Mi ero dimenticata perché tenevo vivo questo blog. Ci sono tante e tante ragioni. Una delle tante (e una delle principali) è che grazie a questa paginetta io e Roccio ci siamo conosciuti.
Ma sarei falsa se non dicessi anche questo: mi piace tanto scrivere di me e leggermi. Anche dopo tanto tempo.
L'ho riscoperto questo weekend. Da mia mamma ho trovato i miei vecchi diari. Per vecchi intendo diari dei miei 14-15-16 anni. Roba preistorica e bellissima: quanto ero piccola, quanto era piccolo il mio cervellino. Rileggermi è una splendida scoperta. Non avevo nient'altro da fare che piangermi addosso. Ogni due pagine trovo una splendida descrizione di quanto ero depressa e quanto la vita faceva schifo.
E' stupendo potersi ricredere, rileggere queste cose e sorriderne. Sorridere anche di cose più gravi: "2/4/1995 - domenica. Da lunedì a sabato sono stata in ospedale xché mi hanno trovato dei linfonodi che a lungo andare sarebbero potuti diventare linfomi che sono tumori maligni."
Bha, peccato che poi: "6/4/1995 - giovedì. Il dottore mi ha detto che ho dei linfomi e che devo fare la chemioterapia e la radioterapia e ogni due settimane mi dovrò fare la flebo! La chemioterapia mi farà cadere i capelli. [...] Domani andrò a scuola e martedì farò la TAC."
"Giovedì 4/1/1996. Stamattina ho fatto l'ultima chemioterapia [...] Ho vomitato: 2 o 3 volte ... boh?".
Ci sono un sacco di altri appunti simpatici, ad esempio: "26/01/1997 - Domenica. Ieri sera sono andata all'Albero Occupato [un centro sociale occupato, non credo esista più] con Luisa, poi ho dormito da lei."
"10/07/1997 - giovedì. Stase concerto dei NOFX. Sballo!"
Questo per dire che mi rileggerei di continuo. Mi piace scrivere ma, soprattutto, mi piace leggermi. Dannato narcisismo.
Ecco perché.
Ieri sera io, Roccio, Melania, Giorgio e Cosimo siamo andati a una serata di assaggio di Whisky (puri single malt) al Drunk Ladder Pub a Sesto Fiorentino. Noi pensavamo a una cosa molto molto più scialla e invece era una cosa serissima! Immaginate di entrare in un pub con l'intenzione di ubriacarvi quasi abbestia e trovare tovagliette di carta con i tondini numerati disegnati sopra e su ogni tondino piazzato un bicchiere con un whisky diverso, e tutti i bicchieri hanno la scritta rivolta da una parte. Ordinatissimi. Poi un proiettore e la bandiera della scozia su cui erano poggiate le bottiglie relative ai bicchieri **in ordine**!
Per dire: il bicchiere sul tondino numero 1 conteneva il whisky della prima bottiglia a sinistra. Incredibile.
Ammetto che la presentazione è stata parecchio bellina, soprattutto istruttiva. Se non altro ora so perché vengono distrutte le torbiere in cui crescono le mie amate piantine carnivore. Per bruciare la torba essiccata e tostare l'orzo che poi diventa malto, cosa che gli conferisce un sapore di affumicato (io dico che sa di speck, ma non troppo ad alta voce che gli intenditori mi prendono a bastonate!). Ubriacarsi di raffinato whisky o lasciare alla natura le piantine carnivore? Non mi pongo il problema, penso che farò entrambe le cose. E a dirla tutta non so nemmeno se in Scozia ci sono piante carnivore. Forse non ce ne sono più perché tutta la torba viene presa per affumicare il whisky.
Al secondo bicchiere già non mi ponevo più il problema. Sentire qualche odore e qualche retrogusto con tutto quell'alcol era davvero difficile. Cosimo si lasciava andare a interpretazioni ad alta voce "Sa di fragoline di bosco" oppure "Sa di nebbia!". E' stata una serata davvero bellina, corredata di whisky, risate e stuzzichini preparati dal pub. Davvero eccellenti. Come potremo mai mancare all'assagio dei rum?
Siamo già prenotati!
31 marzo 2010
22 marzo 2010
Aria di primavera, aria di vacanza
Io e Roccio non siamo mai davvero andati via insieme da soli per una vacanza. Abbiamo girato dei weekend qua e là: un weekend a Roma, uno a Venezia. Ogni tanto abbiamo fatto una gita fuori porta di una giornata in qualche posto qui vicino. L'anno scorso siamo andati in vacanza con amici a Lisbona. Quindi sono contenta che andiamo via a giugno. Andremo a Londra!
Quindi quest'arrivo di primavera e di caldino mi fa già assaporare le vacanzine.
Prima di quello però le visite. Ne ho un sacco da fare, solo i prelievi occupano quattro impegnative. Poi c'è la visita dermatologica, l'ecografia del cuore, l'ecografia della tiroide, la prova delle funzionalità respiratorie (sembra che gli scorsi esami fossero un po' alterati) e infine la visita endocrinologica.
Domenica invece io Roccio ed Emiliano siamo andati a seguire una specie di minicorso introduttivo sulla PNL. Tutto è andato bene per la prima oretta, finché Roccio non ha perso l'anello. E ci siamo trovati entrambi a scostare giacche e a guardare sotto le sedie degli altri, fino a quando dopo due orette abbiamo fatto pausa. Allora ci siamo messi a controllare in tutta la sala conferenze ma nulla. Finché io scappo in bagno e risalendo le scale cosa vedo per terra tra la ringhiera e le scale? L'anello. Era scappato da sè, non ci sono dubbi.
In questi giorni sono talmente nervosa che anch'io mi starei lontana, se solo potessi.
Quindi quest'arrivo di primavera e di caldino mi fa già assaporare le vacanzine.
Prima di quello però le visite. Ne ho un sacco da fare, solo i prelievi occupano quattro impegnative. Poi c'è la visita dermatologica, l'ecografia del cuore, l'ecografia della tiroide, la prova delle funzionalità respiratorie (sembra che gli scorsi esami fossero un po' alterati) e infine la visita endocrinologica.
Domenica invece io Roccio ed Emiliano siamo andati a seguire una specie di minicorso introduttivo sulla PNL. Tutto è andato bene per la prima oretta, finché Roccio non ha perso l'anello. E ci siamo trovati entrambi a scostare giacche e a guardare sotto le sedie degli altri, fino a quando dopo due orette abbiamo fatto pausa. Allora ci siamo messi a controllare in tutta la sala conferenze ma nulla. Finché io scappo in bagno e risalendo le scale cosa vedo per terra tra la ringhiera e le scale? L'anello. Era scappato da sè, non ci sono dubbi.
In questi giorni sono talmente nervosa che anch'io mi starei lontana, se solo potessi.
09 marzo 2010
Un weekend tra piante (carnivore, ovvio)
Questo weekend è stato impegnativo, ma molto bellino. Sabato mattina arriva il pacchetto con la palette (o come la chiama la mia collega "la paletta") di Alice in Wonderland made by Urban Decay. Ovviamente la provo subito, i colori sono molto pigmentati, le matitine sono spettacolati e la confezione, bhe è il pezzo meglio. Dopo aver rotto tanto finalmente è arrivata.
Sabato pomeriggio facciamo due passi, anche perché al liceo dove ci sarebbe stato l'incontro di piante non c'è nessuno, quindi scopriamo in un bar lì vicino, una tavoletta di cioccolato spettacolare, marca Amedei.
Appena arriva l'ora x andiamo a casa, ci devono raggiungere amici per andare alla cena al buio.
Cos'è una cena al buio? E' una cena dove usi tutti gli altri sensi perché si mangia al buio totale. E' organizzata da un'associazione di non vedenti, e gli stessi non vedenti ci fanno da camerieri. Si entra in questo stanzone buio accompagnati dai camerieri, stile trenino, che ci portano al tavolo e ci fanno accomodare sulle sedie.
Mangiare al buio ti fa gustare tutti i più piccoli sapori, i rumori diventano preziosissimi, e ogni cosa si presenta in maniera differente. Non ci sono distrazioni visive e si è più concentrati su ciò che dice l'altra persona. Quando Massimiliano, uno dei camerieri, ci fa fare un giro per la stanza, scopriamo che per terra sono sistemati dei cavi che permettono loro di orientarsi, e che all'altezza di ogni tavolo, incollato al pavimento, è presente un cartone. Questo gli serve per capire dove fermarsi quando passano con i carrelli. Il caffè si prende alla luce, questo per evitare che qualcuno si scotti. I commenti successivi sono stati relativi a queste cose, soprattutto versarsi l'acqua è stato molto difficile. Per quanto ci sembrava di inclinare la bottiglia alla fine il bicchiere non si riempiva.
La cosa che più di tutte mi ha commosso è stato il tocco di Massimiliano che non è un tocco di una persona che ti sta prendendo per mano ma che, in qualche modo, ti vede.
Due ore certo non sono una vita. Ma sicuramente hanno un significato.
Domenica mattina mi sveglio presto per farmi la doccia, ci aspetta una giornata carnivora. E' tanto che non vado agli incontri, un po' perché non c'è più nessuno che conosco, un po' perché è cambiato lo spirito e questo mi spiace. Infatti la prima parte dell'incontro riguarda un progetto di conservazione delle piante carnivore in Italia (nello specifico di un particolare tipo di piante che sembra crescere solo in un particolare posto della Toscana). E' una cosa molto bella, ma... non lo so. In ogni caso ho imparato delle cose nuove e ne sono contenta. In più ho comprato una Sarracenia flava var. Cuprea ed ero felice come una bambina che ha un giochino nuovo. Il grandissimo Sergio Cecchi mi ha donato un po' del suo sfagno e una fogliolina di Cephalotus che spero riesca a fare la sua taleina.
E' stata una giornata carina ma confesso di essermi sentita un po' fuori posto. Non lo sento più come un mondo che mi appartiene, per cui continuerò a coltivare ma non so quanto potrò andare agli incontri, se non altro per "incontrare". Se ci andrò sarà per acquistare qualche pianta o per fare una passeggiata e quest'anno spero di non saltare Longarone, più per i rettili che per le piante.
Domenica sera una pizza tra amici è la scusa affinché i nostri ometti possano mettersi d'accordo per preparaci la cenetta per il giorno dopo, festa della donna. L'idea è stata di Melania che ha proposto "ma perché invece di andare a mangiare fuori non ci facciamo preparare una bella cenetta?". L'idea è fantastica e i nostri ometti, il giorno seguente, sono stati davvero eccezionali.
Hanno fatto la spesina e hanno preparato una cena eccezionale.
La tavola era carinissima e al centro tavola era pronto un menù scritto a mano: ogni piatto aveva il nome di una donna famosa. Antipasto in bicchierino di formaggio e aceto balsamico, e rotolini di strisce di zucchine cotte alla piastra ripiene di prosciutto cotto e formaggio frullati, mezze penne con 'nduja e gorgonzola, coscette di pollo impanate nei cornflakes, cotti al forno e contorno di zucchine, torta mimosa.
Decisamente la festa della donna più bella della storia. Qui le foto.
Bravissimi i nostri ometti, ora scusate c'è uno spogliarello che mi aspetta, devo mettere su la
Canzone del giorno: Hot Stuff Donna Summer
P.s. stanotte ho sognato il matrimonio di una mia cara amica. Lei aveva lo stesso vestito del suo vero matrimonio, però era bianco invece che verde. Camminavamo tutti dietro di lei e dello sposo come a una processione per un funerale, in una piazza di una città sconosciuta. C'era tantissimo vento e molto silenzio. Io la vedevo da dietro e i suoi capelli si muovevano in modo convulso. Si gira verso di me e mi dice "Vedi perché? Hanno tagliato tutti i pini. Questo è male".
Sabato pomeriggio facciamo due passi, anche perché al liceo dove ci sarebbe stato l'incontro di piante non c'è nessuno, quindi scopriamo in un bar lì vicino, una tavoletta di cioccolato spettacolare, marca Amedei.
Appena arriva l'ora x andiamo a casa, ci devono raggiungere amici per andare alla cena al buio.
Cos'è una cena al buio? E' una cena dove usi tutti gli altri sensi perché si mangia al buio totale. E' organizzata da un'associazione di non vedenti, e gli stessi non vedenti ci fanno da camerieri. Si entra in questo stanzone buio accompagnati dai camerieri, stile trenino, che ci portano al tavolo e ci fanno accomodare sulle sedie.
Mangiare al buio ti fa gustare tutti i più piccoli sapori, i rumori diventano preziosissimi, e ogni cosa si presenta in maniera differente. Non ci sono distrazioni visive e si è più concentrati su ciò che dice l'altra persona. Quando Massimiliano, uno dei camerieri, ci fa fare un giro per la stanza, scopriamo che per terra sono sistemati dei cavi che permettono loro di orientarsi, e che all'altezza di ogni tavolo, incollato al pavimento, è presente un cartone. Questo gli serve per capire dove fermarsi quando passano con i carrelli. Il caffè si prende alla luce, questo per evitare che qualcuno si scotti. I commenti successivi sono stati relativi a queste cose, soprattutto versarsi l'acqua è stato molto difficile. Per quanto ci sembrava di inclinare la bottiglia alla fine il bicchiere non si riempiva.
La cosa che più di tutte mi ha commosso è stato il tocco di Massimiliano che non è un tocco di una persona che ti sta prendendo per mano ma che, in qualche modo, ti vede.
Due ore certo non sono una vita. Ma sicuramente hanno un significato.
Domenica mattina mi sveglio presto per farmi la doccia, ci aspetta una giornata carnivora. E' tanto che non vado agli incontri, un po' perché non c'è più nessuno che conosco, un po' perché è cambiato lo spirito e questo mi spiace. Infatti la prima parte dell'incontro riguarda un progetto di conservazione delle piante carnivore in Italia (nello specifico di un particolare tipo di piante che sembra crescere solo in un particolare posto della Toscana). E' una cosa molto bella, ma... non lo so. In ogni caso ho imparato delle cose nuove e ne sono contenta. In più ho comprato una Sarracenia flava var. Cuprea ed ero felice come una bambina che ha un giochino nuovo. Il grandissimo Sergio Cecchi mi ha donato un po' del suo sfagno e una fogliolina di Cephalotus che spero riesca a fare la sua taleina.
E' stata una giornata carina ma confesso di essermi sentita un po' fuori posto. Non lo sento più come un mondo che mi appartiene, per cui continuerò a coltivare ma non so quanto potrò andare agli incontri, se non altro per "incontrare". Se ci andrò sarà per acquistare qualche pianta o per fare una passeggiata e quest'anno spero di non saltare Longarone, più per i rettili che per le piante.
Domenica sera una pizza tra amici è la scusa affinché i nostri ometti possano mettersi d'accordo per preparaci la cenetta per il giorno dopo, festa della donna. L'idea è stata di Melania che ha proposto "ma perché invece di andare a mangiare fuori non ci facciamo preparare una bella cenetta?". L'idea è fantastica e i nostri ometti, il giorno seguente, sono stati davvero eccezionali.
Hanno fatto la spesina e hanno preparato una cena eccezionale.
La tavola era carinissima e al centro tavola era pronto un menù scritto a mano: ogni piatto aveva il nome di una donna famosa. Antipasto in bicchierino di formaggio e aceto balsamico, e rotolini di strisce di zucchine cotte alla piastra ripiene di prosciutto cotto e formaggio frullati, mezze penne con 'nduja e gorgonzola, coscette di pollo impanate nei cornflakes, cotti al forno e contorno di zucchine, torta mimosa.
Decisamente la festa della donna più bella della storia. Qui le foto.
Bravissimi i nostri ometti, ora scusate c'è uno spogliarello che mi aspetta, devo mettere su la
Canzone del giorno: Hot Stuff Donna Summer
P.s. stanotte ho sognato il matrimonio di una mia cara amica. Lei aveva lo stesso vestito del suo vero matrimonio, però era bianco invece che verde. Camminavamo tutti dietro di lei e dello sposo come a una processione per un funerale, in una piazza di una città sconosciuta. C'era tantissimo vento e molto silenzio. Io la vedevo da dietro e i suoi capelli si muovevano in modo convulso. Si gira verso di me e mi dice "Vedi perché? Hanno tagliato tutti i pini. Questo è male".
02 marzo 2010
01 marzo 2010
Una domenica a rinvasar
Cosa fare domenica quando non si sa cosa fare?
Bhe per esempio aiutare qualcuno a rinvasare un centinaio di dioneine. Quando quel qualcuno poi è Il Grifo le risate sono assicurate.
Innanzitutto un po' di pubblicità: se volete acquistare delle piantine carnivore ci metto una parola io, comprate dal grifo, questo è il suo sito. Sembra uno slogan.
Comunque l'idea era di andare al mattino a Pontito (vedere il mio post precedente) e mangiare un panino per strada e poi andare a Pescia dal Grifo per essere lì alle 14.30. Peccato che siamo usciti da casa poco prima delle 12 e Pontito è parecchio inculata, e scusate il francesismo. Poi però in mezzo alle stradine di montagna mi scappava la pipì e ci siamo fermati in un bar, poi ci siamo un po' persi e abbiamo rinunciato. Siamo tornati verso Pescia per mangiare un panino ma era tutto chiuso. Fame a gogò ed erano quasi le 14 (alle 14.30 dovevamo essere al vivaio). Roccio in un attacco di fame devastante imbocca l'autostrada per cercare un autogrill. Torniamo quindi un po' indietro di qualche km e mangiamo un bel paninozzo, intanto si fanno le 15. Per farla breve abbiamo ritardato di circa un'ora! Argh!
Però alla fine ce l'abbiamo fatta e 120 dionee sono pronte nei singoli vasettini!
E dopo il duro lavoro Il Grifo, oltre ad avermi regalato una Sarracenia leucophylla e una Dionea, ci invita a casa a mangiare una pizza fatta da lui. Uno spettacolo.
L'ospitalità di queste due persone, Il Grifo e moglie, che ci hanno invitati senza praticamente conoscerci ci lascia senza parole. Sono stati decisamente deliziosi e ci siamo scompisciati con i loro racconti.
Grandi, continuate così!
E comprate le piantine dal Grifo!!!
Bhe per esempio aiutare qualcuno a rinvasare un centinaio di dioneine. Quando quel qualcuno poi è Il Grifo le risate sono assicurate.
Innanzitutto un po' di pubblicità: se volete acquistare delle piantine carnivore ci metto una parola io, comprate dal grifo, questo è il suo sito. Sembra uno slogan.
Comunque l'idea era di andare al mattino a Pontito (vedere il mio post precedente) e mangiare un panino per strada e poi andare a Pescia dal Grifo per essere lì alle 14.30. Peccato che siamo usciti da casa poco prima delle 12 e Pontito è parecchio inculata, e scusate il francesismo. Poi però in mezzo alle stradine di montagna mi scappava la pipì e ci siamo fermati in un bar, poi ci siamo un po' persi e abbiamo rinunciato. Siamo tornati verso Pescia per mangiare un panino ma era tutto chiuso. Fame a gogò ed erano quasi le 14 (alle 14.30 dovevamo essere al vivaio). Roccio in un attacco di fame devastante imbocca l'autostrada per cercare un autogrill. Torniamo quindi un po' indietro di qualche km e mangiamo un bel paninozzo, intanto si fanno le 15. Per farla breve abbiamo ritardato di circa un'ora! Argh!
Però alla fine ce l'abbiamo fatta e 120 dionee sono pronte nei singoli vasettini!
E dopo il duro lavoro Il Grifo, oltre ad avermi regalato una Sarracenia leucophylla e una Dionea, ci invita a casa a mangiare una pizza fatta da lui. Uno spettacolo.
L'ospitalità di queste due persone, Il Grifo e moglie, che ci hanno invitati senza praticamente conoscerci ci lascia senza parole. Sono stati decisamente deliziosi e ci siamo scompisciati con i loro racconti.
Grandi, continuate così!
E comprate le piantine dal Grifo!!!
18 febbraio 2010
Dr. Feelgood
Ultimamente ho perso le mie abitudini. Quando vivevo a Torino mi alzavo presto così potevo fare colazione, truccarmi con calma e leggere il giornale online, magari aggiornare il blog, preferibilmente non tutto insieme, altrimenti rischiavo di puciare il pennello del trucco nel latte passarmi i biscotti sulle labbra e addentare un ombretto. Ora mi sveglio, a volte, alle 8.05, mi lavo la faccia, metto la cremina, mi lavo i denti, prendo le mie pastiglie e mi catapulto in macchina. Arrivo stravolta in ufficio dove mangio un tocchettino di cioccolata fondente e bevo un mocaccino delle macchinette automatiche e in coma così come sono cerco di cominciare la mia giornata lavorativa.
In questi giorni sto cercando di svegliarmi a un orario decente per poter fare un minimo di colazione e truccarmi. Senza trucco sembra che un tir molto pesante mi abbia passeggiato sulla faccia e abbia fatto retromarcia per assicurarsi di avermi presa bene.
Sto leggendo un meraviglioso libro di Oliver Sacks, si intitola "Un antropologo su Marte", parla di 7 persone, 7 casi clinici ma dall'occhio di Sacks solo casi umani, storie di persone che hanno perso qualche capacità o ne hanno acquistate di nuove.
