È strano come ci si abitui al proprio corpo e al suo nuovo stato. La mia cicatrice sul seno è ancora un po’ rossa e un po’ blu eppure mi ci sono abituata. Come se quella linea marcata avesse sempre fatto parte di me, come un segno che è venuto fuori ma che era lì latente, in attesa di qualcosa, un evento, un segnale.
Non mi sconvolge più di tanto, le cicatrici fanno parte di quello che sei e, a parte lo sbrago sulla schiena per il neo tolto, fatto da una macellaia, non penso che vorrò levarmele chirurgicamente.
Sto leggendo tre libri contemporaneamente confondendomi le idee. “Il metodo antierrore” che si mescola a “Imparare l’ottimismo” con qualche sprazzo di “Ogni cosa è illuminata”. Comincia a fare caldo e i ragnetti rossi diventano un tappeto colorato sul tavolo in giardino, le drosere brillano sotto il sole di maggio creando piccoli arcobaleni colorati. Le prede si aggirano furtive tra i dolci sapori della mattanza vegetale, nella speranza di assaggiare e di non essere assaggiate. Formiche lavorano instancabili, mungendo afidi nascosti chissà dove per nutrirsi della loro melata.
Il fascino di questa collaborazione non finisce mai di stupirmi. Le formiche allevano letteralmente gli afidi, proteggendoli dai predatori e spostandoli da uno stelo all’altro. Gli afidi così si nutrono della linfa delle piante e secernono melata, una sostanza zuccherina di cui le formiche sono ghiotte. Nonostante qualche lieve invasione in casa di formiche, non riuscirei a ucciderle a meno di non venire totalmente sovrastata.
Se il bradipo è l’animale che più mi somiglia, la formica è il mio alter ego laborioso e collaborativo. Mentre io rimango appesa sull’albero a guardare la muffa che mi cresce sul pelo, le formiche accumulano cibo per l’inverno che le attende, smembrano corpi di altri insetti e trasportano pesi indicibili per la loro stazza.
Io, intanto, non mi muovo.
Vorrei vivere in un bosco lontano dal mondo, sdraiarmi sui prati e ascoltare il vento.
Ecco, l’effetto collaterale più noioso delle pastiglie che prendo è l’eccessiva emotività data dai moti ormonali. Mi commuovo per ogni cosa. Guardando i papaveri, le pecore che pascolano, ascoltando canzoni (ma non solo le canzoni commoventi, anche, tipo “Dynamite” degli Scorpions”). Più noioso delle caldane.
Sniff.
13 maggio 2009
12 maggio 2009
Il mio post in mezz'ora
Ho promesso che avrei ripreso a scrivere e quindi lo prendo a mo' di compitino da fare a casa. Scrivo questa mezz'ora prima di schiaffarmi sotto la doccia.
Le piante di fragola che abbiamo comprato crescono ma l'unica fragolina già matura ha un buco, forse un ospite. Per non parlare dei ragnetti rossi che hanno praticamente messo le tende e corrono un po' ovunque. Le piante quindi sono un po' k.o. dato che questi minuscoli ospiti sono parassiti e si nutrono di che non so, ma fanno ammalare le piantine.
Comincia a fare caldo e le piante carnivore ciucciano più acqua di quanta riusciamo a cambiarne. Per fare un esempio, 5 litri mi bastano a malapena per rabboccare i sottovasi ma se torno dopo mezz'ora sono già all'asciutto.
Al lavoro tutto ok, non ho imparato molto di più ma se non altro ho imparato a convincere gli altri di cose di cui non sono così convinta. In compenso mi trovo molto bene con le colleghe. Visto che mi conosco abbastanza bene, salvo qualche sorpresina che mi riserberò per la vecchiaia, posso dirlo sinceramente: è stato difficilissimo socializzare. Io sono un po' chiusa, molto riservata, la classica da "pochi amici ma buoni", non elargisco abbracci, nè confidenze con facilità. Per me è sinonimo di un passo verso la modifica di un atteggiamento un po' negativo, anche se sono sempre convinta che l'amicizia sia sacra e che ci voglia comunque un po' di tempo. Detto questo, la mia mezz'ora è terminata e scappo a farmi un bel doccione.
Ciriciao belli!
Le piante di fragola che abbiamo comprato crescono ma l'unica fragolina già matura ha un buco, forse un ospite. Per non parlare dei ragnetti rossi che hanno praticamente messo le tende e corrono un po' ovunque. Le piante quindi sono un po' k.o. dato che questi minuscoli ospiti sono parassiti e si nutrono di che non so, ma fanno ammalare le piantine.
Comincia a fare caldo e le piante carnivore ciucciano più acqua di quanta riusciamo a cambiarne. Per fare un esempio, 5 litri mi bastano a malapena per rabboccare i sottovasi ma se torno dopo mezz'ora sono già all'asciutto.
Al lavoro tutto ok, non ho imparato molto di più ma se non altro ho imparato a convincere gli altri di cose di cui non sono così convinta. In compenso mi trovo molto bene con le colleghe. Visto che mi conosco abbastanza bene, salvo qualche sorpresina che mi riserberò per la vecchiaia, posso dirlo sinceramente: è stato difficilissimo socializzare. Io sono un po' chiusa, molto riservata, la classica da "pochi amici ma buoni", non elargisco abbracci, nè confidenze con facilità. Per me è sinonimo di un passo verso la modifica di un atteggiamento un po' negativo, anche se sono sempre convinta che l'amicizia sia sacra e che ci voglia comunque un po' di tempo. Detto questo, la mia mezz'ora è terminata e scappo a farmi un bel doccione.
Ciriciao belli!
08 maggio 2009
Disordinatamente modificata
Devo fare il formattone annuale del portatile. Mi tocca. Io li incasino sempre i computer, è la mia parte femminile che esce allo scoperto. La scrivania al lavoro rappresenta la mia parte maschile, è disordinata da morire. Fogli su fogli su post-it su penne scariche su penne senza tappi su bottiglie di plastica vuote o mezze piene. Anche la casa mi rappresenta abbastanza. Mi sembra la casa della vecchina nel film “Harold e Maude” (consigliatissimo film per chi non l’ha visto), piena di cose, disordinata da morire e vivibile solo per noi.
Io e il disordine abbiamo un rapporto di amore/odio. E’ la culla della mia pigrizia ed è la condizione in cui mi trovo meglio. Ma c’è una parte di me, l’animale sociale che è in me, che osserva dall’esterno e teme il giudizio degli avventori. Questa condizione dura un paio di giorni, in cui mi spremo per ordinare l’ordinabile, dopodiché rientro nella fase cumulatoria, in cui ogni punto d’appoggio deve essere riempito di oggetti. Il mio spazio visivo non deve avere vuoti.
Poi oggettivamente l’ordine mi piace. Ma non riesco a mantenerlo. Sono una ragazza disordinatamente modificata.
Canzone del giorno: Paint it Black The Rolling Stones
Io e il disordine abbiamo un rapporto di amore/odio. E’ la culla della mia pigrizia ed è la condizione in cui mi trovo meglio. Ma c’è una parte di me, l’animale sociale che è in me, che osserva dall’esterno e teme il giudizio degli avventori. Questa condizione dura un paio di giorni, in cui mi spremo per ordinare l’ordinabile, dopodiché rientro nella fase cumulatoria, in cui ogni punto d’appoggio deve essere riempito di oggetti. Il mio spazio visivo non deve avere vuoti.
Poi oggettivamente l’ordine mi piace. Ma non riesco a mantenerlo. Sono una ragazza disordinatamente modificata.
Canzone del giorno: Paint it Black The Rolling Stones
07 maggio 2009
Neighborhood from hell
Vivere in un condominio vuol dire accettare un sacco di fastidi nella speranza che gli altri accettino le tue pecche. Io sono piuttosto brava, devo dirlo. Non mi lamento mai di nulla.
Né della tizia di sopra che a partire dalle 7.30 del mattino comincia a stampare con una stampante del dopoguerra probabilmente poggiata a terra che fa un casino della madonna. Né dei suoi tacchi, evviva la femminilità anche in casa. Nemmeno del suo bimbo che corre a piedi nudi battendo sul nostro soffitto tanto che pare una casa infestata dai poltergeist.
Ma quando si lamentano gli altri di te è piuttosto fastidioso.
Le lamentele dei condòmini si concentrano sull’amministratore: sarebbe fin troppo semplice venire a bussare alla porta a dirti qualcosa, e poi vorrebbe dire dichiarare apertamente che sei rompiballe.
L’amministratore è un raccoglitore di lamentele che poi sparge ai rispettivi proprietari.
Ci chiama l’altroieri la proprietaria di casa, dicendo che è arrivato il canone RAI, ci chiede se usiamo la televisione perché in caso contrario avrebbe dato disdetta.
Poi ci dice che ha parlato con l’amministratore, il quale le ha detto che alcuni vicini si sono lamentati perché il nostro giardino (di proprietà privata e delimitato da una siepe) è un po’ in disordine. Sapete che quasi non ci ho dormito? A ripensarci bene è come se qualcuno ti entra in casa e ti dice di mettere in ordine perché il disordine è brutto (ecchisene, fatti gli affari tuoi). Hanno detto che, siccome si trova in un punto di passaggio (e non è vero perché la strada è laterale e costeggia la siepe, quindi ci devi proprio guardare per notare il disordine), è un po’ brutto.
Non vi verrebbe da prenderli a martellate? In ogni caso abbiamo risistemato tutto, non sono certo io la rompiballe che, siccome gli altri si sono lamentati, va dall’amministratore a scassare la pannocchia sugli altri.
Si rischia di iniziare una guerra senza senso. Non sopporto le guerre.
Però se posso esprimere un desiderio, mi piacerebbe che la si piantasse con questi atteggiamenti da bravi scolaretti di prima elementare che vanno a lamentarsi dalla maestra. Oramai siamo adulti. O no?
Stiamo cercando di scegliere una meta per le ferie di agosto. Siamo passati dalla Puglia, a Londra, alla Normandia, alla Scozia, e ora siamo in forse tra Lisbona e Parigi. I problemi sono: trovare un posto non troppo caro, non troppo caldo, con un albergo che non sia troppo scomodo dal centro e con il bagno in camera, dove ci sia qualcosa da vedere in una settimana, che possibilmente non si sia già visto. Oggi Baba, la mia collega, ci ha suggerito Siviglia, Granada e Cordoba ma ci annuncia che è un luogo caldissimo. Scartato senza passare dal via.
Canzone del giorno: Pure Morning Placebo
Né della tizia di sopra che a partire dalle 7.30 del mattino comincia a stampare con una stampante del dopoguerra probabilmente poggiata a terra che fa un casino della madonna. Né dei suoi tacchi, evviva la femminilità anche in casa. Nemmeno del suo bimbo che corre a piedi nudi battendo sul nostro soffitto tanto che pare una casa infestata dai poltergeist.
Ma quando si lamentano gli altri di te è piuttosto fastidioso.
Le lamentele dei condòmini si concentrano sull’amministratore: sarebbe fin troppo semplice venire a bussare alla porta a dirti qualcosa, e poi vorrebbe dire dichiarare apertamente che sei rompiballe.
L’amministratore è un raccoglitore di lamentele che poi sparge ai rispettivi proprietari.
Ci chiama l’altroieri la proprietaria di casa, dicendo che è arrivato il canone RAI, ci chiede se usiamo la televisione perché in caso contrario avrebbe dato disdetta.
Poi ci dice che ha parlato con l’amministratore, il quale le ha detto che alcuni vicini si sono lamentati perché il nostro giardino (di proprietà privata e delimitato da una siepe) è un po’ in disordine. Sapete che quasi non ci ho dormito? A ripensarci bene è come se qualcuno ti entra in casa e ti dice di mettere in ordine perché il disordine è brutto (ecchisene, fatti gli affari tuoi). Hanno detto che, siccome si trova in un punto di passaggio (e non è vero perché la strada è laterale e costeggia la siepe, quindi ci devi proprio guardare per notare il disordine), è un po’ brutto.
Non vi verrebbe da prenderli a martellate? In ogni caso abbiamo risistemato tutto, non sono certo io la rompiballe che, siccome gli altri si sono lamentati, va dall’amministratore a scassare la pannocchia sugli altri.
Si rischia di iniziare una guerra senza senso. Non sopporto le guerre.
Però se posso esprimere un desiderio, mi piacerebbe che la si piantasse con questi atteggiamenti da bravi scolaretti di prima elementare che vanno a lamentarsi dalla maestra. Oramai siamo adulti. O no?
Stiamo cercando di scegliere una meta per le ferie di agosto. Siamo passati dalla Puglia, a Londra, alla Normandia, alla Scozia, e ora siamo in forse tra Lisbona e Parigi. I problemi sono: trovare un posto non troppo caro, non troppo caldo, con un albergo che non sia troppo scomodo dal centro e con il bagno in camera, dove ci sia qualcosa da vedere in una settimana, che possibilmente non si sia già visto. Oggi Baba, la mia collega, ci ha suggerito Siviglia, Granada e Cordoba ma ci annuncia che è un luogo caldissimo. Scartato senza passare dal via.
Canzone del giorno: Pure Morning Placebo
05 maggio 2009
Di unioni e divorzi
di cavalieri e dame
Il 2 maggio siamo stati testimoni di un’unione ufficiale: il matrimonio dei nostri amici principessa nera e primo cavaliere. Non ero mai stata protagonista dell’organizzazione del retroscena di un matrimonio, ovvero dell’addio al nubilato, della scrittura di cartelli messi durante il tragitto che avrebbe dovuto fare la sposa per arrivare in chiesa, alla “sistemazione” di cartelli sull’auto che avrebbe riportato la sposa al ristorante e poi a casa.
La sposa è giunta in chiesa su un furgoncino wolksvagen bianco e rosso, uno spettacolo di vettura.
Io, lo confesso, ho delle idee contrastanti sul matrimonio. Mi piace la festa, mi piace la gioia dell’evento, ma cinicamente spesso riduco tutto alla firma di un contratto dove ci si giura amore eterno. E un contratto d’amore non può esistere.
Diverso è il caso della tutela legale, però a quel punto sceglierei il comune. Sposarmi in chiesa mi sembrerebbe una mancanza di rispetto verso chi crede, dato che io sostanzialmente non credo.
Ma sono le mie idee. Sono sempre felice quando vedo che le persone sono convinte del loro passo e vogliono proprio fare quel passo. Sono felice quando vedo che credono e che sentono dentro questa grande promessa che stanno facendo al loro Dio comunque esso si chiami. Li ho visti piuttosto convinti di questa cosa, hanno fatto un percorso insieme, anche di tipo religioso, e quindi non posso dir loro nulla, ma solo essere sinceramente felice per loro.
Tralaltro erano un bijoux così conciati, e anche noi non eravamo affatto male. Vestiti così carini quasi non ci si riconosceva. Io per la prima volta col tacco a spillo 10 che mi si piantava nella terra ammorbidita dalle piogge dei giorni scorsi e ad ogni passo rimanevano lì piantate.
Nel pomeriggio ci siamo quasi tutti levati le scarpe e abbiamo camminato a piedi nudi sul prato, un po’ di tregua dai trampoli per le donnine e dalle scarpe strette per gli ometti. Roccio era piegato dal mal di schiena (e tutt’oggi mica sta molto meglio) e ad ogni passo sentiva le fitte corrergli giù per la gamba. Stephen è riuscito per errore a staccare la spina della corrente al tizio che suonava, interrompendo per un attimo la musica e dichiarando ad alta voce, con la spina in mano “Non sono stato io!”. Francesca si era data una specie di fondotinta spray sulle gambe perché erano troppo pallide. Io avevo rimediato indossando delle calze color carne ma nemmeno queste potevano fare qualcosa contro il mio pallore. Roccio durante il buffet è sparito tra i tavoli pieni di cibo riempiendosi il piatto di golosità mentre io incespicavo incastrandomi nella terra. Francesca ballando ha preso una storta e la sposa soffriva per le scarpe strette.
E’ stata una bella avventura.
Dopo l'unione di cavaliere e principessa fa strano sentire del divorzio tra il cavaliere e la Veronica. Buffo.
Ecco, lo dovevo dire. Il mio racconto è stato breve perché ho perso un po’ l’ispirazione alla scrittura. Non che non abbia niente da dire: ogni giorno penso “cacchio questa cosa la devo scrivere sul blog”. Poi bum, arrivo a casa, sistemo due cose, mi faccio una doccia, si cucina, si stende, si lavano i piatti si cazzeggia e la giornata è più che terminata.
Ora mi ci devo proprio impegnare, ci sono un sacco di cose da dire, magari cazzate. Però meglio, questo è per me una specie di diario, a volte vado a cercare alcune date importanti sul blog perché altrimenti non le ricorderei.
Ieri, per esempio, ci ha chiamato la proprietaria di casa per dirci, tra le altre cose, che i vicini si lamentano del disordine del giardino. E c'è anche la siepe. Mannaggia a loro quasi non ci ho dormito e stasera dovrò sistemare tutto.
Quindi.
Canzone del giorno: Dynamite Scorpions
La sposa è giunta in chiesa su un furgoncino wolksvagen bianco e rosso, uno spettacolo di vettura.
Io, lo confesso, ho delle idee contrastanti sul matrimonio. Mi piace la festa, mi piace la gioia dell’evento, ma cinicamente spesso riduco tutto alla firma di un contratto dove ci si giura amore eterno. E un contratto d’amore non può esistere.
Diverso è il caso della tutela legale, però a quel punto sceglierei il comune. Sposarmi in chiesa mi sembrerebbe una mancanza di rispetto verso chi crede, dato che io sostanzialmente non credo.
Ma sono le mie idee. Sono sempre felice quando vedo che le persone sono convinte del loro passo e vogliono proprio fare quel passo. Sono felice quando vedo che credono e che sentono dentro questa grande promessa che stanno facendo al loro Dio comunque esso si chiami. Li ho visti piuttosto convinti di questa cosa, hanno fatto un percorso insieme, anche di tipo religioso, e quindi non posso dir loro nulla, ma solo essere sinceramente felice per loro.
Tralaltro erano un bijoux così conciati, e anche noi non eravamo affatto male. Vestiti così carini quasi non ci si riconosceva. Io per la prima volta col tacco a spillo 10 che mi si piantava nella terra ammorbidita dalle piogge dei giorni scorsi e ad ogni passo rimanevano lì piantate.
Nel pomeriggio ci siamo quasi tutti levati le scarpe e abbiamo camminato a piedi nudi sul prato, un po’ di tregua dai trampoli per le donnine e dalle scarpe strette per gli ometti. Roccio era piegato dal mal di schiena (e tutt’oggi mica sta molto meglio) e ad ogni passo sentiva le fitte corrergli giù per la gamba. Stephen è riuscito per errore a staccare la spina della corrente al tizio che suonava, interrompendo per un attimo la musica e dichiarando ad alta voce, con la spina in mano “Non sono stato io!”. Francesca si era data una specie di fondotinta spray sulle gambe perché erano troppo pallide. Io avevo rimediato indossando delle calze color carne ma nemmeno queste potevano fare qualcosa contro il mio pallore. Roccio durante il buffet è sparito tra i tavoli pieni di cibo riempiendosi il piatto di golosità mentre io incespicavo incastrandomi nella terra. Francesca ballando ha preso una storta e la sposa soffriva per le scarpe strette.
E’ stata una bella avventura.
Dopo l'unione di cavaliere e principessa fa strano sentire del divorzio tra il cavaliere e la Veronica. Buffo.
Ecco, lo dovevo dire. Il mio racconto è stato breve perché ho perso un po’ l’ispirazione alla scrittura. Non che non abbia niente da dire: ogni giorno penso “cacchio questa cosa la devo scrivere sul blog”. Poi bum, arrivo a casa, sistemo due cose, mi faccio una doccia, si cucina, si stende, si lavano i piatti si cazzeggia e la giornata è più che terminata.
Ora mi ci devo proprio impegnare, ci sono un sacco di cose da dire, magari cazzate. Però meglio, questo è per me una specie di diario, a volte vado a cercare alcune date importanti sul blog perché altrimenti non le ricorderei.
Ieri, per esempio, ci ha chiamato la proprietaria di casa per dirci, tra le altre cose, che i vicini si lamentano del disordine del giardino. E c'è anche la siepe. Mannaggia a loro quasi non ci ho dormito e stasera dovrò sistemare tutto.
Quindi.
Canzone del giorno: Dynamite Scorpions
28 aprile 2009
Profumo di fiori
Innanzitutto grazie mille a tutti, ho passato un fantastico compleanno. Ho un quarto di secolo e tre anni ormai, e un iphone che Roccio mi ha regalato.
