Penso a quale lavoro mi piacerebbe fare nella vita. Mi rispondo in breve tempo: non c'è un lavoro adatto a me. In generale dopo aver passato 4 mesi a fare la stessa cosa mi sono già annoiata. E cambiare lavoro non serve perché dopo altri 4 mesi sarei di nuovo da capo.
Qualcuno mi dirà macomesonofortunataadavereunlavoro.
E' vero ma potessi scegliere non lavorerei. O meglio, farei un lavoro in cui non si lavora.
Avete mai sentito parlare di quei leggendari lavori in cui un presunto genio non fa nulla eppure guadagna un sacco di soldi? C'è un tizio che ha tirato su un'azienda di nulla. Cosa fa? Sceglie nomi di prodotti e aziende. Lo chiamano, gli dicono di che tratta il prodotto/azienda e lui propone 3 nomi. E per fare ciò prende un sacco di soldi.
Io ho avuto diverse idee. Alle superiori ero convinta che un allevamento di bachi da seta sarebbe stato il mio futuro. Ieri mi sono informata su come allevare le lumache (ma poi riuscirei mai a insacchettarle per venderle, sapendo che finiranno bollite vive?). Ho pensato anche ad aprire un kiko in franchising ma ci vogliono i soldi per il locale.
Si potrebbe anche andare tutti quanti allo zoo comunale. Vieni anche tu?
Scherzi a parte, sono un po' devastata dai brutti sogni di stanotte. Sogni un po' angoscianti, come mio solito.
Ieri sera prove. Non ho azzeccato una nota nemmeno a pagarla. Le note non si corrompono. Ha ragione Roccio, suono di meno, mi alleno di meno ed è finita. E' che la sera vorrei fare tutto, ma le ore a mia disposizione finiscono troppo in fretta. Propositi per la settimana nuova. Suonare, suonare, suonare e ancora suonare.
Canzone del giorno: Il Gioco Il Grande Omi
29 agosto 2008
28 agosto 2008
L'egoismo dei genitori
Ieri ho visto un video su youtube che un po' mi ha sconvolto. In realtà non stavo cercando proprio quello, ma youtube ha la particolarità di farti saltare da un video all'altro suggerendoti roba più o meno attinenti con ciò che stai guardando. Io stavo osservando un video linkato sul sito di beppe grillo che trattava di margherite-camomille deformi a causa del cromo esavalente. E a lato c'era il video di una bambina che, bhe poverina. Era nata quasi senza ossa del viso. Trattasi di una sindrome genetica piuttosto rara, la sindrome di Treacher Collins. Il suo caso è particolarmente grave, le mancano il 30-40% delle ossa del viso.
Ho spulciato qua e là su internet rinvenendo altri casi non così gravi.
All'inizio ho pensato ai genitori, di quanto deve essere stata dura questa situazione, eppure proprio in alcuni siti riferiscono che i genitori erano già a conoscenza della situazione prima del parto ma nonostante ciò hanno deciso di portare avanti la gravidanza. O forse era troppo tardi per interromperla. O forse erano sicuri di andare all'inferno, chissà.
E' un argomento delicato.
E non basta dire che bisogna trovarsi in certe situazioni, è una risposta che do' sempre anch'io quando voglio togliermi la responsabilità di dosso. Questa bimba non ha vita semplice e i genitori lo sapevano benissimo.
Ora scrivo una cosa un po' forte, qualcosa che ho dentro: a volte mi stupisco dell'egoismo dei genitori. Farebbero qualsiasi cosa per avere un figlio. Molti lo nascondono dedicando tutta la loro vita alla prole, ma ci si guardi bene dal dire che è istinto materno. E' egoismo anche quello. I figli che rimangono a casa fino a 40 anni con genitori felici di accudirli, sono figli dell'egoismo. I genitori desiderano che si abbia bisogno di loro, sempre ed esclusivamente di loro. Non vogliono essere utili per il loro bambino. No, vogliono essere indispensabili.
L'eccesso porta alla sindrome di Munchausen e i genitori avvelenano pian piano i loro figli, cosicchè abbiano sempre bisogno di loro, perché deboli e malati.
Ma qua arriviamo alla patologia.
Stavamo parlando di egoismo.
Vi prego, faccio un appello, non fate figli se sapete che soffriranno. Il mondo è già abbastanza duro così.
Se avete fegato e volete leggervi la sua storia la bimba in questione si chiama Juliana Wetmore. Auguri.
Ho spulciato qua e là su internet rinvenendo altri casi non così gravi.
All'inizio ho pensato ai genitori, di quanto deve essere stata dura questa situazione, eppure proprio in alcuni siti riferiscono che i genitori erano già a conoscenza della situazione prima del parto ma nonostante ciò hanno deciso di portare avanti la gravidanza. O forse era troppo tardi per interromperla. O forse erano sicuri di andare all'inferno, chissà.
E' un argomento delicato.
E non basta dire che bisogna trovarsi in certe situazioni, è una risposta che do' sempre anch'io quando voglio togliermi la responsabilità di dosso. Questa bimba non ha vita semplice e i genitori lo sapevano benissimo.
Ora scrivo una cosa un po' forte, qualcosa che ho dentro: a volte mi stupisco dell'egoismo dei genitori. Farebbero qualsiasi cosa per avere un figlio. Molti lo nascondono dedicando tutta la loro vita alla prole, ma ci si guardi bene dal dire che è istinto materno. E' egoismo anche quello. I figli che rimangono a casa fino a 40 anni con genitori felici di accudirli, sono figli dell'egoismo. I genitori desiderano che si abbia bisogno di loro, sempre ed esclusivamente di loro. Non vogliono essere utili per il loro bambino. No, vogliono essere indispensabili.
L'eccesso porta alla sindrome di Munchausen e i genitori avvelenano pian piano i loro figli, cosicchè abbiano sempre bisogno di loro, perché deboli e malati.
Ma qua arriviamo alla patologia.
Stavamo parlando di egoismo.
Vi prego, faccio un appello, non fate figli se sapete che soffriranno. Il mondo è già abbastanza duro così.
Se avete fegato e volete leggervi la sua storia la bimba in questione si chiama Juliana Wetmore. Auguri.
25 agosto 2008
Battere lo sporco impossibile è davvero impossibile
Scrivo un po' a sprazzi ma mi sto rendendo conto del mondo fisico (e non virtuale) che mi circonda. Se prima ero schiava di internet ora me la gestisco un po' meglio, pur ritenendolo uno strumento ben comodo.
Faccio sogni strani in cui preparo cene a base di fiorentina per infiniti commensali ma quando mi siedo a tavola nessuno mi ha lasciato un pezzetto di carne di cui nutrirmi oppure in cui lavoro in agenzie immobiliari che vendono case fatiscenti e i miei colleghi dormono nei palazzi che vendono insieme agli homeless (che una casa ce l'hanno ma dormono nei luoghi comuni come se non l'avessero).
Oggi torno al lavoro dopo le ferie forzate che mi hanno proprio fatto bene. Ho fatto un po' di tutto, visitato musei, cazzeggiato, suonato, cucinato (ma quanto è bello cucinare? io non pensavo), fatto spesa, e sono anche ingrassata pensate un po'.
Così ieri mi sono rimessa un po' sulla pedana wii e infatti stamane ho dolori alle gambe e agli addominali, il che vuol dire che funge meglio di quanto pensavo.
La mia lotta allo sporco impossibile è persa. Mi sono arresa allo sporco, che non è impossibile ma imbattibile. Non appena spazzo e lavo e pulisco, mi accorgo subito dopo che ci sono ancora rotolini di capelli in qualche dove che escono fuori e mi rendono partecipe della loro presenza, oppure una o due briciole che mi salutano. Allora metto via gli strumenti per una pulizia efficiente e mi dico che è meglio passare in altro modo il proprio tempo, per esempio facendo la lavatrice. E' una delle poche cose che mi piace fare. Riunisco i capi simili per colore, li infilo in un oblò di un congegno che, mettendoci il suo tempo, me li restituirà puliti e profumati. Io li sbatacchio, li stendo et voilà, le jeux son fait.
Ieri sera siamo usciti e pensando di fare una cosa furba ho preso un caffè, così non ho chiuso occhio pur avendo sonno e ora sono stanca morta. Oggi la veggo buia e dura.
Canzone del giorno: quella che fa tannatannalallalla di cui non ricordo il titolo.
Faccio sogni strani in cui preparo cene a base di fiorentina per infiniti commensali ma quando mi siedo a tavola nessuno mi ha lasciato un pezzetto di carne di cui nutrirmi oppure in cui lavoro in agenzie immobiliari che vendono case fatiscenti e i miei colleghi dormono nei palazzi che vendono insieme agli homeless (che una casa ce l'hanno ma dormono nei luoghi comuni come se non l'avessero).
Oggi torno al lavoro dopo le ferie forzate che mi hanno proprio fatto bene. Ho fatto un po' di tutto, visitato musei, cazzeggiato, suonato, cucinato (ma quanto è bello cucinare? io non pensavo), fatto spesa, e sono anche ingrassata pensate un po'.
Così ieri mi sono rimessa un po' sulla pedana wii e infatti stamane ho dolori alle gambe e agli addominali, il che vuol dire che funge meglio di quanto pensavo.
La mia lotta allo sporco impossibile è persa. Mi sono arresa allo sporco, che non è impossibile ma imbattibile. Non appena spazzo e lavo e pulisco, mi accorgo subito dopo che ci sono ancora rotolini di capelli in qualche dove che escono fuori e mi rendono partecipe della loro presenza, oppure una o due briciole che mi salutano. Allora metto via gli strumenti per una pulizia efficiente e mi dico che è meglio passare in altro modo il proprio tempo, per esempio facendo la lavatrice. E' una delle poche cose che mi piace fare. Riunisco i capi simili per colore, li infilo in un oblò di un congegno che, mettendoci il suo tempo, me li restituirà puliti e profumati. Io li sbatacchio, li stendo et voilà, le jeux son fait.
Ieri sera siamo usciti e pensando di fare una cosa furba ho preso un caffè, così non ho chiuso occhio pur avendo sonno e ora sono stanca morta. Oggi la veggo buia e dura.
Canzone del giorno: quella che fa tannatannalallalla di cui non ricordo il titolo.
19 agosto 2008
Quel villaggio che
Questo weekend siamo stati a Torino. Si sapeva di un possibile tempaccio, eppure non ci si aspettava questo casino. Usciti dal traforo del pino sembrava di essere finiti in un altro mondo. Avete presente la scena di Dellamorte Dellamore, film orribile dove Anna Falchi si distingue per la sua unica dote, le puppe grandi, quando i protagonisti provano a uscire dalla cittadina Buffalora e fuori dal tunnel trovano il nulla? La strada finisce e c'è una gran nebbia. Ecco, molto simile. La strada c'era ancora ma non si vedeva nulla tanto era forte il temporale. Scendeva giù acqua a secchiate. E abbiamo sfiorato la bellezza dei 10 km all'ora, per intenderci.
Vicino casa, cumuli bianchi accanto ai marciapiedi. Non è neve ma sembra neve, fa freschino.. Ma la neve no.
Ci avviciamo e ci fermiamo per fare delle foto, sensazionale cosa. E' grandine, sono chicchi di
grandine accumulati e da lontano sembra neve.
Il mattino dopo facciamo una bella passeggiata in centro, fa freschino e si sta molto bene. Non sembra nemmeno agosto.
Ci prendiamo un caffè e calpestiamo le palle al toro, come tradizione vuole.
Si parla poco del calpestare le palle al povero toro, ma non ne voglio parlare io ora.
Sia la sera del 15 che la sera seguente ci becchiamo con MinchiettaUno e Claudio. Facciamo un giro per locali e alla fine approdiamo al Barbicans, prendiamo qualche cocktails, qualche beers, one pizza da dividere insieme e Roccio aggiunge alla birra del rum "invecchiato" specifica. Va bene qualsiasi cosa basta che sia scuro. Gli portano un rum più chiaro della birra.
Ridiamo.
Poi facciamo quattro passi, sempre in centro.
Bella Torino di notte.
La sera seguente saremmo dovuti andare a vedere l'eclissi di luna in montagna con MinchiettaUno. Problema: in montagna ci sarebbero stati più o meno 5 gradi e Roccio aveva solo un paio di pantaloncini. Soluzione del problema: trovare un paio di pantaloni decenti a pochi euro.
Così il 16 mattina lo butto giù dal letto e corriamo al Balon e a Porta Palazzo ma anche Porta Palazzo, da mercatino all'ingrosso qual era, è diventato molto cinese. I cinesi fanno tutti gli stessi prezzi e non si fanno concorrenza. Non si può contrattare.
