14 ottobre 2012

Londra - 2° giorno: Mind The Gap

2/10/2012

Svegliarsi è dura se non hai aggiornato il cellulare con l'orario inglese. E fu così che alle 6.30 la sveglia suonò. Dopo le giuste lamentele del consorte ci rimettiamo dormire un'altra oretta prima di passeggiare alla volta di Covent Garden.

Prima di ogni cosa, caffè. Cerchiamo sempre di specificare "molto ristretto" e a volte ce la facciamo. Il caffè costa abbastanza, 1,45 £ ma senza di quello non si carbura. Prendiamo la metro fino a Covent garden con l'intento di comprare un paio di enormi biscotti da Ben's Cookies.
Sono dei biscottoni enormi del diametro di circa 10 cm. Appena arriviamo alla stazione Victoria ci rendiamo conto che qualcosa non va, suona un allarme e una scritta lampeggiante invita i passeggeri della metro a non addentrarsi.
Le facce delle persone non paiono preoccupate, anzi, dev'essere cosa comune. Ci chiediamo cosa sia successo e quanto ci sia da aspettare.



Non ci scoraggiamo e decidiamo di prendere un classico bus londinese a due piani. Questo ci permetterà di vedere la città in superficie visto che con la metro non vediamo altro che il sottosuolo londinese. Prendiamo il bus numero 38 che ci porterà lì vicino e poi dovremo fare un piccolo tratto a piedi.



Una volta arrivati ci rendiamo conto che il mondo londinese comincia alle 10. Tutti i negozi, compreso Ben's Cookies sono chiusi. Persino il mercatino in piazza non si sveglia prima delle 10. Facciamo quindi una piccola colazione da Starbuck's e poi compriamo un paio di biscotti (mangiati solo alla sera) e cominciamo a passeggiare a Chinatown, passando poi dentro Green Park per arrivare a Buckingham Palace. Senza volerlo ci troviamo proprio nel mezzo alla famosa cerimonia del cambio guardia.














Dimenticavo. Londra è anche la città dei musical. Ce n'è di ogni tipo, per ogni cosa. Se Londra fosse Livorno ci sarebbe anche il teatro del Budello Di tu' Mà, per intenderci.
Andando più avanti e passando per un altro mezzo parchetto (con relativi scoiattoli) siamo arrivati a una piazzona in cui c'era un'altra cerimonia ma a cavallo. Le tradizioni!







Camminando camminando arriviamo a Trafalgar Square dove, oltre a godere della vista del Big Ben, troviamo ad aspettarci la National Gallery.








Non si può capire cosa sia la National Gallery (che tralaltro è gratuito, o meglio, a offerta libera) finché non ci finisci dentro. I famosi Girasoli di Van Gogh, dipinti per l'amico Gauguin, quadri di gauguin, Seurat, Monet, Mantegna, Botticelli. Nelle stanze era pieno di persone che disegnavano le opere. Non so se qui in Italia te lo farebbero fare.
Il giro è più veloce del previsto, le opere sono tante, il tempo poco. Siamo stanchi anche perché ci siamo svegliati male e all'orario sbagliato. Torniamo al Victoria Station per uno spuntino al Wasabi Sushi & Bento e andiamo a fare un pisolino. Non è da me, infatti ero abbastanza sfavata, ma eravamo stanchi e non saremmo riusciti a proseguire in queste condizioni.
Alle 16.30 ci svegliamo e dato che alle 17 chiudono tutti i musei, propongo di vedere qualcosa che non comporta chiusura. Andiamo quindi alla Tower of London (in verità un vero e proprio castello), poi passando per il Tower Bridge andiamo verso l'incrociatore ormeggiato sul Tamigi.










Mia riuscitissima imitazione di una gabbianella.





Da lì prendiamo di nuovo la metro per andare sotto al Big Ben e, dopo mia insistenza e vista l'improvvisa pioggia battente, andiamo a rifornirci di birra in un pub, il Red Lion, lì accanto.
Con mio grande stupore non troviamo turisti, ma solo londinesi. Evidentemente escono da lavoro, si fanno una birretta e vanno a casa (sono circa le 19, massimo le 20). Pertanto dopo cena si troveranno qui più turisti che altro.




