28 ottobre 2008

Comincio ad avere essenzialmente freddo. Br.

22 ottobre 2008

Quando un amico se ne va

Avrei voluto cominciare questo post con questa frase: "Domenica abbiamo visitato Civita di Bagnoregio. La prima cosa che sorprende è che già le indicazioni la descrivono come la città che muore. Nessuna definizione potrebbe essere migliore. Sistemata su un picco di tufo che piano piano sta cedendo e con i suoi 8 abitanti è davvero un paese che lentamente sparisce".

Lunedì mattina mi chiama mia mamma, alle 4.30 Fiocco, il nostro cane, è morto.
Pare che domenica sera abbia avuto una crisi, come quella che ha avuto quando l'abbiamo portato a operarsi. E' svenuto e mia mamma ha chiamato mio cognato per farsi accompagnare all'ospedale degli animali. Lì lo hanno tenuto in osservazione però alle 4.30 in seguito a un attacco di cuore, ha ceduto. Lunedì mattina ho preso il primo treno che ho potutoe sono salita a Torino. Mia mamma era distrutta. Lei si affeziona agli animali come nessuna persona io abbia mai conosciuto. Anche io ero a pezzi. Fiocco lo avevo portato a casa dal canile. Aveva una storia tristissima, due abbandoni alle spalle, e con noi almeno aveva trovato un po' di affetto e coccole. E poi era già vecchietto. Al canile era un privilegiato e le ragazze che lavoravano lì non lo facevano stare in gabbia ma lo tenevano negli uffici. Le persone si avvicinavano, credevano fosse un cucciolo, ma quando veniva loro rivelata l'età andavano via. Non potevo lasciarlo lì.
Così un bel giorno è tornato a casa con me. Mia mamma si è affezionata subito, l'ultimo mese lo ha lasciato dormire nel letto con lei. Lui si acciambellava e le faceva compagnia.
Purtroppo anche gli amici più cari se ne vanno.

17 ottobre 2008

Sono giorni che devo chiamare l’agenzia immobiliare. Poi arrivo a casa e me ne scordo. Sapete come sono fatte le donne no? C’è disordine da mesi ma un giorno si svegliano e decidono di risistemare tutto. Quindi ho levato la spazzatura dal cortiletto esterno e mi sono messa a pulire il bagno. Poi abbiamo cucinato perché avevamo fame.
Posso chiedere una cosa alle donnine? Ma come fa il water a sporcarsi così tanto? Quasi quasi vado a fare pipì in cortile per non sporcarlo. Vabbhe, continuiamo.
Poi mi sono ricordata dell’agenzia immobiliare.
Meno male che a volte se ne occupa il karma. Prima mi chiama proprio l’agenzia immobiliare che dovevo contattare per proporci una casa. Ne approfitto e chiedo anche informazioni sulla casa che ci piace.
Posso anche scordami di chiamarli che andiamo giovedì all’agenzia immobiliare.
Ieri sera sono andata a dormire prestissimo. Dopo una lettura appassionante (la bella zoologia) alle 23 sono crollata. La cosa buffa del mio sonno è che io devo svegliarmi abbastanza presto per non dormire troppo. Mi spiego meglio.
Stamane ho aperto gli occhi alle 6 che ero bella lucida. Ho pensato “quasi quasi mi alzo”. Poi invece ho optato per il coma profondo e mi sono risvegliata alle 7.12 che nemmeno sembrava avessi dormito.
Insomma, se dormo il giusto sono in forma, se dormo troppo sono rincoglionita.

16 ottobre 2008

Al lavoro hanno cominciato a istruirmi per la bollettazione. Io, che so contare forse fino a 2 e con gravi difficoltà. Io che se lavorassi in cassa avrei enormi problemi a dare il resto (nonostante le nuove casse forniscano in automatico la cifra relativa al resto). Io che.
Io al reparto bollettazione sono un pericolo per la società. Senza contare le pratiche arretrate che questo comporterebbe. In ogni caso, non è che dici di no. E’ la soggettiva del lavoratore dipendente. Fai quello che ti dicono di fare, il che è un bene da un certo punto di vista. Ti impedisce di pensare e ti lascia il cervello libero per pensare a quello che davvero vuoi fare.
Anzi, visto il grosso montepremi del superenalotto i miei colleghi stanno organizzando una colletta per mettere a punto un sistema. Anche dovessimo dividerci gli utili tra tutti, potremmo stare tutti tranquillamente comodi. Se vincessi quella cifra probabilmente aprirei un negozio, e ci compreremmo una casa. E poi ci si pensa.
In ogni caso: ho un sonno bestia, ho una voglia di lavorare che mi sparerei in bocca all’istante, e purtroppo Berlusconi è sempre lì.

