23 settembre 2018

La mia vita perfetta tra i fiori

Oggi sono un po' giù. Ieri sono stata a Entomodena, ho visto anche la mia amica L, era quasi un anno che non riuscivamo a vederci. Lei da Bologna è arrivata a Modena e abbiamo pranzato insieme facendo due chiacchiere. Mi manca un sacco.

Per di più ho visto persone con cui ho avuto piacere di passare del tempo. Persone sempre lette sui social in cui si riconoscono insetti (più che altro loro, io leggo e apprendo. Con lentezza ma apprendo), amici nuovi, VIP entomologici, amici seminuovi che tengono banchetti, con la stanchezza addosso e il sorriso sempre pronto. E ragni e insetti ovunque. E io che torno con il mio bellissimo libro sui Bombici e le Sfingi delle Alpi, i miei Tenebrio molitor in un sacchetto e tre insetti stecco di una specie nuova che ancora non so e per i quali oggi ho raccolto rovi rischiando i graffiarmi ovunque. E il mio nuovo tatuaggio che curo meno degli altri, come se in realtà fosse un disegno non voluto ma forse perché è uno dei pochi a cui attribuisco un significato, e anche se è parzialmente sbagliato io gli voglio particolarmente bene.
Ma lo curo poco.
Chissà come mai poi, eppure.

Ieri sul treno pensavo, sembrano fatti apposta i treni. Il paesaggio che scorre dal finestrino, il suono ritmico, qualcuno che interrompe il flusso dei pensieri parlando. E sono sempre nello stesso punto, mi pare di girare intorno.
Conoscere il mio doppio e tentare di accoglierlo non ha fatto che portare guai. Persino persone che mai avrei creduto, mi voltano le spalle, mi insultano apertamente e io sono stanca. Non ho possibilità di replica e dato che questa cosa, l'essere attaccata così, mi fa male, ho pensato che forse nemmeno lui merita di essere attaccato, anche se si è comportato da stronzo, anche se mi fa ancora soffrire. E l'ho sbloccato da quasi tutti i canali. Non è mio intento fare male a nessuno, non lo è mai stato, vorrei solo essere tranquilla.

Ora sono io a essere completamente bloccata. Non voglio nessuno accanto e lo cerco. E quindi lo cerco appositamente sbagliato in modo da non cascare in una trappola che invece, quasi inconsapevolmente, mi sono costruita ad hoc. Perché quei difettucci che sembravano insuperabili cominciano a farmi tenerezza, quella mimica che mi sembrava incompatibile acquista un senso, persino quelle passioni sgangherate e fuori dai miei standard cominciano a risultare una cornice immancabile, che senza di quelle niente torna.
E quindi do' le capocciate contro il muro perché non riesco a capirmi.

Mi tocca fare la cosa giusta, questa volta, e abbandonare il campo perché anche questo è, per dirla come dice un'amica, un aereo guasto che immancabilmente e anche se riuscissi a salirci, precipiterà.
E quando un aereo precipita di solito è un disastro, non ci sono feriti lievi, ma sangue e morti.

Hai ragione, mio amico guerriero (e libraio), non esiste una storia lineare per noi, e non è una giustificazione. Sappiamo solo fare quello, lottare, e a volte partiamo già con storie impossibili per mettere in mostra quella che crediamo essere la nostra unica capacità e tecnica di sopravvivenza. Lottare. Continuamente.

Perché abbiamo sperimentato presto che è una strategia vincente, e in effetti lo è, con le malattie. Ma non con le persone. Ci vuole serenità, tranquillità, linearità. Ogni tanto, insomma, ci sta che tutto vada come deve andare, ci sta che vada bene, senza intoppi iniziali, senza lotte continue, senza conquiste impossibili, senza scalate inevitabili.
Non è un male camminare in discesa, ogni tanto.

Oggi sfoglio il mio libro sui Bombici e le Sfingi e sogno una vita semiperfetta tra fiori, polline, dolcezze e colori.

