16 dicembre 2015

5/10/2015: tutti cantano, anche i lemuri!

Durante la notte non ha smesso di piovere, e al mattino ha proseguito. Meno male abbiamo il giacchettino leggero con cappuccio per proteggerci dalla pioggia. Perché è fresco ma non freddo e temo che la cerata sia davvero troppo.
Questo è quello che sentiamo e vediamo appena svegli (volume al massimo, pls):


A un volume lievemente più basso degli uccellini potete sentire il canto degli Indri indri.
Sono i lemuri più grandi del Madagascar e usano questi canti per comunicare.
Questo in particolar modo serve a stabilire il loro territorio, ma ne hanno altri due, uno per l'accoppiamento e uno di allarme.
A destra nel filmato potete vedere una spettacolare ragnatela ma non preoccupatevi: di ragni ne abbiamo visti pochi (anche se alcuni enormi).

Il programma era di andare al parco alle 8, ma facendo nostro il loro Mora mora tra colazione, lavarsi i denti e cercare di mettere via la roba per cambiare bungalow alla fine abbiamo fatto tardi. Al nostro rientro dal parco cambieremo stanza per una più carina, quando siamo arrivati per un disguido non era disponibile.

Arrivati al parco, Gaby è andato a fare i biglietti e noi siamo rimasti con Alberto la nostra guida che parla italiano. Chiacchierando del più e del meno abbiamo mostrato il nostro interesse per i camaleonti così lui si è messo subito in moto e ce ne ha scovati due: Un tricornis femmina e un nasuta piccolissimissimo (le specie sono state appuntate sul diario forse male, quindi se volete correggere fate pure!)

Chamaleo tricornis

Calumna nasuta
Sotto consiglio di Fry ho montato il 250 mm sulla mia macchina e il 24-70 mm sulla sua in modo da avere due obiettivi e scambiarci le macchine in caso di necessità: cambiare gli obiettivi sarebbe stato difficoltoso per via della pioggia.
Entrare nella foresta è un'esperienza quasi mistica: se credessi in dio potrei dire che lì dentro mi sono sentita vicina a lui come in nessun altro posto mai.
Ma non credo, quindi la mia esperienza è stata di vicinanza alla terra, alla natura, a ciò che di più bello può esistere.
Fry ne era entusiasta tanto che l'ha descritta come l'esperienza più bella della sua vita.




Alberto è molto bravo e ci spiega, ci racconta ogni pianta che incontriamo. Tantissime sono medicinali e mi pento di non essermi appuntata i nomi.
Presto abbiamo incontrato il nostro caro amico e geco diurno Phelsuma madagascariensis. Finora visto solo in fiera, ha colori sgargianti che vanno dal verde brillante, all'azzurro, al giallo.
Da lì poi ne abbiamo visti diversi esemplari: fate conto che è un po' come la loro lucertola!
Phelsuma madagascariensis

Phelsuma madagascariensis
Ogni tanto tra gli alberi Alberto ci mostrava palle di pelo dormienti: erano lemuri notturni che loro chiamano Fuzzifì (non si scrive certamente così ma si pronuncia così) che significa: cosa bianca.

Fuzzifì dormienti: no, non sono bianchi, avete ragione. Ma che ci posso fare?

Abbiamo ammirato anche alberi di ebano e di palissandro. Alberto ci spiega che il palissandro è lentissimo: ci ha mostrato un alberello alto 40 cm di ben 20 anni.

Poi abbiamo finalmente avvistato gli Indri indri. Il loro canto si sente anche a 2-3 km di distanza.
Il nome ha una storia molto buffa: pare che i primi esploratori abbiano cambiato la parola indri per il nome della specie, ma era semplicemente il modo in cui le guide malgasce chiedevano loro di guardare in alto (indri). Su internet ho letto che indri in realtà significa "eccolo là". In ogni caso non era il nome dell'animale. Ora sì.


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Indri indri



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Ci sono ben 6 famiglie di Indri indri nel parco, numerate in base alla loro importanza, al loro rango.

Lontano dai turisti abbiamo avvistato un Sifaka diadema.

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Sifaka diadema
Vi presentiamo anche questo simpaticissimo Eulemur fulvus, diventerà nostro amico anche più tardi.

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Eulemur fulvus

Abbiamo camminato 4 ore allontanandoci anche dai sentieri. Con Alberto abbiamo parlato, oltre che delle specie viventi presenti all'interno del parco, anche di come è la vita in Madagascar. Non dev'essere una vita semplice e fare la guida paga poco. Per quello gli abbiamo lasciato una mancia di 20000 Ar. Per noi non era niente ma scommetto che per lui era davvero tanto.


Quando siamo usciti dal parco Gaby ci attendeva per tornare in albergo, cambiare stanza e mangiare.

Alle 14.30 siamo andati all'isola dei Lemuri, un posto molto turistico. Trattasi di un'isoletta raggiungibile attraversando una sorta di fiumiciattolo di pochi metri, in canoa.
I lemuri sull'isola sono abituati all'uomo, vengono imboccati con frutta fresca e quindi capita spesso che saltino addosso ai Vazaha (vi ricordate vero, cosa significa?).

