22 settembre 2013

Tutto apposto, dicono.

Sono stata a Torino questo weekend. Con la scusa della mia visita annuale ho rivisto amici, fatto cose, anche se come al solito non sono riuscita a fare tutto.

Chiedo scusa se non ho avvisato tutti, se non sono riuscita a salutare tutti, ad abbracciare le persone che avrei voluto.

Sono sul treno sulla via del ritorno e sto sfruttando la connessione ballerina (ma gratuita) di frecciarossa.

Vi racconterò di un po' di cose buffe e cose meno buffe di questo weekend, come sempre, intensissimo.

Giovedì sera sono arrivata a Torino, ho deciso di tornare da mia mamma col taxi. E' vero sono arrivata solo alle 22.30 ma l'idea di prendere il bus con lo zaino pienissimo (sono riuscita a farci stare il netbook, la reflex, i vestiti e i trucchi), fare il pezzo a piedi, non capire nemmeno quali sono i nuovi percorsi dei bus mi ha fatto desistere. Pigrizia, si chiama.

Così becco un taxista, fuori dalla nuovissima e molto nordeuropea stazione di Torino Porta Susa, un omino senza denti di cui non capisco mezza parola e chiedo "Ha il bancomat?"
"Sì, venga pure"

Ovviamente la strada dove vive mia mamma non la conosce nessuno. Per cui indico una piazza lì vicino (Piazza Sòfia, ma i torinesi la chiamano Piazza Sofìa: mi chiedo sempre se fosse cambiato qualcosa con l'accento sul nome) in modo da potergli dare almeno un'indicazione.
Mi parla del tempo, della nebbia. Del fresco di questi giorni. Mi piace Torino. Di notte è ancora più bella. Passo sulla Dora, vedo i palazzi cambiare colore a seconda della luce dei lampioni. Le rotaie del tram. L'aria fresca e frizzante.

Passo davanti a luoghi conosciuti, i cui nomi non si trovano sulle cartine. Provate a cercare il Rondò della Forca. I torinesi, come i berlinesi, amano ribattezzare i luoghi.
Me ne sono accorta la prima volta da piccina quando cercavo, su Tuttocittà, Piazza D'Armi.

Arrivo da mia mamma, pago. Il signore ha uno spiccato accento Torinese ma è del Sud, o ha origini del Sud, come tutti qui, del resto. Glielo leggo nei tratti e nei modi di fare.

Salgo saluto e i cani mi accolgono. Birba è invecchiata tantissimo ma stavolta mi riconosce. Anche Poldo sta invecchiando: ha ormai 10 anni e il musetto comincia ad avere i primi peli bianchi.

Vado a riposare perché l'indomani mattina dovrò attraversare la città per andare in ospedale.

In genere vado da sola alle visite. Semmai accompagnata da Fry. Per me è una cosa privata e personale e difficilmente voglio condividerla. Quando avevo 16 anni alle visite importanti preferivo avere degli amici che la mia famiglia. Non è per cattiveria, ma mia mamma è ansiogena in un modo che non potete capire. La maggior parte delle volte vado da sola, ma stavolta ho chiesto a mia mamma di accompagnarmi. E' una delle regole sociali più difficili da accettare per me: ogni tanto è necessario rendere felice qualcuno con piccoli gesti che magari non ci piacciono molto. Così ci siamo avviate.

Arrivare lì non è stato difficile, ora la metro ci passa e dalla stazione di Torino Porta Nuova è un attimo. Quando mi siedo in attesa, una dottoressa mi chiama. Si presenta: "Ciao, sono xyz, sostituisco il dottor. Brignar****o."
Panico.

Sono 12 anni che mi visita lui, e solo lui. L'unico medico ad oggi di cui mi fido. E ora?

La prima cosa che faccio è chiedere se sta bene. "Sìsì, sta benissimo!"
Fiù. Meno male. Il mio medico è come Piero Angela, non può morire o ammalarsi.

Comincia col vedere i miei referti e a farmi domande: per esempio chi mi ha operata (era il 2009 e non ho certo chiesto il nome del chirurgo quando sono entrata in sala operatoria), e domanda fatidica - se per caso un senologo mi segue.

Uhm, no.

Guarda i miei esami, vanno bene: sono tutti perfetti, anche le analisi del sangue. Per la prima volta da quando faccio prelievi oserei dire.

Comincia a dirmi che è importante che io veda un senologo. Le spiego di averne visto uno poco dopo tutta la faccenda, uno di Prato il quale ha chiuso la faccenda dichiarandomi guarita, di continuare a prendere il Tamoxifene per 5 anni in totale e di non pensarci più.

Aggrotta la fronte.

Ha capito che tipo di persona sono, devo dargliene atto. Oltre a essere pigra, sono stanca di ospedali e visite e sono certa che trovare una persona che riesca a fare un merge di tutti i dati che gli fornirò sarà oltremodo impensabile. Scoraggiata, forse.

Così dice che vuole informarsi lei sulle strutture presenti. Anche a Bologna se necessario. Dico che non importa, che posso prendere ferie un giorno l'anno per tornare su, così chiama la Breast Unit a Torino e parla davanti a me con la dottoressa che gestisce questa sorta di struttura. Sento che vogliono addirittura vedermi lunedì perché farmi aspettare un anno (un altro anno) non è il caso. Sono quasi pronta già a chiamare la mia responsabile per chiederle un altro giorno quando la dottoressa dice che non è il caso, chiude la chiamata e mi spiega.

Dice che è inutile vedermi senza degli esami sottomano: serve un altro prelievo per i marker tumorali, una risonanza magnetica al seno, un'ecografia del basso addome, un'ecografia transvaginale e una visita ginecologica.

Porcatroia, penso: altri esami, altri permessi... un altro prelievo! E poi prenotare la visita al seno, che sarà circa a gennaio-febbraio

Mi rendo conto di aver preso sottogamba questa cosa: alla fine è sempre un tumore. Piccolo, al primo stadio, curato chirurgicamente ma sempre un tumore al seno duttale infiltrante (in situ) rilevato a 29 anni. Da giovanissima. Con alto rischio di recidiva.

Quindi dopo l'iniziale spavento ho provato quello strano senso di rassegnazione: è questa la mia vita. Trascorsa relativamente tranquilla, ma sempre con l'ansia di questo fantasma appostato dietro l'angolo, il tumore.

Respiro, penso a organizzare le prossime giornate per essere efficiente e organizzare tutto. Lunedì chiamo il medico e mi faccio fare le impegnative, poi il pomeriggio le ritiro e vado in farmacia a prenotare gli esami. Quando ho le tempistiche chiamo la dottoressa della Breast Unit e prenoto la visita da loro. E infine vado dalla mia responsabile a chiedere tutti i permessi.

A mia mamma (ricordate? la donna ansia) non ho detto niente: mi avrebbe agitata.

Ora ci vuole poco, un altro passettino. Del resto sono stupide analisi. Fino a che è solo quello, non c'è niente da temere.

Fino a qui, tutto bene.

15 settembre 2013

Le mie analisi

Ho appena terminato il mio periodo delle analisi (sangue, ecografie, ecc) e devo dire che è tutto a posto. Stranamente anche le analisi del sangue per la prima volt da quando ho 18 anni, sono perfette. Con T4, T3 e FSH nella norma. Non ricordo analisi del sangue così semiperfette (tranne valori lievemente bassi di emoglobina ed eritrocina). Potrebbe essere merito della variazione del dosaggio delle pastiglie del mio endocrinologo? Può darsi, ma quando ho fatto le scorse analisi erano già diversi mesi che prendevo il nuovo dosaggio. Chissà se è l'aver smesso di mangiare carne? Bha.

In ogni caso tutto ok, e di questo dovrei gioire se non fosse che sto passando una giornata di merda.
Ma andiamo con ordine.

