L'esperienza della vasca di deprivazione sensoriale è stata un po' una merda.
Ma spiego meglio.
Ero molto agitata quella mattina, non sapevo cosa aspettarmi. Agitata però non è forse il termine giusto, direi più... emozionata, eccitata.
Insomma, era una sensazione tutto sommato bella, come quando progetti di andare dall'altra parte del mondo e non sai cosa aspettarti e c'è quella piacevolissima paura del nuovo e dello sconosciuto.
Mi presento venti minuti prima delle 9 nel posto X, suono ma non aprono. Da bravi svizzeri aprono alle 9 in punto.
E quando entro sento il rumore dell'acqua della mia vasca che si sta riempiendo.
E l'emozione sale.
Mi spiegano come funziona.
A destra della stanzetta c'è una doccia, mi lavo come prima cosa, mi chiedono se voglio fare cromoterapia o proprio usarla come vasca di deprivazione sensoriale. Scelgo la seconda opzione. Non voglio luci né suoni e chiedo di disattivare anche il pulsante di emergenza. Mi spiega che prima di entrare in vasca dovrò solo premere su "Avvia" sul display nella torretta accanto alla vasca. Ci saranno le luci a led attorno alla vasca e la musica new age che si propaga solo nell'acqua (dall'esterno non si sente nulla) che mi terranno compagnia per qualche minuto. Poi piano piano si affievolità tutto e io rimarrò da sola. Al buio. Al chiuso (la vasca è provvista di coperchio che si può chiudere o lasciare semiaperta, a scelta). Senza suoni.
Sono sempre più emozionata.
Mi chiudo dentro la stanzetta, mi faccio la doccia. Mi asciugo poco con l'asciugamano per non gocciolare ovunque.
Premo "Avvio"
Mi immergo nell'acqua. L'acqua è densa (piena di sali Epsom) e calda (temperatura 37 gradi). Mi chiudo.
Galleggio. La musica new age mi risuona un po' fastidiosa e non vedo l'ora vada via. Le luci sono invece piacevoli. In quel galleggiare sento che potrei addormentarmi. Poi la musica va via, le luci anche. Rimane la luce della stanza che io vedo un po' perché il guscio non si chiude perfettamente. Sono infastidita da questa cosa, avevo espressamente chiesto il buio.
Poi si spegne anche la luce nella stanza.
Galleggio.
Sento il battito del cuore e il suono del respiro.
Però mi infastidisco, non capisco la posizione del mio corpo nella vasca, ed essendo quest'ultima non proprio enorme, in breve comincio a toccare coi piedi il bordo inferiore nella vasca.
Questa non è deprivazione sensoriale. C'è il tatto, che oggi è mio acerrimo nemico.
Così cerco i maniglioni presenti attorno a me per rimettermi nella corretta posizione, ma appena mi spingo un pochetto, continuo a galleggiare verso quella direzione, toccando nuovamente i bordi della vasca.
Piano piano riesco a trovare una posizione che dovrebbe essere quella ideale e provo a rilassarmi.
Ci riesco quasi, vedo i famosi lampi di luce di cui tutti parlano in questa esperienza. Ma presto accade l'imprevisto. L'umidità!
All'interno della vasca di produce un'umidità tale per cui l'aria diventa irrespirabile.
Cerco di resistere, ma comincio a respirare sempre più affannosamente e ben presto riesco a concentrarmi solo sul mio affaticato respiro e comincio ad agitarmi.
Allora mi tiro su e mi siedo per calmarmi, ma l'aria è davvero irrespirabile.
Decido con grande dispiacere di aprire il guscio della vasca.
A fatica trovo il maniglione e lo apro. Mi rimetto sdraiata ma forse per la colazione che ho fatto e l'immersione, non so come mai insomma, mi prende la nausea. Comincio a sentire odori fortissimi, probabilmente inesistenti e sono parecchio infastidita dalla cosa e non vedo l'ora che i miei 50 minuti di "rilassantissima" esperienza passino.
Peccato che a causa del guscio aperto cominci a sentire freddo nelle zone esposte all'aria. Cerco di resistere ancora un po'. Mi danno perché non so quanto manchi, non riesco a capire come stia passando il tempo e la cosa non mi mette bene.
Finalmente le lucine della vasca si riaccendono, riparte la fastidiosissima musica new age e io mi alzo e mi faccio la doccia. Manca poco per il treno per andare al lavoro e quando esco nessuno è lì per farmi pagare la mia meravigliosa esperienza.
Finalmente trovo un tizio e gli chiedo se posso pagare perché altrimenti perdo il treno, mi guarda interdetto, ma mi fa pagare.
Mi chiede se mi sono rilassata. "No, per niente", rispondo ma non sono stizzita. Sono sicura di aver sbagliato qualcosa io e vorrò riprovarci anche se a più di una settimana ho l'orecchio destro ancora pieno d'acqua (mi sa che mi toccherà andare dalla dottoressa) e tutto sommato il ricordo non è piacevole.
La cosa assolutamente buffa è che uscita da lì ero davvero più rilassata. Ma so per certo che l'esperienza avrebbe dovuto essere diversa e non demordo. La prossima volta farò una colazione più leggera o la farò dopo essere uscita da lì e non chiuderò subito la vasca, ma lascerò quei 10 cm che permettano di non farmi sentire freddo e di avere un leggero ricambio d'aria.
Per quanto riguarda tutto il resto, ci sto più o meno dentro.
Al lavoro è tutto più faticoso, ma reggo bene per quel che mi pagano è ok. Il ritmo è aumentato ma tutto sommato non mi lamento.
A Danza del ventre stiamo provando la coreografia. Siete tutti invitati sabato 14/6 alle ore 21 al Teatro Sociale di Como. Il tema è "Alice nel Paese delle Meraviglie" e noi principianti faremo le carte incazzate che rincorrono Alice.
Il pezzo da ballare è questo:
Questo il pezzo che usiamo per il riscaldamento (taaanto relax, magari me lo metto come musica iniziale la prossima volta che faccio l'esperienza di deprivazione sensoriale).
A basso le cose sono andate a rilento. Ieri ho fatto lezione e oggi sono stata tutto sommato brava, ho studiato e penso che continuerò oggi pomeriggio. Più che altro mi spiace, sono proprio peggiorata rispetto alle lezioni iniziali. Ho ancora difficoltà enormi a leggere la chiave di basso ed è ancora peggio ricordarmi la posizione delle note nella tastiera del basso. No, non ci siamo proprio.
Per sabato dovrò portare le intro di questi pezzi.
Cerco davvero di mettermi d'impegno. Sono certa di non fare il saggio della scuola di musica (un po' perché mi rendo conto di non essere in grado, ma comunque per scelta non lo farei).
Mi rendo conto di essere molto impegnata e vorrei fare anche un corso di Yoga ma il tempo libero scarseggia e così proseguo solo con queste due cose che tutto sommato mi rendono felice. Mi piace sapere che ora posso permettermi di iscrivermi a dei corsi, di usare quel poco tempo libero per qualcosa.
Inoltre stiamo facendo un mezzo progetto per il viaggio in Madagascar e quindi non posso davvero proprio lamentarmi.
Ho una nuova scimmia che non è nuova. Tempo addietro mi ero presa per una macchina analogica usata anche dalla bravissima Diane Arbus, ovvero la bellissima Pentax 6x7. Costa un po' ma magari me la regalo per il compleanno. O per Natale. O per uno qualsiasi dei miei Non Compleanni (rimanendo in tema Alice)...
P.s. Sono in fase di stacco da Facebook, questo è molto positivo. Ed è anche per questo che ho trovato il tempo di scrivere un post lunghino nel mio (quasi) abbandonato blog.
Stay tuned...
22 marzo 2015
12 marzo 2015
Vasca di deprivazione sensoriale
Domani avrò un appuntamento per rilassarmi dentro una vasca di deprivazione sensoriale.
Inizialmente utilizzata per studiare il comportamento del cervello in assenza totale di stimoli sensoriali, oggi la vasca viene usata in alcuni centri estetici e/o sportivi per rilassarsi. Pare che le onde cerebrali emesse siano simili (se non identiche) a quelle emesse dai guru in meditazione. E' possibile avere allucinazioni.
Domattina prima del lavoro starò un'ora in questa vasca, al buio, chiusa. Sarà lunghissimo? Mi verrà il panico? Non lo so, ma sono dannatamente curiosa (perché è un'esperienza che voglio fare da un po' ma non sapevo dell'esistenza di questa vasca in alcuni centro estetici)...
Vi saprò raccontare...
Inizialmente utilizzata per studiare il comportamento del cervello in assenza totale di stimoli sensoriali, oggi la vasca viene usata in alcuni centri estetici e/o sportivi per rilassarsi. Pare che le onde cerebrali emesse siano simili (se non identiche) a quelle emesse dai guru in meditazione. E' possibile avere allucinazioni.
Domattina prima del lavoro starò un'ora in questa vasca, al buio, chiusa. Sarà lunghissimo? Mi verrà il panico? Non lo so, ma sono dannatamente curiosa (perché è un'esperienza che voglio fare da un po' ma non sapevo dell'esistenza di questa vasca in alcuni centro estetici)...
Vi saprò raccontare...
05 marzo 2015
Un vero riassunto degli ultimi due mesi - e la promessa di tornare
Quanto silenzio.