Quindi veniamo via.
Il Balon d'altro canto ha solo cose usate. Ricordo che da piccina spesso ci andavo prima di andare il sabato mattina a scuola, ritardavo quel paio d'ore e come giustificazione scrivevo "Motivi familiari" (nessuno sa cosa siano) e in mano avevo ancora le buste della spesa fatta poco prima. Con cinquemila lire prendevi un giacchino di velluto. Usato, ma che importava ai tempi?
Ora nulla a meno di 15 euro. Torniamo a casa per pranzo. Dopo pranzo andiamo a Panorama per vedere se lì c'è qualcosa ma effettivamente sbadigliamo tutti e due e siamo abbastanza stanchi. Chiamiamo MinchiettaUno e saltiamo l'appuntamento. Lei decide di unirsi a noi per un birrino dopo cena.
E meno male, perché anche di sera attacca a piovere.
Prima di andare al nostro appuntamento, però, passiamo per corso Francia, a Collegno, e ci imbattiamo in un posto che da tanto tempo volevo visitare: il Villaggio Leumann. E' questo un villaggio della fine dell'800 - inizi '900 costruito per gli operai che lavoravano nel cotonificio "annesso" al villaggio. La struttura è rimasta quasi per intero viva, le case sono abitate, e di sera sono così simili tra loro che se non fosse per le auto parcheggiate accanto sembrerebbe di vivere in un film dell'orrore. Il Villaggio Leumann non chiude mai, ripeto, sono case abitate. Passeggiare per quelle strade fa fare un salto all'indietro. Il Padrone della fabbrica, signor Leumann, che decide i ritmi di vita degli operai non solo quando sono al lavoro ma anche dopo. Costruisce case per loro, una scuola all'interno del villaggio, una chiesa. Una stazione.
Nella scuola i ragazzini imparavano non solo le materie classiche, ma anche quelle più tecniche, che avrebbero loro permesso, un giorno, di lavorare nella stessa fabbrica di cotone.
Insomma la vita di un intero villaggio non si spostava mai, sempre lì. L'idea che queste case siano ancora abitate, e che giovani ragazzi ci facciano grigliate e feste, e ci parcheggino la macchina, e mettano segnali come DivietoDiSosta fa molto strano.
Voglio tornarci di giorno e leggere tutte le etichette e salutare gli autoctoni. Mi piacerebbe tanto vedere come sono fatte dentro quelle case, se è rimasto qualcosa di storico anche dentro. Se i cittadini ne conoscono la storia.
Un altro villaggio molto ben conservato è quelli di Crespi d'Adda e il villaggio Schio.
Mi piacerebbe visitarli tutti. Anche in Francia pare ce ne sia uno ben conservato, il villaggio Noisiel-sur-Marne, però le fabbriche erano di cioccolato. Mica scemi.
In Germania esiste il villaggio Krupp, costruito dall'omonimo signor Krupp, che ereditò l'acciaieria Krupp nel 1887 e attorno fece costruire le case degli operai. Oggi tristemente famoso perché il suo nome attuale è ThyssenKrupp e sappiamo benissimo cosa ricorda.
Ce n'è un altro in Scozia. Ma sto divagando.
Oggi sono andata a vedere il museo La Specola. E' pieno di bestie imbalsamate, a me generalmente non piace, ma ho visto un tilacino imbalsamato. E' estinto e dal vivo purtroppo non si esibisce più. Qualcuno dice di averlo avvistato e afferma con decisione che non è estinto. Sarà.
E' interessante vedere anche la maestosità di alcuni animali. Il rinoceronte è davvero gigante ma anche il tricheco. Lo avreste mai detto?
Passate queste sale mi sono trovata di fronte a uno spettacolo raccapricciante e magnifico al tempo stesso. Le cere anatomiche.
Sono così impressionanti, sembrano vere. Anche l'espressione del viso, così sofferente, sembra che abbiano tolto loro la pelle un istante prima.
Per me, però, la cosa più impressionante è stata la serie di cere che riguardavano un utero gravido prima e durante il parto. Si vede il feto in posizione e la patata (così piccola rispetto alla testa del feto). Poi la patata si dilata un po'. Ma la testa del feto è sempre gigantesca. Terribile.
Domani chiedo informazioni per le cere anatomiche più macabre conservate nell'ospedale di Careggi.
Certo, potrei andare a vedere cose più allegre, ma sono dark inside.
Canzone del giorno: Karma Police Radiohead
Vicino casa, cumuli bianchi accanto ai marciapiedi. Non è neve ma sembra neve, fa freschino.. Ma la neve no.
Ci avviciamo e ci fermiamo per fare delle foto, sensazionale cosa. E' grandine, sono chicchi di
grandine accumulati e da lontano sembra neve.
Il mattino dopo facciamo una bella passeggiata in centro, fa freschino e si sta molto bene. Non sembra nemmeno agosto.
Ci prendiamo un caffè e calpestiamo le palle al toro, come tradizione vuole.
Si parla poco del calpestare le palle al povero toro, ma non ne voglio parlare io ora.
Sia la sera del 15 che la sera seguente ci becchiamo con MinchiettaUno e Claudio. Facciamo un giro per locali e alla fine approdiamo al Barbicans, prendiamo qualche cocktails, qualche beers, one pizza da dividere insieme e Roccio aggiunge alla birra del rum "invecchiato" specifica. Va bene qualsiasi cosa basta che sia scuro. Gli portano un rum più chiaro della birra.
Ridiamo.
Poi facciamo quattro passi, sempre in centro.
Bella Torino di notte.
La sera seguente saremmo dovuti andare a vedere l'eclissi di luna in montagna con MinchiettaUno. Problema: in montagna ci sarebbero stati più o meno 5 gradi e Roccio aveva solo un paio di pantaloncini. Soluzione del problema: trovare un paio di pantaloni decenti a pochi euro.
Così il 16 mattina lo butto giù dal letto e corriamo al Balon e a Porta Palazzo ma anche Porta Palazzo, da mercatino all'ingrosso qual era, è diventato molto cinese. I cinesi fanno tutti gli stessi prezzi e non si fanno concorrenza. Non si può contrattare.
Quindi veniamo via.
Il Balon d'altro canto ha solo cose usate. Ricordo che da piccina spesso ci andavo prima di andare il sabato mattina a scuola, ritardavo quel paio d'ore e come giustificazione scrivevo "Motivi familiari" (nessuno sa cosa siano) e in mano avevo ancora le buste della spesa fatta poco prima. Con cinquemila lire prendevi un giacchino di velluto. Usato, ma che importava ai tempi?
Ora nulla a meno di 15 euro. Torniamo a casa per pranzo. Dopo pranzo andiamo a Panorama per vedere se lì c'è qualcosa ma effettivamente sbadigliamo tutti e due e siamo abbastanza stanchi. Chiamiamo MinchiettaUno e saltiamo l'appuntamento. Lei decide di unirsi a noi per un birrino dopo cena.
E meno male, perché anche di sera attacca a piovere.
Prima di andare al nostro appuntamento, però, passiamo per corso Francia, a Collegno, e ci imbattiamo in un posto che da tanto tempo volevo visitare: il Villaggio Leumann. E' questo un villaggio della fine dell'800 - inizi '900 costruito per gli operai che lavoravano nel cotonificio "annesso" al villaggio. La struttura è rimasta quasi per intero viva, le case sono abitate, e di sera sono così simili tra loro che se non fosse per le auto parcheggiate accanto sembrerebbe di vivere in un film dell'orrore. Il Villaggio Leumann non chiude mai, ripeto, sono case abitate. Passeggiare per quelle strade fa fare un salto all'indietro. Il Padrone della fabbrica, signor Leumann, che decide i ritmi di vita degli operai non solo quando sono al lavoro ma anche dopo. Costruisce case per loro, una scuola all'interno del villaggio, una chiesa. Una stazione.
Nella scuola i ragazzini imparavano non solo le materie classiche, ma anche quelle più tecniche, che avrebbero loro permesso, un giorno, di lavorare nella stessa fabbrica di cotone.
Insomma la vita di un intero villaggio non si spostava mai, sempre lì. L'idea che queste case siano ancora abitate, e che giovani ragazzi ci facciano grigliate e feste, e ci parcheggino la macchina, e mettano segnali come DivietoDiSosta fa molto strano.
Voglio tornarci di giorno e leggere tutte le etichette e salutare gli autoctoni. Mi piacerebbe tanto vedere come sono fatte dentro quelle case, se è rimasto qualcosa di storico anche dentro. Se i cittadini ne conoscono la storia.
Un altro villaggio molto ben conservato è quelli di Crespi d'Adda e il villaggio Schio.
Mi piacerebbe visitarli tutti. Anche in Francia pare ce ne sia uno ben conservato, il villaggio Noisiel-sur-Marne, però le fabbriche erano di cioccolato. Mica scemi.
In Germania esiste il villaggio Krupp, costruito dall'omonimo signor Krupp, che ereditò l'acciaieria Krupp nel 1887 e attorno fece costruire le case degli operai. Oggi tristemente famoso perché il suo nome attuale è ThyssenKrupp e sappiamo benissimo cosa ricorda.
Ce n'è un altro in Scozia. Ma sto divagando.
Oggi sono andata a vedere il museo La Specola. E' pieno di bestie imbalsamate, a me generalmente non piace, ma ho visto un tilacino imbalsamato. E' estinto e dal vivo purtroppo non si esibisce più. Qualcuno dice di averlo avvistato e afferma con decisione che non è estinto. Sarà.
E' interessante vedere anche la maestosità di alcuni animali. Il rinoceronte è davvero gigante ma anche il tricheco. Lo avreste mai detto?
Passate queste sale mi sono trovata di fronte a uno spettacolo raccapricciante e magnifico al tempo stesso. Le cere anatomiche.
Sono così impressionanti, sembrano vere. Anche l'espressione del viso, così sofferente, sembra che abbiano tolto loro la pelle un istante prima.
Per me, però, la cosa più impressionante è stata la serie di cere che riguardavano un utero gravido prima e durante il parto. Si vede il feto in posizione e la patata (così piccola rispetto alla testa del feto). Poi la patata si dilata un po'. Ma la testa del feto è sempre gigantesca. Terribile.
Domani chiedo informazioni per le cere anatomiche più macabre conservate nell'ospedale di Careggi.
Certo, potrei andare a vedere cose più allegre, ma sono dark inside.
Canzone del giorno: Karma Police Radiohead
13 agosto 2008
Le passioni sono qualcosa di inspiegabile per me. A volte sono come lievi scimmie che diventano ossessioni e si trasformano in passioni. A volte rimangono sopite dentro di me e poi esplodono all'esterno e improvvisamente mi rendo conto che la cosa mi piace. E mi chiedo perché non l'avessi mai fatta prima.
Vedi il basso.
L'ho conosciuto a 15 anni, mi ero fissata di prenderne uno. Poi le finanze erano quello che erano, mio padre mi regalava gli strumenti che piacevano a lui ("Papà mi compri un violino?" "Certo" e mi prese una chitarra classica) - anzi oggi quasi mi pento di avere messo da parte lo studio del violino. Non sarei diventata qualcuno ma avrei imparato uno strumento che davvero mi piace.
In ogni caso sono felice di aver comprato il basso a gennaio. Sicuramente passeranno dei periodi in cui non lo suonerò. Capita.
Voglio dire: non si può vivere di una sola passione, ce ne sono tante. C'è chi riesce a far convivere le passioni tutte insieme e chi si dedica a una passione per volta. Io sono nel secondo gruppo; passo un periodo a "scolpire" il fimo, ne passo un altro col basso, poi mi metto a disegnare, poi installo cose assurde e difficili su linux solo per il gusto di baloccare.
Mi piacerebbe mettere insieme una lista delle passioni e di come le persone conciliano tempo e cose da fare.
Comunque, sto divagando.
Oggi conoscerò la mia dottoressa, o la sua sostituta. Ho bisogno delle mie pastiglie e speriamo non rompano le scatole facendomi fare altri esami del sangue: ho una mezza cartella clinica con me! Con radiografie e tutto il resto.
Stamattina ho suonicchiato, sempre Sweet Child Of Mine, mi sono messa in testa che devo impararla e impararla bene.
E poi chissà, magari inventare un giro di basso? Troppo presto?
Sì, decisamente.
Canzone del giorno: Kickapoo Tenacious D.
Vedi il basso.
