03 gennaio 2026

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? Johan Harstad

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? by Johan Harstad
My rating: 5 of 5 stars

Avessi potuto dare 10 stelline, gliele avrei date. Mio caro Mattias, come si fa a non volerti bene. Come si fa a non capire il tuo smarrimento, il tuo desiderio di essere il numero due, sempre nascosto, poco visibile ai più. Mi ricordi tanto me, che quando entravo in nuovo posto di lavoro avrei voluto essere del colore delle pareti per mimetizzarsi e non esistere più. Quanti lucciconi alla fine del primo, lunghissimo capitolo. E sai, che meraviglia quando hai cominciato a descrivere le Faroe, un posto che ho avuto la fortuna di visitare (e in alcuni luoghi specifici ci sono proprio stata) e così mi sono sentita doppiamente fortunata per essere stata nel luogo più bello del mondo. Lo dico proprio in un video che ho fatto lassù "sono nel posto più bello del mondo". Ho cercato per giorni, compulsivamente, un video o post su chissà che social in cui qualcuno lo aveva suggerito, fuori dai consigli ordinari dei vari booktok su Donna Tartt (senza offese) e delle ultime uscite e dei libri visti e rivisti e romance e via discorrendo. Ma non l'ho più trovato. Chiunque tu sia, grazie.
Perché questa è la storia più bella del mio 2025 (anche se poi il libro l'ho finito ufficialmente il secondo giorno del 2026) e, Mattias, un po' ci ho sperato
Spoiler che tu non andassi più via dal vento e la pioggia, e il luogo dove non crescono gli alberi.
Ma forse un piccolo insegnamento me lo hai lasciato, ovvero di andare avanti, di lasciarsi alcune cose alle spalle e continuare a camminare,
Spoiler e che tutto sommato crescere e prendere decisioni ed essere il primo a volte serve, più che altro a noi stessi.


Nel libro seguiamo le avventure di Mattias, un giovane norvegese appassionato di musica, canto, giardinaggio, ma soprattutto Buzz Aldrin.
Buzz è stato il secondo astronauta ad aver messo piede sul suolo lunare e serve come espediente a Mattias per ricordare a se stesso e agli altri che non c'è niente di male a essere secondi, a restar nelle retrovie per scelta. Qualcuno lo deve pur fare e non tutti desiderano le luci della ribalta, il successo, i soldi.
Conosce Helle da giovanissimo, i due si innamorano
Spoiler e stanno insieme tanti anni, finché un giorno, forse nemmeno inaspettatamente, Helle lo lascia durante una escursione con amici. Si è innamorata e Mattias si fa da parte
e poco tempo dopo parte con Jøan, il suo amico da sempre, per fare da fonico al suo gruppo alle isole Faroe. Nonostante non ami la nave, si imbarca lo stesso.

Qui c'è un buco e si ritrova di colpo in mezzo alla strada bagnata, alle Faroe, con le nocche insanguinate, un sacchetto con una tuta e una busta con 15mila corone.

4 Settembre 2021: Sørvágur

Cosa è successo non lo sa, non lo ricorda. Ma un passaggio dato da uno sconosciuto gli restituisce una possibilità.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

E qui comincia la sua avventura Faroese, fatta di nuovi veri amici, e Mattias scopre che non è male scoprirsi a poco a poco in quella struttura, una ex fabbrica, in cui ora sono ospitati loro, i matti.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Seguiamo Mattias nella sua crescita personale attraverso paesaggi da fiaba, strade scure, gallerie che collegano isole, autobus che passano (quasi) sempre e lutti, perdite, ma anche risate, affetti e cose non dette ma solo accennate.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Il canto è la sua balena bianca: Mattias canta bene, canta meravigliosamente, ma il suo canto è silenzioso, interiore, non vuole portarlo alla luce perché così non sarebbe più il secondo e non c'è niente di peggio che esporsi. Gli succede di esporsi solo quando è ubriaco e i freni inibitori sono andati.

Ho amato così tanto questo libro che ne ho già regalata una copia e penso che finirà in altre mani di chi so che potrebbe apprezzarlo.

