03 marzo 2009

Anonimo Veneziano

Venerdì, all'uscita da lavoro, un anonimo veneziano ha lasciato sulla 600 un rametto di mimose.
Grazie anonimo.

A proposito, venerdì partiamo per Venezia. Io, inutile dirlo, sono entusiasta. Non per Venezia, o meglio, anche per Venezia. Ma soprattutto perché ho proprio bisogno di andare via con Roccio anche se solo per un paio di giorni.

Mi sono segnata le mille cose che voglio vedere.

Spero di vederne almeno la metà.

25 febbraio 2009

Kriptoniteterapia

Non mi abituerò mai alle chiamate da parte degli ospedali. Anche quando le aspetto.

Oggi eri al telefono, collegata (al lavoro) al centralino e stavo appunto spiegando una cosa molto ovvia a una persona che non voleva capire, cosa che mi ha tenuto impegnata per una buona mezz'ora, senza avere ottenuto tralaltro nessun feedback positivo dall'altro capo della cornetta, quando squilla il cellulare. Il prefisso è di Torino e il numero mi dice qualcosa. Saluto in fretta colui che non aveva intenzione di capire lasciandolo coi suoi dubbi per dissipare i miei, e rispondo.

E' il mio endocrinologo. Si chiede come mai non sia ancora andata a ritirare il mio referto istologico, si aspettavano che io passassi da quelle parti (certo: Firenze - Torino è una passeggiata. Ma quante insegne al neon dovrò mettere prima che si rendano conto che non vivo più a Torino?). Spiego la situazione: ovvero, mi aspettavo una loro chiamata.
Dice che forse io e il chirurgo non ci eravamo ben capiti (le mie parole dopo l'intervento e prima di andare a casa "Mi sono trasferita a Firenze, potete spedirmi il referto?" sua risposta "No, non possiamo, poi semmai ci sentiamo e vediamo cosa possiamo fare").

Dice, e qui mi crolla un po' il mondo addosso, che nel referto c'è qualcosa che non va e sarebbe necessaria una nuova visita. Giusto per parlare di un'eventuale terapia.

Ci basta poco per capire: la biopsia non è sicuramente andata come speravo. Con i lucciconi agli occhi lo saluto, mi stacco dal centralino e corro in bagno a lavarmi la faccia. Non c'è niente di peggio di non avere un luogo dove nasconderti quando qualcosa non va. Tornata alla mia scrivania lo richiamo e chiedo informazioni, dico che volendo salgo anche questo venerdì per sapere qualcosa ma mi dice che mi chiameranno dalla senologia per prenotarmi una visita. Ecco quel poco che sono riuscita a spillargli (i medici al telefono non si sbilanciano mai). Dice che è una cosa minuscola (me l'hanno detto anche l'ultima volta e ho fatto ben 6 mesi di chemioterapia più nonmiricordoquanto di radioterapia) e ci sarà da fare una terapia preventiva, probabilmente una radioterapia. Mi dice, e qui mi sento già un po' meglio, che probabilmente non saranno necessari altri interventi perché hanno tolto ciò che c'era da togliere e si tratta proprio di una cosa minuscola. "Stia tranquilla" mi dice.

Certo è che sentire "radioterapia" per la terza volta nella mia vita non è confortante. Ma almeno non ha nominato la chemioterapia, ecco, rifare quella per la terza volta mi darebbe più noia.


E anche se ci rido perché il mio unico pensiero è che il prossimo weekend andremo a Venezia e voglio davvero staccare dal mondo, un po' ci sto male. Più che altro perché sono stanca di questo avanti e andrè tra salute e malattia. Anzi, nemmeno so ancora che cosa ho che non va e questo è ancora peggio.

Una cosa però devo dirla: non potrebbe essere capitato in un momento migliore e non sto scherzando. In un altro momento della mia vita passata sarebbe stato peggio, ora c'è Roccio con me. E' il mio supereroe e mi proteggerà anche in questo momento.

Anche ci dovesse essere la kriptonite.

23 febbraio 2009

Tac tac tac

Sono una brava ragazza, lo so. Stasera mi sono anche rammendata un pantalone. Bucato proprio là. L'ho messo perché immaginavo non si vedesse, ma in verità al posto di un buco avevo una voragine. Un buco nero. Anzi arancione. Come le mie mutande.

La fortuna di abitare a un piano terra è che puoi provare le scarpe con il tacco senza rompere le balle a nessuno. Stasera ho cucinato con i tacchi a spillo ma sono riuscita a tenere le scarpe solo un paio d'ore. Effettivamente per una che è abituata a mettere solo scarpe da ginnastica è una prova da "l'isola dei famosi". Altro che saltare nel cerchio di fuoco: passare una giornata con i tacchi a spillo è decisamente peggio.

Poi quel suono snervante: tac tac tac tac tac (silenzio) tactactac tac tac.

Però. Le scarpe alte.

La mia femminilità si riconosce in tre mosse: mi piacciono le scarpe, mi piacciono le borse e mi piacciono i trucchi.

Per il resto potrei tranquillamente sembrare uno scaricatore di porto.

19 febbraio 2009

La Fura dels Baus

Ieri sera siamo stati al teatro tenda a vedere lo spettacolo Boris Godunov della compagnia teatrale catalana "La Fura dels Baus".
Dove finisce lo spettacolo e comincia la vita reale? Ieri sera tutto si è confuso.

Lo spettacolo è ispirato ad un fatto drammatico realmente accaduto, la tragedia del teatro Dubrovka, a Mosca.

Ti sei appena seduto e già ti chiedi quando comincia il brivido in diretta. Ti sei appena seduto e cerchi il bagno, perché non vuoi più alzarti dalla tua sedia ma vuoi giocare al sequestro finto, alla parodia del terrorismo.

Eppure è così: comincia tutto come uno spettacolo qualunque e tu ascolti i dialoghi spagnoli e leggi la traduzione su uno schermo a sinistra del palco. Comincia ma non comincia perché hai pagato per vedere altro, ma non sai nè come nè quando arriverà.

Alla fine eccolo, un rumore forte viene dalle casse ed entrano uomini in passamontagna. Quello che sembra essere il capo spara dei colpi di pistola in aria e lo spettacolo comincia. Da quel preciso istante siamo tutti ostaggi di terroristi (terroristi?) ceceni. Inutile dirlo: è emozionante e indescrivibile. E' necessario guardarlo con i propri occhi. E' necessario osservarli e sentire i suoni mentre piazzano le bombe (finte?), mentre ci dicono di non spaventarci, come fosse però fosse un'intimidazione.
Il mondo è finito, il teatro è chiuso, solo noi e i (finti?) terroristi.
Lo spettacolo è qui accanto a me, mentre un attore con passamontagna e mitra mi squadra sospetto. E' all'entrata del teatro, dove una telecamera piazzata riprende ciò che vi accade e uno schermo me lo mostra. E tra gli stessi attori che interpretano gli attori del finto spettacolo che proponevano all'inizio.
Mi giro ovunque e siamo circondati.
Il capo dice di chiamare casa, perché i telefonini saranno sequestrati (davvero?).

La paura non è reale, sappiamo tutti che è una finzione. Ma pochi si alzano e nessuno applaude, come invece accadrebbe in qualsiasi altro spettacolo. I personaggi si colorano di una storia tutta loro e quasi ti commuovono anche se potenzialmente potrebbero essere i tuoi assassini.
Vogliono negoziare la libertà del loro popolo con i russi, ma questi non avranno pietà. E nemmeno loro, quando entra un padre chiedendo di scambiarsi con suo figlio (questo fatto è accaduto realmente anche a Mosca).
Una giornalista cerca di mediare. La conosciamo tutti: è Anna Politkovskaja. Proprio oggi ne hanno parlato i giornali e le tv. Una giornalista assassinata poco più di due anni fa, il cui processo non ha trovato colpevoli.
Come colpevoli effettivi non ce ne sono stati per il teatro Dubrovka in cui trovarono la morte circa un centinaio di persone a causa di un gas fatto inalare a seguito di un raid. Una strage tra ostaggi e terroristi.

Sei lì e pensi e non proferisci parola. Sai che è finzione ma il tuo cervello potrebbe ingannarti. Allora non fiati, ti gusti lo spettacolo. Poi immagini che potrebbe essere realtà e un po' di ansia arriva. E così via.

Ma solo uscendo riesci a descrivere quello che è successo e a criticare (in positivo) la regia e gli attori.

Davvero davvero bello. Tanto che si pensava di fare il bis a Torino.

MA.
Cosa si sogna dopo uno spettacolo del genere?
Facile a dirsi: si sogna lo spettacolo. E altre cose orrende.

Sono al lavoro e mi sono portata un libro sulle immagini della seconda guerra mondiale. Ha una copertina rossa e sembra un libro per ragazzi (nello specifico "Come creare una rock band da sballo"). Lo apro e ci sono delle foto in bianco e nero. Una specie di prima e dopo la cura dimagrante ma senza cura dimagrante. Però con radiazioni. Agenti radioattivi.

Insomma la prima foto rappresenta dei soldati, sembrano i protagonisti di Happy Days. Sorridono e sono ritratti in primo piano. La seconda foto è il dopo. Dopo l'esposizione a qualche schifezza radioattiva. Le loro teste sono totalmente coperte da una specie di lenzuolo bianco che entra dentro le ordite. Non si intravede nemmeno il viso ma solo dal telo capisci che gli occhi non ci sono più. Al loro posto si allargano macchie scure (sangue) che rendono la cosa incredibilmente tetra.

Questo piccolo spezzone è di facile interpretazione. Ieri sera a teatro siamo andati con un collega di Roccio, appassionato di fotografie e libri e altre cose.
Dopo lo spettacolo ci ha invitati da lui a prendere qualcosa da bere, così ci ha mostrato un libro di fotografie molto bello (tra le tante immagini anche quelle di guerra, ovvio). Sono iscritta da poco in un social network in cui si parla di libri e la mia piccola falla nel mucchio di libri che ho registrato è proprio "Come creare una rock band da sballo", preso per curiosità, ma pur sempre un libro per ragazzi a differenza del resto della mia biblioteca.
Altro libro acquistato di recente è "I medici nazisti" un tomo di 700 pagine che descrive le atrocità più atroci compiute dai medici nei campi di sterminio e/o di concentramento nazisti.

Uno dei capitoli di questo libro parla delle sperimentazioni e uno degli esperimento consisteva nel cercare di sterilizzare uomini e donne con altissime dosi di radiazioni localizzate. Quando le dosi erano eccessive i testicoli, letteralmente, marcivano. Nel mio sogno ho sostituito i testicoli agli occhi dei soldati e ho fatto un'inversione sia del prigioniero/carnefice, sia del passamontagna indossato dagli attori il quale mostra gli occhi ma nelle immagini nel sogno gli occhi erano mancanti.

