci vado con quel senso di angoscia, sto male a pensare di passare un'altra giornata così. 8 ore al telefono, con quella pausa lunghissima che però col bus si accorcia, uscire tardi, tornare a casa tardi, non avere tempo per me, per noi. Sentire che una giornata è finita e un'altra sta per cominciare, senza sosta. Il lavoro che mi mangia il tempo, quello che ho sempre evitato e detestato, il lavoro che mi mangia la vita e gli affetti, il lavoro che regola il battito del mio cuore e la mia ansia.
Martedì pomeriggio sono stata male. Mi sentivo debolissima, avevo un po' i lucciconi, quella sensazione brutta di debolezza alle gambe, testa confusa e annebbiata. Nausea.
Mi sono detta che forse era un po' di stanchezza, dovuta a questi ritmi in cui io non esisto più, che forse con una bella dormita tutto sarebbe passato.
Così torno a casa, anche Fry sta male e difatti nella notte ha un attacco di panico. Al mattino successivo la mia situazione è peggiorata: mi sento debolissima, non riesco a reggermi in piedi. Prendo un integratore ma la cosa non migliora. Così dico alla mia responsabile che non sarei andata al lavoro perché non stavo bene e che le avrei fatto sapere quanti giorni mi avrebbe dato il medico.

Con due facce che nemmeno i condannati a morte hanno, io e Fry ci siamo presentati dal dottore per chiedere un paio di giorni. Lui per attacchi di panico e io (cito testualmente) per stato astenico.
Ma il dottore non era molto convinto che io stessi male, e notavo il sorrisino sotto i baffi che non ha, quelle rughe del giudizio.
Vorrei che facessi tu, mio caro dottore, il mio lavoro. Tu guardi un po' di vecchietti al giorno che chiedono ricette per le stesse cose. Sono gli stessi vecchietti che tratti male perché pensi che non capiscano le tue indicazioni.
Provaci tu a stare nel mio alveare, con l'ape regina che osserva con quell'espressione cupa e in posizione strategica, nell'angolo dove tiene il suo alveare sotto stretto controllo.
Provaci a tu a sognare di chiedere una mattina di permesso (cosa che devo fare perché martedì mattina andiamo a ritirare la macchina) e sentirti dire "Assolutamente no, non ti devi schiodare da qui". Questo lavoro mi sta rubando anche i miei sogni.
Venerdì mattina sono tornata al lavoro. Giovedì ero già rinata ma venerdì mattina al pensiero di dover tornare lì ho di nuovo sentito la stessa stanchezza. Una mia collega, la collega tatuata, nuova di zecca, sta cercando altro. Non le piace per niente.

Un ragazzo che è stato preso lunedì in sostituzione di un altro (che non ha accettato il rinnovo) anche lui non si trova bene. Ma, come me, lo fa perché non ha altro.
Guardo gli annunci e non trovo niente per me. Non perché sono difficile, ma perché cercano competenze diverse. La verità è che non so fare nulla. E spero di non essere destinata a fare questo per tutta la vita.

Se sono lamentona? Sì, per una volta sì. Non mi sono mai lamentata di niente, ho fatto sempre tanti lavori e tutti diversi e facevo ogni cosa mi venisse chiesta. Persino lavorare allo sportello al pubblico è stato meno pesante. Non trovo nessun umorismo, nessuno sbocco in quello che faccio qui. Persone che lavorano lì da 6 anni e fanno sempre la stessa cosa. Mi chiedo come abbiano fatto.

Che poi nonostante le premesse, con i miei colleghi mi trovo molto bene. Sono gentili e disponibili e con me hanno tanta tanta pazienza. Un mio collega ieri mi ha riaccompagnata a casa, c'era sciopero dei bus, mi è bastato un cenno e mi ha detto di sì. La ragazza che lavora dietro di me è dolcissima ed è molto simpatica.
E ora ho il patema di chiedere questa mezza giornata. Sono sotto ricatto del contratto a termine e sono l'unica che è stata in mutua due giorni e ha preso un'altra mezza giornata di permesso per andare dal medico. Sì lo so, sono stata male. Ma il male non fisico non viene preso in considerazione in questa società dove l'unico motivo per assentarti dalla tua comodissima sedia con rotelle e la tua lindissima scrivania è una febbre a 40°. E sei un po' più sfortunato, qualcosa di più grave.

I miei capelli sono diventati finalmente bianchi. Il trucco? Tanta pazienza.






Canzone del giorno: L'eccezione Carmen Consoli

03 luglio 2012

Il passato viene a trovarmi sotto forma di sogni, durante la notte. Mi sveglio angosciata, non so più cosa fare, non so più chi sono. Mi chiedo se il sentiero boscoso che sto seguendo possa diventare una strada cementata e dritta.
Ma è davvero quello che voglio?

01 luglio 2012

'Na Macchina

A raccontarla non ci si crede.
Come ben sapete già siamo stati fregati da un concessionario che ci stava vendendo una macchina con 100000 km che in realtà ne aveva quasi il doppio e lo abbiamo scoperto grazie alla prontezza di Fry che ci aveva visto lungo mentre io, boccalona, ero convinta che questa indagine fosse assolutamente superflua.
Ieri pomeriggio ci spostiamo da casa per andare a vedere un'altra macchina. Decidiamo di prendere il taxi.
In Italia c'è una sorta di tabù a prendere il taxi, pare sia spocchioso e da snob ricconi. A dir la verità è comodo. Costa ma è comodo. In termini di tempo il risparmio è notevole (circa 45 min vs 15 min). Io ne ho presi in passato e sono avvezza ai taxi. Quando dovevo andare in ospedale e stavo malissimo e il bus non era il mezzo migliore, oppure quando arrivavo col treno molto tardi in stazione e bus ce n'erano pochi, o ero carica come un mulo, lo prendevo ogni volta.
Comunque arriviamo dall'altra parte della città e Fry chiama il tizio per avvertirlo che ci siamo.
Sento Fry al telefono che dice "Venduta? Ma come venduta? Eravamo d'accordo di vederci oggi, potevi almeno avvisarmi".
Ieri eravamo tra lo scazzato e l'incazzato, un po' demoralizzati dalle persone. Ora siamo di nuovo in cerca. Forse oggi ne andiamo a vedere una in un'altra città.
Del resto noi vogliamo solo 'na macchina.

