Il mal di testa questa mattina era davvero pesante. Ho dovuto prendere un'altra pastiglia e dannarmi per questa maledizione. Il mal di testa mi arriva a ogni cambio abitudine. Fa troppo freddo o troppo caldo, c'è troppa luce o troppo buio, faccio troppo o troppo poco, dormo tanto o dormo poco.
Insomma lo prevedo. E sono ormai una farmacia ambulante. Vuoi o non vuoi le pastiglie per la tiroide me le devo portare. In caso di emicrania mi porto anche il momentact. Che però posso prendere solo insieme ai gastroprotettori, quindi porta anche quelli. Dopo l'antibiotico per la cistite che, non ti vuoi portare anche i fermenti lattici? Poi se non è emicrania mica voglio spaccarmi lo stomaco, quindi mi porto anche la tachipirina 1000. E gli integratori per la menopausa? Che, li lasci a casa? Ok allora ci si porta anche il robo contro la gastrite che andrò avanti a currywurst e già mi vedo piegata in due al decimo piatto.
Finite le lagne da quarantenne, vado a fare colazione. Ogni volta che arrivo in un nuovo albergo non so bene come funziona, quindi mi aggiro come una disagiata tra i tavoli per imitare gli altri. Ma non ho molta voglia di ingozzarmi, anche se alla fine lo faccio. Vuoi non mangiare un brezel? Poi prendo cose dolci a caso, una fetta di una specie di torta, due dolcini, un caffè, un succo di una roba arancione (succo ACE? Non so non ci sono scritte, la telepatia non mi è stata fornita in dotazione). Comincio a scrivere il diario del giorno precedente.
Cose a caso
Si scrive qualcosa
Quando un gruppo scende per colazione tuttavia ci si rende conto che non c'è posto per tutti. Così fanno sedere un tedescone di fronte a me. Dopo avergli augurato buona colazione ci si rassegna entrambi al mutismo più assoluto. Che poi non so cosa accada ai tedeschi, fino ai 25 anni sono bellissimi. Alti e snelli. Poi si gonfiano, irrimediabilmente. Donne e uomini.
Poi arriva un tedescone con più tette di me, anche se ci va poco. Ha una maglietta bellissima, chiedo se posso fotografarla. Mi spiega che è di un gruppo, mi riprometto di ascoltarli ma in effetti non so quanto tempo avrò oggi.
E via, si va. Devo comprare una bottiglietta d'acqua da portarmi in giro quindi torno al supermercato dove, ieri sera, ho preso la bottiglia cicciona. Mi addentro al piano di sotto e scopro che c'è un mondo fatto di liquidi, per lo più alcolici e che di certo, comunque andrà qui, non morirò né di fame né di sete.
A sinistra nelle foto, ben sfuocate, le pastiglie
Una volta acquistata l'acqua e compreso, forse, come funziona il reso di plastica, vetro e lattine, vado verso la cattedrale. Che dire: è immensa e nessuna foto può rendere. Immensa e bellissima. Ci giro attorno più volte (ancora non mi spiego che me la porto a fare la macchina fotografica, peso inutile) per cercare di fotografarla ma niente, non ha senso. Entro dentro, faccio un giro e accendo un lumino. Anche qui come a Copenaghen si sono attrezzati per le donazioni con il bancomat. A me fa sorridere, forse ci sarebbe da piangere. Qualcuno prima di me ha donato 10 euro. A me 10 euro devono bastare per il cibo. Infilo un euro nell'apposita fessura e accendo un lumino per lo zio di Cliff.
Sì lo so fan cagare ma ci sono altre 1500 foto fatte con la macchina fotografica altrettanto brutte, non temete.
Quindi vado dall'altra parte del fiume. Mi piacciono un sacco i ponti. Questo in particolare si attraversa con il treno quando si arriva a Colonia (ed è anche un sacco bello). Anche qui sono arrivati i noiosissimo lucchetti, che davvero prendono tutto lo spazio disponibile su tutto il ponte.
Purtroppo prima di attraversare il ponte apprendo con grande tristezza che Piero Angela ci ha lasciati. Che ve lo dico a fare, una lacrimuccia è scesa. Per noi, figli degli anni '80, la sua trasmissione ci aveva appassionati, aveva reso interessante qualsiasi cosa a prima apparenza noiosa. Sapevo che sarebbe accaduto, ma è come se i grandi divulgatori ci stessero abbandonando. I ragazzi ora chi hanno che li appassioni davvero a qualcosa?
