24 maggio 2022

Profumo di Colonia

 Se solo me l'avessero detto che la chiave della vita sta nella ripetizione (dei movimenti), ora suonerei ennemila strumenti.

Finalmente ho capito il tempo del pezzo di cui vi parlavo un paio di post fa.

E per capirlo ho dovuto ascoltare a ripetizione il pezzo originale, canticchiarlo ovunque (al lavoro, mentre facevo la spesa, a scuola guida per la revisione della patente, probabilmente anche nel sonno) schioccando le dita a ogni battuta. Ripreso in mano il violino (che è ancora senza nome, poverino) ho dovuto canticchiarlo mentre suonavo, battere il piedino a tempo, immaginarlo e così via.

Invece per quanto riguarda lo studio di Java (ripreso da poco) nel ripasso mi sono accorta di non avere capito nulla dei costruttori e delle chiamate al metodo. Ma va bene così, dico a tutti in continuazione di non averli capiti così li ripeto nella mia testa e presto saranno miei. Per esempio dicendomi che un costruttore di una classe è un metodo speciale che deve avere lo stesso nome della classe e non ha nessun tipo di ritorno.

Dado mi ha regalato un libro utilissimo scritto da un ragazzotto che probabilmente conoscerete (Alessandro De Concini). Avevo visto qualche suo video in passato sui metodi di studio. Nel suo libro raccoglie un po' di trucchi per studiare, prendere appunti, imparare movimenti complessi, ripassare e creare un'abitudine.

Devo dire di averlo divorato e di aver applicato immediatamente alcune sue tecniche: infatti sono riuscita a studiare quattro orette questo weekend che, voglio dire, per una come me, ormai arrugginita non è male. Ora sto ripassando ed eseguendo gli esercizi che sono, a tutti gli effetti, essenziali. E' proprio grazie a quelli che ho capito di non aver capito. Per quanto riguarda le abitudini, senza accorgermene ho applicato questa tecnica al violino, per quello non riesco a studiarlo durante i weekend, perché l'ho sempre suonato appena staccato dal lavoro. Quando non lavoro devo fare uno sforzo in più (ma costruirò un'abitudine anche per questo). Intanto il mio vecchio violino andrà a casa di Cliff perché io possa esercitarmi anche da lui.

Altre cose sul nuovo violino: non so cosa gli abbia fatto il liutaio ma ha un suono bellissimo (nonostante i miei insistenti tentativi di suonarlo in modo atroce).



Dopo aver vaneggiato su tutta una serie di cose assolutamente non inerenti al post torno sui binari.

Ho due settimane di ferie nel periodo estivo, praticamente scelte dall'azienda. Negli ultimi due anni hanno aperto qualche possibilità anche per l'inizio di Settembre ma solitamente è agosto e solo agosto. Non potendomi dare due settimane a Settembre come avrei voluto e avendomi caldamente raccomandato di prendere almeno una delle due intorno al 15 agosto.

Non sapendo dove andare, visto che Cliff nei periodi estivi viene sballottato in tutta Italia per lavoro, ho pensato di tornare nella mia amata Berlino. Io e lei dobbiamo fare un po' pace e ricostruire bei ricordi. Ma allo stesso tempo mi sono sentita un po' come quelli che ogni anno vanno 3 mesi nello stesso posto e se non prendo almeno un treno sgangherato a viaggio, non sono affatto contenta.

Un collega mi ha suggerito Colonia, o Amburgo. E fu così che la pianificazione cominciò.

Dovendo decidere quali tra queste due mete scegliere dopo aver passato qualche giorno nella mia Berlino, venerdì sono stata a una specie di stand-up comedy dell'amico di un amico ai nuovi Murazzi (poveri Murazzi, poveri poveri) e rientrando (scappata un po' di corsa, a dirla tutta, sentivo quel disagio addosso da "devo tornare immediatamente a casa"), sul tram ho incrociato due musicisti. Lei, violinista, lui con uno strumento nascosto da una custodia che avrebbe facilmente potuto contenere un cadavere. Cercando di capire la loro provenienza, leggo il nome del negozio sulla custodia dello strumento di lui (o del cadavere, non lo sapremo mai) e proviene da Köln. Colonia.

Non mi piacciono i segni, non ci credo. Sarebbe troppo semplice dire che abitando vicina a Corso Umbria era destino avere il fidanzato Ternano. Ma decisamente questa volta hanno semplificato le cose (inoltre da successiva ricerca, Amburgo è davvero tanto cara) risparmiandomi la fatica di scegliere.


Ma se posso dirlo, ed essere totalmente sincera, il viaggio ha assunto un'altra dimensione. Non ho più la fregola di partire e andare. Mi piace andare eh? Ma ora mi piace anche restare, assaporare quello che c'è. Forse perché per la prima volta sono tranquilla. Ho una casa, una mia tana, un fidanzato splendido (in tutti i sensi eh, ogni tanto lo guardo e penso a quanto sono fortunata) che ha l'unica pecca di essere molto molto lontano, le mie cosine da fare, il violino, lo studio, ho ripreso a scrivere qui, sono in un meraviglioso gruppo di lettura in cui ci incontiamo (da remoto ahimè) sorseggiando birra e discutendo dei libri in lizza per il premio Strega (stiamo cercando di leggerli - quasi tutti. È il nostro Stregathlon). Quindi, Colonia o Au de Parfum, mi prendo ancora un po' di tempo per pensarci. 

21 maggio 2022

Non so disegnare (ma mi ci impegno)

 Io e Cliff ogni tanto ci scriviamo delle lettere.

Nelle ultime ho preso l'abitudine di disegnare qualcosa sulla busta, in genere bestiacce, visto che mi diverto solo quando rappresento loro.

In verità ho acquistato (e anche seguito) un po' di corsi di disegno che mi hanno convinta di una cosa: un po' ci devi essere portato. Esattamente come per la musica.

Puoi studiare, ma se manchi di senso del ritmo, orecchio, musicalità ci riesci, ma devi impegnarti il triplo di chi è dotato in partenza. Mi sarebbe sempre piaciuto essere in grado di disegnare bene (come di cantare bene, altra dote che manca) ma qualcosa manca.

Però scrivo questo post non a caso: l'ultimo disegno è stato intaccato malamente solo all'ultimo, dal disegno delle ali.

Ma, come già detto nel post precedente, si tratta solo di avere pazienza. E di fallire meglio.

(Oggi è il 5 maggio ma questo post sarà pubblicato solo alla ricezione della missiva che per esperienza può metterci dai 4 ai 15 giorni per arrivare. Grazie Poste Italiane per farci tornare indietro nel tempo a quando la posta si consegnava con carrozze e cavalli).

il primo disegno

loro sono Huginn e Muninn, i due corvi di Odino

bacarozzo

e qui si parte con Ecce Bombo









Sono contenta di aver preso questo nuovo set di 72 matite acquerellabili. Lo osservavo da un po', che faccio, lo prendo, non lo prendo, un'altra roba inutile, oh mio dio, sono scontate, ma no aspetto e via dicendo.

Alla fine ho ceduto quando lo sconto era abbastanza consistente e le mie mani bucate non potevano far finta di niente.

(Sì lo so è da diabete scriversi le lettere nel 2022, ma che ci potete fare, siamo adorabili).

20 maggio 2022

The Wonderful Wizard of Oz
La ricerca dell'Anima

 Accadono tante cose, è sufficiente sapere questo. Stai serena ****. Fregatene. Sei una persona magnifica.

 L'altroieri ho lasciato il mio nuovo violino al liutaio. Non ha ancora un nome (il violino, non il liutaio) ma comunque mi piangeva il cuore lasciarlo.

In verità il negoziante (da cui l'ho comprato ma online) mi aveva consigliato di fargli dare un occhio subito. Ma con la fregola di accordarlo e portarlo a casa ho declinato cortesemente l'offerta.

Dopo qualche giorno ho pensato che però avrebbe avuto senso farlo controllare, così lo porto.

Do' sempre per scontato che le persone si ricordino di me per i miei capelli: 

 - Ciao, ti ricordi di me? Ho ritirato qui il violino la settimana scorsa, mi avevate detto che potevo portarlo per farlo guardare.

Sguardo spaesato.