Io, che sono sempre stata così critica sulla Apple e sui suoi prodotti, ora mi sto sorbendo la miriade di gente che su feisbuk mi prende in giro perché sto sposando la causa thinkdifferent. In verità no. E' che l'iphone è proprio una figata.
E' che io con questi aggeggini tecnologici ci vado a nozze.
E non ho mai detto che sono brutti: i prodotti Apple sono bellissimi, ben curati, hanno schermi micidiali. Ma sono costosissimi.
L'iphone è davvero una figata, ma l'ho già scritto.
Ora profumo di fiori, Roccio mi ha regalato una crema corpo all'iris bianco. Sono un bellissimo fiorellino.
Vorrei scrivere un sacco di cose, per esempio ripromettere al mondo che mi iscriverò in palestra (usando la fantastica megaborsa da palestra, il cardiofrequenzimetro e la tuta che mi hanno regalato), cercare di vestirmi ogni tanto un po' meglio prima di ingrassare irrimediabilmente per aver infranto la promessa di cui sopra, lavorare un po' meno e distrarmi di più. Anche scrivere di più, sul blog o su qualsiasi altro accesso virtuale verso il mondo.
Oggi sono un fiorellino, profumo e sono felice. Grazie davvero a tutti.
Canzone del giorno: sigla di "Ransie la strega"
Io, che sono sempre stata così critica sulla Apple e sui suoi prodotti, ora mi sto sorbendo la miriade di gente che su feisbuk mi prende in giro perché sto sposando la causa thinkdifferent. In verità no. E' che l'iphone è proprio una figata.
E' che io con questi aggeggini tecnologici ci vado a nozze.
E non ho mai detto che sono brutti: i prodotti Apple sono bellissimi, ben curati, hanno schermi micidiali. Ma sono costosissimi.
L'iphone è davvero una figata, ma l'ho già scritto.
Ora profumo di fiori, Roccio mi ha regalato una crema corpo all'iris bianco. Sono un bellissimo fiorellino.
Vorrei scrivere un sacco di cose, per esempio ripromettere al mondo che mi iscriverò in palestra (usando la fantastica megaborsa da palestra, il cardiofrequenzimetro e la tuta che mi hanno regalato), cercare di vestirmi ogni tanto un po' meglio prima di ingrassare irrimediabilmente per aver infranto la promessa di cui sopra, lavorare un po' meno e distrarmi di più. Anche scrivere di più, sul blog o su qualsiasi altro accesso virtuale verso il mondo.
Oggi sono un fiorellino, profumo e sono felice. Grazie davvero a tutti.
Canzone del giorno: sigla di "Ransie la strega"
16 aprile 2009
E' un bel po' che non scrivo. Subito dopo il terremoto avrei voluto scrivere qualcosa di sensato ma ero paralizzata da ciò che era successo, dall'indifferenza verso le scosse che duravano da ottobre (e non parlo dell'indifferenza dei cittadini abruzzesi che a dirla tutta erano parecchio preoccupati, ma di chi ha detto a gran voce "non ci sono pericoli" e però ha sgombrato la prefettura poche ore prima del disastro) dai servizi sul dolore dolore e ancora dolore. E i morti, quanti morti, la casa dello studente è venuta giù, si è sbriciolata.
E il nostro premier che afferma che non abbiamo bisogno degli aiuti americani per ricostruire.
E poi sento voci che circolano, ma spero di sbagliarmi, di un papa che dice "recuperiamo le opere d'arte". Recuperiamo le opere d'arte? Quella è proprio l'ultima cosa in questo momento!
Poi Santoro denuncia il ritardo dell'intervento della protezione civile, non per mancanza di persone (anzi, brave persone, volontari da tutta italia che si sono mossi quasi immediatamente) ma dalla mancanza di un piano, di una organizzazione. Le persone erano lì ma non potevano fare nulla perché non c'era niente, tende, acqua, coperte, nulla. E poiché la protezione civile non si tocca Santoro è stato gravemente accusato, Vauro il vignettista è stato censurato e sospeso. Insomma siamo in pieno clima dittatoriale in cui non si può esprimere un proprio pensiero, non si può parlare, non si può criticare. I partiti si danno addosso mentre queste persone dormono in tenda a 1-2 gradi di notte. Il centro sinistra dice al centro destra "fascisti" e il centro destra replica "comunisti" e così via. Ha ragione Beppe Grillo siamo in completo delirio, e il delirio è visibile a tutti. Il TG1 che si vanta degli ascolti a seguito dei servizi sul terremoto. Persone che si stringono intorno a Silvio e piangendo gli dicono "Silvio aiutaci tu" e lui che fa la sua solita battuta agli sfollati che andranno sulla costa "prendetela come una vacanza al mare a spese dello stato".
Se andate su wikipedia trovate la storia di Berlusconi, vi consiglierei di leggerla, al fondo ci sono tutte le gaffe che fa. Il problema è che lui non è un cabarettista o un presentatore o un ospite di paperissima. Lui è il nostro rappresentante nel mondo.
Mi tolgo un attimo da questa polemica e cambio argomento. Sono un po' influenzata e quindi sono un po' stordita oggi. Volevo più che altro raccontare questa mia nuova fantastica avventura con il tamoxifene. Effetti collaterali per ora: vampate di calore che però stanno diminuendo, mal di testa e difficoltà a dormire. Tutte cose passate eliminando il caffè.
Ora faccio colazione e mi rilasso che ho ancora lo stomaco un po' bleah bleah.
Ieri era il nostro anniversario di convivenza, va la' che figata!
E il nostro premier che afferma che non abbiamo bisogno degli aiuti americani per ricostruire.
E poi sento voci che circolano, ma spero di sbagliarmi, di un papa che dice "recuperiamo le opere d'arte". Recuperiamo le opere d'arte? Quella è proprio l'ultima cosa in questo momento!
Poi Santoro denuncia il ritardo dell'intervento della protezione civile, non per mancanza di persone (anzi, brave persone, volontari da tutta italia che si sono mossi quasi immediatamente) ma dalla mancanza di un piano, di una organizzazione. Le persone erano lì ma non potevano fare nulla perché non c'era niente, tende, acqua, coperte, nulla. E poiché la protezione civile non si tocca Santoro è stato gravemente accusato, Vauro il vignettista è stato censurato e sospeso. Insomma siamo in pieno clima dittatoriale in cui non si può esprimere un proprio pensiero, non si può parlare, non si può criticare. I partiti si danno addosso mentre queste persone dormono in tenda a 1-2 gradi di notte. Il centro sinistra dice al centro destra "fascisti" e il centro destra replica "comunisti" e così via. Ha ragione Beppe Grillo siamo in completo delirio, e il delirio è visibile a tutti. Il TG1 che si vanta degli ascolti a seguito dei servizi sul terremoto. Persone che si stringono intorno a Silvio e piangendo gli dicono "Silvio aiutaci tu" e lui che fa la sua solita battuta agli sfollati che andranno sulla costa "prendetela come una vacanza al mare a spese dello stato".
Se andate su wikipedia trovate la storia di Berlusconi, vi consiglierei di leggerla, al fondo ci sono tutte le gaffe che fa. Il problema è che lui non è un cabarettista o un presentatore o un ospite di paperissima. Lui è il nostro rappresentante nel mondo.
Mi tolgo un attimo da questa polemica e cambio argomento. Sono un po' influenzata e quindi sono un po' stordita oggi. Volevo più che altro raccontare questa mia nuova fantastica avventura con il tamoxifene. Effetti collaterali per ora: vampate di calore che però stanno diminuendo, mal di testa e difficoltà a dormire. Tutte cose passate eliminando il caffè.
Ora faccio colazione e mi rilasso che ho ancora lo stomaco un po' bleah bleah.
Ieri era il nostro anniversario di convivenza, va la' che figata!
25 marzo 2009
La storia insegna
Ieri siamo stati a vedere il match di improvvisazione teatrale. Rispetto alla settimana scorsa erano davvero in forma. Se solo riuscissi a superare questa mia sciocca resistenza mi iscriverei a un corso, anche scrauso, di teatro.
Alle superiori avevo fatto un microcorso di improvvisazione teatrale al liceo. E’ stato molto divertente e alla fine il risultato è che la vergogna sparisce, ma non perché si supera la timidezza. Una persona timida difficilmente diventa sicura di sé con un micro corso di improvvisazione teatrale che-aiuta-ma-non-fa-miracoli.
La vergogna sparisce perché si diventa amici alla fin fine. Quindi non ti vergogni a ballare senza musica davanti agli altri del tuo gruppo, né a cantare canzoni stonando, né a camminare davanti a tutti guardandoli negli occhi. Il palco però, per quanto piccolo, ti terrorizza. Oggi come oggi non so se avrei il coraggio di rifare le stesse cose. Se possibile, sono diventata ancora più timida di allora.
Ieri all’uscita da lavoro siamo andati dal “gommaio”, il ragazzotto, rasato e tutto tatuato, mi guarda come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi dice “Ma ci hai anche camminato sopra?” stringendo a sé la ruota sfatta come un bambino terrebbe un pupazzo di peluche rovinato dalla sorella maggiore.
Ovviamente rispondo di sì, la mia 600 è testata per queste cose. Una volta l’ho riportata a casa con la spia dell’olio accesa e ho avuto il coraggio di spostarla anche dopo per andare dal benzinaio.
Quando la portai dal meccanico lui mi guardò come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi disse “Ma l’hai usata anche con la spia dell’olio accesa?” osservando il filtro dell’olio smontato come un bambino deluso dal regalo di Natale.
La storia insegna, le cose avvengono ciclicamente sempre uguali e la seicento resiste a tutto, persino ai miei maltrattamenti. Se arriva in Italia come prossima auto mi piacerebbe quel rottamino carino che costa 1500 euro. Non ci vai a 100 km/h ma per una città come Firenze dove la velocità massima arriva ai 30 km/h direi che è quasi un bolide.
La cosa buffa è che ne parlavano proprio ad un tg qualche sera fa. Hanno dedicato al servizio esattamente 10 secondi (hanno mostrato un video con le macchinine, stile smart, hanno dichiarato il prezzo di vendita e stop) seguiti da un servizio di qualche minuto sulla nuova Lamborghini (o Maserati?) che fa la bellezza di 300 km/h, brum brum.
In tutta risposta stamattina ho preso il bus, avrei potuto prendere il Peugeot 207 ma ho voluto provare col bus e non è stato malaccio. Solo che non sapevo esattamente la fermata così ho chiesto aiuto all’autista che mi ha fatto scendere all’inizio della via in cui lavoro. Peccato che è uno stradone lunghissimo e ho sbagliato fermata quindi mi sono fatta un bel pezzo a piedi e sono arrivata appena in tempo.
No problem, ho avuto modo di leggere il mio nuovo fantastico libro e di rilassarmi il cervello, prendere un po’ d’aria, fare 4 passi ecc ecc.
Oltretutto c’è un bel sole ed è proprio piacevole andare in giro con questo tempo.
Secondo giorno di pastiglia e ancora nessun effetto collaterale. Sono molto più ottimista.
Canzone del giorno: Kikapoo Tenacious D
Alle superiori avevo fatto un microcorso di improvvisazione teatrale al liceo. E’ stato molto divertente e alla fine il risultato è che la vergogna sparisce, ma non perché si supera la timidezza. Una persona timida difficilmente diventa sicura di sé con un micro corso di improvvisazione teatrale che-aiuta-ma-non-fa-miracoli.
La vergogna sparisce perché si diventa amici alla fin fine. Quindi non ti vergogni a ballare senza musica davanti agli altri del tuo gruppo, né a cantare canzoni stonando, né a camminare davanti a tutti guardandoli negli occhi. Il palco però, per quanto piccolo, ti terrorizza. Oggi come oggi non so se avrei il coraggio di rifare le stesse cose. Se possibile, sono diventata ancora più timida di allora.
Ieri all’uscita da lavoro siamo andati dal “gommaio”, il ragazzotto, rasato e tutto tatuato, mi guarda come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi dice “Ma ci hai anche camminato sopra?” stringendo a sé la ruota sfatta come un bambino terrebbe un pupazzo di peluche rovinato dalla sorella maggiore.
Ovviamente rispondo di sì, la mia 600 è testata per queste cose. Una volta l’ho riportata a casa con la spia dell’olio accesa e ho avuto il coraggio di spostarla anche dopo per andare dal benzinaio.
Quando la portai dal meccanico lui mi guardò come solo un uomo sa fare con una donna quando si tratta di auto&motori e mi disse “Ma l’hai usata anche con la spia dell’olio accesa?” osservando il filtro dell’olio smontato come un bambino deluso dal regalo di Natale.
La storia insegna, le cose avvengono ciclicamente sempre uguali e la seicento resiste a tutto, persino ai miei maltrattamenti. Se arriva in Italia come prossima auto mi piacerebbe quel rottamino carino che costa 1500 euro. Non ci vai a 100 km/h ma per una città come Firenze dove la velocità massima arriva ai 30 km/h direi che è quasi un bolide.
La cosa buffa è che ne parlavano proprio ad un tg qualche sera fa. Hanno dedicato al servizio esattamente 10 secondi (hanno mostrato un video con le macchinine, stile smart, hanno dichiarato il prezzo di vendita e stop) seguiti da un servizio di qualche minuto sulla nuova Lamborghini (o Maserati?) che fa la bellezza di 300 km/h, brum brum.
In tutta risposta stamattina ho preso il bus, avrei potuto prendere il Peugeot 207 ma ho voluto provare col bus e non è stato malaccio. Solo che non sapevo esattamente la fermata così ho chiesto aiuto all’autista che mi ha fatto scendere all’inizio della via in cui lavoro. Peccato che è uno stradone lunghissimo e ho sbagliato fermata quindi mi sono fatta un bel pezzo a piedi e sono arrivata appena in tempo.
No problem, ho avuto modo di leggere il mio nuovo fantastico libro e di rilassarmi il cervello, prendere un po’ d’aria, fare 4 passi ecc ecc.
Oltretutto c’è un bel sole ed è proprio piacevole andare in giro con questo tempo.
Secondo giorno di pastiglia e ancora nessun effetto collaterale. Sono molto più ottimista.
Canzone del giorno: Kikapoo Tenacious D
24 marzo 2009
dicevo...
La mia collega mi ha consigliato di andare dal carrozziere qui sotto per sistemare la gomma. Pur essendo carrozziere a me l'ha fatto, è stato molto gentile, mi diceva.
Così per non fare la spudorata, in pausa, sono andata da lui dicendo che ho la gomma a terra e di indicarmi un gommista (qua lo chiamano gommaio) in zona. Speravo che mi dicesse "Non preoccuparti, gli do' una mezza sistemata io". Invece mi indica davvero il gommaio più vicino, il che è anche giusto: è quello che gli avevo chiesto.
Visto che il mio messaggio subliminale non aveva raggiunto il mio target gli dico semplicemente "Non è che mi ci daresti una sistemata tu?", lui mi guarda e dice "no io no, devi andare da un gommaio".
Nulla, forse dovevo partire con il messaggio esplicito da principio.
Torno alla macchina e la gomma è proprio a terra. Sembra il taxi di Roger Rabbit quando viene colpito dalla salamoia.
Avanti, mi dico, mettiamo la ruota di scorta, che sarà mai.
Così piglio il crick e cliclackcliclackcliclack sollevo la macchina. Provo a levare i dadi ma non mi riesce e così quasi rinuncio quando arriva un signore e chiede "Ti serve una mano?". Io non mi faccio quasi mai aiutare: la mia risposta di default è "no, grazie", ho sempre avuto la tendenza a voler fare le cose a tutti i costi da sola. Però oggi ho detto "sì grazie".
Il signore arriva di corsa e mi aiuta a levare la ruota e a mettere quella di scorta.
Notiamo che anche la ruota di scorta è un po' depressa: allora me la gonfia e mi fa anche lavare le mani nel bagno del magazzino dove lavora. Che dire: esistono ancora persone gentili.
Quindi ringrazio il signore che mi permette almeno di tornare a casa stasera a portare la seicentina dal gommaio.
Grazie signore grazie.
Così per non fare la spudorata, in pausa, sono andata da lui dicendo che ho la gomma a terra e di indicarmi un gommista (qua lo chiamano gommaio) in zona. Speravo che mi dicesse "Non preoccuparti, gli do' una mezza sistemata io". Invece mi indica davvero il gommaio più vicino, il che è anche giusto: è quello che gli avevo chiesto.
Visto che il mio messaggio subliminale non aveva raggiunto il mio target gli dico semplicemente "Non è che mi ci daresti una sistemata tu?", lui mi guarda e dice "no io no, devi andare da un gommaio".
Nulla, forse dovevo partire con il messaggio esplicito da principio.
Torno alla macchina e la gomma è proprio a terra. Sembra il taxi di Roger Rabbit quando viene colpito dalla salamoia.
Avanti, mi dico, mettiamo la ruota di scorta, che sarà mai.
Così piglio il crick e cliclackcliclackcliclack sollevo la macchina. Provo a levare i dadi ma non mi riesce e così quasi rinuncio quando arriva un signore e chiede "Ti serve una mano?". Io non mi faccio quasi mai aiutare: la mia risposta di default è "no, grazie", ho sempre avuto la tendenza a voler fare le cose a tutti i costi da sola. Però oggi ho detto "sì grazie".
Il signore arriva di corsa e mi aiuta a levare la ruota e a mettere quella di scorta.
Notiamo che anche la ruota di scorta è un po' depressa: allora me la gonfia e mi fa anche lavare le mani nel bagno del magazzino dove lavora. Che dire: esistono ancora persone gentili.
Quindi ringrazio il signore che mi permette almeno di tornare a casa stasera a portare la seicentina dal gommaio.
Grazie signore grazie.
Resistenze e reattanze
Stamattina ho preso la prima pastiglia di Tamoxifene.
Ho dovuto mandare una email al mio dottore per farmi rassicurare sugli effetti collaterali, proprio io che razionalizzo così tanto.
Le questioni di questa resistenza psicologica, assolutamente inutile visto che non ho alternative, sono diverse.
Dopo tanti anni di ospedali e visite la mia speranza era di andare migliorando e di evitare almeno medicine aggiuntine, in verità di anno in anno scoprono nuovi nodulini, nuove ipofunzionalità, nuovi esami da fare. E a questo si aggiungono nuove terapie. Da qui il Tamoxifene.
Il bugiardino del Tamoxifene è da spararsi anche se conosco farmaci usati per la pelle che hanno controindicazioni più gravi. I forum di donnine che usano questo farmaco sono parecchi e molte donnine confermano gli effetti collaterali. Così ho preso tempo con la scusa di parlare con un senologo, ma poi ho razionalizzato e mi sono resa conto che non sarei mai andata a trovare un senologo per chiedergli informazioni su un farmaco prescritto nel 99% dei casi.
Così ho scritto al mio endocrinologo che mi ha ribadito che è d’accordo sulla scelta dei suoi colleghi e che nel mio caso specifico è la scelta migliore e mettendo sulla bilancia i rischi e i benefici è chiaro che tutto pende a favore del farmaco.
Stamattina ho sognato che prendevo la mia prima pastiglia e provavo a mandarla già con una bottiglia d’acqua ma non riuscivo. La mia gola si serrava e mi venivano i conati di vomito. Ho provato più e più volte finché quasi si è sciolta in bocca e alla fine l’ho sputata.
Però appena mi sono svegliata ce l’ho fatta e l’ho presa. E’ effettivamente grossina, più o meno come una tachipirina e ho dovuto buttare giù parecchia acqua prima di farla scendere.
L’effetto collaterale più grosso è stato la gomma a terra: primo giorno di pastiglia, il tempo è nuvoloso e probabilmente ho bucato perché ho la gomma a terra. Devo avere devastato anche tutto il resto della macchina perché sono arrivata al lavoro tranquilla pur col volante praticamente girato verso sinistra.
Il mio scopo era arrivare a casa in questa condizione ma forse non è il caso: sono quindi costretta in pausa a cercare un gommista in zona e chiedere che mi faccia almeno tornare a casa.
Ieri notte ho fatto uno strano sogno.
Io Roccio abitiamo in una specie di casa comune sottoterra. I muri sono totalmente dipinti di bianco e gli appartamenti dei diversi abitanti del mondo di sotto sono collegati tra loro da arcate altissime e aperte, non ci sono porte e le persone passeggiano come se si trovassero per strada a fare shopping.