Mi siedo per riposare un po'. Mentre mi avvicino a una panchina all'ombra sento un toscano che si lamenta al telefono di quanto costa un espresso e di quanto faccia cagare. Ci vorrebbe un appello per gli italiani che vogliono riscoprire i sapori di casa all'estero e allo stesso prezzo: state a casa. Non mi pare che i tedeschi si lamentino della birra media venduta dietro piazza Santa Croce alla modica cifra di 7 euro.
Un chiaro esempio di civiltà: canaline per portare le bici sulle scale.
Pietre d'inciampo
Decido di mangiare un currywurst e torno verso la stazione. Qui purtroppo assisto a una sorta di manifestazione ma non capisco che dicono. Ci sono degli antifascisti che danno contro a un gruppetto più ricco di persone. Queste ultime vengono anche applaudite. Mi assistono persone che sanno meglio di me il tedesco (ci va poco, capisco due parole in croce).
Purtroppo è come temevo.
È bizzarro, dalla Germania. Un paese che ha fatto di tutto per non dimenticare e che ora si trova sempre nello stesso punto. Vero che i periodi storici di incertezza hanno creato mostri, speriamo non ricapiti, ecco.
Vicino alla stazione prendo un currywurst e una birra, ci sono dei microtavolini davanti al chiosco ma sono tutti occupati, quindi resto un po' in piedi indecisa sul da farsi finché due gentili signori, prima di liberare il tavolo, mi chiamano e mi fanno accomodare.
Un signore si avvicina: qui molti senzatetto raccolgono bottiglie e lattine, restituendoli in appositi punti forse viene restituito qualcosa (e domani proverò anche io) dopo aver ravanato nella spazzatura mi indica la lattina, e gli faccio capire che una volta finta la birra gli renderò il vuoto. Intanto fa il giro dei tavolini finché una signora non lo richiama per portarlo, penso, nel paradiso delle lattine, perché gli si illuminano gli occhi e la segue con il suo trolley da spesa, sparendo letteralmente dalla circolazione.
Mentre seguo la scena un altro signore, con barba notevole e vistose macchie di vino sulla maglia mi guarda e mi dice qualcosa in tedesco. Mi pare di essere tornata in Polonia dove tutti mi parlano in Polacco e io non capisco una sega.
Gli dico che non capisco e mi dice qualcosa in tedesco finto inglese di cui riconosco solo la parola hamburger. Ok ce la posso fare: lì di fronte c'è il Mc Donald's, forse vuole mangiare qualcosa. Gli do' due euro e sparisce dalla mia vista.
L'attrezzo dove mettere bottiglie e lattine
Mi mancava il currywurst
Il pos delle offerte dentro la cattedrale.
Decido di andare alla Farina Haus. Insomma pare che la famosa acqua di Colonia sia stata inventata da un italiano, un certo sig. Farina. E che oltre al negozio ci sia una specie di museo (che non ho intenzione di visitare). Non so come sia fatta l'acqua di Colonia così entro e provo qualche tester. Bhe un profumo delicato, non male. Per continuare il tour degli odori vado anche al negozio 4711 che vanta di vendere la vera acqua di Colonia. Sono confusa: le confezioni sono diverse, gli odori simili. Mi pare la guerra del tortellino in Emilia. È bolognese? È modenese? Bha, è buono.
Decido di farmi il lungo fiume e godermi il colore delle cassettine che si affacciano sul Reno.
Ma io le adoro tantissimo.
Mentre girovago come una Flâneur per le stradine interne incontro un uomo con un costume, stile Duffman dei Simpson. Gli faccio qualche foto col telefono e mi dice che se voglio fotografarlo basta solo chiedere. Dopo il suo permesso (eccessivamente entusiasta) uno spettatore si offre volontario per farci una foto insieme et voilà. Addio dignità per entrambi.
È una legge conosciuta. I passanti anonimi che si offrono di farti foto devono per forza tagliarti i piedi.
Vado a riposare in una chiesa dove incontro il Cristo dei lunedì. Esso replica la mia esatta espressione di rientro al lavoro dopo un weekend.
Continuando il mio girovagare senza meta incontro gente palesemente ubriaca dai costumi discutibili.
Il museo della Birra
E decido di farmi un paio di birrette nella birreria di fronte.
Sotto lo sguardo attento di un tizio sconosciuto.
Sono un po' stanca, il mio girellovago segna qualcosa come 15 km e decido di tornare in stanza a scrivere. Peccato che poi si faccia ora di cena. Vado a procacciare un bratwurst alla stazione.
Bellissima la cattedrale con le luci della sera
Mappe per chi si perde
Piccione che attende di essere investito
Warum?
