28 aprile 2009

Profumo di fiori

Innanzitutto grazie mille a tutti, ho passato un fantastico compleanno. Ho un quarto di secolo e tre anni ormai, e un iphone che Roccio mi ha regalato.
Io, che sono sempre stata così critica sulla Apple e sui suoi prodotti, ora mi sto sorbendo la miriade di gente che su feisbuk mi prende in giro perché sto sposando la causa thinkdifferent. In verità no. E' che l'iphone è proprio una figata.
E' che io con questi aggeggini tecnologici ci vado a nozze.
E non ho mai detto che sono brutti: i prodotti Apple sono bellissimi, ben curati, hanno schermi micidiali. Ma sono costosissimi.
L'iphone è davvero una figata, ma l'ho già scritto.
Ora profumo di fiori, Roccio mi ha regalato una crema corpo all'iris bianco. Sono un bellissimo fiorellino.
Vorrei scrivere un sacco di cose, per esempio ripromettere al mondo che mi iscriverò in palestra (usando la fantastica megaborsa da palestra, il cardiofrequenzimetro e la tuta che mi hanno regalato), cercare di vestirmi ogni tanto un po' meglio prima di ingrassare irrimediabilmente per aver infranto la promessa di cui sopra, lavorare un po' meno e distrarmi di più. Anche scrivere di più, sul blog o su qualsiasi altro accesso virtuale verso il mondo.
Oggi sono un fiorellino, profumo e sono felice. Grazie davvero a tutti.

Canzone del giorno: sigla di "Ransie la strega"

16 aprile 2009

E' un bel po' che non scrivo. Subito dopo il terremoto avrei voluto scrivere qualcosa di sensato ma ero paralizzata da ciò che era successo, dall'indifferenza verso le scosse che duravano da ottobre (e non parlo dell'indifferenza dei cittadini abruzzesi che a dirla tutta erano parecchio preoccupati, ma di chi ha detto a gran voce "non ci sono pericoli" e però ha sgombrato la prefettura poche ore prima del disastro) dai servizi sul dolore dolore e ancora dolore. E i morti, quanti morti, la casa dello studente è venuta giù, si è sbriciolata.
E il nostro premier che afferma che non abbiamo bisogno degli aiuti americani per ricostruire.
E poi sento voci che circolano, ma spero di sbagliarmi, di un papa che dice "recuperiamo le opere d'arte". Recuperiamo le opere d'arte? Quella è proprio l'ultima cosa in questo momento!
Poi Santoro denuncia il ritardo dell'intervento della protezione civile, non per mancanza di persone (anzi, brave persone, volontari da tutta italia che si sono mossi quasi immediatamente) ma dalla mancanza di un piano, di una organizzazione. Le persone erano lì ma non potevano fare nulla perché non c'era niente, tende, acqua, coperte, nulla. E poiché la protezione civile non si tocca Santoro è stato gravemente accusato, Vauro il vignettista è stato censurato e sospeso. Insomma siamo in pieno clima dittatoriale in cui non si può esprimere un proprio pensiero, non si può parlare, non si può criticare. I partiti si danno addosso mentre queste persone dormono in tenda a 1-2 gradi di notte. Il centro sinistra dice al centro destra "fascisti" e il centro destra replica "comunisti" e così via. Ha ragione Beppe Grillo siamo in completo delirio, e il delirio è visibile a tutti. Il TG1 che si vanta degli ascolti a seguito dei servizi sul terremoto. Persone che si stringono intorno a Silvio e piangendo gli dicono "Silvio aiutaci tu" e lui che fa la sua solita battuta agli sfollati che andranno sulla costa "prendetela come una vacanza al mare a spese dello stato".
Se andate su wikipedia trovate la storia di Berlusconi, vi consiglierei di leggerla, al fondo ci sono tutte le gaffe che fa. Il problema è che lui non è un cabarettista o un presentatore o un ospite di paperissima. Lui è il nostro rappresentante nel mondo.

Mi tolgo un attimo da questa polemica e cambio argomento. Sono un po' influenzata e quindi sono un po' stordita oggi. Volevo più che altro raccontare questa mia nuova fantastica avventura con il tamoxifene. Effetti collaterali per ora: vampate di calore che però stanno diminuendo, mal di testa e difficoltà a dormire. Tutte cose passate eliminando il caffè.
Ora faccio colazione e mi rilasso che ho ancora lo stomaco un po' bleah bleah.

Ieri era il nostro anniversario di convivenza, va la' che figata!

