Maya è tornata ad essere la simpatica rompiscatole di sempre. Corre infilandosi tra le gambe, mentre cammini, attentando ad entrambe le vite, salta sul tavolo facendo cascare i bicchieri e fa gli attentati alle caviglie quando meno te lo aspetti. Ovvio, le zampe posteriori non vengono poggiate bene, ma in ogni caso è un quasi-miracolo.
Io e Fry siamo impegnati nel trasloco perché andremo ad abitare per conto nostro in una casetta molto carina (senza soffitto, senza cucina) e ci sembra di essere abbastanza indietro perché sabato dobbiamo liberare la stanza per il nuovo coinquilino che verrà.
Ieri però ho finalmente avuto risposta dall'associazione "terra del fuoco" e finalmente ho la reale opportunità (è la terza mail che mando) di partecipare al "treno della memoria". Partiranno dei treni in diverse città che porteranno a Cracovia (il viaggio dura 24 ore). Da lì la visita proseguirà ad Auschwitz.
È un percorso diverso rispetto ad andarci da soli. E sicuramente sarà un'esperienza straziante per come sono fatta io, ma necessaria. Perché puoi leggere un'intera biblioteca sull'olocausto ma sentire la voce di chi ci è stato, vedere i luoghi, respirarne l'aria è un'altra cosa. Già quando ho visitato Sachenhausen ero rimasta molto colpita. Questa visita sarà assolutamente devastante ma ripeto, necessaria.
Soprattutto quando custodisci un segreto e senti la necessità di comprenderlo.
12 ottobre 2011
Sogni e segreti
08 ottobre 2011
07 ottobre 2011
Io, vittima del marketing.
Ecco il mio nuovo telefono. Non ne avevo assolutamente bisogno, e nonostante la mia attuale lettura "i persuasori occulti" mi sono lasciata convincere che il mio telefono fosse ormai un oggetto obsoleto e che dovesse essere cambiato. Gli aggiornamenti lo rendevano lento, molti programmi non potevano più essere installati perché non compatibili ed eccomi qui col mio samsung galaxy s. Io a dirla tutta puntavo sul nexus s, ma era ancora troppo caro, e quando hanno annunciato la vendita di questo, scontato del 50% sono diventata vittima del marketing!
Però posso dire una cosa? È un oggetto davvero meraviglioso e mi ci trovo molto bene.
Vedremo.
06 ottobre 2011
R.I.P. #SteveJobs
Capitolo fideiussione quasi chiuso, oso sperare.
Del resto cosa vogliono? Non solo hanno il mio conto bancario, ma c'è anche mia mamma che fa da garante.
Oggi è morto Steve Jobs. Premetto che non sono un'amante del marchio Apple anzi, ho una resistenza psicologica alla mela morsicata, tant'è che proprio oggi ho acquistato il mio primo telefono Android (e ho progettato di acquistarlo oggi da circa due giorni pertanto non sapevo assolutamente della notizia). Detto questo bisogna un po' separare l'uomo dal logo che tanto lo ha reso famoso. Steve Jobs era, in primo luogo, una persona con grandi idee. In un certo senso una persona che ha anticipato i tempi, almeno nella tecnologia. Un uomo che sapeva guardare al futuro.
Mi spiace, mi spiace a livello umano e mi spiace perché era molto giovane. Sono certa però che quando vivi così la tua vita, davvero la morte non esiste.
Vi lascio con il discorso ai laureandi di Stanford del 2005, di Steve Jobs.
"Stay hungry, stay foolish"
Del resto cosa vogliono? Non solo hanno il mio conto bancario, ma c'è anche mia mamma che fa da garante.
Oggi è morto Steve Jobs. Premetto che non sono un'amante del marchio Apple anzi, ho una resistenza psicologica alla mela morsicata, tant'è che proprio oggi ho acquistato il mio primo telefono Android (e ho progettato di acquistarlo oggi da circa due giorni pertanto non sapevo assolutamente della notizia). Detto questo bisogna un po' separare l'uomo dal logo che tanto lo ha reso famoso. Steve Jobs era, in primo luogo, una persona con grandi idee. In un certo senso una persona che ha anticipato i tempi, almeno nella tecnologia. Un uomo che sapeva guardare al futuro.
Mi spiace, mi spiace a livello umano e mi spiace perché era molto giovane. Sono certa però che quando vivi così la tua vita, davvero la morte non esiste.
Vi lascio con il discorso ai laureandi di Stanford del 2005, di Steve Jobs.
"Stay hungry, stay foolish"
05 ottobre 2011
Spugna emotiva
Oggi è venuto allo sportello un signore con la sua mamma, voleva volturare a suo nome delle utenze. La mamma ogni tanto si gira verso di lui e gli chiede di non agitarsi. Poi sento che borbottano tra loro e lei gli chiede a che ora deve fare la chemioterapia.
Così mi spiace e anche se non mi intrometto mai, confesso loro che anche io ho fatto un paio di chemio.
Loro sono sorpresi e quasi confortati dalla cosa. E mi dice la signora che però ora sto bene, che si vede, mentre lui (che intanto aveva tirato fuori un fazzolettino e si asciugava gli occhi), bhe per lui non c'è niente da fare. Quando ho cominciato l'università desideravo diventare medico: aiutare gli altri per liberarmi dal senso di colpa di essere guarita e avere passato tutto, lasciando indietro chi, invece, non ce l'aveva fatta.
Ma non era soltanto questo, quello che secondo me mi avrebbe differenziata dagli altri sarebbe stata la mia empatia. La capacità di entrare in sintonia con gli altri, la capacità di comprendere davvero la sofferenza che può causare una malattia. Sofferenza estesa anche ai familiari del paziente.
Non è la strada che alla fine ho intrapreso, ma posso, nel mio piccolo, comprendere le persone e aiutarle, per quanto in mio potere.
Il signore è andato via e mi ha stretto la mano, seguito dalla sua mamma che intanto mi raccontava alcune situazioni personali che non riporto.
Un po' mi sono turbata, e allora sono tornata indietro al pensiero di diventare medico.
Non sarei stata un ottimo medico. Sarei crollata ogni volta, avrei pianto, sarei caduta in depressione e alla fine avrei mollato.
Sono una spugna emotiva.
Così mi spiace e anche se non mi intrometto mai, confesso loro che anche io ho fatto un paio di chemio.
Loro sono sorpresi e quasi confortati dalla cosa. E mi dice la signora che però ora sto bene, che si vede, mentre lui (che intanto aveva tirato fuori un fazzolettino e si asciugava gli occhi), bhe per lui non c'è niente da fare. Quando ho cominciato l'università desideravo diventare medico: aiutare gli altri per liberarmi dal senso di colpa di essere guarita e avere passato tutto, lasciando indietro chi, invece, non ce l'aveva fatta.
Ma non era soltanto questo, quello che secondo me mi avrebbe differenziata dagli altri sarebbe stata la mia empatia. La capacità di entrare in sintonia con gli altri, la capacità di comprendere davvero la sofferenza che può causare una malattia. Sofferenza estesa anche ai familiari del paziente.
Non è la strada che alla fine ho intrapreso, ma posso, nel mio piccolo, comprendere le persone e aiutarle, per quanto in mio potere.
Il signore è andato via e mi ha stretto la mano, seguito dalla sua mamma che intanto mi raccontava alcune situazioni personali che non riporto.