 - Bhe comunque vorrei montare gli altri 3 tiracantini e ti chiedo se puoi controllare perché sembra frizzare quando suono.

Sì, ho detto proprio frizzare.

Ammiro tanto i liutai perché il loro lavoro è arte. Prende il violino, lo gira, lo controlla, sentenzia.

AH.

 - Cosa?

Le corde sono troppo alte. E qui vicino al ricciolo invece sono praticamente attaccate. Per la vibrazione che senti quando suoni, vediamo.

Prende una pinza, smonta il tiracantino del mi, l'unico presente all'appello, lo rimonta, stringe. Mi si stringe anche un po' il cuoricino.

Prova a suonare ora.

Sapevo che sarebbe accaduto, prendo l'archetto, lo tiro e nella mia testa un solo mantra

nonfarfischiarelecordenonfarfischiarelecordenonfarfischiarelecorde

LaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaMiiiiiiiiiiiiiiiReeeeeeeee (non appoggio le dita per non stonare e mi dedico alle corde vuote)

 - Ok sembra non frizzare più.

Allora, direi che diamo una sistemata alle corde, le abbassiamo un po', poggiamo meglio il ponticello, mettiamo un piccolo tubicino di plastica attorno a ciascuna corda all'altezza del ponticello per proteggere corde e ponticello - molti violinisti non lo vogliono mettere perché dicono che attutisca il suono ma non è vero, conosco molti violinisti che lo hanno e non se ne lamentano...

 - Mhm ok per questo sentirò il mio Maestro

... ok, allora per quello ci risentiamo, e poi diamo una sistemata all'anima. Venerdì sera dovrebbe essere pronto.

Insomma, il violino ha un'anima, possiamo toccarla, spostarla, in modo da rendere il suono migliore. È strano usare la parola anima per qualcosa di fisico e tangibile, in questo gli archi sono "persone migliori". Un buon liutaio può magicamente sistemarli, noi invece abbiamo bisogno di un lavoro continuo e silenzioso, anche gli specialisti migliori ci mettono del tempo e comunque senza il lavoro personale non si approda a nulla.

Invece il buon liutaio questa sera mi renderà uno strumento migliore che purtroppo avrà bisogno di tempo per essere suonato decentemente. Se non mi sta insegnando ad avere pazienza questo strumento, non so chi altri può farlo.

La lezione di ieri è stata un continuo stonare ma soprattutto sbagliare i tempi. Chi ha inventato i 3/4 probabilmente è stato messo al rogo, ma soprattutto questo passaggio:

non mi farà dormire la notte.

Tornando a casa ho dovuto riascoltare il pezzo cinquecento volte per assimilarlo, riprovarlo a casa e nonostante questo qualcosa non mi torna.

Dopo il saggio ho proposto alle ragazze di continuare a suonare insieme e preparare pezzi che ci piacciono, al Sensei è piaciuta la cosa, tanto che ha ventilato anche l'ipotesi di un'eventuale partecipazione di un violoncellista (Sì ma deve essere incapace come noi, se no è finita).

Come sempre è accaduto nella mia vita, due cose mi portano in salvo. La musica e i libri. 

Isolarmi dal contesto, trovare una dimensione personale o parallela, concentrarmi su altro. E cercare di suonare uno strumento così complicato porta dietro tutta una serie di altre cose: perseveranza, pazienza, costanza, cose che mi sono sempre mancate ma che sto imparando.

Anni fa (direi ormai 19 circa) qualcuno mi disse di trovare una cosa che fosse mia, e solo mia. Chissà che non l'abbia trovata.

Il pezzo in questione:

13 maggio 2022

Do. Or do Not. There’s no try

 Ieri ho fatto il mio primo saggio musicale (vorrei dire il mio primo saggio in assoluto ma come dimenticare il saggio di danza del ventre a Cömo nel lontano 2015? Non si può, anche volendo).

Avrei evitato volentieri ma David Gigante Gnomo (che da ora in poi chiamerò DGG) che ho assoldato per darmi una mano a essere meno disagiata - eh oh, ci sta riuscendo - mi ha consigliato di sì. Di pormi piccoli obiettivi sfidanti, per non annoiarmi e proseguire.

Con il Sensei e le altre 3 ragazze ci siamo accordati per un Outfit in total black: del resto non c'è da essere allegri per due motivi:

  1. Suoneremo My Heart Will Go On (e sappiamo già come finirà)
  2. Siamo in lutto per le ottime esibizioni, visto come andrà la nostra

Io indecisa tra look corto o lungo. Avevo già ovviamente deciso il corto, mi capita raramente di farmi carina, ma ho richiesto un po' a tutti consigli, finché Cliff decreta vincitore il corto. Ok, avevo già deciso ma evidentemente avevo scelto bene.

Ci troviamo al Centro di Formazione Musicale alle 18 per l'ultima decisiva prova.

Siamo emozionate, siam carine, sembriamo professionali.

Ho portato con me il violino vecchio (eh sì, ho ritirato quello nuovo ma si scorda ogni tre secondi, e quindi lo userò nelle prossime lezioni fino a fine corso e questa estate in attesa di ricominciare).

Il violino nuovo è stupendo e ha un suono diverso, più caldo e rotondo, meno acuto. Dentro la custodia è presente anche un igrometro, ha un colore naturale (confesso di aver desiderato un violino elettrico possibilmente nero che il Sensei mi ha caldamente sconsigliato e sono felice di aver seguito il suo consiglio).

Durante le altre esibizioni ho indagato su quanti anni di studio fossero alle spalle di chi suonasse e mi sono posta come obiettivo ragionevole circa 4 anni per arrivare a suonare decentemente.

Su gentile concessione di RagnoB

Nonostante inizialmente non volessi invitare nessuno, alla fine mi sono arresa. Del resto sono stata anche felice di vedere facce conosciute, ero lì per divertirmi. Come mi dice DGG non devo diventare primo violino, una volta realizzato di non avere alcuna pressione alla fine Panta Rei. Tutto scorre, tutto va. E anche gli esercizi quotidiani diventano leggeri e inspiegabilmente divento più brava. So bene che ascoltando la performance tutti avrebbero da ridire. Ma è uno strumento infame, frustrante. È l'uomo che ti piace ma non ti vuole, la ricetta che vuoi preparare ma non riesce, il lavoro che vorresti fare ma non riesci a ottenere.

Questi risultati, in pochi mesi (poco più di 6) sono decisamente miracolosi, per me e per le ragazze che hanno condiviso con me questo saggio.

Magari la ricetta non verrà al primo colpo, sarà necessario dividere in step e provarli tutti finché non si affinano.

Il vibrato non si impara in un giorno, nemmeno in un mese. Probabilmente ci va almeno un annetto se non due. L'arco forse un giorno smetterà di rimbalzare sulle corde e l'anulare smetterà di far suonare la corda su cui un attimo prima era posato.

Ci va pazienza, costanza (due cose che questo strumento del demonio mi stanno insegnando), indulgenza con se stessi, e il poco tempo che riusciamo a ritagliare da tutto il resto.


Avrei voluto cominciare molti anni fa, alle medie, quando avevo avanzato la proposta alla mia famiglia ma non c'era la possibilità di farlo e quindi lo dico con un piccolo moto di orgoglio di averlo fatto completamente da sola, senza l'aiuto di nessuno (se non il supporto del povero udito di Cliff, messo a dura prova dalle mie note stonate e dai miei stridii).

Se, nonostante i miei avvisi, volete ascoltarci, qui potete trovare altre foto e qualche video.

Ho proposto alle ragazze di continuare a suonare insieme, trovarci per suonare piccoli brani semplici ma non troppo (il Sensei ha già proposto la sigla di Games Of Thrones) sempre per darci un obiettivo sfidante ma che non sia impossibile. 

Per il resto invece oggi è una giornata un po' triste. È morto il millepiedi femmina.

Hanno fatto dei piccoli millepiedini e non capisco cosa possa essere andato storto. Domani disinfetto e pulisco per bene tutto il terrarietto. Cambio terriccio, setaccio il vecchio per trovare i piccoli e metterli da parte. Sistemo anche gli onischi (anche loro si stanno riprendendo da una brutta morìa).