View all my reviews

02 gennaio 2026

Nella carne David Szalay

 

Nella carneNella carne by David Szalay
My rating: 4 of 5 stars

Quando ho cominciato a leggerlo, un po' mi è venuto in mente (quel piccolo capolavoro che è) Stoner. Ma più proseguivo nella lettura e più era chiaro che l'unica cosa che avessero in comune i due testi, era la storia di una vita. Una vita ordinaria, quella di Stoner, in cui ti immedesimi e che ti finisce a suon di lacrimoni, una vita meno ordinaria ma anche sicuramente meno consapevole quella di István che sembra far fatica ad accettare di prendere una decisione. Sembra che per buona parte del libro lui non faccia scelte consapevoli. Sembra che si lasci trascinare nel flusso delle altre persone. Ma nonostante tutto non possiamo non immedesimarci, non volergli bene anche quando la strada intrapresa sia moralmente discutibile. Tifiamo per lui, per i suoi progetti, piangiamo con lui per le sue perdite. È sicuramente un libro da leggere, probabilmente da regalare. Ma non sono certa lo rileggerei.


View all my reviews


--------------------------------------------------------------------------

Sono stata molto assente ma sono successe cose carine.

Intanto ho lasciato la mia amata casina. Farò un post ad hoc sulle mie avventure con gli agenti immobiliari perché secondo me merita. Ma ho preso una casa molto più grande a Chivasso, e la ragione è semplice. Il mio Cliff verrà su nella ridente Piemonte e volevamo un posticino un po' fuori dal traffico cittadino, ma comodo coi mezzi (sono molto vicina alla stazione). Il trasloco è stata un'altra avventura degna di nota ma anche questa forse merita un capitolo a parte. Al momento quindi sono in una grande (per me, per lo meno, che non vivevo in un posto così grande da quando stavo a Cömo) casa, fredda, da imbiancare, e mezza ammobiliata (con una cucina usata comprata dai traslocatori e quei pochi mobili che avevo nella vecchia casina).

La ricerca della casa e il trasloco hanno occupato ogni mia risorsa, di tempo e mentale, tanto che ho dovuto lasciare gli esercizi e la dieta, ora non so che dire se non che i pantaloni più larghi che avevo mi entrano a malapena e voglio solo trasformarmi in capitan tuta.

Con la promessa di recuperare (tra tapis roulant e pesi) ho però ricominciato a leggere. Per non perdermi ho fatto una lista dei libri che vorrei leggere, in ordine di lettura, e mi sono ripromessa di non guardare altro finché non finisco questi. Ma sarà dura.

Dopo aver letto "Nella carne" e l'ultimo di Zerocalcare, "Nel nido dei serpenti" in poche ore, mi sono data alla lettura di "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" e lo sto amando così tanto che già l'ho quasi finito. In più è ambientato nelle Faroe e io lo leggo con le lacrimucce pensando a che luogo meraviglioso ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi.

Non riesco più a trovare il video (e non ricordo più di quale social) in cui lo hanno consigliato ma non vedo l'ora di finirlo e recensirlo, lo sto amando così tanto che forse quest'anno non ho avuto tale rivelazione (e sempre di questo periodo anche l'anno scorso lessi "Genìe la matta" ed ero a San Pietroburgo e lo amai tantissimo) e già sto cominciando a regalarlo, sempre con la premessa "Sembra lento, ma tieni duro, piangerai le lacrime di una vita ma nessun libro descrive meglio le emozioni umane, manco un trattato di psicologia".

Quindi se mi state leggendo, fatevi un regalo. È iperborea, quindi un marchio di qualità, fatevi questo regalo.

Oltre all'elenco dei libri che voglio leggere, ho un microelenco dei libri mattone, quelli che tanto mi spaventano che però meritano, e sono:

"Il conte di Montecristo"

"Infinite Jest"

"L'idiota"

I libri lunghissimi mi spaventano, e dopo un po' mi annoiano. Ma adotto una semplice tattica: se non mi prendono o se cominciano ad annoiarmi mi forzo di leggere 20 pagine al giorno, cascasse il mondo.

Quindi il mio nuovo anno sarà improntato sul più studio, più camminate (se non riesco a fare esercizi ma ho la fortuna di avere una bella collina a pochi passi dalla nuova casa), più libri e meno serie (a parte Pluribus che però ho finito e se non sapete cosa fare, fatevi questo regalo e godetevela).