Dopo la birra facciamo una pazzia e andiamo a Camden Town dove negozi chiusi ma molto pittoreschi mi mettono curiosità, mangiamo ottimi Taco sotto la pioggia e chiacchieriamo con un tizio ubriaco.
Questa sarà la nostra meta dell'indomani, ovviamente!

Londra - 1° giorno: Welcome

1/10/2012
La vacanza di quest'anno è stata un po' sofferta. Indecisione sulla meta (prima la Scozia, poi Berlino, poi le offerte non c'erano più e abbiamo ripiegato su Barcellona, finché all'ultimo momento non abbiamo deciso Londra. Deciso e prenotato), paranoie e paure, difficoltà economiche (poco dopo la prenotazione del viaggio un ramo di un albero ha deciso di staccarsi e cascare sul nostro parabrezza provocandoci ben 524 euro di danni).






Alla fine decidiamo comunque di andare. Disdire tutto vuol dire comunque perdere i soldi della prenotazione o gran parte. Ne vale la pena? No.
Facciamo un piano a tavolino, mangeremo con la mensa della mia azienda (un pasto completo costa 1 euro e per due basta perché comprende primo, secondo, contorno e frutta), per il resto mangeremo pasta che costa niente. Annulliamo le uscite e dovremmo essere a posto.

Arriva il fatidico giorno.




Londra voleva essere una mia meta qualche anno fa, e ora ce l'ho fatta. Partiti di mattina ma in ritardo, stipati come bestie (Ryanair ha pochissimo spazio tra un sedile e l'altro e Fry aveva le ginocchia in bocca porello), arrivati con le nuvole, seguite dalla pioggia battente e poi il sole, poi le nuvole, poi la pioggia leggera. La cosa buffa è che siamo arrivati, siamo usciti a cercare il bus Terravision che ci avrebbe portati in zona albergo ed era nuvoloso, siamo rientrati a chiedere informazioni, siamo usciti di nuovo e pioveva a dirotto. Prendiamo il bus, arriviamo a Londra e smette. Poi ricomincia di nuovo mentre cerchiamo l'albergo. La pioggia e il vento hanno reso difficile un compito che sarebbe estremamente semplice. Cercare il nostro hotel Easy Hotel in zona Victoria Station.

La stanza costa poco, ma è davvero un buco. Non sono mai stata in un posto tanto piccolo e claustrofobico. Non ci sono finestre, ma tre bocchettoni che fanno entrare/uscire aria. Il bagno è stile quello degli aerei, con uno spazio per la doccia. Easyhotel costa poco perché, oltre alle camere davvero piccole, non ti da' nessun servizio di cambio lenzuola. Se li vuoi li paghi a parte. Del resto chi è che cambia, a casa, le lenzuola tutti i giorni? E poi la stanza d'albergo ci serve solo per dormire.
Per farvi capire quanto è piccola la stanza (no, non guardate le foto sul sito easyhotel, quella è la loro stanza "grande") apri la porta e c'è un minuscolo corridoio lungo un passo di Fry. Poi c'è il letto. No spazio per comodini, no armadi. In questo minuscolo corridoietto ci sta a malapena il trolley e lo zaino (poggiato sopra al trolley altrimenti non ci sarebbe spazio vitale).