L’appartamento dove stiamo noi era di mio zio, che prima di potersi permettere un appartamento nel “mondo di sopra” doveva accontentarsi di quello. Ora che mio zio non ci abitava più ce lo aveva lasciato perché, diceva, “vivere a Milano non è facile e le case sono molto costose”.
Sul pavimento erano presenti delle rotaie, forse a retaggio di una metropolitana che prima passava di lì e la disposizione dei mobili era esattamente quella di ora. Il divano era per cui un po’ nel mezzo.
Gli appartamento erano disposti come se fosse tutto un corridoio e noi eravamo nell’estremità est. Alla nostra destra avevamo un muro chiuso e alla nostra sinistra un arco che ci collegava alle altre abitazioni.
Ad un tratto sentiamo fischiare un treno. Guardiamo alla parete di destra e un vecchio treno sfonda il muro, porta via con sé il divano e passando sotto gli archi percorre tutto il corridoio fino all’estremità ovest. Io e Roccio ci guardiamo sbalorditi ma siamo gli unici sorpresi. Corriamo dietro al treno per cercare di recuperare il divano ma non c’è niente da fare. Lo guardiamo sparire attraverso una specie di bandone alzato attrezzato dall’abitante dell’estremità ovest che, evidentemente, era ben al corrente del passaggio del mezzo.
Buffa e spettacolare la scena del muro bianco che viene giù, mi ricorda “The Wall”.
Ieri tra le altre cose abbiamo messo un po’ in ordine e ci siamo di nuovo impegnati a cercare di mantenere tutto un po’ più ordinato.
Domenica invece siamo andati a un museo di minerali e astronomia e meteore e meteorismo, molto carino. Mi piacciono i sassi grossi che sbrilluccicano, piritoni quadrati ed ematitoni, quarzoni e acquamarinoni. Mi piacciono di più così che intagliati e ristretti all’interno dei gioielli.
Sentendo i signori appassionati che vanno a cercare minerali mi fa quasi impressione sapere che quelle sono cose prodotte dalla natura. Mi immagino a scavare e a trovare pietroni di quel calibro e penso che forse li fotograferei, li ricoprirei alla meno peggio, e me ne andrei. E’ come cogliere un bel fiore raro, messo in vetrina apparirebbe in tutto il suo splendore ma alla fine appassirebbe.
Canzone del giorno: Fatalità Gem Boy
Ho dovuto mandare una email al mio dottore per farmi rassicurare sugli effetti collaterali, proprio io che razionalizzo così tanto.
Le questioni di questa resistenza psicologica, assolutamente inutile visto che non ho alternative, sono diverse.
Dopo tanti anni di ospedali e visite la mia speranza era di andare migliorando e di evitare almeno medicine aggiuntine, in verità di anno in anno scoprono nuovi nodulini, nuove ipofunzionalità, nuovi esami da fare. E a questo si aggiungono nuove terapie. Da qui il Tamoxifene.
Il bugiardino del Tamoxifene è da spararsi anche se conosco farmaci usati per la pelle che hanno controindicazioni più gravi. I forum di donnine che usano questo farmaco sono parecchi e molte donnine confermano gli effetti collaterali. Così ho preso tempo con la scusa di parlare con un senologo, ma poi ho razionalizzato e mi sono resa conto che non sarei mai andata a trovare un senologo per chiedergli informazioni su un farmaco prescritto nel 99% dei casi.
Così ho scritto al mio endocrinologo che mi ha ribadito che è d’accordo sulla scelta dei suoi colleghi e che nel mio caso specifico è la scelta migliore e mettendo sulla bilancia i rischi e i benefici è chiaro che tutto pende a favore del farmaco.
Stamattina ho sognato che prendevo la mia prima pastiglia e provavo a mandarla già con una bottiglia d’acqua ma non riuscivo. La mia gola si serrava e mi venivano i conati di vomito. Ho provato più e più volte finché quasi si è sciolta in bocca e alla fine l’ho sputata.
Però appena mi sono svegliata ce l’ho fatta e l’ho presa. E’ effettivamente grossina, più o meno come una tachipirina e ho dovuto buttare giù parecchia acqua prima di farla scendere.
L’effetto collaterale più grosso è stato la gomma a terra: primo giorno di pastiglia, il tempo è nuvoloso e probabilmente ho bucato perché ho la gomma a terra. Devo avere devastato anche tutto il resto della macchina perché sono arrivata al lavoro tranquilla pur col volante praticamente girato verso sinistra.
Il mio scopo era arrivare a casa in questa condizione ma forse non è il caso: sono quindi costretta in pausa a cercare un gommista in zona e chiedere che mi faccia almeno tornare a casa.
Ieri notte ho fatto uno strano sogno.
Io Roccio abitiamo in una specie di casa comune sottoterra. I muri sono totalmente dipinti di bianco e gli appartamenti dei diversi abitanti del mondo di sotto sono collegati tra loro da arcate altissime e aperte, non ci sono porte e le persone passeggiano come se si trovassero per strada a fare shopping.
L’appartamento dove stiamo noi era di mio zio, che prima di potersi permettere un appartamento nel “mondo di sopra” doveva accontentarsi di quello. Ora che mio zio non ci abitava più ce lo aveva lasciato perché, diceva, “vivere a Milano non è facile e le case sono molto costose”.
Sul pavimento erano presenti delle rotaie, forse a retaggio di una metropolitana che prima passava di lì e la disposizione dei mobili era esattamente quella di ora. Il divano era per cui un po’ nel mezzo.
Gli appartamento erano disposti come se fosse tutto un corridoio e noi eravamo nell’estremità est. Alla nostra destra avevamo un muro chiuso e alla nostra sinistra un arco che ci collegava alle altre abitazioni.
Ad un tratto sentiamo fischiare un treno. Guardiamo alla parete di destra e un vecchio treno sfonda il muro, porta via con sé il divano e passando sotto gli archi percorre tutto il corridoio fino all’estremità ovest. Io e Roccio ci guardiamo sbalorditi ma siamo gli unici sorpresi. Corriamo dietro al treno per cercare di recuperare il divano ma non c’è niente da fare. Lo guardiamo sparire attraverso una specie di bandone alzato attrezzato dall’abitante dell’estremità ovest che, evidentemente, era ben al corrente del passaggio del mezzo.
Buffa e spettacolare la scena del muro bianco che viene giù, mi ricorda “The Wall”.
Ieri tra le altre cose abbiamo messo un po’ in ordine e ci siamo di nuovo impegnati a cercare di mantenere tutto un po’ più ordinato.
Domenica invece siamo andati a un museo di minerali e astronomia e meteore e meteorismo, molto carino. Mi piacciono i sassi grossi che sbrilluccicano, piritoni quadrati ed ematitoni, quarzoni e acquamarinoni. Mi piacciono di più così che intagliati e ristretti all’interno dei gioielli.
Sentendo i signori appassionati che vanno a cercare minerali mi fa quasi impressione sapere che quelle sono cose prodotte dalla natura. Mi immagino a scavare e a trovare pietroni di quel calibro e penso che forse li fotograferei, li ricoprirei alla meno peggio, e me ne andrei. E’ come cogliere un bel fiore raro, messo in vetrina apparirebbe in tutto il suo splendore ma alla fine appassirebbe.
Canzone del giorno: Fatalità Gem Boy
20 marzo 2009
Sarebbero arrivati "loro"
Questo è l'originale:
e questa è la fantastica cover di alcuni ragazzotti in playback:
La canzone di oggi è: Sballi ravvicinati del terzo tipo Vasco Rossi
eccola:
Vasco non mi piace nel 90% dei casi. Ma c'è quel 10% che...
e questa è la fantastica cover di alcuni ragazzotti in playback:
La canzone di oggi è: Sballi ravvicinati del terzo tipo Vasco Rossi
eccola:
Vasco non mi piace nel 90% dei casi. Ma c'è quel 10% che...
12 marzo 2009
Disordine mentale
Sto diventando sempre più pigra. Al mattino mi alzo in ritardo, arrivo al lavoro in ritardo, penso le cose in ritardo, vivo in ritardo.
Questo fa parte del mio disordine mentale e comprende il non fare il letto, gettare la roba sporca in terra, accumulare roba e libri sul tavolo della cucina, lasciare che nugoli di capelli mi avvolgano e lasciare morire la roba in frigo.
Giuro, vorrei essere più ordinata, ma dovrei prima mettere ordine nella testa.
Capisco che la condizione di ordine fisico genera anche ordine mentale, e viceversa. Per cui sto mentalmente bene quando sistemiamo casa ma sono così pigra che mi trascino il disordine da dentro a fuori, da fuori a dentro.
Buoni propositi: voglio mettere ordine fuori di me e sistemare ogni cosa, però piano piano. Qualcosa del tipo: stasera penso all’ingresso, domani al tavolo, dopodomani alla scrivania, e così via.
Per riprendere il film “Tutte le manie di Bob”, a passi di bimbo. Passi di bimbo per sistemare il corridoio, passi di bimbo per pulire il bagno, passi di bimbo per levare le ragnatele.
P.s. proprio oggi mi hanno prorogato il contratto di lavoro! Evvai! Fino a dicembre almeno si paga l’affitto!
Questo fa parte del mio disordine mentale e comprende il non fare il letto, gettare la roba sporca in terra, accumulare roba e libri sul tavolo della cucina, lasciare che nugoli di capelli mi avvolgano e lasciare morire la roba in frigo.
Giuro, vorrei essere più ordinata, ma dovrei prima mettere ordine nella testa.
Capisco che la condizione di ordine fisico genera anche ordine mentale, e viceversa. Per cui sto mentalmente bene quando sistemiamo casa ma sono così pigra che mi trascino il disordine da dentro a fuori, da fuori a dentro.
Buoni propositi: voglio mettere ordine fuori di me e sistemare ogni cosa, però piano piano. Qualcosa del tipo: stasera penso all’ingresso, domani al tavolo, dopodomani alla scrivania, e così via.
Per riprendere il film “Tutte le manie di Bob”, a passi di bimbo. Passi di bimbo per sistemare il corridoio, passi di bimbo per pulire il bagno, passi di bimbo per levare le ragnatele.
P.s. proprio oggi mi hanno prorogato il contratto di lavoro! Evvai! Fino a dicembre almeno si paga l’affitto!
09 marzo 2009
Sentenze
05/03/2009
Il referto è chiaro, carcinoma mammario. Cose positive, l'intervento ha asportato ogni cosa, non dovrò fare nessun tipo di radioterapia in quanto molto probabilmente si tratta di un tumore radioindotto (ovvero causato dalla radioterapia a mantellina fatta quando avevo 13 anni) e quindi è iniutile irradiare una zona in cui c'è stato un tumore col rischio di creare recidive.
Cose negative, dovrò fare una terapia per ora di 3 anni ma molto probabilmente prorogabile a 5, ormonale. Si è scoperto che i tumori alla mammella crescono più velocemente se attivati dagli estrogeni. La pastiglia che dovrò prendere, a base di Tamoxifene
Nel dettaglio:
Questi farmaci, per intenderci, vengono anche utilizzati sulle persone ad alto rischio di cancro alla mammella perché facendo il rapporto tra benefici e rischi, i primi sono di gran lunga maggiori e non fanno sicuramente pensare agli effetti collaterali.
Pericolo scampato quindi. Torno a ripetere che, buffo, il detto non c'è due senza tre a volte è vero.
06-07-08/03/09
Siamo stati a Venezia. E' sempre bella, una delicata signora che sembra in fase di decadimento e poi ti sorprende con la sua incredibile unicità. L'acqua che ti avvolge, il cielo e il mare, le isole e la solitudine. Il posto dove, in ogni caso ti senti un po' sperduto e solo. E per quanto piccina ti farà perdere tra le viuzze, i ponti e le indicazioni mancanti. E in ogni angolo ti sentirai nello stesso angolo di prima, e ogni ponte sembrerà quello appena attraversato, e solo quando si sbuca sul Canal Grande si avrà modo di capire, ma solo in modo illusorio, dove ci si trova. Quando le case colorate dell'isola di Burano ti inghiottono e quando ti emozioni davanti a un paio di quadri che fin'ora avevi visto stampati in un rettangolo 2x3 cm su un vecchio libro di storia dell'arte ti senti davvero piccino davanti a questa signora un po' in là con gli anni ma sempre stupenda.
E' inutile, mi innamoro dei posti e li difendo con le unghie e con i denti e in ogni luogo ci lascio un po' di me e prendo un po' del posto. E anche se le maschere veneziane non mi piacciono non si può non apprezzare la finezza di alcuni tratti dipinti a mano e della meraviglia degli accostamenti cromatici all'interno dei negozi.
La consiglio, consiglio le isole e consiglio ogni angolo piccolo. Osservate con cura ciò che vi viene donato e fatene tesoro perché ogni luogo ha la sua magia che è crudele spezzare.
Canzone del giorno: Shape Of My Heart Sting
Il referto è chiaro, carcinoma mammario. Cose positive, l'intervento ha asportato ogni cosa, non dovrò fare nessun tipo di radioterapia in quanto molto probabilmente si tratta di un tumore radioindotto (ovvero causato dalla radioterapia a mantellina fatta quando avevo 13 anni) e quindi è iniutile irradiare una zona in cui c'è stato un tumore col rischio di creare recidive.
Cose negative, dovrò fare una terapia per ora di 3 anni ma molto probabilmente prorogabile a 5, ormonale. Si è scoperto che i tumori alla mammella crescono più velocemente se attivati dagli estrogeni. La pastiglia che dovrò prendere, a base di Tamoxifene
Nel dettaglio:
Quando un tumore del seno viene asportato, viene mandato in laboratorio per studiare la presenza di vari recettori, in particolare dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, due degli ormoni femminili. Le pazienti il cui tumore è positivo per i recettori degli estrogeni possono utilizzare farmaci che bloccano gli estrogeni come il tamossifene, che viene prescritto in pillole per cinque anni dopo l'intervento. Questo farmaco riduce drasticamente le ricadute, ma ha alcuni effetti collaterali dato che induce, di fatto, una menopausa su base chimica. Vengono utilizzati anche altri farmaci con la stessa funzione, chiamati inibitori delle aromatasi, per ora riservati alle donne che sono già in menopausa. Il tumore viene esaminato dall'anatomo patologo anche per individuare la presenza di un recettore chiamato HER-2/neu. Se questo è presente in grandi quantità, è maggiore il rischio di incorrere in una ricaduta. Per questa ragione si propone, da qualche anno, alle donne positive per questo esame, di prendere un farmaco biologico chiamato trastuzumab, una sostanza che blocca i recettori e impedisce al tumore di crescere. Altri farmaci biologici sono allo studio.
Questi farmaci, per intenderci, vengono anche utilizzati sulle persone ad alto rischio di cancro alla mammella perché facendo il rapporto tra benefici e rischi, i primi sono di gran lunga maggiori e non fanno sicuramente pensare agli effetti collaterali.
Pericolo scampato quindi. Torno a ripetere che, buffo, il detto non c'è due senza tre a volte è vero.
06-07-08/03/09
Siamo stati a Venezia. E' sempre bella, una delicata signora che sembra in fase di decadimento e poi ti sorprende con la sua incredibile unicità. L'acqua che ti avvolge, il cielo e il mare, le isole e la solitudine. Il posto dove, in ogni caso ti senti un po' sperduto e solo. E per quanto piccina ti farà perdere tra le viuzze, i ponti e le indicazioni mancanti. E in ogni angolo ti sentirai nello stesso angolo di prima, e ogni ponte sembrerà quello appena attraversato, e solo quando si sbuca sul Canal Grande si avrà modo di capire, ma solo in modo illusorio, dove ci si trova. Quando le case colorate dell'isola di Burano ti inghiottono e quando ti emozioni davanti a un paio di quadri che fin'ora avevi visto stampati in un rettangolo 2x3 cm su un vecchio libro di storia dell'arte ti senti davvero piccino davanti a questa signora un po' in là con gli anni ma sempre stupenda.
E' inutile, mi innamoro dei posti e li difendo con le unghie e con i denti e in ogni luogo ci lascio un po' di me e prendo un po' del posto. E anche se le maschere veneziane non mi piacciono non si può non apprezzare la finezza di alcuni tratti dipinti a mano e della meraviglia degli accostamenti cromatici all'interno dei negozi.
La consiglio, consiglio le isole e consiglio ogni angolo piccolo. Osservate con cura ciò che vi viene donato e fatene tesoro perché ogni luogo ha la sua magia che è crudele spezzare.
Canzone del giorno: Shape Of My Heart Sting
03 marzo 2009
Anonimo Veneziano
Venerdì, all'uscita da lavoro, un anonimo veneziano ha lasciato sulla 600 un rametto di mimose.
Grazie anonimo.
A proposito, venerdì partiamo per Venezia. Io, inutile dirlo, sono entusiasta. Non per Venezia, o meglio, anche per Venezia. Ma soprattutto perché ho proprio bisogno di andare via con Roccio anche se solo per un paio di giorni.
Mi sono segnata le mille cose che voglio vedere.
Spero di vederne almeno la metà.
Grazie anonimo.
A proposito, venerdì partiamo per Venezia. Io, inutile dirlo, sono entusiasta. Non per Venezia, o meglio, anche per Venezia. Ma soprattutto perché ho proprio bisogno di andare via con Roccio anche se solo per un paio di giorni.
Mi sono segnata le mille cose che voglio vedere.
Spero di vederne almeno la metà.
25 febbraio 2009
Kriptoniteterapia
Non mi abituerò mai alle chiamate da parte degli ospedali. Anche quando le aspetto.
Oggi eri al telefono, collegata (al lavoro) al centralino e stavo appunto spiegando una cosa molto ovvia a una persona che non voleva capire, cosa che mi ha tenuto impegnata per una buona mezz'ora, senza avere ottenuto tralaltro nessun feedback positivo dall'altro capo della cornetta, quando squilla il cellulare. Il prefisso è di Torino e il numero mi dice qualcosa. Saluto in fretta colui che non aveva intenzione di capire lasciandolo coi suoi dubbi per dissipare i miei, e rispondo.
E' il mio endocrinologo. Si chiede come mai non sia ancora andata a ritirare il mio referto istologico, si aspettavano che io passassi da quelle parti (certo: Firenze - Torino è una passeggiata. Ma quante insegne al neon dovrò mettere prima che si rendano conto che non vivo più a Torino?). Spiego la situazione: ovvero, mi aspettavo una loro chiamata.
Dice che forse io e il chirurgo non ci eravamo ben capiti (le mie parole dopo l'intervento e prima di andare a casa "Mi sono trasferita a Firenze, potete spedirmi il referto?" sua risposta "No, non possiamo, poi semmai ci sentiamo e vediamo cosa possiamo fare").
Dice, e qui mi crolla un po' il mondo addosso, che nel referto c'è qualcosa che non va e sarebbe necessaria una nuova visita. Giusto per parlare di un'eventuale terapia.
Ci basta poco per capire: la biopsia non è sicuramente andata come speravo. Con i lucciconi agli occhi lo saluto, mi stacco dal centralino e corro in bagno a lavarmi la faccia. Non c'è niente di peggio di non avere un luogo dove nasconderti quando qualcosa non va. Tornata alla mia scrivania lo richiamo e chiedo informazioni, dico che volendo salgo anche questo venerdì per sapere qualcosa ma mi dice che mi chiameranno dalla senologia per prenotarmi una visita. Ecco quel poco che sono riuscita a spillargli (i medici al telefono non si sbilanciano mai). Dice che è una cosa minuscola (me l'hanno detto anche l'ultima volta e ho fatto ben 6 mesi di chemioterapia più nonmiricordoquanto di radioterapia) e ci sarà da fare una terapia preventiva, probabilmente una radioterapia. Mi dice, e qui mi sento già un po' meglio, che probabilmente non saranno necessari altri interventi perché hanno tolto ciò che c'era da togliere e si tratta proprio di una cosa minuscola. "Stia tranquilla" mi dice.
Certo è che sentire "radioterapia" per la terza volta nella mia vita non è confortante. Ma almeno non ha nominato la chemioterapia, ecco, rifare quella per la terza volta mi darebbe più noia.
E anche se ci rido perché il mio unico pensiero è che il prossimo weekend andremo a Venezia e voglio davvero staccare dal mondo, un po' ci sto male. Più che altro perché sono stanca di questo avanti e andrè tra salute e malattia. Anzi, nemmeno so ancora che cosa ho che non va e questo è ancora peggio.
Una cosa però devo dirla: non potrebbe essere capitato in un momento migliore e non sto scherzando. In un altro momento della mia vita passata sarebbe stato peggio, ora c'è Roccio con me. E' il mio supereroe e mi proteggerà anche in questo momento.