Una ragazza non smetteva più di urlare ogni volta che un lemure le saltava addosso. I lemuri sono stati molto pazienti con lei: io le avrei strappato la faccia a morsi.

In ogni caso abbiamo visto questi due orsetti, l'apalemure del bambù, di nuovo il nostro amico Eulemur fulvus e il Varecia variegata (credo)


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Apalemure del bambù, era molto spaventato ed emetteva uno strano mugolìo, simile a quello che fanno i cani

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La mia foto preferita (foto di Fry, mano mia)


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Eulemur fulvus parrucchiere

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Quello che credo essere un Varecia variegata


Giungiamo in una sorta di terrazza con le panchine per riposarci quando uno ha un malore. Viene sdraiato su una panchina affinché possa riprendersi. In effetti comincia a fare caldo umido e la passeggiata è stata faticosa.
Appena finita la visita andiamo alla Crocodile farm a Ivato.
Che è praticamente uno zoo. Difatto è il posto che meno mi ha colpito, anzi vedere un fossa in gabbia mi ha messo tanta tristezza...

Comunque ecco a voi qualche foto

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Riposino
 I coccodrilli mangiano una volta a settimana 2 kg di carne a testa.

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Tartaruga radiata (del Madagascar ma di un'altra zona: si trova a sud est, noi ora siamo a nord est)
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Queste lumachine sono meravigliose, ho sempre visto le loro foto su fb e ora le ammiro dal vivo.
Di questo parco ricordo un bel ponticello fatto di assi traballanti. Il mio minuto più lungo della mia vita.

Al termine della visita ( in questa visita era entrato con noi Bruno, ve lo ricordate? Il fratello di Gaby) torniamo in albergo perché alle 18.30 abbiamo la visita notturna al parco di Mantadia.
Abbiamo visto diversi camaleonti dormienti ma le foto sono state difficili da fare quindi ne ho poche (il brevicornis, il nasuta - sempre minuscolo -, il gastrotaenia di un verde brillantissimo, il cherugal che non ho idea di coem si scriva e non lo trovo su google quindi probabilmente non esiste e il famosissimo parsonii). La scena più bella è stata quando, nella notte della foresta, illuminando il sentiero con le nostre torce da minatore, in coda Alberto io e poi Fry, sentiamo un urletto provenire da dietro. Era Fry che si lamentava che un insetto gli era cascato addosso. Scoppiamo a ridere.

A scrivere tutto quello che abbiamo fatto il primo giorno mi pare che in Madagascar ci siano giorni più lunghi delle 24 ore che abbiamo noi.
Ecco le foto della sera e scusate se non scrivo le specie.

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Il bulbul nero che dorme (Hypsipetes madagascariensis)
Il canto degli Indri indri:



Domani mattina partiremo per Antsirabe, il paese di Gaby.
Queste due notti abbiamo dormito qui. Feon'ny ala ad Andasibe.
Se volete dare una scorsa all'allbum completo dei primi due giorni, eccolo!

14 dicembre 2015

04/10/2015: Il disagio e la meraviglia

Gaby aveva con sé un cartello con su scritto CARLA: per fortuna, dato che non sapevamo nemmeno come era fatto. A Gaby mancano alcuni denti ma scopriremo presto che nell'ambito sanitario ci sono davvero tante difficoltà e forse quello odontoiatrico è il meno importante.
Gaby ha gli occhi che sorridono e ci piace subito: non parla molto bene italiano ma abbastanza per capirsi. Appena ci rechiamo fuori dall'aeroporto di Tana gli chiediamo come va con la mano e a quel punto ci mostra la mano destra, tutta bendata. Solo allora ci rendiamo conto che mancano all'appello due dita. Il suo essersi fatto male alla mano è stata l'amputazione di pollice e indice della mano destra. Rimango basita: per me l'amputazione di due dita non è farsi male alla mano  ma una tragedia apocalittica.
Ci spiegherà dopo in macchina che gli è stato diagnosticato il diabete e anche se non correla le due cose secondo noi l'arto stava andando in cancrena proprio per quello. E' ancora visibilmente spaventato dalla cosa e come potremmo dargli torto?

Andiamo verso la macchina, una 4x4 vecchiotta e a prima vista un po' scascionata. Con poco tempo per le presentazioni incontriamo suo fratello Bruno che farà da autista (dato che lui con quella mano non può guidare) e non parla italiano ma ogni tanto smozzica un "tutto bene? come va?". Temo che rispondere qualsiasi cosa sarebbe stato uguale e un terzo individuo che ci cambierà le somme.
Ci siamo sentiti circondati dato che siamo saliti quasi immediatamente in macchina senza capire esattamente il perché di tutta quella fretta e per un attimo ci siamo spaventati.
Adesso vi posso dire che è tutto perfettamente normale e la fiducia è stata immediatamente riacquistata.