30 giugno 2012

Lo stallo

Fino a qui, tutto bene.
Mi sbizzarrisco a trovare dei lati positivi nel mio lavoro, del tipo che quando un giorno prenderemo un cane avrò tempo per portarlo a spasso. Del fatto che non ho contatti col pubblico. Di come i miei colleghi siano di buone chiacchiere.
Ma a volte un po' mi scoraggio.
E' come immaginare di essere su questo palcoscenico per una parte grandiosa e invece rimanere sempre dietro le quinte e comparire sul palco solo per fare il servo di scena. Ogni tanto mi riprende il trip di rimettermi a studiare, ma non biologia no.
Mi piace ma non fa per me.
Penso a psicologia.
Mi chiedo se avrò il tempo e la costanza per lavorare e studiare, e allora rinuncio per un attimo per poi tornarci dopo. Vivo in mezzo a laureati e spesso mi chiedo se il loro giudizio su di me si basa anche su quello, sul fatto che non parliamo allo stesso livello. E' un problema che non mi sono mai posta. Sono sempre stata in mezzo a persone molto intelligenti ma allo stesso tempo molto semplici, che anche se laureate non mi hanno mai fatto sentire da meno.
So dentro di me che una laurea o un percorso di studi più approfondito non mi rende migliore di quello che sono, né più intelligente. Ma tant'è.

Lasciando stare un attimo le mie piccole paranoie, al lavoro sono esplose importanti novità. Era un tranquillo mercoledì, si stava sereni. Non attendevamo chiamate dai nuovi clienti del nordest, non ci sarebbero state fino a venerdì, quand'ecco che arrivano. Ho diversi amici del nordest che non sono così, ma le statistiche parlano chiaro. Per quando riguarda almeno la nostra tipologia di clienti il 70% di loro è indispondente e spocchioso. Non ringraziano mai, ma pretendono.
Fino a situazioni devastanti come dimostra la telefonata che ha ricevuto il mio collega "Mi scusi, mi potrebbe passare la sua collega meridionale? Prima ho dovuto riattaccare perché è entrato un negro".
Sì ha detto proprio negro.
Io quando sento questa parola provo un ribrezzo devastante, mi viene la pelle d'oca e la nausea. E' come se mi avesse detto "Mi scusi ma è entrato un frocio".
Finora con clienti di tutto il resto d'Italia non mi era mai capitato e uno ci mette poco a tirare le somme. Ma è sbagliato anche quello, generalizzare.

Comunque arrivano le prime chiamate del nordest e non siamo preparati. Come si gestiscono? Le tempistiche per le spedizioni? Si assistono a scene di panico collettivo. Telefoni che squillano all'impazzata, responsabili che corrono qua e là, gente che corre dall'altra parte della sala a chiedere aiuto.

Io ho fatto un paio di cazzate gravi ma non me preoccupo più di tanto.
Ieri ho fatto la visita medica. Il medico mi ha fatto alcune domande sulle malattie in famiglia. Io l'ho avvertito che sarebbe stata lunga.
Poi ha chiesto delle mie. Io l'ho avvertito che sarebbe stata ancora più lunga.
Ha fatto gareggiare i miei occhi ma ha vinto il destro. Il sinistro è sempre stato più tontino.

Ci sono novità sulla macchina. Alla fine la scelta della macchina era stata fatta. Fry era andato a vederla, gli era piaciuta, l'aveva provata, era tutto a posto. Poi ha voluto chiedere la visura al PRA. Per me era una cosa eccessiva, ma gli ho detto che se lo faceva stare più tranquillo non era un problema.
Si è scoperto, chiamando il vecchio proprietario (un'azienda) che la macchina in questione ha quasi il doppio dei km dichiarati. Immaginate lo sconforto.
Ora siam punto e da capo.
A volte ti sembra di girare in tondo e non arrivare mai a niente. Le giornate passano tutte uguali, l'aria è ferma, ti senti come se le tue gambe non si muovessero mentre il mondo ruota attorno così velocemente.
Troppo velocemente.

Canzone del giorno: Veloce Il Grande Omi


p.s. ho seri problemi con la lettera P della tastiera. erdonatemi se manca da qualche arte.

26 giugno 2012

All'emporio delle stronzate

Oggi ho chiesto un permesso di un'ora e mezza per andare dal dottore. Da quando mi sono decolorata i capelli e un po' della mia decolorazione è finita sulla palpebra dell'occhio sinistro, una micromillesima variante di dermatite mi impedisce di truccarmi.
Grave delitto.
Considerate che è una settimana che non mi trucco. L'ho fatto sabato e lunedì e in effetti non ho fatto che peggiorare bruciore e prurito. E' per questo che decido di andare dal doctor Hitler.
Quindi mi appresto ad andare dalla responsabile, mesta mesta, per chiedere il permesso. "Ciao, posso chiedere un'oretta e mezzo di permesso per andare dal dottore?"
Mi guarda con aria indispettita, più o meno lo stesso sguardo che fece ieri quando mi chiese di fermarmi  per leggere meglio la scritta sulla mia maglietta degli Skiantos: Campagna contro la droga, città favorevolissima, per cui un po' mi cago addosso. "Sì, va bene." risponde. Ma poi aggiunge "Prenditi pure tutto il pomeriggio". Sudore freddo, non è che mi sta licenziando? Modalità paranoia mode on. "Tanto è inutile che fai avanti e indietro". Fiuu', non mi lascia a casa ma mi agevola le cose.

Quindi alle 13 esco da lavoro, torno a casa, mangio i miei fantastici cibi precotti (ah, il mondo del precotto e del surgelato), e penso: massì, quasi quasi faccio anche un altro paio di commissioni. E fu così che mi ritrovai in banca a chiedere un preventivo per l'assicurazione di una macchina che ancora non abbiamo, ma non si sa mai.

La ragazzotta lavora probabilmente lì da ieri, ma io sono paziente. Del resto proprio oggi una cliente, riattaccando, ha detto chiaramente al suo collega "questa qui non capisce niente", riferendosi a me. Ecco perché sono così paziente. E poi la ragazzotta è gentile, si vede che sta cercando di fare buona impressione. Intavola un discorso sul lavoro, sui finanziamenti e su quanto sia difficile ottenerli, scherziamo sulla mia precedente assicurazione e mi svirgola due preventivi che dire cari è dire poco.

Mentre ci accingiamo in questa difficoltosa operazione compare una vecchia (le vecchie bolognesi sono un po' come le sciure torinesi. Se le avete viste potete immaginare il genere) con in mano un mazzo di banconote da 50 €, avrà avuto almeno 1000 € in mano, che dice "Siete ancora aperti?"
La ragazzotta fa cenno di sì e la vecchia va a sedersi. Contando i soldi e parlando da sola. Sì sì, parlando da sola. Era una cosa inquietantissima.

