In questo mese, in cui mi è arrivato San Paganino e Santa Liquidazione, mi sono data alle pazze spese. Dico pazze perché ho preso davvero di tutto.
Vi parlerò prima delle robe cosmetiche che ho acquistato, a parte la crema alla salvia di Martina Gebhartd che è proprio arrivata ora in questo momento quindi non ho ancora dati a disposizione. Di quest'ultima crema ho preso il formato piccino da 15 ml, perché pare ne basti pochissima dato che è molto untuosa. Vedremo.
Acquisti cosmetici: in questo preciso istante mi sono ricordata che devo ancora ricevere i prodotti della Sleek MakeUp. Vado a controllare sul loro sito a che punto sono!
Ecco, sarebbe dovuto arrivare al massimo venerdì scorso. Uff...
Comunque, acquisti cosmetici:
è tanto che volevo provare un vero correttore. Ho sempre usato o fondotinta minerali che coprono ma non troppo, oppure ultimamente usavo un correttore della Lavera, abbastanza buono ma volevo qualcosa di più coprente.
Così a forza di imbattermi in recensioni discordanti mi sono decisa ad acquistare Absolutely Flawless Concealer della Too Faced. Le accuse delle recensioni negative sono la non troppa coprenza, la pastosità e la tendenza a finire nelle pieghette delle rughe.
I meriti riconosciuti invece, di tenere fino a sera, di essere coprente e di stendersi bene.
Il mio personale parere è:
il correttore non è pastoso, anzi sembra piuttosto liquido finché non lo stendi. Poi però lo senti un pochino pesante. Io lo stendo con le dita e ne metto una quantità pari a una capocchia di spillo. Appena comincio a picchiettare si spande e quella minuscola quantità basta a ricoprire tutta l'occhiaia. Poi c'è quello che io definisco "momento critico", ovvero l'istante prima di asciugarsi un po', in cui effettivamente finisce un po' nelle pieghette. Se avviene io ci ripasso pianin pianin il dito e torna a posto. Ma questo potrebbe essere dato forse dalla mia crema contorno occhi che è in effetti un po' densa (ne parlerò qui sotto)
Importantissimo, anzi vitale, fissare per bene il correttore con la cipria picchiettando col pennello. Così posso dire anche io che sta lì tutto il giorno. Ne sono relativamente soddisfatta anche perché credo che non esista il correttore perfetto. Questo però ha una buona coprenza, ne uso poco quindi potrà durare parecchio e resiste fino a sera. Unico neo, non penso lo userò d'estate, lo vedo già colare giù come una maschera di cera accanto al fuoco. Inoltre la Too Faced fa delle confezioni che mi piacciono un sacco!
Creme: avevo detto che avrei provato delle creme naturalissime, prodotte da Alchimia Natura, non appena avessi finito le mie. Ecco sono rimasta in realtà a secco per un po' perché non avevo liquidità, ma finalmente sono riuscita a prenderle. Alchimia Natura ha sede in quel di Modena, producono da sé tutti i loro prodotti, e l'azienda mi è stata consigliata da un amico che lavora per loro.
Mi sono fatta mandare in effetti tempo fa dei campioncini e ne ero rimasta molto soddisfatta. Purtroppo, e devo dirlo, sono costosi. Certo la qualità spesso si paga, ma capisco se alcune persone preferiscono altre ditte. E confesso che anche io ho acquistato per provare, perché ero curiosa, ma se fossi stata in tempi più magri sarei passata ad altri lidi.
Partiamo da: "Occhi di fata contorno occhi" di Alchimia Natura. Primo neo piccino: c'è il dosatore a pompetta. Essendo un prodotto antirughe quindi abbastanza corposo, si rischia lo spreco pigiando a fondo la pompetta. Quindi bisogna pigiare poco poco, per intenderci già un puntino di 5 mm per entrambi gli occhi è sufficiente, se non troppo. Non ricordo un odore particolare (ottima nota positiva). Tende ad essere un po' grasso e a lucidare ma, come scritto sopra, difficile trovare un prodotto antirughe "leggero". Inoltre se ci fosse stato il vasetto anziché il dosatore forse, usandone una quantità inferiore, si sentirebbe meno pesante.
Tutto sommato la mia valutazione è molto positiva: si tratta di un prodotto assolutamente naturale e se avete il contorno occhi leggermente secco è davvero un toccasana!
Ho preso anche A fior di pelle crema viso riequilibrante. La crema ha lo stesso dosatore a pompetta del contorno occhi, ma in questo caso è perfetta. Ecco eventualmente tenete la confezione in verticale se no tende a spruzzare. Ha un ottimo odore di fresco (credevo fosse salvia ma leggo negli ingredienti rosmarino). Sono odori che devono piacervi ma preferisco questo al classico odore delle creme da supermercato, stile nivea, per dire. Non è per niente unta, si stende benissimo, i primi giorni ne mettevo poca e mi sentivo la pelle un po' secca, ora ne metto un po' di più e in effetti va molto meglio. E' un'ottima base trucco.
Se volete puntare su qualità e ingredienti naturali ve la consiglio. Sono molto veloci nelle spedizioni e molto spesso organizzano da loro degli eventi così, se potete andare, avrete l'occasione di conoscerli e vedere come producono i loro prodotti.
P.s. nel fare una pausa durante la scrittura di questo post, sono andata in posta a ritirare il kindle di Fry e ho scoperto che c'erano altre due cartoline nella buchetta. Una di queste cartoline era proprio la BB cream della Sleek MakeUp che recensirò appena l'avrò provata.
Parliamo di altro. Ho acquistato un po' di prodotti per fare le macro con la macchina fotografica. Degli adattatori, ecc.
Ho comprato un adattatore per attacco M42. Avevo in realtà sbagliato perché dovevo prendere un adattatore che mi facesse utilizzare le vecchie ottiche delle analogiche canon con le nuove EOS. Ma chissà come mai mi ero fissata con l'attacco M42 che in realtà è un attacco a vite delle macchine fotografiche della DDR. Ero un po' sfavata perché l'ottica Canon vintage ha un'apertura massima di 1.8 mentre l'ottica della Dederrina (Exa 1b) è un 2.8.
Così mi sono ricordata che a Berlino avevo preso un'altra Dederrina, sono andata a controllare e per fortuna quest'altra ottica è un 1.8. Perfetto e a culo, direi.
Ho preso anche un adattatore per montare l'obiettivo al contrario, in questo caso l'ottica canon vintage, dei tubi di prolunga, un flash made in china ma wireless, un diffusore per il flash e un braccetto per flash, da attaccare alla macchina fotografica. Ho fatto qualche prova e i risultati non sono perfetti ma per essere alle prime armi...
Con i tubi di prolunga invece...
e oggi le prove macro con tutto attaccato, tranne il braccetto del flash perché devo regolarlo e non ho trovato le viti
Mi allenerò: promesso.
Volevo anche parlarvi di un libro che ho appena terminato: Deumanizzazione, di Chiara Volpato. Me lo ha regalato una mia amica per natale.
Inutile dirvi che è un libro nelle mie corde. Sarebbe bello se fosse nelle corde di tutti. La deumanizzazione, la infra-umanizzazione e l'oggettivazione sono talmente comuni che ormai non ci facciamo più caso, ma quando apriamo gli occhi (e questo testo in parte aiuta) verrebbe voglia di chiedersi in quale mondo desideriamo vivere...
28 febbraio 2014
20 febbraio 2014
Guida galattica per non lavoratori
Per me il problema, quando non lavoro, a parte le pressioni sociali, è quello di trasformarmi in una sciatta casalinga, spettinata, pigiama e ciabatte. Di prendere qualche chilo, di non curarmi più.
Ecco quindi delle semplici regole per evitare questa entropizzazione dell'essere umano.
Innanzitutto, alzatevi presto. Se il vostro compagno/la vostra compagna si alza per andare al lavoro alzatevi con lui, se no puntatevi la sveglia e imponetevi dei ritmi, altrimenti rischiate di fare le larve fino alle 11 del mattino e aver perso metà della vostra preziosissima giornata.
Preparatevi, sempre, come se steste per uscire, anche se non ne avete l'intenzione. Capelli, trucco e parrucco. Lavata di ascelle o doccia, deodorante.
In primo luogo perché potenzialmente potreste uscire e, nel caso, sareste praticamente già pronte e in secondo luogo perché non fa bene vedersi o sentirsi sciatte.
Vestitevi! Lo so, molti amano rimanere in pigiama a casa, è una questione di comodità, ma vestirvi ed essere preparate e pronte vi mette già in condizioni psicologiche migliori. Rimanere abbozzolate nel pigiama tutto il giorno è il primo passo per l'abbruttimento personale.
Non mi ricordo chi me lo diceva, ma consigliavano alle persone in cerca di lavoro di vestirsi come se dovessero andare a un colloquio anche solo per spedire i curricula. Predispone sicuramente meglio.
C'è il grosso rischio di spuntini fuori orario.
In genere io quando lavoro non faccio nemmeno colazione al mattino, per cui cerco di contenerli anche quando sono a casa e aspetto pazientemente l'orario del pranzo anche se, per lo meno la colazione me la concedo, adesso.
GO-DE-TE-VE-LA.