Invece la regina di Messor Capitatus ha sfornato un sacco di uova e sono nate 4 operaie. Oggi sono riuscita a sistemare anche loro, dandogli dei semi di soffione. 

Hanno ricominciato a volare le rondini, come l'anno scorso quando sono arrivata qui. È forse l'unico angolo di natura che il centro cittadino consente e starei a guardarle e ascoltarle per ore.

Sta arrivando il caldo, e già lo reggo a fatica. Ma forse, questa (e un'altra piccola cosa che spero di sistemare a breve), è l'unica nota negativa di questo mio momento particolarmente felice.

04 maggio 2022

Fallisci ancora, fallisci meglio

Allora, è quello giusto? - Decisamente sì 


Mi ci è voluto un po' per capire di aver bisogno di una mano. Se a 40 anni la mia vita procede ancora lungo un'ellisse in un loop continuo, non sono di certo in grado, da sola, di dare uno stop, fermarmi, procedere in linea retta.

Così ho deciso di andare da un terapeuta. A volte quando mi siedo di fronte a lui (che sembra David Gnomo, gigante però) mi dico di non averne bisogno. Ci facciamo grosse risate (ma so che le battute sono un mio efficientissimo strumento di difesa).

È un investimento grosso per me, in questo momento, ogni tanto glielo chiedo Allora, come procede la villa con piscina?

Ride, rido.

Ma intanto qualcosa si è mosso. Penso che il solo andarci è stato l'inizio di un processo di cambiamento, e in parte lo devo a Cliff. Mi vedo tra qualche anno rovinare qualcosa di molto bello, e non voglio. Non voglio più.

Ci sono delle cose che vanno cancellate. I due anni e mezzo che precedono l'ingresso in casa Tasso non li ricordo quasi più. Probabilmente un altro meccanismo di difesa. La vergogna per aver permesso a un altro essere umano di trattarmi in un certo modo. Chissà.

Mi dice che le strategie che ho usato fino ad ora sono servite, del resto, mi dice, stiamo parlando nel mio studio e non in un carcere femminile.

Ma ora le mie strategie vanno riviste, non sono più idonee. Forse è per quello che non trovo vie di uscita?

E mi rendo conto di essere sempre insicura sul mio aspetto e su quello che sono, ma molto più obiettiva. Accetto me stessa, e accetto l'altro. Accetto anche la rabbia degli altri, purché non sia rivolta verso di me, divento più accudente, più empatica.

Anche con me stessa, l'oggetto principale della mia rabbia.

Se qualcuno dovesse chiedermi consiglio su come migliorare la sua vita, in primis direi di trovare un lavoro, se non c'è. Poi di fare un percorso di terapia anche breve. Perché no.

Oggi è passato Dado a prendere un caffè in pausa pranzo da lavoro. Mi ha portato un libro per il mio compleanno (un libro che sarà utilissimo per procedere con lo studio - parlerò anche di questo - e per tante altre cose). La sua dedica è una citazione:

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

È proprio come mi sento. Ma il fallire non mi abbatte, continuo imperterrita. Potrò non riuscire mai ma come dice David Gigante Gnomo, bisogna complimentarsi con se stessi non solo quando si riesce ma anche solo per il fatto di averci provato.

Non volevo fare il saggio di violino, ma parlandone con lui ho capito che l'unico modo per andare avanti in una cosa è porsi nuovi obiettivi sfidanti. E provarci, non per forza raggiungerli.

Così sì, farò il saggio di violino, continuerò a studiarlo anche l'anno prossimo, e oggi ho ordinato un violino nuovo.

Sensei Massimo dice che per un discreto violino il prezzo si sarebbe aggirato intorno ai 500 euro. Così ne ho trovato uno che sembrava fare al caso mio, ho bestemmiato perché non me lo potrei permettere, ma grazie alle rate di Paypal (odio pagare a rate, ma tant'è) tutto è possibile. Ovviamente prima di acquistarlo ho scritto al Sensei e solo una volta avuta la sua benedizione sono andata avanti con l'acquisto.

Il mio violino da studio lo porto da Cliff così posso studiare e suonare anche quando sono da lui.

Insomma, sono pronta a fallire di nuovo, a fallire meglio. Ma invece di preoccuparmi del fallimento e di sentirmi inutile a ogni errore, cerco di grattare via un po' di errori ogni volta. Lentamente.

Come una scultura che piano piano prende forma togliendo gli eccessi, idem farò con il resto delle cose. Scavo piano il marmo per scoprire ciò che nasconde. E se ci vorrà tempo, pazienza.

Non ho più fretta.



01 maggio 2022

Sembrava fosse un gatto in calore e invece era un violino

violino e spartito

 Quando le persone mi chiedono quale fosse stato il mio primo amore musicale rispondo quasi istantaneamente "il basso". Ma un bacio perugina mi allertò, un giorno, dicendomi che l'amore vero è quello che muore se non rivelato.

Ed ecco che tornata in gianduiottolandia scovo il mio violino, ben chiuso nella custodia, buttato sotto la scrivania, totalmente impolverato. Decido di portarlo a casa Tasso, la mia tana. Mal che vada posso appenderlo, penso.

La mia storia d'amore con questo strumento è, per l'appunto, di quelle mai dichiarate. Ha cominciato a piacermi da piccina, forse facevo le scuole medie, qualche volta ho osato chiederlo in regalo ma al suo posto è arrivata una chitarra classica, comunque apprezzatissima, finché non me lo regalarono nel Natale del lontano 2000. 

Qualche anno dopo ci provai, ma il corteggiamento durò poco. Come per alcuni libri, per i quali non sempre è il momento giusto di affrontarli, il violino tornò nella sua custodia e lì ci rimase fino a questo ottobre quando, dopo una preiscrizione piena di dubbi al Centro di formazione musicale di Torino, ho cominciato effettivamente a prendere le lezioni sotto lo sguardo attento del Maestro (che chiameremo Sensei Massimo).

Del resto una supplente di musica delle scuole medie me lo disse: "Continua a studiare musica, sei portata".

Essere portati però col violino serve a poco, a volte è più uno smadonnamento (anche dei vicini di casa) fatto di stridii senza alcun senso e di lezioni composte solo di "No, è stonato, ripeti", "No, ancora", "Calante, ricomincia".

Come nella migliore delle mie tradizioni dopo qualche mese stavo per mollare, non vedevo miglioramenti ma proprio nell'ottica di un cambiamento radicale della mia persona ho insistito. E insistere è servito.

Mi sono imposta almeno mezz'ora di suonata/stridìo al giorno, all'inizio le dita mi facevano malissimo, ma non ho smesso. 

Finito il turno di lavoro imbracciavo il violino e andavo avanti, anche se non avevo voglia, anche se ero stanca. Lo avevo preso come un secondo lavoro, il turno della suonata. Era l'unico modo in cui potessi affrontarla.

Il mio grosso problema con le cose è che sono relativamente brava quando comincio. Al corso di Tedesco l'insegnante mi chiese se lo avessi già studiato perché la mia pronuncia era molto buona. Al corso Java erano tutti stupiti da come mi destreggiassi con la programmazione strutturata (sieee, una volta arrivata alla programmazione a oggetti mi sono arenata irrimediabilmente).

Poi arriva il momento in cui serve impegnarsi per andare oltre, e a quel punto mi chiedo se il gioco vale la candela. Voglio davvero impegnarmi per fare questa cosa, oppure posso cominciare a impararne una nuova?

Inutile che ve lo racconti perché lo avrò scritto un milione di volte su questo blog, passo oltre e comincio una cosa nuova.

Per tutta una serie di cose, questa volta non solo non è successo, l'impegno costante mi ha dato nuova energia, tanto che ora suonare non è più un lavoro ma un piacere, la lezione non è più una forzatura ma attendo con ansia quel giorno della settimana. 

Suono da sei mesi, son pochi, pochissimi, eppure non vado male. Ovvio, se mi sentiste suonare  vi dovreste munire di tappi per le orecchie per proteggere i timpani ma ho le mie buonissime ragioni per dirvi e dirmi che poteva andare molto peggio (e se lo dico io che son bravina, c'è solo da fidarsi). Questo strumento del demonio sta diventando mio amico e non solo parteciperò al saggio (cosa che fino a un paio di mesi fa avrei evitato volentieri) ma proseguirò con la scuola l'anno prossimo e so già quale nuovo violino acquistare (a rate, il mio secondo acquisto a rate, viva la povertà e i debiti, miei prossimi amici).