Un po' mi sono turbata, e allora sono tornata indietro al pensiero di diventare medico.
Non sarei stata un ottimo medico. Sarei crollata ogni volta, avrei pianto, sarei caduta in depressione e alla fine avrei mollato.
Sono una spugna emotiva.
01 ottobre 2011
A volte ritornano (e meno male)
Quando passeggio per Torino mi viene in mente una sola parola: eleganza. Non c'è altra città che secondo me rappresenti meglio questo aggettivo.
Trovo che il colore bianco, i portici puliti, le strade e le piazza immense, conferiscano una certa regalità alla città. Immagino persone con bastone da passeggio che risalgono via Po per andare verso Piazza Vittorio e splendide carrozze trainate da docili cavalli infiocchettati.
La verità è che Torino mi piace. E piace anche a chi non c'è mai stato e la vede per la prima volta. Questo perché su di lei non hai aspettative e quindi rimani sorpreso a vedere quanto può offrirti.
Se non si era compreso, lo scorso weekend sono stata a Torino. Ho staccato un po' da ogni cosa e sono stata bene, anche se ho visto Birba raffreddata (e sempre più invecchiata, sempre più malaticcia col suo cuoricino che non funziona bene).
Mi è presa un po' tristezza e quando stavo andando via e avevo già chiuso la porta d'ingresso che sono tornata indietro di corsa a salutare Poldo e Birba. Ho avuto un brutto presentimento e ho temuto di non rivedere Birba e non potevo sopportare questa cosa.
Il viaggio poi è andato bene, ho letto molto e ho dormito profondamente (tanti anni fa non sarei mai riuscita a dormire sul treno ma da quando ho conosciuto Roccio ho preso l'abitudine a dormirci e ora l'ho associato al sonno, tant'è che appena il treno parte posso leggere ben poche pagine che muoio subito).
Lunedì non è stata una bella giornata al lavoro, è un lavoro molto difficile ed era il mio primo giorno (travirgolette) da sola allo sportello. Credo di essere stata presa dal panico e di esserm sentita male, ma ora non ricordo bene cosa è successo, so solo che la notte non ho dormito e mi sono svegliata con un po' di mal di stomaco (che spesso mi viene quando sono agitata) e temevo di non essere in grado di fare un lavoro simile. Poi piano piano nei giorni successivi è passato, ho ricevuto tanti complimenti per la mia gentilezza e gli occhi e il colore dei capelli (davvero) e penso che in fondo è un lavoro che mi piace.
Mi piace perché posso aiutare gli altri a risolvere i problemi, anche se piccoli, e spesso (non so come) riesco a tranquillizzare le persone agitate.
Maya sta un po' meglio, il veterinario dice che deve fare fisioterapia camminando, quindi ora la lasciamo libera e in pace. Anche se zoppica ancora vistosamente ma è passato poco tempo, bisogna darle tempo. Molto probabilmente tempo.
Poi ieri è successa una cosa buffa, ricevo la richiesta di amicizia su facebook di un tale di cui non ricordavo il nome. Poi guardo le foto e però qualcosa mi dice. E alla terza foto esclamo "Malconcio!".
Per raccontarvi di lui devo andare indietro nel tempo, all'anno 2002 (credo) in cui mi ero appena lasciata con Chicco e passavo molto tempo su IRC sul canale delle #piantecarnivore. In questo canale non eravamo in molti, c'ero io, Malconcio, fonzie82 poi si era unito pesiolino (si chiamava così perché pesciolino non ci stava, era appassionato anche di acquari).
Il mio tempo era scandito dai loro, ero rimasta sola, senza un amico, e cercavo di uscire da un periodo di depressione totale: il gruppo di appassionati di piante carnivore mi ha aiutato molto in quel periodo. Appena c'era un incontro o un meeting prendevo e uscivo, e viaggiavo e giravo. In quel periodo raramente avevo un weekend in cui stavo in casa e in una di queste scorribande, a Padova, ho conosciuto Malconcio di Bolzano. Poi sono andata anche a trovarlo a Bolzano, dove ho preso un'incredibile sbronza e non ricordo molto di che è successo. Insomma, per farla breve: Malconcio ha fatto la specialistica in Agraria qui a Bologna e tra 15 giorni va via (lo avessi saputo prima, in questi mesi che sono stata qui!). Quindi oggi ci siamo beccati.
E' cresciuto, non in altezza perché è sempre stato altissimo, però di testa sì. Ma ovviamente, è passato del tempo, è giusto.
Abbiamo parlato anche del vecchio gruppo di appassionati, di come essere com'eravamo ci ha portati a coltivare le piante in un certo modo e del perché ora non riusciamo più a frequentare lo stesso gruppo: una volta eravamo tutti innamorati della nostra passione, e questo amore comune ci portava a divertirci insieme, a darci consigli, a tenere poche piante e trattarle al meglio. Purtroppo ora si parla molto di "collezione", è una sorta di gara a chi ha la pianta più bella e più rara. I doppioni non si regalano o scambiano come prima, ma si vendono. Il must è avere il clone introvabile comprato all'estero per svariate decine d'euro.
Purtroppo anche le persone che conoscevo non frequentano più il gruppo e anche ad andare agli incontri, negli ultimi anni, mi sono sentita un po' fuori luogo.
Comunque sarebbe bello fare un incontro con noi "di una decina d'anni fa", che non ci fregava se le nostre piante avevano qualche foglia secca, se erano perfette nella loro imperfezione, che quando avevamo una divisione da rizoma la regalavamo (perché è bello regalare una pianta, soprattutto se sappiamo che verrà trattata con cura da un altro appassionato), che non le chiamavamo mai "la nostra collezione" ma "le nostre piantine", che eravamo anche e soprattutto amici e ci divertivamo con poco.
Noi "appassionati". Che la passione è fatta anche e soprattutto dalle persone che riescono a condividerla.
Canzone del giorno: Per un'ora d'amore Subsonica
21 settembre 2011
Osservatrice di me
Maya sembra essersi ripresa un pochetto. Cammina, anche se poggia male la zampetta posteriore sinistra che sembra solo avere poca forza ma non essere del tutto inerte.
Quindi io e Fry dopo la serata terribile del ritorno a casa di Maya in cui prevedevamo il peggio, ora siamo più ottimisti.
Mi vengono in mente anche un paio di cose buffe accadute dal veterinario, quando siamo andati lì giovedì notte. Per esempio che quando mi hanno chiesto le generalità di Fry e io le ho date (Fry era sdraiato fuori perché non si sentiva bene) mi hanno ripetuto "Ma del padrone, non del gatto". Questo perché il nome di Fry è un po' particolare, diciamo che posso essere quasi certa che non conosciate nessuno col suo nome, per cui quando il veterinario l'ha sentito voleva essere certo che fosse il nome giusto.
Poi bene, continuo a lavorare e da lunedì dovrei essere operativa da sola. Il che un po' mi spaventa, perché non mi sento ancora pronta. Poi sono sempre stanca, col fatto che mi alzo presto. E anche se cerco di riposare al pomeriggio non è come pensavo. Diciamo che sta arrivando tutto insieme, un altro trasloco, Maya che sta così e cosà, le visite che ancora devo prenotare (sono in un ritardo imbarazzante e questa cosa dovrebbe avere la priorità assoluta), la fideiussione da richiedere.