Attraversiamo la periferia di Tana e il paesaggio è composto quasi unicamente di baracche. Ai lati dei fiumi cataste di mattoni sono messe ad asciugare, alcune ordinatamente, altre un po' meno.
I mattoni vengono ricavati dall'argilla del fondo dei fiumi. L'impatto è stato devastante: ma avevo idea che Tana fosse così, ecco perché non mi ci sono voluta fermare nemmeno una notte.
Le tappe prevedevano il viaggio immediato verso Andasibe.
La povertà è dilagante, l'igiene quasi assente. Fry mi dice dopo di aver visto la carcassa di un cane in totale rigor mortis, lasciato lì in mezzo alla strada sotto al sole. Fa caldo, ma quel caldo secco, con aria fresca che si sopporta bene.

Ci fermiamo in un parcheggio e il tizio losco ci cambia i soldi. Non è una procedura standard ma noi ci fidiamo e lo facciamo lo stesso. Cambiamo 300 euro. Tenendo conto che la loro banconota più alta è di 10000 Ariary che corrispondono a circa 3 euro, potete immaginare con quante banconote siamo usciti da quella situazione. 1 milione di Ariary solo per noi, infilati un po' ovunque. Nello zaino, nel portapassaporto, nelle tasche. Ci sentivamo un po' come in quei telefilm polizieschi in cui lo spacciatore riceve una valigetta carica di banconote.
Lasciato il tizio losco procediamo per Andasibe e il parco Mantadia. Nel mio diario definisco la povertà vista come "spietata" ma anche molto dignitosa. Nei fiumi donne lavano i panni che poi stendono a terra, incuranti della sabbia rossa che li risporcherà, nei fiumi le persone si lavano, gli zebù (i veri protagonisti dell'isola rossa) bevono. Il fiume è vita e qui si respira metro per metro.
Mi piacerebbe sapervi dire quanto è durato il viaggio ma non l'ho segnato. Piano piano che procedevamo verso Andasibe le baracche erano meno evidenti. I villaggi più piccoli.
L'atmosfera più tranquilla. Io e Fry forse ci siamo anche addormentati, eravamo stanchi dal viaggio. Siamo arrivati che era tardo pomeriggio.
I bungalow erano in mezzo alla giungla, e lontano, come un sussurro nel vento, si sentono i meravigliosi Indri indri (che si trovano solo in questa zona). Il loro canto è il canto degli spiriti, acuto e dolce sembra provenire dall'aldilà. Mi viene quasi da piangere a scriverlo ma è uno dei suoni più belli che io abbia mai sentito. L'umidità è altissima e i bungalow sono carini, essenziali. Letto, zanzariera e bagno (diviso in due: water da una parte e uno stanzino con lavandino e doccia). Nessun segno di zanzare.
La wifi prende solo dalle 16 in poi se non ricordo male e solo nel ristorante, ma impareremo presto che la wifi è un lusso che troveremo poco in giro. Chiediamo a Gaby se può rimediarci due schede sim malgasce e andiamo a fare un giro. Ma comincia a calare la sera e siamo molto stanchi. Il parco non è molto lontano da qui, gli Indri indri (lemuri alti e pesanti come un bambino di 8 anni, il lemure più grande dell'isola) hanno smesso di cantare. Andiamo a mangiare (per me spezzatino di zebù, please. Molto ma molto buono: il costo del cibo è bassissimo e scopriremo anche che negli alberghi abbiamo pagato caro. Ma meno di 5 euro a pasto quasi sempre). Il mattino dopo ci attende la visita al primo parco, quello di Mantadia.
Di notte un temporale tremendo mi sveglia e mi ricordo che siamo nella foresta pluviale: per quanto sia stagione secca, le piogge non possono mai mancare.
Le parole che sentiremo più spesso, oltre a Vazaha che significa straniero, sono Mora mora (la o si legge u, quindi mura mura), ovvero piano piano. La vita dei malgasci è scandita dal sole, tutti fanno qualcosa ma con i loro tempi. Non ci vedrà mai qualcuno correre, il tempo è prezioso e i malgasci lo sanno bene e prendono tutto il tempo necessario. Già li amo.

Fila di bungalow


la foresta e la lieve umidità



Carina, eh?


13 dicembre 2015

Se sono un po' lunga...

... è solo perché capiate quanta attesa c'è stata. Meravigliosa attesa. Ansiosa attesa.
Attesa.

Volevo mostrarvi le foto degli zaini e del prepartenza. Tra le altre cose abbiamo prenotato il parcheggio all'aeroporto di Malpensa con Ciao Parking per 64 euro. Considerato che stavamo via dal 3/10 al 19/10 non è stata una cosa così tremenda.
L'aeroporto non è raggiungibile a piedi dal parcheggio ma ci sono navette che vi trasporteranno gratuitamente sia all'andata che al ritorno, on demand. Quando arrivate, chiamate e in due minuti sarete alla macchina. Lo abbiamo utilizzato anche per andare ad Alghero (di cui probabilmente devo ancora parlarvi) e ci siamo trovati molto bene. Straconsigliato.