Vi odio e poi vi amo e poi vi odio e poi vi amo...

Vorrei consigliare a tutti di imparare a suonare uno strumento, uno qualsiasi. Difficile, strano, stupido, qualsiasi cosa che permetta di capire cosa significhi amare e odiare nello stesso tempo, che spinga ad affrontare l'ansia e la paura di sbagliare e mettersi in gioco. 

Sono soddisfatta, per lui e per tante altre cose.
Cliff mi sopporta e supporta, ascolta pazientemente le mie steccate ed era con me alla prima lezione quando, uscendo saltellando, gli dissi quanto fossi entusiasta e come la lezione fosse andata bene. E quando uscivo affranta e frustrata mi ricordava quanto fossi brava e che in poco tempo avevo raggiunto ottimi risultati. Che l'impegno dava i suoi frutti. Che il violino è uno strumento difficile.

E ora mi tocca affrontare la mia balena bianca: il vibrato.


21 marzo 2022

A casa, tutto bene?

 

 Che bello sentirti così, si sente che sei felice.

A volte il cuore si frantuma in pezzi così piccoli che si teme di non poterlo mai più riparare. Non è possibile gettarlo via e comprarne uno nuovo, non possiamo rimpiazzarlo. Bisogna raccogliere ogni minuscolo frammento e attendere di riuscire a incollarli tutti. Nel posto giusto, poi.

Una vera impresa.

Ma i miracoli accadono. Succede raramente che qualcuno riesca a spostare i trucioli e le schifezze e rendere tutto più semplice. Che ti aiuti un po' insomma a rimetterti in sesto. Tu che non riuscivi più a credere nell'amore, che non saresti più riuscita a fidarti. È vero, i trucioli e la spazzatura sono sempre lì sparsi, ma intanto il cuore è salvo. Per tutto lo sporco lì attorno servirà del tempo, scavare, lasciare andare quasi tutto, tenere poco, molto poco.

Quando Cliff Burton è arrivato da me, il 9 settembre, il mio cuore era appena stato bombardato. Più e più volte, ma l'ultimo colpo non lo aveva retto bene. 

13 Agosto 2021

"E siamo a Lucca"

"A Torino mai eh? Protesto vivamente ahah"

"Magari mi organizzo con qualche giorno di ferie e ti invado casa, lunedì programmo"

Mi ero data dei limiti e imposta dei paletti. Da sola almeno un anno. E mai più rapporti a distanza.

I paletti, però, non stanno in piedi in una zona così disastrata come era quella emotiva, in quel periodo. 

Ma soprattutto vi era l'assoluta mancanza di fiducia nel genere umano che sembrava essersi insidiata dentro di me: io che se gli conosciuti me lo chiedevano, lasciavo loro il cellulare per fare chiamate o controllare email. 

Lui mi osserva, cammina pazientemente insieme a me in un assurdo macinare di chilometri, mi abbraccia sull'autobus quando sono stanca e chiudo un po' gli occhi. 

1 settembre 2021

Ti toccherà dormire con me sul lettone, che il divano non è un divano letto. Basta che non scalci e a me va bene tutto ahah

😱😱😱 Non è pudica come cosa 😱😱😱 

Ahah nessun problema, dormo sul divano 🥰🥰🥰

Ma scherzo.

Ti pare che mi faccio de sti problemi?


L'11 settembre sera, dopo due cocktail all'assenzio, il Super-Io ha abbandonato il controllo del timone della nave. E la nave, in balìa delle onde ha fatto quello che riteneva più opportuno. 

Il Super-Io, una volta ripresosi avrebbe voluto demolire l'intera nave, per una serie di ragioni:

e la nostra amicizia? Che cosa accadrà?

"Per me non è cambiato nulla"


Fu subito evidente che qualcosa era cambiato. E sono passati mesi per poterlo scrivere, perché niente potrebbe descrivere qualcosa di così bello. Le risate, la vicinanza, l'amore, il calore, la premura.

E le lettere scritte, quelle cartacee, sì, e la musica, e quegli occhi meravigliosi che mi guardano, la poesia, e tanta bellezza che non pensavo di meritare.

Posso dirlo? Mi sembra di essere rinata.

Con quanta delicatezza Cliff si è avvicinato e con quanta pazienza ha saputo arginare in modo naturale la mia diffidenza, i miei iniziali scatti per mettermi sulla difensiva.

Il suricate che era in me (da quando sono piccola, ho scoperto) abbandona piano piano questo corpo, non sento più il bisogno di stare all'erta, cullata da una fiducia totale (sicuramente aiutata dal fatto che ci siamo conosciuti 20 anni fa, sappiamo le nostre criticità e i nostri punti di forza).

Cliff esiste da prima della nascita di questo blog, che lui stesso frequentava. Ci siamo sempre più o meno sentiti, quasi sempre entrambi (o di sicuro almeno uno dei due) impegnati, ci siamo sempre scritti senza nessun secondo fine, pur ritenendolo da sempre un bellissimo ragazzo.

Ogni tanto condividevo la sua foto con le amiche. "Ma che carino" mi dicevano. "È un amico, punto. Distante, poi. Ed è piccolo".

Non potevo immaginare che sarebbe cambiato tutto, e quanto fosse ovvio. Perché Cliff non è una persona comune. Non ho mai incontrato tanta calma, e passione, e occhi così meravigliosi, e baci così belli tutti nella stessa persona. E poesie, lettere, musica, e la dolcezza di poter fare le cose insieme in naturalezza. E avere nella persona che in così poco tempo ha spostato via tutta quella spazzatura permettendomi di ritrovare i coccini del mio cuore anche e soprattutto un caro amico, di cui mi fido più che di me stessa.

Temevo le mie cicatrici e ho trovato chi le abbraccia e le ama. Ma soprattutto temevo di non potermi più aprire a nessuno, che le ferite erano ancora aperte. Ho imparato a non dire più "Non ti arrabbiare, ma" perché non ce n'è bisogno. Rido, ridiamo un sacco, a volte mi chiedo come ho fatto a meritarmi una cosa così bella.

Ogni giorno è una sorpresa, e il tempo che usa per fare delle cose per noi mi spiazza. "Ti ho preparato un video su questa cosa", "ti ho fatto un mate con il legno di ulivo" (sì, sa fare praticamente tutto), "Ho preso ferie così anche se devi lavorare da casa almeno vengo da te e stiamo insieme".

Mi sento amata, mi sento felice.

So che non si può demandare la felicità a un'altra persona ma ecco la novità, lui completa il quadro di un cambiamento in cui sono entrata senza accorgermene. Quasi scivolata, direi.

Quando ripartì, quella prima volta, temetti di aver fatto un gran casino.
A volte però è bello sbagliarsi.

Intanto Cliff ha ritrovato delle nostre vecchie chat. Quando abbiamo cominciato a scriverci, molto prima di queste chat (purtroppo le vecchie chat devono essere in qualche cd di backup - e chi li ha più i lettori cd?) lui aveva circa 17 anni e io 21. Lui è Triantaphyllos e ai tempi mi scriveva dall'università, a Roma, mentre io continuamente riavviavo Linux.


Forse 2005

Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ciao

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
ciao!

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
ma sei tu che mi hai fatto uno squillo poco fa?

Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
no... perchè?

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
mi hanno squillato: un 328

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
strano, a parte te nessuno mi squilla

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
e io il tuo numero ce l'ho

Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
appunto... come sono solo io che ti squillo?

Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
sì

Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ganzo... 