I sensi di colpa non solo non vi permettono di fare quello che volete fare (anche se quel che volete fare è stare sul divano a contemplare un bel libro o le cazzate che potete leggere online) ma vi fanno sentire doppiamente frustrati se decidete di fare qualcosa che non volete solo perché siete a casa tutto il giorno.
Avrete tempo per sistemare la casa, avrete tempo per qualsiasi cosa, ma se trovate un lavoro non avrete più (tanto) tempo per voi.
Ecco quindi delle semplici regole per evitare questa entropizzazione dell'essere umano.
Innanzitutto, alzatevi presto. Se il vostro compagno/la vostra compagna si alza per andare al lavoro alzatevi con lui, se no puntatevi la sveglia e imponetevi dei ritmi, altrimenti rischiate di fare le larve fino alle 11 del mattino e aver perso metà della vostra preziosissima giornata.
Preparatevi, sempre, come se steste per uscire, anche se non ne avete l'intenzione. Capelli, trucco e parrucco. Lavata di ascelle o doccia, deodorante.
In primo luogo perché potenzialmente potreste uscire e, nel caso, sareste praticamente già pronte e in secondo luogo perché non fa bene vedersi o sentirsi sciatte.
Vestitevi! Lo so, molti amano rimanere in pigiama a casa, è una questione di comodità, ma vestirvi ed essere preparate e pronte vi mette già in condizioni psicologiche migliori. Rimanere abbozzolate nel pigiama tutto il giorno è il primo passo per l'abbruttimento personale.
Non mi ricordo chi me lo diceva, ma consigliavano alle persone in cerca di lavoro di vestirsi come se dovessero andare a un colloquio anche solo per spedire i curricula. Predispone sicuramente meglio.
C'è il grosso rischio di spuntini fuori orario.
In genere io quando lavoro non faccio nemmeno colazione al mattino, per cui cerco di contenerli anche quando sono a casa e aspetto pazientemente l'orario del pranzo anche se, per lo meno la colazione me la concedo, adesso.
GO-DE-TE-VE-LA.
I sensi di colpa non solo non vi permettono di fare quello che volete fare (anche se quel che volete fare è stare sul divano a contemplare un bel libro o le cazzate che potete leggere online) ma vi fanno sentire doppiamente frustrati se decidete di fare qualcosa che non volete solo perché siete a casa tutto il giorno.
Avrete tempo per sistemare la casa, avrete tempo per qualsiasi cosa, ma se trovate un lavoro non avrete più (tanto) tempo per voi.
18 febbraio 2014
15 febbraio 2014
(Extra)ordinary people
Mentre cuociono in forno i miei pasteis de nata (qui la ricetta) vi racconto di come una trentaduenne può improvvisamente tornare indietro alle insicurezze di quando aveva sedici anni.
Mi sono iscritta a un gruppo su facebook "Sei di Parella se..." in cui tutti i nostalgici della zona Parella di Torino (zona in cui sono nata, cresciuta e rimasta fino ai miei 18 anni) scrivono cose che riguardano quel posto. Scuole, chiese, tram, vie, personaggi.
Molti parlano dei gruppi parrocchiali della chiesa Madonna Divina Provvidenza, che anche io ho frequentato. E' una cosa carina perché almeno il sabato i ragazzi, dai 6 anni ai 20 inoltrati, possono andare lì, vedersi coi loro amici, giocare, avere a disposizione strutture (teatro, campetti da calcio, una palestra al coperto se piove) invece di stare in mezzo alla strada o a casa.
Peccato che siano della chiesa. Mi spiego meglio.
Tra un gioco e l'altro si prega, si fa riflessione, si discute di argomenti religiosi, si preparano canti.
Sarebbe bello che ci fosse una istituzione comunale o statale assolutamente laica a fare una cosa del genere. Giusto per giocare, e stare insieme. E per carità, anche discutere, ma di mille argomenti.
Sto andando off topic.
Comunque qualcuno ha scritto qualcosa su questi gruppi e ho commentato anche io, conosco tanti animatori, ho conosciuto tante persone, fino a che uno (di cui ricordo nome e cognome, mi ricordo anche il viso) commenta chiedendomi se sono l'amica di un tale S.
Sì, rispondo.
Ah, me li ricordo i suoi begli occhioni verdi.
Non ce li ha verdi.
Azzurri?
No castani!
Nel frattempo scrive un vecchio animatore dicendo che sì, è difficile da dimenticare S, che l'ha rivista qualche anno fa ed è sempre bellissima.
Io e S. siamo state amiche per la pelle. Sicuramente dai 10-11 anni fino ai 18. Poi abbiamo preso strade diverse, ma sono comunque andata al suo matrimonio e le feci anche da ancella (al matrimonio celtico è tipo una testimone). Io da alcuni ragazzi del quartiere venivo chiamata "lo scarrafone". S piaceva a tutti. Non c'era ragazzino che mi piacesse che non corresse dietro a S. Lei però non è mai stata una ragazza che se la tira, anzi, ma nonostante questo e senza che lei ne avesse una colpa, io mi sentivo sempre orrenda, sempre inferiore. Non rispetto a lei, ma in generale al mondo intero.
Quando questi due ragazzi hanno commentato così, senza chiedermi niente di me, come vanno le cose, in che cazzo di posto nel mondo sono andata a finire, ma domandandomi solo di S e probabilmente nemmeno ricordandosi di quel piccolo goffo animaletto coi capelli lunghissimi che stava sempre in disparte, che non voleva mai giocare con gli altri, fragile come un fuscello che non ha ancora radicato bene nel terreno, mi sono sentita male.
Malissimo.
E sono tornata a tanti anni fa quando giravamo insieme e io ero invisibile. E mi sono sentita ancora invisibile.
E penso che parte della mia insicurezza sia dovuta a quel periodo, in cui per me era l'assoluta normalità non esistere, in cui quando mia sorella mi portava con lei (e stiamo andando ancora più indietro nel tempo) io camminavo dietro lei e il suo gruppetto e non c'ero.
Forse per quello sono silenziosa e non amo parlare. La mia figura è eterea.
Non esiste.
Non esisto.
Mi sono iscritta a un gruppo su facebook "Sei di Parella se..." in cui tutti i nostalgici della zona Parella di Torino (zona in cui sono nata, cresciuta e rimasta fino ai miei 18 anni) scrivono cose che riguardano quel posto. Scuole, chiese, tram, vie, personaggi.
Molti parlano dei gruppi parrocchiali della chiesa Madonna Divina Provvidenza, che anche io ho frequentato. E' una cosa carina perché almeno il sabato i ragazzi, dai 6 anni ai 20 inoltrati, possono andare lì, vedersi coi loro amici, giocare, avere a disposizione strutture (teatro, campetti da calcio, una palestra al coperto se piove) invece di stare in mezzo alla strada o a casa.
Peccato che siano della chiesa. Mi spiego meglio.
Tra un gioco e l'altro si prega, si fa riflessione, si discute di argomenti religiosi, si preparano canti.
Sarebbe bello che ci fosse una istituzione comunale o statale assolutamente laica a fare una cosa del genere. Giusto per giocare, e stare insieme. E per carità, anche discutere, ma di mille argomenti.
Sto andando off topic.
Comunque qualcuno ha scritto qualcosa su questi gruppi e ho commentato anche io, conosco tanti animatori, ho conosciuto tante persone, fino a che uno (di cui ricordo nome e cognome, mi ricordo anche il viso) commenta chiedendomi se sono l'amica di un tale S.
Sì, rispondo.
Ah, me li ricordo i suoi begli occhioni verdi.
Non ce li ha verdi.
Azzurri?
No castani!
Nel frattempo scrive un vecchio animatore dicendo che sì, è difficile da dimenticare S, che l'ha rivista qualche anno fa ed è sempre bellissima.
Io e S. siamo state amiche per la pelle. Sicuramente dai 10-11 anni fino ai 18. Poi abbiamo preso strade diverse, ma sono comunque andata al suo matrimonio e le feci anche da ancella (al matrimonio celtico è tipo una testimone). Io da alcuni ragazzi del quartiere venivo chiamata "lo scarrafone". S piaceva a tutti. Non c'era ragazzino che mi piacesse che non corresse dietro a S. Lei però non è mai stata una ragazza che se la tira, anzi, ma nonostante questo e senza che lei ne avesse una colpa, io mi sentivo sempre orrenda, sempre inferiore. Non rispetto a lei, ma in generale al mondo intero.
Quando questi due ragazzi hanno commentato così, senza chiedermi niente di me, come vanno le cose, in che cazzo di posto nel mondo sono andata a finire, ma domandandomi solo di S e probabilmente nemmeno ricordandosi di quel piccolo goffo animaletto coi capelli lunghissimi che stava sempre in disparte, che non voleva mai giocare con gli altri, fragile come un fuscello che non ha ancora radicato bene nel terreno, mi sono sentita male.
Malissimo.
E sono tornata a tanti anni fa quando giravamo insieme e io ero invisibile. E mi sono sentita ancora invisibile.
E penso che parte della mia insicurezza sia dovuta a quel periodo, in cui per me era l'assoluta normalità non esistere, in cui quando mia sorella mi portava con lei (e stiamo andando ancora più indietro nel tempo) io camminavo dietro lei e il suo gruppetto e non c'ero.
