27 marzo 2012

Ogni volte me lo ridico

... la corsa non fa per me. Ma ci riprovo sempre. Appena vedo che i jeans mi vanno stretti (e meno male che non ho la bilancia a portata di mano) mi rimetto in gioco. Per poco, perché come potete immaginare e come ho ripetuto più e più volte, non sono una che si impegna troppo nelle cose. Per ora sto camminando velocemente. Velocemente nel senso che ho il fiatone, torno a casa sudata, ma cerco di mantenere i miei battiti in un contesto accettabile per bruciare i grassi.
Per dirne una stamattina ho camminato per 18 minuti. Poi mi sono vista con due amiche e abbiamo camminato per arrivare in centro (un'ora di cammino andando belle speditine), stasera sono andata a camminare con Fry per altri 18 minuti. Ho le gambe a pezzi praticamente. Ieri sono andata al centro commerciale a piedi. Domani dopo la camminata ho anche la corsa.
Come faccio? Semplice, ho scaricato la app di MiCoach, dell'adidas. Ho deciso di fare l'allenamento bruciagrassi e lui mi dice per quanto devo camminare o correre, se devo accelerare o rallentare. Una volta deciso il piano, si parte all'avventura. Accendi il GPS, avvii l'applicazione e lui segue il tuo percorso, lo salva su google maps. Puoi registrarti anche delle note (ad esempio "battiti troppo alti"), in modo da vedere gli sviluppi e darti una valutazione. Davvero carino.
Quando avvii l'applicazione ti metti le cuffie e decidi che playlist ascoltare. Lui ti fa sentire la musica e ogni tot ti dice quanto manca e come stai andando. E' davvero davvero carino.
Vi lascio qualche schermata per farvi vedere:


Ovviamente poi la applicazione si sincronizza col sito e viene fuori questa robina qui.
Ecco un esempio di calendario con allenamenti (sono personalizzabili, io ho messo tutti i giorni tranne i weekend perché preferisco così). Ah: il calendario è sincronizzabile con google calendar:


La domanda sorge spontanea. Quando finirà la sorpresa per il nuovo giochino, avrò ancora voglia di correre? Mha.
Per ora, si va.

25 marzo 2012

L'accettazione del branco

Questo sabato siamo andati a mangiare in un agriturismo. Figuratevi, era pieno di animali. Cavalli, cani e gatti. Non sapevo più dove guardare.
Comunque se volete farci un salto i gestori sono persone deliziose, il cibo è ottimo e c'è pace e silenzio a volontà. Come fare una vacanza di una sola mezza giornata per staccare da gente e traffico.
Si chiama Agriturismo La Staffa, la loro specialità sono le tagliatelle nere al cacao con ragù bianco (deliziose) e verrete accolti da un branco di cani sciolti che vorranno solo farvi le feste. Sono riuscita a fare amicizia con tutti loro, tranne un cane che era molto diffidente. Ho rispettato i suoi spazi perché ogni cane ha bisogno del suo tempo prima di avvicinarsi ad altri. Per cui mentre Beethoven era molto simpatico e non faceva che mordicchiarmi le mani (senza stringere, stiamo parlando di un cane tipo pastore belga, quindi abbastanza grossino - tanto che non avevo problemi a lasciargli le mani in bocca) il canetimido se ne stava in disparte. Quando andavo ad accarezzare Lilly, sorella di Beethoven, quest'ultimo veniva a mordicchiarmi i pantaloni tirandomi a sè. E intanto una serie di gatti si strusciavano (quasi volevo rimanere lì).
Prima di andare via, saluto il branco. Mi inginocchio a terra e canetimido se ne sta sempre sulle sue. Fino a che Beethoven (probabilmente il capobranco) non viene a salutarmi leccandomi la faccia. Alché si fa avanti anche canetimido e riesco ad accarezzarlo finché Lilly e Beethoven sono lì con me.
Pensiamo di tornarci, non solo perché il posto è stupendo e si mangia molto bene, ma la cuoca (oltre a essere un'eccezionale cuoca) è istruttrice di equitazione di secondo livello e dato che quando ero piccina avrei tanto voluto andare a cavallo ma i miei non potevano permetterselo, ora forse qualche lezione la posso fare.
Ah, ve l'ho già scritto che hanno 16 cavalli? Li fanno camminare ogni giorno mezz'ora, uno per volta. Un vero e proprio lavoro (quanto vorrei farlo io!).

Canzone del giorno: What I'll Do Lisa Hannigan



24 marzo 2012

La mia avventura con Trenitalia (ancora!)

A metà aprile, per il mio tagliando, salirò a Torino, così mi sono mossa in discretissimo anticipo per fare i biglietti del treno. Il sito trenitalia è cambiato, finalmente, e optando per le date flessibili, esattamente come accade per i voli aerei, puoi accedere a offerte vantaggiosissime. Usando questa opzione sono riuscita a fare anda e rianda Bologna-Torino a soli 28 euro. La metà del solo viaggio di andata praticamente. Ho prenotato il mio biglietto con Postoclick e sono andata a pagare presso un bancomat Unicredit (dopo aver ritirato le mie foto della Diana, tutte - come dicevo un post fa - fuori fuoco e con inquadrature impossibili; ci sono rimasta malissimo ma non mi arrendo) perché, secondo il loro sito, con un bancomat di qualsiasi banca puoi pagare lì il treno prenotato con Postoclick. Bene, peccato che infilo la mia tesserina e il bancomat mi propone il solo prelievo. Come volevasi dimostrare.
Pazienza, posso pagare anche in una ricevitoria Sisal. Vado in tabaccheria e fornisco il mio codice PNR peccato però che dallo scontrino che mi chiede di controllare vedo scritto solo il viaggio di andata. Entro in paranoia e chiamo Trenitalia. Trovo l'operatore e casca la linea. Mi richiama (gentilissimo) e mi spiega che devo fare un altro interno. Richiamo e dopo l'iniziale incomprensione mi rassicura dicendomi che viene indicata solo la prima tratta, ma va bene per tutte le tratte, tanto ho il ticketless e quando do' al bigliettaio il PNR lui dovrebbe avere tutto. Torno dal tabaccaio (nota positiva per l'assistenza trenitalia, davvero) e pago il mio biglietto. C'est plus facile.
Canzone del giorno: South Of Heaven The String Quartet (cover Slayer)

23 marzo 2012

I miei cerottini miracolosi

A febbraio vengo scelta per partecipare a una campagna di compeed. Praticamente mi avrebbero dovuto inviare un po' di cerottini compeed contro l'herpes labiale.
Praticamente ho ricevuto una scatola con una fornitura a vita di cerottini compeed.
Mica me ne lamento eh? Anzi grazie grazie.

Credo di essere stata scelta perché quando ho compilato il questionario avevo l'herpes (c'era proprio la domanda "attualmente soffri di herpes labiale?" "sì") solo che finché mi è arrivato il pacco l'herpes, vivaddio, è scomparso. Così non ho potuto scrivere una recensione sul sito degli organizzatori della campagna finora. Ora però la campagna è chiusa e non posso più farlo. Quindi scrivo tra le pagine del blog, in fondo non c'è niente di pubblicitario, nessuno mi ha pagato e se mi fan cacare non ho problemi a dirlo.