Canzone del giorno: Angel Aerosmith

15 ottobre 2008

Lo so, lo so, lo so. E’ un po’ che non scrivo. Ma posso giustificarmi. Casa, lavoro, imprese galattiche, montaggio di librerie, suoni e colori, passeggiate e tutto il resto spesso lasciano da parte un po’ il blog. Cose capitate: appunto il montaggio di una librerie di 5 ripiani già totalmente occupati dai libri (e molti sono ancora su a Torino!). Improvvise voglie cibarie, quindi spesa emergente e cucina impegnata.
E ancora un mucchio di roba. Il lavoro sta diventando, per alcuni versi, devastante. Sempre più gente è arrabbiata, sempre più gente si lamenta e io commetto parecchi errori. Che si ripercuotono in tutto questo.
Nonostante lo stress (volendo piccolo) di queste cose, ogni tanto capita qualcosa di incredibile che mi fa sorridere. Ad esempio un amministratore che mi dice di non “attaccarmi sugli specchi” invece della consueta arrampicata. Mi sono sentita molto geco.
Dopo aver provato a fare mille diete e mille cose per evitare di veder espandersi sempre più il mio gracile corpicino mi sono decisa a non pensarci troppo e a cambiare semplicemente le mie abitudini alimentari. E di filtrare tutti quelli che mi dicono che non sono ingrassata (sì sarò sempre magrina ma una taglia l’ho presa tutta. Non mi va più nulla!).
Poi volevo parlare di questa cosa di facebook. Mi ero iscritta l’anno scorso (o me ne avevano parlato l’anno scorso) dietro consiglio di una ex collega che sarebbe partita a breve per la svizzera. Così rimanere in contatto sarebbe stato più facile. Poi si è espanso come un blob e ogni tanto trovo un personaggio che ho conosciuto anni fa. Anche parecchi anni fa. Prendi il compagno di classe delle elementari da cui andavo a giocare a Sonic da piccina. Lui aveva il Sega e io il Commodore 64. E andavamo l’uno a casa dell’altra per giocare. Prendi il mio compagno delle medie, di lui mi ricordo che una volta era stato spintonato da un altro nostro compagno ed era caduto, battendo la testa sullo spigolo di un banco. Lui venne portato via dalla classe in carrozzina perché “non si sa mai”. Ma non ricordo cosa successe all’altro compagno.
Prendi gli amici della parrocchia, mammamia, persino compagni del catechismo.
Prendi i compagni di scuola superiore, iscritti tutto il gruppo avente nome dell’istituto che si frequentava. Da quella lista ho ricontattato una ragazza con cui ero andata a fare il pubblico in una puntata della trasmissione “Candid Angel’s”, un programma di Candid Camera condotto da Samanta De Grenet, Alessia Merz e Filippa Lagerbak (si scrive così? Boh?). Ora vive a New York e chissà che combina.
Io, ex-patita delle chat che ora non frequento più, rimango affascinata da questo potenziale di comunicazione. Non tanto per cazzeggiare, ma la cosa che davvero mi interessa e scoprire come si sono evolute le vite di persone che non vedo più da quasi (e in alcuni casi da molto più di) 10 anni. Ragazzi c’è gente che si è sposata, ha messo su famiglia, gente che si deve laureare, gente che è all’estero e chissà che fa. Poi la mia finestra si chiude in fretta, una volta spenta questa curiosità. In effetti non seguo facebook, è complicato e ci vuole tempo.
Lo apro al mattino per 10 minuti mentre faccio colazione e poi forse ogni tanto alla sera, ma nulla più. Tralaltro la mia pochissima memoria mi impedisce di ricordarmi di tutto, e di alcune persone ricordo davvero poco.
Solo dico ai facebookiani, lasciamo che questa roba rimanga virtuale, please. No agli incontri di facebook, no alle riunioni di gruppo, regionali. No.
Non è nato come uno strumento di rimorchio, penso e spero, ma come una piccola finestra di aggiornamento. Tu ora sei qui in questo luogo e ogni tanto vuoi vedere in che luogo e a che punto sono tutti gli altri. Punto.
Ora vado a leggere che la pausa finisce subito. E stasera spesa! E cena da amici.