Forse per quello sono silenziosa e non amo parlare. La mia figura è eterea.
Non esiste.
Non esisto.
05 febbraio 2014
Vi voglio tanto bene ma...
Da prima che partissi per Como le domande che mi hanno posto sono state le seguenti:
Così vi voglio tranquillizzare. NO, non sto cercando lavoro. NO, non preoccupatevi sto benissimo così. NO, non chiedermi che cosa faccio allora, chiedimi piuttosto se mi piace il posto, la casa o come mi trovo qui.
Se proprio proprio volete dispensare dei consigli (non richiesti) pensateci il mese prossimo, dato che questo mese siamo col culo a terra. Anzi facciamo due mesi, giusto per riprenderci un attimo.
Ripeto, con tutto l'affetto del mondo ma è come invitare qualcuno a casa che la sviscera facendoti notare tutti i difetti. Sempre azioni non richieste.
Però vi voglio bene eh?
Però mò basta. Avete rotto i coglioni.
- hai già un lavoro?
- stai cercando lavoro?
- io se fossi in te studierei qualcosa, perché non ti iscrivi a università/corso/corso di lingua?
- AH! Ebbrava Carla, fai la mantenuta!
- Assì, fai la signora
Così vi voglio tranquillizzare. NO, non sto cercando lavoro. NO, non preoccupatevi sto benissimo così. NO, non chiedermi che cosa faccio allora, chiedimi piuttosto se mi piace il posto, la casa o come mi trovo qui.
Se proprio proprio volete dispensare dei consigli (non richiesti) pensateci il mese prossimo, dato che questo mese siamo col culo a terra. Anzi facciamo due mesi, giusto per riprenderci un attimo.
Ripeto, con tutto l'affetto del mondo ma è come invitare qualcuno a casa che la sviscera facendoti notare tutti i difetti. Sempre azioni non richieste.
Però vi voglio bene eh?
Però mò basta. Avete rotto i coglioni.
Sulla sponda del lago Lario mi sono seduta e ho pianto
Perché molti non lo sanno ma il lago di Como ha un suo nome, si chiama Lario e a piangere non ci penso nemmeno, sto troppo bene.
In un certo senso devo ringraziare l'alienazione del mio ex lavoro se sto così: se fossi riuscita a socializzare come nel lavoro che facevo a Firenze ora sarei un bel po' disperata.
Voglio bene alle persone che ho lasciato a Bologna, ma voglio più bene a me stessa e quella situazione mi stava facendo sentire male. Ma malissimo.
A dir la verità mi ha fatto sentire male dal primo giorno, da quando entri e dici "oh cazzo" - e in genere è un "oh cazzo" di contentezza, finalmente hai trovato un lavoro, non dovete più arrancare per arrivare a fine mese e invece nel mio caso era un "oh cazzo, dove sono finita?"
Da quando il mio collega che mi ha formata mi ha detto sottovoce "ah niente cellulari" e "per andare in bagno devi togliere il pupazzetto dalla porta" ed essere spostata di postazione ogni 3 mesi in modo da non avere modo di non legare per bene con nessuno, l'atteggiamento assolutamente poco consono di persone a un livello più alto di noi, formichine, che si ostinavano a parlare male dei dipendenti con altri nostri pari. Le lavate di testa improvvise che pur senza urla, riuscivano a metterci in difficoltà, a creare situazioni ansiose, paure incomprensibili (ad esempio quando sentivamo pronunciare il nostro nome la prima cosa che ci veniva in mente era "cosa avrò sbagliato?"), i turni spezzati che impediscono di vivere (il che non sarebbe nemmeno tanto terribile se non unito a tutto il resto) e non è sputare nel piatto dove si mangia, che è un'espressione che è mi è venuta a noia. Anzi diciamo pure che la detesto. Che cosa significa mai sputare nel piatto dove mangi? Chi mai sputerebbe nel piatto dove mangia? Una persona psicolabile forse. Le persone mangiano, se hanno fame mangiano anche quello che non gli garba e hanno tutto il diritto di lamentarsene, ma nessuno ci sputa dentro.
Il fatto di fare un lavoro che si detesta e lamentarsene è la stessa cosa. Abbiamo tutti necessità di lavorare, non sempre siamo così fortunati di fare un lavoro che anche minimamente ci interessi o ci piaccia. Se facciamo tutto ciò che è in nostro potere per toglierci da quella situazione e non ci riusciamo abbiam ben diritto di lagnarcene.
Peggio è quando la gente si lamenta e non fa niente per cambiare la situazione. Ma ancora più terribile è quando le persone non possono in nessun modo cambiare la loro condizione.
E non è "sputare nel piatto in cui si mangia". Vivere a Firenze e ammettere di vivere in una città con enormi difetti non è sputare nel piatto in cui si mangia.
Dopo questo sfogo vorrei solo dire a chi sta lì dentro e non merita assolutamente di stare lì dentro... "tenete duro". Davvero.
A volte una botta di culo ti cambia la vita. Altre volte le botte di culo vanno cercate. Altre purtroppo pare non accadere niente, ma magari è solo un'impressione.
Canzone del giorno: Capitan Harlock Banda dei Bucanieri
In un certo senso devo ringraziare l'alienazione del mio ex lavoro se sto così: se fossi riuscita a socializzare come nel lavoro che facevo a Firenze ora sarei un bel po' disperata.
Voglio bene alle persone che ho lasciato a Bologna, ma voglio più bene a me stessa e quella situazione mi stava facendo sentire male. Ma malissimo.
A dir la verità mi ha fatto sentire male dal primo giorno, da quando entri e dici "oh cazzo" - e in genere è un "oh cazzo" di contentezza, finalmente hai trovato un lavoro, non dovete più arrancare per arrivare a fine mese e invece nel mio caso era un "oh cazzo, dove sono finita?"
Da quando il mio collega che mi ha formata mi ha detto sottovoce "ah niente cellulari" e "per andare in bagno devi togliere il pupazzetto dalla porta" ed essere spostata di postazione ogni 3 mesi in modo da non avere modo di non legare per bene con nessuno, l'atteggiamento assolutamente poco consono di persone a un livello più alto di noi, formichine, che si ostinavano a parlare male dei dipendenti con altri nostri pari. Le lavate di testa improvvise che pur senza urla, riuscivano a metterci in difficoltà, a creare situazioni ansiose, paure incomprensibili (ad esempio quando sentivamo pronunciare il nostro nome la prima cosa che ci veniva in mente era "cosa avrò sbagliato?"), i turni spezzati che impediscono di vivere (il che non sarebbe nemmeno tanto terribile se non unito a tutto il resto) e non è sputare nel piatto dove si mangia, che è un'espressione che è mi è venuta a noia. Anzi diciamo pure che la detesto. Che cosa significa mai sputare nel piatto dove mangi? Chi mai sputerebbe nel piatto dove mangia? Una persona psicolabile forse. Le persone mangiano, se hanno fame mangiano anche quello che non gli garba e hanno tutto il diritto di lamentarsene, ma nessuno ci sputa dentro.
Il fatto di fare un lavoro che si detesta e lamentarsene è la stessa cosa. Abbiamo tutti necessità di lavorare, non sempre siamo così fortunati di fare un lavoro che anche minimamente ci interessi o ci piaccia. Se facciamo tutto ciò che è in nostro potere per toglierci da quella situazione e non ci riusciamo abbiam ben diritto di lagnarcene.
Peggio è quando la gente si lamenta e non fa niente per cambiare la situazione. Ma ancora più terribile è quando le persone non possono in nessun modo cambiare la loro condizione.
E non è "sputare nel piatto in cui si mangia". Vivere a Firenze e ammettere di vivere in una città con enormi difetti non è sputare nel piatto in cui si mangia.
Dopo questo sfogo vorrei solo dire a chi sta lì dentro e non merita assolutamente di stare lì dentro... "tenete duro". Davvero.
A volte una botta di culo ti cambia la vita. Altre volte le botte di culo vanno cercate. Altre purtroppo pare non accadere niente, ma magari è solo un'impressione.
Canzone del giorno: Capitan Harlock Banda dei Bucanieri
30 gennaio 2014
E' arrivato l'internet, è arrivato l'internet! Gioiamo insieme fratelli!
Nevica. Stamani pioveva. Per quello e anche per la tempesta emotiva di questo periodo, la canzone di oggi è questa.
Iruben me Zucchero
Prima la canzone e poi i racconti, questa volta.
Come sapete ci siamo trasferiti a Como (con la o chiusa sennò si incazzano), Fry ha cominciato a lavorare in Schfizzera e si trova molto bene. In questi giorni e fino a lunedì è a casa perché ha la faccia gonfissima ma la nuova dottora di Como che sembra più competente di mr. Hitler bolognese, gli ha prescritto antinfiammatori e antibiotici e ora sta già meglio.
Cercherò di descrivere brevemente l'operazione trasloco e il resto. La casa a Bologna è nostra fino al 15 marzo e comunque fino a che non trovano un altro inquilino. Quindi c'è ancora della roba, poca ma c'è.
Mercoledì 22 gennaio ho fatto una cena con colleghi ma anche ex colleghi per salutarli. C'è stata un'adesione che non mi aspettavo. Eravamo in tutto 26, sono stata molto contenta e devo dire non me lo aspettavo.