L'ho conosciuto a 15 anni, mi ero fissata di prenderne uno. Poi le finanze erano quello che erano, mio padre mi regalava gli strumenti che piacevano a lui ("Papà mi compri un violino?" "Certo" e mi prese una chitarra classica) - anzi oggi quasi mi pento di avere messo da parte lo studio del violino. Non sarei diventata qualcuno ma avrei imparato uno strumento che davvero mi piace.
In ogni caso sono felice di aver comprato il basso a gennaio. Sicuramente passeranno dei periodi in cui non lo suonerò. Capita.
Voglio dire: non si può vivere di una sola passione, ce ne sono tante. C'è chi riesce a far convivere le passioni tutte insieme e chi si dedica a una passione per volta. Io sono nel secondo gruppo; passo un periodo a "scolpire" il fimo, ne passo un altro col basso, poi mi metto a disegnare, poi installo cose assurde e difficili su linux solo per il gusto di baloccare.
Mi piacerebbe mettere insieme una lista delle passioni e di come le persone conciliano tempo e cose da fare.
Comunque, sto divagando.
Oggi conoscerò la mia dottoressa, o la sua sostituta. Ho bisogno delle mie pastiglie e speriamo non rompano le scatole facendomi fare altri esami del sangue: ho una mezza cartella clinica con me! Con radiografie e tutto il resto.
Stamattina ho suonicchiato, sempre Sweet Child Of Mine, mi sono messa in testa che devo impararla e impararla bene.
E poi chissà, magari inventare un giro di basso? Troppo presto?
Sì, decisamente.
Canzone del giorno: Kickapoo Tenacious D.
12 agosto 2008
Prot Pritt
Perché sbattersi tanto a imparare a suonare Sweet Child Of Mine se è possibile suonarla così?
Quest'uomo è un genio!
Quest'uomo è un genio!
11 agosto 2008
T.D.
La canzone del giorno dovrebbe essere Sweet Child Of Mine perché sto facendo una fatica bestiale per impararla con il basso. Ma l'ho modificata per questa qui sotto. Che ha un video incredibile.
Sto parlando dei Tenacious D. Non li conoscete? Cercateli su youtube, hanno un loro spazio lì, su myspace, su facebook...
Canzone del giorno: The Tribute Tenacious D.
Sto parlando dei Tenacious D. Non li conoscete? Cercateli su youtube, hanno un loro spazio lì, su myspace, su facebook...
Canzone del giorno: The Tribute Tenacious D.
09 agosto 2008
Benvenuta, bambina
Stamattina ci siamo svegliati non così tardi. Abbiamo fatto colazione e ci siamo avviati per Siena. Il motivo si sa: il basso nuovo, il basso Cort. Quello che abbiamo sempre visto all'emporio musicale ma non abbiamo mai preso perché attendevamo questo weekend. Il weekend.
Bhe arriviamo lì e il basso non era in esposizione. Per un attimo mi si ferma il cuore. Siamo arrivati fin lì e non è esposto. Chiediamo a un commesso, sparisce in magazzino per poi tornare dicendo che non ne avevano nemmeno lì. Finiti. Caput. Tornano a settembre.
Settembre?
Veniamo via e sono mogia mogia e Roccio che insiste, ma dai lo troviamo qui, lo troviamo lì, proviamo ad andare qua e là. E io nulla.
Caspita, mi figuravo già la partenza da Siena con il giochino nuovo, imballato, incartonato. Tenuto da parte per noi.
Alla fine mi riprendo un attimo e passiamo da Niccolai a Ponte a Greve. Nada, nulla, è chiuso, non esiste più, han levato anche l'insegna. Ultimo posto dove andare: MusicRama a Sesto Fiorentino. Lo avevano ma non so come mai mi ero fissata in senso negativo con questi signori che in verità sono stati piuttosto gentili. Il ragazzotto, chitarrista e commesso, mi lascia in una stanza con il basso attaccato a un ampli, me lo fa provare, parla e perde tempo con noi anche se è l'unico in negozio e ha tutto a cui badare. Che fare?
Ovvio: lo abbiamo portato via. E con lo sconto del 10% (c'era lo sconto su tutti gli strumenti musicali) allo stesso prezzo del basso ci siamo portati via anche una custodia, e l'olio al limone per lucidare il legno della tastiera del basso.
E che basso ragazzi. I pickup attivi si sentono, il mondo vibra e rispetto all'altro basso è tutto un altro mondo.
Con tutto il rispetto per il mio primo basso, che se non fosse stato per lui...
Canzone del giorno Breaking the Law Judas Priest
Bhe arriviamo lì e il basso non era in esposizione. Per un attimo mi si ferma il cuore. Siamo arrivati fin lì e non è esposto. Chiediamo a un commesso, sparisce in magazzino per poi tornare dicendo che non ne avevano nemmeno lì. Finiti. Caput. Tornano a settembre.
Settembre?
Veniamo via e sono mogia mogia e Roccio che insiste, ma dai lo troviamo qui, lo troviamo lì, proviamo ad andare qua e là. E io nulla.
Caspita, mi figuravo già la partenza da Siena con il giochino nuovo, imballato, incartonato. Tenuto da parte per noi.
Alla fine mi riprendo un attimo e passiamo da Niccolai a Ponte a Greve. Nada, nulla, è chiuso, non esiste più, han levato anche l'insegna. Ultimo posto dove andare: MusicRama a Sesto Fiorentino. Lo avevano ma non so come mai mi ero fissata in senso negativo con questi signori che in verità sono stati piuttosto gentili. Il ragazzotto, chitarrista e commesso, mi lascia in una stanza con il basso attaccato a un ampli, me lo fa provare, parla e perde tempo con noi anche se è l'unico in negozio e ha tutto a cui badare. Che fare?
Ovvio: lo abbiamo portato via. E con lo sconto del 10% (c'era lo sconto su tutti gli strumenti musicali) allo stesso prezzo del basso ci siamo portati via anche una custodia, e l'olio al limone per lucidare il legno della tastiera del basso.
E che basso ragazzi. I pickup attivi si sentono, il mondo vibra e rispetto all'altro basso è tutto un altro mondo.
Con tutto il rispetto per il mio primo basso, che se non fosse stato per lui...
Canzone del giorno Breaking the Law Judas Priest
08 agosto 2008
Wake me up!
Oggi è l'ultimo giorno prima delle ferie. Stamattina sono un po' di corsa, la radiosveglia mi ha svegliata con la canzone di oggi e quindi sono tutta ballerina. E' venerdì, sveglia, è un giorno stupendo, domani arriva il basso nuovo.
Intanto ho scoperto un'autrice per ragazzi che scrive libri da titoli interessanti. Altro che Harry Potter che non sono mai riuscita a leggere oltre le 10 pagine.
Il libro in questione si intitola "Come creare una rock band da sballo" e anche se è scritto per ragazzi di 14 anni penso proprio lo leggerò.
Ieri girando su youtube roccio ha scoperto questo gruppetto (hanno anche il sito su myspace). Ora a parte tutto sono piuttosto bravi. E piccini!
Canzone del giorno: Wake me up Before You Go Go Wham
Intanto ho scoperto un'autrice per ragazzi che scrive libri da titoli interessanti. Altro che Harry Potter che non sono mai riuscita a leggere oltre le 10 pagine.
Il libro in questione si intitola "Come creare una rock band da sballo" e anche se è scritto per ragazzi di 14 anni penso proprio lo leggerò.
Ieri girando su youtube roccio ha scoperto questo gruppetto (hanno anche il sito su myspace). Ora a parte tutto sono piuttosto bravi. E piccini!
Canzone del giorno: Wake me up Before You Go Go Wham
07 agosto 2008
Pesci grossi attenzione! Pesci piccoli in marcia!
Stanotte ho fatto un sogno bizzarro. Ho sognato che gli alieni volevano invadere il mondo... forse per la terza o quarta volta. Già perché quando sono arrivati, nel sogno, ho esclamato "Ancora?".
Erano piuttosto stupidi ma avevano le armi. E non avevano grossi scrupoli.
Sono caratteristiche che ti permettono anche in guerra di ottenere risultati. Armi e niente scrupoli. Si uccidevano tra loro senza problemi. E con meno problemi uccidevano noi.
Non ho mai paura dei miei sogni bizzarri, anche quando ci sono sangue morti e creature mostruose. Ma stanotte ho avuto paura. Terrore. Era come se sentissi di poter perdere davvero la vita (anche se ero consapevole che fosse un sogno, mi accade spesso. Nel sogno ho pensato "questo mi sembra di averlo già sognato. Sìsì se me lo ricordo l'ho già sognato").
Agli alieni si erano uniti alcuni esseri umani traditori, che speravano gli fosse salvata la vita. Ripeto, gli alieni erano davvero stupidi. Per tenerci buoni ci avevano legato le mani, ma non ai polsi: ad altezza dita, quindi era molto semplice slegarsi. Ma loro avevano le armi.
E alcuni esseri umani traditori che sicuramente erano più furbi di loro.
Per quanto possa sembrare bizzarro, in quel locale in cui eravamo chiusi e, apparentemente, legati, in quella specie di discoteca silenziosa piena di luci e colori e strani divisori rosa (forse un locale per scambisti?) gli alieni volevano omaggiarci di un concerto. Il ragazzo rasta suonava il basso, un basso artigianale che si era fatto lui, con un manico molto largo che conteneva però solo 2 corde. Un basso a due corde. Era davvero bello e produceva un suono molto caldo, che ricordava posti lontani. Sembrava uno strumento di qualche popolo indigeno del centro Africa.
Ma torniamo alla paura.
Capii che il ragazzo rasta era lì per aiutarci perché passò a controllare se eravamo ben legati ma in realtà, senza dire parola, ci aiutava a liberarci.
Poi mi ricordai perché le altre volte gli alieni non erano riusciti nel loro intento. Perché noi eravamo troppo numerosi rispetto a loro. Nonostante le armi e la mancanza di scrupoli noi li avevamo presi sempre a calci perché eravamo molti di più.
La differenza tra queste e le altre volte? Ora eravamo pochi. Ci avevano probabilmente divisi in gruppi più piccoli per tenerci meglio sott'occhio. Ma non sapremo mai come sarebbe andata a finire, la sveglia ha interrotto quest'avventura.
Il sogno è la trasposizione di una cosa che mi è accaduta ieri. Mentre io e Roccio facevamo i nerd, lui guardava su youtube video di chitarristi famosi e io giocavo a maple story mi è tornato in mente un amico delle superiori, compagno di banco e di mille avventure, che mi fece conoscere il metal. Lui stesso suonava la chitarra elettrica e aveva un piccolo gruppo dove ogni tanto cantavo. Stavo spesso a casa sua, anche se abitava fuori Torino, in camera aveva una piccola sala prove che poi ha allargato man mano con altre strumentazioni. Con la chitarra era molto bravo e aveva abbastanza voglia e risorse per potersi permettere di diventare qualcuno.
Poi ci si perse di vista: a mio parere lui non si comportò bene e mi diede l'idea di avermi raccontato un po' di balle. Non furono queste le ragioni di un distaccamento. Dopo la terza superiore cambiò scuola, io cambiai sezione.
E questo è quanto.
Ieri cercavo un suo video su youtube: ho visto che molte persone inseriscono video personali e ho pensato che magari anche lui avesse fatto qualcosa di simile.
Non ho trovato un video, ma un sito personale dove si dichiara fotografo: con una gallery con gnocche mezze nude che occhieggiano per un calendario, e una sua foto personale con occhiali da sole, camicia e cravatta nera, seduto su un divano rosso.
Più o meno nel 2002, non ricordo bene, mi arriva una chiamata. Non era un numero conosciuto. Era lui. Come va, come non va, ho avuto il tuo numero da questa persona, che mi racconti, lo sai che ho un gruppo, siamo abbastanza famosi, ho aperto un'azienda grafica blablabla. Perché non vieni a cena da me? Facciamo una sorpresa a mia mamma (sua mamma mi adorava). Insomma andai, mi faceva anche piacere, erano 7 anni che non ci si vedeva. A parte l'incredibile strumentazione che aveva a casa, gli chiesi se suonasse e cosa suonasse e mi regalò un cd del loro gruppo incellophanato e con il marchio siae.
Ceniamo, si parla del più e del meno. I suoi genitori mi chiedono come sto e cosa faccio. Dico che lavoro come grafica editoriale e lui dice che ha aperto un'azienda di grafica. Bene, gli dico, così posso venire a lavorare da te. Mica hai bisogno di un curriculum? Mi risponde: certo che ho bisogno di un curriculum, mica assumo così. E ti farò anche un colloquio. Serio.
Continuiamo a chiacchierare, dice di essersi comprato una Smart perché fa immagine. Bisogna pensare all'immagine. Quando va da un cliente e lo vedono con una Smart fa un'impressione diversa. Tutta questione di immagine.