08 ottobre 2008

Metti una sera a teatro

Ragazzi ma quante cosine belline ci sono qui a Firenze?
Ieri sera siamo andati a teatro a vedere "8 donne per un mistero", un musical. E non scrivo altro che è tardissimo, come ogni mattina!

06 ottobre 2008

TipTap degli alluci

Siete mai andati all'INPS di Firenze, sezione invalidi civili? Peggio che andar di notte. Da fuori sembra tutto disabitato e abbandonato. Piante che crescono ovunque, erbacce che invadono anche zone vicine al cancello d'entrata. Ad entrare, dopo aver scovato l'entrata giusta tra le tre disponibili, è anche peggio. Silenzio assoluto, solo rumore dei neon, qualcuno rotto che lampeggia. Entro in sala d'attesa, è minuscola e tutta bianca, anche le panchine metalliche sono bianche. Ci sono 4 persone, ma si tratta di componenti della stessa famiglia. Il ragazzo ha gli auricolari nelle orecchie e si è isolato dal mondo. La ragazza controlla il cellulare. I due genitori parlottano a bassissima voce per non farsi sentire. Mi avvicino allo sportello, e una signora inquietante mi chiede i documenti. Sparisce con la mia carta d'identità e torna cinque minuti dopo. Mi siedo e in quel silenzio fatto di pareti, pavimenti e sedili bianchi mi viene voglia di dormire. Per un attimo mi accascio e chiudo gli occhi, ma poi riprendo il controllo e leggo un giornale di giovedì, che qualcuno ha abbandonato accanto a me. Leggo o faccio finta, ho sonno, aspettare così è devastante, ho l'idea del lavoro che mi aspetta e le pratiche rimaste arretrate (mi sembra che non finiscano mai). Rimango un po' assopita e la figlia dei due, spariti per la visita, mi chiama "Mi scusi, forse vogliono lei". Mi alzo e non ringrazio, un piccolo lapsus dovuto al fatto che stavo ancora dormendo. La signora inquietante non parla, apre le porte e io la seguo. Seguo il suo passo claudicante per i corridoi, bianchi e vuoti, freddi, il solo rumore dei neon (alcuni rotti) ad accompagnarci. Alcune porte lungo il corridoio sono accostate e guardando mi accorgo che sono totalmente vuote. Abbandonate. Qualcuno ci sarà nei paraggi - penso - non possono aver lasciato le borse abbandonate, strumentazioni e quant'altro così a libero appannaggio. La signora dice "Aspetti qui" indicando un paio di sedie. Io rimango in piedi e mi fisso a leggere tutti i cartelli "Vietato l'accesso" che tanto fan venire voglia di accedere. Ma poi mi blocco, mi viene per un attimo la paranoia e per la prima volta nella mia vita controllo la mappa del piano e le eventuali uscite di sicurezza. Dove sono gli estintori. Dove gli allarmi. Ogni tanto appare qualcuno salito dalla rampa di scale che chissà dove va. Persone, poche, che non salutano, guardano di fronte a sè stessi ed entrano in una delle sterminate porte che si trovano lungo il corridoio.
Sento vociferare dentro la stanza, anzi, urlano proprio. Raccontano della coppia appena visitata, sento qualcosa, qualche frase, poi torno a studiare la mappa. Ecco, scoppiasse un incendio dovrei andare a sinistra e seguire il corridoio fino a metà. Poi alla mia destra dovrebbe esserci l'uscita.