E' stato un periodo un po' così. Abbiamo avuto un lutto importante molto recentemente. Meno recentemente stavo per andare via da casa, in mezzo a una crisi. Non lo sapevate? Non ne ho parlato con nessuno se non con Fry.
Ora sono tranquilla, anche se mi sono rassegnata a non esserlo mai al 100%. E' quello che sono, incostante, instabile, bisogna godersi la vita con me finché ci siamo, non aspettarsi troppo, vivere alla giornata.
In questo periodo sono successe cose, ad esempio so che il 14/6 ci sarà il saggio di Danza del Ventre al teatro sociale di Como. Ore 21. Ma io sarò alla fine insieme alle care mie novelline compagne di corso.
Il basso è il mio patema. Voglio andare avanti ma devo studiare a casa e a casa in genere preferisco fare quello che mi riesce meglio, ovvero poltrire.
Stasera con dei colleghi ci si magna una pizza. Uno dei ragazzi che lavorava con noi è stato licenziato, così lo salutiamo. Hanno licenziato ben 5 persone da due settimane a questa parte, Divertente vero?
Il viaggio a Cracovia - Varsavia - (ma soprattutto) Auschwitz/Birkenau è stato toccante. Le foto non sono troppe ma esprimono quello che ho provato. Le ho messe qui.
E qui sotto un po' di anteprime.
Canzone del giorno: Generale Francesco De Gregori
E' stato un periodo un po' così. Abbiamo avuto un lutto importante molto recentemente. Meno recentemente stavo per andare via da casa, in mezzo a una crisi. Non lo sapevate? Non ne ho parlato con nessuno se non con Fry.
Ora sono tranquilla, anche se mi sono rassegnata a non esserlo mai al 100%. E' quello che sono, incostante, instabile, bisogna godersi la vita con me finché ci siamo, non aspettarsi troppo, vivere alla giornata.
In questo periodo sono successe cose, ad esempio so che il 14/6 ci sarà il saggio di Danza del Ventre al teatro sociale di Como. Ore 21. Ma io sarò alla fine insieme alle care mie novelline compagne di corso.
Il basso è il mio patema. Voglio andare avanti ma devo studiare a casa e a casa in genere preferisco fare quello che mi riesce meglio, ovvero poltrire.
Stasera con dei colleghi ci si magna una pizza. Uno dei ragazzi che lavorava con noi è stato licenziato, così lo salutiamo. Hanno licenziato ben 5 persone da due settimane a questa parte, Divertente vero?
Il viaggio a Cracovia - Varsavia - (ma soprattutto) Auschwitz/Birkenau è stato toccante. Le foto non sono troppe ma esprimono quello che ho provato. Le ho messe qui.
E qui sotto un po' di anteprime.
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| Il museo di Schindler |
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| Il gruppetto |
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| Il resto del muro del ghetto di Varsavia |
Canzone del giorno: Generale Francesco De Gregori
03 gennaio 2015
La mia visita ad Auschwitz
Ehi com'è che non ve ne ho parlato?
Forse per scaramanzia, dato che dal 2009 ad ora qualsiasi mio progetto per andare ad Auschwitz è stato ampiamente smontato da un complotto internazionale che mi ha fatto perdere il lavoro prima di prenotare il viaggio, mi ha fatto litigare col fidanzato e rompere il rapporto, mi ha impedito di trovare il coraggio di andare da sola...
Ma alla fine è successo.
Ho prenotato.
Ho pensato che se avessi aspettato ancora un po' non ci sarei mai più andata e sarebbe finita come col Madagascar, un piccolo sogno accantonato nel cassetto.
Ed è successo, ho deciso di prenotare. Alché Pulcetta, mia cara amica, ha detto "Vengo anche io!"
E siamo in due. Fino a che poco dopo anche un amico ha deciso di unirsi e così da sola che dovevo andare ora siamo in tre. Molto meglio.
Fry non se la sente e lo capisco, è un viaggio interiore quello ad Auschwitz che bisogna maturare nel tempo e per il quale bisogna essere preparati.
Leggo libri sull'olocausto, sul nazismo da tanto tempo, ma quello non ti prepara molto.
Cioè a livello storico sì.
Ma la preparazione interiore è una cosa diversa, data dall'empatia per le situazioni, le persone, l'immedesimazione in situazioni non solo spiacevoli, bensì terrificanti.
E così l'11/11 ho prenotato. Per il 24-25-26-27-28 gennaio.
E scoprendo solo ora che quei giorni sarà un casino visitare Auschwitz, ma per fortuna oggi, proprio oggi ho controllato il sito e sì, ho prenotato la visita gratuita e anche una visita con guida in caso di ripensamenti.
Di alberghi ne ho prenotati tre, con possibilità di disdetta il giorno prima (così decidiamo anche all'ultimo) e ora sono in fase preparatoria del viaggio - nonché in pigiama perché la mia azienda è chiusa fino al 6 gennaio compreso.
Cosa voglio dal nuovo anno? Possibilmente più tempo per viaggiare, thanks.
Forse per scaramanzia, dato che dal 2009 ad ora qualsiasi mio progetto per andare ad Auschwitz è stato ampiamente smontato da un complotto internazionale che mi ha fatto perdere il lavoro prima di prenotare il viaggio, mi ha fatto litigare col fidanzato e rompere il rapporto, mi ha impedito di trovare il coraggio di andare da sola...
Ma alla fine è successo.
Ho prenotato.
Ho pensato che se avessi aspettato ancora un po' non ci sarei mai più andata e sarebbe finita come col Madagascar, un piccolo sogno accantonato nel cassetto.
Ed è successo, ho deciso di prenotare. Alché Pulcetta, mia cara amica, ha detto "Vengo anche io!"
E siamo in due. Fino a che poco dopo anche un amico ha deciso di unirsi e così da sola che dovevo andare ora siamo in tre. Molto meglio.
Fry non se la sente e lo capisco, è un viaggio interiore quello ad Auschwitz che bisogna maturare nel tempo e per il quale bisogna essere preparati.
Leggo libri sull'olocausto, sul nazismo da tanto tempo, ma quello non ti prepara molto.
Cioè a livello storico sì.
Ma la preparazione interiore è una cosa diversa, data dall'empatia per le situazioni, le persone, l'immedesimazione in situazioni non solo spiacevoli, bensì terrificanti.
E così l'11/11 ho prenotato. Per il 24-25-26-27-28 gennaio.
E scoprendo solo ora che quei giorni sarà un casino visitare Auschwitz, ma per fortuna oggi, proprio oggi ho controllato il sito e sì, ho prenotato la visita gratuita e anche una visita con guida in caso di ripensamenti.
Di alberghi ne ho prenotati tre, con possibilità di disdetta il giorno prima (così decidiamo anche all'ultimo) e ora sono in fase preparatoria del viaggio - nonché in pigiama perché la mia azienda è chiusa fino al 6 gennaio compreso.
Cosa voglio dal nuovo anno? Possibilmente più tempo per viaggiare, thanks.
31 dicembre 2014
La quiete e la tempesta dentro
Che poi lo so, non scrivo da tanto. Ho voluto prendermi del tempo.
Non è che l'ho fatto apposta. Ci sono delle cose che vengono da sé, e non scrivere sul blog è una cosa venuta spontanea: dopotutto, in fondo, dal 2006 non ho quasi mai smesso di scrivere.
Danza del ventre stranamente prosegue, credo però di essere arrivata al punto o prosegui o molli. Vedo che le altre ragazze sono più brave e questo mi sconforta. D'altra parte vedo che mi fa bene, soprattutto a livello muscolare e per la schiena. Non sembrerà vero ma addominali e glutei lavorano un sacco. Le spalle finalmente si rilassano, la schiena fa movimenti "diversi" e mi permette di svilupparne piano piano la muscolatura.
E poi ho cominciato ad andare a lezione di basso.
Il mio insegnate è bravo e molto paziente e riesce sempre a incastrarmi in nuovi orari per permettermi di non perdere troppe lezioni.
Per ora sto suonando Hey Joe di Jimy Hendrix e dovrò fare il saggio di fine anno (quello di danza del ventre è, per fortuna, facoltativo). Dato che Fry sta suonando chitarra nella stessa scuola possiamo fare il saggio insieme scegliendo un pezzo, io sono già in panico ma vedremo.
Qui in Svizzera e a Como c'è il sole. Adoro il sole d'inverno. Il freddo che pizzica le guance e le chiappe ma il cielo terso, sto bene qui. Ritaglio la mia dimensione con tutta la calma che posso, nonostante mi manchi il tempo per accendere il pc, ad esempio. Ormai gioco solo sul mio cellularone (OnePlus One - comprato a fine novembre online, ne scriverò qualcosa a breve se mi riesce. E' gigante, tipo 5,5" di schermo!): la sera suono un po' se riesco, poi gioco se riesco, ma in genere dormo (e in quello riesco!). Leggere è un lusso, purtroppo, e scrivere sul blog è impossibile.
Ma sono qui, sorrido, vivo e, tutto sommato, sono serena.
Ho cominciato il percorso con una psicologa che però non mi piace per cui cambierò.
I miei capelli si sono stinti ma non sto troppo male, posto una foto in cui sembro figa ma non fatevi ingannare: prima di scegliere questa ne ho fatte altre 20.