Forse 2006

Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
sto facendo un giardino... ho messo solo 2 essenze arboree
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
un cercis siliquastrum o albero di giuda
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
e un olea europea, semplicemente olivo
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ok, x quanto riguarda il cercis lo vedrò adulto e subito darà l'effetto che voglio io
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ma l'olivo, prima che arrivi ad avere quell'effetto che desidero, io sarò morto da almeno una cinquantina d'anni se non più...
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
e se quando sarò un omino di mezz'età pianterò qualche castagno non lo vedrò neanche fare frutti...
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
nn è strana questa cosa?
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
molto..
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
pensavo...
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
a cosa?
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
pensavo ai primi tempi in cui ci insultavamo gratuitamente e nei quali ci siamo conosciuti indi...
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
ahaha
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
sterco di vacca affumicato
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
bolla di piscio
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
puzzo di cammello
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mocciolo verde appeso al naso di Andreotti
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
scracio di berlusconi appiccicato al manifesto elettorale di destra
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tarzanello tra le chiappe sudate di Ferrara
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(azz... pesante questa)
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
schiuma di sudore sotto l'ascella di prodi
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
ahaha
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bavetta all'odore di strutto e lardo che pende dalle labbra piene di erpes di Fassino
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
che schifo! ahaha
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ehehehe
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
ehhh... che sospiri
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nn ho più guardato il tuo blog
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o almeno
Donne! E' arrivato l'arrotino!! scrive:
come no! 
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ho dato uno sguardo la settimana scorsa
Triantaphyllos_O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? _ scrive:
mi son scritto delle cose x scrivere una risposta

Pagine e pagine di chat ma tante altre mancano all'appello. Per lo più ci siamo scritti cavolate, ma negli ultimi tempi ci siamo anche confidati molto.

Ci ho messo tanto per scrivere questo post. Ci sono cose per le quali non esistono parole adeguate. E alla fine mi sono rassegnata: vada come vada, non riuscirò mai a scrivere quello che ho nella testa.

Mi incanto a guardarlo negli occhi, a sentirlo parlare, a sentirlo suonare. Stavo cercando un video dei mille che ho salvato in cui suona ma dopo averli riascoltati più e più volte ho pensato di tenerli per me. Sono dei piccoli (per me grandi) regali che non voglio condividere. Come le nostre foto, in cui nemmeno un momento cupo ha fatto capolino (ce ne saranno, non lo metto in dubbio, ma non avranno mai tinte dell'offesa, o del mancato rispetto, o dell'umiliazione, o della rabbia ingiustificata). 

Cliff ha portato davvero tanta luce nella mia vita. Mi sveglio ogni mattina pensando che non potrei essere più fortunata e lo stesso pensiero mi accompagna nel letto la sera. Gli scrivo lettere sulla cui busta disegno qualcosa. A volte le lettere impiegano due settimane per arrivare e allora ne scrivo altre, nell'attesa. Ricevo le sue chiuse con la ceralacca, scritti, poesie, pensieri.

La lettere ha qualcosa di eterno. Ci vuole un secondo a cancellare una chat, o una email, ma ci va estremo coraggio a strappare una lettera. Le sue le tengo a letto, ogni tanto me le guardo e ancora mi ripeto quando sono fortunata. Il mondo continua a girare, la pandemia non molla ma sorrido sempre ai suoi messaggi e il cuore non rallenta alla sua vista. 

Ci sono tante altre cose da scrivere, ma questa è, per me, la più importante. 
Non mi sento un assoluto disastro, con lui. Solo una casa un po' vecchia che stava cadendo a pezzi ma del tutto recuperabile. Se in un momento vedo l'intonaco venir giù, so già di mio che non è un dramma. So cosa devo fare. E forse lo sto già facendo.

May you never be broken again.

26 gennaio 2022

Il mio piccolo miracolo tardivo di Natale

(L'assistenza di) Trenitalia c'è. 

Sarò breve in questo piccolo post prima di tentare di riprendere in mano questo mio blog.

Sto preparando molte cose, alcune in bozza da secoli (almeno un anno), altre invece nuove.

Non che abbia questo gran pubblico, ma mi sarebbe spiaciuto perdere la mano, nella scrittura, sulla tastiera, davanti a questo schermo che c'è (ed è forse l'unica cosa fissa della mia vita) dal 2006 ad oggi.

Questa, in realtà, voleva essere una piccola recensione positiva per (rullo di tamburi) l'assistenza di Trenitalia. Eh sì, se ne dicono peste e corna, i treni sono sempre in ritardo ma che volete, questa volta hanno tirato fuori il jolly e non potevo far finta di niente.

Voglio dire, dopo tutte le imprecazioni di una vita passata sui treni in ritardo, e via di coincidenze perse, addio a ore di sonno, ci stava una nota positiva.

Long story short.

Prendo un treno il 30 dicembre sera per una imprecisata località del centro Italia che tornerà nei prossimi post. In genere prendo un treno notturno. Se posso, con la cuccetta (sì, esistono ancora, e a causa del Covid ora non si possono condividere, quindi nonostante i letti scomodi come panchine di cemento, posso estendere i miei confini spargendo ovunque le mie cose).

Ma ho scoperto questo treno che parte alle 19 e mi permette di arrivare a un orario che se avessi 20 anni meno potrei definire presto. Nel mio caso dirò soltanto che resto sveglia e non perdo la fermata per miracolo, ma va bene.

Ha un unico difetto: uno scarto di 15 minuti per il cambio treno a Roma Tiburtina.

Sì lo so. Pur essendo fedele allo spaghetto volante a volte spero nei miracoli, quelli che ti fanno gridare "Ah ma allora Dio c'è".

E invece.

Appena superate un paio di città mi rendo conto che il ritardo è irrecuperabile, il treno che avrei dovuto prendere a Roma è l'ultimo per la mia destinazione finale e già mi vedevo rubare spazio ai senzatetto romani, sdraiata sopra lo zaino e ricoperta di disinfettante.

Fermo il capotreno.

"Mi scusi, devo prendere il treno per **** a Roma Tiburtina e ormai l'ho perso, sarebbe l'ultimo treno e non so come arrivare a destinazione".

La mia soluzione è semplice. Fermate il treno, farà un po' di ritardo ma che sarà mai.

Questo pensavo, mentre il solerte capotreno in divisa mi avvertiva che sarebbe tornato a breve per farmi sapere.

Già lo immaginavo svanire come neve al sole, un ritorno improvviso di primavera e invece no, torna. Mi chiede i dati, il numero di telefono e il nome, si accerta che io abbia già il biglietto per il treno da Roma a ****, "Ne è sicura?", oddio certo ma ora mi fa venire il dubbio, mi faccia controllare.

"Allora faccia così, scenda a Roma Termini, la chiameranno e le diranno cosa fare"

Cioè in che senso cosa fare, e se non mi chiamano che faccio?

"No no la chiamano, c'è l'assistenza a Termini, le diranno come proseguire il viaggio"

Io, sola a Termini, abbracciata a uno zaino e ricoperta di disinfettante.

 - Ma no vengo a Roma a prenderti - 

 - Diamogli fiducia e vediamo che succede - 

 - Ma che scherzi? A Termini da sola? No no io vengo a Roma - 

In che senso 'come proseguire il viaggio'

"Eh le chiameranno un taxi"

Un taxi? Non mi fido molto di questa soluzione. Non potete chiedere di far aspettare l'altro treno?

"No signora, i treni non aspettano"

Mentre pensavo alla solennità di questa frase e a come starebbe bene come epigrafe sulla mia tomba dopo una notte passata a Termini, squilla il telefono.

"Buongiorno, parlo con *****? È l'assistenza Trenitalia di Termini, ho bisogno del codice prenotazione del biglietto da Roma a *****, quando arriva a Termini viene al nostro sportello e le chiamiamo il taxi"

Ma quindi non devo pagare niente?

"No no le diamo il voucher"

Quando arrivo a Termini ci metto un po' a trovare il gabbiotto ma eccolo, povere, due ragazze che avrebbero dovuto smettere di lavorare a mezzanotte e invece mi hanno dovuta aspettare. Mi chiamano il taxi, mi dicono dove aspettarlo (via Marsala, davanti al caffè Trombetta) e non faccio in tempo a uscire dalla stazione che bhe, eccolo, è già lì.

Mi piazzo seduta dietro (è deciso, anche se non parte io resto qui) e vedo che il tassista ha un po' di difficoltà a inserire il codice del voucher nel loro sistema. Chiama la centrale e dopo un'attesa infinita (e io già mi ero quasi pentita di non essermi fatta venire a prendere) gli dicono che non serve inserire il codice, che dovrà chiamarli a corsa terminata per comunicare l'importo e sarà rimborsato.

Si parte.

