26 dicembre 2016

Fantasmi

Scopro che il fotografo alla mostra di Robert Frank mi aveva fatto più di una foto. Ma, come promesso, pubblico solo questa. Che è l'unica di cui ero a conoscenza.
In più c'è il ritratto che deve ancora arrivare.



Lui lavora, o possiede, non ho capito un laboratorio di fotografia, fa anche workshop di tecniche di sviluppo e stampa e penso di andarlo a trovare prima o poi. In fondo coincidenza vuole che sia a Firenze (non troppo lontano da dove abitavo io).

Comunque se volete vedere la pagina del laboratorio, si chiama Visiva; quanto mi piacerebbe riprendere in mano la fotografia analogica. Ma seriamente.

È che la fotografia digitale, per quanto meno poetica, è più pratica.

25 dicembre 2016

W.E.

Ti ho vista seduta in un caffè. Eri assorta nei tuoi pensieri e il tuo caffè lungo si stava freddando.
Non ho potuto fare a meno di notarti; quegli occhi, mioddio quegli occhi. L'universo tormentato dentro. Quel sorriso lieve: chissà per cosa.
Non eri bella ma c'era qualcosa che non potevo afferrare.
Il barista non è riuscito ad attirare la tua attenzione per sapere se volevi altro. Da quanto tempo eri lì?
Forse da molto. Di sicuro da sempre dentro la mia testa.
Sono due anni e mezzo ora, il pensiero torna a quel giorno.
A quel giorno in cui hai accennato mezzo sguardo verso di me, in un angolo, a quel giorno in cui ho compreso ma non del tutto.
A quel giorno in cui la mia domanda era se avessi dovuto seguirti per la vita, o lasciarti così, perfetta, in un angolo dei miei pensieri.

E oggi. Oggi quell'immagine va lentamente svanendo. Ma forse, soltanto forse, è diventata più viva che mai: così viva da essere me, quell'immagine. Così reale da essersi fusa in me creando ciò che sono.
Io, Lei, Noi.

24 dicembre 2016

一日三秋

Ti ho sognato stanotte.
È strano perché non ti sogno quasi mai. Faceva freddo e nevicava, forse eravamo in un luogo straniero dove però ti sentivi a tuo agio.
Mi guardavi senza dire una parola, con i tuoi occhi scuri.
E io, io non sapevo cosa pensare. Guardavo i fiocchi di neve scendere e ognuno di essi sembrava metterci una vita.
E c'era una verità nascosta in ognuno di essi: eppure, nonostante la lentezza, il tempo a me necessario per afferrare questa verità era sempre poco.

A Natale non c'è sole.

21 dicembre 2016

La festa del solstizio d'inverno

Stasera vado alla festa del solstizio d'inverno a danza del ventre. Una cosa molto da streghe, bellissima. Candele al centro, noi che danzavamo in cerchio, tutte insieme. Occhi fissi sul fuoco, respirazione, rilassamento.
Una cinquantenne (modestamente figa, magra, tacco altissimo, supertruccata) che fa la PR per i locali a Milano e che si è ubriacata dopo due dita di spumante (in due bicchieri diversi, così spartiti: mezzo dito in uno, un dito e mezzo nell'altro) mi attacca la pezza e mi fa
"ma io ti ho già vista da qualche parte"
io: "qui a danza, penso" (frequentiamo classi diverse però sai, mi si vede, non sono invisibile)
lei: "no no in qualche locale! a Milano, vieni mai a Milano?"
io: "bhe per mostre ogni tanto"
lei: "no per locali. dai sei mai venuta al locale xxx?"
"no"
"e al zzz?"
"no"
"e al zxw?"
"no guarda non frequento locali..."
lei: "ma no io ti ho vista...sono sicura, hai dei capelli stupendi, sono bellissimi"
E VIA COSÌ ALL'INFINITO... ennamiseria
c'è una mia sosia che ha rotto le palle in giro. per concerti a Lugano, per locali a Milano, a ubriacarsi per Firenze per concerti, ma anche giracchia sempre attorno alla stazione di Firenze, perché, anche lì:
"oggi è tutto il giorno che ti vedo"
io: "ehm no sono appena arrivata da Como, col treno."
"nono impossibile eri proprio tu"
io: "ah già è vero"

Certe pazzie vanno assecondate.