... per poi tornare al pub di ieri sera che con mio grande sgomento è chiuso. No problem, vado al supermercato fornitissimo vicino all'albergo, aperto fino alle 22, e compro una lattina di kölsch.
Ormai si beve solo più questa
Ora devo decidere cosa fare nei prossimi giorni. Mi piacerebbe andare in qualche parco a leggere, ma sono tentata di fare una gita fuori porta a Brühl (che suona come brullo, quindi chissà quante belle cose). Brühl è a 15 minuti di treno, quindi davvero a portata di mano. In più confermo che per tutti i treni regionali tedeschi è stato fissato il prezzo di 9 euro. Ci penso, magari stasera, aiutata dalla guida, controllo cosa vedere, se la domenica c'è la Morte totale e in base a quello, decido. Ma il 15 qui è festa? (Google dice di sì).
Quasi in fase di morte mi faccio una doccia, confermando il mio dubbio del giorno precedente sul fatto che il bagno non venga pulito dal 1998.
Gli invidiosi diranno che le macchie sono in realtà un disegno kitsch delle piastrelle. Mi scuso per la mia ignoranza.
Questo cerotto in doccia probabilmente darebbe qualche risposta sul DNA dei nostri antenati.
Va bhe mi tiene compagnia, che vi devo dire.
Come se non bastasse ovviamente lo scarico della doccia è otturato. In meno di due minuti oltre alla doccia vengo omaggiata di un bel pediluvio. Meno male che mi sono portata le ciabatte, che non porto mai, ma stavolta non so che intuito mi ha fatto dire "Va bhe le schiaccio sul fondo dello zaino, che sarà mai".
Le stanze riservate a booking hanno sempre qualche sorpresa. Per dire, questa, oltre al bagno di cui ho già mostrato fattezze e sporcizia, ha anche la porta di un colore e di una fattura diversa rispetto alle altre. Insomma è una porta vecchia. Fuori dalla finestra c'è una piattaforma tipo scale antincendio americane, insomma, non posso tenere la finestra aperta se esco che chiunque potrebbe entrare.
E c'è un caldo che non vi dico.
Comunque ho trottato un po', consumato diverse centinaia di calorie, e domani forse Brühl.
Ah il mio fantastico zainetto, quello che mi porto in giro, perde colore. Così la maglietta ha una bellissima chiazza rossastra sulla schiena.
Ha un po' ragione la mia amica V. viaggiare è un cosa lunga, e anche se la sua è verità, a me il viaggio lungo piace. Forse più dell'arrivare nel luogo di destinazione.
Questo perché per arrivare a Colonia alle 18 (senza calcolare che Ryanair - la Trenitalia dei cieli - ha ritardato la partenza di un'ora come al solito) ho preso il bus da Torino alle 11, che è arrivato a Orio al Serio alle 14, con l'aereo alle 16.10 che poi, come scritto sopra è slittato. Mettiamoci anche in conto il fatto che una volta passati i controlli di sicurezza (stranamente veloci, a nessuno frega più un cazzo del covid, degli attentati, ecc (tranne per i liquidi, quelli mammamia, come se un tubetto di dentifricio potesse contenere l'esplosivo peggiore del mondo) per cui in effetti alle 14:15 non sapevo più cosa fare. Sapevo solo di avere una immensa fame. Così mi sono messa in coda per il McDonald's. Una coda esagerata, tanto che ho rinunciato per cercare altro. Ma nulla costava meno di 8 euro. C'era addirittura una pizzeria finto romana (del gruppo Autogrill se non erro) la cui pizza più economica veniva 14 euro.
Mi rimetto in coda al Mc, per una mezz'ora buona, ma alla fine almeno mangio.
Visto che come si dice nel gruppetto di amiche, questo è l'anno dei cambiamenti (io stranamente in anticipo avendo cominciato l'anno scorso) decido di mettere il mio zaino (al solito viaggio sempre con il mio inseparabile zainetto da 20 litri, per l'occasione questa volta davvero pieno) nella cappelliera - mai successo, di solito affronto i viaggi col zaino ai miei piedi che guai a mollarlo per un secondo. E fu così che dormii. Ho dormito tantissimo, appena mi sono seduta al mio posto sono crollata. E per fortuna avevo la mascherina (forse una delle due in tutto l'aereo) perché svegliandomi mi rendevo conto di avere la bocca spalancata.
Per dirla tutta sono anche partita con la cistite, il che mi ha portata a cercare di fare pipì ogni 5 minuti, immaginate che divertente in aereo. Ma alla fine tutto bene salvo l'atterraggio. Da che si vedevano i tetti delle case dai finestrini, mi sono voltata un attimo e ho sentito forte l'impatto col terreno, poi una bruschissima frenata che ha fatto scivolare in avanti qualsiasi borsa riposta per terra. Una signora spaventata si è aggrappata al vicino sconosciuto. Poi siamo scoppiati tutti a ridere.