25 marzo 2009

La storia insegna

Ieri siamo stati a vedere il match di improvvisazione teatrale. Rispetto alla settimana scorsa erano davvero in forma. Se solo riuscissi a superare questa mia sciocca resistenza mi iscriverei a un corso, anche scrauso, di teatro.
Alle superiori avevo fatto un microcorso di improvvisazione teatrale al liceo. E’ stato molto divertente e alla fine il risultato è che la vergogna sparisce, ma non perché si supera la timidezza. Una persona timida difficilmente diventa sicura di sé con un micro corso di improvvisazione teatrale che-aiuta-ma-non-fa-miracoli.
La vergogna sparisce perché si diventa amici alla fin fine. Quindi non ti vergogni a ballare senza musica davanti agli altri del tuo gruppo, né a cantare canzoni stonando, né a camminare davanti a tutti guardandoli negli occhi. Il palco però, per quanto piccolo, ti terrorizza. Oggi come oggi non so se avrei il coraggio di rifare le stesse cose. Se possibile, sono diventata ancora più timida di allora.
Ieri all’uscita da lavoro siamo andati dal “gommaio”, il ragazzotto, rasato e tutto tatuato, mi guarda come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi dice “Ma ci hai anche camminato sopra?” stringendo a sé la ruota sfatta come un bambino terrebbe un pupazzo di peluche rovinato dalla sorella maggiore.
Ovviamente rispondo di sì, la mia 600 è testata per queste cose. Una volta l’ho riportata a casa con la spia dell’olio accesa e ho avuto il coraggio di spostarla anche dopo per andare dal benzinaio.
Quando la portai dal meccanico lui mi guardò come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi disse “Ma l’hai usata anche con la spia dell’olio accesa?” osservando il filtro dell’olio smontato come un bambino deluso dal regalo di Natale.
La storia insegna, le cose avvengono ciclicamente sempre uguali e la seicento resiste a tutto, persino ai miei maltrattamenti. Se arriva in Italia come prossima auto mi piacerebbe quel rottamino carino che costa 1500 euro. Non ci vai a 100 km/h ma per una città come Firenze dove la velocità massima arriva ai 30 km/h direi che è quasi un bolide.
La cosa buffa è che ne parlavano proprio ad un tg qualche sera fa. Hanno dedicato al servizio esattamente 10 secondi (hanno mostrato un video con le macchinine, stile smart, hanno dichiarato il prezzo di vendita e stop) seguiti da un servizio di qualche minuto sulla nuova Lamborghini (o Maserati?) che fa la bellezza di 300 km/h, brum brum.
In tutta risposta stamattina ho preso il bus, avrei potuto prendere il Peugeot 207 ma ho voluto provare col bus e non è stato malaccio. Solo che non sapevo esattamente la fermata così ho chiesto aiuto all’autista che mi ha fatto scendere all’inizio della via in cui lavoro. Peccato che è uno stradone lunghissimo e ho sbagliato fermata quindi mi sono fatta un bel pezzo a piedi e sono arrivata appena in tempo.
No problem, ho avuto modo di leggere il mio nuovo fantastico libro e di rilassarmi il cervello, prendere un po’ d’aria, fare 4 passi ecc ecc.
Oltretutto c’è un bel sole ed è proprio piacevole andare in giro con questo tempo.
Secondo giorno di pastiglia e ancora nessun effetto collaterale. Sono molto più ottimista.
Canzone del giorno: Kikapoo Tenacious D

24 marzo 2009

dicevo...

La mia collega mi ha consigliato di andare dal carrozziere qui sotto per sistemare la gomma. Pur essendo carrozziere a me l'ha fatto, è stato molto gentile, mi diceva.
Così per non fare la spudorata, in pausa, sono andata da lui dicendo che ho la gomma a terra e di indicarmi un gommista (qua lo chiamano gommaio) in zona. Speravo che mi dicesse "Non preoccuparti, gli do' una mezza sistemata io". Invece mi indica davvero il gommaio più vicino, il che è anche giusto: è quello che gli avevo chiesto.
Visto che il mio messaggio subliminale non aveva raggiunto il mio target gli dico semplicemente "Non è che mi ci daresti una sistemata tu?", lui mi guarda e dice "no io no, devi andare da un gommaio".
Nulla, forse dovevo partire con il messaggio esplicito da principio.
Torno alla macchina e la gomma è proprio a terra. Sembra il taxi di Roger Rabbit quando viene colpito dalla salamoia.
Avanti, mi dico, mettiamo la ruota di scorta, che sarà mai.
Così piglio il crick e cliclackcliclackcliclack sollevo la macchina. Provo a levare i dadi ma non mi riesce e così quasi rinuncio quando arriva un signore e chiede "Ti serve una mano?". Io non mi faccio quasi mai aiutare: la mia risposta di default è "no, grazie", ho sempre avuto la tendenza a voler fare le cose a tutti i costi da sola. Però oggi ho detto "sì grazie".
Il signore arriva di corsa e mi aiuta a levare la ruota e a mettere quella di scorta.
Notiamo che anche la ruota di scorta è un po' depressa: allora me la gonfia e mi fa anche lavare le mani nel bagno del magazzino dove lavora. Che dire: esistono ancora persone gentili.
Quindi ringrazio il signore che mi permette almeno di tornare a casa stasera a portare la seicentina dal gommaio.
Grazie signore grazie.