Uscita da lì vado dal medico. Non so se vi ricordate il casino che mi aveva fatto con delle impegnative. Praticamente non capiva una sigla che aveva scritto il mio medico per delle analisi del sangue, scritta che ho poi compreso io soltanto digitandola su google.
Bene.
Vado in questo studio medico che non è il solito in cui mi presento. Si trova in un posticino inculatissimo e la sala d'attesa è un corridoio strettissimo. Mi siedo e attendo. Ci sono solo due persone sedute.

Ma ne arrivano altre.

Io sono assorta nella lettura del mio libro finché mi viene difficile non seguire la diarrea verbale espressa da questo individuo informe il quale dopo aver informato una vecchietta, che da ora chiamerò la nonnina, dei progressi sulla sua dieta (progressi tanto vantati quanto invisibili a occhio nudo) cerca di approcciare una bella signora abbronzata venezuelana, che chiameremo la venezuelana. A questo corteo di mere cazzate partecipo io, e altre signore. La silenziosa, che si limita ad annuire, la straniera (perché si dichiara tale) e il vecchio che litiga col medico (il quale gli urla contro, tanto che si sente fuori dallo studio).
L'omino in questione di merita l'appellativo di palletta. Non dovrei, dato che il nomignolo è simpatico e non troppo offensivo, e non rende giustizia a quell'agglomerato di ciccia e cazzate e presunzione che è questo signore. Che poi avrà la mia età.
Dopo il vanto della dieta espresso con la nonnina, arriva la venezuelana. E lui vuole dare sfoggio della sua mascolinità macha tutta italiana. "Straniera? Spagnola?" Dice. La venezuelana, che in cuor suo è molto dolce e carina, vorrebbe mandarlo a cagare, prevedendo l'instradamento che prenderà la conversazione, ma sorride e dice "No, venezuelana".
"Ah" dice lui "ha il fisico da surfista" (sarebbe un complimento? chissà). Peccato che non si ferma e continua: "Ma come fa a stare qui? D'inverno fa tanto freddo". Lei non sa che rispondere, evidentemente imbarazzata dalla sua idiozia. Ma la nonnina lo interrompe "Guarda che anche lì fa freddo, solo che le stagioni sono invertite".
Lui, invece di sprofondare in un vergognoso silenzio, continua.
"Bella l'Italia eh?"
Non sapevo se ridere o piangere. Ma la venezuelana che è così gentile, risponde: "Sì io mi sono trovata bene da subito"
"Eh", incalza lui, "qui ci sono le Alpi, gli Appennini, montagne alte 5000 mt (ve lo giuro ha detto proprio così), il mare, l'Italia è proprio bella. E anche gli italiani!"
Lo osservo. Non è rotondo. Ha il grasso della pancia che scende come un paio di tette scese, coprendogli in parte l'inguine. Ah e ovviamente ha le tette.
Penso che no, gli italiani non sono tutti belli.
La venezuelana sorride imbarazzata.

E poi non so come parte con la pippola delle donne. Sta di fatto che qui ho partecipato alla discussione.
"Perché qui in italia sono le donne a scegliersi gli uomini, vedi io? Vengo sempre rifiutato. Eppure non sono così brutto"
No hai ragione, non sei brutto. Sei un roito.
Cala un silenzio imbarazzato e la nonnina dice "Ma no, quello non c'entra".
"No perché io ci provo ma le ragazze italiane sono così. Invece a Londra, eh a Londra, dopo 10 minuti già ero a letto con una ragazza"
Ho quasi i conati.
"Qui invece, bhe io ce l'avrei anche la fidanzata. Ma ha 48 anni, potrebbe essere mia madre, la voglio anche cambiare".
Mi prudono le mani, e dico "Bhe certo se le tratti così le donne difficilmente ne troverai una"
"Eh ma no che c'entra, io mica le tratto così. Io non mi drogo, non fumo, non bevo, sono un bravo ragazzo ma non trovo nessuna"
Sì ma sei un roito. E pure stupido. E pure arrogante. Cerca, cerca.
"Non ti viene da pensare che forse hai un brutto atteggiamento e la prima impressione che fai non è proprio bella? Mica puoi generalizzare. Non è che le donne italiane sono difficili. Si vede che il tuo approccio non funziona"
La vecchietta incalza: "E' sbagliato"
La silenziosa annuisce.
La straniera commenta "Io sono straniera e mica è vero che le ragazze italiane sono così"
E io "E' ovvio che se esci e chiedi a tutte se ci stanno ti dicono di no"
"Eh ma io cosa devo pensare di una ragazza di 30 anni che si concia come una di 20 ed esce a ballare? Che vuole divertirsi"
Pure maschilista.
"Guarda che magari vuole divertirsi con le amiche, bere e ballare e stare tranquilla. Mica vuole cercarsi l'uomo, scusa!"

Come avrei voluto dirgli che è un cazzone. Ma non ho potuto. Il suo punto di vista è che le donne sono tutte stronze perché lui ci prova ma loro non ci stanno. Senza contare che è impegnato e, cosa più agghiacciante... "La mia ragazza ha una figlia bellissima, ogni tanto ci butto l'occhio eh, non che posso farci qualcosa, però è proprio bella"

Meno male che tocca a me entrare dal dottore perché davvero mi viene da vomitare.

Entro e dico che ho questo fastidio alla palpebra, forse dermatite, che prude, brucia ecc.
Mi guarda.
"Sarà il sudore"
mhm.
"Sì, solo che è lì da una settimana e non è passato"
"Non so cosa dirle"
Ma i medici non dovrebbero darti le medicine per farti stare meglio? Una ricettina no eh?
"Bhe le volte scorse mi era capitato e il dottore mi aveva prescritto un po' di pomata al cortisone"
"Ah, ma un dermatologo?"
"Bhe no, un medico di famiglia"

La sua faccia hitleriana si fa perplessa.
"Bhe sì del resto direi che una pomata al cortisone può andare bene. Poi se l'ha già usata con successo..."
"Ma senta, dice che devo fare attenzione a non farla entrare nell'occhio?"
"Ah bhe no magari ci fa solo attenzione..."
"Mhm, magari uso un cotton fioc"
"Ecco, sì brava, un cotton fioc è l'ideale"
Non ci posso credere.
La prossima volta chiamo il mio ex medico di famiglia, mi faccio dire al telefono cosa è meglio e torno da lui a farmi prescrivere i farmaci. Questo dottore è devastante.