L'immagine, tralaltro, mi ricorda un quadro di Magritte. A Milano c'è la mostra di Magritte a cui vorrei tanto andare ecc ecc.

Oggi ho due canzoni del giorno: Cattiva Samuele Bersani e Sunday Bloody Sunday U2.

Ho comprato un test di gravidanza ma non sono incinta, le mie cose sono in ritardo. La brutta cosa di quando sono in ritardo è che comunque riescono a essere puntuali. Mi spiego meglio. Sono in ritardo di una settimana. Quasi sicuro arriveranno domani, come a dire "Ho forse sbagliato giorno? Ero sicura dovesse essere venerdì ma non ricordavo quale!". Una volta saltarono per 9 mesi, il tempo di una gestazione.
Dispettose con brio.

10 febbraio 2009

Non voglio scrivere tante parole sul caso Englaro, però sono felice che finalmente riposi in pace.

09 febbraio 2009

Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Ieri sera abbiamo visitato Pontassieve, da una parte volevamo vedere la mostra di Ligabue, ma era tardi. Così ci siamo chiusi in un bar a prendere qualcosa di caldo e poi siamo andati a fare due passi per la cittadina medievale.
Era tardi anche per tornare a casa a mangiare, così siamo andati allo Stony Pub, di strada per tornare a casa. Così oltre a noi, al primo cavaliere e alla principesse nera, si sono aggiunti Esse ed Effe. Dopo esserci strafogati di patatine, polletto fritto, hamburger e hot dog e aver chiacchierato come bravi guaglioni decidiamo di tornare a casa.

Ho messo il forward veloce sulla serata perché tornando Roccio mi dice "Ti faccio vedere un posto" e parcheggia in una piazzola.

Siamo a Girone, nei dintorni di Fiesole. Camminiamo sul ciglio della strada finché arriviamo a un grosso cancello.

E' il cimitero americano di guerra. Roccio sa quanto mi piacciono i cimiteri, luoghi di pace, dove la gente dorme davvero.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.


Il cancello è chiuso ma di lato c'è una recinzione bassa.
Scavalchiamo, dico.
No, dice, e se c'è qualcuno, e se ci sono allarmi?
Scavalchiamo, dico.
E scavalchiamo.

La pace surreale che si respira in un cimitero che dorme accanto al fiume e quanto di più surreale ci possa essere. Respiriamo ancora qualche secondo quel fresco odore di sonno eterno, ci voltiamo.
E torniamo via.

Torneremo un'altra volta al tramonto, con passi felpati sull'erba bagnata. Per non svegliare nessuno.
Ti Amo Roccio.

01 febbraio 2009

Attenzione: caduta teschi



In una domenica pomeriggio a San Gimignano possono capitare tante cose. Tanti piccoli miracoli.
Ad esempio una giornata piovosa e freddissima, una sfiga per tanti ma un culo micidiale per noi che senza troppi turisti intorno abbiamo potuto fare gli scemi più del solito.

Al più presto, foto! Ovviamente censurerò le altre persone con meravigliosi rettangolini neri come nella copertina della migliore rivista porno amatoriale (sic).

Ma soprattutto un museo che mi era sfuggito, un altro museo della tortura che voglio andare a visitare (oggi non ce n'è stato il tempo).

Abbiamo una nuova amica in casa, una felce arrivata ieri che chissà quanto sopravviverà.
Ecco una foto dell'amica felciosa.



Ci sono anche tre piccole mimose pudiche, comprate per un misero euro l'una alla cooperativa agricola di legnaia.

Foto foto foto.








Notare come la capra con la barba assomigli in maniera impressionante a Roccio.

Canzone del giorno: Mille giorni di te e di me Claudio Baglioni (ma solo perché è stata protagonista di un mitico gioco da tavola, il partini!!

26 gennaio 2009

Intervento!

La mattina del 22 gennaio io e Roccio ci svegliamo alle 5.30. Prestino. Ma dobbiamo essere in ospedale alle 7.15 e la struttura si trova in centro. Quindi c'è da trovare parcheggio ed evitare la ZTL. A digiuno, entrambi, ancora sonnecchianti, ci mettiamo in macchina. Io ho una fifa boia, vorrei non sentire, vorrei un'anestesia totale, vorrei che fosse tutto già finito. Temo:
- di sentire male;
- di ottenere solo una grande cicatrice;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla.

Arriviamo e parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo Valdo Fusi. Le raccomandazioni del medico erano scritte su un foglietto.
presentarsi a digiuno alle 7,15 in ospedale al primo piano
fare una cena leggera la sera prima (ho mangiato di tutto di più all'autogrill sull'autostrada, autogrill Turchino tra Genova e Alessandria)
portare il necessario per il ricovero: pigiama, asciugamano, ciabatte.
depilarsi accuratamente le ascelle.

Tutto fatto tranne la cena che alle 7 del mattino mi sento ancora sullo stomaco. L'ospedale è un edificio molto vecchio ma completamente ristrutturato all'interno. L'entrata sfoggia mille colori e sembra la hall di un buon albergo. Noi saliamo le scale ma è tutto buio, non c'è nessuno. Al primo piano sembra tutto morto, quasi dismesso. Saliamo ancora ma è ancora peggio, sembra tutto disabitato da tempo, e allo stesso tempo tutto nuovissimo. Come in fase di costruzione. Al secondo piano ci sono altre due donnine: proviamo a scendere di nuovo e scendono con noi. Entriamo nel reparto buio ne desolato e una signora ci viene incontro e ci dice di accomodarci: il reparto è ancora chiuso ma tra poco aprirà.
Sono le 6.40 circa.
Ci sono divani molto comodi colorati: alcuni arancioni e altri rossi. Io e Roccio ci sediamo e mi appoggio a lui e quasi dormo, finché accendono la luce. Le due signore arrivate con noi vanno all'accettazione e si registrano, dopo tocca a me. E infine ci danno la camera. Sono insieme alla signora passata prima di me, nella stessa stanza. Anche lei deve essere operata ed è con sua mamma. La signora che ci accompagna mi chiede se sono C.C. di zona Parella. Dico che sì abitavo lì.
Mi dice "Sei la compagna delle elementari di mio figlio!".
Scopro che suo figlio era un mio grande amico alle elementari, ed è stato anche mio compagno alle medie. Casinista come pochi altri, io, lui e E.M. eravamo sempre insieme.

Ricordo un aneddoto: facevamo forse le scuole medie e stavamo tornando a casa facendo un piccolo pezzo di tragitto insieme. Io allora come adesso ero una persona abbastanza sottomessa. Non rispondevo nè a offese nè a insulti. Così un ragazzotto ci raggiunse e cominciò a dirmi (prendere in giro i genitori dell'uno e dell'altro era un passatempo abituale a quei tempi) "Io so chi è tua madre, la vedo sempre affacciata al balcone. E' quella signora cicciona.." Non fece in tempo a finire che M.V., il mio amico, lo prese per il bavero della giacca, lo attaccò al muro e disse "Non devi mai più permetterti di dirlo".

Ne parlai qualche tempo fa anche a Roccio, si ricorda bene e infatti quando glielo racconto rimane stupito. Il mondo è davvero piccolo.

Mi lascia nella stanza con la mia compagna di intervento. Ci spogliamo e ci infiliamo le stupide camiciole aperte sulla schiena e allacciate alla meno peggio. Un'infermiera controlla se abbiamo le ascelle ben depilate e mi fanno togliere anche l'anello. Non vorrei proprio toglierlo.
Giro per i corridoi cercando il bagno e reggendomi un lembo della stoffa di dietro, pinzandomi i due lembi per chiudere lo spacco ed impedire al mio sedere di uscire prepotentemente finché un'infermiera mi chiude il buco con il cerotto.

Intanto Roccio entra in stanza, scherziamo e un po' la tensione passa. E infine eccola, la mamma di M.V che chiama suo figlio in diretta e me lo passa. Quanto tempo! Ma la voce non è cambiata, chissà che casinista è ancora. La mamma è impressionante, si ricorda nomi e cognomi dei nostri compagni che io faccio fatica a ricordare. Uno è stato beccato per spaccio di stupefacenti, uno si è sposato e ha avuto un bambino. Lo stesso M.V. ha un bimbo di 14 mesi che pare sia identico a lui. Promettiamo di ribeccarci su facebook.

Arrivano delle infermiere che portano delle gocce alla donnina accanto a me, forse calmanti? La portano via e lei è spaventatissima, si vede. Anche io lo sono. E ogni volta che qualche infermiera entra in stanza io sobbalzo. Toccherà anche a me! Ma speriamo si siano dimenticati!
Fuori c'è il sole che illumina il parco al di fuori dell'ospedale. Gli spruzzi della fontana che si trova al suo centro arrivano all'altezza delle finestre della nostra stanza. E' una così bella giornata: che peccato essere qui.
Meno male che c'è Roccio, come farei mai senza di lui?
E poi arrivano, mi danno le gocce di calmante, mi sdraio nel letto sotto le lenzuola. Portano via il letto con le rotelle (un po' letto un po' barella: il lettella. O il baretto.). Io sono pietrificata ma rido e scherzo con Roccio e rivivo in un attimo la stessa sensazione che ho già provato altre volte della sala operatoria. La vista dalla barella che viene portata via, in mezzo alle persone che ti guardano.
Roccio sale con me e prima di entrare in sala operatoria le infermiere fermano la barella e dicono "Ferma, ferma, un bacio!". E lasciano che ci baciamo per un secondo, il che rende tutto molto più drammatico. Non nel senso di triste. Nel senso di una donna che sta correndo per prendere un treno e poi prima che questo parta si gira verso il suo uomo e *pciuk* gli smolla un bacio veloce che vuol dire "ci si vede presto!". Le porte sbattono dietro il mio baretto. O lettella.

