03 ottobre 2007

Punk Life

Me lo chiedono spesso e io stamani ci pensavo: "Perché ascoltavi la musica punk?". La verità è che del punk non so nulla. Non sono di quelle persone che, per ascoltare un genere musicale o fare qualsiasi altra cosa, partono dalla preistoria. "Ma così non ci capisci nulla!". Non ho bisogno di sapere vita morte e miracoli dei NOFX o dei Sex Pistols per farmeli piacere di più. Forse sono un immondezzaio musicale ma ammetto di ascoltare un po' tutto e non avere un genere preferito. A 15 anni però ho passato il mio meraviglioso periodo punk. La differenza sostanziale tra quei punk (di quando io ero piccina) e i nuovi pseudopunk è che noi i soldi davvero non li avevamo. E gli anfibi rotti erano così per vita vissuta e non perché li avevamo tenuti a sgualcire sotto i mobili. Io avevo i miei anfibi riparati alla meno peggio con lo scotch marrone, i capelli tagliati male e di colore viola elettrico, vestiti messi a caso e che, nonostante questo potrebbe far torcere il naso a qualcuno, non corrispondevano mai a uno stile. Se volevo mettermi una larga salopette andava bene. Se volevo mettermi un grosso maglione rappeggiante, stavo solo più comoda. Però ascoltavo musica movimentata, il mio gruppo di amici era crestaiolo e, anche se nessuno lo ammetterebbe mai, parecchio vanitoso. Per mantenere quelle creste qualcuno al mattino passava più tempo in bagno di quanto ci stavo io. Uno di loro era anche modaiolo: aveva comprato un chiodo ma così nuovo e lindo si vergognava a indossarlo e quindi lo abbruttiva di proposito sgualcendolo in tutti i modi. Stonava parecchio quel giubbino pulito al canto di "Sid Vicious è vivo". Io andavo matta di quell'ambiente per i colori, i suoni forti e saltellanti e il menefreghismo totale dell'impatto del proprio aspetto sugli altri. La gente ci guardava come appestati e più era così, più noi ci mettevamo in mostra. Ascoltavo a tutto volume "Don't call me white" e i Propagandhi (di cui ho anche un vinile originale). Le ragazzotte mi fermavano per chiedermi dove avevo comprato la tinta per capelli e io gongolavo di tanta popolarità nella scuola. Poi feci la chemioterapia, mi rasai i capelli che in seguito caddero tutti (assieme a ciglia, sopracciglia, e tutto il resto). Rimasi popolare nella scuola per l'atto di coraggio nel rasarmi a zero (non tutti sapevano che in realtà non si trattava proprio di coraggio) e poi tante cose cambiarono. Ascolto ancora i NOFX e, sebbene mi piacerebbe tanto farmi ancora i capelli viola, temo che questo mini la mia credibilità al lavoro. Buffo come il giudizio delle persone, che prima era una cosa del tutto estranea al tuo modo di essere, piano piano prende vita dentro di te. Capisci che l'anarchia è male, la società in cui sei va considerata, e tutto sommato se le cose fanno così schifo (sto leggendo La Casta) è anche grazie al menefreghismo di persone individualiste che non sanno vivere in società. Sparisce il punk come concetto anarchico, ma rimangono i colori, la musica saltellante e l'abbigliamento disabbinato.
Anche solo se li tieni stretti dentro di te.

2 commenti:

roccio ha detto...

eheheh hai colto il vero senso della musica! e' tutto li. colori e suoni.
tutto il resto e' contorno.

smack smack

Carla ha detto...

Vedi? Da quando ti conosco è tutto più chiaro.
smack smack