E dopo questo post lunghissimo vi lascerei con una canzone ma in questo periodo le canzoni sono mille. Vi devo aggiornare sul lavoro, e su altre faccende incresciose.
E grazie ancora di leggermi.

23 giugno 2012

Ce la farò a pubblicare un altro post, eh? Siate fiduciosi...

17 giugno 2012

La mia disavventura del canile, e una Woodstock impagliata

Sabato mattina, non lavoro. Ahhh che bello. Le persone normali che fanno? Dormono, si rilassano, fanno shopping. E noi?
Ovvio che no, vi paiamo normali noi?
Fry è riuscito finalmente ad accordarsi con la psicologa con cui si vede appunto sabato mattina. E io, bhe volevo andare al canile di Calderara di Reno a portare a spasso dei cagnolini.

Venerdì sera guardo su Google Maps la fermata a cui devo scendere e vedo questa fermata:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Ottimo, trovo la fermata del bus, gli orari i cazzi e i mazzi.
Il sabato mattina ricerco l'indirizzo e trovo un altro posto ma non me ne accorgo.
Così memorizzo la nuova fermata (anche perché avevo perso memoria di quella del giorno prima e proprio non mi sono accorta che si trattava di un altro posto):


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Quindi prendo il mio bus, arrivo alla fermata e sono nel niente. Immaginate nel niente? si tratta di una specie di statale. Comincio a camminare tornando indietro, su bordo strada con macchine e camion che mi sfrecciano accanto. Purtroppo l'asfalto non c'è quindi cammino sull'era secca e alta concentratissima per non cascare, pena il cascare sulla strada e la morte finale.
Non scherzo.

Cammina cammina, arrivo a un allevamento di cani barra centro di addestramento chiamato dog's university. Secondo la mappa avrei dovuto camminare ancora un po' e poi attraversare come un riccio impaurito la strada, prendendo una traversa che, a occhio, mi pareva andare verso il nulla.

Quindi il mio intuito mi suggerisce di andare verso questa Dog's University a chiedere informazioni. Entro attraverso un cancello aperto, mi avvicino a una rete oltre la quale un cucciolo di pastore tedesco era affiancato per essere addestrato. Ci sono tre persone e il cane. Gesticolo e grido (con la mia vocina che non si sente manco a morire): "Scusate..."

Uno dei tre alza spallucce e indica la persona che porta il cane, come a dire "non possiamo venire siamo impegnati", così mi allontano un po' mesta.
Ma sento "Signorina!"
Mi avvicino e chiedo dove si trovi il canile, mi chiede se sono a piedi (come se si trattasse di una follia) e mi dice che il canile si trova a circa 4 km di distanza. Se già fare un centinaio di metri in quella condizione era stato quasi impossibile vi lascio immaginare la mia reazione alla scoperta di dover affrontare 4 km così.

Così torno alla mia mestaggine verso l'ingresso del centro d'addestramento. Che fare? Posso chiamare il canile e farmi venire a prendere, attendere due ore sotto il sole che ripassi il bus per il ritorno (sì due ore), o chiamare un taxi e tornare a casa.

Chiamo un taxi.

A Torino, e penso in altre città, è possibile richiedere un taxi dotato di POS per pagare col bancomat. Chiamo (dopo aver provato un numero di Calderara che non andava) e lo richiedo. "Mi spiace, ma è possibile pagare solo con carta di credito e contanti".
Premesso che non tutti hanno la carta di credito e che con i contanti in pochi ci girano, ma come cazzo siete messi?
Va bene, gli dico comunque di venire poi semmai prelevo al volo in qualche bancomat. Poi mi viene in mente che forse dalla applicazione del telefono posso accedere al portale della mia banca e ricaricare da lì la mia carta di credito prepagata. Bingo.
E ancora una volta la tecnologia vince.
Il tassista mi riporta a casa e io mi sfavo un sacco perché non avevo previsto un piano B (come di solito faccio). Della serie, io vado ma se non trovo faccio questa o quest'altra cosa. Invece sono andata proprio lì all'avventura e la cosa non mi è garbata per niente.
Comunque dopo aver scritto al canile di questa disavventura, una gentilissima volontaria mi ha scritto privatamente, dandomi il suo numero di cellulare e dicendomi cosa fare esattamente la prossima volta. Se vado col treno mi viene a prendere in stazione. Decisamente gentile.

Il pomeriggio, dopo il pisolino di Maya e Fry, andiamo da un concessionario a cercare una macchina. A dir la verità penso che la compreremo da un privato perché costa meno, però almeno sedersi sul sedile e guardare come sono fatte.



E poi, bhe, ho avuto un'altra delle mie scimmie. Farmi i capelli bianco/argento. Su questo colore insomma:



Andiamo in centro in un negozio che vende roba per capelli. Mi danno il decolorante in polvere da mescolare all'ossigeno, più una tinta biondo cenere per tonalizzare il giallo che ne verrà fuori.


Chiedo anche uno shampooo antigiallo ma no, mi dice che per ora non vuole farmi spendere soldi, vediamo cosa viene fuori. Sì, penso io, poi devo andare io al lavoro con i capelli giallo paglierino.
Dopo la decolorazione e la tinta, con il cuoio capelluto in fiamme, questo è il risultato finale:


decisamente diverso dal video di cui sopra o anche da altre immagini cui aspiravo come ad esempio:


Pazienza. Sapevo che ci sarebbero volute delle decolorazioni e diverse tinte e che non era così facile come me l'aveva propinata il tipo. Oggi andrò al supermercato a comprare una tinta biondo platino, uno shampoo antigiallo se lo trovo e una maschera ristrutturante per i capelli che già sono mezzi morti.
In settimana comprerò la tinta della tipa del video e mi rifarò il colore nella speranza di annullare questo giallino terribile.

Nel frattempo dovrò sentirmi i commenti dei colleghi sulla mia testa gialla, commenti che proprio avrei evitato (quelli su una testa bianca li avrei accettati volentieri: del resto li volevo così!)

16 giugno 2012

Stand by me

Ieri è successa una cosa strana. Una ragazza, molto carina e gentile con me, ma purtroppo isolata dal resto della ciurma, è passata accanto alla mia scrivania, l'ha sorpassata, è tornata indietro, ha preso il mio quadernetto degli appunti e ci ha coperto il libro che tenevo sulla scrivania: "Fahrenheit 451".