Nello zaino c'è di tutto. Come portare dei chili addosso e non accorgersene quasi.
Vi straconsiglio di portarvi (noi lo abbiamo fatto) gel igienizzante perché non si sa quando potrete lavarmi le mani, salviette intime per la stessa ragione e lucine da minatore (le torcette da mettere in fronte) - in alcuni posti la corrente viene staccata per tutta la notte. Che non vi manchi mai l'acqua in bottiglia: la userete anche per lavarvi i denti, ovviamente!

Prove con lo zaino: ci starà tutto quello che dobbiamo portare?
Attrezzatura fotografica portata:

  • Canon EOS 7D con 24 mm 2.8 pancake, 17-85 mm 4-5.6, 55-250 mm 4-5.6
  • Canon EOS 6D con 24-70 mm 4.0


Abbigliamento:

  • mutande varie
  • calzini vari
  • maglioncino in pile
  • maglia termica
  • 2 paia di pantaloni tecnici (con cerniere che diventano pantaloncini)
  • magliette varie in quantità
  • cappellino per il sole
  • cappellino contienicapelli in caso di disastro nucleare
  • impermeabilino leggero da corsa con cappuccio in caso di pioggia
  • impermeabilone enorme e pesante che copre anche lo zaino
e altre cose (ohi l'elenco è lungo!)


Tutto questo ordine non fa parte di me!



Finalmente è arrivato il 3/10. Dato che il check-in online mi è risultato difficoltoso con air Seychelles partiamo un po' prima da casa, inoltre piove e potete immaginare cosa succede per le strade e nella testa degli automobilisti quando piove. Ecco i nostri voli (per andate e ritorno) - notare le 6 ore di attesa ad Abu Dhabi.

Per il resto tutto bene, emozione a parte all'aeroporto! Meno male sono riusciti a darci dei posti finestrino!

ah-ehm. Lo dicevo che l'ordine non fa parte di me


Felice all'aeroporto Milano Malpensa

in attesa

ah-ehm. Boh?

La vasta scelta di film sull'aereo (che tanto poi te rivedi sempre gli stessi)

Il telecomando

Attrezzatura in dotazione. Avrei voluto fare "l'italiana" e portarmi via la coperta: avrebbe avuto un senso per le 6 ore passate ad abu dhabi.


Pronta per la nanna

Ciao colleghi di Tirana

Sempre meraviglioso


Faccia da "quando scendiamo?"

Era meglio non scendere. Ad Abu Dhabi il caldo è soffocante e appena scesi dall'aereo non si respira. Il volo da Malpens ad Abu Dhabi è durato circa 5 ore.



Una lievissima umidità dell'84%. Pareva di stare sott'acqua!




Ecco *il* posto. Quello che useremo per riposarci. Dopo una mangiata, carichiamo un po' i cellulari e siamo pronti alla nanna. Zaino stretto al corpo e fabbrichiamo le zeta. La copertina mi avrebbe fatto proprio comodo però... E in effetti qualcuno ce l'ha.

Una faccia che pare mi sia passato un tir addosso.

Nonostante 6 ore sembrino tante (che cazzo dico? Sono *realmente* tante) ci tocca prendere l'altro volo per Mahe Island, un paradiso in mezzo alle Seychelles. Altro volo di 4 ore e poi altra coda per riprendere il successivo e ultimo volo.



In coda al transit Gate 
L'aeroporto di Mahe è grande come la stazione di Como San Giovanni. Anzi probabilmente la stazione di Como lo batte. Presto scopriamo che i controlli di sicurezza qui sono l'inferno e dato che l'aeroporto è piccolo, la stessa persona che ti fa il controllo, dopo pochi minuti cambia postazione e ti controlla i passaporti o il biglietto per il prossimo volo.

Ci sono tantissimi indiani che non rispettano le code e sembrano non siano mai passati attraverso un metal detector il quale suona di continuo perché o si sono scordati di levarsi le monete dalla tasca, oppure non si sono tolti la cintura, e nonostante sia per tutti la stessa cosa i successivi viaggiatori non pensano bene di controllarsi e a ogni passaggio devono scansionarli con il sensore portatile.

Insomma non c'è alla fine troppa gente ma rischia di diventare comunque un'affare senza fine. Un consiglio vivissimo: PORTATEVI UNA PENNA. Io ho portato solo il portamine e le mine ma dovrete compilare i moduli per dichiarare che siete in salute, o che dovete proseguire il viaggio, o che dovrete chiedere il visto. Insomma qualcosa da compilare c'è sempre e non fatevi cogliere impreparati! Altro consiglio, anche per un viaggio itinerante portatevi sempre dietro l'elenco degli alberghi, ve lo chiedono!