Sul treno S19 per andare in centro a Colonia ho incontrato una ragazza con un tatuaggio di tre kodama. Le ho mostrato il mio, mi ha sorriso e ha detto "cute".
La prima impressione di Colonia non ha avuto lo stesso impatto olfattivo che ha avuto Berlino, odore di ruggine, metallo, e asfalto. Non ha odore particolare. Di sicuro l'impatto con la loro cattedrale è molto forte. Dire che è bellissima è assai poco.
La cattedrale, anche Colonia è un cantiere unico, come Berlino
E Milano muta.
Arrivare in albergo è stato semplice nonostante la via chiusa per lavori in corso (e ridaje). Inutile dire che l'albergo più economico che ho trovato non è l'Hilton: è centrale, è privo di qualsivoglia aria condizionata, il bagno non vede uno straccio dal 1998 (meno male questa volta mi sono portata le ciabatte) ma non mi importa. Peccato per il mal di testa.
Primo obiettivo: trovare un supermercato e comprare dell'acqua da tenere in stanza. Mi servirà per prendere le pastiglie o più semplicemente per bere. Già in questa prima fase di ricerca un simpatico senzatetto ha detto qualcosa sui miei capelli. L'ho capito solo perché ha detto "blu" ma va bhe, per il resto potrebbe anche avermi insultata, non so.
Ho comprato una bottiglia d'acqua cicciona, mi sono dovuta far aiutare da una signora perché non capivo quale fosse senza gas, ma alla fine primo obiettivo raggiunto.
Alla fine ne ho presa un'altra perché questa, come suggerito dalla gentile signora, era con blackberry (ma perché?)
Infine la cosa decisiva, scegliere un posto dove mangiare.
Con Google maps avevo trovato un posto vicino aperto fino a mezzanotte ma passandoci davanti non ero rimasta colpita così ho continuato a camminare finché non ho trovato un pub pieno di tedeschi. Mi sono seduta all'esterno e il solerte cameriere è già arrivato con una birretta.
Questa mattina lo avevo letto sulla guida. Qui a Colonia, la birra tipica, la kölsch, viene servita in bicchieri piccoli, da 0.2, alti e stretti. Ma non temete, una volta terminata la birretta ve ne sarà portata subito un'altra.
Io ovviamente contentissima, nemmeno l'avevo ordinata e già sono arrivati con una birra. Il cameriere, sentendomi parlare in inglese, mi ha chiesto di dove fossi. Il suo fenotipo non proprio germanico avrebbe dovuto aiutarmi, sua mamma è mezza siciliana. Così Maurizio quella sera mi ha consigliato lo Schnitzel (aggiungendo poi porco) e mi ha rimpinzata di birra.
Il menù
Birrettina
Lo Schnitzel
Ottima senape
A un certo punto un signore di una certa si è avvicinato al mio tavolo e mi ha chiesto in tedesco se la sedia davanti a me fosse libera. Io ho capito solo frei, e gli ho risposto sì.
Si è seduto e ha cominciato a parlarmi in tedesco, a nulla sono valse le mie parole in mezzo inglese in cui gli comunicavo che non capivo una sega di cosa dicesse. Quando è arrivato Maurizio mi ha chiesto se lo conoscessi e ho detto che non avevo idea di chi fosse, così ha cominciato a parlargli, dapprima in tono pacato, poi sempre più nervoso, finché non lo ha strattonato e portato via. Non ho idea di cosa si siano detti, e sebbene mi sia spiaciuto per il signore, forse è stato meglio così. Magari sarebbe rimasto lì tutta la sera, magari mi avrebbe accompagnata in albergo, boh, non so.
Comunque il mal di testa, presente dal mattino, mi ha costretta a prendere una pastiglia. Breve doccia in albergo che domani si comincia sul serio. Flânerie a me!
P.S. Per un attimo ho temuto che in albergo mi vendessero gli organi perché il primo impatto è stato questo:
Era sotto il sole, io dentro casa col ventilatore puntato in faccia. Eppure dovevo scendere.
Così, armata di coraggio, mi sono messa il primo vestitino trovato e mi sono messa le scarpe. Il termometro al sole indicava ben 42°.
Fa così caldo che per la prima volta in vita mia non sto indossando più pantaloni. Ho 3-4 vestitini in croce che metto a turno e che poi infilo in lavatrice. Al lavoro sono sgomenti, non sono abituati "Ma hai delle formiche tatuate sul polpaccio!".