Resistenze e reattanze

Stamattina ho preso la prima pastiglia di Tamoxifene.
Ho dovuto mandare una email al mio dottore per farmi rassicurare sugli effetti collaterali, proprio io che razionalizzo così tanto.
Le questioni di questa resistenza psicologica, assolutamente inutile visto che non ho alternative, sono diverse.
Dopo tanti anni di ospedali e visite la mia speranza era di andare migliorando e di evitare almeno medicine aggiuntine, in verità di anno in anno scoprono nuovi nodulini, nuove ipofunzionalità, nuovi esami da fare. E a questo si aggiungono nuove terapie. Da qui il Tamoxifene.
Il bugiardino del Tamoxifene è da spararsi anche se conosco farmaci usati per la pelle che hanno controindicazioni più gravi. I forum di donnine che usano questo farmaco sono parecchi e molte donnine confermano gli effetti collaterali. Così ho preso tempo con la scusa di parlare con un senologo, ma poi ho razionalizzato e mi sono resa conto che non sarei mai andata a trovare un senologo per chiedergli informazioni su un farmaco prescritto nel 99% dei casi.
Così ho scritto al mio endocrinologo che mi ha ribadito che è d’accordo sulla scelta dei suoi colleghi e che nel mio caso specifico è la scelta migliore e mettendo sulla bilancia i rischi e i benefici è chiaro che tutto pende a favore del farmaco.
Stamattina ho sognato che prendevo la mia prima pastiglia e provavo a mandarla già con una bottiglia d’acqua ma non riuscivo. La mia gola si serrava e mi venivano i conati di vomito. Ho provato più e più volte finché quasi si è sciolta in bocca e alla fine l’ho sputata.
Però appena mi sono svegliata ce l’ho fatta e l’ho presa. E’ effettivamente grossina, più o meno come una tachipirina e ho dovuto buttare giù parecchia acqua prima di farla scendere.
L’effetto collaterale più grosso è stato la gomma a terra: primo giorno di pastiglia, il tempo è nuvoloso e probabilmente ho bucato perché ho la gomma a terra. Devo avere devastato anche tutto il resto della macchina perché sono arrivata al lavoro tranquilla pur col volante praticamente girato verso sinistra.
Il mio scopo era arrivare a casa in questa condizione ma forse non è il caso: sono quindi costretta in pausa a cercare un gommista in zona e chiedere che mi faccia almeno tornare a casa.
Ieri notte ho fatto uno strano sogno.
Io Roccio abitiamo in una specie di casa comune sottoterra. I muri sono totalmente dipinti di bianco e gli appartamenti dei diversi abitanti del mondo di sotto sono collegati tra loro da arcate altissime e aperte, non ci sono porte e le persone passeggiano come se si trovassero per strada a fare shopping.
L’appartamento dove stiamo noi era di mio zio, che prima di potersi permettere un appartamento nel “mondo di sopra” doveva accontentarsi di quello. Ora che mio zio non ci abitava più ce lo aveva lasciato perché, diceva, “vivere a Milano non è facile e le case sono molto costose”.
Sul pavimento erano presenti delle rotaie, forse a retaggio di una metropolitana che prima passava di lì e la disposizione dei mobili era esattamente quella di ora. Il divano era per cui un po’ nel mezzo.
Gli appartamento erano disposti come se fosse tutto un corridoio e noi eravamo nell’estremità est. Alla nostra destra avevamo un muro chiuso e alla nostra sinistra un arco che ci collegava alle altre abitazioni.
Ad un tratto sentiamo fischiare un treno. Guardiamo alla parete di destra e un vecchio treno sfonda il muro, porta via con sé il divano e passando sotto gli archi percorre tutto il corridoio fino all’estremità ovest. Io e Roccio ci guardiamo sbalorditi ma siamo gli unici sorpresi. Corriamo dietro al treno per cercare di recuperare il divano ma non c’è niente da fare. Lo guardiamo sparire attraverso una specie di bandone alzato attrezzato dall’abitante dell’estremità ovest che, evidentemente, era ben al corrente del passaggio del mezzo.
Buffa e spettacolare la scena del muro bianco che viene giù, mi ricorda “The Wall”.
Ieri tra le altre cose abbiamo messo un po’ in ordine e ci siamo di nuovo impegnati a cercare di mantenere tutto un po’ più ordinato.
Domenica invece siamo andati a un museo di minerali e astronomia e meteore e meteorismo, molto carino. Mi piacciono i sassi grossi che sbrilluccicano, piritoni quadrati ed ematitoni, quarzoni e acquamarinoni. Mi piacciono di più così che intagliati e ristretti all’interno dei gioielli.
Sentendo i signori appassionati che vanno a cercare minerali mi fa quasi impressione sapere che quelle sono cose prodotte dalla natura. Mi immagino a scavare e a trovare pietroni di quel calibro e penso che forse li fotograferei, li ricoprirei alla meno peggio, e me ne andrei. E’ come cogliere un bel fiore raro, messo in vetrina apparirebbe in tutto il suo splendore ma alla fine appassirebbe.

Canzone del giorno: Fatalità Gem Boy

20 marzo 2009

Sarebbero arrivati "loro"

Questo è l'originale:


e questa è la fantastica cover di alcuni ragazzotti in playback:



La canzone di oggi è: Sballi ravvicinati del terzo tipo Vasco Rossi
eccola:

Vasco non mi piace nel 90% dei casi. Ma c'è quel 10% che...

12 marzo 2009

Disordine mentale

Sto diventando sempre più pigra. Al mattino mi alzo in ritardo, arrivo al lavoro in ritardo, penso le cose in ritardo, vivo in ritardo.
Questo fa parte del mio disordine mentale e comprende il non fare il letto, gettare la roba sporca in terra, accumulare roba e libri sul tavolo della cucina, lasciare che nugoli di capelli mi avvolgano e lasciare morire la roba in frigo.
Giuro, vorrei essere più ordinata, ma dovrei prima mettere ordine nella testa.
Capisco che la condizione di ordine fisico genera anche ordine mentale, e viceversa. Per cui sto mentalmente bene quando sistemiamo casa ma sono così pigra che mi trascino il disordine da dentro a fuori, da fuori a dentro.
Buoni propositi: voglio mettere ordine fuori di me e sistemare ogni cosa, però piano piano. Qualcosa del tipo: stasera penso all’ingresso, domani al tavolo, dopodomani alla scrivania, e così via.
Per riprendere il film “Tutte le manie di Bob”, a passi di bimbo. Passi di bimbo per sistemare il corridoio, passi di bimbo per pulire il bagno, passi di bimbo per levare le ragnatele.
P.s. proprio oggi mi hanno prorogato il contratto di lavoro! Evvai! Fino a dicembre almeno si paga l’affitto!

09 marzo 2009

Sentenze

05/03/2009

Il referto è chiaro, carcinoma mammario. Cose positive, l'intervento ha asportato ogni cosa, non dovrò fare nessun tipo di radioterapia in quanto molto probabilmente si tratta di un tumore radioindotto (ovvero causato dalla radioterapia a mantellina fatta quando avevo 13 anni) e quindi è iniutile irradiare una zona in cui c'è stato un tumore col rischio di creare recidive.
Cose negative, dovrò fare una terapia per ora di 3 anni ma molto probabilmente prorogabile a 5, ormonale. Si è scoperto che i tumori alla mammella crescono più velocemente se attivati dagli estrogeni. La pastiglia che dovrò prendere, a base di Tamoxifene
Nel dettaglio:
Quando un tumore del seno viene asportato, viene mandato in laboratorio per studiare la presenza di vari recettori, in particolare dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, due degli ormoni femminili. Le pazienti il cui tumore è positivo per i recettori degli estrogeni possono utilizzare farmaci che bloccano gli estrogeni come il tamossifene, che viene prescritto in pillole per cinque anni dopo l'intervento. Questo farmaco riduce drasticamente le ricadute, ma ha alcuni effetti collaterali dato che induce, di fatto, una menopausa su base chimica. Vengono utilizzati anche altri farmaci con la stessa funzione, chiamati inibitori delle aromatasi, per ora riservati alle donne che sono già in menopausa. Il tumore viene esaminato dall'anatomo patologo anche per individuare la presenza di un recettore chiamato HER-2/neu. Se questo è presente in grandi quantità, è maggiore il rischio di incorrere in una ricaduta. Per questa ragione si propone, da qualche anno, alle donne positive per questo esame, di prendere un farmaco biologico chiamato trastuzumab, una sostanza che blocca i recettori e impedisce al tumore di crescere. Altri farmaci biologici sono allo studio.