Esce una donnina e chiama il mio cognome.
Entro, mi siedo. La commissione per la visita di controllo è come un esame all'università. Solo che invece di decidere dell'esito del corso appena fatto, decidono un po' della tua vita. Ma questo forse l'ho già scritto. La differenza tra questa visita e l'altra è notevole.
L'altra visita è stata massacrante. Era come se non fossi seduta di fronte a quel tavolino, ma ci fossi sdraiata sopra e i medici con un bisturi affilato facessero del mio corpo uno spezzatino dichiarandolo assolutamente insapore e poco valido. E poi buttassero via tutto quanto nel cestino continuando ancora a commentare.
Qui sembrava un allegro quiz, ma che lavoro fai, ma da quando hai l'invalidità, ma sei sempre stata assunta con liste speciali, ma dicci le tue passioni.
Ecco, mi ricordava molto il primo colloquio fatto al centro per l'impiego.
Solo che avevano tutti il camice, e il medico di sinistra avrebbe voluto essere da tutt'altra parte. Sorridono e annuiscono alle mie risposte.
Facile.
Il medico di sinistra non ha assolutamente chiesto di fare quel lavoro, lui voleva fare il "vero" medico e stare lì lo turba non poco. Mi odia probabilmente, fa finta di leggere gli incartamenti ma sogna di essere il protagonista di E.R.
La signora alla sua sinistra, lei questo lavoro lo fa per vocazione. Sorride appena la guardo, come fossi una bambina di due mesi. Cerca di darmi feedback positivo ma non riesce molto bene nell'intento.
La signora al centro è l'assistente sociale. Non ha il camice, è ben vestita, tiene le gambe accavallate e siede molto compostamente. Ha la testa un po' inclinata, o ascolta davvero o conosce molto bene il linguaggio del corpo. Annuisce ad ogni mia parola e scandisce agli altri quello che dico quando gli altri non capiscono.
Poi c'è la relatrice, fa domande e prende nota di tutto. Ma spesso mi chiede di ripetere. Anche lei vuole finire la giornata e mi manda quansi subito via salvo poi richiamarmi perché non avevamo ancora finito.
Il medico di E.R. deve ancora visitarmi. Mi palpa il ventre, mi tasta i linfonodi del collo, la tiroide, mi pesa e mi misura. Mi congedano in fretta e mi viene da dire "Tutto qui?". Ma dico soltanto "Qual è lo scopo di questa visita? Quando e come saprò qualcosa?". Mi arriverà comunicazione a casa, dice la relatrice, e l'assistente sociale o presunta tale annuisce e fa ballare le ballerine dorate sotto il tavolo.
Corro a casa. Non ho più pensieri.
Come mi fossero stati catturati un attimo da tutto quel bianco. Forse dovrei tornare a riprenderli. O forse no.
Ripenso alle domande stupide che ho dato:
"Ha degli hobbies?"
"Sì, coltivo piante carnivore"
Però stavolta non ho riso, sono stata seria.
E con l'aria grave di chi aspetta un esito sono tornata alla mia vita felice.
Non calpesto i piedi agli altri, e mi chiedo perché sui miei ci debbano ballare il tiptap.