Poi al lavoro ogni tanto me lo chiedono "Ma davvero hai la corriera ogni ora?"
Sì che ho la corriera ogni ora e ci metto anche quasi un'ora per tornare a Bologna, per cui no, non mi posso fermare a meno di non fermarmi un'ora in più. Poi ho la banca di Torino che mi chiama perché han fatto casino con la chiavetta per i servizi online (e non posso rispondere), mia mamma che mi chiama perché deve mandare un fax all'agenzia immobiliare ma il fax è errato (e io non riesco a rispondere), l'agente immobiliare che mi manda le email (che non riesco a leggere).
Quando ci penso mi sento come tante di quelle persone che non sopporto e alle quali, mentalmente, dico "Come se tu fossi l'unica persona al mondo a dover fare tutte queste cose". Allora me lo ripeto anch'io, magari la pianto, mi do' fastidio esattamente come tutti gli altri.
Poi ho i contatti smarriti. Nel senso che non riesco più a tenermi in contatto con le persone. Rimando chiamate importanti (essì, le amicizie sono importanti), così sono giorni che voglio chiamare RagnoB ma me ne scordo, mi dimentico di scrivere a MinchiettaUno, voglio aggiornare Chiarina sullo stato di Maya ma mi passa di mente, scrivere ai miei (ex) compagni di corso per sapere come va.
Io che amo tanto vivere intensamente sento che la vita mi sta sfuggendo via, e che sono diventata una semplice osservatrice degli eventi che mi accadono. Mi ripeto che è solo un momento, sono quelle fasi transitorie che non sai bene, ti senti scombussolato, hai troppe cose da gestire e sei troppo orgoglioso per chiedere aiuto.
Così mi siedo, apro un pacchetto di patatine, e osservo un attimo. Riposando.
Canzone del giorno: Bad Day R.E.M.
Quindi io e Fry dopo la serata terribile del ritorno a casa di Maya in cui prevedevamo il peggio, ora siamo più ottimisti.
Mi vengono in mente anche un paio di cose buffe accadute dal veterinario, quando siamo andati lì giovedì notte. Per esempio che quando mi hanno chiesto le generalità di Fry e io le ho date (Fry era sdraiato fuori perché non si sentiva bene) mi hanno ripetuto "Ma del padrone, non del gatto". Questo perché il nome di Fry è un po' particolare, diciamo che posso essere quasi certa che non conosciate nessuno col suo nome, per cui quando il veterinario l'ha sentito voleva essere certo che fosse il nome giusto.
Poi bene, continuo a lavorare e da lunedì dovrei essere operativa da sola. Il che un po' mi spaventa, perché non mi sento ancora pronta. Poi sono sempre stanca, col fatto che mi alzo presto. E anche se cerco di riposare al pomeriggio non è come pensavo. Diciamo che sta arrivando tutto insieme, un altro trasloco, Maya che sta così e cosà, le visite che ancora devo prenotare (sono in un ritardo imbarazzante e questa cosa dovrebbe avere la priorità assoluta), la fideiussione da richiedere.
Poi al lavoro ogni tanto me lo chiedono "Ma davvero hai la corriera ogni ora?"
Sì che ho la corriera ogni ora e ci metto anche quasi un'ora per tornare a Bologna, per cui no, non mi posso fermare a meno di non fermarmi un'ora in più. Poi ho la banca di Torino che mi chiama perché han fatto casino con la chiavetta per i servizi online (e non posso rispondere), mia mamma che mi chiama perché deve mandare un fax all'agenzia immobiliare ma il fax è errato (e io non riesco a rispondere), l'agente immobiliare che mi manda le email (che non riesco a leggere).
Quando ci penso mi sento come tante di quelle persone che non sopporto e alle quali, mentalmente, dico "Come se tu fossi l'unica persona al mondo a dover fare tutte queste cose". Allora me lo ripeto anch'io, magari la pianto, mi do' fastidio esattamente come tutti gli altri.
Poi ho i contatti smarriti. Nel senso che non riesco più a tenermi in contatto con le persone. Rimando chiamate importanti (essì, le amicizie sono importanti), così sono giorni che voglio chiamare RagnoB ma me ne scordo, mi dimentico di scrivere a MinchiettaUno, voglio aggiornare Chiarina sullo stato di Maya ma mi passa di mente, scrivere ai miei (ex) compagni di corso per sapere come va.
Io che amo tanto vivere intensamente sento che la vita mi sta sfuggendo via, e che sono diventata una semplice osservatrice degli eventi che mi accadono. Mi ripeto che è solo un momento, sono quelle fasi transitorie che non sai bene, ti senti scombussolato, hai troppe cose da gestire e sei troppo orgoglioso per chiedere aiuto.
Così mi siedo, apro un pacchetto di patatine, e osservo un attimo. Riposando.
Canzone del giorno: Bad Day R.E.M.
19 settembre 2011
Vorrei che no
Il veterinario dice che bisogna aspettare. Potrebbe riprendere funzionalità ma molto lentamente. Potrebbe non muovere più la zampetta posteriore sinistra e, in caso di dolore per piaghe da decubito, dovergliela amputare. Potrebbe ogni cosa.
Però come vorrei che no.
16 settembre 2011
Se si potesse descrivere
Ieri sera siamo usciti dopo tanto tempo e abbiamo passato una serata allegra, in compagnia di amici.
Siamo tornati all'una di notte circa e mentre passeggiavamo sul marciapiede, vicino al portone di casa, vediamo un micino nascosto e accoccolato sul muro del palazzo. Rimaniamo un attimo interdetti io e Fry e lui mi dice "E' Maya". Guardo il micio e non sembra Maya, ma alla fine è lei. La ragione di tutto ciò è una sola, è caduta dal quarto piano. Io e Fry ci guardiamo, Maya ha gli occhi sbarrati, noi siamo spaventati, sicuramente più di lei. Guardo Fry e gli dico "Vai su a prendere il suo trasportino" io intanto mi sono messa a cercare una clinica veterinaria aperta 24h su 24.
Nel tempo di un millisecondo ci siamo ritrovati in macchina in corsa verso la clinica - per fortuna a soli 5 minuti di macchina da casa. Nel metterla dentro il trasportino Maya miagola forte tanto che io e Fry scoppiamo in lacrime, e nello spostarla notiamo che ha perso del sangue. Ci perdiamo d'animo, temiamo il peggio: una lesione agli organi interni.
Il veterinario e il suo assistente sono giovani. La visitano a lungo e a tratti Fry si sente svenire e si sdraia sulle seggiole all'esterno. Maya ogni tanto miagola ed è visibilmente ferita.
Decidono per una serie di analisi e per il ricovero.
Questa notte io e Fry non abbiamo dormito molto: lui è stato male e ha avuto un altro attacco. Inoltre aspettavamo chiamate dalla clinica. Che per fortuna sono arrivate dopo un paio d'ore. Maya non ha lesioni evidenti agli organi interni ma una profonda ferita agli arti posteriori, già suturata. Dalle lastre emerge una frattura dell'ileo e un disallineamento del bacino e il mattino dopo avremmo parlato con l'ortopedico per i dettagli. Per la perdita di sangue e lo shock la temperatura è bassa e l'ematocrito basso.