Non è che l'ho fatto apposta. Ci sono delle cose che vengono da sé, e non scrivere sul blog è una cosa venuta spontanea: dopotutto, in fondo, dal 2006 non ho quasi mai smesso di scrivere.
Danza del ventre stranamente prosegue, credo però di essere arrivata al punto o prosegui o molli. Vedo che le altre ragazze sono più brave e questo mi sconforta. D'altra parte vedo che mi fa bene, soprattutto a livello muscolare e per la schiena. Non sembrerà vero ma addominali e glutei lavorano un sacco. Le spalle finalmente si rilassano, la schiena fa movimenti "diversi" e mi permette di svilupparne piano piano la muscolatura.
E poi ho cominciato ad andare a lezione di basso.
Il mio insegnate è bravo e molto paziente e riesce sempre a incastrarmi in nuovi orari per permettermi di non perdere troppe lezioni.
Per ora sto suonando Hey Joe di Jimy Hendrix e dovrò fare il saggio di fine anno (quello di danza del ventre è, per fortuna, facoltativo). Dato che Fry sta suonando chitarra nella stessa scuola possiamo fare il saggio insieme scegliendo un pezzo, io sono già in panico ma vedremo.
Qui in Svizzera e a Como c'è il sole. Adoro il sole d'inverno. Il freddo che pizzica le guance e le chiappe ma il cielo terso, sto bene qui. Ritaglio la mia dimensione con tutta la calma che posso, nonostante mi manchi il tempo per accendere il pc, ad esempio. Ormai gioco solo sul mio cellularone (OnePlus One - comprato a fine novembre online, ne scriverò qualcosa a breve se mi riesce. E' gigante, tipo 5,5" di schermo!): la sera suono un po' se riesco, poi gioco se riesco, ma in genere dormo (e in quello riesco!). Leggere è un lusso, purtroppo, e scrivere sul blog è impossibile.
Ma sono qui, sorrido, vivo e, tutto sommato, sono serena.
Ho cominciato il percorso con una psicologa che però non mi piace per cui cambierò.
I miei capelli si sono stinti ma non sto troppo male, posto una foto in cui sembro figa ma non fatevi ingannare: prima di scegliere questa ne ho fatte altre 20.
30 dicembre 2014
Sognincubi
Sono in un luogo tipo Far West, in una casa tutta di legno. C'è anche una sorta di porticato, io sono vestita con abiti tipo anni '50.
Sono a letto con un uomo, è Fry ma non ha l'aspetto di Fry.
Vedo in corridoio mia mamma, in penombra. Entra nel letto dicendo: "mi sono stancata di O. (un mio collega). È qui da diverse settimane non se ne va, per cui dormo qui"
Separiamo il letto matrimoniale in due singoli.
Il giorno dopo mi sveglio. C'è il sole. Corro incontro a Fry (ma è lui?). Ha una tuta da meccanico. Una salopette di jeans e una camicia a quadri bianca e rossa. Si gira sorridendo ma ha uno sguardo triste e mi abbraccia.
Cambio scena.
Di nuovo la stessa.
È mattina e c'è il sole. Corro sotto al porticato e vado verso Fry (ma è lui?). Si gira e ha lo sguardo triste. Qualcosa non va. Il sole sparisce, ci sono nuvole nere, un vento terribile. Mi stringe, mi dice che dobbiamo scappare. È come se i giorni che stavano scorrendo sempre uguali siano stati spazzati da una tempesta terribile. Una cosa non in programma. In effetti non è molto distante dalla realtà.
Secondo sogno. Premetto, sto giocando a un gioco abbastanza angosciante che si chiama "Alien Isolation"
Sono in un vicolo buio, ho una pistola. Sento dei passi avvicinarsi, vedo solo un'ombra. È Alien.
Sono terrorizzata e mi accuccio a terra sperando di non essere né vista né sentita.
In effetti mi supera e va via ma io sono paralizzata. Trovo dei gradini e ci striscio sopra. Piangendo rimango lì.
Sono a letto con un uomo, è Fry ma non ha l'aspetto di Fry.
Vedo in corridoio mia mamma, in penombra. Entra nel letto dicendo: "mi sono stancata di O. (un mio collega). È qui da diverse settimane non se ne va, per cui dormo qui"
Separiamo il letto matrimoniale in due singoli.
Il giorno dopo mi sveglio. C'è il sole. Corro incontro a Fry (ma è lui?). Ha una tuta da meccanico. Una salopette di jeans e una camicia a quadri bianca e rossa. Si gira sorridendo ma ha uno sguardo triste e mi abbraccia.
Cambio scena.
Di nuovo la stessa.
È mattina e c'è il sole. Corro sotto al porticato e vado verso Fry (ma è lui?). Si gira e ha lo sguardo triste. Qualcosa non va. Il sole sparisce, ci sono nuvole nere, un vento terribile. Mi stringe, mi dice che dobbiamo scappare. È come se i giorni che stavano scorrendo sempre uguali siano stati spazzati da una tempesta terribile. Una cosa non in programma. In effetti non è molto distante dalla realtà.
Secondo sogno. Premetto, sto giocando a un gioco abbastanza angosciante che si chiama "Alien Isolation"
Sono in un vicolo buio, ho una pistola. Sento dei passi avvicinarsi, vedo solo un'ombra. È Alien.
Sono terrorizzata e mi accuccio a terra sperando di non essere né vista né sentita.
In effetti mi supera e va via ma io sono paralizzata. Trovo dei gradini e ci striscio sopra. Piangendo rimango lì.
06 ottobre 2014
Belly Dance
Cose sparse: ho ripassato questo sabato il tatuaggio del teschio. Oltre ad averlo ripassato la tatuatrice lo ha rifinito con altre ombre e chiaroscuri. Ora è realistico e molto più bello, per quanto fosse possibile.
Lo scorso weekend sono andata alla mia visita annuale, tutto bene, sono in salute. Sono dimagrita e il medico è un po' preoccupato, ma è un periodo in cui fatico a mangiare, sono molto agitata, dormo sempre e mangio poco. Non preoccupatevi comunque, non tenderò a sparire, ci tengo alla mia salute.
Mercoledì ho la mia terza lezione di danza del ventre. Mi vergognavo ad andare da sola ma alla fine ho preso coraggio e ho fatto bene: mi diverte un sacco anche se non sono capace a muovermi.
E poi altre cose di cui non mi va di parlare.
Tante altre cose.
Lo scorso weekend sono andata alla mia visita annuale, tutto bene, sono in salute. Sono dimagrita e il medico è un po' preoccupato, ma è un periodo in cui fatico a mangiare, sono molto agitata, dormo sempre e mangio poco. Non preoccupatevi comunque, non tenderò a sparire, ci tengo alla mia salute.
Mercoledì ho la mia terza lezione di danza del ventre. Mi vergognavo ad andare da sola ma alla fine ho preso coraggio e ho fatto bene: mi diverte un sacco anche se non sono capace a muovermi.
E poi altre cose di cui non mi va di parlare.
Tante altre cose.
21 settembre 2014
18 settembre 2014
Il mio intervento
Sono seduta in una stanza poco illuminata, luce gialla poi, non certo quella dei neon. Quello che ritengo sia un medico spiega a me e a un'altra persona che sta con me, seduta su quel tavolo che pare una scrivania, il tipo di intervento che andremo a fare.
Si tratta di un brutto cancro all'intestino, e va subito operato. Certo il mio intervento risulterà più lungo, il cancro è più esteso e devono togliere parecchi metri del mio intestino.
Ci sono dei "ma".
L'intervento sarà in anestesia locale, tanto per cominciare. E il taglio verrà fatto lungo il fianco destro, partendo dall'ascella per arrivare alla zona lombare.
Comincia prima il mio compagno di sventure, e non siamo certo in sala operatoria. Ho la schiena scoperta e forse ho freddo, ma soprattutto ho paura. Una paura fottuta.
Penso che sei ore di intervento siano tante, che l'anestesia locale non basterà. Che subirò tutto da sveglia, che non voglio farlo. Mi chiedo se posso scappare, evitarmi quel calvario, quand'ecco che avviene.
Sento che qualcosa non quadra.
Improvvisamente si accende una lampadina nel mio cervello. E penso: "Non sono costretta a farlo, tutto questo non è reale, è solo un sogno, ne sono certa. Non ricordo di nessun medico reale che mi abbia parlato di questo cancro da operare, non ho memorie precedenti di questo momento."
E poi, il nulla.
“La mia piccina dormirà, e il signore dei sogni su di lei veglierà. Il maligno allo specchio si vedrà e allora morirà”. (Nightmare IV - Il non risveglio)
Si tratta di un brutto cancro all'intestino, e va subito operato. Certo il mio intervento risulterà più lungo, il cancro è più esteso e devono togliere parecchi metri del mio intestino.
Ci sono dei "ma".
L'intervento sarà in anestesia locale, tanto per cominciare. E il taglio verrà fatto lungo il fianco destro, partendo dall'ascella per arrivare alla zona lombare.
Comincia prima il mio compagno di sventure, e non siamo certo in sala operatoria. Ho la schiena scoperta e forse ho freddo, ma soprattutto ho paura. Una paura fottuta.
Penso che sei ore di intervento siano tante, che l'anestesia locale non basterà. Che subirò tutto da sveglia, che non voglio farlo. Mi chiedo se posso scappare, evitarmi quel calvario, quand'ecco che avviene.