Un aeroporto su un mare bellissimo

La stanchezza comincia a farsi sentire

Arrivati finalmente ad Antananarivo (ed è ormai il 4/10) dopo altre 2.45 ore e qualche turbolenza specie in atterraggio (secondo Fry il pilota ha effettuato un atterraggio Crosswind) ci misurano quasi immediatamente la temperatura. In Africa (ve lo ricordate? Non ne stanno più parlando ma c'è ancora) c'è emergenza Ebola. E così con il termometro a infrarosso almeno possono capire se qualcuno ha la febbre o meno.

Seguiamo la marea di gente perché non capiamo bene dove richiedere il visto attraverso il modulo che ci hanno consegnato in aereo e dopo averci chiesto dove saremo sistemati (ed ecco l'elenco degli alberghi) prendiamo gli zaini e CI SIAMO. Antananarivo, detta Tana, la capitale del Madagascar nonché della tribù Merina.
Ci sono ben 18 tribù in Madagascar. Differiscono tra di loro in alcuni casi per lingua (ci sono dei dialetti ma molti parlano il dialetto Merina perché è quello più conosciuto dato che viene usato in radio e in televisione), per riti e anche per tratti somatici.
I malgasci sono quasi tutti piccini di statura ma i Merina ad esempio hanno pelle scusa e tratti somatici asiatici mentre i Vezo sono più alti e longilinei. I Bara sono più corpulenti e con tratti molto più africani.

I malgasci non si considerano africani ma malgasci. Ovunque andrete nel mondo gli isolani non si considerano mai parte del continente di cui fanno geopoliticamente parte: è normale ed è ancora più normale in Mada. Qui davvero è tutto un mondo a parte.

Ora rimane solo da prendere gli zaini e incontrare Gaby.
Non perdetevi la prossima puntata!

12 dicembre 2015

Il luogo del cuore e il lungo viaggio per raggiungerlo

Il vero inizio di un viaggio è la realizzazione di poterci andare.
Finora abbiamo sempre viaggiato in Europa e in luoghi molto vicini (massimo un'ora e mezzo di aereo) e la realizzazione di poter andare in quei luoghi è stata una fiamma fugace, qualcosa di velocissimo.
Il Madagascar è stato atteso 10 anni: tanto che quasi prima di partire non ero nemmeno più sicura che fosse IL viaggio. Non ricordavo quasi perché insistevo tanto per andare.
In verità la mia vita è fatta di fissazioni: meno posso fare una cosa, più è impossibile e più mi ci fisso, diventa un tarlo e il mio obiettivo finale.

La realizzazione di poterci andare è stata ad aprile quando dovevamo scegliere di andare negli States o in Madagascar. Nonostante inizialmente la scelta era cascata sugli States (con annesso matrimonio a Las Vegas) presto Fry ha capito che era giusto che cambiassimo meta: per me quel viaggio era più importante. Il matrimonio sarebbe stato un gioco (non abbiamo bisogno di sposarci e non ne sentiamo proprio la necessità).
Dopo la realizzazione (che comprende calcolo metodico delle spese che io, essendo ManiBucate, non ho fatto) inizia la progettazione. I luoghi da vedere, come spostarsi, le zone da saltare. Per il Mada è difficilissimo: i trasporti sono lenti, le strade piene di buche, le guide indicano per percorsi di 200 km anche 4 ore di viaggio.
Se non avete troppo tempo dovrete affidarvi a una guida.
Ma io il nome di una guida ce l'avevo già da quando nel 2004-2005 cominciai a informarmi per sapere più o meno come avrei potuto fare.

Le soluzioni erano due, affidarsi a un tour tipo Avventure nel Mondo, o appunto sentire una guida locale. Coi tour operator non ho mai avuto nessun contatto e preferisco non averne.

La prima soluzione è stata scartata perché Fry non aveva voglia di accollarsi a un gruppo di persone che chissà che ti capita. In effetti aveva ragione ma sarebbe stata la mia soluzione se fossi andata da sola. La seconda è stata la nostra effettiva scelta.

Potevamo scegliere tra due guide: Matteo, un italiano andato a vivere lì e Gaby, un malgascio che parla italiano. Dato che il periodo in cui saremmo dovuti andare era agosto (l'azienda per cui lavoro chiude per una settimana e sarei riuscita ad attaccare un'altra settimana) Gaby purtroppo era già mezzo impegnato. Il biglietto dell'aereo costava tantissimo, però non avevamo altra scelta. O agosto o niente.

In ogni caso se volete contattarli ecco i recapiti:
Matteo: matteo@mymadagascar.net
Gaby: gabiturbo@yahoo.com e se siete intrepidi potete contattarlo al numero di cellulare: 00261320253214

Vi segnalo anche questa giovanissima guida, che alla fine ci ha tenuto compagnia per tutti i giorni a parte i primi due (le vicissitudini sono lunghe, ve le racconterò piano piano): betsytours@yahoo.fr si chiama Eric, parla anche lui italiano, ha 31 anni e fa il cuoco oltre che la guida.