18 settembre 2018

Finché il sole si alza, non si muore

Che alla fine dal tumore non si guarisce mai. Non esiste un vero e proprio pensiero per il futuro, il tempo diventa un'unica distesa di presente. Non c'è una linea temporale, ma una superficie da calpestare. Una superficie su cui rotolare e in fretta, con il terrore di perdersi qualche cm quadro e di non riuscire più a ripassarci.

Si è in bilico continuamente. E la mancanza di equilibrio ci rende forti ma instabili.

Grazie amico libraio per avermi fatto dono di questa canzone.


Sick Tamburo La fine della chemio

Io merito di più

Credo che tu possa trovare uomini migliori.
Poi oh se vuoi distrarti un po', rilassarti un po', inutile cercare l'uomo perfetto.
Ma prendila davvero solo come una distrazione.
Non investirci forze, energie, sentimenti.
Io ti considero una ragazza eccezionale.
Una persona rara, da tenersi stretta, da combattere per starti vicino.
Un uomo dovrebbe combattere per non perderti. Dovrebbe mandarti whatsappate notturne con scritto "mi manchi", farti una sorpresa e venire a prenderti uscita dall'ufficio per portarti a cena fuori, e poi dirti: "Ho trovato su tripadvisor un agriturismo fighissimo, col maneggio dei cavalli e le arnie delle api, ci andiamo il prossimo weekend?".
Tu meriti di più. 

Penso che sì, tu sia un coglione ad avermi persa. Anzi, addirittura a non avermi nemmeno voluta. Perché è vero, sono una persona rara, anche se spesso faccio fatica a crederlo. Una che si sarebbe davvero messa in discussione, una che anche senza di te sta cercando di cambiare e migliorarsi, segno che lo avrei comunque fatto. Una che sa stare in abito da sera e poi togliersi le scarpe per andare a controllare un formicaio lì vicino. Una che dal nulla trova un lavoro, anche se non ideale, per poter tirare avanti ancora un po'. Una persona con mille risorse, con tantissime passioni, con una ricchezza interiore che non hai nemmeno saputo guardare a distanza.

Perché hai voluto tenermi a distanza.

Tutte quelle sfaccettature dovevano davvero dare noia a una persona lineare come te.

Ti penso con immensa tristezza, a volte rabbia. Come stamattina in tram, Ripetevo tra me e me "Sei un fottutissimo coglione". E guardavo verso l'infinito a cercare chissà cosa. Con lo sguardo torvo.

Sei un coglione.
Questa è la sintesi.

E celebrando il lutto della tua perdita, ora posso cominciare la mia rinascita.

Canzone del giorno: Sick Tamburo Parlami per sempre

11 settembre 2018

Nessuna pietà

Questa notte ti ho sognato.

È l'alba o il tramonto. Il sole è basso sull'orizzonte, probabilmente è il tramonto perché è quasi buio. Sono sulla spiaggia e guardo verso il mare. Tu hai il vestito buono, quello di un matrimonio con cui ti ho visto un'unica volta in cui sei venuto a trovarmi al b&b a Firenze. Io ti avevo aperto la porta scompigliata, con una maglietta lunga che fungeva da pigiama. E tu eri bello, ma per me avresti potuto indossare un sacco di juta e ai miei occhi saresti stato bello lo stesso perché, a differenza tua, non ho nessun interesse per quei lembi di stoffa che ti coprono la pelle.

Stai dentro l'acqua, che ti arriva alle cosce, tra il ginocchio e la vita. Il bordo della giacca bagnato dall'acqua. Il vestito logoro. Tu sporco. Ci siamo solo io e te in questo scenario ma non mi vedi. Continui a camminare parallelamente alla riva. Forse stai piangendo.

Esci e ti siedi sulla sabbia. I pantaloni strappati, sembra che non ti cambi da secoli. Guardi fisso davanti a te come a cercare qualcosa che ormai è lontano.