Il biglietto mi ha commossa
E due regalini entrambi molto molto azzeccati e per niente attesi!
E anche se può sembrare sdolcinato per me il regalo più grosso è che abbiano impiegato la cosa più preziosa che hanno, ovvero il tempo, per salutarmi. Hanno messo da parte progetti, fidanzate/fidanzati o anche solo stare a casa da soli per venire lì.
Siamo andati all'American Graffiti dove si mangiano praticamente solo hamburger ma hanno un menù tutto vegetariano anche per me.
La sera è passata veloce. Eravamo tanti, il tempo era poco, il giorno dopo dovevamo tornare al nostro lavoro grigio e quindi non siamo andati via tardissimo.
Il 24 però, venerdì, è arrivato il momento dei saluti. Vorrei volatilizzarmi all'istante perché non riesco a gestire le emozioni dell'addio. Ero così provata e stanca dal trasloco e dal fatto che Fry fosse già su da due settimane che non vedevo l'ora di andare via. C'era una parte di me che era spiaciuta perché ho conosciuto splendide persone e alcune troppo tardi (non mi lascio avvicinare facilmente e sono inizialmente molto chiusa) solo che la felicità ha preso il sopravvento. E sono ad oggi ancora così indaffarata che non sentirò la botta per un po' di tempo. Ma non ho la capacità di volatilizzarmi così li ho salutati: chi al mattino perché non li avrei rivisti il pomeriggio dato il turno diverso, chi la sera prima di andare a casa. E sono stata una signora: ho salutato anche chi non avrei voluto, ma era una questione di educazione più che di qualsiasi altra cosa.
Ho lasciato questo biglietto sul monitor che in pochi avranno capito.
Mi sono trovata dei bigliettini sul monitor da chi il 24 faceva il turno del mattino e un foglio nel cassetto della scrivania da chi faceva il turno del mattino.
Penso che se il lavoro mi avesse lasciato più spazio e tempo per socializzare sarebbe stato peggio.
Il 25 Fry scende per venirmi a prendere e caricare la macchina con le ultime cose...
La sera usciamo con la mi'Chiarina arrivata da Firenze e Lorenza, andando al macrobiotico. Sì lo so cosa state pensando ma a me piace magiarci (tranne quando mi sgridano perché uso il cellulare perché "quando si mangia si fa il sangue e le onde elettromagnetiche disturbano questo processo" - la scienza qui non è di casa come potete supporre)
Domenica arriviamo quindi a Como, distrutti e felici.
Comincia la fatica numero due. Lunedì viene una mia carissima amica (Zion) ad aiutarmi a fare le pulizie. Io non so da che parte cominciare ma lei è bravissima e molto organizzata. La cucina viene splendida e ordinata!
Passiamo alla sala ma dobbiamo interrompere per l'arrivo dei tecnici fastweb. E alla fine mi insegna a fare delle ottime polpette con le lenticchie (mmmmmm buoneeee) che io e Fry spazzoliamo per bene la sera.
Poi usciamo per andare in stazione ma non capiamo dove ferma il bus così decidiamo di andare a piedi, solo che dobbiamo praticamente volare. E infatti prende il treno al volo.
Non saprei come altro ringraziarla se non dirle ancora grazie!
Mi ha dato una mano enorme e abbiamo passato una bellissima giornata (fatica a parte).
Martedì decido di andare a fare spesa all'esselunga vicino casa. Seeee, vicino casa. Con la busta piena a fare il salitone che porta a casa mia pensavo di non farcela. A 200 mt volevo chiamare un taxi!
Così martedì sera decido di fare la spesa online sul sito Esselunga. Sì lo so ma senza macchina è un delirio.
Mercoledì me l'hanno consegnata, così sono riuscita a prendere anche del vino e delle birre.
La mia missione in questi giorni è esportare (o meglio importare a questo punto) il mascarpone di Bologna. Chiamano mascarpone quella crema appunto al mascarpone usata nel tiramisù. E' solo la crema e nient'altro. Si possono mettere gocce di cioccolato ma è ottima anche così.
Ieri m'è venuta liquida, devo aver trattato male gli albumi montati a neve ma oggi è venuta una delizia.
Teek.
Stamani ci abbiamo fatto colazione. Con un goccio di caffè e non abbiamo avuto fame fino almeno alle 13!
Altre cose: oggi sono andata in posta prendendo il bus. Notare che nevicava.
Prendo il bus e in 9 minuti arrivo (in 20 minuti sarei arrivata a piedi ma con questo tempo...). Dato che lì accanto c'è il Carrefour decido di fermarmi per prendere altro mascarpone.
Intanto l'avventura in posta. Entro, do' i documenti e la delega (il pacco era per Fry) e mi dice "Sì non devi venire qui ma accanto c'è un cortile, entri in quell'ufficio e chiedi a loro"
Esco, vado nel cortile accanto e ci sono diverse porte. A destra una porta con su scritto "E' severamente vietato l'ingresso ai non addetti".
Quando mi dicono che è severamente vietato non posso che prenderne atto.
A sinistra ci sono una serie di porte. Guardando dall'esterno (la parte superiore è in vetro e si vede l'interno) mi pare che solo la prima porta sia praticabile. Entro e ci sono diverse scrivanie ma di persone nemmeno l'ombra. Tralaltro ci sono pacchi e corrispondenza di persone e mi sembra di essere dove non devo.
Chiedo, come nei film, "E' permesso?"
Nessuna risposta
"Permesso?"
Niente
"C'è nessuno?"
Nulla
Decido di percorrere il corridoio tra le scrivanie, magari mi porta in qualche dove. Ma shhtt ecco: c'è un gabbiotto con due persone! E finalmente loro hanno il mio pacco. Maremma sbregola.
Vado al Carrefour e compro ciò che devo comprare in tutta fretta perché poi c'è il bus che mi porta a casa e passa ogni mezz'ora quindi è bene non perderlo!
Così arrivo circa 5 minuti prima e aspetto, aspetto, aspetto. Insomma: passa mezz'ora e il bus ha saltato la corsa! Mega arrabbiata, sotto la neve, con la busta fradicia, non so più che santi tirare giù.
Comunque la giornata è andata bene, la settimana benissimo, ma ora scusatemi tanto. Ho un mascarpone che mi attende.
Iruben me Zucchero
Prima la canzone e poi i racconti, questa volta.
Come sapete ci siamo trasferiti a Como (con la o chiusa sennò si incazzano), Fry ha cominciato a lavorare in Schfizzera e si trova molto bene. In questi giorni e fino a lunedì è a casa perché ha la faccia gonfissima ma la nuova dottora di Como che sembra più competente di mr. Hitler bolognese, gli ha prescritto antinfiammatori e antibiotici e ora sta già meglio.
Cercherò di descrivere brevemente l'operazione trasloco e il resto. La casa a Bologna è nostra fino al 15 marzo e comunque fino a che non trovano un altro inquilino. Quindi c'è ancora della roba, poca ma c'è.
Mercoledì 22 gennaio ho fatto una cena con colleghi ma anche ex colleghi per salutarli. C'è stata un'adesione che non mi aspettavo. Eravamo in tutto 26, sono stata molto contenta e devo dire non me lo aspettavo.
Il biglietto mi ha commossa
E due regalini entrambi molto molto azzeccati e per niente attesi!
![]() |
| Evvai con le foto di gruppo! |
![]() |
| Un gioco che non vedo l'ora di provare! |
![]() |
| Menù vegetariano e vegano |
![]() |
| Ciao tate! |
![]() |
| canottierina Desigual |
![]() |
| Loredana mi ha fatto un pensiero a parte (che sto indossando sempre) - se non si vede sappiate che è una bellissima lumachina! |
Siamo andati all'American Graffiti dove si mangiano praticamente solo hamburger ma hanno un menù tutto vegetariano anche per me.
La sera è passata veloce. Eravamo tanti, il tempo era poco, il giorno dopo dovevamo tornare al nostro lavoro grigio e quindi non siamo andati via tardissimo.
Il 24 però, venerdì, è arrivato il momento dei saluti. Vorrei volatilizzarmi all'istante perché non riesco a gestire le emozioni dell'addio. Ero così provata e stanca dal trasloco e dal fatto che Fry fosse già su da due settimane che non vedevo l'ora di andare via. C'era una parte di me che era spiaciuta perché ho conosciuto splendide persone e alcune troppo tardi (non mi lascio avvicinare facilmente e sono inizialmente molto chiusa) solo che la felicità ha preso il sopravvento. E sono ad oggi ancora così indaffarata che non sentirò la botta per un po' di tempo. Ma non ho la capacità di volatilizzarmi così li ho salutati: chi al mattino perché non li avrei rivisti il pomeriggio dato il turno diverso, chi la sera prima di andare a casa. E sono stata una signora: ho salutato anche chi non avrei voluto, ma era una questione di educazione più che di qualsiasi altra cosa.
Ho lasciato questo biglietto sul monitor che in pochi avranno capito.
Mi sono trovata dei bigliettini sul monitor da chi il 24 faceva il turno del mattino e un foglio nel cassetto della scrivania da chi faceva il turno del mattino.
Penso che se il lavoro mi avesse lasciato più spazio e tempo per socializzare sarebbe stato peggio.