Comincio a pensare che siamo diventati totalmente diversi. Quasi opposti.
E poi dice che il mondo è così: pesce grosso mangia pesce piccolo. E lui vuole essere pesce grosso. Dico che per me non è essenziale, mi basta essere felice e fare qualcosa che mi possa dare soddisfazioni. Ribadisce il concetto dicendo che in questo mondo se non sei pesce grosso non sei nessuno. E lui vuole essere qualcuno.
Rimango male nel vedere che il mondo gira davvero così. Le persone che hanno meno scrupoli nella vita riescono a fare cose in grande. Mentre i pesci piccoli guardano. Ma noi siamo tanti, davvero tanti. Potremmo rovesciare il mondo. Ma rimaniamo terrorizzati fingendo di essere legati, mentre siamo davvero liberi.
Dopo la cena usciamo, mi confessa che aveva trovato un bel donnino da sedurre ma era una che guadagnava tanti soldi e lui non poteva stare con una donna che guadagnasse molto più di lui. Terribile (qui già voglio tornare a casa, quasi).
Prima di uscire corre in bagno a truccarsi. Senza trucco non riesce a uscire di casa, dice (quando lo racconto a un'amica comune lei mi dice "Se lui non riesce a stare con una donna che guadagna più di lui, io non riuscirei a stare con un uomo che si trucca più di me!". Giusto appunto).
Voglio essere un pesce piccolo, Ma non voglio essere mangiata dai pesci grandi. Pesci piccoli, uniamoci!
Canzone del giorno: Ray Charles Hit the Road, Jack!
Erano piuttosto stupidi ma avevano le armi. E non avevano grossi scrupoli.
Sono caratteristiche che ti permettono anche in guerra di ottenere risultati. Armi e niente scrupoli. Si uccidevano tra loro senza problemi. E con meno problemi uccidevano noi.
Non ho mai paura dei miei sogni bizzarri, anche quando ci sono sangue morti e creature mostruose. Ma stanotte ho avuto paura. Terrore. Era come se sentissi di poter perdere davvero la vita (anche se ero consapevole che fosse un sogno, mi accade spesso. Nel sogno ho pensato "questo mi sembra di averlo già sognato. Sìsì se me lo ricordo l'ho già sognato").
Agli alieni si erano uniti alcuni esseri umani traditori, che speravano gli fosse salvata la vita. Ripeto, gli alieni erano davvero stupidi. Per tenerci buoni ci avevano legato le mani, ma non ai polsi: ad altezza dita, quindi era molto semplice slegarsi. Ma loro avevano le armi.
E alcuni esseri umani traditori che sicuramente erano più furbi di loro.
Per quanto possa sembrare bizzarro, in quel locale in cui eravamo chiusi e, apparentemente, legati, in quella specie di discoteca silenziosa piena di luci e colori e strani divisori rosa (forse un locale per scambisti?) gli alieni volevano omaggiarci di un concerto. Il ragazzo rasta suonava il basso, un basso artigianale che si era fatto lui, con un manico molto largo che conteneva però solo 2 corde. Un basso a due corde. Era davvero bello e produceva un suono molto caldo, che ricordava posti lontani. Sembrava uno strumento di qualche popolo indigeno del centro Africa.
Ma torniamo alla paura.
Capii che il ragazzo rasta era lì per aiutarci perché passò a controllare se eravamo ben legati ma in realtà, senza dire parola, ci aiutava a liberarci.
Poi mi ricordai perché le altre volte gli alieni non erano riusciti nel loro intento. Perché noi eravamo troppo numerosi rispetto a loro. Nonostante le armi e la mancanza di scrupoli noi li avevamo presi sempre a calci perché eravamo molti di più.
La differenza tra queste e le altre volte? Ora eravamo pochi. Ci avevano probabilmente divisi in gruppi più piccoli per tenerci meglio sott'occhio. Ma non sapremo mai come sarebbe andata a finire, la sveglia ha interrotto quest'avventura.
Il sogno è la trasposizione di una cosa che mi è accaduta ieri. Mentre io e Roccio facevamo i nerd, lui guardava su youtube video di chitarristi famosi e io giocavo a maple story mi è tornato in mente un amico delle superiori, compagno di banco e di mille avventure, che mi fece conoscere il metal. Lui stesso suonava la chitarra elettrica e aveva un piccolo gruppo dove ogni tanto cantavo. Stavo spesso a casa sua, anche se abitava fuori Torino, in camera aveva una piccola sala prove che poi ha allargato man mano con altre strumentazioni. Con la chitarra era molto bravo e aveva abbastanza voglia e risorse per potersi permettere di diventare qualcuno.
Poi ci si perse di vista: a mio parere lui non si comportò bene e mi diede l'idea di avermi raccontato un po' di balle. Non furono queste le ragioni di un distaccamento. Dopo la terza superiore cambiò scuola, io cambiai sezione.
E questo è quanto.
Ieri cercavo un suo video su youtube: ho visto che molte persone inseriscono video personali e ho pensato che magari anche lui avesse fatto qualcosa di simile.
Non ho trovato un video, ma un sito personale dove si dichiara fotografo: con una gallery con gnocche mezze nude che occhieggiano per un calendario, e una sua foto personale con occhiali da sole, camicia e cravatta nera, seduto su un divano rosso.
Più o meno nel 2002, non ricordo bene, mi arriva una chiamata. Non era un numero conosciuto. Era lui. Come va, come non va, ho avuto il tuo numero da questa persona, che mi racconti, lo sai che ho un gruppo, siamo abbastanza famosi, ho aperto un'azienda grafica blablabla. Perché non vieni a cena da me? Facciamo una sorpresa a mia mamma (sua mamma mi adorava). Insomma andai, mi faceva anche piacere, erano 7 anni che non ci si vedeva. A parte l'incredibile strumentazione che aveva a casa, gli chiesi se suonasse e cosa suonasse e mi regalò un cd del loro gruppo incellophanato e con il marchio siae.
Ceniamo, si parla del più e del meno. I suoi genitori mi chiedono come sto e cosa faccio. Dico che lavoro come grafica editoriale e lui dice che ha aperto un'azienda di grafica. Bene, gli dico, così posso venire a lavorare da te. Mica hai bisogno di un curriculum? Mi risponde: certo che ho bisogno di un curriculum, mica assumo così. E ti farò anche un colloquio. Serio.
Continuiamo a chiacchierare, dice di essersi comprato una Smart perché fa immagine. Bisogna pensare all'immagine. Quando va da un cliente e lo vedono con una Smart fa un'impressione diversa. Tutta questione di immagine.
Comincio a pensare che siamo diventati totalmente diversi. Quasi opposti.
E poi dice che il mondo è così: pesce grosso mangia pesce piccolo. E lui vuole essere pesce grosso. Dico che per me non è essenziale, mi basta essere felice e fare qualcosa che mi possa dare soddisfazioni. Ribadisce il concetto dicendo che in questo mondo se non sei pesce grosso non sei nessuno. E lui vuole essere qualcuno.
Rimango male nel vedere che il mondo gira davvero così. Le persone che hanno meno scrupoli nella vita riescono a fare cose in grande. Mentre i pesci piccoli guardano. Ma noi siamo tanti, davvero tanti. Potremmo rovesciare il mondo. Ma rimaniamo terrorizzati fingendo di essere legati, mentre siamo davvero liberi.
Dopo la cena usciamo, mi confessa che aveva trovato un bel donnino da sedurre ma era una che guadagnava tanti soldi e lui non poteva stare con una donna che guadagnasse molto più di lui. Terribile (qui già voglio tornare a casa, quasi).
Prima di uscire corre in bagno a truccarsi. Senza trucco non riesce a uscire di casa, dice (quando lo racconto a un'amica comune lei mi dice "Se lui non riesce a stare con una donna che guadagna più di lui, io non riuscirei a stare con un uomo che si trucca più di me!". Giusto appunto).
Voglio essere un pesce piccolo, Ma non voglio essere mangiata dai pesci grandi. Pesci piccoli, uniamoci!
Canzone del giorno: Ray Charles Hit the Road, Jack!
06 agosto 2008
04 agosto 2008
Devo stendere!
Caspita è da un po' che non scrivo. Non mi rendo molto conto delle pause che intercorrono tra un post e l'altro. Generalmente la sera non ho molto tempo e ci impiego tantissimo tempo a scrivere. Tanto tempo con il basso. Tanto su Maple Story.
Questo weekend siamo saliti a Torino. Devo dire che le 5 ore di macchina non sono sfiancanti quanto il treno. Sul treno si fatica a dormire perché i posti sono scomodi. In macchina invece sei obbligato a mantenere alta la concentrazione, quindi il problema non si pone. Sul treno non puoi cantare a squarciagola le stupide hits che danno su isoradio, in macchina sì.
Verso le 20.30 quando eravamo ormai all'altezza di Genova ci chiama mia mamma, pare ci fosse una tempesta di vento e acqua, un temporale spropositato. All'inizio pensavamo esagerasse ma avvicinandoci ad Alessandria abbiamo notato i primi rami spezzati. Il giorno dopo su un giornale torinese abbiamo letto di vari disastri dovuti al vento, e tangenziale bloccata da alberi strappati dal vento.
Comunque sia questo weekend è stato proprio carino: sabato ci siamo svegliati a un orario decente e abbiamo fatti colazione in centro, in piazza Vittorio Veneto. Il caffè non era un granché, la piazza era bellissima. Semivuota con un debole sole e un venticello fresco che teneva lontani afa e caldo torrido.
Sabato sera ci siamo visti con MinchiettaUno poco fuori Torino e abbiamo sorseggiato birra fredda. E provato la sua nuova Panda. Lo sapevate che è proprio carina?
Oggi però devastante tornare al lavoro. Manca una settimana alle mie ferie "forzate" e devo pensare a ciò che mi va di fare in quelle due settimane di pausa.
Prima di tutto mi ritinteggerò i capelli (se qualcuno se lo fosse chiesto, di colore rosso) poi bhe, basso, spesa, riordino casa. E spero che in quei giorni si muova MinchiettaUno per venirmi a trovare e andare in giro per musei e chiese e cose varie che Roccio odia (alla mia proposta di andare a vedere la Reggia di Venaria Reale ha risposto "Cosa vuoi andare a vedere?" ad oltranza)
Ora torno al mio Maple Story, al basso e, sonno permettendo, libri. Ah cazzo devo stendere. Maledetti panni.
Questo weekend siamo saliti a Torino. Devo dire che le 5 ore di macchina non sono sfiancanti quanto il treno. Sul treno si fatica a dormire perché i posti sono scomodi. In macchina invece sei obbligato a mantenere alta la concentrazione, quindi il problema non si pone. Sul treno non puoi cantare a squarciagola le stupide hits che danno su isoradio, in macchina sì.
Verso le 20.30 quando eravamo ormai all'altezza di Genova ci chiama mia mamma, pare ci fosse una tempesta di vento e acqua, un temporale spropositato. All'inizio pensavamo esagerasse ma avvicinandoci ad Alessandria abbiamo notato i primi rami spezzati. Il giorno dopo su un giornale torinese abbiamo letto di vari disastri dovuti al vento, e tangenziale bloccata da alberi strappati dal vento.
Comunque sia questo weekend è stato proprio carino: sabato ci siamo svegliati a un orario decente e abbiamo fatti colazione in centro, in piazza Vittorio Veneto. Il caffè non era un granché, la piazza era bellissima. Semivuota con un debole sole e un venticello fresco che teneva lontani afa e caldo torrido.
Sabato sera ci siamo visti con MinchiettaUno poco fuori Torino e abbiamo sorseggiato birra fredda. E provato la sua nuova Panda. Lo sapevate che è proprio carina?
Oggi però devastante tornare al lavoro. Manca una settimana alle mie ferie "forzate" e devo pensare a ciò che mi va di fare in quelle due settimane di pausa.
Prima di tutto mi ritinteggerò i capelli (se qualcuno se lo fosse chiesto, di colore rosso) poi bhe, basso, spesa, riordino casa. E spero che in quei giorni si muova MinchiettaUno per venirmi a trovare e andare in giro per musei e chiese e cose varie che Roccio odia (alla mia proposta di andare a vedere la Reggia di Venaria Reale ha risposto "Cosa vuoi andare a vedere?" ad oltranza)
Ora torno al mio Maple Story, al basso e, sonno permettendo, libri. Ah cazzo devo stendere. Maledetti panni.
29 luglio 2008
MS
Mi sono reinstallata Maple Story e ora torno a giocare. Questo vuol dire che non farò più nient'altro, per un po'.