Sento che qualcosa non quadra.
Improvvisamente si accende una lampadina nel mio cervello. E penso: "Non sono costretta a farlo, tutto questo non è reale, è solo un sogno, ne sono certa. Non ricordo di nessun medico reale che mi abbia parlato di questo cancro da operare, non ho memorie precedenti di questo momento."
E poi, il nulla.
“La mia piccina dormirà, e il signore dei sogni su di lei veglierà. Il maligno allo specchio si vedrà e allora morirà”. (Nightmare IV - Il non risveglio)
29 agosto 2014
18 agosto 2014
La mia Birba
Birba sta di nuovo male. E' stata ricoverata il 15/8 ma non ho saputo niente fino al mio rientro dal weekend sulle Alpi Svizzere.
Come al solito mi hanno tenuto all'oscuro. Come al solito mi sono arrabbiata per questo.
Oggi sono riuscita a parlare con la dottoressa che l'ha in cura. Non penso di ricordarmi molto delle cose che mi ha detto: versamento di liquido, trombi, problemi ai reni, creatinina alta, probabilmente una nuova formazione neoplastica. Per la prima volta ho sentito la dottoressa molto realista. Potrebbe lasciarci da un momento all'altro.
L'ha sempre ritenuta una leonessa, perché così desiderosa di vivere che non ha mai voluto mollare nonostante tutti i problemi che ha, alla sua veneranda età. Ma ora sta cedendo, il suo corpo ce lo comunica in tutti i modi.
Tra le lacrime le ho chiesto se fosse il caso di parlare di eutanasia nel caso dovesse soffrire. Mi ha detto che non è sbagliato pensarlo, che se non mangia più potremmo purtroppo prendere in considerazione la dolorosa scelta.
Dolorosa ma lecita: non voglio che soffra, le voglio troppo bene.
Sabato andrò a Torino ma intanto vediamo come va questa settimana. Se non dovesse mangiare potrebbe essere l'ultima volta che la vedo.
La mia Birba.
La mia unica e dolce Birba.
Come al solito mi hanno tenuto all'oscuro. Come al solito mi sono arrabbiata per questo.
Oggi sono riuscita a parlare con la dottoressa che l'ha in cura. Non penso di ricordarmi molto delle cose che mi ha detto: versamento di liquido, trombi, problemi ai reni, creatinina alta, probabilmente una nuova formazione neoplastica. Per la prima volta ho sentito la dottoressa molto realista. Potrebbe lasciarci da un momento all'altro.
L'ha sempre ritenuta una leonessa, perché così desiderosa di vivere che non ha mai voluto mollare nonostante tutti i problemi che ha, alla sua veneranda età. Ma ora sta cedendo, il suo corpo ce lo comunica in tutti i modi.
Tra le lacrime le ho chiesto se fosse il caso di parlare di eutanasia nel caso dovesse soffrire. Mi ha detto che non è sbagliato pensarlo, che se non mangia più potremmo purtroppo prendere in considerazione la dolorosa scelta.
Dolorosa ma lecita: non voglio che soffra, le voglio troppo bene.
Sabato andrò a Torino ma intanto vediamo come va questa settimana. Se non dovesse mangiare potrebbe essere l'ultima volta che la vedo.
La mia Birba.
La mia unica e dolce Birba.
12 agosto 2014
Il mio primo stipendio
Sogni strani a parte, questo mese ho lavorato e mi è arrivato il primo stipendio. Che dire: son contenta.
Tanto contenta che per festeggiare siamo andati a comprare un MacBook Air per Fry (in contanti, così, ciapa lì, senza rate) e questo weekend andremo sulle alpi svizzere a rilassarci: Wengen, vicino Lauterbrunnen, che scopro ora non essere raggiungibile dalle macchine, immaginate quante madonne ho tirato giù.
Prossime vacanze saranno a Dublino, verso fine ottobre e poi Marzo 2015 non ce lo dimentichiamo: Isole Faroe.
Questo giovedì scendo a Roma per vedere la mostra di Frida Kahlo, mostra che avrei già dovuto vedere due post fa ma che purtroppo non ce l'ho fatta.
E venerdì si parte: da una parte son contenta, dall'altra non so cosa farò in questa località minuscola. Dovremo arrivare a Lauterbrunnen in macchina e poi andare a Wengen col trenino.
Prima di arrivare a Lauterbrunnen però andremo a vedere le cascate a Trummelbach
E sabato non so, faremo un salto a Männlichen a goderci il panorama. E poi penso ci sfaremo di cibo e basta. In effetti ci son tante cose da vedere ma vorrei solo riposarmi...
Tanto contenta che per festeggiare siamo andati a comprare un MacBook Air per Fry (in contanti, così, ciapa lì, senza rate) e questo weekend andremo sulle alpi svizzere a rilassarci: Wengen, vicino Lauterbrunnen, che scopro ora non essere raggiungibile dalle macchine, immaginate quante madonne ho tirato giù.
Prossime vacanze saranno a Dublino, verso fine ottobre e poi Marzo 2015 non ce lo dimentichiamo: Isole Faroe.
Questo giovedì scendo a Roma per vedere la mostra di Frida Kahlo, mostra che avrei già dovuto vedere due post fa ma che purtroppo non ce l'ho fatta.
E venerdì si parte: da una parte son contenta, dall'altra non so cosa farò in questa località minuscola. Dovremo arrivare a Lauterbrunnen in macchina e poi andare a Wengen col trenino.
Prima di arrivare a Lauterbrunnen però andremo a vedere le cascate a Trummelbach
E sabato non so, faremo un salto a Männlichen a goderci il panorama. E poi penso ci sfaremo di cibo e basta. In effetti ci son tante cose da vedere ma vorrei solo riposarmi...
06 agosto 2014
Killing the Joker
Era una ragazza, questo sapevo.
A casa sua la madre dormiva distesa sulla pancia, con una mano ciondoloni fuori dal letto. A vederla bene la mano era infilata nella sua enorme borsa forse a stringere una pistola per difendere la figlia, così ossessionata da una paura irrazionale quanto incomprensibile: la paura per Joker.
Sì proprio lui, il personaggio nemico di Batman. Forse vi viene da sorridere, e così ho fatto anch'io quando lessi le lettere adesive appiccicate sul parabrezza.
"Killing the Joker" dicevano.
Killing era scritto in verde, forse per intonarsi con il colore dell'auto. Sta di fatto che proprio quell'auto, in cui lei si sentiva più sicura che altrove, tentò la fuga dalla sua paura, una sera, complice il buio. Col suo babbo poi, di cui lei era profondamente innamorata di un sentimento morboso e per nulla candido, pulito.
Glielo aveva appena annunciato, "Papà io ti amo", di quell'amore tutt'altro che ingenuo e non sono sicura che il padre avesse capito completamente la situazione.
Il padre era seduto al posto di guida, lei accanto, con le sue rotondità eccessivamente femminili.
"Partiamo".
Non so cosa accadde, una scintilla, qualcosa successe e l'auto si incendiò.
Entrambi furono avvolti dalle fiamme e poco prima di perdere la vista, gli occhi di lei incrociarono gli occhiali scuri di lui e lei vide quello che non avrebbe mai voluto vedere. Il suo volto sfigurato, quasi sciolto dalle fiamme, aveva deformato le sue labbra. Il suo sorriso era diventato un ghigno largo, una maschera orrenda, così simile, così troppo simile al suo nemico irrazionale: Joker.
Non potè più urlare ma quei secondi che la separarono dal vero buio furono interminabili: l'ultima immagine, l'unica sua vera paura.
Le fiamme avvolsero ogni cosa, e tutto ciò che rimase fu polvere.
E quella strana scritta attaccata al parabrezza.
23 luglio 2014
Il mio appuntamento mancato
Sabato la sveglia ha suonato alle 4 del mattino. Alle 6 ero fuori di casa pronta per andare in stazione.
Destinazione? Roma, a vedere la mia Frida.
Dopo un lungo (ma non troppo) viaggio con un treno carico di famiglie che tornavano al sud (e che non hanno fatto silenzio un attimo) i miei amici L e S sono già arrivati a destinazione.
Vanno alle scuderie del quirinale per fare la coda e scoprono così che non c'è coda. Me lo annunciano con grande entusiasmo quando io mi sorbisco ancora le chiacchiere dei miei compagni di viaggio e la grande dormita del mio compagno di seggiola il quale non muove dito nemmeno quando vengono a portargli da mangiare o da bere e rispondo io per lui "ehm, sta dormendo".
La mia gioia è grande, entreremo a vedere Frida e non ci sarà coda!
Peccato che un nanosecondo dopo mi arriva una foto, quella degli orari di apertura. Apre dalle 16.
Bum.
Cala il buio nel mio cervello.
Il mio treno per tornare in quel di Como è alle 17.20, non ce la farò mai e poi mai.
Cerco di capire se posso cambiare treno ma nulla, la tariffa supereconomymortadifame non me lo permette. Un nuovo biglietto mi costerebbe ben 86 euro.
Insomma, comincio a sclerare di brutto.
"Dottore, chè, me la date un poco di acqua? Dai l'acqua non si nega a nessuno." starnazza un ragazzo nel vagone al tipo che porta il carrellino di bevande e cibarie.
E io sclero.
L mi dice "Non cambiare biglietto, vieni qui e si vede cosa fare"
Vado.