Questi farmaci, per intenderci, vengono anche utilizzati sulle persone ad alto rischio di cancro alla mammella perché facendo il rapporto tra benefici e rischi, i primi sono di gran lunga maggiori e non fanno sicuramente pensare agli effetti collaterali.

Pericolo scampato quindi. Torno a ripetere che, buffo, il detto non c'è due senza tre a volte è vero.

06-07-08/03/09
Siamo stati a Venezia. E' sempre bella, una delicata signora che sembra in fase di decadimento e poi ti sorprende con la sua incredibile unicità. L'acqua che ti avvolge, il cielo e il mare, le isole e la solitudine. Il posto dove, in ogni caso ti senti un po' sperduto e solo. E per quanto piccina ti farà perdere tra le viuzze, i ponti e le indicazioni mancanti. E in ogni angolo ti sentirai nello stesso angolo di prima, e ogni ponte sembrerà quello appena attraversato, e solo quando si sbuca sul Canal Grande si avrà modo di capire, ma solo in modo illusorio, dove ci si trova. Quando le case colorate dell'isola di Burano ti inghiottono e quando ti emozioni davanti a un paio di quadri che fin'ora avevi visto stampati in un rettangolo 2x3 cm su un vecchio libro di storia dell'arte ti senti davvero piccino davanti a questa signora un po' in là con gli anni ma sempre stupenda.

E' inutile, mi innamoro dei posti e li difendo con le unghie e con i denti e in ogni luogo ci lascio un po' di me e prendo un po' del posto. E anche se le maschere veneziane non mi piacciono non si può non apprezzare la finezza di alcuni tratti dipinti a mano e della meraviglia degli accostamenti cromatici all'interno dei negozi.

La consiglio, consiglio le isole e consiglio ogni angolo piccolo. Osservate con cura ciò che vi viene donato e fatene tesoro perché ogni luogo ha la sua magia che è crudele spezzare.



Canzone del giorno: Shape Of My Heart Sting

03 marzo 2009

Anonimo Veneziano

Venerdì, all'uscita da lavoro, un anonimo veneziano ha lasciato sulla 600 un rametto di mimose.
Grazie anonimo.

A proposito, venerdì partiamo per Venezia. Io, inutile dirlo, sono entusiasta. Non per Venezia, o meglio, anche per Venezia. Ma soprattutto perché ho proprio bisogno di andare via con Roccio anche se solo per un paio di giorni.

Mi sono segnata le mille cose che voglio vedere.

Spero di vederne almeno la metà.

25 febbraio 2009

Kriptoniteterapia

Non mi abituerò mai alle chiamate da parte degli ospedali. Anche quando le aspetto.

Oggi eri al telefono, collegata (al lavoro) al centralino e stavo appunto spiegando una cosa molto ovvia a una persona che non voleva capire, cosa che mi ha tenuto impegnata per una buona mezz'ora, senza avere ottenuto tralaltro nessun feedback positivo dall'altro capo della cornetta, quando squilla il cellulare. Il prefisso è di Torino e il numero mi dice qualcosa. Saluto in fretta colui che non aveva intenzione di capire lasciandolo coi suoi dubbi per dissipare i miei, e rispondo.

E' il mio endocrinologo. Si chiede come mai non sia ancora andata a ritirare il mio referto istologico, si aspettavano che io passassi da quelle parti (certo: Firenze - Torino è una passeggiata. Ma quante insegne al neon dovrò mettere prima che si rendano conto che non vivo più a Torino?). Spiego la situazione: ovvero, mi aspettavo una loro chiamata.
Dice che forse io e il chirurgo non ci eravamo ben capiti (le mie parole dopo l'intervento e prima di andare a casa "Mi sono trasferita a Firenze, potete spedirmi il referto?" sua risposta "No, non possiamo, poi semmai ci sentiamo e vediamo cosa possiamo fare").

Dice, e qui mi crolla un po' il mondo addosso, che nel referto c'è qualcosa che non va e sarebbe necessaria una nuova visita. Giusto per parlare di un'eventuale terapia.

Ci basta poco per capire: la biopsia non è sicuramente andata come speravo. Con i lucciconi agli occhi lo saluto, mi stacco dal centralino e corro in bagno a lavarmi la faccia. Non c'è niente di peggio di non avere un luogo dove nasconderti quando qualcosa non va. Tornata alla mia scrivania lo richiamo e chiedo informazioni, dico che volendo salgo anche questo venerdì per sapere qualcosa ma mi dice che mi chiameranno dalla senologia per prenotarmi una visita. Ecco quel poco che sono riuscita a spillargli (i medici al telefono non si sbilanciano mai). Dice che è una cosa minuscola (me l'hanno detto anche l'ultima volta e ho fatto ben 6 mesi di chemioterapia più nonmiricordoquanto di radioterapia) e ci sarà da fare una terapia preventiva, probabilmente una radioterapia. Mi dice, e qui mi sento già un po' meglio, che probabilmente non saranno necessari altri interventi perché hanno tolto ciò che c'era da togliere e si tratta proprio di una cosa minuscola. "Stia tranquilla" mi dice.

Certo è che sentire "radioterapia" per la terza volta nella mia vita non è confortante. Ma almeno non ha nominato la chemioterapia, ecco, rifare quella per la terza volta mi darebbe più noia.


E anche se ci rido perché il mio unico pensiero è che il prossimo weekend andremo a Venezia e voglio davvero staccare dal mondo, un po' ci sto male. Più che altro perché sono stanca di questo avanti e andrè tra salute e malattia. Anzi, nemmeno so ancora che cosa ho che non va e questo è ancora peggio.

Una cosa però devo dirla: non potrebbe essere capitato in un momento migliore e non sto scherzando. In un altro momento della mia vita passata sarebbe stato peggio, ora c'è Roccio con me. E' il mio supereroe e mi proteggerà anche in questo momento.