Sembra che tu abbia bisogno di aiuto ma non ti soccorro.

Non mi fai pena e non ho nessuna pietà. Non provo nessun senso di colpa per questa sensazione.

Ti giro le spalle, vado via.

08 settembre 2018

Come organizzare (male) un viaggio in breve tempo. A medio raggio. In maniera non troppo impulsiva. Ma un po' sì.

È da qualche anno che desideravo fare un viaggio da sola.
In verità desideravo una meta lontana e avventurosa, piena di natura e animali selvaggi. Piena di foto da fare.
Speravo di tornare in Madagascar, ma è troppo costoso. Allora pensavo al Laos ma non sapevo come organizzarmi in breve tempo.

La realtà delle cose è che mancavano pochi mesi, un paio, alla chiusura aziendale e io non avevo ancora deciso. E agosto è un periodo infido, non ho mai preso le ferie ad agosto per quello. Sono tutti, tutti, tutti in ferie. Costa tutto il triplo. Ovunque tu vada trovi una marea di gente, soprattutto italiani.

Per un po' sono rimasta fissa sull'Islanda ma costa quanto entrambi i miei reni (e mi servono, dicono i medici). Peccato ero già lì lì per convincermi. Pensavo di prendere il biglietto, noleggiare la macchina e dormire lì dentro digiunando per una settimana.
Poi sono rinsavita.

Solo che a poca distanza dalla eventuale partenza ero ancora indecisa. Io e le lingue viviamo su due pianeti diverse. L'inglese mi sta sul cazzo, è evidente dal fatto che 8 anni di scuola mi abbiano insegnato a dire, timidamente e a bassa voce, Ai dont andersten, chen iu ripiit? Spic slouli pliis.
Dove poter sfruttare questa mia innata incapacità?
Non per dire ma sono brava in tante altre cose. A rompere le palle, per esempio. Regina incontrastata della rottura di bocce.
Sono anche brava a non portare a termine i progetti, soprattutto quelli a lungo termine.
Un'altra cosa in cui sono brava è spaccare la minc... ah no l'ho già detto.
Poi mi sono ricordata: la Polacchia. Costa poco, nessuno parla inglese e quei pochi che lo parlano fanno rabbrividire il mio unico neurone preposto alle altre lingue (uno è più che sufficiente). Insomma, nelle difficoltà le persone si vengono incontro, o si scontrano.

Ok, cosa vedere in Polacchia? Sono stata già a Cracovia...
Nel frattempo i giorni passavano. Volevo partire a metà agosto circa, in modo da tornare prima del rientro al lavoro per riprendermi un po'.

Qual era la cosa che più mi interessava vedere? Bhe ovvio, manco a dirlo. La foresta di Białowieza. Come si va a vedere la foresta? Cerca sito. Cerca di capire perché nella traduzione inglese del sito pare manchi parecchia roba (ah già vero che non lo parlano).
Cerca di capire cosa scrivergli per vedere quello che vuoi vedere.

Il risultato è stato uno scambio di email abbastanza serrato (ben 21 email) la cui prima è stata inviata il 3 agosto. Io sono abituata a programmare i viaggi con largo anticipo, un po' per spendere meno, un po' perché voglio partire serena senza lo stress di dover pensare alle cose a ridosso della partenza o addirittura durante il viaggio. Dal 3 agosto alla data prevista di partenza (circa il 15) mancava davvero poco.

Alla fine ci siamo accordati per il 16 agosto, la guida (in italiano!) costa circa 60 euro (258 zł) ed è una conditio sine qua non per entrare nella foresta protetta. Si paga una prima parte con bonifico e il resto direttamente all'ingresso del parco.
Qua il sito a cui poter chiedere info: http://pttk.bialowieza.pl/
Esistono diversi tour da poter fare. Diciamo che le ore più suggestive per vedere la foresta sono quelle dell'alba e del tramonto, ma dato che ho organizzato un po' alla Carlona (in effetti a volte penso che il mio nome non sia un caso) la guida era disponibile il 16 agosto alle 12.30.