Finora ho letto tre storie ma l'ultima è buffa perché parla di un pittore mnemonista di Pontito, vicino Pescia in provincia di Pistoia. Ora è quasi un paesino abbandonato, con i suoi 70 abitanti e nessun tipo di turismo. Franco Magnani, il pittore mnemonista, nacque lì per poi trasferirsi, dopo aver girato mezzo mondo facendo il cuoco sulle navi da crociera, a San Francisco. Dopo una non meglio precisata malattia incomincia ad avere visioni incredibili e tridimensionali della sua città natia, quasi allucinazioni che lo portano a dipingere con dovizia di particolari i luoghi della sua infanzia, tanto che le fotografie degli stessi scorci da lui dipinti si dimostrano identici ai dipinti stessi. Che posso dire se non che sono curiosa di vedere Pontito?
Oliver Sacks è un medico grandioso e uno scrittore fantastico, è il lato umano della medicina, quella faccia di cui spesso scordiamo l'esistenza.
Dopo aver fatto la chemioterapia e per un po' di tempo, ricevevo a casa il giornalino dei volontari dell'ospedale: mi aveva colpito il racconto di un ragazzo che ammalatosi da ragazzino di un tumore alle ossa, aveva dovuto anche sentire le dure parole del medico: non avrebbe mai più camminato senza le grucce. Il ragazzo si fece forza fece molta fisioterapia e nuoto e le grucce non le usa. Ha una compagna e un bambino.
Mi ritengo fortunata perché i miei medici, invece, sono stati incredibilmente umani, passavano sempre a trovarmi alla fine del turno anche se mi trovavo in reparti diversi da quello di oncologia, rispondevano alle mie email quando gli scrivevo una volta finita la terapia, avevano sempre due minuti per me quando andavo a trovarli (una volta guarita fu difficile troncare quel cordone ombelicale che mi univa all'ospedale, ben felice di essere guarita, sentivo tuttavia di aver perso una specie di famiglia), accettavano con pazienza le mie domande e se avevo qualche problema di qualsiasi genere avevano sempre un medico da consigliarmi.
Nonostante fossi una discola (non volevo mai mettermi la mascherina chirurgica nemmeno quando avevo i globuli bianchi bassissimi, andavo a concerti, centri sociali, a scuola) non mi rimproveravano mai quando tornavo in ospedale con febbre altissima e la possessione di qualche batterio. Capivano che dietro i miei occhi grandi e sotto il mio cappellino che copriva la pelata e il mio fare anarchico si nascondeva una ragazzina che voleva solo sembrare normale e che una mascherina verde avrebbe ucciso.
Passare al nuovo ospedale per adulti mi mise ansia, ma il mio nuovo medico è un essere mitologico più uomo che medico. Sa come prendermi, è molto dolce, molto paziente e soprattutto molto competente. Dopo il tumore al seno non volevo prendere le pastiglie di tamoxifene prescrittemi. Temevo tutti gli effetti collaterali e nessuno riusciva a convincermi del contrario. Eppure mi bastò una sua email di risposta per tranquillizzarmi e capire che quella era la scelta giusta.
Credo che parte del mio ottimismo sia dovuto a loro, credo e sono convinta che il mondo sia più bello di come lo vede la gente, e che le persone siano sostanzialmente buone.
Io ci credo nelle persone.
Canzone del giorno: Dr. Feelgood Mötley Crüe
In questi giorni sto cercando di svegliarmi a un orario decente per poter fare un minimo di colazione e truccarmi. Senza trucco sembra che un tir molto pesante mi abbia passeggiato sulla faccia e abbia fatto retromarcia per assicurarsi di avermi presa bene.
Sto leggendo un meraviglioso libro di Oliver Sacks, si intitola "Un antropologo su Marte", parla di 7 persone, 7 casi clinici ma dall'occhio di Sacks solo casi umani, storie di persone che hanno perso qualche capacità o ne hanno acquistate di nuove.
Finora ho letto tre storie ma l'ultima è buffa perché parla di un pittore mnemonista di Pontito, vicino Pescia in provincia di Pistoia. Ora è quasi un paesino abbandonato, con i suoi 70 abitanti e nessun tipo di turismo. Franco Magnani, il pittore mnemonista, nacque lì per poi trasferirsi, dopo aver girato mezzo mondo facendo il cuoco sulle navi da crociera, a San Francisco. Dopo una non meglio precisata malattia incomincia ad avere visioni incredibili e tridimensionali della sua città natia, quasi allucinazioni che lo portano a dipingere con dovizia di particolari i luoghi della sua infanzia, tanto che le fotografie degli stessi scorci da lui dipinti si dimostrano identici ai dipinti stessi. Che posso dire se non che sono curiosa di vedere Pontito?
Oliver Sacks è un medico grandioso e uno scrittore fantastico, è il lato umano della medicina, quella faccia di cui spesso scordiamo l'esistenza.
Dopo aver fatto la chemioterapia e per un po' di tempo, ricevevo a casa il giornalino dei volontari dell'ospedale: mi aveva colpito il racconto di un ragazzo che ammalatosi da ragazzino di un tumore alle ossa, aveva dovuto anche sentire le dure parole del medico: non avrebbe mai più camminato senza le grucce. Il ragazzo si fece forza fece molta fisioterapia e nuoto e le grucce non le usa. Ha una compagna e un bambino.
Mi ritengo fortunata perché i miei medici, invece, sono stati incredibilmente umani, passavano sempre a trovarmi alla fine del turno anche se mi trovavo in reparti diversi da quello di oncologia, rispondevano alle mie email quando gli scrivevo una volta finita la terapia, avevano sempre due minuti per me quando andavo a trovarli (una volta guarita fu difficile troncare quel cordone ombelicale che mi univa all'ospedale, ben felice di essere guarita, sentivo tuttavia di aver perso una specie di famiglia), accettavano con pazienza le mie domande e se avevo qualche problema di qualsiasi genere avevano sempre un medico da consigliarmi.
Nonostante fossi una discola (non volevo mai mettermi la mascherina chirurgica nemmeno quando avevo i globuli bianchi bassissimi, andavo a concerti, centri sociali, a scuola) non mi rimproveravano mai quando tornavo in ospedale con febbre altissima e la possessione di qualche batterio. Capivano che dietro i miei occhi grandi e sotto il mio cappellino che copriva la pelata e il mio fare anarchico si nascondeva una ragazzina che voleva solo sembrare normale e che una mascherina verde avrebbe ucciso.
Passare al nuovo ospedale per adulti mi mise ansia, ma il mio nuovo medico è un essere mitologico più uomo che medico. Sa come prendermi, è molto dolce, molto paziente e soprattutto molto competente. Dopo il tumore al seno non volevo prendere le pastiglie di tamoxifene prescrittemi. Temevo tutti gli effetti collaterali e nessuno riusciva a convincermi del contrario. Eppure mi bastò una sua email di risposta per tranquillizzarmi e capire che quella era la scelta giusta.
Credo che parte del mio ottimismo sia dovuto a loro, credo e sono convinta che il mondo sia più bello di come lo vede la gente, e che le persone siano sostanzialmente buone.
Io ci credo nelle persone.
Canzone del giorno: Dr. Feelgood Mötley Crüe
17 febbraio 2010
Urban Decay Primer Potion Vs Artdeco eyeshadow base
Finalmente ieri abbiamo ritirato il pacchetto arrivato dalla Gran Bretagnia. Tutto a posto tranne un elemento che manca all'appello. Ho scritto subito al sito, anche perché questo pacco ha avuto esistenza travagliata. E' stato ordinato il 1° gennaio, il 5 me lo spediscono ma non arriva mai. Scrivo all'assistenza clienti, aspettiamo insieme allegramente 20 giorni lavorativi prima che si possa fare qualsiasi cosa e richiedo la nuova spedizione. Tutto ok, sono molto celeri ed efficienti ma quando apro il pacco vedo subito che mancano dei set di ombretti stila. Argh.
Scrivo subito anche perché credo che i soldi li abbiano pigliati.
Tra le cose ordinate c'è anche la famosissima Urban Decay Primer Potion, la base per ombretto di cui *tutti* parlano. Io ho sempre usato la base per ombretto Artdeco, che già di per sè è un miracolo anche se ha alcuni difetti. A forza di aprirla e infilarci il ditino e farle prendere aria si secca prima di finire. Quando comincia a seccarsi è difficile da stendere. Inoltre è leggermente perlata e falsa quindi soprattutto i colori opachi. Però ripeto, per me è sempre stata miracolosa fino a stamane, quando ho provato la Primer Potion. La Primer Potion è fatta come un lucidalabbra con pennellino, quindi non devi infilare il ditino santo per prenderne un po', la quantità giusta da mettere per ogni palpebra è già sul pennellino, ed è *opaca*. Inoltre la base Artdeco cementifica tutto. E' una sensazione difficile da spiegare, quando mi struccavo sentivo le palpebre ruvide. Niente a che vedere con la base della Urban Decay, molto morbida, praticamente invisibile.
Ora sto aspettando di potermi comprare la palette di Alice in Wonderland, sempre della Urban Decay. I colori sono molto pigmentati, e la palette, ma l'ho già detto, è fantastica.
Stamani sono stata bravissima, sono riuscita a svegliarmi, truccarmi, fare colazione (incredibile) prendere il bus.
E stasera ho fatto anche un po' di cyclette.
Canzone del giorno: Meno Male Simone Cristicchi
Scrivo subito anche perché credo che i soldi li abbiano pigliati.
Tra le cose ordinate c'è anche la famosissima Urban Decay Primer Potion, la base per ombretto di cui *tutti* parlano. Io ho sempre usato la base per ombretto Artdeco, che già di per sè è un miracolo anche se ha alcuni difetti. A forza di aprirla e infilarci il ditino e farle prendere aria si secca prima di finire. Quando comincia a seccarsi è difficile da stendere. Inoltre è leggermente perlata e falsa quindi soprattutto i colori opachi. Però ripeto, per me è sempre stata miracolosa fino a stamane, quando ho provato la Primer Potion. La Primer Potion è fatta come un lucidalabbra con pennellino, quindi non devi infilare il ditino santo per prenderne un po', la quantità giusta da mettere per ogni palpebra è già sul pennellino, ed è *opaca*. Inoltre la base Artdeco cementifica tutto. E' una sensazione difficile da spiegare, quando mi struccavo sentivo le palpebre ruvide. Niente a che vedere con la base della Urban Decay, molto morbida, praticamente invisibile.
Ora sto aspettando di potermi comprare la palette di Alice in Wonderland, sempre della Urban Decay. I colori sono molto pigmentati, e la palette, ma l'ho già detto, è fantastica.
Stamani sono stata bravissima, sono riuscita a svegliarmi, truccarmi, fare colazione (incredibile) prendere il bus.
E stasera ho fatto anche un po' di cyclette.
Canzone del giorno: Meno Male Simone Cristicchi
15 febbraio 2010
I miei lunedì
Finalmente domenica abbiamo lavato per terra. Se dovessi contare quante volte abbiamo lavato per terra da quando siamo qui, e cioè da luglio 2009, una mano basterebbe e avanzerebbe pure.
Stamattina riprendere a lavorare è stata parecchio dura. Il weekend passa fin troppo velocemente e il lunedì, bhe è lunedì. Perdere il bus e arrivare tardi, non riuscire a prendere il caffè causa clienti agguerriti che chiamano in continuazione, ricevere insulti rientra tutto nella norma, il lunedì.
Ma il cliente inglese che mi chiama, questa non mi era mai capitata.
Non è che non parlo inglese, non è che non lo capisco: è che sono terribilmente timida e mi sento ancora più imbranata di quanto non sia in realtà quando mi trovo di fronte a un'altra lingua. Inoltre sono sicura che se esistesse un'area del cervello dedicata alle lingue straniere, la mia sarebbe "colonizzata" da cellule che sanno fare altre cose (per lo più dire cazzate e fare cacate, ecco). La chiamata, tradotta, si è svolta più o meno così:
"xxxxx, buongiorno sono Carla, come posso aiutarla?"
"Buongiorno mi scusi, parla inglese?"
"Mmmmm (sudata fredda) no, mi dispiace"
"Mi può passare qualcuno con cui posso parlare in inglese?"
"Mmmmmmm (ascella pezzatissima) attenda in linea"
Pausa.
Mi guardo intorno disperata, colleghe tutte al telefono e nessuno che voglia prendersi questa patata bollente. Breve lezione di inglese per imparare a pronunciare meglio che posso, in inglese ovviamente "Può lasciarmi il suo numero di telefono? La richiameremo appena possibile".
Lo dico mentre una mia collega me lo scandisce per bene.
"Mi scusi non ho capito, può ripetere?"
Panico totale.
"Mmmmm..."
"Ma non c'è proprio *nessuno* che parli inglese lì?"
"In questo momento no... Aspetti ancora un attimo in linea"
Corro subito dal commerciale implorando aiuto.
Fatti dare il numero, mi dice, ma io ci ho provato, gli dico, non vuole darmelo, vuole parlare con qualcuno, bhe fatti dare la mail, mi dice, senti se provo a dire altre due parole in inglese mi attacca in faccia (giustamente), gli dico, va bene dai passamelo, così si ride.
Gli passo la chiamata e smetto di sudare (ma non di puzzare, il sudore mi ha marchiata indelebilmente). Incontro il commerciale uscendo dalla mensa per la pausa pranzo e gli chiedo com'è andata "Non ho capito nulla" mi dice "tralaltro mi sono fatto lasciare il numero di telefono, solo che non avevo capito il nome dell'azienda così l'ho chiamato per sentire se avevano una segreteria, ma... il numero è inesistente".
Ecco ogni tanto vorrei sudare per qualcosa di utile, come ad esempio dimagrire.
Che palle anche i vestiti che ho preso di due taglie più grandi tra poco non mi vanno più. Urge shopping compulsivo. Infatti ho comprato un bel po' di libri e ora vado a leggermi il mio Oliver Sacks. E a fare cyclette.
P.s. ho ricevuto il pacco dei trucchini dall'Inghilterra, sulla cartolina che mi hanno lasciato c'è scritto "Provenienza: Gran Bretagnia". Questo consola i miei neuroni.
Canzone del giorno: Time Warp The Rocky Horror Picture Show
Stamattina riprendere a lavorare è stata parecchio dura. Il weekend passa fin troppo velocemente e il lunedì, bhe è lunedì. Perdere il bus e arrivare tardi, non riuscire a prendere il caffè causa clienti agguerriti che chiamano in continuazione, ricevere insulti rientra tutto nella norma, il lunedì.
Ma il cliente inglese che mi chiama, questa non mi era mai capitata.
Non è che non parlo inglese, non è che non lo capisco: è che sono terribilmente timida e mi sento ancora più imbranata di quanto non sia in realtà quando mi trovo di fronte a un'altra lingua. Inoltre sono sicura che se esistesse un'area del cervello dedicata alle lingue straniere, la mia sarebbe "colonizzata" da cellule che sanno fare altre cose (per lo più dire cazzate e fare cacate, ecco). La chiamata, tradotta, si è svolta più o meno così:
"xxxxx, buongiorno sono Carla, come posso aiutarla?"
"Buongiorno mi scusi, parla inglese?"
"Mmmmm (sudata fredda) no, mi dispiace"
"Mi può passare qualcuno con cui posso parlare in inglese?"
"Mmmmmmm (ascella pezzatissima) attenda in linea"
Pausa.
Mi guardo intorno disperata, colleghe tutte al telefono e nessuno che voglia prendersi questa patata bollente. Breve lezione di inglese per imparare a pronunciare meglio che posso, in inglese ovviamente "Può lasciarmi il suo numero di telefono? La richiameremo appena possibile".
Lo dico mentre una mia collega me lo scandisce per bene.
"Mi scusi non ho capito, può ripetere?"
Panico totale.
"Mmmmm..."
"Ma non c'è proprio *nessuno* che parli inglese lì?"
"In questo momento no... Aspetti ancora un attimo in linea"
Corro subito dal commerciale implorando aiuto.
Fatti dare il numero, mi dice, ma io ci ho provato, gli dico, non vuole darmelo, vuole parlare con qualcuno, bhe fatti dare la mail, mi dice, senti se provo a dire altre due parole in inglese mi attacca in faccia (giustamente), gli dico, va bene dai passamelo, così si ride.
Gli passo la chiamata e smetto di sudare (ma non di puzzare, il sudore mi ha marchiata indelebilmente). Incontro il commerciale uscendo dalla mensa per la pausa pranzo e gli chiedo com'è andata "Non ho capito nulla" mi dice "tralaltro mi sono fatto lasciare il numero di telefono, solo che non avevo capito il nome dell'azienda così l'ho chiamato per sentire se avevano una segreteria, ma... il numero è inesistente".
Ecco ogni tanto vorrei sudare per qualcosa di utile, come ad esempio dimagrire.
Che palle anche i vestiti che ho preso di due taglie più grandi tra poco non mi vanno più. Urge shopping compulsivo. Infatti ho comprato un bel po' di libri e ora vado a leggermi il mio Oliver Sacks. E a fare cyclette.
P.s. ho ricevuto il pacco dei trucchini dall'Inghilterra, sulla cartolina che mi hanno lasciato c'è scritto "Provenienza: Gran Bretagnia". Questo consola i miei neuroni.
Canzone del giorno: Time Warp The Rocky Horror Picture Show
04 febbraio 2010
La marcia dell'algoritmo (nel parcheggio)
Mi fa sempre ridere!
I genitori di Roccio ci hanno regalato la cyclette, e ora non esistono più scuse di freddo o altro, posso muovermi anche in casa senza rompere.
Anche se la marcia dell'algoritmo è già movimento, no?
Le scorse mattine ha fatto molto freddo: noi sotto casa abbiamo un parcheggione abbastanza grande perché il nostro palazzo è uno di quei palazzoni grigi e grossi di città, accanto ad altri palazzoni con giardino condominiale comune e parcheggio annesso. Infatti quando abbiamo visto la prima volta la casa, da fuori, quasi quasi non ci volevamo nemmeno entrare. Però abbiamo fatto bene perché la nostra casina dentro è così carina.
Comunque, sto divagando: dicevo c'è questo parcheggione. I miei princìpi semiecologisti sono andati a farsi fottere in questa settimana ma c'è una ragione specifica. La macchina quasi non mi si accendeva più: lunedì mattina ho dovuto provare più volte e la batteria sembrava proprio a terra. Insomma per non buttare via la macchina mi sono decisa a prenderla almeno questa settimana e lasciar perdere il bus comodissimo. In queste mattine appunto ha fatto molto freddo, e nel nostro parcheggione si poteva assistere a un bizzarro balletto, sincronizzato quasi quanto la marcia dell'algoritmo. Prima di tutto, le persone che cercavano di recarsi al lavoro aprivano le portiere, si sedevano dentro e accendevano (a fatica) la macchina (uon uon uon brrrummm), poi, chiusa la portiera, tiravano fuori quel misterioso aggeggio che io chiamo "grattino", quella roba che serve per grattare via il ghiaccio o in caso di difficoltà a grattarsi la schiena, e cominciano (sgrat sgrat sgrat sgrat) tutti insieme, da veri disperati.
Per me la misurazione del freddo la fanno i guanti. Se sopravvivo senza guanti, vuol dire che non fa ancora tanto freddo, se invece cominciano a spaccarsi le mani allora fa molto freddo e devo mettere i guanti.
Dato che questo inverno ancora non ho indossato i guanti posso dire che non fa molto freddo. Allora mi viene da sorridere quando i miei colleghi dicono che si bubbola, su a Torino c'è una minima di -10° C. Allora sorrido e penso a quando prendevo il bus al mattino a -6° e penso che no, non si sta tanto male, anzi.
E' un po' che volevo scrivere più che altro per inserire la canzone del giorno, anzi dei giorni: Anything anything Dramarama
28 gennaio 2010
OOAK? Sì grazie.
Mi sento come un orso polare. Immagazzino grasso per superare il grande freddo.
Ho scoperto una nuova cosa con cui sporcarmi le mani, si chiama pasta di mais. E’ tipo fimo, ma non va cotta al forno, si indurisce all’aria, si può fare in casa e colorare con tempera. Si prepara con maizena, colla vinilica, olio di vaselina e succo di limone, si cuoce in un pentolino antiaderente a fuoco basso, mescolando con il cucchiaio di legno finché l’impasto non si stacca dalle pareti del pentolino (circa 4 minuti) e poi si procede a lavorarla. Per colorarla si può mettere una goccia di tempera direttamente nell’impasto. Il problema è che secca molto in fretta quindi va lavorata velocemente. Altro problema, è più pesante e più morbida del fimo quindi non tiene bene le forme. Ma con un po’ di accortezza secondo me si può utilizzare come il fimo senza problemi.
Se cercate online “pasta di mais” o “cold porcelain” trovate di tutto di più. C’è anche chi ci fa le bambole (è complesso da morire perché il fimo non secca e lo puoi risistemare quando ti pare, invece con la pasta di mais devi lavorare ogni pezzo e terminarlo, altrimenti è un bel casino).
Ho trovato poi un dvd in vendita su come fare le fate OOAK, fatte a mano. E’ una cosa affascinante ma complicata, tralaltro ho comprato l’anno scorso un bel panetto di prosculpt (è una specie di fimo, venduto in panetti abbastanza grandi, del colore di tutte le pelli) ma non ho avuto mai il coraggio di usarlo. Un po’ perché sono certa che il primo pupazzo verrebbe una schifezza, un po’ perché i tutorial che trovo in giro sono frammentari o troppo veloci. Per quello ero intenzionata a comprare il dvd (vendono anche il kit per le fate: mezzo panetto di prosculpt, lana mohair per i capelli, strumenti vari, occhi finti ecc ecc). Sono indecisa, ultimamente mi sto facendo troppi regali, creme trucchi e ora anche prosculpt e kit per le fate. Mmmm. Vedrò.