Mi mollano lì per un po', in una sala antistante alle vere sale operatorie, da sola. Sono ben coperta eppure tremo, e mi rendo conto di essere molto agitata. Ho già chiesto alle infermiere di colpirmi forte per farmi perdere conoscienza ma hanno pensato scherzassi.
La mamma di M.V prima che io scendessi ha cercato di tranquillizzarmi dicendomi che sarò sveglia, non sentirò nulla, non vedrò nulla e potrò parlare con i dottori. Che queste cose le fanno tutti i giorni. Ma io no, io non voglio essere sveglia e almeno vorrei vedere. Non voglio parlare con i dottori, voglio un'anestesia totale!
Sono lì sul lettino e tremo senza avere freddo. Allora mi concentro e razionalizzo. Di cosa ho paura? Mmm questo lo so. Però forse se respiro profondamente e faccio finta di essere in un altro posto. Forse forse. Se capisco di essere al sicuro finché sono parcheggiata qui... E mi calmo.
Arriva un camice verde (capiròò in seguito che si tratta dell'anestesista). Mi dice "ehilà, come va? ci vediamo dopo". E sparisce dietro un angolo con una vecchiettina che vuole un consulto.
Rimango ancora lì sola mentre ascolto le loro conversazioni. Arriva un'altra persona che mi controlla i calzini e chiede se sono di cotone "penso di sì". Alza le spallucce.
Arriva il chirurgo (che scoprirò essere molto apprezzato tra le donnine del reparto) e mi chiede come va, dico che voglio una botta in testa. "Posso darti altro tranquillante, si tratta solo di un buchino"
"Posso avere un'anestesia anche per il buchino?"
Ride. Non mi prendono sul serio!
Mi spostano sulla barella chirurgica, è più stretta e presenta due braccioli laterali regolabili che ti permettono di stare comodamente crocefissa pur rimanendo sdraiata. Mi mettono la cuffietta verde e le babbucce di plastica blu. Mi aiutano a togliermi il camiciottolo, mi coprono e mi spingono in sala operatoria. Mi sento come rapita dagli alieni, c'è un odore strano e i dottori litigano simpaticamente per qualcosa. Mi guardo in giro e mi mettono addosso una coperta riscaldante di colore rosa. In un attimo sto benissimo. Vorrei avere una coperta simile a casa. Mi stringono una specie di fascia sulla caviglia sinistra. L'infermiera dice che serve per misurarmi la pressione. E difatti si gonfia ogni tot secondi. Mi pinzano il dito indice della mano destra, per misurare il battito cardiaco poggiandomi il braccio destro sul rispettivo bracciolo.
L'infermiera dice "e ora cerchiamo una vena".
Ecco, lo sapevo. Non immaginavo avessero bisogno di una vena, non ne ho disponibili al momento. Porgo il mio braccio sinistro sul rispettivo bracciolo. Guarda guarda e ovviamente nulla. "Non hai vene!".
Guarda la mano.
"C'è solo questa, mi serve un ago rosa". Nonostante il colore carino, l'ago non è piccolo, anzi.
Ma fa nulla. Mi attacca alla flebo e penso che tra poco sarà tutto finito.
Arrivano i chirurghi.
Le infermiere versano betadine rosso sul mio seno destro. Cola ovunque ed è freddo, mi lascerà orribili macchie gialle un po' ovunque.

Un'altra infermiera prepara una siringa con del liquido rosa pesca. "Cos'è?"
"Un sedativo, per farti stare più tranquilla"

Mi coprono con un telo verde e sento punzecchiare il seno. Chiudo gli occhi.

"Finito"
Mi tolgono il telo e apro gli occhi.
"Ho dormito tutto il tempo?"
"Sì"
"Avete trovato? Avete tolto tutto?"
"Certo"
"Ma quanto è durato?"
"Un'ora"

Fantastico, non ho sentito nulla, mi hanno sedata, ho dormito!
Il mio ideale di intervento.

Mi rimettono sulla barella e Roccio è fuori che mi aspetta, gli dico di quanto è stato incredibile, non mi fa nemmeno tanto male, ho dormito tutto il tempo.

Fino alle 15 rimaniamo in reparto, ci portano del thè, anche la signora operata prima di me è rimasta sbalordita. I punti non tirano molto, sono stati parecchio bravi. Ci hanno messo punti riassorbibili che non sarà necessario togliere.
Alla nostra dimissione purtroppo la signora che stava con me è svenuta un paio di volte ed è rimasta in osservazione in ospedale per la notte.

Ci hanno dato gli antibiotici da prendere e l'appuntamento per il giorno dopo per la medicazione.
Ho potuto constatare che la ferita si è quasi riemarginata, non c'è nemmeno un goccio di sangue. E' un taglio orizzontale che parte dalla zona dello sterno e arriva fino quasi al capezzolo, lungo 5-6 cm. Sto cercando informazioni su come medicare questa cicatrice, una volta asciutta, affinché si veda il meno possibile.
Si accettano consigli.

Cose che temevo:
- di sentire male, non ho sentito NULLA;
- di ottenere solo una grande cicatrice, su questo ci lavoreremo;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla, hanno trovato tutto.

Roccio ha davvero molta pazienza, faccio sempre troppo rumore per nulla. Però è bello sapere che è lì con me, che mi aspetta, fuori dalla sala operatoria. Che c'è sempre, con me, per me, per noi.
Ti Amo, Roccio. Davvero tanto.

Canzone del giorno: I wanna be sedated Ramones

20 gennaio 2009

Veloce veloce

Il 13 ho fatto la visita dall'anestesista, tutto bene, solo formalità. Ma mi hanno dovuto rifare il prelievo perché il sangue era coagulato durante il primo prelievo e quindi mi sono sorbita altri due buchi. Una cilecca e un tiro buono.

Oggi mi hanno chiamata e hanno fissato l'intervento per giovedì 22: lo so che è una cazzata in anestesia locale e blablabla. Ma io mi caco addosso ogni volta che entro in un ospedale fosse solo per una visita, figurarsi per un taglio. Al seno poi. Biopsia poi!

E io che speravo avessero cambiato idea!

11 gennaio 2009

Lorenzo, Christian o...?

Oggi pomeriggio c'è stato il battesimo di nostro nipote. Le riunioni tra parenti sono sempre terribili, già dopo 10 minuti dal loro arrivo da Milano sono partiti i litigi.
Comunque io e mio zio ce ne siamo altamente sbattuti e ci siamo seduti a guardare la tv aspettando che loro terminassero le discussioni. In chiesa il prete non si ricordava il nome del pupo, e noi dovevamo sempre ripeterglielo. E a cena ho mangiato come un'otre e ora sono in fase ultradigestiva che non terminerà a meno di non usare l'idraulico liquido. Colpa della donnina che serviva. Forse era un po' sorda o non voleva sentire quando gli dicevo "basta così, grazie", perché continuava a dire "ancora un po', ancora un ultimo cucchiaio" e mi riempiva il piatto di ogni cosa.
Mia sorella in compenso aveva un bel cappotto che ha preso a un prezzo stracciato e penso lo prenderò anch'io.

P.s. il padre di mio cognato, siciliano da generazioni, ha come suoneria del cellulare la musica de "il padrino". Grandioso.

09 gennaio 2009

Torinosottoneve



Purtroppo slide.com ha inserito questo orrendo "spot" e ce lo becchiamo.

08 gennaio 2009

Esercizi di rilassamento

Gli allarmismi del telegiornali erano esagerati: le autostrade erano libere. Un po' di nevischio, sì, ma nulla di così tragico. In fondo è inverno. Per anni ricordo questi Natali con la neve, ricordo neve a febbraio, una volta persino ad Aprile. L'importante come al solito, è andare piano. Piano con l'acqua, piano con la neve, piano sempre. Anche se c'è il sole. Che fretta c'è?
Torino ci sorprende, ci sono almeno 20 cm di neve e camminare è difficoltoso. Camminare, guidare, fare qualsiasi cosa. La sera del 6 infatti andiamo a letto presto perché ci sarà la visita l'indomani mattina. Muoversi con la macchina sarà impossibile e decidiamo di andare con i mezzi, per fare questo dobbiamo uscire di casa alle 7 del mattino.Prestino, direi.
L'indomani mattina prendiamo il primo bus senza troppi problemi. Ma il secondo bus, a metà strada si ferma. Pensiamo sia colpa della neve (in effetti oltre alla neve per le strade continua a nevicare) ma scendendo dall'autobus ci rendiamo conto che il bus non si muove perché è bloccato dalla coda di bus fermi che lo precedono. Ci tocca andare in centro a piedi e sperare che passi un altro bus. Camminiamo e ridiamo perché in fondo per noi è una cosa divertente ma per gli altri è uno scazzo terribile. E' un giorno lavorativo e sono tutti bloccati.
Arrivati alla stazione di Torino Porta Nuova prendiamo un altro bus che sembra riuscire a partire e arriviamo in ospedale quasi in orario. Miracolo.