Un paio di giorni fa sento il classico "calore" da pustoline in arrivo e il caratteristico rossore/rigonfiamento.
Bene, mi dico, è l'ora.
Nello scatolo ci sono due confezioni identiche a quelle che si trovano in commercio (con specchietto annesso, mica male come idea) con 15 cerottini e altre confezioni in plastica trasparente con 4 cerottini (mi pare). Apro la confezione in plastica trasparente e leggo le istruzioni: "usare con mani pulite.. blabla.. le labbra devono essere pulite e asciutte.. blabla..."
Ok ci sono.  Il cerottino è al centro di un cerottone pù grande. Bisogna tirare i lembi del cerottone e viene via una prima metà, scoprendo metà del cerottino tondo che va piazzata sul labbro proprio sopra l'herpes. Poi tenendo delicatamente questa metà cerotto, si tira via l'altro lembo e si attacca il tutto. Vedersi si vede, ma è una cosa minima. Come dice la pubblicità ci ho anche messo su un po' di lucidalabbra e non mi è parso vedere un brutto effetto. Secondo loro vanno cambiato quando si stacca il cerotto. E quando lo stacchi ti accorgi della differenza e ne vuoi mettere subito un altro.
Quindi per me sono utilissimi, addio al fastidio, al bruciore, alle crosticine malefiche.
Un'unica pecca per me. Dato che mi devasto le labbra, tirandomi via le pellicine o mordendole direttamente, a volte per sbaglio tiro via il cerotto pensando che sia una pellicina, quindi secondo me ne consumo più di quante ne potrebbe consumare una persona senza il mio disturbo compulsivo.
Costano un botto, tipo una decina di euro, ma secondo me li valgono (già solo per evitare di usare lo zovirax pomata, che non è un bel vedere nè un bel sentire sulle labbra). Per cui è stata una bella mossa da parte loro, ora quando li finirò di sicuro li andrò a ricomprare, però son contenta perché già solo non sentire quel bruciore da ulceretta è tanta roba.

22 marzo 2012

I miei libri

E non vi ho nemmeno detto che questo weekend sono stata a Torino. L'obiettivo era portarmi i libri a Bologna.
Alla fine abbiamo fatto un macello col micio che è rimasto per la prima volta da solo questo weekend. Io ho comprato un ciotolone gigante da riempire con acqua (ci sono stati quasi 2 lt di acqua) e Fry aveva preparato il mac da tenere sempre acceso con la webcam puntata sul divano, aveva attivato un servizio di controllo a distanza tipo VNC, e siamo partiti un po' tranquilli. Peccato che il giorno dopo non era più attiva la connessione e le paranoie hanno avuto un po' la meglio. Comunque tutto sommato è andata bene, abbiamo salutato il mio amico Mohammed che è partito quella domenica per Norimberga (invidia invidissima, positiva eh? però invidia!) per partecipare a uno stage con rimborso spese e alloggio pagato di qualche mese. Lo avevano proposto anche a me, ed ero ben intenzionata ad andare ma non avevo già più la residenza a Torino ed era cosa necessaria. Mi pareva eccessivo cambiare la residenza anche se, come giustamente mi aveva anche detto Mohammed, lui l'avrebbe fatto.
Mohammed è meraviglioso, semplifica tutto. Quando non trovi soluzione lui dipana la massa e alla fine ti fa capire che nulla era ingarbugliato, ma era tutto nella tua testa.
Comunque ci da' qualche lezione di arabo. Confesso, mi piacerebbe tanto studiare l'arabo, più che altro per la scrittura meravigliosa che hanno. Ora ogni tanto di sera io e Fry guardiamo su youtube le lezioni di un ragazzo italiano che ha deciso di diventare musulmano. E' molto bravo a spiegare.
Continuo inoltre a studiare francese e, miracolo, mi sembra di capirlo. Poi qui in sala borsa ho anche preso un manuale di conversazione "italiano-malgascio" - sappiate che la cosa più complicata da dire, in questo frasario, è "per favore, può parlare un po' più piano?". Se mai si riuscisse ad andare in Madagascar penso che indicherò e annuirò, come faccio quando non capisco una mazza - ovviamente per ora mi dedico solo al francese se no faccio confusione. Però grazie alla lezione di Mohammed e a quelle di questo ragazzo ho capito un paio di cosine.
Comunque torniamo a Torino. La decisione è stata quella di prendere i libri che ancora non ho letto e sono davvero tanti. Abbiamo riempito qualcosa come 4 scatoloni e due scatole piccole. In più mi è preso il trip e ho portato via altra roba (ma ovviamente ho scordato le scarpe...).
Ora che i libri sono sistemati mi sento a casa. Ora che abbiamo un frigo megagigante (oh, è arrivato!) sono più tranquilla.
Vi posto un video senza musica nè niente (non avevo tempo e voglia) di me che sistemo i libri negli scaffali e Maya (che ora è di nuovo in calore) sta a guardare.



Vi consiglio di metterci in sottofondo la musica che volete. Se no è tremendamente noioso.
Cosa altro volevo dire? Ah ieri ho risistemato ubuntu perché mi sa che su windows ho preso qualcosa, e facebook non mi funge più, l'antivirus mi sa che non ha trovato niente e io mi sono rotta. Pertanto ho pensato bene di ripristinare ubuntu sull'altra partizione.
Un dramma.
Non ricordavo più nulla e dopo i numerosi aggiornamenti e il riavvio, grub non partiva, restituendomi questo errore: error the symbol 'grub_puts_' not found.
Sul telefono cerco in rete e mi dicono che per risolvere devo usare il cd live di ubuntu. Grazie al cazzo. Meno male trovo un cd vergine in casa e dal Mac di Fry scarico e masterizzo il cd. Ora ho altri problemi ma almeno mi funge quasi tutto.
Oggi sono in attesa dell'uomo del pacco, ovvero arrivano libri da IBS.
Approposito di libri. Tempo fa mi contattò un ragazzo su Anobii chiedendomi uno scambio di libri. Dato che di quel libro che voleva ne ho regalato una copia a Fry (perché credo che queste cose gli interessino) e ora quindi ce l'ho doppio, ho pensato bene di usare questa richiesta per il progetto "regala un libro a uno sconosciuto". Ovviamente lo farò anche in strada ma vediamo come va questa versione virtuale e a distanza.
Di Torino non ho molto da dire. Risalirò a metà aprile. Il sito Trenitalia è cambiato, ora come per gli aerei puoi cercare l'offerta più vantaggiosa. Quindi ho già prenotato i biglietti (andata e ritorno) pagandoli solo 28 euro (praticamente la metà del viaggio di sola andata, incredibile). E' vero, ho dovuto rifare la procedura almeno 3 volte perché mi si piantava. Però se risolvono questa cosa, finalmente han dato un servizio in più. Doppiamente incredibile.

Qui nel palazzo qualcuno continua a staccare il nostro nome dal campanello. Simpaticissimi vicini, volete che io dia fuoco ai vostri bei campanellini plasticosi? Suvvia, se oggi i libri non mi arrivano per causa di questo scherzetto vi spezzo il bastone, capito? Bravi.
E ora scendo a controllare.
Sigh.

Canzone del giorno: Jana Kramer Let's Hear It For A Boy



E oggi vado a ritirare i primi due rullini della Diana. Foto fuori fuoco  e bruciate, ma saranno carine da attaccare al nostro frigo. E ora ciaociao, vado a studiare la mia lezione di francese che ieri purtroppo ho saltato.