Ho scoperto una nuova cosa con cui sporcarmi le mani, si chiama pasta di mais. E’ tipo fimo, ma non va cotta al forno, si indurisce all’aria, si può fare in casa e colorare con tempera. Si prepara con maizena, colla vinilica, olio di vaselina e succo di limone, si cuoce in un pentolino antiaderente a fuoco basso, mescolando con il cucchiaio di legno finché l’impasto non si stacca dalle pareti del pentolino (circa 4 minuti) e poi si procede a lavorarla. Per colorarla si può mettere una goccia di tempera direttamente nell’impasto. Il problema è che secca molto in fretta quindi va lavorata velocemente. Altro problema, è più pesante e più morbida del fimo quindi non tiene bene le forme. Ma con un po’ di accortezza secondo me si può utilizzare come il fimo senza problemi.
Se cercate online “pasta di mais” o “cold porcelain” trovate di tutto di più. C’è anche chi ci fa le bambole (è complesso da morire perché il fimo non secca e lo puoi risistemare quando ti pare, invece con la pasta di mais devi lavorare ogni pezzo e terminarlo, altrimenti è un bel casino).
Ho trovato poi un dvd in vendita su come fare le fate OOAK, fatte a mano. E’ una cosa affascinante ma complicata, tralaltro ho comprato l’anno scorso un bel panetto di prosculpt (è una specie di fimo, venduto in panetti abbastanza grandi, del colore di tutte le pelli) ma non ho avuto mai il coraggio di usarlo. Un po’ perché sono certa che il primo pupazzo verrebbe una schifezza, un po’ perché i tutorial che trovo in giro sono frammentari o troppo veloci. Per quello ero intenzionata a comprare il dvd (vendono anche il kit per le fate: mezzo panetto di prosculpt, lana mohair per i capelli, strumenti vari, occhi finti ecc ecc). Sono indecisa, ultimamente mi sto facendo troppi regali, creme trucchi e ora anche prosculpt e kit per le fate. Mmmm. Vedrò.
17 gennaio 2010
16 gennaio 2010
Piccola recensione dei prodotti Fitocose
Nel mondo bio esiste una piccola azienda che fabbrica creme a basso costo e con certificazione bioecologica. Leggendo gli ingredienti troverete 99% di prodotti naturali e/o derivati da agricoltura biologica.
Il sito è trasparente, inserisce gli ingredienti direttamente nelle schede dei prodotti affinché possiate controllare voi stessi. C'è qualche ingrediente a bollino giallo, ma sono per lo più conservanti. Comprare una crema senza conservanti significa buttarla in poche settimane.
Il mio ordine è stato questo:
Promossi quindi su costo e ingredienti.
Non ho ancora avuto modo di provare tutti i prodotti, anche perché in questi giorni ho la febbre quindi non mi sono ancora lavata, ho quel classico aspetto da persona malata con capelli unti e occhiaie profonde (ah non dimentichiamo il naso rosso, che fa tanto influenza invernale). Calcolando che ha piovuto fino all'altroieri e io ho cominciato a stare male proprio l'altroieri, quando è spuntato un sole senza precedenti che mi gridava "esci esci" e quindi sono incazzata come una biscia montana.
Tralaltro Roccio giovedì ha preso un giorno di ferie per venerdì per stare un po' insieme e io mi sono ammalata senza pietà quindi gli è toccato anche fare il crocerossino, povero.
Comunque ho provato lo Jalus Plus siero ristrutturante. Il sito indica di metterlo sul contorno occhi e su tutto il viso. La consistenza è quella di un gel trasparente, che si assorbe subito e rende immediatamente il viso più disteso. Ha proprio un effetto lifting non indifferente per cui molte persone lo usano da solo senza piazzare altre creme sopra. In effetti d'estate potrebbe anche essere usato da solo ma ora che fa freschino è meglio spalmare la crema sopra. Non ha quota grassa quindi si assorbe senza lasciare il viso minimamente unto.
Sopra lo jalus plus ci metto, sul contorno occhi, la crema antirughe contorno occhi alla rosa rubiginosa, detta anche rosa mosqueta. Conosco bene l'olio di rosa mosqueta per gli effetti che ha sull'elasticità della pelle. Lo uso infatti sulla cicatrice del seno e sebbene non abbia la costanza di metterlo 3 volte al giorno come indicato, ma solo dopo ogni doccia quindi una volta ogni 2-3 giorni, gli effetti sono stati visibili fin dalla prima applicazione. La crema contorno occhi è molto corposa, infatti va applicata in piccole quantità, ma rende visibilmente la pelle del contorno occhi più luminosa e morbida. Non ho ancora imparato a dosarla quindi la prima volta mi sono solo unta il contorno occhi, la seconda un po' meno, ma secondo me alle dosi giuste è una crema incredibile. Ovviamente non farà miracoli, non credo esistano creme che possano spianare le rughe, grandi o piccole che siano, ma l'idratazione è importante e la rosa mosqueta sa il fatto suo.
Sul resto del viso spalmo la crema opacizzante alla viola tricolor, una crema verde dal profumo delicato, molto molto corposa. Anche questa va messa in piccole dosi altrimenti si ottiene l'effetto contrario e devo dire che anche questa crema fa il suo dovere. Tenete presente che ho la febbre che va dai 38 ai 39°, prendo la tachipirina e sudo un sacco e nonostante tutto non mi sento unta quindi promuovo fitocose a pieni voti.
Un consiglio non mio, che ho trovato sul web. Le creme fitocose durano circa quattro mesi dall'apertura. Io uso davvero pochissimo prodotto quindi in genere mi dura di più. Consigliano, per evitare che i batteri prolifichino dentro i barattoli andandoci a infilare sempre le dita, di disinfettare delle jar piccoline, disinfettare un cucchiaino e mettere un po' di crema dal barattolo grande alla jar piccina, così si evita di aprire sempre il barattolone e i batteri staranno un po' più alla larga. Comunque la differenza è notevole, le creme comprate ovunque sontengono siliconi che vi fanno sentire la pelle liscissima, queste creme devono lavorarci un po' ma tirano fuori il meglio dalla vostra pelle. Sarà quindi la vostra pelle a essere liscia e morbida e non l'effetto di siliconi e schifezze varie.
Canzone del giorno: Vaffanzum Amici miei Atto II
Il sito è trasparente, inserisce gli ingredienti direttamente nelle schede dei prodotti affinché possiate controllare voi stessi. C'è qualche ingrediente a bollino giallo, ma sono per lo più conservanti. Comprare una crema senza conservanti significa buttarla in poche settimane.
Il mio ordine è stato questo:
- Jalus Plus siero ristrutturante 30ml
- Crema contorno occhi alla Rosa Rubiginosa 30ml
- Crema opacizzante alla Viola tricolor 50ml
- Crema Antiodorante ai Fiori d’Arancio 50ml
- Shampoo al Germe di Grano ristrutturante 200ml
- Crema fluida idratante al profumo di Muschio Bianco 200ml.
Promossi quindi su costo e ingredienti.
Non ho ancora avuto modo di provare tutti i prodotti, anche perché in questi giorni ho la febbre quindi non mi sono ancora lavata, ho quel classico aspetto da persona malata con capelli unti e occhiaie profonde (ah non dimentichiamo il naso rosso, che fa tanto influenza invernale). Calcolando che ha piovuto fino all'altroieri e io ho cominciato a stare male proprio l'altroieri, quando è spuntato un sole senza precedenti che mi gridava "esci esci" e quindi sono incazzata come una biscia montana.
Tralaltro Roccio giovedì ha preso un giorno di ferie per venerdì per stare un po' insieme e io mi sono ammalata senza pietà quindi gli è toccato anche fare il crocerossino, povero.
Comunque ho provato lo Jalus Plus siero ristrutturante. Il sito indica di metterlo sul contorno occhi e su tutto il viso. La consistenza è quella di un gel trasparente, che si assorbe subito e rende immediatamente il viso più disteso. Ha proprio un effetto lifting non indifferente per cui molte persone lo usano da solo senza piazzare altre creme sopra. In effetti d'estate potrebbe anche essere usato da solo ma ora che fa freschino è meglio spalmare la crema sopra. Non ha quota grassa quindi si assorbe senza lasciare il viso minimamente unto.
Sopra lo jalus plus ci metto, sul contorno occhi, la crema antirughe contorno occhi alla rosa rubiginosa, detta anche rosa mosqueta. Conosco bene l'olio di rosa mosqueta per gli effetti che ha sull'elasticità della pelle. Lo uso infatti sulla cicatrice del seno e sebbene non abbia la costanza di metterlo 3 volte al giorno come indicato, ma solo dopo ogni doccia quindi una volta ogni 2-3 giorni, gli effetti sono stati visibili fin dalla prima applicazione. La crema contorno occhi è molto corposa, infatti va applicata in piccole quantità, ma rende visibilmente la pelle del contorno occhi più luminosa e morbida. Non ho ancora imparato a dosarla quindi la prima volta mi sono solo unta il contorno occhi, la seconda un po' meno, ma secondo me alle dosi giuste è una crema incredibile. Ovviamente non farà miracoli, non credo esistano creme che possano spianare le rughe, grandi o piccole che siano, ma l'idratazione è importante e la rosa mosqueta sa il fatto suo.
Sul resto del viso spalmo la crema opacizzante alla viola tricolor, una crema verde dal profumo delicato, molto molto corposa. Anche questa va messa in piccole dosi altrimenti si ottiene l'effetto contrario e devo dire che anche questa crema fa il suo dovere. Tenete presente che ho la febbre che va dai 38 ai 39°, prendo la tachipirina e sudo un sacco e nonostante tutto non mi sento unta quindi promuovo fitocose a pieni voti.
Un consiglio non mio, che ho trovato sul web. Le creme fitocose durano circa quattro mesi dall'apertura. Io uso davvero pochissimo prodotto quindi in genere mi dura di più. Consigliano, per evitare che i batteri prolifichino dentro i barattoli andandoci a infilare sempre le dita, di disinfettare delle jar piccoline, disinfettare un cucchiaino e mettere un po' di crema dal barattolo grande alla jar piccina, così si evita di aprire sempre il barattolone e i batteri staranno un po' più alla larga. Comunque la differenza è notevole, le creme comprate ovunque sontengono siliconi che vi fanno sentire la pelle liscissima, queste creme devono lavorarci un po' ma tirano fuori il meglio dalla vostra pelle. Sarà quindi la vostra pelle a essere liscia e morbida e non l'effetto di siliconi e schifezze varie.
Canzone del giorno: Vaffanzum Amici miei Atto II
15 gennaio 2010
Ho l'influenza maiala
Cioè non lo so ma ho tosse forte e febbre. Ma una cosa arrivata da un giorno all'altro. Ieri mattina mi sono alzata con tosse forte e male al petto e la temperatura dell'arco della giornata ha raggiunto i 38° C. Ora sono sotto tachipirina e carbocisteina per la tosse. Che sculo, ma non poteva capitarmi quando riprendevo a lavorare?
Canzone del giorno Non c'è pecoro senza 38 Sovrappeso
Canzone del giorno Non c'è pecoro senza 38 Sovrappeso
13 gennaio 2010
Pigrettitudine
Ho una vera attitudine alla pigrizia. Una vera e propria pigrettitudine.
Stamani mi sono imposta di mettere un po' in ordine ma non è durata tanto, dopo pranzo sarei andata alla mostra "inganni ad arte" ma mi sono impigrita e ho fatto la doccia molto tardi. Poi sono parecchio imbufalita perché non mi è ancora arrivata la palette "urban decay" ordinata su un sito inglese già il primo gennaio (loro l'hanno spedita qualche giorno dopo, dove sarà? sigh).
Vabbuò, oggi è andata così, mi sono rilassata (e davvero tanto). Domani riprendo a giracchiare.
Stamani mi sono imposta di mettere un po' in ordine ma non è durata tanto, dopo pranzo sarei andata alla mostra "inganni ad arte" ma mi sono impigrita e ho fatto la doccia molto tardi. Poi sono parecchio imbufalita perché non mi è ancora arrivata la palette "urban decay" ordinata su un sito inglese già il primo gennaio (loro l'hanno spedita qualche giorno dopo, dove sarà? sigh).
Vabbuò, oggi è andata così, mi sono rilassata (e davvero tanto). Domani riprendo a giracchiare.
11 gennaio 2010
Non può piovere per sempre (ah no?)
Sono settimane che piove, che due maroni, proprio ora che sono a casa in pausa dal lavoro. Già, mi hanno rinnovato il contratto ma dovrò rimanere a casa 3 settimane. Casa casa e niente giri se continua a piovere. Ma non è solo quello: nella nostra bellissima e nuovissima casa comincia a pioverci dentro. No detta così è esagerata: ci sono macchie grandi come buchi neri e l'intonaco in due punti sta andando via.
Giro di chiamate: il proprietario non ha con sè il numero dell'amministratore e mi dice di chiamare sua moglie, sua moglie non ha il numero ma ha il nome, cerco sulle pagine bianche chiamo l'amministratore che darà il mio numero alla ditta che ha fatto i lavori per chiamarmi per programmare un sopralluogo.
Pant pant respiro.
Oggi proprio non mi va di andare a passeggio. Nei giorni passati ci ho provato ma con la pioggia è un disastro generale.
Vogliamo parlare delle persone che passeggiano con l'ombrello?
Parliamone.
Io detesto gli ombrelli, piuttosto torno a casa fradicia ma l'idea di portarmi quell'ombrellone impermeabile richiudibile fastidiosissimo mi fa venire l'orticaria.
La mia idea di passeggiata sotto la pioggia è "mi metto un cappellino e via". Però ovviamente per non marcire magari cerco di camminare rasente ai muri, e che fanno questi simapiconi con gli ombrelloni? Camminano anche loro rasente ai muri. Ma dico io, razza di decerebrato munito di ombrello, fammi passare che se no dopo mi puoi strizzare come la spugna che hai usato questa mattina per farti la doccia!
Oggi per protesta sto a casa, mi rilasso tantissimo e faccio qualcosina qui dentro. Ma ina ina ina. Qualcosa giusto per dire che non sono stata tutto il giorno in panciolle (che parola magnifica "panciolle").
In questo periodo è aumentato il trip per i prodotti naturali. Roccio ha sgranato gli occhi quando gli ho confessato che quell'enorme saponetta (fatta a cubo quindi già di difficile utilizzo) con il gradevolissimo odore di cantina ammuffita e dal color marrone stile cacca di cane con problemi intestinali è costata la bellezza di 7 euro. Puro sapone di Aleppo, peccato che secca la pelle come il sole del Sahara. Questo ovviamente non ho avuto il coraggio di dirglielo.
Dato che costa un mostro, uso quella saponetta solo per il viso, per le mani ho comprato una saponetta di marsiglia (quella vera, quindi scordatevi l'odore del sapone di marsiglia del supermercato) al modico costo di 3 euro, che paragonati col sapone di Aleppo è davvero nulla.
La mia cremina per il viso è finita, senza nemmeno un saluto se n'è andata così, un bel giorno infilo il ditino nel barattolo e non c'è più.
Già questa crema era stata comprata in un negozio equo e solidale ma aveva ingredienti che non mi convincevano troppo, così ho cercato online le creme più naturali del naturale e ho trovato questo sito. Le loro creme hanno un INCI verdissimo, quasi come le piante prima che mi si secchino tutte (ho il pollice viola, altro che verde!). Per compensare a tutta questa naturalità ho dovuto acquistare anche dei trucchi assolutamente chimici della urban decay, marca favolosa che purtroppo qui in italia non esiste. Aspetto a gloria l'uscita della palette "Alice in wonderland" dato che la fantastica "Book of Shadow 2" non c'è più. Insieme a questa chimicità ho preso sempre della urban decay, la loro primer potion per ombretto. Tra il naturale e il chimico ho creato un buon equilibrio.
P.s. Sabato l'iPhone mi si è piantato. Purtroppo non potendo togliere la batteria è rimasto così fino a quando non siamo andati in centro Vodafone a farci fare il "soft reset". Della serie: l'iPhone ha solo due tasti, non mi era venuto in mente di schiacciarli insieme. Sono un genio.
Ora la pianto di dire cazzate.
Vi lascio con questa meraviglia.
Canzone del giorno: Stairway to Heaven Led Zeppelin
Giro di chiamate: il proprietario non ha con sè il numero dell'amministratore e mi dice di chiamare sua moglie, sua moglie non ha il numero ma ha il nome, cerco sulle pagine bianche chiamo l'amministratore che darà il mio numero alla ditta che ha fatto i lavori per chiamarmi per programmare un sopralluogo.
Pant pant respiro.
Oggi proprio non mi va di andare a passeggio. Nei giorni passati ci ho provato ma con la pioggia è un disastro generale.
Vogliamo parlare delle persone che passeggiano con l'ombrello?
Parliamone.
Io detesto gli ombrelli, piuttosto torno a casa fradicia ma l'idea di portarmi quell'ombrellone impermeabile richiudibile fastidiosissimo mi fa venire l'orticaria.
La mia idea di passeggiata sotto la pioggia è "mi metto un cappellino e via". Però ovviamente per non marcire magari cerco di camminare rasente ai muri, e che fanno questi simapiconi con gli ombrelloni? Camminano anche loro rasente ai muri. Ma dico io, razza di decerebrato munito di ombrello, fammi passare che se no dopo mi puoi strizzare come la spugna che hai usato questa mattina per farti la doccia!
Oggi per protesta sto a casa, mi rilasso tantissimo e faccio qualcosina qui dentro. Ma ina ina ina. Qualcosa giusto per dire che non sono stata tutto il giorno in panciolle (che parola magnifica "panciolle").
In questo periodo è aumentato il trip per i prodotti naturali. Roccio ha sgranato gli occhi quando gli ho confessato che quell'enorme saponetta (fatta a cubo quindi già di difficile utilizzo) con il gradevolissimo odore di cantina ammuffita e dal color marrone stile cacca di cane con problemi intestinali è costata la bellezza di 7 euro. Puro sapone di Aleppo, peccato che secca la pelle come il sole del Sahara. Questo ovviamente non ho avuto il coraggio di dirglielo.
Dato che costa un mostro, uso quella saponetta solo per il viso, per le mani ho comprato una saponetta di marsiglia (quella vera, quindi scordatevi l'odore del sapone di marsiglia del supermercato) al modico costo di 3 euro, che paragonati col sapone di Aleppo è davvero nulla.
La mia cremina per il viso è finita, senza nemmeno un saluto se n'è andata così, un bel giorno infilo il ditino nel barattolo e non c'è più.
Già questa crema era stata comprata in un negozio equo e solidale ma aveva ingredienti che non mi convincevano troppo, così ho cercato online le creme più naturali del naturale e ho trovato questo sito. Le loro creme hanno un INCI verdissimo, quasi come le piante prima che mi si secchino tutte (ho il pollice viola, altro che verde!). Per compensare a tutta questa naturalità ho dovuto acquistare anche dei trucchi assolutamente chimici della urban decay, marca favolosa che purtroppo qui in italia non esiste. Aspetto a gloria l'uscita della palette "Alice in wonderland" dato che la fantastica "Book of Shadow 2" non c'è più. Insieme a questa chimicità ho preso sempre della urban decay, la loro primer potion per ombretto. Tra il naturale e il chimico ho creato un buon equilibrio.
P.s. Sabato l'iPhone mi si è piantato. Purtroppo non potendo togliere la batteria è rimasto così fino a quando non siamo andati in centro Vodafone a farci fare il "soft reset". Della serie: l'iPhone ha solo due tasti, non mi era venuto in mente di schiacciarli insieme. Sono un genio.
Ora la pianto di dire cazzate.
Vi lascio con questa meraviglia.
Canzone del giorno: Stairway to Heaven Led Zeppelin
21 dicembre 2009
Bianco natal...
La mia carriera di jogginista è finita presto. Ha nevicato, la temperatura è andata sotto lo zero, ha ghiacciato e se vado a correre rischio di rompermi un’anca cascando rovinosamente a terra.
Firenze è stupenda sotto la neve ma è poco attrezzata al freddo. Spargisale non se ne vedono in giro e i marciapiedi sono tutti diacciati (diaccio=ghiaccio). Al lavoro il riscaldamento non funziona e siamo tutti incappottati, nemmeno il server voleva partire stamane. E’ la giornata ideale per stare a casa al caldo sotto il piumone. Stasera voglio larveggiare al caldo, possibilmente con una bella tisanina preparata con le nuove tisanine che mi ha regalato Melania.
Ieri abbiamo fatto il pranzo di natale tra amici che era una sorta di pranzo/cena durata fino a tardo pomeriggio e dove ognuno ha preparato qualcosa. L’idea era di sorteggiare un nome di una persona a cui fare il regalo così ognuno sapeva a chi fare il regalo ma nemmeno sapeva da chi lo riceveva. Io ho pescato Roccio. E’ stato complicato non tanto scegliere il regalo ma proprio tenergli nascosto il mio “destinatario” di regalo. Per scambiarceli abbiamo adottato questo sistema. A tavola imbandita con i segnaposto ci siamo rintanati tutti in camera da letto. Uno per volta sistemavamo i regali sulla sedia del nostro “destinatario”, mettendo poi a posto la sedia sotto al tavolo col regalo ben coperto dalla tovaglia. Una volta finito il giro ognuno ha spacchettato il proprio regalo e sono venute fuori idee molto carine. Io a Roccio ho preso un gioco di ruolo, “Lupus in tabula”, me ne aveva parlato e quando l’ho visto ho pensato “è lui!”. Melania mi ha regalato un set di erbette per fare le tisane con il filtro in metallo (che non vedo l’ora di provare). Roccio ha regalato a Francesca dei bei portaminoni con mina gigante e colorata, mentre Francesca ha preso a Giorgio un set di bicchierini con scritte simpatiche. Giorgio a Stephen ha regalato il suo vino preferito e quest’ultimo ha preso a Melania un bel barattolone di cioccolata spalmabile di un posto dove fanno la cioccolata fatta in casa gnam gnam.