L'ospedale Molinette è un labirinto. Per arrivare al reparto ci tocca chiedere, corridoio a sinistra, primo corridoio a destra, prime scale a destra, secondo piano.
Reparto di chirurgia oncologica.
In sala d'attesa ci sono tre donnine con i rispettivi compagni/mariti: noi abbiamo solo molto sonno. Mi registro in segreteria e mi fanno firmare un foglio dove posso, se voglio, dare il consenso perché il personale medico avvisi la mia famiglia della patologia di cui soffro. Nego il consenso.
Voglio essere informata di ogni cosa e voglio sentirmi libera di poter informare chi mi pare.
In sala d'attesa io e Roccio leggiamo insieme qualche Topolino, finché non chiamano il mio numero.
L'infermiera sembra uscita da qualche film. Mi fa accomodare in una stanza troppo grossa per un semplice prelievo e intanto la osservo. Ha le labbra gonfie, sembra quasi una reazione allergica o forse si è soltanto rifatta molto male. Cerca a vuoto le mie vene inesistenti e ad ogni tastata sporca di la pelle dell'incavo del mio braccio con i brillantini che le cascano dallo smalto che possiede. Mi toglie il laccio emostatico e prova sull'altro braccio. Schiaffeggia ma non trova nulla. "Non hai proprio vene" mi dice. Lo so, penso solo ma non lo dico. Dico solo che ho sempre avuto problemi. Toglie il laccio per rimettermelo al primo braccio. Guarda mani polsi e scandaglia con attenzione ogni posto bucabile. Si concentra su un punto nell'incavo del gomito, dice che dovrà andare alla cieca perché non sente bene. Disinfetta e continua a tastare lasciando brillantini ovunque. Buca. Nulla. La vena sembra non refluire. L'infermiera sbuffa.
Gioca con la butterfly e alla fine eccolo. Scuro e denso. Goccia a goccia fuori.
Ogni volta che l'infermiera cambia boccettina l'ago si sposta e la vena non refluisce più e ogni volta deve di nuovo giocare con l'ago.
Una cosa che ho imparato negli anni è a che nessuno piace che gli venga detto come fare il suo lavoro. Soprattutto alle infermiere.
Quando ero più piccina e la vena sembrava stesse per cedere, un'infermiera trovò l'idea geniale di slacciare un attimo il laccio emostatico, lasciare respirare un po' il braccio e poi rimetterlo. Quando provai a consigliarlo in seguito nessuno mi diede mai retta e allora smisi di dare consigli sulle mie vene. All'inizio sapevo benissimo quali vene funzionavano "questa no, sembra grossa ma finisce subito, quella del polso è la migliore ma fa molto male, sul braccio no, non provi nemmeno a cercare". Così, col braccio ormai privo di sensi e semimorto, aspetto che finisca il balletto. Boccettina di sangue via, nuova boccettina, gioco con l'ago.
Mi toglie l'ago e mi dice di andare via ora mi spiegherà tutto.
Devo fare altre visite, mi dice: ECG, radiografie e alla fine, alle 14.30, il posizionamento del repere con mammografia inclusa.
Devo anche reperire la mia precedente mammografia fatta il 3 dicembre e portarla a loro. Servirà per la biopsia. Mi hanno anche prenotato la visita dall'anestesista il 13 gennaio. Il che vuol dire che da qui alla biopsia il passo è breve.
Corriamo a fare l'ECG. Il segretario che ci accoglie è parecchio scazzato, scoppia in una polemica con una paziente sui tempi d'attesa delle prenotazioni delle visita all'ospedale. Ma non esistono nè vinti nè vincitori. La signora doveva fare una mammografia urgente e l'ospedale poteva prenotargliela solo tra un anno, quindi lei è stata costretta ad andare a pagamento. Lui diceva che i tagli agli ospedali erano terribili, che molti medici erano andati via e non erano stati rimpiazzati, che molto altri presto sarebbero andati in pensione e non sarebbero stati rimpiazzati. Entrambi avevano ragione.
Mi chiamano per fare l'ECG. Tra tutti è l'esame che preferisco. Stai sdraiato e quasi puoi dormire. Non è doloroso e non è rumoroso. Non è nemmeno fastidioso e non è claustrofobico come la TAC.
Dopo questa andiamo a fare colazione. Entrambi siamo a digiuno e io ho bisogno estremo di zuccheri. Poi di corsa a fare la radiografia.
Sbagliamo reparto un paio di volte, alla fine chiediamo indicazioni e ci dicono di scendere sottosuolo, dove eravamo già stati. Tra un cartello e un altro troviamo una scritta a pennarello su un foglio di carta "Radiografia Dott. Ri**i"
Ah ecco dov'era. Il reparto sembra nuovissimo, appena fatto. Pareti appena ridipinte, seggiole nuove. Anche qui ci chiamano quasi subito. Mi chiedono di spogliarmi a torso nudo e di entrare nella stanza. Mi chiede se sono incinta. No, dico. Sicura? Sicura.
Mi mette comunque la protezione in piombo sull'utero. Meglio, penso.
Hai già fatto altre radiografie al torace? Sì, tante. Le hai con te? Pensavo che sono molti anni che non ne faccio più ma prima erano la routine dei miei esami. Esami del sangue e radiografie, per anni, di continuo. Prima ogni due settimane, poi ogni mese, poi ogni tre mesi, poi ogni sei e infine ogni anno. Prima di passare a quest'altro ospedale.
No, dico, non le ho.
Mi fa abbracciare il piano e posiziona dietro di me la macchina radiografica. Esce dalla stanza. Mi sono sempre chiesta se il personale, solo a distanza di corte pareti, fosse al riparo da tutte quelle radiazioni. "Faccia un respiro lungo e tenga il fiato"
Forse no, forse hanno scelto proprio il lavoro sbagliato. Io potessi starei ben lontana da questa roba.
Da che parte le hanno trovato le microcalcificazioni?
A sinistra, dico.
No a destra. Le imbroglio sempre, sbaglio di continuo.
Mi fa girare su un fianco e ripete.
"Trattenga il fiato".


Sono ormai le 12 e io e Roccio andiamo al bar dell'ospedale a pranzare. Due pezzi di pizza e farinata e giro al negozio dell'ospedale. Dentro le molinette c'è un bar, un negozio/edicola che vende un po' di tutto e un parrucchiere. Potrei approfittarne per farmi i capelli dato che da Jean Louis David sono scappata perché voleva a tutti costi farmi la ripigmentazione del capello a ben 30 euro in più mentre io volevo una semplice tinta. Mi ha detto che non potevo scegliere, era la procedura. Allora mi sono alzata e me ne sono andata.

Lascio stare i pensieri di tinte e capelli, è molto presto ma andiamo lo stesso a registrarci per il posizionamento del repere, magari ci fanno passare prima. Infatti passano appena 10 minuti e mi chiamano. ho un po' paura perché non so cos'è e come si fa. In genere mi informo prima di qualsiasi esame nuovo, voglio sapere voglio vedere, voglio conoscere. Stavolta non ho fatto in tempo.
Mi fanno entrare in un piccolo stanzino, c'è lo stesso ragazzotto che mi aveva fatto la mammografia e l'ecografia la prima volta. Sa già che ho il seno molto piccolo ed è un caso disperato farmi la mammografia. Mi dicono che devo stendermi a faccia in giù su un tavolo e che devo togliermi scarpe e lasciare il torace nudo. E togliermi anche gli occhiali.
Mi metto sul lettino e infilo la testa in un foro del diametro di circa 30 cm. No, mi dicono, lì deve mettere il seno. Chiedo se farà male. Fanno un attimo di silenzio e la più giovane, forse tirocinante, mi dice "No, signora".
Mi sposto un po' più su e sento che armeggiano in due per posizionarmi al meglio per la mammografia, mentre alzano il lettino.
Armeggiano un bel po' e fanno diverse prove ma proprio non vedono le microcalcificazioni. Dopo quasi 10 tentativi decidono di farmi infilare il braccio nel buco e farmelo appoggiare su una sedia messa sotto al tavolo giusto per non lasciarmelo a penzoloni.
Continuano ad armeggiare. Mi sembrano dei macellai che devono scegliere il taglio giusto per la carne. Armeggiano e spostano l'apparecchio per la mammografia, fino a che dicono "Eccole lì, prepara il carbone".
In tutto questo io rimango immobile, col seno schiacciato dall'apparecchio mammografico in attesa. In ansia perché non posso vedere con cosa stanno armeggiando. Sento il fresco di un liquido passato sulla pelle. Forse disinfettante. "Sentirà un pizzichino". Sento l'ago che entra nella pelle e nella carne e non posso vederlo.
Di tutte le cose che più mi danno fastidio quella di non poter guardare ciò che mi fanno è la cosa peggiore. Sopporterei meglio ogni cosa se potessi guardare.
Sento bruciore di un corpo estraneo appuntito dentro al seno, mentre è schiacciato ancora dall'apparecchio mammografico.
Mi dicono "Non si muova che c'è l'ago".
Escono dalla stanza per fare una nuova mammografia e tornano per vedere se l'ago è nella corretta posizione. E dalle loro parole sembra di sì.
La ragazza giovane scuote una boccetta con del liquido scuro, dev'essere il carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e aiuterà il chirurgo a trovare le microcalcificazioni.
Continua a scuotere mentre ho sempre l'ago appeso e i medici mi escono dalla stanza per fare altre mammografie.
La dottoressa bionda dice alla giovane bruna "Ma quanto ne hai diluito?"
"5 cc"
"No è troppo, così non va bene" e si incazza "Io posso anche metterglielo ma non so se funziona, va bhe glielo metto ma così non va".
Aggangia la siringa senza ago all'ago che ho appeso al seno e sento un gran bruciore. Il liquido che entra.
La bionda dice "preparane un altro". Escono dalla stanza tutti e io rimango sembre immobile, con il braccio nel buco appoggiato alla sedia, il seno infilzato e compresso dalla macchina per la mammografia.
Tornano con una nuova boccettina, questa volta spero diluita correttamente.
La dottoressa bionda si rimette in posizione, sotto il lettino alla mia sinistra e mi toglie l'ago dal seno e poi sbotta "No, cos'ho fatto". Credo lo abbia gettato per errore.
Prende un altro ago e lo reinfila. Male. E inietta ancora. Brucia. Toglie l'ago.
La dottoressa giovane e bruna mi dice che mi posso girare di schiena. Mi esce un po' di sangue dal seno e lei lo tampona con una garza. Mi chiede se ha fatto male. Un po', dico. Torna il ragazzotto della mammografia e mi medica, mi mette un cerottone che dice posso togliere l'indomani. Mi fanno rivestire e torno da Roccio.

Ora fino a martedì voglio dimenticarmi di ospedali e simili. E grazie a chi si preoccupa, ma credo e spero sia solo una routine ospedaliera. Una noia mortale. Un po' di dolore. E poi tornerò a scrivere solo cazzate.

Però era proprio bella tutta quella neve.

02 gennaio 2009

Buon Anno!

Credo di non ricordare esattamente tutto quello che è successo la notte di capodanno. Mi ricordo che mi sono divertita molto, mi ricordo di aver bevuto. Ma ho dovuto farmi aiutare da Roccio per una ricostruzione della serata.
La prima cosa che ho chiesto è stata "Ho fatto qualcosa di sconveniente?" seguita da "Mica ho fatto pipì in mezzo alla strada davanti a tutti?" (una volta mi è capitato).
Ho osato con il trucco, usando ciglia finte e ombretto scuro.
Però sono stata bene.
Il giorno dopo no, un po' da schifo. Ma a capodanno tutto va bene.