03 novembre 2025

Com'è strano raccontarsi una sera al Blah Blah

 Che sia chiaro, finirò il diario di viaggio.

Giusto per aggiornare, alla fine non ho vinto il concorso letterario. Sia io che Dado eravamo però in finale e ci siamo divertiti a parlare di ciò che abbiamo scritto, al Blah Blah, durante il salottino letterario del ToHorror.

Qui mostro il mio bellissimo quadruplo mento

Con Andrea Cavaletto (colui che ha letto e giudicato le sceneggiature), sceneggiatore di Dylan Dog (tra le altre cose) e scrittore di un sacco di robine carine.

In attesa di raccontarci

Io che cerco di vincere la mia paura di parlare in pubblico. Più o meno

Qualche giorno dopo siamo andati alla premiazione al cinema Massimo. Il premio era una bellissima mannaia, che peccato non aver vinto. Avrei trovato un posto bellissimo in casa ahaha.





A proposito di casa.

Succede che sta per cominciare, finalmente, dopo 4 anni, la convivenza. Ho il compito autoinflittomi di cercare una casa in affitto, perché qui è piccino per noi e Rohan. Ma non sapevo quanto la situazione immobiliare fosse disastrosa. Così disastrosa che le mie avventure a vedere case e a interagire con gli agenti immobiliari meritano decisamente un post a parte.

Nel frattempo il mio delirio (che ora ha un nome, ADHD) si manifesta nei modi peggiori. La casa è diventata una fogna. Lascio navigare l'entropia finché la situazione diventa insostenibile poi cerco di porre rimedio, ma devo porre rimedio tutto in una volta se no le cose restano a metà (quindi ancora più caos in alcune zone della casa). La cosa che mi pesa di più in assoluto è buttare la spazzatura. Così la accumulo finché non devo dargli un nome e fargli pagare l'affitto. Poi butto tutto (ed è capitato una volta, anche cose che non devo). 

Decido che voglio fare un tipo di foto. Compro un flash da studio (usato, perché sono povera) che resta inscatolato perché la voglia di fare quella foto è passata. Mi dico che almeno devo provarlo che se non funge posso fare un reso. Mi accorgo che il periodo per il reso è passato da un pezzo.

Una sera mi dico che è arrivato il momento. Monto lo stand per i fondali, metto il flash su uno stativo, arrangio il set ma manca un adattatore per il flash.

Lascio tutto montato e lo ordino.

Ma quando arriva il pezzo il sentimento è passato. Solo che non smonto niente perché: e se poi torna?

Quindi sono qui che ogni mattina mi sveglio, vedo la tenda rossa, scavalco il piedino dello stativo per andare a tirare su la tapparella e mi chiedo quanto ci metterò a smontare tutto per poi dirmi "Ah cavolo, potevo lasciare tutto attaccato, così facevo la foto in un attimo".

Restate sintonizzati per il finale (anche se ormai leggiamo solo io e la mia seconda personalità).

07 ottobre 2025

Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile

 Non mi sono dimenticata del diario di viaggio, che comunque è lì bello pronto, in forma cartacea. Ma ho come sempre un bel po' di cose da fare, e non riesco a stare dietro a tutto.

Intanto una bellissima notizia: sono finalista di un concorso letterario per il To Horror Film Festival (per una minuscola sceneggiatura, incredibile).

Ringrazio il mio amico Dado per avermi spinta a partecipare (anche lui finalista, per la sezione racconti) e nel frattempo sarò al Blah Blah in via Po a Torino, il 22 Ottobre dalle 19.30, a chiacchierare un po' delle baggianate che ho scritto. Io e Dado saremo presenti nella stessa serata. Vi attendiamo numerosi!



Sono quella del titolone lungo lungo.

12 agosto 2025

Gyumri, la Fortezza Nera e Madre Armenia

 Oggi voglio andare alla fortezza nera, a vedere Madre Armenia e una torre a ferro di cavallo, dovrebbe essere tutto abbastanza vicino.

La colazione alle 9 questa volta non mi devastano i timpani con musica italiana di dubbio gusto (certo la qualità della musica non è che sia migliorata molto). Terminata la colazione e subito dopo essermi messa lo stick solare ovunque, parto alla volta della fortezza nera.