Non riuscivo a smettere di pensare che lei è cadura ed era da sola e ci ha aspettati per chissà quanto tempo. lei era lì e noi non c'eravamo per soccorrerla subito.
In ogni caso stamane abbiamo parlato con l'ortopedico. Il problema è che questo disallineamento del bacino, questo spostamento in avanti del bacino, va a toccare il nervo sciatico, cosa che le impedisce di muovere la zampetta posteriore sinistra. Non c'è altro che possiamo fare se non aspettare: in genere, ci dice, queste cose vanno a posto da sè, lasciando l'animale a riposo. In rari casi bisogna procedere con un intervento ma, ci comunica, la micia è stata fortunata. E nella fortuna c'è anche il fatto che è piccola e agile. Fosse stata obesa non sarebbe andata così bene.
Ci siamo un po' tranquillizzati a queste parole, soprattutto avendo saputo stasera che cominciava a muovere la zampina e c'è un lieve miglioramento quindi. Ha anche un po' mangiato e bevuto e io sono davvero ottimista.
Certo, ora siamo un po' a pezzi.
Nel tempo di un millisecondo ci siamo ritrovati in macchina in corsa verso la clinica - per fortuna a soli 5 minuti di macchina da casa. Nel metterla dentro il trasportino Maya miagola forte tanto che io e Fry scoppiamo in lacrime, e nello spostarla notiamo che ha perso del sangue. Ci perdiamo d'animo, temiamo il peggio: una lesione agli organi interni.
Il veterinario e il suo assistente sono giovani. La visitano a lungo e a tratti Fry si sente svenire e si sdraia sulle seggiole all'esterno. Maya ogni tanto miagola ed è visibilmente ferita.
Decidono per una serie di analisi e per il ricovero.
Questa notte io e Fry non abbiamo dormito molto: lui è stato male e ha avuto un altro attacco. Inoltre aspettavamo chiamate dalla clinica. Che per fortuna sono arrivate dopo un paio d'ore. Maya non ha lesioni evidenti agli organi interni ma una profonda ferita agli arti posteriori, già suturata. Dalle lastre emerge una frattura dell'ileo e un disallineamento del bacino e il mattino dopo avremmo parlato con l'ortopedico per i dettagli. Per la perdita di sangue e lo shock la temperatura è bassa e l'ematocrito basso.
Non riuscivo a smettere di pensare che lei è cadura ed era da sola e ci ha aspettati per chissà quanto tempo. lei era lì e noi non c'eravamo per soccorrerla subito.
In ogni caso stamane abbiamo parlato con l'ortopedico. Il problema è che questo disallineamento del bacino, questo spostamento in avanti del bacino, va a toccare il nervo sciatico, cosa che le impedisce di muovere la zampetta posteriore sinistra. Non c'è altro che possiamo fare se non aspettare: in genere, ci dice, queste cose vanno a posto da sè, lasciando l'animale a riposo. In rari casi bisogna procedere con un intervento ma, ci comunica, la micia è stata fortunata. E nella fortuna c'è anche il fatto che è piccola e agile. Fosse stata obesa non sarebbe andata così bene.
Ci siamo un po' tranquillizzati a queste parole, soprattutto avendo saputo stasera che cominciava a muovere la zampina e c'è un lieve miglioramento quindi. Ha anche un po' mangiato e bevuto e io sono davvero ottimista.
Certo, ora siamo un po' a pezzi.
Sezione:
Animali,
Argh,
disAvventure,
Foto,
Fry_e_Leela,
Maya
15 settembre 2011
La cartellina
Ci sono tre tipologie di clienti che vengono allo sportello:
le persone che non portano nulla
le persone che portano una o più bollette
le persone con la cartellina.
Quando vedo una persona con la cartellina mi metto le mani nei capelli. Me li immagino puntare la sveglia apposta per andare allo sportello, cercare nel cassetto dei documenti, ordinatissimo, la cartella in questione e uscire da casa. Me li immagino mentre prendono appunti sulle bollette, attaccando post-it ovunque e annotandosi i nomi delle persone con cui hanno parlato.
Oggi uno di questo omini ci ha tenuto compagnia per un'ora e un quarto. Ha scartabellato diverse bollette, piene di appunti, biascicando qualcosa in dialetto, chiedendo informazioni su ogni cosa e su ogni voce in bolletta.
Quando un uomo con la cartellina attraversa la porta è sicuramente una rogna.
le persone che non portano nulla
le persone che portano una o più bollette
le persone con la cartellina.
Quando vedo una persona con la cartellina mi metto le mani nei capelli. Me li immagino puntare la sveglia apposta per andare allo sportello, cercare nel cassetto dei documenti, ordinatissimo, la cartella in questione e uscire da casa. Me li immagino mentre prendono appunti sulle bollette, attaccando post-it ovunque e annotandosi i nomi delle persone con cui hanno parlato.
Oggi uno di questo omini ci ha tenuto compagnia per un'ora e un quarto. Ha scartabellato diverse bollette, piene di appunti, biascicando qualcosa in dialetto, chiedendo informazioni su ogni cosa e su ogni voce in bolletta.
Quando un uomo con la cartellina attraversa la porta è sicuramente una rogna.
Le mie Chobin
Oggi, dopo due mesi di ostinato silenzio, finalmente sono arrivate. Sono diventate talmente salterine che Chobin gli fa una pippa.
14 settembre 2011
Per una buona causa
Ogni mattina arrivo a Castelfranco Emilia verso le 7.30. Vado al bar a fare colazione e prendo sempre le stesse cose: una ciambella, un caffè e da portare via, per pranzo, un trancio di pizza rossa e l'acqua. In realtà poi non sarebbe un vero e proprio pranzo ma una pausa di 10 minuti.
Ho due bar che giro (ma ce ne sarebbero parecchi, nella via che percorro dalla fermata del bus al posto di lavoro passo accanto a diversi bar) ma negli ultimi giorni vado sempre nello stesso. Accanto alla cassa c'è una scatolina verde con scritto "per il viaggio in giappone del barista" e un foro per mettere le monete.
Due giorni fa la signora mi da' il resto: la signora credo sia la proprietaria del bar e io metto 50 centesimi nella scatolina. Lei mi guarda e mi dice "E' per lui" indicandomi il ragazzotto, sicuramente suo figlio. COsì il giorno dopo quando c'è solo lui gli chiedo a che punto è con la raccolta e mi dice che è a buon punto. Ora dopo il disastro di Fukushima andare in Giappone costa poco, mi racconta, e ce la fa a tirare su i soldi.
Metto altri 50 centesimi nella scatola.
Tanti anni fa viaggiavo tanto. Ma non tanto in termini di tempo, quello ce n'è poco, quello non c'è mai. Ogni tanto qualche weekend andavo via, con una qualsiasi scusa. Il mio professore di matematica delle superiori disse di invidiarmi che anche lui sarebbe partito zaino in spalla per chissà dove. E mi disse, anche, che i soldi per viaggiare non sono mai buttati, che arricchisce anzi, erché quello che vedi ti rimarrà dentro per sempre.
Mi piace l'idea di contribuire alla realizzazione di un piccolo sogno. E ci vogliono solo 50 centesimi...