Da Roma Termini volo fino alle scuderie del quirinale e li trovo lì, accaldati in quella incredibile giornata estiva (se contate che ancora oggi ha ripreso a piovere), un po' basiti anche loro. Un po' basite anche le altre persone che di là passavano a guardare il cartello di apertura.
Intanto decidiamo di mangiare. Chiediamo a dei locali i quali in accento simpaticamente romano, ci dicono di andare verso Trastevere per mangiare a poco. Lì troviamo in effetti una locandina dove in tre abbiamo speso 27 euro (bibite comprese).
Ovviamente si sono intanto fatte le 14, e voliamo a prendere un caffè e poi verso Frida. Penso e rimugino, ma forse se riesco a entrare alle 16, mi faccio 45 minuti di mostra e poi volo alla stazione. Sì ce la posso fare, dai.
Peccato che alle 15 c'è già coda, riusciamo ad entrare solo alle 16.20 e per me è tardi. Non mi conviene rischiare. Tornerò, penso. Ma esco con le lacrime agli occhi perché ci tenevo così tanto.
Le lacrime però erano anche di contentezza, anche se non si sarebbe detto a prima vista. Ero contenta di avere passato qualche ora con L e S, era tanto che non li vedevo. E ci siamo divertiti nonostante la mostra mancata e il caldo soffocante.
Vi voglio bene.
Destinazione? Roma, a vedere la mia Frida.
Dopo un lungo (ma non troppo) viaggio con un treno carico di famiglie che tornavano al sud (e che non hanno fatto silenzio un attimo) i miei amici L e S sono già arrivati a destinazione.
Vanno alle scuderie del quirinale per fare la coda e scoprono così che non c'è coda. Me lo annunciano con grande entusiasmo quando io mi sorbisco ancora le chiacchiere dei miei compagni di viaggio e la grande dormita del mio compagno di seggiola il quale non muove dito nemmeno quando vengono a portargli da mangiare o da bere e rispondo io per lui "ehm, sta dormendo".
La mia gioia è grande, entreremo a vedere Frida e non ci sarà coda!
Peccato che un nanosecondo dopo mi arriva una foto, quella degli orari di apertura. Apre dalle 16.
Bum.
Cala il buio nel mio cervello.
Il mio treno per tornare in quel di Como è alle 17.20, non ce la farò mai e poi mai.
Cerco di capire se posso cambiare treno ma nulla, la tariffa supereconomymortadifame non me lo permette. Un nuovo biglietto mi costerebbe ben 86 euro.
Insomma, comincio a sclerare di brutto.
"Dottore, chè, me la date un poco di acqua? Dai l'acqua non si nega a nessuno." starnazza un ragazzo nel vagone al tipo che porta il carrellino di bevande e cibarie.
E io sclero.
L mi dice "Non cambiare biglietto, vieni qui e si vede cosa fare"
Vado.
Da Roma Termini volo fino alle scuderie del quirinale e li trovo lì, accaldati in quella incredibile giornata estiva (se contate che ancora oggi ha ripreso a piovere), un po' basiti anche loro. Un po' basite anche le altre persone che di là passavano a guardare il cartello di apertura.
Intanto decidiamo di mangiare. Chiediamo a dei locali i quali in accento simpaticamente romano, ci dicono di andare verso Trastevere per mangiare a poco. Lì troviamo in effetti una locandina dove in tre abbiamo speso 27 euro (bibite comprese).
Ovviamente si sono intanto fatte le 14, e voliamo a prendere un caffè e poi verso Frida. Penso e rimugino, ma forse se riesco a entrare alle 16, mi faccio 45 minuti di mostra e poi volo alla stazione. Sì ce la posso fare, dai.
Peccato che alle 15 c'è già coda, riusciamo ad entrare solo alle 16.20 e per me è tardi. Non mi conviene rischiare. Tornerò, penso. Ma esco con le lacrime agli occhi perché ci tenevo così tanto.
Le lacrime però erano anche di contentezza, anche se non si sarebbe detto a prima vista. Ero contenta di avere passato qualche ora con L e S, era tanto che non li vedevo. E ci siamo divertiti nonostante la mostra mancata e il caldo soffocante.
Vi voglio bene.
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| In partenza! |
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| Foto di L. Dolce Frida |
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| Il mio collo da giraffa |
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| la scema del gruppo |
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| io e S |
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| il trio |
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| io e L |
16 luglio 2014
Qualche aggiornamento (legale?) mpf
Sono state due settimane abbastanza impegnative, la formazione più lunga che io abbia mai fatto in un lavoro.
Oltre alla formazione fatta nei tre giorni prima dell'assunzione, ce n'è stata un'altra di una settimana appena entrata. Due ore al mattino e due ore al pomeriggio e nelle altre ore ho fatto ascolto passivo.
Questo significa du' palle in sostanza, sonno abbestia e troppe cose non percepite.
A seguito di questa formazione a singhiozzo (fatta con skype perché il nostro responsabile sta in un'altra città e mille "ti sento a singhiozzo - riavvio la chiamata - mi sentite adesso?") abbiamo proseguito col prendere le chiamate, in doppia cuffia coi colleghi esperti accanto. Disastro e ansia totale.
Da lunedì è arrivato appunto il responsabile ad ascoltarci personalmente e domani ci sarà anche la sua responsabile. Una selezione così lunga e così ansiogena non l'avevo mai conosciuta in vita mia. Ho passato notti insonni, stomaco chiuso, intestino nonvidico, mal di testa a fine giornata, sudori caldi e sudori freddi, tremori.
Finché domenica sera mi sono detta "vaffanculo chi se ne frega" e lunedì per quanto fossi ansiosa almeno godevo di una notte di riposo niente male.
Credo sinceramente che le cose stiano andando bene e vorrei fare alcuni paragoni con il lavoro che mi sono lasciata dietro a Bologna.
Ricordate la faccenda di andare uno per volta in bagno, i pupazzetti attaccati alle porte, piantonare la scrivania perché se perdete le chiamate megalavatadicapo, ecc?
Dimenticatevi tutto.
Per quante chiamate arrivino, sono davvero poche, ma davvero pochissime rispetto a Bologna. Hai tempo di completare un discorso, spiegare delle cose, confessarti col vicino.
C'è la musica. Abbiamo una radiolina nella nostra isola: teniamo la musica di sottofondo e dato che non abbiamo telefoni ma solo auricolari attaccati al pc vi assicuro che non c'è nemmeno lo stress dello squillo dei telefoni di sottofondo (che metteva una tale ansia...).
La paga: prendo, per questo periodo di prova, comunque più di quanto prendevo a Bologna (un quarto in più). Finita la prova prenderò quasi il doppio.
Abbiamo pause obbligate di 10 minuti ogni due ore, basta che ci accordiamo tra di noi per non andare tutti insieme (ed è facile dato che siamo in 6).
Abbiamo due turni: dalle 8 alle 17 e dalle 11 alle 20. Alla fine di ogni mese organizziamo quello successivo in base alle esigenze di ognuno di noi. Su questo siamo indipendenti e non è il responsabile a pensarci (finché non ci sarà quel cagacazzo che ribalterà la situazione ma spero non capiti mai).
Sì, c'è un sabato lavorativo al mese. è vero. Ma solo di 4 ore. In realtà l'azienda è aperta due sabati al mese e per ogni sabato lavorativo tre di noi piantonano l'ufficio. Ma lo gestiamo solo ed esclusivamente noi.
Il lavoro, per come è fatto, sostanzialmente mi piace. Non ho un terminale ma un vero PC (mi fate felice con poco), offro una vera assistenza e ho imparato qualcosa di nuovo (che si sa mai, potrebbe essere utile in futuro).
In aggiunta a tutto questo ero così curiosa di fare la frontaliera che anche se impiego un'ora e mezza ad andare e un'ora e mezza a tornare son contenta. Questo finché non prenderò una macchina - mi chiedo, ma possibile che in un luogo dove il 50% della popolazione lavora oltre il confine abbia un sistema di mezzi pubblici così merdoso?
Per non parlare del fatto che con i nostri due stipendi ora siamo davvero scialli, ma sciallissimi. Tant'è che ho preso appuntamento con la mia tatuatrice di Torino per completare l'opera sul braccio destro (continuando il teschio e aggiungendo altri disegni) per il 4/10.
Dopo aver detto della nostra sciallitudine (e farmi in futuro incantare il malocchio da mia mamma, perché dicendo così attiro le "malelingue" come le chiama lei) aggiungo un acquisto di un oggetto davvero stupendo. E' un po' smartwatch, un po' bracciale, un po' figata allucinante e un po' un oggetto di design.
E' questo
Ne abbiamo ordinati due, arriveranno a gennaio. Per ora costano 188$ ma quando entreranno in commercio ne costeranno 300.
Ora vedo il Madagascar più vicino, e tante altre piccole minchiate che, perché no, mi garberebbe fare.
Altra curiosità.
Nel palazzo in cui lavoro ogni tanto vedo ragazzini entrare con strumenti musicali. Quando ho beccato un signore con due custodie rigide, una marcata Fender e l'altra Gibson, l'ho fermato chiedendo se ci fosse uno studio di musica.
"Vieni vieni, nello scantinato".