Oggi stavo pensando a come potrei restaurare il basso e ho pensato di disegnarci sopra la faccia di spider pork. Mica male. Bianco con un porcellone rosa.
Canzone del giorno: non c'è nessuna canzone, oggi.
Oggi stavo pensando a come potrei restaurare il basso e ho pensato di disegnarci sopra la faccia di spider pork. Mica male. Bianco con un porcellone rosa.
Canzone del giorno: non c'è nessuna canzone, oggi.
28 luglio 2008
Una donna da seconda fila.
Non ho mai corso per superare gli altri, non ho mai giocato sperando di vincere.
Il mio posto è la seconda fila. Nessuno sgomita per la seconda fila, nemmeno a scuola, dove si sgomita per l'ultima fila. Nemmeno sui pullman delle gite, dove ci si affanna a prendere gli ultimi posti.
La seconda fila è mia.
Non sono arrivista e odio la competizione. Mi piace collaborare e non scavalcare. E' una delle ragioni per cui i giochi di squadra non mi piacciono granché.
Io ero quella che a educazione fisica veniva scelta per ultima nelle squadre. E la mia squadra solitamente perdeva.
E quando mi trovavo nella squadra vincente ero finita con la compagna bravissima e competitivissima che non passava mai la palla. Lei era la mia antitesi, forse era per quello che fino alle superiori siaom state migliori amiche.
Io timida, lei aggressiva, io passiva, lei attiva, io antisportiva, lei sportivissima.
Lei mi ha insegnato ad arrampicarmi sugli alberi, ha provato a insegnarmi a giocare a pallavolo e ad andare in bicicletta.
Ma sono rimasta persona da seconda fila.
Ecco forse perché mi piace tanto il basso. La chitarra elettrica è da prima fila. Lei fa assoli da 10 minuti e tutti guardano a bocca aperta.
Il basso generalmente non fa assoli, ma se manca si sente.
Il basso è uno strumento di cui si percepisce l'assenza.
Mi sento un po' un basso.
In questi giorni siamo andati un po' di qua e un po' di là. Sabato siamo tornati all'emporio senese e ho rivisto il mio basso. E' sempre lì che mi chiama. Mi sentirei in colpa a comprarlo se non dovessi rinunciare a qualcosa. E' importante, come se mi dicessi che non posso avere tutto.
Così ho fatto due calcoli e ho visto che ci basterebbe rinunciare a 17 cene fuori. Detto fatto.
Una pizza me la posso anche fare a casa, un basso no (o meglio, non ancora). L'arrivo di un secondo basso permetterebbe di lavorarmi il primo. Smontarlo, smerigliarlo, ricolorarlo, renderlo più mio. Questa volta il Cort l'ho prenso in braccio. E' leggero, il manico è sottile, e dice suonami suonami.
17 cene.
Un basso.
Il bilancio è perfetto, anzi, chiedeteci più spesso di uscire così le 17 cene mancate arrivano subito.
Rinunce a parte, il prossimo stipendio quel basso arriva a casa.
Roccio invece ha comprato una Squier bianco panna. E' leggera, si suona bene, e lui vuole rivoluzionarla del tutto. Smontarla, colorarla, scavarne i tasti.
Vorrei avere mille strumenti e attaccarli tutti al muro come dei quadri.
E ammirarli dalla mia seconda fila.
Canzone del giorno: Maracaibo Lu Colombo
Il mio posto è la seconda fila. Nessuno sgomita per la seconda fila, nemmeno a scuola, dove si sgomita per l'ultima fila. Nemmeno sui pullman delle gite, dove ci si affanna a prendere gli ultimi posti.
La seconda fila è mia.
Non sono arrivista e odio la competizione. Mi piace collaborare e non scavalcare. E' una delle ragioni per cui i giochi di squadra non mi piacciono granché.
Io ero quella che a educazione fisica veniva scelta per ultima nelle squadre. E la mia squadra solitamente perdeva.
E quando mi trovavo nella squadra vincente ero finita con la compagna bravissima e competitivissima che non passava mai la palla. Lei era la mia antitesi, forse era per quello che fino alle superiori siaom state migliori amiche.
Io timida, lei aggressiva, io passiva, lei attiva, io antisportiva, lei sportivissima.
Lei mi ha insegnato ad arrampicarmi sugli alberi, ha provato a insegnarmi a giocare a pallavolo e ad andare in bicicletta.
Ma sono rimasta persona da seconda fila.
Ecco forse perché mi piace tanto il basso. La chitarra elettrica è da prima fila. Lei fa assoli da 10 minuti e tutti guardano a bocca aperta.
Il basso generalmente non fa assoli, ma se manca si sente.
Il basso è uno strumento di cui si percepisce l'assenza.
Mi sento un po' un basso.
In questi giorni siamo andati un po' di qua e un po' di là. Sabato siamo tornati all'emporio senese e ho rivisto il mio basso. E' sempre lì che mi chiama. Mi sentirei in colpa a comprarlo se non dovessi rinunciare a qualcosa. E' importante, come se mi dicessi che non posso avere tutto.
Così ho fatto due calcoli e ho visto che ci basterebbe rinunciare a 17 cene fuori. Detto fatto.
Una pizza me la posso anche fare a casa, un basso no (o meglio, non ancora). L'arrivo di un secondo basso permetterebbe di lavorarmi il primo. Smontarlo, smerigliarlo, ricolorarlo, renderlo più mio. Questa volta il Cort l'ho prenso in braccio. E' leggero, il manico è sottile, e dice suonami suonami.
17 cene.
Un basso.
Il bilancio è perfetto, anzi, chiedeteci più spesso di uscire così le 17 cene mancate arrivano subito.
Rinunce a parte, il prossimo stipendio quel basso arriva a casa.
Roccio invece ha comprato una Squier bianco panna. E' leggera, si suona bene, e lui vuole rivoluzionarla del tutto. Smontarla, colorarla, scavarne i tasti.
Vorrei avere mille strumenti e attaccarli tutti al muro come dei quadri.
E ammirarli dalla mia seconda fila.
Canzone del giorno: Maracaibo Lu Colombo
25 luglio 2008
God Save The Queen
Se la cover band ufficiale italiana dei Queen si fosse chiamata così sarebbe stato ben più divertente.
Ier sera siamo andati alla fortezza a vedere i Killer Queen in concerto. Loro, non c'è che dire, sono bravissimi. Il cantante non assomiglia a Freddy Mercury, ma ha una voce incredibile (non raggiunge le tonalità di Freddy, ma lui era davvero inarrivabile) e una personalità da palco. Insomma, proprio bravi. Il batterista è incredibile, già dal cognome. Si chiama Trambusti. La sua vita era segnata.
Doveva fare casino. E lo fa, ma ha scelto di farlo a tempo. E che tempo.
Bravi bravi bravi.
Canzone del giorno: Innuendo Queen
Ier sera siamo andati alla fortezza a vedere i Killer Queen in concerto. Loro, non c'è che dire, sono bravissimi. Il cantante non assomiglia a Freddy Mercury, ma ha una voce incredibile (non raggiunge le tonalità di Freddy, ma lui era davvero inarrivabile) e una personalità da palco. Insomma, proprio bravi. Il batterista è incredibile, già dal cognome. Si chiama Trambusti. La sua vita era segnata.
Doveva fare casino. E lo fa, ma ha scelto di farlo a tempo. E che tempo.
Bravi bravi bravi.
Canzone del giorno: Innuendo Queen
22 luglio 2008
Habemus Vaffanculo
Mea culpa, oggi riascoltavo il cd del concerto ed ebbene sì. Il Vaffanculo non l'hanno levato. Bene.
Stasera sono proprio soddisfatta, mi sono allenata al basso e mi è venuta l'idea di prendere anche lezioni. Anche solo per capire se metto bene le mani. Perché sapete, sto suonando col plettro. E ogni tanto mi chiedo: come si fa a suonare un basso col plettro?
Il basso va suonato con le dita. E' il su' bello, come direbbe Roccio. Lui pensa che le lezioni non mi servano. Ma io sono terrorizzata dal prendere un'impostazione sbagliata e vorrei che qualcuno mi dicesse come si mettono e dove queste turlupine di mani.
Così siamo giunti ad un accordo, posso andare in una di queste scuole e provare una lezione aggratis, di solito lo fanno. E magari farmi insegnare un po' da un nostro amico che è mastro bassista. Peccato che questa persona non ha mai tempo. Ma nemmeno noi.
E sono pronta a scommetterlo: le sue ore libere saranno le nostre ore impegnate e viceversa. Comunque va bene, per ora sto facendo esercizietti del cavolo che tanto del cavolo non sono. La mia difficoltà, il mio Everest, la mia balena bianca è il dito mignolo. Oltre a non avere forza perché nella sua vita non ha fatto altro che dormire (come lo invidio) è proprio piccino. Anzi diciamo che tutte le dita sono piccine. E il manico di un basso a 6 corde è grosso. E i tasti larghi. E saltare dal primo tasto all'ultimo, dall'indice al mignolo, senza staccare l'indice dal primo tasto (Roccio mi frusta ogni volta che stacco un dito dalla tastiera senza che ci sia un pericolo incombente, ad esempio se per la fatica mi diventa blu e sta per andare in cancrena).
Insomma, nonostante il lavoro, la casa (che comunque è sempre disordinata e io devo dirlo sto diventando piuttosto paziente, un po' perché mi rendo conto di essere caotica da morire - vanto la presenza di un portatile sempre acceso sul tavolo della cucina, anche quando mangiamo - e un po' perché non voglio diventare di quelle donnine che corrono dietro l'uomo dicendo tiragiùlatavolettaraccogliicalzininonsbriciolarmipercasa, ecc ecc), gli impegni casalinghi e cibari quali la spesa, gli impegni igienici come doccia und bidet, le coccole, il lavoro, il lavoro e ancora il lavoro riesco a ritagliare sempre mezz'oretta per il basso. Tant'è che ho quasi deciso di dargli un nome.
Stasera è tragica anche perché non abbiamo acqua. Non esce acqua dai rubinetti, quindi non possiamo nemmeno tirare lo sciacquone, figurarsi fare la cacca come speravo. In viale morgagni hanno sostituito delle tubature e alle 21 erano ancora lì che martellavano con l'acqua che gli arrivava alle ginocchia.
In buona sostanza e per riassumere. Sono felice di queste scelte. Sono soddisfatta della mia vita.
E sono sempre più innamorata.
Anche se mi frusta quando stacco le dita dalla tastiera del basso.
Stasera sono proprio soddisfatta, mi sono allenata al basso e mi è venuta l'idea di prendere anche lezioni. Anche solo per capire se metto bene le mani. Perché sapete, sto suonando col plettro. E ogni tanto mi chiedo: come si fa a suonare un basso col plettro?
Il basso va suonato con le dita. E' il su' bello, come direbbe Roccio. Lui pensa che le lezioni non mi servano. Ma io sono terrorizzata dal prendere un'impostazione sbagliata e vorrei che qualcuno mi dicesse come si mettono e dove queste turlupine di mani.
Così siamo giunti ad un accordo, posso andare in una di queste scuole e provare una lezione aggratis, di solito lo fanno. E magari farmi insegnare un po' da un nostro amico che è mastro bassista. Peccato che questa persona non ha mai tempo. Ma nemmeno noi.
E sono pronta a scommetterlo: le sue ore libere saranno le nostre ore impegnate e viceversa. Comunque va bene, per ora sto facendo esercizietti del cavolo che tanto del cavolo non sono. La mia difficoltà, il mio Everest, la mia balena bianca è il dito mignolo. Oltre a non avere forza perché nella sua vita non ha fatto altro che dormire (come lo invidio) è proprio piccino. Anzi diciamo che tutte le dita sono piccine. E il manico di un basso a 6 corde è grosso. E i tasti larghi. E saltare dal primo tasto all'ultimo, dall'indice al mignolo, senza staccare l'indice dal primo tasto (Roccio mi frusta ogni volta che stacco un dito dalla tastiera senza che ci sia un pericolo incombente, ad esempio se per la fatica mi diventa blu e sta per andare in cancrena).
Insomma, nonostante il lavoro, la casa (che comunque è sempre disordinata e io devo dirlo sto diventando piuttosto paziente, un po' perché mi rendo conto di essere caotica da morire - vanto la presenza di un portatile sempre acceso sul tavolo della cucina, anche quando mangiamo - e un po' perché non voglio diventare di quelle donnine che corrono dietro l'uomo dicendo tiragiùlatavolettaraccogliicalzininonsbriciolarmipercasa, ecc ecc), gli impegni casalinghi e cibari quali la spesa, gli impegni igienici come doccia und bidet, le coccole, il lavoro, il lavoro e ancora il lavoro riesco a ritagliare sempre mezz'oretta per il basso. Tant'è che ho quasi deciso di dargli un nome.