Nella ricerca di quella email in cui il mio professore mi diceva tutto ciò, mi sono imbattuta in un'altra email del 2008, in cui gli scrivo che mi sarei trasferita a breve a Firenze. Lui, dopo avermi detto che sarebbe stato sicuro di sapere, ogni tanto, dove mi trovavo, mi scrive "Ti ho sempre stimato e continuo a farlo."
Credo che gli scriverò.
Canzone del giorno: 5 secondi Nadàr Solo
Credo che gli scriverò.
Canzone del giorno: 5 secondi Nadàr Solo
12 settembre 2011
Mattino #2
Il mattino è un rumore che ti sveglia, la luce dalla finestra, il gatto che ti lecca il collo e la sensazione di aver fatto la cosa giusta.
10 settembre 2011
05 settembre 2011
HD
High Depression
Mi sono sempre chiesta cosa passasse per la testa delle persone che decidono di suicidarsi.
Io credo di saperlo. E' la stanchezza.
E dentro questa stanchezza possono esserci mille cose: senso di colpa per la sofferenza causata, inadeguatezza continua, profonda tristezza. Il non sapere chi siamo realmente. La paura del giorno dopo. Il desiderio di rimanere soli.
30 agosto 2011
Il suo piccolo inferno
Stamane Fry è stato di nuovo male. E' una ruota di pensieri negativi che lo getta prima nell'angoscia e poi in un fortissimo malessere fisico. Non ragiona o forse ragiona troppo. E non sembra più lui. E questa mattina non siamo andati al lavoro perché sapete, se uno ha l'influenza è giustificato per stare a casa, ma un attacco di panico non è nemmeno considerato. Nemmeno se stai così male da sentirti morire. Ora, dopo una notte insonne, abbiamo entrambi preso delle gocce di valeriana appena comprate in farmacia e siamo più calmi anche se le nostre occhiaie tradiscono la notte insonne.
Ognuno ha il suo piccolo inferno e Fry ne ha uno bello grosso da gestire. Ma non sarà solo.
Ognuno ha il suo piccolo inferno e Fry ne ha uno bello grosso da gestire. Ma non sarà solo.
29 agosto 2011
Io, lui e me e l'ansia.
Queest'anno come l'anno scorso le mie ferie si sono svolte in Corsica. E' una meta abbastanza economica, bella e che accontenta tutti. Ci sono infatti supreme spiagge, incantevoli cittadine, e stupende montagne (nonché foreste di pini alti fino a 50 mt, rocce di ogni colore e tipo, persino piante carnivore e una varietà di animali da fattoria da far sognare me - e qualsiasi bambino - ami così tanto queste bestiole). Inoltre la Corsica è abbastanza piccina da girarla tutta in poco tempo, ovvero quello che avevamo a disposizione. La scelta dei giorni della partenza si è basata sulle offerte promozionali in corso. Ecco perché siamo partiti lunedì pomeriggio (traghetto alle 18.30 con arrivo a Bastia alle 22.30). Siamo partiti con calma in modo da arrivare al traghetto con le due ore di anticipo richiesta ma siamo partiti in ritardo perché il traghetto è arrivato molto tardi. Quindi c'è stato ben poco da fare. Siamo saliti sul traghetto con una fame boia.
Quando ho conosciuto Fry, la prima cosa di cui abbiamo parlato (o accennato, diciamo) sono stati gli attacchi d'ansia. Fry ne soffre ma io non ne avevo mai visto uno. Così quando, mentre mangiavamo, vedo che non sta molto bene (mentre mi strafogo di frittura di pesce e vino bianco) gli chiedo se vuole che andiamo via. "Sì" mi dice. Arraffo le ultime cose da trangugiare e ci spostiamo, ha le mani fredde e sudate. Sistemiamo uno stuoino per terra, davanti ai bagni, si mette la felpa e comincia il suo inferno. Non ho mai avuto un attacco d'ansia, o meglio credo di sì, ma è stato breve e non lo ricordo bene, ma credo sia peggiore di un male fisico. Hai la consapevolezza che non è un male fisico ma senti il tuo cervello che cade in una spirale di pensieri negativi inarrestabile. I sensi si mettono all'erta, come se dovessi fuggire, ma da cosa? Non c'è, non esiste, nessuna minaccia imminente. Così rimani angosciato, senza nessuno che ti possa aiutare, senza nessun vero pericolo, però col corpo pronto ad affrontarlo e la mente che cerca di uscire ma non ce la fa. Credo sia successo più o meno questo in quelle ore in cui il traghetto ondeggiava senza sosta (mare grosso e molto vento). Si è sdraiato e mi ha abbracciato stretto e poi si è addormentato. Ma anche al risveglio non era tranquillo.
Così quando siamo arrivati, passata la mezzanotte da un pezzo, per cercare un campeggio che potesse accoglierci, la situazione non era rosea. Eppure ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati al camping San Damiano e abbiamo piazzato la tenda. Erano le due di notte.
La mattina seguente ci siamo svegliati presto, forse non abbiamo nemmeno dormito tantissimo, so solo che non c'era caffè ed è l'unica cosa che riesce a ingurgitare Fry quando sta male. Dopo averlo trovato (alle macchinette, impareremo presto che i Corsi vivono senza i nostri ritmi ansiogeni, e prendono le cose con calma, molta calma. Infatti il bar del camping avrebbe aperto i battenti alle 10) siamo stati al mare (stupendo - mio primo bagno dopo un sacco di anni) e poi via, di corsa verso Bonifacio. Fry ancora a digiuno mentre io mangiucchiavo un panino.
Arrivati a Bonifacio troviamo posto allo stesso camping dell'anno scorso, Cavallo Morto e, dopo aver montato la tenda, andiamo a visitare la stupenda Bonifacio. Purtroppo Fry continua a non essere sereno e io non so davvero che fare. Così a orario di cena quando ancora non mangia perché non se la sente, sbotto un po', e a ripensarci mi sento ancora in colpa. Ma ero davvero stanchissima e avevo appena sopportato la scortesia di un cameriere in un ristorante dove l'anno prima io e Mel ci eravamo trovate molto bene. Praticamente chiediamo al cameriere se era possibile che Fry non mangiasse (senza specificare) e lui ha detto "no, desolè" o come cazzo si scrive e avrei voluto dargli un calcio nei maroni ma ci siamo alzati e siamo andati via. Quella sera siamo andati entrambi a dormire con tanti pensieri e molto presto (nonostante una squadra di bimbi rompiscatole avesse deciso di lanciarsi le ciabatte proprio davanti alla nostra tenda, colpendola di tanto in tanto).
Al mattino dopo Fry ha fame, segno che sta meglio. Sono contenta e ci fiondiamo a fare colazione, caffè con latte e brioches e poi mare. Andiamo alla spiaggia di Santa Giulia perché ero sicura fosse la spiaggia incantevole in cui l'anno scorso ho mancato di fare il bagno, ma scopro che non è quella. In realtà la spiaggia dell'anno scorso era Palombaggia, meno frequentata. Ma non importa, le due spiagge sono vicine, il mare è lo stesso ed è stupendo. Secondo bagno e passeggiata in riva al mare.
Decidiamo di passare una seconda notte a Cavallo Morto. Quella sera torniamo a Bonifacio e ci gustiamo la città di sera. L'indomani facciamo un giro a Porto Vecchio. Come l'anno scorso possiamo constatare che non esiste vita a Porto Vecchio, tranne qualche turista che spera di trovarne (infatti nella guida Porto Vecchio è indicata come molto più viva di Bonifacio).