Mentre pagavo l'anticipo e ancora la guida non mi era stata confermata dovevo acquistare il biglietto aereo. Ed è stato il salto nel vuoto. Dove atterrare? Cracovia? E giù di mappa. Cracovia piuttosto lontana dalla foresta, così ho optato per Varsavia. Partire da dove? Torino o Milano? E quando?

Kayak e Skyscanner sono stati i miei migliori amici. Si possono confrontare diverse tariffe aeree e su Skyscanner addirittura guardare sul calendario quali sono le date di partenza più economiche.

Il 6 agosto ho acquistato i biglietti aerei, dal 14 al 21 agosto, da Milano Malpensa a Varsavia.
Questa è stata la parte più difficile. Sapevo che una volta acquistati sarei partita e a parte varie gite di qualche giorno fatte in Italia non ero mai partita da sola.

Ora dovevo fare quello che di solito faccio per principio. Controllare cosa vedere.
In genere io mi appunto le cose che voglio vedere (che sono sempre tantissime). Poi man mano mi organizzo le tappe, a quel punto cancello vari punti, cerco di capire dove dormire e solo allora prenoto l'aereo.

Le cose che avrei voluto vedere erano molte, al solito. Ma presto compresi che tanti dei posti che avrei voluto vedere erano difficoltosi da raggiungere (per esempio i campi di Treblinka e Sobibor, non ci sono mezzi che portano ma solo bus turistici costosi) o assolutamente fuori mano per un viaggio di una settimana. Alla fine ho visto poco o nulla di quello che mi ero appuntata perché ho capito che lo scopo non era quello di vedere freneticamente ogni cosa, lo scopo era in realtà quello di andare. Oltre la foresta di Białowieza e il campo di concentramento di Majdanek ho voluto sentirmi piuttosto libera. E così ho fatto.

Per gli spostamenti ho cercato sempre di tenermi larga. Ho pensato ai vari inconvenienti, e se non potevo calcolare il tempo impiegato a fare una determinata cosa (ad esempio la visita alla foresta, avrebbero dovuto essere 3 ore ma chissà) ho preferito passare la notte nel posto in cui mi trovavo piuttosto che correre come un'ossessa. Ma nonostante tutto, la fretta ha giocato a mio svantaggio (piccoli problemi che leggerete nei prossimi post e che ho risolto lì per lì).

Mia amica è stata la finta Midori.
Midori Traveller's Notebook è un'agendina, ed è sostanzialmente una copertina in pelle con dentro degli inserti intercambiabili fissati per mezzo di un elastico. Quella originale costa (senza inserti se non erro), una cinquantina d'ero. La mia, palesemente finta, sarà costata 10 euro (aliexpress forever) con inserti inclusi. È comoda perché alcuni inserti comprendono bustine di plastica richiudibili che sono stati il mio portafogli e il mio contenitore per la qualunque: biglietti bus, scheda memoria della macchina fotografica, scontrini, biglietti da visita, biglietti del treno, e via dicendo. Io ho esagerato portando tutti gli inserti (me ne sarebbe bastato solo uno più i vari scomparti plasticosi: non stavo scrivendo la Divina Commedia, ma solo tenendo qualche appunto).
Ho sempre tenuto diari di viaggio ma questa volta sono partita cercando di fare un diario video, ed è stato difficoltoso per varie ragioni. La sera avevo una faccia stravolta che non so se ho voglia di mostrare al mondo e mi dilungo come al solito su cose inutili. I pro sono che il video è più rapido della scrittura e se ti viene un pensiero al volo puoi, appunto, divagare.