Il 25 Fry scende per venirmi a prendere e caricare la macchina con le ultime cose...
La sera usciamo con la mi'Chiarina arrivata da Firenze e Lorenza, andando al macrobiotico. Sì lo so cosa state pensando ma a me piace magiarci (tranne quando mi sgridano perché uso il cellulare perché "quando si mangia si fa il sangue e le onde elettromagnetiche disturbano questo processo" - la scienza qui non è di casa come potete supporre)
![]() |
| montagne innevate quasi all'arrivo! |
![]() |
| le mie formichine ben protette |
![]() |
| che dire, la macchina era conciata così! |
![]() |
| la vista serale da casa |
![]() |
| la vista di giorno col (rarissimo soprattutto in questi giorni) sole |
Passiamo alla sala ma dobbiamo interrompere per l'arrivo dei tecnici fastweb. E alla fine mi insegna a fare delle ottime polpette con le lenticchie (mmmmmm buoneeee) che io e Fry spazzoliamo per bene la sera.
Poi usciamo per andare in stazione ma non capiamo dove ferma il bus così decidiamo di andare a piedi, solo che dobbiamo praticamente volare. E infatti prende il treno al volo.
Non saprei come altro ringraziarla se non dirle ancora grazie!
Mi ha dato una mano enorme e abbiamo passato una bellissima giornata (fatica a parte).
Martedì decido di andare a fare spesa all'esselunga vicino casa. Seeee, vicino casa. Con la busta piena a fare il salitone che porta a casa mia pensavo di non farcela. A 200 mt volevo chiamare un taxi!
Così martedì sera decido di fare la spesa online sul sito Esselunga. Sì lo so ma senza macchina è un delirio.
Mercoledì me l'hanno consegnata, così sono riuscita a prendere anche del vino e delle birre.
La mia missione in questi giorni è esportare (o meglio importare a questo punto) il mascarpone di Bologna. Chiamano mascarpone quella crema appunto al mascarpone usata nel tiramisù. E' solo la crema e nient'altro. Si possono mettere gocce di cioccolato ma è ottima anche così.
Ieri m'è venuta liquida, devo aver trattato male gli albumi montati a neve ma oggi è venuta una delizia.
Teek.
Stamani ci abbiamo fatto colazione. Con un goccio di caffè e non abbiamo avuto fame fino almeno alle 13!
Altre cose: oggi sono andata in posta prendendo il bus. Notare che nevicava.
Prendo il bus e in 9 minuti arrivo (in 20 minuti sarei arrivata a piedi ma con questo tempo...). Dato che lì accanto c'è il Carrefour decido di fermarmi per prendere altro mascarpone.
Intanto l'avventura in posta. Entro, do' i documenti e la delega (il pacco era per Fry) e mi dice "Sì non devi venire qui ma accanto c'è un cortile, entri in quell'ufficio e chiedi a loro"
Esco, vado nel cortile accanto e ci sono diverse porte. A destra una porta con su scritto "E' severamente vietato l'ingresso ai non addetti".
Quando mi dicono che è severamente vietato non posso che prenderne atto.
A sinistra ci sono una serie di porte. Guardando dall'esterno (la parte superiore è in vetro e si vede l'interno) mi pare che solo la prima porta sia praticabile. Entro e ci sono diverse scrivanie ma di persone nemmeno l'ombra. Tralaltro ci sono pacchi e corrispondenza di persone e mi sembra di essere dove non devo.
Chiedo, come nei film, "E' permesso?"
Nessuna risposta
"Permesso?"
Niente
"C'è nessuno?"
Nulla
Decido di percorrere il corridoio tra le scrivanie, magari mi porta in qualche dove. Ma shhtt ecco: c'è un gabbiotto con due persone! E finalmente loro hanno il mio pacco. Maremma sbregola.
Vado al Carrefour e compro ciò che devo comprare in tutta fretta perché poi c'è il bus che mi porta a casa e passa ogni mezz'ora quindi è bene non perderlo!
Così arrivo circa 5 minuti prima e aspetto, aspetto, aspetto. Insomma: passa mezz'ora e il bus ha saltato la corsa! Mega arrabbiata, sotto la neve, con la busta fradicia, non so più che santi tirare giù.
Comunque la giornata è andata bene, la settimana benissimo, ma ora scusatemi tanto. Ho un mascarpone che mi attende.
13 gennaio 2014
La capsula del tempo - gli occhiali di papà
Trovo che essere disordinati non sia una cosa in cui ci si ritrova di botto. Disordinati non ci nasce.
Essere disordinati è una cosa inscritta nei geni.
Prima di cominciare questo post voglio premettere di essere a casa di mia mamma. Casa di mia mamma è abbastanza grossina considerando che ci vive da sola con due bassotti. E' composta di cucina e sala unite e entrambe abitabili, un corridoio a L, una camera matrimoniale, due camerette, un bagno e un ripostiglio.
Lei occupa solo la sala (in cui dorme), la cucina (adora cucinare) e il bagno. Il resto delle stanze sono ricordi.
La cameretta in cui io dormivo, oltre ad avere tutte le cose che ci lasciai nel 2006, ha visto moltiplicarsi gli oggetti al suo interno. Scavando posso trovare il mio diario delle medie dove scrivevo quanto ero depressa e brutta, ma anche le note delle superiori sul registro (che ho pazientemente annotato e mezzo da parte). Le scatole dei vecchi cellulari, libri mai letti, appunti dell'università, il microscopio che ho fortemente desiderato da piccina, bottigliette in vetro contenenti chissà cosa, il vecchio camaleontario in legno mai buttato e usato per contenerci altra roba. Nella cameretta in cui dormo quando torno qui, ci sono oggetti legati all'infanzia. I Walkie Talkie enormi con sopra scritto il codice Morse, altri libri, il pacchetto di sigarette su cui Jerry Only mi aveva fatto l'autografo, scatole dei vari autoradio, rotti rubati o ancora vivi da qualche parte. La scatola del gps a pannellino solare che usavo col nokia N70. Persino sul divano della cameretta è impossibile sedersi. Di solito mia mamma ci poggia i sacchettini coi regali da portarmi via ma comunque anche se non ci fossero loro è pieno di cuscini, pigiami, oggetti. Sto scrivendo da un pc fisso che comprai con la borsa di studio dell'università, un monitor gigante. E sotto al mouse c'è una pila di riviste e un volume de le pagine bianche di Torino.
La camera matrimoniale (che mia mamma non usa) contiene il peluche del panda che un mio fidanzato di tanti anni fa mi regalò, e che è grande quanto un bambino di 8 anni, largo quanto Cartman di SouthPark. In camera c'è un comò dove ho trovato queste cose.
Quel giorno è stato tutto molto difficile. Probabilmente non ho mai ringraziato chi c'è stato e, rileggendone ora i nomi, nemmeno mi ricordo alcuni volti. So di non aver salutato qualcuno, che poi mi ha detto di esserci stato, e questo mi spiace. Comunque anche se con un lieve ritardo di 13 anni "Grazie", nessuno di voi era obbligato eppure c'eravate.
Ho trovato anche gli occhiali di mio padre. Non so, non ricordo che avesse mai cambiato montatura. A dir la verità di mio padre non sapevo quasi niente. So che lavorava, tanto, e spesso faceva straordinari. So che si lavava le mani con la pasta lavamani al limone, ma rimanevano sempre sporche. So che era infelice e arrabbiato ma non so come mai.
Quando entro in queste stanze disabitate mi si stringe il cuore. Ho trovato delle letture I Ching fatte per persone che ora non sono più nella mia vita. Lacrime versate su pagine di diario, ma anche cose che mi fanno sorridere, come l'etichetta della sciarpa in pelo di cammello che mi hanno regalato Marco e Giada qualche anno fa.
Sì, questa non è pigrizia, non è un pacchetto di patatine vuoto lasciato marcire su un tavolo attendendo una mano divina che lo sposti nella spazzatura; è una sorta di memoria fisica degli eventi. Una casa fattasi capsula del tempo. So che un giorno dovremo buttare via tutto quanto e quando accadrà sarà un doppio dolore.
Essere disordinati è una cosa inscritta nei geni.
Prima di cominciare questo post voglio premettere di essere a casa di mia mamma. Casa di mia mamma è abbastanza grossina considerando che ci vive da sola con due bassotti. E' composta di cucina e sala unite e entrambe abitabili, un corridoio a L, una camera matrimoniale, due camerette, un bagno e un ripostiglio.
Lei occupa solo la sala (in cui dorme), la cucina (adora cucinare) e il bagno. Il resto delle stanze sono ricordi.