Il pranzo è stata una vera chicchina e tutti ci siamo impegnati con i nostri piatti. Francesca ha preparato un rotolo di zucca da leccarsi i baffi, Melania il suo meraviglioso ragù con i tortelli di patate. Per secondo noi abbiamo preparato una piccantissima pampanella (carne di maiale cotta in forno strapiccante) e Stephen un piatto francese a base di patate, formaggio e pancetta. Buonissimo ma non mi ricordo il nome. Per dolce: Strudel alla mela e biscottini con cornflakes. Yuhm.
A fine cena i giochi. Abbiamo giocato a uno, taboo, mercante in fiera e abbiamo provato anche lupus in tabula, che deve essere molto più simpatico quando si è in tanti. Insomma alla fine la giornata è volata e si sono fatte presto le 21. Per strada era tutto ghiacciato e prima di “scongelare” (letteralmente) la macchina ci è voluto un po’. Avevamo tutti lo stomachino sottosopra per via di un liquorino non troppo buono che abbiamo usato come penitenza per chi perdeva ai giochi. Il sapore era, bhe, metterei le foto delle facce che abbiamo fatto, ma prima è meglio che parli con i proprietari delle stesse!
Firenze è stupenda sotto la neve ma è poco attrezzata al freddo. Spargisale non se ne vedono in giro e i marciapiedi sono tutti diacciati (diaccio=ghiaccio). Al lavoro il riscaldamento non funziona e siamo tutti incappottati, nemmeno il server voleva partire stamane. E’ la giornata ideale per stare a casa al caldo sotto il piumone. Stasera voglio larveggiare al caldo, possibilmente con una bella tisanina preparata con le nuove tisanine che mi ha regalato Melania.
Ieri abbiamo fatto il pranzo di natale tra amici che era una sorta di pranzo/cena durata fino a tardo pomeriggio e dove ognuno ha preparato qualcosa. L’idea era di sorteggiare un nome di una persona a cui fare il regalo così ognuno sapeva a chi fare il regalo ma nemmeno sapeva da chi lo riceveva. Io ho pescato Roccio. E’ stato complicato non tanto scegliere il regalo ma proprio tenergli nascosto il mio “destinatario” di regalo. Per scambiarceli abbiamo adottato questo sistema. A tavola imbandita con i segnaposto ci siamo rintanati tutti in camera da letto. Uno per volta sistemavamo i regali sulla sedia del nostro “destinatario”, mettendo poi a posto la sedia sotto al tavolo col regalo ben coperto dalla tovaglia. Una volta finito il giro ognuno ha spacchettato il proprio regalo e sono venute fuori idee molto carine. Io a Roccio ho preso un gioco di ruolo, “Lupus in tabula”, me ne aveva parlato e quando l’ho visto ho pensato “è lui!”. Melania mi ha regalato un set di erbette per fare le tisane con il filtro in metallo (che non vedo l’ora di provare). Roccio ha regalato a Francesca dei bei portaminoni con mina gigante e colorata, mentre Francesca ha preso a Giorgio un set di bicchierini con scritte simpatiche. Giorgio a Stephen ha regalato il suo vino preferito e quest’ultimo ha preso a Melania un bel barattolone di cioccolata spalmabile di un posto dove fanno la cioccolata fatta in casa gnam gnam.
Il pranzo è stata una vera chicchina e tutti ci siamo impegnati con i nostri piatti. Francesca ha preparato un rotolo di zucca da leccarsi i baffi, Melania il suo meraviglioso ragù con i tortelli di patate. Per secondo noi abbiamo preparato una piccantissima pampanella (carne di maiale cotta in forno strapiccante) e Stephen un piatto francese a base di patate, formaggio e pancetta. Buonissimo ma non mi ricordo il nome. Per dolce: Strudel alla mela e biscottini con cornflakes. Yuhm.
A fine cena i giochi. Abbiamo giocato a uno, taboo, mercante in fiera e abbiamo provato anche lupus in tabula, che deve essere molto più simpatico quando si è in tanti. Insomma alla fine la giornata è volata e si sono fatte presto le 21. Per strada era tutto ghiacciato e prima di “scongelare” (letteralmente) la macchina ci è voluto un po’. Avevamo tutti lo stomachino sottosopra per via di un liquorino non troppo buono che abbiamo usato come penitenza per chi perdeva ai giochi. Il sapore era, bhe, metterei le foto delle facce che abbiamo fatto, ma prima è meglio che parli con i proprietari delle stesse!
15 dicembre 2009
Quando un lunedì è un vero lunedì.
Ieri non ci si poteva sbagliare, era davvero lunedì. Partendo dal vento gelido che si infilava in ogni pertugio del vestiario al bus che tarda ad arrivare.
L’autista era tralaltro molto giovane e correva in maniera sconsiderata con il sottile strato di ghiaccio che ricopriva l’asfalto bagnato dalla pulizia strade. Succede questo, il giovane autista vuole passare col semaforo giallo che diventa rosso non appena oltrepassa la linea di partenza. Frena di colpo e io, che sono seduta in prima fila sui sedili ribaltabili e ho le mani impegnate da libro, borsa ecc, mi trovo catapultata sul vetro che mi separa dall’autista. La scena è stata buffa perché quando frena mi sporgo naturalmente in avanti solo che poi non riesco a fermarmi e sono costretta ad alzarmi in piedi e a correre letteralmente verso il vetro. Quando mi giro e vedo tutti seduti tranquilli mi rendo conto della figura che ho fatto. La solita imbranata. Umpf umpf mi risiedo e faccio finta di nulla, mi rimetto a leggere Camilleri.
Al lavoro le cose non vanno meglio, il server è un po’ sotto modifiche e gli viene variato l’orario in continuazione. Dato che siamo tutti collegati a quell’orario (anche la macchinetta del badge) diventa difficoltoso capire a che ora si è entrati realmente. Ieri l’orologio andava avanti di 15 minuti.
Alle 9 il telefono comincia a squillare senza sosta. Credo che verrò sommersa dalle pratiche e che dovranno ingaggiare un sanbernardo per tirarmi fuori. Contando che il mio contratto scade il 31 dicembre è praticamente impossibile che io riesca a terminare qualsiasi delle mille cose che devo fare.
Vado in bagno a fare pipì, da quando mi sono convinta a bere almeno un litro d’acqua al giorno contro i 2 bicchieri scarsi che assumevo prima, non faccio altro che andare in bagno. Lo so, ho calcolato male gli spazi, può capitare, fatto sta che nel chinarmi per abbassarmi i pantaloni ho tirato una testata spaventosa contro il muro. Ho sentito un suono forte e secco e per le due ore successive mi sono sentita un po’ intontita. Ecco, pensavo, il mio lobo temporale è andato. Tra poco vedrò le luci e comincerò a parlare con la madonna, non la cantante anche se preferirei un bel colloquio con la gnocca ultracinquantenne.
Esco e vado alla fermata del bus. Il modo sembra fermo, c’è una coda di macchina di cui non si vede né l’inizio né la fine. Arrivo a casa piuttosto tardi, devo andare anche a correre. Bhe correre. Sentite questa.
Ho deciso che mi sono rotta che non mi vadano più i vestiti, che grassa non sono, lo so, ma ho preso qualche chilo (la bilancia lo conferma, ho preso il cuore a due mani e mi sono pesata) e quindi, colpa o no delle pastiglie, mi sono decisa a correre un po’. Peccato che ho la resistenza di un bradipo e il fiato di un’ottantenne così ho deciso di seguire un programma per imparare a correre della durata di 20 settimane (io morirò sfiancata molto prima, ma almeno ci provo).
La tabella, molto semplice, prevede tre corsette a settimana. Si comincia con nulla, ovvero corsa di un minuto e camminata di un minuto, da ripetere 5 volte. Poi si corre due minuti e si cammina un minuto, poi tre minuti di corsa e così via. Alla ventesima settimana si può correre per un’ora ma a me basta molto meno.
Scommetto, non per sfiducia ma perché mi conosco, che tra due settimane mi sono già rotta e mi riprenderà lo sconforto di non riuscire mai a concludere nulla. Se modificassi questo di me, però, non sarei più io. Meglio essere me o meglio non essere me?
Mi voglio così bene che affermo sicura: meglio essere me!
Canzone del giorno: Locomotive Breath Jethro Tull
L’autista era tralaltro molto giovane e correva in maniera sconsiderata con il sottile strato di ghiaccio che ricopriva l’asfalto bagnato dalla pulizia strade. Succede questo, il giovane autista vuole passare col semaforo giallo che diventa rosso non appena oltrepassa la linea di partenza. Frena di colpo e io, che sono seduta in prima fila sui sedili ribaltabili e ho le mani impegnate da libro, borsa ecc, mi trovo catapultata sul vetro che mi separa dall’autista. La scena è stata buffa perché quando frena mi sporgo naturalmente in avanti solo che poi non riesco a fermarmi e sono costretta ad alzarmi in piedi e a correre letteralmente verso il vetro. Quando mi giro e vedo tutti seduti tranquilli mi rendo conto della figura che ho fatto. La solita imbranata. Umpf umpf mi risiedo e faccio finta di nulla, mi rimetto a leggere Camilleri.
Al lavoro le cose non vanno meglio, il server è un po’ sotto modifiche e gli viene variato l’orario in continuazione. Dato che siamo tutti collegati a quell’orario (anche la macchinetta del badge) diventa difficoltoso capire a che ora si è entrati realmente. Ieri l’orologio andava avanti di 15 minuti.
Alle 9 il telefono comincia a squillare senza sosta. Credo che verrò sommersa dalle pratiche e che dovranno ingaggiare un sanbernardo per tirarmi fuori. Contando che il mio contratto scade il 31 dicembre è praticamente impossibile che io riesca a terminare qualsiasi delle mille cose che devo fare.
Vado in bagno a fare pipì, da quando mi sono convinta a bere almeno un litro d’acqua al giorno contro i 2 bicchieri scarsi che assumevo prima, non faccio altro che andare in bagno. Lo so, ho calcolato male gli spazi, può capitare, fatto sta che nel chinarmi per abbassarmi i pantaloni ho tirato una testata spaventosa contro il muro. Ho sentito un suono forte e secco e per le due ore successive mi sono sentita un po’ intontita. Ecco, pensavo, il mio lobo temporale è andato. Tra poco vedrò le luci e comincerò a parlare con la madonna, non la cantante anche se preferirei un bel colloquio con la gnocca ultracinquantenne.
Esco e vado alla fermata del bus. Il modo sembra fermo, c’è una coda di macchina di cui non si vede né l’inizio né la fine. Arrivo a casa piuttosto tardi, devo andare anche a correre. Bhe correre. Sentite questa.
Ho deciso che mi sono rotta che non mi vadano più i vestiti, che grassa non sono, lo so, ma ho preso qualche chilo (la bilancia lo conferma, ho preso il cuore a due mani e mi sono pesata) e quindi, colpa o no delle pastiglie, mi sono decisa a correre un po’. Peccato che ho la resistenza di un bradipo e il fiato di un’ottantenne così ho deciso di seguire un programma per imparare a correre della durata di 20 settimane (io morirò sfiancata molto prima, ma almeno ci provo).
La tabella, molto semplice, prevede tre corsette a settimana. Si comincia con nulla, ovvero corsa di un minuto e camminata di un minuto, da ripetere 5 volte. Poi si corre due minuti e si cammina un minuto, poi tre minuti di corsa e così via. Alla ventesima settimana si può correre per un’ora ma a me basta molto meno.
Scommetto, non per sfiducia ma perché mi conosco, che tra due settimane mi sono già rotta e mi riprenderà lo sconforto di non riuscire mai a concludere nulla. Se modificassi questo di me, però, non sarei più io. Meglio essere me o meglio non essere me?
Mi voglio così bene che affermo sicura: meglio essere me!
Canzone del giorno: Locomotive Breath Jethro Tull
12 novembre 2009
Ho scoperto (nulla ho scoperto, che dovevo scoprire mai?)
Ho scoperto, che cosa buffa, che gli Slayer mi fanno addormentare. Per intenderci gli Slayer sono un gruppo thrash metal tutto tuppatutta gnagnau turuttuttuppà ecc ecc.
Ecco, loro:
Questo ultimo album mi piace. Non sono il mio gruppo preferito nel genere, però questo ultimo album... promosso.
Mammamia dovrei lavarmi, o rischio di tenere tutti a distanza domani, ma ho zero voglia, mi viene freddo brr brr.
Si vede che non so cosa scrivere?
Potrei fare così.
Bi.
Ba.
Bu.
Cic.
Ciac.
Sullo sfondo di queste mie cazzate si sente Di Pietro che parla ad Annozero, io ho un grosso abiocco post cena.
Bz bz bz.
Quando non so cosa scrivere non c'è nulla da fare. Potreste pensare "E allora non scrivere" eeee la fate facile voi. Io entro nel mio blog e vedo la data dell'ultimo post e mi prende malissimo.
Ieri sera abbiamo visto Chocolat. La mia pastiglia ha ripreso con i suoi disturbi perché oltre alle caldane, stavo attaccando a piangere dalla prima scena del film.
Via, vado a lavarmi, se no davvero poi non vado più.
Canzone del giorno, appunto: Hate Worldwide Slayer
Ecco, loro:
Questo ultimo album mi piace. Non sono il mio gruppo preferito nel genere, però questo ultimo album... promosso.
Mammamia dovrei lavarmi, o rischio di tenere tutti a distanza domani, ma ho zero voglia, mi viene freddo brr brr.
Si vede che non so cosa scrivere?
Potrei fare così.
Bi.
Ba.
Bu.
Cic.
Ciac.
Sullo sfondo di queste mie cazzate si sente Di Pietro che parla ad Annozero, io ho un grosso abiocco post cena.
Bz bz bz.
Quando non so cosa scrivere non c'è nulla da fare. Potreste pensare "E allora non scrivere" eeee la fate facile voi. Io entro nel mio blog e vedo la data dell'ultimo post e mi prende malissimo.
Ieri sera abbiamo visto Chocolat. La mia pastiglia ha ripreso con i suoi disturbi perché oltre alle caldane, stavo attaccando a piangere dalla prima scena del film.
Via, vado a lavarmi, se no davvero poi non vado più.
Canzone del giorno, appunto: Hate Worldwide Slayer
05 novembre 2009
5° giorno
Al quinto giorno sono perfettamente ambientata con la mia mooncup.
Con questo aggeggio ci si deve sicuramente alzare 10 minuti prima ogni mattina perché bisogna aggeggiare un po’ per levarla, lavarla e rimetterla. Poi a partire da ieri ho notato una cosa fastidiosa: quando si rimette, nel momento in cui la coppetta all’interno si apre e aderisce alle pareti, fa un effetto ventosa e ci si sente risucchiare l’interno. Dura mezzo secondo ma fa un po’ sobbalzare: se non altro così si è sicuri di averla inserita per bene. Dei due modi per piegarla prima dell’inserimento (vedere libretto di istruzioni o sito internet dedicato o video su youtube) io preferisco il secondo. Mi sembra più “aerodinamico” (io avrei scritto aereodinamico ma il correttore automatico di Word me lo ha bocciato, mi devo fidare? Boh..) e scivola meglio.
Sto pensando a come tenerla tra un ciclo e l’altro e Zion mi ha proposto di chiedere in farmacia un contenitore sterile. Non male come idea. Lo sterilizzo dopo il ciclo, lo risterilizzo poco prima del ciclo successivo, lo asciugo bene e lo metto in un contenitore per le urine, sterile.
No?
Per ora, comunque, promossa.
Ieri sera siamo andati a vedere Parnassus, l’ho trovato molto carino. A me i film onirici piacciono molto. Lo vorrei anch’io uno specchio così!
Con questo aggeggio ci si deve sicuramente alzare 10 minuti prima ogni mattina perché bisogna aggeggiare un po’ per levarla, lavarla e rimetterla. Poi a partire da ieri ho notato una cosa fastidiosa: quando si rimette, nel momento in cui la coppetta all’interno si apre e aderisce alle pareti, fa un effetto ventosa e ci si sente risucchiare l’interno. Dura mezzo secondo ma fa un po’ sobbalzare: se non altro così si è sicuri di averla inserita per bene. Dei due modi per piegarla prima dell’inserimento (vedere libretto di istruzioni o sito internet dedicato o video su youtube) io preferisco il secondo. Mi sembra più “aerodinamico” (io avrei scritto aereodinamico ma il correttore automatico di Word me lo ha bocciato, mi devo fidare? Boh..) e scivola meglio.
Sto pensando a come tenerla tra un ciclo e l’altro e Zion mi ha proposto di chiedere in farmacia un contenitore sterile. Non male come idea. Lo sterilizzo dopo il ciclo, lo risterilizzo poco prima del ciclo successivo, lo asciugo bene e lo metto in un contenitore per le urine, sterile.
No?
Per ora, comunque, promossa.
Ieri sera siamo andati a vedere Parnassus, l’ho trovato molto carino. A me i film onirici piacciono molto. Lo vorrei anch’io uno specchio così!
03 novembre 2009
Il 2° giorno (o il 3°?)
Il secondo giorno di mooncup è più rilassato del primo. Ammetto che bisogna avere parecchia confidenza col proprio corpo, non è decisamente indicato per donne pudiche che hanno pausa di sporcarsi le mani. Però lo trovo piuttosto comodo. Una volta presa l’abitudine non lo senti proprio, se non si hanno perdite a valanga si può tenere anche 8 ore o più.
Pro e contro ci sono, ovvio, se la giocano parecchio.
I contro sono dovuti ai cambi. Se ci si trova in giro non sempre è possibile dargli una sciacquata, bisogna munirsi di salviette o bottiglina d’acqua. Poi i primi giorni c’è un po’ di paranoia e la voglia di andare in bagno a controllare ogni due minuti e se non c’è la possibilità si finisce per entrare in una dimensione parallela in cui si cerca di intuire i movimenti dei fluidi all’interno del nostro corpo. Una dimensione allucinatoria.
Devo dire che, se inserito bene, è come non averlo. Non è ruvido come l’assorbente interno che quando viene tolto asciuga tutto l’asciugabile. Stamattina ho trovato la mia posizione ideale per inserirlo ed è scivolato senza problemi. Blup.
Se qualcuno si schifa all’idea posso assicurare che non è così schifoso come ci si può immaginare.
I pro sono altri. Innanzitutto non si deve più girare con mille pacchettini quadrati violacei che lasciano poco spazio all’immaginazione (non so se capita anche a voi: io ho una borsa incasinatissima e ogni volta che tiro fuori qualcosa spunta un assorbente), non ci sono cattivi odori, si può girare nude per casa senza fili che penzolano (assorbente interno), non c’è spazzatura perché se tenuto bene dura 10 anni.
Altri contro: tra un ciclo e l’altro va sterilizzato. I metodi sono: bollitura per 10 minuti in un pentolino apposito, oppure lavaggio in acqua e amuchina. Io posso anche sterilizzarlo appena finito il ciclo, solo che una volta riposto nel suo sacchettino di cotone non è giù più sterile. Come funziona la cosa? Lo sciacquo e via? Boh? In ogni caso non si può fare altrimenti, perché non siamo sempre a casa quando arrivano. E quando arrivano, arrivano.
A tirare le somme la bilancia pende a favore. E’ molto scomodo all’inizio, perché non si è abituate all’idea di una cosa “riutilizzabile” da inserire all’interno, ma forse a lungo andare ci si fa l’abitudine. Del resto l’uomo è fatto per adattarsi.
Canzone del giorno: Il Volo Zucchero
Pro e contro ci sono, ovvio, se la giocano parecchio.
I contro sono dovuti ai cambi. Se ci si trova in giro non sempre è possibile dargli una sciacquata, bisogna munirsi di salviette o bottiglina d’acqua. Poi i primi giorni c’è un po’ di paranoia e la voglia di andare in bagno a controllare ogni due minuti e se non c’è la possibilità si finisce per entrare in una dimensione parallela in cui si cerca di intuire i movimenti dei fluidi all’interno del nostro corpo. Una dimensione allucinatoria.
Devo dire che, se inserito bene, è come non averlo. Non è ruvido come l’assorbente interno che quando viene tolto asciuga tutto l’asciugabile. Stamattina ho trovato la mia posizione ideale per inserirlo ed è scivolato senza problemi. Blup.
Se qualcuno si schifa all’idea posso assicurare che non è così schifoso come ci si può immaginare.
I pro sono altri. Innanzitutto non si deve più girare con mille pacchettini quadrati violacei che lasciano poco spazio all’immaginazione (non so se capita anche a voi: io ho una borsa incasinatissima e ogni volta che tiro fuori qualcosa spunta un assorbente), non ci sono cattivi odori, si può girare nude per casa senza fili che penzolano (assorbente interno), non c’è spazzatura perché se tenuto bene dura 10 anni.
Altri contro: tra un ciclo e l’altro va sterilizzato. I metodi sono: bollitura per 10 minuti in un pentolino apposito, oppure lavaggio in acqua e amuchina. Io posso anche sterilizzarlo appena finito il ciclo, solo che una volta riposto nel suo sacchettino di cotone non è giù più sterile. Come funziona la cosa? Lo sciacquo e via? Boh? In ogni caso non si può fare altrimenti, perché non siamo sempre a casa quando arrivano. E quando arrivano, arrivano.