Il costo per un tour di due settimane in Mada cambiava poco da Matteo a Eric: il primo prevedeva dai 3000 ai 4000 euro in totale e il secondo ci ha fatto un preventivo di 2800 euro. Il costo comprende auto e autista, guida, parchi e guide, alberghi a mezza pensione (ovvero un pasto incluso).
Non considerate il pasto gratuito in maniera così rigida, potrebbe capitare di sì, potrebbe capitare di no. Non è un problema perché vi accorgerete che i pasti sono la minore spesa che vi possa capitare in Madagascar.

La "realizzazione"
Appunti sparsi
Dimenticavo, in Madagascar ci sono gli Ariary come moneta. Viaggio a parte capirete che il costo di ogni cosa lì è minimo, fin troppo minimo. E come noi potreste trovarvi in difficoltà nel gestire alcune situazioni.


Agosto però si avvicinava e al lavoro non era stato approvato il mio piano ferie. I biglietti aumentavano sempre di più e la mia ansia cresceva. Non potevo confermare i biglietti, la guida, non potevo fare nulla. Quindi si era reso necessario un cambio di piani.

Ho chiamato il mio capo e gli ho detto che avevo necessità di spostare i giorni perché i biglietti aerei erano raddoppiati e che avrei preso due settimane a ottobre (le prime due per non accavallare i miei giorni di ferie con un'altra collega). I biglietti aerei costavano la metà, la stagione era migliore in Madagascar e tutto sarebbe stato perfetto. Le ferie mi sono state confermate immediatamente e finalmente in data 17/5 ho acquistato i biglietti e una piccola assicurazione del viaggio che in caso di malattia o problemi ci avrebbe assicurato il ritorno a casa senza supplementi. In realtà l'assicurazione copriva anche altre cose, ma in quel momento non mi interessava.

Costo totale, assicurazione compresa: 1743,01 euro.

Intanto abbiamo chiesto i passaporti, la mia foto con i capelli blu ha fatto esclamare all'addetto che negli states non mi avrebbero fatto entrare con altro colore di capelli.
Pazienza: in caso di viaggio negli states me li sarei ritinti.

Vorrei postare le foto dei passaporti ma non le trovo più e sono troppo pigra per rifarle: comunque è stato un bell'obiettivo raggiunto. Ogni piccola cosa ci avvicinava di più al viaggio, quello fisico, vero e proprio.

I vaccini per il Mada non sono obbligatori ma come scrivevo nel precedente post li abbiamo fatti tutti, anche quelli che potevamo evitare: non abbiamo fatto la profilassi antimalarica ma ho già spiegato perché.

A sinistra il possibile tragitto. Le cancellature e le riscrizioni sono state in "corso di viaggio", modifiche che poi racconterò: a destra gli appunti su cosa portare
Appunti sui vaccini
Ne metterò solo una, ma ci sono pagine e pagine di appunti sui vari parchi e sulle specie presenti
Dopo varie trattative io e Fry abbiamo optato per il viaggio con Gaby: non è stata una questione di costo, volevamo che a guidarci fosse una persona del luogo, che conoscesse bene i vari fady (divieti) e che ci potesse raccontare di più di quello che stavamo guardando. Con Gaby ci siamo scambiati varie email e dopo un acconto lasciato di 400 euro mi ha mandato i nomi di tutti gli alberghi. Ho espresso le mie preferenze quando c'era una scelta multipla e siamo rimasti in attesa.

Fatti i vaccini e a due settimane dalla partenza Gaby non si era fatto più sentire: via email non rispondeva e agli sms nemmeno. Eravamo un po' nel panico, non tanto per i 400 euro dati di acconto, ma come avremmo fatto una volta lì senza guida? Non avevamo nessuna idea di come spostarci, non ce ne siamo preoccupati a dirla tutta. Poi arriva una chiamata: era Gaby. Era stato molto tempo in ospedale perché "si era fatto male alla mano". Ma la comunicazione era durata molto poco perché era caduta presto la linea. Il nostro più grande problema era come portargli i soldi, non potevamo fare un bonifico e temevo che avessimo dovuto portare contanti (cosa in effetti poi avvenuta).
Tempo qualche giorno e Gaby ha ricominciato a rispondere alle email con nostro grande sollievo. Ma cosa voleva dire che si era fatto male alla mano? Non ce lo spiegavamo.

Nel frattempo avevamo fatto grandi acquisti: due zaini da 50 lt, vari oggetti per dividere l'abbigliamento (tipo delle "scatoline" di stoffa con cerniere, dato che avremmo cambiato spesso albergo/bungalow era necessario tenere tutto in ordine), sacchetti per la roba sporca, vestiario comodo (da magliettine sintetiche che potevano asciugarsi in poco tempo se lavate a maglioni in pile per gli altopiani centrali dove comunque la sera la temperatura si sarebbe abbassata parecchio), scarpe da trekking, creme solari, autan, igienizzanti, giacchettino impermeabile, ulteriore zainetto per attrezzatura fotografica e cose da portare sempre dietro, fermenti lattici, antibiotici che si sa mai, imodium che si sa mai. La ragazza che viene a dare da mangiare ai gatti era stata allertata. Ormai era tutto pronto. E io emozionata da morire.
E se a Fry non fosse piaciuto? E se fosse capitato qualcosa? E se...