La strada è in lieve salita, sia Madre Armenia che la fortezza nera sono su una collinetta da cui si vede tutta Gyumri.

La cosa estremamente buffa è avere incontrato una bottiglia gigante lungo la strada (ma non posso dire perché qui a Torino abbiamo una scultura del punt e mes).


Continuo a salire finché non vedo alla mia sinistra Madre Armenia, enorme, e poco più su, a destra , la fortezza nera.




Non appena arrivo in prossimità della fortezza vedo un cancello chiuso: bestemmie. Per fortuna ricontrollo Yandex Maps e vedo che avrei dovuto fare un'altra strada.

Da qui si vede tutta la città. La fortezza nera è molto bella e soprattutto all'interno la luce che entra da quella sorta si lucernario centrale crea dei bei giochi di ombre. Ne approfitto per fare foto cambiando ottiche (fino ad ora ho usato solo il mio TTArtisan 27mm f/2.8 che è davvero leggero e comodo per i viaggi).







Se non faccio foto storte non sono contenta. Comunque queste qui sopra sono col telefono. Le foto che metto qui sotto invece sono da macchina fotografica, la mia nuova fedelissima Fuji X-T5. Non sono elaborate, ho cercato di scattare bene in jpg e devo dire che la Fuji non delude mai.








Sarebbe bellissimo potersi sedere qui, fermandosi a leggere sulle panchine interne, ma i genitori armeni sembrano avere l'obbligo di crescere i loro figli come selvaggi e quindi non è possibile con tutti questi bambini che corrono, urlano, saltano...

E poi mentre scatto, sento una lingua conosciuta. Un gruppo di ragazzi italiani con cui inizio a chiacchierare.

Consiglio loro il ristorante del giorno prima, ci informiamo a vicenda sulle varie tappe, chiacchieriamo del più e del meno e poi ci salutiamo. Loro hanno dei tempi stretti e hanno l'autista che li aspetta, domani tornano a Yerevan.

Io invece decido di andare a vedere prima madre Armenia e poi cercare di arrivare alla torre a ferro di cavallo.

Trovo gli ennesimi cani randagini, un cucciolo con la mamma. E vorrei portarli via tutti, sono dolcissimi.

Dopo averne visto uno ieri sera rovistare nella spazzatura mi si stringe il cuore, anche se nessuno li scaccia e sembrano essere ben tollerati.



Madre Armenia è davvero imponente, enorme.




E prima trovo un monumento ai caduti della seconda guerra mondiale (dove dei gentili signori tedeschi si offrono di farmi una foto, non era nei programmi ma non mi sono osata a dire di no)



 
Io niente, continuo a essere la regina delle foto storte, ormai non cerco nemmeno più di correggerle

Decido di proseguire per arrivare alla torre a ferro di cavallo ma tutte le strade proposte sono chiuse con un cancello. Immagino che sia per la presenza (eh sì) dell'area militare russa, praticamente adiacente.

Continuo a camminare sperando che il percorso venga ricalcolato dal navigatore e finalmente trovo una strada non bloccata, ma aver incrociato dei militari lungo la strada non mi fa sentire ottimista in merito.

Infatti in fondo alla strada trovo dei militari, decido di avvicinarmi e chiedere, mica mi sparano a vista!

Non avevo calcolato che parlano solo russo, quindi gli mostro il punto che voglio raggiungere sulla mappa, e il ragazzo gentilissimo chiama un collega che parla inglese. Mi dice che posso raggiungere il posto ma non in 11 minuti come indicato dal navigatore, devo fare un altro giro (perché la strada proposta dalle mappe passa proprio DENTRO l'area militare) di circa un'ora.


Gna faccio, lo ringrazio e gli dico che torno in città, sono soddisfatta delle foto di oggi. Va bene così.

Rientrando in città trovo un negozietto turistico che si chiama daVinci, devo comprare un quadernetto perché il mio sta finendo i suoi giorni e non so più dove scrivere. Mi sono portata la stilo e l'inchiostro rosso scuro che mi ha regalato Cliff, stupendo.