Risate a parte, voglio concentrarmi sulle sensazioni che mi danno questi incontri di sole donne, in cui mi sento legata alla terra, in cui vorrei andare in un bosco e danzare sotto la luna. In cui mi sento tutt'uno con l'universo (ah-ah sì ridete).
Abbiamo iniziato accendendo ognuno la candela che aveva portato da casa e le abbiamo messe in un piatto molto grande di rame al centro della sala di ballo. Lily, la nostra insegnante, aveva già bruciato della salvia che serve a purificare l'ambiente. Ci ha consegnato un foglio di carta ciascuno. Nel mio era scritto: "LEI - Apprezzamento. Mi sento benedetto e onorato. Il divino in me ama e rispetta il divino in te." Poi, nel libro da cui aveva preso queste frasi leggerò anche che "Gli incontri affettuosi arricchiscono la nostra vita e nei periodi difficili ci donano forza, amore, speranza e consolazione. Il "lei" sta per amore e simpatia. "Lei" significa "creatura amata". Hai meritato di essere amato, festeggiato e felice."
Ci siamo sdraiate e abbiamo fatto un po' di rilassamento, pensando alla frase di cui sopra e al significato che poteva avere per noi.

Infinite, ci siamo sistemate per danzare (con la musica qui sotto) e poi per danzare in cerchio, e una spirale.
Una danza a spirale per accogliere l'inverno che arriva. Arrivate al centro ho sentito il calore delle fiamme delle candele e lì la danza è diventata una frenetica corsa in cui, tutte per mano, ci siamo sentite vicine.
Donne e immense, e potenti, e uniche. E belle.

Alla fine di tutto, ovviamente il brindisi. Una festa di Natale tanto bella e pagana non l'avevo mai fatta. C'è stato un momento, o forse più di uno, in cui mi sono davvero sentita legata a tutto quello che mi circonda e in quel brevissimo istante mi sono sentita serena e ho capito.
Ho compreso ogni cosa. E ho compreso perché è accaduto cosa è accaduto.

Avevo portato la mia Pentax Spotmatic a pellicola per delle foto, ma l'ambiente era troppo buio e se avessi scattato non avrei portato via questa cosa, che sto tenendo stretta al cuore.

E infine brindisi e rileggere quanto scritto prima della PR milanese.
Ma prima ancora, Lily ci regala un pacchettino con un pensiero. Una marmellatina, una candela e un tarocco. E indovinate? Il mio, scelto nel mucchio, era il papa.
Il papa è un grande maestro, un iniziatore, una guida che ci indica un obiettivo nella vita. Ma il papa, come tutti gli arcani, ha il suo lato oscuro. Mi ci rivedo molto, anche per l'energia maschile che è in me e che mi rende così: quella che sono.

The pope

Infine, meno romantico, oggi è stato il primo giorno della nostra donna delle pulizie. L'avevamo scelta da un annuncio perché amante degli animali, ed era la nostra priorità. Ovviamente non lo potevamo sapere prima ma la signora sta facendo la chemio: non c'è verso che io allontani da me questo male. Ci provo ma è sempre accanto a ricordarmi che.

Comunque ammetto che, nonostante la mia reticenza iniziale, è una benedizione levarsi di culo questo impiccio delle pulizie.

Ecco alcune foto fatte col cellulare della serata.









20 dicembre 2016

La mia esse

A 23 anni le prime fitte continue.
Non si sentenzia con la lombosciatalgia, è così e basta.
Ero convinta, ai tempi, di avere fatto qualche movimento brusco in mare: ero stata pochi giorni prima in Liguria e avevo sguazzato con il mio sensualissimo stile del cagnolino.
Ma il dolore non passava facilmente, stava lì giorni e poi tornava.
Solo l'anno dopo mi sono convinta a farmi fare delle lastre alla schiena.
Queste (che ho ritrovato a casa di mia mamma):


Su indicazione della dottoressa, ai tempi, sono andata in un centro fisioterapico convenzionato con l'Asl dove il fisioterapista, guardando le mie lastre, ha subito chiamato un collega dichiarando a gran voce "OH VIENI A VEDERE LA SCHIENA DI QUESTA RAGAZZA!". Delicatezza prima di tutto.

La sentenza è micidiale: ho due vertebre (quasi) fuse, la schiena parecchio torta, il bacino ruotato. E non posso fare nulla.
Solo ginnastica correttiva, e nuoto.

Così comincio a fare ginnastica correttiva coi vecchi (sul serio) e funziona per un periodo, un periodo lunghissimo durato fino a qualche mese fa. Ora ogni mattina mi alzo con fatica, il dolore è abbastanza forte. Danza del ventre non aiuta, e la prima lezione di Yoga ieri mi ha letteralmente ammazzata.
Quindi vivo con questo dolore di fondo costante, che si acuisce al mattino, se mi piego in certi modi, dopo danza e dopoduranteancheprima di Yoga.

Tutto questo perché ho una mamma fin troppo buona e quando le consigliarono, durante il periodo delle mie medie, di farmi mettere il busto, io dissi di no. E alzo il dito medio a chi mi dice che è stata una fortuna vivere scialli e liberi senza che i genitori stessero troppo addosso: ecco la conseguenza.
Poi miliardi di altre conseguenze positive eh?