Vi ricordo, inoltre, che è uscito il cd dei Sofisticator, un gruppo ganzissimo che fa thrash metal. Vi consiglio di comprarne una copia prima che vada a ruba.
Ecco un loro pezzo, e in questo link il loro cd.

Uno spicchio di giorno a Milano

Non lo avevo detto che giovedì scorso sono stata a Milano? Fry era lì per lavoro, ho deciso di andare anch'io. A far quattro passi, poi se qualcuno voleva aggregarsi meglio ancora.
Alla fine Aga aveva un po' di tempo, così abbiamo pensato di pranzare insieme. Il viaggio è andato bene anche se io, Fry e i suoi colleghi eravamo tutti in carrozze diverse. Dato che l'appuntamento con Aga era alle 11 ma il treno arrivava a Milano alle 9.40 se non erro, intanto sono andata a fare un giro al Lomography shop. Per vedere com'era, se avevano qualcosa per la mia Diana, quindi mi sono diretta alla metro per andare lì. Mi piace tanto la metro di Milano. Mi ricorda quando ero piccola, ogni tanto andavamo, io e mia mamma, a Milano dai parenti (sua sorella e suo fratello, i miei zii, dunque) e, una volta arrivati a Milano Centrale, prendevamo la metro per andare a Cologno Monzese.
Insomma vado in questo negozio, però è praticamente vuoto, non c'è nessuno. Che imbarazzo dare un'occhiata col commesso che sta lì, a due passi, e te non vedi l'ora di uscire perché stai quasi palpando il momento in cui lui ti chiederà "hai bisogno?" e tu a quel punto sai che ti stava osservando e quindi non vedi l'ora di fuggire. Così esco prima che possa chiedermi qualsiasi cosa, e vado da MAC poco più in là. Trovo il rossetto Impassioned  che cercavo da un bel po' (a Milano c'è il negozio MAC pro dove hanno davvero tutto). Poi decido di farmi coraggio e tornare al negozio della Lomo. Entro e dico "Sono sempre io". Sì perché uscendo avevo salutato e quando sono rientrata ho dovuto proprio ripresentarmi. Forza e coraggio e gli chiedo se mi consiglia un rullino. Dato che sono la fava che sono, dopo aver discusso per un po', fatto vedere la mia macchina fotografica, parlato delle specifiche che volevo e ascoltato il rullino consigliatomi... bhe ho scelto un altro rullino. Il che è tipico di me. Non ascolto mai i consigli altrui, perché li chieda è un mistero.Torno a prendere la metro per andare al Duomo, dove mi becco con Aga. Ci messaggiamo con Whatsapp per capire dove siamo. Piazza Duomo non è una piazzetta qualunque. Finché mi dice che lui è il più bello nella piazza. Io mi guardo attorno e vedo un fotomodello con fotografi annessi. E rispondo "Ma chi? Il fotomodello?"
Alla fine ci becchiamo, mi porta prima all'acquario civico, che è gratuito, e poi andiamo a mangiare al Burger King. Aga ha una vitalità sconvolgente. Non sta fermo un secondo, è amico di tutti e fa amicizia con tutti. Non gli importa cosa la gente pensi di lui, lui si piace un sacco così.
A volte lo invidio, ha avuto la forza di rimettersi in gioco tante volte.
Comunque la giornata passa presto, alle 15.20 ho il treno del rientro. Torno in stazione e a Bologna aspetto Fry. E' stata una bella bella giornata, spero di poter fare altre gite così.
Qui le foto della giornata.

14 marzo 2012

Leggere leggere leggere e i miei amici a distanza.

L'anno scorso avevo partecipato all'iniziativa di un sito, leggereleggereleggere.it, che organizzava una giornata davvero speciale. La giornata in cui si regala un libro a uno sconosciuto.
Purtroppo l'ideatore dell'iniziativa quest'anno ha deciso di non replicare (non ricordo perché) così, io e un'amica pugliesina, abbiamo deciso di creare un evento pubblico su facebook per riproporla. L'iniziativa è stata resa pubblica ieri e oggi siamo già a più di 140 partecipanti.
Questo è il link dell'evento pubblico dell'iniziativa, quindi anche se non siete iscritti potete ovviamente partecipare. Come funziona?
Funziona che il 25/3/2012, ovunque voi siate, fermiate lo sconosciuto per strada che più vi ispira e gli donate un libro. Un libro che può essere usato, vostro, o appena comprato in libreria. Non ha importanza.
Se posso darvi un consiglio magari scrivete una dedica con  la spiegazione dell'evento, meglio se aggiungete un indirizzo email o un sito in cui la persona in questione possa scrivere le proprie impressioni.
E pensare che io e questa ragazza pugliese siamo in contatto da diversi anni e non ci siamo mai viste di persona. Così mi è venuto da pensare a quante persone conosciute sul web e con cui ho stretto davvero forti rapporti di amicizia. Penso a Seba il catanese (con cui ogni tanto ci si sentiva anche al telefono), a Zion (conosciuta sulle pagine dei nostri blog - e che ho avuto la fortuna di conoscere e incontrarla dal vivo), penso a Malconcio, conosciuto nella stanza #piantecarnivore di IRC e poi visto nei meeting e ora in contatto su Skype. Penso a Micaela conosciuta tramite Zion su Google+ e con la quale faremo un bel trio femminile a spasso in una delle nostre tre città. E dove lo mettiamo Mr. Aga, anche lui appassionato di piante carnivore e ormai amico da più di 10 anni? A proposito di libri e di amici, ho un nuovo amico twitteriano e anobiiano, definito da me "il mio spacciatore di ebook" - "Fry sai cosa mi ha passato questo mio amico? Dai il mio spacciatore di ebook!" -  e le mie antennine (davvero notevoli, hanno sbagliato pochissime volte) mi stanno dicendo che è una persona di cui posso fidarmi. Ogni tanto mi passa qualche ebook, sapendo che leggo molto storie sull'olocausto, sulla shoah, sui campi di sterminio e concentramento e sul nazismo. Poi s'è chiacchierato un po' del più e del meno.
Poi per carità ci sono state amicizie nate, sopravvissute poco e poi morte e sepolte. Ce ne sono diverse, mi ricordo in particolare un ragazzo conosciuto sul canale #streghe sempre di IRC che ad agosto andava in giro con un cappello a tesa larga nero e il chiodo (io quel giorno ho dovuto infilare la testa sotto a una fontana per rinfrescarmi). E che dire dell'anonimo veneziano, che scriveva qui sul blog, visto una volta nel 2006 e poi sparito nel nulla? L'affinità elettiva del resto non possiamo deciderla, non possiamo forzarci di farci piacere qualcuno, in nessun modo.

Certo, per i single, questa giornata del libro potrebbe essere un'ottima scusa per attaccare bottone. Ma, please, non usate Moccia o Twilight. Potrebbero farsi strane idee.

13 marzo 2012

Parole chiave.

Ma non si possono tracciare quelli che arrivano al blog usando parole irripetibili (tipo al terzultimo posto)? E tipo fargli arrivare qualcuno a casa (tipo la polizia)? (faccina molto triste).