Eh sì. Pure formiche sbagliate. Non posso farne il nome ma il tatuatore fa tatuaggi a stampo scientifico molto carini, peccato che non sia la prima volta che tatua esapodi non propriamente corretti. Per fortuna attualmente non conosco mirmecologi che possano guardarmi di sbieco facendo finta di nulla (ma di appassionati sì, tanti).
La casa si sta lentamente riempiendo di vita. Sebbene i due millepiedi, la coppia, siano ormai passati all'altro mondo, i 43 cuccioli nel terreno ogni tanto sbucano, mostrandomi di avere quintuplicato le loro dimensioni. I nuovi onischi che CapAtzei mi ha portato, in aggiunta ai precedenti che vivono sereni qui da più di anno, proliferano senza sosta, mostrandosi più nervosi e mangioni dei precedenti, totalmente a loro agio nel mettersi in mostra.
Il formicaio di Messor capitatus portato a casa da Entomodena continua a proliferare. Ogni tanto gli metto qualche seme di tarassaco colto in mezzo al traffico di Torino.
Ormai questo personaggio bizzarro costruito involontariamente negli anni lo indosso come un secondo abito, tanto che non riesco più a distinguere chi sia uno o l'altro.
Al lavoro da anni mi porto il mate e c'è chi periodicamente di ferma a chiedere cosa sia, guardandomi poi con aria curiosa, come se venissi da un altro pianeta. Ora in ufficio mi porto anche la tastiera meccanica che mi ha dato Cliff (ne ha un sacco, sono bellissime, fanno un rumore bellissimo e il mio intento è infastidire tutti - e sì, ci riesco benissimo), così le persone hanno un altro motivo per fermarsi. Oggi per la prima volta la sto usando col Mac.
Ha anche diverse modalità tamarre di illuminazione che non mi spiacciono affatto.
In realtà mi sono alzata per scrivere qualcosa anche se non sapevo in effetti cosa. Per scrivere e basta in questi pochi minuti prima di attaccare a lavorare (oggi straordinari) e studiare, e andare a prendere qualche vestitino di ricambio.
Ho sognato che esisteva un universo parallelo dove si poteva rimediare ai propri errori. Non ricordo come era stato aperto il varco, ma ricordo questa ragazza, bionda e nasino all'insù, occhi grandi e azzurri. Lei doveva rimediare con una persona. Il problema di questo luogo è che era molto lynchiano, e le persone non si comportavano come si sarebbero comportate nella nostra realtà, nel nostro universo.
Inoltre esistevano più esseri con lo stesso aspetto, più versioni della stessa persona. A volte cambiava una caratteristica, a volte cambiava l'età. Vedevo questa ragazza destreggiarsi con le più versioni di quella persona e tenere duro nonostante le reazioni spropositate e assolutamente illogiche di quell'essere. Io non so perché fossi lì, ma mi era ben chiaro che era difficile uscirne. Ormai lo scopo era quello. C'era una mamma che voleva rimediare con i figli che probabilmente non c'erano più, c'era questa ragazza che voleva rimediare con questo uomo. Forse un tradimento, chissà. E c'ero io. In questo strano universo popolato di persone che non avevano regole una signora mi invitò a ballare, temevo la reazione perché non sapevi mai cosa poteva capitare in queste occasioni. Era piccola bassa tonda e curva. Cominciò a battere i piedi secondo il suo ritmo anche senza una musica. Cercai di imitarla ma lei mi guardò come se stessi facendo la cosa più goffa del mondo anche se mi muovevo stranamente meglio di lei. Temevo una risposta ma sbuffò e andò a ballare da sola un po' più in là.
C'era il serio rischio di morire, se una delle entità si fosse arrabbiata Dio solo sa cosa sarebbe potuto capitare. Dovevamo trovare il portale, e quello divenne il nostro nuovo scopo.
Ricordo un portale rettangolare con i bordi un po' curvi stile Portal ma non ovale. In un posto scovato a caso.
Propongo un'agenzia che fa pagare per attraversare il varco ma la situazione sfugge di mano e le persone restano intrappolate lì o alcune entità attraversano il portale cercando di accedere alla nostra dimensione.
Fa davvero effetto leggere che anche nei miei sogni le persone non lineari, con picchi emotivi improvvisi mi generino tanto terrore da cercare una via di fuga.