Stasera è tragica anche perché non abbiamo acqua. Non esce acqua dai rubinetti, quindi non possiamo nemmeno tirare lo sciacquone, figurarsi fare la cacca come speravo. In viale morgagni hanno sostituito delle tubature e alle 21 erano ancora lì che martellavano con l'acqua che gli arrivava alle ginocchia.
In buona sostanza e per riassumere. Sono felice di queste scelte. Sono soddisfatta della mia vita.
E sono sempre più innamorata.
Anche se mi frusta quando stacco le dita dalla tastiera del basso.
21 luglio 2008
Una serata all'insegna dell'eleganza
Venerdì dopo il lavoro siamo partiti per Torino. Il tempo di gettare due cose in valigia, di fare un breve check, di prendere i cd necessari e via. Io sto passando degli stati comatosi in questo periodo, e arrivata a una certa ora della sera ho proprio necessità di prendere un caffè o, più semplicemente, dormire. Per cui ad un certo punto del viaggio (più o meno in mezzo a uno dei miei pezzi preferiti degli Iron Maiden, The Phantom of the Opera) ci siamo dovuti fermare perché io prendessi un caffè. Io e Roccio siamo complementari, lui guida e io guardo la strada. Non siamo esseri multitasking, soprattutto alla guida.
Ci fermiamo, si piglia un caffè e si riparte. La strada è buia, la luce è andata. Gli Iron Maiden ci tengono compagnia fino quasi a sotto casa. Eddie è punk, ora ne ho la certezza.
Comunque sia andiamo a dormire perché ci aspetta un sabato bello pienotto.
Infatti sabato mattina ci svegliamo e decidiamo di andare al magazzino musicale Merula. Un po' perché ci piacciono gli strumenti (avevo scritto "gli stupendi" che ci starebbe anche bene, ma poi la frase avrebbe avuto un po' meno senso) e un po' perché essendo stati la settimana scorsa all'emporio musicale senese volevamo fare un confronto diretto. In effetti l'emporio (avevo scritto l'empiorio, avrei quasi bisogno di un caffè) ha molte più chitarre e bassi, mentre merula ha un sacco di pianoforti e di batterie. Decidiamo che l'emporio musicale senese è molto meglio, se non altro ha i bassi cort. Torniamo per pranzo, il magazzino musicale Merula dista (avevo scritto "costa", cazzo!) circa 80 km. Mangiamo come dei pascià e rimaniamo un po' a casa a cercare di fare fungere il masterizzare sotto windows installato su virtualbox sotto linux. Se è complicato dirlo, immaginate farlo. In ogni caso rinunciamo perché comincia a essere tardi, così andiamo da Scavino, negozio di strumenti musicali "quasi" in centro a Torino, e daje. Un altro.
La verità è che siamo andati a riportare il bass v-amp che non funge tanto bene. O meglio non fungeva tanto bene ma additavamo il basso perché pensavamo fosse lui. Ora non funziona un cazzo e sappiamo che il basso funge benissimo quindi... Colpa sua. Ma Scavino ci dice che dobbiamo scrivere proprio alla Behringer. Lui ritira quello che non funge e ci da' quello che funge.
Dato che siamo lì facciamo due passi al parco del Valentino. E' un posto dove giovani fanciulli andavano a limonare (o come diceva un mio amico "a fare le spremute"). Ora niente limoni e niente spremute ma ogni tanto qualche giovincello che corre c'è, spesso inseguito da uno spacciatore che vuole i soldi. Ma sono dettagli. L'amico che parlava di spremute tralaltro ho scoperto benerdì che il 26 si sposa e vive a 60 km da Londra. E lavora per la Microsoft. Così gli chiedo "E' colpa tua allora Windows Vista". "No, è colpa mia Windows Mobile". Bene.
Nonostante chi afferma il contrario lui dice che si vive piuttosto bene e che non costa così tanto come si dice. Paga poco più di noi per l'affitto e ha una stanza in più con giardino. E almeno i trasporti pubblici funzionano!
Ritorniamo al Valentino, c'era il ragazzo inseguito dallo spacciatore, mi sembra. Sì.
Andiamo al borgo medioevale. Qui, qualche anno fa, ho comprato l'anello che porto sempre, e non esco di casa se non l'ho.
Comunque è un castello finto, è stato costruito nel 1882 e doveva essere demolito nel 1942, dopo l'esposizione internazionale che la vide protagonista. Invece lo hanno mantenuto e han fatto bene. Chi sa distinguere un castello finto da uno vero? E a me piace tantissimo.
Comunque Roccio soffre un po' per l'umidità causata dal vicino Po, allora andiamo all'8 gallery, centro commerciale all'interno della strutture del Lingotto. All'entrata laterale dell'8 Gallery si può ammirare l'arco olimpico, scultura di benvenuto per chi arrivava a vedere le olimpiadi 2006.
Decidiamo di appropinquarci a Collegno, dove assistetemo alla tappa SuperMassiccio Tour di Elio e le Storie Tese. Arriviamo presto e scopriamo che non è più come due anni prima. Niente punti verdi, niente bancarelle, niente cibo, nulla di nulla. Un muro chiuso dove c'è la coda (pochissima) per entrare nell'area concerti.
Il concerto doveva iniziare alle 21, ma EELST si fanno attendere fino alle 22. La nerditudine della gente che ci circonda è spaventosa. Un po' ci sentiamo nerd anche noi.
Due tizi col kilt ci ricordano che, tutto sommato, siamo gente piuttosto comune e felici di esserlo. Loro che vogliono fare gli scozzesi, di scozzese non hanno nemmeno il pelo pubico, e sono pronta a scommettere che sotto quei kilt ci fossero anche un bel paio di mutandine rosa salmone. La loro è la compagnia più sfigata di tutto il pubblico (che comunque fino all'inizio del concerto rimane piuttosto misero). C'è una rossa alta e magra che vuole fare la figa. Ci sono i due finti scozzesi. C'è uno che parte già ubriaco, si scontra con Roccio andando a prendere l'ennesima birra. Poi torna, si scusa e chiede a Roccio di prendere una birra insieme. Roccio lo sberleffa. Lui ride e non capisce. Roccio lo sberleffa. Lui ride e va via. "Niente birra?" insiste. "Vai" gli dice Roccio secco.
Vi anticipo che durante il concerto lui grida come un forsennato e si becca (con nostra grande felicità) anche un bel Vaffanculo da Cesareo.
Alle 22 circa arrivano. Vestiti come solo loro possono, non riesco a descriverlo. Faso ha un basso a sei corde, scoprirò domenica sera che si tratta di uno Yamaha. Tra me e me penso che davvero la marca a volte fa poco. Del resto... Yamaha e basso non sono due parole che possono stare nella stessa frase. Ovazione quando suonano e cantano Parco Sempione e Suicidio con Sorpresa. La canzone di chiusura è Tapparella. Come potrebbe non esserlo? Abbiamo gridato "Forza Panino" per un quarto d'ora. Roccio un po' si è annoiato, non è un genere che gli piace. Ma almeno sono bravi, così è rimasto basito dalla bravura di Faso e da quella di Meyer (che comunque già aveva avuto modo di apprezzare).
Una nota di bravura anche alla cantante che si è esibita con loro, una voce incredibile.
Alla fine del concerto, come in ogni loro concerto c'era il cd in vendita. Il cd della serata.
Peccato, hanno levato il Vaffanculo detto al tipo.
Comunque mi sono divertita, per la prima volta ero praticamente di fronte al palco.
Tornare al lavoro oggi mi ha un po' scazzato. Poi ero proprio oberata, tant'è che ho lasciato della roba da fare ancora per domani ma non mi andava di rimanere lì. Così me la becco, come dice Roccio.
Al ritorno, ieri pomeriggio, ci hanno tenuto compagnia i Megadeth con Rust in Peace.
E le canzoni di oggi sono proprio:
Megadeth Hangar 18
Elio e le Storie Tese Suicidio a Sorpresa
Elio e Le Storie Tese Fossi Figo
Iron Maiden The Phantom Of The Opera
Ci fermiamo, si piglia un caffè e si riparte. La strada è buia, la luce è andata. Gli Iron Maiden ci tengono compagnia fino quasi a sotto casa. Eddie è punk, ora ne ho la certezza.
Comunque sia andiamo a dormire perché ci aspetta un sabato bello pienotto.
Infatti sabato mattina ci svegliamo e decidiamo di andare al magazzino musicale Merula. Un po' perché ci piacciono gli strumenti (avevo scritto "gli stupendi" che ci starebbe anche bene, ma poi la frase avrebbe avuto un po' meno senso) e un po' perché essendo stati la settimana scorsa all'emporio musicale senese volevamo fare un confronto diretto. In effetti l'emporio (avevo scritto l'empiorio, avrei quasi bisogno di un caffè) ha molte più chitarre e bassi, mentre merula ha un sacco di pianoforti e di batterie. Decidiamo che l'emporio musicale senese è molto meglio, se non altro ha i bassi cort. Torniamo per pranzo, il magazzino musicale Merula dista (avevo scritto "costa", cazzo!) circa 80 km. Mangiamo come dei pascià e rimaniamo un po' a casa a cercare di fare fungere il masterizzare sotto windows installato su virtualbox sotto linux. Se è complicato dirlo, immaginate farlo. In ogni caso rinunciamo perché comincia a essere tardi, così andiamo da Scavino, negozio di strumenti musicali "quasi" in centro a Torino, e daje. Un altro.
La verità è che siamo andati a riportare il bass v-amp che non funge tanto bene. O meglio non fungeva tanto bene ma additavamo il basso perché pensavamo fosse lui. Ora non funziona un cazzo e sappiamo che il basso funge benissimo quindi... Colpa sua. Ma Scavino ci dice che dobbiamo scrivere proprio alla Behringer. Lui ritira quello che non funge e ci da' quello che funge.
Dato che siamo lì facciamo due passi al parco del Valentino. E' un posto dove giovani fanciulli andavano a limonare (o come diceva un mio amico "a fare le spremute"). Ora niente limoni e niente spremute ma ogni tanto qualche giovincello che corre c'è, spesso inseguito da uno spacciatore che vuole i soldi. Ma sono dettagli. L'amico che parlava di spremute tralaltro ho scoperto benerdì che il 26 si sposa e vive a 60 km da Londra. E lavora per la Microsoft. Così gli chiedo "E' colpa tua allora Windows Vista". "No, è colpa mia Windows Mobile". Bene.
Nonostante chi afferma il contrario lui dice che si vive piuttosto bene e che non costa così tanto come si dice. Paga poco più di noi per l'affitto e ha una stanza in più con giardino. E almeno i trasporti pubblici funzionano!
Ritorniamo al Valentino, c'era il ragazzo inseguito dallo spacciatore, mi sembra. Sì.
Andiamo al borgo medioevale. Qui, qualche anno fa, ho comprato l'anello che porto sempre, e non esco di casa se non l'ho.
Comunque è un castello finto, è stato costruito nel 1882 e doveva essere demolito nel 1942, dopo l'esposizione internazionale che la vide protagonista. Invece lo hanno mantenuto e han fatto bene. Chi sa distinguere un castello finto da uno vero? E a me piace tantissimo.
Comunque Roccio soffre un po' per l'umidità causata dal vicino Po, allora andiamo all'8 gallery, centro commerciale all'interno della strutture del Lingotto. All'entrata laterale dell'8 Gallery si può ammirare l'arco olimpico, scultura di benvenuto per chi arrivava a vedere le olimpiadi 2006.
Decidiamo di appropinquarci a Collegno, dove assistetemo alla tappa SuperMassiccio Tour di Elio e le Storie Tese. Arriviamo presto e scopriamo che non è più come due anni prima. Niente punti verdi, niente bancarelle, niente cibo, nulla di nulla. Un muro chiuso dove c'è la coda (pochissima) per entrare nell'area concerti.
Il concerto doveva iniziare alle 21, ma EELST si fanno attendere fino alle 22. La nerditudine della gente che ci circonda è spaventosa. Un po' ci sentiamo nerd anche noi.