La mia balena bianca

Ogni anno parte la pippa mentale (e fisica) delle visite mediche.
Perché purtroppo, sì, le visite devo farle. Non si tratta di una cosa che faccio per stare bene e cercare di tenermi sotto controllo. Io devo mantenermi sotto controllo.
A giugno 2011 avrei dovuto fare diverse visite che, purtroppo, ho saltato; sbagliando ovviamente. La priorità per me deve essere sempre quella delle visite mediche di controllo.
Sarà anche per quello che detesto gli obblighi, ne ho già tanti e non voglio accollarmene altri.
In particolare, il mio meraviglioso endocrinologo del C.O.E.S. (centro onco-ematologico subalpino) mi aveva fatto notare che, avendo saltato di un anno il mio controllo annuale, sarebbe stato bene fare tutte le visite che di solito vengono alternate di anno in anno.
Ovvero: mammografia, ecocardiogramma, visita dermatologica dei nei, ecografia alla tiroide e prelievo.
Da quando ho finito le mie adorate chemio, trovarmi una vena e cercare l'oro nel klondike sono allo stesso livello di difficoltà.
In genere funziona così: laccio emostatico sul braccio, tasteggiamenti vari per diversi minuti, disinfezione, ritasteggiamenti. E poi : "vediamo l'altro braccio".
Laccio emostatico dall'altra parte, tasteggiamenti vari per diversi minuti, disinfezione, ritasteggiamenti. Poi possono accadere due cose: o l'infermiera si lancia in un ardito punzecchiamento a livello dell'incavo del gomito, trovandosi poi a constatare che di vene non ce n'è, oppure fa la fatidica domanda: "Ma di solito dove ti fanno i prelievi?".

La mia risposta è "sul polso". Dove fa male, insomma. Così per me tutte le visite di routine sono solo visite di routine. Non ho problemi a farle. Ma il prelievo diventa la mia balena bianca. Parto già agitata, mi sento le gambe cedere, penso a quanti buchi mi faranno, a se la vena reggerà ancora. E se non regge dove mi bucheranno? E quando smetterà di refluire la vena quando maneggeranno l'ago? Mi faranno tanto male?

Tanto più se il posto dove vado è un nuovo posto. Ecco perché avevo chiesto a Fry di accompagnarmi. Per tutte le visite me la cavo ma il prelievo è una cosa troppo stressante per me.

Così stamane alle 8, andiamo alla USL qui vicino. Appena arrivata al centro prelievi mi rendo conto di quanto sia tutto una specie di catena di montaggio. C'è una specie di punto accoglienza dove ti chiamano per numero che hai sull'impegnativa, lasci la tua provetta di urine e ti danno le provette per il prelievo. La sala prelievi non ha seggiole normali come in tutti i posti dove sono stata, ma poltroncine. E' già per me una nota positiva in più.
Inoltre fanno davvero tantissimi prelievi, quindi sono abituati e bravissimi. E tutti, dico, tutti, escono con un cerotto sul braccio e non sul polso o sulla mano. Appena ricevi le provette devi metterti in piedi in fila perché, essendo loro davvero velocissimi, è un continuo gridare "avanti il prossimo". Io ho le mie 4 provette (gli altri ne hanno al massimo 2) e già i miei pensieri corrono veloci quando, per fortuna, mi tocca l'infermiera che, di primo acchitto osservandola mentre stavo in coda, mi sembra più umana, gentile, e con tanta esperienza. Appena mi fa sedere specifico di avere le vene difficili, così mi guarda e passa dal braccio sinistro a quello destro. Dopo aver tastato per tanto tanto tempo, mi chiede dove mi fanno di solito i prelievi. E io penso, ok è finita ora mi farà malissimo, poi uscirà sangue goccia a goccia, poi smetterà di uscire, poi ravanerà con l'ago e per me sarà un'agonia senza fine.
Quando le dico che di solito mi prendono il sangue sul polso fa cenno di no con la testa e mi chiede, con parecchia insistenza, se di solito svengo ai prelievi. "No, ho solo paura, ma non sono mai svenuta".
E mi chiede come sto, forse sono impallidita, perché non mi è mai capitato che ci si preoccupasse tanto per me. Dopo avermi fatto i complimenti sugli occhi dice di sentire una vena sul braccio e prova, io non guardo e non sento nulla. Ma davvero nulla. Purtroppo però non esce sangue.
L'infermiera toglie l'ago, mi chiede di nuovo come sto e dice che è meglio spostarsi sul lettino. Mi fa sdraiare così, dice, le vene si gonfiano anche meglio.

La vedo proprio mortificata, dice che non le capita mai di fare due buchi, e che è della scuola degli aghi piccoli, per far sentire meno dolore possibile. Per quello il polso proprio no. Mi tiene sdraiata lì, con il laccio emostatico stretto, mi disinfetta per bene, mi chiede di mettere il braccio in una particolare posizione perché "stavolta non voglio proprio sbagliare". Il secondo tentativo pizzica un po' ma quando mi giro e vedo il sangue uscire, e non a goccia a goccia come mi capita da anni, mi sento davvero più tranquilla. Le dico che è la prima volta da anni (ma tanti anni, potrei dire 10) che non mi bucano sul polso e le faccio i complimenti perché è stata bravissima.
Mi ringrazia, anche se è ancora dispiaciuta per il secondo buco. Impossibile spiegarle cosa significa per me trovare una persona che sappia trovarmi le vene.
Mi dice di stare sdraiata, mentre mi toglie l'ago e va a prendermi un cerotto.
"Ora stai qui, non ti alzare di colpo, mettiti piano piano seduta e conta fino a 60, poi scendi piano piano e conta fino a 60 di nuovo prima di andare via".
Per me è davvero bizzarro, tutte le infermiere, tutti i medici dovrebbero essere così gentili. Eppure non lo sono, anche se mi ero trovata bene giù a Firenze dove, quando avevano visto che trovarmi la vena era impossibile, mi avevano fatto sedere su una poltroncina.

Ora sono più tranquilla e, anche se mi toccasse un altro prelievo, per lo meno so che lì me lo sanno fare. Il mio cervello può quindi stopparsi un attimo.
Sapere inoltre che Fry era lì fuori mi ha tranquillizzata non poco.
Grazie Fry.

12 marzo 2012

Il nostro frigorifero

In questi giorni in cui sono a casa da sola, senza lavoro e senza occupazione (a parte tentare di studiare il francese, roba totalmente inutile perché io e le lingue viviamo su due pianeti distinti), qualsiasi cosa mi galvanizza. Organizzare una cena, una grigliata, una festa di compleanno e scegliere un frigorifero per casa.