A tirare le somme la bilancia pende a favore. E’ molto scomodo all’inizio, perché non si è abituate all’idea di una cosa “riutilizzabile” da inserire all’interno, ma forse a lungo andare ci si fa l’abitudine. Del resto l’uomo è fatto per adattarsi.
Canzone del giorno: Il Volo Zucchero
02 novembre 2009
01 novembre 2009
Samhain e mooncup
da wikipedia:
Non ci era mai capitato, ieri sera dei bimbi hanno bussato alla nostra porta chiedendo "dolcetto o scherzetto?". Noi avevamo, non per l'occasione, un sacchetto con dei cioccolatini che hanno gradito molto.
Io volevo truccarmi da una sorta di geisha morta, ma alla fine il risultato è stato molto bambolesco, mi mancavano le gotine rosse e potevano mettermi in una vetrina di un negozio per bambini.
Foto:



Comunque è stato molto divertente, anche se ero l'unica truccata. Siamo andati a sentire i Sovrappeso, mitica rock komic band (quest'anno hanno cercato di sfondare andando a "x factor" e diciamo che si sono fatti grasse risate ma non li hanno presi) a Pontedera.
Oggi, con un ritardo di 9 giorni, si sono presentate le "mie cose". Ieri ho comprato la mooncup. Prime impressioni: funziona, questo sì. E' scomodissima da mettere e da levare, bisogna fare un gran maneggio e la prima volta che l'ho tolta ho faticato parecchio e già mi immaginavo i titoli dei giornali locali "ragazza al pronto soccorso per coppetta incastrata in vagina".
Altra scomodità: sarebbe necessario pulirla bene ogni volta con un po' di sapone neutro, ma voi vi immaginate se uno va a fare due passi e sta via una giornata come la pulisce? Mi sono attrezzata oggi comprando l'amuchina, mi farò una bottiglietta con acqua e amuchina da usare per disinfettare. Altra scomodità, da' un po' fastidio: non è come l'assorbente interno che davvero non senti più dopo due minuti. Questo ha una presenza che un po' si fa sentire: forse è colpa del gambo, magari mi tocca tagliarlo un altro po'.
Per altre info devo aspettare un po', usarlo per diversi cicli e vedere se è davvero un rompimento o si può instaurare una sorta di nuova abitudine, per cui alla fine diventerebbe scomodo girare con gli assorbenti. Vedremo.
Canzone del giorno: Ho pulito il bagno Sovrappeso
Benché nel Calendario di Coligny, l'unica fonte archeologica che fa riferimento al computo del tempo presso i celti, l'unica festa chiaramente indicata sia Trinuxtion Samoni (Samonios), tradizionalmente si ritiene che dividessero l'anno in due parti: inverno (il cui inizio era segnato dalla festa di Samhain) ed estate (di cui l'inizio era segnato da Beltane). I Celti erano influenzati principalmente dai cicli lunari e delle stelle che segnavano lo scorrere dell'anno agricolo che iniziava con Samhain (in novembre), alla fine dei raccolti, quando il terreno veniva preparato per l'inverno.
La vigilia di Samhain (in irlandese Oidhche Shamhna) era la festività principali del calendario celtico, probabilmente celebrata il 31 ottobre, rappresentava l'ultimo raccolto. Oggi in Irlanda Oíche Shamhna indica la notte di Halloween. I falò hanno sempre avuto un ruolo importante in questa festa. Anche in epoca cristiana i villici erano usi lanciare nel fuoco le ossa del bestiame macellato (il bestiame aveva un ruolo prominente nel mondo gaelico pre-cristiano). Una volta che i falò erano stati accesi, tutti gli altri fuochi venivano spenti ed ogni famiglia prendeva solennemente il nuovo fuoco dal falò.
Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell'immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali. Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi ed il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Naturalmente, questo aspetto della festa ha perso in epoca moderna gran parte del suo significato, visto che oggi le carestie fortunatamente non costituiscono più un problema come presso le antiche società rurali.
Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh ("Festa dei Morti"). Questo era il periodo più magico dell'anno: il giorno che non esisteva. Durante la notte il grande scudo di Skathach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell'ordine ed al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le tribù erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo.
Infine, dal punto di vista dell'ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, segna la supremazia della notte sul giorno. In alcune parti della Bretagna occidentale, si usa cucinare le kornigou, torte a forma di corna di cervo, a simboleggiare il Dio cornuto che perde le corna prima di ritornare nel suo regno nell'Aldilà.
La festa in Italia [modifica]
Quando i Romani entrarono in contatto coi Celti, identificarono Samhain con la loro festa dei morti (Lemuria) che era però celebrata nei giorni 9, 11 e 13 maggio. Con la cristianizzazione venne istituita la festa di Ognissanti (1 novembre), mentre il 2 novembre si celebra il Giorno dei morti. Attualmente nei paesi di cultura anglosassone si celebra invece la festa di Halloween.
Non ci era mai capitato, ieri sera dei bimbi hanno bussato alla nostra porta chiedendo "dolcetto o scherzetto?". Noi avevamo, non per l'occasione, un sacchetto con dei cioccolatini che hanno gradito molto.
Io volevo truccarmi da una sorta di geisha morta, ma alla fine il risultato è stato molto bambolesco, mi mancavano le gotine rosse e potevano mettermi in una vetrina di un negozio per bambini.
Foto:



Comunque è stato molto divertente, anche se ero l'unica truccata. Siamo andati a sentire i Sovrappeso, mitica rock komic band (quest'anno hanno cercato di sfondare andando a "x factor" e diciamo che si sono fatti grasse risate ma non li hanno presi) a Pontedera.
Oggi, con un ritardo di 9 giorni, si sono presentate le "mie cose". Ieri ho comprato la mooncup. Prime impressioni: funziona, questo sì. E' scomodissima da mettere e da levare, bisogna fare un gran maneggio e la prima volta che l'ho tolta ho faticato parecchio e già mi immaginavo i titoli dei giornali locali "ragazza al pronto soccorso per coppetta incastrata in vagina".
Altra scomodità: sarebbe necessario pulirla bene ogni volta con un po' di sapone neutro, ma voi vi immaginate se uno va a fare due passi e sta via una giornata come la pulisce? Mi sono attrezzata oggi comprando l'amuchina, mi farò una bottiglietta con acqua e amuchina da usare per disinfettare. Altra scomodità, da' un po' fastidio: non è come l'assorbente interno che davvero non senti più dopo due minuti. Questo ha una presenza che un po' si fa sentire: forse è colpa del gambo, magari mi tocca tagliarlo un altro po'.
Per altre info devo aspettare un po', usarlo per diversi cicli e vedere se è davvero un rompimento o si può instaurare una sorta di nuova abitudine, per cui alla fine diventerebbe scomodo girare con gli assorbenti. Vedremo.
Canzone del giorno: Ho pulito il bagno Sovrappeso
29 ottobre 2009
Impasse
Stanotte ho sognato la mia scuola superiore. Ci sono diverse ragioni per cui l’ho sognata.
Negli ultimi anni la l’istituto “Albe Steiner” di Torino è diventato tristemente famoso per episodi di bullismo verso ragazzi disabili e in generale. L’ultima notizia parlava addirittura di marchiature a fuoco fatte su alcuni studenti.
Devo dire che quando ci andavo io non è mai capitato nulla di così grave. La scuola era bella, colorata, graffitata anche all’interno ed era piena di “alternativi” di ogni genere. Punk con la cresta colorata, metallari bordati di borchie, dark pallidissimi con aria malinconica, rapponi con pantaloni larghi e cavallo bassissimo (ma ancora nessuno a mutande di fuori), modelli fighetti tiratissimi. Non c’erano mai scontri tra le varie fazioni, ognuno trattava con superiore indifferenza i membri degli altri gruppi. Molto spesso non esistevano limiti così invalicabili e il metallaro volentieri girava col punk, a volte il punk col rappone. Mi sembrava che solo i fighetti snobbassero un po’ tutti gli altri, ma forse sono (ero) prevenuta.
L’ho sognata anche perché mi ricordavo della regola d’oro del grafico pubblicitario che il nostro prof ci ripeteva con assoluta fermezza, ovvero per quanto possiamo creare cose bellissime e incredibili, la scelta finale spetta sempre al cliente che, generalmente, non ha un gusto estetico particolarmente raffinato.
Quindi, ci diceva, rassegnatevi a fare biglietti da visita bianchi con il disegno di un bullone o un martello a seconda del cliente. Questo l’ho potuto appurare quando ho lavorato come grafica. Preparavo 2 - 3 bozzetti di cui uno stupendo (che a me piaceva un monte) uno così così e uno davvero orripilante, con tutte le cose che avrebbero fatto ribrezzo al mio prof (fondini sfumati, caratteri gotici, mille elementi confusionari).
Quale veniva scelto? Se ero fortunata quello così così, altrimenti quello orripilante e io zitta e mosca. Se mi chiedevano un’immagine di sfondo mi toccava fargliela, se mi chiedevano un logo giallo e blu potevo al massimo strizzare il naso, se volevano una scritta in carattere gotico potevo assentarmi per andare un attimo in bagno.
Nel sogno io e Roccio entriamo nella scuola, ma non ricordo come mai ci troviamo lì. Chiedo ai vari professori se possiamo assistere alle lezioni, e la cosa è piuttosto divertente. Poi andiamo in aula di fotografia, quanto mi piaceva fare fotografia, era un po’ come giocare al piccolo chimico che non ho mai avuto, però lo immagino così. Buio, pellicola, liquidi, luce rossa, stampa, liquidi, asciugatura ed ecco la magia della foto. La parte teorica era un po’ più noiosa ma ora vorrei tanto riprendere in mano il nostro libro di testo (che si trova come testo autorevole in merito), devo cercarlo a casa di mia mamma. Ma sto divagando.
Entriamo nel laboratorio e la mia professoressa (la Tempesta, non è un nomignolo si chiama proprio così) si avvicina festosa e mi fa un sacco di domande “Dimmi che sei diventata fotografa! Eri così brava, una delle migliori, dai sedetevi, che bello vederti” ecc ecc. A dire la verità non ricordo di essere stata così eccezionale a fotografia, chissà come mai nel sogno ho pompato così il mio ego. Ci sediamo e la prof fa delle domande agli studenti e nessuno risponde, così si rivolge a me ed è una domanda assurda, davvero non ricordo queste cose, qualcosa sulla lunghezza focale, io balbetto qualcosa ma sono imbarazzata da morire, non lo so davvero, guardo Roccio ma lui fa cenno di no con la testa, non lo sa e la prof mi guarda delusa perché pochi secondi prima mi aveva lodata e io sono imbarazzata a morte.
Ieri è successo questo: si parlava al lavoro di Parnassus, il film nelle sale in questi giorni. Parliamo dell’attore morto a mezzo delle riprese di cui nessuno di noi ricordava il nome. Io sparo un nome ma è un nome che non ha senso, di un giornalista famoso che non conosco. Così le mie colleghe mi guardano scandalizzate e io mi sento effettivamente in imbarazzo. Alchè una mia collega mi dice che quel giorno dovrebbe segnarlo sul calendario (questo perché sono diverse volte che le chiedo consulenza e aiuto sulle cose che secondo lei dovrei conoscere a menadito, perché mi crede un genio e io ne sono lusingata ma non sono un genio). L’elaborazione di questo imbarazzo è sfociato nel più classico teatrino della vergogna: una domanda banale a cui non si sa rispondere, a scuola.
Ieri una mia collega ci ha portato dei bellissimi anellini fatti con la terracotta, mi piacciono proprio tanto!
Canzone del giorno: My Way Sid Vicious
Negli ultimi anni la l’istituto “Albe Steiner” di Torino è diventato tristemente famoso per episodi di bullismo verso ragazzi disabili e in generale. L’ultima notizia parlava addirittura di marchiature a fuoco fatte su alcuni studenti.
Devo dire che quando ci andavo io non è mai capitato nulla di così grave. La scuola era bella, colorata, graffitata anche all’interno ed era piena di “alternativi” di ogni genere. Punk con la cresta colorata, metallari bordati di borchie, dark pallidissimi con aria malinconica, rapponi con pantaloni larghi e cavallo bassissimo (ma ancora nessuno a mutande di fuori), modelli fighetti tiratissimi. Non c’erano mai scontri tra le varie fazioni, ognuno trattava con superiore indifferenza i membri degli altri gruppi. Molto spesso non esistevano limiti così invalicabili e il metallaro volentieri girava col punk, a volte il punk col rappone. Mi sembrava che solo i fighetti snobbassero un po’ tutti gli altri, ma forse sono (ero) prevenuta.
L’ho sognata anche perché mi ricordavo della regola d’oro del grafico pubblicitario che il nostro prof ci ripeteva con assoluta fermezza, ovvero per quanto possiamo creare cose bellissime e incredibili, la scelta finale spetta sempre al cliente che, generalmente, non ha un gusto estetico particolarmente raffinato.
Quindi, ci diceva, rassegnatevi a fare biglietti da visita bianchi con il disegno di un bullone o un martello a seconda del cliente. Questo l’ho potuto appurare quando ho lavorato come grafica. Preparavo 2 - 3 bozzetti di cui uno stupendo (che a me piaceva un monte) uno così così e uno davvero orripilante, con tutte le cose che avrebbero fatto ribrezzo al mio prof (fondini sfumati, caratteri gotici, mille elementi confusionari).
Quale veniva scelto? Se ero fortunata quello così così, altrimenti quello orripilante e io zitta e mosca. Se mi chiedevano un’immagine di sfondo mi toccava fargliela, se mi chiedevano un logo giallo e blu potevo al massimo strizzare il naso, se volevano una scritta in carattere gotico potevo assentarmi per andare un attimo in bagno.
Nel sogno io e Roccio entriamo nella scuola, ma non ricordo come mai ci troviamo lì. Chiedo ai vari professori se possiamo assistere alle lezioni, e la cosa è piuttosto divertente. Poi andiamo in aula di fotografia, quanto mi piaceva fare fotografia, era un po’ come giocare al piccolo chimico che non ho mai avuto, però lo immagino così. Buio, pellicola, liquidi, luce rossa, stampa, liquidi, asciugatura ed ecco la magia della foto. La parte teorica era un po’ più noiosa ma ora vorrei tanto riprendere in mano il nostro libro di testo (che si trova come testo autorevole in merito), devo cercarlo a casa di mia mamma. Ma sto divagando.
Entriamo nel laboratorio e la mia professoressa (la Tempesta, non è un nomignolo si chiama proprio così) si avvicina festosa e mi fa un sacco di domande “Dimmi che sei diventata fotografa! Eri così brava, una delle migliori, dai sedetevi, che bello vederti” ecc ecc. A dire la verità non ricordo di essere stata così eccezionale a fotografia, chissà come mai nel sogno ho pompato così il mio ego. Ci sediamo e la prof fa delle domande agli studenti e nessuno risponde, così si rivolge a me ed è una domanda assurda, davvero non ricordo queste cose, qualcosa sulla lunghezza focale, io balbetto qualcosa ma sono imbarazzata da morire, non lo so davvero, guardo Roccio ma lui fa cenno di no con la testa, non lo sa e la prof mi guarda delusa perché pochi secondi prima mi aveva lodata e io sono imbarazzata a morte.
Ieri è successo questo: si parlava al lavoro di Parnassus, il film nelle sale in questi giorni. Parliamo dell’attore morto a mezzo delle riprese di cui nessuno di noi ricordava il nome. Io sparo un nome ma è un nome che non ha senso, di un giornalista famoso che non conosco. Così le mie colleghe mi guardano scandalizzate e io mi sento effettivamente in imbarazzo. Alchè una mia collega mi dice che quel giorno dovrebbe segnarlo sul calendario (questo perché sono diverse volte che le chiedo consulenza e aiuto sulle cose che secondo lei dovrei conoscere a menadito, perché mi crede un genio e io ne sono lusingata ma non sono un genio). L’elaborazione di questo imbarazzo è sfociato nel più classico teatrino della vergogna: una domanda banale a cui non si sa rispondere, a scuola.
Ieri una mia collega ci ha portato dei bellissimi anellini fatti con la terracotta, mi piacciono proprio tanto!
Canzone del giorno: My Way Sid Vicious
28 ottobre 2009
Ci stiamo preparando per halloween
Siamo andati da Nicla a comprare qualche trucco per halloween. Abbiamo preso il fondotinta non bianco ma molto chiaro, dei colori per body painting ad acqua (tutto marca kryolan). Guardate cosa si può fare con questi trucchi ad acqua:
ed è solo una delle tante applicazioni. Non mi serve per ora, ma possono essere usati anche come eye-liner e come ombretti per effetti particolari.
In verità il mio trucco non è molto halloweenesco come mi suggerisce un amico, non ha sangue nè ferite, però chi lo sa. Intanto ho necessità di un qipao da comprare qui a Firenze, ora dove lo trovo? Ahiahia, mi sveglio sempre all'ultimo.
Canzone del giorno: Annina Max Gazzè
ed è solo una delle tante applicazioni. Non mi serve per ora, ma possono essere usati anche come eye-liner e come ombretti per effetti particolari.
In verità il mio trucco non è molto halloweenesco come mi suggerisce un amico, non ha sangue nè ferite, però chi lo sa. Intanto ho necessità di un qipao da comprare qui a Firenze, ora dove lo trovo? Ahiahia, mi sveglio sempre all'ultimo.
Canzone del giorno: Annina Max Gazzè
27 ottobre 2009
La regina dei tremolii
Ogni tanto mi capita una cosa buffa. Una minuscola zona del mio viso attacca a battere, a vibrare. Avete presente quel battito, quello sfarfallìo della palpebra che ogni tanto capita a tutti? Bhe, capita anche a me. Però non solo quello e non per poco. Il mio sfarfallìo dura qualche settimana, lo sento soprattutto al lavoro, prosegue ininterrotto per qualche secondo, poi fa una lunga pausa di mezz’ora un’ora o più e poi riprende. Così, per settimane. Qualche anno fa mi successe con la palpebra. Per diverso tempo non facevo che strofinarmi l’occhio destro perché mi dava un fastidio terribile. Non sapevo come farlo smettere e poi com’era arrivato se ne andò.
Qualche tempo fa ha cominciato il timpano destro, o quel che era. Vrrrrr sentivo. Vrrrrr. Vibrava.
Non so se era il timpano o quant’altro, ma qualcosa dentro l’orecchio vibrava. Immaginavo una farfalla che sbatteva le ali (com’è davvero capitato a una ragazza che conosco), ma non sentivo muoversi nulla dentro. Solo Vrrrrr ogni tanto. Vrrrrr. Che fastidio.
Per due settimane e poi com’era arrivato se ne andò.
Ora di nuovo, ma non la palpebra né il timpano. E’ difficile spiegare il rettangolino di carne che pulsa. Si trova sul lato destro del naso accanto all’occhio. Quella zona dove poggiamo i naselli degli occhiali, però ipù interna, più vicino all’occhio.
Che fastidio. E’ già più di una settimana che ogni tanto balla. Mi ci premo il dito contro ma posso solo aspettare che passi. La cosa buffa (e che noto solo ora) è che sono tutte zone sul lato destro del viso.
Secondo una mia collega è carenza vitaminica dovuta alle pastiglie che prendo. Ma mi capitava anche prima di prendere le pastiglie. Mi sto informando per seguire un corso di linguaggio dei segni.
Non so perché ma una parte di me è affascinata dall’idea di parlare in silenzio.
Quanto mi piace il silenzio.
Canzone del giorno: Pussy Rammstein
Qualche tempo fa ha cominciato il timpano destro, o quel che era. Vrrrrr sentivo. Vrrrrr. Vibrava.
Non so se era il timpano o quant’altro, ma qualcosa dentro l’orecchio vibrava. Immaginavo una farfalla che sbatteva le ali (com’è davvero capitato a una ragazza che conosco), ma non sentivo muoversi nulla dentro. Solo Vrrrrr ogni tanto. Vrrrrr. Che fastidio.
Per due settimane e poi com’era arrivato se ne andò.
Ora di nuovo, ma non la palpebra né il timpano. E’ difficile spiegare il rettangolino di carne che pulsa. Si trova sul lato destro del naso accanto all’occhio. Quella zona dove poggiamo i naselli degli occhiali, però ipù interna, più vicino all’occhio.
Che fastidio. E’ già più di una settimana che ogni tanto balla. Mi ci premo il dito contro ma posso solo aspettare che passi. La cosa buffa (e che noto solo ora) è che sono tutte zone sul lato destro del viso.
Secondo una mia collega è carenza vitaminica dovuta alle pastiglie che prendo. Ma mi capitava anche prima di prendere le pastiglie. Mi sto informando per seguire un corso di linguaggio dei segni.
Non so perché ma una parte di me è affascinata dall’idea di parlare in silenzio.
Quanto mi piace il silenzio.
Canzone del giorno: Pussy Rammstein
26 ottobre 2009
Sabato e Domenica
Il risparmio energetico a casa di mia mamma non esiste moltissimo, quindi mi sono chiusa gli occhi e ho fatto finta di nulla. Io continuo, qui a Firenze, a prendere il bus per andare al lavoro, a fare la lavastoviglie ogni 2-3 giorni, a usare tovaglioli di stoffa (mitici, davvero). Intanto mi sono costruita un piccolo bozzolo dove mi rintano quando la realtà mi ferisce abbastanza da farmi sanguinare dentro. Il mio bozzolo è di plastica (riciclata) e ha una zip che mi permette un facile accesso. E’ grande abbastanza per farmici stare dentro rintanata in posizione fetale, ma comunque elastica per permettermi di stirare le braccia e non farmi venire i crampi. Il bozzolo mi isola dai rumori ma mi permette di capire se c’è un interlocutore che mi sta rivolgendo qualche domanda per annuire o rispondere. Ma è sempre la persona che sta fuori di me che risponde e non io, che riposo felice nel bozzolo. Nonostante sia trasparente ed elastico è molto resistente e ho deciso che non può essere rotto, solo io posso aprire la zip per uscire quando voglio. Ma ora è un posto che mi piace, non avevo mai inventato un luogo dove potermi riposare, lo trovo grandioso.