Poi mi ha sorriso ed è passata oltre. So che non possiamo tenere accesi i cellulari (e nemmeno guardarli un attimo per controllare l'ora) o smanettarci su ma non pensavo che il mio libro potesse essere una minaccia nel mio ambiente di lavoro. La cosa strana poi è proprio questa: il libro parla di una situazione simile, in cui i libri sono proibiti, resi inutili e scomodi. Eppure non è che io mi metta a leggere tra una chiamata e l'altra. Sia mai.
Il libro è lì, perché leggo fino a un secondo prima di entrare in sala, è nella mia mano quando giro la sedia per sedermici sopra, è sulla scrivania quando mi siedo. Una presenza rassicurante, della serie: "Ok, so che dovrò resistere queste 8 ore, poi sarò di nuovo con te, fuori da questo mondo".

So che la mia collega ha voluto proteggermi, è evidente che se si è comportata così, un libro sulla scrivania non è ben visto. Mi ha lasciata perplessa.

Inoltre sempre ieri abbiamo conosciuto il megaipersuperdirettore del personale, arrivato apposta dal nord per conoscerci.
Incredibile vedere come alcune mie colleghe nuove di pacca scoppino in risolini nervosi a parlare con una persona un po' più in alto nella catena alimentare aziendale.
Persona che ci ha ricordato con parole meno dirette che siamo carne da macello, che faranno altre selezioni in questo periodo (di un mese) in cui siamo assunti a termine.

Ho sentito strane voci. Voci che non mi garbano affatto. Tengo occhi aperti e non mi faccio influenzare se no finisce che divento paranoica.
Voci di chi parla di altre persone che hanno lavorato lì che si lamentavano di non avere la pausa sigaretta, e che commentavano con un "si vede che non hai mai lavorato da nessuna parte" e alle quali avrei voluto rispondere "si vede che tu non hai lavorato in nessun posto al di fuori di questo, posti in cui i dipendenti possono prendere un caffè alle macchinette e magari fumarsi anche una sigaretta ogni tanto senza rischiare che una tua collega se la faccia addosso perché sei fuori da troppo tempo e si può uscire solo uno per volta"

Procedo, a rilento, un po' stanca, su una via che non sento mia.

Oggi ho scritto un bel pensiero, volevo condividerlo sul blog perché mi sembra che ciò che scrivo su i social si perda nei meandri di foto di tettone, video musicali, auguri di buon compleanno e invito a giocare a qualche gioco assurdo.

Bellissimo "stand by me". L'ultima frase "Non ho mai avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, chi li ha?" è più che vera.
Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12-13 anni. Persone con cui condividevo ogni istante, a cui raccontavo tutto, con cui dormivo, progettavo, sognavo.
Ricordo quando ci si raccontava di cosa si voleva fare da grandi, snocciolavamo i sogni senza sapere che invece saremmo stati inglobati da una società che corre troppo forte per poter aprire quel cassetto dove li abbiamo riposti, piegati con cura, per poi dimenticarli. Chissà se è troppo tardi per aprire piano quel cassetto, sbirciare un attimo, respirare l'odore, per poi riprendere la propria vita e lasciare che tutto torni nell'oblio, di quella lontana estate.
 Non ricordo nemmeno più dove si trova quel cassetto...
Ovviamente la canzone del giorno è Stand by me. Nemmeno ve la posto.

12 giugno 2012

Volti da scritturare, pittori e cinema mancati

Domenica, dopo il sabato lavorativo delirante e dopo una rilassante serata tra amici (ci voleva proprio) in cui ho imparato cosa è e come si pronuncia correttamente in pugliese la parola "tratturo" decidiamo di andare al cinema a vedere la trasposizione cinematografica di "Molto forte, incredibilmente vicino". Lo spettacolo delle 16, perché così possiamo poi anche fare due passi o tornare a casa e rilassarci se siamo scazzati.
Prendiamo i bus che ci portano al cinemino in centro ma al momento di scendere l'autista salta letteralmente la nostra fermata facendoci scarpinare un pochetto. Quindi già arriviamo al cinema al pelo.

La ragazzotta alla cassa ci dice che non ha modo di farci pagare col bancomat, per cui ci pensiamo un attimo. Se andiamo a ritirare i soldi facciamo ritardo spaventoso, mi scazza perdermi il primo quarto d'ora...

Quindi optiamo per fare due passi e tornare allo spettacolo successivo tanto c'è tempo. Mentre ci avviamo a piedi verso il centro mi fermo a guardare una vetrina con esposti degli acquerelli. L'artista, al suo interno, tra un fischiettìo e un canticchiamento, ci fa cenno di entrare. Così cominciamo a chiacchierare e mi fa un sacco di complimenti. Dice che è strano che non mi abbiano mai scritturata per un film perché ho un viso molto particolare, un po' etrusco. Va bhe.
Dice che sembro un'artista (e due), perché si vede che ho un occhio estetico e mi fa vedere alcune sue opere. Dopodiché vorrebbe venderci qualcosa ma ho solo 5 euro nel portafogli. Gli dico quindi che di più non posso dargli.

Così ci da' un acquerello, e poi ce ne regala anche un altro. Ci racconta della Puglia, di come è stato difficile emigrare al nord e anche se ha note lievemente razziste, capiamo che il suo è un riflesso. Perché, ci spiega "vedo in loro com'ero io".

Se potete andare a trovarlo sono sicura che potrete fare qualche chiacchiera interessante. Si chiama Matteo Cannarozzi.

Da lì procediamo per il nostro giro. Il centro di Bologna è chiuso al traffico nei weekend, in questo periodo e si può circolare liberamente per le strade. Però c'è poca gente, sono tutti a vedere la partita di calcio, e constatiamo come sia bello girare per il centro semivuoto. Compriamo un sapone da Lush, andiamo in farmacia a prendere le gocce omeopatiche e andiamo al Gamestop. Alla fine saicché? Non importa del cinema, il film me lo posso guardare anche in DVD. E' tanto che non facciamo un giro per Bologna, e questa tranquillità è rara.

Lunedì e oggi sono stati giorni particolarmente complessi al lavoro. Sono un po' stanca, totalmente disabituata al lavoro, dormo poco e male anche se prendo le goccine ValBiaPas per dormire.

Per quel che riguarda la macchina ci siamo messi l'anima in pace. Ho chiesto una mano a Chicco, un mio ex che fa il meccanico a Pescara e forse riesce a trovarci una macchina usata e sa valutarci la nostra. Stiamo guardandoci intanto in giro. Ho anche uno zio meccanico a Cologno Monzese che penso possa darci una mano.

Per quanto riguarda la mia Canon, ordinata il 30/4 e ancora non arrivata perché pare sia stata ritirata da qualcuno, l'austriaco che me l'ha venduta ha ricevuto una lettera dalle poste austriache e italiane che dovrebbe contenere la firma di chi ora possiede il mio gioiellino. Speriamo in bene...