30 dicembre 2008

Novità

Ieri mi ha chiamato l’ospedale, hanno fissato l’appuntamento per la prima parte della procedura, ovvero il posizionamento del rep. Che è il rep? Boh?
Da quello che ho capito iniettano carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e permetterà di rintracciare i nodulini. Il tutto verrà fatto il 7 gennaio dalla mattina al pomeriggio (pare sia una robina lunghetta). Secondo il parere di chi mi ha chiamata ieri siamo a buon punto per la prenotazione dell’intervento ed è probabile che entro una settimana a partire dal 7 gennaio verrà fatto tutto.
Sempre in quella settimana c’è il battesimo di nostro nipote e io sarò la madrina. Io e Roccio siamo d’accordo che se proprio lui deve prendere ferie è meglio prenderle per venire alle visite con me: non importa se salta il battesimo. Per me è il solito dilemma esistenziale: la mia responsabile è una donna, se le spiego ogni cosa sarà più che comprensiva e forse la forzerà un po’ sulle sue scelte future (ricordiamocelo: a marzo mi scade il contratto), se non sono così specifica faccio buona cosa perché non mi giustifico e mantengo un po’ di privacy, ma potrei compromettere la mia situazione lavorativa futura. La questione è “prendere ferie/permessi per un problema di salute non specificato che ‘voglio’ curare a Torino e per il quale non porto certificato medico”. Ho tempo fino ad oggi pomeriggio per pensarci, vedrò.
Ieri dopo il lavoro siamo andati a passeggiare nel centro di Firenze, dovevo comprare un correttore per il viso.
Le opzioni erano due: correttore liquido MAC oppure correttore/fondotinta vichy dermablend.
MAC pro: è una marca incredibile e i suoi prodotti sono davvero eccellenti;
MAC contro: prezzo alto.
Vichy pro: è anche fondotinta, è molto coprente, ha un prezzo ragionevole, sicuramente non fa male alla pelle;
Vichy contro: fin troppo coprente e pastoso. Anche usato in modiche quantità sembra difficile da sfumare.
Passiamo in farmacia e provo il Dermablend Vichy. Una piccola passata sul dorso della mano e diventa quasi bianca. Mi fa provare anche il correttore La Roche Posay ma ha un colore rosato. Anche se non voglio ammetterlo ho una pelle giallognola e non rosata.
Passiamo da MAC, c’è un ragazzo che mi consiglia. In fatto di roba da donne chissà perché diamo molta più retta ai commessi uomini. Forse perché ci sembrano più obiettivi e imparziali. Difatti lui scova subito la mia tonalità di pelle ovvero NC20. Ero convinta di essere più chiara, una NC15, ma lui sembra sicuro infatti mi mette il correttore che sfuma perfettamente sulla pelle coprendo tutti i difetti. Nonostante il costo mi convince, anche solo per il fatto di essermi stato dietro e avermi consigliato e avermi fatto provare il prodotto. Dietro consiglio di Roccio prendiamo anche il Vichy Dermablend che posso tenere come fondotinta di riserva quando siamo in viaggio o simili.
Tralaltro a Torino questo weekend abbiamo preso dei trucchi stargazer. Stargazer è una marca che fa roba per dark/punk, quindi tinte forti (viola rosa gialle argento blu verdi ecc) ma anche cosmetici. Abbiamo comprato una cipria bianca (non chiara, proprio bianca bianca) e un ombretto arancione fosforescente. Non scherzo, oggi ho gli occhi a evidenziatore.
E ora torno al lavoro se no, assenze a parte, non riesco proprio a farmi assumere. Tzè.

24 dicembre 2008

Terza puntata

Non immaginavo esistesse un reparto di Senologia e una visita Senologica. Il nome mi fa pensare più alla geriatria che al seno vero e proprio.
Eppure esiste davvero. Ed è pieno di donnine che aspettano, alcune giovani, molte altre meno, raccontandosi le loro drammatiche esperienze. Rimanere in attesa lì fuori non è decisamente positivo e non fa sperare al meglio. Chi racconta di dover tornare ogni settimana per fare la medicazione, chi con perizia di particolari, come è stata operata e chi racconta dei propri problemi nella vita di tutti i giorni. La mia visita era alle 11 ma sono passata dopo le 13.
Il medico mi ha palpato il seno alla ricerca di questi noduli ma non li ha trovati, ha dichiarato che effettivamente sono microcalcificazioni troppo piccole, per quello facciamo la biopsia. Aggiunge che la biopsia serve per capire cosa sono perché non hanno ancora dati su “ragazze così giovani che in età dello sviluppo abbiano seguito cicli di radioterapia a mantellina”.
Sono diventata un caso statistico.
Prima di procedere alla biopsia, che sarà monitorata da una macchina radiografica per capire dove stanno andando, faranno un tracciamento col carbone vegetale che servirà da guida.
Il rischio che può verificarsi è di non trovare le microcalcificazioni, essendo troppo piccole, quindi di aprire, chiudere e dover riaprire nuovamente.
Domando di che dimensioni sarà il taglio, sto diventando una sorta di Frankenstein a forza di cicatrici. Il taglio sarà piccolo, dice lui, come quello che le hanno fatto per il neo (N.B. per un neo di 5 mm hanno fatto un taglio di 5 cm, la legge chirurgica del “x10”).
Strabuzzo gli occhi: dove sta la tecnologia, la nanochirurgia, la laparoscopia? Con le dita indica una lunghezza di circa 5 cm.
Eccolo: la legge del “x10”: per un nodulo di 4 mm un taglio di 5 cm.
Di questo natale è la cosa che più mi scazza, davvero. L’idea di fare questo e rimanere in attesa del responso.
Ieri era il compleanno di Roccio, mi spiace non essere molto allegra in questo periodo ma ho tante cose che mi impediscono di sorridere col cuore ed essendo troppo espressiva non riesco a nascondere tutto.
Poi non so, magari è il tempo, magari tra qualche giorno passa tutto, magari mi riprendo un attimo, magari la smetto di preoccuparmi.
Comincio ad odiare seriamente il natale.

16 dicembre 2008

Seconda puntata
per chi l'attendeva e non

Gentilissimi utenti, siamo qui ad informarvi che la visita è andata bene. Il nodulino sta lì, forse ci sarà da fare una biopsia ma i valori sono nella norma. Il mio ingrassamento non è poi così decisivo. Io credevo fossero 10 kg ma erano solo 3 kg. I valori ormonali della tiroide sono abbastanza stabili, la salute generale è buona.
Oggi mi chiama l'ospedale Molinette di Torino a nome del C.O.E.S. (centro onco-ematologico subalpino) per fissarmi un'ulteriore visita senologica (al seno, non per anziani!) il 22 dicembre.
Quindi domenica 21 sera partirò ancora alla volta di Torino per attendere news dal seno destro (il seno sinistro pare si sia infervorato di questa mancanza di attenzione verso di lui).

Questo in parte per tranquillizzare anche i più che si sono interessanti e che ringrazio sentitamente.

Altre novità più allegre. Sabato siamo stati a Genova alla fiera del radioamatore. Ho comprato una pennina laser verde stupenda. Ci si può indicare il cielo, il fascio luminoso si vede chiaramente.

Ieri sera cinema "Ultimatum alla terra". Due note positive. Lo strafico alieno Keanu Reeves e la strafica protagonista Jennifer Connelly.

In compenso dagli spot prima del film ho capito che ho proprio voglia di vedere Madagascar 2.
Qui il trailer:

09 dicembre 2008

Lavaggio (e non) del cervello

Dopo essermi dedicata appassionatamente alla PNL (dormendoci davvero sopra, un libro così soporifero non l’avevo mai provato) e all’arte della persuasione, ora mi sta appassionando la materia più “bastarda” del Mindfucking. Per chi volesse scoprirne di più c’è un bel libro dal medesimo titolo edito dalla Castelvecchi (eh, lo so, non si può voler tutto dalla vita). E c’è anche il seguito, “Mindfucking 2”. Inutile dire che li abbiamo acquistati entrambi. Una volta finiti pensate che riuscirò a resistere all’impulso di comprare anche “Brainwashing”?
E’ il periodo della comunicazione occulta, della persuasione e della coercizione di pensiero. E, conoscendomi, non farò nessuna delle tre cose. E’ fondamentale la libertà di pensiero, anche e soprattutto la mia, ecco perché mi incazzo enormemente quando le mie ideologie non vengono rispettate.
Il rispetto delle ideologie per me si fonda su diversi presupposti:
- si può e si deve assolutamente favorire il confronto e il dialogo;
- si può e si deve assolutamente scendere a compromessi e trovare un punto di incontro;
- non si può (ma proprio no) a tutti i costi convincere direttamente o indirettamente una persona a subire le proprie ideologie;
- quando il confronto e il dialogo non sono possibili per divergente totali e visioni di vita diametralmente opposte si possono evitare argomenti “pericolosi”;
ogni violazione di uno o più presupposti mi genera ansia e sensazione di soffocamento che sfociano in manifestazioni psicosomatiche più o meno gravi.
La mente umana è davvero strana: quando la resistenza dell’individuo è particolarmente forte, ogni tentativo di maneggiarlo rinforza la resistenza a meno di non farlo regredire a uno stato infantile tale da permettere una totale resa.
Diverse sperimentazioni hanno individuato una componente molto curiosa nel comportamento umano. In alcuni individui (con una percentuale del 33% circa) il pensiero individuale viene totalmente surclassato dall’idea del gruppo. Ovvero: se il gruppo da’ una risposta palesemente sbagliata ad una domanda banale, il 33% delle persone risponderà in maniera errata seguendo il gregge.
Io faccio parte di quel 33%.
Però qualcosa potrebbe essere cambiato negli ultimi anni. Mi rendo conto di avere acquisito sicurezza su alcune cose e, a meno di non toccare argomentazioni di tipo politico, i pilastri non cedono tanto facilmente. Soprattutto se la tesi opposta è avvalorata da tanti “ho sentito dire che”.
Oltre a leggere queste robine interessanti ogni tanto mi dedico alla cucina. Ieri ho fatto il pane e i muffin (che sono venuti particolarmente buonini).
In questa settimana non ho usato cibi precotti e ho cucinato tutto con le mie zampette, triglie alla griglia con aglio e limone, scaloppine di trota salmonata e prosciutto crudo, fagioli alla campagnola, risotto con radicchio e gorgonzola, pasta con sugo alle polpettine. Ci siamo imposti di bere mezzo bicchiere di vino a pranzo e/o a cena (fa così bene, dicono).
Ora ci manca solo tornare a correre ma con questo freddino.
Ieri abbiamo preparato l’alberino di Natale. Io avevo poca voglia però devo dire è venuto bellino.
Dopodomani saliamo a Torino, nel pomeriggio avrò la visita medica dall’endocrinologo e spero di fare in tempo per vedere la lauretta specialistica di MinchiettaUno che proprio quel giorno discute la sua tesi.
In bocca al lupo MinchiettaUno.
Ho seminato le gemmine di drosere pigmee.
Rimango in attesa di una nascita.

04 dicembre 2008

Colpa del tassista

Sabato sera siamo andati in un pub triste triste. Ma era sabato o venerdì? Non ricordo. Il pub a dirla tutta è molto bello, è grande, tutto di legno. Il classico pub dove si va tra amici a chiacchierare. E’ totalmente vuoto, quindi c’è vasta scelta di tavoli. E’ una cosa non da poco.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva:assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia. Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.