Vado poi a mangiare da Lemon Cafè Restaurant, prendo uno stroganoff bianco con una bella birra IPA e poi cerco di comprare il tabacco da pipa in un negozio che si chiama Gentlemen's Choise che come insegna ha un barbuto che fuma la pipa, lascia ben sperare.


Ma quanto è bella?

Altro dolce cagnolino

E invece quando entro, ovviamente il signore non parla inglese ma soprattutto hanno due tabacchi (il classico original choise e quello alla vaniglia, va bhe li prendo lo stesso). Compro anche l'accendino che poi dovrò cambiare perché fa una fiamma di 2 mm che con la pipa ci faccio niente di niente.

Vado poi a cambiare dei soldi, ed è un vero peccato che le cose più belle non possano essere fotografate.

Entro in questo ufficio cambi e c'è un signore dietro una scrivania ma non sembra l'interno di un ufficio, quando più lo studio di una casa. O meglio, la stanza da the della nonna, legno vecchio e scuro, vetrinette con le tazze...

Consegno gli euro al signore, lui mi fa vedere l'equivalente in dram armeni con la calcolatrice, non parla inglese e nemmeno ci prova. Dico: Ok.

Wait

Ah, parla.

Aspetto. Arriva una corpulenta signora che poggia una tazza dentro la vetrinetta della nonna. Si siede dietro un'altra scrivania e mi consegna i dram. Niente ricevuta, niente di niente, nemmeno un pezzo di carta scritta a mano.

Nel frattempo il signore di prima si accende amabilmente una sigaretta...

Mi siedo sulla panchina davanti al mio albergo. La città è piena di panchine e la gente si siede ogni tanto per riposare e poi riparte. Purtroppo c'è troppo vento e l'accendino che poi cambierò non aiuta. Insisto così tanto che mi scortico il pollice.

Questa è l'ultima sera a Gyumri e voglio ancora fotografare un posto al tramonto.

Dopo aver cambiato l'accendino (grazie, app di traduzione molto famosa che mi consenti di sopravvivere) posso finalmente fumare la mia pipa con le persone curiose che passano e guardano. Un ragazzo con moglie e figlio al seguito mi dice qualcosa ma io non capisco e lui non parla inglese. Però sorride quindi non doveva essere qualcosa di tremendo.

Dopo una breve sosta in albergo decido di andare a mangiare presto perché al tramonto vorrei andare a fare foto in un cimitero in collina dove sono sepolti 369 tedeschi prigionieri della seconda guerra mondiale.

Non so dove andare allora procedo un po' a caso finché non mi fermo da Gyumri Hatsasun e prendo dei pelmeni al formaggio, del tolma (che a volte chiamano così, a volte dolma, sono involtini di foglie di vite ripieni di carne, molto buoni) e lingua di manzo fatta alla Gyumri (ovvero sommersa di formaggio).




Non posso restare ferma a lungo, pago e chiamo un taxi (qui costano molto poco, una corsa spesso viene meno di un euro) perché il percorso a piedi è di 20 minuti ma memore della strada fatta ieri sera per il ristorante di pesce, preferisco di no, e poi il sole sta scendendo.

Il taxi mi costa ben 60 centesimi e mi lascia letteralmente nel nulla. Se alzo lo sguardo vedo la croce del cimitero, il punto che dovrei raggiungere ma sembra non esserci una strada, né indicazioni, nulla.

Sull'erba vedo un piccolo sentiero formatosi dal passaggio di precedenti visitatori. Ma è un po' ripido, decido di provare ad aggirare la collinetta e, accompagnata dall'abbaiare dei cani, arrivo in cima.

Il cimitero, salvo le croci, una targa e la croce gigante, è totalmente abbandonato. Da qui la vista è bellissima, posso vedere tutta Gyumri accarezzata dalla luce calda del tramonto.

Scatto qualche foto, il mio saluto a Gyumri, e poco dopo una coppia mi raggiunge in visita.

Decido che è arrivato il momento di rientrare. I lampioni sono rari... Chiamo un taxi dall'app GO Yandex e attendo, guardando passare le innumerevoli Lada sullo sterrato in cui sosto.











Torno in albergo, e crollo. Domani dovrò fare un bel viaggio, fino ad Areni...