Quando siamo entrati in questa casa io e Fry abbiamo notato diverse mancanze ma la casetta ci piaceva talmente tanto che abbiamo deciso di soprassedere. "Massì, per ora ci arrangiamo". Sono più io a usare questo termine di uso, fa parte della mia filosofia di "e se un giorno dobbiamo spostarci all'improvviso?". La stessa che non mi fa mai disfare le valigie quando vado in vacanza in qualchedove o la stessa che mi fa essere così disordinata (in modo da avere sempre tutto a portata di mano).
Le mancanze in questione sono:

  • il frigorifero - che ora consta di un minifrigo alto meno di un metro con sportellino congelatore che non congela (ma stranamente produce ghiaccio). Suddetto oggetto più che refrigerare - anche se funziona eh? - produce acqua. Il ghiaccio prodotto nello sportellino frigo fuoriesce dallo sportellino, si sghiaccia in frigo e gocciola al suo interno. Ogni cosa che tiriamo fuori dal frigo è costantemente ricoperta d'acqua e i cassettini in cui andrebbe la verdura sono praticamente dei miniacquari in cui si sono sviluppati ecosistemi a sé.
  • la lavatrice - che c'è, è anche una Candy. Ma come il frigo è mini. Anch'esso molto basso, sportellino piccolo, carico di 3 kg. Se dobbiamo lagare dei jeans ci tocca farlo a più riprese e un set di lenzuola e copripiumone ci entra solo con l'ausilio di gomito/ginocchia.
  • l'armadio - anche quello presente ma basso e scomodo. Per ora per l'armadio ci siamo limitati a usare una libreria Ikea come sostituto di cassettiera, in cui mettere le cose che nell'armadio non ci vanno. Per cui questa mancanza l'abbiamo in parte colmata.

La lavatrice, sì è una scocciatura fare due lavatrici invece che una, però per ora ci va bene questa anche perché essendo piccina l'hanno incassata sotto al tavolo della cucina e una lavatrice di dimensioni standard non sapremmo proprio dove metterla - in quanto ci vorrebbe anche l'attacco dell'acqua.
Lo spazio per il frigorifero invece in teoria ce l'avremmo, così, dopo accese discussioni su quale comprare ma soprattutto dove metterlo ci siamo messi in cerca.
I centri commerciali sono abbastanza per potersi fare un'idea e la cosa buffa è che siamo partiti dall'ipermegafigo frigorifero color silver alto quasi due metri e di marca poi, pensando che il frigo che abbiamo è praticamente il niente del niente, abbiamo accettato il compromesso del frigo non gigante, bianco ma soprattutto di marca sconosciuta. Finché non abbiamo trovato un Ignis in offerta a 329 euro. Gigante, di marca, e color silver.
Nulla, felici come due bambini siamo tornati a casa per prendere le misure. Sì perché sapete, vivendo in una mansarda, non sai mai cosa ti ci sta sulle pareti. Devi tenere conto che l'altezza del soffitto non è sempre la stessa e non puoi piazzare in casa tutti i mobili che vuoi.
Per qualche strano tipo di fortuna il frigo ci sta, e oggi siamo andati a comprarlo. Finalmente possiamo mettere la brita nel frigo, preoccuparci meno delle muffe, e avere un congelatore in cui dimenticarci ogni genere d'alimento.

09 marzo 2012

Il mio colloquio in agenzia immobiliare

Mi ci vedete a vendere case? No? Bhe, nemmeno io.

Quando cerchi un lavoro non puoi essere troppo schizzinoso, e quindi sì andiamo a fare sto colloquio.
L'agenzia immobiliare, che non nominerò, è molto famosa. Diciamo che è L'Agenzia, con la elle e la a maiuscole, di più non dirò.
Appena arrivo, un signore mi fa accomodare e mi chiede di compilare un questionario. Oltre alle cose basilari, esempio: il mio nome, mi vengono chieste cose del tipo "indicare 6 valori/princìpi importanti nella mia vita", oppure "indicare 6 aggettivi inerenti al mio lavoro ideale". Insomma mi sono spremuta talmente tanto le meningi che alla fine stavo scrivendo a caso anche il mio nome.
Una domanda del tipo "come ti vedi tra 10 anni?" semplice per la maggior parte della popolazione, per me è grossa crisi, per intenderci.

Insomma una volta compilato il mio questionario "mirato" arriva la parte del colloquio. Mi fanno accomodare in un'altra stanza dove un signore, mister agenteimmobiliarenumerouno, mi stringe la mano cordiale e si siede, facendo luccicare per bene la spilletta col logo dell'agenzia sul giacchino.
"Cosa sa di (nomeazienda)?"
"Bhe, siete un franchising, vi occupate della vendita e dell'affitto di immobili e probabilmente siete i più diffusi a livello nazionale"
Noto un sorrisino compiaciuto nel boss, mi conferma quello che ho appena descritto ma il lavoro che mi propone è "ni". Si tratta di essere lavoratori totalmente autonomi con partita IVA. Non dico niente ma la mia espressione parla per me, è evidente che mi aspettavo un tipo di lavoro diverso (ma davvero voi, agenti immobiliari, siete tutti lavoratori autonomi con partita IVA o questa è una realtà a sé?).

Comunque dopo la stretta di mano e la mia ammissione del fatto che speravo in un'offerta diversa, dico al boss di pensarci entrambi, perché non voglio chiudere la porta a questa "eventuale" opportunità. Mi da' il biglietto da visita ed esco pensando a se mai lo avrei richiamato. A dirla tutta oggi non so nemmeno dove ho messo quel biglietto da visita.

Mi spiace, ho un pochino di tempo e preferisco cercare un lavoro un pochino meno e un pochino più (inserire aggettivi a caso, a seconda dei propri gusti personali).

08 marzo 2012

Due pazze in centro a Bologna

Chi dice che in rete si incontrano solo maniaci non ha mai girato la rete. La rete è come una grande città, puoi trovare i delinquenti e le persone giuste, bisogna avere buon senso e pazienza e possono nascere amicizie e rapporti incredibili. Ma veniamo ad oggi! Oggi una mia amica, Zion, ha preso un giorno di ferie per venirmi a trovare da Milano e fare acquistini cosmetici, e non. insieme, far quattro chiacchiere, insomma passare un po' di tempo insieme. A me devo dire la cosa mi ha stupito, capita raramente che un'amica prenda un giorno di ferie per me, per questo e perché mi trovo molto bene con lei, ero contenta come una bambina che scarta il regalo di Natale (e Natale poverino è rimasto senza - ahahah miss simpatia lo so!). E indovinate come l'ho conosciuta? Un popò di anni fa, quando nacque il mio blog. Nel lontano 2005-2006.

Per cui arrivo zompettando in stazione, in ritardo perché il mio trenino ha deciso di fare tardi, e intanto mi chiama. Lei è già al binario, le dico dove sono, ma optiamo per vederci all'uscita ma "non quella principale, l'altra". Mi metto su piazzale ovest e aspetto. Mi richiama, è sul mio (ormai ex) binario!

Abbracci, baci, evvai! Si parte. Cominciamo con un bel giretto per via Indipendenza, tappa obbligata da Kiko dove ricompro un mascara, una "tinta per sopracciglia" (sìsì avete capito bene) e un gel per pettinare le sopracciglia. Ce lo avevo ma l'ho perso misteriosamente a casa di Fry le prima volte che sono andata a trovarlo. Lo avrà mangiato Maya.

Passeggiando passeggiando siamo arrivati alla chiesa di S. Petronio che Zion non aveva mai visitato. In effetti quando ha abitato a Bologna non ha avuto molto tempo per visitarla. Così entriamo e in effetti, bhe fa effetto. E' proprio una bella chiesa. Le ho raccontato a grandi linee la storia (perché io purtroppo non ricordo mai niente e copro le mancanze con la fantasia, però potrei non essermi inventata troppo). Dopodichè saltino al museo, all'interno della basilica, dove ha comprato delle caramelle fatte dai frati ghtyauefensi (non ricordo, abbiate pietà. Forse erano camaldolesi...) - approposito com'erano le gnam gnam?