02 ottobre 2008

Metti una sera un Appletini

Sono totalmente disorganizzata. Ma così tanto che mi piacerebbe almeno cercare di organizzarmi un po'. E per organizzarmi perdo più tempo nello stabilire l'ordine delle cose da fare per perdere il minor tempo possibile che a farle in maniera disordinata. Lo dico sempre, io, che nel caos si sguazza bene.

Detto questo: è stata una settimana impegnativa al lavoro. Questo weekend voglio rilassarmi abbestia. Come si suol dire.

Grazie a Facebook ho ribeccato un sacco di vecchi amici e conoscenti. Ma roba delle medie. Cazzo, si sono tutti informatizzati. Però non ci sto troppo dietro, mi fa fatica. E' pieno di subdolo spam e magari con una mail diretta mi piacerebbe di più. Però non stiamo a fare sottilezze (e sottilette). Domani è venerdì. C'è da dire altro?

Stasera ad una apericena ho trovato finalmente l'apple Martini, peccato che di martini non c'è nulla e di apple solo un goccio. Loro lo riproponevano con succo di mela, vodka e cointreau. Ricordo che l'Appletini o Apple Martini è il cocktail preferito da J.D. di Scrubs.
Se lo beve lui non può esserci vodka.

28 settembre 2008

Combo de la Muerte

Ieri sera siamo andati a vedere i Combo de la Muerte. La storia di come abbiamo conosciuto questo gruppo è buffa. Quando saliamo a Torino io e Roccio facciamo sempre una tappa alla Fnac. Roccio si mette ad ascoltare un po' di musica e a volte si trova in accordo con "i consigli del venditore" o "il colpo di fulmine" che suggerisce il negozio. Così un giorno abbiamo trovato questo gruppo, lui ha ascoltato un paio di canzoni ed è rimasto sorpreso: erano cover di gruppi metal in chiave latino-americana. Incuriositi abbiamo comprato il cd e a casa ci siamo resi conto di aver accettato da tempo una loro proposta di amiciia su myspace. Li conoscevamo già, in termini virtuali, senza nemmeno ricordarcelo.
Ma con Cosimo abbiamo avuto la sorpresa più grande: quando gli abbiamo parlato del gruppo lui ha sbottato "Massì dai li conosci anche te, sono quelli del liceo, c'è anche una mia foto dentro al cd". Infatti.
Quindi erano persone che Roccio conosceva ben bene. Ieri siamo andati a sentirli e sono proprio bravi bravi. Tralaltro si sono anche autoprodotti il cd, quindi nulla da dire. Bravi davvero.

Il Siddharta è la patria del nero e io sbaglio sempre abbigliamento quando vado lì. Già al concerto dei Tankard ero l'unica con una maglietta bianca. Un fiore bianco nel deserto nero praticamente.

Ieri avevo un vestitino stile vintage, però con l'eterogeneità della gente che c'è lì non bisogna preoccuparsi. Ci sono punk, metallari, neometallari e dark che convivono insieme. Gente che vuole divertirsi e non rompe i coglioni, insomma. Ho visto qualche donnina vestita in latex. Qualcuna solo con reggiseno.
C'era un palestrato che mi faceva morire dal ridere perché aveva questa canottierina superattillatissima ed era supermuscolosissimo, una cosa che ti fa impressione (nel senso negativo del termine) solo a vederla, e ascoltava musica e ondeggiava come per ballare, ma era troppo grosso per muoversi in maniera armonica.

Appena finito il concerto, devastati dal caldo, abbiamo cercato di guadagnarci l'uscita non con poche difficoltà. Il Siddharta è una specie di stanzino con un'uscita piccina dove le persone si accalcano non appena possono per prendere una boccata d'ossigeno. Appena raggiunta l'uscita e fatto 4 chiacchiere con alcuni componenti della band, ci siamo dileguati. E persi per Prato, come al solito.
Sto pensando sul serio a prendere lezioni di basso.

Canzone del giorno: South of Heaven Combo de la Muerte

26 settembre 2008

Work in Regress

Parlo con il mio cervello ma lui non mi ascolta. Oggi mi sento molto meglio rispetto a due giorni fa. Un paio di vitamine, una dormita di quasi 10 ore mi sono stati d'aiuto per ricaricarmi. In parte questa sonnolenza è dovuta al lavoro: sono seduta tutto il giorno, a sentire lamentele di estranei, a ripetere per buona parte le stesse cose, a guardare in continuazione l'orologio del cellulare per poter scappare a casa da Roccio.
Sto cercando di giustificare il mio inciccionimento fisico. Sono stanca di sentire le persone che mi dicono che non è vero mentre non riesco più a entrare in nessuno dei vestiti e delle gonne che indossavo l'anno scorso, nonostante io sia a dieta ferreissima.
Qualcuno mi dirà che non ho da lamentarmi perché sono comunque abbastanza magra. Davvero.
Ma ho bisogno anche di vestirmi che comincia a fare freddo. I pantaloni stringono in vita e sono diventati scomodi. Vediamola così: è una questione di comodità.
Così ho elaborato una teoria secondo la quale non è la mia pancia a ingrossarsi, ma il resto del corpo che si sta rimpicciolendo. E i vestiti? Si sono ristretti, ovvio. Colpa dell'umidità.

Per aggiornarvi sulla situazione invalidità: mi hanno convocato per una seconda visita, il 6 ottobre. Andrò con le mie vecchie cartelle cliniche (di circa 800 pagine totali più le radiografie e le ecografie e le T.A.C.) ma già mi preannunciavano in lettera che erano per sospendere la procedura. Ho reso noto al mio capo via mail la faccenda ma non mi ha risposto.
Per dirla breve potrebbero (e avrebbero tutte le ragioni per) lasciarmi senza un lavoro. Forse è anche questo che un po' mi butta giù. Poi per carità, trovo altro. Non sono mai rimasta troppo tempo senza un lavoro. A costo di tornare al call center qualcosa trovo. Dai.
E poi mica è detto che mi spediscano a casa. No?