Anche ci dovesse essere la kriptonite.
Oggi eri al telefono, collegata (al lavoro) al centralino e stavo appunto spiegando una cosa molto ovvia a una persona che non voleva capire, cosa che mi ha tenuto impegnata per una buona mezz'ora, senza avere ottenuto tralaltro nessun feedback positivo dall'altro capo della cornetta, quando squilla il cellulare. Il prefisso è di Torino e il numero mi dice qualcosa. Saluto in fretta colui che non aveva intenzione di capire lasciandolo coi suoi dubbi per dissipare i miei, e rispondo.
E' il mio endocrinologo. Si chiede come mai non sia ancora andata a ritirare il mio referto istologico, si aspettavano che io passassi da quelle parti (certo: Firenze - Torino è una passeggiata. Ma quante insegne al neon dovrò mettere prima che si rendano conto che non vivo più a Torino?). Spiego la situazione: ovvero, mi aspettavo una loro chiamata.
Dice che forse io e il chirurgo non ci eravamo ben capiti (le mie parole dopo l'intervento e prima di andare a casa "Mi sono trasferita a Firenze, potete spedirmi il referto?" sua risposta "No, non possiamo, poi semmai ci sentiamo e vediamo cosa possiamo fare").
Dice, e qui mi crolla un po' il mondo addosso, che nel referto c'è qualcosa che non va e sarebbe necessaria una nuova visita. Giusto per parlare di un'eventuale terapia.
Ci basta poco per capire: la biopsia non è sicuramente andata come speravo. Con i lucciconi agli occhi lo saluto, mi stacco dal centralino e corro in bagno a lavarmi la faccia. Non c'è niente di peggio di non avere un luogo dove nasconderti quando qualcosa non va. Tornata alla mia scrivania lo richiamo e chiedo informazioni, dico che volendo salgo anche questo venerdì per sapere qualcosa ma mi dice che mi chiameranno dalla senologia per prenotarmi una visita. Ecco quel poco che sono riuscita a spillargli (i medici al telefono non si sbilanciano mai). Dice che è una cosa minuscola (me l'hanno detto anche l'ultima volta e ho fatto ben 6 mesi di chemioterapia più nonmiricordoquanto di radioterapia) e ci sarà da fare una terapia preventiva, probabilmente una radioterapia. Mi dice, e qui mi sento già un po' meglio, che probabilmente non saranno necessari altri interventi perché hanno tolto ciò che c'era da togliere e si tratta proprio di una cosa minuscola. "Stia tranquilla" mi dice.
Certo è che sentire "radioterapia" per la terza volta nella mia vita non è confortante. Ma almeno non ha nominato la chemioterapia, ecco, rifare quella per la terza volta mi darebbe più noia.
E anche se ci rido perché il mio unico pensiero è che il prossimo weekend andremo a Venezia e voglio davvero staccare dal mondo, un po' ci sto male. Più che altro perché sono stanca di questo avanti e andrè tra salute e malattia. Anzi, nemmeno so ancora che cosa ho che non va e questo è ancora peggio.
Una cosa però devo dirla: non potrebbe essere capitato in un momento migliore e non sto scherzando. In un altro momento della mia vita passata sarebbe stato peggio, ora c'è Roccio con me. E' il mio supereroe e mi proteggerà anche in questo momento.
Anche ci dovesse essere la kriptonite.
23 febbraio 2009
Tac tac tac
Sono una brava ragazza, lo so. Stasera mi sono anche rammendata un pantalone. Bucato proprio là. L'ho messo perché immaginavo non si vedesse, ma in verità al posto di un buco avevo una voragine. Un buco nero. Anzi arancione. Come le mie mutande.
La fortuna di abitare a un piano terra è che puoi provare le scarpe con il tacco senza rompere le balle a nessuno. Stasera ho cucinato con i tacchi a spillo ma sono riuscita a tenere le scarpe solo un paio d'ore. Effettivamente per una che è abituata a mettere solo scarpe da ginnastica è una prova da "l'isola dei famosi". Altro che saltare nel cerchio di fuoco: passare una giornata con i tacchi a spillo è decisamente peggio.
Poi quel suono snervante: tac tac tac tac tac (silenzio) tactactac tac tac.
Però. Le scarpe alte.
La mia femminilità si riconosce in tre mosse: mi piacciono le scarpe, mi piacciono le borse e mi piacciono i trucchi.
Per il resto potrei tranquillamente sembrare uno scaricatore di porto.
La fortuna di abitare a un piano terra è che puoi provare le scarpe con il tacco senza rompere le balle a nessuno. Stasera ho cucinato con i tacchi a spillo ma sono riuscita a tenere le scarpe solo un paio d'ore. Effettivamente per una che è abituata a mettere solo scarpe da ginnastica è una prova da "l'isola dei famosi". Altro che saltare nel cerchio di fuoco: passare una giornata con i tacchi a spillo è decisamente peggio.
Poi quel suono snervante: tac tac tac tac tac (silenzio) tactactac tac tac.
Però. Le scarpe alte.
La mia femminilità si riconosce in tre mosse: mi piacciono le scarpe, mi piacciono le borse e mi piacciono i trucchi.
Per il resto potrei tranquillamente sembrare uno scaricatore di porto.
19 febbraio 2009
La Fura dels Baus
Ieri sera siamo stati al teatro tenda a vedere lo spettacolo Boris Godunov della compagnia teatrale catalana "La Fura dels Baus".
Dove finisce lo spettacolo e comincia la vita reale? Ieri sera tutto si è confuso.
Lo spettacolo è ispirato ad un fatto drammatico realmente accaduto, la tragedia del teatro Dubrovka, a Mosca.
Ti sei appena seduto e già ti chiedi quando comincia il brivido in diretta. Ti sei appena seduto e cerchi il bagno, perché non vuoi più alzarti dalla tua sedia ma vuoi giocare al sequestro finto, alla parodia del terrorismo.
Eppure è così: comincia tutto come uno spettacolo qualunque e tu ascolti i dialoghi spagnoli e leggi la traduzione su uno schermo a sinistra del palco. Comincia ma non comincia perché hai pagato per vedere altro, ma non sai nè come nè quando arriverà.
Alla fine eccolo, un rumore forte viene dalle casse ed entrano uomini in passamontagna. Quello che sembra essere il capo spara dei colpi di pistola in aria e lo spettacolo comincia. Da quel preciso istante siamo tutti ostaggi di terroristi (terroristi?) ceceni. Inutile dirlo: è emozionante e indescrivibile. E' necessario guardarlo con i propri occhi. E' necessario osservarli e sentire i suoni mentre piazzano le bombe (finte?), mentre ci dicono di non spaventarci, come fosse però fosse un'intimidazione.
Il mondo è finito, il teatro è chiuso, solo noi e i (finti?) terroristi.
Lo spettacolo è qui accanto a me, mentre un attore con passamontagna e mitra mi squadra sospetto. E' all'entrata del teatro, dove una telecamera piazzata riprende ciò che vi accade e uno schermo me lo mostra. E tra gli stessi attori che interpretano gli attori del finto spettacolo che proponevano all'inizio.
Mi giro ovunque e siamo circondati.
Il capo dice di chiamare casa, perché i telefonini saranno sequestrati (davvero?).
La paura non è reale, sappiamo tutti che è una finzione. Ma pochi si alzano e nessuno applaude, come invece accadrebbe in qualsiasi altro spettacolo. I personaggi si colorano di una storia tutta loro e quasi ti commuovono anche se potenzialmente potrebbero essere i tuoi assassini.
Vogliono negoziare la libertà del loro popolo con i russi, ma questi non avranno pietà. E nemmeno loro, quando entra un padre chiedendo di scambiarsi con suo figlio (questo fatto è accaduto realmente anche a Mosca).
Una giornalista cerca di mediare. La conosciamo tutti: è Anna Politkovskaja. Proprio oggi ne hanno parlato i giornali e le tv. Una giornalista assassinata poco più di due anni fa, il cui processo non ha trovato colpevoli.
Come colpevoli effettivi non ce ne sono stati per il teatro Dubrovka in cui trovarono la morte circa un centinaio di persone a causa di un gas fatto inalare a seguito di un raid. Una strage tra ostaggi e terroristi.
Sei lì e pensi e non proferisci parola. Sai che è finzione ma il tuo cervello potrebbe ingannarti. Allora non fiati, ti gusti lo spettacolo. Poi immagini che potrebbe essere realtà e un po' di ansia arriva. E così via.
Ma solo uscendo riesci a descrivere quello che è successo e a criticare (in positivo) la regia e gli attori.
Davvero davvero bello. Tanto che si pensava di fare il bis a Torino.
MA.
Cosa si sogna dopo uno spettacolo del genere?
Facile a dirsi: si sogna lo spettacolo. E altre cose orrende.
Sono al lavoro e mi sono portata un libro sulle immagini della seconda guerra mondiale. Ha una copertina rossa e sembra un libro per ragazzi (nello specifico "Come creare una rock band da sballo"). Lo apro e ci sono delle foto in bianco e nero. Una specie di prima e dopo la cura dimagrante ma senza cura dimagrante. Però con radiazioni. Agenti radioattivi.
Insomma la prima foto rappresenta dei soldati, sembrano i protagonisti di Happy Days. Sorridono e sono ritratti in primo piano. La seconda foto è il dopo. Dopo l'esposizione a qualche schifezza radioattiva. Le loro teste sono totalmente coperte da una specie di lenzuolo bianco che entra dentro le ordite. Non si intravede nemmeno il viso ma solo dal telo capisci che gli occhi non ci sono più. Al loro posto si allargano macchie scure (sangue) che rendono la cosa incredibilmente tetra.
Questo piccolo spezzone è di facile interpretazione. Ieri sera a teatro siamo andati con un collega di Roccio, appassionato di fotografie e libri e altre cose.
Dopo lo spettacolo ci ha invitati da lui a prendere qualcosa da bere, così ci ha mostrato un libro di fotografie molto bello (tra le tante immagini anche quelle di guerra, ovvio). Sono iscritta da poco in un social network in cui si parla di libri e la mia piccola falla nel mucchio di libri che ho registrato è proprio "Come creare una rock band da sballo", preso per curiosità, ma pur sempre un libro per ragazzi a differenza del resto della mia biblioteca.
Altro libro acquistato di recente è "I medici nazisti" un tomo di 700 pagine che descrive le atrocità più atroci compiute dai medici nei campi di sterminio e/o di concentramento nazisti.
Uno dei capitoli di questo libro parla delle sperimentazioni e uno degli esperimento consisteva nel cercare di sterilizzare uomini e donne con altissime dosi di radiazioni localizzate. Quando le dosi erano eccessive i testicoli, letteralmente, marcivano. Nel mio sogno ho sostituito i testicoli agli occhi dei soldati e ho fatto un'inversione sia del prigioniero/carnefice, sia del passamontagna indossato dagli attori il quale mostra gli occhi ma nelle immagini nel sogno gli occhi erano mancanti.
L'immagine, tralaltro, mi ricorda un quadro di Magritte. A Milano c'è la mostra di Magritte a cui vorrei tanto andare ecc ecc.
Oggi ho due canzoni del giorno: Cattiva Samuele Bersani e Sunday Bloody Sunday U2.
Ho comprato un test di gravidanza ma non sono incinta, le mie cose sono in ritardo. La brutta cosa di quando sono in ritardo è che comunque riescono a essere puntuali. Mi spiego meglio. Sono in ritardo di una settimana. Quasi sicuro arriveranno domani, come a dire "Ho forse sbagliato giorno? Ero sicura dovesse essere venerdì ma non ricordavo quale!". Una volta saltarono per 9 mesi, il tempo di una gestazione.
Dispettose con brio.
Dove finisce lo spettacolo e comincia la vita reale? Ieri sera tutto si è confuso.
Lo spettacolo è ispirato ad un fatto drammatico realmente accaduto, la tragedia del teatro Dubrovka, a Mosca.
Ti sei appena seduto e già ti chiedi quando comincia il brivido in diretta. Ti sei appena seduto e cerchi il bagno, perché non vuoi più alzarti dalla tua sedia ma vuoi giocare al sequestro finto, alla parodia del terrorismo.
Eppure è così: comincia tutto come uno spettacolo qualunque e tu ascolti i dialoghi spagnoli e leggi la traduzione su uno schermo a sinistra del palco. Comincia ma non comincia perché hai pagato per vedere altro, ma non sai nè come nè quando arriverà.
Alla fine eccolo, un rumore forte viene dalle casse ed entrano uomini in passamontagna. Quello che sembra essere il capo spara dei colpi di pistola in aria e lo spettacolo comincia. Da quel preciso istante siamo tutti ostaggi di terroristi (terroristi?) ceceni. Inutile dirlo: è emozionante e indescrivibile. E' necessario guardarlo con i propri occhi. E' necessario osservarli e sentire i suoni mentre piazzano le bombe (finte?), mentre ci dicono di non spaventarci, come fosse però fosse un'intimidazione.
Il mondo è finito, il teatro è chiuso, solo noi e i (finti?) terroristi.
Lo spettacolo è qui accanto a me, mentre un attore con passamontagna e mitra mi squadra sospetto. E' all'entrata del teatro, dove una telecamera piazzata riprende ciò che vi accade e uno schermo me lo mostra. E tra gli stessi attori che interpretano gli attori del finto spettacolo che proponevano all'inizio.
Mi giro ovunque e siamo circondati.
Il capo dice di chiamare casa, perché i telefonini saranno sequestrati (davvero?).
La paura non è reale, sappiamo tutti che è una finzione. Ma pochi si alzano e nessuno applaude, come invece accadrebbe in qualsiasi altro spettacolo. I personaggi si colorano di una storia tutta loro e quasi ti commuovono anche se potenzialmente potrebbero essere i tuoi assassini.
Vogliono negoziare la libertà del loro popolo con i russi, ma questi non avranno pietà. E nemmeno loro, quando entra un padre chiedendo di scambiarsi con suo figlio (questo fatto è accaduto realmente anche a Mosca).
Una giornalista cerca di mediare. La conosciamo tutti: è Anna Politkovskaja. Proprio oggi ne hanno parlato i giornali e le tv. Una giornalista assassinata poco più di due anni fa, il cui processo non ha trovato colpevoli.
Come colpevoli effettivi non ce ne sono stati per il teatro Dubrovka in cui trovarono la morte circa un centinaio di persone a causa di un gas fatto inalare a seguito di un raid. Una strage tra ostaggi e terroristi.
Sei lì e pensi e non proferisci parola. Sai che è finzione ma il tuo cervello potrebbe ingannarti. Allora non fiati, ti gusti lo spettacolo. Poi immagini che potrebbe essere realtà e un po' di ansia arriva. E così via.
Ma solo uscendo riesci a descrivere quello che è successo e a criticare (in positivo) la regia e gli attori.
Davvero davvero bello. Tanto che si pensava di fare il bis a Torino.
MA.
Cosa si sogna dopo uno spettacolo del genere?
Facile a dirsi: si sogna lo spettacolo. E altre cose orrende.
Sono al lavoro e mi sono portata un libro sulle immagini della seconda guerra mondiale. Ha una copertina rossa e sembra un libro per ragazzi (nello specifico "Come creare una rock band da sballo"). Lo apro e ci sono delle foto in bianco e nero. Una specie di prima e dopo la cura dimagrante ma senza cura dimagrante. Però con radiazioni. Agenti radioattivi.
Insomma la prima foto rappresenta dei soldati, sembrano i protagonisti di Happy Days. Sorridono e sono ritratti in primo piano. La seconda foto è il dopo. Dopo l'esposizione a qualche schifezza radioattiva. Le loro teste sono totalmente coperte da una specie di lenzuolo bianco che entra dentro le ordite. Non si intravede nemmeno il viso ma solo dal telo capisci che gli occhi non ci sono più. Al loro posto si allargano macchie scure (sangue) che rendono la cosa incredibilmente tetra.
Questo piccolo spezzone è di facile interpretazione. Ieri sera a teatro siamo andati con un collega di Roccio, appassionato di fotografie e libri e altre cose.
Dopo lo spettacolo ci ha invitati da lui a prendere qualcosa da bere, così ci ha mostrato un libro di fotografie molto bello (tra le tante immagini anche quelle di guerra, ovvio). Sono iscritta da poco in un social network in cui si parla di libri e la mia piccola falla nel mucchio di libri che ho registrato è proprio "Come creare una rock band da sballo", preso per curiosità, ma pur sempre un libro per ragazzi a differenza del resto della mia biblioteca.
Altro libro acquistato di recente è "I medici nazisti" un tomo di 700 pagine che descrive le atrocità più atroci compiute dai medici nei campi di sterminio e/o di concentramento nazisti.
Uno dei capitoli di questo libro parla delle sperimentazioni e uno degli esperimento consisteva nel cercare di sterilizzare uomini e donne con altissime dosi di radiazioni localizzate. Quando le dosi erano eccessive i testicoli, letteralmente, marcivano. Nel mio sogno ho sostituito i testicoli agli occhi dei soldati e ho fatto un'inversione sia del prigioniero/carnefice, sia del passamontagna indossato dagli attori il quale mostra gli occhi ma nelle immagini nel sogno gli occhi erano mancanti.
L'immagine, tralaltro, mi ricorda un quadro di Magritte. A Milano c'è la mostra di Magritte a cui vorrei tanto andare ecc ecc.
Oggi ho due canzoni del giorno: Cattiva Samuele Bersani e Sunday Bloody Sunday U2.
Ho comprato un test di gravidanza ma non sono incinta, le mie cose sono in ritardo. La brutta cosa di quando sono in ritardo è che comunque riescono a essere puntuali. Mi spiego meglio. Sono in ritardo di una settimana. Quasi sicuro arriveranno domani, come a dire "Ho forse sbagliato giorno? Ero sicura dovesse essere venerdì ma non ricordavo quale!". Una volta saltarono per 9 mesi, il tempo di una gestazione.
Dispettose con brio.
10 febbraio 2009
09 febbraio 2009
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Ieri sera abbiamo visitato Pontassieve, da una parte volevamo vedere la mostra di Ligabue, ma era tardi. Così ci siamo chiusi in un bar a prendere qualcosa di caldo e poi siamo andati a fare due passi per la cittadina medievale.
Era tardi anche per tornare a casa a mangiare, così siamo andati allo Stony Pub, di strada per tornare a casa. Così oltre a noi, al primo cavaliere e alla principesse nera, si sono aggiunti Esse ed Effe. Dopo esserci strafogati di patatine, polletto fritto, hamburger e hot dog e aver chiacchierato come bravi guaglioni decidiamo di tornare a casa.
Ho messo il forward veloce sulla serata perché tornando Roccio mi dice "Ti faccio vedere un posto" e parcheggia in una piazzola.
Siamo a Girone, nei dintorni di Fiesole. Camminiamo sul ciglio della strada finché arriviamo a un grosso cancello.
E' il cimitero americano di guerra. Roccio sa quanto mi piacciono i cimiteri, luoghi di pace, dove la gente dorme davvero.
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Il cancello è chiuso ma di lato c'è una recinzione bassa.
Scavalchiamo, dico.
No, dice, e se c'è qualcuno, e se ci sono allarmi?
Scavalchiamo, dico.
E scavalchiamo.
La pace surreale che si respira in un cimitero che dorme accanto al fiume e quanto di più surreale ci possa essere. Respiriamo ancora qualche secondo quel fresco odore di sonno eterno, ci voltiamo.
E torniamo via.
Torneremo un'altra volta al tramonto, con passi felpati sull'erba bagnata. Per non svegliare nessuno.
Ti Amo Roccio.
Era tardi anche per tornare a casa a mangiare, così siamo andati allo Stony Pub, di strada per tornare a casa. Così oltre a noi, al primo cavaliere e alla principesse nera, si sono aggiunti Esse ed Effe. Dopo esserci strafogati di patatine, polletto fritto, hamburger e hot dog e aver chiacchierato come bravi guaglioni decidiamo di tornare a casa.
Ho messo il forward veloce sulla serata perché tornando Roccio mi dice "Ti faccio vedere un posto" e parcheggia in una piazzola.
Siamo a Girone, nei dintorni di Fiesole. Camminiamo sul ciglio della strada finché arriviamo a un grosso cancello.
E' il cimitero americano di guerra. Roccio sa quanto mi piacciono i cimiteri, luoghi di pace, dove la gente dorme davvero.
Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.
Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Il cancello è chiuso ma di lato c'è una recinzione bassa.
Scavalchiamo, dico.
No, dice, e se c'è qualcuno, e se ci sono allarmi?
Scavalchiamo, dico.