Tra le mie innumerevoli passioni ci sono le piante carnivore. E' una vita che non vado a un meeting annuale di appassionati, col terrore di non riuscire a intrecciare rapporti e la paura di trovarmi a disagio e fuori luogo.
Questo weekend c'è stato il meeting annuale, nella splendida cornice di Viareggio.

Torno indietro di una settimana. Lo scorso sabato avrei avuto un provino a Cologno Monzese per una particina in un telefilm comico (conoscete Maccio Capatonda? Ecco, il telefilm Mario, che va in onda su MTV). Sapevo benissimo che non avrei avuto a) nessuna speranza, b)modo di accettare in caso di esito positivo. Lasciare un lavoro con contratto a due anni, per quanto schifoso, per un lavoro sottopagato per due mesi è un po' una follia che potrei permettermi a 18 anni vivendo con mia madre, ma non a 32 vivendo da sola.

Ci volevo andare per curiosità, per mettermi in gioco, per fare qualcosa di diverso. Parlandone con Fry però ho pensato che saremmo dovuti stare in coda tutto il giorno. Ne sarebbe valsa la pena? Inoltre, gli specificai, ci sono tante cose che vorrei fare questo mese, per esempio la settimana successiva ci sarebbe stato il meeting di piante a Viareggio. Saremmo potuti andare domenica (perché sabato mattina ho lavorato), passare un paio d'ore a rifarmi gli occhi sulle piante e poi fare un giro a Lucca insieme, che è tanto carina.
Bella idea vero? Fino a qui nessuna obiezione, anzi.

Sapendo che a Fry stressano molto queste cose ho cercato di non pressarlo durante la settimana chiedendo dettagli, orario della partenza, ecc (stressando in questo caso me, ma cos'altro avrei potuto fare?)

Sabato mattina prima di uscire di casa mi azzardo a dire, sinceramente felice, "Che bello, domani andiamo a vedere le piantine!" e mi sono sentita rispondere "Ma è proprio vitale andarci?"
"Perché, non ti va?"
"Non molto"

Vado al lavoro con le lacrime agli occhi, sembrerà una cavolata ma ci tenevo. Se avessi saputo prima che non gli andava, mi sarei organizzata diversamente, per esempio andando sabato pomeriggio a Firenze e cercando un passaggio, o andando direttamente a Viareggio in treno e dormire lì sabato per avere più tempo (il viaggio in treno prevede 3 ore). Al lavoro sono stata sulle mie, cercando di farmi passare la rabbia e alla fine un po' ci sono riuscita. Mi sono messa l'anima in pace, come si suol dire, ormai ero sicura di non andare, mi sono detta pazienza, ho fatto un grosso sospiro e anche se mi spiaceva non andare ero comunque rassegnata all'idea.

Ieri pomeriggio andiamo a fare un po' di spesa, quando a un certo punto Fry mi dice "domani quando vorresti partire?"
"di mattina!"

Diciamo così mi illumino di nuovo. Parto col trip, che bello vedo le piante, che bello vedo i miei amici carnivorofili.

Ma pochi minuti più tardi mi dice ancora che non se la sente. E sono di nuovo arrabbiata, triste, ecc

Così stamane mi sveglio che non so se prepararmi, farmi la doccia, quando alzarmi. Ha senso alzarmi presto? Ha senso truccarmi?

Mi metto al computer a fare altro e non se ne parla più, ormai sono convinta che non si parta più. Dobbiamo andare a prendere i rovi per gli insetti stecco, è tardi, sono un po' stressata per tutta la faccenda.
E mi sento dire "Se vuoi dopo aver preso i rovi possiamo partire".

Ecco, sbotto. Mi metto a piangere, sono assolutamente nervosa quasi ai miei massimi livelli.

E dopo una mattina in lacrime, più per il nervoso di non riuscire a programmare niente che per tutto il resto, prendo una decisione irrevocabile.

Il mio più grande errore con i miei compagni è considerarli un'estensione di me. Io ho tante passioni, tante, troppe. E' dura starmi dietro e non è detto che le persone che ho accanto desiderino fare le stesse cose che voglio fare io. Fare queste cose richiede un dispendio di energie, tempo e soldi. E posso capire che se non se ne ha l'interesse diventa difficile.

Dato che non posso fare affidamento su Fry per fare queste cose, per sue difficoltà personali, mancanza di interesse, impossibilità a programmare le cose, decido, e lo scrivo per ricordarmelo, di considerare sempre la mia vita come la mia vita. Di organizzarmi da sola per fare le cose che mi piacciono. E che eventualmente se vuole venire anche lui sono ben contenta, ma dovrà aggregarsi alla mia modalità. Se vuole si potranno riarrangiare delle cose (variare il programma in funzione dell'essere in due - come mi era parso di aver già fatto per il meeting. Non passare ovvero tutto il giorno lì perché so che può essere pesante, ma fare un giro da qualche altra parte) ma per il resto queste sono cose mie, alle quali (dato che non richiedono un pesante impegno da parte di entrambi - se decido di andare da sola) non è giusto che io rinunci. Abbiamo tutte le sere da passare insieme, tanti weekend, tanti giorni festivi. E ci sono delle cose che desidero fare.

Perché se voi pensate di avere tempo, o di avere un'altra possibilità, mi spiace. Io non sono di quell'idea.

05 settembre 2013

Le mie figure di merda

Dato che nel bagno delle donne, al lavoro, in questi giorni manca l'asciugamano, dopo aver fatto pipì mi sono recata al bagno degli uomini per lavarmi le zampe e asciugarmi le mani.

Sento un pisciolìo forte d'acqua, tant'è che penso che qualcuno abbia lasciato il rubinetto aperto. Solo che i rubinetti sono a destra e sono chiusi.

Mi giro verso sinistra dove ci sono i bagni e vedo la porta di un bagno aperta con il megacapo dentro che piscia tranquillamente, dandomi le spalle. Ovviamente appena vista la scena scappo senza tornare indietro.

Ma che imbarazzo!

30 agosto 2013

Cercolavoro

Sono in cerca di lavoro. Da più di un anno, da quando sono entrata a lavorare qui. Non ci sto dietro con gli orari.
Ho sempre creduto che il tempo fosse la cosa più importante e preziosa e me lo sto facendo rubare tutto in cambio di denaro.

Cercare un lavoro mentre stai lavorando (full time e con turni spezzati) è più complicato di quanto pensiate. Purtroppo il 90% degli annunci in cui non si richiede esperienza riguardano venditori porta a porta.
Lo si può dedurre da poche semplici informazioni:
 - richiedono gente dinamica e promettono un'azienda dinamica
 - cercano persone anche alla prima esperienza
 - in genere quando siete contattati telefonicamente chiedono di portare un curriculum con voi (cosa strana dato che glielo avete spedito)

Quando arrivate lì spesso vi fanno accomodare e compilare un foglio in cui scrivete i vostri dati, che la segretaria appunta insieme al vostro curriculum appena portato. E notate che c'è altra gente a fare il colloquio, il numero è variabile da 3 a 6 persone oltre voi.
Avete l'impressione che tutto sia raffazzonato, messo lì solo per darvi l'illusione di essere fissi in quella sede: magari c'è anche un acquario ma ha i cavi per le luci un po' volanti, sul campanello c'è il nome attaccato con lo scotch e scritto col pennarello.

Il colloquio è qualcosa di mistico. Fanno parte di una grande azienda, hanno tanti clienti, il lavoro è vario. Con queste tre cose riescono a produrre periodi più o meno lunghi pieni di niente. Dopo 15 minuti di parlare senza dire nulla mettono un freno: "Il lavoro è vario e complesso, la invito a venire domani per una giornata di prova".

Questa è la prova definitiva. Si tratta di un lavoro porta a porta, vi faranno scorrazzare per la città (se siete fortunati la vostra, altrimenti chissà dove vi portano) con uno che fa questo lavoro da anni, dice, che guadagna un botto, dice e se decidete di entrare nel loro grande mondo avrete possibilità di carriera. Dice.

Che poi, mica si può sperare di lavorare e guadagnare subito? Questo è il nuovo mondo dinamico e giovane del lavoro. Tu ti fai il culo, e qualcuno sopra di te ci guadagna. Finché non sali tu di livello, e forse lì hai qualche speranza. Ma se si chiama sistema piramidale un motivo c'è. Alla base c'è la manovalanza, e si tratta di un sacco di gente. Man mano che vai su, ce n'è sempre meno.

Per fortuna non ci sono mai cascata: non ho mai fatto la giornata di prova (benedettosiainternet) perché google mi ha messa in guardia dai vari finti nomi di aziende di facciata.

Per tornare al discorso principale, cerco lavoro.
Ma devo centellinare i miei permessi quindi mi tocca escludere qualche annuncio, sperare che non si tratti della solita fregatura (vedi sopra). Al lavoro sono impossibilitata a rispondere al telefono e quando provo a richiamare spesso trovo un numero sconosciuto, o di un centralino impossibile da richiamare. Insomma spero nella buona sorte.

Ad oggi ho ottenuto un solo colloquio che potrebbe andare. Sono andata anche al secondo appuntamento.


Il primo colloquio è stato un test attitudinale con annesso un test di logica. Quando ho riconsegnato il mio foglio ho scoperto che il tizio che ci aveva consegnato i test era di Torino (l'azienda è di Venezia) ed è stato volontario all'UGI come me.

Il secondo colloquio è stato suddiviso in due parti: colloquio di gruppo e colloquio individuale.

Il colloquio di gruppo è una sorta di gruppo di alcolisti anonimi sotto falso nome.
"Ciao, mi chiamo Carla"
in coro: "Ciao Carla"
"Sto cercando un altro lavoro"
e via discorrendo.

Dopodiché il simpatico animatore (ovvero il detentore del potere di un + o un - accanto al tuo nome) fa partire una discussione. Presa a caso da internet.
Meglio, da una app che mostra le prime notizie del giorno.
Tema della discussione: "Fisco: secondo la UIL con la Service tax si risparmieranno in media 145 euro a famiglia".

Ci guardiamo. E cominciamo a parlare a ruota. L'unico fanciullo sostiene che sembra si tratti di una scontistica. Ribatto dicendo che in effetti pare una promozione. E poi che media sarebbe? Dove prendono i dati? Chi ha 5 case risparmia? Chi ne ha una sola ci perde?

E' importante in queste cose non stare zitti. Di' una cazzata ma dilla. Il non avere opinione in merito è forse peggio che dire una stronzata. Difatti le persone che sono state zitte poi hanno dovuto giustificare il loro silenzio; "io non mi interesso di politica" non è una bella roba da dire.

Comunque sono in attesa di una risposta. Con questo lavoro ci andrei a perdere in fatto di soldi, ma a guadagnare col tempo. Trattasi infatti di un lavoro 16-22 da lunedì a venerdì + un sabato a rotazione al mese. E avrei tempo. Per un corso, per cercare altro, per qualsiasi cosa.

Poi diciamocelo, sto parecchio male qui. Quasi ogni mattina ho il magone ad entrare in quel posto.
Per dirvene una: sabato sera stiamo organizzando per una cena coi colleghi. Fry mi dice "Ma non li vedi già abbastanza?" - domani infatti lavoriamo 10 ore.

"Sì" rispondo "ma non ci parlo quasi mai, non posso parlarci, non so quasi niente di loro. E' un lavoro alienante che mi impedisce di socializzare e sono ben contenta di scoprire cosa fanno oltre a lavorare lì".

Pensateci.

P.s. Ho ricevuto frasi di stima per la discussione avuta su facebook che potete vedere un paio di post in là. Sono contenta, per me è un enorme passo.

E una notizia strepitosa. Un amico (di sventure, come si suol dire) scrive un libro e mi ha chiesto se posso leggergli le bozze. Mi sono emozionata a leggere la mail, so che probabilmente è una cosa stupida ma per un attimo mi sono sentita importante.

21 agosto 2013

Il dilemma dell'(ex)onnivoro

E' un bel po' che non scrivo. Vorrei raccontarvi delle cose viste in Provenza ma confesso di non avere ancora sistemato le foto e non ho nemmeno fatto ordine nella testa, per ricordarmi e descrivervi i posti in cui ho mangiato.

Per la prima volta ho trovato serie difficoltà a trovare cibo senza carne. In alcuni posti avrei potuto mangiare solo insalatine e all'estero la pasta è quasi tutta con carne. Sono riuscita a trovare però qualche posto che mi ha accontentata parecchio. Che poi si fa difficoltà, ma penso sia una cosa dell'inizio. Quando pensi "ma io questo non lo posso mangiare" - e piano piano sostituisci il "posso" con "voglio" così la frase assume tutt'altro significato.

Per dirvene una, i miei colleghi stanno organizzando una cena e stavano decidendo per un posto dove fanno solo grigliate. Solo grigliate di carne.

Forse potevo stare zitta, non lo so, ma m'è venuto spontaneo dire "il posto giusto per me!", in tono ironico.
Così ho dovuto confessare di non mangiare più carne, e alla fine mi chiedono anche di suggerire un posto in cui mangiare.
Detto tra noi a questo punto vorrei anche evitare di andare, ma è un cane che si morde la coda. Più io dico che non fa niente se manco una volta, più insistono. E non che non mi faccia piacere. Solo che se non l'avessi detto forse come l'altra volta mi sarei arrangiata. Di sicuro un po' di insalata d'accompagnamento ce l'avranno per la carne, no?

Io e Fry siamo andati a mangiare alla festa dell'unità. Gli unici due piatti che ho trovato senza carne sono state le patatine fritte e il friggione.
Forse dobbiamo interrogarci se davvero serve mangiare tutta questa carne.

Ovvio che finché ti dici "io mangio poca carne" non ti rendi conto di quanta ne mangi, e di quanta te ne propongono. Facciamo un esempio:

Mi invitano a cena e io sto cercando di mangiare meno carne. Come primo piatto mi presentano tagliatelle al ragù (tipiche del resto) e poi tigelle e crescentine con affettati. Io mangio meno carne ma non ho smesso, quindi come posso centellinarla? La mangio, ma domani andrà meglio.
Ordino il pasto alla mensa dell'azienda. Come primo prendo una carbonara con panna, come secondo una fettina di maiale e un contorno di verdure. Ok c'è anche qui la carne ma non me la sono mica vietata.

Facciamo un esempio diverso: mi invitano a cena e mi chiedono se c'è qualcosa che non posso mangiare. Dico che sono vegetariana. Sono sicura che ci sarà almeno un piatto per me (dopo la domanda che, a quanto pare è un must "ma il pesce lo mangi?").
Decido quindi di non mangiare più carne e quando ordino alla mensa faccio molta attenzione che almeno il primo non abbia carne. Il secondo in genere lo mangia Fry.

Nel primo caso io ho mangiato tanta carne (ed è quello che facevo notare a Fry in quanto lui era convinto che mangiassimo pochissima carne, però si è accorto che la mangiamo in realtà tutti i giorni), nel secondo nisba.

E difficile, almeno per me, abituata a tutti i sapori, passare accanto a una trattoria da cui fuoriesce odore di frittura di pesce, ma proprio per questo è una scelta consapevole anche se non sempre facile.

Canzone del giorno (e del periodo): Madness Muse




Sì, a settembre andrò a Torino. Sì, ci sarà una tatto convention. Sì, penso proprio che mi farò disegnare qualcosa di indelebile sulla pelle. Sì, non so ancora cosa :)

31 luglio 2013

Lavanda's trip

Non ho sponsorizzato molto questo viaggio in Provenza. Non quanto avevo sponsorizzato il viaggio a Berlino per lo meno.
E' che fino a poco prima di partire non ci eravamo organizzati molto bene, ancora non sapevamo bene le tappe, l'idea di un viaggio on the road da una parte mi elettrizzava, dall'altra mi spaventava.

Per il racconto di questo viaggio non ho tenuto un diario come quello di Berlino. Per cui mi baserò sui ricordi (ahi ahi ahi). Se tralascio qualcosa spero che non sia nulla di importante.
La Provenza è un viaggio di sensazioni, colori e profumi, che non può essere schematizzato giorno per giorno come può essere il viaggio in una qualsiasi capitale europea.
Amo viaggiare, sentire odori e sapori diversi, lingue diverse, calpestare suoli sconosciuti.
Il nostro viaggio è stato di circa 2000 km. Siamo partiti da Bologna e con varie tappe abbiamo cercato di vedere quanto più possibile, lasciandoci gli ultimi due-tre giorni di relax nel primo posto in cui abbiamo pernottato (siamo stati ipnotizzati dalla bellezza di questo paesino, e abbiamo deciso di tornarci).
Inutile dire che i primi giorni sono stati meravigliosi, pieni di cuoricini.
"Ops, ho messo male il picchetto"
"Oh, non importa tesorino, ora lo metto io"

Mentre dal terzo/quarto giorno l'andazzo è stato questo:
"Cazzo il picchetto, ti avevo detto di non metterlo così"
"Mi sgridi sempre"
"Mi fai sentire una stupida!"

E così via. Considerate che Fry non guidava in autostrade larghe e comode, ma spesso erano stradine di montagna. Inoltre al rientro abbiamo appurato che la gatta di Iolao (che stava da sua mamma) ha avuto un crollo dei reni ed è venuta a mancare proprio quando stavamo tornando a casa. In più io dormivo poco perché mi svegliavo a causa dei crampi alla schiena. No, gli sleeping bed della Quetchua non sono l'ideale se soffri di lombosciatalgia.

Inoltre ho appurato le prime difficoltà del non mangiare carne in viaggio all'estero e ho mantenuto questa promessa (fatta da poco tralaltro) con grande fatica. Soprattutto al pensiero dell'eventualità di poter assaggiare piatti di carne che non avrei mai più trovato. Ma mi sono convinta col solo pensiero che le scelte non sempre sono facili. Anche spostarmi e trasferirmi qui non è stato facile, non è facile lavorare dove lavoro, non sono facili tante cose ma alcune di queste le scegliamo perché la nostra morale ci detta così.

Lasciando perdere la paternale, era solo per comunicarvi che questo sarà anche un viaggio culinario, in cui l'odore della lavanda e il profumo del mare (ma anche le zanzare delle paludi) ci accompagneranno tanto quanto i formaggi francesi, le bistecche di toro della Camargue, i vini bianchi.
Sorpresi dal fatto che in Provenza (per cui penso anche nel resto della Francia) se chiedete una birra piccola vi danno la 125 ml (hanno anche le bottigliette), la loro media corrisponde alla nostra piccola e la loro grande corrisponde alla nostra media, dobbiamo però ammettere che il vino della casa è buono, la gente cortese e ospitale, e la benzina costa meno che qui (in particolare il Gasolio costa in media 1.40 al lt contro i nostri 1.67). E' stata in assoluto la vacanza più costosa mai affrontata perché abbiamo mangiato sempre in ristoranti, ma volevo che fosse del tutto senza pensieri, per staccare davvero. Inoltre grazie alle 14esime e alla mia liquidazione (per rinnovo contratto) ce lo siamo potuti permettere.
Prima di partire (tenda, sleeping bed, stuoie, seggiole). Portare le seggioline da campeggio è stata un'ottima scelta dato che in Corsica senza quelle non sapevamo dove poterci poggiare ed eravamo costretti a sederci sempre in macchina:


Quest'anno siamo partiti anche con un binocolo (rivelatosi poi essenziale) e un micropannello solare (rivelatosi invece essenzialmente inutile):




Ecco i campeggi a cui ci siamo appoggiati e il viaggio intrapreso (senza contare i km che facevamo per visitare questo o quell'altro posto mantenendo la nostra base al campeggio).


Visualizzazione ingrandita della mappa

Da Bologna siamo partiti alla volta di Castellane, dolce paesino sugli 800 mt di altitudine e dove ci siamo appoggiati al Camping Notre Dame. Il personale è delizioso, il posto auto, con tenda, per due persone ed elettricità costa 23,50 euro. A seconda del posto che vi danno ovviamente è più o meno comodo. Alcune piazzole danno su una strada mediamente trafficata e al mattino potreste venire svegliati di soprassalto da un quad che sfreccia incurante dei limiti. I bagni hanno la carta igienica e sono molto puliti.

Il giorno dopo abbiamo sbaraccato e siamo andati al camping Le colorado, il preferito da Fry (io non lo amavo, la postazione poteva essere raggiunta solo attraverso una salita devastante ed eravamo distanti dal paese mentre a Castellane, in 10 minuti a piedi raggiungevamo il centro abitato). Costo, senza elettricità, 23 euro. I bagni non hanno carta igienica.
Nonostante tutto il voto è positivo perché il personale è gentile e al bar la gente è sempre sorridente (e la sera talvolta ubriaca).

Il giorno dopo, passando per il Luberon e per i campi di lavanda, siamo arrivati nella Camargue, regione di fenicotteri rosa, cavalli selvatici e tori. L'idea era di andare al camping Le petite Camargue ma arrivati lì ci hanno detto che non avevano posto. E che andando comunque verso le Grau du Roi e L'espiguette, avremmo trovato altri campeggi. Abbiamo deciso di fermarci al camping L'espiguette e lì siamo rimasti due notti.
Difficile da recensire. Posto enorme, con piazzole ovunque e un accesso privato sulla spiaggia (mare stupendo e spiaggia lunghissimissima). Bagni non sempre pulitissimi (c'è davvero tanta gente), ragazzini che sfrecciano in bicicletta per le strade (è talmente grande che ha delle strade cementate al suo interno), niente carta igienica, più che un campeggio, vista l'animazione che c'è, pare un villaggio turistico. Il prezzo si aggirava intorno ai 27 euro con elettricità. Se avete una famiglia con figli è il posto ideale. Il mare a due passi, animazioni di tutti i tipi (minigolf, tiro con l'arco, concerti la sera), ristoranti bar e persino un piccolo centro commerciale. Noi non ci siamo trovati molto bene dopo due notti di campeggio selvatici. Tuttavia il personale è molto carino.

Dopo la seconda notte abbiamo smontato per andare a visitare un'altra cittadina di mare sulla Costa Azzurra. Andando a caso sulla cartina abbiamo scelto La Ciotat, minuscola cittadina sul mare, famosa in quanto i fratelli Lumiere ci girarono il primo film uscito al cinema (per l'appunto, l'arrivo del treno alla stazione di La Ciotat). Purtroppo siamo partiti tardi e arrivati dopo le 21. Il primo campeggio a cui siamo approdati era chiuso. Il secondo campeggio ci aveva dato disponibilità di una piazzola che pareva il cortile di un palazzo. Nel fare retromarcia per andare via dal campeggio incrociamo un albero e ammacchiamo un po' la macchina. Dopo aver tirato giù tutti i santi proseguiamo. Decidiamo a malincuore (ma con grande gioia della mia schiena) di andare in albergo. Il primo albergo di cui incrociamo i cartelli è l'Ibis. Il costo è di 129 euro, ma siamo stanchi, comincia a esser buio, non possiamo fare gli schizzinosi. Del resto lo avevamo messo in conto che sarebbe potuto accadere, per cui prenotiamo una stanza.
Finalmente un vero letto, un vero bagno e una doccia da cui esci senza reinsozzarti di nuovo i piedi.

Da La Ciotat dobbiamo decidere cosa fare. Ormai innamorati di Castellane decidiamo di passare lì le ultime notti e di rientrare a Bologna un giorno prima così da poter fare qualche lavatrice e riposarci prima della lunga avventura lavorativa prima delle prossime ferie.

(...to be continued...)

Prima di partire per un lungo viaggio...

... non dimenticarti di mandare a cagare un po' di gente che ti circonda. O che non ti circonda più. E magari levarla da facebook tanto per dirne una, e dire apertamente come la pensi.





05 luglio 2013

La mia scelta

E' arrivato il momento, dopo tanti anni.
Non mi è mai piaciuta particolarmente la carne, e della carne mi piacevano ricette molto speziate, oppure affettati gustosi.
Ma per il resto sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento.
Anni fa ho comprato questo libro, appena uscito.

Più riguardo a Se niente importa
Lo avevo prenotato in libreria per accertarmi di avere una delle prime copie. E per tanti anni è rimasto lì a prendere polvere. Sapevo che, nel momento in cui lo avrei iniziato, qualcosa sarebbe cambiato.
E' partito un paio di settimane fa.
A Berlino, il mio burrito preferito era quello vegano, con guacamole e fagioli. Un paio di settimane fa sono andata coi colleghi a mangiare all'American Graffiti, un posto in cui fanno praticamente solo carne o hamburger giganti impaninazzati. E io ho ordinato un burrito vegano al guacamole, molto simile a quello che mangiavo a Berlino da Dolores, molto meno buono, ma simile.
Mi hanno guardata come se venissi da un pianeta alieno "Ma come? Sei vegetariana?"

"No, mi piace questo burrito!"
Mi hanno detto Looser e lì è finita.

Questa cosa mi ha fatto riflettere e, terminato il mio libro La psicologia del giocatore di scacchi ho deciso che era arrivata l'ora, di cominciare questo libro. Di cambiare le mie abitudini alimentari e di prendere la decisione (non definitiva, forse, ma per ora è così) di non mangiare carne. Perché mi ha fatto riflettere? Perché era tanto che volevo smettere di mangiare carne, ma ero terrorizzata dal giudizio altrui, dal dovermi continuamente giustificare. Dall'apparire come una fuori di testa (disse la ragazza coi capelli viola e un teschio tatuato sulla spalla). Persino i miei (mia sorella è vegetariana da tipo 20 anni) quando l'ultima volta che sono salita e mi sono fatta il tattoo quando ho annunciato di voler cercare di smettere di mangiare carne mi hanno guardata malissimo. Mia sorella anche lei ha fatto una mezza battuta.
Non voglio definirmi vegetariana, non voglio dirmelo, non voglio esserlo. La parola vegetariano mi fa pensare a un gruppo hippy che fa proselitismo sulla crudeltà nel mangiare animali. Eppure conosco tanti vegetariani che non hanno nessun interesse a farti smettere di mangiare carne. Tipo mia sorella, tipo Zion.
Conosco tanti altri invece che pensano di poter salvare il mondo smettendo di mangiare carne. Non sono quel genere di persona.
Per me è, ed è sempre stato da quando da piccina guardavo in tv i filmati di come trattavano gli animali da allevamento singhiozzando in silenzio, una crudeltà uccidere per mangiare. Soprattutto in questo modo, soprattutto quando non ci manca altro.
Mangiare vegetali non salverà il pianeta anzi: se tutti mangiassimo solo verdura non ci sarebbero comunque campi disponibili per sfamare gli animali. Tutti i boschi verrebbero distrutti per creare campi di coltivazione intensiva. La verità è una e una sola: non c'è una soluzione per salvare il pianeta, siamo troppi. Il pianeta non ce la fa più a contenerci ma continuiamo a figliare perché diciamo che è naturale farlo. E la popolazione aumenta. Le persone vivono più a lungo, e siamo diventati un'orda assassina numerosissima sotto la cui pressione tutto muore. Scusate ma ho cominciato a giocare a World of Warcraft.

Le coltivazioni spesso uccidono luoghi meravigliosi. Il dover difendersi dai parassiti crea mostri assassini come a Bhopal o mostri multinazionali come la Monsanto.


Sarebbe bellissimo avere l'orticello e le proprie galline che producono uova, senza saperle ammassate in gabbie strettissime senza nemmeno la possibilità di voltarsi, con zampe deformi per le gabbie strette e diverse malattie. Non voglio salvare il mondo, non ce la possiamo più fare.

Ma per me, che amo gli animali, che non sopporto nemmeno portare il mio cane a fare un vaccino, che sta in angoscia per un normalissimo intervento di routine di sterilizzazione sul mio gatto, che al mattino guarda lo scarafaggio sul tavolo e lo lascia stare, per me dico, non è più proponibile cibarmi di loro.

Non so quanto durerà, magari per sempre, magari per poco. Però voglio provarci.
E finalmente usare il mio libro di ricette vegetariane. Oops, per i non mangiatori di carne.

Canzone del giorno: Diana Paul Anka

01 luglio 2013

Incubi & deliri

Stanotte:
sto passeggiando con Fry nel primo quartiere dove ho abitato a Torino. E' sera, comincia a scurirsi. Passo all'incrocio tra via Exilles e via Crevacuore. A sinistra via Crevacuore è una stradina piccola e buia. E vedo in lontananza Roccio, in via Crevacuore, che si avvicina verso l'incrocio. Nella mano destra ha un sacchetto. Il braccio sinistro è amputato sotto il gomito.
Gli chiedo cosa è successo. Mi risponde che era una piccola infezione ma sai come sono, in ospedale a farmi vedere non ci sono voluto andare. E alla fine han dovuto tagliarmi il braccio.
Rimango sconvolta così dopo vado a trovarlo per chiedergli spiegazioni maggiori.
Pare che avesse fatto un prelievo e l'ago aveva fatto una piccola ferita che si era infettata. Che un giorno aveva salvato una ragazza facendole la respirazione bocca a bocca e questa si era totalmente innamorata di lui e che in un momento di intimità in cui lei si era accorta del braccio in cancrena perché lui non riusciva a muoverlo, lo aveva convinto ad andare in ospedale.
Gli chiedo com'è la vita senza un braccio.
Gli brillano gli occhi e allora capisco. Senza il braccio sinistro non potrà più suonare la chitarra elettrica, e questo mi rende molto triste.


L'altra notte:
Siamo andati a Milano in sede centrale del posto in cui lavoro. Il direttore del personale deve dirci qualcosa, probabilmente sui rinnovi contratti, ma sono tutti tristi e non capisco.
Sento la mia collega che parlando con un'altra dice di aver saputo che il direttore del personale (che da ora in poi chiamerò Boss) si è ammalato di leucemia. E dalle facce che hanno capisco che non si tratterà di una cosa facilmente guaribile. Inoltre scopro che la malattia o la cura o entrambe provocano terribili deformazioni, rendendoti Ciclope. Osservando un paziente noto che in realtà uno dei due occhi si ingrandisce posizionandosi al centro della fronte e l'altro occhio si atrofizza posizionandosi quasi all'altezza dell'attaccatura dei capelli. Inoltre la pelle e parte della carne comincia a staccarsi lasciando vedere i muscoli. Insomma riduce tutti a essere orrende e grottesche maschere di se stessi.

Presto scopriamo di essere stati tutti contagiati, al lavoro. Sono terrorizzata, mi chiedo come dev'essere vivere in quelle condizioni, e mi chiedo quanto tempo avrò prima di trasformarmi. Sono angosciata.


28 giugno 2013

Non è che non ci siano novità: mi fa fatica scriverle.






17 giugno 2013

Felicitazioni

Gli insetti mi stanno dando tante soddisfazioni.
E' nato il primo Chlorocala africana oertzeni e la prima ad accorgersene è stata Maya, poi Fry ed infine io.




E' una bestiola assolutamente tranquilla. Ogni tanto spiegazza le ali e fa quel bzzzz che fa capire che potrebbe volare, ma alla fine si accontenta di mangiare la sua frutta e fare il riposino sottoterra.

E' nata anche un'operaia di Lasius emarginatus. Vorrei fare delle foto ma è minuscola.

Inoltre non ve l'ho raccontato forse ma appena tornati da Berlino abbiamo fatto sterilizzare Maya. Grazie alla laparoscopia le hanno fatto un taglietto di 1 cm e messo un solo punto. Nonostante questo si è dovuta fare 10 gg di collare elisabettiano.
Nonostante tutto sta bene, ora corre felice e non fa più pipì in giro.





Due dei miei quattro insetti stecco (Extatosoma tiaratum) sono arrivati all'ultima muta dimostrando di essere maschi. Al 90% anche il terzo lo è. Con ragionevole dubbio anche il più piccolo, il quarto, è un maschio. Speravo in una riproduzione sessuata e avrò un'orgia gay. Meglio di niente...

L'insetto foglia (Phyllium philippinicum) ha fatto un'altra muta ed è abbastanza grandino.

Le piante carnivore prosperano... Nel frattempo è arrivato il caldo, e col caldo aprono le gabbie. Stay tuned...

Canzone del giorno: Battagliero CCCP



12 giugno 2013

La storia dei miei tattoo

Ho sempre desiderato avere dei tatuaggi.
Per farmi la scritta sul braccio "Qui e Ora" ci ho messo del tempo. Tempo di ricerca, di ripensamenti, tempo per prendere coraggio.
L'esecuzione di un tatuaggio è un congiungimento astrale della ricerca del tatuatore che deve essere un artista fidato, ricerca del tatuaggio (che deve essere tuo e solo tuo) e sistemazione sul corpo.
L'ultima parte è più difficile perché qualsiasi tatuaggio è un corpo estraneo che modifica in maniera irreparabile il tuo corpo e per quanto tempo uno ci abbia messo a scegliere il soggetto, i colori, il luogo e nel mio caso il font, il tatuaggio ha bisogno di un periodo di accettazione.
Un periodo più o meno lungo in cui lo guardi e ti chiedi se hai fatto bene, se un giorno non cambierai idea e poi tutto cambia. Non ci badi più, è diventato come un nuovo neo spuntato all'improvviso, che ha preso forme strane, forme con significato.
Nei a forma di scritte, di figure, piene di colori o solo sfumate in bianco e nero.

Il corpo delle donne tatuate mi affascina non poco. Ma ho sempre temuto il dolore, mio acerrimo nemico, più della scelta irreversibile. Del resto sono amabilmente impulsiva, le scelte definitive non mi spaventano.

Quando ho fatto il triskel e la scritta non ho sentito male, mi sono rassicurata. Così, passando per l'idea di un'altra scritta messa per il momento in cantiere, mi sono dedicata a un nuovo progetto. Un bel teschio sulla spalla. Ma la mia tatuatrice (lo ripeterò sempre, una vera artista, scultrice, pittrice, tatuatrice nonché bellissima donna) è a Torino.
Ho approfittato di questi due giorni per prendere appuntamento con lei. Sapendo più o meno cosa volessi ho lasciato che fosse lei a completare il disegno, a darmi suggerimenti (abbiamo aggiunto una Acherontia atropos con bruco e pupe), ho fatto aggiungere la scritta Silencio per dare drammaticità al disegno, e per un ricordo personale che non sto a spiegarvi. L'attesa mi snervava. I giorni passavano e non vedevo niente, finché finalmente martedì sera ho ricevuto una prima parte del disegno.


Wow!
Le ho fatto un unico appunto sulla elle di Silencio che sembra una b.

Il giorno dopo...


Meraviglioso. Le pupe, che inizialmente volevamo mettere nelle orbite, alla fine le ha inserite nel retro del teschio, in modo da farle sembrare dei petali. E meno male perché le pupe paiono dei peni e l'idea di un pene che usciva dall'orbita del mio teschio non è una bella idea!

Non immaginate l'agitazione di giovedì mattina. Dalle 9.30 alle 11 c'è stata solo la fase preparatoria. Riarrangiare il disegno sulla spalla, il ricalco, e la preparazione della "sala operatoria".


ricalco del disegno

Il contorno è durato circa fino alle 12.45, dolore poco, sopportabile. Ero già contenta della mia capacità di sopportazione.
Ecco il contorno.
spalla, non sarai più come ti ho conosciuta




Dopo una breve pausa in cui abbiamo mangiucchiato un paio di pezzi di pizza, si riprende subito e giù duro fino alle 15 circa. Il dolore non è stato poco, soprattutto nelle sfumature sulla spalla, ma ho resistito.
Il lavoro, terminato, meraviglioso, è questo:


Il tatuaggio è body art, deve piacervi in primis. Non pensate al significato, pensate a quanto può essere bello, a come deve essere indossato. Non giustificatevi di fronte agli altri, non vi deve interessare. E' il vostro corpo, e se volete disegnarci sopra è responsabilità vostra, e solo vostra.

E se volete come me affidarvi a un'artista, andate da lei. LadyKroft Art and Tattoo. Qui alcuni suoi lavori.

E chissà quale sarà il prossimo...
E fu così che mi rinnovarono il contratto. La sequenza di eventi è stata questa.
Scadenza venerdì e mercoledì non sapevo nulla.
Circola voce che hanno chiesto a dei colleghi di fare straordinario perché dovevano staccare 4 persone (3 in rinnovo, e la 4a? Ma quindi ci staccano dal contratto? E per quanto staremo a casa?).
Mercoledì una mia collega ne saluta un'altra, una di quelle che come me aveva il contratto in scadenza, e questa risponde "Forse domani è il mio penultimo giorno.."
La mia responsabile sentendo ciò le dice "Ma come? L'agenzia (interinale) non ti ha chiamata?"

Mai chiamati dall'agenzia interinale per il rinnovo.

Per farvela breve, la mia collega chiama l'agenzia e scopre che ha avuto il rinnovo anche se deve staccare una settimana, e il rinnovo è di due anni.

Passano altri due giorni, io in effetti ancora non so nulla. Venerdì mando una e-mail alla tipa dell'agenzia per chiederle info. Risposta "Sìsì ti rinnovano come a L". Bene. Ma mi vuoi dire quanto?

Le chiedo più info ma per la firma del contratto non sa quando potrò andare. "Ci sentiamo nei prossimi giorni".

Decido quindi di salire da martedì a giovedì, a Torino. Ho fatto cose, ho visto gente. Ma di questo vi parlerò nel prossimo post.

11 giugno 2013

Ora che ho finito il mio racconto di Berlino (che nostalgia) posso riprendere a raccontarvi della mia noiosissima vita, della mia firma del contratto (di due anni, che fortuna eh? mi viene da piangere) e del nuovo tattoo che ha reso irriconoscibile la mia spalla.
Stay tuned.

Berlino 14.05.13 - la partenza


Si riparte.
Ogni volta è sempre dura tornare a casa, ma casa poi qual è? Dove decidi di stare. Molti mi potranno dire che è normale provare queste cose quando sei in vacanza, io poi tendo a idealizzare le persone, le città e finisco per non valutarle obiettivamente. È il mio dramma.
Oggi è Berlino ma domani posso finire in un posto sperduto in Australia e trovarmi punto e da capo. Il mio più grosso problema è progettare qualsiasi cosa, mettermi d'impegno per arrivare a un obiettivo. In questo caso imparare la lingua (come ho già detto), mettere da parte i soldi, cercare un aggancio e una casa, avere dei soldi da parte che mi permettano di vivere per un po', cercare un lavoro. O mescolando queste cose ma che tutte van fatte.

Il lavoro che dovrò fare su me stessa è capire cosa realmente voglio, dove voglio stare. Cosa mi spinge a venire qui, ad amare questo posto. Capire se potrò sopportare il freddo invernale e le miti estati (quasi primavere) del nord della Germania. Capire quanta fatica ci vorrà e se sarò così brava da portare tutto a termine, almeno questa volta.

Sono un po' stanca di Bologna e non so nemmeno se Berlino potrà essere la mia città per sempre. Sono una nomade, senza radici, e che non vuole mettere radici, non so nemmeno cosa siano le radici. La vita è breve, è vero, ma abbastanza lunga per non vivere sempre nello stesso posto.


Oggi è il giorno dopo, quello in cui realizzi che chissà quando rivedrai quel posto che tanto ti piaciuto. Per me di solito le vacanze quando giungono alla fine sono ormai esaurite. Della serie, al sesto giorno comincio a dirmi di volere andare a casa, ne ho abbastanza. Per Berlino non è stato così.


La sera della partenza, a Bologna, serata nostalgia: abbiamo rivisto Le vite degli altri e abbiamo riconosciuto dei pezzi girati al Funkhaus (dove Tino ha lo studio) e delle scene girate alle vecchie prigioni della Stasi. E' come quando girano un film in una città che conosci bene e ogni volta che riconosci un posto ti sobbalza un po' il cuore.
Berlino dai tubi azzurri e rosa, Berlino la street art, Berlino il vecchietto rimasto incantato a vedere un altro ubriacone che stava telefonando da un telefono pubblico (come se avesse visto uno stargate). Berlino, un po' Russia e un po' Occidente.

Berlino 14.05.13 - 7° giorno


Stamani mi sono rifatta la doccia, mi piace questa stanza di albergo, è diversa da quella di Londra. Più grande, più confortevole, meno loculo.

Il programma è di andare alla torre con la statua della vittoria (in tedesco Siegessäule) e salire per vedere il panorama. Il tutto dopo una bella colazione ovviamente. Andiamo dai nostri fidati baristi di Bagels and Company proprio sotto l'albergo e prendiamo il nostro solito single espresso e un paio di dolcini.

La torre in questione si trova in mezzo a uno dei parchi cittadini più grandi del mondo, il Tiergarten. Un bosco nella città.










Il Siegessäule è da scalare a piedi, non ci sono ascensori, ed ecco anche perché il prezzo, a differenza di altri punti panoramici, è molto basso (3 euro). Saliamo di rampa in rampa, fermandoci ai seggiolini messi lungo la strada per riposarci un attimo prima di riprendere la salita per la scala a chiocciola.
A fatica ne è valsa la pena. Nonostante un po' di foschia stamani c'è il sole, si vede bene tutta la città. Ci facciamo anche fare una foto per immortalare il momento felice.



Non vi ho raccontato che nella galleria sotterranea per raggiungere la torre c'era un sistema di illuminazione abbastanza innovativo, a mo' di installazione artistica. C'erano infatti diversi pannelli retroilluminati ma che si illuminavano solo quando passava qualcuno riproponendone la sagoma. Davvero molto carino.






Intanto mi manda un messaggio Tino per prendere tutti insieme un caffè verso le 18 e salutarci.
Una volta ammirato il panorama berlinese scendiamo e facciamo una passeggiata per Tiergarten. Non vi dico cosa non è.
A parte che ogni punto verde di Berlino, essendo poco curato, diventa un piccolo bosco. Il Tiergarten è un bosco. Laghetti, alberi enormi, felci rendono questo luogo un angolo di paradiso in mezzo al traffico. Ci siamo seduti sulla riva di una piccola palude, dove c'era una panchina e ci siamo fermati un attimo a sentire gli uccellini cinguettare.
Amo Berlino. L'ho già detto?










Non appena la pipì ha cominciato a farsi sentire ci siamo mossi in direzione porta di Brandeburgo. Però abbiamo per un attimo smarrito la strada e così ci siamo ritrovati vicini al Sony Center. Non male.

Il bello di Berlino è che la birra costa poco. Il brutto di Berlino è che quei pochi bagni che trovi sono a pagamento.
Al Sony Center paghiamo 50 cent a testa per andare a pisciare.
In compenso ho scoperto che un telefono sony che costa poco più di 200 euro mi garba un sacco e potrebbe essere il mi prossimo telefono. Sony experia qualcosa... comunque lo riconoscerei perché ha la fotocamera da 12 megapixel e un bellissimo schermo. Ha Android con cui mi trovo molto bene e per ora mi fermo qui, domani potrei cambiare idea. Si avvicina l'ora di pranzo e prendiamo varie metro per andare allo Zum Schusterjungen, uno dei ristoranti tipici della città.
Due piatti enormi tra carne e patate (io non sono riuscita a finirlo, non sono riuscita nemmeno ad arrivare a metà a dirla tutta) e due birre da mezzo litro l'una più due caffè abbiamo speso 25 euro.
Un cazzo.

Verso le 15 lasciamo, pieni e un po' stravolti, il ristorante per fare una passeggiata al quartiere ebraico. Però a Fry scappa la pipì, ricordate quel mezzo litro di birra e la storia dei bagni? Così troviamo un locale, gestito da spagnoli o cubani, con disegni della faccia di Che Guevara per tutte le pareti, e chiediamo se possiamo usare il bagno. Sì, ma vogliono 50 centesimi.

Non so se questa cosa si possa fare. Un conto è il bagno delle stazioni, ma il bagno di un bar/pub... non facciamo storie e paghiamo, alla faccia del Che che ci guarda dalle pareti e cominciamo a fare il nostro giro per il quartiere ebraico. La prima cosa che vediamo è la nuova sinagoga. Non mi ricordavo che di fatto la sinagoga non esiste più perché abbattuta praticamente durante la notte dei cristalli, così paghiamo 3.50 euro a testa per vedere il museo della storia della sinagoga in un pezzo restaurato della vecchia sinagoga. La navata centrale e la cupola finale della navata sono praticamente inesistenti.

Da lì proseguiamo per il nostro giro fino a un'installazione in una piccola piazzola.
Trattasi di un tavolo di metallo con due sedie una delle quali è rovesciata. Rappresenta la fuga dalle proprie case degli ebrei durante quel periodo orrendo che è stato il terzo reich; proseguendo per la strada che parte dal quella piazza arriviamo al cimitero ebraico che purtroppo è chiuso. Da fuori insegne evidenti invitano a non fare foto ma un cretino si arrampica sul cancello esterno per fotografare l'interno del cimitero. Gli idioti sono sempre ovunque.

Fuori dal cancello un'altra installazione con sculture di donne rappresenta la rassegnazione degli ebrei in attesa del loro destino. Di fronte al cimitero c'era una volta una casa di riposo anch'essa tirata giù. I palazzi del quartiere sono fortemente segnati dalla seconda guerra mondiale. Essi infatti, come il Siegessäule, sono bucherellati, probabilmente dalle schegge delle bombe (lanciate dagli alleati?). Dalla parte opposta della strada tra due palazzi c'è un vuoto, prima occupato da un bellissimo palazzo barocco, bombardato e tirato giù durante la seconda guerra mondiale. Sulle facciate laterali dei palazzi adiacenti sono stati affissi dei cartelli con i nomi delle famiglie che vivevano lì e persero la vita.

Andiamo a cercare una metro perché s'è fatta una certa e dobbiamo beccarci con Tino.

Il luogo di incontro è Mehringdamme angolo Kreuzberg straße ma chissà per quale ragione il mio cervello cancella la seconda parte e mantiene solo la prima così mi convinco che l'incontro sia alla fermata della metro di Mehringdamme. Arriviamo con 10 minuti di anticipo e facciamo un giro al cimitero che si trova appunto su mehringdamme al civico 21.

Quando lui mi scrive di essere arrivato ci spostiamo davanti al curry 36, un locale che vende currywurst. Glielo scrivo ma non lo vediamo. Aspettiamo un po' ma niente. Eppure strano, sono vicino all'uscita della metro, gli ho anche detto dove siamo...
gli mando la nostra posizione gps e mi scrive “ma non venite?”