Il terremoto? Ah sì, stanotte un'altra scossa. Ero sveglia, non che mi abbia svegliato, devo ricominciare a dormire meglio e a essere meno preoccupata perché sono stanchissima.

Proprio a causa del fatto che torno alle 20.20 a casa e se mi metto a cucinare si fanno le 21 e rischio di crollare dal sonno con la cena ancora sullo stomaco, io e Fry ci siamo invertiti i ruoli. Provvederà lui alla cucina mentre io laverò i piatti. Stasera mi ha preparato il cous cous ed era buonissimo!

Questa cosa in effetti mi solleva tanto, mi toglie un pensiero e chissà che stanotte non mi aiuti a dormire...

Canzone del giorno: Tomorrow's Dream Black Sabbath

09 giugno 2012

‎Anche se hai delle cicatrici, sei ancora bella. Le cicatrici sono i tatuaggi delle storie migliori.

Fahrenheit 1472

Mi è successa una cosa spiacevole quando sono andata a lavorare stamani. Passo attraverso il doppio cancello cum filo spinato che mi separa dall'edificio in cui lavoro (e il cui spazio pare proprio la striscia della morte del tristemente famoso Muro di Berlino) leggendo i cartelli che mi avvertono di annunciarmi perché c'è una guardia armata nel gabbiotto. Entro nell'edificio e saluto la guardia armata che prende pazientemente nota di chi entra e chi esce, salgo le scale e sento i miei colleghi di sopra ridacchiare. Io ho in mano il libro che ho appena cominciato "Fahrenheit 451" (tralaltro finora lo trovo stupendo, sono proprio curiosa di sapere dove va a parare). Quando però arrivo da loro smettono di ridacchiare e si fa subito un pesante silenzio.

Ora, non voglio essere paranoica, però da che mondo e mondo non smetti immediatamente di chiacchierare con una persona quando ne spunta un'altra. A meno che tu non stessi parlando di lei. E riprova di questo, appena mi sono seduta, una ragazzotta parlando di una ragazza che sta affiancando, dice "...pensa che a me ha detto Basta basta mi stai dicendo troppe cose mi fuma il cervello." E giù risate.

"Va bhe" continua un'altra "noi abbiamo affiancato altre persone, io ho affiancato lui (indica il ragazzotto che mi ha affiancato) che è proprio un altro pianeta".

Io continuavo a essere lì.

Improvvisamente la mia voglia di socializzare è svanita. Così mi sono rimessa a leggere. In quel mondo non ci sono grosse delusioni, se un libro non ti piace puoi sempre chiuderlo e cominciarne un altro.

Stavo riflettendo di come passiamo da una schiavitù a un'altra. Da disoccupati ci sentiamo inutili e infelici e speriamo di trovare un lavoro, poi lo troviamo e ci sentiamo schiavi e sfruttati. Il tempo a disposizione diventa minimo e anche se abbiamo due euro in più non ce li possiamo godere.

Comincio a pensare di aver messo da parte il mio ottimismo per una sorta di realismo con sfumature noir, quasi pessimiste. Poi stanotte non ho dormito, mi pare (e dico mi pare) di non stare passando un periodo felice. E anche peggio, anzi, di ricordare momenti gioiosi ma non ricordo quelli felici.
Qual è lo spazio tra gioia e felicità?

Canzone del giorno: War Pigs Black Sabbath

08 giugno 2012

Se potessi avere un verdone al mese

Mi piacerebbe parlarvi di una giornata tranquilla ma oggi è stato molto faticoso. Concentrazione a palla, mal di testa al pomeriggio, la voglia di mollare tutto e andare in un posto dove non devo uscire di casa alle 8.30 per tornare alle 20.20. Sì è vero, ho 3 ore di pausa, mi direte, dalle 13 alle 16. Ma in attesa del bus riesco ad arrivare a casa alle 13.40 e devo uscire di casa alle 15, calcolando che ci devo mangiare è poco più di un'ora. E poi stare appresso a chi fa gli ordini:

"Cerco un prodotto smacchiante per unghie dei piedi che non sia X ma che sia Y, se la può aiutare ha la confezione azzurra" e io che dal mio AS400 vedo solo una sfilza di caratteri bianchi o verdi su sfondo nero.
"Vorrei un prodotto che non sia una tinta ma che serva a fare ritocchi sui capelli, color castano, ah ma mi raccomando: che sia naturale" e io che continuo a vedere gli stessi caratteri.

Poi torni a casa e ti capita che la macchina che è in riparazione da più di un mese e mezzo e su cui hai investito ormai 3000 euro di altre riparazioni, forse costerà altre 800 euro di riparazioni, ma può essere che comunque anche montando un altro pezzo non si ripigli e allora che si fa? Si ripara o se ne compra un'altra? Ci si indebita per 4 anni?

Io non voglio indebitarmi, Fry non vuole stare senza macchina. Capita allora che la sera del mal di testa, in cui hai voglia di buttare all'aria ognicosa, in cui sai che domattina dovrai andare al lavorare nonostante sia sabato (lo so, tanta gente lavora di sabato) ecco, capita che quella sera scleri di brutto.
E porcodio.

E se mi fate notare che sono politicamente scorretta a bestemmiare occhio, stasera potrei mangiarvi vivi.

07 giugno 2012

Paranoid (ma non android)

Oggi ho preso da sola le prime chiamate. Dovete sapere che se già per me è difficile "comprendere" al telefono (ricordo che fatica le chiamate all'892424) è quasi impossibile capire una persona poco paziente che dall'altro capo mi sta ordinando 5 flaconi di ciprioxymidyanime (invento) in granuli, a basso dosaggio, per bambini, con l'etichetta azzurra e mentre io sto ancora scrivendo il codice del cliente mi infila altre cose tipo "ma che sia di questa marca e non di quell'altra" e poi ci infila subito dietro un altro prodotto. Mi sono agitata tantissimo.
Tant'è che mi sono girata verso un'altra ragazza nuova (è pieno di ragazze carine dove lavoro, più che un ufficio pare la sfilata di Miss Italia) e le ho chiesto "Come sta andando?" sperando di sentirmi dire "una tragedia, non capisco niente, mi impallo in continuazione, non si capisce un cazzo, sono stressatissima...".
Immaginate la mia faccia quando mi ha detto "benisssssssimo", con venti esse.
Bum, stavo quasi cascando dalla sedia. Per fortuna il ragazzotto che è entrato con me è agitato almeno quanto me e ogni tanto ci scambiamo sguardi tra il disperato e il compassionevole. "Come va?"
"Mha, insomma". Ecco già questa risposta mi rassicura del fatto che non sia una totale idiota.