Canzone del giorno: Whole Lotta Rosie AC/DC

23 settembre 2008

Questo weekend è scesa MinchiettaUno a tenerci compagnia. Finalmente abbiamo aperto il divano per un ospite.
Proprio per festeggiare venerdì sera siamo andati alla mitica trattoria da Osvaldo dove si spende il giusto mangiando bene. Qualcuno obietterà che 33 euro a testa siano tanti. Ma con due bottiglie di vino e una bistecca da 1,7 kg e altro non potevamo chiedere sconti. Per quello dico che abbiamo speso il giusto. MinchiettaUno, nonostante la sua avversione verso la carne un po' crudella, ha apprezzato la tradizionale fiorentina.
E ci sarebbero tante cose da raccontare, di una cena preparata in 3 per gli amici, di una birra al karaoke, di passeggiate in centro e di cazzeggi e altro. Ma in questi giorni sono sfiancata, è come se qualcuno mi avesse segato gambe braccia e cervello e mi avesse lasciata come un moncherino abbandonato. Ieri sono miseramente crollata in macchina mentre tornavamo a casa, non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Oggi al lavoro mi sembrava di vivere una vita parallela dove ero seduta al sole a leggere e non c'era nessuna telefonata di gente arrabbiata per me.

MinchiettaUno purtroppo domenica è partita ma spero torni presto. Lo sa che ha una casa anche qui.

L'aspetta un divano un po' sciancato e un po' di vino della casa, un po' di sano shopping in centro e una rompipalle che le dice "no! la forchetta no sulla padella antiaderente".
Si sa, tutti hanno le proprie fisse. Sono solo le 21.15, ho appena finito di distruggermi le dita col basso e sì, vado a leggermi il libro a letto. Ma mi sa che tra due minuti crollo addormentata. Non sto molto bene.
Il moncherino vi saluta e va a letto.

19 settembre 2008

Ragazzi questo libro, l'arte di persuadere, è davvero fantastico.

Conoscevate l'effetto dotazione? Per qualsiasi persona un oggetto che già si possiede ha un valore molto più alto di quello che saremmo disposti a pagare per acquisirlo se già non lo avessimo.
Ovvero, tutto ciò che possediamo per noi ha un valore molto più alto del valore reale. Per me è ancora più complicato questo effetto perché non vendo cose usate: quando sento un oggetto come "mio" è davvero difficile che me ne liberi.
Ma proviamo a fare un esempio.
Il basso a sei corde, l'harper, comprato a gennaio è rimasto lì inutilizzato da quando in casa è entrato il cort. Quel basso mi è costato davvero pochino, 179,99 euro, comprese spese di spedizione. Ma quando con Roccio si provava a parlare di venderlo, entrambi eravamo d'accordo per metterlo sul mercato a prezzi più alti ("Vale molto di più di quanto lo abbiamo pagato" era la nostra argomentazione, eppure sapendo il suo valore di mercato non so se io sarei disposta a sborsare soldi in più, se già non lo possedessi).

Un'altra cosa davvero buffa: se dopo averci elencato due opzioni ci viene descritta una terza opzione che sicuramente non sceglieremo, quest'ultima ci farà optare verso una delle due già enunciate. Due esempi, sempre commerciali.
Studi recenti hanno dimostrato che se esistono due prodotti commerciali simili le persone tenderanno a scegliere con maggiore facilità quello un po' più caro se si presenta anche un terzo modello commerciale ad un prezzo decisamente maggiore degli altri due.
Altro esempio a cui sono decisamente abituata perché è un metodo usato impropriamente e, come si suol dire, viene subito sgamato.
Quando un agente immobiliare ti propone una casa e vuole venderti proprio quella, a distanza ravvicinata ti mostra anche una casa molto più costosa e visibilmente meno bella o da ristrutturare, così non esiste paragone. Il libro fa un esempio pratico molto semplice. Se a uno studente viene mostrato un monolocale bello luminoso a due passi dall'università a 300 euro al mese e poi un altro monolocale però interrato e buio, a mezz'ora dall'università, a 400 euro, quale pensate che scelga, quasi immediatamente?

Ragazzi questo libro fa paura. Comunque ricordo che già alle superiori ero rimasta affascinata dalla capacità di persuasione della pubblicità (a cui tutti, davvero tutti, siamo soggetti. Non dite "io no", non è assolutamente vero).
Altra cosa che può essere utile nella vita: le persone difendono le proprie idee con forza solo quando queste sono state debolmente attaccate. Se volete sostenere una discussione preparatevi a un predibattito dove amici e conoscenti cercheranno di smontare la vostra tesi e una volta usciti indenni da lì, nessuno potrà più convincervi che la vostra tesi è sbagliata.