La finta midori con i suoi vari inserti

prima idea islandese


idee di tappe per la Polonia
sì mi appunto tutto, lo so. 
Altro problema legato all'aereo. La compagnia aerea con la quale avrei viaggiato era la LOT, polacca. Pagare o non pagare per il bagaglio in stiva? Dopo mille pensieri mi sono detta "ehiii, io sono una donna da zainetto in spalla" e così ho optato per lo zaino Decathlon da 20 litri, dimensioni precise da bagaglio a mano. Tutto ciò che non sarebbe entrato, non sarebbe stato indispensabile. La LOT a differenza delle altre compagnie low cost permette di portare un altro piccolo bagaglio a mano con sé, quindi ho portato una microborsetta dentro cui ho messo alcune cose pesanti: guida della Polonia (che non ho usato praticamente per niente, stavolta), ebook reader, finta midori (l'agendina di cui sopra) e cellulare. Nonché documenti e varie ed eventuali.

Per lo zaino ci sarebbe stato tempo di fare le prove. Massimo 8 kg e io avrei portato la mia macchina fotografica e almeno un altro obiettivo oltre al 18-55. Più vestiario, più varie ed eventuali.

Una volta decise le microtappe (14/8 primo giorno a Varsavia, con notte passata lì, giorno seguente 15/8 treno per Białystok da cui poi prendere bus per Białowieza, 16/8 visita alla foresta, e notte passata lì, 17/8 viaggio a Lublino. Da lì in poi scialla a Lublino con ritorno il 20 a Varsavia. 21/8 ritorno), hoo prenotato i vari treni e alberghi.

Per gli spostamenti con il bus da Białystok a Białowieza ho usato questo sito: https://en.e-podroznik.pl/

Per i treni, il sito dei trasporti polacchi: http://rozklad-pkp.pl/en

Per gli alberghi, come d'obbligo, Booking.

Il biglietto del bus per andare da Torino Porta Susa a Milano Malpensa fatto sul sito della SADEM.

Una volta acquistati i biglietti del treno per i tragitti interni, il biglietto aereo, aver prenotato gli alberghi, eccetera, mi sono potuta rilassare. Pronti per la partenza?

Io non lo ero ancora, ma tutto sommato al 70% era tutto completo. Restava una lista delle cose da portare, la prova peso dello zaino e bhe. Andare. Stay tuned.

Canzone del giorno: Aretha Franklin Respect

07 settembre 2018

News doverose.

Pare che la mia ferita sia rimasta aperta per così tanto tempo per due fattori principali.
Il primo fattore è che si tratta di un tessuto sottoposto a radioterapia e quindi fa fatica a rigenerarsi già di suo (povero corpicino martoriato, a volte mi faccio tenerezza da sola), poi sono stata aperta su tessuto già cicatriziale, su un'altra ferita, e anche questo è un tessuto che fa fatica a ripararsi.
Poi ha ipotizzato che ci fossero dei versamenti che non mi sono stati aspirati e questo può avere complicato le cose.

Comunque tutto bene. Ha tolto un pezzettino di crosta (ahia) per controllare che non ci fossero versamenti, dopodiché mi ha detto di medicare con Betadine tutti i giorni fino a che non guarisce del tutto (ma ci siamo eh?) e poi mettere una crema qualunque che non sia assolutamente da farmacia per cicatrici o simili.

Sono a posto, ho sempre un po' di doloretti ma dice che non c'entrano nulla anche se non mi ha dato una spiegazione.

Il cuore è rotto, al solito, ma impegno le mie giornate: più che altro con straordinari al lavoro (no bene? lo so). Leggo, tanto. Scrivo, poco. Esco, meno.

Progetto il mio settembre pieno di cose da fare. Voglio davvero stare da sola stavolta. Sono certa che mi farà bene.
Ogni tanto mi prende la malinconia e la voglia di scrivergli, mi tengo. Mi tengo tanto.
Ogni tanto mi chiedo se c'è qualche spiraglio, poi mi sgrido perché non ci devo nemmeno pensare!
Starei male di nuovo.

Sono fortunata, lo dico sempre. Sono circondata da persone che mi vogliono bene: e anche al lavoro mi trovo bene. Mi sono affezionata a un paio di persone (ma anche di più). Mi sento a mio agio.