Tappa da Sephora dove constatiamo, purtroppo, che a Bologna non è ancora arrivata la Urban Decay... Peccato perché cercavamo proprio la loro mitica primer potion, ma troviamo una valida alternativa della benefit (o too faced, sono due marche che confondo *sempre*) - ah no era la benefit, perché tra i suoi prodotti aveva la bene-tint, e per assonanza...

Esploriamo il piano di sotto pieno di ombrettini marchiati Sephora ma soprattutto la palette per lo smokey eyes. Totalmente inutile resistere. Scivola in borsa così facilmente!

Quindi succede una cosa buffissima, Zion doveva stampare la mail del biglietto del viaggio di ritorno, così abbiamo anche la fortuna di incontrare un internet point sul nostro cammino. Entriamo e un omino sta fotocopiando un libro. "Salve". Nessuna risposta. Segue uno scambio di battute che definire epico è riduttivo. Per farvela breve il tizio delle fotocopie ci cagava a tratti e rispondendo solo a monosillabi. Farci dare un po' di attenzione è stato davvero difficile (che sudata!) ma alla fine fatto anche questo.

Gli stomaci cominciano un po' a brontolare, volevo fare prima un giro da coin ma camminiamo camminiamo camminiamo e ci perdiamo. Poi Bologna è un gran casino, ci sono portici ovunque, le strade si somigliano un po' tutte. Ci arrendiamo ai mezzi tecnologici, io con il mio Samsung e lei con il Nokia. E nonostante ciò riusciamo a sbagliare di nuovo strada (credo che abbiamo attraversato strada maggiore due o tre volte prima di prendere il verso giusto). Io mi perderei anche dietro casa! Trovato ITIT, mangiato e fatto due saluti a due amici incontrati lì per caso riprendiamo i nostri giri, andando all'OVS e da Orea Malià, un hair stylist in centro a Bologna che in realtà si è rivelato davvero alla mano. Gli abbiamo chiesto quanto costa fare un paio di cose, abbiamo appreso che per essere chi è non è poi così caro e andiamo via soddisfatte, incamminandoci verso la stazione. Che dire, sono stata davvero bene e vorrei davvero ringraziarla per avermi fatto scordare per questo pomeriggio che sono incasinata e che sto cercando un lavoro. Abbiamo parlato tanto e di tutto, soprattutto dei rapporti umani. Ci siamo trovate in accordo su tante cose, stupefacente.

Poi però stasera, bhe stasera m'è rimasta la scimmia dei capelli. Convinco il povero Fry a fare la spesa al centro commerciale "così intanto posso anche tagliarmi i capelli" e dato che se li deve tagliare anche lui, finisce che passiamo la sera dal parrucchello. Quando, dopo avermi lavato i capelli, la parrucchiera guarda dal mio cellulare il taglio, rimane perplessa un attimo e dice "Aspetta, vado a chiamarti la mia collega, che lei questi tagli li sa fare". In effetti, a parte non sputare mai in terra, è molto brava. Solo che sforbicia così tanto che mi chiedo quando mai finirà. Il risultato? Giudicate voi. A me piace molto e devo dire che la parte con i capelli molto corti mi piace talmente tanto che penso che appena arriverà il caldo li taglierò tutti corti definitivamente.

Quindi stupenda giornata, in compagnia di un'amica che ho trovato grazie a queste pagine e che sono proprio contenta di aver conosciuto. Grazie cara Zion.

Canzone del giorno: Casa Mia Spazio Bianco



La mia "festa" della Donna

Zion e Carla in giro a perdersi per le strade di Bologna. Stay tuned per il racconto della giornata!

06 marzo 2012

Possibile che...

... non vi abbia mai parlato della mia avventura con il feticista dei piedi? Ah no? Bhe allora rimanete collegati.

Il mio francese

Un paio di anni fa mi sono cimentata nello studio di questa astrusa lingua e la motivazione di ciò - dato che essenzialmente non sono assolutamente portata per le lingue, e non parlo nemmeno un po' di inglese - era una e una sola. In Madagascar, oltre al malgascio, parlano il francese.
Ora, non so se mai voi vi siete appropinquati a questa lingua, ma temo che l'unico modo che esista per pronunciare bene il francese sia tenere le labbrucce strette come il buchin del sederin o meglio, come dico io, nella stessa posizione in cui le terreste dopo aver addentato una bella fetta di asprissimo limone.
La cosa stranissima è che mi imbarazza pronunciarla, anche a casa, da sola. Questo dovrebbe fare intendere che tipo di paranoia ho nel parlare un'altra lingua, e quindi che più che non saperla, sono bloccata nell'esprimerla.

Stay tuned, se riesco ad arrivare a fondo a questa cosa dovrò anche cercare un essere umano con cui ciaciare di questa roba.

Stanotte invece altro sogno strano di cui ricordo solo poche scene. Devo fare il prelievo del sangue. Mi infilano al dito quella pinza per prendere la pressione. Dopo aver visto che la mia pressione è ok, decidono di non farmi il prelievo perché sono "in perfetta salute". Comincio a litigare con loro: non devo fare i prelievi per un mio capriccio personale, anzi eviterei volentieri, ma sono i miei controlli e devono prelevarmi il sangue. Ma non riesco a convincerli, per loro il prelievo non è assolutamente necessario.

Altra scena: sono alla cassa e sto pagando qualcosa, devo pagare sui 5 euro ma la commessa invece di dirmi 4.43 euro, mi dice quattrocentotrèdieci. Io non capisco così le chiedo di ripetere diverse volte finché non mi spiegano che quattrocentotrèdieci significa 443, ovvero 4,43. Mi dicono che in Emilia Romagna si usa dire così.

La prima parte bhe, allora. Quando avevo tipo 14 anni sono andata a una mostra di roba multimediale interattiva. Una installazione in particolare mi aveva colpito. Si trattava di una sorta di trono dove bisognava attaccarsi all'indice sinistro una di quelle pinzette per la pressione e in base al tuo battito e alla pressione, sul monitor di fronte avevi scene diverse. Era una sorta di viaggio all'interno del cuore alla fine del quale io avevo sentito un boato di ovazioni, come un pubblico che mi acclama, mentre la mia migliore amica per esempio, aveva trovato la formula della relatività.
Questo è il mio ricordo di questa sorta di pinza che altre volte non ho mai usato - no aspetta - ora che ci penso tutti i miei interventi con anestesia totale presentavano questo aggeggio, giustamente.
Inoltre quando devo andare a fare una visita mi capita spesso di dover discutere sul perché faccia determinate analisi. Del tipo: "Ma perché fa la mammografia? E' giovane!". Oppure "A cosa le serve un'ecodoppler cardiaca? Non mi pare abbia problemi di cuore". Ecco.

La seconda parte penso che sia in parte dovuta alle mie precedenti difficoltà di capire il dialetto (modenese per lo più) che i vecchietti mi parlavano allo sportello, e in parte dovuta al fatto che il mio amico Malconcio, tornato ora da Monaco - dove vive adesso - per un weekend a Bologna mi spiegava che in tedesco i numeri si dicono al contrario. Ovvero per dire 4 euro e 10 (se non ricordo male) si dice 10 e 4. Qualcosa del genere.

Ora mi preparo un bel colapranzo e vi lascio con la canzone del giorno (gentilmente offerta da Fry, quest'oggi).