Andare in consultorio per farmi inserire la spirale ha scoperchiato un vaso di pandora che era necessario aprire. Nonostante la mancanza del ciclo e le caldane (e i miei "mi sa che sto entrando in menopausa precoce") non avevo mai pensato a farmi fare analisi approfondite che, ovviamente, sono state richieste dalla ginecologa. Così, presi altri ennemila permessi per
rifare pap test e colposcopia (che come due anni fa si è trasformata in biopsia)
fare analisi del sangue specifiche (di nuovo, le avevo appena fatte)
tamponi (e non su per il naso come va molto di moda ora)
dovrò tornare con in mano questo plico di roba, senza contare che l'8 luglio avevo fatto la mia visita annuale ("Sì ma tra un mese rifaccia anche l'esame completo delle urine").
Ho deciso di fare le analisi del sangue specifiche alle Molinette, provando l'ebbrezza di mettermi in coda come i comuni mortali (non erano prenotabili online nella struttura in cui solitamente mi reco), restando un'ora e mezza in piedi fuori dalla porta e attendendo all'interno un'altra mezz'ora buona.
L'infermiera, dopo il mio "Non ho vene perché ho fatto un sacco di chemio" (anche se prima o poi smetterò di dirlo inventandomi altre scuse) e in conseguenza dell'altrettanto mio "Di solito mi bucano sui polsi", mi guarda con aria smarrita e, quasi terrorizzata, dopo aver appurato che sì, è vero, non ho vene, decide di chiamare una collega.
La solerte collega mi dice che mi ha già bucata, ricorda il mio tatuaggio:
(sì ho messo questa rarissima foto in cui sembro carina).
Questo tatuaggio, un Kodama, l'ho fatto insieme a mia sorella, lei ne ha uno simile ma non identico, peccato mia sorella non sia mai venuta alle Molinette a farsi il prelievo (poteva essere una carrambata, e invece...).
L'ora e mezza di espiazione in coda è però servita perché, dopo diversi anni, mi hanno trovato una minuscola vena sul braccio. Il sangue usciva goccia a goccia ma mi sono risparmiata il livido sui polsi.
I risultati sarebbero dovuti arrivare entro fine mese, ma una email nel pomeriggio mi informa che orpolà, son già presenti nel mio fascicolo sanitario.
Inutile dire che per me, nonostante anni passati tra visite mediche e prelievi vari, tutti quei numeri sono codici assolutamente indecifrabili. Potrebbero farci una escape room ma se ne andasse della mia vita, sarei sicuramente morta.
Carla solo tu puoi saperlo, un valore di creatinina di 0,90 mg/dl è nella norma? PRESTO O UN GRANDE MASSO CI SCHIACCERA'.
Morti tutti.
La verità è che nelle analisi c'è sempre una microlegenda che un po' ti fotte, perché alcune cose riesci a metterle insieme, ma altre, assolutamente, no.
Quindi se i valori di FSH e dell'ormone anti-mulleriano (che fa un po' ridere) indicano menopausa certa, il 17-beta estradiolo fa la sua comparsa con valori nella norma, come un cinquantenne che non vuole essere trascinato nella fossa dai suoi compagni anziani.
E che ne facciamo noi di questi esami? Semplice, li spediamo in giro per il mondo in modo che qualcuno sappia tradurre l'oracolo.
La dottoressa di famiglia sentenzia che bisogna avere almeno due anni di mancanza di ciclo e questi valori per essere in menopausa. Poi messa alle strette dice "Sì ok potrebbe essere menopausa precoce".
Il sostituto del mio endocrinologo mi chiama, costringendomi a una fuga repentina verso il bagno (consiglio: nessuno farò domande se mentre correte vi massaggiate il basso ventre e mostrate un volto affaticato): "Bhe sì i valori potrebbero indicare menopausa, ma quel beta estradiolo lì... certo se ha comunque le caldane, ecco diciamo che la riserva ovarica è esaurita ma quel beta estradiolo lì..."
Il terapeuta, visto che prima di ricevere questi responsi aveva già ricevuto una anteprima quasi assoluta da me spiegata con un "cazzo la chemio mi ha tolto 10 anni di vita, avrei dovuto essere in queste condizioni a 50 e passa anni, non a 41", mi ha dato come esercizio quello delle fantasie peggiori. Mi sento assolutamente libera di scriverlo dato che basta cercare sul web o leggere qualche libro sulla terapia cognitivo comportamentale per trovare questi trucchetti.
Qualche maligno mi dirà "e allora che ci vai a fare?" - Vero, il mio terapeuta mi costa quanto un figlio scemo, e a tratti mi chiedo dove stiamo andando. Ma in alcuni casi mi riporta sui binari quando esco dal mio percorso (cosa che un libro non può ovviamente fare). Che sia per merito suo, o per merito mio (che ho messo in atto un cambiamento di cui lui è solo una delle conseguenze) quest'anno non ho mollato niente. Continuerò violino, la terapia procede, come lo studio di Java.