Il viaggio dura più di un'ora, per di più il tassista riceve anche la chiamata di un amico che chiede di andarlo a prendere (non ce lo chiediamo mai, ma com'è la vita del tassista? Quando è di turno gli amici lo chiamano? Si fan venire a prendere? Si sbronzano perché sanno che c'è chi li riporta a casa? Eh? Eh?) e più di una volta, con lievissimo accento romano, gli fa presente che non può, che sta portando una cliente fuori Roma, "ma ti aspetto" (immagino gli dica) - "Ma guarda che ci metto un sacco, fai prima a chiamare un altro taxi".

Quando arrivo guardo il tassametro, 150 euro.

Saluto il tassista e mi scuso, del resto a causa mia ha guidato un sacco e lui "MACCHÉ IO ME SO' FATTO LA GGIORNATA CO 'SSTA CORSA".

E mentre corro svelta verso il futuro, abbracciando quasi il nuovo anno, penso che sì, Dio magari non c'è ma l'assistenza di Trenitalia per una volta c'è

09 novembre 2021

Non andare. Parte 10: l'addio e il ritorno. Fær Øer, Kongeriget Danmark, Italia - 8 Settembre 2021

Il risveglio è fresco, ed è presto, molto presto. Guardo fuori dalla finestra, c'è ancora nebbia e pioggia, e i gabbiani che mi fissano dal tetto della casa di fronte.

Gli ultimi giorni sono stati quieti e pacifici e mi sono innamorata di questo posto, animato da donne che viaggiano in solitaria, vichinghi dagli occhi di ghiaccio, fresco e panorami stupendi.

Mi tocca, ahimè, rientrare. Ed ecco che non immaginavo ma il cuore mi fa un balzello: non voglio partire.

La maggior parte dei miei viaggi, in genere verso la fine, o comunque dopo la seconda metà, cominciano a starmi stretti. Ho voglia di tornare a casa, alle mie abitudini, alla mia città.

Ma dalle isole Faroe, come mi è successo per il Madagascar, non voglio rientrare. La sento la pesantezza degli arti che si affaccendano nella preparazione, nel raccattare le ultime cose.

Controllo i gabbiani fuori dalla finestra e sono ancora lì, beffardi come vi invidio.

Il proprietario di casa mi scrive sulla chat di Airbnb per chiedermi a che ora ho il volo. Alle 13.

Ma mi tocca andar un po' prima, devo capire come mai non mi fa scaricare la carta d'imbarco a seguito del check-in online. Così raccatto tutto, mi metto le scarpe che, come da regola della casa, tutti abbiamo lasciato all'ingresso, e mi avvio alla fermata del bus. Arrivo appena in tempo per dire all'autista che sto andando all'aeroporto, ovvero a una sola fermata da lì, e mi fa cenno di sedermi senza farmi pagare.

Prendo un caffè alla macchinetta automatica e metto il telefono in carica: la giornata sarà lunga. Intanto guardo fuori un aereo passarmi davanti, l'elicottero che qualche giorno prima mi aveva fatto provare qualche piccolo e bellissimo brivido e il paesaggio di nebbia e verdesperanza davanti ai mie occhi. 

Decido di fotografare la scena in bianco e nero perché nessun colore artificiale catturato potrà mai eguagliare questa vista.

Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

L'aeroporto di Sørvágur è più piccolo di una stazione ma sono arrivata abbastanza presto per chiedere di stamparmi la carta d'imbarco che, con mio grosso disappunto, comprende solo il primo volo per Copenaghen. La ragazza allo sportello dice che a causa dei controlli per il Covid non le permette la stampa del biglietto successivo. Dovrò chiedere a Copenaghen. Ma ho solo un'ora per il cambio, sbatto gli occhioni. Le spiace, si scusa e via un altro.

Mi avvio ai controlli di sicurezza. Tolgo il tablet dalla borsa, tolgo i liquidi dallo zaino, l'addetto ai controlli mi guarda e mi chiede di prendere un sacchetto di plastica molto piccolo e di rimettere i miei liquidi là dentro. Temo non ci stia tutto e comincio a fare un breve check mentale della cosa che mi costa meno lasciare, tra quelle presenti, ma per qualche strano miracolo, togliendo il fondotinta in polvere dal sacchetto e lasciandolo scivolare in borsa (sì, non viaggio senza il makeup, anche poco. Fa parte della mia integrità) noto che riesco a infilare tutto. Sorrido sorniona alla guardia che mi fa passare e mi permetto una sorta di Smørrebrød ma in versione povera, da aeroporto. Mentre io l'addento prendendolo in mano mi rendo conto che gli avventori non troppo distanti da me lo stanno elegantemente sezionando con coltello e forchetta. Faccio spallucce: non siamo nel palazzo della Regina, e sono una cafona patentata, non c'è nulla di nuovo all'orizzonte. 

Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

Noto che in questi giorni, sia qui che nel resto del viaggio non ho praticamente mai messo le cuffie per ascoltare la musica. Come se questi nuovi suoni che ho attorno non dovessero essere soffocati ma imparati, sentiti, assaporati.

Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

Il mio posto sull'aereo è al fondo, per la prima volta non ho passeggeri accanto e la hostess decide di tenermi compagnia. Sei da sola? Cosa hai visitato? Ti è piaciuto? Hai visto questo? E quest'altro?

Io, con il mio quasi inesistente inglese sono riuscita a chiederle informazioni sulla stampa del biglietto d'imbarco del secondo volo "Non preoccuparti, vai direttamente al gate, ce la fai, l'aeroporto di Copenaghen non è molto grande". Peccato che sul sito dell'aeroporto comunicavano che, per tratte di questo tipo, si rendeva necessario rifare il check-in, quindi poi di nuovo i controlli di sicurezza e ciao volo. Inoltre penso dopo che sono seduta al fondo dell'aereo e che a causa del covid decidono di chiamarci per file e farci alzare in modo ordinato: insomma, non uscirò mai dall'aereo. Fortuna vuole che aprano anche il portellone in fondo, vicino a dove sono seduta, e quindi mi catapulto di sotto e decido di rischiare, vado al gate.

Mentre cammino col passo del carabiniere (quello che mi riesce meglio, a una velocità media di 10 km/h), più o meno a metà percorso, noto un gabbiotto e una sala d'attesa. Spe'. Fammi prendere il numerino che non si sa mai, magari qui posso chiedere.

E infatti: il solerte signore mi chiede il green pass, il passaporto e stampa il restante biglietto. Il tempo di arrivare al gate e praticamente ci imbarcano.

Il viaggio da Copenaghen a Milano è tranquillo: ovviamente non ho prenotato nessun bus/treno per il ritorno a Torino, ma che sarà mai, ci penso appena atterrata. Ecco, era questo che mi mancava in precedenza: il fatto di non programmare troppo e tutto, intanto si va, poi si vede.

Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

Ee è così che comincio a correre a Milano Malpensa per prendere il treno prima rispetto a quello previsto, e in marcia compro il biglietto del treno e ce la faccio. Ceno da Spontini in stazione e via verso Torino. Ovviamente sbaglio treno, invece di scendere a Milano porta Garibaldi, da Malpensa, per il cambio, scendo a Milano Centrale, per fortuna trovo comunque il cambio e non ho problemi a rientrare sana e salva a Torino.


Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

Sørvagur - Milano Malpensa. 8 Settembre 2021

E domani scoprirò un'amicizia lunga vent'anni, da IRC a whatsapp, passando per e-mail, telefonate, SMS, e Facebook. Viene a trovarmi Cliff Burton (salvato così da sempre nei vari telefoni passati tra le mie mani nel corso di questi, ripeto, venti anni, lo nomino in alcuni post passati) amico di vecchia data. Abbiamo seguito la nostra vita a distanza scoprendone le varie evoluzioni senza mai esserci visti e con un "Ma se ti venissi a trovare?" suo, coraggioso, dalla lontana Umbria, arriva il momento di abbracciarci dopo tutto questo tempo. Ma questa è un'altra storia.

Nessun'altra opzione. Parte 9: Pioggia, nebbia fuori, un po' di luce dentro. Sørvágur, 7 Settembre 2021

Il gabbiano urla come un matto per svegliarmi. Sembra beffardo nel volermi dire che non dovrò dormire, anche se fuori piove e c'è una nebbia fittissima. Le piccole montagne sono coperte da cappelli di nubi bianche. Il che mi fa pensare che se non migliora, niente gita a Sørvágsvatn.