E scavalchiamo.
La pace surreale che si respira in un cimitero che dorme accanto al fiume e quanto di più surreale ci possa essere. Respiriamo ancora qualche secondo quel fresco odore di sonno eterno, ci voltiamo.
E torniamo via.
Torneremo un'altra volta al tramonto, con passi felpati sull'erba bagnata. Per non svegliare nessuno.
Ti Amo Roccio.
01 febbraio 2009
Attenzione: caduta teschi

In una domenica pomeriggio a San Gimignano possono capitare tante cose. Tanti piccoli miracoli.
Ad esempio una giornata piovosa e freddissima, una sfiga per tanti ma un culo micidiale per noi che senza troppi turisti intorno abbiamo potuto fare gli scemi più del solito.
Al più presto, foto! Ovviamente censurerò le altre persone con meravigliosi rettangolini neri come nella copertina della migliore rivista porno amatoriale (sic).
Ma soprattutto un museo che mi era sfuggito, un altro museo della tortura che voglio andare a visitare (oggi non ce n'è stato il tempo).
Abbiamo una nuova amica in casa, una felce arrivata ieri che chissà quanto sopravviverà.
Ecco una foto dell'amica felciosa.

Ci sono anche tre piccole mimose pudiche, comprate per un misero euro l'una alla cooperativa agricola di legnaia.
Foto foto foto.






Notare come la capra con la barba assomigli in maniera impressionante a Roccio.
Canzone del giorno: Mille giorni di te e di me Claudio Baglioni (ma solo perché è stata protagonista di un mitico gioco da tavola, il partini!!
26 gennaio 2009
Intervento!
La mattina del 22 gennaio io e Roccio ci svegliamo alle 5.30. Prestino. Ma dobbiamo essere in ospedale alle 7.15 e la struttura si trova in centro. Quindi c'è da trovare parcheggio ed evitare la ZTL. A digiuno, entrambi, ancora sonnecchianti, ci mettiamo in macchina. Io ho una fifa boia, vorrei non sentire, vorrei un'anestesia totale, vorrei che fosse tutto già finito. Temo:
- di sentire male;
- di ottenere solo una grande cicatrice;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla.
Arriviamo e parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo Valdo Fusi. Le raccomandazioni del medico erano scritte su un foglietto.
presentarsi a digiuno alle 7,15 in ospedale al primo piano
fare una cena leggera la sera prima (ho mangiato di tutto di più all'autogrill sull'autostrada, autogrill Turchino tra Genova e Alessandria)
portare il necessario per il ricovero: pigiama, asciugamano, ciabatte.
depilarsi accuratamente le ascelle.
Tutto fatto tranne la cena che alle 7 del mattino mi sento ancora sullo stomaco. L'ospedale è un edificio molto vecchio ma completamente ristrutturato all'interno. L'entrata sfoggia mille colori e sembra la hall di un buon albergo. Noi saliamo le scale ma è tutto buio, non c'è nessuno. Al primo piano sembra tutto morto, quasi dismesso. Saliamo ancora ma è ancora peggio, sembra tutto disabitato da tempo, e allo stesso tempo tutto nuovissimo. Come in fase di costruzione. Al secondo piano ci sono altre due donnine: proviamo a scendere di nuovo e scendono con noi. Entriamo nel reparto buio ne desolato e una signora ci viene incontro e ci dice di accomodarci: il reparto è ancora chiuso ma tra poco aprirà.
Sono le 6.40 circa.
Ci sono divani molto comodi colorati: alcuni arancioni e altri rossi. Io e Roccio ci sediamo e mi appoggio a lui e quasi dormo, finché accendono la luce. Le due signore arrivate con noi vanno all'accettazione e si registrano, dopo tocca a me. E infine ci danno la camera. Sono insieme alla signora passata prima di me, nella stessa stanza. Anche lei deve essere operata ed è con sua mamma. La signora che ci accompagna mi chiede se sono C.C. di zona Parella. Dico che sì abitavo lì.
Mi dice "Sei la compagna delle elementari di mio figlio!".
Scopro che suo figlio era un mio grande amico alle elementari, ed è stato anche mio compagno alle medie. Casinista come pochi altri, io, lui e E.M. eravamo sempre insieme.
Ricordo un aneddoto: facevamo forse le scuole medie e stavamo tornando a casa facendo un piccolo pezzo di tragitto insieme. Io allora come adesso ero una persona abbastanza sottomessa. Non rispondevo nè a offese nè a insulti. Così un ragazzotto ci raggiunse e cominciò a dirmi (prendere in giro i genitori dell'uno e dell'altro era un passatempo abituale a quei tempi) "Io so chi è tua madre, la vedo sempre affacciata al balcone. E' quella signora cicciona.." Non fece in tempo a finire che M.V., il mio amico, lo prese per il bavero della giacca, lo attaccò al muro e disse "Non devi mai più permetterti di dirlo".
Ne parlai qualche tempo fa anche a Roccio, si ricorda bene e infatti quando glielo racconto rimane stupito. Il mondo è davvero piccolo.
Mi lascia nella stanza con la mia compagna di intervento. Ci spogliamo e ci infiliamo le stupide camiciole aperte sulla schiena e allacciate alla meno peggio. Un'infermiera controlla se abbiamo le ascelle ben depilate e mi fanno togliere anche l'anello. Non vorrei proprio toglierlo.
Giro per i corridoi cercando il bagno e reggendomi un lembo della stoffa di dietro, pinzandomi i due lembi per chiudere lo spacco ed impedire al mio sedere di uscire prepotentemente finché un'infermiera mi chiude il buco con il cerotto.
Intanto Roccio entra in stanza, scherziamo e un po' la tensione passa. E infine eccola, la mamma di M.V che chiama suo figlio in diretta e me lo passa. Quanto tempo! Ma la voce non è cambiata, chissà che casinista è ancora. La mamma è impressionante, si ricorda nomi e cognomi dei nostri compagni che io faccio fatica a ricordare. Uno è stato beccato per spaccio di stupefacenti, uno si è sposato e ha avuto un bambino. Lo stesso M.V. ha un bimbo di 14 mesi che pare sia identico a lui. Promettiamo di ribeccarci su facebook.
Arrivano delle infermiere che portano delle gocce alla donnina accanto a me, forse calmanti? La portano via e lei è spaventatissima, si vede. Anche io lo sono. E ogni volta che qualche infermiera entra in stanza io sobbalzo. Toccherà anche a me! Ma speriamo si siano dimenticati!
Fuori c'è il sole che illumina il parco al di fuori dell'ospedale. Gli spruzzi della fontana che si trova al suo centro arrivano all'altezza delle finestre della nostra stanza. E' una così bella giornata: che peccato essere qui.
Meno male che c'è Roccio, come farei mai senza di lui?
E poi arrivano, mi danno le gocce di calmante, mi sdraio nel letto sotto le lenzuola. Portano via il letto con le rotelle (un po' letto un po' barella: il lettella. O il baretto.). Io sono pietrificata ma rido e scherzo con Roccio e rivivo in un attimo la stessa sensazione che ho già provato altre volte della sala operatoria. La vista dalla barella che viene portata via, in mezzo alle persone che ti guardano.
Roccio sale con me e prima di entrare in sala operatoria le infermiere fermano la barella e dicono "Ferma, ferma, un bacio!". E lasciano che ci baciamo per un secondo, il che rende tutto molto più drammatico. Non nel senso di triste. Nel senso di una donna che sta correndo per prendere un treno e poi prima che questo parta si gira verso il suo uomo e *pciuk* gli smolla un bacio veloce che vuol dire "ci si vede presto!". Le porte sbattono dietro il mio baretto. O lettella.
Mi mollano lì per un po', in una sala antistante alle vere sale operatorie, da sola. Sono ben coperta eppure tremo, e mi rendo conto di essere molto agitata. Ho già chiesto alle infermiere di colpirmi forte per farmi perdere conoscienza ma hanno pensato scherzassi.
La mamma di M.V prima che io scendessi ha cercato di tranquillizzarmi dicendomi che sarò sveglia, non sentirò nulla, non vedrò nulla e potrò parlare con i dottori. Che queste cose le fanno tutti i giorni. Ma io no, io non voglio essere sveglia e almeno vorrei vedere. Non voglio parlare con i dottori, voglio un'anestesia totale!
Sono lì sul lettino e tremo senza avere freddo. Allora mi concentro e razionalizzo. Di cosa ho paura? Mmm questo lo so. Però forse se respiro profondamente e faccio finta di essere in un altro posto. Forse forse. Se capisco di essere al sicuro finché sono parcheggiata qui... E mi calmo.
Arriva un camice verde (capiròò in seguito che si tratta dell'anestesista). Mi dice "ehilà, come va? ci vediamo dopo". E sparisce dietro un angolo con una vecchiettina che vuole un consulto.
Rimango ancora lì sola mentre ascolto le loro conversazioni. Arriva un'altra persona che mi controlla i calzini e chiede se sono di cotone "penso di sì". Alza le spallucce.
Arriva il chirurgo (che scoprirò essere molto apprezzato tra le donnine del reparto) e mi chiede come va, dico che voglio una botta in testa. "Posso darti altro tranquillante, si tratta solo di un buchino"
"Posso avere un'anestesia anche per il buchino?"
Ride. Non mi prendono sul serio!
Mi spostano sulla barella chirurgica, è più stretta e presenta due braccioli laterali regolabili che ti permettono di stare comodamente crocefissa pur rimanendo sdraiata. Mi mettono la cuffietta verde e le babbucce di plastica blu. Mi aiutano a togliermi il camiciottolo, mi coprono e mi spingono in sala operatoria. Mi sento come rapita dagli alieni, c'è un odore strano e i dottori litigano simpaticamente per qualcosa. Mi guardo in giro e mi mettono addosso una coperta riscaldante di colore rosa. In un attimo sto benissimo. Vorrei avere una coperta simile a casa. Mi stringono una specie di fascia sulla caviglia sinistra. L'infermiera dice che serve per misurarmi la pressione. E difatti si gonfia ogni tot secondi. Mi pinzano il dito indice della mano destra, per misurare il battito cardiaco poggiandomi il braccio destro sul rispettivo bracciolo.
L'infermiera dice "e ora cerchiamo una vena".
Ecco, lo sapevo. Non immaginavo avessero bisogno di una vena, non ne ho disponibili al momento. Porgo il mio braccio sinistro sul rispettivo bracciolo. Guarda guarda e ovviamente nulla. "Non hai vene!".
Guarda la mano.
"C'è solo questa, mi serve un ago rosa". Nonostante il colore carino, l'ago non è piccolo, anzi.
Ma fa nulla. Mi attacca alla flebo e penso che tra poco sarà tutto finito.
Arrivano i chirurghi.
Le infermiere versano betadine rosso sul mio seno destro. Cola ovunque ed è freddo, mi lascerà orribili macchie gialle un po' ovunque.
Un'altra infermiera prepara una siringa con del liquido rosa pesca. "Cos'è?"
"Un sedativo, per farti stare più tranquilla"
Mi coprono con un telo verde e sento punzecchiare il seno. Chiudo gli occhi.
"Finito"
Mi tolgono il telo e apro gli occhi.
"Ho dormito tutto il tempo?"
"Sì"
"Avete trovato? Avete tolto tutto?"
"Certo"
"Ma quanto è durato?"
"Un'ora"
Fantastico, non ho sentito nulla, mi hanno sedata, ho dormito!
Il mio ideale di intervento.
Mi rimettono sulla barella e Roccio è fuori che mi aspetta, gli dico di quanto è stato incredibile, non mi fa nemmeno tanto male, ho dormito tutto il tempo.
Fino alle 15 rimaniamo in reparto, ci portano del thè, anche la signora operata prima di me è rimasta sbalordita. I punti non tirano molto, sono stati parecchio bravi. Ci hanno messo punti riassorbibili che non sarà necessario togliere.
Alla nostra dimissione purtroppo la signora che stava con me è svenuta un paio di volte ed è rimasta in osservazione in ospedale per la notte.
Ci hanno dato gli antibiotici da prendere e l'appuntamento per il giorno dopo per la medicazione.
Ho potuto constatare che la ferita si è quasi riemarginata, non c'è nemmeno un goccio di sangue. E' un taglio orizzontale che parte dalla zona dello sterno e arriva fino quasi al capezzolo, lungo 5-6 cm. Sto cercando informazioni su come medicare questa cicatrice, una volta asciutta, affinché si veda il meno possibile.
Si accettano consigli.
Cose che temevo:
- di sentire male, non ho sentito NULLA;
- di ottenere solo una grande cicatrice, su questo ci lavoreremo;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla, hanno trovato tutto.
Roccio ha davvero molta pazienza, faccio sempre troppo rumore per nulla. Però è bello sapere che è lì con me, che mi aspetta, fuori dalla sala operatoria. Che c'è sempre, con me, per me, per noi.
Ti Amo, Roccio. Davvero tanto.
Canzone del giorno: I wanna be sedated Ramones
- di sentire male;
- di ottenere solo una grande cicatrice;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla.
Arriviamo e parcheggiamo nel parcheggio sotterraneo Valdo Fusi. Le raccomandazioni del medico erano scritte su un foglietto.
presentarsi a digiuno alle 7,15 in ospedale al primo piano
fare una cena leggera la sera prima (ho mangiato di tutto di più all'autogrill sull'autostrada, autogrill Turchino tra Genova e Alessandria)
portare il necessario per il ricovero: pigiama, asciugamano, ciabatte.
depilarsi accuratamente le ascelle.
Tutto fatto tranne la cena che alle 7 del mattino mi sento ancora sullo stomaco. L'ospedale è un edificio molto vecchio ma completamente ristrutturato all'interno. L'entrata sfoggia mille colori e sembra la hall di un buon albergo. Noi saliamo le scale ma è tutto buio, non c'è nessuno. Al primo piano sembra tutto morto, quasi dismesso. Saliamo ancora ma è ancora peggio, sembra tutto disabitato da tempo, e allo stesso tempo tutto nuovissimo. Come in fase di costruzione. Al secondo piano ci sono altre due donnine: proviamo a scendere di nuovo e scendono con noi. Entriamo nel reparto buio ne desolato e una signora ci viene incontro e ci dice di accomodarci: il reparto è ancora chiuso ma tra poco aprirà.
Sono le 6.40 circa.
Ci sono divani molto comodi colorati: alcuni arancioni e altri rossi. Io e Roccio ci sediamo e mi appoggio a lui e quasi dormo, finché accendono la luce. Le due signore arrivate con noi vanno all'accettazione e si registrano, dopo tocca a me. E infine ci danno la camera. Sono insieme alla signora passata prima di me, nella stessa stanza. Anche lei deve essere operata ed è con sua mamma. La signora che ci accompagna mi chiede se sono C.C. di zona Parella. Dico che sì abitavo lì.
Mi dice "Sei la compagna delle elementari di mio figlio!".
Scopro che suo figlio era un mio grande amico alle elementari, ed è stato anche mio compagno alle medie. Casinista come pochi altri, io, lui e E.M. eravamo sempre insieme.
Ricordo un aneddoto: facevamo forse le scuole medie e stavamo tornando a casa facendo un piccolo pezzo di tragitto insieme. Io allora come adesso ero una persona abbastanza sottomessa. Non rispondevo nè a offese nè a insulti. Così un ragazzotto ci raggiunse e cominciò a dirmi (prendere in giro i genitori dell'uno e dell'altro era un passatempo abituale a quei tempi) "Io so chi è tua madre, la vedo sempre affacciata al balcone. E' quella signora cicciona.." Non fece in tempo a finire che M.V., il mio amico, lo prese per il bavero della giacca, lo attaccò al muro e disse "Non devi mai più permetterti di dirlo".
Ne parlai qualche tempo fa anche a Roccio, si ricorda bene e infatti quando glielo racconto rimane stupito. Il mondo è davvero piccolo.
Mi lascia nella stanza con la mia compagna di intervento. Ci spogliamo e ci infiliamo le stupide camiciole aperte sulla schiena e allacciate alla meno peggio. Un'infermiera controlla se abbiamo le ascelle ben depilate e mi fanno togliere anche l'anello. Non vorrei proprio toglierlo.
Giro per i corridoi cercando il bagno e reggendomi un lembo della stoffa di dietro, pinzandomi i due lembi per chiudere lo spacco ed impedire al mio sedere di uscire prepotentemente finché un'infermiera mi chiude il buco con il cerotto.
Intanto Roccio entra in stanza, scherziamo e un po' la tensione passa. E infine eccola, la mamma di M.V che chiama suo figlio in diretta e me lo passa. Quanto tempo! Ma la voce non è cambiata, chissà che casinista è ancora. La mamma è impressionante, si ricorda nomi e cognomi dei nostri compagni che io faccio fatica a ricordare. Uno è stato beccato per spaccio di stupefacenti, uno si è sposato e ha avuto un bambino. Lo stesso M.V. ha un bimbo di 14 mesi che pare sia identico a lui. Promettiamo di ribeccarci su facebook.
Arrivano delle infermiere che portano delle gocce alla donnina accanto a me, forse calmanti? La portano via e lei è spaventatissima, si vede. Anche io lo sono. E ogni volta che qualche infermiera entra in stanza io sobbalzo. Toccherà anche a me! Ma speriamo si siano dimenticati!
Fuori c'è il sole che illumina il parco al di fuori dell'ospedale. Gli spruzzi della fontana che si trova al suo centro arrivano all'altezza delle finestre della nostra stanza. E' una così bella giornata: che peccato essere qui.
Meno male che c'è Roccio, come farei mai senza di lui?
E poi arrivano, mi danno le gocce di calmante, mi sdraio nel letto sotto le lenzuola. Portano via il letto con le rotelle (un po' letto un po' barella: il lettella. O il baretto.). Io sono pietrificata ma rido e scherzo con Roccio e rivivo in un attimo la stessa sensazione che ho già provato altre volte della sala operatoria. La vista dalla barella che viene portata via, in mezzo alle persone che ti guardano.
Roccio sale con me e prima di entrare in sala operatoria le infermiere fermano la barella e dicono "Ferma, ferma, un bacio!". E lasciano che ci baciamo per un secondo, il che rende tutto molto più drammatico. Non nel senso di triste. Nel senso di una donna che sta correndo per prendere un treno e poi prima che questo parta si gira verso il suo uomo e *pciuk* gli smolla un bacio veloce che vuol dire "ci si vede presto!". Le porte sbattono dietro il mio baretto. O lettella.
Mi mollano lì per un po', in una sala antistante alle vere sale operatorie, da sola. Sono ben coperta eppure tremo, e mi rendo conto di essere molto agitata. Ho già chiesto alle infermiere di colpirmi forte per farmi perdere conoscienza ma hanno pensato scherzassi.
La mamma di M.V prima che io scendessi ha cercato di tranquillizzarmi dicendomi che sarò sveglia, non sentirò nulla, non vedrò nulla e potrò parlare con i dottori. Che queste cose le fanno tutti i giorni. Ma io no, io non voglio essere sveglia e almeno vorrei vedere. Non voglio parlare con i dottori, voglio un'anestesia totale!
Sono lì sul lettino e tremo senza avere freddo. Allora mi concentro e razionalizzo. Di cosa ho paura? Mmm questo lo so. Però forse se respiro profondamente e faccio finta di essere in un altro posto. Forse forse. Se capisco di essere al sicuro finché sono parcheggiata qui... E mi calmo.
Arriva un camice verde (capiròò in seguito che si tratta dell'anestesista). Mi dice "ehilà, come va? ci vediamo dopo". E sparisce dietro un angolo con una vecchiettina che vuole un consulto.
Rimango ancora lì sola mentre ascolto le loro conversazioni. Arriva un'altra persona che mi controlla i calzini e chiede se sono di cotone "penso di sì". Alza le spallucce.
Arriva il chirurgo (che scoprirò essere molto apprezzato tra le donnine del reparto) e mi chiede come va, dico che voglio una botta in testa. "Posso darti altro tranquillante, si tratta solo di un buchino"
"Posso avere un'anestesia anche per il buchino?"
Ride. Non mi prendono sul serio!
Mi spostano sulla barella chirurgica, è più stretta e presenta due braccioli laterali regolabili che ti permettono di stare comodamente crocefissa pur rimanendo sdraiata. Mi mettono la cuffietta verde e le babbucce di plastica blu. Mi aiutano a togliermi il camiciottolo, mi coprono e mi spingono in sala operatoria. Mi sento come rapita dagli alieni, c'è un odore strano e i dottori litigano simpaticamente per qualcosa. Mi guardo in giro e mi mettono addosso una coperta riscaldante di colore rosa. In un attimo sto benissimo. Vorrei avere una coperta simile a casa. Mi stringono una specie di fascia sulla caviglia sinistra. L'infermiera dice che serve per misurarmi la pressione. E difatti si gonfia ogni tot secondi. Mi pinzano il dito indice della mano destra, per misurare il battito cardiaco poggiandomi il braccio destro sul rispettivo bracciolo.