L'esercizio delle fantasie peggiori ha dilatato il tempo (non pensavo che mezz'ora fosse così lunga) ma ha tirato fuori una emotività che era latente, e gli ha dato uno spazio e un tempo. In quello spazio, e quel tempo, da sola, posso piangere sulle mie piccole tragedie senza pesare su nessuno, posso immaginare gli scenari peggiori dei peggiori futuri risvolti. Per poi tornare alla realtà in fretta, senza troppi sconvolgimenti, sapendo che se durante le mie giornate ho un attacco di tristezza, soprattutto ora che col caldo le caldane rendono la vita insopportabile, questo potrà essere sfogato in quella mezz'ora.
In tutto questo Cliff ha avuto il covid. Sarei dovuta partire per raggiungerlo qualche giorno dopo il suo tampone che si è rivelato positivo. E ha slittato di un buon tre settimane il nostro incontro. Lui ovviamente non ne ha colpa. Le persone più meticolose che conosco si sono tutte ammalate, e solo in questo frangente, lo dico a bassa voce, bassissima, mi sento quasi una sopravissuta, dato che lo sto ancora schivando.
Attendo con ansia il momento in cui potrò riabbracciarlo, in cui potrò guardarlo dormire (anche se la definizione corretta è crollare svenuto, quasi morto), in cui potremo cucinare insieme. Ma soprattutto quando questo potrà diventare una bella quotidianità.
Piccola nota. Mi è stato detto che la menopausa non è una malattia, ok. Ma in aggiunta a tutto questo non potrò fare alcuna terapia ormonale sostitutiva per via del mio tumore al seno, quindi tutti gli "effetti collaterali" di questa fase, cominciata per me davvero presto, non saranno facilmente arginabili.
Ho acquistato un integratore, cominciato a prendere stasera, e mentre scrivo le botte di calore si presentano circa a ogni periodo. Direi che ora non ha fatto un ca$$o ma diamogli fiducia.
Del resto, a ben pensarci, questa non è assolutamente la cosa peggiore che mi è capitata in questi ultimi anni.
Questo weekend ci saremmo visti ma il virus ci ha bloccato nelle rispettive città d'origine generando preoccupazioni e bestemmie di varie entità. Bestemmie contro l'amata compagnia di treni (quella principale) i cui meccanismi di cambio biglietto/rimborso seguono regole apparentemente semplici ma che si rivelano in fretta tetris burocratici ambigui e senza senso.
Per chiedere il rimborso di un biglietto non rimborsabile devi modificarlo da economy a base (variando data con una qualunque) perdendoci un tot di euro, e poi chiedere il rimborso che sarà comunque solo dell'80%.
A tutto questo si aggiunge la preoccupazione dovuta alla distanza, starà bene, avrà cibo, sentirà freddo, caldo, e il male, la testa, berrà abbastanza.
Ovviamente per quando sarà in piedi verrà spedito per lavoro in una zona imprecisata della Calabria in cui non esiste stazione, ma probabilmente solo sassi e mucche.
Quindi il nostro consueto abbraccio in stazione è rimandato al 22 luglio, salvo ulteriori restrizioni, direfarebaciareletteratestamento (ma poi testamento che è, chi ci ha mai capito un cazzo, chi lo ha mai scelto).
Continuo a studiare Java a una lentezza esasperante, sono arrivata a quel livello in cui non si capisce nulla. Ereditarietà? Polimorfismo? Incapsulamento? Oggi avrei potuto approfittarne per andare un po' avanti ma non ho studiato quanto avrei voluto, perché ho prenotato finalmente il viaggio. Essendo il costo di ogni cosa triplicato rispetto a quando avevo controllato la prima volta ho dovuto cambiare un po' di cose. Intanto non vado prima a Berlino e poi a Colonia. Faccio il contrario. Da Bergamo ODIO al Serio parto alla volta di Colonia (peccato perché non potrò comprare in aeroporto acqua di Colonia dando senso a questa vacanza), dove starò 4 giorni.
Poi partirò alla volta della mia amata Berlino per fare pace con lei dopo la mia ultima visita del 2019, in cui è stata scossa da cose orrende che non voglio nemmeno ricordare.
L'albergo che ho prenotato aveva uno strano alert
Così ho scritto all'albergatore chiedendo di che tipo di permesso avessero bisogno e la sua risposta è stata tipicamente tedesca, e per questo li adoro.