Senza pensare che quell'uomo potesse essere un rapitore di finte bionde, ho preso una delle due custodie e l'ho seguito finché mi ha portato in questo corridoio nello scantinato, pieno di porte (stile camerini dei divi). Bussa a una e apre un ragazzotto, e sì, c'è uno studio di registrazione, e questo ragazzo dà anche lezioni di chitarra elettrica (dietro mia specifica richiesta anche di basso, volendo).
Immaginate che figo? Quando esco da lavoro alle 17 scendo al piano di sotto e mi faccio la mia ora di basso. A quel punto Fry sarà uscito (lavora a 15 minuti di distanza di macchina da lì) mi passa a prendere e torniamo a casa. Mi ha lasciato un biglietto da visita ma lo vedo spesso e credo che chiederò i costi delle sue lezioni anche se, essendo un artista internazionale - come l'ha chiamato il signore delle chitarre, senza contare che bastano pochi chilometri per passare da una nazione all'altra - potrebbe avere costi altissimi.
Quindi ho quell'entusiasmo di chi comincia (ed è già a metà dell'opera), quell'entusiasmo che a Bologna mi era mancato sin dall'inizio perché mi spossava stare lì, avere quelle restrizioni, essere ripresa senza motivo, o per motivi futili e non poter nemmeno andare in bagno. Ah dimenticavo, qui usano tutti i cellulari, nessuno se ne lamenta, possiamo persino tenerli sulla scrivania. Se vi sembra una cosa normale non avete mai lavorato dove stavo prima.
Mi piacerebbe mandare una email alla mia ex responsabile per parlarle di come si sta qui, e che si lavora comunque, e si ha voglia di dare il massimo (nelle proprie 8 ore) e che quel fucile che tanto tiene puntato alle sue sottoposte, piccole api operaie al cospetto della regina, prima o poi cambierà bersaglio e si rivelerà un'arma esplosiva in mani improprie. Un'arma che esploderà addosso a lei.
Detto questo, vi comunico che anche se lavoro e ho poco tempo per fare tutto, faccio di più che nella noia di stare a casa (anche se stare a casa non mi dispiaceva affatto). Sabato sarò a Roma in giornata a vedere Frida Kahlo insieme ai miei amici di Bologna e sono contentissima, non vedo l'ora).
Fry a fine mese andrà in Belgio per lavoro, mi spiace tantissimo non poter andare...
Canzone del giorno: Valse di Frida Chichimeca
Oltre alla formazione fatta nei tre giorni prima dell'assunzione, ce n'è stata un'altra di una settimana appena entrata. Due ore al mattino e due ore al pomeriggio e nelle altre ore ho fatto ascolto passivo.
Questo significa du' palle in sostanza, sonno abbestia e troppe cose non percepite.
A seguito di questa formazione a singhiozzo (fatta con skype perché il nostro responsabile sta in un'altra città e mille "ti sento a singhiozzo - riavvio la chiamata - mi sentite adesso?") abbiamo proseguito col prendere le chiamate, in doppia cuffia coi colleghi esperti accanto. Disastro e ansia totale.
Da lunedì è arrivato appunto il responsabile ad ascoltarci personalmente e domani ci sarà anche la sua responsabile. Una selezione così lunga e così ansiogena non l'avevo mai conosciuta in vita mia. Ho passato notti insonni, stomaco chiuso, intestino nonvidico, mal di testa a fine giornata, sudori caldi e sudori freddi, tremori.
Finché domenica sera mi sono detta "vaffanculo chi se ne frega" e lunedì per quanto fossi ansiosa almeno godevo di una notte di riposo niente male.
Credo sinceramente che le cose stiano andando bene e vorrei fare alcuni paragoni con il lavoro che mi sono lasciata dietro a Bologna.
Ricordate la faccenda di andare uno per volta in bagno, i pupazzetti attaccati alle porte, piantonare la scrivania perché se perdete le chiamate megalavatadicapo, ecc?
Dimenticatevi tutto.
Per quante chiamate arrivino, sono davvero poche, ma davvero pochissime rispetto a Bologna. Hai tempo di completare un discorso, spiegare delle cose, confessarti col vicino.
C'è la musica. Abbiamo una radiolina nella nostra isola: teniamo la musica di sottofondo e dato che non abbiamo telefoni ma solo auricolari attaccati al pc vi assicuro che non c'è nemmeno lo stress dello squillo dei telefoni di sottofondo (che metteva una tale ansia...).
La paga: prendo, per questo periodo di prova, comunque più di quanto prendevo a Bologna (un quarto in più). Finita la prova prenderò quasi il doppio.
Abbiamo pause obbligate di 10 minuti ogni due ore, basta che ci accordiamo tra di noi per non andare tutti insieme (ed è facile dato che siamo in 6).
Abbiamo due turni: dalle 8 alle 17 e dalle 11 alle 20. Alla fine di ogni mese organizziamo quello successivo in base alle esigenze di ognuno di noi. Su questo siamo indipendenti e non è il responsabile a pensarci (finché non ci sarà quel cagacazzo che ribalterà la situazione ma spero non capiti mai).
Sì, c'è un sabato lavorativo al mese. è vero. Ma solo di 4 ore. In realtà l'azienda è aperta due sabati al mese e per ogni sabato lavorativo tre di noi piantonano l'ufficio. Ma lo gestiamo solo ed esclusivamente noi.
Il lavoro, per come è fatto, sostanzialmente mi piace. Non ho un terminale ma un vero PC (mi fate felice con poco), offro una vera assistenza e ho imparato qualcosa di nuovo (che si sa mai, potrebbe essere utile in futuro).
In aggiunta a tutto questo ero così curiosa di fare la frontaliera che anche se impiego un'ora e mezza ad andare e un'ora e mezza a tornare son contenta. Questo finché non prenderò una macchina - mi chiedo, ma possibile che in un luogo dove il 50% della popolazione lavora oltre il confine abbia un sistema di mezzi pubblici così merdoso?
Per non parlare del fatto che con i nostri due stipendi ora siamo davvero scialli, ma sciallissimi. Tant'è che ho preso appuntamento con la mia tatuatrice di Torino per completare l'opera sul braccio destro (continuando il teschio e aggiungendo altri disegni) per il 4/10.
Dopo aver detto della nostra sciallitudine (e farmi in futuro incantare il malocchio da mia mamma, perché dicendo così attiro le "malelingue" come le chiama lei) aggiungo un acquisto di un oggetto davvero stupendo. E' un po' smartwatch, un po' bracciale, un po' figata allucinante e un po' un oggetto di design.
E' questo
Ne abbiamo ordinati due, arriveranno a gennaio. Per ora costano 188$ ma quando entreranno in commercio ne costeranno 300.
Ora vedo il Madagascar più vicino, e tante altre piccole minchiate che, perché no, mi garberebbe fare.
Altra curiosità.
Nel palazzo in cui lavoro ogni tanto vedo ragazzini entrare con strumenti musicali. Quando ho beccato un signore con due custodie rigide, una marcata Fender e l'altra Gibson, l'ho fermato chiedendo se ci fosse uno studio di musica.
"Vieni vieni, nello scantinato".
Senza pensare che quell'uomo potesse essere un rapitore di finte bionde, ho preso una delle due custodie e l'ho seguito finché mi ha portato in questo corridoio nello scantinato, pieno di porte (stile camerini dei divi). Bussa a una e apre un ragazzotto, e sì, c'è uno studio di registrazione, e questo ragazzo dà anche lezioni di chitarra elettrica (dietro mia specifica richiesta anche di basso, volendo).
Immaginate che figo? Quando esco da lavoro alle 17 scendo al piano di sotto e mi faccio la mia ora di basso. A quel punto Fry sarà uscito (lavora a 15 minuti di distanza di macchina da lì) mi passa a prendere e torniamo a casa. Mi ha lasciato un biglietto da visita ma lo vedo spesso e credo che chiederò i costi delle sue lezioni anche se, essendo un artista internazionale - come l'ha chiamato il signore delle chitarre, senza contare che bastano pochi chilometri per passare da una nazione all'altra - potrebbe avere costi altissimi.
Quindi ho quell'entusiasmo di chi comincia (ed è già a metà dell'opera), quell'entusiasmo che a Bologna mi era mancato sin dall'inizio perché mi spossava stare lì, avere quelle restrizioni, essere ripresa senza motivo, o per motivi futili e non poter nemmeno andare in bagno. Ah dimenticavo, qui usano tutti i cellulari, nessuno se ne lamenta, possiamo persino tenerli sulla scrivania. Se vi sembra una cosa normale non avete mai lavorato dove stavo prima.
Mi piacerebbe mandare una email alla mia ex responsabile per parlarle di come si sta qui, e che si lavora comunque, e si ha voglia di dare il massimo (nelle proprie 8 ore) e che quel fucile che tanto tiene puntato alle sue sottoposte, piccole api operaie al cospetto della regina, prima o poi cambierà bersaglio e si rivelerà un'arma esplosiva in mani improprie. Un'arma che esploderà addosso a lei.
Detto questo, vi comunico che anche se lavoro e ho poco tempo per fare tutto, faccio di più che nella noia di stare a casa (anche se stare a casa non mi dispiaceva affatto). Sabato sarò a Roma in giornata a vedere Frida Kahlo insieme ai miei amici di Bologna e sono contentissima, non vedo l'ora).
Fry a fine mese andrà in Belgio per lavoro, mi spiace tantissimo non poter andare...