Se mi avesse tirato un ceffone ci sarei rimasta di merda ma ora avrei una schiena usabile!

Una parte di me sa che probabilmente dovrò reiscrivermi a nuoto e la cosa mi farebbe cristonare se solo non avessi promesso di non bestemmiare più.
Forse.

19 dicembre 2016

Tornare a fare cose

Da quando ho avuto l'incidente ho guidato poco. Praticamente niente. È capitato qualche volta, ma si possono contare sulle dita di una mano e l'incidente è stato quasi sei anni fa. Non amavo guidare nemmeno prima: ricordo ancora le prime volte in autostrada, diciamo che ho colto l'occasione dell'incidente per dichiarare apertamente di non volere guidare (avevo ora una scusa senza dover dare troppe spiegazioni: la paura degli insetti, dei ragni, dei luoghi affollati sono paure socialmente accettate).
Per intenderci, non è una fobia, è una cosa che faccio solo se strettamente necessaria.
Però d'altro canto non avendo più guidato diciamo che ho avuto modo di alimentare una sorta di fobia. Mannaggia quanto scrivo male stamane.
Comunque.
Questo weekend siamo stati a Treviso, Cividale del Friuli e Udine con una coppia di amici. Loro sarebbero andati in treno e noi li avremmo raggiunti a Treviso in macchina. Durata del viaggio da Cömo, circa 4 ore.
Fry sbuffa un po', è indeciso, 4 ore non sa.
Gli dico che se vuole me la sento di fare metà viaggio all'andata e metà viaggio al ritorno. Però se faccio storie, di insistere, di avere polso con questa cosa.
"Ma poi dici che sono rompicoglioni"
Se insisti su altre cose sì, ma su questa ti chiedo io di insistere!
Ok.

Partiamo, con moccoli trattenuti (perché il mio impegno per il 2017 è non bestemmiare) ma ce l'ho fatta (senza la necessità di insistere).
Con scleri vari ma ce l'ho fatta, al ritorno abbiamo anche beccato nebbia e ho persino canticchiato.

So che è una piccola cosa, ma per me è una grandissima cosa. Vi faccio un esempio: io adoro ragni e insetti. Ma se chiedessi al 90% delle persone di farsi camminare un insetto addosso, probabilmente sclererebbe e non lo farebbe mai.
Per me è questa sensazione, l'essersi fatta camminare addosso diversi miriapodi senza battere ciglio (io li amo, ma è per fare capire cosa ho provato).
Quindi sono molto orgogliosa di me stessa.

A voi le foto (in elaborazione) della gita. Perdonate se non ho fotografato palazzi storici e piazze turistiche ma mi sto concentrando sulle sensazioni. È difficile avere uno sguardo personale sulle cose.
Se pigiate sulla foto vi si apre l'album di flickr. Molto probabilmente le prime due foto andranno al macero, per ora non è ancora l'album definitivo.

La foto dell'omino illuminato di rosso è quella che preferisco. Ma c'è un motivo. Eravamo dentro questa chiesetta molto semplice, soffitto con travi in legno, buia, piccola. Questo signore (il custode? un prete? chissà) passeggia e ci osserva. D'un tratto si va a sedere sotto una stufetta elettrica a infrarossi e viene illuminato da un raggio di luce rossa.

Era una scena molto simpatica che non sono riuscita a fotografare al meglio. Gli ho chiesto se potevo fargli una foto e lui ha acconsentito. In realtà ho fatto diversi scatti e non sono nemmeno sicura di avere scelto il taglio migliore, ma l'idea di un pretino illuminato col colore del peccato mi garbava abbestia.


Udine o Udire?

16 dicembre 2016

Medioformato

Un po' di mesi fa ho aperto una pagina facebook per pubblicare alcune mie foto: si chiama Medioformato.

È stata una scelta dettata più che altro dalla necessità, stavo facendo delle foto ai migranti bloccati alla stazione di Cömo e necessitavo di un luogo pubblico in cui inserirle.

Il nome Medioformato ha un collegamento che in realtà non esiste, ma mettiamocelo pure, dai!
Io volevo sfruttare il numero 42, che come sapranno i nerd è la risposta alla "domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto". Ma per quanto ci lavorassi non riuscivo a combinare il tutto in un logo decente. Così Fry mi ha suggerito di usare il nome Medioformato, appunto.
Che poi a ben pensarci, il formato che preferisco è proprio quello, il 6x7 della mia analogica preferita (tra quelle che ho) Pentax.
Però 6x7=42. Quindi questo Medioformato può essere davvero la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto.

Mi piace pensarla così: e in effetti la uso così poco che potrebbe davvero contenere LA risposta, ma potrei anche non saperlo mai.

Canzone del giorno: No Soul Bud Spencer Blues Explosion (BSBE)