Partiamo quindi alla volta di Ajaccio dove, per strada, troviamo la spiaggia più bella e disabitata della Corsica. Purtroppo durante il viaggio abbiamo mangiato dei famigerato Canistrelli, dolcetti Corsi - o forse Francesi? Per tutta la Corsica qua e là si trovano scritte del tipo "Canistrelli clandestini" - e quindi non possiamo farci il bagno (nelle foto si vede Fry che guarda disperato l'acqua prima di diventare autistico con la sabbia). Devo dire che questa cosa della spiaggia non la ricordo bene, forse è successa dopo Ajaccio. Ecco, riguardando le foto mi accorgo che è successa dopo Ajaccio e che prima di Ajaccio siamo andati a vedere menhir e dolmen, la mia memoria fa davvero cilecchissima. Va bhe in ogni caso, Menhir e Dolmen immersi in natura, tutto molto bello e tanti alberi di sughero molto molto strabelli, poi Ajaccio al camping Les mimosas. Ci manca il Cavallo Morto, qui c'è una sbarra per entrare e dopo una certa ora bisogna lasciare la macchina fuori. Che balotas. In più il campeggio ha i posti suddivisi così non puoi girare a cercare il tuo posto. Ci assegnano quello vicino al posto riservato agli "handicappè", che viene presto occupato da dei giovanotti che non sembrano affatto handicappè (ma come, prima riservi dei posti e poi li dai via?), inoltre è pieno di zanzare e di notte alcuni gatti decidono di darsele di santa ragione. In ogni caso anche ad Ajaccio andiamo al mare ma l'acqua è sporca (o meglio, non lo è, è meno sporca dei nostri mari, ma più sporca delle splendide spiagge viste verso Bonifacio) e decido di non fare il bagno.
La sera facciamo un giro ad Ajaccio, e mangiamo in un posto che sembrerebbe tipico.
Il mattino seguente siamo contenti di andare via da questo campeggio. Andiamo a prendere un caffè (ah ecco ora mi ricordo) e troviamo un bar che fa un caffè molto buono, finalmente. Il gestore parla un italiano, con un accento meridionale. Praticamente l'italiano è il loro dialetto, o meglio il corso, e quasi dappertutto capiscono e parlano perfettamente italiano. Questo signore ci fece tanto ridere perché quando gli abbiamo fatto i complimenti per il caffè, ha esclamato "Sì, è buono, è stretto, come quell' di zi' Mari'". Sembrava più foggiano che corso e a stento abbiamo trattenuto le risate. Partiamo per andare verso un paese che i bolognesi apprezzeranno di certo, e per farlo dobbiamo viaggiare molte ore in stradine piccine e di montagna. Ci fermiamo quindi a comprare i canistrelli e troviamo quella famosa spiaggia di cui parlavo prima. Un vero incanto.
Ci rimettiamo però in viaggio fermandoci di nuovo, per mangiare e per visitare (siamo senza meta a dire il vero e ci siamo spostati un po' come ci girava) un posto che si chiama Propriano (in corso Pruprià). Per mangiare troviamo un ristorantino davanti al porticciolo, con una vista stupenda (ah anche a Santa Giulia abbiamo mangiato in riva al mare, ci siamo proprio viziati!), peccato che anche qui la cortesia non era di casa. Quando Fry ha chiesto un'insalata (che figura negli antipasti) e io una omelette con formaggio (schifosissima) lei ci dice che l'insalata non va bene perché è un ristorante e non uno snack bar. Fry allora ordina degli affettati corsi con i formaggi. Dopo una passeggiata ci rimettiamo in moto, o meglio in macchina, alla volta di Soccia. Soccia è una città minuscola (121 abitanti) ma a Bologna il termine è un intercalare piuttosto comune insieme al suo fratellone socmel. Sì, è vero, abbiamo attraversato le impervie strade delle montagne centrali solo per fotografare il cartello!
Dopo le foto siamo andati subito via e abbiamo attraversato i paesaggi più belli della Corsica, a mio parere. Montagna di viva roccia, foreste di pini altissimi e poi maiali, mucche e pecore, e poi una diga e boschetti e di nuovo roccia brulla. Arrivando fino a 2000 mt di altitudine.
Fry ha guidato per più di 5 ore per arrivare al Cap Corse. Poco dopo Macinaggio troviamo questo camping meraviglioso, U Stazzu, dove decidiamo di passare le ultime due notti. Il camping è a un km dal mare e ci si può arrivare anche a piedi. Il gestore parla italiano, con la erre francese e uno stranissimo, spiccato accento genovese (il Cap Corse è pieno di torri genovesi). Lui è davvero gentilissimo e ci sentiamo di nuovo come al Cavallo Morto, senza contare di fronte ha un centro equestre con un sacco di cavalli. Tutti vivi.
Appena arrivati montiamo alla meno peggio la tenda e andiamo a goderci il mare. Non ricordo se siamo tornati in campeggio per la doccia o siamo andati direttamente a mangiare (di nuovo sul mare), sta di fatto che di questi ultimi due giorni ho uno stupendo ricordo. Abbiamo fatto il bagno insieme, ci siamo rilassati, anche se la macchina ha fatto le bizze il giorno dopo. Decidiamo quindi di cercare un meccanico.
Per fortuna l'omino del distributore ce ne indica uno (a me intanto è venuta un po' di gastrite, cosa che purtroppo mi succede quando mangio un po' di giorni fuori casa). Mentre andiamo verso il meccanico sentiamo "pffffff", inutile dire che ci siamo cagati addosso. Fry accosta e io tendendo l'orecchio gli dico "Ahhh, si vede che si è aperta una bottiglia di acqua frizzante e ha sgasato". Prendo la bottiglia dai sedili posteriori e riprendiamo il cammino. Dopo poco di nuovo "Pffffff". Allora scopro che la bottiglia in questione era un'altra ma quando faccio per prenderla vedo che ha un buchino dal quale schizza via tutta l'acqua. Così sporgo il buchino dal finestrino e "pisciamo" letteralmente acqua frizzante in ogni dove. Arrivati dal meccanico (credo fosse lui perché all'ingresso della villa c'era un furgoncino di un meccanico e diverse macchine) notiamo che c'è un signore sul balcone che ozia e Fry urla "Mechanìc?" - abbiate pazienza ma se non so parlare il francese figuratevi scriverlo - e lui "NO", con voce grossa. Per fortuna tornando indietro sembra che la macchina si riminchi, ci fermiamo in un supermercato a Luri per prendere qualcosa per il mio stomachino ma non troviamo nulla così andiamo in farmacia a prendere delle pasticche effervescenti digestive ma non fanno moltissimo, purtroppo.
Il giorno dopo immenso relax al mare e il mattino seguente lasciamo, con un po' di tristezza perché ci eravamo trovati bene, il camping U Stazzu alla volta di Bastia, abbiamo il traghetto alle 23.30 e un'intera giornata da passare a Bastia e ce la giriamo davvero tutta, scoprendo quartieri molto degradati e viuzze invece ben tenute. Compriamo tre bottiglie di Mirto Corso, una per noi, e due per le nostre famiglie, e ripartiamo. Il mare è tranquillo e anche Fry che ora non sembra più patire. Portiamo i nostri Sleeping Bed sul ponte della nave e dormiamo sotto le stelle.