Canzone del giorno: Valse di Frida Chichimeca
15 luglio 2014
I bambini
In attesa di parlarvi meglio del lavoro (ho pochissimo tempo perché impiego almeno 3 ore della mia vita per andare e tornare dal lavoro), in merito a questo post, mia sorella mi ha riferito che il giorno dopo, la sera, suo figlio ha detto (senza che lei avesse nominato il nostro babbo): "Peccato non avere conosciuto nonno Angelo" e poi lo ha disegnato dietro uno scontrino.
Dice che spesso lo disegna.
Dice che spesso lo disegna.
07 luglio 2014
Dopodomani
Una mammografia nel nulla, con bus che passano ogni ora. Basta, ora cambio tutte le visite in luoghi più comodi: sto diventando scema. Più del solito.
Como è in basso a sinistra. Sigh
Como è in basso a sinistra. Sigh
Ancora 38 anni
Stanotte (o stamani) ho sognato il mio babbo.
Sta male ed è in ospedale, ma non per la malattia che ha avuto, bensì perché ha avuto un incidente o qualcosa di simile.
La mia dottoressa (la dottoressa di famiglia) che ha i referti mi dice, al telefono, che pensava che la situazione fosse più grave. Che se davvero sta così come c'è scritto sul referto può vivere ben altri 38 anni. Consiglia però un triplo bypass coronarico.
Mio padre è sveglio, mi guarda e mi parla. Ma non ricordo cosa mi dice. So solo che devo fare la spesa perché a casa non c'è niente, e in una specie di market cerco di comprare qualcosa da sgranocchiare e trovo "il pane del sorriso", una forma di pane allungata che assomiglia al comasco "Pan tranvai". C'è però qualcosa che non va, mi sento addosso gli occhi accusatori di mio padre.
Papà cosa vuoi dirmi? Cosa sto sbagliando?
Sta male ed è in ospedale, ma non per la malattia che ha avuto, bensì perché ha avuto un incidente o qualcosa di simile.
La mia dottoressa (la dottoressa di famiglia) che ha i referti mi dice, al telefono, che pensava che la situazione fosse più grave. Che se davvero sta così come c'è scritto sul referto può vivere ben altri 38 anni. Consiglia però un triplo bypass coronarico.
Mio padre è sveglio, mi guarda e mi parla. Ma non ricordo cosa mi dice. So solo che devo fare la spesa perché a casa non c'è niente, e in una specie di market cerco di comprare qualcosa da sgranocchiare e trovo "il pane del sorriso", una forma di pane allungata che assomiglia al comasco "Pan tranvai". C'è però qualcosa che non va, mi sento addosso gli occhi accusatori di mio padre.
Papà cosa vuoi dirmi? Cosa sto sbagliando?
06 luglio 2014
Il mio scivolone
I miei primi giorni di lavoro
Il 2/7 sono andata a fare una visita medica: nello specifico un'ecocardio a Bregnano.
Dov'è Bregnano? Un posto inculatissimo dove passa un solo autobus all'ora.
Quindi per arrivare lì ho dovuto progettare la mia partenza in modo da arrivare con un discretissimo anticipo, tipo 50 minuti di anticipo.
Sono partita da casa alle 7:20.
La stazione dei bus è a 15 minuti di distanza da casa, ma sono partita che già un po' piovigginava. Mentre ero intenta a cambiare canzone sullo smartphone dal mio smartwatch (minchia che tecnologica!) la suola delle mie scarpe demmerda costate pochissimo, scivola su un tombino demmerda e mi ritrovo in posa plasticissima per terra. Ginocchio destro sbattuto abbestia, gamba sinistra tirata, jeans sporco di ogni cosa e rotto. Ginocchio sbucciato.
Madonne che volano.
Non potevo tornare a casa, avrei perso il bus, quindi così conciata e mezza zoppicante vado a prendere il bus.
Arrivata a Bregnano, dalla fermata del bus ho ben 20 minuti di felice camminata a piedi in luoghi dove i marciapiedi non esistono e dove già smadonno per aver scelto un posto così.
Arrivo, mi metto in coda per l'accettazione, ma la mia prenotazione non risulta.
Santi che volano.
Non è una cosa così infrequente, tanto che un altro ragazzo nello sportello accanto al mio ha lo stesso problema. Mi dice la segretaria che può comunque mettermi in coda e quando il dottore ha tempo, mi visita.
Avevo la visita alle 9:40, mi metto in attesa.
Alla fine per mia fortuna il dottore ha uno spazio poco prima delle 10, quindi mi fa entrare, mi fa velocemente la visita, ed esco. Sono le 10:10 circa.
Il bus per tornare è alle 10:26, se corro posso fare in tempo forse, ma puta caso lo perdessi dovrei aspettare nel nulla fino alle 11:47. Così decido di sedermi nella struttura, in un angolino, a leggere.
Alle 11 circa viene giù il diluvio universale.
Pioggia fortissima e vento e io nell'angolino a leggere e a sperare che smetta.
Che ve lo dico a fare? Non smette!
Esco col mio ombrellino piccolissimo che però nulla può con la pioggia che mi viene addosso e riesco a bagnarmi (ero davvero da strizzare) da metà coscia in giù. Le scarpe erano così messe male che anche i calzini erano bagnati.
Arrivo alla fermata che sono in condizioni pietose. Quando salgo sul bus persino l'autista mi lancia uno sguardo impietosito, io faccio un mezzo sorrisino come a dire "sì lo so, son messa male, non guardarmi così".
Ed ecco finita la mia giornata.
Il giorno dopo invece sono cominciati i miei due meravigliosi primi giorni di lavoro, in cui ho passato momenti di panico per non aver capito nulla, momenti di gioia per aver visualizzato una sorta di piccolo bagliore alla fine del tunnel, momenti di scazzo perché alla fin del salmo torno a casa alle 19:30.
Per fortuna ho una collega ganza con cui faccio la strada e con cui mi trovo bene. Ho una paura boia di cominciare, temo di fare grandi cagate e di essere giudicata. Ma non vedo l'ora di prendere il mio primo stipendio e levarmi qualche sfizio...
Dov'è Bregnano? Un posto inculatissimo dove passa un solo autobus all'ora.
Quindi per arrivare lì ho dovuto progettare la mia partenza in modo da arrivare con un discretissimo anticipo, tipo 50 minuti di anticipo.
Sono partita da casa alle 7:20.
La stazione dei bus è a 15 minuti di distanza da casa, ma sono partita che già un po' piovigginava. Mentre ero intenta a cambiare canzone sullo smartphone dal mio smartwatch (minchia che tecnologica!) la suola delle mie scarpe demmerda costate pochissimo, scivola su un tombino demmerda e mi ritrovo in posa plasticissima per terra. Ginocchio destro sbattuto abbestia, gamba sinistra tirata, jeans sporco di ogni cosa e rotto. Ginocchio sbucciato.
Madonne che volano.
Non potevo tornare a casa, avrei perso il bus, quindi così conciata e mezza zoppicante vado a prendere il bus.
Arrivata a Bregnano, dalla fermata del bus ho ben 20 minuti di felice camminata a piedi in luoghi dove i marciapiedi non esistono e dove già smadonno per aver scelto un posto così.
Arrivo, mi metto in coda per l'accettazione, ma la mia prenotazione non risulta.
Santi che volano.
Non è una cosa così infrequente, tanto che un altro ragazzo nello sportello accanto al mio ha lo stesso problema. Mi dice la segretaria che può comunque mettermi in coda e quando il dottore ha tempo, mi visita.
Avevo la visita alle 9:40, mi metto in attesa.
Alla fine per mia fortuna il dottore ha uno spazio poco prima delle 10, quindi mi fa entrare, mi fa velocemente la visita, ed esco. Sono le 10:10 circa.
Il bus per tornare è alle 10:26, se corro posso fare in tempo forse, ma puta caso lo perdessi dovrei aspettare nel nulla fino alle 11:47. Così decido di sedermi nella struttura, in un angolino, a leggere.
Alle 11 circa viene giù il diluvio universale.
Pioggia fortissima e vento e io nell'angolino a leggere e a sperare che smetta.
Che ve lo dico a fare? Non smette!
Esco col mio ombrellino piccolissimo che però nulla può con la pioggia che mi viene addosso e riesco a bagnarmi (ero davvero da strizzare) da metà coscia in giù. Le scarpe erano così messe male che anche i calzini erano bagnati.
Arrivo alla fermata che sono in condizioni pietose. Quando salgo sul bus persino l'autista mi lancia uno sguardo impietosito, io faccio un mezzo sorrisino come a dire "sì lo so, son messa male, non guardarmi così".
Ed ecco finita la mia giornata.
Il giorno dopo invece sono cominciati i miei due meravigliosi primi giorni di lavoro, in cui ho passato momenti di panico per non aver capito nulla, momenti di gioia per aver visualizzato una sorta di piccolo bagliore alla fine del tunnel, momenti di scazzo perché alla fin del salmo torno a casa alle 19:30.
Per fortuna ho una collega ganza con cui faccio la strada e con cui mi trovo bene. Ho una paura boia di cominciare, temo di fare grandi cagate e di essere giudicata. Ma non vedo l'ora di prendere il mio primo stipendio e levarmi qualche sfizio...
02 luglio 2014
Domani comincio a lavorare - la mia lunga selezione
Per essere assunta ho passato ben tre selezioni (per un centralino inbound, non oso immaginare cosa possa accadere per un persona megaspecializzata).
La prima selezione era telefonica: desideravano solo vedere come parlavo al telefono;
la seconda selezione è stata via skype, doveva essere un colloquio vis-a-vis ma non è stato possibile così me lo hanno proposto via skype, ed è andato di merda: tanto che non credevo mi avrebbero mai preso.
La terza selezione è stata al corso di formazione.
Premetto che in questa azienda c'è un po' di confusione.
"Riguardo a cosa?" mi direte. Bhe riguardo a tutto.
Innanzitutto per fare il corso di formazione mi era stato detto di tenermi libera mercoledì e giovedì. Ovviamente l'ora di inizio mi era stata detta solo il giorno prima al telefono (in questa azienda funziona così, ti comunicano cosa fare per tempo, ma le modalità vengono comunicate solo il giorno prima e solo nel pomeriggio).
Così mi presento alle 11 a fare il corso: uscita dalla stazione incontro una ragazza che mi chiede se conosco il luogo, le faccio qualche domanda e mi dice l'indirizzo in cui deve andare, che coincide col mio. Scopro così che anche lei deve fare formazione e facciamo quattro chiacchiere.
Arriviamo lì e tra una cosa e l'altra passa del tempo.
Ci formano sulla comunicazione: "chi conosce la PNL?" (oh no, ancora - penso)
Ci formano sulla parte legale (perché oltre alle tre ragazze back office ci sono una serie di neoavvocati)
Si fanno le 18 passate, io e l'altra ragazza "voliamo" letteralmente alla stazione.
Per il giorno dopo è richiesta la presenza dalle 8, veniamo separate dalle future colleghe legali per fare una formazione più specifica. Ci dicono che dobbiamo esserci anche il giorno successivo per una telefonata simulata.
Mentre le legali scelgono un range orario per farla, noi siamo convocate di nuovo dalle 8, perché facciamo un breve corso e poi questa maledetta prova che nel mio caso è andata talmente male che stavo tornandomene a casa.
Ma dev'essere l'esaminatore (nello specifico è anche quello che mi ha fatto il colloquio) che ha una mimica che mi spiazza. Mi pare di essere sempre merda quando poi tanto male non sono andata.
Ci comunica quindi in via ufficiosa che siamo state prese tutte e tre e che il pomeriggio ci avrebbero contattato per dirci meglio quando sarebbe stato il primo giorno.
Io ne pomeriggio tralaltro avevo un altro colloquio, che detta al telefono doveva essere una figata ma quando sono andata lì ho capito che proprio non doveva esserlo.
Il lavoro spiegatomi al telefono era una sorta di receptionist che avrebbe accolto i clienti di una specie di centro benessere in cui si davano diete personalizzate e anche esercizi da fare a casa per stare in forma. Yeah, penso, potrebbe essere bello. Vado ed entro in questo fondo pieno di foto attaccate alle pareti (piene di errori grammaticali, ma non ci bado, potrebbe essere l'occasione di un lavoro diverso).
Mi fanno compilare un modulo e poi sono libera di bighellonare in questo spazio, mi leggo tutti i consigli di alimentazione attaccati alle pareti finché non vedo una cosa che mi fa sorridere da una parte e incazzare dall'altra.
Pochi giorni prima per ridere dicevo a Fry "Figo sto lavoro, pensa se invece alla fine è nomeditta?"
Per farvela breve, c'era la scritta Herbalife sui poster. Inutile dirvi che sarei voluta scappare a gambe levate ma ormai ero lì e mi sono sorbita tutta la presentazione con un video (c'eravamo io e un altro ragazzotto) e il colloquio privato. Quando direttamente ho chiesto se si fosse trattato di un sistema piramidale il mio intervistatore si è irrigidito: "No! Assolutamente! Sarebbe illegale!"
Peccato che la spiegazione era proprio quella.
Ho dato mille scuse: sabato non ci sarei stata perché, ehm, perché non c'ero, avevo da fare, la nonna sta male, devo partorire, ho dimenticato il gatto nel frigo e via dicendo.
Infine finalmente, ieri, la firma del contratto. Peccato che nel contratto ci fossero, al lordo, 300 franchi in meno, ma mi hanno promesso che nel rinnovo ci sarebbe stato lo stipendio già concordato (per ben 3-4 volte) al telefono. Così, dopo, vado all'ufficio immigrati a registrarmi.
Ebbene sì sono una frontaliera, almeno per questo mese. Poi si vedrà, mi prendo la briga di pensarci per bene.
E domani, se mi riesce, vi racconto della mia visita odierna, fatta di scivolate, sbucciature, visite non registrate, ecc ecc
Canzone del giorno: Mammagamma The Alan Parson Project
La prima selezione era telefonica: desideravano solo vedere come parlavo al telefono;
la seconda selezione è stata via skype, doveva essere un colloquio vis-a-vis ma non è stato possibile così me lo hanno proposto via skype, ed è andato di merda: tanto che non credevo mi avrebbero mai preso.
La terza selezione è stata al corso di formazione.
Premetto che in questa azienda c'è un po' di confusione.
"Riguardo a cosa?" mi direte. Bhe riguardo a tutto.
Innanzitutto per fare il corso di formazione mi era stato detto di tenermi libera mercoledì e giovedì. Ovviamente l'ora di inizio mi era stata detta solo il giorno prima al telefono (in questa azienda funziona così, ti comunicano cosa fare per tempo, ma le modalità vengono comunicate solo il giorno prima e solo nel pomeriggio).
Così mi presento alle 11 a fare il corso: uscita dalla stazione incontro una ragazza che mi chiede se conosco il luogo, le faccio qualche domanda e mi dice l'indirizzo in cui deve andare, che coincide col mio. Scopro così che anche lei deve fare formazione e facciamo quattro chiacchiere.
Arriviamo lì e tra una cosa e l'altra passa del tempo.
Ci formano sulla comunicazione: "chi conosce la PNL?" (oh no, ancora - penso)
Ci formano sulla parte legale (perché oltre alle tre ragazze back office ci sono una serie di neoavvocati)
Si fanno le 18 passate, io e l'altra ragazza "voliamo" letteralmente alla stazione.
Per il giorno dopo è richiesta la presenza dalle 8, veniamo separate dalle future colleghe legali per fare una formazione più specifica. Ci dicono che dobbiamo esserci anche il giorno successivo per una telefonata simulata.
Mentre le legali scelgono un range orario per farla, noi siamo convocate di nuovo dalle 8, perché facciamo un breve corso e poi questa maledetta prova che nel mio caso è andata talmente male che stavo tornandomene a casa.
Ma dev'essere l'esaminatore (nello specifico è anche quello che mi ha fatto il colloquio) che ha una mimica che mi spiazza. Mi pare di essere sempre merda quando poi tanto male non sono andata.
Ci comunica quindi in via ufficiosa che siamo state prese tutte e tre e che il pomeriggio ci avrebbero contattato per dirci meglio quando sarebbe stato il primo giorno.
Io ne pomeriggio tralaltro avevo un altro colloquio, che detta al telefono doveva essere una figata ma quando sono andata lì ho capito che proprio non doveva esserlo.
Il lavoro spiegatomi al telefono era una sorta di receptionist che avrebbe accolto i clienti di una specie di centro benessere in cui si davano diete personalizzate e anche esercizi da fare a casa per stare in forma. Yeah, penso, potrebbe essere bello. Vado ed entro in questo fondo pieno di foto attaccate alle pareti (piene di errori grammaticali, ma non ci bado, potrebbe essere l'occasione di un lavoro diverso).
Mi fanno compilare un modulo e poi sono libera di bighellonare in questo spazio, mi leggo tutti i consigli di alimentazione attaccati alle pareti finché non vedo una cosa che mi fa sorridere da una parte e incazzare dall'altra.
Pochi giorni prima per ridere dicevo a Fry "Figo sto lavoro, pensa se invece alla fine è nomeditta?"
Per farvela breve, c'era la scritta Herbalife sui poster. Inutile dirvi che sarei voluta scappare a gambe levate ma ormai ero lì e mi sono sorbita tutta la presentazione con un video (c'eravamo io e un altro ragazzotto) e il colloquio privato. Quando direttamente ho chiesto se si fosse trattato di un sistema piramidale il mio intervistatore si è irrigidito: "No! Assolutamente! Sarebbe illegale!"
Peccato che la spiegazione era proprio quella.
Ho dato mille scuse: sabato non ci sarei stata perché, ehm, perché non c'ero, avevo da fare, la nonna sta male, devo partorire, ho dimenticato il gatto nel frigo e via dicendo.
Infine finalmente, ieri, la firma del contratto. Peccato che nel contratto ci fossero, al lordo, 300 franchi in meno, ma mi hanno promesso che nel rinnovo ci sarebbe stato lo stipendio già concordato (per ben 3-4 volte) al telefono. Così, dopo, vado all'ufficio immigrati a registrarmi.
Ebbene sì sono una frontaliera, almeno per questo mese. Poi si vedrà, mi prendo la briga di pensarci per bene.
E domani, se mi riesce, vi racconto della mia visita odierna, fatta di scivolate, sbucciature, visite non registrate, ecc ecc
Canzone del giorno: Mammagamma The Alan Parson Project
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