Canzone del giorno: Up Patriots To Arms Subsonica/Battiato

05 marzo 2012

Gioco anch'io al passaparola...

... di solito non lo faccio ma potrebbe essere uno spunto carino anche per questo blog che, ricordiamolo, non parla di attualità, nè di politica, nè di scienza, parla solo ed esclusivamente di me. Ci sono blogger molto più qualificati per le altre sezioni di cui sopra.
Per cui, cominciamo. Mela mi ha chiesto, sul suo blog, di elencare 10 cose che mi fanno star bene.

Ovviamente sono in ordine sparso e ovviamente non ho letto quelle di Mela, per non farmi influenzare.

1) Le domeniche "pigiama" passate con Fry. Sono quelle domeniche in cui ci vietiamo di uscire di casa e che passiamo pigramente e svogliati sul divano a farci i cabasisi nostri. In totale relax.
2) Gli abbracci dei miei nipotini: mi fanno venire mal di testa quando li vedo, ma quando si litigano un posto in braccio alla loro zia non posso fare a meno di pensare che i bimbi, loro sì, che sanno per davvero cosa significhi voler bene.
3) I miei amici pelosi. Quando Maya mi si appisola sulla pancia e quando i miei bassottini vengono a farmi le feste, bhe, è una sensazione strana. Il loro amore incondizionato mi commuove sempre.
4) Ovviamente il mio moroso. Quando sto male mi abbraccia e tra le sue braccia mi sento protetta e al sicuro.
5) Il rumore della pioggia di notte. Meglio se è un bel temporale.
6) Un libro coinvolgente: diventa il mio migliore amico quando la realtà non è come vorrei-
7) Le mie adorate piante carnivore, ormai lontane su a Torino. Appena avevo cominciato a coltivarle perdevo addirittura il bus perché mi fissavo a guardarle. Passavo ore togliendo loro foglie secche e a controllare che non avessero afidi. Ero totalmente innamorata. Ora un po' meno, ma come è giusto che sia, gli amori si trasformano. Da passionali a un po' meno, e infine a una complicità che non ha bisogno di troppe parole.
8) I miei pochissimi amici, che poi a conti fatti sono tantissimi. Da manuale sono lenta ad affezionarmi alle persone e le persone non mi amano moltissimo perché nonostante la mia apparente vivacità, sono un persona riservatissima, a cui piace starsene da sola e sulle sue, che non ama le domande. La verità è che quando noto un vero interesse senza secondi fini lascio cadere tutte le barriere e per mia fortuna non sono così poche le persone che non hanno secondi fini.
9) La musica. Soprattutto i concerti. La musica dal vivo mi accende il cervello, allontana i brutti pensieri, mi fa sentire viva e partecipe del mondo.
10) tutto quello che non ho scritto prima e che ora non mi viene in mente. Cantare sotto la doccia, provare nuovi sapori, guardare un film romantico a lieto fine, prendermi cura di me stessa, ricevere un complimento sincero, prendere un regalo azzeccatissimo, fare piedoni nella neve, ecc ecc

Ho barato? Forse sì. Ma 10 cose sono troppo poche e la vita è troppo breve per farsene mancare.

Lascio la palla a Zion. Buona giornata.

I miei soliti sognincubi e la storia di Navarre il lupo e dei volontari coraggiosi che l'hanno salvato

Prima di fare qualsiasi cosa vi farei vedere due video che raccontano una storia. Inutile raccontarvi di come abbia sparso lacrime in quantità industriale. Quando vedo queste cose il mio cervello allenta la presa sul "non devi piangere perché sei una bambina coraggiosa" a apre i rubinetti.

Questo mi riporta al passato, quando ero piccola un giorno han dato in tv il film "L'orso". Io volevo vederlo ma mia mamma mi disse "Te lo faccio vedere solo se non piangi". Così io, accettata la sfida, lo guardai con la morsa al cuore, tenendomi le mani strette sulle tempie per tirare verso l'esterno la pelle, stringendo gli occhi, in modo da non fare uscire nemmeno una lacrima.

Ecco a voi la storia di Navarre, e dei volontari che l'hanno riportato a questo mondo.







Dolce Navarre, spero che ti riprenderai presto (e che ferirai a morte chi ti ha infilato 35 pallini di piombo in corpo).

Ora passiamo al racconto del mio sogno di stanotte e alle diverse paranoie che ho affrontato.
Innanzitutto io e Fry ci troviamo in una casa che pare sia infestata. I proprietari fanno dormire in quella casa le persone a mo' di attrazione turistica. Pare che si sentano dei bambini correre e che qualcuno li abbia anche visti. In particolare c'è una bimba con la fronte macchiata di sangue. Altre persone hanno sentito qualcuno che si sedeva sul letto quando in realtà non c'era nessuno.
Anche nei sogni rivelo la mia passione per il macabro.

Vediamo se riesco a descrivervi la stanza. Dunque io dormo alla destra del letto (come ora) e alla mia destra c'è una finestra con tende bianche semitrasparenti. Di fronte al letto c'è uno specchio appeso (come nella camera dei miei genitori nella prima casa in cui ho abitato). A sinistra del letto c'è un armadio e una porta che da' sulle scale.

Appena le luci si spengono e comincio a dormire (sognare di dormire.. argh), inizio a vedere dei lampi nel mio campo visivo, non appena socchiudo gli occhi, delle ombre sempre al lato sinistro del letto e le tende che si muovono. Nel sogno sono terrorizzata. So che Fry non si sveglia nemmeno con le cannonate quindi non posso chiedergli se mi sono agitata nel sonno.
Ogni volta che vedo qualcosa, sveglio Fry, sempre nel sogno ovvio, e lui che non vede nulla, si rimette a dormire. Finché non vedo muoversi lo specchio, come se fosse fatto di sostanza morbida e qualcuno spingesse con le dita dall'altra parte del muro verso di me. Io non posso dormire, ho sempre più paura. Fry però si scoccia, anche lui ha perso il sonno (lo sveglio ogni due secondi) quindi si alza e va via, non so dove e io rimango da sola terrorizzata. Finché non appare una bambina bionda, con il sangue che cola in fronte e nel vederla così fisica, quasi normale a parte il sangue, mi tranquillizzo un po'. A lei si aggiungono altri bambini, un po' palliducci ma senza sangue che cola. Sì mi calmo decisamente, loro non mi fanno paura.

Ora nel sogno capita una cosa strana, come se il focus si spostasse su un'altra persona e improvvisamente con una telecamera esterna venisse ripresa un'altra scena. Fry che non è più Fry nell'aspetto ma è diventato Jason Hawes che, per chi non lo sapesse, è il conduttore di una serie televisiva che parla proprio di fantasmi e luoghi infestati (Ghost Hunters). Lui si trova dietro alla parete che contiene lo specchio e ha scoperto che ogni cosa che accade è finta e ben sceneggiata. Ma invece di arrabbiarsi e decidere di venire a dirmi tutto, sta lì e guarda che cosa hanno fatto i registi per creare gli effetti. E decide di non dirmelo.

Io lo so perché decide di non dirmelo, nel sogno.
Io e Fry abbiamo due approcci diversi per queste cose. Lui è molto razionale e scientifico, e di base lo sono anch'io. Solo che ho bisogno di sapere che esiste un modo per comunicare con chi non c'è più. E' un bisogno intimo, dovuto sicuramente alla mia storia personale. Inutile dire che poco fa mi ero presa per questa trasmissione, in cui queste persone andavano in posti infestati, registravano cose e poi risentivano i nastri e trovavano quasi sempre voci a sostegno delle loro tesi. Fry non era del tutto d'accordo così nacque un'accesa discussione che finì con le mie, apparentemente senza senso, lacrime. La realtà è che ho proprio bisogno di credere ad alcune cose, senza che nessuno mi dica che "non hanno senso" oppure che "non esistono" oppure che "le misurazioni effettuate non hanno alcun valore scientifico". Quindi non voglio mettere in discussione questa cosa, semplicemente perché ne ho estremamente bisogno. Ma non ho modo per difendere la mia posizione, perché non posso effettivamente dimostrare nulla.

Dopo questa discussione Fry ha lasciato che io guardassi ciò che volevo e credessi quello che mi pareva, com'è giusto che sia.
Nel sogno Fry fa una cosa in più, lascia che addirittura io creda a qualcosa di palesemente falso, per non smontare una cosa di cui ho effettivamente bisogno. Sta di fatto che a forza di guardare questa trasmissione mi sono resa conto che molte, moltissime cose, possono essere falsate (sì lo so che voi lo sapevate, ma io sono una personcina ingenua) e le loro registrazioni in effetti contengono interferenze cui poi danno un significato del tutto arbitrario. E' come se io vi dicessi "grffhnnnfgfg" e uno dicesse "ha detto 'graffiante'" e tutti riascoltandolo annuirebbero perché, improvvisamente, nel loro cervello quel suono aveva preso una direzione, un senso.
Se vi dovessi spiegare da dove arrivano queste interferenze, bhe non lo so. Può anche darsi che siano messaggi, può anche darsi che siano semplicemente suoni dovuti a elettromagnetismo o simili. Non lo so.

Mi sono svegliata con un'ulteriore paranoia. Non ricordavo più quando fosse il compleanno della mia nipotina. Ed ero convinta, stanotte/stamattina presto, che fosse a marzo. Quindi mi sono svegliata per cercare nota nel calendario del cellulare ma non ho trovato scritto niente e non sono più riuscita a dormire perché temevo di essermi dimenticata di farle gli auguri. Decisa a chiamare mia mamma per chiedere informazioni, cerco prima nelle email, magari ne ho parlato con qualcuno.
Infatti.
Il compleanno di Carlotta è il 3.
Il 3 luglio.

Essendo io un po' scleratina in questi giorni lascio che qualsiasi paranoia strana arrivi a me e mi attraversi, se no è la fine.

04 marzo 2012

Ciao Lucio Dalla

Per evitare di scrivere due volte, vi lascio alla lettura dell'altro blog che condivido con Fry, per leggere la nostra giornata di ieri, del nostro incontro con Leo Ortolani e dell'ultimo saluto che Bologna ha dato a Lucio Dalla.

Ciao Lucio, la canzone di oggi, tua, ti è dedicata. E' un pezzo molto bello e spero che la chiesa di San Petronio ci ripensi e la faccia suonare al tuo funerale, oggi, 4/3/2012.

Canzone del giorno: 4/3/43 Lucio Dalla

01 marzo 2012

Strano sogno

Ogni tanto, quando ci sono periodi stressanti e il sonno fa fatica ad arrivare, io e Fry prendiamo delle goccine omeopatiche di valeriana. Ieri non abbiamo trovato la valeriana e in farmacia abbiamo comprato un misto di valeriana, biancospino e passiflora. E stanotte nemmeno il casino (ma davvero casino) di Maya ci ha potuti svegliare. La sentivo ma il mio cervello era rilassato e stava pensando "sì, vabbhe, smetterà, ora goditi questo riposo". E stamattina eravamo un po' storditini quindi sicuro stanotte meno gocce. Anche se funziona, eh?

Il sogno che ho fatto stamane era molto confuso. Mi trovavo in una casa strana, con luci basse e strane e pareti bianche e drappi colorati alle pareti e tende divisorie. Una casa fatta di scale e scalette. Sembrava una di quelle mostre d'arte un po' particolare, uno scenario alla David Lynch, in realtà io ero lì per fare il test del 730. Forse quello che ho saltato. La realtà è che questo posto era pieno di gente, poteva sembrare una festa, anche perché sembrava notte. Difficile dirlo dato che eravamo al chiuso. Ovunque c'erano strane installazioni, gente che parlava inglese. Ricordo di essere passata davanti a una ragazza con tratti orientali, che era salita su una scaletta e guardava la parete davanti a sè (in un corridoio) su cui c'era un piccolo forellino. Mentre guardava questo buco, mandando un bacio, diceva timidamente "Hello", a bassissima voce, ma in quel momento le sono passata davanti e ho visto un flash. Ho capito dunque che le avevo rovinato la fotografia, quindi ho detto un timidissimo "mi scusi" e sono passata avanti. Sta di fatto che mi scappava la pipì (in effetti mi sono svegliata che ne avrei fatti due litri) e quindi mi sono messa a cercare un bagno. Ovviamente trovare un bagno non era cosa facile con tutte quelle luci basse, di ogni colore, le scalette e nessuna indicazione. Finalmente trovo quello che potrebbe essere un bagno e mi ci siedo, ma il water era (non so come spiegarlo a parole) una specie di sedia ripiegabile che una volta seduta, mi aveva intrappolata. Stavo in una posizione scomodissima, al buio, schiacciata dentro questa seggiola e drappi ovunque. Solo allora mi rendo conto di essere in un corridoio lungo e sia alla mia destra che alla mia sinistra mi sono trovata una fila lunghissima di queste seggiole, occupate da altre donnine.

Una ragazza in piedi passava dietro di noi e a un certo punto disse "Ok, ragazze, state calme. Ora vi passo la pasta di olive". Io non avevo il coraggio di chiedere a cosa servisse (e come mi capita nella realtà, non volevo apparire ignorante e chiedere informazioni aggiuntive) così guardai che facevano le ragazze prima di me. Quella seduta due seggiole alla mia destra (che ricordo come sinistra perché nei sogni mi vedo spesso come in una telecamera, che mi riprende) prende questa pasta, abbastanza duretta e gommosa, e comincia a spalmarsela sui denti e sul viso. Quindi la mia vicina più prossima prende coraggio e chiede a cosa serve e la donnina risponde "Per pulirsi i denti!".

Guardo la donnina due seggiole in là che sapeva cosa fare e la imito. Noto infatti che preme la pasta sull'arcata dentale superiore, come a farne un calco (premetto che aveva la consistenza del didò, per intenderci), poi fa la stessa cosa anche con l'arcata inferiore e poi mastica il tutto e reimpasta con le mani.

Poi mi sono svegliata. Ricordo di esserci andata con altre persone, ma non ricordo se con gli amici di Firenze o i miei amici del corso Java.

Buffo.

Canzone del giorno: Prima di partire per un lungo viaggio Irene Grandi

Oggi tenterò di rifare questo makeup. Mi faccio gli auguri da sola .


Source: google.co.in via Carla on Pinterest

29 febbraio 2012

Grazie!

Che dire ragazzi, grazie! Qualcuno ha segnalato il blog sul sito del comune di Torino. Sono un po' emozionata! Grazie mille.