27 novembre 2008

Ultimamente il sonno e la fame mi avvolgono. A breve salirò a Torino per delle visite così finalmente il mio endocrinologo potrà dirmi se i miei ormoni stanno impazzendo e questo fa impazzire anche me o se semplicemente sto impazzendo e ho fatto impazzire i miei ormoni.
In compenso il mio lavoro sta diventando un'unica gigantesca pratica. Gli ho anche dato un nome, si chiama Ugo.
Il mondo mi sorprende sempre più: ho trovato della muffa sulla punta di un evidenziatore. Quella roba non ha limiti, prima cerca di prendersi la mia marmellata, e poi anche il pennarello al lavoro.
Sabato sera abbiamo pizzato tra carnivorofili di Torino. E' stato molto carino rivedersi, abbiamo conosciuto due personaggi incredibili che ci hanno promesso un giro turistico a Torino e a Roma: sono appassionati di storia e sentir parlar loro sembra di guardare il figlio di Piero Angela in tv.
A questa cena mi hanno regalato una piccolissima e bellissima Drosera burmannii ed io, ripresa alla grande dal trip delle piante, mi sono portata giù torba, perlite e sabbia silicea. Una ragazza mi ha promesso di spedirmi gemme di Drosere pigmee e voglio che trovino una confortevole casa per poter nascere.
E poi vorrei fare un ordine all'estero di piantine, magari un ordine cumulativo tra appassionati. Ho bisogno di una Sarracenia leucophylla e di una flava. Poi si vedrà.

17 novembre 2008

BruciaGrassi e MangiaBanane

Ci sono innumerevoli novità in questo mondo. Venerdì sera la prima serata mondana tra colleghi e non (ho scoperto che i nostri due validissimi informatici erano compagni di università di Roccio, tant'è che mi hanno detto "Dovevi dircelo che stavi con Roccio, così capivamo chi era!") e siamo andati a sentire un mio collega suonare in un pub ad Empoli. Devo dire che sono stati proprio bravi.

Venerdì, incuriosita dal corso sulla comunicazione fatto in azienda, ho comprato un libro sulla PNL. Se cercate su web non vi sarà difficile trovare qualcosa.
Nella mia vita ho sempre accusato gli altri di non capirmi ma forse sono io a non capire o a non spiegarmi bene, così voglio darmi un'opportunità per cambiare e cercare di capire gli altri mondi che mi circondano. Sto diventando davvero una piattola, intollerante di qualsiasi cosa e/o persona e spesso mi chiedo cosa mi renda così acida.

Altre news, lo sapevo, ma ho trovato conferme, sulle difficoltà intrinseche della vita semimatrimoniale. Odio quelle coppie (ecco l'intolleranza) che quando gli chiedi "Come va?" Rispondono "Benisssssimoooo". Non è vero!
Ci sono sempre delle piccole/grandi difficoltà e il fatto di riuscire ad affrontarle rende sicuramente la coppia più stabile di quanto non si creda.
Esempio: ieri sono entrata in vivissima paranoia perché in 24 ore Roccio avrà spiccicato sì e no 10 parole. Io cado in depressione quando non capisco cosa succede e Roccio non è la persona più comunicativa del mondo.
Alché mi chiudo e l'insicurezza e il senso di colpa prendono il sopravvento su qualsiasi cosa. Entrare in un vortice negativo è facile perché dal suo silenzio scaturisce il mio silenzio che genera altro silenzio e musi lunghi ecc ecc.

In genere però a questo punto scatta qualcosa nella mia testa che razionalizza il contesto e rende tutto un po' più chiaro. Spesso una frase un po' più forte, un po' provocatoria suscita una risposta. Magari non quella che ci aspettavamo ma comunque una risposta.
E allora da un silenzio può nascere una discussione, un chiarimento e si può andare avanti più solidi di prima.

E questi non sono problemi.

Entrare nel bagno e sentire che dall'altra parte, il bagno maschile, provengono suoni sospetti (sfregamenti e sospiri.. spero proprio che si tratti di una persona a cui piaccia molto lucidarsi le scarpe)... questi sono problemi.

Una novità per chi è a dieta: la dieta delle banane. Esperti orientali confermano che mangiare due banane al mattino sorseggiando acqua tiepida (vomito al solo pensiero) possa far perdere un sacco di chili.
Certo.
E' passata la moda della dieta dell'ananas, del cocco, ora è arrivata quella delle banane e mi aspetto che qualcuno si decida a far uscire la dieta dei cachi che tanto mi piacciono.
Io, in preda a una crisi maniacale di attività fisica, ho comprato due dvd: uno con esercizi bruciagrassi e uno di pilates. Entrambi mi spezzano gambe e schiena ma "se bella vuoi apparire un poco devi soffrire" maledetto chi ha inventanto questa frase. Mi chirurgizzo tutta così soffro tanto ma una volta e basta.
Oltre ai dvd abbiamo comprato una corda per saltare e domenica sono andata a pattinare col risultato che oggi ho le gambe a pezzi.

Stasera ho sentito Aga, carnivorofilo di aspirazione e postino di professione, il quale mi ha detto che un personaggio in italia sta micropropagando le piante carnivore. Che dire: bravi! Or ora che mi serve un bel cephalotus so dove poterlo comprare.

Quando l'ho messo in vivavoce perché parlasse con Roccio ha urlato "Quanto sei figo!" e ovviamente il complimento non era rivolto a me.

Sabato ci sarà una pizza carnivora a Torino, così ci si può rivedere e fare 4 chiacchiere. Mi farà piacere e chissà se si riuscisse a riprendere i contatti e il giro. Volevo scrivere mille cose, ma ci provo domani. Prometto di impegnarmi un po' di più col blog. E' che il lavoro e gli interessi impegnano il 99,9% del tempo. Ma mi impegnerò a scrivere sul water closed mentre rifletto sul mondo. Così unisco l'utile al dilettevole.

Test sull'attenzione selettiva

10 novembre 2008

Canzone del giorno

I believe in You Twisted Sister

07 novembre 2008

Solo una cosina veloce. Ma quanto è bellino il gioco Spore? Nasci come cellula e ti devi evolvere, mangiando senza farti mangiare e accoppiandoti con l’altro sesso per poter acquisire nuove parti del corpo (una specie di evoluzione accelerata). Ben presto si lascia la terraferma e lì ci dai duro. Ci sono altre specie che popolano il pianeta e devi decidere se essergli amica oppure ostile.
Ci passerei la notte a giocare.
Altra cosina veloce. Mia mamma mi ha avvisata di aver portato Poldo alla clinica degli animali perché aveva problemi di deambulazione. Visti i suoi precedenti problemi alla schiena sono piuttosto preoccupata anche se il veterinario dice che va tutto bene. Devo vederlo per sapere come sta.
Meno male stasera si parte.

05 novembre 2008

Vince Obama, segno che qualcosa sta cambiando. E dato che si parla dell'america, si parla del mondo intero. Dai Obama sollevaci dallo schifo che ci circonda!

In questi giorni sto andando a mangiare con le mie colleghe e sono simpatiche. L'altro giorno si parlava delle cotte avute ai tempi delle superiori e, devo dirlo, non ho avuto ai tempi delle cotte come le hanno avute loro. Ma del tipo che seguivano i loro beniamini o li aspettavano all'uscita da scuola solo per sospirare al loro passaggio. Io cazzeggiavo alle superiori, e i miei fidanzatini, ai tempi, erano fuori dalle mura scolastiche.

Poi abbiamo cominciato a chiacchierare delle prime volte. Non quelle, intendetemi, ma i primi baci. Ho scoperto di essere stata abbastanza precoce in quanto le altre ragazze hanno dato il loro primo bacio alla francese dopo i 16 anni.
Il ragazzo a cui ho dato il primo bacio me lo ricordo. Aveva due sopracciglia enormi. Era un ragazzotto tutto sommato carino e io mi chiedevo come facessi a piacergli. Ero la sua compagna di banco: un giorno mi disse che una ragazza della classe gli piaceva particolarmente. Feci tutti i nomi, tranne il mio. Disse di no a ciascun nome.
Non capivo.
Questo mi capitò parecchie volte nell'arco della mia gioventù: non recepivo i segni di un chiaro interesse nei miei confronti. Questo perché un po' tutti, e alla fine ci ho creduto anch'io, mi consideravano una specie di scarafaggio con le gambe. Un ragazzotto con cui sono stata mi confessò che nella sua compagnia mi chiamavano lo "scarrafone". Un altro mi disse che con un naso più piccolo potevo quasi sembrare normale.

Certe cose ti segnano, come dice il comico.

Quindi spesso non capivo. Alla fine questo ragazzo me lo disse, ma era un pirla.
Era davvero un pirla. Uso il termine milanese perché nessun altro termine lo descrive meglio.
Lui era quello che diceva di avere già limonato, quindi tutti gli altri ragazzi lo guardavano con ammirazione e le ragazze si chiedevano cosa mai significasse limonare.
Si andava da lui a chiedere le cose più sporche per noi ai tempi così piccini: gli chiedevamo cosa fosse una sega, cosa fosse la sborra (ai tempi non si andava tanto per il sottile col linguaggio) e lui si armava di pazienza e ci spiegava.
Quindi a ripensarci oggi, era davvero un pirla.
Però io ero la più bruttina della classe e lui in fondo non era tanto male, aveva anche un mezzo accenno di pelo in viso che lo faceva sembrare quasi uomo. Un giorno mi invitò da lui per studiare e non studiammo.
Mi diede il mio primo bacio e io schifata scappai di corsa giù per le scale.
Il giorno successivo si era già sparsa voce nella classe e le ragazze ripetenti mi guardavano con una certa ammirazione.
In seguito questo ragazzotto si mise con ciascuna delle ragazze della classe, tranne una.

A quel che mi ricordo venne fuori una sorta di beautiful in cui lui era ridge e a turno stava una settimana con tutte. Io non ci cascai due volte, grazie a Dio. Anche perché venne l'epoca del secondo pirla. Ma lui poverino mi sembrava più una vittima del mondo.

Questo ragazzo era della classe accanto e, a differenza del pirla numero uno, sembrava che io gli piacessi davvero.
La classe accanto era composta da delinquentelli e lui sembrava davvero l'unico bravo ragazzo. Mi portava nel parco e facevamo lunghe passeggiate. L'unica cosa, mi diceva, la domenica non ci sono mai. La domenica è sacra. La domenica non posso.
Non che dicessi nulla. Anzi, un po' di respiro mi ci voleva proprio.
Questo ragazzo mi aspettava all'uscita da scuola, veniva a prendermi per uscire il pomeriggio, mi veniva a prendere a catechismo, e quando facevo il tempo prolungato a scuola era lì che mi aspettava.
Finchè un giorno se ne uscì con la confessione.
Mi disse "Sai devo dirti una cosa piuttosto importante, una cosa che potrebbe cambiare le cose, una cosa che faccio fatica a dirti".
La scena era davvero seria e pareva davvero una soap opera però fatta da ragazzini. Eravamo al parco e faceva fresco e lui cercava di dirmi questa cosa tanto importante dopo aver criticato il mio abbigliamento "sciallo" (che cosa c'era di male nei miei anfibi e nei miei pantaloni rosa confetto? e nella mia camicia a quadri da boscaiolo?). Il vento soffiava ma faceva caldo. E io cominciavo a preoccuparmi perché la sua aria era davvero grave. Credevo fosse malato.
Dopo un po' cominciò a blaterare su che cose fosse per lui la donna, e una volta terminata questa lezione filosofica disse "Vedi, io sono un testimone di Geova".