Anche ci dovesse essere la kriptonite.

23 febbraio 2009

Tac tac tac

Sono una brava ragazza, lo so. Stasera mi sono anche rammendata un pantalone. Bucato proprio là. L'ho messo perché immaginavo non si vedesse, ma in verità al posto di un buco avevo una voragine. Un buco nero. Anzi arancione. Come le mie mutande.

La fortuna di abitare a un piano terra è che puoi provare le scarpe con il tacco senza rompere le balle a nessuno. Stasera ho cucinato con i tacchi a spillo ma sono riuscita a tenere le scarpe solo un paio d'ore. Effettivamente per una che è abituata a mettere solo scarpe da ginnastica è una prova da "l'isola dei famosi". Altro che saltare nel cerchio di fuoco: passare una giornata con i tacchi a spillo è decisamente peggio.

Poi quel suono snervante: tac tac tac tac tac (silenzio) tactactac tac tac.

Però. Le scarpe alte.

La mia femminilità si riconosce in tre mosse: mi piacciono le scarpe, mi piacciono le borse e mi piacciono i trucchi.

Per il resto potrei tranquillamente sembrare uno scaricatore di porto.

19 febbraio 2009

La Fura dels Baus

Ieri sera siamo stati al teatro tenda a vedere lo spettacolo Boris Godunov della compagnia teatrale catalana "La Fura dels Baus".
Dove finisce lo spettacolo e comincia la vita reale? Ieri sera tutto si è confuso.

Lo spettacolo è ispirato ad un fatto drammatico realmente accaduto, la tragedia del teatro Dubrovka, a Mosca.

Ti sei appena seduto e già ti chiedi quando comincia il brivido in diretta. Ti sei appena seduto e cerchi il bagno, perché non vuoi più alzarti dalla tua sedia ma vuoi giocare al sequestro finto, alla parodia del terrorismo.

Eppure è così: comincia tutto come uno spettacolo qualunque e tu ascolti i dialoghi spagnoli e leggi la traduzione su uno schermo a sinistra del palco. Comincia ma non comincia perché hai pagato per vedere altro, ma non sai nè come nè quando arriverà.

Alla fine eccolo, un rumore forte viene dalle casse ed entrano uomini in passamontagna. Quello che sembra essere il capo spara dei colpi di pistola in aria e lo spettacolo comincia. Da quel preciso istante siamo tutti ostaggi di terroristi (terroristi?) ceceni. Inutile dirlo: è emozionante e indescrivibile. E' necessario guardarlo con i propri occhi. E' necessario osservarli e sentire i suoni mentre piazzano le bombe (finte?), mentre ci dicono di non spaventarci, come fosse però fosse un'intimidazione.
Il mondo è finito, il teatro è chiuso, solo noi e i (finti?) terroristi.
Lo spettacolo è qui accanto a me, mentre un attore con passamontagna e mitra mi squadra sospetto. E' all'entrata del teatro, dove una telecamera piazzata riprende ciò che vi accade e uno schermo me lo mostra. E tra gli stessi attori che interpretano gli attori del finto spettacolo che proponevano all'inizio.
Mi giro ovunque e siamo circondati.
Il capo dice di chiamare casa, perché i telefonini saranno sequestrati (davvero?).

La paura non è reale, sappiamo tutti che è una finzione. Ma pochi si alzano e nessuno applaude, come invece accadrebbe in qualsiasi altro spettacolo. I personaggi si colorano di una storia tutta loro e quasi ti commuovono anche se potenzialmente potrebbero essere i tuoi assassini.
Vogliono negoziare la libertà del loro popolo con i russi, ma questi non avranno pietà. E nemmeno loro, quando entra un padre chiedendo di scambiarsi con suo figlio (questo fatto è accaduto realmente anche a Mosca).
Una giornalista cerca di mediare. La conosciamo tutti: è Anna Politkovskaja. Proprio oggi ne hanno parlato i giornali e le tv. Una giornalista assassinata poco più di due anni fa, il cui processo non ha trovato colpevoli.
Come colpevoli effettivi non ce ne sono stati per il teatro Dubrovka in cui trovarono la morte circa un centinaio di persone a causa di un gas fatto inalare a seguito di un raid. Una strage tra ostaggi e terroristi.

Sei lì e pensi e non proferisci parola. Sai che è finzione ma il tuo cervello potrebbe ingannarti. Allora non fiati, ti gusti lo spettacolo. Poi immagini che potrebbe essere realtà e un po' di ansia arriva. E così via.

Ma solo uscendo riesci a descrivere quello che è successo e a criticare (in positivo) la regia e gli attori.

Davvero davvero bello. Tanto che si pensava di fare il bis a Torino.

MA.
Cosa si sogna dopo uno spettacolo del genere?
Facile a dirsi: si sogna lo spettacolo. E altre cose orrende.

Sono al lavoro e mi sono portata un libro sulle immagini della seconda guerra mondiale. Ha una copertina rossa e sembra un libro per ragazzi (nello specifico "Come creare una rock band da sballo"). Lo apro e ci sono delle foto in bianco e nero. Una specie di prima e dopo la cura dimagrante ma senza cura dimagrante. Però con radiazioni. Agenti radioattivi.

Insomma la prima foto rappresenta dei soldati, sembrano i protagonisti di Happy Days. Sorridono e sono ritratti in primo piano. La seconda foto è il dopo. Dopo l'esposizione a qualche schifezza radioattiva. Le loro teste sono totalmente coperte da una specie di lenzuolo bianco che entra dentro le ordite. Non si intravede nemmeno il viso ma solo dal telo capisci che gli occhi non ci sono più. Al loro posto si allargano macchie scure (sangue) che rendono la cosa incredibilmente tetra.