La cameretta in cui io dormivo, oltre ad avere tutte le cose che ci lasciai nel 2006, ha visto moltiplicarsi gli oggetti al suo interno. Scavando posso trovare il mio diario delle medie dove scrivevo quanto ero depressa e brutta, ma anche le note delle superiori sul registro (che ho pazientemente annotato e mezzo da parte). Le scatole dei vecchi cellulari, libri mai letti, appunti dell'università, il microscopio che ho fortemente desiderato da piccina, bottigliette in vetro contenenti chissà cosa, il vecchio camaleontario in legno mai buttato e usato per contenerci altra roba. Nella cameretta in cui dormo quando torno qui, ci sono oggetti legati all'infanzia. I Walkie Talkie enormi con sopra scritto il codice Morse, altri libri, il pacchetto di sigarette su cui Jerry Only mi aveva fatto l'autografo, scatole dei vari autoradio, rotti rubati o ancora vivi da qualche parte. La scatola del gps a pannellino solare che usavo col nokia N70. Persino sul divano della cameretta è impossibile sedersi. Di solito mia mamma ci poggia i sacchettini coi regali da portarmi via ma comunque anche se non ci fossero loro è pieno di cuscini, pigiami, oggetti. Sto scrivendo da un pc fisso che comprai con la borsa di studio dell'università, un monitor gigante. E sotto al mouse c'è una pila di riviste e un volume de le pagine bianche di Torino.
La camera matrimoniale (che mia mamma non usa) contiene il peluche del panda che un mio fidanzato di tanti anni fa mi regalò, e che è grande quanto un bambino di 8 anni, largo quanto Cartman di SouthPark. In camera c'è un comò dove ho trovato queste cose.
Quel giorno è stato tutto molto difficile. Probabilmente non ho mai ringraziato chi c'è stato e, rileggendone ora i nomi, nemmeno mi ricordo alcuni volti. So di non aver salutato qualcuno, che poi mi ha detto di esserci stato, e questo mi spiace. Comunque anche se con un lieve ritardo di 13 anni "Grazie", nessuno di voi era obbligato eppure c'eravate.
Ho trovato anche gli occhiali di mio padre. Non so, non ricordo che avesse mai cambiato montatura. A dir la verità di mio padre non sapevo quasi niente. So che lavorava, tanto, e spesso faceva straordinari. So che si lavava le mani con la pasta lavamani al limone, ma rimanevano sempre sporche. So che era infelice e arrabbiato ma non so come mai.
Quando entro in queste stanze disabitate mi si stringe il cuore. Ho trovato delle letture I Ching fatte per persone che ora non sono più nella mia vita. Lacrime versate su pagine di diario, ma anche cose che mi fanno sorridere, come l'etichetta della sciarpa in pelo di cammello che mi hanno regalato Marco e Giada qualche anno fa.
Sì, questa non è pigrizia, non è un pacchetto di patatine vuoto lasciato marcire su un tavolo attendendo una mano divina che lo sposti nella spazzatura; è una sorta di memoria fisica degli eventi. Una casa fattasi capsula del tempo. So che un giorno dovremo buttare via tutto quanto e quando accadrà sarà un doppio dolore.
05 gennaio 2014
Como: la città imparcheggiabile.
Sì, siamo residenti a Como. La richiesta di residenza, fatta il 2 gennaio (anno nuovo, vita nuova) non ha subìto particolari intoppi. Nello stesso giorno decidiamo di chiedere il permesso per parcheggiare sotto casa, zona blu (centrale e a pagamento).
In ogni città in cui sono stata la residenza è stata sufficiente a richiedere il permesso per parcheggiare nelle zone blu adiacenti casa.
Ma a Como è diverso. Le domande per le richieste di parcheggio andavano fatte entro il 2/12/2013. Dopodiché per la nostra zona avrebbero estratto 25 nomi di utenti fortunati che potevano permettersi di parcheggiare.
25?
Ma come?
E gli altri? "Eh devono pagare"
Ma come?
Tralaltro il permesso per parcheggiare non è nemmeno gratuito ma costa 167 euro annui, e dato che la nostra domanda parte in ritardo danno priorità a chi ha presentato la domanda in tempo, a nulla vale il fatto che siamo residenti lì da gennaio. A loro fottesega.
Quindi? Parcheggeremo in divieto di sosta come fanno le persone che abitano lì nel nostro palazzo. E' inevitabile.
E ripeto, io una cosa così non l'ho mai vista.
La casa è meravigliosa, un po' freddina ma stupenda. La sera se si spengono le luci in casa c'è una vista spettacolare. La città illuminata, il duomo, il mondo che scorre. Il lago poco più in là. Per andare in centro ci va davvero poco, per tornare è un po' più complicato perché la salita è davvero spezzapolmoni.
Però ne sono contenta, fare due passi significherà davvero mettersi in moto.
In ogni città in cui sono stata la residenza è stata sufficiente a richiedere il permesso per parcheggiare nelle zone blu adiacenti casa.
Ma a Como è diverso. Le domande per le richieste di parcheggio andavano fatte entro il 2/12/2013. Dopodiché per la nostra zona avrebbero estratto 25 nomi di utenti fortunati che potevano permettersi di parcheggiare.
25?
Ma come?
E gli altri? "Eh devono pagare"
Ma come?
Tralaltro il permesso per parcheggiare non è nemmeno gratuito ma costa 167 euro annui, e dato che la nostra domanda parte in ritardo danno priorità a chi ha presentato la domanda in tempo, a nulla vale il fatto che siamo residenti lì da gennaio. A loro fottesega.
Quindi? Parcheggeremo in divieto di sosta come fanno le persone che abitano lì nel nostro palazzo. E' inevitabile.
E ripeto, io una cosa così non l'ho mai vista.
La casa è meravigliosa, un po' freddina ma stupenda. La sera se si spengono le luci in casa c'è una vista spettacolare. La città illuminata, il duomo, il mondo che scorre. Il lago poco più in là. Per andare in centro ci va davvero poco, per tornare è un po' più complicato perché la salita è davvero spezzapolmoni.
Però ne sono contenta, fare due passi significherà davvero mettersi in moto.
23 dicembre 2013
Il dramma del trasloco
Ci siamo fatti un paio di calcoli e le soluzioni erano due, scartata l'ipotesi di fare avanti e indietro con la macchina.
Potevamo noleggiare un furgone, farci il culo, spezzarci la schiena e spendere meno oppure pagare un traslocatore che facesse tutto per noi.
Io ho la schiena a pezzi solo facendo le scatole. Così abbiamo sentito un paio di traslocatori.
Per convenienza economica ho scelto una cooperativa bolognese, la quale mi aveva assicurato una tariffa (molto cheap a dire la verità). Così dico di no al primo e mi fiondo sui secondi.
Ci mettiamo d'accordo per lunedì 13 alle 8 finché stamane non mi arriva una email (tralaltro email scritte tutte con il caps lock, roba da farvi rizzare i peli sotto le ascelle!) in cui mi scrivono che non avevano capito che la merce doveva arrivare a Como, e il prezzo cambia.
Conoscendomi, data la mia pignoleria, gli ho sicuramente scritto la destinazione la prima volta, sul form del loro sito (di cui purtroppo non ho traccia). Li chiamo, con bestemmie scritte a chiare lettere nella mia testa dicendo loro che ero stata precisa nelle mie indicazioni. Non si scusa ma afferma che "non ci siamo capiti bene" e mi dice che mi manderà il nuovo preventivo.
E il nuovo preventivo è ovviamente più alto del preventivo del primo traslocatore.
Bestemmie a go go.
Torno a casa in pausa pranzo e chiamo il primo traslocatore, chiedendo scusa se ho fatto un po' di casino. E' sempre libero e disponibile.
Inoltre chiamo Mercatopoli, un negozio che vende roba usata e che tiene in deposito i tuoi oggetti finché non li vende, dandoti una percentuale sul ricavato, per sapere se potevano venire a ritirare il frigo in caso la proprietaria non lo volesse tenere in casa. Chiamo la proprietaria per sapere quando può passare a vedere se le garba il frigo e la libreria che ha costruito Fry, altrimenti dobbiamo smontarlo.
Chiamo mia mamma. Birba negli ultimi mesi ha avuto sempre delle infezioni all'orecchio che non guarivano. Finché da un esame più approfondito non hanno visto un polipo di cui hanno fatto una biopsia.
E' risultato essere un tumore, e ora devono asportarle il canale uditivo. Però è vecchietta, e ha il cuore che non va, quindi siamo spaventate. Per fortuna il 10/1 sono su a Torino, posso almeno salutarla, comunque vada poi l'intervento.
Spero non le capiti nulla, non ora, non così. Basta tumori. Ho perso due cani per via di un tumore, non posso pensare che tocchi anche a Birba.
No.
Potevamo noleggiare un furgone, farci il culo, spezzarci la schiena e spendere meno oppure pagare un traslocatore che facesse tutto per noi.
Io ho la schiena a pezzi solo facendo le scatole. Così abbiamo sentito un paio di traslocatori.
Per convenienza economica ho scelto una cooperativa bolognese, la quale mi aveva assicurato una tariffa (molto cheap a dire la verità). Così dico di no al primo e mi fiondo sui secondi.
Ci mettiamo d'accordo per lunedì 13 alle 8 finché stamane non mi arriva una email (tralaltro email scritte tutte con il caps lock, roba da farvi rizzare i peli sotto le ascelle!) in cui mi scrivono che non avevano capito che la merce doveva arrivare a Como, e il prezzo cambia.
Conoscendomi, data la mia pignoleria, gli ho sicuramente scritto la destinazione la prima volta, sul form del loro sito (di cui purtroppo non ho traccia). Li chiamo, con bestemmie scritte a chiare lettere nella mia testa dicendo loro che ero stata precisa nelle mie indicazioni. Non si scusa ma afferma che "non ci siamo capiti bene" e mi dice che mi manderà il nuovo preventivo.
E il nuovo preventivo è ovviamente più alto del preventivo del primo traslocatore.
Bestemmie a go go.
Torno a casa in pausa pranzo e chiamo il primo traslocatore, chiedendo scusa se ho fatto un po' di casino. E' sempre libero e disponibile.
Inoltre chiamo Mercatopoli, un negozio che vende roba usata e che tiene in deposito i tuoi oggetti finché non li vende, dandoti una percentuale sul ricavato, per sapere se potevano venire a ritirare il frigo in caso la proprietaria non lo volesse tenere in casa. Chiamo la proprietaria per sapere quando può passare a vedere se le garba il frigo e la libreria che ha costruito Fry, altrimenti dobbiamo smontarlo.
Chiamo mia mamma. Birba negli ultimi mesi ha avuto sempre delle infezioni all'orecchio che non guarivano. Finché da un esame più approfondito non hanno visto un polipo di cui hanno fatto una biopsia.
E' risultato essere un tumore, e ora devono asportarle il canale uditivo. Però è vecchietta, e ha il cuore che non va, quindi siamo spaventate. Per fortuna il 10/1 sono su a Torino, posso almeno salutarla, comunque vada poi l'intervento.
Spero non le capiti nulla, non ora, non così. Basta tumori. Ho perso due cani per via di un tumore, non posso pensare che tocchi anche a Birba.
No.
22 dicembre 2013
Su quel(l'altro) ramo del lago di Como
Finalmente posso scriverlo, dato che ho avvertito al lavoro e ormai non è più un segreto.
Stiamo per trasferirci in un'altra città.
E' andata così: Iolao è stato contattato da una recruiter che lo ha cercato per un lavoro oltre il confine svizzero, siamo andati al primo colloquio verso inizio ottobre.
Abbiamo aspettato.
Siamo andati al secondo colloquio, a fine ottobre.
Abbiamo aspettato.
Gli è stato chiesto di fare un powerpoint con i loro magheggi nonchiedetemicosa.
Abbiamo aspettato.
Ha fatto un ultimo colloquio telefonico.
Abbiamo aspettato.
Ah, tutti i colloqui erano in inglese.
Finché a inizio dicembre non lo hanno contattato, per un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio che in Italia è una favola, ma per gli Svizzeri del canton ticino è poca roba.
Inutile dirlo, comincia il 15 gennaio e stiamo correndo. Sabato scorso siamo andati a vedere un paio di case, ieri abbiamo firmato il contratto per una casa a parer mio favolosa. Bhe sì, ci sono delle cose da rivedere, ma il palazzo è costruito sulla roccia e abbiamo la vista sul lago e sul duomo.
A Como.
Inizialmente pensavamo di andare a Varese ma dopo aver sentito alcuni pareri ci siamo concentrati su Como. In effetti è carina, il lago è una cosa incredibile, non mi stupisce che Giorgio Clunei abbia deciso di prenderci 3 case (così ci ha detto l'agente immobiliare). Io l'ho detto a qualche collega, poi mi sono decisa a dirlo con dovuto anticipo anche alla mia responsabile. Tanto andrò via a fine gennaio/metà febbraio, ma ha apprezzato il fatto che glielo abbia detto già adesso. Non ve lo dico, sono felicissima.
Ci sono cose che mi fanno paura, Como è molto piccola, ma ci sono altre cose che mi galvanizzano (per esempio cambiare posto! Per esempio lasciare il mio lavoro!).
Sono dispiaciuta per altre cose, andarmene via vuol dire lasciare rapporti che piano piano stavo rinsaldando, nuove conoscenze che sarebbero potute diventare nel tempo ottime amicizie, colleghi a cui voglio bene.
Sono spaventata perché ho paura che non riusciremo a fare tutto entro il 15 gennaio, mi spiace perché starò per un mese da sola qui (per via del preavviso di questa casa).
In attesa di aggiornarvi vi lascio con una foto panoramica del lago!
Stiamo per trasferirci in un'altra città.
E' andata così: Iolao è stato contattato da una recruiter che lo ha cercato per un lavoro oltre il confine svizzero, siamo andati al primo colloquio verso inizio ottobre.
Abbiamo aspettato.
Siamo andati al secondo colloquio, a fine ottobre.
Abbiamo aspettato.
Gli è stato chiesto di fare un powerpoint con i loro magheggi nonchiedetemicosa.
Abbiamo aspettato.
Ha fatto un ultimo colloquio telefonico.
Abbiamo aspettato.
Ah, tutti i colloqui erano in inglese.
Finché a inizio dicembre non lo hanno contattato, per un lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio che in Italia è una favola, ma per gli Svizzeri del canton ticino è poca roba.
Inutile dirlo, comincia il 15 gennaio e stiamo correndo. Sabato scorso siamo andati a vedere un paio di case, ieri abbiamo firmato il contratto per una casa a parer mio favolosa. Bhe sì, ci sono delle cose da rivedere, ma il palazzo è costruito sulla roccia e abbiamo la vista sul lago e sul duomo.
A Como.
Inizialmente pensavamo di andare a Varese ma dopo aver sentito alcuni pareri ci siamo concentrati su Como. In effetti è carina, il lago è una cosa incredibile, non mi stupisce che Giorgio Clunei abbia deciso di prenderci 3 case (così ci ha detto l'agente immobiliare). Io l'ho detto a qualche collega, poi mi sono decisa a dirlo con dovuto anticipo anche alla mia responsabile. Tanto andrò via a fine gennaio/metà febbraio, ma ha apprezzato il fatto che glielo abbia detto già adesso. Non ve lo dico, sono felicissima.
Ci sono cose che mi fanno paura, Como è molto piccola, ma ci sono altre cose che mi galvanizzano (per esempio cambiare posto! Per esempio lasciare il mio lavoro!).
Sono dispiaciuta per altre cose, andarmene via vuol dire lasciare rapporti che piano piano stavo rinsaldando, nuove conoscenze che sarebbero potute diventare nel tempo ottime amicizie, colleghi a cui voglio bene.
Sono spaventata perché ho paura che non riusciremo a fare tutto entro il 15 gennaio, mi spiace perché starò per un mese da sola qui (per via del preavviso di questa casa).
In attesa di aggiornarvi vi lascio con una foto panoramica del lago!
04 dicembre 2013
Happy birthday
![]() |
| XIII carta delle minchiate fiorentine: La Morte. |
Oggi è l'anniversario della morte di mio padre. 13 anni fa, alle 4 del mattino, il telefono squillava in casa Colombo. L'ospedale ci avvisava di andare lì, perché mio padre aveva avuto un altro attacco, e non ce l'aveva fatta.
Ieri i miei colleghi erano presi dall'installazione dei festoni di Natale, io in verità questo mese non lo amo. Un po' per quanto scritto sopra, un po' la famiglia che ti vuole vedere e te non hai voglia quindi ti senti in colpa, un po' per la gente che ti chiede cosa fai a capodanno quando tu vorresti solo stare a casina tua, con una copertina, del buon vino, il tuo fidanzato e un filmetto. E siamo solo a inizio mese!
Oggi visita, ultima visita prima di andare su a Torino dalla senologa. Trattasi di ecografia transvaginale, ovvero mentre fai conversazione con la dottoressa in posizione comoda (con le gambe all'aria e la patata al vento) lei, senza troppi complimenti, infila un gentilbastonediplastica mentre scandaglia l'interno della tua baginga. Tutto bene là sotto e anche se le mie cose sono in ritardo (da almeno una settimana direi) secondo la bagingologa il mio endometrio è ben lontano dal dare segni di vita, quindi tutti gli incazzi di questo ultimo periodo sono solo incazzi, niente sindrome premestruale.
Stanotte inoltre ho fatto un sogno brutto. E strano.
Esco da lavoro, dovrebbe essere sera ma è giorno. La mia collega Lisetta arriva in macchina,nel parcheggio di quell'orrendo capannone, con altra gente per chiedermi se mi va di uscire. Dico che non ho molta voglia (è la mia risposta di default anche al di fuori dal sogno). Prendo la mia macchina (nel sogno ho aggiustato la mia seicento dopo l'incidente mentre nella realtà io e Fry abbiamo una sola macchina) e sono sorpresa. C'è un mezzo ricordo dell'incidente della seicento, non ricordo ma a quanto pare l'ho aggiustata, per cui prendo la strada di casa ma c'è coda per la tangenziale/autostrada/strada così sbaglio uscita e quando ne vedo una esco in velocità ma la macchina non tiene le curve per cui dopo la seconda curva esco fuori strada, passo una sorta di muretto e finisco di sotto "volando" letteralmente giù con la macchina.
Non faccio in tempo a pensare a come fare per tirarmi fuori da quella situazione quand'ecco Fry. E' a torso nudo, probabilmente anche in mutande. Gli occhi rossi. Ha visibilmente freddo, è arrabbiato forse stanco. Chiedo come ha fatto a trovarmi in così breve tempo ma non so se mi risponde. Nello spiazzale dove la macchina è finita precipitando troviamo due turisti, una coppia di anziani signori. Ci chiedono dove possiamo trovare i "bagni oleosi" e io vedo un cartello bianco con scritta nera che indica la direzione per raggiungere i bagni oleosi. Quindi tutti e quattro ci mettiamo in marcia, io sono ancora sotto shock per l'incidente.
Oltre al sogno tante novità: un possibile trasferimento ma ancora non si sa niente, tempeste emotive ma quelle ce le teniamo, noia e devastante noia.
Canzone del giorno: Ballo in fa Diesis Minore Branduardi
23 novembre 2013
... sei nata paperina, che cosa ci vuoi far!
Perché non vorrei fare la spocchiosa, nella maniera più assoluta no. Ma senza falsa modestia, considerando tutte le foto di tattoo di papaveri che ho visto, questo è in assoluto il più bello:
e lo porto addosso con estrema fierezza.
e lo porto addosso con estrema fierezza.
18 novembre 2013
... e tu sei piccolina
E così è passata questa settimana, gli straordinari, il corso di tedesco che va a merda, l'apatia, la noia. Il desiderio di non fare null'altro che niente.
Avevo cominciato un libro, questo.
Ma non riesco più a leggere. Ho come un mattone in testa che mi rende tutto più pesante. Lascio che la vita mi scorra addosso e non è da me, sempre presa in mille cose.
Sono molto stanca.
La vita in casa è però rallegrata da Diana, il nostro nuovo micetto. Lei e Maya sono due furie in casa, giocano lottando come dannate per poi dormire per ore.
Al lavoro la situazione è, come dire, penosa.
Tant'è che mi sono fatta il mio muro del non pensiero. Ovvero ogni tanto ci appiccico su una canzone e me la canto mentalmente tutto il giorno tanto devo ripetere sempre sempre sempre le stesse cose.
Hanno assunto un ragazzotto nuovo, 22 anni, studente di psicologia, sveglio. Troppo sveglio; difatti dopo un mese ha dato forfait, e riprendono i colloqui.
Il corso di tedesco va male, non riesco a studiare, a impegnarmi. E già dalle prime lezioni mi rendo conto di quanto sia difficile, di quanto mi faccia sentire una cretina, ed è quella sensazione che detesto.
Domani vado a tingermi i capelli. Una mia amica mi ha chiesto se avevo voglia di farmi strapazzare il "bulbo" senza pagare, in quanto avrebbero dovuto fare un book fotografico o comunque un paio di foto di capelli fighi. Ho accettato a patto di avere capelli dal colore mattacchioso, e difatti me li faranno blu e verdi. Vedremo come sarà l'effetto finale.
Giovedì invece andrò a farmi un nuovo tatuaggio (sempre che la data mi venga confermata). La scelta è stata quella di un fiore di papavero.
Potrebbero esserci mille e uno motivi per cui ho scelto questo fiore invece della più indicata, almeno per me, pianta carnivora.
Ho viaggiato spesso in questi anni, spesso in treno, tantissimo in treno. Il papavero era il fiore che più spesso vedevo dal finestrino: dolci macchiette rosse che coloravano prati anonimi ai lati della ferrovia. Mi metteva una certa allegria vederli, era come un appuntamento atteso. I papaveri annunciavano l'estate, calzoncini corti (non per me che non scopro mai le gambe), le ferie, il caldo, il bel tempo.
Ma i papaveri sono soprattutto fiori che troppo spesso si danno per scontati, non se ne percepisce la bellezza perché sono un po' sgualciti, quasi sciupati. Eppure a vederli bene non si può non rimanerne affascinati. Crescono nel niente, fioriscono nel niente, e nessuno li guarda. Ma loro sono lì, e ci saranno anche l'anno prossimo.
Mi sento un po' papavero. Assolutamente mediocre, la mia bellezza è nascosta e passa inosservata. Magari sono un po' sgualcita ma mi sento di colorare la vita delle persone che mi circondano. Se anche fosse di poco però è importante.
Una volta scelto l'artista, questa volta non la mia tatuatrice di Torino, ma un ragazzotto di Bologna, sono andata a parlargli.
Quando ero piccola per farti un tatuaggio, almeno da quanto mi hanno raccontato, entravi nello studio di un tatuatore, sfogliavi il loro book di tattoo per lo più tribali e prendevi un appuntamento.
Da che ne so ora, invece, si parte da un'idea che si sviluppa insieme. Quindi ci va del tempo.
Il tatuatore prepara un disegno, te lo mostra, lo riaggiusta in seguito alle indicazioni. Ma in genere quando vai da un artista ci vai perché ti piace il suo stile.
Anche se con un po' di remore vi faccio vedere il disegno che mi ha inviato (me ne ha inviati due e ho scelto questo proprio perché ha i petali più sgualciti e mi rappresenta meglio):
Ho tante altre idee per i prossimi tatuaggi, così tante che forse dovrei fermarmi un attimo. Per esempio mi piacerebbe continuare la storia del teschio sul braccio destro, che non è una storia ma lo diventerà. E allora sì che ci saranno camaleonti, insetti, piante carnivore e altre bestioline. Per ora però basta, è tanto che non scrivo e alla fine le cose da scrivere diventano così tante che non me le ricordo più.
Canzone del giorno: Non portarmi via il nome Samuele Bersani
Avevo cominciato un libro, questo.
![]() |
| le mie bellissime formichine |
Sono molto stanca.
La vita in casa è però rallegrata da Diana, il nostro nuovo micetto. Lei e Maya sono due furie in casa, giocano lottando come dannate per poi dormire per ore.
![]() |
| Diana |
![]() |
| Maya |
Al lavoro la situazione è, come dire, penosa.
![]() |
| The Wall |
Tant'è che mi sono fatta il mio muro del non pensiero. Ovvero ogni tanto ci appiccico su una canzone e me la canto mentalmente tutto il giorno tanto devo ripetere sempre sempre sempre le stesse cose.
Hanno assunto un ragazzotto nuovo, 22 anni, studente di psicologia, sveglio. Troppo sveglio; difatti dopo un mese ha dato forfait, e riprendono i colloqui.
Il corso di tedesco va male, non riesco a studiare, a impegnarmi. E già dalle prime lezioni mi rendo conto di quanto sia difficile, di quanto mi faccia sentire una cretina, ed è quella sensazione che detesto.
Domani vado a tingermi i capelli. Una mia amica mi ha chiesto se avevo voglia di farmi strapazzare il "bulbo" senza pagare, in quanto avrebbero dovuto fare un book fotografico o comunque un paio di foto di capelli fighi. Ho accettato a patto di avere capelli dal colore mattacchioso, e difatti me li faranno blu e verdi. Vedremo come sarà l'effetto finale.
Giovedì invece andrò a farmi un nuovo tatuaggio (sempre che la data mi venga confermata). La scelta è stata quella di un fiore di papavero.
Potrebbero esserci mille e uno motivi per cui ho scelto questo fiore invece della più indicata, almeno per me, pianta carnivora.
Ho viaggiato spesso in questi anni, spesso in treno, tantissimo in treno. Il papavero era il fiore che più spesso vedevo dal finestrino: dolci macchiette rosse che coloravano prati anonimi ai lati della ferrovia. Mi metteva una certa allegria vederli, era come un appuntamento atteso. I papaveri annunciavano l'estate, calzoncini corti (non per me che non scopro mai le gambe), le ferie, il caldo, il bel tempo.
Ma i papaveri sono soprattutto fiori che troppo spesso si danno per scontati, non se ne percepisce la bellezza perché sono un po' sgualciti, quasi sciupati. Eppure a vederli bene non si può non rimanerne affascinati. Crescono nel niente, fioriscono nel niente, e nessuno li guarda. Ma loro sono lì, e ci saranno anche l'anno prossimo.
Mi sento un po' papavero. Assolutamente mediocre, la mia bellezza è nascosta e passa inosservata. Magari sono un po' sgualcita ma mi sento di colorare la vita delle persone che mi circondano. Se anche fosse di poco però è importante.
Una volta scelto l'artista, questa volta non la mia tatuatrice di Torino, ma un ragazzotto di Bologna, sono andata a parlargli.
Quando ero piccola per farti un tatuaggio, almeno da quanto mi hanno raccontato, entravi nello studio di un tatuatore, sfogliavi il loro book di tattoo per lo più tribali e prendevi un appuntamento.
Da che ne so ora, invece, si parte da un'idea che si sviluppa insieme. Quindi ci va del tempo.
Il tatuatore prepara un disegno, te lo mostra, lo riaggiusta in seguito alle indicazioni. Ma in genere quando vai da un artista ci vai perché ti piace il suo stile.
Anche se con un po' di remore vi faccio vedere il disegno che mi ha inviato (me ne ha inviati due e ho scelto questo proprio perché ha i petali più sgualciti e mi rappresenta meglio):
Ho tante altre idee per i prossimi tatuaggi, così tante che forse dovrei fermarmi un attimo. Per esempio mi piacerebbe continuare la storia del teschio sul braccio destro, che non è una storia ma lo diventerà. E allora sì che ci saranno camaleonti, insetti, piante carnivore e altre bestioline. Per ora però basta, è tanto che non scrivo e alla fine le cose da scrivere diventano così tante che non me le ricordo più.
Canzone del giorno: Non portarmi via il nome Samuele Bersani
Iscriviti a:
Post (Atom)









