Poi una ragazza si è trasferita alla scrivania accanto alla mia. Lavora lì da due anni e mi ha davvero confortata sentirla dire "mammamia ma sei velocissima per aver cominciato da lunedì".
La verità è che ho fatto solo affiancamento con misera formazione tra una chiamata e l'altra e il fatto di non sapere le cose mi agita. Cos'è una CA? E una BO? Quando la devo fare? Come trovo un numero di bolla?

Posso però dire che le mie colleghe sono molto molto carine, in tutti i sensi. Di solito le Miss Italia sono acide e cel'hosoloio invece queste ragazzotte sono spiritose, alla mano, sveglie. Che poi è questo quello che mi importa. Non mi interessa la paga o illavorodellamiavita. Voglio abbassare la cornetta e ogni tanto farmi due risate con la mia dirimpettaia e far passare veloce quelle 8 ore che mi separano dalla mia libertà (chiamata ormai ora d'aria per la sua breve durata).

Come prima giornata vera poteva andarmi peggio. E in ogni caso mi passa più velocemente lavorando che guardando cosa fa il mio collega (che essendo bravo è anche strasuperveloce e capisco nulla).

Ora mentre vado a dimenticare questa mezza giornata di puro terrore sotto la doccia, vi lascio in ottima compagnia con

la canzone del giorno: Paranoid Black Sabbath






05 giugno 2012

Bellincontri e my new job

Sabato è stata una giornata speciale, mi sono svegliata presto perché sono andata a Venezia per giracchiarla un po' ma soprattutto per conoscere Nega e Baffetto, suo marito! La pestifera gianduiotta d'importazione veneta che ho conosciuto su web grazie a Zion.

Già le premesse erano buone ma essendo io asociale dentro temevo comunque quei silenzi imbarazzanti del tipo ma che ci diremo, che faremo, 8 ore sono lunghe, e poi se non ci si trova?
Non ho fatto in tempo a pensare che il loro treno, nella mitica stazione di Venezia S.Lucia era in arrivo. Che dire? Sono due persone splendide e una coppia ancor più splendida, mi sono trovata così bene che spesso mi scordavo di guardarmi attorno ad ammirare le meraviglie della stupenderrima Venezia.
Nega è piccina e magrina, tanto che a prima vista si può pensare di avere a che fare con un donnino fragilino. Niente di più sbagliato, è una donna piena di energia e carattere! E Baffetto è un uomo follemente innamorato ed è bello che si veda (e soprattutto sono molto bravi a non farlo pesare alle persone che stanno loro accanto!).

Dato che a tutti e tre non piacevano i luoghi affollati, mi hanno portata in giro per posti semisconosciuti, con BaffettoCicerone che tra una battuta e l'altra raccontava la storia di questo o di quel posto.
Io ho portato con me la polaroid e ho fatto qualche foto in bianco e nero (e qualche altra foto a colori con la diana - ma per quelle ci vorrà tempo per svilupparle). Abbiamo pranzato con la vista sulla laguna, i gabbiani a pochi metri (mentre mangiavo il sushi... pessima idea?), io che mi sentivo in vacanza e senza pensieri, e già pensavamo al prossimo incontro in quel di Bologna (con la purtroppo assente giustificata Zion che questo sabato non era proprio riuscita a venire).
Venezia era ancora più bella, piena di angoli buffi e misteriosi. Con la vecchina tutta truccata che ordina il birrino, e la sua amica che si sgola chiamando qualcuno, e il loro cane vecchissimo con la lingua di fuori. Il mercatino delle pulci pieno di cose di vetro di Murano, e libri introvabili e invendibili.
Sono stata così bene che l'unica nota dolente è stata la partenza. Grazie ragazzi siete stati ospitalissimi e sono stata benissimo (cosa rara per una persona come me, credetemi!) e non vedo l'ora di far casino qui a Bologna.
Ecco una foto sul ponte degli scalzi, dove io e Nega siamo, ovviamente, scalze! E la gente ci guardava come se fossimo a rischio colera.



Ed eccone un'altra, molto carina (siamo o non siamo figherrime?)


Tornare a Bologna mi ha riportato bruscamente alla realtà. Lunedì, ovvero ieri, ho cominciato a lavorare. Il primo giorno è stato stressantissimo perché non avevo dormito e uscire dal lavoro alle 19.30 dopo aver sbadigliato tutto il giorno non è affatto bello.
Inoltre il ragazzotto che mi segue è bravo a spiegare ma è velocissimo: dovrei filmarlo e metterlo al rallenty per capire cosa sta facendo. F3 per uscire, F11 per vedere l'ordine, 5 per entrare, F12 per tornare alla pagina precedente...

Ho il cervello in gelatina, spero che migliorerà perché questi due giorni sono stati molto faticosi. Per di più sabato mattina lavoro quindi dovrò attendere la domenica per rilassarmi un po'...

Sto leggendo un libro interessante che vi consiglio. Non si trova in giro, quindi cercatelo online (ma non su ibs, non c'è) e si intitola "L'estetica del metallaro". Illustra il mondo metal sotto vari aspetti ma non tedia il lettore con la storia del metal (che ognuno può leggersi online) quanto piuttosto del metallaro. Chi è, come riconoscerlo perché, occhio, non sempre è vestito da metallaro. E che ne sapete? Potete essere metallari anche voi e non saperlo...