Ci sono, purtroppo, alcuni rumori fastidiosi che filtrano. Per esempio il rumore della tv. Voglio annullarlo ma passa e rompe la mia pace. Un altro rumore che passa è la sveglia, e questo è un bene in un certo senso. E sono sicura che in situazione di emergenza i suoni passino, anche se non ho ancora testato.
Credo di essere in grado di inventare mille posti piacevoli in cui stare nell’attesa che passi la tempesta. Per esempio in un prato isolato dal mondo, o su una spiaggia dove il vento soffia forte. Ma il bozzolo è un luogo del nulla, entrando lì mi cancello e non esiste nulla che possa scalfirmi.
Salvo emergenze, ovvio.
Canzone del giorno: Valentina Max Gazzè
Ci sono, purtroppo, alcuni rumori fastidiosi che filtrano. Per esempio il rumore della tv. Voglio annullarlo ma passa e rompe la mia pace. Un altro rumore che passa è la sveglia, e questo è un bene in un certo senso. E sono sicura che in situazione di emergenza i suoni passino, anche se non ho ancora testato.
Credo di essere in grado di inventare mille posti piacevoli in cui stare nell’attesa che passi la tempesta. Per esempio in un prato isolato dal mondo, o su una spiaggia dove il vento soffia forte. Ma il bozzolo è un luogo del nulla, entrando lì mi cancello e non esiste nulla che possa scalfirmi.
Salvo emergenze, ovvio.
Canzone del giorno: Valentina Max Gazzè
Sezione:
Cazzate,
Me,
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noimpactweek project,
paranoie
23 ottobre 2009
Venerdì
Vivere a basso impatto non modifica di molto la nostra vita. Oggi è la giornata dell’acqua. Come evitare di consumare tanta tanta acqua?
Qui ci possono essere diverse regole, quasi tutti le conosciamo: lavarsi i denti chiudendo il rubinetto, insaponarsi sotto la doccia chiudendo il rubinetto, lavare i piatti a rubinetto chiuso, ecc ecc.
Altre possono essere non esagerare con lo sciacquone: già installare uno sciacquone che preveda due getti, uno più piccino e uno più grande è una gran cosa. Ancora meglio è la regola: “Se è marrone tira lo sciacquone”, evitare di tirare l’acqua a ogni pipì, basta chiudere il coperchio del water per non sentire odori e tirare l’acqua 2 volte al giorno invece che 5-6 è una gran cosa (visto che vengono “buttati” più di 10 litri d’acqua a ogni getto).
Installare dei miscelatori aria acqua è una soluzione. In cucina non siamo riusciti a svitare il cosillo (io e i termini siamo due cose differenti) e quindi ciccia.
Ogni 2-3 giorni usiamo la lavastoviglie, anche per le pentole con il programma supereconomico (basso consumo di acqua e corrente) e abbiamo visto che basta che non si mettano incrostate e vengono fuori bene.
La lavatrice solo a pieno carico, senza separare colorati dal bianco. Usiamo il foglio che cattura i colori e funziona piuttosto bene. Laviamo tutto a freddo con un detersivo ecologico certificato ecolabel e facciamo circa una lavatrice a settimana.
Per bere usiamo la caraffa Brita ormai da qualche mese e ci troviamo piuttosto bene. Purtroppo qualche bottiglia di plastica la compriamo, più che altro per quando saliamo a Torino, ma ci durano davvero un’infinità. La doccia ha bassa pressione e comprando un apparecchio speciale riusciamo a risparmiare e ad avere un getto decente (l’ho ordinato ieri ci deve ancora arrivare). Questo aggeggio, oltre a miscelare aria e acqua, ha una pallina al suo interno che ruota veloce aumentando la pressione del getto.
Me l’ha consigliato una collega che prima aveva davvero solo un pisciolino e ora ha una pressione altissima. Spero che funzioni perché finora mi sono fatta la doccia nella vasca da bagno, da seduta, in modalità “scomoda”, ma almeno con un getto decente. Roccio ha preferito la doccia ma con grande fatica.
Ah, cosa buffa. Non so come mai da qualche giorno ci siamo convinti di avere l’impianto di riscaldamento centralizzato. Visto che nei giorni passati c’era freddino abbiamo quindi acceso i termosifoni e avviato la caldaia. “Tanto” pensavamo “se è centralizzato lo spengono loro, lo abbassano loro, ecc ecc”:
Faceva piuttosto caldo in questi giorni così stamattina mi si è accesa la lampadina. Se fosse stato davvero centralizzato l’impianto, non si sarebbe acceso il riscaldamento dalla caldaia, che a quel punto sarebbe stato solo uno scaldabagno. Stamattina cerco il contratto di affitto, effettivamente il nostro impianto è autonomo! La prima cosa che ho fatto è stata rispegnere tutto, dopo due giorni di riscaldamento acceso giorno e notte è il minimo.
Quello che ci ha tratti in inganno è stato il termostato che non è temporizzato, quindi non possiamo programmare l’orario di accensione. Questo vuol dire che quando la sera torneremo a casa farà piuttosto freddino e dovremo aspettare che si scaldi tutto.
Del resto un termostato programmabile non costa molto, quindi potremmo anche installarlo. Semplificherebbe molto la vita.
Qui ci possono essere diverse regole, quasi tutti le conosciamo: lavarsi i denti chiudendo il rubinetto, insaponarsi sotto la doccia chiudendo il rubinetto, lavare i piatti a rubinetto chiuso, ecc ecc.
Altre possono essere non esagerare con lo sciacquone: già installare uno sciacquone che preveda due getti, uno più piccino e uno più grande è una gran cosa. Ancora meglio è la regola: “Se è marrone tira lo sciacquone”, evitare di tirare l’acqua a ogni pipì, basta chiudere il coperchio del water per non sentire odori e tirare l’acqua 2 volte al giorno invece che 5-6 è una gran cosa (visto che vengono “buttati” più di 10 litri d’acqua a ogni getto).
Installare dei miscelatori aria acqua è una soluzione. In cucina non siamo riusciti a svitare il cosillo (io e i termini siamo due cose differenti) e quindi ciccia.
Ogni 2-3 giorni usiamo la lavastoviglie, anche per le pentole con il programma supereconomico (basso consumo di acqua e corrente) e abbiamo visto che basta che non si mettano incrostate e vengono fuori bene.
La lavatrice solo a pieno carico, senza separare colorati dal bianco. Usiamo il foglio che cattura i colori e funziona piuttosto bene. Laviamo tutto a freddo con un detersivo ecologico certificato ecolabel e facciamo circa una lavatrice a settimana.
Per bere usiamo la caraffa Brita ormai da qualche mese e ci troviamo piuttosto bene. Purtroppo qualche bottiglia di plastica la compriamo, più che altro per quando saliamo a Torino, ma ci durano davvero un’infinità. La doccia ha bassa pressione e comprando un apparecchio speciale riusciamo a risparmiare e ad avere un getto decente (l’ho ordinato ieri ci deve ancora arrivare). Questo aggeggio, oltre a miscelare aria e acqua, ha una pallina al suo interno che ruota veloce aumentando la pressione del getto.
Me l’ha consigliato una collega che prima aveva davvero solo un pisciolino e ora ha una pressione altissima. Spero che funzioni perché finora mi sono fatta la doccia nella vasca da bagno, da seduta, in modalità “scomoda”, ma almeno con un getto decente. Roccio ha preferito la doccia ma con grande fatica.
Ah, cosa buffa. Non so come mai da qualche giorno ci siamo convinti di avere l’impianto di riscaldamento centralizzato. Visto che nei giorni passati c’era freddino abbiamo quindi acceso i termosifoni e avviato la caldaia. “Tanto” pensavamo “se è centralizzato lo spengono loro, lo abbassano loro, ecc ecc”:
Faceva piuttosto caldo in questi giorni così stamattina mi si è accesa la lampadina. Se fosse stato davvero centralizzato l’impianto, non si sarebbe acceso il riscaldamento dalla caldaia, che a quel punto sarebbe stato solo uno scaldabagno. Stamattina cerco il contratto di affitto, effettivamente il nostro impianto è autonomo! La prima cosa che ho fatto è stata rispegnere tutto, dopo due giorni di riscaldamento acceso giorno e notte è il minimo.
Quello che ci ha tratti in inganno è stato il termostato che non è temporizzato, quindi non possiamo programmare l’orario di accensione. Questo vuol dire che quando la sera torneremo a casa farà piuttosto freddino e dovremo aspettare che si scaldi tutto.
Del resto un termostato programmabile non costa molto, quindi potremmo anche installarlo. Semplificherebbe molto la vita.
22 ottobre 2009
Giovedì
Oggi giornata ecologica. Accendere solo luci necessarie (bhe a dirla tutta il progetto chiede di non usare apparecchi elettronici). Cosa molto difficile perché mentre io aderisco al progetto (e scrivo al pc, che già non dovrei) Roccio no, quindi la tv è accesa, la luce della sala è accesa, la lucina della lampada che usa per fare gli aeroplanini è accesa.
Diciamo che di questa settimana ecologica sono stata brava solo a usare i trasporti pubblici (e venerdì c'è già sciopero, sigh...).
Però mi trovo piuttosto bene, anzi, per la prima volta in vita mia il bus che prendo ha sempre posto e fa pochissime fermate, inoltre fa una scorciatoia che mi permette di essere al lavoro puntualissima! Decisamente non male.
Ah e i tovaglioli di stoffa. Quelli nemmeno sono male. Mi ci trovo bene e poi sono enormi, piegati un mucchio di volte, regà, c'è sempre un angolo pulito dove sbavare!
Poi, sto leggendo penso uno dei libri più belli che io abbia mai letto, speriamo che alla fine non si sciupi.
Si intitola "Molto forte, incredibilmente vicino", quando lo finirò inserirò il mio commento su anobii. Ci sono dei libri che non possono essere letti ma, inevitabilmente, vissuti. Protagonisti che riesci quasi a vedere, personaggi che ami al primo istante e altri no. Il libro mi chiude in un mondo meraviglioso e l'odore delle pagine sfogliate è un aroma che mi da' dipendenza.
Diciamo che di questa settimana ecologica sono stata brava solo a usare i trasporti pubblici (e venerdì c'è già sciopero, sigh...).
Però mi trovo piuttosto bene, anzi, per la prima volta in vita mia il bus che prendo ha sempre posto e fa pochissime fermate, inoltre fa una scorciatoia che mi permette di essere al lavoro puntualissima! Decisamente non male.
Ah e i tovaglioli di stoffa. Quelli nemmeno sono male. Mi ci trovo bene e poi sono enormi, piegati un mucchio di volte, regà, c'è sempre un angolo pulito dove sbavare!
Poi, sto leggendo penso uno dei libri più belli che io abbia mai letto, speriamo che alla fine non si sciupi.
Si intitola "Molto forte, incredibilmente vicino", quando lo finirò inserirò il mio commento su anobii. Ci sono dei libri che non possono essere letti ma, inevitabilmente, vissuti. Protagonisti che riesci quasi a vedere, personaggi che ami al primo istante e altri no. Il libro mi chiude in un mondo meraviglioso e l'odore delle pagine sfogliate è un aroma che mi da' dipendenza.
21 ottobre 2009
Mercoledì
Oggi giornata della spesa ecologica. Purtroppo non ce l'abbiamo fatta ad andare dal verduriere a comprare frutta e verdura di qui (prodotta entro 250 miglia, suggerivano loro).
Abbiamo avuto altre incombenze, come riportare di nuovo l'iphone in assistenza. Speriamo.
Abbiamo avuto altre incombenze, come riportare di nuovo l'iphone in assistenza. Speriamo.
20 ottobre 2009
Martedì
Oggi è la giornata dei trasporti. Prendere il bus non è così faticoso perché ci metto lo stesso tempo. Ma è faticoso alzarsi un po' prima e aspettare al freddo. Devo dire che una cosa positiva c'è: il bus è sotto casa e gli orari mi permettono di entrare a un'ora decente e a tornare a casa a un'ora altrettanto decente. Quindi non lo disdegno (anche se le mie colleghe mi danno tempo fino a giovedì prima di riprendere la mia comodissima macchinina).
Ma conoscendomi ho fatto di più: ho lasciato la macchina in riserva così se voglio prenderla devo comunque andare a fare benzina e svegliarmi prima. Per cui va bene così, vediamo come va questa settimana e come sarà la prossima settimana. E ora leggiamo il nostro compitino di domani!
Ma conoscendomi ho fatto di più: ho lasciato la macchina in riserva così se voglio prenderla devo comunque andare a fare benzina e svegliarmi prima. Per cui va bene così, vediamo come va questa settimana e come sarà la prossima settimana. E ora leggiamo il nostro compitino di domani!
19 ottobre 2009
Lunedì
Il mio compito di oggi è separare la spazzatura e riutilizzare il riutilizzabile. Difficile, dato che si tratta di scatolette di tonno, confezioni di shampoo esaurito, sacchetti di plastica di vario genere. Dovrei riflettere su quanta spazzatura si produce per fare un elenco di ciò di cui si può fare a meno.
Domani dovrò usare i mezzi pubblici. Quando vivevo a Torino usavo quasi sempre il bus. Un po' per mia personale avversità alla macchina, un po' perché su i bus funzionano abbastanza bene. Domani invece dovrò svegliarmi prestissimo per prendere il bus, speriamo bene.
Domani dovrò usare i mezzi pubblici. Quando vivevo a Torino usavo quasi sempre il bus. Un po' per mia personale avversità alla macchina, un po' perché su i bus funzionano abbastanza bene. Domani invece dovrò svegliarmi prestissimo per prendere il bus, speriamo bene.
18 ottobre 2009
Domenica
Questo è il primo giorno dell'esperimento "noimpactweek" che ti propone, passo passo, un esperimento della durata di una settimana dove si cercherà di essere il più "ecologici" possibile. Quindi a bassissimo impatto ambientale. Ogni giorno si dovranno eliminare o modificare delle cose e queste si aggiungeranno alle modifiche dei giorni precedenti.
Oggi il lavoro è semplice e riguarda i consumi. Bisogna fare una semplice lista delle cose che si desiderano comprare e controllare se è possibile riciclare cose già possedute, noleggiare o costruirle da sè.
Poi il secondo consiglio riguarda la spazzatura, ogni persona deve avere il suo sacchetto di spazzatura riciclabile. Questo lo saltiamo, giusto perché noi produciamo poca spazzatura (un sacchetto a settimana di organico, plastica e indifferenziato) e dividere ulteriormente questo poco consumo aumenta il numero dei sacchettini e rende tutto un po' meno "a basso impatto".
Nei giorni successivi ci saranno nuove cose (temo per il martedì in cui dovrò cominciare a rinunciare alla macchina!) e vi terrò aggiornati!
Oggi il lavoro è semplice e riguarda i consumi. Bisogna fare una semplice lista delle cose che si desiderano comprare e controllare se è possibile riciclare cose già possedute, noleggiare o costruirle da sè.
Poi il secondo consiglio riguarda la spazzatura, ogni persona deve avere il suo sacchetto di spazzatura riciclabile. Questo lo saltiamo, giusto perché noi produciamo poca spazzatura (un sacchetto a settimana di organico, plastica e indifferenziato) e dividere ulteriormente questo poco consumo aumenta il numero dei sacchettini e rende tutto un po' meno "a basso impatto".
Nei giorni successivi ci saranno nuove cose (temo per il martedì in cui dovrò cominciare a rinunciare alla macchina!) e vi terrò aggiornati!
16 ottobre 2009
Peripezie
Com'è andata a finire con l'esenzione? Ovviamente nessuno mi ha chiamata. Chiamo io ma mi dicono di richiamare di mattina perché al pomeriggio non c'è nessuno.
Va bene.
Però stavolta mi faccio dare il nome del responsabile con cui parlare.
Chiamo l'indomani e mi spiegano come funziona per l'esenzione. Me la può mandare anche via e-mail (meno male) ma sarà valida solo fino al 31 dicembre. Dopodiché dovrò andare dalla mia dottoressa che prenoterà una visita all'asl affinché possano decidere se posso ancora usufruirne o meno. Non sono molto fiduciosa. Del resto come darmi torto? Finora le visite di controllo per questioni burocratiche sono andate peggio del peggio!
Mica è finita.
Il 19 settembre portiamo l'IPhone in assistenza. La batteria dura 3-4 ore (forse anche meno), il Wireless perde segnale, ricevo gli SMS dopo ore, e spesso mi da' campo pieno ma non mi si riesce a chiamare.
Mi dicono di richiamare dopo 10 giorni per vedere se il telefono è arrivato (devono spedirlo, come tutte le cose Apple). Chiamo dopo dieci giorni ma nulla, richiamo dopo qualche giorno, nulla, richiamo ancora dopo qualche giorno, nulla. Per dirla tutta, richiamo questo lunedì e mi dicono che mercoledì arriva. Io per sicurezza mercoledì richiamo e mi dicono "Ma ti avevo detto giovedì!".
Bene, dico, allora è domani, però io domani chiamo lo stesso (che se non è arrivato almeno non ci facciamo un viaggio a vuoto).
Finalmente ieri chiamo ed è arrivato, non ci volevo credere. Arriviamo al negozio, porto il foglio dell'assistenza e il ragazzo mi dice che non è tornato nessun IPhone. Sbianco.
Meno male che si sbagliava: il mio telefono ce l'aveva un altro ragazzo in mano.
Lo accendo e vedo che è stato resettato, poco male. Avevo fatto il backup quindi non fa nulla. Risistemo tutte le mie cosine e mi metto a giocare.
Oggi di nuovo. Poca batteria, non prende, mi si sconnette il wireless. Ci incazziamo, praticamente non è stato fatto nulla. Nemmeno cambiare la batteria! Il mio cruccio è che questi siano difetti propri del telefono, e in questo caso non ci si può fare nulla. Domani glielo riporteremo, e se non funziona di nuovo, glielo porteremo nuovamente.
Mi spiace soprattutto perché è un regalo di Roccio, e lui stesso è incazzato abbestia perché di certo gli avrebbe fatto piacere comprarmi qualcosa di funzionale. Chissà se anche altre persone hanno avuto gli stessi problemi.
E' difficile trovare qualcuno che critichi i prodotti Apple per due semplici motivi:
- i prodotti Apple costano tanto, e spendere tanti soldi fa sì che ne giustifichiamo i difetti. O li nascondiamo. Insomma, dobbiamo giustificare quanto speso con un "funziona benissssimo", per intenderci.
- chi compra un prodotto Apple generalmente è un fedelissimo, ovvero se ha l'IPod, magari ha anche il Mac, o l'IPhone. La campagna pubblicitaria della Apple, Think Different, fa sentire tutti i possessori di un prodotto Apple appartenenti ad un elìte difficile da raggiungere. Gli appassionati del marchio Apple vanno fieri della loro diversità. Ma più che parlare di diversità si può parlare di conformismo.
Per cui se esiste al mondo una persona che riesce a rompere questi schemi e mi confessa di avere avuto gli stessi problemi con l'IPhone me lo scriva, please.
Premetto che tengo questo telefono come un gioiellino, gli ho messo la plastichina sullo schermo e una buccia di gomma morbida ed è l'unico telefono che ancora non mi è cascato a terra.
Stasera ho visto "Inland Empire" di David Lynch. Mi piace Lynch perché i suoi film sembrano dei lunghi sogni dove nulla ha senso ma le immagini rievocano altre scene del film apparentemente slegate tra loro. Mi ha creato un senso di angoscia vivissimo (me lo sono guardata da sola e con le cuffiette perché so che è il genere di film che Roccio non ama) e a qualche scena sono anche saltata dalla sedia.
Forse ancora più onirico di Mulholland Drive che è uno dei miei film preferiti.
Va bene.
Però stavolta mi faccio dare il nome del responsabile con cui parlare.
Chiamo l'indomani e mi spiegano come funziona per l'esenzione. Me la può mandare anche via e-mail (meno male) ma sarà valida solo fino al 31 dicembre. Dopodiché dovrò andare dalla mia dottoressa che prenoterà una visita all'asl affinché possano decidere se posso ancora usufruirne o meno. Non sono molto fiduciosa. Del resto come darmi torto? Finora le visite di controllo per questioni burocratiche sono andate peggio del peggio!
Mica è finita.
Il 19 settembre portiamo l'IPhone in assistenza. La batteria dura 3-4 ore (forse anche meno), il Wireless perde segnale, ricevo gli SMS dopo ore, e spesso mi da' campo pieno ma non mi si riesce a chiamare.
Mi dicono di richiamare dopo 10 giorni per vedere se il telefono è arrivato (devono spedirlo, come tutte le cose Apple). Chiamo dopo dieci giorni ma nulla, richiamo dopo qualche giorno, nulla, richiamo ancora dopo qualche giorno, nulla. Per dirla tutta, richiamo questo lunedì e mi dicono che mercoledì arriva. Io per sicurezza mercoledì richiamo e mi dicono "Ma ti avevo detto giovedì!".
Bene, dico, allora è domani, però io domani chiamo lo stesso (che se non è arrivato almeno non ci facciamo un viaggio a vuoto).
Finalmente ieri chiamo ed è arrivato, non ci volevo credere. Arriviamo al negozio, porto il foglio dell'assistenza e il ragazzo mi dice che non è tornato nessun IPhone. Sbianco.