Avrei voluto ucciderlo, mi aveva fatto prendere un colpo. Da lì le cose cambiarono un pochetto. Prima di tutto perché il loro punto di incontro era sotto casa mia e me lo trovavo sotto casa in giacca e cravatta la domenica (giorno fino ad allora tabù) che mi salutava quando ero sul balcone e io avrei voluto buttarmi di sotto.

E poi perché bene o male ti ci trovi dentro questa cosa. I testimoni di Geova sono una comunità vastissima e in un certo senso tengono sott'occhio quello che fanno i loro seguaci.
Così un giorno trovai una ragazza della scuola (che tutti chiamavano Natascia la bagascia, povera stella) che mi prese da parte e mi disse all'orecchio: "Dì ad A. che gli anziani sanno tutto, digli di fare attenzione". La cosa da un lato mi garbava, mi sembrava di essere in un film di spionaggio.
Ma poi lui era troppo appiccicoso e io lo mollai.

Ho scritto questo anche per arrivare a questo collegamento. Sono una persona essenzialmente curiosa, e dopo aver cercato (e non trovato) risposte nel cattolicesimo, per un breve periodo mi sono dedicata a buddha, un periodo durato più o meno cinque minuti di un namnio orenghe chiò detto una sera di fretta perché avevo sonno, sono andata anche a un incontro dei testimoni di Geova.

La loro comunità, ripeto, è davvero grande. Io ci andai vestita come al mio solito, ovvero male. Occhi bordati di nero e rossetto. Ma loro mi accolsero con grandi feste.
Mi strinsero la mano e ma che begli occhi, ma che bella ragazza, che sguardo dolce e così via.
Ai tempi avevo circa 18 anni, ero sempre stata curiosa di sapere cosa si celasse in quel luogo dove queste persone si incontravano. C'era un pappagallo di fronte casa mia che quando li sentiva parlare cominciava a dirgli parolacce. E ogni tot usciva una sposa da quel portone.

La messa è molto simile a quella cattolica, se non fosse per il fatto che lì tutti portano una copia della bibbia con sè. Io non l'avevo e un signore accanto a me la mise in mezzo affinché potessimo seguire le letture direttamente lì e insieme. La cerimonia della comunione è diversa. Viene fatto passare prima un piattino con l'ostia, si passa di mano in mano ma nessuno tocca nulla. Poi lo stesso con una brocchetta di vino rosso.
E poi saluti abbracci, e di nuovo ma che bella giacchina ma che begli occhioni verdi, ecc ecc.

Il signore seduto accanto a me mi regalò un libro, qualcosa come la supedizione de "La torre di guardia". Cercai di leggerlo un po' ma poi mi bloccai quando vidi in una pagina l'immagine di una ragazza seduta sul bordo del letto che piangeva. E il testo spiegava che toccarsi era un peccato grave, e che bisognava chiedere aiuto a Dio e perdono per quanto fatto.

Ho chiuso il libro (che da qualche parte a casa di mia mamma ho ancora) e ho deciso a cosa credere. Infatti sono atea.

03 novembre 2008

E' tanto che non scrivo, mannaggia. Aggiungerei.
Tante news: ho scoperto di essere una persona assolutamente valida. Nel bene o nel male. Traduzione: mi hanno tolto l'invalidità per cui il diritto di essere iscritta alle liste speciali nei centri per l'impiego. Avrò ancora un lavoro finiti i miei 9 mesi di contratto? Mha.
Del resto, come si dice quando non sei più invalida? Che sei ininvalida? O valida? O disinvalida?

In questo novembre stranamente caldo mi sto ancora mettendo la gonna. Gli anni passati mi era praticamente impossibile tenerla da fine settembre ad aprile inoltrato.

Halloween è passato senza maschera. E' il primo anno che non mi trucco, ma pioveva a dirotto e non c'era verso di andare da nessuna parte. Allora siamo andati a casa di amici a gustarci un ottimo tiramisù e poi giro veloce alla flog.
Non posso crederci che ci tocca già andare al lavoro, oggi. Che è davvero lunedì.
Odio i lunedì, la gente ha aspettato tutto il weekend ed è arrabbiatissima. Parlo dei clienti, ovvio.
Loro sono quasi sempre arrabbiati.
Stamani invece ho sonno incredibile. Mi insulteranno al telefono e io starò zitta solo perché starò dormendo.

Ieri sera siamo andati a mangiare allo hegermaister, dudelmaster, brickenbauer, nonmiricordocomesichiama, pub-ristorante tedesco dove vai avanti a crauti e salsicce finché scoppi e non ce la fai più. Poi passeggiata in centro: ho comprato un altro libro che si aggiunge alla lista dei 500 che devo ancora leggere. Non male.

28 ottobre 2008

Comincio ad avere essenzialmente freddo. Br.

22 ottobre 2008

Quando un amico se ne va

Avrei voluto cominciare questo post con questa frase: "Domenica abbiamo visitato Civita di Bagnoregio. La prima cosa che sorprende è che già le indicazioni la descrivono come la città che muore. Nessuna definizione potrebbe essere migliore. Sistemata su un picco di tufo che piano piano sta cedendo e con i suoi 8 abitanti è davvero un paese che lentamente sparisce".

Lunedì mattina mi chiama mia mamma, alle 4.30 Fiocco, il nostro cane, è morto.
Pare che domenica sera abbia avuto una crisi, come quella che ha avuto quando l'abbiamo portato a operarsi. E' svenuto e mia mamma ha chiamato mio cognato per farsi accompagnare all'ospedale degli animali. Lì lo hanno tenuto in osservazione però alle 4.30 in seguito a un attacco di cuore, ha ceduto. Lunedì mattina ho preso il primo treno che ho potutoe sono salita a Torino. Mia mamma era distrutta. Lei si affeziona agli animali come nessuna persona io abbia mai conosciuto. Anche io ero a pezzi. Fiocco lo avevo portato a casa dal canile. Aveva una storia tristissima, due abbandoni alle spalle, e con noi almeno aveva trovato un po' di affetto e coccole. E poi era già vecchietto. Al canile era un privilegiato e le ragazze che lavoravano lì non lo facevano stare in gabbia ma lo tenevano negli uffici. Le persone si avvicinavano, credevano fosse un cucciolo, ma quando veniva loro rivelata l'età andavano via. Non potevo lasciarlo lì.
Così un bel giorno è tornato a casa con me. Mia mamma si è affezionata subito, l'ultimo mese lo ha lasciato dormire nel letto con lei. Lui si acciambellava e le faceva compagnia.
Purtroppo anche gli amici più cari se ne vanno.

17 ottobre 2008

Sono giorni che devo chiamare l’agenzia immobiliare. Poi arrivo a casa e me ne scordo. Sapete come sono fatte le donne no? C’è disordine da mesi ma un giorno si svegliano e decidono di risistemare tutto. Quindi ho levato la spazzatura dal cortiletto esterno e mi sono messa a pulire il bagno. Poi abbiamo cucinato perché avevamo fame.
Posso chiedere una cosa alle donnine? Ma come fa il water a sporcarsi così tanto? Quasi quasi vado a fare pipì in cortile per non sporcarlo. Vabbhe, continuiamo.
Poi mi sono ricordata dell’agenzia immobiliare.
Meno male che a volte se ne occupa il karma. Prima mi chiama proprio l’agenzia immobiliare che dovevo contattare per proporci una casa. Ne approfitto e chiedo anche informazioni sulla casa che ci piace.
Posso anche scordami di chiamarli che andiamo giovedì all’agenzia immobiliare.
Ieri sera sono andata a dormire prestissimo. Dopo una lettura appassionante (la bella zoologia) alle 23 sono crollata. La cosa buffa del mio sonno è che io devo svegliarmi abbastanza presto per non dormire troppo. Mi spiego meglio.
Stamane ho aperto gli occhi alle 6 che ero bella lucida. Ho pensato “quasi quasi mi alzo”. Poi invece ho optato per il coma profondo e mi sono risvegliata alle 7.12 che nemmeno sembrava avessi dormito.
Insomma, se dormo il giusto sono in forma, se dormo troppo sono rincoglionita.

16 ottobre 2008

Al lavoro hanno cominciato a istruirmi per la bollettazione. Io, che so contare forse fino a 2 e con gravi difficoltà. Io che se lavorassi in cassa avrei enormi problemi a dare il resto (nonostante le nuove casse forniscano in automatico la cifra relativa al resto). Io che.
Io al reparto bollettazione sono un pericolo per la società. Senza contare le pratiche arretrate che questo comporterebbe. In ogni caso, non è che dici di no. E’ la soggettiva del lavoratore dipendente. Fai quello che ti dicono di fare, il che è un bene da un certo punto di vista. Ti impedisce di pensare e ti lascia il cervello libero per pensare a quello che davvero vuoi fare.
Anzi, visto il grosso montepremi del superenalotto i miei colleghi stanno organizzando una colletta per mettere a punto un sistema. Anche dovessimo dividerci gli utili tra tutti, potremmo stare tutti tranquillamente comodi. Se vincessi quella cifra probabilmente aprirei un negozio, e ci compreremmo una casa. E poi ci si pensa.
In ogni caso: ho un sonno bestia, ho una voglia di lavorare che mi sparerei in bocca all’istante, e purtroppo Berlusconi è sempre lì.