Canzone del giorno: Suicidio a sorpresa Elio e le Storie Tese

29 maggio 2012

Lo stai facendo nel mondo sbagliato

Avrei voluto scrivere tutt'altro post, ma non posso prevedere cosa capita di giorno in giorno.
Stamattina ho fatto un sogno strano. Premetto che ormai sento i terremoti anche di magnitudo 2.5, e ho una precisione stranissima nell'azzeccare la magnitudo. Dato che il sito dell'INGV viene aggiornato ogni 20 minuti circa (credo) e in ogni caso i terremoti non vengono segnalati all'istante, ogni volta che sento una scossina guardo l'orologio; per poter vedere se ho azzeccato la magnitudo o per vedere se si trattava di un vero terremoto o solo della mia immaginazione.
Stamattina sento il letto tremare. Ho gli occhi chiusi nel letto e la scossa è talmente forte da farmi sbattere i denti, stringo gli occhi nel pensiero che la cosa finirà presto ma poi mi accorgo di una cosa. Non è reale. Sto sognando. Apro gli occhi e guardo l'ora: sono le 6.11. Tengo a mente quell'ora per controllare poi con calma se si trattava di un sogno o se davvero una scossa così forte c'è stata.
Così verso le 8 guardo sul cellulare la app delle scosse (in questi giorni ci sono sempre scosse, non esagero dicendo che è un dondolìo continuo della terra, anche se la maggior parte, almeno qui a Bologna, non sono percepite) e vedo che alle 6.11 o comunque intorno a quell'ora non c'è stata nessuna scossa significativa.
Verso le 8.30 mi sveglio e cerco di alzarmi. Sono ancora nud.. ehm.. in desabillè quando, alle 9 sento che comincia a tremare forte. I mobili si muovono, la libreria si lamenta, il quadro appoggiato sul mobile casca, la scatola delle puntine da disegno pure, il gatto scappa sotto al letto e io rimango così, nud.. ehm in desabillè, a chiedermi se stare lì aspettando che finisca o a fare qualcosa.
Faccio qualcosa.
Che nel mio caso non si traduce con un "mi vesto alla meno peggio e scendo in strada" ma bensì "reggo la TV" che è la cosa che in quel momento trema di più.
La scossa intanto continua e solo quando termina mi accorgo che gli uccelli fuori stanno cinguettando di quel cinguettìo mattutino che si può sentire solo appena si alza il sole. Come se il tempo si fosse fermato d'un botto e il sole fosse rinato.
Fry prova a chiamarmi ma non ci riesce, le linee sono intasate, c'è stata paura e forse forse, lo ammetto, stavolta ho avuto paura anch'io.
Tant'è che leggo le notizie online ma poi mi vesto perché devo andare a firmare il contratto. Maya è ancora sotto al letto e mentre mi trucco squilla il telefono. E' O. da Torino che ha sentito la notizia alla radio ed è preoccupato perché ovviamente la radio e i tg sono catastrofici (il che va bene per le zone disastrate ma a Bologna è tutto ok e nessuno lo dice), quindi gli dico che ogni cosa è ok, mi racconta le ultime news e poi ci salutiamo. Una volta truccata e vestita, mentre controllo gli orari dei bus mi chiama la mamma di Fry, le spiego che è tutto ok ed esco. Quando sono quasi arrivata all'agenzia interinale decido di chiamare mia mamma. Lei non vuole chiamare per non disturbare ma so che è preoccupatissima. Così la tranquillizzo e mi ringrazia "tantissimo" per averla chiamata (essì era proprio preoccupata) e firmo il contratto. Poi vado dall'ottico a comprare le lenti a contatto per Fry e mentre sono lì arrivano due scosse forti quasi come quella di stamani (che alla fine era magnitudo 5.8) ma io non me ne accorgo. Arriva una commessa dal retro quasi in lacrime facendoci notare il dondolìo di uno specchio appeso. Essì c'è il terremoto. Comincia a piangere e va fuori dal negozio mentre le chiedo se ha bisogno di qualcosa (è visibilmente agitata) ma dice, tra le lacrime, di no. Torno a casa (dopo un altro paio di commissioni) e mi chiama C. da Firenze. Le dico che è tutto ok, di non preoccuparsi, ma lo sforzo per mantenermi calma e tranquillizzare tutto deve essere stato atroce perché mi viene un forte mal di testa e per poco non scoppio in lacrime. E' ovvio che un po' mi sono spaventata ma come al solito badando troppo a tranquillizzare gli altri mi sono dimenticata di tranquillizzare me stessa.

Una volta a casa (Maya era ancora sotto il letto) mi sono tranquillizzata, ho guardato una puntata di "The big bang theory" e non volevo più leggere di terremoti. Andando in giro per il centro mi pare si parlasse solo di quello, aggiungendo ansia a una situazione già ansiosa di suo.

Parlarne non li fa smettere. Per niente.

25 maggio 2012

Lush...amoci conquistare

Non amo il negozio Lush. Ogni qualvolta ci passo davanti tendo a cambiare strada, nauseata dai fortissimi odori che ne vengono fuori. Una puzza (profumata ma pur sempre puzza) immane. E non ho mai pensato di comprare dei loro prodotti anche se, recentemente, leggevo sempre più di ragazze che scrivevano recensioni fantastiche dei loro prodotti. Perché fatti a mano, naturali, efficaci, ecc...
Un paio di anni fa o forse più, una mia cara amica mi regalò un prodotto Lush: una sorta di gelatina/sapone da passare sul corpo sotto la doccia. Profumo splendido, ma un po' difficoltosa da usare (mi sgusciava ovunque). Le istruzioni dicevano di tenerla in frigo, forse per farla solidificare. Ma immaginate stare beati sotto la doccia bollente e passarsi una saponetta freddissima sul corpo?

Così la mia esperienza Lush è finita lì.

Qualche giorno fa leggevo sul blog di una ragazza, che seguo per i suoi makeup, della sua cura per le labbra. In effetti fa sempre foto delle sue labbra indossando i rossetti più disparati e pare davvero avere labbra perfette. Ho visto che usava un burro per labbra e uno scrub della Lush.
Va bene, mi dico, proviamoli.
Il mio problema con le labbra è che sono secchissime. Forse perché bevo poco, inoltre non le aiuto perché mi strappo le pellicine rendendole sanguinanti e ancora più secche.
Ho preso due prodotti diversi da quelli usati dalla ragazza, perché forse non li usano più, e mi sto ripromettendo di non torturarmi troppo le labbra, sperando di riuscirsi.
Poco fa ho usato lo scrub alla menta (che in realtà sono solo granellini di zucchero aromatizzati) dal nome "labbrividisco" e ho avuto la sorpresa immane di vedere le mie labbra quasi perfette. Ora ovvio, devo idratarle sempre e stare attenta a queste manacce schifose, però non male, dai.
Il burrocacao che ho preso (da usare sera e mattina, durante il giorno ne uso uno in stick che già ho) si chiama "baciami". Costicchiano, però va bene dai. Eventualmente prossimamente lo scrub me lo faccio io con olio d'oliva e zucchero.
Ora vado a farmi della mia droga, Dead Space 2. Shhht arrivano i necromorfi!

24 maggio 2012

Sismografi e allarmometri

Nel post precedente mi sono scordata di scrivere due cose fondamentali. La prima è che il nostro sismografo è la libreria. Balla infatti solo con terremoti di magnitudo superiori a 3.5.
L'allarmometro è invece il gatto. Se si muove la terra ma il gatto dorme tranquillo è tutto ok. La mattina di domenica era nascosta sotto al letto con la coda gonfia come un procione!