Questo piccolo spezzone è di facile interpretazione. Ieri sera a teatro siamo andati con un collega di Roccio, appassionato di fotografie e libri e altre cose.
Dopo lo spettacolo ci ha invitati da lui a prendere qualcosa da bere, così ci ha mostrato un libro di fotografie molto bello (tra le tante immagini anche quelle di guerra, ovvio). Sono iscritta da poco in un social network in cui si parla di libri e la mia piccola falla nel mucchio di libri che ho registrato è proprio "Come creare una rock band da sballo", preso per curiosità, ma pur sempre un libro per ragazzi a differenza del resto della mia biblioteca.
Altro libro acquistato di recente è "I medici nazisti" un tomo di 700 pagine che descrive le atrocità più atroci compiute dai medici nei campi di sterminio e/o di concentramento nazisti.

Uno dei capitoli di questo libro parla delle sperimentazioni e uno degli esperimento consisteva nel cercare di sterilizzare uomini e donne con altissime dosi di radiazioni localizzate. Quando le dosi erano eccessive i testicoli, letteralmente, marcivano. Nel mio sogno ho sostituito i testicoli agli occhi dei soldati e ho fatto un'inversione sia del prigioniero/carnefice, sia del passamontagna indossato dagli attori il quale mostra gli occhi ma nelle immagini nel sogno gli occhi erano mancanti.

L'immagine, tralaltro, mi ricorda un quadro di Magritte. A Milano c'è la mostra di Magritte a cui vorrei tanto andare ecc ecc.

Oggi ho due canzoni del giorno: Cattiva Samuele Bersani e Sunday Bloody Sunday U2.

Ho comprato un test di gravidanza ma non sono incinta, le mie cose sono in ritardo. La brutta cosa di quando sono in ritardo è che comunque riescono a essere puntuali. Mi spiego meglio. Sono in ritardo di una settimana. Quasi sicuro arriveranno domani, come a dire "Ho forse sbagliato giorno? Ero sicura dovesse essere venerdì ma non ricordavo quale!". Una volta saltarono per 9 mesi, il tempo di una gestazione.
Dispettose con brio.

10 febbraio 2009

Non voglio scrivere tante parole sul caso Englaro, però sono felice che finalmente riposi in pace.

09 febbraio 2009

Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Ieri sera abbiamo visitato Pontassieve, da una parte volevamo vedere la mostra di Ligabue, ma era tardi. Così ci siamo chiusi in un bar a prendere qualcosa di caldo e poi siamo andati a fare due passi per la cittadina medievale.
Era tardi anche per tornare a casa a mangiare, così siamo andati allo Stony Pub, di strada per tornare a casa. Così oltre a noi, al primo cavaliere e alla principesse nera, si sono aggiunti Esse ed Effe. Dopo esserci strafogati di patatine, polletto fritto, hamburger e hot dog e aver chiacchierato come bravi guaglioni decidiamo di tornare a casa.

Ho messo il forward veloce sulla serata perché tornando Roccio mi dice "Ti faccio vedere un posto" e parcheggia in una piazzola.

Siamo a Girone, nei dintorni di Fiesole. Camminiamo sul ciglio della strada finché arriviamo a un grosso cancello.

E' il cimitero americano di guerra. Roccio sa quanto mi piacciono i cimiteri, luoghi di pace, dove la gente dorme davvero.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.


Il cancello è chiuso ma di lato c'è una recinzione bassa.
Scavalchiamo, dico.
No, dice, e se c'è qualcuno, e se ci sono allarmi?
Scavalchiamo, dico.
E scavalchiamo.

La pace surreale che si respira in un cimitero che dorme accanto al fiume e quanto di più surreale ci possa essere. Respiriamo ancora qualche secondo quel fresco odore di sonno eterno, ci voltiamo.
E torniamo via.

Torneremo un'altra volta al tramonto, con passi felpati sull'erba bagnata. Per non svegliare nessuno.
Ti Amo Roccio.

01 febbraio 2009

Attenzione: caduta teschi



In una domenica pomeriggio a San Gimignano possono capitare tante cose. Tanti piccoli miracoli.
Ad esempio una giornata piovosa e freddissima, una sfiga per tanti ma un culo micidiale per noi che senza troppi turisti intorno abbiamo potuto fare gli scemi più del solito.

Al più presto, foto! Ovviamente censurerò le altre persone con meravigliosi rettangolini neri come nella copertina della migliore rivista porno amatoriale (sic).

Ma soprattutto un museo che mi era sfuggito, un altro museo della tortura che voglio andare a visitare (oggi non ce n'è stato il tempo).

Abbiamo una nuova amica in casa, una felce arrivata ieri che chissà quanto sopravviverà.
Ecco una foto dell'amica felciosa.



Ci sono anche tre piccole mimose pudiche, comprate per un misero euro l'una alla cooperativa agricola di legnaia.

Foto foto foto.








Notare come la capra con la barba assomigli in maniera impressionante a Roccio.

Canzone del giorno: Mille giorni di te e di me Claudio Baglioni (ma solo perché è stata protagonista di un mitico gioco da tavola, il partini!!

26 gennaio 2009

Intervento!

La mattina del 22 gennaio io e Roccio ci svegliamo alle 5.30. Prestino. Ma dobbiamo essere in ospedale alle 7.15 e la struttura si trova in centro. Quindi c'è da trovare parcheggio ed evitare la ZTL. A digiuno, entrambi, ancora sonnecchianti, ci mettiamo in macchina. Io ho una fifa boia, vorrei non sentire, vorrei un'anestesia totale, vorrei che fosse tutto già finito. Temo:
- di sentire male;
- di ottenere solo una grande cicatrice;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla.

Arriviamo e parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo Valdo Fusi. Le raccomandazioni del medico erano scritte su un foglietto.
presentarsi a digiuno alle 7,15 in ospedale al primo piano
fare una cena leggera la sera prima (ho mangiato di tutto di più all'autogrill sull'autostrada, autogrill Turchino tra Genova e Alessandria)
portare il necessario per il ricovero: pigiama, asciugamano, ciabatte.
depilarsi accuratamente le ascelle.