Due tizi col kilt ci ricordano che, tutto sommato, siamo gente piuttosto comune e felici di esserlo. Loro che vogliono fare gli scozzesi, di scozzese non hanno nemmeno il pelo pubico, e sono pronta a scommettere che sotto quei kilt ci fossero anche un bel paio di mutandine rosa salmone. La loro è la compagnia più sfigata di tutto il pubblico (che comunque fino all'inizio del concerto rimane piuttosto misero). C'è una rossa alta e magra che vuole fare la figa. Ci sono i due finti scozzesi. C'è uno che parte già ubriaco, si scontra con Roccio andando a prendere l'ennesima birra. Poi torna, si scusa e chiede a Roccio di prendere una birra insieme. Roccio lo sberleffa. Lui ride e non capisce. Roccio lo sberleffa. Lui ride e va via. "Niente birra?" insiste. "Vai" gli dice Roccio secco.
Vi anticipo che durante il concerto lui grida come un forsennato e si becca (con nostra grande felicità) anche un bel Vaffanculo da Cesareo.
Alle 22 circa arrivano. Vestiti come solo loro possono, non riesco a descriverlo. Faso ha un basso a sei corde, scoprirò domenica sera che si tratta di uno Yamaha. Tra me e me penso che davvero la marca a volte fa poco. Del resto... Yamaha e basso non sono due parole che possono stare nella stessa frase. Ovazione quando suonano e cantano Parco Sempione e Suicidio con Sorpresa. La canzone di chiusura è Tapparella. Come potrebbe non esserlo? Abbiamo gridato "Forza Panino" per un quarto d'ora. Roccio un po' si è annoiato, non è un genere che gli piace. Ma almeno sono bravi, così è rimasto basito dalla bravura di Faso e da quella di Meyer (che comunque già aveva avuto modo di apprezzare).
Una nota di bravura anche alla cantante che si è esibita con loro, una voce incredibile.
Alla fine del concerto, come in ogni loro concerto c'era il cd in vendita. Il cd della serata.
Peccato, hanno levato il Vaffanculo detto al tipo.
Comunque mi sono divertita, per la prima volta ero praticamente di fronte al palco.
Tornare al lavoro oggi mi ha un po' scazzato. Poi ero proprio oberata, tant'è che ho lasciato della roba da fare ancora per domani ma non mi andava di rimanere lì. Così me la becco, come dice Roccio.
Al ritorno, ieri pomeriggio, ci hanno tenuto compagnia i Megadeth con Rust in Peace.
E le canzoni di oggi sono proprio:
Megadeth Hangar 18
Elio e le Storie Tese Suicidio a Sorpresa
Elio e Le Storie Tese Fossi Figo
Iron Maiden The Phantom Of The Opera
18 luglio 2008
Problemi di ricezione
La differenza principale tra uomini e donne è insita nel cervello. Non è una cazzata, l'ho letta su un libro di neurologia. Le donne, per poter connettere i due emisferi cerebrali ha bisogno di usare il linguaggio, che aumenta le connessioni neuronali e le permette di trovare soluzione ai problemi. A me capita spess di dire Mannaggia come si chiama quella cosa che fa così, colà, colò licia? Ah ecco, mi è venuto in mente, grazie!.
L'uomo non lo fa e non capisce perché noi lo facciamo.
Quando noi sentiamo che c'è qualcosa che non va, generalmente attacchiamo con la pippola Dobbiamo parlare. Entro 10 secondi ci sentiamo delle idiote perché potevamo evitare, e mentre parliamo già ci accorgiamo di quanto il quesito sia stupido.
Se le donne non parlano tengono il muso. Non trovano soluzione al problema, eppure ci rimuginano sopra. Ma finché non si blatera qualcosa non ci si da' pace.
Le istruzioni sono queste. La donna attaccherà con la pippola dobbiamoparlare. In questo momento è importante che l'uomo non dica assolutamente perché?, è una domanda che la donna non concepisce Ci deve essere una ragione precisa per cui parlare?. In questo momento in realtà l'uomo non esiste: è una battaglia tra la donna e il suo cervello, l'uomo può parlare solo se interpellato. Altrimenti la donna costruirà un monologo da cui trarrà le sue conclusioni e l'uomo sarà salvo.
C'è il problema feedback. La donna vuole un feedback, deve sapere che la stiamo ascoltanto. Ogni tanto l'uomo potrà annuire, fare cenni col capo, dire Ah-ha, oppure sì.
Però il feedback è importantissimo, come l'abbraccio a fine discussione. A dire che ci si capisce.
Un altro piccolo appunto: noi donnine ci vantiamo spesso della nostra pazienza. Che mannaggia gli uomini sono così disordinati ecc ecc.
Non è proprio così, anzi.
Quando una donna trova un calzino dell'uomo per terra, lo prende, va dall'uomo e dice Amore hai lasciato un calzino per terra. Questo è come per dire, un avvertimento. Il secondo messaggio sarà Amore, hai ancora lasciato i calzini per terra. E il terzo sarà Puoi evitare di lasciare i tuoi calzini sparsi per tutta la casa?.
Se la donna lascia qualcosa in giro, l'uomo semplicemente la lascia lì dov'è. Oppure la raccoglie e la mette a posto.
Io ad esempio ho il vizio di lasciare le bottiglie d'acqua fuori dal frigo. Roccio me lo dice ogni tot, ma io me le dimentico sempre. Alché quando mi dimentico, lui apre il frigo e mette dentro.
Questa sì che è tolleranza.
Canzone del giorno: Smoke on the Water Deep Purple
Sto imparando a fare per bene il girettino di basso del pezzo di cui sopra. Non è facile, ma ce la posso fare.
L'uomo non lo fa e non capisce perché noi lo facciamo.
Quando noi sentiamo che c'è qualcosa che non va, generalmente attacchiamo con la pippola Dobbiamo parlare. Entro 10 secondi ci sentiamo delle idiote perché potevamo evitare, e mentre parliamo già ci accorgiamo di quanto il quesito sia stupido.
Se le donne non parlano tengono il muso. Non trovano soluzione al problema, eppure ci rimuginano sopra. Ma finché non si blatera qualcosa non ci si da' pace.
Le istruzioni sono queste. La donna attaccherà con la pippola dobbiamoparlare. In questo momento è importante che l'uomo non dica assolutamente perché?, è una domanda che la donna non concepisce Ci deve essere una ragione precisa per cui parlare?. In questo momento in realtà l'uomo non esiste: è una battaglia tra la donna e il suo cervello, l'uomo può parlare solo se interpellato. Altrimenti la donna costruirà un monologo da cui trarrà le sue conclusioni e l'uomo sarà salvo.
C'è il problema feedback. La donna vuole un feedback, deve sapere che la stiamo ascoltanto. Ogni tanto l'uomo potrà annuire, fare cenni col capo, dire Ah-ha, oppure sì.
Però il feedback è importantissimo, come l'abbraccio a fine discussione. A dire che ci si capisce.
Un altro piccolo appunto: noi donnine ci vantiamo spesso della nostra pazienza. Che mannaggia gli uomini sono così disordinati ecc ecc.
Non è proprio così, anzi.
Quando una donna trova un calzino dell'uomo per terra, lo prende, va dall'uomo e dice Amore hai lasciato un calzino per terra. Questo è come per dire, un avvertimento. Il secondo messaggio sarà Amore, hai ancora lasciato i calzini per terra. E il terzo sarà Puoi evitare di lasciare i tuoi calzini sparsi per tutta la casa?.
Se la donna lascia qualcosa in giro, l'uomo semplicemente la lascia lì dov'è. Oppure la raccoglie e la mette a posto.
Io ad esempio ho il vizio di lasciare le bottiglie d'acqua fuori dal frigo. Roccio me lo dice ogni tot, ma io me le dimentico sempre. Alché quando mi dimentico, lui apre il frigo e mette dentro.
Questa sì che è tolleranza.
Canzone del giorno: Smoke on the Water Deep Purple
Sto imparando a fare per bene il girettino di basso del pezzo di cui sopra. Non è facile, ma ce la posso fare.
17 luglio 2008
Dolceamaro
Vi ricordate quando eravamo piccini e si andava a fare il prelievo del sangue? Subito dopo l'infermiera ci dava una buonissima caramella zuccherata. Era il sapore dolceamaro del prelievo che ci dava coraggio a farlo.
Anche io fino a ieri avevo la sicurezza di una caramella. Viste le mie due chemio e due radioterapie da piccina, nel 2000 mi era stata riconosciuta una percentuale di invalidità permanente che mi ha permesso, in questi anni, di iscrivermi alle categorie protette al centro per l'impiego. Ogni azienda che supera i 15 dipendenti ha l'obbligo di assumere personale iscritto in questa categoria.
Quindi finora non ho mai avuto grossi problemi con il lavoro. Comunque sia qualcosa trovavo sempre.
Non perché ho poca fiducia nelle mie capacità, ma certo è stato tutto molto più semplice.
Finora.
Quando mi sono trasferita qui mi ero informata alla asl di Torino che mi aveva confermato che se l'invalidità era permanente non ci dovevano essere problemi.
Ovvero non ci sarebbero state visite per conferma di questa invalidità. Era la mia caramella. Voglio dire, due cicli completi di chemioterapia. Due cicli interi di radioterapia. In totale più di un anno di terapie chimiche.
Due settimane fa mi arriva una lettera dalla asl di Firenze: vogliono visitarmi per riconfermare l'invalidità. Proprio quello che non volevo che accadesse. Ma in un modo o nell'altro mi ero calmata perché tanto è una di quelle cose che va fatta e non ci si può fare molto.
Così ieri pomeriggio vado. La commissione medica per gli accertamenti di invalidità civile è terribile. Non è come essere ad un esame, è molto peggio. Non si tratta di persone che sono lì a decidere tra un 18 e un 22, sono persone che decidono della tua vita perché, detto chiaramente, se la visita va male io non ho più un lavoro.
Guardano i miei fogli, le mie cartelle, mi chiedono in maniera diretta se sono ancora in terapia. Solo ormonale, per la tiroide, rispondo.
Questo non basta, mi dice agghiacciata la donnina alla sinistra mentre ticchetta qualcosa sulla tastiera di un pc. Per l'ipotiroidismo non è prevista invalidità, e non una percentuale così alta, e poi sui fogli c'è scritto remissione completa del linfoma di Hodgkins.
Ticchetta qualcos'altro al pc.
Chiede ad alta voce come mai mi hanno dato l'invalidità.
A me quasi viene da piangere.
Il medico a destra della donnina controlla le mie carte e dice che è stato trovato un nodulo alla tiroide. Ma che i linfonodi sono a posto. Sono quindi guarita.
Grazie, penso, ma lo so da diversi anni che sono guarita.
Questa è una cosa positiva, no? Mi dice lui.
Sembra la brutta copia di Kurt Russel e io vorrei usarlo come pungiball. Se così si scrive.
La segretaria che mi ha accompagnato in questa stanza e che è seduta alla destra del tavolo mi chiede se sto lavorando.
Sì da un mese.
Ma con le categoria protette?
Sì.
Sbotta e batte un pugno sul tavolo rivolgendosi altri altri carnefici, dice che queste cose non devono capitare e blablabla. La strega dalle lunghe unghie a sinistra parla sillabando le parole e gesticolando molto come se io non capissi. La cosa è parecchio fastidiosa. Mi dice che devo capire che io ora sto bene e questa invalidità non c'entra.
L'assistente sociale alla destra del dottore dice che comunque al lavoro potrebbero tenermi lo stesso.
La fulmino con lo sguardo e dico Certo, la ragione principale per cui mi hanno assunta è l'appartenenza alle categorie protette, per tenere me dovrebbero assumere qualcun altro. Certo che mi tengono.
Spero che il tono ironico arrivi. Aggiungo: Se non mi viene confermata l'invalidità io perdo il lavoro.
Voglio che sia chiaro che loro non stanno lì a decidere su un pezzo di carta, ma decidono del mio futuro.
Forse Cacc Rassel mi vede in difficoltà e spiega alla strega dalle lunghe unghie che in ogni caso il linfoma di Hodgkins non è una malattia da cui si guarisce, che dal punto di vista di un internista si parla di "remissione" e non di "guarigione". E in tal senso era forse stata accertata l'invalidità la prima volta. La strega lo vorrebbe uccidere ma si limita a dire che loro non sono internisti ma di medicina legale. E per la medicina legale non è così. Insieme a questa accozzaglia di gente c'è anche un signore di cui non capisco la funzione. Sta lì in piedi ad ascoltare e ogni tanto mi fa qualche domanda. Dove lavoro, per chi, ecc.
Io vorrei sparire.
Senta Carla, dice la strega, ora lei continui a lavorare, poi ci rivediamo per la prossima visita di accertamento. Fino alla prossima visita non viene deciso nulla.
Cacc Rassel si passa una mano tra i capelli e sorride. Vorrei prenderlo a calci.
Vorrei prendere tutti a calci.
Esco dalla struttura con i lacrimoni e nel frangente non mi accorgo che fuori c'è il sole, che un ragazzo in bici mi chiede se può farmi un ritratto, e che sto andando a casa.
E che nello stordimento mi sono dimenticata di chiedere il giustificativo per il lavoro.
Mi stanno levando la caramella.
La vita fa schifo.
Ed è stupenda.
La vita ha un sapore dolceamaro.
Canzoni del giorno:
She's a rebel Green Day
Hallowed be thy name Iron Maiden
Anche io fino a ieri avevo la sicurezza di una caramella. Viste le mie due chemio e due radioterapie da piccina, nel 2000 mi era stata riconosciuta una percentuale di invalidità permanente che mi ha permesso, in questi anni, di iscrivermi alle categorie protette al centro per l'impiego. Ogni azienda che supera i 15 dipendenti ha l'obbligo di assumere personale iscritto in questa categoria.
Quindi finora non ho mai avuto grossi problemi con il lavoro. Comunque sia qualcosa trovavo sempre.
Non perché ho poca fiducia nelle mie capacità, ma certo è stato tutto molto più semplice.
Finora.
Quando mi sono trasferita qui mi ero informata alla asl di Torino che mi aveva confermato che se l'invalidità era permanente non ci dovevano essere problemi.
Ovvero non ci sarebbero state visite per conferma di questa invalidità. Era la mia caramella. Voglio dire, due cicli completi di chemioterapia. Due cicli interi di radioterapia. In totale più di un anno di terapie chimiche.
Due settimane fa mi arriva una lettera dalla asl di Firenze: vogliono visitarmi per riconfermare l'invalidità. Proprio quello che non volevo che accadesse. Ma in un modo o nell'altro mi ero calmata perché tanto è una di quelle cose che va fatta e non ci si può fare molto.
Così ieri pomeriggio vado. La commissione medica per gli accertamenti di invalidità civile è terribile. Non è come essere ad un esame, è molto peggio. Non si tratta di persone che sono lì a decidere tra un 18 e un 22, sono persone che decidono della tua vita perché, detto chiaramente, se la visita va male io non ho più un lavoro.
Guardano i miei fogli, le mie cartelle, mi chiedono in maniera diretta se sono ancora in terapia. Solo ormonale, per la tiroide, rispondo.
Questo non basta, mi dice agghiacciata la donnina alla sinistra mentre ticchetta qualcosa sulla tastiera di un pc. Per l'ipotiroidismo non è prevista invalidità, e non una percentuale così alta, e poi sui fogli c'è scritto remissione completa del linfoma di Hodgkins.
Ticchetta qualcos'altro al pc.
Chiede ad alta voce come mai mi hanno dato l'invalidità.
A me quasi viene da piangere.
Il medico a destra della donnina controlla le mie carte e dice che è stato trovato un nodulo alla tiroide. Ma che i linfonodi sono a posto. Sono quindi guarita.
Grazie, penso, ma lo so da diversi anni che sono guarita.
Questa è una cosa positiva, no? Mi dice lui.
Sembra la brutta copia di Kurt Russel e io vorrei usarlo come pungiball. Se così si scrive.
La segretaria che mi ha accompagnato in questa stanza e che è seduta alla destra del tavolo mi chiede se sto lavorando.
Sì da un mese.
Ma con le categoria protette?
Sì.
Sbotta e batte un pugno sul tavolo rivolgendosi altri altri carnefici, dice che queste cose non devono capitare e blablabla. La strega dalle lunghe unghie a sinistra parla sillabando le parole e gesticolando molto come se io non capissi. La cosa è parecchio fastidiosa. Mi dice che devo capire che io ora sto bene e questa invalidità non c'entra.
L'assistente sociale alla destra del dottore dice che comunque al lavoro potrebbero tenermi lo stesso.
La fulmino con lo sguardo e dico Certo, la ragione principale per cui mi hanno assunta è l'appartenenza alle categorie protette, per tenere me dovrebbero assumere qualcun altro. Certo che mi tengono.
Spero che il tono ironico arrivi. Aggiungo: Se non mi viene confermata l'invalidità io perdo il lavoro.
Voglio che sia chiaro che loro non stanno lì a decidere su un pezzo di carta, ma decidono del mio futuro.
Forse Cacc Rassel mi vede in difficoltà e spiega alla strega dalle lunghe unghie che in ogni caso il linfoma di Hodgkins non è una malattia da cui si guarisce, che dal punto di vista di un internista si parla di "remissione" e non di "guarigione". E in tal senso era forse stata accertata l'invalidità la prima volta. La strega lo vorrebbe uccidere ma si limita a dire che loro non sono internisti ma di medicina legale. E per la medicina legale non è così. Insieme a questa accozzaglia di gente c'è anche un signore di cui non capisco la funzione. Sta lì in piedi ad ascoltare e ogni tanto mi fa qualche domanda. Dove lavoro, per chi, ecc.
Io vorrei sparire.
Senta Carla, dice la strega, ora lei continui a lavorare, poi ci rivediamo per la prossima visita di accertamento. Fino alla prossima visita non viene deciso nulla.
Cacc Rassel si passa una mano tra i capelli e sorride. Vorrei prenderlo a calci.
Vorrei prendere tutti a calci.
Esco dalla struttura con i lacrimoni e nel frangente non mi accorgo che fuori c'è il sole, che un ragazzo in bici mi chiede se può farmi un ritratto, e che sto andando a casa.
E che nello stordimento mi sono dimenticata di chiedere il giustificativo per il lavoro.
Mi stanno levando la caramella.
La vita fa schifo.
Ed è stupenda.
La vita ha un sapore dolceamaro.
Canzoni del giorno:
She's a rebel Green Day
Hallowed be thy name Iron Maiden
Sezione:
Argh,
disAvventure,
Filmati,
Firenze,
Musica
13 luglio 2008
Dove sono?
Questo weekend è stato molto peso. Un po' come i bar pesi senza il bar. Peso, appunto.
Sabato mattina siamo andati con Cosimo all'emporio musicale senese, un immenso magazzino pieno di strumenti musicali. Un po' stile merula. Ma con tutto più accatastato che ti fa dire più Ohhh. C'era il basso che ci piaceva, ma costa 650 euro. E c'era anche la chitarra che piaceva a Roccio ma costava 2000 euro. Insomma si tratta solo di mettere da parte un centinaio di euro al mese per... 2 anni e mezzo?
Siamo poi tornati di corsa perché per pranzo dovevamo essere tutti a casa, noi dovevamo comprare una cosa perché di pomeriggio i negozi sono quasi tutti chiusi (orario estivo a quanto pare!).
Non avendo fatto in tempo, di pomeriggio siamo andati in centro perché io ero convinta che un negozio fosse aperto ma ciccia. Quindi giriamo un po' cercando qualche altro negozio dello stesso genere ma ciccia. Nulla. Nada. Kaput.
A quel punto eravamo già un po' morti perché il caldo e le corse ci avevano sfiniti. Però siamo dovuti correre a fare spesa. E dato che c'eravamo, ormai morti per morti, siamo resuscitati appena per andare all'obi a prendere un tavolino di plastica con due sedie da mettere fuori, sotto l'ombrellone che il giorno seguente avremmo montato. Così, una volta ri-morti e incastrato tutto in auto siamo tornati a casa.
In teoria saremmo dovuti andare con Cosimo, ma era molto tardi, loro erano già in questo posto sperduto e probabilmente stavano già mangiando kili e kili di carne mentre noi eravamo ancora a Firenze, stanchi morti.
Questa settimana è stata duretta: il caldo, l'assestamento al nuovo lavoro, tornare a casa, preparare cena, magari anche dare una sistemata. E socializzare.
Quanto è terribile per me socializzare.
A volte vorrei avere un guscio attorno a me che impedisca agli altri di vedermi.
E la cosa terribile è che una volta iniziata la socializzazione mi piace anche. Ma cominciare è davvero dura. Tant'è che mi sono sorpresa quando ho chiesto a una collega se le andava di venire con me a prendere un gelato.
In verità è andata più o meno così: mi ha chiesto cosa avessi intenzione di fare a pranzo.
Le ho risposto che sarei andata a prendere un gelato.
Poi è calato un silenzio gelido. Io di solito me ne frego, saluto tutti e vado.
Invece stavolta no, le ho detto: vuoi venire?
Poi il gelato non lo abbiamo preso perché lei si è fatta conquistare da un panino e io avevo un hamburger che mi chiamava (per nome e cognome!). Così ho scoperto che il suo uomo suona il basso, insegna in qualche scuola e suona con qualche gruppo. Ne ho approfittato un attimo per chiedere loro quale basso tra i tre (vedi post precedente) andasse meglio. Dice anche lui il primo, che però è sempre meglio provarlo per via del legno, del suono.
Come dice Roccio, uno strumento ti deve chiamare. Questo basso mi piace davvero. Quando ho comprato il basso che ho ora sapevo solo che volevo un basso. E che quel basso doveva avere almeno 6 corde. E che 200 euro era la cifra massima che potevo investire. Così quando trovai il basso Harper su ebay mi ci tuffai. Si parlava di 6 mesi fa. Volevo provare a suonare e il basso mi piace (oggi io e Roccio abbiamo suonato Ich Will dei Rammstein).
Ora devo solo trovare 3k euro.
Se li seminassi?
Sabato mattina siamo andati con Cosimo all'emporio musicale senese, un immenso magazzino pieno di strumenti musicali. Un po' stile merula. Ma con tutto più accatastato che ti fa dire più Ohhh. C'era il basso che ci piaceva, ma costa 650 euro. E c'era anche la chitarra che piaceva a Roccio ma costava 2000 euro. Insomma si tratta solo di mettere da parte un centinaio di euro al mese per... 2 anni e mezzo?
Siamo poi tornati di corsa perché per pranzo dovevamo essere tutti a casa, noi dovevamo comprare una cosa perché di pomeriggio i negozi sono quasi tutti chiusi (orario estivo a quanto pare!).
Non avendo fatto in tempo, di pomeriggio siamo andati in centro perché io ero convinta che un negozio fosse aperto ma ciccia. Quindi giriamo un po' cercando qualche altro negozio dello stesso genere ma ciccia. Nulla. Nada. Kaput.
A quel punto eravamo già un po' morti perché il caldo e le corse ci avevano sfiniti. Però siamo dovuti correre a fare spesa. E dato che c'eravamo, ormai morti per morti, siamo resuscitati appena per andare all'obi a prendere un tavolino di plastica con due sedie da mettere fuori, sotto l'ombrellone che il giorno seguente avremmo montato. Così, una volta ri-morti e incastrato tutto in auto siamo tornati a casa.
In teoria saremmo dovuti andare con Cosimo, ma era molto tardi, loro erano già in questo posto sperduto e probabilmente stavano già mangiando kili e kili di carne mentre noi eravamo ancora a Firenze, stanchi morti.
Questa settimana è stata duretta: il caldo, l'assestamento al nuovo lavoro, tornare a casa, preparare cena, magari anche dare una sistemata. E socializzare.
Quanto è terribile per me socializzare.
A volte vorrei avere un guscio attorno a me che impedisca agli altri di vedermi.
E la cosa terribile è che una volta iniziata la socializzazione mi piace anche. Ma cominciare è davvero dura. Tant'è che mi sono sorpresa quando ho chiesto a una collega se le andava di venire con me a prendere un gelato.
In verità è andata più o meno così: mi ha chiesto cosa avessi intenzione di fare a pranzo.
Le ho risposto che sarei andata a prendere un gelato.
Poi è calato un silenzio gelido. Io di solito me ne frego, saluto tutti e vado.
Invece stavolta no, le ho detto: vuoi venire?
Poi il gelato non lo abbiamo preso perché lei si è fatta conquistare da un panino e io avevo un hamburger che mi chiamava (per nome e cognome!). Così ho scoperto che il suo uomo suona il basso, insegna in qualche scuola e suona con qualche gruppo. Ne ho approfittato un attimo per chiedere loro quale basso tra i tre (vedi post precedente) andasse meglio. Dice anche lui il primo, che però è sempre meglio provarlo per via del legno, del suono.
Come dice Roccio, uno strumento ti deve chiamare. Questo basso mi piace davvero. Quando ho comprato il basso che ho ora sapevo solo che volevo un basso. E che quel basso doveva avere almeno 6 corde. E che 200 euro era la cifra massima che potevo investire. Così quando trovai il basso Harper su ebay mi ci tuffai. Si parlava di 6 mesi fa. Volevo provare a suonare e il basso mi piace (oggi io e Roccio abbiamo suonato Ich Will dei Rammstein).
Ora devo solo trovare 3k euro.
Se li seminassi?
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