Canzone del giorno: Angel Aerosmith

15 ottobre 2008

Lo so, lo so, lo so. E’ un po’ che non scrivo. Ma posso giustificarmi. Casa, lavoro, imprese galattiche, montaggio di librerie, suoni e colori, passeggiate e tutto il resto spesso lasciano da parte un po’ il blog. Cose capitate: appunto il montaggio di una librerie di 5 ripiani già totalmente occupati dai libri (e molti sono ancora su a Torino!). Improvvise voglie cibarie, quindi spesa emergente e cucina impegnata.
E ancora un mucchio di roba. Il lavoro sta diventando, per alcuni versi, devastante. Sempre più gente è arrabbiata, sempre più gente si lamenta e io commetto parecchi errori. Che si ripercuotono in tutto questo.
Nonostante lo stress (volendo piccolo) di queste cose, ogni tanto capita qualcosa di incredibile che mi fa sorridere. Ad esempio un amministratore che mi dice di non “attaccarmi sugli specchi” invece della consueta arrampicata. Mi sono sentita molto geco.
Dopo aver provato a fare mille diete e mille cose per evitare di veder espandersi sempre più il mio gracile corpicino mi sono decisa a non pensarci troppo e a cambiare semplicemente le mie abitudini alimentari. E di filtrare tutti quelli che mi dicono che non sono ingrassata (sì sarò sempre magrina ma una taglia l’ho presa tutta. Non mi va più nulla!).
Poi volevo parlare di questa cosa di facebook. Mi ero iscritta l’anno scorso (o me ne avevano parlato l’anno scorso) dietro consiglio di una ex collega che sarebbe partita a breve per la svizzera. Così rimanere in contatto sarebbe stato più facile. Poi si è espanso come un blob e ogni tanto trovo un personaggio che ho conosciuto anni fa. Anche parecchi anni fa. Prendi il compagno di classe delle elementari da cui andavo a giocare a Sonic da piccina. Lui aveva il Sega e io il Commodore 64. E andavamo l’uno a casa dell’altra per giocare. Prendi il mio compagno delle medie, di lui mi ricordo che una volta era stato spintonato da un altro nostro compagno ed era caduto, battendo la testa sullo spigolo di un banco. Lui venne portato via dalla classe in carrozzina perché “non si sa mai”. Ma non ricordo cosa successe all’altro compagno.
Prendi gli amici della parrocchia, mammamia, persino compagni del catechismo.
Prendi i compagni di scuola superiore, iscritti tutto il gruppo avente nome dell’istituto che si frequentava. Da quella lista ho ricontattato una ragazza con cui ero andata a fare il pubblico in una puntata della trasmissione “Candid Angel’s”, un programma di Candid Camera condotto da Samanta De Grenet, Alessia Merz e Filippa Lagerbak (si scrive così? Boh?). Ora vive a New York e chissà che combina.
Io, ex-patita delle chat che ora non frequento più, rimango affascinata da questo potenziale di comunicazione. Non tanto per cazzeggiare, ma la cosa che davvero mi interessa e scoprire come si sono evolute le vite di persone che non vedo più da quasi (e in alcuni casi da molto più di) 10 anni. Ragazzi c’è gente che si è sposata, ha messo su famiglia, gente che si deve laureare, gente che è all’estero e chissà che fa. Poi la mia finestra si chiude in fretta, una volta spenta questa curiosità. In effetti non seguo facebook, è complicato e ci vuole tempo.
Lo apro al mattino per 10 minuti mentre faccio colazione e poi forse ogni tanto alla sera, ma nulla più. Tralaltro la mia pochissima memoria mi impedisce di ricordarmi di tutto, e di alcune persone ricordo davvero poco.
Solo dico ai facebookiani, lasciamo che questa roba rimanga virtuale, please. No agli incontri di facebook, no alle riunioni di gruppo, regionali. No.
Non è nato come uno strumento di rimorchio, penso e spero, ma come una piccola finestra di aggiornamento. Tu ora sei qui in questo luogo e ogni tanto vuoi vedere in che luogo e a che punto sono tutti gli altri. Punto.
Ora vado a leggere che la pausa finisce subito. E stasera spesa! E cena da amici.

08 ottobre 2008

Metti una sera a teatro

Ragazzi ma quante cosine belline ci sono qui a Firenze?
Ieri sera siamo andati a teatro a vedere "8 donne per un mistero", un musical. E non scrivo altro che è tardissimo, come ogni mattina!

06 ottobre 2008

TipTap degli alluci

Siete mai andati all'INPS di Firenze, sezione invalidi civili? Peggio che andar di notte. Da fuori sembra tutto disabitato e abbandonato. Piante che crescono ovunque, erbacce che invadono anche zone vicine al cancello d'entrata. Ad entrare, dopo aver scovato l'entrata giusta tra le tre disponibili, è anche peggio. Silenzio assoluto, solo rumore dei neon, qualcuno rotto che lampeggia. Entro in sala d'attesa, è minuscola e tutta bianca, anche le panchine metalliche sono bianche. Ci sono 4 persone, ma si tratta di componenti della stessa famiglia. Il ragazzo ha gli auricolari nelle orecchie e si è isolato dal mondo. La ragazza controlla il cellulare. I due genitori parlottano a bassissima voce per non farsi sentire. Mi avvicino allo sportello, e una signora inquietante mi chiede i documenti. Sparisce con la mia carta d'identità e torna cinque minuti dopo. Mi siedo e in quel silenzio fatto di pareti, pavimenti e sedili bianchi mi viene voglia di dormire. Per un attimo mi accascio e chiudo gli occhi, ma poi riprendo il controllo e leggo un giornale di giovedì, che qualcuno ha abbandonato accanto a me. Leggo o faccio finta, ho sonno, aspettare così è devastante, ho l'idea del lavoro che mi aspetta e le pratiche rimaste arretrate (mi sembra che non finiscano mai). Rimango un po' assopita e la figlia dei due, spariti per la visita, mi chiama "Mi scusi, forse vogliono lei". Mi alzo e non ringrazio, un piccolo lapsus dovuto al fatto che stavo ancora dormendo. La signora inquietante non parla, apre le porte e io la seguo. Seguo il suo passo claudicante per i corridoi, bianchi e vuoti, freddi, il solo rumore dei neon (alcuni rotti) ad accompagnarci. Alcune porte lungo il corridoio sono accostate e guardando mi accorgo che sono totalmente vuote. Abbandonate. Qualcuno ci sarà nei paraggi - penso - non possono aver lasciato le borse abbandonate, strumentazioni e quant'altro così a libero appannaggio. La signora dice "Aspetti qui" indicando un paio di sedie. Io rimango in piedi e mi fisso a leggere tutti i cartelli "Vietato l'accesso" che tanto fan venire voglia di accedere. Ma poi mi blocco, mi viene per un attimo la paranoia e per la prima volta nella mia vita controllo la mappa del piano e le eventuali uscite di sicurezza. Dove sono gli estintori. Dove gli allarmi. Ogni tanto appare qualcuno salito dalla rampa di scale che chissà dove va. Persone, poche, che non salutano, guardano di fronte a sè stessi ed entrano in una delle sterminate porte che si trovano lungo il corridoio.
Sento vociferare dentro la stanza, anzi, urlano proprio. Raccontano della coppia appena visitata, sento qualcosa, qualche frase, poi torno a studiare la mappa. Ecco, scoppiasse un incendio dovrei andare a sinistra e seguire il corridoio fino a metà. Poi alla mia destra dovrebbe esserci l'uscita.
Esce una donnina e chiama il mio cognome.
Entro, mi siedo. La commissione per la visita di controllo è come un esame all'università. Solo che invece di decidere dell'esito del corso appena fatto, decidono un po' della tua vita. Ma questo forse l'ho già scritto. La differenza tra questa visita e l'altra è notevole.
L'altra visita è stata massacrante. Era come se non fossi seduta di fronte a quel tavolino, ma ci fossi sdraiata sopra e i medici con un bisturi affilato facessero del mio corpo uno spezzatino dichiarandolo assolutamente insapore e poco valido. E poi buttassero via tutto quanto nel cestino continuando ancora a commentare.
Qui sembrava un allegro quiz, ma che lavoro fai, ma da quando hai l'invalidità, ma sei sempre stata assunta con liste speciali, ma dicci le tue passioni.
Ecco, mi ricordava molto il primo colloquio fatto al centro per l'impiego.
Solo che avevano tutti il camice, e il medico di sinistra avrebbe voluto essere da tutt'altra parte. Sorridono e annuiscono alle mie risposte.
Facile.
Il medico di sinistra non ha assolutamente chiesto di fare quel lavoro, lui voleva fare il "vero" medico e stare lì lo turba non poco. Mi odia probabilmente, fa finta di leggere gli incartamenti ma sogna di essere il protagonista di E.R.
La signora alla sua sinistra, lei questo lavoro lo fa per vocazione. Sorride appena la guardo, come fossi una bambina di due mesi. Cerca di darmi feedback positivo ma non riesce molto bene nell'intento.
La signora al centro è l'assistente sociale. Non ha il camice, è ben vestita, tiene le gambe accavallate e siede molto compostamente. Ha la testa un po' inclinata, o ascolta davvero o conosce molto bene il linguaggio del corpo. Annuisce ad ogni mia parola e scandisce agli altri quello che dico quando gli altri non capiscono.
Poi c'è la relatrice, fa domande e prende nota di tutto. Ma spesso mi chiede di ripetere. Anche lei vuole finire la giornata e mi manda quansi subito via salvo poi richiamarmi perché non avevamo ancora finito.
Il medico di E.R. deve ancora visitarmi. Mi palpa il ventre, mi tasta i linfonodi del collo, la tiroide, mi pesa e mi misura. Mi congedano in fretta e mi viene da dire "Tutto qui?". Ma dico soltanto "Qual è lo scopo di questa visita? Quando e come saprò qualcosa?". Mi arriverà comunicazione a casa, dice la relatrice, e l'assistente sociale o presunta tale annuisce e fa ballare le ballerine dorate sotto il tavolo.
Corro a casa. Non ho più pensieri.
Come mi fossero stati catturati un attimo da tutto quel bianco. Forse dovrei tornare a riprenderli. O forse no.
Ripenso alle domande stupide che ho dato:
"Ha degli hobbies?"
"Sì, coltivo piante carnivore"
Però stavolta non ho riso, sono stata seria.
E con l'aria grave di chi aspetta un esito sono tornata alla mia vita felice.
Non calpesto i piedi agli altri, e mi chiedo perché sui miei ci debbano ballare il tiptap.

02 ottobre 2008

Metti una sera un Appletini

Sono totalmente disorganizzata. Ma così tanto che mi piacerebbe almeno cercare di organizzarmi un po'. E per organizzarmi perdo più tempo nello stabilire l'ordine delle cose da fare per perdere il minor tempo possibile che a farle in maniera disordinata. Lo dico sempre, io, che nel caos si sguazza bene.

Detto questo: è stata una settimana impegnativa al lavoro. Questo weekend voglio rilassarmi abbestia. Come si suol dire.

Grazie a Facebook ho ribeccato un sacco di vecchi amici e conoscenti. Ma roba delle medie. Cazzo, si sono tutti informatizzati. Però non ci sto troppo dietro, mi fa fatica. E' pieno di subdolo spam e magari con una mail diretta mi piacerebbe di più. Però non stiamo a fare sottilezze (e sottilette). Domani è venerdì. C'è da dire altro?

Stasera ad una apericena ho trovato finalmente l'apple Martini, peccato che di martini non c'è nulla e di apple solo un goccio. Loro lo riproponevano con succo di mela, vodka e cointreau. Ricordo che l'Appletini o Apple Martini è il cocktail preferito da J.D. di Scrubs.
Se lo beve lui non può esserci vodka.