Tutto fatto tranne la cena che alle 7 del mattino mi sento ancora sullo stomaco. L'ospedale è un edificio molto vecchio ma completamente ristrutturato all'interno. L'entrata sfoggia mille colori e sembra la hall di un buon albergo. Noi saliamo le scale ma è tutto buio, non c'è nessuno. Al primo piano sembra tutto morto, quasi dismesso. Saliamo ancora ma è ancora peggio, sembra tutto disabitato da tempo, e allo stesso tempo tutto nuovissimo. Come in fase di costruzione. Al secondo piano ci sono altre due donnine: proviamo a scendere di nuovo e scendono con noi. Entriamo nel reparto buio ne desolato e una signora ci viene incontro e ci dice di accomodarci: il reparto è ancora chiuso ma tra poco aprirà.
Sono le 6.40 circa.
Ci sono divani molto comodi colorati: alcuni arancioni e altri rossi. Io e Roccio ci sediamo e mi appoggio a lui e quasi dormo, finché accendono la luce. Le due signore arrivate con noi vanno all'accettazione e si registrano, dopo tocca a me. E infine ci danno la camera. Sono insieme alla signora passata prima di me, nella stessa stanza. Anche lei deve essere operata ed è con sua mamma. La signora che ci accompagna mi chiede se sono C.C. di zona Parella. Dico che sì abitavo lì.
Mi dice "Sei la compagna delle elementari di mio figlio!".
Scopro che suo figlio era un mio grande amico alle elementari, ed è stato anche mio compagno alle medie. Casinista come pochi altri, io, lui e E.M. eravamo sempre insieme.

Ricordo un aneddoto: facevamo forse le scuole medie e stavamo tornando a casa facendo un piccolo pezzo di tragitto insieme. Io allora come adesso ero una persona abbastanza sottomessa. Non rispondevo nè a offese nè a insulti. Così un ragazzotto ci raggiunse e cominciò a dirmi (prendere in giro i genitori dell'uno e dell'altro era un passatempo abituale a quei tempi) "Io so chi è tua madre, la vedo sempre affacciata al balcone. E' quella signora cicciona.." Non fece in tempo a finire che M.V., il mio amico, lo prese per il bavero della giacca, lo attaccò al muro e disse "Non devi mai più permetterti di dirlo".

Ne parlai qualche tempo fa anche a Roccio, si ricorda bene e infatti quando glielo racconto rimane stupito. Il mondo è davvero piccolo.

Mi lascia nella stanza con la mia compagna di intervento. Ci spogliamo e ci infiliamo le stupide camiciole aperte sulla schiena e allacciate alla meno peggio. Un'infermiera controlla se abbiamo le ascelle ben depilate e mi fanno togliere anche l'anello. Non vorrei proprio toglierlo.
Giro per i corridoi cercando il bagno e reggendomi un lembo della stoffa di dietro, pinzandomi i due lembi per chiudere lo spacco ed impedire al mio sedere di uscire prepotentemente finché un'infermiera mi chiude il buco con il cerotto.

Intanto Roccio entra in stanza, scherziamo e un po' la tensione passa. E infine eccola, la mamma di M.V che chiama suo figlio in diretta e me lo passa. Quanto tempo! Ma la voce non è cambiata, chissà che casinista è ancora. La mamma è impressionante, si ricorda nomi e cognomi dei nostri compagni che io faccio fatica a ricordare. Uno è stato beccato per spaccio di stupefacenti, uno si è sposato e ha avuto un bambino. Lo stesso M.V. ha un bimbo di 14 mesi che pare sia identico a lui. Promettiamo di ribeccarci su facebook.

Arrivano delle infermiere che portano delle gocce alla donnina accanto a me, forse calmanti? La portano via e lei è spaventatissima, si vede. Anche io lo sono. E ogni volta che qualche infermiera entra in stanza io sobbalzo. Toccherà anche a me! Ma speriamo si siano dimenticati!
Fuori c'è il sole che illumina il parco al di fuori dell'ospedale. Gli spruzzi della fontana che si trova al suo centro arrivano all'altezza delle finestre della nostra stanza. E' una così bella giornata: che peccato essere qui.
Meno male che c'è Roccio, come farei mai senza di lui?
E poi arrivano, mi danno le gocce di calmante, mi sdraio nel letto sotto le lenzuola. Portano via il letto con le rotelle (un po' letto un po' barella: il lettella. O il baretto.). Io sono pietrificata ma rido e scherzo con Roccio e rivivo in un attimo la stessa sensazione che ho già provato altre volte della sala operatoria. La vista dalla barella che viene portata via, in mezzo alle persone che ti guardano.
Roccio sale con me e prima di entrare in sala operatoria le infermiere fermano la barella e dicono "Ferma, ferma, un bacio!". E lasciano che ci baciamo per un secondo, il che rende tutto molto più drammatico. Non nel senso di triste. Nel senso di una donna che sta correndo per prendere un treno e poi prima che questo parta si gira verso il suo uomo e *pciuk* gli smolla un bacio veloce che vuol dire "ci si vede presto!". Le porte sbattono dietro il mio baretto. O lettella.