Quando penso a questo anno tremendo mi devo sempre ricordare che sono state queste persone a rendere il tutto sopportabile.

Quindi grazie, grazie, grazie. Detto questo si parte con un'altra storia.

04 settembre 2018

Man! I Feel Like A Woman

Perché non mi è venuto in mente prima?

Io ho un solo medico di cui mi fidi, che ormai mi segue da 20 anni. Per la ferita non volevo tornare al S.Anna perché temevo mi conciassero peggio, così domenica ho scritto direttamente al mio dottore.


Buongiorno dottore,
sono Colombo Carla, le scrivo per l'intervento al seno effettuato in data 26/2. Penso abbia saputo che l'esito della biopsia fosse negativo, quindi non c'è niente. Ho avuto però molti problemi con la ferita che ha fatto fatica a rimarginarsi. Inizialmente sembrava che si stesse chiudendo bene poi ha formato della fibrina e ha emesso molto essudato. Mi è stata tolta la fibrina e sono stata medicata. Per un paio di mesi dall'intervento mi sono fatta medicare al S. Anna poi il chirurgo che mi ha dato l'istologico ha detto che mi sarei potuta medicare a casa e che ormai ero quasi guarita. Era il 18 aprile. Da lì la ferita non si è più chiusa, nonostante sotto consiglio di un'amica che lavora in ospedale, io abbia usato anche medicazioni avanzate in argento e coperture per assorbire eventuali essudati.
Il 13 agosto la ferita si è finalmente chiusa, ho messo una medicazione per un'altra settimana, poi ho smesso di medicarla. L'altro giorno si è formata una crosta di circa 0,7 x 0,5 cm che, saltata via dopo una doccia, ha di nuovo riaperto una parte della ferita. Ho messo un normale cerottino ma dopo un po' di essudato ho pensato di scriverle chiedendo se magari fosse il caso di venire da lei a farmi vedere o da un dermatologo. La mia amica ipotizza che sia rimasto un punto interno e che la ferita resti aperta perché spinge da dentro in fuori cercando di espellerlo. Provo anche dei lievi dolori interni che potrebbero confermare questa ipotesi. Per ora lascio la ferita aperta sperando che formi nuovamente una crosta e che guarisca da sola. In caso contrario farò nuovamente medicazioni con garze che mi avevano dato in ospedale (farmactive non aderente). Intanto le chiedo se posso venire a farmi vedere da lei in modo da chiedere consiglio, preferirei non tornare al S.Anna dove sono stata mandata a casa dal chirurgo senza precise indicazioni su come medicare (anche se le infermiere sono state molto brave). Nel caso lo ritenesse necessario però torno da loro.
Le medicazioni fatte finora. A ferita aperta ho usato Acticoat Flex 7 con argento sulla ferita, poi coperture in mepilex xt e cerotto di copertura. Medicazione cambiata ogni settimana. Dal 13 e per una settimana ho usato il Farmactive non aderente. Sempre Mepilex XT come copertura e cerotto sopra. Reggiseno sportivo comprimente sempre tenuto addosso per evitare di muovere il meno possibile. Dal 21 in poi non ho più usato nulla.
Grazie

Inutile dirlo che già ieri, lunedì, mi ha chiamata.
"Io non sapevo nulla, non sapevo fosse successo tutto questo Ambaradàn. Le prenoto una visita per mercoledì mattina dai chirurghi del S. Lazzaro, c'è un'unità Breast Unit molto avanzata."

Quindi domani mattina lavorerò per un'ora e mezza e poi mi fionderò in ospedale. Sulla ferita si è nuovamente formata una crosta che cercherò di non bagnare, e probabilmente il resoconto sarà: "A me sembra vada tutto bene".
Ma continuo ad avere doloretti interni e poi, ormai, sono in ballo e balliamo.
Tornare dal medico per me è una sconfitta, lo avevo già scritto, ma almeno è il mio medico. Inoltre mi ha detto che farmi vedere sarà l'inizio della ricerca del mio oncologo qui a Torino. I miei spostamenti non hanno di certo aiutato nessuno. Né me, per quanto riguarda la continuità delle visite, né il mio medico che non capiva mai chi mi seguiva (in effetti non mi ha mai seguita davvero nessuno).