Alché mi spiega che mi sta aspettando all'incrocio dell'appuntamento e lì rileggendo i messaggi della mattina capisco di non avere capito un cazzo. Così cominciamo ad avvicinarci e i nostri cellulari si scaricano quindi non riesco nemmeno ad avvisarlo.
Il risultato è che dall'anticipo che avevamo alla fine arriviamo in ritardo di 20 minuti!

Detesto arrivare in ritardo!

Ci porta in un caffè italiano gestito da italiani, dove prendo un caffè e una specie di cheesecake, Tino prende una torta al cioccolato e un cappuccino e Fry prende una birra (il thè tedesco, lo chiama).
Si chiacchiera un po' del più e del meno, gli racconto i miei disagi lavorativi, parliamo di ciò che abbiamo visto oggi e dopo un po' ci salutiamo. Tino deve andare e noi vogliamo andare a mangiare gli Spätzle (mi sono fatta aiutare da lui per trovare un posto che li facesse e alla fine su internet abbiamo trovato questo posto che si chiama Spätzle und Knödel).
La via è fuori dalla cartina che ho ma mi spiega come arrivarci. Fry ha apprezzato tanto gli Spätzle e i bretzel e abbiamo inondato tutto con dell'altra birra. Confesso, ho bevuto praticamente solo birra qui a Berlino.
Berlino mi mancherai, anche se oggi ha fatto freddo. Mi mancheranno i tuoi cani, così bene educati, mi mancherà la torre della tv, sempre ben visibile da ogni zona. Mi mancherà Kreutzberg con la sua street art colorata o angosciante. Mi mancherà il muro e Mauerpark, soprattutto il suo mercatino dove mi sono rifatta gli occhi sulle macchine fotografiche.

Fry se ne è innamorato ed è ora d'accordo con me per venire qui a vivere. Si tratta di imparare la lingua. Di cercare un lavoro. Di trovare qualche aggancio.
Grazie Berlino perché mi dai il coraggio di cambiare, ancora. Grazie Tino perché mi hai fatto capire che non è impossibile.

A presto.

Qui l'album completo della giornata.

Berlino 12.05.13 - 6° giorno


Auguri mamme. Oggi è domenica, e per significa Mauerpark e il suo mercatino!

Andare a Mauerpark con questo solicino è stato meraviglioso. Ancora più bello vedere tutte quelle bancarelle al mercato delle pulci (floahmarkt o flaumarkt?) ma soprattutto comprare la sorellina della mia exa 1b, la exa 2b (che cosa buffa, sono andata ora a controllare i modelli e ho scoperto di aver preso un'altra exa 1b - quindi ho due macchine fotografiche identiche, cambia solo il mirino che nella mia è a pozzetto mentre in quella Berlinese è a pentaprisma). Al modico costo di 20 euro, compreso il flash, l'obiettivo e la custodia. Mi sono quasi pentita perché poche bancarelle dopo c'erano interi banchi con macchina fotografiche di tutti i tipi. In particolare mi sono innamorata di una macchina fotografica, la kneb 60 (kiev 60), macchina russa con le lenti jena ddr (la versione “est” delle carl zeiss). Volevano però 220 euro... che gran peccato, era proprio bellissima. Medio formato, mirino a pozzetto... inoltre il solo valore commerciale dell'obiettivo copriva per intero quei 220 euro. Ma sapendo che comunque ho una reflex che vale molto di più e che questo sarebbe stato un capriccio estetico...


A malincuore ho dovuto rinunciare, non potevo spendere così tanti soldi. Ma intanto ho portato a casa un'altra macchina della ddr che tralaltro ha il prisma compatibile con la mia quindi posso anche usarla senza mirino a pozzetto!

Andiamo a vedere il muro dipinto facendo qualche foto quando sento un suono che conosco. E' musica!



E sono i rupert's kitchen orchestra che già avevo visto due anni e mezzo prima sempre al Mauerpark. Gli ho ricomprato il cd perché meritavano proprio!







Supremi (metterò qualche video). Aspettiamo un po' fermandoci ad ascoltarli prima di metterci in viaggio per incontrarci con tino alla fermata della metro di Scholeinstrasse per pranzare (fare un bel brunch) alla kantina von hugo. Trattasi di un posticino delizioso a kreutzberg dove, con 7.50 €, puoi mangiare a buffet piatti freschi come salmone, insalata di patate, crauti, e piatti caldi come polpettone di patate, wurstel, riso con condimenti vari. Se sei molto fortunato puoi anche mangiare dell'ottima panna cotta. Con 3.60 € aggiuntivi puoi innaffiare il tutto con un'ottima birra da mezzo litro, la pilsner che qui va tanto ovvero la Berliner kindl. Il personale è un po' brusco, ma dopo un paio di giorni a Berlino non farete più caso a questa crudezza. Un pianista ha inoltre allietato il pranzo con musica deliziosa.

Mangiando e chiacchierando il tempo ha cominciato a mettersi male e decidiamo di entrare (eravamo all'aperto): appena in tempo prima del diluvio universale. Tant'è che appena il tempo si mette meglio, ordiniamo un caffé e ci salutiamo con la quasipromessa di rivedersi il giorno dopo ma senza impegno.




Per chiedere il conto Tino mi dice come si pronuncia in tedesco ma mi vergogno troppo e lascio che sia lui a chiederlo. Devo superare questa timidezza/paura di sbagliare altrimenti non mi servirà prendere lezioni di tedesco.
Io e Fry torniamo il albergo a riposare, ed è qua che scrivo.

L'avventura di questa sera potrebbe chiamarsi “Go west”. Abbiamo infatti deciso di spingerci finalmente a ovest. Cosa c'è a ovest? Non saprei, non me ne sono mai interessata: così andiamo verso il Kadewe, i grandi magazzini dell'ovest che sono ovviamente chiusi. Ricordo che a Berlino hanno grande rispetto per i lavoratori e i giorni di festa sono giorni di festa.
Il Kadewe è quindi chiuso ma nei paraggi ho letto sulla guida ci dovrebbe essere un ristorante poco turistico (che già se è sulla guida ci credo poco) però proviamo ad avvicinarci e cammina cammina ci rendiamo conto di quanto questa zona sia davvero spoglia. Non ci sono persone in giro, i negozi sono chiusi, ci sono dei fast food ma pochissimi rispetto al centro dell'est e il caratteristico degrado di Alexanderplatz qui non esiste.

Arriviamo al presunto ristorante ma è chiuso. Decidiamo pertanto di tornare verso Alexanderplatz e poi di tornare in albergo e poi andare al Transit. Ve lo ricordate? Spero stavolta di prendere solo roba buona che sono ancora visibilmente shockata dall'altra volta.
Berlino, domani è l'ultimo giorno e dopodomani mattina si riparte. Mi mancherai sai? La temperatura è scesa, sto usando una felpa più pesante, c'è un gran vento e immagino come può essere l'inverno in questa grande città. Ma forse non fa così freddo. Tino mi ha detto che è un po' più fredda di Torino ma non troppo. Che lui ha girato tutto l'inverno in bicicletta. Ora rimane da imparare il tedesco, capire cosa posso fare qui.

Vi dico anche un segreto, quando ero al museo del muro, al checkpoint charlie, ricevo una chiamata dal dr. Giorgini. A fine febbraio avevo fatto un test attitudinale che a mio parere era andato molto bene ma nessuno si era fatto più sentire. Proprio il 9 maggio mi richiamano, vogliono rivedermi per un colloquio. E il colloquio è il 15 maggio, di mattina. Lo stesso giorno ma di pomeriggio, ho un colloquio da un'altra parte. Sono così contenta e proccupata, ma intravedo la luce. La possibilità di un orario e un lavoro normale. Un ambiente più sereno.

Qui potete vedere l'album completo.