Mi mollano lì per un po', in una sala antistante alle vere sale operatorie, da sola. Sono ben coperta eppure tremo, e mi rendo conto di essere molto agitata. Ho già chiesto alle infermiere di colpirmi forte per farmi perdere conoscienza ma hanno pensato scherzassi.
La mamma di M.V prima che io scendessi ha cercato di tranquillizzarmi dicendomi che sarò sveglia, non sentirò nulla, non vedrò nulla e potrò parlare con i dottori. Che queste cose le fanno tutti i giorni. Ma io no, io non voglio essere sveglia e almeno vorrei vedere. Non voglio parlare con i dottori, voglio un'anestesia totale!
Sono lì sul lettino e tremo senza avere freddo. Allora mi concentro e razionalizzo. Di cosa ho paura? Mmm questo lo so. Però forse se respiro profondamente e faccio finta di essere in un altro posto. Forse forse. Se capisco di essere al sicuro finché sono parcheggiata qui... E mi calmo.
Arriva un camice verde (capiròò in seguito che si tratta dell'anestesista). Mi dice "ehilà, come va? ci vediamo dopo". E sparisce dietro un angolo con una vecchiettina che vuole un consulto.
Rimango ancora lì sola mentre ascolto le loro conversazioni. Arriva un'altra persona che mi controlla i calzini e chiede se sono di cotone "penso di sì". Alza le spallucce.
Arriva il chirurgo (che scoprirò essere molto apprezzato tra le donnine del reparto) e mi chiede come va, dico che voglio una botta in testa. "Posso darti altro tranquillante, si tratta solo di un buchino"
"Posso avere un'anestesia anche per il buchino?"
Ride. Non mi prendono sul serio!
Mi spostano sulla barella chirurgica, è più stretta e presenta due braccioli laterali regolabili che ti permettono di stare comodamente crocefissa pur rimanendo sdraiata. Mi mettono la cuffietta verde e le babbucce di plastica blu. Mi aiutano a togliermi il camiciottolo, mi coprono e mi spingono in sala operatoria. Mi sento come rapita dagli alieni, c'è un odore strano e i dottori litigano simpaticamente per qualcosa. Mi guardo in giro e mi mettono addosso una coperta riscaldante di colore rosa. In un attimo sto benissimo. Vorrei avere una coperta simile a casa. Mi stringono una specie di fascia sulla caviglia sinistra. L'infermiera dice che serve per misurarmi la pressione. E difatti si gonfia ogni tot secondi. Mi pinzano il dito indice della mano destra, per misurare il battito cardiaco poggiandomi il braccio destro sul rispettivo bracciolo.
L'infermiera dice "e ora cerchiamo una vena".
Ecco, lo sapevo. Non immaginavo avessero bisogno di una vena, non ne ho disponibili al momento. Porgo il mio braccio sinistro sul rispettivo bracciolo. Guarda guarda e ovviamente nulla. "Non hai vene!".
Guarda la mano.
"C'è solo questa, mi serve un ago rosa". Nonostante il colore carino, l'ago non è piccolo, anzi.
Ma fa nulla. Mi attacca alla flebo e penso che tra poco sarà tutto finito.
Arrivano i chirurghi.
Le infermiere versano betadine rosso sul mio seno destro. Cola ovunque ed è freddo, mi lascerà orribili macchie gialle un po' ovunque.

Un'altra infermiera prepara una siringa con del liquido rosa pesca. "Cos'è?"
"Un sedativo, per farti stare più tranquilla"

Mi coprono con un telo verde e sento punzecchiare il seno. Chiudo gli occhi.

"Finito"
Mi tolgono il telo e apro gli occhi.
"Ho dormito tutto il tempo?"
"Sì"
"Avete trovato? Avete tolto tutto?"
"Certo"
"Ma quanto è durato?"
"Un'ora"

Fantastico, non ho sentito nulla, mi hanno sedata, ho dormito!
Il mio ideale di intervento.

Mi rimettono sulla barella e Roccio è fuori che mi aspetta, gli dico di quanto è stato incredibile, non mi fa nemmeno tanto male, ho dormito tutto il tempo.

Fino alle 15 rimaniamo in reparto, ci portano del thè, anche la signora operata prima di me è rimasta sbalordita. I punti non tirano molto, sono stati parecchio bravi. Ci hanno messo punti riassorbibili che non sarà necessario togliere.
Alla nostra dimissione purtroppo la signora che stava con me è svenuta un paio di volte ed è rimasta in osservazione in ospedale per la notte.

Ci hanno dato gli antibiotici da prendere e l'appuntamento per il giorno dopo per la medicazione.
Ho potuto constatare che la ferita si è quasi riemarginata, non c'è nemmeno un goccio di sangue. E' un taglio orizzontale che parte dalla zona dello sterno e arriva fino quasi al capezzolo, lungo 5-6 cm. Sto cercando informazioni su come medicare questa cicatrice, una volta asciutta, affinché si veda il meno possibile.
Si accettano consigli.

Cose che temevo:
- di sentire male, non ho sentito NULLA;
- di ottenere solo una grande cicatrice, su questo ci lavoreremo;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla, hanno trovato tutto.

Roccio ha davvero molta pazienza, faccio sempre troppo rumore per nulla. Però è bello sapere che è lì con me, che mi aspetta, fuori dalla sala operatoria. Che c'è sempre, con me, per me, per noi.
Ti Amo, Roccio. Davvero tanto.

Canzone del giorno: I wanna be sedated Ramones

20 gennaio 2009

Veloce veloce

Il 13 ho fatto la visita dall'anestesista, tutto bene, solo formalità. Ma mi hanno dovuto rifare il prelievo perché il sangue era coagulato durante il primo prelievo e quindi mi sono sorbita altri due buchi. Una cilecca e un tiro buono.

Oggi mi hanno chiamata e hanno fissato l'intervento per giovedì 22: lo so che è una cazzata in anestesia locale e blablabla. Ma io mi caco addosso ogni volta che entro in un ospedale fosse solo per una visita, figurarsi per un taglio. Al seno poi. Biopsia poi!

E io che speravo avessero cambiato idea!

11 gennaio 2009

Lorenzo, Christian o...?

Oggi pomeriggio c'è stato il battesimo di nostro nipote. Le riunioni tra parenti sono sempre terribili, già dopo 10 minuti dal loro arrivo da Milano sono partiti i litigi.
Comunque io e mio zio ce ne siamo altamente sbattuti e ci siamo seduti a guardare la tv aspettando che loro terminassero le discussioni. In chiesa il prete non si ricordava il nome del pupo, e noi dovevamo sempre ripeterglielo. E a cena ho mangiato come un'otre e ora sono in fase ultradigestiva che non terminerà a meno di non usare l'idraulico liquido. Colpa della donnina che serviva. Forse era un po' sorda o non voleva sentire quando gli dicevo "basta così, grazie", perché continuava a dire "ancora un po', ancora un ultimo cucchiaio" e mi riempiva il piatto di ogni cosa.
Mia sorella in compenso aveva un bel cappotto che ha preso a un prezzo stracciato e penso lo prenderò anch'io.

P.s. il padre di mio cognato, siciliano da generazioni, ha come suoneria del cellulare la musica de "il padrino". Grandioso.

09 gennaio 2009

Torinosottoneve



Purtroppo slide.com ha inserito questo orrendo "spot" e ce lo becchiamo.