Meno male che si sbagliava: il mio telefono ce l'aveva un altro ragazzo in mano.
Lo accendo e vedo che è stato resettato, poco male. Avevo fatto il backup quindi non fa nulla. Risistemo tutte le mie cosine e mi metto a giocare.
Oggi di nuovo. Poca batteria, non prende, mi si sconnette il wireless. Ci incazziamo, praticamente non è stato fatto nulla. Nemmeno cambiare la batteria! Il mio cruccio è che questi siano difetti propri del telefono, e in questo caso non ci si può fare nulla. Domani glielo riporteremo, e se non funziona di nuovo, glielo porteremo nuovamente.
Mi spiace soprattutto perché è un regalo di Roccio, e lui stesso è incazzato abbestia perché di certo gli avrebbe fatto piacere comprarmi qualcosa di funzionale. Chissà se anche altre persone hanno avuto gli stessi problemi.
E' difficile trovare qualcuno che critichi i prodotti Apple per due semplici motivi:
- i prodotti Apple costano tanto, e spendere tanti soldi fa sì che ne giustifichiamo i difetti. O li nascondiamo. Insomma, dobbiamo giustificare quanto speso con un "funziona benissssimo", per intenderci.
- chi compra un prodotto Apple generalmente è un fedelissimo, ovvero se ha l'IPod, magari ha anche il Mac, o l'IPhone. La campagna pubblicitaria della Apple, Think Different, fa sentire tutti i possessori di un prodotto Apple appartenenti ad un elìte difficile da raggiungere. Gli appassionati del marchio Apple vanno fieri della loro diversità. Ma più che parlare di diversità si può parlare di conformismo.
Per cui se esiste al mondo una persona che riesce a rompere questi schemi e mi confessa di avere avuto gli stessi problemi con l'IPhone me lo scriva, please.
Premetto che tengo questo telefono come un gioiellino, gli ho messo la plastichina sullo schermo e una buccia di gomma morbida ed è l'unico telefono che ancora non mi è cascato a terra.
Stasera ho visto "Inland Empire" di David Lynch. Mi piace Lynch perché i suoi film sembrano dei lunghi sogni dove nulla ha senso ma le immagini rievocano altre scene del film apparentemente slegate tra loro. Mi ha creato un senso di angoscia vivissimo (me lo sono guardata da sola e con le cuffiette perché so che è il genere di film che Roccio non ama) e a qualche scena sono anche saltata dalla sedia.
Forse ancora più onirico di Mulholland Drive che è uno dei miei film preferiti.
13 ottobre 2009
Lotto con la burocrazia (e ne esco perdente).
Ricordate l’avventura di venerdì all’asl?
Bene, ieri ho chiamato per chiedere cosa devo fare per il rinnovo della mia esenzione e il ragazzotto, molto velocemente, mi ha detto che dovevo solo andare lì a ritirare un modulo. Insisto perché venerdì mi era stata detta una cosa diversa. Dico che la mia esenzione è di un'altra regione e quindi abbisogno di rifare tutto da capo. Mi dice che no, non è davanti al piccì e quindi non può vedere (ma cosa?) ma adesso è il medico di famiglia che deve fare tutto. Devo insomma solo prendere il modulo e consegnarlo al mio medico curante. "Allora niente documentazione?". No, mi dice, niente documentazione. Questo ieri, quindi in fretta e furia chiedo un permesso al lavoro, alla mia responsabile che mi dice, che va bene, tanto se vado lì alle 8 (al telefono l'asl mi aveva confermato che l'ufficio competente avrebbe aperto alle 8) e devo solo ritirare un foglio, quanto mai mi ci vorrà?
Io ero un po' dubbiosa, ho ormai poca fiducia e avevo un vago sentore di domattina tanto non combino nulla.
Stamattina mi sveglio prestino e poco dopo le 8 riesco ad essere all'asl. Appena entro mi dicono che l'ufficio apre alle 8.30. Bene, penso, già mezz'ora persa così.
Vado davanti all'ufficio dove ci sono altre 4-5 persone ad attendere. Mi siedo e comincio a leggere.
Arriva una signora e dice che il signore che si occupa delle pratiche di esenzione ha avuto un contrattempo e quindi arriverà un po' più tardi. Io continuo a leggere.
Dopo un po' torna la signora e chiede chi deve fare una nuova esenzione, mentre si aspetta ci dice che fare. Un signore entra nella stanza e viene mandato da un medico all'interno della struttura. Alzo la manina e chiedo di poter fare una domanda. Mi fa entrare e spiego la mia situazione e ciò che mi era stato detto al telefono. Mi chiede la vecchia esenzione Eh no, dico io, al telefono avevano specificato che c'era solo da ritirare un foglio. Dice che senza documentazione non possono fare nulla. Ma, io avevo telefonato apposta per essere sicura. Dice che se ho chiamato dopo le 12 ho parlato col portiere che non sa nulla di queste cose e che per avere informazioni dovevo andare direttamente lì, come se io non lavorassi o non avessi altro da fare che passare le mie mattinate all'asl. Come se non bastasse aggiunge che l'esenzione è nazionale, a differenza di quanto mi era stato detto venerdì, ovvero che l'esenzione in Toscana è diversa. Non sapevo se scazzottare lei o mettermi a piangere.
Oramai la frittata è fatta, sono già praticamente passate le 9 e decido di tornare a casa a prendere la famosa documentazione. Acchiappo la mia vecchia esenzione, acchiappo l'ultima documentazione sul tumore al seno, acchiappo la prima parte della mia vecchia cartella clinica del 1995 e quella del 1997 cercando, nelle sue 200 pagine, quella che riguarda le diagnosi. Dopo un po' le trovo, le scansiono e le stampo e torno lì.
C'è finalmente il ragazzo che si occupa delle esenzioni (era lo stesso ragazzo che aveva preso la mia pratica per richiedere una nuova invalidità), è scazzato abbestia. Mi sa che le persone prima di me lo han fatto nero nero. Entro e spiego tutto, io e la mia esenzione arriviamo da un'altra regione (mi piacerebbe specificare "e non da un altro pianeta"). Prende la mia vecchia esenzione e dice "Ok, se mi lascia un numero la richiamo".
E no, dico io, sono tornata a casa per riprendere tutta la documentazione e ora mi dice che non serve? "Non mi occupo io di questa pratica, ma il mio responsabile, se ha bisogno di documentazione aggiuntiva gliela chiederà poi lui".
Quello che vorrei dire è "non è che questo mondo è pieno di gente che non ha una cispola di cose da fare dalla mattina alla sera, o meglio ce ne sono tante, ma io non sono tra queste quindi NO".
Quello che dico è "non prenderò un'altra mattina di permesso per riportare qui dei fogli, semmai ve li manderò via fax".
Alla parola fax sgrana gli occhi, come se non ne avesse mai sentito parlare, alché mi chiede di dargli tutto così almeno che servano o no, loro hanno le mie diagnosi. Gli lascio il mio numero di telefono, dice che mi richiamerà entro domani per dirmi qualcosa. Ma ho come il terrore che non sarà così.
Che cosa ne è stato del famosissimo foglio che dovevo ritirare? Nulla, anche se lo avevo preso e compilato non mi è stato nemmeno richiesto.
Lo so lo so, sembro scazzata. In verità non riesco nemmeno ad arrabbiarmi, queste incongruenze mi rendono la vita interessante e mi diverte raccontarle.
Tant'è che, nonostante non fossi io in torto e il ragazzo era piuttosto scortese, sono riuscita a farlo rilassare semplicemente chiedendo "Brutta giornata, vero?". Alchè ha sorriso e ha risposto "Non sai quanto".
Altra curiosità, mi chiede il tesserino sanitario e io gli porgo quello europeo. Mi dice "No, questo è il codice fiscale, mi serve quello cartaceo".
Anche lì stavo per svenire. Meno male che ho sempre dietro anche il tesserino cartaceo. Tenetelo a mente, siamo in Europa, ma forse l'Europa di un altro pianeta. Cambiare regione è complicato, figurarsi cambiare stato! Se mai doveste fare documenti all'asl sappiate che dovrete impazzire per ritrovare il vostro tesserino cartaceo, quello che probabilmente avrete buttato o che sarà ridotto a coriandoli nel vostro portafogli.
Se proprio non potete fare altro, almeno riciclatelo per carnevale.
Canzone del giorno: Rock'n'roll Robot Alberto Camerini
Bene, ieri ho chiamato per chiedere cosa devo fare per il rinnovo della mia esenzione e il ragazzotto, molto velocemente, mi ha detto che dovevo solo andare lì a ritirare un modulo. Insisto perché venerdì mi era stata detta una cosa diversa. Dico che la mia esenzione è di un'altra regione e quindi abbisogno di rifare tutto da capo. Mi dice che no, non è davanti al piccì e quindi non può vedere (ma cosa?) ma adesso è il medico di famiglia che deve fare tutto. Devo insomma solo prendere il modulo e consegnarlo al mio medico curante. "Allora niente documentazione?". No, mi dice, niente documentazione. Questo ieri, quindi in fretta e furia chiedo un permesso al lavoro, alla mia responsabile che mi dice, che va bene, tanto se vado lì alle 8 (al telefono l'asl mi aveva confermato che l'ufficio competente avrebbe aperto alle 8) e devo solo ritirare un foglio, quanto mai mi ci vorrà?
Io ero un po' dubbiosa, ho ormai poca fiducia e avevo un vago sentore di domattina tanto non combino nulla.
Stamattina mi sveglio prestino e poco dopo le 8 riesco ad essere all'asl. Appena entro mi dicono che l'ufficio apre alle 8.30. Bene, penso, già mezz'ora persa così.
Vado davanti all'ufficio dove ci sono altre 4-5 persone ad attendere. Mi siedo e comincio a leggere.
Arriva una signora e dice che il signore che si occupa delle pratiche di esenzione ha avuto un contrattempo e quindi arriverà un po' più tardi. Io continuo a leggere.
Dopo un po' torna la signora e chiede chi deve fare una nuova esenzione, mentre si aspetta ci dice che fare. Un signore entra nella stanza e viene mandato da un medico all'interno della struttura. Alzo la manina e chiedo di poter fare una domanda. Mi fa entrare e spiego la mia situazione e ciò che mi era stato detto al telefono. Mi chiede la vecchia esenzione Eh no, dico io, al telefono avevano specificato che c'era solo da ritirare un foglio. Dice che senza documentazione non possono fare nulla. Ma, io avevo telefonato apposta per essere sicura. Dice che se ho chiamato dopo le 12 ho parlato col portiere che non sa nulla di queste cose e che per avere informazioni dovevo andare direttamente lì, come se io non lavorassi o non avessi altro da fare che passare le mie mattinate all'asl. Come se non bastasse aggiunge che l'esenzione è nazionale, a differenza di quanto mi era stato detto venerdì, ovvero che l'esenzione in Toscana è diversa. Non sapevo se scazzottare lei o mettermi a piangere.
Oramai la frittata è fatta, sono già praticamente passate le 9 e decido di tornare a casa a prendere la famosa documentazione. Acchiappo la mia vecchia esenzione, acchiappo l'ultima documentazione sul tumore al seno, acchiappo la prima parte della mia vecchia cartella clinica del 1995 e quella del 1997 cercando, nelle sue 200 pagine, quella che riguarda le diagnosi. Dopo un po' le trovo, le scansiono e le stampo e torno lì.
C'è finalmente il ragazzo che si occupa delle esenzioni (era lo stesso ragazzo che aveva preso la mia pratica per richiedere una nuova invalidità), è scazzato abbestia. Mi sa che le persone prima di me lo han fatto nero nero. Entro e spiego tutto, io e la mia esenzione arriviamo da un'altra regione (mi piacerebbe specificare "e non da un altro pianeta"). Prende la mia vecchia esenzione e dice "Ok, se mi lascia un numero la richiamo".
E no, dico io, sono tornata a casa per riprendere tutta la documentazione e ora mi dice che non serve? "Non mi occupo io di questa pratica, ma il mio responsabile, se ha bisogno di documentazione aggiuntiva gliela chiederà poi lui".
Quello che vorrei dire è "non è che questo mondo è pieno di gente che non ha una cispola di cose da fare dalla mattina alla sera, o meglio ce ne sono tante, ma io non sono tra queste quindi NO".
Quello che dico è "non prenderò un'altra mattina di permesso per riportare qui dei fogli, semmai ve li manderò via fax".
Alla parola fax sgrana gli occhi, come se non ne avesse mai sentito parlare, alché mi chiede di dargli tutto così almeno che servano o no, loro hanno le mie diagnosi. Gli lascio il mio numero di telefono, dice che mi richiamerà entro domani per dirmi qualcosa. Ma ho come il terrore che non sarà così.
Che cosa ne è stato del famosissimo foglio che dovevo ritirare? Nulla, anche se lo avevo preso e compilato non mi è stato nemmeno richiesto.
Lo so lo so, sembro scazzata. In verità non riesco nemmeno ad arrabbiarmi, queste incongruenze mi rendono la vita interessante e mi diverte raccontarle.
Tant'è che, nonostante non fossi io in torto e il ragazzo era piuttosto scortese, sono riuscita a farlo rilassare semplicemente chiedendo "Brutta giornata, vero?". Alchè ha sorriso e ha risposto "Non sai quanto".
Altra curiosità, mi chiede il tesserino sanitario e io gli porgo quello europeo. Mi dice "No, questo è il codice fiscale, mi serve quello cartaceo".
Anche lì stavo per svenire. Meno male che ho sempre dietro anche il tesserino cartaceo. Tenetelo a mente, siamo in Europa, ma forse l'Europa di un altro pianeta. Cambiare regione è complicato, figurarsi cambiare stato! Se mai doveste fare documenti all'asl sappiate che dovrete impazzire per ritrovare il vostro tesserino cartaceo, quello che probabilmente avrete buttato o che sarà ridotto a coriandoli nel vostro portafogli.
Se proprio non potete fare altro, almeno riciclatelo per carnevale.
Canzone del giorno: Rock'n'roll Robot Alberto Camerini
09 ottobre 2009
Tettografia
Stamane mi è toccata: la tettografia.
Prima, però, dato che la mia esenzione ticket è scaduta, sono andata all'asl per rifarla. Apriti cielo!
Il funzionario mi ha detto che fino a lunedì non si sa nemmeno cosa e come fare, e che nel mio caso è ancora più complessa la cosa, dato che la mia esenzione era stata concessa da un'altra regione. Dovrò portare (non appena sapranno anche loro esattamente "cosa" dovrò portare) la documentazione medica del '93 nella quale è stata diagnosticata la patologia, il linfoma di Hodgkins.
Devo proprio scavare nei ricordi ospedalieri per trovare quella roba là.
In ogni caso un po' mogi, io e Roccio andiamo via dall'asl per recarci a Villa delle Rose (Careggi) per fare la mammografia.
La signorina tanto gentile del CUP mi aveva comunicato il seguente indirizzo per Villa delle Rose: via del Pergolino 4/6. Ieri sera controllo su google maps, mi dico che è semplice evviva evviva ci si arriva in poco tempo.
Peccato che in via del Pergolino 4/6 non c'è nessuna Villa delle Rose. Entriamo nella struttura che sembra stare al suo posto e chiediamo informazioni. La signora ci comunica che non è la prima volta che le capita una cosa del genere ma quella non è Villa delle Rose. Io non conoscevo l'azienda ospedaliera di Careggi. Sono abituata al fatto che un ospedale è unico e all'interno ha i suoi bei reparti. Careggi è un quartiere, diciamo, dove ogni villettina col suo spettacolare giardino è un "pezzo" dell'ospedale. Capita che questi pezzettini siano però molto distanti tra loro.
Così, quando la signora ci fornisce le indicazioni e Roccio sgrana gli occhi, io capisco che c'è parecchio da camminare.
Cammina cammina cammina e Villa delle Rose mica si vede.
Arriviamo al Meyer, l'ospedale pediatrico e chiediamo informazioni. Niente, Villa delle Rose era più dietro, ci dice la signora che c'erano anche le indicazioni. Torniamo indietro e ci inerpichiamo per una salitina. Raggiungo una dottoressa e chiedo se Villa delle Rose è da quelle parti. Lei ci indica il cancello di fronte a noi e dice "E' qui".
Insomma per farla breve, meno male che siamo andati con due ore di anticipo.
Entriamo e andiamo all'accettazione. La signorina al bancone guarda la mia prenotazione e scuote la testa. "Lei non deve fare questo esame" mi dice "è troppo giovane. Le mammografie di controllo si fanno più in là con gli anni". Sorrido e le dico gentilmente che sono stata operata, mi guarda, annuisce e controlla sul suo elenco. "Troppo presto" continua "non posso farla passare".
Porca miseria mi verrebbe da arrabbiarmi ma non mi arrabbio. Le dico che se c'è da aspettare aspetteremo. "No, ora sento se posso farla passare". Chiama non so chi e mi dice di andare in sala d'attesa che verrò chiamata col numerino.
Effettivamente in sala d'attesa sono la più giovane (questa è una parola che oggi ho sentito spessissimo riferita a me). Il radiologo, che ogni tanto si affaccia dallo stanzino, è giovane ma ha un'aria austera. In netto contrasto con i suoi capelli biondi che sembrano decolorati. Non sorride, non ha espressioni, un po' mi fa paura.
Quando è il mio turno gli porto ciò che ho in mio possesso. Precedente mammografia, esame cito-istologico della fettaditetta asportata ecc ecc.
Ma appena entro mi dice "Come mai qui? E' così giovane!". Gli riassumo la mia storia clinica, mi fa spogliare e mi fa avvicinare alla macchina.
Mi dice "Lo sa che sarà doloroso, vero?". Annuisco, ma il ragazzo è stato in gamba. Non mi ha fatto male ed è stato veloce, a differenza di Torino dove sono stata maneggiata e dove mi hanno effettivamente fatto male (lamentandosi, in maniera discreta, del mio seno piccolo che per la mammografia è un casino). Il medico biondo austero quasi tedesco che chiameremo Hans mi sposta mi gira e rigira e fa tutto ciò che deve fare. All'ultima proiezione mi sorride, strano ma vero, ed esclama "Lei è molto coraggiosa". Il che mi fa arrossire, perché per me è una specie di complimento dato che mi giudico assolutamente fifona. Mi dice di aspettare perché per chi è stato operato c'è anche la visita.
Sappiate che negli ospedali, nelle sale d'attesa, è normale sentir parlare di morte. E' come quando si mangia e si parla di cibo. Non riusciamo ad estraniarci dal contesto ed è buffo sentire queste signore che parlano di chi e di come è morto questo o quell'altro. "Se nè andato così, in fretta, che peccato".
Mi annunciano che ci sarà da fare anche un'ecografia e la visita. Bene, così la visita senologica non dovrò più farla il 22 ottobre. Anche in sala ecografia c'è un'atmosfera allegra e il solito "E' così giovane" che mi si è incollato addosso a tal punto che non ricordo più di avere 28 anni.
Anche l'ecografia e la visita non hanno rilevato niente. Sono sana, nessun segno di cose strane e ho persino un intero giorno di ferie per me. Ora però vado a preparare la borsa che stasera si sale a Torino.
Weekend con compleanno di mia mamma. E raffreddore a gogò.
Prima, però, dato che la mia esenzione ticket è scaduta, sono andata all'asl per rifarla. Apriti cielo!
Il funzionario mi ha detto che fino a lunedì non si sa nemmeno cosa e come fare, e che nel mio caso è ancora più complessa la cosa, dato che la mia esenzione era stata concessa da un'altra regione. Dovrò portare (non appena sapranno anche loro esattamente "cosa" dovrò portare) la documentazione medica del '93 nella quale è stata diagnosticata la patologia, il linfoma di Hodgkins.
Devo proprio scavare nei ricordi ospedalieri per trovare quella roba là.
In ogni caso un po' mogi, io e Roccio andiamo via dall'asl per recarci a Villa delle Rose (Careggi) per fare la mammografia.
La signorina tanto gentile del CUP mi aveva comunicato il seguente indirizzo per Villa delle Rose: via del Pergolino 4/6. Ieri sera controllo su google maps, mi dico che è semplice evviva evviva ci si arriva in poco tempo.
Peccato che in via del Pergolino 4/6 non c'è nessuna Villa delle Rose. Entriamo nella struttura che sembra stare al suo posto e chiediamo informazioni. La signora ci comunica che non è la prima volta che le capita una cosa del genere ma quella non è Villa delle Rose. Io non conoscevo l'azienda ospedaliera di Careggi. Sono abituata al fatto che un ospedale è unico e all'interno ha i suoi bei reparti. Careggi è un quartiere, diciamo, dove ogni villettina col suo spettacolare giardino è un "pezzo" dell'ospedale. Capita che questi pezzettini siano però molto distanti tra loro.
Così, quando la signora ci fornisce le indicazioni e Roccio sgrana gli occhi, io capisco che c'è parecchio da camminare.
Cammina cammina cammina e Villa delle Rose mica si vede.
Arriviamo al Meyer, l'ospedale pediatrico e chiediamo informazioni. Niente, Villa delle Rose era più dietro, ci dice la signora che c'erano anche le indicazioni. Torniamo indietro e ci inerpichiamo per una salitina. Raggiungo una dottoressa e chiedo se Villa delle Rose è da quelle parti. Lei ci indica il cancello di fronte a noi e dice "E' qui".
Insomma per farla breve, meno male che siamo andati con due ore di anticipo.