Guardo sulla mappa dove sono, e mi sento davvero at the end of the f***ing world. Non importa se non posso uscire perché non sarebbe visibile nulla, è bello stare a casa e rilassarsi sentendo il rumore della pioggia fuori, leggendo un libro e scrivendo.

Sørvágur



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Controllo la mia prenotazione Airbnb e noto che sarebbe stata inclusa la colazione, così lo scrivo al proprietario che mi conferma invece di no. Pare che il piano di sotto sia destinato alle prenotazioni Airbnb e il piano di sopra sia per Booking (un pelino più lussuoso) e il piano di sopra abbia la colazione inclusa.

Aggiunge però, molto gentilmente, che posso usufruirne se ho fame. Guardo i miei biscotti che disgraziatamente ho preso per il nome (digestive di Göteborg, giusto per ricordarmi di un altro posto che ho visto) ma scopro presto essere super dietetici e il loro sapore è farinoso, come mangiare manciate di farina insapore senza zucchero.

Mi dice di portare dentro la mia camera una lampada che ha messo fuori dalla stanza e poi Please get breakfast if you're hungry :)

Va bene, ma salgo nella cucina di sopra solo per un caffè. Lui non si palesa (ha una stanza immensa tutta per sé in cui ho sbirciato la sera delle chiacchiere in cui ci raccontava di essere stato a Roma e ho cercato a modo mio di dirgli che Torino non se la caga nessuno ma è molto bella), io prendo una tazza, mi preparo del caffè liofilizzato e me lo porto giù. Penso che passerò la giornata in totale relax elaborando foto, leggendo, scrivendo. 

Sørvágur - 7 Settembre 2021

Per pranzo i miei noodles pronti (intanto sono arrivati nuovi ospiti, sembrano mamma e figlio, non sorridono mai).

Per ovvie ragioni questa casa è un punto strategico per l'arrivo e per la partenza, Situata a una ventina di minuti a piedi dall'aeroporto e più economica dell'albergo accanto all'aeroporto, il proprietario si è assicurato una buona fetta di clienti, soprattutto chi, una volta arrivato e non avendo ancora dimestichezza con i mezzi locali, non vuole spendere un patrimonio per un taxi verso la capitale, Tórshavn, un ottimo punto di partenza per raggiungere quasi tutte le altre isole. 

Ogni tanto controllo il meteo fuori dalla finestra ma la nebbia sembra peggiorare. Incrocio il proprietario Poul che mi chiede se ho già visto Sørvágsvatn: gli dico che sarebbe stato il mio progetto odierno non fosse stato per il tempo ma, concludo, immagino sia normale il tempaccio. Mi guarda e scuote la testa, di solito non piove in quel periodo, sono stata sfortunata.

Per cena decido di andare nell'unico posto presente in loco, il café Zorva. Fa un po' di tutto: fish and chips, indiano, hamburger e pizza ma sembra abbia prezzi contenuti e non sia male. Ieri era chiuso ma oggi dovrebbe essere aperto. Chiedo a Poul se me lo conferma, mi dice che se voglio mi può accompagnare "Ok thank u".

Poi mi sorgono dubbi catastrofici. E se fosse un mezzo invito a cena? E se si facesse pagare? Del resto lui si fa pagare per prenderti e accompagnarti all'aeroporto. Nel caso della prima opzione che gli dico? Sono stata troppo accomodante?

Arriva, mi metto le scarpe e andiamo. La conversazione banalmente è sul lavoro che facciamo, su quello che vorremmo fare, sul tempo e poi mi chiede quanti anni ho e resta sbalordito perché immaginava avessi al massimo 25 anni (lui ne ha 32). Arrivati, mi molla lì (doppia fortuna, niente cena imbarazzante e niente compenso in corone faroesi) e prendo un wrap con roba indiana dentro. Sono l'unica persona nel locale fatta eccezione per un ragazzino che sta finendo un hamburger.

Sørvágur

Sørvágur

Prendo una birra black sheep e sorrido pensando che davvero qui le pecore sono ovunque.

Sørvágur

Nel frattempo arriva un signore che prende uno shottino e una birra. Nel tempo che io impiego a bere metà della mia birra lui ha già finito e ha ordinato una seconda birra con shottino. Conclude con una terza birra (e un mio applauso interiore) prima di andare via. Io invece ordino una seconda Black Sheep e Poul mi scrive per chiedermi se ho bisogno di un passaggio per tornare. 

Naaah, faccio due passi e mi piace la pioggia. 

Rientro, mi faccio una bella doccia e crollo leggendo a letto. Domani lascerò questo posto meraviglioso e sarà una giornata campale. Non sono riuscita ad avere il mio boarding pass (probabilmente per via delle restrizioni causate dal covid) quindi dovrò chiedere in aeroporto, inoltre ho meno di un'ora per lo scalo a Copenaghen.

Almeno tutto mi impedirà di pensare che sto tornando a casa e una parte di me non vuole farlo.

08 novembre 2021

L'elemento acqua. Parte 8: le scogliere immense. Vestmanna sea cliff - 6 Settembre 2021

Stamane mi sveglio comunque presto. Non ho capito se la mia nuova amica mi vuole o meno in questa gita ed essendo io una solitaria non posso fare a meno di non insistere sulla cosa. Però so che prenderà il bus presto, alle 7.50, quindi salgo le scale e la saluto. Mi chiede, con accento un po' perugino e in modo un po' minaccioso alla bielorussa "Allora che hai deciso di fa'? Vieni o non vieni?", che domande, vengo.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Prenoto il biglietto, ben 44 euro li mortacci (ma scopro presto che qui costa tutto e tanto, persino fare hiking ha un costo) e si parte alla volta di Vestmanna. Passa il 300 puntualissimo, cambiamo bus a Kollafj.dalur (che è ciò che potrebbe scrivere un gatto che pigia a caso tasti sulla tastiera) e prendiamo il 100 verso Vestmanna. Lungo il tragitto del bus 300 mi fa vedere dove scendere per fare un hiking leggero e vedere un posto molto bello, fermandomi a Miðvágur e facendo un breve tratto a piedi. Arriviamo intanto a Vestmanna (siamo sempre le uniche con la mascherina indosso).

La compagnia aerea ha mandato a entrambe la raccomandazione (ma non l'obbligo) di prenotare il tampone gratuito due giorni prima della ripartenza. Lei lo ha prenotato ma non sa se lo farà. Io lo farò invece in Italia. Lo farei volentieri all'aeroporto di Copenaghen ma ho solo un'ora di tempo e quindi mi toccherà aspettare il rientro in Italia se non voglio perdere la coincidenza.

Inutile dire che venire qui è stato un rischio: sia per la casa che è condivisa (il proprietario non è vaccinato ma questo sul sito airbnb non è specificato), per l'eventuale pulizia che io e Milla ci guardavamo pensando "Sieeeee figurati", per il fatto che sì, noi due portiamo sempre la mascherina nei luoghi chiusi in giro ma dentro casa come fai? E il bagno? Le sue superfici?

Con queste riflessioni arriviamo nella ridente (e minuscola) cittadina di Vestmanna.

Manca più di un'ora alla partenza della barca, ne approfittiamo per fare il check-in e posare un attimo gli zaini.

Pensare che quella barchettina ci porterà vicino alle scogliere sull'oceano fa un po' emozionare. In effetti inutile dirlo, dopo essere stata nella parte coperta per poco più di 10 minuti mi fiondo fuori sfidando vento, freddo e la piaga peggiore: i turisti.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

La vista è spettacolare. A qualcuno può dire nulla, ma io immaginavo i vichinghi che sfidavano queste onde e questo tempo e temevano gli dei perché solo loro potevano regolare questa immensa potenza degli elementi.