Messi in condizione di poter proseguire andiamo verso Hyde Park ma prima cerchiamo di comprare la Oyster Card, una carta prepagata per pagare la metro e in generale i mezzi pubblici. I mezzi pubblici londinesi costano, tanto. Ma sono efficientissimi, non abbiamo mai aspettato più di un minuto la metro. Addirittura quando era pienissima aspettavamo la successiva e anche lì, mai più di un minuto di attesa.
il vantaggio con la Oyster è che paghi meno il biglietto (anche se alla fine, in totale, di trasporti in due abbiamo speso 80£ per 4 giorni). Invece di 4£ una corsa ti costa 2£, ma la metro è così comoda che non ne puoi fare a meno.
Qui abbiamo trovato qualche difficoltà, le macchinette che danno le Oyster Card si possono usare solo con bancomat o carta di credito ma nessuno dei nostri bancomat funziona in questi apparecchi. E le macchinette coi contanti servono solo per "ricaricare" la carta. Così siamo andati in un negozio "fisico" per acquistarla, dentro il Victoria Station e ci hanno dato la carta e il portacarta (così bellino che quasi quasi lo uso per il bancomat).
La cosa bella di Londra è che nonostante i suoi 8 milioni di abitanti è tutto pulito e ordinato. Londinesi e turisti tengono diligentemente la destra sulle scale mobili affinché i frettolosi possano salire o scendere sulla sinistra senza spintonarti.




Hyde Park è stupenda. E' un parco enorme. Ma noi non siamo andati per il parco, bensì per gli scoiattoli, talmente abituati all'uomo che ti vengono anche addosso nella speranza che tu abbia qualche nocciolina/ghianda per loro. Trattasi di scoiattoli grigi, originari del nordamerica ma trapiantati qui, e che hanno praticamente fatto estinguere il loro cugino più piccolo e rosso, lo scoiattolo comune.
Anche se fa parte delle 100 specie invasive più dannose al mondo, è un vero campione di simpatia.
E si è meritato un book fotografico tutto suo.




Ma vogliamo parlare anche delle anatre? Per un attimo mi sono sentita Konrad Lorenz e ogni preoccupazione lavorativa è svanita. Londra è magica, riesce a fare anche questo.





E' impossibile stare con me senza andare a caccia di bestioline. Qui più che turista mi sono sentita a casa.
Anche i bellissimi corvi londinesi non hanno tardato a darci il benvenuto.


Dopodiché siamo andati verso il museo di scienze naturali ma era già chiuso. A Londra tutto, o quasi, chiude alle 17-18, qualche negozio del centro alle 19. Ma sono rarità. E' una città che vive per i cittadini e non per i turisti ed è una cosa che ho apprezzato molto. L'importante è adeguarsi ai nuovi orari e si riesce a fare ogni cosa.







Abbiamo quindi deciso di andare da Hamleys, il negozio di giocattoli più grande del mondo. Bello, sì, ma sono rimasta un po' delusa. 5 piani e non così tanti giochi come ci si potrebbe aspettare. Dreoni a Firenze è forse più fornito.





Usciamo e continuiamo la passeggiata per Regent St. fino alla coloratissima e illuminatissima Piccadilly Circus per poi tornare indietro a Carnaby Street e appurare che mentre la birra può costare molto poco (2,5 £ per una pinta di Beck's), il cibo costa molto di più. Dopo il pranzo al KFC stramegaavanzato (avevamo ordinato troppa roba sbagliando porzioni) che abbiamo donato a un senzatetto e al suo bellissimo Greyhound, stavolta optiamo per Wasabi Sushi & Bento, una sorta di fast food giapponese in cui vendono sushi, ramen e simili, dietro l'albergo al Victoria Station. Ah, dimenticavo. Londra sa di cibo in ogni angolo, l'odore che accompagna le strade in ogni dove è quello delle spezie di cibo etnico. Difficile mangiare locale, ma c'è una cucina locale?

06 ottobre 2012

Minuscola guida di Londra.


1. I londinesi amano dirsi "Sorry" per qualsiasi cosa. Per chiedere permesso, per scusarsi di averti passeggiato sugli alluci, quando sono arrabbiati perché gli ostruisci il passaggio. Imparare questa parolina magica, specialmente abbinandola al "thanks" rende la vita più facile in ogni dove.
2. Il tempo è mutevole. In un giorno, ma anche nell'arco di un'ora sola, può piovere, smettere, piovigginare, uscire il sole, tornare nuvoloso. Gli inglesi lo sanno e sono ben attrezzati con ombrello e giacchino impermeabile. Noi poveracci, abituati al massimo a due tipologie di meteo al giorno dobbiamo adeguarci: vestirsi a strati e avere una felpa con cappuccio è d'obbligo.
3. I negozi aprono tardi e chiudono presto. Prima delle 10 Londra è morta. Dopo le 17-18 idem. Nel centro potrete trovare negozi aperti fino alle 19-19.30 (per arrivare al record delle 20 di harrods). Svegliarsi presto ha senso solo se volete fare una passeggiata mattutina ad Hyde Park in cerca di scoiattoli, in attesa di comprare un biscottone da Ben's Cookies - ma solo dalle 10 in poi.
Considerate inoltre che aprire alle 10 non vuol dire arrivare un po' prima, aprire il negozio con calma e alle 10 essere già pronti. Gli inglesi se aprono alle 10, arrivano proprio alle 10!
4. Non ho visto vita notturna. I pub alle 23 cominciano a farti capire (tra un "sorry" e un "thanks") che devi levarti dalle balle. Tutto ciò ha un senso dato che la metro chiude a mezzanotte e Londra è gestita sulla vita dei londinesi e *non* dei turisti.
Abbiamo avuto la fortuna di trovarci sotto al Big Ben in un pub per una pinta ed era pieno di londinesi appena usciti da lavoro che sbevacchiavano. Escono presto, si fanno una birretta e vanno a casa. Dopo cena molte delle persone che si trovano nei pub sono turisti.
5. Ovunque troverete pubblicità di musical. Fanno musical per ogni cosa. Ho visto un cartellone che pubblicizzava un musical basato sulle Spice Girls. Davvero.
6. Tate modern, British Museum, National gallery. Non dico altro.
7. Disgraziatamente ci sono troppi italiani. Troppi.
8. Troverete dei sacchetti pieni di spazzatura fuori dalle porte di casa. E' normale, il mattino dopo gli spazzini raccoglieranno tutto. La città, a parte questi sacchettini (solo un modo diverso di raccogliere la spazzatura) è estremamente pulita nonostante l'alto numero di abitanti e l'altissimo numero di turisti.
9. Se volete fare un giro della città ma non avete tempo di girarvela tutta a piedi, prendete un bus. Non uno di quelli turistici, un classico bus a due piani londinese. Per una volta non farete il percorso sottoterra in metro, ci metterete di più ma ne vale la pena.
10. I bambini vanno in giro con la divisa della loro scuola. In un primo momento la cosa mi ha terrorizzata, ma forse è per questo che loro non si fanno problemi a vestirsi come gli pare. Noi cresciamo giudicando ed essendo giudicati in base all'apparenza. Loro no, sono vestiti tutti nella stessa maniera. Ed è per questo che trovi persone elegantissime con scarpe da ginnastica o signori distinti in abito nero con calzini blu. Non gliene frega niente.
11. Vi piacciono i cibi etnici e speziati? Londra sa di cibo in ogni punto. A volte sotto questo punto di vista è nauseante. Al mattino prima del caffè, sentire questi odori non è il massimo. Ci si abitua presto.

Ben presto una guida ben più dettagliata, corredata di foto e tutto il resto :)

22 settembre 2012

Entomodena 2012

Aspettavo questo evento dallo scorso Aprile, quando non abbiamo potuto partecipare per via della mancanza della macchina, della pioggia battente, della difficoltà di arrivare a Campogalliano.
Entomodena è un'importantissima fiera di insetti e ragni, e sono fortunata perché questa è una regione ricca di fiere di rettili e insetti.
Comunque stamani sveglia presto perché alle 11 c'è un'interessantissima conferenza sull'entomofagia, correlata da assaggio di insetti.
Devo dire che non mi hanno nauseata più di tanto. Se non fosse solo che molti insetti erano molto speziati e quindi sapevano di spezie e nient'altro, potrei dire che non erano troppo male. I grilli erano buoni. Le locuste devono essere mangiate senza zampe e elitre, le camole sono mollicce, i caimani non sanno di niente, i grilli sono salatini e dolciastri, ma vuoi anche per il mio raffreddore è stato complicato sentire i sapori.
Sono però contentissima. Ho portato via una piccola colonia di formiche (Formica cunicularia) a cui dovremo ora costruire un formicario e delle uova di Extatosoma tiaratum (di cui ora posterò le foto, ma lo avevo diversi anni fa). Le uova schiuderanno tra 10-12 mesi. Un tempo infinito. Però che soddisfazione!

Ecco le foto della giornata: ho anche incontrato due amici del mio gruppetto di appassionati di piante carnivore con cui ho condiviso la magnata di insetti e qualche chiacchierata carnivora (uno dei due ha portato via, come me, colonia di formiche e uova di Extatosoma). Fry è stato bravissimo. Nonostante non ami gli insetti ha voluto provare e li ha anche assaggiati. Una prova di coraggio: l'idea per i più è schifosissima e non viene nemmeno fatta una prova.

La mia colonia di formiche
 







uova di Extatosoma


Cacca di dinosauro
ecco qui tutte le altre foto. Buona visione!

14 settembre 2012

Il mio grande fratello

Non so da quanto tempo non scrivo. Il mio poco tempo libero è stato assorbito dal nulla. Quando torno a casa sono così stanca che non voglio fare altro che niente. Cazzeggiare sui social, guardare un documentario, forse un film, una birra, patatine e via a letto.

La mia vita è stata rubata perché il mio tempo è stato rubato. Mi alzo stanca, torno a letto stanca e nel mezzo c'è il nulla. Una pausa lunghissima che, tolto il tempo per mangiare e per fare avanti e indietro, alla fine è di una sola ora, e la sera in cui muoio cerebralmente.

Ma soprattutto è accaduto un fatto spiacevole che ora vi narrerò.

Una settimana e mezza fa, verso le 19.30 (quindi in fase di uscita) mi arriva una chiamata. Una farmacia aveva bisogno di un farmaco urgente per un ragazzo che stava male (tumore alle ossa) e, indovinate? Si trattava di un composto della morfina.
Per essere sicura che il pacco gli arrivasse l'indomani ho chiamato il magazzino apposito, mi sono accertata che prendessero con le proprie manine i farmaci e sono andata a nanna tranquilla.
Indovinate?
Ebbene sì, il pacco non è arrivato.
La mattina dopo una mia collega (piccola e tostissima) riceve la chiamata di questa farmacia tutta incazzata perché non aveva ricevuto la merce. Essendo prodotti un po' particolari lei non poteva vedere chi aveva fatto la bolla, ma in ogni caso stava seguendo la procedura standard in questi casi. In effetti non si sa esattamente cosa sia successo. Sta di fatto che la farmacia ha chiesto i suoi dati e li ha riferiti alla nostra responsabile la quale ha ripreso la mia collega (in modo molto brusco, come fa con tutti), ma purtroppo questa volta la faccenda non è finita qui.
L'ha esonerata dalla risposta al telefono, e le sta facendo fare tutte cose che non sarebbero di nostra competenza. Accrediti, pinzare circolari, allestire roba nel magazzino.
A fine settembre le scade il contratto, e le prospettive non sono rosee.
Lei in compenso fa tutto quello che le viene chiesto perché, come noi, ha bisogno di lavorare e le piacerebbe davvero rimanere. Ci guardiamo intorno e capiamo che poteva capitare a qualunque di noi e quest'atmosfera tesa che già esisteva prima, ora è pesante e la puoi tagliare col coltello. Ti senti osservato, i passi dietro di te, non ti fidi di nessuno, odi bisbigliare, cominci a chiuderti, a stare lì per portare il pane a casa.
Il grande fratello dell'ufficio ti guarda, ti scruta, una mezza occhiata di solidarietà alla collega che annaspa, ma non puoi fermarti per tirarla su, rischi di annegare anche tu. E via così.

02 settembre 2012

Sculi lessi e culi molli

Giovedì pomeriggio arrivo abbastanza presto al lavoro così vado a lavarmi le zampette in bagno e, per andarci, mi incammino nel lungo corridoio dal quale vedo l'interno del call center. Vedo anche che la mia responsabile sta parlando con una ragazza e mi sorride (ah, andremo in vacanza, i primi 5 giorni di ottobre a Londra). Ho pensato che fosse in buona, le sorrido e vado per la mia strada. Alle 16, appena entro, mi collego al terminale e la vedo nella sua postazione sempre con questa donna. Pochi secondi dopo sento spostarsi delle sedie alle mie spalle. "Noi ci mettiamo un po' qua dietro a sentire come lavori". Non so come ha fatto l'intestino a reggermi, le mani hanno cominciato a sudare copiosamente. In un certo senso (anche se l'ho trovato molto maleducato) è stato meglio che non mi abbia presentato la tizia, perché stringere una mano sudaticcia non è piacevole e indica diverse cose.
Non so perché sono rimaste mezzora là dietro, con me agitatissima che ogni tanto mi giravo per comunicare loro quanto fossi agitata, sentivo che parlavano del fatto che si perdevano tante chiamate, che noi ci alzavamo spesso, e il telefono squillava in continuazione. Ma boh, frasi a metà, io molto spesso ero al telefono e con quelle cuffie sento poco e male.
Dall'altra parte dell'ufficio le colleghe mi guardavano con un mix di compassione e solidarietà, mentre io continuavo a farmela sotto, finché sono sono andate via. E appena dopo, molti mi hanno chiamata per chiedermi come mai, ma chi è la tizia, e la mia risposta a tutte le domande è stata "non lo so".

Comunque a parte questa cosa ieri siamo andati a fare una passeggiata in centro a goderci finalmente fresco e pioggia e quando siamo tornati a prendere una macchina, un allegro ramo si era staccato dall'allegro albero sotto cui avevamo parcheggiato, bucando allegramente il parabrezza, Abbiamo chiamato i vigili urbani e sono arrivati i vigili del fuoco dicendo che non dovevamo chiamare loro (bhe infatti, io avevo chiamato i vigili urbani). Dopo un po', noi stavamo sotto la pioggia ad aspettare, arrivano i vigili urbani a fare il verbale e a spiegarci come ottenere il rimborso.
Sempre che decidano di darcelo. Ho in mente il verbale che avevano fatto a Roccio perché era senza cintura (lui mai stato senza cintura, mai mai mai) e com'è andata a finire...

30 agosto 2012

D.O.C.

A volte i clienti fanno richieste particolari, a volte proprio richieste incomprensibili. Raro scovare al primo colpo i prodotti che cercano.

Ecco una richiesta poco tipica ma comunque incomprensibile.
"Buongiorno, sa le bustine per fare lo yogurt no? Ecco quelle, ci sarà da qualche parte anche una macchinetta per fare lo yogurt no?"

La mia risposta è stata "Mi può ripetere cosa desidera?"


Peggio ancora quando fanno così:
"Buongiorno mi può dare taleprodotto di taleditta?"
"Guardi, io taleprodotto, di taleditta, non lo vedo. Ho taleprodotto di altreditte, ma non di taleditta."
Ed ecco la frase emblematica:
"Ma come? Me l'avete sempre mandato!"
Quando mi dicono così mi girano doppiamente le palle. Uno perché non sono riuscita a trovargli il prodotto (che se avessi google sottomano non ci sarebbero cazzi, troverei ogni cosa, da brava googlatrice quale sono) e due perché qualcun altro ci è riuscito.
"Mi scusi un attimo" - musichina di attesa.

Vado dall'esperta omeopata. In ufficio ce ne sono 5-6, se te chiedi loro un prodotto che nemmeno sai come si scrive, loro se lo ricordano a memoria. Pomata alla pinna di squalo, perle di melaleuca e belladonna, gocce di oro argento e rame...

L'esperta omeopata mi conferma che è un prodotto che non abbiamo, e che comunque la ditta non lo fa. Mi consegna il loro catalogo e torno al mio posto.
"Mi scusi per l'attesa, le confermo che taleditta non fa taleprodotto."
"Ah non lo fa? Allora me lo mandi di altreditte"
"Mi scusi ma non aveva detto che glielo avevamo già mandato?"
"No, ma altriprodotti di taleditta, non taleprodotto"

Desiderio omicida.

Canzone di ora: Repose en paix Process (grazie G)

Quando ero piccina, non so come, non so perché, non ricordo, mi arrivò tra le mani un volantino che parlava di una sorta di incontro tra giovani, quelle robe religiose che quando ero piccina frequentavo tanto. Volevo andarci. Volevo davvero andarci.
Mia madre non voleva mandarmi, non conosceva quel gruppo, lasciarmi da sola in quel mezzo di gente non le garbava.
Ma io ho insistito, perché volevo davvero andarci.
Dopo mille insistenze da parte mia ha acconsentito a malincuore a mandarmi. E d'improvviso, non ci volevo più andare. Non conoscevo nessuno in quel posto e mi sarei sentita a disagio. E così è stato, ma ormai ero andata troppo avanti, ero andata troppo oltre. Non potevo tornare indietro sui miei passi.

Sono andata, mi sono sentita a disagio ma ho fatto amicizia con due bambini della mia età e ho giocato con loro tutto il tempo.

Alla fine ciò che desideri tanto solo per il gusto di averla vinta, può essere ciò che vuoi davvero. Non lo sai finché non provi.
Quindi è meglio fare, che non fare. In quasi tutti i casi. Ed è meglio andare per la propria strada e sbagliare piuttosto che non andare affatto.

Canzone del giorno. Le Vent Nous Portera Noir Desir


28 agosto 2012

Oggi in compenso due mie colleghe, una nuova come me e una che lavora lì da 6 anni, sono state riprese perché prendono poche chiamate.
Gesù, salvaci tu.
Oggi potrei uccidere qualcuno.


Cose di cui mi potrei pentire...

... scriverle e sfogarsi, o tenerle dentro e lasciare che esplodano?

In ogni caso, le nostre vacanze sono saltate. Io però ci sono se qualcuno parte o fa qualcosa. Fatemi sapere.

24 agosto 2012

Benvenuto

Fry ha deciso di cominciare a leggere il mio blog. Benvenuto Fry!

23 agosto 2012

E tu, quanto hai preso?

Vi ricordate di quando s'era piccini, e dopo il compito in classe c'era il momento di orgoglio/umiliazione del confronto?
Quel momento in cui tu, che avevi preso , eri costretto a dire "non l'ho passato", o se avevi preso un bel voto dovevi fare quell'espressione soddisfatta ma non troppo, del tipo "bhe solo fortuna" giusto per non essere preso per secchione e sfigato? Un'espressione che solo chi doveva essere benvoluto da tutti pur andando bene a scuola poteva imitare.

Non si esce proprio mai da quella fase.

Oggi è stato giorno di rinnovi. Sto diventando brava nel mio lavoro, anche se non mi piace, e comincio ad affezionarmi ai miei colleghi; questo complica ogni cosa.
Quando la responsabile mi chiama per chiedermi "una firma" e di non dirmi altro in quanto avevo già parlato con "chi sta in alto" ("Chi, Dio?" rispondo io) so già che è il rinnovo contratto. Fino a fine settembre.

Non per tutti è andata così, qualcuno non ha ancora saputo niente. Forse oggi pomeriggio, chissà. Ma sta di fatto che non è mai bello rimanere in attesa quando quasi tutti gli altri sanno del rinnovo.

Mentre uscivamo, il collega con cui faccio la strada, ferma una collega che non aveva ricevuto notizia per chiederle se aveva saputo qualcosa ("e tu, quanto hai preso?"). Non ho fatto in tempo a fermarlo.

Nessuno vuole sentirsi sotto i riflettori in una situazione del genere.
Rimango sempre più perplessa.

22 agosto 2012

Chiari, freschi e dolci lapsus

Poco fa stavo prendendo la tachipirina al posto del nolvadex. Volevo forse anticipare il rimedio ai miei mal di testa che da un po' di tempo a questa parte non mi abbandonano quasi mai?