Entriamo e andiamo all'accettazione. La signorina al bancone guarda la mia prenotazione e scuote la testa. "Lei non deve fare questo esame" mi dice "è troppo giovane. Le mammografie di controllo si fanno più in là con gli anni". Sorrido e le dico gentilmente che sono stata operata, mi guarda, annuisce e controlla sul suo elenco. "Troppo presto" continua "non posso farla passare".
Porca miseria mi verrebbe da arrabbiarmi ma non mi arrabbio. Le dico che se c'è da aspettare aspetteremo. "No, ora sento se posso farla passare". Chiama non so chi e mi dice di andare in sala d'attesa che verrò chiamata col numerino.
Effettivamente in sala d'attesa sono la più giovane (questa è una parola che oggi ho sentito spessissimo riferita a me). Il radiologo, che ogni tanto si affaccia dallo stanzino, è giovane ma ha un'aria austera. In netto contrasto con i suoi capelli biondi che sembrano decolorati. Non sorride, non ha espressioni, un po' mi fa paura.
Quando è il mio turno gli porto ciò che ho in mio possesso. Precedente mammografia, esame cito-istologico della fettaditetta asportata ecc ecc.
Ma appena entro mi dice "Come mai qui? E' così giovane!". Gli riassumo la mia storia clinica, mi fa spogliare e mi fa avvicinare alla macchina.
Mi dice "Lo sa che sarà doloroso, vero?". Annuisco, ma il ragazzo è stato in gamba. Non mi ha fatto male ed è stato veloce, a differenza di Torino dove sono stata maneggiata e dove mi hanno effettivamente fatto male (lamentandosi, in maniera discreta, del mio seno piccolo che per la mammografia è un casino). Il medico biondo austero quasi tedesco che chiameremo Hans mi sposta mi gira e rigira e fa tutto ciò che deve fare. All'ultima proiezione mi sorride, strano ma vero, ed esclama "Lei è molto coraggiosa". Il che mi fa arrossire, perché per me è una specie di complimento dato che mi giudico assolutamente fifona. Mi dice di aspettare perché per chi è stato operato c'è anche la visita.
Sappiate che negli ospedali, nelle sale d'attesa, è normale sentir parlare di morte. E' come quando si mangia e si parla di cibo. Non riusciamo ad estraniarci dal contesto ed è buffo sentire queste signore che parlano di chi e di come è morto questo o quell'altro. "Se nè andato così, in fretta, che peccato".
Mi annunciano che ci sarà da fare anche un'ecografia e la visita. Bene, così la visita senologica non dovrò più farla il 22 ottobre. Anche in sala ecografia c'è un'atmosfera allegra e il solito "E' così giovane" che mi si è incollato addosso a tal punto che non ricordo più di avere 28 anni.
Anche l'ecografia e la visita non hanno rilevato niente. Sono sana, nessun segno di cose strane e ho persino un intero giorno di ferie per me. Ora però vado a preparare la borsa che stasera si sale a Torino.
Weekend con compleanno di mia mamma. E raffreddore a gogò.
08 ottobre 2009
La mia paura
Ho capito cos'è che mi fa una terribile paura. Sin da piccina (e parlo di un'età davvero tenera, attorno ai 4 anni) guardavo i film horror con mia mamma, che è una superappassionata. Non ho mai avuto grandi paure. L'unico film che mi abbia mai impressionato, e avevo circa 7-8 anni, è stato "Profondo Rosso". L'unica volta che ho dormito con i miei.
Per il resto no, ricordo che mia sorella, di 6 anni più grande, mi svegliava di notte chiedendomi di dormire con lei perché aveva paura.
La cosa però non la tranquillizzava perché la sottoscritta soffriva di leggero sonnambulismo che mi faceva sedere di notte sul letto ad occhi aperti bofonchiando qualcosa. Mia sorella, dormendo con me, era più devastata che riposata.
Sto leggendo molto in questo periodo, qualcosa tipo 2-3 libri al mese. Leggendo persino nella pausa pranzo perché il tempo è poco (già risparmio tantissimo tempo non facendo le pulizie, i rotolini di capelli miei e di Roccio ringraziano perché proliferano a vista d'occhio). Il libro che sto leggendo ora è "Risvegli" di O. Sacks. Adoro i casi clinici, mi immergo totalmente nelle storie personali dei pazienti, e mi ci ritrovo. Forse perché sono stata, sono e sarò paziente e leggendo le storie cliniche riesco a capire cosa vede in me un dottore.
La differenza tra gli altri medici e Oliver Sacks è la sua umanità. Quando capisci che un medico dovrebbe essere, prima di tutto, un essere umano e avere il dono dell'empatia e vedi che spesso non è così, leggere un libro come questo ti apre il cuore.
Su "Risvegli" hanno fatto un bellissimo film con R. Williams e R. De Niro. Se siete minimamente interessati ai casi clinici vi consiglio, dello stesso autore "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" (il mio prossimo acquisto sarà la fonte d'ispirazione di O. Sacks, Lurija "Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla").
Ho divagato.
L'altra sera stavo appunto leggendo questo libro, "Risvegli" che parla di gravi pazienti post-encefalitici risvegliati, per un breve periodo, dalla L-Dopa (farmaco usato nel morbo di Parkinson). Le storie di questi pazienti sono tragoche e bellissime. Persone che, fino a pochi giorni prima erano praticamente dormienti, assenti, ora si risvegliano, apprezzano la vita, scrivono diari. Ben presto la malattia torna nella forma più estrema e la L-Dopa nulla può più. Si manifestano allucinazioni, psicosi, acinesia, crisi oculogire, tremori parkinsoniani e molti di quei pazienti tornano nel loro stato precedente. La risposta al farmaco è, però, del tutto personale e imprevedibile. Capita che alcuni pazienti non rispondano molto bene, ma fuori dall'ospedale e in ambiti più tranquilli, riescano a vivere senza alcun problema di sorta.
Mentre leggevo le loro storie ho avuto un piccolo attacco di ansia. Il respiro mozzato, la deglutizione frequente, lievi allucinazioni visive. La cosa mi ha inquietato e presto ho capito. Ho il terrore delle malattie croniche. Nè mostri, nè demoni, nè spiriti mi inquietano tanto. Ho il terrore di non essere più me stessa, di impazzire, di non essere più Carla, ma la persona affetta da tale sindrome.
Questa non è una paura che termina spegnendo la tv o chiudendo il mio bel libro. E' una paura ancestrale dell'essere umano.
Posso scriverlo? Va bene.
Ho come l'impressione a volte di sentire le mie cellule invecchiare, o moltiplicarsi senza sosta. Piccole microscopiche formiche che scorrono nel FormiCarla. Pazzia?
Forse.
Ma questo blog, non a caso, si chiama bambina borderline.
P.s. visitate la mia libreria.
Per il resto no, ricordo che mia sorella, di 6 anni più grande, mi svegliava di notte chiedendomi di dormire con lei perché aveva paura.
La cosa però non la tranquillizzava perché la sottoscritta soffriva di leggero sonnambulismo che mi faceva sedere di notte sul letto ad occhi aperti bofonchiando qualcosa. Mia sorella, dormendo con me, era più devastata che riposata.
Sto leggendo molto in questo periodo, qualcosa tipo 2-3 libri al mese. Leggendo persino nella pausa pranzo perché il tempo è poco (già risparmio tantissimo tempo non facendo le pulizie, i rotolini di capelli miei e di Roccio ringraziano perché proliferano a vista d'occhio). Il libro che sto leggendo ora è "Risvegli" di O. Sacks. Adoro i casi clinici, mi immergo totalmente nelle storie personali dei pazienti, e mi ci ritrovo. Forse perché sono stata, sono e sarò paziente e leggendo le storie cliniche riesco a capire cosa vede in me un dottore.
La differenza tra gli altri medici e Oliver Sacks è la sua umanità. Quando capisci che un medico dovrebbe essere, prima di tutto, un essere umano e avere il dono dell'empatia e vedi che spesso non è così, leggere un libro come questo ti apre il cuore.
Su "Risvegli" hanno fatto un bellissimo film con R. Williams e R. De Niro. Se siete minimamente interessati ai casi clinici vi consiglio, dello stesso autore "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" (il mio prossimo acquisto sarà la fonte d'ispirazione di O. Sacks, Lurija "Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla").
Ho divagato.
L'altra sera stavo appunto leggendo questo libro, "Risvegli" che parla di gravi pazienti post-encefalitici risvegliati, per un breve periodo, dalla L-Dopa (farmaco usato nel morbo di Parkinson). Le storie di questi pazienti sono tragoche e bellissime. Persone che, fino a pochi giorni prima erano praticamente dormienti, assenti, ora si risvegliano, apprezzano la vita, scrivono diari. Ben presto la malattia torna nella forma più estrema e la L-Dopa nulla può più. Si manifestano allucinazioni, psicosi, acinesia, crisi oculogire, tremori parkinsoniani e molti di quei pazienti tornano nel loro stato precedente. La risposta al farmaco è, però, del tutto personale e imprevedibile. Capita che alcuni pazienti non rispondano molto bene, ma fuori dall'ospedale e in ambiti più tranquilli, riescano a vivere senza alcun problema di sorta.
Mentre leggevo le loro storie ho avuto un piccolo attacco di ansia. Il respiro mozzato, la deglutizione frequente, lievi allucinazioni visive. La cosa mi ha inquietato e presto ho capito. Ho il terrore delle malattie croniche. Nè mostri, nè demoni, nè spiriti mi inquietano tanto. Ho il terrore di non essere più me stessa, di impazzire, di non essere più Carla, ma la persona affetta da tale sindrome.
Questa non è una paura che termina spegnendo la tv o chiudendo il mio bel libro. E' una paura ancestrale dell'essere umano.
Posso scriverlo? Va bene.
Ho come l'impressione a volte di sentire le mie cellule invecchiare, o moltiplicarsi senza sosta. Piccole microscopiche formiche che scorrono nel FormiCarla. Pazzia?
Forse.
Ma questo blog, non a caso, si chiama bambina borderline.
P.s. visitate la mia libreria.
07 ottobre 2009
Lodo Alfano illegittimo! E' festa!
Le solite parole del pazzo psicotico paranoico: è sempre colpa della sinistra.
Questo video è decisamente "didattico".
Questo video è decisamente "didattico".
05 ottobre 2009
Matrimonio celtico sotto le stelle
Forse non ne ho mai parlato in questo blog, ma S è stata la mia migliore amica per un sacco di anni durante quel periodo intricato che è l'adolescenza. Ci siamo poi perse di vista, capita, una volta entrambe seriamente fidanzate.
Io e lei eravamo inseparabili, una cosa mai vista per me che sono una specie di essere antisociale. Andavamo in vacanza insieme, i weekend insieme, in Molise insieme e non avevamo grosse gelosie. Se ci piaceva lo stesso ragazzo finiva che una delle due cedeva e dice "ok, questo è tuo". Ovviamente non con queste parole.
Io dopo cena passavo a trovarla, facevamo due passi e si parlava di tutto, abbiamo condiviso molte molte cose ma dopo tanti anni alla fine ci siamo perse. Ripeto, capita.
Per questo mi ha fatto ancora più piacere essere stata invitata al suo matrimonio.
Le sue parole al telefono sono state queste: mi sposo il 3 di ottobre in comune, lì se vuoi vieni ma ci tengo di più che tu venga il giorno successivo, mi sposerò con rito celtico.
Io e S avevamo sempre al collo un triskel da cui non ci separavamo mai (il mio purtroppo si ruppe e poi andò perduto. Ma forse perso no, so dove si trova ma non voglio recuperarlo per vari motivi che non sto a spiegare). Ce li portarono sua sorella e suo cognato di ritorno dalla Bretagna. Io e lei, piccole streghe, che ci mettevamo a compiere piccoli riti propiziatori alla luce della luna. Sempre con indosso il nostro inseparabile triskel.
Sapevo in un certo senso che se mai si fosse sposata l'avrebbe fatto così. E' una ragazza coraggiosa, S, non teme ciò che gli altri pensano di lei, va dritta per la sua strada ed è una delle persone più coerenti che conosca. Mi ricordo che da piccina litigò con suo padre perché non voleva cresimarsi.
Ci compravamo libri di magia bianca e stregoneria, quei pochi che le nostre poverissime finanze di allora potevano permetterci. Poi consacrammo dei talismani che ho ancora in un vecchio portafogli. Lei mi regalò un libro dulle divinità celtiche e da allora il mio nick (prima ancora di avere un computer avevo un nickname) passò da Cay a Cleena, la dea celtica che culla le persone che soffrono fino a farle addormentare.
Il rito civile è stato breve e indolore. Note curiose, lo sposo (che appunto conobbi quel giorno) invece di dire "Sì" alla fatidica domanda, rispose "Altroché", suscitando notevole ilarità.
Il giorno dopo, la cerimonia si è svolta in montagna, a mille metri, in una specie di ex convento di monaci. Non posto foto perché mi sembra di rovinare l'incanto di quella sera, di un matrimonio assolutamente non convenzionale ma spiritualmente il più incantevole che io abbia mai visto.
Scoprii solo lì che ero destinata ad essere una delle cinque ancelle (nel matrimonio tradizionale, damigelle) che avrebbe accompagnato la sposa all'interno del cerchio.
Così mentre lo sposo si avviava scalzo seguito dai suoi cinque testimoni e da tutti gli invitati in mezzo al prato, noi, insieme al padre, aspettavamo la sposa.
Intanto si faceva buio, era essenziale, c'era luna piena.
Lo sposo si piazzò al centro del prato e tutti gli invitati si disposero in cerchio, insieme ai cinque testimoni che in mano tenevano una torcia ciascuno.
Una volta arrivata la sposa noi abbiamo seguito lei e suo padre, ognuna di noi aveva in mano una piccola bottiglietta di vetro piena d'acqua e una spilla con fiori di lavanda.
Quando la sposa è arrivata al cerchio noi ancelle ci siamo posizionate tra un testimone e l'altro, ascoltando la loro cerimonia. Sotto la luna si sono scambiati le promesse e gli anelli e, a simbolo del loro amore, hanno piantato un piccolo faggio al centro del cerchio. Faggio che poi noi ancelle abbiamo bagnato con l'acqua delle nostre bottigliette.
S si è commossa leggendo le sue promesse allo sposo e un po' mi sono commossa anch'io.
Sotto la luce della luna tutto aveva un'aria così misteriosa e, nonostante le basse temperature, non sentivo più il freddo. Guardavo il faggio e pensavo che sarà bellissimo per loro tornare di anno in anno a guardare come sarebbe cresciuto. E che magari un giorno avranno un bambino e lo porteranno lì per raccontargli la loro storia. E gli diranno "Vedi quel faggio? Era piccolo una volta come sei piccolo tu, ma ora è grande e anche tu lo diventerai. Questo è stato il simbolo del nostro amore e ora lo sei tu". E mentre fantasticavo su queste romanticherie gli sposi si sono baciati e la sposa ha donato il suo bouquet, ricco di simbologie, allo sposo. Ci siamo riavvicinati al casolare e abbiamo preso posto ai tavoli per mangiare.
Io e Roccio siamo rimasti a dormire lì (erano due ore di tragitto per tornare a casa, di cui almeno 45 minuti su stradine di montagna, strette e a doppio senso di marcia), credendo che rimanesse molta più gente. In realtà alla fine siamo rimasti io e Roccio, sposa e sposo, Claudio, la sorella di S e suo marito. Questo ci ha permesso di fare quattro chiacchiere, ché era molto che non ci si vedeva. E fare quattro chiacchiere davanti ad una immensa scodella di zuppa inglese dentro cui pescavamo col nostro cucchiaio rende tutto più allegro e sincero. Dopo aver chiacchierato un po' siamo andati alle nostre stanze. Faceva abbastanza freddino e io ho dovuto usare anche il sacco a pelo oltre alla coperta per sentirmi a posto.
Quello che mi piace di questa ragazza è che mentre tutti guardano al passato, temendo il giudizio della propria famiglia e cercando in tutti i modi di fare ciò che essa desidera, S pensa al futuro e pensa al fatto che la vita va vissuta come nei propri sogni. Perché se si vivono i sogni degli altri si finisce per rimpiangere tutto.
Io e lei eravamo inseparabili, una cosa mai vista per me che sono una specie di essere antisociale. Andavamo in vacanza insieme, i weekend insieme, in Molise insieme e non avevamo grosse gelosie. Se ci piaceva lo stesso ragazzo finiva che una delle due cedeva e dice "ok, questo è tuo". Ovviamente non con queste parole.
Io dopo cena passavo a trovarla, facevamo due passi e si parlava di tutto, abbiamo condiviso molte molte cose ma dopo tanti anni alla fine ci siamo perse. Ripeto, capita.
Per questo mi ha fatto ancora più piacere essere stata invitata al suo matrimonio.
Le sue parole al telefono sono state queste: mi sposo il 3 di ottobre in comune, lì se vuoi vieni ma ci tengo di più che tu venga il giorno successivo, mi sposerò con rito celtico.
Io e S avevamo sempre al collo un triskel da cui non ci separavamo mai (il mio purtroppo si ruppe e poi andò perduto. Ma forse perso no, so dove si trova ma non voglio recuperarlo per vari motivi che non sto a spiegare). Ce li portarono sua sorella e suo cognato di ritorno dalla Bretagna. Io e lei, piccole streghe, che ci mettevamo a compiere piccoli riti propiziatori alla luce della luna. Sempre con indosso il nostro inseparabile triskel.
Sapevo in un certo senso che se mai si fosse sposata l'avrebbe fatto così. E' una ragazza coraggiosa, S, non teme ciò che gli altri pensano di lei, va dritta per la sua strada ed è una delle persone più coerenti che conosca. Mi ricordo che da piccina litigò con suo padre perché non voleva cresimarsi.
Ci compravamo libri di magia bianca e stregoneria, quei pochi che le nostre poverissime finanze di allora potevano permetterci. Poi consacrammo dei talismani che ho ancora in un vecchio portafogli. Lei mi regalò un libro dulle divinità celtiche e da allora il mio nick (prima ancora di avere un computer avevo un nickname) passò da Cay a Cleena, la dea celtica che culla le persone che soffrono fino a farle addormentare.
Il rito civile è stato breve e indolore. Note curiose, lo sposo (che appunto conobbi quel giorno) invece di dire "Sì" alla fatidica domanda, rispose "Altroché", suscitando notevole ilarità.
Il giorno dopo, la cerimonia si è svolta in montagna, a mille metri, in una specie di ex convento di monaci. Non posto foto perché mi sembra di rovinare l'incanto di quella sera, di un matrimonio assolutamente non convenzionale ma spiritualmente il più incantevole che io abbia mai visto.
Scoprii solo lì che ero destinata ad essere una delle cinque ancelle (nel matrimonio tradizionale, damigelle) che avrebbe accompagnato la sposa all'interno del cerchio.
Così mentre lo sposo si avviava scalzo seguito dai suoi cinque testimoni e da tutti gli invitati in mezzo al prato, noi, insieme al padre, aspettavamo la sposa.
Intanto si faceva buio, era essenziale, c'era luna piena.
Lo sposo si piazzò al centro del prato e tutti gli invitati si disposero in cerchio, insieme ai cinque testimoni che in mano tenevano una torcia ciascuno.
Una volta arrivata la sposa noi abbiamo seguito lei e suo padre, ognuna di noi aveva in mano una piccola bottiglietta di vetro piena d'acqua e una spilla con fiori di lavanda.
Quando la sposa è arrivata al cerchio noi ancelle ci siamo posizionate tra un testimone e l'altro, ascoltando la loro cerimonia. Sotto la luna si sono scambiati le promesse e gli anelli e, a simbolo del loro amore, hanno piantato un piccolo faggio al centro del cerchio. Faggio che poi noi ancelle abbiamo bagnato con l'acqua delle nostre bottigliette.
S si è commossa leggendo le sue promesse allo sposo e un po' mi sono commossa anch'io.
Sotto la luce della luna tutto aveva un'aria così misteriosa e, nonostante le basse temperature, non sentivo più il freddo. Guardavo il faggio e pensavo che sarà bellissimo per loro tornare di anno in anno a guardare come sarebbe cresciuto. E che magari un giorno avranno un bambino e lo porteranno lì per raccontargli la loro storia. E gli diranno "Vedi quel faggio? Era piccolo una volta come sei piccolo tu, ma ora è grande e anche tu lo diventerai. Questo è stato il simbolo del nostro amore e ora lo sei tu". E mentre fantasticavo su queste romanticherie gli sposi si sono baciati e la sposa ha donato il suo bouquet, ricco di simbologie, allo sposo. Ci siamo riavvicinati al casolare e abbiamo preso posto ai tavoli per mangiare.
Io e Roccio siamo rimasti a dormire lì (erano due ore di tragitto per tornare a casa, di cui almeno 45 minuti su stradine di montagna, strette e a doppio senso di marcia), credendo che rimanesse molta più gente. In realtà alla fine siamo rimasti io e Roccio, sposa e sposo, Claudio, la sorella di S e suo marito. Questo ci ha permesso di fare quattro chiacchiere, ché era molto che non ci si vedeva. E fare quattro chiacchiere davanti ad una immensa scodella di zuppa inglese dentro cui pescavamo col nostro cucchiaio rende tutto più allegro e sincero. Dopo aver chiacchierato un po' siamo andati alle nostre stanze. Faceva abbastanza freddino e io ho dovuto usare anche il sacco a pelo oltre alla coperta per sentirmi a posto.
Quello che mi piace di questa ragazza è che mentre tutti guardano al passato, temendo il giudizio della propria famiglia e cercando in tutti i modi di fare ciò che essa desidera, S pensa al futuro e pensa al fatto che la vita va vissuta come nei propri sogni. Perché se si vivono i sogni degli altri si finisce per rimpiangere tutto.
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