Ci sveglieranno all'alba con musica improponibile e sarà l'ora di un altro viaggione. Da Livorno andiamo infatti a Bologna a prendere Maya, la nostra micetta (che ora si sta facendo le unghie sul mio collo!) e poi a Fermo, dalla famiglia di Fry a passare gli ultimi giorni di ferie. Le ultime due, tre foto infatti sono state fatte a Fermo.
In questa mappa le nostre tappe:
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In queste foto la nostra vacanza.
Da lunedì inoltre lavoro: ma questa è un'altra storia. Pazientate e racconterò ogni cosa.
Quando ho conosciuto Fry, la prima cosa di cui abbiamo parlato (o accennato, diciamo) sono stati gli attacchi d'ansia. Fry ne soffre ma io non ne avevo mai visto uno. Così quando, mentre mangiavamo, vedo che non sta molto bene (mentre mi strafogo di frittura di pesce e vino bianco) gli chiedo se vuole che andiamo via. "Sì" mi dice. Arraffo le ultime cose da trangugiare e ci spostiamo, ha le mani fredde e sudate. Sistemiamo uno stuoino per terra, davanti ai bagni, si mette la felpa e comincia il suo inferno. Non ho mai avuto un attacco d'ansia, o meglio credo di sì, ma è stato breve e non lo ricordo bene, ma credo sia peggiore di un male fisico. Hai la consapevolezza che non è un male fisico ma senti il tuo cervello che cade in una spirale di pensieri negativi inarrestabile. I sensi si mettono all'erta, come se dovessi fuggire, ma da cosa? Non c'è, non esiste, nessuna minaccia imminente. Così rimani angosciato, senza nessuno che ti possa aiutare, senza nessun vero pericolo, però col corpo pronto ad affrontarlo e la mente che cerca di uscire ma non ce la fa. Credo sia successo più o meno questo in quelle ore in cui il traghetto ondeggiava senza sosta (mare grosso e molto vento). Si è sdraiato e mi ha abbracciato stretto e poi si è addormentato. Ma anche al risveglio non era tranquillo.
Così quando siamo arrivati, passata la mezzanotte da un pezzo, per cercare un campeggio che potesse accoglierci, la situazione non era rosea. Eppure ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati al camping San Damiano e abbiamo piazzato la tenda. Erano le due di notte.
La mattina seguente ci siamo svegliati presto, forse non abbiamo nemmeno dormito tantissimo, so solo che non c'era caffè ed è l'unica cosa che riesce a ingurgitare Fry quando sta male. Dopo averlo trovato (alle macchinette, impareremo presto che i Corsi vivono senza i nostri ritmi ansiogeni, e prendono le cose con calma, molta calma. Infatti il bar del camping avrebbe aperto i battenti alle 10) siamo stati al mare (stupendo - mio primo bagno dopo un sacco di anni) e poi via, di corsa verso Bonifacio. Fry ancora a digiuno mentre io mangiucchiavo un panino.
Arrivati a Bonifacio troviamo posto allo stesso camping dell'anno scorso, Cavallo Morto e, dopo aver montato la tenda, andiamo a visitare la stupenda Bonifacio. Purtroppo Fry continua a non essere sereno e io non so davvero che fare. Così a orario di cena quando ancora non mangia perché non se la sente, sbotto un po', e a ripensarci mi sento ancora in colpa. Ma ero davvero stanchissima e avevo appena sopportato la scortesia di un cameriere in un ristorante dove l'anno prima io e Mel ci eravamo trovate molto bene. Praticamente chiediamo al cameriere se era possibile che Fry non mangiasse (senza specificare) e lui ha detto "no, desolè" o come cazzo si scrive e avrei voluto dargli un calcio nei maroni ma ci siamo alzati e siamo andati via. Quella sera siamo andati entrambi a dormire con tanti pensieri e molto presto (nonostante una squadra di bimbi rompiscatole avesse deciso di lanciarsi le ciabatte proprio davanti alla nostra tenda, colpendola di tanto in tanto).
Al mattino dopo Fry ha fame, segno che sta meglio. Sono contenta e ci fiondiamo a fare colazione, caffè con latte e brioches e poi mare. Andiamo alla spiaggia di Santa Giulia perché ero sicura fosse la spiaggia incantevole in cui l'anno scorso ho mancato di fare il bagno, ma scopro che non è quella. In realtà la spiaggia dell'anno scorso era Palombaggia, meno frequentata. Ma non importa, le due spiagge sono vicine, il mare è lo stesso ed è stupendo. Secondo bagno e passeggiata in riva al mare.
Decidiamo di passare una seconda notte a Cavallo Morto. Quella sera torniamo a Bonifacio e ci gustiamo la città di sera. L'indomani facciamo un giro a Porto Vecchio. Come l'anno scorso possiamo constatare che non esiste vita a Porto Vecchio, tranne qualche turista che spera di trovarne (infatti nella guida Porto Vecchio è indicata come molto più viva di Bonifacio).
Partiamo quindi alla volta di Ajaccio dove, per strada, troviamo la spiaggia più bella e disabitata della Corsica. Purtroppo durante il viaggio abbiamo mangiato dei famigerato Canistrelli, dolcetti Corsi - o forse Francesi? Per tutta la Corsica qua e là si trovano scritte del tipo "Canistrelli clandestini" - e quindi non possiamo farci il bagno (nelle foto si vede Fry che guarda disperato l'acqua prima di diventare autistico con la sabbia). Devo dire che questa cosa della spiaggia non la ricordo bene, forse è successa dopo Ajaccio. Ecco, riguardando le foto mi accorgo che è successa dopo Ajaccio e che prima di Ajaccio siamo andati a vedere menhir e dolmen, la mia memoria fa davvero cilecchissima. Va bhe in ogni caso, Menhir e Dolmen immersi in natura, tutto molto bello e tanti alberi di sughero molto molto strabelli, poi Ajaccio al camping Les mimosas. Ci manca il Cavallo Morto, qui c'è una sbarra per entrare e dopo una certa ora bisogna lasciare la macchina fuori. Che balotas. In più il campeggio ha i posti suddivisi così non puoi girare a cercare il tuo posto. Ci assegnano quello vicino al posto riservato agli "handicappè", che viene presto occupato da dei giovanotti che non sembrano affatto handicappè (ma come, prima riservi dei posti e poi li dai via?), inoltre è pieno di zanzare e di notte alcuni gatti decidono di darsele di santa ragione. In ogni caso anche ad Ajaccio andiamo al mare ma l'acqua è sporca (o meglio, non lo è, è meno sporca dei nostri mari, ma più sporca delle splendide spiagge viste verso Bonifacio) e decido di non fare il bagno.
La sera facciamo un giro ad Ajaccio, e mangiamo in un posto che sembrerebbe tipico.
Il mattino seguente siamo contenti di andare via da questo campeggio. Andiamo a prendere un caffè (ah ecco ora mi ricordo) e troviamo un bar che fa un caffè molto buono, finalmente. Il gestore parla un italiano, con un accento meridionale. Praticamente l'italiano è il loro dialetto, o meglio il corso, e quasi dappertutto capiscono e parlano perfettamente italiano. Questo signore ci fece tanto ridere perché quando gli abbiamo fatto i complimenti per il caffè, ha esclamato "Sì, è buono, è stretto, come quell' di zi' Mari'". Sembrava più foggiano che corso e a stento abbiamo trattenuto le risate. Partiamo per andare verso un paese che i bolognesi apprezzeranno di certo, e per farlo dobbiamo viaggiare molte ore in stradine piccine e di montagna. Ci fermiamo quindi a comprare i canistrelli e troviamo quella famosa spiaggia di cui parlavo prima. Un vero incanto.
Ci rimettiamo però in viaggio fermandoci di nuovo, per mangiare e per visitare (siamo senza meta a dire il vero e ci siamo spostati un po' come ci girava) un posto che si chiama Propriano (in corso Pruprià). Per mangiare troviamo un ristorantino davanti al porticciolo, con una vista stupenda (ah anche a Santa Giulia abbiamo mangiato in riva al mare, ci siamo proprio viziati!), peccato che anche qui la cortesia non era di casa. Quando Fry ha chiesto un'insalata (che figura negli antipasti) e io una omelette con formaggio (schifosissima) lei ci dice che l'insalata non va bene perché è un ristorante e non uno snack bar. Fry allora ordina degli affettati corsi con i formaggi. Dopo una passeggiata ci rimettiamo in moto, o meglio in macchina, alla volta di Soccia. Soccia è una città minuscola (121 abitanti) ma a Bologna il termine è un intercalare piuttosto comune insieme al suo fratellone socmel. Sì, è vero, abbiamo attraversato le impervie strade delle montagne centrali solo per fotografare il cartello!
Dopo le foto siamo andati subito via e abbiamo attraversato i paesaggi più belli della Corsica, a mio parere. Montagna di viva roccia, foreste di pini altissimi e poi maiali, mucche e pecore, e poi una diga e boschetti e di nuovo roccia brulla. Arrivando fino a 2000 mt di altitudine.
Fry ha guidato per più di 5 ore per arrivare al Cap Corse. Poco dopo Macinaggio troviamo questo camping meraviglioso, U Stazzu, dove decidiamo di passare le ultime due notti. Il camping è a un km dal mare e ci si può arrivare anche a piedi. Il gestore parla italiano, con la erre francese e uno stranissimo, spiccato accento genovese (il Cap Corse è pieno di torri genovesi). Lui è davvero gentilissimo e ci sentiamo di nuovo come al Cavallo Morto, senza contare di fronte ha un centro equestre con un sacco di cavalli. Tutti vivi.
Appena arrivati montiamo alla meno peggio la tenda e andiamo a goderci il mare. Non ricordo se siamo tornati in campeggio per la doccia o siamo andati direttamente a mangiare (di nuovo sul mare), sta di fatto che di questi ultimi due giorni ho uno stupendo ricordo. Abbiamo fatto il bagno insieme, ci siamo rilassati, anche se la macchina ha fatto le bizze il giorno dopo. Decidiamo quindi di cercare un meccanico.
Per fortuna l'omino del distributore ce ne indica uno (a me intanto è venuta un po' di gastrite, cosa che purtroppo mi succede quando mangio un po' di giorni fuori casa). Mentre andiamo verso il meccanico sentiamo "pffffff", inutile dire che ci siamo cagati addosso. Fry accosta e io tendendo l'orecchio gli dico "Ahhh, si vede che si è aperta una bottiglia di acqua frizzante e ha sgasato". Prendo la bottiglia dai sedili posteriori e riprendiamo il cammino. Dopo poco di nuovo "Pffffff". Allora scopro che la bottiglia in questione era un'altra ma quando faccio per prenderla vedo che ha un buchino dal quale schizza via tutta l'acqua. Così sporgo il buchino dal finestrino e "pisciamo" letteralmente acqua frizzante in ogni dove. Arrivati dal meccanico (credo fosse lui perché all'ingresso della villa c'era un furgoncino di un meccanico e diverse macchine) notiamo che c'è un signore sul balcone che ozia e Fry urla "Mechanìc?" - abbiate pazienza ma se non so parlare il francese figuratevi scriverlo - e lui "NO", con voce grossa. Per fortuna tornando indietro sembra che la macchina si riminchi, ci fermiamo in un supermercato a Luri per prendere qualcosa per il mio stomachino ma non troviamo nulla così andiamo in farmacia a prendere delle pasticche effervescenti digestive ma non fanno moltissimo, purtroppo.
Il giorno dopo immenso relax al mare e il mattino seguente lasciamo, con un po' di tristezza perché ci eravamo trovati bene, il camping U Stazzu alla volta di Bastia, abbiamo il traghetto alle 23.30 e un'intera giornata da passare a Bastia e ce la giriamo davvero tutta, scoprendo quartieri molto degradati e viuzze invece ben tenute. Compriamo tre bottiglie di Mirto Corso, una per noi, e due per le nostre famiglie, e ripartiamo. Il mare è tranquillo e anche Fry che ora non sembra più patire. Portiamo i nostri Sleeping Bed sul ponte della nave e dormiamo sotto le stelle.
Ci sveglieranno all'alba con musica improponibile e sarà l'ora di un altro viaggione. Da Livorno andiamo infatti a Bologna a prendere Maya, la nostra micetta (che ora si sta facendo le unghie sul mio collo!) e poi a Fermo, dalla famiglia di Fry a passare gli ultimi giorni di ferie. Le ultime due, tre foto infatti sono state fatte a Fermo.
In questa mappa le nostre tappe:
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In queste foto la nostra vacanza.
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| Corsica 2011 |
Da lunedì inoltre lavoro: ma questa è un'altra storia. Pazientate e racconterò ogni cosa.
25 agosto 2011
Oggi è arrivato allo sportello un vecchiettino che poteva avere dai 100 ai 150 anni e aveva un vocino flebile flebile così sospirato che ho pensato "Ohmioddio mi muore qui", poi signore che parlano solo dialetto di cui non ho capito nulla e mi piacerebbe tanto scrivere delle vacanze ma mi sveglio talmente presto che anche se faccio un part time quando torno a casa sono morta e sono costretta a farmi un pisolino, e non ho mai tempo per scrivere. Le foto sono caricate, è tutto pronto, e magari potrei cominciare a scrivere, giorno per giorno, e poi pubblicare quando ho finito.. potrebbe essere un'idea. Forse.
23 agosto 2011
02 agosto 2011
31 anni fa...
Bologna, ore 10.25 del 2 Agosto 1980. Un rumore fortissimo scuote la città. Un'esplosione devastante nell'ala Ovest della stazione centrale di Bologna. Una strage: 85 vittime e 200 feriti.
Vittime del terrorismo fascista.
Oggi voglio pensare a tutto il male, consapevole o no, che ho fatto. Alle persone che ho ferito, alle colpe attribuite, ai rinfacci, e voglio solo dire che mi dispiace. Mi dispiace perché a volte si dicono cose senza analizzare le situazioni, e a volte la colpa non c'è.
Vittime del terrorismo fascista.
Oggi voglio pensare a tutto il male, consapevole o no, che ho fatto. Alle persone che ho ferito, alle colpe attribuite, ai rinfacci, e voglio solo dire che mi dispiace. Mi dispiace perché a volte si dicono cose senza analizzare le situazioni, e a volte la colpa non c'è.
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