Parlando di cose piacevoli, oggi mi è arrivato il Huawei P20 Pro. Dopo aver tentato un riavvicinamento al OnePlus mi sono accorta che il nostro amore idilliaco si era ormai interrotto dopo il furto dell'ottimo OnePlus One. E che mi mancava la gestione dell'interfaccia di Huawei e la sua ottima fotocamera.
Oneplus ottimo telefono ma la fotocamera del Huawei è imbattibile.
I colori delle foto con Huawei sì, sembrano più slavati ma sono più veritieri. Oneplus li carica troppo, in più sbaglia spesso la messa a fuoco. Inoltre mi mancava terribilmente il bianco e nero Huawei. Fa delle foto contrastate come piacciono a me, e permette di fare ottime fotografie al volo.
Insomma ho speso dei soldi ma direi che è il minimo, e in questo periodaccio non voglio farmi mancare niente.


Torniamo con le canzoni del giorno, ed eccola.

Shania Twain Man! I Feel Like A Woman

01 settembre 2018

Tornare.

Avrei voluto scrivere cose immensamente belle. Sono tornata il 21 agosto, ed ero così triste in viaggio. Pensavo a quanto mi era piaciuta questa piccola esperienza, a quanto avrei voluto fosse durata di più, a quanta inutile paura avessi prima di partire e a quanto, malgrado i piccoli imprevisti, sia riuscita a far quadrare tutto nonostante la mia scarsa conoscenza dell'inglese. E la mia timidezza nel parlarlo.

Però ero felice di averlo fatto, di avere lasciato alle spalle alcune cose ed essere partita. Poi, in Italia, dei messaggi che non aspettavo. Una ferita emotiva che si riapre piano piano fino a sanguinare di nuovo. La necessità di bloccare con tutti i mezzi la possibilità di ricevere altri contatti di quel tipo e, credeteci o meno, la riapertura della mia ferita fisica.

È come se il mio cuore si fosse spostato da sinistra a destra e ogni volta che sanguina il mio cuore emotivo, lo fa anche quello fisico.

La mia ferita fisica che aveva retto bene per tutto il mio viaggio si è riaperta.

Non credo nella psicosomatica, temo che possa trovare cause fittizie in situazioni dove è bene non cercare e invece lasciare che medicina, corpo e chimica creino la loro magica alchimia. Eppure.

Quando oggi ho rivisto il circolino rosso mi veniva da piangere. Anche se mi è stato consigliato di rimedicarlo, per me è un abisso: significa tornare indietro e non voglio. Così ci ho messo un cerottino di quelli marroni piccolini, mi sono rimessa il reggiseno imbottito dato che finalmente avevo abbandonato quello sportivo decathlon (che mi fasciava così stretta da lasciarmi i segni sulla pelle) e ho fatto finta di niente.
Se io dico che è guarita, è guarita. Non si torna indietro. Non dopo 6 mesi di medicazioni, lavaggi a pezzi, sconforto.

E se dicessi che ora sento anche dolore? Un dolore interno, come se la ferita, dentro, avesse qualcosa. Un dolore che ieri sera mi impediva di addormentarmi. Per non sentirlo mi pizzicavo la pancia ed è stato subito deja-vù. L'ho fatto anche appena uscita dalla sala operatoria. Prima che la morfina facesse il suo effetto sentivo dolore e per non pensarci mi pizzicavo forte la pancia.

E la gola bruciava. E pensavo, ora è tutto finito, qualche giorno ancora e avrò solo un'altra cicatrice da aggiungere alla mia collezione.

Invece.