Direi che ho rotto le palle abbastanza: ci sentiamo prossimamente per il viaggio in aereo, problematiche varie incontrate e il primo incontro con il Madagascar e con Gaby.

10 dicembre 2015

Il Mada e i preparativi

Cavoli è da agosto che non scrivo: difficile per me giustificare una così lunga attesa se non scrivendo che avevo bisogno di tempo per metabolizzare diverse cose tra cui, non ultimo, proprio il viaggio in Madagascar. E' stato il viaggio più incredibile, più difficile, più emozionante che io abbia mai fatto. E proprio per questo è difficile parlarne: tornare in Italia e fare colazione piangendo è stato il risultato di questo amore, di questa difficoltà nel descriverlo.
Nessuna parola, nessuna frase, nessun post, nessun diario può descrivere i colori, gli odori, i suoni e le sensazioni viste e provate.
E' tutto inutile: ma mi tocca farlo.
Un po' per tradizione, tengo sempre diari dei miei viaggi, mi piace riscriverli e aggiungere ricordi venuti fuori dopo, un po' perché voglio rendere chi mi legge partecipe di questa meravigliosa avventura.
Qualche piccola indicazione: il Madagascar non è un luogo semplice e noi lo abbiamo affrontato nel modo più comodo che esista.
Quindi non abbiamo viaggiato con i mezzi malgasci, i taxi brousse, zaino in spalla. Avevamo macchina e autista, i bungalow sempre prenotati, e nonostante tutto ci sono stati piacevoli e meno piacevoli inconvenienti. Il nostro tragitto è stato cambiato per problemi di trasporto aereo interno (ma vi racconterò), spesso Fry è stato costretto ad aiutare a spingere la 4x4, abbiamo camminato per ore nel deserto, nella foresta pluviale, sotto la pioggia e sotto al sole. Abbiamo cercato di fare foto controluce, in movimento, cercando di non inciampare nelle radici degli alberi nella giungla. E alla fine nessuna foto rendeva giustizia tanto che, se non fosse stato per il riscontro positivo di Fry, avrei pensato che questo bel Madagascar fosse solo tutto nella mia testa.
Anche ora, solo a pensarci, mi viene da sorridere e da piangere, e nel turbine di queste emozioni faccio fatica a captare quelle giuste per potermi esprimere.
I preparativi sono stati lunghi. Dai vaccini, facoltativi ma che abbiamo fatto tutti: dalla epatite B, alla rabbia, alla polio, al tetano, al tifo.
Non abbiamo fatto profilassi antimalarica, ma sapevamo di viaggiare durante la stagione secca e siamo partiti con le dovute protezioni ma abbastanza tranquilli.

Tutti i vaccini abbiamo cominciato a farli circa un paio di mesi prima di partire, anche perché i richiami dell'antirabbica sono tre.
Il costo è stato abbastanza alto, ma preferivo partire tranquilla e Fry era d'accordo con me. L'antimalarica abbiamo preferito non farla perché in primis partivamo durante la stagione secca e poi perché sapevamo che poteva dare disturbi forti allo stomaco, che era pesante per il fegato e dato che mettevamo già in conto il cagotto abbiamo preferito saltare disturbi di stomaco.
Lo so, sembra da irresponsabili: ma in verità la profilassi antimalarica non copre al 100% ed è meglio prevenire.
I passaporti sono stati richiesti diverso tempo prima in modo da non avere fretta e nell'ultimo mese abbiamo comprato zaini, scarpe e abbigliamento tecnico che ci avrebbe potuto fare comodo.
Gli zaini sono stati una scelta ottima: a meno che non decidiate di andare a Nosy Be in un bel villaggio turistico vantandovi poi di essere stati in Mada, bhe, lo zaino è l'unica scelta possibile.
Spero di elaborare nei giorni a seguire le foto per potervi mostrare qualcosa in più oltre alle mie parole e spero che questo viaggio (anche se scritto, o letto nel vostro caso) possa piacervi almeno un terzo, ma che dico, un decimo di quanto è piaciuto a me. Ne sarei comunque felice.

Il Madagascar è la terra degli zebù ma prima di arrivarci parleremo del nostro lungo e meraviglioso viaggio, fatto di tre terre, di tante lingue e di comodissimi cuscini della Etihad (e Air Seychelles).
A presto.

14 agosto 2015

R.I.P. Guercina...

06 agosto 2015

Puzzo di merda di vita

A giugno, meeting nazionale di piante carnivore a Padova, un mio vecchio amico con cui mi sono chiarita dopo appena 12 anni, mi ha detto "tu puzzi di merda di vita".
No, non c'è da prenderla male.
Gli stavo spiegando del fatto di non volere figli e lui mi stava dicendo che invece sarei una mamma perfetta. Perfetta perché imperfetta, perché tatuata, spettinata, vestita male, perché i bambini hanno bisogno di sporcarsi e di giocare e non (solo) di imparare a stare seduti bene.