L'infermiera dice "e ora cerchiamo una vena".
Ecco, lo sapevo. Non immaginavo avessero bisogno di una vena, non ne ho disponibili al momento. Porgo il mio braccio sinistro sul rispettivo bracciolo. Guarda guarda e ovviamente nulla. "Non hai vene!".
Guarda la mano.
"C'è solo questa, mi serve un ago rosa". Nonostante il colore carino, l'ago non è piccolo, anzi.
Ma fa nulla. Mi attacca alla flebo e penso che tra poco sarà tutto finito.
Arrivano i chirurghi.
Le infermiere versano betadine rosso sul mio seno destro. Cola ovunque ed è freddo, mi lascerà orribili macchie gialle un po' ovunque.
Un'altra infermiera prepara una siringa con del liquido rosa pesca. "Cos'è?"
"Un sedativo, per farti stare più tranquilla"
Mi coprono con un telo verde e sento punzecchiare il seno. Chiudo gli occhi.
"Finito"
Mi tolgono il telo e apro gli occhi.
"Ho dormito tutto il tempo?"
"Sì"
"Avete trovato? Avete tolto tutto?"
"Certo"
"Ma quanto è durato?"
"Un'ora"
Fantastico, non ho sentito nulla, mi hanno sedata, ho dormito!
Il mio ideale di intervento.
Mi rimettono sulla barella e Roccio è fuori che mi aspetta, gli dico di quanto è stato incredibile, non mi fa nemmeno tanto male, ho dormito tutto il tempo.
Fino alle 15 rimaniamo in reparto, ci portano del thè, anche la signora operata prima di me è rimasta sbalordita. I punti non tirano molto, sono stati parecchio bravi. Ci hanno messo punti riassorbibili che non sarà necessario togliere.
Alla nostra dimissione purtroppo la signora che stava con me è svenuta un paio di volte ed è rimasta in osservazione in ospedale per la notte.
Ci hanno dato gli antibiotici da prendere e l'appuntamento per il giorno dopo per la medicazione.
Ho potuto constatare che la ferita si è quasi riemarginata, non c'è nemmeno un goccio di sangue. E' un taglio orizzontale che parte dalla zona dello sterno e arriva fino quasi al capezzolo, lungo 5-6 cm. Sto cercando informazioni su come medicare questa cicatrice, una volta asciutta, affinché si veda il meno possibile.
Si accettano consigli.
Cose che temevo:
- di sentire male, non ho sentito NULLA;
- di ottenere solo una grande cicatrice, su questo ci lavoreremo;
- di dover essere riaperta perché non trovano nulla, hanno trovato tutto.
Roccio ha davvero molta pazienza, faccio sempre troppo rumore per nulla. Però è bello sapere che è lì con me, che mi aspetta, fuori dalla sala operatoria. Che c'è sempre, con me, per me, per noi.
Ti Amo, Roccio. Davvero tanto.
Canzone del giorno: I wanna be sedated Ramones
20 gennaio 2009
Veloce veloce
Il 13 ho fatto la visita dall'anestesista, tutto bene, solo formalità. Ma mi hanno dovuto rifare il prelievo perché il sangue era coagulato durante il primo prelievo e quindi mi sono sorbita altri due buchi. Una cilecca e un tiro buono.
Oggi mi hanno chiamata e hanno fissato l'intervento per giovedì 22: lo so che è una cazzata in anestesia locale e blablabla. Ma io mi caco addosso ogni volta che entro in un ospedale fosse solo per una visita, figurarsi per un taglio. Al seno poi. Biopsia poi!
E io che speravo avessero cambiato idea!
Oggi mi hanno chiamata e hanno fissato l'intervento per giovedì 22: lo so che è una cazzata in anestesia locale e blablabla. Ma io mi caco addosso ogni volta che entro in un ospedale fosse solo per una visita, figurarsi per un taglio. Al seno poi. Biopsia poi!
E io che speravo avessero cambiato idea!
11 gennaio 2009
Lorenzo, Christian o...?
Oggi pomeriggio c'è stato il battesimo di nostro nipote. Le riunioni tra parenti sono sempre terribili, già dopo 10 minuti dal loro arrivo da Milano sono partiti i litigi.
Comunque io e mio zio ce ne siamo altamente sbattuti e ci siamo seduti a guardare la tv aspettando che loro terminassero le discussioni. In chiesa il prete non si ricordava il nome del pupo, e noi dovevamo sempre ripeterglielo. E a cena ho mangiato come un'otre e ora sono in fase ultradigestiva che non terminerà a meno di non usare l'idraulico liquido. Colpa della donnina che serviva. Forse era un po' sorda o non voleva sentire quando gli dicevo "basta così, grazie", perché continuava a dire "ancora un po', ancora un ultimo cucchiaio" e mi riempiva il piatto di ogni cosa.
Mia sorella in compenso aveva un bel cappotto che ha preso a un prezzo stracciato e penso lo prenderò anch'io.
P.s. il padre di mio cognato, siciliano da generazioni, ha come suoneria del cellulare la musica de "il padrino". Grandioso.
Comunque io e mio zio ce ne siamo altamente sbattuti e ci siamo seduti a guardare la tv aspettando che loro terminassero le discussioni. In chiesa il prete non si ricordava il nome del pupo, e noi dovevamo sempre ripeterglielo. E a cena ho mangiato come un'otre e ora sono in fase ultradigestiva che non terminerà a meno di non usare l'idraulico liquido. Colpa della donnina che serviva. Forse era un po' sorda o non voleva sentire quando gli dicevo "basta così, grazie", perché continuava a dire "ancora un po', ancora un ultimo cucchiaio" e mi riempiva il piatto di ogni cosa.
Mia sorella in compenso aveva un bel cappotto che ha preso a un prezzo stracciato e penso lo prenderò anch'io.
P.s. il padre di mio cognato, siciliano da generazioni, ha come suoneria del cellulare la musica de "il padrino". Grandioso.
09 gennaio 2009
08 gennaio 2009
Esercizi di rilassamento
Gli allarmismi del telegiornali erano esagerati: le autostrade erano libere. Un po' di nevischio, sì, ma nulla di così tragico. In fondo è inverno. Per anni ricordo questi Natali con la neve, ricordo neve a febbraio, una volta persino ad Aprile. L'importante come al solito, è andare piano. Piano con l'acqua, piano con la neve, piano sempre. Anche se c'è il sole. Che fretta c'è?
Torino ci sorprende, ci sono almeno 20 cm di neve e camminare è difficoltoso. Camminare, guidare, fare qualsiasi cosa. La sera del 6 infatti andiamo a letto presto perché ci sarà la visita l'indomani mattina. Muoversi con la macchina sarà impossibile e decidiamo di andare con i mezzi, per fare questo dobbiamo uscire di casa alle 7 del mattino.Prestino, direi.
L'indomani mattina prendiamo il primo bus senza troppi problemi. Ma il secondo bus, a metà strada si ferma. Pensiamo sia colpa della neve (in effetti oltre alla neve per le strade continua a nevicare) ma scendendo dall'autobus ci rendiamo conto che il bus non si muove perché è bloccato dalla coda di bus fermi che lo precedono. Ci tocca andare in centro a piedi e sperare che passi un altro bus. Camminiamo e ridiamo perché in fondo per noi è una cosa divertente ma per gli altri è uno scazzo terribile. E' un giorno lavorativo e sono tutti bloccati.
Arrivati alla stazione di Torino Porta Nuova prendiamo un altro bus che sembra riuscire a partire e arriviamo in ospedale quasi in orario. Miracolo.
L'ospedale Molinette è un labirinto. Per arrivare al reparto ci tocca chiedere, corridoio a sinistra, primo corridoio a destra, prime scale a destra, secondo piano.
Reparto di chirurgia oncologica.
In sala d'attesa ci sono tre donnine con i rispettivi compagni/mariti: noi abbiamo solo molto sonno. Mi registro in segreteria e mi fanno firmare un foglio dove posso, se voglio, dare il consenso perché il personale medico avvisi la mia famiglia della patologia di cui soffro. Nego il consenso.
Voglio essere informata di ogni cosa e voglio sentirmi libera di poter informare chi mi pare.
In sala d'attesa io e Roccio leggiamo insieme qualche Topolino, finché non chiamano il mio numero.
L'infermiera sembra uscita da qualche film. Mi fa accomodare in una stanza troppo grossa per un semplice prelievo e intanto la osservo. Ha le labbra gonfie, sembra quasi una reazione allergica o forse si è soltanto rifatta molto male. Cerca a vuoto le mie vene inesistenti e ad ogni tastata sporca di la pelle dell'incavo del mio braccio con i brillantini che le cascano dallo smalto che possiede. Mi toglie il laccio emostatico e prova sull'altro braccio. Schiaffeggia ma non trova nulla. "Non hai proprio vene" mi dice. Lo so, penso solo ma non lo dico. Dico solo che ho sempre avuto problemi. Toglie il laccio per rimettermelo al primo braccio. Guarda mani polsi e scandaglia con attenzione ogni posto bucabile. Si concentra su un punto nell'incavo del gomito, dice che dovrà andare alla cieca perché non sente bene. Disinfetta e continua a tastare lasciando brillantini ovunque. Buca. Nulla. La vena sembra non refluire. L'infermiera sbuffa.
Gioca con la butterfly e alla fine eccolo. Scuro e denso. Goccia a goccia fuori.
Ogni volta che l'infermiera cambia boccettina l'ago si sposta e la vena non refluisce più e ogni volta deve di nuovo giocare con l'ago.
Una cosa che ho imparato negli anni è a che nessuno piace che gli venga detto come fare il suo lavoro. Soprattutto alle infermiere.
Quando ero più piccina e la vena sembrava stesse per cedere, un'infermiera trovò l'idea geniale di slacciare un attimo il laccio emostatico, lasciare respirare un po' il braccio e poi rimetterlo. Quando provai a consigliarlo in seguito nessuno mi diede mai retta e allora smisi di dare consigli sulle mie vene. All'inizio sapevo benissimo quali vene funzionavano "questa no, sembra grossa ma finisce subito, quella del polso è la migliore ma fa molto male, sul braccio no, non provi nemmeno a cercare". Così, col braccio ormai privo di sensi e semimorto, aspetto che finisca il balletto. Boccettina di sangue via, nuova boccettina, gioco con l'ago.
Mi toglie l'ago e mi dice di andare via ora mi spiegherà tutto.
Devo fare altre visite, mi dice: ECG, radiografie e alla fine, alle 14.30, il posizionamento del repere con mammografia inclusa.
Devo anche reperire la mia precedente mammografia fatta il 3 dicembre e portarla a loro. Servirà per la biopsia. Mi hanno anche prenotato la visita dall'anestesista il 13 gennaio. Il che vuol dire che da qui alla biopsia il passo è breve.
Corriamo a fare l'ECG. Il segretario che ci accoglie è parecchio scazzato, scoppia in una polemica con una paziente sui tempi d'attesa delle prenotazioni delle visita all'ospedale. Ma non esistono nè vinti nè vincitori. La signora doveva fare una mammografia urgente e l'ospedale poteva prenotargliela solo tra un anno, quindi lei è stata costretta ad andare a pagamento. Lui diceva che i tagli agli ospedali erano terribili, che molti medici erano andati via e non erano stati rimpiazzati, che molto altri presto sarebbero andati in pensione e non sarebbero stati rimpiazzati. Entrambi avevano ragione.
Mi chiamano per fare l'ECG. Tra tutti è l'esame che preferisco. Stai sdraiato e quasi puoi dormire. Non è doloroso e non è rumoroso. Non è nemmeno fastidioso e non è claustrofobico come la TAC.
Dopo questa andiamo a fare colazione. Entrambi siamo a digiuno e io ho bisogno estremo di zuccheri. Poi di corsa a fare la radiografia.
Sbagliamo reparto un paio di volte, alla fine chiediamo indicazioni e ci dicono di scendere sottosuolo, dove eravamo già stati. Tra un cartello e un altro troviamo una scritta a pennarello su un foglio di carta "Radiografia Dott. Ri**i"
Ah ecco dov'era. Il reparto sembra nuovissimo, appena fatto. Pareti appena ridipinte, seggiole nuove. Anche qui ci chiamano quasi subito. Mi chiedono di spogliarmi a torso nudo e di entrare nella stanza. Mi chiede se sono incinta. No, dico. Sicura? Sicura.
Mi mette comunque la protezione in piombo sull'utero. Meglio, penso.
Hai già fatto altre radiografie al torace? Sì, tante. Le hai con te? Pensavo che sono molti anni che non ne faccio più ma prima erano la routine dei miei esami. Esami del sangue e radiografie, per anni, di continuo. Prima ogni due settimane, poi ogni mese, poi ogni tre mesi, poi ogni sei e infine ogni anno. Prima di passare a quest'altro ospedale.
No, dico, non le ho.
Mi fa abbracciare il piano e posiziona dietro di me la macchina radiografica. Esce dalla stanza. Mi sono sempre chiesta se il personale, solo a distanza di corte pareti, fosse al riparo da tutte quelle radiazioni. "Faccia un respiro lungo e tenga il fiato"
Forse no, forse hanno scelto proprio il lavoro sbagliato. Io potessi starei ben lontana da questa roba.
Da che parte le hanno trovato le microcalcificazioni?
A sinistra, dico.
No a destra. Le imbroglio sempre, sbaglio di continuo.
Mi fa girare su un fianco e ripete.
"Trattenga il fiato".
Sono ormai le 12 e io e Roccio andiamo al bar dell'ospedale a pranzare. Due pezzi di pizza e farinata e giro al negozio dell'ospedale. Dentro le molinette c'è un bar, un negozio/edicola che vende un po' di tutto e un parrucchiere. Potrei approfittarne per farmi i capelli dato che da Jean Louis David sono scappata perché voleva a tutti costi farmi la ripigmentazione del capello a ben 30 euro in più mentre io volevo una semplice tinta. Mi ha detto che non potevo scegliere, era la procedura. Allora mi sono alzata e me ne sono andata.
Lascio stare i pensieri di tinte e capelli, è molto presto ma andiamo lo stesso a registrarci per il posizionamento del repere, magari ci fanno passare prima. Infatti passano appena 10 minuti e mi chiamano. ho un po' paura perché non so cos'è e come si fa. In genere mi informo prima di qualsiasi esame nuovo, voglio sapere voglio vedere, voglio conoscere. Stavolta non ho fatto in tempo.
Mi fanno entrare in un piccolo stanzino, c'è lo stesso ragazzotto che mi aveva fatto la mammografia e l'ecografia la prima volta. Sa già che ho il seno molto piccolo ed è un caso disperato farmi la mammografia. Mi dicono che devo stendermi a faccia in giù su un tavolo e che devo togliermi scarpe e lasciare il torace nudo. E togliermi anche gli occhiali.
Mi metto sul lettino e infilo la testa in un foro del diametro di circa 30 cm. No, mi dicono, lì deve mettere il seno. Chiedo se farà male. Fanno un attimo di silenzio e la più giovane, forse tirocinante, mi dice "No, signora".
Mi sposto un po' più su e sento che armeggiano in due per posizionarmi al meglio per la mammografia, mentre alzano il lettino.
Armeggiano un bel po' e fanno diverse prove ma proprio non vedono le microcalcificazioni. Dopo quasi 10 tentativi decidono di farmi infilare il braccio nel buco e farmelo appoggiare su una sedia messa sotto al tavolo giusto per non lasciarmelo a penzoloni.
Continuano ad armeggiare. Mi sembrano dei macellai che devono scegliere il taglio giusto per la carne. Armeggiano e spostano l'apparecchio per la mammografia, fino a che dicono "Eccole lì, prepara il carbone".
In tutto questo io rimango immobile, col seno schiacciato dall'apparecchio mammografico in attesa. In ansia perché non posso vedere con cosa stanno armeggiando. Sento il fresco di un liquido passato sulla pelle. Forse disinfettante. "Sentirà un pizzichino". Sento l'ago che entra nella pelle e nella carne e non posso vederlo.
Di tutte le cose che più mi danno fastidio quella di non poter guardare ciò che mi fanno è la cosa peggiore. Sopporterei meglio ogni cosa se potessi guardare.
Sento bruciore di un corpo estraneo appuntito dentro al seno, mentre è schiacciato ancora dall'apparecchio mammografico.
Mi dicono "Non si muova che c'è l'ago".
Escono dalla stanza per fare una nuova mammografia e tornano per vedere se l'ago è nella corretta posizione. E dalle loro parole sembra di sì.
La ragazza giovane scuote una boccetta con del liquido scuro, dev'essere il carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e aiuterà il chirurgo a trovare le microcalcificazioni.
Continua a scuotere mentre ho sempre l'ago appeso e i medici mi escono dalla stanza per fare altre mammografie.
La dottoressa bionda dice alla giovane bruna "Ma quanto ne hai diluito?"
"5 cc"
"No è troppo, così non va bene" e si incazza "Io posso anche metterglielo ma non so se funziona, va bhe glielo metto ma così non va".
Aggangia la siringa senza ago all'ago che ho appeso al seno e sento un gran bruciore. Il liquido che entra.
La bionda dice "preparane un altro". Escono dalla stanza tutti e io rimango sembre immobile, con il braccio nel buco appoggiato alla sedia, il seno infilzato e compresso dalla macchina per la mammografia.
Tornano con una nuova boccettina, questa volta spero diluita correttamente.
La dottoressa bionda si rimette in posizione, sotto il lettino alla mia sinistra e mi toglie l'ago dal seno e poi sbotta "No, cos'ho fatto". Credo lo abbia gettato per errore.
Prende un altro ago e lo reinfila. Male. E inietta ancora. Brucia. Toglie l'ago.
La dottoressa giovane e bruna mi dice che mi posso girare di schiena. Mi esce un po' di sangue dal seno e lei lo tampona con una garza. Mi chiede se ha fatto male. Un po', dico. Torna il ragazzotto della mammografia e mi medica, mi mette un cerottone che dice posso togliere l'indomani. Mi fanno rivestire e torno da Roccio.
Ora fino a martedì voglio dimenticarmi di ospedali e simili. E grazie a chi si preoccupa, ma credo e spero sia solo una routine ospedaliera. Una noia mortale. Un po' di dolore. E poi tornerò a scrivere solo cazzate.
Però era proprio bella tutta quella neve.
Torino ci sorprende, ci sono almeno 20 cm di neve e camminare è difficoltoso. Camminare, guidare, fare qualsiasi cosa. La sera del 6 infatti andiamo a letto presto perché ci sarà la visita l'indomani mattina. Muoversi con la macchina sarà impossibile e decidiamo di andare con i mezzi, per fare questo dobbiamo uscire di casa alle 7 del mattino.Prestino, direi.
L'indomani mattina prendiamo il primo bus senza troppi problemi. Ma il secondo bus, a metà strada si ferma. Pensiamo sia colpa della neve (in effetti oltre alla neve per le strade continua a nevicare) ma scendendo dall'autobus ci rendiamo conto che il bus non si muove perché è bloccato dalla coda di bus fermi che lo precedono. Ci tocca andare in centro a piedi e sperare che passi un altro bus. Camminiamo e ridiamo perché in fondo per noi è una cosa divertente ma per gli altri è uno scazzo terribile. E' un giorno lavorativo e sono tutti bloccati.
Arrivati alla stazione di Torino Porta Nuova prendiamo un altro bus che sembra riuscire a partire e arriviamo in ospedale quasi in orario. Miracolo.
L'ospedale Molinette è un labirinto. Per arrivare al reparto ci tocca chiedere, corridoio a sinistra, primo corridoio a destra, prime scale a destra, secondo piano.
Reparto di chirurgia oncologica.
In sala d'attesa ci sono tre donnine con i rispettivi compagni/mariti: noi abbiamo solo molto sonno. Mi registro in segreteria e mi fanno firmare un foglio dove posso, se voglio, dare il consenso perché il personale medico avvisi la mia famiglia della patologia di cui soffro. Nego il consenso.
Voglio essere informata di ogni cosa e voglio sentirmi libera di poter informare chi mi pare.
In sala d'attesa io e Roccio leggiamo insieme qualche Topolino, finché non chiamano il mio numero.