C'è una parola che loro hanno (oddio ne han tante così che esprimono concetti complessi e traducibili in italiano solo con vari giri di parole) che traduce a volte questo desiderio di ritorno, ma insieme a questa malinconia inserisce un altro elemento, quel qualcosa che non sai, che non è avvenuto ma sarebbe potuto accadere. Mi sarebbe piaciuto in effetti vivere lì, almeno per un po', ma non ho indirizzato la mia vita in quel senso, affinché potesse accadere. Sehnsucht. Ma anche un po' Fernweh.
Questa cosa è stata scatenata anche dall'ultima lettura che sto per terminare dello Stregathlon (il gruppo di lettura a cui partecipo, stiamo finendo la settina dei libri finalisti al premio Strega e l'ultimo, "Spatriati", è in parte, buonissima parte, ambientato a Berlino). Mi ha portata a tirare fuori Berlino, The Passenger per leggerlo, finalmente, e altre lettura che una volta terminato Spatriati diventeranno una microguida. Ad esempio Addio a Berlino, rimasto lì da troppo tempo, o Berlino è casa, di Culicchia (scrittore torinese che seguo dai suoi primi libri). Acquisto da fare entro brevissimo anche A Berlino con Ingeborg Bachmann. Voglio però andarci senza guardare nulla, vorrei solo passeggiare per giorni e andare un po' più lontano per vedere cose che non ho mai visto. Vorrei aggiungere anche Berlin Alexanderplatz o Lettera a Berlino e anche se in questo periodo sto leggendo tanto mi rendo conto che è abbastanza infattibile riuscire a leggere tutto.
Tutto questo mi distrae dalla stagione delle visite che si è appena aperta.Una visita in particolare ha scoperchiato un vaso di pandora pieno di altri esami da effettuare, con grande gioia della mia reponsabile alla quale periodicamente chiedo nuovi permessi. 4, 5 e 8 luglio, poi il 30 settembre ma non sarà finita.
Mi manca Cliff. Mi manca guardare quegli occhioni da lupo che mi fanno stare tranquilla, svegliarmi la notte e guardarlo dormire, e tutte quelle cose stupide che si fanno senza rendersene conto quando si è innamorati. Vorrei davvero andare con lui a Berlino.
Raccontavo a una delle ragazze dello Stregathlon con la quale condivido, oltre alla passione per la lettura, l'amore per Berlino che sono quasi terrorizzata dal portarci le persone. Perché è una città diversa dalle altre. Non appena la vedi resti quasi sconcertato e ti chiedi cosa abbia rispetto alle altre, dato che sembra solo un insieme disordinato di casermoni, disagio, street food, disagio, altro disagio e odore metallico di metropolitana. La verità è che è una città subdola. Si insinua piano piano sottopelle, e presto capisci che tutto quello che vedi è ciò che la rende differente da tutto il resto. L'inclusività, i colori, la sua storia che respiri a ogni passo, il currywurst, l'ordine e il disordine, l'ovest e l'est.
Sarà la mia quinta visita. Spero che il tempo sia clemente, spero di avere tempo per passeggiarla e leggere. Non so se farò foto, nonostante la mia mezza intenzione di portare la biottica. Ma non so, è estate, ho la possibilità di viaggiare leggera, potrebbe non dispiacermi lasciare le fotografia alle spalle.
Lasciare definitivamente le fotografia alle spalle.
La mia routine è più o meno questa: finisco di lavorare, suono il violino, ceno, studio Java (sì, ancora). Nel tempo libero faccio qualche esercizio su SoloLearn ma, hey, non ho ancora affrontato quel grosso mostro che mi ha bloccata già 12 anni fa e che tra poco dovrò riaffrontare. Ovvero la reale programmazione a oggetti. Fino ad ora ho ripassato i cicli, variabili e metodi, i costrutti, e a parte gli esercizi del libro che trovo abbastanza complessi (tranne qualcuno, mi sono dovuta aiutare con le soluzioni) sembra andare bene, ovvio a rilento, perché il tempo è quello che è, ma bene.
Capita che nel sonno ripensi a qualche esercizio (gli array, gli array, che incubo) o che addirittura ne sogni la soluzione. Ho sempre detto a tutti che la programmazione non era la mia strada, ma c'è una ragione anche per quello.
Anzi, ci sono diverse ragioni.
Ma mi mancano solo 600 pagine di studio più i vari esercizi più l'integrazione con qualche altro linguaggio. Niente di che.
Cliff, di contro, si è messo a studiare Python che è stata una bella cotta anche per me. Ma magari più avanti. Son certa che dopo aver affrontato questo mostro, Python non sarà così inarrivabile.