Anche se credo non sia del tutto vero perché la mia imperfezione è, per certi versi, studiata, per il resto credo che sia una definizione che mi calza a pennello. Puzzo di merda di vita.

Penso che a volte alcune persone ne sentano l'odore e ne rimangano fortemente attratti. Per certi versi sono quello che alcuni vorrebbero essere: visibilmente casinista, disordinata. imprecisa, distratta.

Penso che la vita non ci regali momenti in cui lasciarci a noi stessi, le pressioni sociali sono forti. Dobbiamo trovare un lavoro, sposarci, avere figli, possibilmente essere vestiti bene, non dare modo agli altri di trovare appigli per poterci attaccare.
Io invece sono diversa.
E non è il coraggio.
E' proprio la merda di vita.

Sì, la gente si volta per la strada quando cammino perché ho i capelli strani, perché ho i tatuaggi, perché non sono vestita bene. No, non mi da' fastidio.

Ma ragazzi, che gusto non doversi vergognare.

E quanto dispiacere nel vedere negli occhi degli altri quel pizzico di "perché io non riesco?".

Guardate, osservate, vogliate essere come siete. E siatelo!
Sporcatevi della vostra vita, cazzo perché, checché ne dicano le varie religioni, avete solo questa chance. Nel dubbio, io non rischierei. E non lo faccio.

05 agosto 2015

Succedono cose.

L'altroieri mi ha chiamato Pinguino per dirmi che la sua mamma è mancata.
Così mentre la vita prende pieghe meravigliose e tutto corre secondo la tua direzione... improvvisamente qualcosa la arresta per un attimo, per permetterti di fermarti e guardarti intorno.
E vedere che non tutto è così bello come credi.

Il treno non si ferma, non c'è modo di fermarlo.

Canzone del giorno Locomotive Breath Jethro Tull

03 agosto 2015

I miei demoni

Questa notte ho sognato demoni nascosti negli armadi. C'erano due armadi in quella che non era la mia camera da letto. Un vecchio armadio di legno scuro e un armadio più moderno, chiaro, forse bianco.
La sostanza è che ogni tanto dall'armadio vecchio si apriva un'anta con demoni/spiriti dal volto terrificante. Spiriti che una volta sconfitti comunque si ripresentavano dal nuovo armadio.

Uno degli spiriti a un certo punto si è tolto la maschera grottesca, mostrando un volto normale.
Credo che il sogno sia estremamente chiaro.


30 luglio 2015

Il matto di Cömo

Mi è successa una cosa strana, di nuovo. Mi ha fermato un vecchino che non c'era tanto con la testa. Mi ha stretto la mano e ha detto qualcosa, un complimento verso i miei tatuaggi. Nel frattempo mi teneva sempre stretta la mano (sinistra). Mi ha chiesto il nome e ha detto che si chiama Carlo. Mi ha salutata con due baci sulla guancia. Poi mi ha chiesto se sono fidanzata e da quanto. Altri due baci sulla guancia. Poi ha detto "ma va bene così eh? Mica vorrà rimanere incinta". Mi ha detto che la prossima volta apriamo un bar. E poi mi ha detto che mi vuole bene e mi ama. E poi di nuovo di non rimanere incinta. O Cömo è piena di gente strana o la trovo tutta io.

29 luglio 2015

AAA aspiranti visionari cercasi

Lunedì sono andata in posta, un avviso mi avvisava di aver qualcosa da ritirare. Ah-ah. Qualcosa da pagare temevo.
Così mi reco (sempre di corsa) alle poste, passando per il centro. Che meraviglia passare per il centro al mattino. C'è una calma surreale, come a Torino alle 5 del mattino, quando il mondo deve ancora svegliarsi. Io, la mia musica, e Como.
E qualcuno che mi parla.
Mi tolgo le cuffie.
Un ragazzone mi chiede se ascolto il punk.
"Ehm, certo, sto ascoltando ora i NOFX ("conosci i nofx? No? fx! Conosci i nofx, no? FX!" e così via)"
"Conosci i Rancid?"
"bhe di nome certo, ora se dovessi ricordare qualche pezzo magari non lo so però.."
"Ah bhe loro secondo me sono i migliori, non trovi?"
"Bhe sì sono ganzi però.."
"Ah ma sai se vengono a fare qualche data qui nei dintorni?"
"Mhm, non penso. Non ho idea"
"Qual è il loro album che ti piace di più?"
"Mha guarda, come ti ho detto prima, non è che li conosca benissimo, sicuramente li ho ascoltati... ma.."
"Eh dai loro sono proprio forti, ciao eh?"

Che dire.
A volte penso che me le cerco.
Ma dire così è come dire che una ragazza in minigonna cerca le palpate di culo, e il mio animo femminista si incazza a morte.

Canzone del giorno (Don't Fear) The Reaper Blue Oyster Cult