L'infermiera sembra uscita da qualche film. Mi fa accomodare in una stanza troppo grossa per un semplice prelievo e intanto la osservo. Ha le labbra gonfie, sembra quasi una reazione allergica o forse si è soltanto rifatta molto male. Cerca a vuoto le mie vene inesistenti e ad ogni tastata sporca di la pelle dell'incavo del mio braccio con i brillantini che le cascano dallo smalto che possiede. Mi toglie il laccio emostatico e prova sull'altro braccio. Schiaffeggia ma non trova nulla. "Non hai proprio vene" mi dice. Lo so, penso solo ma non lo dico. Dico solo che ho sempre avuto problemi. Toglie il laccio per rimettermelo al primo braccio. Guarda mani polsi e scandaglia con attenzione ogni posto bucabile. Si concentra su un punto nell'incavo del gomito, dice che dovrà andare alla cieca perché non sente bene. Disinfetta e continua a tastare lasciando brillantini ovunque. Buca. Nulla. La vena sembra non refluire. L'infermiera sbuffa.
Gioca con la butterfly e alla fine eccolo. Scuro e denso. Goccia a goccia fuori.
Ogni volta che l'infermiera cambia boccettina l'ago si sposta e la vena non refluisce più e ogni volta deve di nuovo giocare con l'ago.
Una cosa che ho imparato negli anni è a che nessuno piace che gli venga detto come fare il suo lavoro. Soprattutto alle infermiere.
Quando ero più piccina e la vena sembrava stesse per cedere, un'infermiera trovò l'idea geniale di slacciare un attimo il laccio emostatico, lasciare respirare un po' il braccio e poi rimetterlo. Quando provai a consigliarlo in seguito nessuno mi diede mai retta e allora smisi di dare consigli sulle mie vene. All'inizio sapevo benissimo quali vene funzionavano "questa no, sembra grossa ma finisce subito, quella del polso è la migliore ma fa molto male, sul braccio no, non provi nemmeno a cercare". Così, col braccio ormai privo di sensi e semimorto, aspetto che finisca il balletto. Boccettina di sangue via, nuova boccettina, gioco con l'ago.
Mi toglie l'ago e mi dice di andare via ora mi spiegherà tutto.
Devo fare altre visite, mi dice: ECG, radiografie e alla fine, alle 14.30, il posizionamento del repere con mammografia inclusa.
Devo anche reperire la mia precedente mammografia fatta il 3 dicembre e portarla a loro. Servirà per la biopsia. Mi hanno anche prenotato la visita dall'anestesista il 13 gennaio. Il che vuol dire che da qui alla biopsia il passo è breve.
Corriamo a fare l'ECG. Il segretario che ci accoglie è parecchio scazzato, scoppia in una polemica con una paziente sui tempi d'attesa delle prenotazioni delle visita all'ospedale. Ma non esistono nè vinti nè vincitori. La signora doveva fare una mammografia urgente e l'ospedale poteva prenotargliela solo tra un anno, quindi lei è stata costretta ad andare a pagamento. Lui diceva che i tagli agli ospedali erano terribili, che molti medici erano andati via e non erano stati rimpiazzati, che molto altri presto sarebbero andati in pensione e non sarebbero stati rimpiazzati. Entrambi avevano ragione.
Mi chiamano per fare l'ECG. Tra tutti è l'esame che preferisco. Stai sdraiato e quasi puoi dormire. Non è doloroso e non è rumoroso. Non è nemmeno fastidioso e non è claustrofobico come la TAC.
Dopo questa andiamo a fare colazione. Entrambi siamo a digiuno e io ho bisogno estremo di zuccheri. Poi di corsa a fare la radiografia.
Sbagliamo reparto un paio di volte, alla fine chiediamo indicazioni e ci dicono di scendere sottosuolo, dove eravamo già stati. Tra un cartello e un altro troviamo una scritta a pennarello su un foglio di carta "Radiografia Dott. Ri**i"
Ah ecco dov'era. Il reparto sembra nuovissimo, appena fatto. Pareti appena ridipinte, seggiole nuove. Anche qui ci chiamano quasi subito. Mi chiedono di spogliarmi a torso nudo e di entrare nella stanza. Mi chiede se sono incinta. No, dico. Sicura? Sicura.
Mi mette comunque la protezione in piombo sull'utero. Meglio, penso.
Hai già fatto altre radiografie al torace? Sì, tante. Le hai con te? Pensavo che sono molti anni che non ne faccio più ma prima erano la routine dei miei esami. Esami del sangue e radiografie, per anni, di continuo. Prima ogni due settimane, poi ogni mese, poi ogni tre mesi, poi ogni sei e infine ogni anno. Prima di passare a quest'altro ospedale.
No, dico, non le ho.
Mi fa abbracciare il piano e posiziona dietro di me la macchina radiografica. Esce dalla stanza. Mi sono sempre chiesta se il personale, solo a distanza di corte pareti, fosse al riparo da tutte quelle radiazioni. "Faccia un respiro lungo e tenga il fiato"
Forse no, forse hanno scelto proprio il lavoro sbagliato. Io potessi starei ben lontana da questa roba.
Da che parte le hanno trovato le microcalcificazioni?
A sinistra, dico.
No a destra. Le imbroglio sempre, sbaglio di continuo.
Mi fa girare su un fianco e ripete.
"Trattenga il fiato".
Sono ormai le 12 e io e Roccio andiamo al bar dell'ospedale a pranzare. Due pezzi di pizza e farinata e giro al negozio dell'ospedale. Dentro le molinette c'è un bar, un negozio/edicola che vende un po' di tutto e un parrucchiere. Potrei approfittarne per farmi i capelli dato che da Jean Louis David sono scappata perché voleva a tutti costi farmi la ripigmentazione del capello a ben 30 euro in più mentre io volevo una semplice tinta. Mi ha detto che non potevo scegliere, era la procedura. Allora mi sono alzata e me ne sono andata.
Lascio stare i pensieri di tinte e capelli, è molto presto ma andiamo lo stesso a registrarci per il posizionamento del repere, magari ci fanno passare prima. Infatti passano appena 10 minuti e mi chiamano. ho un po' paura perché non so cos'è e come si fa. In genere mi informo prima di qualsiasi esame nuovo, voglio sapere voglio vedere, voglio conoscere. Stavolta non ho fatto in tempo.
Mi fanno entrare in un piccolo stanzino, c'è lo stesso ragazzotto che mi aveva fatto la mammografia e l'ecografia la prima volta. Sa già che ho il seno molto piccolo ed è un caso disperato farmi la mammografia. Mi dicono che devo stendermi a faccia in giù su un tavolo e che devo togliermi scarpe e lasciare il torace nudo. E togliermi anche gli occhiali.
Mi metto sul lettino e infilo la testa in un foro del diametro di circa 30 cm. No, mi dicono, lì deve mettere il seno. Chiedo se farà male. Fanno un attimo di silenzio e la più giovane, forse tirocinante, mi dice "No, signora".
Mi sposto un po' più su e sento che armeggiano in due per posizionarmi al meglio per la mammografia, mentre alzano il lettino.
Armeggiano un bel po' e fanno diverse prove ma proprio non vedono le microcalcificazioni. Dopo quasi 10 tentativi decidono di farmi infilare il braccio nel buco e farmelo appoggiare su una sedia messa sotto al tavolo giusto per non lasciarmelo a penzoloni.
Continuano ad armeggiare. Mi sembrano dei macellai che devono scegliere il taglio giusto per la carne. Armeggiano e spostano l'apparecchio per la mammografia, fino a che dicono "Eccole lì, prepara il carbone".
In tutto questo io rimango immobile, col seno schiacciato dall'apparecchio mammografico in attesa. In ansia perché non posso vedere con cosa stanno armeggiando. Sento il fresco di un liquido passato sulla pelle. Forse disinfettante. "Sentirà un pizzichino". Sento l'ago che entra nella pelle e nella carne e non posso vederlo.
Di tutte le cose che più mi danno fastidio quella di non poter guardare ciò che mi fanno è la cosa peggiore. Sopporterei meglio ogni cosa se potessi guardare.
Sento bruciore di un corpo estraneo appuntito dentro al seno, mentre è schiacciato ancora dall'apparecchio mammografico.
Mi dicono "Non si muova che c'è l'ago".
Escono dalla stanza per fare una nuova mammografia e tornano per vedere se l'ago è nella corretta posizione. E dalle loro parole sembra di sì.
La ragazza giovane scuote una boccetta con del liquido scuro, dev'essere il carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e aiuterà il chirurgo a trovare le microcalcificazioni.
Continua a scuotere mentre ho sempre l'ago appeso e i medici mi escono dalla stanza per fare altre mammografie.
La dottoressa bionda dice alla giovane bruna "Ma quanto ne hai diluito?"
"5 cc"
"No è troppo, così non va bene" e si incazza "Io posso anche metterglielo ma non so se funziona, va bhe glielo metto ma così non va".
Aggangia la siringa senza ago all'ago che ho appeso al seno e sento un gran bruciore. Il liquido che entra.
La bionda dice "preparane un altro". Escono dalla stanza tutti e io rimango sembre immobile, con il braccio nel buco appoggiato alla sedia, il seno infilzato e compresso dalla macchina per la mammografia.
Tornano con una nuova boccettina, questa volta spero diluita correttamente.
La dottoressa bionda si rimette in posizione, sotto il lettino alla mia sinistra e mi toglie l'ago dal seno e poi sbotta "No, cos'ho fatto". Credo lo abbia gettato per errore.
Prende un altro ago e lo reinfila. Male. E inietta ancora. Brucia. Toglie l'ago.
La dottoressa giovane e bruna mi dice che mi posso girare di schiena. Mi esce un po' di sangue dal seno e lei lo tampona con una garza. Mi chiede se ha fatto male. Un po', dico. Torna il ragazzotto della mammografia e mi medica, mi mette un cerottone che dice posso togliere l'indomani. Mi fanno rivestire e torno da Roccio.
Ora fino a martedì voglio dimenticarmi di ospedali e simili. E grazie a chi si preoccupa, ma credo e spero sia solo una routine ospedaliera. Una noia mortale. Un po' di dolore. E poi tornerò a scrivere solo cazzate.
Però era proprio bella tutta quella neve.
02 gennaio 2009
Buon Anno!
Credo di non ricordare esattamente tutto quello che è successo la notte di capodanno. Mi ricordo che mi sono divertita molto, mi ricordo di aver bevuto. Ma ho dovuto farmi aiutare da Roccio per una ricostruzione della serata.
La prima cosa che ho chiesto è stata "Ho fatto qualcosa di sconveniente?" seguita da "Mica ho fatto pipì in mezzo alla strada davanti a tutti?" (una volta mi è capitato).
Ho osato con il trucco, usando ciglia finte e ombretto scuro.
Però sono stata bene.
Il giorno dopo no, un po' da schifo. Ma a capodanno tutto va bene.
La prima cosa che ho chiesto è stata "Ho fatto qualcosa di sconveniente?" seguita da "Mica ho fatto pipì in mezzo alla strada davanti a tutti?" (una volta mi è capitato).
Ho osato con il trucco, usando ciglia finte e ombretto scuro.
Però sono stata bene.
Il giorno dopo no, un po' da schifo. Ma a capodanno tutto va bene.
30 dicembre 2008
Novità
Ieri mi ha chiamato l’ospedale, hanno fissato l’appuntamento per la prima parte della procedura, ovvero il posizionamento del rep. Che è il rep? Boh?
Da quello che ho capito iniettano carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e permetterà di rintracciare i nodulini. Il tutto verrà fatto il 7 gennaio dalla mattina al pomeriggio (pare sia una robina lunghetta). Secondo il parere di chi mi ha chiamata ieri siamo a buon punto per la prenotazione dell’intervento ed è probabile che entro una settimana a partire dal 7 gennaio verrà fatto tutto.
Sempre in quella settimana c’è il battesimo di nostro nipote e io sarò la madrina. Io e Roccio siamo d’accordo che se proprio lui deve prendere ferie è meglio prenderle per venire alle visite con me: non importa se salta il battesimo. Per me è il solito dilemma esistenziale: la mia responsabile è una donna, se le spiego ogni cosa sarà più che comprensiva e forse la forzerà un po’ sulle sue scelte future (ricordiamocelo: a marzo mi scade il contratto), se non sono così specifica faccio buona cosa perché non mi giustifico e mantengo un po’ di privacy, ma potrei compromettere la mia situazione lavorativa futura. La questione è “prendere ferie/permessi per un problema di salute non specificato che ‘voglio’ curare a Torino e per il quale non porto certificato medico”. Ho tempo fino ad oggi pomeriggio per pensarci, vedrò.
Ieri dopo il lavoro siamo andati a passeggiare nel centro di Firenze, dovevo comprare un correttore per il viso.
Le opzioni erano due: correttore liquido MAC oppure correttore/fondotinta vichy dermablend.
MAC pro: è una marca incredibile e i suoi prodotti sono davvero eccellenti;
MAC contro: prezzo alto.
Vichy pro: è anche fondotinta, è molto coprente, ha un prezzo ragionevole, sicuramente non fa male alla pelle;
Vichy contro: fin troppo coprente e pastoso. Anche usato in modiche quantità sembra difficile da sfumare.
Passiamo in farmacia e provo il Dermablend Vichy. Una piccola passata sul dorso della mano e diventa quasi bianca. Mi fa provare anche il correttore La Roche Posay ma ha un colore rosato. Anche se non voglio ammetterlo ho una pelle giallognola e non rosata.
Passiamo da MAC, c’è un ragazzo che mi consiglia. In fatto di roba da donne chissà perché diamo molta più retta ai commessi uomini. Forse perché ci sembrano più obiettivi e imparziali. Difatti lui scova subito la mia tonalità di pelle ovvero NC20. Ero convinta di essere più chiara, una NC15, ma lui sembra sicuro infatti mi mette il correttore che sfuma perfettamente sulla pelle coprendo tutti i difetti. Nonostante il costo mi convince, anche solo per il fatto di essermi stato dietro e avermi consigliato e avermi fatto provare il prodotto. Dietro consiglio di Roccio prendiamo anche il Vichy Dermablend che posso tenere come fondotinta di riserva quando siamo in viaggio o simili.
Tralaltro a Torino questo weekend abbiamo preso dei trucchi stargazer. Stargazer è una marca che fa roba per dark/punk, quindi tinte forti (viola rosa gialle argento blu verdi ecc) ma anche cosmetici. Abbiamo comprato una cipria bianca (non chiara, proprio bianca bianca) e un ombretto arancione fosforescente. Non scherzo, oggi ho gli occhi a evidenziatore.
E ora torno al lavoro se no, assenze a parte, non riesco proprio a farmi assumere. Tzè.
Da quello che ho capito iniettano carbone vegetale che verrà assorbito dai tessuti e permetterà di rintracciare i nodulini. Il tutto verrà fatto il 7 gennaio dalla mattina al pomeriggio (pare sia una robina lunghetta). Secondo il parere di chi mi ha chiamata ieri siamo a buon punto per la prenotazione dell’intervento ed è probabile che entro una settimana a partire dal 7 gennaio verrà fatto tutto.
Sempre in quella settimana c’è il battesimo di nostro nipote e io sarò la madrina. Io e Roccio siamo d’accordo che se proprio lui deve prendere ferie è meglio prenderle per venire alle visite con me: non importa se salta il battesimo. Per me è il solito dilemma esistenziale: la mia responsabile è una donna, se le spiego ogni cosa sarà più che comprensiva e forse la forzerà un po’ sulle sue scelte future (ricordiamocelo: a marzo mi scade il contratto), se non sono così specifica faccio buona cosa perché non mi giustifico e mantengo un po’ di privacy, ma potrei compromettere la mia situazione lavorativa futura. La questione è “prendere ferie/permessi per un problema di salute non specificato che ‘voglio’ curare a Torino e per il quale non porto certificato medico”. Ho tempo fino ad oggi pomeriggio per pensarci, vedrò.
Ieri dopo il lavoro siamo andati a passeggiare nel centro di Firenze, dovevo comprare un correttore per il viso.
Le opzioni erano due: correttore liquido MAC oppure correttore/fondotinta vichy dermablend.
MAC pro: è una marca incredibile e i suoi prodotti sono davvero eccellenti;
MAC contro: prezzo alto.
Vichy pro: è anche fondotinta, è molto coprente, ha un prezzo ragionevole, sicuramente non fa male alla pelle;
Vichy contro: fin troppo coprente e pastoso. Anche usato in modiche quantità sembra difficile da sfumare.
Passiamo in farmacia e provo il Dermablend Vichy. Una piccola passata sul dorso della mano e diventa quasi bianca. Mi fa provare anche il correttore La Roche Posay ma ha un colore rosato. Anche se non voglio ammetterlo ho una pelle giallognola e non rosata.
Passiamo da MAC, c’è un ragazzo che mi consiglia. In fatto di roba da donne chissà perché diamo molta più retta ai commessi uomini. Forse perché ci sembrano più obiettivi e imparziali. Difatti lui scova subito la mia tonalità di pelle ovvero NC20. Ero convinta di essere più chiara, una NC15, ma lui sembra sicuro infatti mi mette il correttore che sfuma perfettamente sulla pelle coprendo tutti i difetti. Nonostante il costo mi convince, anche solo per il fatto di essermi stato dietro e avermi consigliato e avermi fatto provare il prodotto. Dietro consiglio di Roccio prendiamo anche il Vichy Dermablend che posso tenere come fondotinta di riserva quando siamo in viaggio o simili.
Tralaltro a Torino questo weekend abbiamo preso dei trucchi stargazer. Stargazer è una marca che fa roba per dark/punk, quindi tinte forti (viola rosa gialle argento blu verdi ecc) ma anche cosmetici. Abbiamo comprato una cipria bianca (non chiara, proprio bianca bianca) e un ombretto arancione fosforescente. Non scherzo, oggi ho gli occhi a evidenziatore.
E ora torno al lavoro se no, assenze a parte, non riesco proprio a farmi assumere. Tzè.
24 dicembre 2008
Terza puntata
Non immaginavo esistesse un reparto di Senologia e una visita Senologica. Il nome mi fa pensare più alla geriatria che al seno vero e proprio.
Eppure esiste davvero. Ed è pieno di donnine che aspettano, alcune giovani, molte altre meno, raccontandosi le loro drammatiche esperienze. Rimanere in attesa lì fuori non è decisamente positivo e non fa sperare al meglio. Chi racconta di dover tornare ogni settimana per fare la medicazione, chi con perizia di particolari, come è stata operata e chi racconta dei propri problemi nella vita di tutti i giorni. La mia visita era alle 11 ma sono passata dopo le 13.
Il medico mi ha palpato il seno alla ricerca di questi noduli ma non li ha trovati, ha dichiarato che effettivamente sono microcalcificazioni troppo piccole, per quello facciamo la biopsia. Aggiunge che la biopsia serve per capire cosa sono perché non hanno ancora dati su “ragazze così giovani che in età dello sviluppo abbiano seguito cicli di radioterapia a mantellina”.
Sono diventata un caso statistico.
Prima di procedere alla biopsia, che sarà monitorata da una macchina radiografica per capire dove stanno andando, faranno un tracciamento col carbone vegetale che servirà da guida.
Il rischio che può verificarsi è di non trovare le microcalcificazioni, essendo troppo piccole, quindi di aprire, chiudere e dover riaprire nuovamente.
Domando di che dimensioni sarà il taglio, sto diventando una sorta di Frankenstein a forza di cicatrici. Il taglio sarà piccolo, dice lui, come quello che le hanno fatto per il neo (N.B. per un neo di 5 mm hanno fatto un taglio di 5 cm, la legge chirurgica del “x10”).
Strabuzzo gli occhi: dove sta la tecnologia, la nanochirurgia, la laparoscopia? Con le dita indica una lunghezza di circa 5 cm.
Eccolo: la legge del “x10”: per un nodulo di 4 mm un taglio di 5 cm.
Di questo natale è la cosa che più mi scazza, davvero. L’idea di fare questo e rimanere in attesa del responso.
Ieri era il compleanno di Roccio, mi spiace non essere molto allegra in questo periodo ma ho tante cose che mi impediscono di sorridere col cuore ed essendo troppo espressiva non riesco a nascondere tutto.
Poi non so, magari è il tempo, magari tra qualche giorno passa tutto, magari mi riprendo un attimo, magari la smetto di preoccuparmi.
Comincio ad odiare seriamente il natale.