Canzone del giorno: Anarchy in the U.K. Sex Pistols

17 settembre 2008

Comincia a far freddino. C'è stato un calo di temperature non indifferente: se venerdì c'erano ancora i nostri bei 30°, ad oggi si può dire che ce ne siano meno di 20.

Come al solito ogni mattina mi metto le cuffie al lavoro e ascolto l'imbarazzante circo che si produce dall'altra parte della cornetta. A volte è divertente. A volte noioso. A volte ansiogeno, quando non sai risolvere un problema e nessuno in quel momento può aiutarti. Sto ripensando al mio lavoro ideale: collaudare materassi. Ma cercheranno davvero qualcuno per fare una cosa del genere? Se sì... io sono qui!
Anzi, la mia mail è bella visibile sul mio profilo, non siate timidi.

Poi razionalizzo e mi dico che è solo un lavoro, come altri. Che verrà a noia come tutti gli altri.

Tra poco chiamerò mia mamma che attaccherà con la pippola del cibo, da brava mamma: "Che avete mangiato ieri sera? Cosa mangerai oggi? Cosa cucinerai stasera?".

Probabilmente a chiederle che lavoro faccio non saprebbe rispondere, ma se le chiedo la mia settimana mangereccia, bhe, dimostrerebbe una preparazione senza rivali.
Ah, mamme!

16 settembre 2008

AH: quasi dimenticavo. Abbiamo preso un cofanetto di musica punk, 3 cd a 9.90 euro. Roccio si dissocia, da bravo metallaro. Ma a me ha sempre divertito il punk! Mi ricorda le superiori, quando avevo i capelli viola elettrico e giravo con della gente crestata e ho provato a cantare senza successo nel loro gruppetto. Mi ricorda quando mi fermavano per la scuola dicendomi "Oh, fumo buono" e nessuno ci credeva che io non fumassi. Mi ricordano i centri sociali e i vestiti strappati e i concerti dei NOFX visti con mia sorella.
Ci sono due categorie di persone che non sopporto: quelli che dividono le persone in categorie e quelli che dichiarano di non sopportare una di queste categorie.

Detto questo:
ieri ho pranzato con Mandingo, e quindi questo post possiamo intitolarlo "A pranzo con Mandingo".
Mandingo assomiglia a un insetto stecco, però con la barba. E' così magro che fa quasi invidia a noi donnine che vogliamo perdere qualche chiletto.
Si è chiacchierato del più e del meno anche con i suoi colleghi. Questo per arrivare al punto: non sapevo che anche Mandingo si fosse dedicato al basso.
E sempre a proposito del basso: le mie dita mi stanno davvero abbandonando. Mi fa male anche digitare i tasti sulla tastiera del piccì.
Ma torniamo a noi: non sapevo che i racconti dell'892424 potessero destare tanta ilarità. Io effettivamente non ho raccolto molte perle perché sono passata quasi subito al mondo Prontissimo, quello degli abbonati, quindi quello un po' più... noioso? Sì noioso.
Comunque se volete leggervi qualche perla davvero incredibile, l'892424 ha pubblicato tre volumetti il cui ricavato è andato in beneficienza (e va ancora suppongo). Su ibs se ne trovano due: questo e questo. Una mia ex collega mi aveva regalato il primo dei due ed è davvero carino. E a prenderne nota lì ce ne sono davvero diverse di cose buffe: una tra le tante, chiamate a parte, è che quasi tutti i ragazzi a Torino almeno una volta nella loro vita hanno lavorato lì. E' facile girare per la città ed essere fermati da un ex collega. In sala eravamo davvero tanti e i nomi non si conoscevano. Ma i volti dei personaggi che ambientavano il tuo turno, bhe, quelli sono una categoria a parte.
Una categoria simpatica però.

P.s. sto leggendo "L'arte della persuasione" insieme a "La donna che parlava con i morti". Se mescolassi le due cose potrei persuadere qualcuno a parlare con i morti? Mha.

Canzone del giorno: Can I sit next to you girl AC/DC

12 settembre 2008

Sto raggiungendo una nuova consapevolezza. Suono il basso finché le dita non diventano violacee e fanno così male che ogni nota è sofferta. Suono finché non divento parte del basso e il basso una parte di me.