Infatti presto comincia a piovere. La barca ondeggia talmente forte che non posso più staccare una mano dalla balaustra per regolare le impostazioni della macchina fotografica, né usare il telefono per fare video. Dovrei avere il fuoco all'infinito e con una mano regolo l'apertura del diaframma a seconda della luce, e scatto quasi a caso. Ma ormai le foto mi interessano poco, mi godo tutto: il vento, la pioggia, i gabbiani, le scogliere, le pecore (persino lì - la guida diceva che spesso ne cascano in mare e ciao pecore, ecco) e addirittura i turisti impazziti che vengono sbattuti qua e là come palline da flipper mentre cercano di filmare e fotografare tutto. Ringrazio la mia nuova amica Milla per avermi proposto questa gita e ci tocca correre per prendere il bus 100 che porterà me alla stazione di servizio dove ho il cambio con il bus 300 e lei a Tórshavn per un'altra avventura.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Vestmanna - 6 Settembre 2021

Dato che piove e ho circa 20 minuti di attesa entro alla stazione di servizio per un panino prima di rientrare alla base. Stanca, una volta arrivata, crollo a letto e mi sveglio giusto per cena, per dei noodles pronti e per scoprire che avevo anche io la colazione inclusa. Bestemmie.

Vestmanna - 6 Settembre 2021

(edit: in realtà scopro dopo che il piano di sopra ha le prenotazioni con Booking e la colazione inclusa, il piano di sotto, dove sono io, con Airbnb e non ha la colazione inclusa. Il proprietario però, mandandomi nuovamente in confusione, alla mia domanda sull'avere o meno la colazione inclusa mi dice che non c'è problema e posso prendere cosa voglio. Vichinghi che mi confondono)

Per domani il meteo da' pioggia, vorrei andare a fare hiking ma temo per la nebbia, nel caso, che mi impedirebbe di vedere il panorama ma soprattutto che mi impedirebbe di vedere dove metto i piedi. Provo lo stesso a svegliarmi e si vedrà.

06 novembre 2021

Al settimo cielo. Parte 7: quel che non sapevo di me.Tórshavn - 5 Settembre 2021

5 Settembre 2021: Sørvágur


5 Settembre 2021: Sørvágur


5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn

L'elicottero alle 13 in effetti mi spezza tremendamente la giornata (ah-ehm, sì, potete usarlo cme mezzo di trasporto ma occhio che non avrete a disposizione il ritorno) ma non avendo la colazione inclusa nell'airbnb e non essendoci niente nei paraggi, decido comunque di andare al mattino in aeroporto. Non mi ero resa conto della salita che c'è da fare per andarci e che con lo zaino pesante non sarà semplice quando dovrò rientrare in Italia e andare in aeroporto. Quindi imprecando contro il mondo, ormai una cosa che faccio abitualmente da quando sono in viaggio, con la speranza di non incontrare persone che mi possano capire (dovrò ricordarmi di smettere una volta tornata), arrivo completamente sudata in aeroporto. Ci sarà un bar, un negozio, qualcosa.

Niente: al pari dei servizi di una stazione ferroviaria simil Torino Stura. C'è un distributore automatico di bevande calde, mi sparo un caffè americano e attendo. Oltre al WiFi gratis ci sono le prese per caricare il telefono e ne approfitto per cazzeggiare fino alla partenza. Dopo aver spippolato con la macchinetta per il check-in automatico senza successo, scopro chiedendo a caso al gabbiotto delle Atlantic Airways che mi tocca aspettare lì dove sono e che mi avrebbero chiamata, intanto mi tocca guardare un filmato sulla sicurezza in elicottero.

Come agganciare le cinture, cosa fare in caso di emergenza, ecc.

Non sto più nella pelle quando il ragazzotto trasporta me e altre due persone con un minivan all'elicottero. Penso una delle cose più belle mai fatte. Indossate le mie cuffione giallo/verde fosforescente, chiusi i portellone e con tutti gli scossoni mi godo questi dieci minuti di leggerezza fino a Tórshavn. 

5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Sørvágur

A un certo punto l'elicottero scende, sembra siamo arrivati ma siamo nel nulla. Davvero davvero nel nulla. Penso, ok, qui tutto sembra nel nulla, magari 200 metri più in là c'è una strada principale, e mentre faccio tutti questi ragionamenti e l'elicottero ormai è atterrato, mi sgancio la cintura convinta di dovermi lanciare in una nuova avventura ma non appena salgono altre persone mi accorgo che è una sorta di fermata intermedia. Sorrido imbarazzata e rimetto la cintura.

5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn

Non è molto diverso atterrare a Tórshavn, non sembra per nulla una piattaforma in centro città ma suvvia, Google maps in aiuto, gambe in spalla e procedo.

5 Settembre 2021: Tórshavn

Dopo aver fotografato il porto, il faro, essere andata all'ormai mio amico Burger King a mangiare e a ricaricare il telefono, essere andata a fare la spesa (per lo più acqua, biscotti, succo di frutta e noodles precotti), aver trovato un ATM per prelevare le corone faroesi (finalmente) e aver fotografato la parte vecchia della città mi rendo conto che è tutto chiuso. Il centro del turismo per chiedere info sul biglietto del bus cumulativo, ma anche gli sportelli alla stazione dei bus. Del resto è domenica ed è sì la capitale delle isole, ma stiamo parlando comunque di 21 mila anime. Mi riposo un po' al molo, vicino alla fermata dei bus, e mi rilasso. Ho il bus alle 17.30 e mi ci vuole circa un'oretta per tornare.

5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Tórshavn


5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Tórshavn


5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Tórshavn

L'autista è così gentile da lasciarmi dove voglio, propendo per l'incrocio più vicino all'appartamento. Dal piano di sopra, una delle inquiline, la ragazza che non aveva ricevuto indicazioni della stanza, mi saluta. 

5 Settembre 2021: Sørvágur - Tórshavn


5 Settembre 2021: Tórshavn

Appena entrata chiedo al proprietario se ha un phon e mi dice che c'è ma nel bagno del piano di sopra, così salgo e ne approfitto per parlare con la ragazza che scopro essere bielorussa ma da 10 anni sta a Perugia per cui parla perfettamente italiano. Mentre salutiamo una ragazza, delle cui vicissitudini mi parlerà un sacco (aveva preso la bici perché voleva fare tutto in bici ma poi si è resa conto essere impossibile così ha noleggiato una macchina spendendo tantissimo e proprio oggi sono andate in giro insieme guardando la qualunque) chiacchieriamo del più e del meno e presto si unisce anche il proprietario, un ragazzo di 32 anni, che ci offre un paio di birre prese dal suo frigo e cerca di sistemare un problema al WiFi del mio telefono. Gli raccontiamo del lockdown passato in Italia e non riesce a concepirlo, inoltre dichiara di non essere vaccinato (ma come? Sta a contatto con un sacco di gente). In effetti qui, come a Copenaghen, sono l'unica con la mascherina nei luoghi chiusi tanto che al Burger King sicuramente una bambina ha chiesto alla mamma perché tenessi la mascherina (ho capito solo mask, che è universale), e chissà che si sono detti in questa lingua tanto bella quanto incomprensibile. Dopo innumerevoli chiacchiere la ragazza, Milla, mi dice che ha in programma una gita in barca il mattino seguente ma ci stava ancora pensando perché costa molto, più di 30 euro, per cui ancora non sapeva, ma se volevo potevo unirmi, avremmo solo dovuto prendere il bus alle 7.50 (il proprietario ci indica la fermata del bus 300 dalla finestra). Le dico che ci penso, tanto sarei passata a salutarla al mattino perché sarebbe stata l'ultima notte, questa, poi si sarebbe spostata a Tórshavn. Mi doccio, mi asciugo i capelli, le riporto il phon e muoio letteralmente a letto.


Al piano di sotto la stanza accanto all'ingresso viene occupata dalla coppia padre/figlia che era con me sull'elicottero. Decisamente una bizzarra coincidenza ma forse non troppo. Scopro che questa casa è usata come ultima e/o prima fermata, data la vicinanza all'aeroporto.

5 Settembre 2021: Sørvágur



Qui le altre foto.

P.S. Personalmente non capisco i popoli nordici, il proprietario sembra prendersi confidenza. Nell'indicarmi la fermata del bus quasi mi abbraccia (ok mi appoggia solo la mano sulla schiena), in capo a un paio di giorni mi dice che mi avrebbe accompagnata all'unico ristorante in zona e solo lì capisco che mi ci accompagna letteralmente e poi non resta, ecco - insomma, non sono proprio in grado di capire i segnali, ma questa è un'altra storia.