Eppure esiste davvero. Ed è pieno di donnine che aspettano, alcune giovani, molte altre meno, raccontandosi le loro drammatiche esperienze. Rimanere in attesa lì fuori non è decisamente positivo e non fa sperare al meglio. Chi racconta di dover tornare ogni settimana per fare la medicazione, chi con perizia di particolari, come è stata operata e chi racconta dei propri problemi nella vita di tutti i giorni. La mia visita era alle 11 ma sono passata dopo le 13.
Il medico mi ha palpato il seno alla ricerca di questi noduli ma non li ha trovati, ha dichiarato che effettivamente sono microcalcificazioni troppo piccole, per quello facciamo la biopsia. Aggiunge che la biopsia serve per capire cosa sono perché non hanno ancora dati su “ragazze così giovani che in età dello sviluppo abbiano seguito cicli di radioterapia a mantellina”.
Sono diventata un caso statistico.
Prima di procedere alla biopsia, che sarà monitorata da una macchina radiografica per capire dove stanno andando, faranno un tracciamento col carbone vegetale che servirà da guida.
Il rischio che può verificarsi è di non trovare le microcalcificazioni, essendo troppo piccole, quindi di aprire, chiudere e dover riaprire nuovamente.
Domando di che dimensioni sarà il taglio, sto diventando una sorta di Frankenstein a forza di cicatrici. Il taglio sarà piccolo, dice lui, come quello che le hanno fatto per il neo (N.B. per un neo di 5 mm hanno fatto un taglio di 5 cm, la legge chirurgica del “x10”).
Strabuzzo gli occhi: dove sta la tecnologia, la nanochirurgia, la laparoscopia? Con le dita indica una lunghezza di circa 5 cm.
Eccolo: la legge del “x10”: per un nodulo di 4 mm un taglio di 5 cm.
Di questo natale è la cosa che più mi scazza, davvero. L’idea di fare questo e rimanere in attesa del responso.
Ieri era il compleanno di Roccio, mi spiace non essere molto allegra in questo periodo ma ho tante cose che mi impediscono di sorridere col cuore ed essendo troppo espressiva non riesco a nascondere tutto.
Poi non so, magari è il tempo, magari tra qualche giorno passa tutto, magari mi riprendo un attimo, magari la smetto di preoccuparmi.
Comincio ad odiare seriamente il natale.
16 dicembre 2008
Seconda puntata
per chi l'attendeva e non
Gentilissimi utenti, siamo qui ad informarvi che la visita è andata bene. Il nodulino sta lì, forse ci sarà da fare una biopsia ma i valori sono nella norma. Il mio ingrassamento non è poi così decisivo. Io credevo fossero 10 kg ma erano solo 3 kg. I valori ormonali della tiroide sono abbastanza stabili, la salute generale è buona.
Oggi mi chiama l'ospedale Molinette di Torino a nome del C.O.E.S. (centro onco-ematologico subalpino) per fissarmi un'ulteriore visita senologica (al seno, non per anziani!) il 22 dicembre.
Quindi domenica 21 sera partirò ancora alla volta di Torino per attendere news dal seno destro (il seno sinistro pare si sia infervorato di questa mancanza di attenzione verso di lui).
Questo in parte per tranquillizzare anche i più che si sono interessanti e che ringrazio sentitamente.
Altre novità più allegre. Sabato siamo stati a Genova alla fiera del radioamatore. Ho comprato una pennina laser verde stupenda. Ci si può indicare il cielo, il fascio luminoso si vede chiaramente.
Ieri sera cinema "Ultimatum alla terra". Due note positive. Lo strafico alieno Keanu Reeves e la strafica protagonista Jennifer Connelly.
In compenso dagli spot prima del film ho capito che ho proprio voglia di vedere Madagascar 2.
Qui il trailer:
Oggi mi chiama l'ospedale Molinette di Torino a nome del C.O.E.S. (centro onco-ematologico subalpino) per fissarmi un'ulteriore visita senologica (al seno, non per anziani!) il 22 dicembre.
Quindi domenica 21 sera partirò ancora alla volta di Torino per attendere news dal seno destro (il seno sinistro pare si sia infervorato di questa mancanza di attenzione verso di lui).
Questo in parte per tranquillizzare anche i più che si sono interessanti e che ringrazio sentitamente.
Altre novità più allegre. Sabato siamo stati a Genova alla fiera del radioamatore. Ho comprato una pennina laser verde stupenda. Ci si può indicare il cielo, il fascio luminoso si vede chiaramente.
Ieri sera cinema "Ultimatum alla terra". Due note positive. Lo strafico alieno Keanu Reeves e la strafica protagonista Jennifer Connelly.
In compenso dagli spot prima del film ho capito che ho proprio voglia di vedere Madagascar 2.
Qui il trailer:
Sezione:
Argh,
Cazzate,
Cronache,
disAvventure,
Still Life,
video
09 dicembre 2008
Lavaggio (e non) del cervello
Dopo essermi dedicata appassionatamente alla PNL (dormendoci davvero sopra, un libro così soporifero non l’avevo mai provato) e all’arte della persuasione, ora mi sta appassionando la materia più “bastarda” del Mindfucking. Per chi volesse scoprirne di più c’è un bel libro dal medesimo titolo edito dalla Castelvecchi (eh, lo so, non si può voler tutto dalla vita). E c’è anche il seguito, “Mindfucking 2”. Inutile dire che li abbiamo acquistati entrambi. Una volta finiti pensate che riuscirò a resistere all’impulso di comprare anche “Brainwashing”?
E’ il periodo della comunicazione occulta, della persuasione e della coercizione di pensiero. E, conoscendomi, non farò nessuna delle tre cose. E’ fondamentale la libertà di pensiero, anche e soprattutto la mia, ecco perché mi incazzo enormemente quando le mie ideologie non vengono rispettate.
Il rispetto delle ideologie per me si fonda su diversi presupposti:
- si può e si deve assolutamente favorire il confronto e il dialogo;
- si può e si deve assolutamente scendere a compromessi e trovare un punto di incontro;
- non si può (ma proprio no) a tutti i costi convincere direttamente o indirettamente una persona a subire le proprie ideologie;
- quando il confronto e il dialogo non sono possibili per divergente totali e visioni di vita diametralmente opposte si possono evitare argomenti “pericolosi”;
ogni violazione di uno o più presupposti mi genera ansia e sensazione di soffocamento che sfociano in manifestazioni psicosomatiche più o meno gravi.
La mente umana è davvero strana: quando la resistenza dell’individuo è particolarmente forte, ogni tentativo di maneggiarlo rinforza la resistenza a meno di non farlo regredire a uno stato infantile tale da permettere una totale resa.
Diverse sperimentazioni hanno individuato una componente molto curiosa nel comportamento umano. In alcuni individui (con una percentuale del 33% circa) il pensiero individuale viene totalmente surclassato dall’idea del gruppo. Ovvero: se il gruppo da’ una risposta palesemente sbagliata ad una domanda banale, il 33% delle persone risponderà in maniera errata seguendo il gregge.
Io faccio parte di quel 33%.
Però qualcosa potrebbe essere cambiato negli ultimi anni. Mi rendo conto di avere acquisito sicurezza su alcune cose e, a meno di non toccare argomentazioni di tipo politico, i pilastri non cedono tanto facilmente. Soprattutto se la tesi opposta è avvalorata da tanti “ho sentito dire che”.
Oltre a leggere queste robine interessanti ogni tanto mi dedico alla cucina. Ieri ho fatto il pane e i muffin (che sono venuti particolarmente buonini).
In questa settimana non ho usato cibi precotti e ho cucinato tutto con le mie zampette, triglie alla griglia con aglio e limone, scaloppine di trota salmonata e prosciutto crudo, fagioli alla campagnola, risotto con radicchio e gorgonzola, pasta con sugo alle polpettine. Ci siamo imposti di bere mezzo bicchiere di vino a pranzo e/o a cena (fa così bene, dicono).
Ora ci manca solo tornare a correre ma con questo freddino.
Ieri abbiamo preparato l’alberino di Natale. Io avevo poca voglia però devo dire è venuto bellino.
Dopodomani saliamo a Torino, nel pomeriggio avrò la visita medica dall’endocrinologo e spero di fare in tempo per vedere la lauretta specialistica di MinchiettaUno che proprio quel giorno discute la sua tesi.
In bocca al lupo MinchiettaUno.
Ho seminato le gemmine di drosere pigmee.
Rimango in attesa di una nascita.
E’ il periodo della comunicazione occulta, della persuasione e della coercizione di pensiero. E, conoscendomi, non farò nessuna delle tre cose. E’ fondamentale la libertà di pensiero, anche e soprattutto la mia, ecco perché mi incazzo enormemente quando le mie ideologie non vengono rispettate.
Il rispetto delle ideologie per me si fonda su diversi presupposti:
- si può e si deve assolutamente favorire il confronto e il dialogo;
- si può e si deve assolutamente scendere a compromessi e trovare un punto di incontro;
- non si può (ma proprio no) a tutti i costi convincere direttamente o indirettamente una persona a subire le proprie ideologie;
- quando il confronto e il dialogo non sono possibili per divergente totali e visioni di vita diametralmente opposte si possono evitare argomenti “pericolosi”;
ogni violazione di uno o più presupposti mi genera ansia e sensazione di soffocamento che sfociano in manifestazioni psicosomatiche più o meno gravi.
La mente umana è davvero strana: quando la resistenza dell’individuo è particolarmente forte, ogni tentativo di maneggiarlo rinforza la resistenza a meno di non farlo regredire a uno stato infantile tale da permettere una totale resa.
Diverse sperimentazioni hanno individuato una componente molto curiosa nel comportamento umano. In alcuni individui (con una percentuale del 33% circa) il pensiero individuale viene totalmente surclassato dall’idea del gruppo. Ovvero: se il gruppo da’ una risposta palesemente sbagliata ad una domanda banale, il 33% delle persone risponderà in maniera errata seguendo il gregge.
Io faccio parte di quel 33%.
Però qualcosa potrebbe essere cambiato negli ultimi anni. Mi rendo conto di avere acquisito sicurezza su alcune cose e, a meno di non toccare argomentazioni di tipo politico, i pilastri non cedono tanto facilmente. Soprattutto se la tesi opposta è avvalorata da tanti “ho sentito dire che”.
Oltre a leggere queste robine interessanti ogni tanto mi dedico alla cucina. Ieri ho fatto il pane e i muffin (che sono venuti particolarmente buonini).
In questa settimana non ho usato cibi precotti e ho cucinato tutto con le mie zampette, triglie alla griglia con aglio e limone, scaloppine di trota salmonata e prosciutto crudo, fagioli alla campagnola, risotto con radicchio e gorgonzola, pasta con sugo alle polpettine. Ci siamo imposti di bere mezzo bicchiere di vino a pranzo e/o a cena (fa così bene, dicono).
Ora ci manca solo tornare a correre ma con questo freddino.
Ieri abbiamo preparato l’alberino di Natale. Io avevo poca voglia però devo dire è venuto bellino.
Dopodomani saliamo a Torino, nel pomeriggio avrò la visita medica dall’endocrinologo e spero di fare in tempo per vedere la lauretta specialistica di MinchiettaUno che proprio quel giorno discute la sua tesi.
In bocca al lupo MinchiettaUno.
Ho seminato le gemmine di drosere pigmee.
Rimango in attesa di una nascita.
04 dicembre 2008
Colpa del tassista
Sabato sera siamo andati in un pub triste triste. Ma era sabato o venerdì? Non ricordo. Il pub a dirla tutta è molto bello, è grande, tutto di legno. Il classico pub dove si va tra amici a chiacchierare. E’ totalmente vuoto, quindi c’è vasta scelta di tavoli. E’ una cosa non da poco.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva:assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia. Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.
Peccato che il gestore ci mette un bel po’ a fare i cocktail che lasciano un po’ a desiderare: ma se si ha lo stomaco forte va bene. E poi è un po’ buio, la luce è data da piccole abatjour con ragnatele annesse, inserite tra un tavolo e l’altro. E poi è freddo, c’erano le finestre socchiuse.
Ma per fare 4 chiacchiere non c’è niente di meglio.
Ieri e l’altroieri sono stata a Torino per delle visite. Tutti mi dicono “Ma perché ti sbatti fino a lì per farti visitare che qui c’è Careggi blablabla?”. Risposta: “Quando trovi un medico di cui ti fidi non lo lasci così facilmente”.
Parto l’altroieri da Firenze Rifredi, nemmeno a dirlo, il treno ritarda di mezz’ora. Certe cose non cambiano proprio mai. Arrivo insomma già abbastanza tardino, visto e considerato che un folle seduto accanto a me aveva sul tavolino la foto (ritagliata da un giornale, in bianco e nero) di Sarah Miller e ogni tanto chiacchierava con la foto. Proprio così. Appena c’era un po’ di baccano lui guardava la foto, rideva, e borbottava qualcosa. Io non so, cercavo solo di dormire, ero un po’ cotta perché mi ero svegliata abbastanza presto (povero Roccio che doveva anche andare al lavoro). Ogni tanto mi voltavo verso il signore e lui smetteva:assomigliava a Robert De Niro, la versione italiana con i capelli bianchi e tanta pancetta.
Arrivata a casa di mia mamma mangio velocemente qualcosa e porto a spasso Poldino, intanto un forte mal di testa dovuto al troppo sonno sul treno mi devasta. Mi doccio veloce, mi sistemo alla meno peggio e vado in centro. Magari due passi mi fanno passare il male.
Scopro che in piazza Castello hanno aperto una nuova libreria, molto bella. Qualcosa come “libreria.coop” o “coop.libreria”. Ci faccio un giro e trovo un sacco di libri che vorrei comprare. Ho la mania compulsiva dei libri. Poi non riesco a stare dietro agli acquisti e si accumulano nella libreria. Quanti libri belli. Quanta carta stampata, quanti bei colori di copertine, quante cose su cui vorrei documentarmi.
Meglio uscire. Esco e mi avvio verso la fnac, ma anche lì c’è la libreria. Mi riperdo tra i libri, cerco testi sul Madagascar (all’altra libreria ne avevano di più). Mi chiedo cosa sarebbe meglio se Madagascar o Australia, sono due mete ambitissime, tutta natura, tante bestie, tanta avventura. Rimando la decisione e corro in farmacia a prendere qualcosa per il mal di testa che intanto è aumentato.
Torno a casa di mia mamma mangio qualcosa (si era ormai fatta ora di cena) e prendo la pastiglia. Il giorno dopo ho la visita, anzi le analisi, mi toccherà passare tutta la mattinata in ospedale. E poi devo fare il prelievo, e come al solito ho paura del prelievo.
Per andare all’ospedale ci sono due opzioni: prendere il bus e svegliarmi parecchio prima o prendere il taxi e svegliarmi a un orario decente. Opto per la pigrizia e la spesa allucinante. Il taxista infatti fa strade inesplorate e mi fa spendere circa 21 euro, e mi saluta con “Auguri”. Tutti sanno che non si fanno gli auguri in questi casi ma bisogna dire “In bocca al lupo” mannaggia a te taxista.
Mi tocco le palle che non ho, ma dato che sto decidendo di diventare superstiziosa quasi quasi le espianto a Roccio e le impianto a me: dato che in salute non vado fortissima almeno ogni volta che vado in ospedale e qualcuno prova a farmi gli auguri mi tocco le pallediRoccio e magari la scampo.
Vado al bancone di legno del C.O.E.S. detto altrimenti Centro Onco Ematologico Subalpino, però lì mi mandano a fare la coda: che strano, per gli ex pazienti del Regina Margherita di solito consegnano direttamente loro le impegnative fatte dall’ospedale. Però non dico nulla, in un anno cambiano tante cose,anche le procedure.
Quindi mi accodo e vado a fare il prelievo. Entro come sempre terrorizzata. L’infermiera è un donnino che parla come la Littizzetto (uh come lo sento l’accento piemontese adesso. Mi sembra così alienante) e urla come una foca in calore. Mi vede, penso, tremolante, mi rassicura dicendo che ha lavorato tot anni in Ematologia al Regina Margherita, l’ospedale infantile, e difatti dopo tanti anni mi becca al primo colpo la vena e non mi fa nemmeno male, visto e considerato che mi ha bucato sul dorso della mano, zona abbastanza sensibile. Non deve nemmeno farmi due buchi perché ha azzeccato tutto, io penso checulocheho e vado a mettermi in coda per l’ecografia alla tiroide.
Il dottore che mi fa l’ecografia era una volta un assistente. Mi aveva visitata assieme al mio endocrinologo circa 3 anni fa. Lo avevo notato perché era un bel ragazzotto alla Tom Cruise, lampadato ed aitante. Il mio antitipo ma medico, quindi comunque da notare.
Lo rivedo però più stanco, non più lampadato e con le occhiaie. Era tornato dalla notte e l’ultima visita del suo turno ero io. Era davvero a pezzi.
Mi dice di nuovo che la tiroide probabilmente è da togliere. Mi tocco le pallediRoccio e spero che si possa rimandare all’infinito.
Intanto arriva il mio endocrinologo, gli chiedo come mai al bancone di legno non mi hanno consegnato l’impegnativa. Parte arrabbiato a fare il cazziatone alla signora che avrebbe dovuto farlo e torna con la mia impegnativa.
Mi rimane solo quella che credevo essere una mammografia ma si rivela (come appunta l’endocrinologo) per ora “solo” un’ecografia al seno.
Vado a fare colazione che ho una fame boia e spero mi facciano passare prima dato che sono le 10 e ho l’appuntamento alle 12.40. Ma arrivata in reparto radiologia capisco che non c’è speranza. C’è gente che aspetta da ore ed era prenotata ore prima. Il mio problema è il treno. Devo prendere il treno ma prima devo tornare a casa di mia mamma a recuperare lo zaino. Questo vuol dire che per prendere in tempo il treno delle 17 devo uscire dall’ospedale alle 14. Mi ci vuole un’ora e mezza per andare a casa di mia mamma dall’ospedale e un’altra ora per tornare in stazione. 15 minuti per mangiucchiare qualcosa ce le vogliamo mettere?
Insomma si fanno le 13 e sono ancora lì. Meno male ho il libro sulla PNL che tralaltro ha proprietà soporifere su di me, mi basta leggerne una pagina e svengo collassata, come in catalessi, oberata da tanti termini e diciture. Per dirla breve la gente comincia a sfavarsi e partono le polemiche.
Così ci spostano in un altro reparto che fa la stessa cosa. Chiedo a una signora per quando era prenotata. Mi dice che era prenotata per le 10 (sono le 13.20), perdo speranze di passare perché le dico che sono prenotata per le12.40 ma, miracolo, mi chiamano. Quindi la signora si sfava perché ora sa che la sua prenotazione veniva prima, però la dottoressa dice che mi sono registrata prima di lei e quindi non ci sono cazzi. La ringrazio e le spiego che ho anche un treno da prendere, quindi attacca a ecografare. Mi spoglio, mi sdraio, guarda bene, riguarda bene e parla con un collega. Parla di nodulini. Mi fanno rivestire e mi spostano al reparto dov’ero prima per farmi fare una mammografia. Ma come mammografia, non dovevo fare solo un’ecografia. Comprendo bene che c’è qualcosa che non va.
La mammografia, per chi ha poche tette come me, è una tortura. Devono schiacciarti il seno tra due ripiani e il medico ce la mette tutta, me le tira, me le palpa, me le strizza. Un male cane insomma. Poi le rifà più volte perché non gli riesce: col senone (come direbbe mia mamma) sarebbe tutto più semplice ma un senino non ha mammografia che tenga. Mi chiedono di rivestirmi e mi fanno rifare un’altra ecografia con una dottoressa con più esperienza.
Parla di linfonodi e di gruppi calcificati, io non ci capisco molto, ma continuo a capire solo una cosa: che qualcosa non va.
Mi chiedono di rivestirmi dopo aver fatto un segno sul seno destro con un pennarello indelebile nero. Mi piazzano un cerotto con una sferetta incollata all’altezza del puntino disegnato. Mi fanno fare un’altra mammografia ma i segni non coincidono. Mi chiedono ancora di vestirmi e il dottore mi spiega che ci sono un gruppo di formazioni calcificate e un nodulino ma non sanno altro. Fare un’agoaspirato non si può, troppo piccino. Vogliono farmi una biopsia chirurgica.
L’11 saremo di nuovo a Torino per una visita dall’endocrinologo ci dirà lui poi, guardando gli esami, cosa fare. Certo, ho paura.
Però c’è Roccio con me (che dolce, mi ha regalato un fiore di girasole), e anche se un piantino me lo sono fatta ieri, non posso davvero lamentarmi di niente.
E poi, lo so bene, la colpa è tutta del taxista.
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