Suono perché le vibrazioni mi attraversano il corpo e mi sento una persona nuova.

Suono.

Canzone del giorno: Immigrant song Led Zeppelin

11 settembre 2008

Ho le dita violacee per quanto suono. O meglio, suono poco perché sopporto poco il dolore che lo studio del basso mi ha lasciato il giorno precedente. Oramai in tutte e due le mani, perché ho deciso di suonare con le dita.

La canzone del giorno è: Back in Black AC/DC ma anche
Hell's Bells AC/DC



10 settembre 2008

Ma davvero è solo mercoledì? Ma come si fa a lavorare per una vita intera?
Ieri mi è preso il trip dei tatuaggi all'hennè. Poi controllo bene dove posso prendere un paio di cucchiaiate di hennè e ci provo. Certo, dovrò tatuarmi mentre corriamo perché il tempo è quello che è. O magari il prossimo weekend. Insomma staremo a vedere.

Ma davvero è mercoledì?
Porcamiseriaccia.

09 settembre 2008

Dicevo:
"Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina"

Qualche giorno fa stavo cercando delle mail di barzellette su gmail. Così nel form di ricerca ho inserito, tra virgolette, "per ridere un po'".
E, vaccamiseria, mi sono ritrovata una mail molto cattiva che ero convinta di avere cancellato. Una mail davvero cruda che avevo scritto io qualche anno fa. Devastante.
Mi ha ricordato di come sono fatta, di quante barriere posso alzare se vengo anche solo minimamente calpestata. Se anche solo c'è questa piccola possibilità e la intravedo da lontano.

Un po' mi spiace: vorrei essere in grado di instaurare un dialogo senza esplodere nel momento in cui mi sento drammaticamente ferita. Ma è una vera ferita?

In questi ultimi anni ho faticato a staccarmi dal mio personaggio virtuale: cleena. Qualcuno ancora mi chiama così, specialmente tra le piante carnivore.

Cleena nasce quando avevo 14 anni: la mia migliore amica mi regala un libro sulle divinità celtiche, ben sapendo quanto mi appassionino, e tra esse trovo lei, Cleena. Cleena è una banshee, culla le persone che soffrono fino a farle addormentare. Comanda una delle tre onde magiche che circondano l'Irlanda.
Alle superiori ho creato la mia prima mail e usai come nome cleena. Ad oggi se si cerca su web questo nome, compaio io un po' dovunque. Forum informatici, sul fimo, sulla grafica, sui makeup, sulle piante carnivore.

Cleena è il mio alterego virtuale e c'è stato un momento nella mia vita in cui carla e cleena si sono fuse e nemmeno io capivo più quali fossero i delicati confini di queste due entità. Ora so bene che io sono Carla e cleena è solo un mucchio di caratteri neri su sfondo bianco. Però succede, quando rileggo queste mail, che cleena ritorni e mi ricordi la sua presenza. In un angolo buio, ancora in parte inesplorato, dove i miei pensieri si fanno sempre più cattivi ed estremamente sinceri.

Ora, tornando a parlare di cazzate. Io e Roccio suoniamo molto, ma abbiamo anche un'altra novità.
TADA'!
Stiamo andando a correre. L'altroieri e ieri abbiamo fatto questo giro e ho già le gambe che invocano pietà, però è necessario. Stasera di nuovo.
Finché non riuscirò a fare tutto il giro senza fermarmi, e poi ne faremo uno più lungo.
Una volta qualcuno mi disse che il corpo è il proprio vascello per navigare su questo fiume che si chiama vita e io mi ricordo questa frase ogni volta che mi scoppiano i polmoni perché non ce la faccio. Del resto, secondo uno studio, ci sono poche e semplici regole per mantenere sempre il cervello attivo:
- imparare uno strumento (e qui ci siamo);
- imparare una lingua estremamente diversa dalla nostra (il giapponese non mi spiacerebbe);
- fare attività fisica almeno 3 volte a settimana (e ci siamo);
- imparare a giocare a scacchi;
- imparare giochi di coordinazione mentale-fisica, come giochini da giocoliere;

Ho inserito queste cose in una lista, l'ho piegata e l'ho messa in tasca. Per tenerla sempre dietro e sempre a mente.

08 settembre 2008

"Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina"